6_Preghiera cristiana, preghiera dei cristiani

Leggiamo nel vangelo secondo Giovanni: "A quanti l’hanno accolto ha dato potere di diventare figli di Dio: a quelli che credono nel suo nome, i quali non da sangue né da volere di carne né da volere d’uomo, ma da Dio sono stati generati" (Gv 1,12-13). Dobbiamo credere alla realtà di questa nostra nascita da Dio: battezzati nel nome del Dio trinitario, entriamo realmente nella condivisione della vita filiale di Gesù. Leggiamo nella prima Lettera di Giovanni: "Quale grande amore ci ha dato il Padre per essere chiamati figli di Dio, e lo siamo realmente!" (1Gv 3,1). Sul fonte del nostro battesimo, come sulle acque del Giordano, è disceso lo stesso Spirito di vita e d’amore, e su ciascuno di noi il Padre ha detto veramente: "Tu sei il mio figlio prediletto, in te mi sono compiaciuto" (Mc 1,11).

 

Con la sua nascita umana, Gesù aboliva tutti i templi, superandoli e surclassandoli all’infinito. Con la nostra nascita battesimale, siamo diventati, ciascuno, tempio come lui, con lui e in lui.
L’apostolo Paolo scrive ai Corinti: "Non sapete che siete tempio di Dio e che lo Spirito di Dio abita in voi? Se uno distrugge il tempio di Dio, Dio distruggerà lui. Perché santo è il tempio di Dio che siete voi" (1Cor 3,16-17).
In tutto il mondo, il tempio di Dio è dove un cristiano è abitato dallo Spirito e cerca di vivere come figlio o figlia di Dio. C’è tempio di Dio ovunque una comunità è riunita nello Spirito, nel nome di Gesù, e vive l’ascolto, la supplica, la lode e soprattutto l’eucaristia. I luoghi di culto non sono niente senza cuori oranti e assemblee celebranti "in spirito e verità" (Gv 4,23-24). La chiesa non è mai un edificio, ma l’assemblea che lo fa vibrare della sua fede e del suo fervore.
Gesù è entrato nel tempio tante volte per insegnare (Mt 26,55; Lc 19,47; 20,1; Mc 12,35), per affrontare i suoi avversari (Gv 7,37; 8,2), per scacciarne i mercanti (Mt 21,12), ma mai per pregare il Padre suo. Perché? Perché lui è più grande del tempio (Mt 12,6). Non da quelle mura secolari sale la vera adorazione, ma dal suo cuore abitato dallo Spirito, abitato dall’amore filiale. I veri sacrifici graditi a Dio non sono quelli offerti nel tempio, ma solo dal suo corpo viene offerto il vero ed unico sacrificio. Leggiamo queste parole attribuite a Cristo nella Lettera agli Ebrei: "Tu (o Dio) non hai voluto né sacrificio né offerta, un corpo invece mi hai preparato. Non hai gradito né olocausti né sacrifici per il peccato. Allora ho detto: ‘Ecco io vengo... per fare, o Dio, la tua volontà’" (Eb 10,5-7). Anche noi siamo più grandi del tempio, più importanti della nostra chiesa parrocchiale e del duomo della nostra diocesi, perché il tempio di Dio siamo noi. Scrive san Paolo: "O non sapete che il vostro corpo è tempio dello Spirito santo che è in voi e che avete da Dio, e che non appartenete a voi stessi? Infatti siete stati comprati a caro prezzo. Glorificate dunque Dio nel vostro corpo" (1Cor 6,19-20).
 

La nostra preghiera dunque non può essere un vestito da cerimonia da indossare ogni tanto. La nostra condizione di battezzati esige un’esistenza che abbia il suo centro nella comunione con il Padre mediante il dialogo con lui. Per un cristiano pregare non significa solo dire qualche preghiera mattina e sera, recitando delle formule di tanto in tanto, ma stare all’ascolto di Dio, in atteggiamento di apertura al Padre, in modo da prendere tutte le proprie decisioni in un amen, un "sì" filiale alla divina volontà. Questo è il senso della sola formula di preghiera che il Signore ci ha insegnato, il "Padre nostro".
 

