11_Padre Nostro

.“Un vecchio rabbino chiese una volta ai suoi alunni quando si sa che è il momento in cui finisce la notte e inizia il giorno. … dopo aver ricevuto diverse risposte il maestro disse: quando al guardare il volto di qualcuno tu riconoscerai in lui/lei tuo fratello, tua sorella. Fino al sopraggiungere di quel momento nel tuo cuore continuerà ad essere notte”.

“L’espressione ‘Abbà, papá’ appartiene al modo di esprimersi del bambino; manifesta un rapporto di famigliarità totale. Anche semplicità, reciproca confidenza, tenerezza. A nessun ebreo era mai accaduto di usare una simile espressione per rivolgersi a Dio. Sarebbe stato un mancare di rispetto a Dio onnipotente. E senza dubbio Gesù si rivolgeva a Dio in questa maniera: come un bimbo si rivolge al suo papà. Con la stessa semplicità, lo stesso abbandono confidente” (J. Jeremias).

“Il cielo di Dio sta a una infinita distanza da noi ma, l’’amore, ha impedito a Dio di rimanere solo e distante da noi” (San Tommaso d’Aquino).

“QUANDO PREGATE DITE: PADRE” (Lc 11, 2)

. Il nome che Gesù dà a Dio. Gesù quando prega nella propria intimità si rivolge a Dio chiamandolo affettuosamente Abba. Conosceva altri nomi con i quali si rivolgeva a Dio quando era in Sinagoga o partecipava alle feste religiose popolari. Ma senz’altro quel nome nuovo gli (le) venne dal cuore: Abba. I Vangeli mettono questa parola sulle labbra di Gesù ben 170 volte. Prima di essere nostro Padre Dio è padre di Gesù. Suo Padre da sempre (cf Lc 10, 21-22). Il termine Abba esprime il singolare rapporto di Gesù con Dio Padre. È un segno di fiducia piena in Lui, come fonte di libertà e gioia piena.  

. Il nome che il Padre dà a Gesù. Gesù scelse di rivolgersi a Dio come padre perché Dio aveva scelto di rivolgersi a lui chiamandolo Figlio mio, Amato mio, mio Prediletto. “Questi è il Figlio mio, l’amato: in lui ho posto il mio compiacimento” (Mt 3, 17). Nel bel mezzo della notte o in cima a una montagna, all’incrocio delle strade o avvolto dal mormorio della vita, Gesù cerca il Padre dell’Esodo (nuova creazione), dell’alleanza (dialogo d’amore), della promessa mantenuta (speranza per tutti). Con quanta evidenza, o buon Gesù, avete dimostrato di essere una cosa sola col Padre” (C 27, 4).

. Il dono di Gesù. Gesù non ha fatto altro in tutta la vita che mostrare a noi il volto misterioso del Padre: “Chi ha visto me, ha visto il Padre” (Gv 14, 9). Si è fatto portavoce nel mondo del Suo perdono (Lc 15, 11ss), della Sua accoglienza senza condizioni di coloro che si perdono nella vita (Lc 15, 4ss), del Suo desiderio di offrire ai piccoli una vita piena (Lc 18, 2ss). Con il Padre Nostro Gesù ci rende partecipi della sua preghiera, rivelandoci che Dio, il creatore del cielo e della terra, è “Padre suo e Padre nostro” (Gv 20,17). E ci autorizza a chiamarLo in questo modo. Nell’espressione Abba si trova il segreto e la novità della preghiera di Gesù e del cristiano. Questo è il Suo regalo, il dono di Gesù. Quello di poter contemplare faccia a faccia il volto del Padre in un intimo rapporto di amicizia, un frequente intrattenersi in solitudine con Colui dal quale sappiamo d'essere amati” (V 8, 5).

. Il dono dello Spirito. È lo Spirito a metterci in quella che possiamo chiamare “intimità divina”. E il Suo è un dono gratuito. La vita è in fondo l’opportunità che ci viene data di imparare a rivolgerci a Dio come Padre/Madre, assieme a tutta la creazione, e a tutti gli uomini e le donne del mondo. “Dio mandò nei nostri cuori lo Spirito del Figlio … non uno spirito da schiavi per ricadere nella paura, ma … lo Spirito che rende figli adottivi, per mezzo del quale gridiamo ‘Abba, Padre’” (Gal 4, 6; Rom 8, 15). Colui che prega la Preghiera del Signore osa, nella fiducia della fede, accogliere dalla prima parola il dono dello Spirito e occupare il posto proprio di Gesù, il Figlio diletto. “O Signore, mio Dio, mai starai lontano da chi si allontana da te. Chi potrà mai dire che tu sei assente?” (Giovanni della Croce, Detti di luce e amore, 50).

. Lo stupore contemplativo. Dire Padre Nostro è il modo migliore per un anima di rientrare in sé stessa, fino a giungere alla contemplazione perfetta. Appena santa Teresa si trova tra le mani quell’espressione: “Padre nostro”, se ne esce con un “oh” che esprime stupore. Che Cristo si umili tanto per giungere a stare con noi, che ci consegni al Padre suo: “¡Figliolo di Dio e mio Signore, quanti beni ci date in questa prima parola! Vi abbassate sino a unirvi con noi nelle nostre domande e a rendervi fratello di creature così miserabili e vili. Volendo che vostro Padre ci ritenga per suoi figli, ci date tutto quello che potete; e siccome la vostra parola non può mancare, obbligate vostro Padre ad esaudirci. E questo non è poco per Lui, perché in tal modo ci deve sopportare, malgrado i nostri gravi peccati; perdonare come al figliol prodigo tutte le volte che ritorniamo ai suoi piedi; consolarci nei nostri dolori e procurarci di che vivere, come si conviene a un buon Padre; anzi, vincere in bontà tutti i padri del mondo, come Colui che è la perfezione di ogni bene; e infine renderci partecipi ed eredi con Voi di ogni sua ricchezza.” (C 27, 2). L’orazione di Santa Teresa scava nel mistero del Padre, allo stile di Paolo in Ef 1, 1, specialmente nel disegno di donarci il Figlio, un dono che “ci riempie le mani”, tanto che “Il nostro intelletto dovrebbe andarne così rapito e la nostra volontà così compenetrata da non essere più capaci di pronunciare parola” (C 27, 1), nel silenzio della sua Presenza.

