A NULLA VALE SPECULARE SUGLI OCCULTI DISEGNI DI DIO

1. Figlio/figlia, non cercare di discutere questioni profonde e di scrutare gli occulti disegni di Dio; uno si sente lasciato indietro, un altro colmato di grazia abbondante, questo op-presso, quello esaltato. Tali questioni vanno oltre la portata dell'essere umano e non c'è ragione né discussione che possano svelare i disegni di Dio. Quando il nemico ti suggerisce tali pensieri o i curiosi discutono tali questioni, rispondi con il salmista: Tu sei giusto, Signore, e retto nei tuoi giudizi. (Sal 118, 137), o anche: I giudizi del Signore sono tutti «fedeli e giusti» (Sal 18, 10). I miei giudizi devono essere onorati e non discussi, perché sono incomprensibili all'intelletto umano.

2. Neppure devi indagare o discutere i meriti dei santi e delle sante, chi abbia più santità, o chi sia il più grande nel Regno dei cieli. È da qui che nascono tante dispute e inutili discussioni che alimentano la superbia e la vanagloria, da cui derivano invidie e discordie; perché questo preferisce presuntuosamente un santo o una santa, quello vuole innalzarne un altro. Voler sapere e indagare tali questioni non porta alcun vantaggio, anzi è sgradito ai santi e alle sante perché «io non sono un Dio di discordia, ma di pace» (cfr 1Cor 14, 33). E questa pace consiste nella vera umiltà e non nella propria esaltazione.

3. Alcuni, per una devozione particolare, si legano più a quel santo o a quella santa, ma questo amore è più umano che divino. Sono io che ho fatto tutti i santi e le sante; io ho dato loro la grazia, io li ho coperti di gloria. Io conosco i meriti di ciascuno, io li ho ricoperti di soavi benedizioni (cfr Sal 20, 4). Io ho conosciuto i miei amati prima dei secoli; sono stato io ad averli scelti dal mondo, non loro ad aver scelto me (cfr Gv 15.16.19). Io li ho chiamati con la mia grazia e li ho attratti con la mia misericordia; io li ho fatti passare per tante prove. Io ho infuso in loro meravigliose consolazioni, ho dato loro la perseveranza e ho premiato la loro pazienza.

4. Io li conosco dal primo all'ultimo e li abbraccio tutti con indescrivibile amore. Io devo essere lodato in tutti i miei santi e le mie sante, benedetto sopra tutte le cose e onorato in ciascuno di loro, che io ho tanto gloriosamente esaltato e predestinato senza alcun loro merito. Chi disprezza dunque uno dei più piccoli dei miei non onora neppure il più grande, perché sono stato io a fare il piccolo e il grande (cfr Sap 6, 8). E chi disprezza uno qualunque dei santi e delle sante disprezza me e tutti gli altri che sono nel Regno dei cieli. Poiché tutti sono uno per il vincolo della carità, tutti condividono lo stesso pensiero e lo stesso volere e si amano mutuamente con lo stesso amore.

5. Inoltre, cosa ancor più eccelsa, essi amano me più che se stessi e i loro meriti. Perché, innalzati al di sopra di sé stessi e distaccati da ogni amore di sé, si sono trasformati interamente nel mio amore, nel quale riposano con somma gioia. Non c'è nulla che li possa far deviare o deprimere, in quanto, pieni di eterna verità, ardono nel fuoco inestinguibile dell'amore. Tacciano dunque quanti sono legati alla carne e ai sensi e non discutano sulla condizione dei santi e delle sante perché non sanno amare se non i propri piaceri. Essi riducono e accresco-no secondo i loro desideri e non come piace all'eterna Verità.

6. In molti si tratta di ignoranza, principalmente nel caso di coloro che, poco illuminati, difficilmente sanno amare un santo o una santa di un amore autenticamente spirituale. Si lasciano condurre dal semplice sentimento e dall'amicizia umana che li porta a preferire uno o l'altro; come si comportano nelle cose terrene così si comportano pure in quelle celesti. Esiste, però, un'incomparabile distanza tra ciò che pensano coloro che sono imperfetti e ciò che comprendono mediante una rivelazione superiore le persone spirituali.

7. Figlio/figlia, guardati dal parlare, per mera curiosità, di cose che vanno oltre la tua comprensione; bada piuttosto a occupare almeno l'ultimo posto nel Regno di Dio. Se per caso uno sapesse chi tra loro è il più santo o il più grande nel Regno dei cieli, che vantaggio trarrebbe da tale conoscenza? Se almeno gli servisse come ragione per umiliarsi dinanzi a me e lodare con più fervore il mio nome! È gradito a Dio molto più chi si preoccupa della gravità dei propri peccati, della pochezza delle proprie virtù e della propria distanza dalla perfezione dei santi e delle sante, che colui che discorre sulla maggiore o minore gloria di ciascuno di loro. Scegli di pregare i santi e le sante con devote preghiere e lacrime, di supplicare con cuore umile la loro gloriosa intercessione piuttosto che indagare con frivola curiosità sui loro segreti.

8. I santi e le sante vivono bene, addirittura in maniera eccellente; magari le persone sapessero adattarsi e frenare le proprie parole frivole. Non si gloriano dei propri meriti poiché nessun bene attribuiscono a sé stessi, ma tutto riconducono a me che ho dato loro ogni cosa con infinito amore. Sono così ricolmi di amore per la divinità e di gioia straripante che nulla manca alla loro gloria ne può mancare alla loro beatitudine. Quanto più i santi e le sante sono elevati nella gloria tanto più sono umili, e tanto più mi sono vicini e sono da me amati. Per questo essi nelle Scritture deponevano la loro gloria dinanzi a Dio, si prostravano di fronte all'Agnello e adoravano colui che vive nei secoli dei secoli (cfr Ap 4, 10; 5, 10).

9. Molti chiedono chi sia il più grande nel Regno di Dio; neppure sanno se saranno degni di figurare tra i più piccoli. E una grande cosa essere anche il più piccolo in cielo, dove tutti sono grandi, perché saranno chiamati «figli e figlie di Dio» (Mt 5, 9) e veramente lo sono. «Il piccolo diventerà un migliaio (Is 60, 22) e il peccatore morirà a cent'anni» (cfr Is 65, 20). Quando infatti i discepoli chiesero chi fosse il più grande nel Regno dei cieli, ricevettero questa risposta: se non vi converti-rete e non diventerete come i bambini, non entrerete nel regno dei cieli (Mt 18,3-4).

10. Guai a coloro che si rifiutano di umiliarsi spontanea-mente insieme ai piccoli, perché la porta del Regno dei cieli è stretta ed essi non passeranno attraverso di essa. Guai anche ai ricchi, che hanno in questo mondo le loro consolazioni, perché, quando i poveri entreranno nel Regno di Dio, essi ne rimarranno fuori e piangeranno. Rallegratevi, voi umili, ed «esultate, voi poveri, perché vostro è il regno di Dio» (Lc 6, 20), a condizione che camminiate sul cammino della verità.

 

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