2_Lettere

 

LETTERE

 

 

 

File che contiene le lettere scritte

Dal 4 aprile 1877 (la prima) fino alla morte (tot. 266)

 

 

 

(L’introduzione alle lettere è copiata dal primo File)

 

LETTERE

 

INTRODUZIONE ALLE LETTERE

 

1. Un'attesa di cinquant'anni

 

  A differenza della Storia di un'Anima (1898), la cui diffusione toccava quasi le duecentomila copie in quindici anni, le Lettere di Suor Teresa di Gesù Bambino hanno atteso per cinquant'anni una pubblicazione completa (1948). Fino ad allora il pubblico ha avuto accesso soltanto ad un numero limitato di brani scelti.

  «Le sorelle della Santa considerarono questi testi semplicemente come utili complementi al libro fondamentale che era - e resta - la Storia di un'Anima, e li trattarono come un repertorio di idee edificanti dal quale presero liberamente vari brani che sarebbero serviti a chiarire e a precisare le posizioni essenziali fissate dall'autobiografia. Da questo punto di vista, la cronologia, il tenore originale o l'integrità rigorosa di ciascuna lettera non erano considerati molto importanti. Inoltre, niente sembrava contrapporsi al confronto di frasi provenienti da lettere diverse, talvolta con la stessa data, ma tutte relative allo stesso argomento» (André Combes, Lettres, 1948, Prefazione, p. XXII).

  Nel 1898 furono così pubblicati diciotto frammenti di lettere a Celina; la raccolta si arricchì via via con le due successive edizioni, raggiungendo quarantasette frammenti nel 1907 e cinquantuno nel 1910. Era ben poca cosa, se si considera che la copia autentica degli Scritti, realizzata in quello stesso anno per il Processo di canonizzazione, non conta meno di centottantaquattro pagine solo per le lettere. Per trent'anni, la situazione non cambierà molto per quanto riguarda la pubblicazione.

 

 

2. La prima edizione delle Lettere

 

  Il cinquantenario della morte di Teresa nel 1947, la sua recente promozione a patrona della Francia nel 1944, suscitano una rinascita di fervore nei suoi confronti. Si distingue allora uno storico, André Combes,[1] preoccupato di cogliere la portata dottrinale di questa devozione, intesa non come una dottrina avulsa dalla vita, o una teologia tagliata fuori dalla storia.

  Sollecita allora dal Carmelo una documentazione adeguata e, attraverso l'archivista, insieme a suor Genoveffa, che nel 1946 ha 77 anni, porta gli studi teresiani a superare l'importante tappa della pubblicazione delle Lettere, dopo un faticoso cammino comune, spesso difficile ma sempre fecondo.

  Molto presto si rende conto che manca di elementi per stabilire una cronologia, base di ogni itinerario spirituale: «Nella mente della maggior parte degli ammiratori di santa Teresa regna un'estrema imprecisione circa l'ordine degli avvenimenti e il rapporto reale tra la vita e le opere, mentre invece i testi pubblicati permettono di stabilire questo rapporto in modo molto più profondo di quanto si creda» (lettera del 25/1/1946). La pubblicazione integrale delle Lettere gli appare dunque come il requisito indispensabile per ogni ulteriore passo in avanti.

  «Quello che cerco di raggiungere, scrive ancora, è il movimento stesso del pensiero di Teresa nelle sue reazioni vitali, sia a contatto con le influenze subite dall'esterno, sia di fronte all'intima esperienza del suo sviluppo naturale, delle sue grazie personali, delle sue prove. Mi sembra che questo sia l'unico modo per ritrovare Teresa in se stessa, quella che ha realizzato nel tempo l'idea che Dio aveva di lei fin dall'eternità. (...) L'unico modo per riuscirci, nella misura in cui si può sperare di farcela, è di riprendere tutta la documentazione per analizzarla da questo punto di vista. Riprendere tutto quello che ha scritto, tutto quello che è stato scritto su di lei. Vederla come lei si è vista, vederla come gli altri l'hanno vista. Completare queste due fonti l'una con l'altra. Rispettare tutte le sfumature» (lettera del 2/10/1946).

  Dopo una lotta accanita, A. Combes riesce a convincere suor Genoveffa a consegnare tutte le lettere di Teresa, compresi i biglietti dell'infanzia, per realizzare un'edizione «esatta e completa», con una sua struttura cronologica. Il libro, che rappresenta un decisivo passo in avanti, esce dalle stampe il 30 settembre 1948, esattamente mezzo secolo dopo la prima Storia di un'Anima.

 

3. La «Sinfonia teresiana»

 

  In un'importantissima lettera a suor Genoveffa (dell'11/9/1947), A. Combes ha mostrato la necessità di una pubblicazione integrale delle Lettere (e di tutti i testi in genere) di Teresa di Lisieux:

  «Proprio perché è santa Teresa e perché, a partire da questo anno giubilare, occuperà un posto sempre più grande nella storia della spiritualità, le succede quello che succede a tutti gli esseri d'eccezione. La storia si interessa di tutti gli aspetti della sua vita e delle sue opere, e può pubblicare tutto quello che è uscito dalla sua penna. (...) È una cosa inevitabile e la si può capire benissimo. Dal momento che si tratta di una santa, tutta la sua vita ha valore esemplare: quindi per essere sicuri di capire bene tutta la sua vita, bisogna conoscerne tutti i particolari. Di qui tutte queste pubblicazioni di opere complete. Di qui la mia insistenza a veder pubblicate tutte le lettere, tutti i biglietti della sua Santa sorellina. Bisognava trattarla come i più grandi santi. (...)

  «1o Da parte di un santo, niente è banale. Anche nella Sacra Scrittura, quante parti avremmo eliminate se il Signore ci avesse consultato! Ci saremmo sbagliati! Bisogna prendere l'opera di Dio così come è, e meditarla fino a quando non si diventa capaci di capirla e di ricavarne i dovuti insegnamenti.

  «2o Nel caso di Teresa bisogna fare molta attenzione. Quello che sembra banale (soprattutto a Celina che sa tutto, che la sa molto più lunga di tutto quello che c'è scritto) può essere ricco di utilità per la storia e l'edificazione delle anime semplici che saranno molto sensibili a tutto ciò che troveranno “alla loro portata”. Così capiranno subito che Teresa ha vissuto come loro, che non sempre si librava sulle ali dell'Aquila, e a poco a poco si lasceranno trascinare.

  «3o Inoltre di quelle lettere, che la preoccupano tanto perché “non dicono niente”, la storia potrà fare un uso imprevisto. Penso in particolare a quella serie di lettere dall'Italia o da Roma che non contengono niente di vivo o di pittoresco sul viaggio e sui personaggi frequentati. Dobbiamo esserne dispiaciuti? Al contrario. È un documento di estrema importanza per confutare la vecchia tesi del P. Ubaldo rispolverata da Van der Meersch.2 Teresa vi appare talmente distaccata da tutto ciò che è accidentale, da tutto ciò che avrebbe potuto distrarla, talmente concentrata sulla sua unica preoccupazione, sulla sua vocazione e la sua udienza, che posso rispondere con molta forza a tutti questi dilettanti: “L'autrice di simili lettere non era certamente la bambina svanita o quel cavallo senza briglie che voi non esitate a descrivere. Era un'anima raccolta e profonda sulla quale nessuna distrazione poteva far presa gravemente.” Poiché il racconto della Storia di un'Anima è molto più colorito e pittoresco, si potrà ristabilire l'equilibrio e la verità sarà vendicata. (...)

  «Cosa c'è di strano se una bambina scrive lettere infantili? Sarebbe grave il contrario! (...) Vedrà che quando l'insieme sarà completato, le perle ritroveranno il loro splendore. (...) Se si interrompe una sinfonia dopo le prime battute, si resta disorientati, non si capisce dove vuole arrivare l'autore... Ma se aspettiamo fino alla fine, se lasciamo che il musicista introduca e sviluppi tutti i temi sino al finale, allora capiamo, ne restiamo conquistati e pieni di ammirazione.

  «L'autore della Sinfonia teresiana è Teresa, ma è soprattutto Gesù stesso. Bisogna lasciargli il tempo di preparare “la sua piccola lira”, di accordarla con le vibrazioni del suo Cuore... Quando la lira è pronta, ah! che accenti! Ma cosa c'è di più commovente, di più divino, perfino, dei preludi! Più sembrano umili, più sono veri.[2]

  «Infine non dimentichiamo che le Lettere fanno parte di un insieme. Devono essere completate con la Storia di un'Anima e con le Poesie. Allora l'assicuro che tutto si mette a posto e che non si rischia di fraintendere lo splendore di quest'anima incomparabile».[3]

 

 

4. La «Corrispondenza generale»

 

  Quando nel 1962 divenne necessaria un'altra edizione delle Lettere – essendo esaurita la prima edizione –, il principio di una fedeltà letterale agli originali non presentava più difficoltà (il P. François de Sainte-Marie aveva pubblicato, nel 1956, i Manoscritti autobiografici in facsimile, l'anno dopo ci fu l'edizione economica, poi fu la volta delle foto autentiche di Teresa con il Volto di Teresa di Lisieux, nel 1961).

  Il progetto iniziale era modesto: semplice «edizione rivista e corretta». Ma a proposito delle lettere di Teresa l'inventario delle fonti faceva emergere un problema critico non meno complesso di quello del testo dell'autobiografia (cfr. sopra, l'Introduzione ai Manoscritti autobiografici).

  Per di più, la maggior distanza storica rispetto agli avvenimenti, dopo la morte di Madre Agnese di Gesù (1951) e di suor Genoveffa (1959) e, di conseguenza, l'accesso reso possibile ad una documentazione familiare ricchissima, permettevano di preparare una edizione di ampio respiro che unisce alle Lettere di Teresa, confrontate minuziosamente con gli originali (ai quali il Combes aveva appena avuto accesso), quelle di quanti corrispondevano con lei e tra di loro su di lei.

  Si ebbe così la Corrispondenza generale, apparsa nel 1972, un anno prima del centenario della nascita di Teresa di Lisieux. Così, la Santa ritrovava la trama delle sue relazioni vive in cui la sua personalità, delineata più da vicino, assumeva la sua dimensione autentica. La sezione delle Lettere del presente volume è il risultato di questo lavoro critico.

 

 

5. Teresa e i suoi corrispondenti

 

  La corrispondenza di Teresa comprende 266 tra lettere e biglietti ritrovati, di cui si conservano[4] 227 autografi. Solo vent'anni, dal 4 aprile 1877 al 24 agosto 1897, separano il primo biglietto stentato di una bambina dall'ultima lettera patetica scritta da una Santa sul letto di morte.

  Per quanto questa raccolta sia preziosa, essa non coincide con la reale attività epistolare di Teresa. La quantità di lettere scomparse può essere stimata a circa un terzo: valutazione che poggia insieme su evidenza, tradizione e ipotesi. Tra le perdite più spiacevoli, ci sono un minimo di cinquanta lettere inviate al Padre Pichon in Canada, al quale Teresa scriveva ogni mese.

  Educata in un ambiente familiare abbastanza chiuso in se stesso, entrata a quindici anni in un Ordine religioso nel quale la «separazione dal mondo» è fortemente marcata, morta a ventiquattro anni, colei che il papa Pio XI chiamerà un giorno «la prediletta del mondo», conosce durante la sua vita un ristretto ambito di relazioni. La sua corrispondenza riflette questo stato di cose. La famiglia naturale da sola ne assorbe il 78%; la famiglia religiosa – escluse le tre sorelle carmelitane – conta appena il 10%. Il resto si divide tra dodici corrispondenti: sette ecclesiastici, tre religiose, due amiche.

  Stimolata dall'esempio della madre, delle due sorelle maggiori e anche di Celina, che avevano facilità a scrivere, Teresa manifesta molto presto il desiderio di comunicare per scritto. Importuna le persone che l'attorniano perché le vengano in aiuto (LT 3, 6, 7).

