16_Perdonaci, come noi perdoniamo

. “Se dunque tu presenti la tua offerta all’altare e lì ti ricordi che tuo fratello ha qualche cosa contro di te, lascia lì il tuo dono davanti all’altare, va’ prima a riconciliarti con il tuo fratello e poi torna a offrire il tuo dono” (Mt 5, 23-24).

. “Il mistero del peccato” (2 Ts 2, 7) si chiarisce solo “alla luce del mistero dell’amore "(1 Tim 3, 16).

. “I nostri peccati ci spingono a pregare e, mentre chiediamo perdono a Dio, diventiamo consapevoli di quanto dobbiamo perdonare ai nostri fratelli” (San Cipriano).

. "Ciò che mi colpisce di più del Vangelo è il perdono. L’atto di perdonare può cambiare il cuore di ognuno di noi, perché quando perdoniamo la durezza del cuore si allontana e lascia un posto alla Bontà Infinita” (Priore de Taizé).

PERDONACI, SIGNORE

L’essere umano ha bisogno di essere perdonato. Dopo il pane arriva il perdono, come se fosse un elemento primario per la sopravvivenza umana. Le ferite del non-amore che si porta dentro si possono curare solo con il perdono, cioè entro un’esperienza gratuita di amore. Quando diviene consapevole di essere povero in fondo l’uomo ripete le parole del pubblicano: "Dio mio, abbi compassione di me, perché sono un peccatore" (Lc 18, 13).

Una richiesta fatta al plurale. Siamo una comunità di peccatori. Il perdono di Dio ricuce i legami in verticale; il perdono tra fratelli li ricuce orizzontalmente. Siamo inclini a ricordare le offese, il disprezzo, gli oltraggi, i danni che abbiamo ricevuto. Ne teniamo conto, sono a noi sempre presenti. Questo archivio appesantisce i cuori e avvelena molte relazioni.

La fragilità di ogni giorno. Con il tema del perdono torniamo al più realistico e prosaico della vita. A coloro che hanno chiesto e ricevuto il pane dell’Eucaristia, “tutto è facile” (C 36, 1), non solo chiedendo perdono a Dio, ma anche donandolo agli altri.

Dio gode del perdono. Il Padre della tenerezza perdona, accoglie, offre la salvezza a coloro che sono pentiti. Non chiede nulla, al di là del pentimento, che è il motivo della richiesta. Quando preghiamo sappiamo di non meritare il perdono di Dio e, nel cercare di dire con un semplice gesto il nostro pentimento, sappiamo che non sarà mai sufficiente. Tuttavia lo facciamo, è il nostro modo di dire che siamo sinceri; se non lo fossimo quella richiesta sarebbe una menzogna! Il Padre gode del perdono che dà perché ad esso può seguire la nostra penitenza.

Rinnovo di un’amicizia. Il peccato penetra nel cuore della persona, ostacola la sua capacità di donare sé stessi e oscura la relazione personale con Dio. Quando chiede perdono, chiede di ripristinare la sua amicizia con Dio, con gli altri esseri umani e con la creazione.

l’idolo dell’onore ci impedisce di offrire il nostro perdono ai fratelli. “Seguendo l’andazzo del mondo, - scrive Teresa di Gesù - facevo caso dell’onore, senza neppur sapere cosa fosse. Per quante cose mi ritenevo offesa! Come mi sento ora confondere! E pensare che non ero ancora di quelle che si mostravano più sensibili! M’ingannavo intorno al punto principale, perché non solo non stimavo l’onore che è veramente degno di tal nome e che consiste nel cercare il progresso e l’utilità della propria anima, ma non ne facevo caso. Oh, come disse bene chi affermò l’impossibilità di mettere d’accordo l’onore e il profitto spirituale!” (C 36, 3).

Perciò:

non si faccia “conto di certe piccolezze che si chiamano offese. Fermarsi ai così detti punti di onore è imitare i bambini che costruiscono casette con delle pagliuzze” (C 36, 3).

si ricordi sempre in cosa Dio ha messo il suo onore, Lui che è “l’onor nostro”: “Ah, Signore!... umiliandovi fino alla morte. E in tal modo non solo non l’avete perduto, ma l’avete guadagnato per tutti noi” (C 36, 5).

