«Vi invio» (Gv 20,19-22)

 

La sera di quel giorno, il primo della settimana, mentre erano chiuse le porte del luogo dove si trovavano discepoli per timore dei Giudei, venne Gesù, stette in mezzo e disse loro: «Pace a voi!». Detto questo, mostrò loro le mani e il fianco. E i discepoli gioirono al vedere il Signore. Gesù disse loro di nuovo: «Pace a voi! Come il Padre ha mandato me, anch'io mando voi», Detto questo, soffiò e disse loro: «Ricevete lo Spirito Santo».

 

Guida di lettura

Il Padre ha risuscitato Gesù. Però, se non percepiamo la sua presenza viva in mezzo a noi, le nostre comunità cristiane vivranno spente e tristi. Se non ci sentiamo inviati dal Risorto, non potremo annunciare la buona novella. Se non accogliamo la forza del suo Spirito, non saremo capaci di collaborare con lui aprendo strade al regno del Padre.

 

Accostamento al testo evangelico

Situazione del gruppo di discepoli. Puoi segnalare i tratti oscuri con i quali viene descritta la situazione senza Gesù risorto? Che conseguenze ha per i discepoli stare con le porte chiuse, paralizzati dalla paura?

La presenza del Risorto. Come viene descritta la sua entrata nella comunità? Che posto occupa? La trasformazione del gruppo. Che cos’è ciò che Gesù infonde nei suoi discepoli? Cogli la trasformazione che si produce nella comunità?

L’invio. A che cosa li invia? Perché non si dice loro qualcosa di concreto? In che cosa consiste la loro missione?

Il dono dello Spirito Santo. Come intendi il gesto di Gesù? Era un gesto consueto? Conosci il senso di questo gesto secondo Gen 2,7?

 

Commento

Inviati dal Risorto

Abbattuti per la condanna a morte di Gesù, i discepoli si rifugiano in una casa conosciuta. Di nuovo sono riuniti, però Gesù non è con loro. Nel gruppo c’è un vuoto che nessuno può riempire. Manca loro Gesù.

«Si sta facendo notte», a Gerusalemme e anche nel cuore dei discepoli. Non si sono ancora dissipate le tenebre della crocifissione. È una comunità senza Orizzonte. Manca il Signore che, secondo l’evangelista Giovanni, è la luce.

Con «le porte chiuse». E una comunità senza missione, senza obiettivo, chiusa in se stessa, senza capacità di accoglienza. Nessuno pensa di uscire per le strade per annunciare il regno di Dio e affrontare la vita. Con le porte chiuse non è possibile avvicinarsi alla sofferenza delle persone né curare i feriti abbandonati per le strade.

Sono pieni di «paura a causa dei giudei», nei quali l’evangelista vede tutte le forze ostili che hanno crocifisso Gesù. È una comunità paralizzata dalla paura, sulla difensiva. Con la paura non è possibile né amare il mondo come Gesù né annunciare la buona novella.

È Gesù che prende l’iniziativa... A «porte chiuse», «entra» nella casa. Niente e nessuno può impedire al. Risorto di mettersi in contatto con i suoi per ravvivare la sua comunità. Secondo il racconto, «entra e si mette in mezzo a loro» pieno di vita. Lui che deve essere sempre al centro. Nessuno deve occupare il suo posto. Con il Risorto tatto è possibile: dissipare le tenebre, liberarci dalla paura, aprire porte e mettere in movimento l’evangelizzazione del mondo.

La prima cosa che infonde il Risorto alla sua comunità è la pace perduta a causa della loro codardia e debolezza nel momento della croce. Per due volte ripete loro: «Pace a voi!». Nessun rimprovero per averlo abbandonato, nessuna lagnanza né riprovazione. Regala loro la sua pace inconfondibile. Una pace che mai potrà dare loro il mondo.