  Con l'entrata di Paolina al Carmelo, il 2 ottobre 1882, e con il ripiegamento su se stessa che ne consegue per lei bambina, la comunicazione sembra bloccata. Teresa, a detta della Signora Guérin (LD 514 del 4/5/1885, CG, p. 188), deve «rompersi la testa per cercare» e di solito ricorre a una brutta copia, anche per scrivere alla cugina Maria Guérin (cfr. LT 19).

  L'inibizione continua ancora dopo la straordinaria liberazione del Natale 1886, ogni volta che si tratta di mettere per scritto la sua vita profonda (LT 28, 36). Al Carmelo, nel 1888-1890, uno schemino di suor Agnese di Gesù può essere ancora il benvenuto nei casi più difficili (LT 70, 112).

  È nella corrispondenza con Celina che Teresa manifesta per la prima volta una certa disinvoltura (cfr. LT 96, e anni 1891-1892). Ma bisogna aspettare il 1893 perché ella raggiunga quel dono di espressione che continuerà a perfezionarsi sino alla morte. Allora, nei limiti che le sono imposti dalla Regola del Carmelo e dalle disposizioni delle sue priore (cfr. Ms C, 32v°,6), scrive volentieri e a lungo.

  È da notare che, ad eccezione dei biglietti scambiati all'interno del Carmelo – per i quali è necessario il consenso della priora –, sono poche le lettere di Teresa che siano state lette solo dal destinatario. Ai Buissonnets, non esiste corrispondenza privata. Al Carmelo, ogni messaggio mandato all'esterno viene letto dalla superiora, secondo l'uso dell'epoca, e, in più di un caso, dalle sorelle maggiori. Questa ingerenza ha influito sulla redazione delle lettere? Nei primi tempi della sua vita religiosa, è probabile: lo si intuisce in alcuni biglietti a suor Agnese di Gesù (LT 54, 55, 76, 78, 95, ecc.). Ma molto presto, senza dubbio perché si è stabilita nella verità su di sé di fronte a Dio solo, Teresa raggiunge una tale autonomia che la sua libertà di espressione non sembra affatto intaccata dall'intrusione di terze persone.

 

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  In un'epoca in cui l'uso del telefono (inventato nel 1876) è ancora poco diffuso, le lettere hanno un ruolo importante all'interno di famiglie così unite come quella dei MartinGuérin. Brevi vacanze in campagna o al mare e, a maggior ragione, l'eccezionale viaggio in Italia nel 1887 suscitano un'attività epistolare intensa. Teresa si conforma all'esempio familiare.

  Ma è soprattutto la clausura del Carmelo che traccia la linea di demarcazione tra corrispondenti, a seconda che le successive entrate delle quattro sorelle Martin e di Maria Guérin separano o riuniscono i membri della famiglia.

  Così, a partire dal 9 aprile 1888, Teresa non deve più scrivere alle due sorelle maggiori raggiunte ormai al Carmelo. Madre Maria di Gonzaga le dà il permesso di scrivere loro dei biglietti durante i suoi ritiri per la vestizione (10 gennaio 1889) e per la professione (8 settembre 1890), o durante i loro ritiri privati (1888-1890); poi rientra in un silenzio quasi completo fino alla fine del 1896. In seguito, con bigliettini vivaci, si sforza di scambiare notizie circa il suo stato di salute.

  La questione è diversa con il Signor Martin. Le lettere di Teresa carmelitana a suo padre appartengono tutte al postulandato, perché la malattia mentale del suo «Re diletto» interrompe bruscamente il dialogo. Del resto, a partire dal 1888, le sue missive sono già indirizzate ad un uomo debilitato. Dice infatti nel maggio 1889: «Papà è il piccolo bambino del buon Dio» (LT 91vo).

  Celina resta la corrispondente privilegiata di Teresa durante i sei anni del suo «esilio», prima della sua entrata al Carmelo (14/9/1894). All'avvicinarsi dei suoi onomastici e compleanni, Teresa rinuncia al parlatorio settimanale per assicurarsi il diritto alla «sua» lettera. I mesi critici febbraio-maggio 1889 e l'estate 1893 segnano dei tempi forti in queste relazioni.

  Leonia, fino a quando non va per due anni alla Visitazione (1893-1895), dove beneficia di undici lettere, potrebbe figurare come dimenticata da Teresa se lei stessa non ci avesse avvertito di aver distrutto le lettere della sorella. Ciò non toglie che davvero a Teresa «manca il tempo» per scriverle (LT 105, 122), oppure le fa le sue «raccomandazioni» per mezzo di intermediari (LT 85). Ma nel 1896-1897, Teresa tratta con grande attenzione questa discepola ideale della «piccola via» evangelica.

  I tradizionali auguri d'onomastico o di buon anno alla famiglia Guérin non ispirano molto Teresa. In compenso, i bisogni spirituali di Maria la rendono eloquente (1889-1890). Dopo l'entrata di questa al Carmelo (15/8/1895), dirada la corrispondenza con gli zii e la zia.

  Nel 1896-1897, la cerchia familiare si allarga con una famiglia spirituale: le novizie (sei lettere) affidatele da Madre Maria di Gonzaga, e i due missionari, i Padri Roulland e Bellière (undici lettere), con cui anche la priora è in contatto epistolare. La giovane carmelitana scrive loro lettere bellissime e, soprattutto nel caso del seminarista Bellière, rivela un'attenzione che tocca l'eroismo nelle ultime settimane di vita.

 

 

6. Guidata dallo Spirito

 

  Si resta certamente colpiti dai contrasti di questa corrispondenza. La novizia di sedici anni sa scrivere righe incolori alla zia Guérin per augurarle buon onomastico, e nello stesso tempo sa mandare alla cugina Maria una lettera di direzione spirituale che susciterà presto l'ammirazione di papa Pio X. A ventiquattro anni, malata, continua a passare agli occhi dello zio per «una brava bambina» che scrive lettere scialbe, mentre sta insegnando alle novizie e ai fratelli spirituali la via della «fiducia e dell'amore» che ha scoperto da sola, guidata dallo Spirito.

  Niente di più ingannevole di questa semplicità che scorre nella monotonia della vita quotidiana per passare inosservata. Si vorrebbe che la santità fosse sublime. Non tutto lo è in questi biglietti scritti spesso in fretta. Ma bisogna saper decifrare quello che accade realmente in questa vita nascosta e scoprire quale forza di amore può celarsi negli avvenimenti più insignificanti, conferendovi una dimensione di eternità. Se gli Ultimi Colloqui fanno vivere sotto i nostri occhi un essere che ha raggiunto la sua pienezza, nel momento in cui sta di fronte alla morte, le Lettere di Teresa esprimono il dinamismo di una vita alla ricerca dell'amore assoluto.

  «Che tesoro prezioso queste lettere, complemento della sua storia!!!», scriveva don Bellière a Madre Maria di Gonzaga il 24 novembre 1898. Il seminarista aveva capito che la Storia di un'Anima poteva essere completata da numerose lettere che si riferivano a periodi sui quali Teresa sorvolava rapida nei suoi ricordi. Del resto, lo stesso Manoscritto B è composto da due lettere, una indirizzata a suor Maria del Sacro Cuore, l'altra a Gesù. Il corpus delle Lettere di Teresa ci offre così gli elementi di una vera e propria biografia, inseparabile dai Manoscritti autobiografici.

  Si delinea in essi una «corsa da gigante», una traiettoria perfetta che non esclude le attese, i desideri, le sofferenze, ma esprime soprattutto una inflessibile audacia sostenuta dalla speranza di raggiungere la meta: quell'Amore misericordioso del quale Teresa fa esperienza ad ogni tappa della sua vita e che vuole comunicare attorno a sé.

 

N.B. Le date tra parentesi quadre sono dell'editore; le date fuori parentesi sono di mano di Teresa.

 

 

 

 

 

primo periodo

INFANZIA

(Aprile 1877 - Novembre 1886)

 

 

  LT 1                                                  A Luisa Magdelaine

[4 aprile 1877]

  Mia cara piccola Luisa,1

  Io non la conosco ma le voglio comunque molto bene [1vo] Paolina m'ha detto di scriverle lei mi tiene sulle ginocchia perché non so neppure tenere un portapenne, vuole che le dica che [2r°] sono una piccola pigra, ma non è vero, perché lavoro tutta la giornata a fare dispetti alle mie povere sorelline infine sono un piccolo folletto che ride sempre. [2v°] Addio mia piccola Luisa le mando un bacione abbracci forte per me la Visitazione cioè la mia suor Maria Aolysia2 e la mia suor Luisa di Bonzague,3 perché non ne conosco altre.

Teresa

 

 

LT 2                                    A Giovanna e Maria Guérin

[12-17 aprile 1877]

Mie care cuginette,

  Poiché Celina vi scrive, anch'io voglio scrivervi per dirvi che vi amo [1v°] con tutto il cuore. Vorrei proprio vedervi e abbracciarvi.

  Addio mie care cuginette Maria non vuole più guidarmi la mano [2r°] e io non so scrivere da sola.

Teresa

 

 

LT 3                                                        A Maria

[10-17 giugno 1877]

Mia cara piccola Maria 1

  ti abbraccio con tutto il cuore poi anche Paolina.

Teresa

 

 

LT 4                                                     A Maria Guérin

[16 settembre 1877]

  Mia cara piccola Maria1

  Ti abbraccio con tutto il cuore. La tua lettera mi ha fatto molto piacere. Mi fa molto piacere venire a Lisieux.

  La tua cuginetta

Teresa

 

 

LT 5                                                          A Paolina

Lisieux 26 giugno 1878

  Mia cara Paolina1

  Maria Guérin è in campagna2 da lunedì, ma io mi diverto molto tutta sola con la zia. Sono andata con la zia a comprare delle calze grigie e la signora mi ha regalato delle perle. Mi ci sono fatta un anello.

  Addio, mia piccola Paolina, abbraccia forte papà e Maria per me. Ti abbraccio con tutto il cuore.

La tua sorellina       Teresa

 

 

LT 6                                                      A Paolina

[1° dicembre 1880]

  Mia cara Paolina

  Sono molto contenta di scriverti:1 l'ho chiesto alla zia. Faccio molti errori, ma tu conosci bene la tua piccola Teresa e sai bene che Io non sono tanto capace. Abbraccia forte papà per me. Ho preso quattro buoni voti il primo giorno e il secondo cinque.

  [v°] Abbraccia forte per me la signorina Paolina.2 Ho molto piacere, perché tu sai che siamo dalla Zia; mentre Maria fa i conti io mi diverto a dipingere3 graziose immaginette che mi ha date la Zia.

  Arrivederci mia cara piccola Paolina la tua piccola Teresa che ti ama.

 

 

LT 7                                                      A Paolina

[4 (?) luglio 1881]

Mia cara Paolina,1

  Sono molto contenta di scriverti. Ti auguro buon onomastico, perché tu sai che non ho potuto augurartelo mercoledì, giorno della tua festa.2

  Spero che ti diverta [1v°] molto a Houlgate, vorrei proprio sapere se tu sei salita sull'asino.

  Ti ringrazio di lasciarmi in vacanza mentre sei a Houlgate. Mi farebbe molto piacere se tu scrivessi a Maria perché scriveresti anche a me qualche cosina.

  Se tu sapessi il giorno di santa Domizia la Zia mi ha messo una cintura rosa e ho lanciato [2r°] delle rose a santa Domizia. Non far vedere la mia lettera a nessuno.

  Arrivederci mia cara piccola Paolina Ti abbraccio con tutto il cuore. Abbraccia forte per me Maria Teresa e la piccola Margherita.3

  La tua piccola Teresa che ti ama.

 

 

LT 8                                           A Celina (Frammenti)

[Domenica 23 aprile 1882]

  Mia cara piccola Celina,

  Ti amo molto, tu lo sai bene (...)

  Addio Mia cara piccola Celina.

  La tua piccola Teresa che ti ama con tutto il cuore.

Teresa Martin

 

 

LT 9                                         A Madre Maria di Gonzaga

[Novembre-dicembre 1882 (?)]

