10_SCRITTI Vari e POESIE

 

 

abrreviazioni

 

Il primo numero indica il capitolo, il secondo il numero marginale. Le diverse sigle indicano le varie Opere, come dal prospetto seguente:

 

V       = Vita

R       = Relazioni Spirituali

C       = Cammino di Perfezione

M      = Castello Interiore o Mansioni

P       = Pensieri sull'Amore di Dio

E       = Esclamazioni dell'anima a Dio

F       = Fondazioni

CST  = Costituzioni delle Carmelitane Scalze

MdV  = Modo di Visitare i Monasteri

SCV  = Scritti Vari

PS     = Poesie

 

 

 

SCRITTI VARI - E POESIE

 

 

I

 

scritti vari

(Per questi “Scritti Vari” si è seguito il volume delle Lettere Terza edizione, 1983, perché  più completa e “corretta”)

 

Elenco degli scritti vari

 

Ricevuta di pagamento rilasciata da Donna Teresa de Ahumada a Don Alfonso Rodriguez.

 

Facoltà data da S. Teresa ai PP. Preposito e Paolo Hernandez perché accettassero la fondazione delle Carmelitane Scalze di Toledo.

 

Promessa di scrittura fatta da S. Teresa di Gesù al monastero di Toledo

 

Atto con il quale S. Teresa rinunciò per sempre alla mitigazione per abbracciare e osservare fino alla morte la Regola primitiva.

 

Facoltà data da S. Teresa alla M. Anna di s. Alberto e al p. fr. Ambrogio di s. Pietro di accettare la fondazione del monastero di Caravaca[1]

 

Carta di fratellanza fra le Carmelitane Scalze di Toledo e le Girolimine della medesima città.

 

Licenza con la quale S. Teresa autorizza la professione di tre Carmelitane Scalze.

 

Memoriale attorno al monastero di S. Giuseppe di Avila, inviato dalla Santa al Capitolo della separazione.

 

Istruzioni di S. Teresa di Gesù per la Priora di Seria intorno al parlatorio, coro ed altre cose di quel monastero.

 

Sull'impiego di una eredità

 

Santi dei quali Teresa era particolarmente devota[2]

 

Allocuzione tenuta da S. Teresa di Gesù alle religiose dell'Incarnazione di Avila, quando prese possesso del suo ufficio di Priora - 6 ottobre 1571.

 

Risposta di S. Teresa ad una sfida spirituale.

 

Promemoria per quello che si deve fare a Caravaca.

 

Critica di S. Teresa intorno a vari scritti sulle parole: «Cercati in me».

 

Brevi parole dette da S. Teresa alle sue figlie nell'uscire dal monastero di Valladolìd, tre settimane prima di morire.

 

Ultime parole dette da S. Teresa alle sue figlie prima di morire.

 

Pensieri scritti da S. Teresa sopra una pagina del suo breviario.

 

 

 

1

 

RICEVUTA DI PAGAMENTO

RILASCIATA DA DONNA TERESA DE AHUMADA

A DON ALFONSO RODRIGUEZ[3]

 

AVILA, 22 novembre 1561

 

Coloro che vedranno questo scritto sappiano che io, donna Teresa de Ahumada, monaca professa del monastero di Nostra Signora dell'Incarnazione, situato fuori le mura della nobilissima città di Avila, ammetto e riconosco con il presente documento di ricevere da voi, Alfonso Rodriguez, dimorante nella città di Trujillo di questi regni di Spagna, cento pesi d'oro di ventidue carati e due grani, avuti per me da mio fratello Lorenzo de Cepeda, residente nella città di Quito nella provincia del Perù. Dei quali, innanzi a Vostra Grazia, mi dichiaro contenta, pagata e soddisfatta, perché li ho ricevuti veramente, in effetto, in denari contati. Di tutto mi do e mi dichiaro per ben contenta, pagata e soddisfatta, di mia piena volontà. Rinuncio e declino il favore della legge de innumerata pecunia circa il non aver visto, contato e 'presenziato ad errore di calcolo e a qualsivoglia dolo ed inganno, come pure di quelle leggi del diritto che riguardano questo caso: quella per la quale si esige che il notaio e i testimoni assistano alla consegna del denaro, oro, argento o altra cosa di valore; e quella per la quale si esige che ognuno sia tenuto e obbligato per lo spazio di due anni a dimostrare il pagamento fatto, salvo che il beneficiario vi rinunci. E io appunto vi rinuncio, promettendo, in modo particolare, che in nessuna maniera, da me o da altri, vi saranno domandati e richiesti dei documenti, sotto pena di ritornarvi il doppio del consegnato e delle spese sostenute, assicurandovi insieme che così voglio fare, osservare, compire, mantenere e aver per fermo, secondo le norme del diritto. Obbligo a ciò la mia persona e i miei beni, di qualunque specie essi siano, e do piena potestà alla giustizia e ai giudici di questi regni, e a ognuno di essi, alla cui giurisdizione mi sottometto, rinunciando, come rinuncio, al mio proprio foro, giurisdizione, domicilio e al privilegio della legge si convenerit, de jurisdictione omnium judicum, affinché essi mi obblighino a quanto sopra con tutto il rigore e il premio del diritto, così compiutamente come se fosse per una sentenza definitiva del giudice competente, già passata in giudicato, contro la quale non si dia più ricorso, appello, supplica o opposizione di sorta. In riguardo a ciò rinuncio e declino il favore di qualsiasi legge, foro, diritto, ordinazione reale, municipale e del regno, fatti o da farsi, nonché il diritto e il favore di quella legge, secondo la quale la rinuncia generale alle leggi non ha valore. In testimonianza e comprova di ciò ho accettato il qui scritto, nella maniera che vi è detto, innanzi a Pietro di Villaquiràn, notaio pubblico del numero di Avila e dei testimoni sottoscritti.

Fatta e concordata nella detta città di Avila, il giorno ventidue del mese di novembre dell'anno mille cinquecento sessantuno, essendo presenti come testimoni i signori Giovanni de Ovalle e Giovanni de Tobar, abitanti di Avila, Alfonso Revollo, abitante di Trujillo, stando in detta città di Avila.

Per maggior fermezza, io, Pietro de Villaquiràn, innanzi a cui questo documento fu stilato, testifico di conoscere la suddetta Accordante, la quale vi appose il suo nome.

 

Donna Teresa de Ahumada.

 

 

2

 

Facoltà data da S. Teresa ai PP. Preposito e Paolo Hernandez perché accettassero la fondazione delle Carmelitane Scalze di Toledo[4]

 

Valladolìd 7 dicembre 1568

 

Io, Teresa di Gesù, priora a S. Giuseppe di Avila, tenendo conto delle patenti abbastanza ampie rilasciatemi dal reverendissimo Generale, Maestro fra Giovanni Battista Rubeo, per fondare e accettare monasteri di questo sacro primitivo Ordine di Nostra Signora del Monte Carmelo; essendo stata informata che in codesta città di Toledo, alcuni, mossi dalla grazia di Dio e ispirati dalla Vergine santa, Patrona nostra, vogliono fare a detto Ordine l'elemosina di una casa, con chiesa, quattro cappellani e l'occorrente per il servizio della medesima; persuasa che in ciò Nostro Signore sarà ben servito e lodato, dichiaro con questo scritto, da me firmato, di accettare detta offerta di tanta carità ed elemosina; e nel caso che occorresse intendersi su qualche punto prima di venire agli accordi, come suole accadere, dichiaro che se il P. Preposito[5] e il P. Paolo Hernandez vorranno farmi la carità di occuparsene, mi obbligo di accettare fin d'ora quanto le Loro Reverenze combineranno. Se poi essi non potranno occuparsene, intendo che questa mia dichiarazione si estenda a coloro che essi designeranno, onde impedire che un tal affare non si concluda, fino a quando piacerà al Signore che io venga costì. E per esser questa la mia volontà, vi appongo la mia firma dichiarando che così farò.

Dato a Valladolìd, 7 dicembre 1568.

 

TERESA di gesù

priora a S. Giuseppe di Avila

carmelitana

 

 

3

 

Promessa di scrittura fatta da S. Teresa di Gesù nel monastero di Toledo.

 

Toledo 11 agosto 1570

 

Io, Teresa di Gesù, carmelitana, avendo presente che il P. don Luigi, preposito della Compagnia di Gesù, si è accordato con il signor Diego di S. Pietro de Palma intorno all'elemosina da dare a questa casa, nella quale le sue figlie sono entrate a monacarsi, dichiaro con questo scritto, da me firmato, che io e le monache di questa casa faremo le scritture necessarie circa la rinuncia alla legittima delle figlie di detto signor Diego di S. Pietro, come vorrà il suo avvocato.[6]

 

Dato a S. Giuseppe di Toledo, 11 agosto 1570.

 

teresa di Gesù

carmelitana

 

 

4

 

atto con il quale s. teresa rinuncia alla mitigazione della regola.

 

Avila, 8 luglio 1571

 

Io, Teresa di Gesù, monaca di Nostra Signora del Carmine, professa all'Incarnazione di Avila, attualmente in S. Giuseppe di Avila, dove si osserva la Regola primitiva da me finora osservata con il permesso del nostro reverendissimo Padre Generale fra Giovanni Battista,[7] il quale mi concesse di osservarla anche nel caso che i Prelati mi comandassero di ritornare all'Incarnazione, dichiaro che è mia volontà di osservarla per tutta la mia vita: così prometto, e rinuncio a tutti i Brevi che i Pontefici hanno dato per la mitigazione della detta Regola primitiva, che penso e prometto di osservare fino alla morte. E perché questa è verità, la firmo con il mio nome.

Giorno 8 del mese di luglio, anno mille cinquecento settantuno.

 

teresa di gesù

 

Presenti a quest’atto il Maestro Daza, fra Mariano, Francesco de Salcedo, fra Giovanni della Miseria e il P. Giuliano d’Avila.[8]

 

 

5

 

FACOLTA DATA DA S. TERESA ALLA M. ANNA

DI S. ALBERTO E AL P. FR. AMBROGIO DI S. PIETRO

DI ACCETTARE LA FONDAZIONE DEL MONASTERO

DI CARAVACA[9]

 

SIVIGLIA, 24 novembre 1575

 

Coloro che vedranno questo scritto sappiano che io, suor Teresa di Gesù, monaca professa dell'Ordine di nostra Signora del Carmine, fondatrice dei monasteri di monache scalze di detto Ordine nelle province di Andalusia e Castiglia, in nome e con la benedizione del Visitatore Apostolico, e in forza del potere conferitomi dal reverendissimo P. fra Giovanni Battista Rossi di Ravenna, Generale del medesimo Ordine, residente presso la corte di Roma, stabilisco e decido di comunicare tutto il mio potere, in quanto è sufficiente per diritto, a suor Anna di S. Alberto, monaca professa di detto Ordine, residente in questo monastero di S. Giuseppe di Siviglia del medesimo Ordine, e al reverendo P. fr. Ambrogio di S. Pietro, vicario del convento di nostra Signora del Carmine di Almodovar del Campo, sia ad entrambi che a ognuno di essi in particolare, in solidum, personalmente, affinché possano, per me e in mio nome come fondatrice, accettare un monastero di monache scalze dell'Ordine di nostra Signora del Carmine nel borgo di Caravaca, sotto l'invocazione di S. Giuseppe. Per questo motivo ed effetto possano accettare la rendita o le rendite secondo che a tal fine è dato o si darà per provato, con la facoltà, al riguardo, di fare e stipulare, innanzi a qualsiasi notaio le scritture occorrenti che saranno loro richieste e domandate, con la forza e sicurtà necessarie, in conformità dell'istruzione e del memoriale che io ho dato loro, firmato col mio nome, con l'obbligo di non cedere in nulla in quello che ivi è stabilito. E ciò valga come se lo facessi e concordassi io stessa, e fossi presente all'accordo, al quale scopo e per quanto lo riguarda, concedo ad essi quel pieno potere che io ho e che il diritto richiede, con incidenze e dipendenze, annessi e connessi, libera e generale amministrazione, conformemente al diritto. Io prometto di esservi fedele; e, in garanzia di tale accordo, obbligo i beni e le rendite che il detto monastero ha e sarà per avere; e, se occorre, rinuncio alle leggi degli imperatori Giustiniano e Beliano, leggi de Toro, in favore delle donne, onde in questa occorrenza non mi giovino, malgrado che mi siano state ricordate dal sottoscritto notaio nello stesso momento di stendere il presente atto.

In Siviglia, nel parlatorio di detto monastero di S. Giuseppe, giovedì, ventiquattro del mese di novembre dell'anno mille cinquecento settanta cinque. La suddetta pattuente firma l'atto col suo nome, alla presenza di testimoni che affermarono di conoscerla e di sapere che si chiama così come di suo ella si è nominata. - Giovanni di Ovalle, residente nel borgo di Alba, attualmente in questa città, e un uomo che afferma di chiamarsi Ferdinando Duques e disse di abitare nel detto borgo di Alba, entrambi presenti, giurarono in conformità al diritto.

Testimoni: Diego de Escobar e Sebastiano de Azevedo, notai di Siviglia.

 

 

6

 

Carta di fratellanza

fra le Carmelitane Scalze di Toledo

e le Girolimine della medesima città

 

In Dei nomine. Amen.

