3_«Venite a me, voi tutti che siete stanchi e oppressi» (Mt 11,25-30)

In quel tempo Gesù disse: «Ti rendo lode, Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai nascosto queste cose ai sapienti e ai dotti e le hai rivelate ai piccoli. Si, o Padre, perché cosi hai deciso nella tua benevolenza. Tutto è stato dato a me dal Padre mio; nessuno conosce il Figlio se non il Padre, e nessuno conosce il Padre se non il Figlio e colui al quale il Figlio vorrà rivelarlo. Venite a me, voi tutti che siete stanchi e oppressi, e io vi durò ristoro. Prendete il mio giogo sopra di voi e imparate da me, che sono mite e umile di cuore, e troverete ristoro per la vostra vita. Il mio giogo infatti è dolce e il mio peso leggero».

 

Guida di lettura

Forse incominciamo a intuire che il percorso iniziato ci chiede molto sforzo. E, per la verità, ci sentiamo alquanto stanchi, e persino oppressi. Non siamo per i grandi cambiamenti. Tutto questo non è troppo ambizioso? Non finiremo ancora una volta schiacciati dalla nostra debolezza e incostanza? Di certo abbiamo bisogno di ascoltare Gesù: «Venite a me, voi tutti che siete stanchi e oppressi, e io vi darò ristoro».

 

Accostamento al testo evangelico

L’azione di grazia di Gesù. Gesù aveva l'abitudine di pregare da solo, raccolto in qualche luogo appartato: perché questa volta prega davanti agli altri? Perché ringrazia il Padre? Ti sorprende il motivo? È abituale tra noi ringraziare Dio per queste cose?

I «sapienti» e i «semplici». E vero quello che dice Gesù? Di solito avviene cosi? Perché? Perché questo può sembrare al Padre la cosa migliore?

Il Padre e il suo Figlio Gesù. Che cosa il Padre ha consegnato a Gesù? La sua vita, il suo potere, il suo amore, la sua passione per i suoi figli e figlie? Hai mai pensato che in Gesù puoi trovare tutto ciò che hai bisogno di sapere su Dio? Sei convinto che Gesù vuole rivelarti ciò che riceve dal Padre? E tu, lo vorresti rivelare agli, altri?

«Venite a me voi tutti, stanchi e oppressi». Che cosa provi ascoltando questa chiamata? Ci pare necessario ascoltarla nei nostri tempi? Può Gesù essere un sollievo? Quando?

«Prendete il mio giogo». Ti immagini Gesù che carica un giogo sulle spalle delle persone? Perché? Che cosa è più esigente: seguire Gesù o vivere da schiavi di altri signori? Possiamo intuire che Gesù può richiedere di più e, allo stesso tempo, rendere la vita più leggera? Perché?

«Imparate da me, che sono mite e umile di cuore». Che cos'è un uomo semplice e umile di cuore? Lo percepisci così quando interagisci con Gesù? Che cosa s'impara da un maestro semplice e umile dì cuore?

 

Commento

Trovare riposo in Gesù

 

