15_Dacci oggi il nostro pane quotidiano

“La Chiesa ha ricevuto l'Eucaristia da Cristo suo Signore non come un dono, pur prezioso fra tanti altri, ma come il dono per eccellenza, perché dono di sé stesso, della sua persona nella sua santa umanità, nonché della sua opera di salvezza” (Giovanni Paolo II).

 “Quando dici: ‘dacci oggi il nostro pane quotidiano, confessi di essere un mendicante di Dio. Non vergognarti a dirlo: per quanto ricco sia uno in questa terra è sempre un mendicante di Dio” (Sant’Agostino).

“C'è una fame sulla terra, ‘non fame di pane, né sete di acqua, ma di ascoltare la Parola di Dio’ (Am 8, 11). … riguarda il Pane di vita: la Parola di Dio da accogliere nella fede, il Corpo di Cristo ricevuto nell'Eucaristia.” (Catecismo de la Iglesia Católica, 2835).

UNA NECESSITA’ VITALE

Il pane. Quante cose suggerisce il pane! È un miracolo nella casa dei poveri. È uno scandalo quando lo si deve prelevare a forza dalla mensa dei ricchi. Il pane è cibo, vita condivisa, ma quando è accumulato non ha senso. Quante amicizie nascono attorno a un pane! ‘Compagni’ sono quelli che mangiano il pane insieme. Un pezzo di pane mangiato da soli, di cosa sa? Il pane è un dono ricevuto dal Padre per un compito. Pertanto, il pane, l’acqua, il tetto e il vestito mettono alla prova la nostra vita cristiana.

Il nostro pane. Il pane di Dio è sempre il nostro pane. Come può essere il pane di Dio non essere di ciascuno! La fraternità è lacerata quando lo mangiamo separatamente dagli altri; diventa una notte oscura nel nostro mondo quando non c’è pane per l’ultimo. Ma se rompendo il pane e distribuendolo, il numero dei poveri diminuisce, la luce della gioia si diffonde ovunque.

Di ogni giorno.  Il pane lo chiediamo oggi. Perché chiederlo ogni giorno? Per mettere ogni giorno al primo posto Dio e confidare in Lui per primo. E non cedere alla tentazione dell’avidità, che ci porta a mettere la nostra sicurezza nelle cose che possediamo. La preoccupazione per il domani indica poca serenità e una certa mancanza di libertà nel vivere il programma evangelico. Gesù ci prende per mano perché viviamo oggi, senza scappare dal passato o dal futuro, senza vivere il momento presente come se fossimo a un passo dal niente.

Tutti possono chiedere il pane. Specialmente tuttavia quelli che hanno fatto della propria vita un’offerta affinché sia conosciuto il nome di Dio, affinché venga il Suo regno in questo mondo e possa realizzarsi il progetto di fraternità che il Padre ha sognato per noi.

 

IN CHIAVE EUCARISTICA

“La Chiesa vive dell’Eucaristia. Questa verità non esprime soltanto un’esperienza quotidiana di fede, ma racchiude in sintesi il nucleo del mistero della Chiesa. […] Da quando, con la Pentecoste, la Chiesa, Popolo della Nuova Alleanza, ha cominciato il suo cammino pellegrinante verso la patria celeste, il Divin Sacramento ha continuato a scandire le sue giornate, riempiendole di fiduciosa speranza” (Ecclesia de Eucharistia).

Niente al mondo, per Teresa, è forte come la drammatica presenza di Cristo-Eucaristia nella storia del genere umano. Al considerare la sproporzione tra l’amore di Cristo e il nostro per Lui Gli si rivolge con queste parole: “lasciate in pace vostro Padre, e non obbligatelo a effondere le sue tenerezze su creature così miserabili come me, che poi non gli saranno riconoscenti” (C 27, 3).

Poi riconosce: “Se voi dite a un ricco gaudente che la volontà di Dio gli impone di moderare alquanto la sua mensa per dare almeno pane a chi muore di fame, egli tirerà fuori un'infinità di pretesti per non ascoltarvi, volendo fare come vuol lui. E se ricordate a un mormoratore che la volontà di Dio ci comanda di amare gli altri come noi stessi, egli non potrà sopportarvi, e nessuna ragione sarà capace di convincerlo. Ecco poi un religioso che ama i suoi comodi e la sua libertà: ditegli che è obbligato a dare buon esempio e che non solo a parole deve compiere la volontà di Dio che ha giurato e promesso di compire; che questa divina volontà gli impone di osservare i suoi voti, e che dando scandalo va apertamente contro di essi, anche se non li viola interamente; che deve osservare con esattezza la povertà che ha promesso, perché così vuole il Signore; ditegli pure tutto questo, ma non vi ascolterà. E se ciò avviene oggi, nonostante l'aiuto che Dio ci ha dato, che sarebbe se non ce ne avesse dato alcuno? Molto pochi di sicuro adempirebbero la parola che Egli rivolse per noi al Padre suo: Fiat voluntas tua. Perciò il buon Gesù, vedendo che il suo aiuto ci era assai necessario, mostrò il grande amore che ci portava con inventare un ammirabile espediente, dicendo in nome suo e in nome dei suoi fratelli: Dacci oggi, o Signore, il nostro pane quotidiano” (C 33, 1).