 

Noi, Teresa di Gesù, Madre fondatrice del monastero di S. Giuseppe di Toledo della Regola primitiva di Nostra Signora del Carmine, e Anna degli Angeli, priora di detto monastero, il monastero e tutte le religiose del medesimo, vedendo la grande devozione e l'amore spirituale che la molto magnifica e reverenda Madre Priora e le religiose del monastero del glorioso S. Paolo di Toledo dell'Ordine del benedetto signore S. Girolamo e donna Costanza della Madre di Dio hanno avuto ed hanno ancora per questa nostra casa e per le religiose che la abitano, abbiamo deciso di comune accordo che per meglio favorire l'accrescimento di detto mutuo amore e carità sia bene stabilire fra i due monasteri una fratellanza spirituale. Perciò dichiariamo, con la presente, di unirci in fratellanza spirituale con il detto monastero del glorioso S. Paolo, comunicando alle religiose la partecipazione di tutti i nostri beni spirituali, vale a dire: preghiere, vigilie, digiuni, astinenze, discipline, mortificazioni, penitenze e qualsiasi altra opera buona od esercizio spirituale o corporale che il Datore di ogni bene, Gesù Cristo Signor nostro, darà di fare alle monache di questo nostro monastero. Oltre a ciò stabiliamo con nostra ferma volontà che ogni qualvolta si annunzierà alla nostra casa la morte di una religiosa professa del detto monastero di S. Paolo, ognuna di noi, come pure di quelle che ci succederanno, dirà e reciterà per la defunta, una volta, i sette salmi penitenziali con le litanie: e altrettanto faranno con noi le religiose del monastero di S. Paolo. E affinché quest'atto rimanga a perpetua memoria, vogliamo che questo documento, segnato con i nostri nomi, sia trasmesso al monastero del glorioso S. Paolo che ci ha già mandato il suo.

Dato il 17 del mese di agosto dell'anno del nostro Redentore Gesù Cristo 1576.

 

anna degli angeli, priora

teresa di gesù

maria di s. angelo, carmelitana

anna della madre di dio

petronilla di s. andrea

maria della nativita

maria dei martiri

guiomar di gesù, carmelitana

francesca di s. alberto

giovanna dello spirito santo.[10]

 

 

7

 

Licenza con la quale S. Teresa di Gesù

autorizza la professione di tre Carmelitane Scalze[11]

 

Avila, 30 aprile 1578

 

In virtù del potere accordatomi dal P. Visitatore Apostolico, Maestro fra Girolamo Graciàn della Madre di Dio, do licenza alla M. Anna di S. Alberto, priora a S. Giuseppe di Caravaca, d'ammettere alla professione le sorelle Fiorenza degli Angeli, Agnese di S. Alberto, Francesca della Madre di Dio, e a queste il permesso di farla. Piaccia a Dio che il loro atto sia a sua gloria ed onore, e le renda tali quali conviene che siano le figlie della Vergine, Signora nostra e Avvocata. Amen.

Dato da S. Giuseppe di Avila, 30 aprile 1578.

 

teresa di gesù

carmelitana

 

 

8

 

Memoriale attorno al monastero di S. Giuseppe di Avila,

inviato dalla Santa al capitolo della separazione[12]

 

avila, febbraio 1581

 

Questo monastero di S. Giuseppe di Avila fu fondato il giorno di S. Bartolomeo dell'anno 1562. P, il primo di tutti, e la M. Teresa di Gesù lo fondò con l'aiuto di donna Alfonsa de Guzman e di donna Guiomar de Ulloa, sua figlia, nel cui nome si fece venire il Breve di fondazione. Esse però non spesero molto, perché non ne avevano.

Fu necessario intestare ad esse il Breve per evitare che nel monastero, ove la M. Teresa di Gesù abitava, si pensasse che vi lavorava lei. E il monastero fu sottoposto all'Ordinario per non averlo accettato l'Ordine. Era allora Vescovo il reverendissimo signor don Alvaro de Mendoza, che lo favorì per tutto il tempo della sua dimora in Avila, dando pane, medicine e molte altre elemosine. Quando egli accettò di lasciare Avila per il vescovado di Palencia, procurò che passassimo sotto l'obbedienza dell'Ordine, sembrandogli cosa di maggior servizio di Dio, e noi accondiscendemmo. - Ciò si fece circa tre anni e otto mesi fa, ed è cosa ben fatta.[13]

Finora il monastero è vissuto di elemosine, aiutato da Sua Signoria, da Francesco de Salcedo che il Signore abbia in gloria, da Lorenzo de Cepeda che pure il Signore abbia in gloria, e da varie altre persone della città. Ora si è acquistato del terreno, vi si è fatta la chiesa e ingrandita la casa.

 

 

9

 

Istruzioni di S. Teresa di Gesù per la Priora di Soria

intorno al parlatorio, coro e ad altre cose di quel monastero[14]

 

Lavori che si devono fare in questa casa, assolutamente.[15]

L'intelaiatura al parlatorio con porticine, e inchiodarvi sopra i veli a guisa d'incerata, come nelle altre case. L'intelaiatura deve farsi con sottili sbarre di ferro o d'altra materia somigliante, messe così vicine da impedire che vi s'introduca la mano. Le porticine saranno discoste dalla grata poco meno di mezza vara;[16] si chiuderanno a chiave, e questa sarà custodita dalla M. Priora, la quale non aprirà che per le persone dichiarate nelle Costituzioni, cioè per i genitori e i fratelli. - Ciò si osservi rigorosamente.

Altre intelaiature con veli e chiave si pongano nel coro alto, ma senza sbarre. Queste invece si metteranno nel coro basso, come in parlatorio. Le grate siano come ho detto a voce, ciascuna pari alla metà di quelle già poste. Se ne metta un'altra nel mezzo. - Per ragione dell'altare credo sia meglio ingrandirle alquanto.

Si mettano dei mattoni nel coro alto e basso, e si faccia la scala, come ho combinato con Vergara.

Alle finestre della sala grande, dove si celebrava la

Messa, e alle altre del medesimo appartamento, è indispensabile metterci dei vetri con i rispettivi telai.

Nel coro alto, quando si potrà, si metta una grata: benché sia in alto, tuttavia, trattandosi di un monastero, è bene che abbia grata. Alla finestra del coro basso si metteranno sei sbarre, a meno che non si mettano prima della mia partenza, perché già pronte.

In nessun modo si ponga la ruota dalla parte del finestrino della comunione, ma dal lato opposto, e ciò per ragione dell'altare.

Il confessionale si faccia dove meglio parrà, con grata di ferro e velo inchiodato.

Come si sa, la chiavetta del comunicatorio deve custodirsi dalla M. Priora. E una volta messa la ruota, raccomando alla Priora, onerando la sua coscienza, che per nessun altro motivo si apra il comunicatorio fuorché per la comunione. Alla finestra di fronte al coro, nel corridoio di passaggio, si metta una inferriata stretta e lunga.

Le chiavi dei finestrini per parlare con la signora Donna Beatrice[17] si custodiscano presso la M. Priora. Vi si pongano dei veli, onde mandar via le serve di detta signora quando volessero presentarsi.

In virtù delle patenti rilasciatemi dal nostro Padre provinciale, proibisco, sotto tutte le pene e censure permessemi, che si parli per di là ad altra persona fuorché a Sua Signoria, alla signora donna Eleonora[18] e qualche volta alla signora donna Elvira, moglie del signore don Francesco.[19] A quest'ultima però raramente, perché ora il suo tratto non può essere che di persona recentemente sposata. Invece donna Eleonora sarà piuttosto di edificazione, come è stata finora.

Si faccia il possibile per compiacere e servire in tutto la signora donna Beatrice, com'è doveroso. Ella non solo non vorrà che si venga meno all'osservanza, ma sarà piuttosto di stimolo a maggiormente praticarla. Prima di accettare una postulante, si senta il suo parere: facendo così, non sbaglieranno mai. Altrettanto si dica di tutti gli affari d'importanza che si dovranno trattare con le persone di fuori.

Alle finestre prospicienti il giardino si mettano delle inferriate che impediscano di sporgervi la testa. Se non si possono di ferro, si mettano di legno, ma al più presto possibile.

Si faccia di tutto per costruire le celle nel modo che si è deciso: così piace alla signora donna Beatrice che se n'è assunto l'incarico. Si cerchi di non andar troppo per le lunghe, essendo esse tanto importanti per la vita religiosa, che, fino a quando non si saranno fatte non vi potrà essere buon ordine, come lei stessa non ignora. Ma in nessun modo si andrà a dormire e ad abitare prima che siano ben asciutte. Altrettanto si dica dei due cori, dopo messi i mattoni. Benché quello alto sia in buono stato, tuttavia, tenerlo così, vi possono essere degli inconvenienti, specialmente per dovervi mettere il fuoco.

Non si trascuri la fontana, essendoci già combinate con la signora, che lo farà molto volentieri.

Dopo Mattutino, si accenda una piccola lampada fino al mattino. È assai pericoloso star senza luce, per i molti inconvenienti che ne possono avvenire. Una lucerna con lo stoppino sottile è di pochissima spesa, mentre assai grave sarebbe il travaglio se alcuna si sentisse male e fosse al buio. Prego con insistenza la M. Priora di attenersi a questa pratica e a non mai trascurarla.

Questo scritto si conservi e si mostri al P. Provinciale quando verrà per la visita, affinché Sua Paternità veda se si è osservato.[20]

 

teresa di gesù

 

 

10

 

SULL'IMPIEGO DI UNA EREDITÀ

 

Perché non si cambi del tutto la volontà del signor Francesco de Salcedo, io so che sua intenzione era di dar prestigio a questa chiesa, in modo che mai cessasse di progredire e vi fosse onorato S. Paolo.[21] Per questo pospose il vantaggio che ne sarebbe venuto alla sua anima dalla celebrazione delle Messe, giacché intenzione e santità non gli mancavano per farle celebrare, se l'avesse voluto.

La chiesa, non essendo molto solida, se col tempo venisse a cadere, come suole avvenire anche con quelle fatte a volta, non si avrebbe con che ripararla.

Fare intervenire I' Ordinario dove non è stato incaricato, e cercare sussidi, don Francesco non l'ammetterebbe, se vivesse. Mi pare che ciò sia di gran danno al prestigio che S. Paolo può avere. Questo si ha con una buona costruzione. Una cappellania non ha importanza: così come vanno le cose, le Messe saranno molte ugualmente.

Non è poi un inconveniente aver dei ternari molto ricchi. Giacché vi si devono fare delle feste, non è bello andare ogni volta a chiederli in prestito. Se si facessero, non avanzerebbe molto denaro. Se poi avanzasse, si compirebbe meglio la volontà di don Francesco con ingrandire la chiesa e farvi la volta. Siccome ad Avila non ce ne sono altre in onore di S. Paolo, sarebbe appunto bene ingrandirla per celebrare le sue feste.

 

 

11

 

SANTI DEI QUALI TERESA ERA PARTICOLARMENTE DEVOTA[22]

 

Nostro padre S. Giuseppe

S. Alberto

S. Cirillo

Tutti i santi dell'Ordine

Gli Angeli, specie il mio custode

I Patriarchi

S. Domenico

 

S. Girolamo

Il re Davide

S. Maria Maddalena

S. Andrea

I diecimila martiri

S. Giovanni Battista

S. Giovanni Evangelista

SS. Pietro e Paolo

 

S. Agostino

S. Sebastiano

S. Anna

S. Francesco

S. Chiara

S. Gregorio

S. Bartolomeo

Il Santo Giobbe

S. Maria Egiziaca

 

S. Caterina martire (d’Alessandria?)

S. Caterina da Siena

S. Stefano

S. Ilarione

S. Orsola

S. Elisabetta d’Ungheria

Il santo della “sorte” (sorteggiata S. Dorotea).[23]

S. Angelo

______________

tot. 32

 

 

12

 

Allocuzione tenuta da S. Teresa di Gesù alle monache dell'Incarnazione di Avila quando prese possesso del suo ufficio di priora 6 ottobre 1571[24]

 

Signore, Madri e Sorelle mie! Il Signore, per la voce dell'obbedienza, mi ha inviata a questa casa per assumervi una carica che io ero tanto lungi dal pensare quanto dal meritare.

Questa elezione mi fu di grande sbigottimento, non soltanto per vedermi chiamata ad un ufficio che non saprò adempiere, ma più perché le Vostre Reverenze sono state private del diritto di procedere liberamente all'elezione e hanno avuto una Priora non di loro gusto e volontà, senza poi dire che una tal Priora farà già molto se riuscirà a imitare le grandi virtù dell'ultima che qui si trova.

Vengo solo per servirle e compiacerle in tutto quello che potrò e spero che il Signore mi aiuterà. Quanto al resto, ognuna di loro mi può dar lezioni per correggermi. Perciò, Signore mie, vedano che cosa posso fare per ciascuna di loro: se occorre, darò volentieri anche il sangue e la vita.

Sono figlia di questa casa e sorella vostra, reverende Madri. Conosco il carattere e i bisogni di tutte, o almeno della maggior parte. - Perché quindi riguardare come estranea chi per tanti titoli appartiene a questa casa?

Non temano nulla dal mio governo. Benché abbia governate le Carmelitane Scalze e sia vissuta fra loro fin adesso, so pure per misericordia di Dio come dirigere quelle che non lo sono. Mio desiderio è che serviamo il Signore con soavità, e che per amor di Lui, a cui molto dobbiamo, facciamo il poco che le nostre Regole e Costituzioni ci comandano. Conosco la nostra debolezza e so che è grande. Se non arriviamo a tutto quello che è prescritto, abbiamone almeno il desiderio, e il Signore, che è misericordioso, farà in modo che le nostre opere giungano, a poco a poco, a conformarsi all'intenzione e al desiderio.