. Entrare nel mistero del Figlio. “Figliolo di Dio e mio Signore, quanti beni ci date in questa prima parola!” (C 27, 2). Al dire Padre siamo associati ai sentimenti di Gesù.

. Entrare nel mistero di noi stessi. “Il buon Gesù vi ha dato un Padre così buono, non nominatene altri. Procurate piuttosto di esser tali da gettarvi fra le sue braccia e godere della sua compagnia. Se sarete buone figliole, non ne verrete mai allontanate. E chi non farebbe di tutto per non perdere un tal Padre?” (C 27, 6).

. A chi rivolgerci nell’orazione. Al Padre, al Figlio, allo Spirito Santo? Al Padre, per mezzo del Figlio, nello Spirito Santo. Santa Teresa dice che si faccia tutto con libertà. Tuttavia osservandola bene mentre prega ci accorgiamo che inizia con una parola rivolta al Padre: “Signor mio, che siete Padre di un tal Figlio” (C 27, 1). Passa rapidamente a dialogare col Figlio: “Oh Figlio di Dio e mio Signore” (C 27, 2). E conclude convinta della presenza dello Spirito: “Troverete sempre, tra il Padre e il Figlio, lo Spirito Santo. Egli infiammi la vostra volontà, e se non basta ad affascinarvela la considerazione di un così grande interesse, ve la incateni Lui con il suo vivissimo amore.” (C 27, 7).

 

PADRE NOSTRO

. Il seme della fraternità. Colui che osa chiamare Dio “Padre” deve aggiungere “nostro”. La nuova relazione con Dio implica come conseguenza immediata una nuova relazione con gli altri. La fraternità è l'abito festivo che indossiamo per andare al Padre. È così che gli piace vederci arrivare alla sua presenza: con le sue mani intrecciate, con un sapore familiare e di festa. "Chi prega non può isolarsi dai fratelli, né fargli presente solo i propri desideri e i propri bisogni. Dio non vuole che la preghiera diventi una specie di narcisismo spirituale” (San Cipriano).

. Una provocazione permanente. Dire oggi e sempre “Padre nostro” è una provocazione per tutti quelli che vanno soli per la loro strada. È una boccata d’aria fresca che porta con sé nuove risposte di solidarietà per tutti i confini della terra. “Non siate debitori di nulla a nessuno, se non dell’amore vicendevole” (Rm 13, 8).

. Risonanza sociale. Santa Teresa conclude, dopo aver pregato il Padre nostro, che tutti devono sentirsi uguali. Non ci si deve vergognare delle proprie origini, né pavoneggiarsi di esse. Ricorda il collegio di Cristo: “S. Pietro non era che un pescatore, eppure il Signore gli conferì più autorità che a S. Bartolomeo che era figlio di re” Perciò “Giacché il buon Gesù vi ha dato un Padre così buono, non nominatene altri” (C 27. 6).

                                                                                                                                             Momento di orazione

. Prega a partire dall’esperienza del Padre Nostro. Santa Teresa non scrive un commentario sulla preghiera di Gesù ma prega la preghiera di Gesù. Perché quel che i teologi dicono e il Signore rivela, i dati della Rivelazione a partire dalla Scrittura, non sono freddi ma finiscono per lasciare senza parole in una contemplazione pura.

Oh mia speranza e Padre mio e mio Creatore; mio vero Signore e Fratello! Quanto rendi felice un’anima quando dici che hai piacere di stare con noi! O Signore del cielo e della terra, nessun peccatore perderà mai la speranza all’udire queste parole! Ti manca forse qualcuno con cui dilettarti se ti metti alla ricerca di un piccolo verme come me per farlo? La tua voce, nel Battesimo, dice che ti compiaci del tuo Figlio Gesù. Perché dovremmo essere tutti uguali, Signore? Oh, che grande misericordia e che grande favore ci fai! Oh anima mia! Considera il grande diletto e il grande amore che il Padre ha nel conoscere suo Figlio e il Figlio nel conoscere il Padre suo, e la fiamma con cui lo Spirito Santo si unisce a loro. Queste persone sovrane si conoscono, si amano e si rallegrano l’un l’altro. Ma perché hai bisogno del mio amore? Perché lo vuoi, mio Dio, o cosa hai da guadagnare con esso? Sii tu benedetto e lodato Padre, Figlio e Spirito Santo! Rallegrati, anima mia, che c’è chi ama il tuo Dio come merita. Rallegrati con Maria, che proclama la sua grandezza. Rallegrati con tutta la Chiesa che canta la sua bontà. Rallegrati con tutta la creazione che canta la bellezza di Dio. Padre nostro! Non lasciare che nulla mi impedisca di lodarti cantando la tua immensità. Che Ti renda grazie ogni giorno al suono della mia cetra. Possa cantare le tue misericordie ogni mattina. Che ogni notte possa addormentarmi dicendo: “Ti magnifico con tutta l’anima, Signore”.

 

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