Dio è buono con tutti (Mt 20,145)

«Il regno dei cieli simile a un padrone di casa che usci all’alba per prendere a giornata lavoratori per la suo vigna. Si accordò con loro per un denaro al giorno e li mandò nella sua vigna. Uscito poi verso le nove del mattino, ne vide altri che stavano in piazza, disoccupati, e disse loro: “Andate anche voi nella vigna; quello che è giusto ve lo darò”. Ed essi andarono. Usci di nuovo verso mezzogiorno, e verso le tre, e fece altrettanto. Uscito ancora verso le cinque, ne vide altri che se ne stavano lì e disse loro: “Perché ve ne state qui tutto il giorno senza far niente?”. Gli risposero: “Perché nessuno ci ha presi a giornata”. Ed egli disse loro: “Andate anche voi nella vigna”. Quando fu sera, il padrone della vigna disse al suo fattore: “Chiama i lavoratori e dà loro la paga, incominciando dagli ultimi fino ai primi”. Venuti quelli delle cinque del pomeriggio, ricevettero ciascuno un denaro. Quando arrivarono i primi, pensarono che avrebbero ricevuto di più. Ma anch’essi ricevettero ciascuno un denaro. Nel ritirarlo, però, mormoravano contro il padrone dicendo: “Questi ultimi hanno lavorato un’ora soltanto e li hai trattati come noi, che abbiamo sopportato il peso della giornata e il caldo”. Ma il padrone, rispondendo a uno di loro, disse: “Amico, io non ti faccio torto. Non hai forse concordato con me per un denaro? Prendi il tuo e vattene. Ma io voglio dare anche a quest’ultimo quanto a te: non posso fare delle mie cose quello che voglio? Oppure tu sei invidioso perché io sono buono?».

 

Guida di lettura

Dio è buono con noi. Noi discepoli di Gesù non lo mettiamo in dubbio, però a volte immaginiamo questa bontà a nostra misura. Gesù volle chiarire che la bontà di Dio è oltre. Dio non è come noi. Ascoltiamo il suo invito a non sminuire mai la bontà misteriosa di Dio.

 

Accostamento al testo evangelico

Introduzione. Chi è il vero protagonista della parabola? Perché? Sapremmo dare un titolo al racconto? Qual è l'aspetto che meglio definisce il padrone della vigna?

Il contratto. Ti pare normale che il padrone esca cinque volte per prendere a giornata operai? Che cos'è che lo preoccupa? Che vada a male l’uva? Cosa ne pensi della situazione di quegli operai a giornata senza lavoro? Che cosa suggerisce il racconto?

La paga promessa. Quanto promette di pagare al primo gruppo? Quanto promette al secondo? Quanto agli ultimi?

La retribuzione. Ci pare giusto il modo di comportarsi del padrone che dà a tutti una quantità, uguale (un denaro) per un lavoro così disuguale? Perché si comporta così?

La protesta. Comprendiamo la rabbia e la protesta di coloro che hanno lavorato tutto il giorno? Perché protestano, se hanno ricevuto il denaro pattuito? Come avremmo reagito noi?

Risposta del padrone. Tratta ingiustamente qualcuno? Perché regala ad alcuni quello che non si sono meritati? Credi che questo uomo sia buono? In che cosa consiste la sua bontà? Dio sarà come lo suggerisce Gesù?

 

Commento

L'amore di Dio rompe i nostri schemi

 

Tradizionalmente questo racconto si chiama «parabola dei lavoratori della vigna», però il vero protagonista è il padrone. Per questo alcuni la chiamano oggi la parabola del «contrattatore buono» o del «padrone che voleva lavoro per tutti». Senza dubbio è uno dei racconti più sorprendenti e provocatori di Gesù.