 

teresa di gesù

carmelitana

 

 

13

 

RISPOSTA DI S. TERESA A UNA SFIDA SPIRITUALE[25]

 

Visto il cartello di sfida, le nostre forze non ci parvero sufficienti per entrare in campo con sì valorosi ed esperti cavalieri: essi avrebbero sicura vittoria, lasciandoci spoglie di ogni nostro bene e scoraggiate forse a tal punto da non far più neppure il poco che possiamo. Ciò considerato, nessuna volle firmarlo, e meno di tutte Teresa di Gesù. - Questa è la pura verità, senz'ombra di finzione.

Però, ci accordammo di mettere a prova le nostre forze, esercitandoci per qualche tempo in codeste cortesie, nella speranza di poter firmare il cartello fra qualche giorno, con l'aiuto e il favore dei valorosi che vogliono partecipare al torneo.

Ma ciò dev'essere a condizione che il mantenitore,[26] anziché fuggire la lotta tenendosi nascosto nelle sue caverne, discenda nel campo di questo mondo dove noi siamo. Potrà essere allora che, vedendosi in continua guerra, obbligato a non mai lasciare le armi, né a cessare di tenersi in guardia, senza mai un momento di tranquillo riposo, calerà di baldanza, perché fra una cosa e l'altra vi è gran differenza, come dal dire al fare; e noi qualche cosa ne sappiamo.

Esca dunque dal suo delizioso soggiorno, esca pure con i suoi compagni, che forse non tarderanno ad esser tutti travolti e rovesciati per terra in modo d'aver bisogno che qualcuno li aiuti a sollevarsi.

È terribile esser sempre in pericolo, carichi di armi e senza nutrimento. Perciò il mantenitore, che si è provveduto abbondantemente, ci mandi le vettovaglie promesse, perché, se ci prende per fame, non ne avrà molta gloria né grande vantaggio.

 

***

 

I cavalieri e le figlie della Vergine che pregheranno ogni giorno il Signore per conservare nella sua grazia suor Beatrice Juarez ed ottenerle di non parlare senza prima riflettere e di cercare in tutto la gloria di Dio, riceveranno due anni di meriti da essa acquistati curando malattie assai penose.

Suor Anna de Vergas dichiara che, se i detti cavalieri e fratelli domanderanno al Signore di liberarla da una contraddizione in cui si trova e di darle umiltà, donerà loro, una volta esaudita, il merito che ne acquisterà.

La Madre Sottopriora dice che, se le ottengono da Dio di rinunciare alla propria volontà, darà loro due anni dei suoi meriti. - Si chiama Isabella della Croce.

Suor Sebastiana Gomez dice che a quello dei suddetti cavalieri che guarderà tre volte al giorno il crocifisso in memoria delle tre ore passate da Nostro Signore sulla croce, e le otterrà di vincere una forte passione che la tormenta, cederà il merito che ne avrà se con l'aiuto di Dio riuscirà a superarla.

La Madre Maria de Tamayo, a quel cavaliere che reciterà tutti i giorni un Pater ed Ave per ottenerle sommissione e pazienza in una certa sua malattia, darà la terza parte dei meriti che acquisterà in essa ogni giorno. - Si tratta di una malattia gravissima è più di un anno che non può parlare.

Suor Anna della Miseria dichiara ai cavalieri e alle figlie della Vergine di cedere ad essi il merito che acquisterà innanzi a Dio piangendo le mancanze commesse nel suo servizio, se in considerazione della povertà in cui Gesù Cristo nacque e morì, le otterranno povertà interiore, come ha promesso.

Suor Isabella di S. Angelo, a quei cavalieri e figlie della Vergine che faranno compagnia al Signore nelle tre ore passate sulla croce prima di morire e le otterranno da Dio la grazia di osservare con perfezione i tre voti, dichiara che li renderà partecipi dei meriti che ha acquistati con le sue pene interiori.

Suor Beatrice Remòn darà un anno dei suoi meriti ai cavalieri e alle figlie della Vergine che pregheranno ogni giorno per ottenerle umiltà ed obbedienza.

Suor Maria de la Cueva dona tre anni dei suoi meriti ai cavalieri ed alle figlie di Nostra Signora che domanderanno per lei ogni giorno fede, luce e grazia. - So che è molto, perché soffre grandi pene interiori.

Suor Maria di S. Giuseppe dice che darà un anno dei suoi meriti a quello dei suddetti cavalieri che le otterrà da Dio umiltà ed obbedienza.

Suor Caterina Alvarez, a chi le otterrà da Dio di ben conoscere se stessa, cederà il merito di quanto ha sofferto in un anno. - Ha sofferto molto.

Suor Eleonora de Contreras, ai cavalieri e alle sorelle che domanderanno a Nostra Signora di ottenerle da suo Figlio la grazia di servirlo e perseverare, promette di recitare per essi la Salve Regina tre volte al giorno fino al termine di sua vita. Però anch'essi dovranno pregare per lei ogni giorno.

Suor Anna Sanchez dice che per ogni cavaliere o figlia della Vergine che domanderà a Dio ogni giorno di concederle il suo amore, reciterà tre volte al giorno l'Ave Maria in onore della purità della Madonna.

Suor Maria Gutierrez, a quello dei sopraddetti cavalieri che pregherà per ottenerle un perfetto amore di Dio e la grazia della perseveranza, dice che lo metterà a parte dei meriti che acquisterà innanzi a Dio.

Suor Maria Cimbròn cede ai suddetti una parte di quanto ancora patirà, purché preghino ogni giorno per ottenerle una buona morte. È già da tempo che non può muoversi da letto: la sua fine non può essere lontana.

Suor Ines Diaz, per quello dei suddetti cavalieri che pregherà ogni giorno per ottenerle di partecipare ai dolori sofferti dalla Vergine sotto la Croce, reciterà tutti i giorni cinque Pater ed Ave.

Suor Giovanna di Gesù, ai cavalieri e alle sorelle suddette che pregheranno ogni giorno per ottenerle da Dio la contrizione dei suoi peccati dice che li metterà a parte delle molte pene e umiliazioni che per essi ha sofferto, veramente grandi.

Suor Anna de Torres dice che darà loro tutti i suoi meriti di quest'anno, purché preghino ogni giorno affinché il Signore le conceda, per gli spasimi della sua crocifissione, di arrivare a ben servirlo e ad acquistare obbedienza.

Suor Caterina de Velasco, a quello dei suddetti cavalieri che le domanderà dal Signore, per il tormento da Lui sofferto quando l'inchiodarono alla croce, la grazia di non più offenderlo e di far prosperare il nostro Ordine, dice che lo metterà a parte di ciò che guadagna trattenendosi per alcun tempo ogni giorno ai piedi di Nostra Signora. - Vi si trattiene per molto tempo.

Suor Girolama della Croce per quello dei suddetti cavalieri che le domanderà umiltà, pazienza e luce per ben servire il Signore, reciterà tre volte al giorno il Credo, e gli cederà un anno di ciò che ha meritato soffrendo. Ma deve pregare ogni giorno.

Un soldato di ventura[27] dice che se il maestro del campo gli otterrà da Dio la grazia di cui ha bisogno per servirlo perfettamente in ogni comando dell'obbedienza, gli farà dono di tutto il merito che acquisterà praticando per un anno detta virtù.

Suor Stefania Samaniego, per i cavalieri e le figlie della Vergine che pregheranno Nostro Signore a concederle di servirlo e di non più offenderlo, e le otterranno mansuetudine e ardore di fede, reciterà ogni giorno la preghiera del nome di Gesù[28] e darà loro un anno di quanto ha meritato nelle sue malattie e tentazioni.

Suor Antonia del Aguila dona la terza parte dei meriti che ha guadagnato in tutte le pene e le malattie della sua vita ai cavalieri e alle figlie della Vergine che si ricorderanno ogni giorno - almeno per poco - di ciò che la Madonna ha sofferto, e pregheranno per un gran bisogno dell'anima sua, per la salute della nostra Madre Priora, Teresa di Gesù, e per la prosperità del nostro Ordine.

Teresa di Gesù, poi, al cavaliere della Vergine che una volta al giorno prenderà la ferma risoluzione di sopportare per tutta la vita un Superiore assolutamente inetto, vizioso, ghiottone e del peggior carattere possibile, dona la metà dei meriti che nello stesso giorno acquisterà con la comunione e con le sue molte sofferenze, benché in fondo non siano gran cosa. Egli però dovrà considerare la umiltà con cui Nostro Signore stette innanzi ai suoi giudici, e come sia stato obbediente sino alla morte di croce. - L'impegno è per un mese e mezzo.

 

 

14

 

Promemoria per quello che si deve fare a Caravaca[29]

 

Appena arrivata, si chiuda in casa, e più nessuno vi entri. Fino a quando non si saranno poste le grate, si parli da qualche apertura del luogo dove esse si dovranno mettere, oppure dalla ruota. - Da parte sua procuri che si mettano presto.

Prima che si dica la Messa, voglio dire che si prenda possesso della casa, bisogna mettere la campana, e fare che un avvocato veda le scritture con le quali codeste signore[30] stabiliscono la rendita per il monastero. Mostri poi le patenti del reverendissimo nostro Padre che ha con sé, e in virtù della sua autorizzazione e del potere che io le ho dato, accetti il monastero senza alcun onere, né obbligo di cauzione, né qualsivoglia altra condizione, perché così si è stabilito nelle scritture.

Stese le scritture, il P. Vicario fr. Ambrogio[31] vedrà se saranno ben fatte. Lei le firmerà con codeste signore, e si porrà il SS. Sacramento.

Avverta che nelle scritture si faccia rilevare la licenza di Sua Maestà.[32] Quanto a quella del Vescovo, credo che non occorra.

Per la presa di possesso bisogna suonare a Messa la campana. Non è necessario benedire la chiesa, perché non è nostra.

Preso possesso della casa, codeste signore potranno vestire l'abito quando vorranno.

 

teresa di gesù

 

 

15

 

Critica di S. Teresa intorno a vari scritti sulle parole: «Cercati in me»[33]

 

J. H. S.

 

Se l'obbedienza non mi obbligasse, non risponderei affatto, guardandomi bene dall'apportarvi il mio giudizio, per certe mie ragioni particolari: non già però, come dicono le sorelle di costì, perché fra i concorrenti vi sia mio fratello, quasi che il mio affetto per lui mi debba far mancare alla giustizia. Voglio molto bene a tutti, perché tutti mi hanno aiutata a sopportare i miei travagli. Anzi, mio fratello è venuto per ultimo, quando ormai eravamo alla fine del calice, sebbene anch'egli ne abbia avuta la sua parte e sia per averne ancora, col favore di Dio.

Mi dia grazia il Signore di non dir nulla che mi meriti d'esser denunziata all'Inquisizione, per aver la testa assai stanca, in seguito alle molte lettere e a varie cose che ho dovuto scrivere da ieri sera a questo punto. Giacché l'obbedienza può tutto, bene o male farò come lei comanda. - Avrei voluto divertirmi un poco con questi scritti, ma devo obbedire.

 

***

 

DI DON FRANCESCO DE SALCEDO. - A quanto pare, le parole in questione sono dello Sposo delle anime che dice: Cercati in me. E ciò basta per concludere che sbaglia il signor Francesco de Salcedo nel ripetere con tanta insistenza che Dio si trova in ogni cosa. Lo sa bene lo Sposo che Dio si trova in ogni cosa! ...

Parla molto d'intelletto e di unione. Ma è risaputo che nell'unione l'intelletto non discorre. E se non discorre, come può cercare? Mi piacque molto l'espressione di Davide: Ascolterò quello che Dio dice in me.[34] E veramente degna di stima è la pace che allora godono le potenze, raffigurate dal popolo.

Ma ecco che già dimentico che devo soltanto criticare!

Dico quindi che quell'interpretazione non è a proposito, perché il testo in questione non dice: ascoltiamo, ma: cerchiamo.

Ma v'è di peggio, e se il signor de Salcedo non si ritratta, lo denunzierò all'Inquisizione, mia vicina. Non cessa di ripetere: Questo è di S. Paolo, quest'altro dello Spirito Santo; e poi conchiude col dire che il suo scritto è ripieno di sciocchezze. Si disdica al più presto, altrimenti vedrà cosa gli capita! ...

 

del padre giuliano d’avila. - Comincia bene e finisce male: perciò la palma non è per lui. Qui non gli si domanda come la luce increata si unisca alla creata, ma soltanto come cercarci in Dio. Non gli domandiamo neppure ciò che l'anima sperimenta quando è perfettamente unita al suo Creatore, né come possa giudicarne la differenza stando unita a Lui. Sono questioni a cui mi pare che allora l'intelletto non possa attendere. Se lo potesse, comprenderebbe pure, e molto bene, la differenza che passa fra il Creatore e la creatura.

Dice ancora: quando l'anima è purificata. Ma qui, secondo me, non vi sono né virtù, né purificazioni che bastino, perché si tratta di una grazia soprannaturale, data da Dio a chi vuole. Se qualche cosa ci può ad essa disporre, non è che l'amore. Ma io gli perdono questi sbagli, perché, se non altro, ha il merito di non essere così prolisso come il mio Padre fr. Giovanni della Croce.

 

del padre giovanni della croce. - La sua risposta contiene un . a dottrina così eccellente che servirebbe a meraviglia per chi volesse fare gli esercizi della Compagnia di Gesù, ma qui è fuor di luogo. Saremmo ben da compiangere se non potessimo cercare Dio che dopo d'esser morti al mondo! La Maddalena, la Samaritana, la Cananea erano forse morte al mondo quando trovarono il Signore?