Madre mia diletta

  Da tanto tempo non la vedo, così sono molto contenta di scriverle per raccontarle le mie faccenduole. Paolina m'ha detto che lei era in ritiro e vengo a chiederle di pregare il piccolo Gesù per [1v°] me, perché ho tanti difetti e vorrei correggermene. Bisogna che le faccia la mia confessione. Da qualche tempo rispondo sempre quando Maria mi dice di fare qualcosa. Sembra che quando Paolina era piccola e chiedeva scusa alla zia di Le Mans1 lei le dicesse: Quanti buchi, tanti tappabuchi; ma io sono ancora peggio. Così voglio correggermi e in ogni piccolo buco mettere [2r°] un grazioso fiorellino che offrirò al piccolo Gesù per prepararmi alla mia prima Comunione. Non è vero, Madre mia amatissima, che lei pregherà per questo? Oh sì, questo bel momento verrà molto presto e quando il piccolo Gesù verrà nel mio cuore, come sarò felice d'avere tanti bei fiori da offrirgli.

  Arrivederci Madre mia cara. L'abbraccio molto teneramente così come l'amo.

  La sua piccola figlia

Teresita2

 

 

LT 10                                                   A Celina

Domenica 29 aprile 18831

 

  Alla mia piccola Celina diletta da parte della sua sorellina che l'ama molto teneramente.

Teresa

LT 11                                        A suor Agnese di Gesù

[1-6 marzo 1884]

Mia cara piccola Paolina,

  Avevo proprio pensato di scriverti per ringraziarti del tuo incantevole libretto,1 ma credevo che non fosse permesso durante la Quaresima; ma poiché ora so che è permesso, ti ringrazio con tutto il cuore.

  Non puoi immaginare la gioia che ho provato quando Maria mi ha mostrato il tuo grazioso libretto. Mi è sembrato incantevole. Non avevo mai visto niente di così bello e non mi stancavo di guardarlo. Che belle preghiere vi erano all'inizio! Le ho recitate con tutto il cuore al piccolo Gesù. Tutti i giorni cerco di fare più pratiche2 che posso, e faccio il possibile per non lasciarmi sfuggire nessuna occasione. Dico dal profondo del cuore le preghierine che danno il profumo alle rose e questo più spesso che posso.

  Che bell'immagine c'è all'inizio! È una piccola colomba che offre il suo cuore al piccolo Gesù. Ebbene! Anch'io voglio adornarlo con tutti i fiori più belli che riuscirò a trovare, per offrirlo al piccolo Gesù nel giorno della mia prima Comunione! E voglio davvero, come c'è nella preghierina all'inizio del libro, che il piccolo Gesù si trovi così bene nel mio cuore da non pensare più a ritornare in Cielo...

  Ringrazia tanto da parte mia suor Teresa di sant'Agostino per la bella coroncina per i fioretti, e per aver ricamato la bella copertina del mio libro. Abbraccia tanto per me Madre Maria di Gonzaga e dille che la sua piccola figlia l'ama con tutto il cuore.

  Leonia e Celina ti abbracciano forte.

  Arrivederci, mia cara piccola Paolina: ti abbraccio con tutto il cuore.

  La tua figlioletta che ti ama molto.

Teresita

 

LT 12                                                    A Maria1

[8 maggio 1884]

 

Alla mia cara piccola Maria ricordo della prima comunione della Tua piccola figlia

Teresa

LT 13                                                    A Celina1

[8 maggio 1884]

 

  Ricordo della 1ª comunione alla mia cara piccola Celina da parte della tua sorellina

Teresa

 

LT 14                                             A Maria Guérin1

[1883-1885]

  Alla mia piccola Maria da parte della sua piccola Sorella2

Teresa.

 

LT 15                                                  A Celina1

[1883-1885]

 

  Alla mia cara piccola Celina Diletta Ricordo della sua sorellina che l'ama con tutto il cuore

Teresa

 

LT 16                                                 Alla signora Guérin

(Frammenti)

[10-17 maggio 1885]

Mia cara Zia,

  Lei mi ha detto di scriverle per darle qualche notizia sulla mia salute. Sto meglio di domenica, però ho sempre molto male alla testa. Spero che lei stia bene come pure Giovanna e che Maria riesca a guarire completamente.

  Penso molto spesso a lei e mi ricordo quanto è stata buona con me.1 Non dimentico neppure le care cuginette e la prego di dire a Maria che non le scrivo oggi, ma le scriverò la prossima volta per avere più cose da dirle.

  Entro in ritiro domenica sera,2 essendo la prima Comunione fissata sempre per il 21; è ormai certo che non sarà spostata.

  Arrivederci, mia carissima Zia, abbracci forte forte per me Giovanna e Maria e conservi per lei il bacio più grosso.

Teresa

figlia dei santi Angeli3

 

LT 17                                                         A Maria1

 

Alla mia cara piccola Maria

  ricordo della seconda Comunione della tua piccola figlia 21 maggio 1885.

Teresa

 

LT 18                                                    Al signor Martin

[25 agosto 1885]

Mio caro Papà1,

  Se tu fossi stato a Lisieux ti si sarebbero dovuti fare oggi gli auguri per il tuo onomastico ma giacché non ci sei voglio tuttavia e più che mai augurarti per la tua festa molta felicità e soprattutto molto piacere durante il tuo viaggio.2 Spero mio amatissimo papà che tu ti diverta molto e che sia contentissimo di viaggiare. Penso continuamente a te e prego il buon Dio che ti dia molta gioia e che ritorni presto in buona salute. Mio caro papà, Paolina mi aveva scritto per la tua festa dei graziosi versi affinché te li recitassi nel giorno [1vo] del tuo onomastico,3 ma poiché non posso te li scrivo ora:

 

Gli auguri di una piccola Regina

per la festa del suo Papà-Re

Se fossi una piccola colomba

Papà sai dove andrei?

Il tuo cuore sarebbe il mio nido, la mia tomba

Là per sempre resterei.

 

Se mi chiamassi rondine

Spesso nei bei giorni di sole

Verrei a riposare l'ala

Padre al riparo del tuo amore.

 

Se fossi piccolo pettirosso

Resterei nel tuo giardino

Dalla tua mano un granello anche minimo d'orzo

Diverrebbe per me un vero festino.

 

Se fossi un selvatico usignolo

In fretta il mio bosco lascerei [2ro]

Per venire tra le fronde fresche

A cantar tutte le mie melodie.

 

E se fossi una stellina

Vorrei sempre essere a sera

Nell'ora in cui il giorno già declina

Per donarti un raggio di speranza.

 

Attraverso la tua finestra a lungo

Brillerei di mille luci

E per niente vorrei sparire

Senza parlarti un po' dei Cieli.

 

E se fossi un bell'arcangelo

Dall'ali ornate tutte d'oro

Papà se fossi un angioletto

Spiccherei il volo verso te.

 

La mia Patria ti mostrerei

in un sogno misterioso

Dopo la vita, ti direi

Per te è questo trono luminoso. [2v°]

 

Se tu volessi bianche ali

Dai Cieli per te le porterei

E verso le eterne rive

Noi due voleremmo insieme.

 

Ma non ho fulgenti ali

NÈ io sono un Serafino

Io sono una bimbetta

Che ancor per mano va condotta.

 

Sono una timida aurora

Un modesto fiore in boccio

Il raggio che mi scalda ora

È il tuo cuore, Papà mio caro.

 

Crescendo vedo la tua anima

Tutta piena del Dio d'amore

Il tuo esempio santo m'infiamma

E a mia volta ti imiterò.

 

Sulla terra voglio diventare

La tua gioia e consolazione

Te voglio Caro Papà imitare

Te così tenero, dolce, buono. [1ro]

 

Avrei tante cose ancor da dire

Ma debbo infine terminare

Papà il tuo sorriso ora donami

E sulla fronte un bacio posami.

 

Arrivederci Papà mio amatissimo. La tua Regina che ti ama con tutto il cuore

Teresa

 

LT 19                                                     A Maria Guérin

 

Dai Buissonnets, sabato 26 giugno 1886

Mia cara piccola Maria,

  Ti ringrazio tanto d'essere stata così buona da non volermene per non averti scritto: così mi affretto prontamente a rispondere alla tua gentile letterina. Non puoi immaginare quanto piacere mi ha fatto. Sono davvero contenta che tu stia meglio e ti diverta molto. A Lisieux non conosco alcuna novità da poterti comunicare; so solo che stiamo tutti bene.

  Mi hai chiesto nella tua lettera di [vo] darti notizie della signora Papinot:1 sta molto bene e s'informa spesso della tua salute. Riguardo alle lezioni, vanno sempre benissimo; sono diventate più frequenti da qualche tempo2 ed è per questo che non ti ho potuto scrivere domenica. Sono molto contenta perché domani sarò tutta vestita di bianco per la processione.3 Maria mi ha provato tutte le mie cose e mi stanno benissimo.

  Mia cara piccola Maria, t'incarico d'abbracciare forte forte per me la mia buona zia e la mia piccola carissima Giovanna.

  Arrivederci, cuginetta mia, scusami se la lettera è mal impostata e scritta male, è perché sono andata molto in fretta e non ho avuto il tempo di fare [votv] una brutta copia. Celina m'incarica di abbracciarti forte, insieme con Giovanna e la zia. Non ho ancora fatto la tua commissione a Paolina, ma gliela farò questo pomeriggio. La tua cuginetta che ti ama con tutto il cuore

 

Teresa

 

LT 20                                                        A Maria Guérin

 

Dai Buissonnets, giovedì 15 luglio 1886

Mia cara Maria,

  Sei stata davvero gentile a scrivermi; la tua lettera mi ha fatto molto piacere. Sono proprio contenta che tu faccia delle belle passeggiate come quella che mi hai raccontata: mi ha molto interessato.

  Ho appena smesso di dondolarmi; Maria ha paura che io diventi gobba e ha domandato a papà d'appendere gli anelli e l'altalena. Gli anelli mi [1v°] piacciono meno dell'altalena: ho le mani tutte rosse per esserci stata.

  Ieri siamo state a passare il pomeriggio dalla signora Maudelonde e sono stata davvero contenta con Celina ed Elena. La signora Papinot mi ha concessa una vacanza per domani, in onore della festa di Nostra Signora del monte Carmelo, perché possa assistere alla predica.1

  Tu vedi, mia Maria, che non ho cose molto interessanti da raccontarti, non ho fatto come te una [2r°] incantevole passeggiata di cui possa farti partecipe, ma spero che, nonostante ciò, la mia povera letterina ti farà un pochino piacere.

  Arrivederci, mia cara piccola Maria. Abbraccia molto forte per me la zia e Giovanna.

  La tua sorellina che ti ama molto.

Teresa

 

 

LT 21                                                       A Maria

Sabato 2 ottobre (1886), ore 6 di sera

Festa dei Santi Angeli

Mia cara piccola Maria,

  Abbiamo appena ricevuto il dispaccio e sono molto contenta, perché credo che ciò vuol dire che hai visto il Padre a Dover;1 ti ha spedito una lettera mercoledì, in cui ti diceva di presentarti a lui oggi. Non puoi immaginare quanto ci siamo rammaricate: Celina ha mandato [1vo] alcune lettere a Dover e a Calais, fermo posta.

  Tutti i giorni la Madonna ha avuto un cero ed io l'ho pregata e supplicata tanto che non potevo credere che tu non sapessi che il Padre tornava oggi. Il signor Pichon2 ha anche inviato una lettera a Papà. Noi non osavamo aprirla; Paolina ci ha detto che era meglio farlo, perché c'era forse qualcosa d'urgente dentro, ma c'era soltanto scritto che il signor Pichon non sapeva ancora il giorno in cui il Padre [2r°] sarebbe ritornato e che avrebbe scritto al superiore per saperlo.

  Oh, mia piccola Maria, se tu sapessi come capisco che tu ci hai detto proprio il vero: il buon Dio ci vizia, ma tu non immagini cosa significa essere separati da una persona che si ama come io ti amo. Se tu potessi vedere tutto quello che penso, ma non posso dirtelo, è troppo tardi e ho scritto la lettera tutta di traverso perché non ci vedevo. Mia piccola madrina cara, ho domandato a Paolina se le bottigliette di porporina [2v°] servivano per la pittura ad acquerello; mi ha detto di no, che erano solo per dipingere i santi e le statue. Ti dico questo perché tu non ne compri come ricordo. Te ne scongiuro, non portarmi nulla: ciò mi farebbe veramente dispiacere. Leonia ti abbraccia forte e pure papà.

