13_Venga il Tuo Regno

“Il Signore è mia parte di eredità e mio calice: nelle tue mani è la mia vita. Per me la sorte è caduta su luoghi deliziosi:la mia eredità è stupenda. Benedico il Signore che mi ha dato consiglio; anche di notte il mio animo mi istruisce. Io pongo sempre davanti a me il Signore, sta alla mia destra, non potrò vacillare” (Sal 15/16, 6-8).

“Quaggiù ci sono anime che gioia invano cercano. Invece per me è il contrario: la gioia mi sta nel cuore e non è una gioia effimera: per sempre la posseggo e rose di primavera m’arridono ogni giorno” (Teresa di Lisieux, P 45).

“Diceva dunque: ‘A che cosa è simile il regno di Dio, e a che cosa lo posso paragonare? È simile a un granello di senape, che un uomo prese e gettò nel suo giardino; crebbe, divenne un albero e gli uccelli del cielo vennero a fare il nido fra i suoi rami’. E disse ancora: ‘A che cosa posso paragonare il regno di Dio? È simile al lievito, che una donna prese e mescolò in tre misure di farina, finché non fu tutta lievitata’ ” (Lc 13,18-21).

LA PERLA PREZIOSA DEL REGNO

. Il tesoro che Gesù trova (Mt 13,44-46). Il Regno è un tesoro e una perla che Gesù trova e corre a dirlo a tutti. Gesù annuncia il Regno con le sue parole e con la sua vita. Tutto il creato, visto con gli occhi di Gesù, diventa una parabola per il Regno: la senape, il lievito, i bambini, la donna, il pane, il vino, il dolore, la libertà, la fiducia della gente per rompere tutte le stampelle e aprirsi fiduciosamente alla vita. Più che raggiungere Dio a forza di braccia, la persona è raggiunta da Dio per grazia. Dio è libero. A coloro che hanno sperimentato che non resta “nulla nelle mani” (Santa Teresa di Lisieux, Novissima Verba, 12 luglio 1897).

. Il regno è già qui. Non si impone con la forza, il denaro o la capacità di influenzare. Lentamente si apre in mezzo alle difficoltà. Non è per pochi, è universale. Non si identifica con ciò che è già stato raggiunto, rivela la sua bellezza alla fine dei tempi. Non si tratta di valori molto importanti come la pace e la giustizia, la gentilezza e la solidarietà. Il regno è Dio stesso che si rende presente fra noi. È lì a saziare la nostra sete, che non si estingue affermando i nostri interessi piccoli o col soddisfare le nostre personali ambizioni.

. Una preziosa descrizione del Regno. “Ecco tra gli altri uno dei più grandi beni che, a mio parere, godremo nel regno dei cieli. L’anima lassù non farà più caso della terra, sarà inondata di gioia e di tranquillità, si rallegrerà della gioia degli altri, sommersa in una pace inalterabile e in una soddisfazione senza limiti: pace e soddisfazione che sgorgheranno dal vedere il nome santo di Dio lodato e santificato da tutti, offeso più da nessuno. Tutti lo ameranno; l'anima non si occuperà che in amarlo, né altro potrà fare, perché lo vedrà. - L'ameremmo tanto anche noi se lo potessimo vedere in questa vita!” (C 30, 5).

 

 

L’ACQUA VIVA DELL’ESPERIENZA DI dIO

. L’orazione di quiete.Santa Teresa parla a partire dalla propria esperienza:  Santa Teresa habla desde la experiencia: “Io so di una persona  a cui spesso il Signore concedeva questa grazia” (C 31, 5). Per lei l’orazione di quiete è “l’inizio della contemplazione” e per ciò stesso l’entrata nel misterioso spazio di Dio che chiediamo nel Padrenostro. “In quest'orazione, se non erro, il Signore, come ho detto, comincia a farci intendere che ascolta la nostra domanda, introducendoci nel possesso del suo regno, affinché lo lodiamo sinceramente, santifichiamo il suo nome e facciamo che tutti lo lodino e santifichino” (C 31, 1). L’orante sente di El orante si sente “nello stesso palazzo del Re, vicino a Lui, e capisce che Egli comincia a partecipargli il suo regno fin da questa terra.” (C 31,3). Dio lascia la casa addormentata….

. Figure bibliche. Quella dell’anziano Simeone, che prorompe in un’inno di pace esprimendo il desiderio del regno venendosi a trovare alla presenza del Signore, perché “lo stesso Bambino gliel’ha dato a intendere” (C 31, 2). O l’immagine di Pietro al Tabor, che vuole fare tre tende (cfr C 31, 3). O le figure tipiche di Marta e Maria. E la figura del pubblicano, capace di pregare senza parole “con un semplice alzare gli occhi" (C 31, 6).

. La pedagogia delle immagini. Appaiono la fontana, il palazzo e la strada. La candela, la fiamma e il respiro, esprimono la gratuità di Dio. Le immagini più belle Teresa le riserva a evidenziare l’azione di Dio. “Così come non possiamo fare l’alba, non possiamo farla fermare l’alba” (C 31, 6). L’immagine più bella, quella del “come un bambino lattante che, riposando sopra il seno di sua madre, riceve, senza che si disturbi a poppare, il latte che per tenerezza ella gli spreme in bocca” (C 31, 9). Il contemplativo è un rinato. Mostra una vita nuova.