Si diffonde sulla necessità di unirsi a Dio e di farsi una cosa sola con Lui. Ma quando ciò avviene, quando Dio concede a un'anima questa grazia, non si può più dire che essa cerca Dio, perché l'ha già trovato. Dio mi liberi da gente così spirituale che vuol ridurre ogni cosa, a proposito o a sproposito, alla contemplazione perfetta! Tuttavia bisogna essergli riconoscenti per averci così bene spiegato ciò che mai gli abbiamo chiesto. - Ecco perché è bello parlar sempre di Dio: se ne ritrae profitto anche allora che non se l'aspetta.

 

DEL SIGNOR LORENZO DE CEPEDA, SUO FRATELLO. - Ciò è avvenuto al Signor Lorenzo de Cepeda, che noi ringraziamo di cuore per i suoi versi e la sua risposta. Ha detto più di quello che sapeva, e in grazia del buon umore che ci ha procurato, gli perdoniamo volentieri la poca umiltà d'essersi messo in cose così alte, come lui stesso ne conviene nella sua risposta. Gli perdoniamo per il bel consiglio che impartisce, senz'esserne richiesto, di darsi all'orazione di quiete, come se questa dipendesse da noi. E dire che già conosce a quali pene si condanni chi vuol fare così! Piaccia a Dio che, stando egli sì vicino al miele, gliene rimanga appiccicata qualche stilla![35] Il suo lavoro mi ha fatto proprio piacere, benché veda anch'io che ha tutte le ragioni di chiamarsene confuso.

 

***

 

Insomma, non si può decidere quale di questi scritti sia il migliore senza commettere ingiustizia, perché nessuno è immune da difetti. Vostra Signoria dica agli autori che si correggano. E forse farei bene a correggermi anch'io per non somigliare a mio fratello nella poca umiltà. Questi signori sono tutti così divini che si sono perduti per aver preteso d'intravedervi un senso troppo alto. Come ho notato più sopra, non si direbbe mai a un'anima di cercare Dio quando avesse la grazia d'essergli unita, perché già l'avrebbe.

Le bacio ripetutamente le mani per il favore che mi ha fatto con la sua lettera; e, per non infastidirla di più con le mie sciocchezze, permetta che per ora non le risponda.

Indegna serva e suddita di Vostra Signoria.

 

teresa di gesù

 

 

 

 

16

 

Brevi parole dette da S. Teresa alle sue figlie nell’uscire dal monastero di Valladolìd, tre settimane prima di morire[36]

 

Figliole mie, parto da questa casa molto consolata per la perfezione che vi vedo, la povertà e la carità che unisce le une alle altre. Se continueranno così, il Signore non mancherà di aiutarle.

Ciascuna faccia del suo meglio perché non si manchi in nulla alla perfezione della Religione. Si guardino dal compierne gli esercizi per abitudine, e cerchino di far atti eroici, ogni giorno più perfetti.

Procurino di nutrire grandi desideri, ché molti sono i vantaggi che ne derivano, anche se non si possono attuare.

 

 

17

 

Ultime parole dette da S. Teresa alle sue figlie prima di morire[37]

 

Figliole e signore mie, mi perdonino il mal esempio che ho dato e non imparino da me che sono stata la più grande peccatrice del mondo, colei che peggio di tutte ha osservato la Regola e le Costituzioni. Le supplico per amor di Dio, figliole mie, di osservarle con la maggior possibile perfezione e di obbedire ai Superiori.

 

 

18

 

Pensieri scritti da S. Teresa sopra una pagina del suo breviario[38]

 

Imparate da me che sono mite ed umilÈ[39]

 

Dice S. Girolamo: Il vero martirio non sta soltanto nello spargimento del sangue, ma anche nella piena astensione dal peccato, nella fedeltà e nell'osservanza dei comandamenti di Dio. Martirio è anche sopportare con pazienza le avversità.[40]

Il valore della nostra volontà dipende dalla sua unione alla volontà di Dio, in modo che non voglia se non quello che Dio vuole. - È una gloria possedere questa carità in tutta la sua perfezione!...

 

***

 

È di antica Costituzione che nel giorno della vestizione e professione religiosa le monache si accostino alla comunione.[41]

 

***

 

PENSIERI PER CAVAR PROFITTO DALLE PERSECUZIONI E DALLE INGIURIE

 

Considerare che prima di me offendono Dio, perché quando io ne ricevo il colpo, Nostro Signore è già stato offeso con il peccato.

Chi ama veramente lo Sposo deve cercare d'esser tutta di Lui, senza voler nulla per sé. Se Egli sopporta quell'ingiuria, perché non la sopporteremo anche noi? Dovremmo affliggercene unicamente per l'offesa che ne risulta a Sua Maestà. Quanto a noi, le ingiurie, ci toccano, non già nell'anima, ma solo in questo corpo di fango che ha meritato di soffrire ben altro.

O morire o patire: ecco quali devono essere i nostri desideri.

Nessuno è tentato più di quello che può sopportare.[42]

Nulla succede senza che Dio lo voglia. - Padre mio, cocchio d'Israele e suo auriga! disse Eliseo ad Elia.[43]

 

***

 

Antioco, in punizione dei suoi molti peccati, mandava un sì orribile fetore che né lui, né i suoi cortigiani potevano sopportarlo.[44]

La confessione è per accusare i propri difetti e peccati, non per manifestare le virtù o le altre cose di orazione. Queste, in caso, si possono dire a chi se n'intende. La religiosa manifesti la propria necessità alla Priora. Ella l'esamini e decida come meglio conviene. Un ignorante di cose spirituali, dice Cassiano, è come uno che non ha mai visto e non sa che gli uomini possono nuotare: quando ne vede uno gettarsi in un fiume, pensa che voglia affogarsi.

Il Signore volle che Giuseppe parlasse e facesse conoscere ai suoi fratelli la visione avuta, malgrado le terribili prove che gliene dovevano venire.[45]

Il timore che l'anima sperimenta quando Dio le vuol fare qualche grande favore, è un timore riverenziale che s'impadronisce dello spirito, simile a quello dei ventiquattro vegliardi di cui parla la Scrittura.[46]

Non si pecca mai senza saperlo. Se Dio non permise che quel re peccasse con la moglie di Abramo, fu perché credeva che ella fosse, non sua moglie, ma sua sorella.[47]

 

***

 

Quando le potenze dell'anima sono sospese, e ci si presentano certe necessità da raccomandare a Dio, si può credere che esse ci siano suggerite da qualche angelo, perché, come dice la Scrittura, un angelo sta innanzi a Dio per incensarlo e offrirgli le nostre suppliche.

 

 

 

 

 

II

Le Poesie

 

elenco delle poesie

 

 

Desiderio del cielo

 

Nelle mani di Dio

 

Sopra queste parole della Cantica: Dilectus meus mihi, et  ego illi.

 

Colloquio amoroso

 

Felicità di chi ama Dio

 

Innanzi alla bellezza di Dio

 

Lamenti dell'esilio

 

Cercando Dio

 

Massime

 

Verso la patria

 

Nel Natale di Gesù

 

Nel Natale di Gesù

 

Per il Natale di Gesù

 

Nella notte di Natale

 

Per la circoncisione del Signore

 

Per la festa della Circoncisione

 

Per la festa dell'Epifania

 

Alla croce

 

Il cammino della croce

 

Abbracciate alla croce

 

A S. Andrea

 

A S. Ilarione

 

A S. Caterina martire

 

Per la vestizione di Suor Girolama dell'Incarnazione

 

Per la velazione di Suor Isabella degli Angeli

 

Per la professione di Suor Isabella degli Angeli

 

Per professione

 

Per professione

 

Per professione

 

Per professione

 

Contro certi animaletti impertinenti

 

 

 

1

 

Desiderio del Cielo

 

 

Vivo, ma in me non vivo,

e tanto è il ben che dopo morte imploro

che mi sento morir  perché non môro.[48]

____________________

 

Più in me non vivo e giubilo,

vivo nel mio Signore.

Per sé mi volle; e struggomi

or per intenso ardore.

Gli detti il cuor, e in margine

scrissi con segni d'oro:

Môro perché non môro.

 

L'alto d'amore incendio

di cui prigion son io,

dié libertà al mio spirito,

e mio prigion fé Iddio.

Ma nel pensarmi despota

di Quei che bramo e adoro.

Môro perché non môro.

 

Quanto è mai lunga all'esule

quest'affannosa vita!

Quanto mai duri i vincoli

che m'hanno ormai sfinita!

Mentre n'attendo l'esodo,

immenso è il mio martoro:

Môro perché non môro.

 

Oh, com'è triste vivere

lungi da te, mio Dio!

Se amar è dilettevole,

lungo sperar è rio.

Troppo pesante è il carico,

troppo, Signor, m'accoro:

Môro perché non môro.

 

La speme sol m'allevia

d'avere un dì a morire,

ché col morir eterea

vita verrò a fruire.

Morte che a vita susciti,

non ritardar! t'imploro!

Môro perché non môro.

 

Non mi tradir! Fortissimo -

vita, ricorda - è amore.

Puoi guadagnar col perderti.

Cedi! Per te è migliore.

Morte, orsù, dunque, affrettati,

scocca il tuo dardo d'oro!

Môro perché non môro.

 

Quella che in ciel tripudia,

quella è la vita vera;

ma poiché invan raggiungerla

senza morir si spera,

morte, crudel non essere,

dammi il Tesor che imploro!

Môro perché non môro.

 

Per Quei che m'è nell'anima

che posso fare, o vita,

se non te stessa perdere

e andare in Lui smarrita?

Vo' tal lucrosa perdita,

vo' il sommo Ben che adoro:

Môro perché non môro.

 

 

 

2

 

Nelle mani di Dio

 

Sono nata per Te, per Te è il mio cuore.

Dimmi che vuoi da me, dimmi, Signore!

_______________

 

Sapienza eterna, Altezza inaccessibile,

Signor dell'alma mia,

non ti sdegnar se, del suo nulla immemore,

oggi il mio cuor vorria

a Te dolce innalzare inno d'amore.

Dimmi che vuoi da me, dimmi, Signore!

 

Son tutta tua; la tua bontà ineffabile

m'ha dal nulla creata,

 

L'alma, se vuoi, di gioia inalterabile

oppur d'assenzio inonda;

devozione, orazione, ratti ed estasi

o siccità profonda;

nel tuo volere trova pace il cuore:

Dimmi che vuoi da me, dimmi, Signore!

 

Sia che il mondo per sapienza illumini

o per stoltezza attristi,

sia che giorni d'abbondanza attendanmi

o d'ogni ben sprovvisti,

inalterato t'avrò sempre amore.

Dimmi che vuoi da me, dimmi, Signore!

 

Se vuoi che vita spensierata godami,

vo' qui per Te gioire;

se vuoi che assidua nel lavor m'estenui,

vo' nel lavor morire:

quanto a Te piace, tutto accetta il cuore:

Dimmi che vuoi da me, dimmi, Signore!

 

Vengan gli strazi del Calvario o vengano

pur del Tabòr gli incanti;

goda, Giovanni, sul tuo petto, o spasimi,

Giobbe, fra pene e pianti;

vite frondosa o sterpo senz'umore:

Dimmi che vuoi da me, dimmi, Signore!

 

Giuseppe per calunnia chiuso in carcere

o vicerè d'Egitto;

Davidde sovra il trono e nella gloria

o per deserti afflitto;

Giona nel pesce o accolto banditore:

Dimmi che vuoi da me, dimmi, Signore!

 

Parli oppur taccia, inaridisca o prodiga

frutti in fecondo seme

di terror la tua legge inondi l'anima

o di gioconda speme:

per Te soltanto pulserà il mio cuore:

Dimmi che vuoi da me, dimmi, Signore!

 

Sono nata per Te, per Te è il mio cuore.

Dimmi che vuoi da me, dimmi, Signore!

 

m'ha redenta e chiamata in questo ospizio,

ed io fui sempre ingrata!...

Ma di dannarmi mai ti resse il cuore...

Dimmi che vuoi da me, dimmi, Signore!

 

Che cosa vuoi, o mio Signor, che faccia

per Te quest'alma mia,

sì incapace ad oprar, sì miserabile,

sì peccatrice e ria?

Eccomi quivi ai piedi tuoi, mio Amore:

Dimmi che vuoi da me, dimmi, Signore!

 

La mia vita, il mio cuor, il corpo e l'anima,

quanta, Signor, io sono,

tutto ai tuoi piedi, o Sposo mio dolcissimo,

tutto depongo e dono,

ed in ostia mi sacro a Te d'amore.

Dimmi che vuoi da me, dimmi, Signore!

 

Vita o morte, trionfo oppur infamia,

infermità o salute,

sia che in pace Tu mi voglia o in orride

pene continue e acute,

tutto accetta e gradisce questo cuore:

Dimmi che vuoi da me, dimmi, Signore!

 

Dammi ricchezza o povertà riservami,

inferno dammi o cielo,

vita sepolta fra più dense tenebre

o sole senza velo:

a tutto mi sommetto, o dolce Amore:

Dimmi che vuoi da me, dimmi, Signore!

 

 

 

3

 

Sopra queste parole della cantica: «Dilectus meus mihi, et ego Illi»

 

Tutta m'offersi e rinnovata fui:

il Diletto è per me, e io per Lui.

___________

 

 

Quando il dolce Cacciatore

tese l'arco alla frecciata,

fra le braccia dell'amore

caddi in pieno vulnerata.