 

COME ANCHE NOI PERDONIAMO

Il nostro e il perdono di Dio. “Considerate, sorelle, che non dice: ‘Come perdoneremo’, ma ‘Come perdoniamo’ facendoci comprendere, con questo, che chi ha chiesto al Padre un dono così grande, come quello di cui abbiamo parlato, e ha rimesso completamente la sua volontà in quella di Dio, deve aver già tutto perdonato. Dunque, chi ha detto a Dio con sincerità: Fiat voluntas tua, deve aver già tutto perdonato, o almeno ne deve avere il proposito” (C 36, 2).

Tra i due non c’è paragone. Santa Teresa percepisce l’enorme sproporzione tra il perdono di Dio e il nostro: “Una grazia così grande e importante, come il perdono che Dio deve accordare ai nostri peccati, meritevoli di fuoco eterno, è legata ad una condizione tanto semplice come quella di perdonare anche noi!... Signore, io ho tanto poco da perdonare che Voi mi dovete perdonare gratuitamente! Come qui si manifesta la vostra divina misericordia!” (C 36.2). Si, noi abbiamo così poco da perdonare che è nulla a confronto di quanto ha Dio da perdonare a noi.

Le relazioni guariscono. Si, noi abbiamo così poco da perdonare che è nulla a confronto di quanto ha Dio da perdonare a noi. Comprendendo questo le anime “non fanno caso di ciò che passa. E se in un primo istante sentono anch’esse una grave ingiuria ricevuta, non si sono ancora persuase di ciò che è stato, che subito sopravviene la ragione, la quale innalza la sua bandiera e distrugge quasi del tutto la pena che già cominciavano a sentire, sostituendola con la gioia di considerare che il Signore ha permesso quell’affronto” (C 36. 9) per dar loro di percepire un poco il tanto che Dio ha da perdonarci e partecipare così del suo perdono. Cosi “a quel modo che altri apprezzano l’oro e le pietre preziose … quelle anime cercano e desiderano i travagli, e li desiderano come fonte di ogni loro ricchezza” (C 36, 9). Tutto questo produce al minimo la guarigione del cuore nei rapporti con gli altri uomini. Il grande segno della preghiera è lo spirito del perdono, la forza di adattarsi ai colpi, la facilità di annullarli dalla memoria e dal cuore. “Quando un’anima non possiede questi effetti e non esce dall’orazione fermamente decisa a sopportare ogni cosa, tema che la sua orazione non venga da Dio, ma che sia opera del demonio, il quale le produca dolcezze per indurla a credersi più perfetta delle altre” (C 36, 11).

                                                                                                                                             Momento di orazione

Apriti a Gesù. Lui parla molto poco del peccato e molto del perdono.

Gesù, tu dai il benvenuto ai peccatori,

mangi con loro, diventi loro amico.

I tuoi nemici sono scioccati per questo.

Io invece mi avvicino a te con fiducia.

Tu mi ridoni la capacità di amare.

Possa il tuo perdono e la tua gentilezza

darmi luce, darmi pace.

Dammi l’umiltà del pubblicano.

Dammi la fiducia di Zaccheo.

Dammi il pianto amoroso della Maddalena.

Dammi la fede della donna cananea.

 

Ricorda quel dono che Dio ti ha dato per rialzarti e accettarti come un figlio: è più forte di ogni rottura, di ogni mancanza, negazione, ribellione. Stupito e grato prega:

O Signore, fa’ di me uno strumento della tua Pace:

Dove è odio, fa’ ch’io porti l’Amore.

Dove è offesa, ch’io porti il Perdono.

Dove è discordia, ch’io porti l’Unione.

Dove è dubbio, ch’io porti la Fede.

Dove è errore, ch’io porti la Verità.

Dove è disperazione, ch’io porti la Speranza.

Dove è tristezza, ch’io porti la Gioia.

Dove sono le tenebre, ch’io porti la Luce.

O Maestro, fa’ ch’io non cerchi tanto:

Essere consolato, quanto consolare.

Essere compreso, quanto comprendere.

Essere amato, quanto amare.

Poiché è

Dando, che si riceve;

Perdonando, che si è perdonati;

Morendo, che si resuscita a Vita Eterna..

 

(Francesco di Assisi)

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