  Arrivederci, mia amatissima Maria. Abbraccia molto forte per me il mio diletto caro papà.

La tua vera piccola figlia

che ti ama quanto si può amare.

Teresita

 

[2v°tv] Soprattutto non dimenticare le nostre commissioni e lo sgabello per la zia. Felicita3 ti dice tante cose belle; è di un umore incantevole da quando sei partita. La zia, lo zio, Giovanna e Maria vi dicono tante belle cose. Non abbiamo ancora portato il dispaccio al Carmelo.

 

 

 

 

SECONDO PERIODO

ADOLESCENZA

(Natale 1886 – Aprile 1888)

 

 

 

LT 22                                                           A Celina1

[31 marzo 1887]

Custodisco il mio Diadema fino a Domani Mattina

Ma poi sul tuo capo passerà il mio Destino.

Pesce d'Aprile!...

Domani tu avrai un pettine che ti darà il pesce d'aprile.

 

LT 23                                                      A Maria Guérin1

Dai Buissonnets, lunedì 27 giugno 1887

Mia cara malatina,

  Stamani come stai? Hai dormito bene questa notte? Il dente ti fa soffrire meno? Ecco, mia cara piccola Maria, tutte le domande che mi pongo stamattina, ma ahimé! nessuno può rispondermi e sono costretta a risolverle io stessa: così lo faccio a mio vantaggio e vedo che stai molto meglio.

  [v°] Sono obbligata a girare la pagina, infatti mi sono accorta che scrivevo tutto di traverso; è da così tanto tempo che non prendevo più una penna che mi sembra assai strano. Ritorno dal Carmelo; ho detto a Maria e a Paolina quanto eri sofferente ed esse pregheranno molto il buon Dio perché ti guarisca e perché tu possa godere del tuo tempo di Trouville... Avrei ancora molte cose da dirti, mio caro piccolo Loup-loup,2 ma non ne ho il tempo, perché conto ancora di scrivere qualcosa a Giovanna; d'altra parte temerei di farti male agli occhi: la mia lettera è una vera brutta copia e non so come posso avere il coraggio di mandartela così.

  Ti lascio stringendoti non certo sulle due gote [v°tv] perché temerei di farti male ai denti, ma sulla tua graziosa piccola fronte.

Teresa

e.m.3

 

[r°tv] Raccomando soprattutto al mio caro piccolo Loup-loup di non disturbarsi a scrivermi; questo non m'impedirà di mandarle spesso delle lettere. Occorre che il mio piccolo Louploup meriti il suo nome, che mangi come un vero Lupo.

 

LT 24                                                      A Giovanna Guérin

[27 giugno 1887]

(Qui, una barca a vela disegnata a penna)

Mia cara piccola Giovanna,

  Non avendo a disposizione l'artista Darel1 per disegnarmi una barca e volendo tuttavia metterne una all'inizio della lettera, sono stata costretta a scarabocchiarne una io stessa. Mia cara Giovanna, vengo ad annoiarti per qualche momento; spero che la tua emicrania sia del tutto passata. Ora che la grande Inglese2 è partita, sarai meno assillata e sicuramente tutti staranno molto meglio.

  Penso che tu sia molto contenta di non ascoltare più i miei sermoni sulla morte, di non vedere più i miei occhi che t'incantano e di non [v°] essere più spinta, andando dalle signorine Pigeon...3

  Devo annunziarvi la morte di otto dei miei cari bachi da seta, non me ne rimangono che quattro. Celina ha prodigato loro tante cure che è riuscita a farmeli morire quasi tutti di dispiacere o di apoplessia fulminante; temo proprio che i quattro che restano abbiano preso il germe della malattia dei loro fratelli e che li seguiranno nel regno delle talpe.

  Mi sembra davvero strano ritrovarmi ai Buissonnets; stamattina ero tutta sorpresa di vedermi al fianco di Celina. Abbiamo parlato a Papà della gentile proposta che la cara zia ci aveva fatta, ma è assolutamente impossibile perché Papà parte mercoledì e questa volta resterà pochissimo tempo ad Alençon.

  Arrivederci, mia carissima Giovanna, ti amo sempre con tutto il cuore.

Teresa

e.m.

 

LT 25                                                  A Maria Guérin

Dai Buissonnets, 14 luglio 1887

Mia graziosa piccola Maria,

  Ricevo in questo istante la tua cara letterina e rido ancora pensando a tutto quello che mi dici. Vediamo, brutta cattivella, anzitutto bisogna incominciare a sgridarti: perché hai [1v°] di nuovo portato la tua faccia dallo scultore?1 Te l'ha sistemata veramente bene!... Sono stata desolata nell'apprendere che le tue brutte gotine avevano preso ancora una volta la forma di un pallone; eppure l'esperienza avrebbe dovuto correggerti; mi sembrava che ne avevi avuto abbastanza già dalla prima volta.

  Sono tanto contenta che la cara zia stia meglio, ero costernata quando ho saputo che [2r°] era sofferente; veramente il buon Dio vi manda molte prove quest'anno.

  Questa settimana non è tanto lieta neppure ai Buissonnets; è l'ultima che la nostra cara Leonia passa con noi; i giorni scorrono molto rapidamente; ne ha ancora solo due da passare con noi.2

  Ma alla fine, cosa vuoi, mia povera cara, alla mia pena si mescola una certa gioia: [2v°] sono felice di vedere finalmente la mia cara Leonia nel suo centro; sì, credo che soltanto là sarà felice: alla Visitazione troverà tutto ciò che le manca nel mondo.

  Celina è in lutto per i suoi due piccoli uccellini:3 il maschio è andato a raggiungere la sua compagna l'indomani mattina; adesso le sue spoglie mortali sono dall'imbalsamatore. Mi auguro, carissima, che la conclusione del tuo soggiorno a Trouville sia più allegra dell'inizio, [2v°tv] spero che il buon Dio, che vi ha tanto provati, vi concederà adesso tanta gioia.

  Celina è spiaciuta di non poter scrivere a Giovanna, ma va così di fretta per tutte le faccende di Leonia che le è impossibile. Dì a Giovanna che non potrebbe credere quanto Leonia si sia commossa per la sua lettera, come anche per la tua; vi abbraccia con tutto il cuore insieme alla carissima zietta. Abbraccia Giovanna forte forte per me. Di' alla zia quanto le voglio bene e riserva per te una gran parte dei miei baci. (Ho sentito parlare della lettera del Carmelo, sembra fosse molto divertente). Papà vi manda i suoi affettuosi saluti, in particolare alla sua cara figlioccia.4

Teresa

 

LT 26                                                   A Maria Guérin

Dai Buissonnets, 18 agosto 1887

Cara piccola Maria,

  Lo zio mi ha appena detto che sei malata, cattivella: appena puoi essere un po' contenta, subito ti affretti svelta ad ammalarti. Sei molto [1v°] fortunata che io sia lontana da te, altrimenti avresti sicuramente avuto a che fare con me...

  E la buona zia come sta? Sempre meglio, spero. Ahimé, come le cose vanno in modo del tutto diverso da come ci si immagina! Io ti vedevo da lontano correre allegramente nel parco,1 guardare i pesci, divertirti [2r°] molto con Giovanna; insomma, ti vedevo condurre una vita da castellana. E invece, al posto di una vita da castellana, è una vita da malata che tu conduci laggiù. Oh, mia povera cara, ti compiango con tutto il cuore, ma non devi scoraggiarti perché hai ancora il tempo di passeggiare e di divertirti: non hai che da lasciare presto la tua camera che, per quanto [2v°] bella e dorata, non è + per l'uccellino che vorrebbe saltellare sotto il sole che intravede attraverso le imposte + che una bella Gabbia.

  (Mi accorgo che ho appena messo il carro davanti ai buoi: ti prego di capire le piccole croci che ho messo nella frase precedente).

  Sì, sorellina mia diletta, hai bisogno dell'aria aperta del parco, come gli uccellini [2v°tv]. Quando ritornerai in mezzo a noi, devi essere fresca come una bella rosa appena sbocciata. Oh, mia amatissima, parlando di rose, ho un gran desiderio di baciare le tue graziose guance; è vero, non sono rosa, ma io amo una bella rosa bianca quanto una rosa rossa. Cerca di far diventare [2r°tv] le tue piccole gote meno bianche e prega Giovanna di baciarle per me; dille che penso molto anche a lei e le mando un bacio con tutto il cuore. Mia cara Maria, ho lasciato correre la penna come una pazzerella ed essa ha scritto cose che non sono tanto facili da leggere né da capire. Ti prego di non [1v°tv] prendertela che con lei per queste brutte cose, ma quel che non voglio che tu le attribuisca, è l'affetto che ha per te la tua sorellina.

  Abbraccia forte per me la cara zia che amo con tutto il cuore.

  [1r°tv] Addio, sorellina amatissima, t'invio un grosso bacio con la raccomandazione di guarire molto presto per divertirti un po'.

  Tua sorella che ti ama,

Teresa

e.m.

 

LT 27                                            A suor Agnese di Gesù

Sabato 8 ottobre 1887

Mia sorellina diletta,

  Da mercoledì cerco l'occasione di parlare allo zio; stamattina mi si è presentata. Lo zio è stato molto buono; avevo paura che, essendo sabato, egli fosse contrariato, perché quel giorno ha molto da fare,1 invece, appena gli ho chiesto di venire, ha lasciato la sua lettura, con un'aria premurosa.

  Mi ha detto che da qualche tempo si rendeva conto che avevo qualcosa [1v°] da dirgli; poi mi ha fatto una piccola predica molto affettuosa che m'aspettavo:2 mi ha detto che era sicurissimo della mia vocazione e che non sarebbe stato questo che gli avrebbe impedito di lasciarmi partire; non c'è che il mondo, credo, ad essere di ostacolo. Sarebbe un vero scandalo pubblico vedere entrare al Carmelo una bambina; sarei la sola in tutta la Francia, ecc... Tuttavia se il buon Dio lo vuole, potrà mostrarlo. Nell'attesa, lo zio mi ha detto che, seguendo le norme della saggezza umana, non devo illudermi di entrare prima dei diciassette o dei diciotto anni, e sarebbe ancora troppo presto.

  [2r°] Lo zio mi ha detto ancora molte cose di questo genere, ma sarebbe troppo lungo raccontartele. Come già pensi tu, io non ho parlato di nessuna data. Mia cara piccola Paolina, sono poi contentissima che lo zio non trovi altro ostacolo che il mondo. Penso che il buon Dio non avrà difficoltà a far comprendere allo zio, quando Egli vorrà, che non è certo il mondo a poterGli impedire di prendermi al Carmelo. Mia amata sorellina, sai, lo zio mi ha detto molte altre cose assai gentili, ma io ti parlo solo degli ostacoli che ha trovato. Fortunatamente questi ostacoli non ci sono per il buon Dio.

  [2v°] Oh, mia Paolina cara, non posso dirti oggi tutte le cose di cui il mio cuore è pieno, non riesco a raccogliere tutte le mie idee. Nonostante tutto, mi sento piena di coraggio; sono sicurissima che il buon Dio non mi abbandonerà. Ora, come mi diceva lo zio, comincerà per me il tempo della prova. Oh, prega per me, prega per la tua Teresita! Tu sai come ti ama, sei tu la sua confidente. Avrei tanto bisogno di vederti, ma è un altro sacrificio da offrire a Gesù. Oh, non voglio rifiutargli nulla, anche quando mi sento triste e sola sulla terra, Lui mi resta ancora. Santa Teresa non ha forse detto: Dio solo basta?...3

  Perdonami, mia Paolina cara, di mandarti questa lettera o piuttosto questo brogliaccio, in cui le idee non [2v°tv] sono nemmeno collegate; non so neppure se riuscirai a leggerla tanto è scritta male, ma il mio cuore aveva tante cose da dire che la penna non era in grado di seguirlo. Di alla mia cara madrina che la penso molto durante il suo ritiro;4 chiedile di non dimenticare la sua figlioccia.