Ma ripresi nuovo brio;

e un tal foco m'arse in petto

ché il Diletto è tutto mio

ed io tutta del Diletto.

 

Mi colpì d'una saetta

infocata dall'amore,

onde l'alma stretta stretta

si congiunse al suo Signore.

Or null'altro qui desìo;

per Lui solo è qui il mio affetto,

ché il Diletto è tutto mio

ed io tutta del Diletto.

 

 

4

 

Colloquio amoroso

 

 

- Se l'amore, Signor, che mi portate

è pari a quello che vi porto anch'io,

perché m'indugio? perché mai, Signore,

v'indugiate pur Voi?[49]

 

- Alma diletta,

di' che vuoi da me?

- Null'altro, o Dio,

null'altro che vedervi.

- E per qual dubbio

tanto or t'affanní?

- Temo, Signor mio,

non forse per mia colpa v'abbia a perdere.

 

Quando un'alma è raccolta tutta in Voi,

che può mai far se non amarvi, e immersa

in sempre novi ed irrompenti incendi,

ritornare ad amarvi e mai cessare?

 

Un amore, Signor, che mai s'attenui

vi domanda con pianti l'alma mia.

Fate, Signor, che tanto lieta sia

da trovare a suo nido il vostro cuor.

 

 

5

 

Felicità di chi ama

 

Libero e lieto è il cuore innamorato,

che tutto e solo si concentra in Dio.

Per Lui rinuncia ad ogni ben creato,

per Lui si lascia in disdegnoso oblio.

Il suo pensiero è tutto in Lui sacrato,

ed Ei l'appaga in ogni suo desio.

Così, fra mezzo a questo mar sconvolto,

passa sereno nella pace avvolto.

 

 

6

 

Innanzi alla bellezza di Dio[50]

 

Bellezza incomparabile

ch'ogni bellezza anneri,

innanzi a Te che l'anima

senza ferir mi feri,

ogni terreno amore

non con rimpianto muore.

 

Nodo che insiem sì varie

cose congiunge e tieni,

deh! non ti sciôr! Se l'anima

stretta al suo Dio trattieni,

in gioie senza uguali

mutansi tosto i mali.

 

Quei che non è, all'Essere

che non ha fine unisci;

m'ami senza mio merito;

senza finir finisci.

Innanzi a Te, o Possente,

fai grande il mio niente.

 

 

7

 

Lamenti dell'esilio

 

Lungi da Te la vita è di dolore:

ansiosa in Te d'immergermi,

desidero morir, o mio Signore.

________

 

Cammino interminabile,

lungo e crudele esilio,

terra in cui debbo vivere,

soggiorno di periglio!

Signore amabilissimo,

concedimi d'uscire,

ché ansiosa in Te d'immergermi,

desidero morire.

 

Da Te lontana, l'anima

struggesi in duolo e in pianto:

la vita è triste e lugubre,

priva d'alcun incanto.

Ohimé! infelice e misera,

costretta qui a soffrire!...

Ansiosa in Te d'immergermi,

desidero morire.

 

Morte, benigna ascoltami,

soccorri a tante pene,

vibra i tuoi colpi amabili,

spezza le mie catene!

Che gioia, o Dilettissimo,

lassù con Te venire!...

Ansiosa in Te d'immergermi,

desidero morire.

 

L'amor terreno avvinghia

a questa triste vita,

ma l'alto amor etereo

verso quell'altra incita.

No, non si può più reggere:

altrove è il mio desire.

Ansiosa in Te d'immergermi,

desidero morire.

 

Questo terreno vivere

è un'iterata guerra:

la vera vita vivesi

oltre la grama terra.

Schiudi, Signor, l'empireo,

fammi con Te venire,

ché ansiosa in Te d'immergermi,

desidero morire.

 

Chi potrà mai dolersene

se questo fral perisce,

quando in tal modo acquistasi

il Ben che mai svanisce?

Amarti, amarti, o Amabile,

amarti e mai finire.

Ansiosa in Te d'immergermi,

desidero morire.

 

L'anima afflitta spasima

senza trovar ristoro.

Ma chi potria non piangere

lungi dal suo Tesoro?

Vieni, Signore, ascoltami,

non farmi più soffrire,

ché ansiosa in Te d'immergermi,

desidero morire.

 

Se con sottile astuzia

togliesi al suo elemento

il pesce muore e termina

ogni altro suo tormento.

Io qui invece struggomi

lungi da te a patire...

Ansiosa in Te d'immergermi,

desidero morire.

 

Invano, o Dio, ti supplico,

invan ti cerco e bramo:

ognora a me invisibile,

non senti che ti chiamo:

onde infiammata spasimo

mai stanca di ridire

ché ansiosa in Te d'immergermi,

desidero morire.

 

Quando nei candid'Azzimi

scendi nel petto mio,

tosto il pensiero angustiami

che poi n'andrai, mio Dio.

E allor diffusa in lacrime

altro non so che dire,

ché ansiosa in Te d'immergermi,

desidero morire.

 

Cessi, Gesù dolcissimo,

quest'aspra pena mia!

Appaghisi quest'anima

che Te, Signor, desia!

Fugate alfin le tenebre,

possa pur io gioire,

ché ansiosa in Te d'immergermi,

desidero morire.

 

Ma no, Signor! Innumeri

sono i miei falli rii:

è giusto che qui spasimi

che qualche cosa espii.

Alfin, però, i miei gemiti

degnati d'esaudire,

ché ansiosa in Te d'immergermi,

desidero morire.

 

 

8

 

Cercando Dio[51]

 

In me cerca te

e in te cerca me.

 

Con tanta grazia e diligenza Amore

in me ti seppe ritrattar, che al mondo

non mai s'avrà un così gentil pittore

che miglior opra possa in ciò compir.

 

Fosti dal nulla per amor creata,

bella, graziosa e nel mio cuor dipinta

Se ti smarrissi, o mia colomba amata,

cercati in me, ché ti potrai scoprir.

 

Ti scoprirai dipinta sul mio petto

sì ben al vivo e con sì dolci tratti

che in contemplarti tu n'avrai diletto,

grata all'eccelsa possa dell’amor.

 

Che se poi non sapessi ove cercarmi,

non vagare per monti o per foreste:

se veramente tu vorrai trovarmi,

cercami in te, dentro il tuo stesso cuor.

 

Tu sei l'ostello ov'io dimoro e dove

il mio riposo e il mio piacer rinvengo.

Non affannarti nel cercarmi altrove:

chiamami e tosto io sarò da te.

 

In ogni tempo e in qualsivoglia loco

pur io ti chiamo e di chiamar non lascio.

In me ti cerca, ed - oh, mirabil gioco! -

te pur con gioia troverai qui in me.

 

 

9

 

Massime[52]

 

Niente ti turbi - Niente t'attristi,

tutto dilegua - Dio non si muta,

con la pazienza - tutto t'acquisti,

manchi di nulla - se hai Dio nel cuor:

basta il suo amor.

 

 

10

 

Verso la Patria

 

Camminiamo verso il cielo,

monachelle del Carmelo!

___________

 

Cerchiam sempre pe '1 Signore

umiltà, disprezzo e gelo,

non la gloria, non l'onore,

monachelle del Carmelo!

 

Ci siam strette in obbedienza:

essa è in terra il nostro cielo.

Non facciamo resistenza,

monachelle del Carmelo!

 

Povertà!... È un'ampia via,

e il supremo Re del cielo

giù per essa un dì venìa,

monachelle del Carmelo!

 

Egli adesso a sé ci chiama:

su, corriam con cuore anelo,

ché ci aspetta, guarda ed ama,

monachelle del Carmelo!

 

Quei che al freddo e allo squallore

nacque avvolto in uman velo,

non temiam, arde d'amore,

monachelle del Carmelo!

 

Ed andremo ad arricchirci

ove duol, miseria e gelo

mai potranno intimidirci,

monacbelle del Carmelo!

 

Orsù, dunque, al Padre Elia

domandiam fortezza e zelo,

per schiacciar la carne ria

monachelle del Carmelo,

 

E, purgate d'ogni neo,

scenda doppio in noi - l'anelo -

l'alto spirto d'Eliseo,[53]

monachelle del Carmelo!

 

 

11

 

Nel Natale di Gesù[54]

 

Miti pastori sovra il gregge vigili

in questa notte algente,

udite: è nato un Agnellino in Bethlehem,

figlio del Dio vivente.

_____________

 

Nacque spregiato e povero,

badate a custodirlo,

prima che venga il perfido

lupo che vuol rapirlo.

- Dammi il bastone, Egidio:[55]

salviamo I' Innocente

figlio del Dio vivente!

 

- Ma come, or chiedo attonito,

potrà morir, s'è Dio,

straziato fra l'orribili

zanne del lupo rio?

- È Dio, ma insiem, ricordalo,

è uomo veramente,

figlio del Dio vivente!

 

- Perché così l'insidiano?

perché fra tanti duoli?

- Ah! ch'Ei si salvi! Tolgaci

la colpa, e al ciel rivoli!

- Ma no ! Se vuol redimerci,

soffra per noi, nascente

figlio del Dio vivente!

 

- Oh, com'è ver che scordasi

del duolo altrui chi gode!

Poco ti fa il suo strazio?

- Egli così la lode

di gran Pastore acquistasi.

- Ma è sempre l'Innocente

figlio del Dio vivente!

 

 

12

 

Nel Natale di Gesù

 

Oggi un fanciullo scese per redimerci

in questo basso chiostro:

è il Dio che tutto, onnipossente, modera

e insiem fratello nostro.

_________

 

Rotti d'Averno i vincoli,

ci ha tutti liberati,

e, fatto a noi più simile,

fratelli ci ha chiamati.

Ed Egli - oh amore ardente! -

è Dio onnipossente.

 

- Ma s'Egli è tal, non rendomi

ragion perché sì peni.

- Ei vuol che con giustizia

la pace si rimeni;

e il sangue suo innocente

dà, Dio onnipossente.

 

Io lo vidi, e in estasi

vidi sua Madre appresso.

- Ma come mai tra poveri

povero scese anch' Esso?

- È grande, pio, clemente,

è Dio onnipossente.

 

Ma queste vane chiacchiere

lasciamo, ormai, lasciamo!

Venne a morir per gli uomini,

pur noi con Lui moriamo.

Non gli neghiam mai niente,

perch'Egli è onnipossente.

 

 

13

 

Per il Natale di Gesù

 

Giacché quaggiù per dimostrarsi amabile

nacque per noi il Signore,

noi per rispondere ai suoi casti palpiti

moriam per Lui d'amore!

___________

 

Ci diede il Padre l'Unico

Figliolo suo divino:

in una grotta or eccolo

nato per noi bambino.

Or l'uom è a Dio più simile,

or giubila ogni cuore:

moriam per Lui d'amore!

 

Guarda, Lorenzo, e medita

quanto ci deve amare,

se sì innocente e tenero,

viene quaggiù a penare.

Ei lascia dell'empireo

la gloria e lo splendore:

moriam per Lui d'amore!

 

E tu, Pasqual, considera

che, già Signor del cielo,

scende tra noi sì povero

da non aver che un velo.

In povertà deliziasi:

sia nostro precettore!

moriam per Lui d'amore!

 

Ma, crudi e ingrati gli uomini

per tanti suoi favori

gli serberanno in premio

spine, croci e dolori.

Sì nera ingratitudine

m’ange e mi strugge il cuore:

moriam per Lui d'amore!

 

 

- Ma s'Egli è il Dio fortissimo,

come potran ciò ardire?

- Son crudi e ingrati gli uomini

e lo faran morire.

- Deh! allora, su, ascondiamolo!

- non vuol...

- Ei di dolore

e noi moriam d'amore!

 

 

14

 

Nella notte di Natale[56]

 

- Biagio, mio servo, guarda giù chi canta.

- Son angeli, signora! Sì, son angeli!

E tutto il cielo di candor si ammanta.

________

 

Vaga e palpita d'intorno

una dolce cantilena,

Biagio, ormai che si fa giorno,[57]

vieni e rapido mi mena

a veder la pastorella

che ha la voce così bella.

Biagio, mio servo...

 

Di che luce fulgoreggia!

Donde vien questa fanciulla?

Fra l'onor di qualche reggia

ebbe certo la sua culla.

- Essa è figlia dell'Eterno

e risplende in sempiterno.

Biagio, mio servo...

 

 

15

 

Per la Circoncisione del Signore[58]

 

Ei versa pianto e sangue,

Domenicuccio, e langue,

e non ne so il perché.

________

 

-Dimmi il perché, Domenicuccio, dimmelo:

perché con Lui, sì buono,

sì candido, sì bello e ancor sì tenero,

tanto crudeli sono?

 

- Arse per noi - e la ragion m'è incognita

di sacro, intenso amore.

- E cotanto per questo, o mio Domenico,

deve soffrir dolore?

 

Sì, perch'Ei vuole col suo crudo spasimo,

lavarci dal peccato.

- Oh, che Pastore amabile

benigno il ciel ci ha dato!

 

-E come brilla d'innocenza! Guardalo!

-M'han già detto ogni cosa

Biagio e Lorenzo. Amiamolo, Domenico,

amiamo '1 senza posa!

 

 

16

 

Per la festa della Circoncisione

 

C'è un fanciullo che piange e che li chiama:

accorri, Egidio! Va da Lui che t'ama!

_______________

 

Venne dal cielo in terra

per vincere la nostra cruda guerra;

ed ecco sangue va di già versando.

Accorri, Egidio, che ti sta chiamando!

 

Dato il suo grande amore,

non è molto s'or piange per dolore.

