12_La voce del mio amato

«Per penetrare nel mistero del Cantico è necessario che lo Spirito illumini gli occhi del cuore» (Origene).

 

«Due infatti, sono i mali che da soli o massimamente militano contro l'anima: l'amore delle vanità del mondo e l'amore smodato di se stessi. Superati questi due vizi ormai siamo pronti per assistere a questo dialogo sacro e contemplativo che, per essere frutto di entrambi, può essere confidato solo a spiriti e orecchi» (San Bernardo).

 

«Il Cantico dei Cantici è un canto sublime all'amore dell'uomo e della donna come immagine e segno dell'amore di Dio verso ogni uomo; ma contemporaneamente è un canto all'umanità, al suo popolo Israele e oggi alla Chiesa. È un canto nuziale che innalza la bellezza della sposa, dello sposo e della gioia dell'amore. Un amore permanente, al di là della morte. Un amore che si ripete nella storia che Dio fa con l'uomo» (E. Jiménez Hernández).

 

 

«Le rispose il marinaio,

tale risposta le dà:

Io non dico questa canzone

se non a chi con me va» (Romances)

 

 

NIENTE TI TURBI

Un dato di esperienza. Teresa di Gesù, mentre scrive di mistica, soffre di seri contrattempi nella vita. Non ha salute: «Sono passati quasi cinque mesi da quando l'ho iniziato e siccome la mia testa non mi permette di rileggerlo, deve essere tutto disordinato» (M V,4,1). Il nuovo Nunzio che è venuto a Madrid ha divulgato calunnie contro di lei e le sue sorelle di comunità. Quelle che l'hanno votata come priora sono state scomunicate. Alcuni dei suoi migliori amici e collaboratori (Gracián e Giovanni della Croce) sono perseguitati.

 

Niente ti turbi. Questo succede al di fuori, come una tempesta che minaccia di portarsi via tutto, ma in ciò che lei scrive a mala pena lo si nota.

Teresa è saldamente ancorata al «nulla ti turbi, nulla ti spaventi, tutto passa...», che tante volte ripete a se stessa.

 

In mezzo ai pasticci. Qui avviene il "fare esperienza" di Dio. «Tra i fornelli, nei negozi, nei rapporti umani, nel dolore e nella gioia della vita», qui si realizza «la vocazione più alta alla quale è chiamato ogni battezzato: l'unione al Dio Trino» (Raúl Berzosa). Nella gioia e nell'esperienza di ognuno e degli altri. «Le gioie e le speranze, le tristezze e le angosce degli uomini d'oggi, dei poveri soprattutto e di tutti coloro che soffrono, sono anche le gioie e le speranze, le tristezze e le angosce dei discepoli di Cristo e nulla vi è di genuinamente umano che non trovi eco nel loro cuore» (Gaudium et Spes, 1).

 

UN SIMBOLO: L'AMORE NUZIALE

Il perché del simbolo. Dio utilizza le forme dell'amore umano, specialmente di quello coniugale, per rendere in qualche modo comprensibile il mistero del suo amore verso gli uomini e il mistero dell'unità trinitaria. Dove c'è amore umano, lì si rivela il rapporto d'amore di Dio con gli uomini. Dio è descritto in molti testi della Sacra Scrittura (Osea) come innamorato del suo popolo. È amore, e l'esperienza di unione con ogni essere umano, avviene nella persona stessa, da qui la sua dignità.

Ascoltarci parlando di fede. «Avrete già sentito molte volte che Dio si sposa con le anime. Benedetta sia la sua misericordia che vuole umiliarsi fino a questo punto!» (M V,4,3). Teresa lo dice alle sue sorelle di comunità. Tutte ricordano le conversazioni con Giovanni della Croce che parlava a loro dell'Amato - poco tempo dopo egli comporrà nel carcere di Toledo le famose Canzoni dello Sposo e la Sposa -. Teresa ricalca l'importanza delle conversazioni su Dio. Se parliamo di Lui mentre percorriamo le strade della vita, Egli si fa presente per illuminarci e sostenerci.

 

Attenzione alla vita. Teresa, per descrivere quello che accade nell'anima, apre ancora una volta gli occhi alla vita. E le cose della vita si trasformano in parabola. «E anche se il paragone è grossolano, non ne trovo un altro che spieghi meglio queste cose se non il sacramento del matrimonio» (M V,4,3).