  A presto, mia amata sorella, ti chiedo ancora una volta di non volermene troppo se ti mando questa lettera, ma non ho il coraggio di ricominciarla.

La tua piccola Teresita

  Ti mando il tuo piccolo portapenne.

  [2r°tv] Di alla mia cara5 Madre che la sua Teresita l'ama con tutto il cuore.

 

LT 28                                                        A P. Pichon

[23 ottobre 1887]

  Mio reverendo Padre,1

  Ho pensato, giacché si occupava delle mie sorelle, che avrebbe accettato di prendere anche l'ultima. Vorrei potermi fare conoscere da lei, ma io non sono come le mie sorelle, non so dire bene in una lettera tutto quello che provo. Tuttavia sono convinta, caro Padre, che saprà capirmi malgrado tutto. Quando verrà a Lisieux, spero che potrò vederla al Carmelo per aprirle il mio cuore.

  Padre mio, il buon Dio mi ha appena concesso una grande grazia: da molto tempo desidero entrare al Carmelo e credo che sia giunto il momento: papà è d'accordo che io entri a Natale.

  Oh, Padre mio, com'è buono [v°] Gesù a prendermi così giovane! Non so come ringraziarlo.

  Mio zio mi giudicava troppo giovane, ma ieri mi ha detto che voleva fare la volontà del buon Dio. Padre mio, vengo a chiederle di pregare molto per la sua ultima figlia. Ritorno adesso dal Carmelo; le mie sorelle mi hanno detto che potevo scriverle per dirle molto semplicemente quel che avviene nel mio cuore. Lei vede, Padre mio, che l'ho fatto, nella speranza che lei non avrebbe rifiutato di prendermi come una sua piccola figlia.

  Benedica il suo secondo piccolo Agnello.2

Teresa

 

LT 29                                                          A Leonia

[23-30 (?) ottobre 1887]

Sorellina cara,

  Non saprei dirti quanto piacere mi ha procurato la tua lettera. Grazie per avermi fatto così begli auguri per l'onomastico. Avrei voluto scriverti subito, ma adesso1 siamo così affaccendate che mi è stato impossibile. Celina non può scriverti, perché ha troppo da fare, ma ciò non le impedisce di pensare alla sua sorellina che ama tanto e m'incarica di abbracciarti. Nella tua lettera mi dici di pregare la beata Margherita Maria, perché ti ottenga la grazia di diventare una santa Visitandina; non [salto] neppure un giorno.

  Ti ringrazio di avermi avvertita di conservare bene il mio grazioso piccolo Gesù: non è rovinato, è nelle stesse buone condizioni di quando [v°] l'hai lasciato; ho baciato il suo piedino per te; la sua piccola mano sembrava benedirti da lontano.

  Sorella cara, avrei molte cose da dirti, ma2

 

LT 30                                                 A suor Agnese di Gesù

                                                     e suor Maria del Sacro Cuore

[6 novembre 1887]

Parigi, Hotel de Mulhouse

Mie care sorelline,

  Celina non ha voluto che vi scrivessi ieri, tuttavia non voglio che riceviate una lettera da lei senza una parola della vostra piccola Teresita. Vedo che scrivo vere e proprie zampe di gallina, ma spero che non me ne [1v°] vorrete, perché sono estremamente stanca: tutto gira attorno a me. Domani non saremo più in Francia. Stento a credere a tutto quello che vedo; abbiamo visto delle bellissime cose a Parigi, ma tutto ciò non è la felicità. Celina vi dirà, se vuole, le meraviglie di Parigi, io vi dico soltanto che penso spessissimo a voi; le meraviglie di Parigi non avvincono per nulla il mio cuore.

  [2r°] Sono un po’ come la mia cara madrina, ho sempre paura di essere schiacciata:1 ad ogni istante mi trovo circondata dalle vetture. Oh, mie care sorelline, tutte le cose belle che vedo non mi danno la felicità, l'avrò solo quando sarò dove già siete voi...

  Sono stata felicissima al santuario di Nostra Signora delle Vittorie:2 ho pregato molto per voi e per la mia diletta Madre.

  Vorrei scrivere alle mie cuginette, ma sarà [2v°] per un'altra volta, perché sto per scrivere anche a Leonia. Povera Leonia, che ne è di lei?... Vi prego di dir loro3 che le penso molto. Ho chiesto la grazia per Giovanna al Sacro Cuore di Montmartre. Penso che Giovanna capirà. Non dimenticate neppure il buon zio e la cara zia. Addio, mia cara Madrina e mia diletta piccola Confidente,4 pregate per la vostra piccola Teresita.

  Spero che capirete che ho scritto la lettera di sera e stanchissima, altrimenti [2v°tv] davvero non oserei mandarvela.

  Abbracciate per me la mia cara Madre.

 

LT 31A                                                    A Maria Guérin

[10 novembre 1887]

Venezia, giovedì 10 (sera)

Mia cara piccola Maria,

  Finalmente è arrivato il momento che ti posso scrivere. Stasera non andremo a spasso; ho preferito venire a riposarmi un poco accanto a te.

  Ti prego di dire alla diletta zia che non può neppure immaginare quanto la sua lettera mi abbia commossa; [1v°] vorrei scriverle per ringraziarla, ma spero che scuserà la sua figlioletta e indovinerà quello che il mio cuore vorrebbe dirle. D'altra parte, non ho che pochissimo tempo, perché Celina non vuole che io resti sveglia troppo a lungo.

  Non puoi farti un'idea, sorellina cara, di tutto ciò che vediamo: è davvero meraviglioso. Non mi sarei mai immaginata che avremmo visto cose tanto belle; ce ne sono tante che devo rinunciare a raccontartele; lo farò molto meglio quando sarò nella [2r°] mia cara piccola Lisieux, che tutte le bellezze d'Italia non riuscirebbero mai a farmi dimenticare.

  E tu, cara piccola sorella, come stai? Come state tutti voi? Spero bene. Sei sempre così allegra come quando siamo partite?

  Oh Maria, se tu sapessi come penso spesso a tutti voi! Nelle belle chiese dove andiamo non vi dimentico. Ho anche pensato a voi dinanzi alle meraviglie della natura, accanto a quelle montagne della Svizzera che abbiamo attraversato:1 vi si prega così bene, si sente che Dio è là!

  Come mi sembrava di essere piccola davanti a quelle montagne gigantesche!

  [2v°] L'Italia è un paese davvero bello, in questi giorni godiamo del suo bel cielo azzurro. Oggi nel pomeriggio, in gondola, abbiamo visitato i monumenti di Venezia: è incantevole.2

  Mi sembra assai strano sentir parlare intorno a noi la lingua italiana: è molto bella, molto armoniosa. In albergo, le persone mi chiamano “Signorella”, ma non capisco nient'altro che questa parola che vuol dire piccola signorina.

  Vorrei scrivere spesso, ma è incredibile come le nostre giornate siano piene; non si può scrivere che di sera molto tardi. Mi vergogno per questa mia lettera: l'ho scritta molto in fretta e le idee non filano: [2v°tv] vedo che non ho ancora incominciato a dirti quello che avrei voluto. Ho tante cose da dirti, tante da chiederti; se dessi retta a me, continuerei a lungo, ma Celina non mi lascerebbe concludere: mi ha già detto di sbrigarmi.

  Ringrazia lo zio del caro bigliettino che ci ha mandato, ha fatto a tutti tanto piacere. Abbraccialo molto forte per me. Non dimenticare la mia piccola Giovanna, la penso spesso.

  [2r°tv] Addio, sorellina cara, pensa qualche volta alla tua piccola Teresa che pensa così spesso a te. (Sai bene, non ho dimenticato quel che hai fatto per me una domenica).

La tua piccola Teresa

  Papà sta bene, dice a tutti voi tante belle cose.

  P.C.T.3 Buongiorno a Maria4 e a Marcellina.5

 

LT 31 B                                             A Maria Guérin

[14 novembre 1887]

  [1r°tv] Sorellina cara, tu vedi la data della mia lettera.1 Credevo che Celina l'avesse spedita già da tempo; credevo che tu l'avessi ricevuta!... Davvero penserai che ti ho dimenticata.

  Oh, sorellina mia, che piacere mi ha fatto la tua lettera! Vi ho ritrovato la mia piccola Maria.

  Grazie!... Addio!... Ti mando questa vecchia lettera, pensa che doveva essere spedita già quattro giorni fa.

 

LT 32                                                   Alla signora Guérin

[14 novembre 1887]

Lunedì 14 sera

Mia cara piccola zia,

  Se sapesse quanto sarebbe felice la sua figliolina se potesse esserle vicina per augurarle buona festa; ma poiché questa gioia le è negata, vuole che almeno una parolina del suo cuore vada di là dei mari1 al suo posto. Povera parolina, come sarà [1v°] insufficiente per dire alla mia diletta zia tutto l'affetto che ho per lei!

  Come siamo state felici questa mattina ricevendo le sue care lettere! Oh, zia, se sapesse quanto la sento buona!...

  Abbiamo ricevuto tutte le lettere del Carmelo, non se n'è smarrita nessuna. Farò quanto mi dice Paolina nella sua lettera (Hotel di Milano): non so come riuscirò a parlare al Papa. In verità, se il buon Dio non s'incaricasse di tutto, non so proprio come farei; ma ho una così grande fiducia in lui, che non potrà [2r°] abbandonarmi: rimetto tutto nelle sue mani.

  Ancora non sappiamo il giorno dell'udienza. Sembra che, per parlare a tutti, il Santo Padre passi davanti ai fedeli, ma non credo che si fermi; nonostante tutto, sono ben decisa a parlargli, infatti, prima ancora che Paolina mi scrivesse, io ci pensavo, ma mi dicevo che se il buon Dio voleva che io parli al Papa, certamente me lo avrebbe fatto sapere...

  Mia cara zia, vorrei che lei potesse leggere nel mio cuore: vi vedrebbe, molto meglio che nella mia lettera, tutto quel che le auguro per il suo onomastico. [2v°] Sono lontana, tanto lontana da lei, mia cara zietta, ma è incredibile come stasera mi sembra di esserle vicino. Vorrei dirle come l'amo e quanto penso a lei, ma ci sono cose che non si dicono, si possono solo intuire...

  Cara zia, la prego di ringraziare tanto la mia cara piccola Maria per la sua incantevole e affettuosa letterina: mi ha fatto un immenso piacere. Grazie pure alla mia piccola amata Giovanna che pensa alla sua sorellina.

  Arrivederci, zietta carissima, la prego di abbracciare per me il caro zio. Le mando, cara zia, i migliori auguri che mai le abbia inviato, perché è [2v°tv] quando si è separati da coloro che si amano che si sente tutto l'affetto che si ha per loro.

  La sua piccola figlia

Teresa

e.m.

 

LT 33                                      A suor Maria del Sacro Cuore

[14 novembre 1887]

Mia cara Madrina,

  Hai fatto un vero giudizio temerario pensando che avrei letto la lettera di Paolina prima della tua; è successo proprio il contrario...

  Oh, sì, Maria, mi hai detto molte cose nel bigliettino di questa sera: il mio cuore ha capito tutto... Quanto piacere mi hanno fatto quelle poche parole!

  Quando leggo le lettere che mi mandate, sento un non so che di molto dolce che si riversa nel mio cuore.

  Papà sta bene, è molto contento delle vostre lettere.

  Ho chiesto ad alcuni monaci se potevo avere delle reliquie di sant'Agnese, ma è impossibile.1

  La tua Teresita ti ama con tutto il cuore.

 

LT 34                                          A suor Agnese di Gesù

[14 novembre 1887]

  Paolina diletta, veramente non posso fare a meno di ringraziarti per tutto ciò che fai per me. Oh, prega molto il buon Dio per me! poiché Monsignore non vuole,1 l'ultima possibilità che mi resta è di parlare al Papa, ma bisogna che questo sia possibile, bisogna che sia il piccolo Gesù a preparare tutto, perché la sua pallina2 non abbia più che da rotolare dove vuole lui. Se sapessi come mi ha fatto piacere e mi ha consolato quello che tu mi hai detto nella lettera di Loreto! Oh, Paolina, continua a proteggermi!, sono così lontana da te!... Non posso dirti tutto quello che penso: è impossibile... Il giocattolino di Gesù

Teresita

 

LT 35                                                   A Maria Guérin

Sabato 19 novembre 1887

  Mia cara piccola Maria,

  È domani, domenica, che parlerò al Papa. Quando riceverai la mia lettera, l'udienza ci sarà già stata. Trovo che la posta non invia le lettere abbastanza in fretta, perché quando riceverai la mia lettera, non saprai nulla di ciò che sarà successo. Stasera non scriverò al Carmelo, ma domani riferirò quello che [1v°] mi avrà detto il Papa.