Dobbiamo diventare quello che siamo! Noi siamo costitutivamente fratelli o sorelle di Gesù, figli del Padre. Ora un fratello o un figlio che non ama è un degenere: rinnega il proprio sangue, la propria specie. Invece chi ama sente il bisogno di vivere questa realtà e di proclamarla. Ebbene, questo è pregare. Pregare è amare. Essere figli con Gesù costituisce la nostra stessa natura e quindi ascoltare il Padre e parlargli costituisce la nostra stessa vita; lasciare che lo Spirito d’adorazione e d’amore soffi in noi è la nostra stessa respirazione, il nostro alito vitale. Pregare significa esistere come figlio di Dio, come fratello di Gesù Cristo e come tempio vivo dello Spirito santo.
 

Se siamo figli nel Figlio Gesù, preghiamo nel nome di Gesù, come ci invita a pregare Gesù (Gv 14,13-14; 16,23-28; ecc.), ossia non chiediamo a vanvera la prima cosa che ci salta in mente, ma quanto egli stesso ha chiesto, quanto egli stesso chiederebbe se pregasse al nostro posto, perché in realtà è proprio Cristo che prega in noi e attraverso di noi quando preghiamo. La preghiera "cristiana" è la preghiera di Cristo. In altre parole, la preghiera "cristiana" è quella che Gesù continua a rivolgere al Padre attraverso di noi e in noi, per mezzo del suo Spirito, come scrive san Paolo: "Lo Spirito viene in aiuto alla nostra debolezza, perché nemmeno sappiamo che cosa sia conveniente domandare, ma lo Spirito stesso intercede con insistenza per noi, con gemiti inesprimibili; e colui che scruta i cuori sa quali sono i desideri dello Spirito poiché egli intercede per i credenti secondo i disegni di Dio" (Rm 8,26-27). E che cosa ci fa dire lo Spirito? Ascoltiamo nuovamente l’apostolo Paolo: "Avete ricevuto uno spirito da figli adottivi per mezzo del quale gridiamo: ‘Abbà’, ‘Padre!’. Lo Spirito stesso attesta al nostro spirito che siamo figli di Dio" (Rm 8,15-16). Ancora, come sempre, ci troviamo davanti al Padre nostro.
 

Prima di concludere diciamo qualcosa sulla preghiera di domanda. È una preghiera insegnataci con forza da Gesù stesso. È lui che ha detto: "Chiedete e vi sarà dato, cercate e troverete, bussate e vi sarà aperto. Perché chi chiede ottiene, chi cerca trova, e a chi bussa sarà aperto. Quale padre tra voi, se il figlio gli chiede un pane gli darà una pietra? O se gli chiede un uovo gli darà uno scorpione? Se dunque voi, che siete cattivi, sapete dare cose buone ai vostri figli, quanto più il Padre vostro celeste darà lo Spirito santo a coloro che glielo chiedono" (Lc 11,9-13).
Diciamo subito una verità elementare: la preghiera non serve per cambiare Dio che va benissimo così, ma per cambiare noi che non andiamo bene così e dobbiamo convertirci. La preghiera serve per cambiare i nostri cuori, così che ci mettiamo all’opera con Dio che opera sempre (Gv 5,17).

 

Vi sono parole di Gesù che insistono «sugli atteggiamenti del credente che prega. Per esempio, c’è la parabola dell’amico importuno, che va a disturbare un’intera famiglia che dorme perché all’improvviso è arrivata una persona da un viaggio e non ha pani da offrirgli. Cosa dice Gesù a questo che bussa alla porta, e sveglia l’amico?: «Vi dico – spiega Gesù – che, anche se non si alzerà a darglieli perché è suo amico, almeno per la sua invadenza si alzerà a dargliene quanti gliene occorrono» (Lc 11,9). Con questo vuole insegnarci a pregare e a insistere nella preghiera. E subito dopo fa l’esempio di un padre che ha un figlio affamato. Tutti voi, padri e nonni, che siete qui, quando il figlio o il nipotino chiede qualcosa, ha fame, e chiede e chiede, poi piange, grida, ha fame: «Quale padre tra voi, se il figlio gli chiede un pesce, gli darà una serpe al posto del pesce?» (v. 11). E tutti voi avete l’esperienza quando il figlio chiede, voi date da mangiare quello che chiede, per il bene di lui.

