¡oh dichosa ventura!

 

In Irak uno dei miei amici fu colpito da un’autobomba. Ho dato la caccia al responsabile con la mia brigata, con uno della mia squadra. Volevamo uccidere quel tipo. Sentivo il mio amico gridare, era ferito. Abbiamo corso senza risparmiare energie. Sentivamo odio e rabbia. Volevamo farlo fuori ad ogni costo. Abbiamo corso come pazzi con questo peso, bagnati di sudore. Attraversammo campi di aranci e giungemmo a un luogo aperto. Rimasi schioccato, il cielo era azzurro. C’era un uomo adulto vestito di bianco e un bambino. Stavano arando il campo e ciò mi riportò alla realtà. Cosa sto facendo? Sono un essere umano non uno strumento di vendetta. Non so, all’improvviso ti fermi e… Quella gente stava continuando a fare quel che aveva sempre fatto in mezzo a tutta quella violenza. Mi fermai e mi misi a riflettere. Tornai ad essere umano. La natura è così bella che può trarti fuori dal tuo immaginario.

 

 

En una noche oscura,
con ansias, en amores inflamada
¡oh dichosa ventura!,
salí sin ser notada
estando ya mi casa sosegada.

È «uscita di notte, mentre Dio la privava di tutti gli appetiti, il che per essa equivale alla notte. […] Per notte intendo qui quello stato nel quale gli appetiti vengono privati del gusto in tutte le cose … L’anima rimane vuota e al buio se disprezza e rinuncia a ciò che può percepire tramite i sensi … A ciò allude Davide quando dice: Sono povero e vicino alla morte sin dall’infanzia (Sal 87[88],16). Dice di essere povero, mentre di fatto era ricco, perché non era affatto attaccato alle ricchezze; quindi era come se fosse stato realmente povero. Se, invece, fosse stato povero di fatto, senza esserlo con la volontà, non lo sarebbe stato per davvero, perché la sua anima sarebbe stata ricca e piena di desideri. Per questo motivo chiamo tale povertà interiore notte per l’anima, perché qui non parlo della semplice privazione dei beni temporali, che di per sé non spoglia l’anima se questa continua a desiderarli; ma parlo della rinuncia al piacere e al desiderio di essi, che sola ne rende l’anima libera e vuota, anche quando li possedesse realmente. Non i beni di questo mondo occupano e danneggiano l’anima - infatti non vi penetrano dentro - ma solo l’attaccamento a tali beni e il desiderio che essa ha nei loro confronti» (1S 3, 1.4-5).

 

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