«Noi amiamo perché Egli ci ha amati per primo» (1Gv 4, 19)

«Quasi cent’anni fa, Pio XI prevedeva l’affermarsi di una dittatura economica globale che chiamò «imperialismo internazionale del denaro» (Lett. enc. Quadragesimo anno, 15 maggio 1931, 109). Sto parlando dell’anno 1931! … fu Paolo VI che denunciò quasi cinquant’anni fa, la «nuova forma abusiva di dominio economico sul piano sociale, culturale e anche politico» (Lett. ap. Octogesima adveniens, 14 maggio 1971, 44). Anno 1971. Sono parole dure ma giuste dei miei predecessori che scrutarono il futuro» (Francesco, Discorsi, 5 novembre 2016).

È esigenza dello Spirito di Gesù che «se vi sarà in mezzo a te qualche tuo fratello che sia bisognoso in una delle tue città nella terra che il Signore, tuo Dio, ti dà, non indurirai il tuo cuore e non chiuderai la mano davanti al tuo fratello bisognoso» (Dt 15, 7). Sappiamo che quando l’evangelizzazione era agli inizi ad Antiochia, dove «per la prima volta … furono chiamati cristiani» (At 11:26), i discepoli «si accordarono, ciascuno secondo quello che possedeva, di mandare un soccorso ai fratelli abitanti in Giudea» (At 11,29). Sapevano infatti che Dio chiama ciascuno a dare «secondo quanto ha deciso nel suo cuore, non con tristezza né per forza, perché Dio ama chi dona con gioia» (2Cor 9, 7).

Dio sostiene questo libero dare perché laddove c’è libertà c’è lo Spirito (cfr. 2 Cor 3,17) e insieme un «produrre opere su opere» (Teresa di Gesù, 5M 3, 11; cfr. 7M 4, 6). Tuttavia la presenza dello Spirito non basta se l’uomo non dispone se stesso a riceverLo ogni volta di nuovo. È la dimensione apostolica della preghiera: nell’Orazione «necessaria … in ragione di colui stesso che prega per mezzo di essa» l’uomo «si rende capace di ricevere» (Tommaso d’Aquino, Compendium Theologiae II 2) «l’amore che dobbiamo portarci vicendevolmente … il distacco dalle creature … la vera umiltà, la quale, benché posta per ultimo, è prima ed abbraccia le altre» (C 4, 4).

L’amore sincero

«L’amore sincero che ci dobbiamo portare scambievolmente … è assai importante, perché non vi è nulla di così difficile che non si sopporti facilmente quando ci si ama […]; lo si vede chiaramente perché la volontà, nonché lasciarsi dominare dalla passione, cerca ogni mezzo per vincere ogni passione. […]

Quando Dio concede a un’anima di conoscere … per propria personale esperienza, quando quest’anima vede e tocca con mano ciò che è il Creatore e ciò che è la creatura, quello che si guadagna al servizio dell’uno e quello che si perde al servizio dell’altra … ama in un modo assai più perfetto che se non fosse giunta a questo stato». …

«Queste persone … non si curano di essere amate … Tutto considerato penso alle volte che bramare di essere amati sia una grande cecità … Infatti, quando si cerca di essere amati, è sempre per qualche interesse o per qualche soddisfazione personale. … Ma appena avuto il ricambio, vediamo da noi stessi non essere altro che paglia, aria, atomo impercettibile che il vento si porta via. … Vi sembrerà che queste anime non amino e non sappiano amare che Dio. Ma esse amano anche il prossimo, e di un amore più grande, più vero, più utile e più ardente, perché sincero. Sono più portate a dare che a ricevere, e fanno così anche con Dio. … amano ciò che vedono e si affezionano a ciò che sentono, ma non vedono se non cose stabili. Nel loro amore, invece di arrestarsi al corpo, portano gli occhi sull’anima, e cercano se vi è in essa qualche cosa degna del loro affetto. Se non ne trovano, ma vi scoprono un qualche principio di virtù o una qualche buona disposizione che permetta loro di supporre che scavando in quella miniera abbiano a scoprirvi dell’oro, non contando per nulla le pene e le difficoltà che v’incontrano, fanno del loro meglio per il bene di quell’anima, perché volendo continuare ad amarla, sanno benissimo che non lo possono fare se ella non abbia in sé beni celesti e grande amore di Dio» (C 4, 5.7; 6, 3.5-7).