Con queste parole Gesù fa capire che Dio risponde sempre, che nessuna preghiera resterà inascoltata, perché? Perché Lui è Padre, e non dimentica i suoi figli che soffrono.

Certo, queste affermazioni ci mettono in crisi, perché tante nostre preghiere sembra che non ottengano alcun risultato. Quante volte abbiamo chiesto e non ottenuto – ne abbiamo l’esperienza tutti – quante volte abbiamo bussato e trovato una porta chiusa? Gesù ci raccomanda, in quei momenti, di insistere e di non darci per vinti. La preghiera trasforma sempre la realtà, sempre. Se non cambiano le cose attorno a noi, almeno cambiamo noi, cambia il nostro cuore. Gesù ha promesso il dono dello Spirito Santo ad ogni uomo e a ogni donna che prega.

Possiamo essere certi che Dio risponderà. L’unica incertezza è dovuta ai tempi, ma non dubitiamo che Lui risponderà. Magari ci toccherà insistere per tutta la vita, ma Lui risponderà. Ce lo ha promesso: Lui non è come un padre che dà una serpe al posto di un pesce. Non c’è nulla di più certo: il desiderio di felicità che tutti portiamo nel cuore un giorno si compirà. Dice Gesù: «Dio non farà forse giustizia ai suoi eletti, che gridano giorno e notte verso di lui?» (Lc 18,7). Sì, farà giustizia, ci ascolterà. Che giorno di gloria e di risurrezione sarà mai quello! Pregare è fin da ora la vittoria sulla solitudine e sulla disperazione. Pregare. La preghiera cambia la realtà, non dimentichiamolo. O cambia le cose o cambia il nostro cuore, ma sempre cambia» (Francesco, Omelie, 9 gennaio 2019).

Quindi la preghiera non serve per rifilare a Dio le cose che non ci piacciono e per chiedere che faccia lui la nostra parte e ci lasci vivacchiare nella pigrizia e nel disimpegno. Dio è il Padre, l’educatore perfetto e non si presta a foraggiare i nostri vizi e ad accarezzare le nostre viltà. Se vogliamo essere figli come il Padre ci vuole, dobbiamo realizzare la beatitudine proclamata da Gesù: "Beati quelli che ascoltano la parola di Dio e la mettono in pratica" (Lc 11,28). Ascoltare per sapere che cosa domandare; domandare per avere l’amore e la forza di vivere ciò che si è ascoltato: questo è il culmine, questa è la perfezione della preghiera di domanda.
 

Leggiamo nel vangelo: "Il Padre vostro sa di quali cose avete bisogno prima ancora che gliele chiediate" (Mt 6,8). Quindi le nostre richieste non sono pronunciate per rendere edotto Dio di qualcosa, ma per aprirgli il nostro cuore. Non perché il Padre, il Figlio e lo Spirito santo non sappiano quanto abbiamo in cuore, ma perché il nostro cuore si illumina mentre si manifesta, come una stanza quando si aprono le imposte."Chiedete e vi sarà dato; cercate e troverete, bussate e vi sarà aperto" (Mt 7,7-8). Con questi imperativi, amorosamente fermi, è Dio stesso che bussa alla nostra porta. Nel rispetto assoluto della nostra libertà, egli aspetta la nostra invocazione; come una madre, spia il nostro grido per venirci in aiuto.
 

Concludiamo con una frase felice di Paul Claudel: "Se Dio non cessa di comandarci e di raccomandarci la preghiera è perché ne ha bisogno per essere alleggerito della sua misericordia che monta la guardia alla porta del nostro cuore in attesa che questa si apra".

 

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