  Oh, sorellina cara, se tu sapessi come il mio cuore batte forte quando penso a Domani!

  Se tu sapessi tutti i pensieri che ho stasera: vorrei poterteli dire, ma no, mi è impossibile. Vedo la penna di Celina che corre sul suo foglio, la mia si ferma, ha troppo da dire...

  Oh, mia piccola Maria, non so che cosa penserai della tua povera Teresa, ma stasera non può proprio raccontarti il suo viaggio, lascerà questo compito a Celina.

  Spero che tu stia bene e che faccia sempre della bella musica. [2r°] In Italia se ne sente molta, tu sai che è il paese degli artisti. Tu potresti giudicare molto meglio di me ciò che è bello, perché io non sono artista. Giovanna vedrebbe dipinti molto belli. Vedi, sorellina, che non c'è nulla per me a Roma, tutto è per gli artisti! Se soltanto potessi avere una parola dal Papa, non chiederei niente altro...

  Oggi è l'onomastico della mia cara zia, e la penso molto: spero che abbia ricevuto le nostre lettere.

  Sorellina cara, abbraccia forte forte per me tutti quelli che amo. Penso parecchio [2v°] alla mia cara piccola Giovanna. Grazie della tua lettera: non sai il piacere che mi ha fatto: è stata come un raggio di gioia.

  Arrivederci, sorellina mia prega per me.

La tua piccola Teresa

 

LT 36                                            A suor Agnese di Gesù

[20 novembre 1887]

Mia cara piccola Paolina,

  Il buon Dio mi fa passare per tante prove prima di farmi entrare al Carmelo. Ti racconterò come è andata la visita dal Papa. Oh, Paolina, se tu avessi potuto leggere nel mio cuore, vi avresti visto una grande fiducia; credo di aver fatto quello che il buon Dio voleva [1v°] da me; adesso non mi resta altro che pregare.

  Il vescovo non c'era,1 lo sostituiva mons. Révérony. Per farti un'idea dell'udienza, avresti dovuto essere là. Il Papa era seduto su una grande sedia molto alta. Mons. Révérony era proprio accanto a lui, guardava i pellegrini che passavano davanti al Papa dopo avergli baciato il piede, poi, a proposito di qualcuno, diceva una parolina. Pensa come batteva forte il mio cuore vedendo arrivare il mio turno, ma non volevo andarmene via senza aver parlato al Papa. Ho detto quel che tu mi dicevi nella tua lettera, ma non tutto, perché mons. Révérony non me ne ha dato il tempo, ha detto subito: «Beatissimo Padre, è [2r°] una bambina che vuole entrare al Carmelo a quindici anni, ma se ne stanno occupando i suoi superiori in questo momento». (Il buon Papa è così vecchio che si potrebbe dire che è morto, non me lo sarei mai immaginato così, non può dire quasi niente, è mons. Révérony che parla). Avrei voluto poter spiegare la mia situazione, ma non c'è stata la possibilità. Il Santo Padre mi ha detto semplicemente: «Se il buon Dio vuole, lei entrerà». Quindi mi hanno fatto passare in un'altra sala.2 Oh, Paolina, non posso dirti quel che ho provato: ero come annientata, mi sentivo abbandonata, e poi sono così lontana, così lontana!... Piangerei tanto scrivendo questa lettera, ho il cuore ben grosso. Eppure il buon Dio non può darmi [2v°] prove che sono al di sopra delle mie forze. Mi ha dato il coraggio di sopportare questa prova. Oh, è davvero grande!... Ma, Paolina, io sono la Pallina di Gesù Bambino; se vuole rompere il suo giocattolo, è libero di farlo: sì, io voglio davvero tutto ciò che Egli vuole.

  Non ho affatto scritto ciò che avrei voluto; non posso scrivere queste cose; bisognerebbe che ne parlassi, e poi tu non leggerai la mia lettera prima di tre giorni. Oh, Paolina, non ho che il buon Dio, solamente, solamente...

  Addio, cara Paolina, non posso dirti di più. Ho paura che arrivi papà e mi chieda di leggere la lettera, ed è impossibile.3

  Prega per la tua figlioletta.

Teresita

 

  [2v°tv] Vorrei tanto scrivere alla mia diletta Madre, ma questa sera non posso. Chiedile di pregare molto per la sua povera Teresita.

  Abbraccia tanto per me la mia cara Maria. Ho scritto questa lettera anche per lei, ma preferisco parlare a una sola persona; spero che capirà la sua piccola Teresita. [2r°tv] Non ho tempo di rileggere la mia lettera, che è sicuramente piena di errori, scusami.

 

LT 37                                                     A Maria Guérin

Firenze,1 venerdì 25 novembre 1887

Mia cara piccola Maria,

  Il tempo corre così in fretta, ancora qualche giorno e saremo riunite: spero che fra otto giorni saremo con voi.

  Ti prometto che lascerò con piacere tutte le meraviglie d'Italia. E tutto bellissimo, ma io non posso dimenticare coloro che ho lasciato a Lisieux; c'è come una calamita che mi [1v°] attira là e dunque vi ritornerò con molto piacere.

  Tu non sai la gioia che mi ha procurato la tua gentile lettera! Sono stata molto contenta che mi parlassi della festa della cara zia; io in spirito ero lì con voi: in quel momento non c'era più distanza fra Roma e Lisieux. Hai fatto bene a parlarmi del regalo che la zia ti ha fatto, perché non avrei mai potuto indovinarlo: che bella sorpresa!

  Non ti parlo della mia visita al Sommo Pontefice, penso che ne abbiate avuta notizia dal Carmelo. Ho provata una sofferenza davvero grande, ma poiché è la volontà del buon Dio...

  [2r°] Spero, mia cara sorellina, che tu vorrai continuare a pregare per me, ho molta fiducia nelle tue preghiere, mi sembra che il buon Dio non possa rifiutarti nulla.

  Ti lamentavi che la tua lettera fosse scritta male; in verità, se sei così difficile, non oserò più mandarti le mie che sono dei veri scarabocchi. Penso proprio spesso a te, a tutti voi, tanto spesso che vi sogno la notte, vorrei essere già con voi.

  Ormai è molto tempo che non abbiamo più avuto notizie sul Carmelo: ho paura che siano andate perdute.

  Ieri siamo stati ad Assisi. [2v°] Di ritorno da una chiesa, mi sono trovata tutta sola e senza vettura; c'era solo quella di mons. Révérony. Egli mi ha fatto salire con sé: era molto amabile, e non ha voluto che pagassi il mio posto.2 Egli non mi ha detto proprio nulla dei miei affari, non so quello che pensa dell'udienza.

  Vedo che scrivo Egli a non finire: la mia lettera ha preso una strana svolta.

  Ringrazia tanto la zia della lettera, non saprei dire quanto mi ha commossa. Abbraccia per me tutti quelli che amo.

  Addio, piccola sorella diletta.

  A presto, arrivederci.

Teresa

 

LT 38 B                                       A Monsignor Hugonin1

[3-8 (?) dicembre 1887]

Monsignore,

  Vengo a chiedere a Vostra Eccellenza di volermi dare la risposta che desidero da così lungo tempo.

  Monsignore, spero tutto dalla sua paterna bontà. Sì, credo che attraverso di lei Gesù vorrà ben realizzare la sua promessa.

  O Monsignore, si dice che le prove siano un segno di vocazione; sì, veramente, Lei sa che il buon Dio non me le ha risparmiate, ma sentivo che soffrivo per Gesù e non ho cessato un solo istante di sperare. Il piccolo Gesù mi ha fatto sentire così forte che mi voleva a Natale, che non posso resistere alla grazia che mi fa. È vero che sono tanto giovane; ma, Monsignore, dal momento che il buon Dio mi chiama e che Papà accetta.

  Spero che mons. Révérony abbia parlato di me a Vostra Eccellenza; me l'aveva promesso durante il viaggio a Roma. Non dimenticherò mai la sua bontà verso di me.

  O Monsignore, Natale s'avvicina, ma io aspetto la sua risposta con grande fiducia! Non dimenticherò mai che è a Vostra Eccellenza che dovrò il compimento della volontà di Dio.

  Voglia benedire la sua figliola, Monsignore.

  Sono di Vostra Eccellenza la più piccola figlia tanto riconoscente,

Teresa Martin

 

LT 39                                                 A Mons. Révérony

Lisieux, 16 dicembre 1887

Signor Vicario Generale,

  Ho appena scritto a Monsignore. Papà e lo zio me l'hanno permesso. Attendo sempre con fiducia il sì del Bambino Gesù. Reverendo, non ci sono ormai che otto giorni da qui a Natale! Ma più il tempo passa, più spero: forse è temerarietà, ma tuttavia mi sembra che sia proprio Gesù che parla in me.

  [v°] Tutte le distrazioni del viaggio di Roma non hanno potuto allontanare un solo istante dal mio spirito il desiderio ardente di unirmi a Gesù. Ah, perché chiamarmi così forte, se è per farmi languire lontano da Lui?

  Monsignore, spero che lei abbia perorato la mia causa presso il Vescovo come mi aveva promesso. Se Gesù mi ha consolato delle mie prove, è per il suo intervento, e se entro al Carmelo a Natale, so che è a lei che lo dovrò. Ma non sono ingrata e per tutta la vita me ne ricorderò.

  Le chiedo umilmente, Signor Vicario Generale, di voler benedire la sua rispettosissima e riconoscentissima

piccola serva

Teresa Martin

 

LT 40                                              A Mons. Hugonin

[Inizio gennaio 1888]

Monsignore,

  Ho tardato tanto a ringraziare Vostra Eccellenza per il bel dono di capodanno che ha voluto mandarmi.1 Tutte le bellezze di questo mondo non mi avrebbero fatto tanto piacere. Il Bambino Gesù non mi ha dunque ingannata! Mi ha detto sì nella sua culla.

  Monsignore, non credo che2

 

LT 41                                            Al canonico Delatroëtte1

[13-30 (?) gennaio 1888]

Signor Parroco,

  La ringrazio tanto della bella immagine che lei ha voluto inviarmi tramite suor Agnese: la custodirò gelosamente come un primo ricordo che mi sarà sempre caro.

  Voglia, signor Parroco, benedire da lontano la più piccola delle sue figlie che in questo momento lavora per preparare la sua anima alla vita del Carmelo. So che è una grazia davvero grande essere chiamata così giovane, ma non sarò ingrata e [v°] il buon Dio mi darà, spero, il mezzo per essergli fedele, come desidero con tutto il cuore.

  Le chiedo umilmente, signor Parroco, di non dimenticare nelle sue preghiere

la sua piccolissima figlia

T

  (P.S.) Ecco un bigliettino di monsignor Révérony: ho pregato Celina di passarglielo.

 

LT 42                                    A suor Maria del Sacro Cuore

Martedì 21 febbraio 1888

Mia cara Madrina,

  Non dimentico che domani è il tuo compleanno, è già da tanto tempo che ci penso. Sarei davvero felice se potessi vederti per farti gli auguri per i tuoi ventotto anni ma, poiché siamo in Quaresima, bisogna pur fare dei sacrifici.1

  Mia cara piccola Maria, il Mercoledì delle Ceneri papà mi ha fatto un regalo. Posso sfidarti [1v°] senza paura e sono certa che non lo indovineresti mai: immaginati, mia cara Maria, in fondo al borsone di papà un piccolo agnello incantevole e tutto riccioluto. Questo buon papà, nel donarmelo, mi ha detto che desiderava che, prima di entrare al Carmelo, potessi provare il piacere di avere un agnellino. Tutti erano felici, Celina era estasiata nel vedere che avevamo un agnellino di appena un giorno. Ciò che mi aveva soprattutto commossa era la bontà di papà nel donarmelo, e poi un agnello è così simbolico: mi faceva pensare a Paolina...