 

IL VEDERSI O FIDANZAMENTO

Tre tempi. Dalla liturgia del matrimonio e dalle usanze dell'epoca Teresa sceglie tre momenti: il vedersi, lo sposalizio, il matrimonio, che commenterà nelle ultime due mansioni.

 

Chi è lo Sposo. «Chi è costui?» si chiedevano i discepoli stupefatti dinnanzi alle parole di Gesù che ordinava di tacere al rumore assordante delle onde in tempesta (Mc 2,41). «Come è soave la voce del Signore, come risuona tra i compagni», dice la sposa dei Cantici (Ct 2,14; 8,13). Il vedersi è un processo di fede e di conoscenza, «affinché ne siano entrambi soddisfatti» (M V,4,4) e si risvegli nell'anima un amore nuovo. «Si tratta di uno sguardo mediante il quale, in modo misterioso, l'anima vede chi è lo Sposo che deve prendere» (M V,4,4).

 

Una visita che lascia il segno. «In mille anni essa non potrebbe capire ciò che qui, ora, capisce in brevissimo tempo» (M V,4,4). Questa visita dello Sposo «la rende più degna di dargli la mano» (M V,4,4). San Giovanni della Croce la spiega in questo modo: «Ormai bene puoi guardarmi / dopo che mi guardasti/ che grazia e bellezza in me lasciasti» (Cantico, strofa 33)». Quando Dio vede l'anima bella ai suoi occhi, si dà molto da fare per renderla ancor più graziosa, perché Egli dimora in lei con tanto piacere… «Chi potrà mai dire fino a quanto può Dio rendere grande un'anima quando Egli si compiace di abitare in lei?» (San Giovanni della Croce). Proprio come dice Gesù nel Vangelo: «A chi ha, sarà dato» (Mt 13,12). «I migliori e i principali beni della sua casa accumula Dio in chi gli è più amico» (San Giovanni della Croce, Canzone 33,8). Per tutto ciò l'anima rimane innamorata.

 

COME PROTEGGERE LA BELLEZZA?

 

Stiamo attenti. Perché si dovrebbe difendere la bellezza? Non basterebbe la sua presenza per incutere rispetto verso di essa? Però se guardiamo una bella rosa, un'orchidea, ci viene voglia di tagliarle per possederle... Come proteggere la bellezza che Dio ha fatto nascere in noi? Tutto si può perdere. «Dalla città di Sion è scomparso ogni splendore. Gerusalemme ha peccato gravemente ed è divenuta un abominio. Quanti la onoravano la disprezzano, perché hanno visto la sua nudità. Anch'essa sospira e si volge per nasconderla. È questa la città che dicevano bellezza perfetta, gioia di tutta la terra? Come si è annerito l'oro, come si è alterato l'oro migliore!» (Lam 1,8; 2,15; 4,1). «Ho conosciuto persone molto avanzate (nella via della santità n. d. t.) che una volta arrivate a questo stato, il demonio con grande astuzia e ardimento è riuscito a riportarle a sé» (M V, 4,6).

 

Cosa hanno fatto i santi. Il mistico non ha un salvagente o un'assicurazione per il resto della sua vita. «Anime cristiane, che Dio ha condotto fin qui, per amore Suo vi prego di non trascurarvi e di fuggire le occasioni» (M V, 4,5). E Teresa ricorda che una giovane, Sant'Orsola, San Domenico, San Francesco e «padre Ignazio, quello che fondò la compagnia, tutti – è chiaro - ricevettero da Dio grazie simili», ma «si sforzarono di non perdere per colpa loro un sì divino fidanzamento» (M V,4,6).

 

 

                                                                                                                                                       Momento di preghiera

 

Incomincia col segno dei cristiani: Nel Nome del Padre…

Chiedi a Dio di tenerti sempre per mano:

«Anche se vado per una valle oscura, non temo alcun male, perché tu sei con me» (Sal 22).

 

Vivi con gli occhi aperti alla sorpresa:

«Tre cose sono troppo ardue per me, anzi quattro, che non comprendo affatto: la via dell'aquila nel cielo, la via del serpente sulla roccia, la via della nave in alto mare, la via dell'uomo in una giovane donna» (Prov 30,18-19). «(Luis Alonso Schökel).

 

Guarda Cristo come lo Sposo:

«Egli viene a bere dal tuo pozzo e a sua volta ti dà l'acqua viva (Gv 4).

 

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