Gesù non ebbe problemi con la gente semplice del popolo. Sentiva che lo capivano. Ciò che gli dava preoccupazione era se un giorno fossero arrivati ad ascoltare il suo messaggio i leader religiosi, i dottori della Legge, i grandi maestri d’Israele. Ogni giorno era sempre più evidente: ciò che riempiva di allegria il popolo, lasciava costoro indifferenti. Il popolo «semplice», che viveva difendendosi dalla fame e dai grandi latifondisti, lo comprendeva molto bene: Dio li voleva vedere felici, senza fame e senza preoccupazioni. I più infermi e indifesi si fidavano di lui e, animati dalla sua fede, tornavano ad avere fiducia nel Dio della vita. Le donne, che osavano uscire di casa lasciando il loro Lavoro per ascoltarlo, capivano che Dio doveva amare come diceva Gesù, con «viscere di madre». La gente semplice era in sintonia con lui. Il Dio che Gesù annunciava era quello a cui anelavano e di cui avevano bisogno. L’atteggiamento dei «sapienti» era diverso. Caifa e i sacerdoti di Gerusalemme lo vedevano come un pericolo. I maestri della Legge non capivano perché si preoccupasse tanto della sofferenza delle persone e sembrasse dimenticarsi delle esigenze della religione. Per questo, tra i seguaci più vicini a Gesù, non vi furono mai sacerdoti, scribi o maestri della Legge. Un giorno, Gesù mise a nudo il suo cuore e svelò ciò che sentiva nel suo intimo vedendo quello che stava accadendo. Pieno di gioia parlò così a Dio davanti a tutti: «Ti rendo lode, Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai nascosto queste cose ai sapienti e ai dotti e le hai rivelate ai piccoli». Gesù è contento, perché aggiunge: «Si, o Padre, perché cosi hai deciso nella tua benevolenza». Questa è forma che Dio ha scelto per rivelare le sue «cose». I «sapienti e i dotti» credono di sapere tutto, però non capiscono niente. Hanno la loro visione dotta di Dio e della religione. Non hanno bisogno d’imparare nulla di nuovo. Il loro cuore indurito impedisce loro di aprirsi con semplicità e fiducia alla rivelazione del Padre tramite il Figlio suo. Con questo atteggiamento ci sarà difficile fare un percorso di conversione. Se sappiamo già tutto, che cosa dobbiamo imparare di Gesù, del Padre e del suo progetto del regno di Dio? Il comportamento della gente semplice è differente. Non ha accesso a grandi conoscenze religiose, non va alle scuole dei grandi maestri della Legge, non conta neppure molto nella religione del tempio La maniera di capire e di vivere la vita è più semplice. Va all’essenziale. Sa che cosa vuoi dire soffrire, sentirsi male e vivere senza sicurezza. Per questo si apre con più facilità e fiducia al Dio che annuncia Gesù. È disposta a lasciarsi insegnare da lui. Il Padre sta rivelando il suo amore con le sue parole e la sua intera vita. Capisce Gesù come nessun altro. Non è questo il comportamento che dobbiamo risvegliare in noi? Senza dubbio possiamo avere fiducia in Gesù. Le sue parole danno sicurezza: «Tutto è stato dato a me dal Padre mio». Tutto quello che c’è nel Padre, tutto quello che vive e sente per noi, lo possiamo trovare in Gesù: il suo amore, la sua tenerezza, la sua umiltà, il suo affetto per tutte le creature, la sua passione per gli ultimi, la sua predilezione per i semplici. Poco alla volta lo scopriremo nel nostro percorso. Il Padre e il Figlio vivono in comunione intima, in contatto vi tale. Si conoscono reciprocamente con una conoscenza piena, ardente e totale. Nessuno capisce il Figlio come lo capisce il Padre e nessuno capisce il Padre come il Figlio e «colui al quale il Figlio vorrà rivelarlo». Siamo attratti dal Padre e cercati da Gesù. Ti Padre vuole rivelare le sue «cose» ai semplici, e il Figlio ne gioisce in sintonia totale con lui. Pure Gesù vuole rivelare ai semplici la sua esperienza di Dio, quello che contempla nel suo cuore di Padre, il progetto che lo appassiona, quello che cerca per i suoi figli e le sue figlie. Non ce lo rivelerà? Gesù ha terminato già la sua lode al Padre, però continua a pensare alla «gente semplice». Molti di loro vivono oppressi dai potenti di Seforis e Tiberiade, e non trovano sollievo nella religione del tempio. La loro vita è dura e la dottrina che offrono i «sapienti e i dotti» la rende ancora più dura. Gesù rivolge loro tre chiamate. «Venite a me, voi tutti che siete stanchi e oppressi». E la prima chiamata. È diretta a tutti coloro che vivono la religione come un peso, quelli che si sentono oppressi da dottrine complicate che impediscono di captare la gioia di un Dio amico e salvatore. Se si in-contrano vitalmente con la persona di Gesù sperimenteranno un sollievo: «Io vi darò ristoro». «Prendete il mio giogo sopra di voi... perché è dolce e il mio peso leggero». È la seconda chiamata. Non rimane che cambiare giogo. Dobbiamo abbandonare il giogo dei «sapienti e dotti», perché è opprimente e porta a una morale senza gioia, e prendere il giogo di Gesù il quale chiede che «ciascuno dia secondo quanto ha deciso nel suo cuore, non con tristezza né per forza, perché Dio ama chi dona con gioia» (2Cor 9,7). Non perché Gesù esiga meno (è infatti troppo poco la Legge), ma perché propone la Carità che libera le persone e risveglia nel cuore umano il desiderio di fare il bene e godere della gioia fraterna. «Imparate da me, che sono mite e umile di cuore». E la terza chiamata. Dobbiamo imparare a compiere la Legge e vivere la religione come faceva Gesù, con il suo stesso spirito. Gesù non «complica.» la vita, la rende più chiara, più semplice e più umile. Non angoscia nessuno. Al contrario, libera il meglio che c’è in noi e ci insegna vivere in maniera più degna e umana. Questa è la promessa di Gesù: se venite a me, se prendete su di voi il mio giogo, se imparate da me a vivere in maniera differente, «troverete ristoro per la vostra vita». Gesù libera dalle preoccupazioni, non le crea; fa crescere la libertà, non le schiavitù; attira all’amore, non alle leggi; risveglia l’allegria, mai la tristezza. Sapremo trovare in Gesù il nostro ristoro?

 

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