Il distacco

«Parliamo ora del distacco che dobbiamo avere … aderendo soltanto al Creatore … Egli è la fonte di ogni bene, e noi dobbiamo ringraziarlo senza fine […] più che con l'allontanamento corporale, il distacco si ottiene unendosi generosamente a Gesù, nostro Bene e Signore: l'anima, trovando in Lui ogni cosa, dimentica tutto il resto. … Ma … non abbandonatevi al sonno! Sareste come colui che si corica tranquillamente perché, avendo paura dei ladri, ha sbarrato le porte di casa, senza pensare che i ladri sono chiusi dentro. Ora, come sapete, finché siamo dentro noi, non vi è ladro peggiore. Se non ci sorvegliamo accuratamente, se ognuna di noi non considera la propria abnegazione come l'affare più importante, una moltitudine di ostacoli ci impedirà quella libertà di spirito che sola ci permette di volare al Creatore, non più carichi di terra e di piombo. Rimedio a tanto male è aver sempre innanzi che tutto è vanità e che presto tutto ha da finire. Con ciò le nostre affezioni, togliendosi a queste cose così fragili, si porteranno alle eterne. Benché questo mezzo non sembri molto efficace, tuttavia è per l'anima di grandissimo vantaggio, purché si badi attentamente di non attaccarsi ad alcuna cosa per piccola che sia: appena ci si accorge di un attacco, allontanarne subito il pensiero per elevarlo a Dio, ed Egli ci aiuterà» (C 8, 1; 9, 5; 10, 1-2).

L’umiltà

«Mi chiedevo una volta perché Dio ami tanto l’umiltà, e mi venne in mente, d’improvviso, senza alcuna mia riflessione che ciò dev’essere perché Egli è somma Verità, e che l’umiltà è verità. È verità indiscutibile che da parte nostra non abbiamo nulla di buono, ma solo miseria e niente. Chi più lo intende, più si fa accetto alla suprema Verità, perché in essa cammina» (6M 10, 8).

«Non abbandonatevi al sonno! Sareste come colui che si corica tranquillamente perché, avendo paura dei ladri, ha sbarrato le porte di casa, senza pensare che i ladri sono chiusi dentro. Ora, come sapete, finché siamo dentro noi, non vi è ladro peggiore. Se non ci sorvegliamo accuratamente, se ognuno di noi non considera la propria abnegazione come l’affare più importante, una moltitudine di ostacoli ci impedirà quella libertà di spirito che sola ci permette di volare al Creatore, non più carichi di terra e di piombo. […] L’umile … considera i prodigiosi abbassamenti di un Dio per darci esempio di umiltà» (V 10, 1; 12, 6).

«Sua Maestà vuole ed ama le anime coraggiose, umili e diffidenti di sé. Nessuna di queste io ho visto rimanere indietro nel cammino della perfezione, come nessuna ho visto delle pusillanimi che si nascondono sotto il velo dell’umiltà, fare in molti anni il profitto che si ottiene in pochissimi su questa via con animarsi a cose grandi» (V 13, 2).

«Fissate i vostri sguardi sul crocifisso, e vi diverrà facile ogni cosa. Se il Signore ci ha dimostrato il suo amore con opere così grandi e con così orribili tormenti, perché volerlo contentare soltanto di parole? Sapete voi che cosa vuol dire esser veramente spirituali? Vuol dire essere gli schiavi di Dio, tali che, segnati con il suo ferro, quello della croce, Egli li possa vendere come schiavi di tutto il mondo, com’è stato per Lui. E non ci farebbe alcun aggravio, bensì una grazia non piccola, avendogli noi sacrificato la nostra libertà. Chi non prende questa determinazione non farà mai gran profitto, ne stia sicuro, perché, come ho detto, l’umiltà è il fondamento dell’edificio, e non mai il Signore lo eleverà di molto, se detta virtù non sarà veramente ben salda. E ciò nel vostro stesso interesse, per evitare che tutto cada per terra» (7M 4, 8).

Orazione

Confronto

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