 

L’ EUCARISTIA, COME MANNA DAL CIELO

Nella formazione dell’orante è indispensabile educare il suo senso eucaristico, motivare a fondo la sua pietà, il suo vissuto del Sacramento. Teresa sente la necessità di attestare espressamente la sua fede viva nell’Eucaristia. “Pensate forse che questo sacratissimo Pane non sia di sostentamento per i nostri miseri corpi e di medicina efficace ai nostri disturbi corporali? So invece che è così. Conosco una persona che nelle sue gravi infermità andava spesso soggetta ad atrocissimi dolori, ma quando si accostava alla comunione, le pareva che per incanto le sparisse ogni male, rimanendo completamente guarita” (C 34, 6).

Nella pedagogia teresiana dell’orazione come tratto di amicizia è di somma importanza la presenza dell’Amico nascosto nell’Eucaristia: “Se vi dispiace di non poterlo contemplare con gli occhi del corpo, pensate che ciò non conviene, perché una cosa è vederlo glorioso e un’altra vederlo come era sulla terra. La nostra naturale debolezza non lo potrebbe sopportare. Il mondo stesso cesserebbe di sussistere, e più nessuno vorrebbe ancora sopravvivere dopo aver visto alla luce dell’Eterna Verità che fumo e menzogna è tutto quello che qui tanto si stima. Come potrei io, povera peccatrice che tante volte l’ho offeso, avere il coraggio di stargli vicino, se lo vedessi in tutta la sua Maestà? Invece sotto gli accidenti del pane è molto più accessibile, a quel modo che quando un re si traveste, sembra che, parlando con lui, non si debbano avere soggezioni, e pare che anch’egli sia obbligato ad acconsentire per il fatto che si è travestito. Ora, se il Signore non si fosse così travestito, chi di noi oserebbe accostarlo, così pieni di freddezza, d’indegnità e d’imperfezione come siamo?” (C 34, 9). “Fino a quando il calore naturale non ha consumato gli accidenti del pane, il buon Gesù è in noi: avviciniamoci a Lui!” (C 34, 8).

Cristo sta lì e ci sta per entrare in comunione diretta e personale con noi. Egli sta lì affinché arriviamo a Lui. Egli sta lì, non solo per comunicarci le sue grandezze, bensì per comunicarsi Egli stesso, da persona a persona. Egli cerca sempre la comunicazione personale. “Del resto, per coloro che vogliono approfittare della sua presenza, Egli sa anche manifestarsi. Anche se ciò non è per gli occhi del corpo, il Signore dispone di molti altri mezzi, e si manifesta all’anima per via di grandi sentimenti interiori o in diverse altre maniere. Quanto a voi, fategli buona compagnia e non vogliate perdere una così bella occasione per trattare dei vostri interessi, come quella che vi si offre dopo la S. Comunione” (C 34, 10).

 

                                                                                                                                    Momento di Orazione

Apriti a Dio, Colui che dà il pane. E, insieme a tutta l’umanità prega fiduciosamente, seguendo il mandato di Gesù:

Nostro padre, Padre di tutti,

dacci oggi il nostro pane quotidiano.

Oggi, e non domani,

ora, proprio in questo istante e non più tardi:

dacci il pane della vita,

il Corpo del Signore che alimenta di Sé tutte le cose,

che riempie di dolcezza la mia bocca,

che penetra nella linfa del mio sangue

e mi fa ostensorio della Sua persona.

Il pane che mi nutre di tutto l’essenziale,

che mi permette di gioire e di lavorare,

di correre felice e di pregare.

Che mi mostra il bene nella mia giornata

e mi prepara ogni giorno per ricominciare.

 

Accogli questo consiglio di Teresa: “Appena comunicate, chiudete gli occhi del corpo e aprite quelli dell’anima per fissarli in fondo al vostro cuore, dove il Signore è disceso. Vi dico, vi torno a dire e ve lo vorrei ripetere all'infinito, che se vi abituate a questa pratica ogni qualvolta vi accostate alla comunione il Signore non si nasconderà mai così del tutto da non manifestarsi … in proporzione del vostro desiderio” (C 34, 12). 

Prega a partire dallo stupore e dalla gratitudine: 

“Se desidero medicare le mie ferite, tu sei medico.

Se brucio di febbre, tu sei la sorgente ristoratrice.

Se sono oppresso dalla colpa, tu sei il perdono.

Se ho bisogno di aiuto, tu sei la forza.

Se temo la morte, tu sei la vita eterna.

Se desidero il cielo, tu sei la vita.

Se fuggo le tenebre, tu sei la luce.

Se cerco il cibo, tu sei il nutrimento”.

(Sant’Ambrogio)

 

Torna al tuo vivere lungo i cammini della solidarietà. L’Eucaristia non soltanto esprime comunione bensì un progetto di solidarietà per tutta l’umanità.

La tua Eucaristia, Signore, mi insegna la pace.

In essa apprendo a progettare comunione e solidarietà.

La tua Eucaristia mi dà forza per edificare,

con Te e insieme ai miei fratelli,

una società più equa,

a servizio degli ultimi.

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