I grandi proprietari, come questo «padrone» della vigna, appartenevano alle classi ricche e abbienti. Di solito non vivevano nei villaggi poveri della Galilea, ma a Séforis, a Tiberiade o in qualche altra città importante. Si recavano nelle loro proprietà soltanto durante il raccolto o per la vendemmia, per seguire da vicino i lavori. I «lavoratori a giornata», da parte loro, appartenevano agli strati bassi della società. Molti erano contadini spogliati delle loro terre, che vivevano alla giornata e senza alcuna sicurezza. Gesù e i suoi discepoli potevano vederli seduti nelle piazze dei villaggi, ad aspettare che qualcuno li prendesse.

La giornata incominciava al mattino (verso le sei) e terminava al tramonto del sole (verso le sei della sera). Gesù paragona il regno di Dio a quello che succede in una giornata di vendemmia con il proprietario della vigna e i suoi lavoratori a giornata.

«Un proprietario uscì all’alba per prendere a giornata lavoratori per la sua vigna». Così Gesù incomincia il suo racconto. Il ricco proprietario va lui stesso nella piazza del villaggio nella prima ora della giornata. Si avvicina a un gruppo di lavoratori a giornata, concorda con loro la paga di un denaro e li manda a lavorare nella sua vigna. Non è una gran cosa, però è sufficiente per rispondere, almeno per un giorno, ai bisogni fondamentali di una famiglia contadina. Probabilmente coloro che ascoltavano la parabola si saranno sorpresi. Non era normale vedere il padrone di una vigna nella piazza del paese che contratta con i lavoratori a giornata. Quello era affare dei suoi fattori o amministratori. Chi era questo proprietario? Perché si comportava così?

Il padrone torna in piazza alle nove del mattino, alle dodici e alle tre dei pomeriggio. Si accorda con coloro che sono «senza lavoro». A costoro non parla di un denaro; promette «ciò che è giusto». Non resta che starsene zitti. Vanno a lavorare confidando in quello che il signore darà come paga: probabilmente una frazione di denaro. Così pensavano anche coloro che ascoltavano la parabola.

Il   proprietario torna ancora alle cinque della sera. Manca soltanto un’ora al termine della giornata. Trova un gruppo che sta nella piazza «senza lavoro». Nessuno li ha presi a giornata. Sebbene non sia molto il tempo che possono lavorare, dice loro: «Andate anche voi nella mia vigna». Neppure a costoro parla della paga. Che cosa può dare loro come compenso?

Coloro che ascoltano non possono capire questo andare e venire del signore per chiamare a giornata i lavoratori. Non è normale andare tante volte nella piazza. Il contratto si fa alla prima ora del mattino, dopo aver calcolato bene il numero dei lavoratori che sono necessari. Che tipo di padrone è questo? Perché si comporta così? Nessuno esce a prendere a giornata lavoratori all’ultima ora. C’è così tanta fretta per la vendemmia? Il racconto non dice nulla riguardo al raccolto. Suggerisce piuttosto che il padrone non vuole vedere nessuno senza lavoro. Così dice a quelli dell’ultimo gruppo: «Perché ve ne state qui tutto il giorno senza far niente?».

Arriva il momento di dare la paga ai lavoratori. Doveva farlo nello stesso giorno, perché al contrario non avrebbero avuto niente da mangiare. Così comandava la legge di Dio: «Gli darai il suo salario il giorno stesso, prima che tramonti il sole, perché egli è povero e a quello aspira» (Dt 24,15). Il padrone ordina che la paga si faccia incominciando da coloro che erano arrivati ultimi. Tra i lavoratori si risveglia una grande aspettativa perché, anche se hanno lavorato appena un’ora, percepiscono un denaro ciascuno. Quanto si darà agli altri?