Ma lieto, a nostro esempio, va penando.

Accorri, Egidio, che ti sta chiamando!

 

La colpa nostra è grande,

se sangue così presto per noi spande!

Andiam da Lui, nel duol con Lui vegliando!

Accorri, Egidio, che ti sta chiamando!

 

Poteva stare in cielo...

ma uomo in mezzo a noi discese anelo,

e ardendo, qual leone, or va bramando.

Accorri, Egidio, che ti sta chiamando!

 

- Perché, Pasqual, sì gridi?

- Perché vo’ che nel petto amor annidi

per Quei che t’ama quivi al gel tremando.

Accorre, Egidio, che ti sta chiamando!

 

 

17

 

Per la festa dell'Epifania

 

Strana una stella - pe ‘l ciel si regge:

vada coi Magi - anche il mio gregge!

_________

 

Andiamo unanimi

lieti al Messia!

Tutta compiutasi

la profezia -

oh meraviglia! - in Lui si legge.

Vada coi Magi - anche il mio gregge!

 

Doni magnifici

ognun gli porti!

Maria rallegrisi

che Re sì forti

in Lui ravvisino - chi tutto regge.

Vada coi Magi - anche il mio gregge!

 

Lungi d'insistere,.

Lorenzo mio,

onde convincerti

se questi è Dio,

donagli il cuore - Ei te lo chiede.

Vada coi Magi - anche il mio gregge!

 

 

18

 

Alla Croce

 

Croce, dolcezza del mio cuor quaggiù,

splendi, fra tutti benvenuta, tu!

________

 

Sei la bandiera sotto cui chi pugna,

anche s'è infermo, si dimostra forte.

Tu sei la vita della nostra morte;

pago tu festi il gran Leon Gesù.

Splendi, fra tutti benvenuta, tu!

 

Chi te non ama, libertà non ama;

retto è il sentier che tu sorvegli e allumi;

e dell'ínferno i tenebrosi numi,

vinti, conquide l'alta tua virtù.

Splendi, fra tutti benvenuta, tu!

 

I lacci nostri il tuo potere infranse;

tolse dall'alme il nostro vero male.

Tu sei la gioia dell'esilio, e sale

chi per te sale, a tripudiar lassù.

Splendi, fra tutti benvenuta, tu!

 

 

19

 

Il cammino della Croce[59]

 

È la croce gioia e luce,

vita e via che al ciel conduce

________

 

 

Sulla croce, d'ogni cosa

sta il Signore,

sta la gioia pur se gemi

nel dolore:

essa allieta di sua luce,

essa è via  che al ciel conduce.

 

È una pianta da cui dolce

frutto pende;

e la Sposa che lo dice

se n'intende.

Piace molto al sommo Duce,

essa è via che al ciel conduce.

 

Essa ombreggia come olivo

questo suolo;

tempra l'olio che distilla

ogni duolo.

Essa l'alma mi seduce,

essa è via che al ciel conduce.

 

Pianta verde, sogno caro

della Sposa,

sotto cui col suo Diletto

si riposa:

tal la croce mi riluce,

essa è via che al ciel conduce.

 

Per chi il mondo e le sue offerte

fugge e aborre,

per chi gode in Dio ogni bene

sol riporre,

è la croce vita e luce,

essa è via che al ciel conduce.

 

Dacché l'unse col suo sangue

il Signore,

v'è la gioia nella croce,

v'è l'onore;

essa giubilo produce,

essa è via che al ciel conduce.

 

 

20

 

Abbracciate alla Croce[60]

 

Camminiamo verso il cielo,

monachelle del Carmelo!

______

 

Abbracciamoci alla croce

e seguiamo il Salvatore.

Obbedienti alla sua voce,

nostra luce, guida e amore,

noi marciamo verso il cielo,

monachelle del Carmerlo!

 

I tre voti sacrosanti

che voi liete professaste,

fugan noie amareggianti,

recan gioie immense e caste:

sono in terra il nostro cielo,

monachelle del Carmelo!

 

Il bel voto d'obbedienza!...

È il più grande e il più gradito.

Ma se fate resistenza,

sfiora e langue in pien ferito.

Ve ne guardi il Re del cielo,

monachelle del Carmelo!

 

Castità, celeste fiore!...

Deh! ne siate ognor gelose,

sempre unite col Signore,

come amanti e amate spose.

Non guardate che nel cielo,

monachelle del Carmelo!

 

Povertà!... Se attentamente

vien dovunque custodita,

è invidiabile sorgente,

d'ogni bene redimita.

Essa infine schiude il cielo,

monachelle del Carmelo!

 

Se seguiamo questa via,

il nemico vinceremo,

e in eterna compagnia

noi felici un giorno avremo

Quei che fece terra e cielo,

monachelle del Carmelo!

 

 

21

 

A S. Andrea[61]

 

Se soffrire per Te - tanta dolcezza dà,

vederti, o mio Signor, - che cosa mai sarà?

__________

 

Che sarà mai fra gli splendori eterei

Te contemplar, Signore,

se sol la croce nel veder tripudia

tanto ad Andrea il cuore?

Dolce è la croce, saporosi e amabili

i patimento per tuo amor sofferti:

ma che sarà il vederti?

 

Inoperoso non è mai, se accendesi

in cuor fedele, amore;

né per amor del suo Diletto stancasi

mai di pugnare il cuore.

Tu allor t'arrendi, ed in ambito premio

gli dài, Signor, di sempre più piacerti:

ma che sarà il vederti?

 

- Ma se la morte scende a tutti orribile,

perch'essa è a te sì grata?

- Essa mi schiude ad un più lieto vivere

la porta sospirata.

Signor, col sangue dei tuoi crudi spasimi

anche il più debole in leon converti:

ma che sarà il vederti?

 

O Croce santa, o per beltà ammirabile

Legno sacrato e pio,

spregiato un giorno, ma che poi stil Golgota

avesti a sposo un Dio,

ecco a te vengo, fra tue braccia accoglimi,

quantunque indegna di così goderti!

M'è giocondo il vederti!

 

 

22

 

A S. Ilarione[62]

 

Il mondo e i suoi bagliori

vinse un gentil guerriero:

tornate, o peccatori,

seguiamo il suo sentiero!

_______

 

Amiam la solitudine,

e non vogliam morire

senza acquistar di vivere

vivendo in povertà.

Per Lui che tali amori

ebbe, gentil guerriero,

tornate, o peccatori,

seguiamo il suo sentiero!

 

Con possa non mai logora

inferocì in se stesso;

vinse l'inferno, e giubila

or per l'eternità.

Son facili i rigori

con sì gentil guerriero.

Tornate, o peccatori,

seguiamo il suo sentiero!

 

Non d'altro consolavasi

che della nuda croce;

non uom con cui dividere

l'ansie dei tristi dì.

Dié gioie, dié splendori

la croce al pio guerriero.

Tornate, o peccatori,

seguiamo il suo sentiero!

 

Cessate ormai l'angustie

del prolungato verno,

a primavera eterea

ebbro d'amor salì.

Oh, gli invidiati onori

ch'or gode il pio guerriero!

Tornate, o peccatori,

seguiamo il suo sentiero!

 

 

23

 

A S. Caterina martire[63]

 

Tu, che tanto d'amor bruciasti, o Pia,

a noi modello e protezion tu sia!

____________

 

Pur bimba, il Signore

scegliesti a tuo Sposo,

ardendo d'amore,

fuggendo il riposo.

La croce chi teme,

la vita cui preme,

sia lungi da te!

 

Guardate, o codardi,

codesta donzella,

che senza ritardi,

sì ricca, sì bella,

si dona alle pene

per pura al suo Bene

serbare la fé!

 

Ma senza lo Sposo

qui viver non regge.

Nel duolo riposo

sol trova; ed elegge

fra strazi crudeli,

per viver nè cieli,

morire quaggiù.

 

Or noi che vogliamo

con lei tripudiare,

con lei non cessiamo

pur noi di penare.

Se crudo è il dolore,

lo tempri l'amore,

lo tempri Gesù.

 

 

24

 

Per la vestizione di suor Girolama dell'Incarnazione[64]

 

- In questo porto, amabile

donzella, chi vi mena,

su dalla valle orribile

di spine e fango piena?

- Iddio clemente e forte

e la mia buona sorte.

 

 

25

 

Per la Relazione di suor Isabella degli Angeli

 

 

Vi si diede, sorella, questo velo

acciocché sempre voi quaggiù vegliate.

Esso è la strada che vi guida al cielo,

perciò, vi prego, non vi trascurate!

________

 

Sì, questo vel ch'è sì grazioso e lieve

vi dice di vegliar: e a ciò v'esorto,

perché lo Sposo, quasi ladro accorto,

verrà quando voi meno lo pensate:

perciò, vi prego, non vi trascurate!

 

Non sa nessuno in qual istante venga,

se alla prima vigilia o alla seconda.

Se non state sull'erta tremebonda,

vi ruban pur il ben di cui vi ornate:

perciò, vi prego, non vi trascurate!

 

Sempre vi splenda nella destra accesa

la lampada, qual vergine prudente;

sían cinti i lombi, le pupille attente,

perché altrimenti, ohimé! pericolate:

perciò, vi prego, non vi trascurate!

 

Olio con voi portate in abbondanza,

olio, dico, d'azioni sante e degne,

senza del qual la lampada si spegne

e fuori nelle tenebre restate:

perciò, vi prego, non vi trascurate!

 

Nessuna allora vi darà del suo.

Lo Sposo intanto inizierà il banchetto.

Chiusa la porta, non si dà più aspetto,

non s'apre più, neppur se voi bussate:

perciò, vi prego, non vi trascurate!

 

Dunque, sorella, state in guardia sempre,

sempre fedele ai vostri voti odierni,

e un giorno andrete nei tripudi eterni

presso lo Sposo che cotanto amate:

perciò, vi prego, non vi trascurate!

 

 

26

 

Per la professione di suor Isabella degli Angeli[65]

 

 

Sia nel pianto la mia gioia,

nell'angustie il mio riposo,

il mio ben sia doloroso,

la mia pace nel terror.

 

Fra gli schianti l'amor mio,

fra gli strazi il mio gioire,

la mia vita sia morire,

i disprezzi il mio favor.

 

Sia la lotta il mio trionfo,

povertà la mia ricchezza,

il mio gaudio la tristezza,

mia quiete il faticar.

 

Fra le tenebre il mio lume,

mia grandezza in breve stuoia,

e la croce scorciatoia

del mio lungo camminar.

 

Il mio crescere nei torti,

il mio onor l'abbattimento,

nelle perdite l'aumento,

la mia gloria nel patir.

 

Fra le angosce la mia calma,

la mia speme nel timore,

l'amarezza il mio dolciore,

nell'inedia il mio fiorir.

 

Il mio nome senza grido,

la mia altezza in basso loco;

che mi stimino da poco

e vittoria canterò.

 

Fra gli oltraggi e fra le pene

vo' che cresca il lauro mio;

umiliata e nell'oblio

felicissima sarò.

 

Solo in Cristo, la mia vita,

solo in Lui confido e spero;

pari al suo, spinoso e nero,

corra pure il mio sentier,

 

Egli è specchio di giustizia,

Egli è forza a mia fralezza,

ai miei dubbi sicurezza,

norma retta al mio voler.

 

 

27

 

Per professione

 

Felice pastorella

Ira quante ce ne sta!

Si dette a un tal Pastore

che regna e regnerà.

_______

 

La sorte a lei propizia

serbò sì grande Sposo.

Io ne sono attonita.

Mirarla or chi ardirà?

Ebbe a consorte un cuore

che regna e regnerà.

 

Egidio, or tu dimandale

che in dote mai gli porta,

- Tutto il suo amor, ma misero

è certo quel che dà,

ché bello è un tal Pastore

che regna e regnerà.

 

- Più non potea. Aiutiamola,

né siamole d'intoppo,

e del suo ben partecipi

ella pur noi farà,

perché si strinse a un cuore

che regna e regnerà.

 

- Ed Egli a lei in ricambio

che cosa ha mai portato?

- Già del suo sangue prodigo

Egli comprata l'ha.

- Oh, buono un tal Pastore,

che regna e regnerà.

 

Or essa quindi struggersi

deve per Lui d'affetto.

Vedi, le dié pur l'abito

e quanto or essa ha.

Tutto ha per sé quel cuore

che regna e regnerà.

 

Lieti ora noi prendiamola

in nostra compagnia,

felici di godercene

la provvida amistà:

ché sposa è a un tal Pastore

che regna e regnerà.

 

 

28

 

Per professione

 

Sponsali incomparabili,

evento glorïoso:

il re dei colli eterei

s'è fatto vostro sposo

___________

 

Sciolse, morendo, i vincoli

ond'eravate stretta,

ed oggi poi festevole

vi volle in sua diletta.

Voi fortunata! Amatelo!

Ei trovi in voi riposo!...

Il Re dei colli eterei

s'è fatto vostro sposo!

 

Delizie inalterabili

che il basso volgo ignori

vi serbi in dote e l'anima

d’ogni virtù v'infiori.

Egli lo può, e voglioso

di tutta impreziosirvene

s'è fatto vostro sposo!

 

E ancor vi doni prodigo

l'amor suo puro e santo

che a disprezzar inducavi

il mondo ed ogni incanto

e I' Orco tenebroso:

il Re dei colli eterei

s'è fatto vostro sposo!

 

 

29

 

Per professione

 

Tutti voi che militate

sotto il labaro di Cristo,

state all'erta, vigilate,

non è tempo di dormir!