Nello stesso tempo mostra loro «le mani e il fianco». In queste cicatrici possono scoprire che Gesù li ha amati fino all’estremo. Al vedere il Signore con le sue piaghe, i discepoli «gioirono». Una gioia che niente e nessuno potrà loro togliere. La comunità si trasforma. Erano orfani e senza maestro. Adesso hanno il Risorto in mezzo a loro. Dalla paura passano alla pace che dona loro il Signore. Dall'oscurità passano alla gioia di vederlo pieno di vita. Dalle porte chiuse passano subito a essere inviati in missione. La comunità di Gesù non può vivere chiusa in se stessa, perché è una Comunità inviata.

Il Risorto parla loro in maniera solenne: «Come il Padre ha man dato me, anch'io mando voi». Non dice loro concretamente verso chi devono andare, che cosa devono annunciare o come devono comportarsi. La loro missione è quella che Gesù ha ricevuto dal Padre. Saranno, nel mondo, quello che è stato lui.

Impareranno a evangelizzare partendo da Gesù. Già hanno visto a chi si è avvicinato, come ha annunciato la buona novella del regno di Dio, come ha seminato gesti di guarigione, liberazione e perdono. Gesù li invia adesso perché «riproducano» la sua presenza tra le genti.

Gesù sa che i suoi discepoli sono fragili. Più di una volta ha criticato la loro fede piccola e vacillante. Hanno bisogno della forza del suo Spirito per eseguire la loro missione. Per questo compie con loro un gesto speciale. Non impone loro le mani né li benedice, come faceva con gli infermi e i piccoli. «Soffia lo Spirito su di loro e dice: “Ricevete lo Spirito Santo”».

Il suo gesto ha una grande forza espressiva. Secondo il libro della Genesi, Dio formò Adamo con del «fango»; poi soffiò su di lui il suo «spirito di vita» e quel fango si converti in un «essere vivente». Secondo il racconto evangelico, le comunità cristiane sono «fango», ovvero fragilità, mediocrità, ma dietro a esse c’è il Risorto che soffia spirito e vita.

Questo racconto di Giovanni ci dà una luce nuova per capire e vivere la nostra missione evangelizzatrice.

L’impulso decisivo per seguire Gesù, annunciando la buona novella e collaborando con lui al progetto del regno di Dio, nasce sempre dall’incontro con il Risorto. Se vogliamo dare impulso a una «nuova tappa di evangelizzazione», dobbiamo accogliere in maniera più viva la presenza di Cristo risorto nei nostri gruppi e nelle nostre comunità. Sempre deve essere in mezzo a noi. Che nessuno occupi il suo posto. Che nessuno si appropri del suo messaggio. Che nessuno ci imponga uno stile differente dal suo.

I discepoli dovettero imparare a vivere seguendo il Risorto. E non sarebbe stato come in Galilea, quando Gesù viveva con loro. Ora lo seguiranno accogliendo il suo Spirito, ricordando le sue parole e riproducendo i suoi gesti creativamente. Però sanno che il Signore è con loro, pieno di vita per sempre.

Nella comunità cristiana è decisivo vivere aperti allo Spirito che il Risorto comunica anche oggi ai suoi seguaci. Questo Spirito «ci ricorda» quello che diceva Gesù per le strade della Gallica, ci difende da ciò che potrebbe allontanarci da lui, ci mantiene nella verità del vangelo e ci aiuta ad attualizzare oggi il nostro servizio al regno di Dio.

Secondo il racconto di Giovanni, la nostra missione è la stessa che Gesù ricevette dal Padre, però, naturalmente, dobbiamo svilupparla con creatività, attenti ai segni dei nostri tempi e rispondendo alle necessità dell’uomo e della donna di oggi. Per questo abbiamo bisogno dello Spirito del Risorto. Privati di questo soffio spirituale, corriamo il pericolo di vivere senza creatività, con le «porte chiuse» al mondo moderno e facendo ciò che si è fatto sempre, però senza gioia né convinzione.

Da ultimo, il racconto dice che il Risorto risveglia nei discepoli pace e gioia. È così centrale questa esperienza che si può dire che da essa nacque il loro entusiasmo per il compito di evangelizzare. Se ci manca questa gioia del Risorto, a chi andiamo a comunicare qualcosa di «nuovo» e di «buono»? Come risvegliamo questa speranza? Come apriamo vie al regno di Dio?

 

Orazione

Confronto

 

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