. Consigli che dà Teresa: Non forzare la mano del Signore: “è una sciocchezza” (C 31, 6). “Lasciarlo agire come fosse cosa sua” (C 31, 7). È importante essere preparati a ricevere, a ricevere di più. “Che riconoscessero quello che loro manca, si umiliassero e procurassero di attuare quest’assoluto distacco, senza del quale non farebbero alcun progresso” (C 31, 11). Corrispondere nelle opere alle grandi grazie che si ricevono: “Siccome le loro opere non corrispondono alle grandi grazie che ricevono, e invece di prepararsi a riceverne di nuove, ritirano la propria volontà dalle mani di Dio che già la teneva come sua, per metterla in cose tanto basse, Egli va in cerca di altre che lo amino di più e le inonda di più grandi tesori” (cfr. C 31,12). Non dimenticare che tutto qui poggia sull’umile pietra di chi è attento “per vedere se Dio…vuol concedere questa grazia. Pensate che sarebbe perdere un gran tesoro” (C 31, 13). L’umile infatti è chi è disposto a essere terreno (humus) che riceve e serve altro.

 

MANIFESTAZIONI DEL REGNO

. A livello teologale. Un primo piano è teologico, fondamentale e decisivo: Dio interviene con la sua grazia nella nostra preghiera. Colui che prega “comprende che il suo Dio è con lui” (C 31, 2). Lui e Dio stanno così vicini “da intendersi ormai per via di cenni” (C 31, 3). “L’anima entra ormai nella pace o, per meglio dire, ve la fa entrare il Signore con la sua divina presenza” (C 31.2). Entra nella scena il linguaggio della tenerezza, che è un silenzioso desiderio di amare Cristo. L’anima mostra i germi di un abbandono confidente, della lode, della gratuità.

. A livello psicologico. La volontà e tutta l’affettività di chi sta pregando sono soggiogati, “prigionieri” (C 31, 3). L’anima “è tanto contenta di vedersi vicina alla fonte, che si sente già sazia prima ancora di bere” (C 31, 3). Pace e quiete si diffondono: “tutte le potenze sono a riposo” (C 31, 2); “Sentite grande gioia nel corpo e grande soddisfazione nell’anima” (C 31, 3). L’anima “si ferma un poco, per poi riprendere il viaggio con maggior lena, trovando in quella sosta come un raddoppiamento di energie” (C 31, 2). Sorge nella persona una tranquilla e limpida coscienza che le viene in dono dallo Sprito.

. A livello esistenziale. Nella contemplazione si entra attraverso la porta dell’amore. L’ingresso nel regno ci fa presenti e ci impegna a fondo nello svolgere i compiti a noi affidati. “Grande è questa grazia, e colui che ne è favorito assomma in sé vita attiva e contemplativa. L’anima va tutta assorta nel servizio di Dio, perché mentre la volontà attende al suo solito lavoro, che è la contemplazione, pur senza sapere in che modo vi attenda, le altre due potenze fanno l’ufficio di Marta. E così Marta e Maria vanno d’accordo” (C 31,5). La persona si ritrova ad essere profondamente solidale con tutti. Rifiuta il dominio sugli altri. Vuole “essere il povero che ama gli uomini” (Simeone il Teologo). E diffonde luce attorno a sé.  

                                                                                                                                              Momento di orazione

Lascia per qualche istante quel che stai facendo e avvicinati a Dio che vuole offrirti il suo Regno.

Nel Nome del Padre che offre il Regno, nel nome del Figlio che annuncia il Regno, nel nome dello Spirito Santo che introduce nel Regno.

Accetta l’invito di Dio ad entrare nel Regno. Non metterti fuori dalla vita. Non lasciare che la tua vita muoia di sete essendo così vicino alla fonte.

Tu metti pace ai miei confini. Tu mi sazi con fior di frumento. Tu riempi d’acqua il mio deserto. Tu fai scorrere fiumi nella mia solitudine. Ti lodo e ti benedico con tutto il mio essere.

Fai presente a te stesso Gesù, affascinato dal Regno, che percorre le strade annunciando la vita e la dignità degli esseri umani, desideroso di promuovere il Regno del Padre. Grazie, Gesù, perché ci parli del Regno con la tua vita. Grazie, Gesù, per dare la vita agli ammalati. Grazie, Gesù, per ridare dignità a chi in sé stesso è diviso. Grazie, Gesù, che prometti felicità ai poveri. Grazie, Gesù, che illumini il senso della vita.

Adesso prega così:

Gesù, non hai mani. Hai solo le nostre mani per costruire un mondo dove prevalga la giustizia. Gesù, non hai piedi. Hai solo i nostri piedi per mettere in moto libertà e amore. Gesù, non hai labbra. Hai solo le nostre labbra per annunciare al mondo la Buona Novella ai poveri. Gesù, noi siamo il tuo Vangelo, l’unico Vangelo che le persone sono in grado di leggere, se le nostre vite sono tue: opere e parole efficaci.

Lavora per il Regno di Gesù. Non stare zitto. Vivi e rispetta la vita. Vivi e difendi la vita Vivi e lavora per la dignità degli esseri umani.

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