________

 

Come ardente condottiero,

il Signor si spinse a morte;

e pur noi quel suo sentiero

su, calchiam con santo ardir!

Questa guerra è a noi sorgente

di ricchezze invidïate.

State all'erta, vigilate,

non è tempo di dormir!

 

Ei la croce con trasporto

del suo sangue imporporava,

e la strada verso il porto

ci tracciava col soffrir.

Oh che splendidi trionfi!

Oh che lotte fortunate!

State all'eria, vigilate,

non è tempo di dormir!

 

Lungi i vili! Si disprezzi

e s'arrischi pur la vita!

Non v'è alcun che più l'apprezzi

quanto quei che sa morir.

È Gesù la luce nostra,

nostro premio e nostro vate.

State all'erta, vigilate,

non è tempo di dormir!

 

Su, con forza e con ardore,

su, moriam per Cristo tutte,

ché nel regno dell'amore

senza limiti è il gioir!

Il Signor ci va dinanzi:

su, seguiam le sue pedate!

State all'erta, vigilate,

non è tempo di dormir!

 

 

30

 

Per professione

 

Poiché lo Sposo ci vuol qui in prigione,

alla festa moviam, sorelle, unanimi,

tutte alla festa della Religione!

_____________

 

Oh, che nozze ricchissime

ci preparò il Signore!

Tutte ci vuol partecipi,

a tutte dà il suo amore.

Seguiam la croce sui suoi passi amabili

con grande perfezione.

Alla festa moviam, sorelle, unanimi,

tutte alla lesta della Religione!

 

Questo prescelse provvido

stato per noi lo Sposo,

dove dal mal ci libera,

dove è con noi nascoso.

Pace ha promesso a chi con Lui s'accoglie

in questa pia prigione.

Alla festa moviam, sorelle, unanimi,

tutte alla lesta della Religione!

 

Ricchezze incomparabili

ci attendon nella gloria:

quello che piace agli uomini

innanzi ad esse è scoria.

Lasciamo il mondo: tutto in esso è fragile,

non v'è che perdizione.

Alla festa moviam, sorelle, unanimi,

tutte alla festa della Religione!

 

Oh, che preziosi vincoli!

Che libertà ci danno!

Come sicura e placida

la vita qui ci fanno!

No, non vogliamo, non vogliam più toglierci

da questa pia prigione:

Alla festa moviam, sorelle, unanimi,

tutte alla festa della Religione!

 

 

31

 

Contro certi animaletti impertinenti[66]

 

Le tue mani onnipotenti

ci hanno dato un bel vestito:

dalle bestie impertinenti

deh! preservaci, Signor!

____________

 

LA SANTA         State forti, figlie mie,

se davver la croce amate;

contro bestie così rie

il Signor deh, supplicate!

Ei che udivví in vari eventi

v'oda mite in questo ancor!

 

TUTTE          Dalle bestie impertinenti

                     deh! preservaci, Signor!

 

LA SANTA      Vi sarebber di tormento

quando entrando in orazione

non aveste a fondamento

una soda devozione.

Sian però le vostre menti

in Dio fisse pur allor!

 

 TUTTE         Dalle bestie impertinenti

                     deh! preservaci, Signor!

 

 LA SANTA       Queste bestie sì indiscrete

non vi fanno poi morire.

Siate forti, non temete!

Qui veniste per soffrire.

Volte a Dio con preci ardenti,

confidate nel suo amor!

 

TUTTE             Le tue mani onnipotenti

ci hanno dato un bel vestito:

dalle bestie impertinenti

deh! preservaci, Signor!

 

 



[1] L'autografo è nel municipio di Caravaca.

[2] Elenco di Santi che, secondo Diego de Yepes, (Vida... de la B. V. Teresa de Jesus) ella teneva nel suo breviario.

[3] L'autografo si conserva presso le carmelitane scalze di Yepes (Toledo). - Di questo Alfonso Rodriguez si parla nella lettera 2. Tornato in Spagna dal Perù, aveva portato alla Santa, in nome del fratello Lorenzo de Cepeda, 100 pesi d'oro.

[4] Cf Fondazioni, c. 15.

[5] Si chiamava Luigi de Guzmán.

[6] Le postulanti di cui si tratta erano suor Giovanna dello Spirito Santo e suor Ines Battista, che avevano preso l'abito verso la metà di luglio del 1570. La prima professò in Toledo il 15 luglio dell'anno seguente, portando in dote la somma di 500 ducati con altri beni mobili. Della seconda non si sa nulla. Forse non riuscì a professare. - L'autografo di questo documento si venera presso le Carmelitane Scalze di S. Anna a Madrid.

[7] P. Giovanni Battista Rubeo. (Cf Fondazioni, c. 2).

[8] A quest’atto segue l’approvazione del Commissario Apostolico, P. Pietro Fernandez:

«Io, fra Pietro Fernandez, commissario apostolico della provincia di Castiglia dell'Ordine del Carmine, accetto la presente rinuncia e professione della suddetta Madre Teresa di Gesù, come suo Prelato, le tolgo la conventualità dell'Incarnazione e la faccio conventuale dei monasteri della Regola primitiva. Al presente le assegno e faccio conventuale del monastero delle Scalze di Salamanca. Durante il suo attuale ufficio voglio che, nonostante la sua conventualità di Salamanca, rimanga priora all’Incarnazione: ben lo può essere, pur essendo conventuale di Salamanca. Se nell'Ordine del Carmelo vi è in proposito qualche legge in contrario, io per questa volta la revoco: e in forza della mia autorità così faccio.

Medina del Campo, sei ottobre, mille cinquecento settantuno.

Fra pietro fernandez,

commissario apostolico

[9] L'autografo è nel municipio di Caravaca.

[10] L'autografo di questo documento si venera presso le Carmelitane Scalze di Cuerva.

[11] L'autografo si conserva nel convento dei Carmelitani Scalzi di Venezia.

[12] Per Capitolo della separazione s'intende quello radunato in Alcalá de Henares il 3 marzo 1581 per dar effetto al Breve Apostolico che separava i Carmelitani Scalzi dai Calzati. Fra le varie carte che la Santa inviò a quel Capitolo per dar conto dei suoi monasteri, vi era pure questo breve riassunto del suo primo convento.

[13] Cf Fondazioni, c. 31.

[14] Cf Fondazioni, cap. 30. La Priora di Soria era la M. Caterina di Cristo. L'autografo della presente ordinazione si trova presso le Carmelitane Scalze di Barcellona molto deteriorato e quasi illeggibile.

[15] Questo titolo è stato posto dalla stessa Santa.

[16] Antica misura spagnola di circa 85 centimetri.

[17] Donna Beatrice di Beaumont-Navarra, fondatrice del monastero di Soria. Aveva regalato alle Carmelitane la maggior parte della sua casa, riservandosi per sé un piccolo appartamento dal quale poteva comunicare con le monache mediante i finestrini di cui si parla.  Nel 1583 fondò anche il monastero di Pamplona, nel quale poi prese l'abito con il nome di suor Beatrice di Cristo.

[18] Donna Eleonora de Ayanz, nipote di donna Beatrice de Beaumont, che poi prese l'abito nello stesso monastero di Soria.

[19] Donna Elvira de Tapia, figlia di un cavaliere di Soria, sposata a don Francesco de Beaumont, cugino di donna Beatrice.

[20] In calce a questo documento si legge la seguente dichiarazione: «Io, fra Girolamo Gracián della Madre di Dio, venendo per la visita, ho trovato fatto ogni cosa come dico in margine allo stesso foglio. fra girolamo gracian della madre di dio, provinciale».

In margine ad ogni ordinazione sta infatti scritto: Già si fa. Già si è fatto, ecc

[21] Si tratta di una cappella dedicata a S. Paolo, tuttora esistente, addossata alla chiesa di S. Giuseppe di Avila. Il grande amico della Santa, don Francesco de Salcedo aveva fatto testamento in favore di detta cappella, ma dopo la sua morte erano sorte alcune difficoltà circa l'applicazione del testamento, del quale la Santa era esecutrice.

[22] Elenco di Santi che, secondo Diego de Yepes, (Vida... de la B. V. Teresa de Jesus) ella teneva nel suo breviario.

[23] Secondo il costume carmelitano, i religiosi al principio di ogni mese sceglievano a sorte un santo che in quel mese doveva essere il loro patrono particolare. Probabilmente quando la Santa scrisse questo elenco, aveva per patrona del mese S. Dorotea.

[24] Il P. Pietro Fernandez, commissario apostolico, aveva deciso di mettere un po' di ordine nel monastero dell'Incarnazione che era molto decaduto, materialmente e spiritualmente; e presi gli accordi necessari con i Superiori della Mitigazione, da cui il monastero dipendeva, vi fece priora la nostra Santa. La notizia non poteva essere più inaspettata ed incresciosa sia per S. Teresa, che per le monache dell'Incarnazione, le quali, già contrarie alla Santa per la riforma da lei intrapresa, credevano che avrebbe preteso di stabilirla anche fra loro. Teresa, che non sapeva adattarsi a prendere possesso della nuova carica, procrastinava di giorno in giorno, finché il Signore venne a toglierla da ogni indugio con le parole che abbiamo letto nella Relazione 20. Intanto all'Incarnazione si era organizzata una vera resistenza, sostenuta da alcuni gentiluomini della città che avevano promesso di intervenire di persona quando la nuova Priora vi fosse entrata. Non è a dire il tumulto che ne avvenne - si trattava di circa 180 religiose - quando la Santa, accompagnata dal P. Provinciale e da un altro religioso, si presentò alle porte del monastero. Minacce da una parte, grida di proteste dall'altra. Il Provinciale tenta d'imporsi, ma non è ascoltato. Varie monache, nel tumulto, svengono; e la Santa approfitta della confusione per recarsi un istante innanzi al SS. Sacramento. Al suo ritorno il gruppo delle più osservanti, con a capo Caterina de Castro, è riuscito a intonare il Te Deum. Molte allora rientrano in se stesse. Le più furibonde, esasperate di quel mutamento di scena, si ritirano nelle proprie celle, e per quel giorno il silenzio si ristabilisci. La lotta si sarebbe ripresa al primo capitolo, cioè quando le monache avrebbero dovuto prestare obbedienza alla nuova Priora. Ma la Santa seppe prevenirla. All'ora stabilita, le 'monache, una dopo l'altra, entrano in capitolo, ma, appena varcata la soglia, restano colpite da una strana visione. Al posto della priora vedono una statua della Madonna con in mano le chiavi del monastero, e ai piedi della statua, seduta in umile atteggiamento, la novella Priora. A quella scena le religiose rimangono interdette, si guardano a vicenda, ne intendono il significato, si commuovono, e le più violente piegano la testa. Allora la Santa pronuncia questo suo discorso che è un gioiello di tenerezza, di diplomazia e di grazia. Le monache sono vinte. All'indomani le addette ai vari uffici della casa depongono spontaneamente nelle mani di Teresa le chiavi del monastero. La Santa chiama S. Giovanni della Croce come confessore ordinario della comunità. Così, sotto la vigilanza dei due Santi, il monastero rifiorisce meravigliosamente, gli abusi cessano, primo fra tutti quello dei parlatorio. E quando Teresa, terminata la sua carica, vorrà tornare alle sue Scalze, sarà lasciata partire a malincuore e con rimpianto. - Questa allocuzione fu raccolta dalla viva voce della stessa Santa. Ella non scrisse nulla. La buona memoria delle monache che l'udirono, scrive il P. Silverio, riprodusse il discorso della Santa non solo nei suoi concetti fondamentali, ma anche nelle parole. [Forse il discorso fu fatto il giorno dopo 7 ottobre].

[25] Si presume che questo scritto sia stato mandato ai Carmelitani Scalzi di Pastrana in risposta a un loro foglio analogo, con il quale la sfidavano, unitamente alla comunità, a gareggiare con essi in fervore e spirito di osservanza. La Santa era allora priora alla Incarnazione di Avila, messavi dall'autorità del commissario apostolico P. Pietro Fernandez; e siccome per migliorare quella comunità, alquanto scaduta, non si lasciava sfuggire occasione che ne stimolasse lo zelo, accettò con entusiasmo la sfida, e rispose con il presente scritto, umile insieme e faceto, improntato ai termini e allo spirito cavalleresco del tempo. - L'autografo non esiste più.

[26] Mantenitore (mantenedor), termine cavalleresco per indicare colui che lancia la sfida e provvede a mantener viva la lotta. Sembra, nel caso nostro, che il mantenitore sia il P. Gracián, ancora novizio a Pastrana e autore del cartello.

[27] Probabilmente è S. Giovanni della Croce. Egli, come confessore della Comunità, abitava in una casetta adiacente al monastero, e non è certo improbabile che la Santa l'abbia messo al corrente della cosa, invitandolo ad aderirvi.

[28] In un'altra edizione si legge: Reciterà ogni giorno l'orazione: O bone Jesu

[29] Cf Fondazioni, cap. 27. Si sa dal racconto della fondazione di Caravaca che la Santa aveva già tutto combinato con l'intervento dei suoi grandi amici Giuliano d'Avila e Antonio Gaytán. Non restava che d'andare a prenderne possesso. Ma Caravaca sottostava al Consiglio degli Ordini, il quale, nel darne la licenza, aveva posto delle condizioni che S. Teresa non poteva accettare. Le pratiche per accordarsi andarono per le lunghe, per cui, quando il Consiglio mandò la licenza come si voleva, la Santa si trovò impossibilitata a recarvici di persona, perché occupata nella fondazione di Siviglia. Vi mandò allora la M. Anna di S. Alberto con altre quattro religiose. E siccome la M. Anna desiderava sapere come comportarsi nel disbrigo delle formalità inerenti a una fondazione, la Santa le inviò il presente promemoria, il cui autografo si conserva nel municipio di Caravaca.