  Fin qui tutto bene, tutto è incantevole, ma bisogna aspettare la fine. Facevamo già dei castelli [2r°] in aria con il piccolo agnello: ci aspettavamo di vederlo saltellare intorno a noi nel giro di due o tre giorni, ma, ahimé, la graziosa bestiolina è morta nel pomeriggio: aveva preso troppo freddo dentro il carro in cui era nata; poverina, appena nata ha sofferto, poi è morta.

  Il piccolo agnello era così delicato, aveva l'aria così innocente che Celina gli ha fatto il ritratto su una piccola tela; poi papà ha scavato una fossa nella quale abbiamo posto l'agnellino che pareva dormire. Non ho voluto che fosse la terra a ricoprirlo e così abbiamo gettato della neve su di lui, e poi tutto si è concluso...

  [2v°] Tu non sai, mia cara Madrina, quanto mi ha fatto riflettere la morte di questo piccolo animale... Oh, sì, sulla terra non bisogna attaccarsi a nulla, neppure alle cose più innocenti, perché vengono a mancare proprio quando meno ci si pensa. Solo ciò che è eterno può appagarci. Mia cara Maria, vedo che per tutto il tempo non ti ho parlato che dell'agnello e ora Leonia2 vuole che le lasci un po’ di spazio della mia lettera. Addio dunque, mia Madrina diletta. La tua piccola figlia ti ama molto più di quanto tu possa pensare.

Teresita

 

[2r°tv] Domani offrirò la comunione per la mia cara Madrina. Abbraccia tanto per me la cara mia Madre, come pure Paolina; dille che sto bene.

  Ho pregato molto per il signor de Virville.3

 

LT 43B                                             A suor Agnese di Gesù1

[18 (?) marzo 1888]

Mia cara piccola Paolina,

  Avrei proprio voluto scriverti immediatamente per ringraziarti della tua lettera, ma mi è stato impossibile e ho dovuto aspettare fino ad oggi.

  Oh, Paolina, è proprio vero che è necessario che la goccia di fiele sia sempre mescolata in tutti i calici, ma trovo che le prove aiutano molto a staccarsi dalla terra, fanno [1v°] guardare più in alto, al di là di questo mondo. Quaggiù nulla ci può soddisfare, non si può gustare un po' di riposo se non quando si è pronti a fare la volontà del buon Dio.

  La mia piccola navicella fatica tanto per arrivare al porto; da molto tempo scorgo la riva e sempre me ne trovo allontanata; ma è Gesù che guida la mia piccola nave e sono sicura che il giorno che vorrà, potrà farla attraccare felicemente al porto. Oh, Paolina, quando Gesù mi avrà deposto sulla riva benedetta del Carmelo, voglio donarmi interamente a lui, voglio vivere solo per Lui. Oh, no, [2r°] non temerò i suoi colpi, perché, anche nelle sofferenze più amare, si sente sempre che è la sua dolce mano che colpisce. L'ho sperimentato bene a Roma, nel momento stesso in cui avrei creduto che la terra avrebbe potuto mancarmi sotto i piedi.

  Io desidero una sola cosa per quando sarò al Carmelo: soffrire sempre per Gesù. La vita passa così presto che in verità è meglio avere una corona bellissima e un po' di sofferenza, che averne una ordinaria senza sofferenza. E poi, quando penso che per una sofferenza sopportata con gioia si amerà di più, per tutta l'eternità, il [2v°] buon Dio! Inoltre, soffrendo, si possono salvare le anime. Ah, Paolina, se al momento della mia morte potessi avere un'anima da offrire a Gesù come sarei felice!... Ci sarebbe un'anima che sarebbe stata strappata dal fuoco dell'inferno che benedirebbe Dio per tutta l'eternità!

  Mia sorellina diletta, vedo che non ti ho parlato ancora della tua lettera, che pure mi ha fatto molto piacere. Paolina, sono tanto felice che il buon Dio mi abbia dato una sorella come te; spero che pregherai per la tua povera figlioletta, affinché corrisponda alle grazie che Gesù vuole farle; ella ha grande bisogno del tuo aiuto, perché ella è molto poco ciò che vorrebbe essere.

  [2v°tv] Dì alla mia cara madrina che penso spesso a lei; vorremmo sapere quando farà la sua professione all'interno...2

  Celina ti abbraccia forte; questa povera sorellina ha male ad un piede e credo che non potrà andare ai vespri. Quasi tutti sono malati a casa dello zio. Veramente la vita non è allegra; è ben difficile attaccarvisi.

  Arrivederci, mia Paolina diletta, mia Confidente. A lunedì di Pasqua,3 ma soprattutto al 9 aprile!...4 Abbraccia per me la mia madre diletta.5

 

LT 44                                                  A Mons. Hugonin

[27 marzo 1888]

Monsignore,

  Mi permetto di venire ad invocare una benedizione alla vigilia della mia entrata al Carmelo. Non dimentico che sono la piccola figlia di Vostra Eccellenza1 e so ciò che devo alla sua paterna bontà. Ora la sua piccola2

 

LT 45                                               A suor Agnese di Gesù

Martedì 27 marzo 1888

  Sorellina mia diletta,

  Ho appena scritto a Monsignore la lettera che tu mi hai preparata.1 Ti ringrazio molto. Oh, com'è bella la tua immaginetta, è una meraviglia!

  Ti mando in fretta queste due righe, per sapere se vuoi che dica a casa dello zio che tu hai fatto un'immagine e che io ho scritto; se più tardi lo sapranno, non saranno contenti,2 ma preferisco chiedertelo. Inoltre, dirò loro che è per il 9. Siccome [1v°] andremo dallo zio giovedì, vorrei davvero che tu mettessi nella ruota3 un bigliettino, che papà potrebbe prendere domani mattina.

  Oh, sì, Paolina, voglio essere sempre il piccolo granello di sabbia4... Quanto bene mi ha fatto la tua lettera! Se tu sapessi come mi è penetrata in fondo al cuore!

  Vorrei dirti tante cose a proposito del granellino di sabbia, ma non ho il tempo... (Voglio essere una santa...)

  Ho visto l'altro giorno una frase che mi piace molto, non ricordo più che santo l'ha detta; Era: «Non sono [2r°] perfetto, ma voglio diventarlo».5

  Quante parole sconnesse! Perdonami, sorellina cara, mi devo sbrigare in fretta.

  Al 9 aprile!

Teresita

 

 

 

TERZO PERIODO

POSTULANDATO

(9 aprile 1888 – 10 gennaio 1889)

 

 

 

LT 46                                                    Al signor Martin

J.M.J.T.1

Domenica 29 aprile 88

Mio amatissimo papà,

  Quanto sei buono con la tua Reginetta!2 Quasi non passa giorno che non riceva qualche regalo dal suo Re.

  Grazie di tutto, mio buon Papà! Se tu sapessi quanto ti ama la piccola Orfanella della Beresina! [1v°] Ma no, ciò ti sarà noto solo in Cielo. È là che vedremo delle belle estatue sopra dei bei cornetti; allora potremo davvero entrare in estasiazione,3 e poi, che guida per farci visitare le meraviglie del Cielo!... Penso che molti santi avranno nella loro aureola una croce bizantina; solo di sarcofagi invece non ne vedremo, perché in Cielo non ci saranno più tombe.

  Mio caro piccolo Papà, vedo che si fa tardi, è necessario che [2r°] ti lasci, ma prima ti abbraccio da lontano con tutto il cuore.

  Ti abbraccia tanto la piccola perla fine. Oh, Papà, se sapessi come è preziosa la tua piccola perla fine...

  Il Diamante brillante, la Zingarella ti abbraccia pure con tutto il cuore.

  Addio e grazie, Papà mio!

  La tua Reginetta che è finalmente tirata via da sotto la carretta4

Teresa di Gesù Bambino.

 

LT 47                                                           A Celina

8 maggio 1888

  Ti mando, mia piccola Celina, due tovagliette da cucire a macchina. So che hai tanto da fare, ma non rifiuterai questo servizio alla tua piccola Teresa. Penso che due cuciture andrebbero bene; ce n'è una il cui orlo è troppo piccolo: ti prego di scostare la seconda cucitura. Sarei contenta di averle al più tardi domani dopo cena, perché l'Ascensione è giovedì.

  Oggi sono quattro anni che ho fatto la prima Comunione, ci pensi?... Quante grazie mi ha fatto il buon Dio da quel tempo!

  Mia Celina diletta, ci sono dei momenti nei quali mi chiedo se è proprio vero che sono al Carmelo, qualche volta non posso crederci. Ahimè, che ho fatto al buon Dio perché mi ricolmi così delle sue grazie?

  [v°] Domani è già un mese che sono lontana da te, ma mi sembra che non ci siamo separate; che importa il luogo dove siamo?... Anche se ci separasse l'oceano, resteremmo unite perché i nostri desideri sono gli stessi e i nostri cuori battono insieme... Sono sicura che mi capisci. (Che importa, dopo tutto, che la vita sia allegra o triste? Arriveremo in ogni caso al termine del nostro viaggio quaggiù). Per una carmelitana, una giornata passata senza sofferenza è una giornata perduta;1 per te è la stessa cosa, perché tu sei carmelitana nel cuore.

  Abbraccia Leonia per me.

La tua piccola Teresa di Gesù Bambino

 

LT 48                                             Al signor Martin

8 maggio 1888

Mio caro papà,

  Le tue belle candeline m'hanno fatto tanto piacere che non posso fare a meno di scriverti due parole per ringraziarti.

  Il fattore di Gesù1 è molto buono nel fornire così alla sua Reginetta il mezzo per fare delle belle illuminazioni.2

  [1v°] La Regina pensa continuamente al suo Re, d'altronde, il fattore del buon Gesù viene così spesso a recare i suoi messaggi che non lo si potrebbe dimenticare.

  Mio caro papà diletto, veramente credo quasi che tu ti stia rovinando, ma ti stupirò dicendoti che non me ne preoccupo molto: è che hai tante risorse che non ti troverai nei guai... perfino la carestia non ti farebbe paura. Ti ricordi quando dicevi: «Si mangerà questa cosa o quell'altra nella carestia»; oppure: «Si farà questo, quando saremo rovinati»? Con simili disposizioni nessuna [2r°] disgrazia può far paura.

  Grazie del pesce, mio caro Papà, grazie, grazie! Ci dai tante cose che alla fine mi vedo costretta a ringraziarti di tutto in generale, ma tuttavia è ogni singola cosa che produce un suo particolare piacere.

  Addio, mio caro Re! Il tuo Diamante e la tua Perla ti ringraziano molto, come anche la tua Regina.

Teresa di Gesù Bambino

 

LT 49                                         A suor Maria del Sacro Cuore

[12-20 maggio 1888]

  La Solitaria del Cuore di Gesù ha procurato un dolcissimo piacere alla sua piccola figlia: ha letto nel suo cuore!... Gesù parla dunque quando si è in ritiro?... Sono talmente profumata da quel suo breve scritto e dal modo così delizioso con cui mi è stato presentato,1 che non posso fare a meno di rispondere questa sera stessa; presto suonerà la campana, suon...2

—————

  Ho interrotto il mio bigliettino proprio nel momento in cui avrei voluto dire tante cose...

  La vita è piena di sacrifici, è vero, ma che fortuna! Non è meglio che la nostra vita, che è una notte trascorsa in un cattivo albergo,3 trascorra in un albergo del tutto cattivo, piuttosto che in un altro che lo è solo a metà?...

  Se sapesse quanto l'amo! Quando [v°] l'incontro, lei mi sembra un angelo... Lei che è un'aquila, chiamata a librarsi nelle altezze e a fissare il sole, preghi per la piccola canna4 così debole che è nel fondo della valle e che il minimo soffio fa piegare. Oh, preghi per lei il giorno della sua professione!

  Chieda che la sua figlioletta resti sempre un piccolo granello di sabbia molto oscuro, ben nascosto agli occhi di tutti, che Gesù solo possa vederlo; che diventi sempre più piccolo, che sia ridotto a nulla...

