Come funziona il danaro nelle banche commerciali

Toglietevi dalla testa che le banche commerciali siano ricche. Non è vero. Come già accennato in precedenza, se essere banche che prestano, erogano mutui, gestiscono prodotti finanziari di risparmio e tengono c/c fosse così remunerativo, non avremmo avuto la corsa folle di tutte le grandi banche a scommettere con la finanza speculativa internazionale (da cui la crisi attuale). Il motivo per cui lo hanno fatto era proprio che nel business locale non c’erano profitti miliardari, anzi. E poi, come si è visto, quelli che alcuni chiamano “i grassi banchieri padroni del mondo” sono oggi fra gli imprenditori più fallimentari del mondo, e sopravvivono solo grazie ai salvataggi dei governi. I dati non mentono: in Italia i debiti delle banche hanno raggiunto nel 2009 i 718 miliardi di euro, contro i 277 miliardi che è il loro valore complessivo, e si consideri che il nostro sistema bancario è fra i meno indebitati del mondo. L’economista americano Nouriel Roubini ha dichiarato l’anno scorso che “praticamente tutto il sistema bancario USA è già fallito”. Nella lista degli uomini più ricchi d’America stilata da Forbes, non compaiono banchieri nelle posizioni top, e il sempre menzionato David Rockefeller Sr. si trova laggiù al 147esimo posto e solo grazie all’attività petrolifera, non certo quella bancaria. Coloro che si sono arricchiti oltre ogni limite non sono i banchieri,

sono i loro managers, ma spesso i due gruppi vengono confusi.

Insomma, le banche commerciali manovrano denaro senza navigare nell’oro di altri settori (petrolio o finanza speculativa o IT), ed è bene capire meglio come gestiscono il denaro. Per comprenderlo bisogna ritornare con la mente a quel concetto quasi impossibile per noi da recepire, e che ci dice che il denaro commerciale è solo un codice, non un valore in sé. Come tale, esso viene inventato dal nulla per permettere all’economia di funzionare. Il lavoro di una banca è in essenza questo: crea degli attivi sempre bilanciati da passivi - il denaro che la banca presta è l’attivo della banca ma è il passivo del cliente, e i c/c dei clienti sono l’attivo di questi ultimi ma sono i passivi della banca che glieli deve. Si pareggiano sempre e infatti gli unici profitti per la banca sono le differenze nei tassi d’interesse che vengono applicati: cioè, i tassi che la banca offre al tuo c/c saranno sempre inferiori ai tassi che la banca richiede sul denaro che ti presta. Ma il denaro che la banca maneggia sono solo impulsi elettronici senza valore che come detto sempre si pareggiano.

 

Vediamo come funziona in pratica, e replico qui i due esempi citati

 

Voi andate in banca, e chiedete un prestito di 10.000 euro. La banca vi dice ok, e vi apre un c/c con 10.000 euro. Cosa ha fatto la banca? Ha premuto un tasto e ha creato un numero elettronico, 10.000, cioè nulla di valore, solo un numero – la banca si inventa letteralmente quel prestito. Voi a quel punto decidete di prendere quei 10.000 euro e di restituirli il giorno stesso alla banca. La banca cancellerà con un altro tasto il vostro debito. Nulla ha guadagnato, nulla avete perso, nulla è mai esistito, anche se c’erano ben 10.000 euro in un c/c a un certo punto, che a chiunque sembrano una notevole ricchezza. Era aria fritta, in sé, nulla di materiale e nulla di proprietà della banca, né del cittadino, come invece potrebbe essere una casa o un gioiello che non si annullano scambiandoseli.

Secondo esempio: immaginate le banche come un sistema unico, che in effetti è ciò che le banche sono. Il Sig. A va in banca e ottiene un prestito di 10.000 euro. La banca si inventa dal nulla quella cifra, e apre un c/c per il Sig. A. Il c/c rappresenta il passivo della banca verso A (gli dovrà mettere a disposizione quei soldi). La banca riceve da A una carta con su scritto “devo restituirvi questi soldi”, che rappresenta l’attivo che la banca ha in mano in cambio del c/c di A. Situazione: la banca ha dato al Sig. A dei numeri elettronici creati dal nulla = zero valore, e lui le ha dato un pezzo di carta = zero valore. Poi A spende quel denaro per comprare un’auto, che invece è un valore concreto, che lui possiede non la banca. Il concessionario verserà i 10.000 euro del Sig. A creati dal nulla, cioè aria fritta, nella sua banca, ed essa è costretta ad accettare come validi quei soldi aria fritta inventati da un’altra banca. Situazione a livello di banche come sistema unico: c’è una banca, quella del Sig. A che è a credito di 10.000 euro (A glieli deve ridare), e ce n’è un’altra che è debito di 10.000 euro (li deve al concessionario che li ha versati). Esiste quindi a livello di sistema bancario un credito che è annullato da un debito. Pari, nessun profitto per le banche finora, infatti quei 10.000 euro per le banche non sono nulla, solo impulsi elettronici inventati da una banca e accettati come buoni da un’altra banca. A dovrà lavorare per restituire quei soldi, ma non lavorerà per pagare la banca, bensì per pagare la sua auto. Alla banca, attraverso le rate pagate da A, ritorneranno indietro gli impulsi elettronici aria fritta che si è inventata. Ovviamente, col meccanismo degli interessi si generano altri codici sia per la banca che per i c/c di A e del concessionario, ma questo di nuovo non è sempre una ricchezza reale, sono solo codici astratti che possono o non possono essere un bene al netto (se la banca è in passivo anche gli interessi scompaiono).