[30] Erano Caterina de Otalora, Francesca de Saojosa, Francesca de Cuellar e Francesca de Tauste, che presero l'abito della Riforma con il nome di Francesca della Madre di Dio, Francesca della Croce e Francesca di S. Giuseppe.

[31] P. Ambrogio di S. Pietro, sottopriore e vicario ad Almodovar, che aveva accompagnato le Carmelitane Scalze a Caravaca con fr. Michele della Colonna.

[32] Intende dire del Consiglio degli Ordini, il cui decreto era firmato dal Re.

[33] Curiosa è l'origine di questo scritto. Nel 1576 S. Teresa aveva udito dal Signore queste parole: «Cercati in me!» e le aveva manifestate a suo fratello don Lorenzo de Cepeda per procurargli un buon soggetto d'intrattenimento spirituale. Don Lorenzo de Cepeda, che da un pezzo si era messo alla scuola della sorella, le accettò con gioia, ma sentendosi incapace di scoprirne da solo íl significato, si rivolse ai suoi buoni amici, Giuliano d'Avila, Francesco de Salcedo e S. Giovanni della Croce. Essi decisero di studiare il caso, e per procedere con maggiore esattezza, ognuno - dietro suggerimento dello stesso Vescovo di Avila, don Alvaro de Mendoza - mise il proprio pensiero in scritto. La riunione si fece nel parlatorio di Avila, e vi presero parte anche le religiose del monastero. Ma le conclusioni non dovettero essere soddisfacenti, perché don Alvaro credette opportuno inviare gli scritti a Toledo, dove la Santa allora si trovava, pregandola di dire il suo parere. S. Teresa rispose con il presente lavoretto, dove, con fme e signorile arguzia, va burlandosi di tutti, non escluso S. Giovanni della Croce. Ella poi espresse il suo pensiero in una poesia a parte, che daremo a suo luogo. (Cf Poesie, 8).

[34] Audiam quid loquatur in me Dominus Deus. (Sal 84, 8).

[35] Cioè: che trattando così spesso con persone spirituali, ne ricavi qualche utilità.

[36] Era il settembre 1582. La Santa tornava dalla fondazione di Burgos. Si fermò a Valladolid dove disse queste brevi parole, che la buona memoria delle sue figlie ci ha trasmesse, indi passò a Medina e di là ad Alba, ultima tappa del suo Calvario.

[37] Alba de Tormes, 4 ottobre 1582. Anche queste parole, come le precedenti, furono raccolte dalla viva voce della morente e trasmesse in preziosa eredità a tutti i suoi figli.

[38] Quel Breviario si conserva a Medina nel monastero delle Carmelitane Scalze.

[39] Discite a me quia mitis sum et humilis corde (Mt 11,29)

[40] È un pensiero che ricorre spesso negli scritto del Santo. Si vedano ad es., le omelie: Contra Judaeos, ín Ascen. Domini e altre.

[41] Allude alle Costituzioni che si osservavano nel monastero dell’Incarnazione di Avila.

[42] Cf 1Cor 10,13.

[43] Pater mi, pater mi, currus Israel et auriga eius (4Re 11,12). Così esclamò Eliseo quando vide il Profeta Elia trasportato per i cieli sopra un cocchio di fuoco, trascinato da cavalli di fuoco.

[44] Cf 2Mac 9,10-12, dove si legge: E quegli che poco prima credeva di toccare le stelle del cielo, non poteva sopportare se stesso per l'intollerabile fetore che emanava.

[45] Gn 37.

[46] Ap c. 4,10.

[47] Gn c. 12.

[48] È lo sfogo della sua anima ardente che non sa più vivere lontana da Dio. Una poesia simile si ha pure fra quelle di San Giovanni della Croce, informata ai medesimi sentimenti e intercalata dal medesimo ritornello: Muero porque no muero (cf Opere). È la divina antinomia dei grandi mistici a cui, per l'amore di Dio che li divora, la vita di quaggiù è morte e la morte vita. - Sembra che l'abbia composta uscendo dall'estasi dolcissima avuta in Salamanca dopo aver udito il canto: Quest'occhi miei ti vedano. (Cf Castello Interiore, Mans. VI, cap. 11 e R 15).

[49] Perché non muoio, e perché Voi non mi fate morire?

[50] In un poscritto dei 2 gennaio 1577 a suo fratello Lorenzo, così la Santa scrive: «Penso che forse m'invierà la sua canzoncina di Natale, perché quelle che abbiamo noi non hanno né capo, né coda: eppure si cantano sempre. Mi ricordo ora di un piccolo canto che ho composto mentre ero in orazione, e mi pareva che, poetando, mi calmassi un poco. Eccolo qui, benché non mi ricordi se i versi siano appunto come quelli. Vede quindi che cerco di tenerla allegra anche da Toledo! (Segue l'autografo delle tre strofe, quindi): Ora non ricordo più nulla. Testa di fondatrice che sono!...». In un'altra lettera, scritta quindici giorni dopo, gli dà la spiegazione della poesia, e descrive lo stato in cui era quando la compose.

[51] Cf Scritti vari:Critica di S. Teresa intorno a vari scritti sulle parole: Cercati in me! Questa poesia è il commento delle medesime.

[52] Queste massime furono trovate nel Breviario della Santa, scritte di suo pugno sopra una carta che le serviva da segnacolo. Le apprezzava tanto che le teneva sempre sotto gli occhi.

[53] Il Profeta Eliseo aveva chiesto ed ottenuto il doppio spirito di Elia. E qui la Santa, audacissima nei suoi desideri, chiede il doppio spirito di Eliseo!... E i suoi santi Padri l'hanno esaudita.

[54] Al Carmelo le feste di Natale assumono un carattere di particolare gaiezza. Ogni monastero ha le proprie modalità; e se ne trovano di graziose fin dagli inizi della Riforma, introdotte evidentemente da S. Teresa di Gesù e da S. Giovanni della Croce. Quest'ultimo, per esempio, nell'ebbrezza del suo amore verso l'Infante divino, prendeva in braccio il simulacro del Bambino Gesù e si poneva a danzare in mezzo ai religiosi, cantando qualche poesiola. Nelle veglie di Natale faceva ornare di edera i locali del convento, e, designati alcuni religiosi a impersonare determinati personaggi, ricopiava, in sacra rappresentazione, tutte le peripezie incontrate da Maria SS. e S. Giuseppe, il loro arrivo a Betlemme, la domanda di alloggio, il rifiuto, la grotta e tutte le avventure di quella notte memoranda. Analoghe rappresentazioni si facevano pure tra le monache. S. Teresa ne era l'anima, e componeva essa stessa, alle volte, le poesie che i vari personaggi dovevano cantare. Alcune di esse sono arrivate sino a noi, e ben volentieri le inseriamo in questa raccolta, tutta profumata di sentimenti semplici e delicati.

[55] Personaggio fittizio che ricorre spesso nelle poesie della Santa, come pure Biagio, Lorenzo, Domenico, Pasquale e altri ancora.

[56] Una signora, svegliata di soprassalto, ode dei canti meravigliosi. Chiama il servo, Biagio, e gli dice di guardare chi canta. Il servo apre le finestre e vede che son angeli. La cosa è sorprendente. Cessato il canto degli angeli, si sente vagare per l'aria una dolce cantilena. La signora, che ormai non può più dormire, prega il servo di condurla a vedere chi sia colei che canta così bene, e partono. Nella seconda strofa la pia comitiva è già innanzi alla grotta. Sentimenti di ammirazione per la Madonna. - La risposta contenuta nei due ultimi versi è forse data da un angelo

[57] Lo splendore di cui gli angeli illuminano il cielo le fa credere che sia giorno.

[58] Santa Teresa era devotissima del mistero della Circoncisione. Il piccolo Gesù che versava sangue fin dai primi giorni di sua vita la rapiva di tenerezza, di ammirazione e di amore; e nell'ardore dei suoi sentimenti lasciava libero sfogo al suo estro poetico. Si racconta che una vigilia di detta festa, mentre le religiose erano in ricreazione, la Santa uscì di cella tutta infocata nel viso. Danzando e cantando con straordinario fervore ed impeto di spirito, si portò tra le sue figlie, invitandole ad imitarla. Le religiose allora si divisero in gruppi e passarono così la ricreazione. Dice il manoscritto de la Cuerva da cui togliamo questa notizia, che nella danza di cui Santa Teresa e le sue figlie facevano uso, non vi era accompagnamento di strumenti musicali, ma si segnava il tempo con il canto e con il batter armonico ed ordinato delle mani di tutte le religiose insieme. Era un tradurre in pratica ciò che dice il Salmista: Omnes gentes plaudite manibus!

[59] La Santa compose questo canto per le sue religiose di Soria in occasione dell'Esaltazione della santa Croce, giorno in cui nel Carmelo riformato si dà principio al grande digiuno che si protrae fino a Pasqua. A proposito di questa poesia, così si legge in un antico manoscritto conservato nel detto monastero: «È tradizione che questa poesia sia stata composta dalla nostra Madre Teresa per questa comunità in occasione dell'Esaltazione della santa Croce. Le religiose la cantano durante la processione che fanno in detto giorno per i corridoi del monastero, recandosi al luogo della sepoltura comune, sotto il coro inferiore. È una funzione commovente: si procede a croce alzata, e le religiose tengono in mano rami di palma e di olivo. Giunte al sepolcro, adorano la croce, poi si chiude la funzione con un responsorio per le anime delle consorelle defunte».

[60] È sullo stesso motivo di quella al numero 10. La Santa la compose nel 1581 per cantarla con le sue figlie mentre si trovava a Soria per la fondazione di quel monastero.

[61] La Santa, innamorata com'era del patire, non poteva non sentirsi trasportata verso l'apostolo S. Andrea che arse di tanto amore per la croce. E ricordava volentieri le espressioni enfatiche con cui l'apostolo aveva salutato la croce quando, avviandosi al martirio, la vide da lungi preparata. Diceva l'apostolo: O bona Crux, diu desiderata et iam concupiscenti animo praeparata: securus et gaudens venio ad te, ita et tu exultans suscipias me, discipulum eius qui pependit in te... ac per te me recipiat qui per te me redemit. Così nell'Ufficio divino del 30 novembre, festa dell'Apostolo, il quale, quasi a ricompensa della devozione che la Santa gli portava, l'aiutò grandemente nella fondazione del monastero di Alba de Tormes, come si è visto al cap. 20 delle Fondazioni.

[62] S. Ilarione la cui festa si celebra il 21 ottobre. La Santa al cap. 27 della Vita, narrando le sue angustie di spirito, dice: «Moltiplicavo novene, raccomandandomi a S. Ilarione e a S. Michele Arcangelo». - Ad onore del medesimo Santo aveva dedicato in San Giuseppe di Avila uno di quei romitori di cui si è parlato altrove.

[63] Altra protettrice della Santa. Aveva anch'ella in S. Giuseppe di Avila un romitorietto molto raccolto e devoto.

[64] In occasione di vestizioni, professioni e velazioni religiose, il Carmelo è in festa, e non manca mai il poeta che esprime al festeggiato, in versi più o meno artistici, i sentimenti di gioia e di augurio di tutta la comunità. Come si vede dalla presente raccolta, la Santa non sdegnava di prestare anche in questo la sua abilità, come una madre veramente affettuosa che è la prima a felicitare le sue figlie nei loro eventi più giocondi.

Suor Girolama dell'Incarnazione era nipote del Cardinal Quiroga, e prese l'abito in Medina del Campo il 13 gennaio 1573. Forse questi versi erano il ritornello di una poesia più lunga non giunta fino a noi

[65] È la medesima religiosa a cui è diretta la poesia precedente. Si cantano i sentimenti e le disposizioni di un'anima che si è consacrata al Signore, scegliendolo per suo sposo. Egli è sposo di sangue, e la sua sposa gli dev'essere dissimile.

[66] Il fatto che diede origine a questa canzoncina è di una semplicità commovente. Le religiose di San Giuseppe di Avila, non paghe delle austerità che la Santa aveva introdotte, chiesero ed ottennero che le loro tonache interiori fossero di materia più grossolana, e le fecero di grossa sargia. Ma la loro gioia fu quasi subito contristata dal timore che quella veste, portata sulle nude carni, si facesse nido di certi insetti assai molesti. A scongiurare il pericolo, organizzarono una processione; e di notte, dopo la recita del mattutino, precedute dalla croce e con indosso il loro nuovo abbigliamento, girarono per il chiostro del monastero, cantando salmi ed inni, fra i quali, a più riprese, la strofetta da loro composta: Le tue mani onnipotenti, ecc. Indi si portarono in coro dove Santa Teresa, ignara di quanto avveniva, era assorta in orazione. Adorarono il SS. Sacramento, poi, collocatesi innanzi alla Santa, esposero il motivo di quel loro gesto, e chiesero la sua benedizione. Teresa, commossa per tanta fede, le benedisse, le animò alla perseveranza, promettendo loro l'aiuto di Dio. Poi, accordandosi al canto delle sue figlie, improvvisò, sul momento, queste tre strofe, intercalate dalle religiose con il loro ritornello. Suor Teresita di Gesù, nipote della Santa, aggiunge nelle deposizioni processuali, che i temuti insetti non comparvero né allora né mai, e la grazia fu attribuita alla intercessione della Santa.

 

 

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