La delusione è enorme al vedere che tutti ricevono un denaro, anche quelli che avevano lavorato tutto il giorno. Non è ingiusto? Perché a tutti un denaro se il lavoro è stato così diseguale? È ciò che dicono protestando: «Questi ultimi hanno lavorato un’ora soltanto e li hai trattati come noi, che abbiamo sopportato il peso della giornata e il caldo». Senza dubbio, coloro che ascoltano Gesù sono d’accordo con la protesta... Questi lavoratori non si oppongono al fatto che gli ultimi ricevano un denaro, però non hanno diritto che il signore sia generoso anche con loro? Sta bene la generosità con coloro che hanno lavorato un breve lasso di tempo, però non esige la giustizia questa stessa generosità nei confronti di coloro che hanno lavorato tutto il giorno?

La risposta del signore a chi fa da portavoce è ferma: «Amico, io non ti faccio torto. Non hai forse concordato con me per un denaro? Prendi il tuo e vattene. Ma io voglio dare anche a quest’ultimo quanto a te: non posso fare delle mie cose quello che voglio? Oppure tu sei invidioso perché io sono buono?». Quelli che protestano chiedono al padrone della vigna che tratti tutti secondo un criterio di stretta giustizia, però egli si muove in un’altra sfera. Vuole essere buono, ed è precisamente la sua bontà quella che rompe tutti gli scherni. Non è ingiusto con nessuno. A tutti dà ciò di cui hanno bisogno per vivere: lavoro e pane. Non si preoccupa dì misurare i meriti degli uni e degli altri, ma che tutti possano cenare la sera con le proprie famiglie.

La meraviglia di coloro che ascoltavano dovette essere grande. Che cosa sta suggerendo Gesù? Dio non si comporta con i criteri che noi adoperiamo per imporre giustizia e uguaglianza? Questa maniera di parlare di Dio non rompe tutti i nostri schemi religiosi? Che cosa possono dire ora i maestri della Legge? Che cosa possono dire i moralisti di tutti i tempi? Dio non tratta i suoi figli e le sue figlie attenendosi scrupolosamente a quello che hanno meritato?

Non è facile credere a questa bontà insondabile di Dio che supera tutti i nostri schemi. Può scandalizzare più di uno. Sarà vero che Dio non è così dipendente dai nostri meriti come a volte pensiamo, ma che sta attento piuttosto a rispondere alle nostre necessità? Che fortuna se Dio è come suggerisce Gesù! Tutti possiamo confidare in questo Dio, anche se i nostri meriti sono piccoli e poveri.  Però, non è pericoloso aprirsi a questo mondo insondabile e infinito della misericordia di Dio, che sfugge a ogni calcolo umano? Non è più sicuro e tranquillizzante, soprattutto per coloro che si sentono fedeli esecutori della Legge, non uscire da uno schema religioso dove i doveri, i meriti e i peccati sono chiaramente definiti?

Il messaggio di Gesù ci chiede di permettere a Dio di essere Dio. Non dobbiamo rimpicciolire il Suo amore infinito con i nostri calcoli e i nostri schemi né snaturare la Sua bontà mescolando i tratti autentici che provengono da Gesù con aspetti di un Dio giustiziere, presi dall’Antico Testamento, o con deformazioni che nascono dalle nostre paure e dai nostri egoismi, immagini di idoli “fatti da mani d’uomo”.

Dio è buono con tutti. Ci guarda con amore, che lo meritiamo o no. La sua bontà misteriosa è più in là della fede di coloro che credono e dell’ateismo degli increduli. Davanti a questo Dio, l’unica cosa che conta è la gioia riconoscente e la fiducia totale.

 

ORAZIONE

 

Preghiera conclusiva

«Signore, come sono dolci le vostre vie!

Ma chi vi camminerà senza timore?

Temo di non sapervi servire.

Quando mi metto a servirvi,

non trovo nulla che mi soddisfi

per pagarvi almeno in qualche cosa

il molto che vi devo.

Mi sembra che vorrei consacrarmi

tutta al vostro servizio,

ma considerando attentamente la mia miseria,

sento di non saper far nulla di buono

se Voi non mi aiutate» (Teresa di Gesù, Esclamazioni, 1, 1).

 

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