Possiamo di certo aprire un dibattito sugli interessi richiesti dalle banche, di certo in talune istanze essi sono scandalosi, e nulla ci impedisce di auspicare legislazioni che ne riducano gli eccessi. Ma da qui a immaginare un mondo retto da grassi emuli di Goldfinger che posseggono la Terra ce ne passa. Nel meccanismo sopra descritto vi è un ulteriore passaggio che ostacola l’arricchimento delle banche che s’inventano denaro dal nulla, ed è il pareggiamento/clearing. Spiego: si era visto che la banca del Sig. A gli aveva dato 10.000 euro di denaro aria fritta, che però A spese dandolo a un concessionario, e questi l’aveva versato nella sua banca. Ora, le banche sono tutte collegate e lavorano come sistema unico, sono cioè come banchetti di un mercato circolare tutti collegati gli uni agli altri. Cosa era accaduto? Un assegno della banca del Sig. A, o un suo bonifico, erano finiti nella banca del concessionario. Quest’ultima allora essa busserà alle porte della banca del Sig. A e dirà: dammi il denaro, pareggiamo. La banca di A dovrà quindi attingere dalle sue riserve presso la BC e dare moneta di Stato alla collega, poiché le riserve sono sempre obbligatoriamente moneta di Stato e il pareggiamento/clearing fra banche deve sempre avvenire tramite essa. Ma per una banca questo attingere alle sue riserve è un passivo. Per cui alla fine le banche devono realmente onorare il denaro aria fritta che s’inventano, sia riconoscendolo come buono quando lo ricevono da una consorella, sia facendo poi il clearing quando necessario.

Un altro mito assai comune riguardo al funzionamento delle banche è che esse usino il denaro dei cittadini per lucrare con altri cittadini, quelli che vanno a prestito o che chiedono mutui. Non accade, non può accadere. Va compreso che la maggioranza dei depositi bancari da parte dei cittadini comportano spostamenti di quote delle riserve delle banche da una banca all’altra, come appena spiegato sopra; ma le riserve delle banche, detenute presso le BC, non possono mai essere usate come prestiti a ordinari cittadini, e possono solo essere prestate ad altre banche. Quindi non è col denaro depositato da noi che le banche ‘lucrano’, ma come già detto con denaro inventato dal nulla su richiesta dei clienti. Infine, togliamoci dalla testa che noi cittadini portiamo in banca il nostro denaro, come fosse qualcosa di nuovo che ci è cresciuto nell’orto e che noi depositiamo nelle banche. In realtà quasi tutto il denaro che normalmente movimentiamo (stipendi, rendite, vendite…) non è altro che denaro già esistente all’interno del sistema bancario e che semplicemente si sposta da un conto all’altro; quindi a livello bancario aggregato le banche non ricevono nulla di nuovo, non si arricchiscono con i nostri depositi; e poi quel denaro non è ‘nostro’, sono codici creati dalle banche che ci passano per le mani e che ci servono a svolgere le funzioni economiche ordinarie.

Sempre nella mitologia del lucro bancario, vi è la convinzione che le banche prima ci strangolino coi mutui, e poi se questi non vengono onorati arrivino ad impossessarsi di beni immobili a costi bassissimi. Cioè, vien detto, le banche da una parte lucrano sugli interessi del mutuo, e nel caso in cui il poveretto non ce la faccia più a ripagarlo, si impossessano della casa a fronte di denaro prestato che si inventarono dal nulla. I complottisti sostengono che in questo modo le banche stanno acquisendo beni immobili a man bassa. Non è così, anzi. Prima di tutto abbiamo visto che il denaro inventato dalle banche finisce poi per essere una reale passività per esse, inoltre possiamo discutere del regime dei tassi d’interesse, forse sono troppo alti, non sempre (come nel periodo attuale), ma che vi sia un ulteriore lucro delle banche nel caso in cui si impossessino delle nostre case è del tutto falso. Prima di tutto esse per riscattare una casa di un proprietario moroso dovranno sostenere spese legali notevoli, poi spese amministrative, poi pagare le tasse, poi pagare la manutenzione o la ristrutturazione se è stata danneggiata, poi perder tempo e denaro a gestire il condominio, poi sostenere i costi per rivenderla… infine il valore ne soffre molto; insomma, per le banche avere a mano immobili così ottenuti sono solo spese e rogne. Dovete comprendere che le banche fanno denaro, se lo fanno, con la finanza speculativa, non gestendo mattoni e condomini, non gli interessa. Fra l’altro ogni cifra in perdita che una banca deve soffrire nell’impossessarsi di un immobile moroso, va a incidere sul valore al netto di quella banca, col rischio di grossi guai. Non per nulla, pensateci, le banche prima di dare mutui ci passano alla graticola per essere certe che potremo ripagarli. Se ci fosse questo facile lucro a impossessarsi degli immobili morosi, le banche darebbero mutui a cani e gatti tutto il giorno. *

* Questo è accaduto negli USA con la storia dei mutui sub-prime, ma in quel caso il piano delle banche non era di ingozzarsi di case, ma di speculare sulla bolla immobiliare e sul re-impacchettamento di quei mutui da vendere come prodotti finanziari a milioni di gonzi in tutto il mondo.

Ultimo appunto per chiarezza, cui ho già  accennato in precedenza. Le banche commerciali acquistano titoli di Stato solo se devono investire le loro riserve in qualcosa che gli renda un interesse discreto, altrimenti le riserve se ne starebbero lì a render nulla. Ma in tempi recenti ne hanno acquistati veramente pochi, poiché preferivano investire in quei famigerati prodotti finanziari fantasiosi che hanno poi causato la crisi 2008-2010.

Ovviamente questi chiarimenti su come funziona il denaro nelle banche commerciali non le assolve da critiche sui loro mille comportamenti truffaldini. Ci serve solo a capire che cosa sia il denaro veramente e come viene usato, senza fantasticare di mondi inesistenti.

 

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