  Mi perdoni tutti i dispiaceri che le ho procurato; se sapesse quanto mi pento di averle detto che mi chiamava troppo spesso...5

  Oh! dopo la sua professione non le darò mai dispiaceri... Addio!... Mi perdoni...

  Preghi per la sua piccola figlia che appartiene a lei.

  Ho fatto seccare con cura la sua piccola violetta.

 

LT 50                                                A Maria Guérin

[13 maggio 1888]

Domenica maggio 88

Mia cara sorellina,

  Se tu hai il mal di Pott1 sulla punta della lingua, non ce l'hai sicuramente nello spirito né sulla punta delle dita. Che lettera deliziosa!...

  Se hai voluto farmi ridere, piccolo folletto, non hai perduto il tuo tempo. [1v°] Piccola birba, ecco che hai male al piede... È proprio straordinario, perché i tuoi piedi sono così piccoli che non c'è davvero il posto.

  Fortunatamente tra poco è Pentecoste, lo Spirito Santo riparerà certamente una grave dimenticanza che ha fatto il giorno della tua Cresima: ti ha elargito tutti i suoi doni, ma, sfortunatamente, ne ha dimenticato uno che ti sarebbe tanto utile; indovini quale?...

  Durante [2r°] il mio ritiro2 lo pregherò così tanto che il giorno di Pentecoste tu sarai forte come un piccolo Sansone. Se hai ancora male al piede, sta' attenta alla tua Loulou.3

  Questa notte ho molto sognato su Giovanna; da quando sono al Carmelo è incredibile quanto la sogno spesso. Abbracciala forte forte da parte della sua piccola Teresa.

  Che bel tempo! Il sole è radioso, veramente più luminoso di quello che era sulla tua lettera, infatti non rischiarava per nulla la terra e se fosse lo stesso oggi, sarei costretta a servirmi della tua [2v°] lampada.4

  Sono davvero felice di aver avuto la parola lampada da porre su questa pagina; altrimenti sarei stata obbligata a farti una scortesia girando il foglio per dirti Addio.

  A presto, spero, sorella cara, abbraccia per me il buon zio, digli che non dimenticheremo la sua raccomandazione. Mille baci alla cara zia.

  (Occorre che la tua forza non sia nei tuoi capelli,5 ma nel tuo piede).

  Piccolo amato Folletto, ti abbraccio con tutto il cuore.

La tua sorellina

Teresa di Gesù Bambino

post.carm.ind.6

  [2v°tv] La nostra sorella maggiore7 si trova in ritiro per la professione, ha il suo grande velo bianco abbassato, si direbbe un angelo. Pregherà molto per la sua piccola Maria.

 

LT 51                                                    Al signor Martin

[17 maggio (?) 1888]

J.M.J.T.

Mio caro Re,

  So che il diamante ti ha scritto due righe; è per questo che io non ti dirò tante cose, perché la tua povera Regina sarebbe eclissata dallo splendore del Diamante... Ho solamente bisogno di ripeterti che ti amo come se tu ancora non lo sapessi. Ma alla fine in che modo una Regina potrebbe non amare [v°] il suo re e un Re come te, così santo, così buono? Sì, tu sei certamente santo quanto lo stesso san Luigi...

  Grazie, mio piccolo papà caro, per tutto quello che mi hai regalato: la bella pala,1 ecc. ... ecc. ... tutto quel che segue...

  Ti ricordi, papà, quando a Genova pedinavamo da lontano il sig. Benoit2 e gli altri? Ah, quanto ci divertivamo! Il ricordo di quel bel viaggio fatto col mio caro Padre durerà sempre.

  Ti abbraccio, mio caro Re!

  La tua Regina di Francia e di Navarra.

Teresa di Gesù Bambino

post.carm.ind.

 

LT 52                                                    Al signor Martin

[maggio-giugno (?) 1888]

J.M.J.T.

  Il fattore del piccolo Gesù è tanto buono; io gli invio tutta la mia tenerezza ed i miei baci. Prenderò con gioia il vino che mi regala,1 pensando che viene dalla cantina di Gesù Bambino.

  Mio diletto Papà, sei tu il fattore di Gesù, [1v°] lo so bene. Oh, grazie..., come sei buono con me!

  Sì, resterò sempre la tua reginetta e cercherò di essere la tua gloria diventando una grande santa.

  Teresa di Gesù Bambino, il Diamante brillante e la piccola Perla molto fine ti abbracciano forte.

  In questo momento mi hanno fatto vedere degli uccelli;2 oh, come sei dunque buono, papà caro! Ci sono tre uccelli, uno per il diamante, uno per la perla fine e uno per [2r°] la reginetta del Papà, la quale cercherà di fare tutto il possibile per somigliare un poco al suo Re.

 

LT 53                                                          A Celina

[17 giugno 1888]

J.M.J.T.

Domenica giugno 1888

Mia cara Celina,

  Saresti davvero gentile ad inviarmi al più presto possibile la stoffa che hai comprata per farti un grembiule. Mi occorrerebbe anche la cintura scozzese che tu avevi per mascherarti. Mandami anche tutti i nastri bianchi puliti che hai; ce n'è uno che avevo intorno al capo il giorno della mia prima Comunione; puoi anche prendere quello della cuffietta...1 Tutto ciò serve per rappresentare sant'Agnese...2

—————

  Sorellina diletta, com'è buono con te il buon Dio! Se tu potessi vedere che grazia hai ricevuto venerdì:3 credo davvero che sia la grazia che aspettavi. Sai bene che mi dicevi: «Ma io, io non ho ricevuto nessuna grazia decisiva».4 Sono convinta che è questa quella grazia. Ora devi essere tutta di Gesù; più che mai Lui è tutto tuo, ha già messo al tuo dito l'anello misterioso del fidanzamento.5 Vuol essere l'unico signore della tua anima.

  Sorella diletta, siamo veramente sorelle secondo tutta la forza del termine! Addio; da lontano il mio cuore legge nel tuo cuore.

Teresa di Gesù Bambino

post.carm.ind.

  [tv] Abbraccia per me il mio incomparabile Re.

 

LT 54                                       A suor Agnese di Gesù

[4 (?) luglio 1888]

  Il belato dell'agnello diletto di Gesù è risuonato alle orecchie dell'agnellino1 come una dolce musica! Dove dunque l'agnello ha appreso la melodia di Cecilia?2

  L'Eternità! Oh, l'agnellino ne è rapito bis! Seguendo l'agnello, cerca di slanciarsi saltellando, ma occorre che la via gli sia aperta dalla musica del dolce agnello.

  Il granello di sabbia, malgrado la sua piccolezza vuol procurarsi delle belle Eternità, e vuole far lo stesso per le anime dei peccatori, ma ahimé, non è [v°] ancora abbastanza piccolo né sufficientemente leggero!

  Per l'agnello e l'agnellino occorre la palma di Agnese: se non sarà col sangue, bisogna che sia con l'amore... Ecco il sogno del granello di sabbia!

  Solo Gesù! Nient'altro che lui! Il granello di sabbia è così piccolo che se volesse mettere un'altra nel suo cuore, per Gesù non ci sarebbe più posto...

  Che il bianco Agnello preghi per l'oscuro granello di sabbia, affinché nell'eternità diventi brillante e luminoso.

La piccola Canna3 di Gesù.

 

LT 55                                        A suor Agnese di Gesù

[5-9 (?) luglio 1888]

  Grazie all'agnello diletto per aver di nuovo fatto sentire all'agnellino la musica del Cielo. Il dolce zefiro ha fatto ondeggiare dolcemente la piccola canna...

  Erano già passate le nove quando la canna ha scorto il tanto amato1 bigliettino; non v'era nessuna luce della terra2 ma, più che i suoi occhi, il suo cuore ha saputo decifrare la musica di santa Cecilia: non ne ha perduta neppure una parola!

  Sì, le desidero queste angosce del cuore, questi colpi di spillo di cui parla l'agnello. Che importa alla piccola canna di piegarsi? Non ha paura di rompersi, poiché è piantata sui bordi delle acque; invece di [v°] andare a toccare la terra, quando si piega non incontra che un'onda benefica che la fortifica e le fa desiderare che un altro temporale passi sul suo esile capo. È la sua debolezza che fa tutta la sua fiducia: non potrebbe spezzarsi perché, qualunque cosa le succeda, non vuol vedere che la dolce mano del suo Gesù... Talvolta i leggeri colpi di vento sono per la canna più insopportabili ancora delle grandi tempeste, perché allora va a rituffarsi nel suo amato ruscello, mentre leggeri i colpi di vento non la fanno piegare sufficientemente in basso: sono le punture di spillo...

  Ma nulla è troppo duro da sopportare, pur di conquistare la palma...3

 

LT 56                                             A suor Agnese di Gesù

[11 luglio 1888]

  Che felicità rivedere domani il dolce volto dell'agnello,1 ma l'agnellino supplica l'agnello di non fare ancora il salto verso il Cielo. Se il posto per lui è già pronto, che pensi al povero agnellino, che aspetti ancora un poco, perché anche l'agnellino possa saltare: allora tutte e due se ne andranno nella loro patria. Il loro cuore, mai del tutto appagato sulla terra, andrà ad abbeverarsi alla fonte stessa dell'amore. Oh, che dolce festa! Che gioia vedere Dio,2 essere giudicati da Colui che [v°] avremo amato al di sopra di tutte le cose!3 Ho sognato che l'agnello sarebbe volato presto verso la sua patria, ma spero che resterà ancora un poco nell'esilio per guidare il povero agnellino.

 

LT 57                                                          A Celina

J.M.J.T.

Gesù solo †

Lunedì 23 lugl. 88

Sorella cara,

  La tua Teresa ha compreso tutta la tua anima, vi ha letto ancora di più di quanto tu abbia scritto. Ho compreso la tristezza di domenica, ho sentito tutto... Mi pareva, leggendo, che ci animasse la stessa anima; tra le nostre anime c'è qualcosa di così sensibile, qualcosa che si rassomiglia tanto. Siamo sempre state insieme: le nostre gioie, le nostre pene, tutto è stato comune. Ah, sento che ciò continua al Carmelo! Mai, no, mai saremo separate! Tu sai, non c'è che il giglio giallo1 che avrebbe potuto allontanarci un po'. Te lo dico perché sono sicura che la tua sorte sarà sempre un Giglio bianco, poiché tu l'hai scelto ed egli per primo ha scelto te... Comprendi i gigli?...

  [1v°] Talvolta mi chiedevo perché Gesù mi avesse presa per prima; adesso ho capito... Sai, la tua anima è un giglio-semprevivo,2 Gesù può farne tutto ciò che vuole; poco importa che sia in un luogo o in un altro: sarà sempre-vivo. La tempesta non può far cadere il giallo degli stami sul suo bianco calice profumato; è Gesù che l'ha fatto così, Egli è libero e nessuno ha da domandargli perché dia le sue grazie ad un'anima invece che ad un'altra.3 Accanto a questo giglio, Gesù ne ha messo un altro, il suo compagno fedele:4 sono cresciuti insieme, ma uno era semprevivo (immortale), l'altro no. È stato necessario che Gesù prendesse il suo giglio prima che il fiore sbocciasse, perché i due gigli fossero per lui... Uno era debole e l'altro era forte. Gesù ha preso quello debole. Ha lasciato l'altro perché s'abbellisse d'un nuovo splendore... Gesù chiede tutto ai suoi due gigli, non vuole lasciar ad essi nient'altro che la loro veste candida... tutto, il semprevivo ha capito la sua sorellina?...

  [2r°] La vita è spesso pesante, che amarezza... ma che dolcezza! Sì, la vita costa. È penoso cominciare una giornata di fatica. Il debole bocciolo l'ha visto come il bel giglio. Se almeno si sentisse Gesù, oh! allora si farebbe volentieri tutto per lui, ma no, egli sembra a mille leghe, noi siamo sole con noi stesse. Oh, che noiosa compagnia, quando non c'è Gesù! Ma che fa dunque questo dolce amico? Non vede la nostra angoscia, il peso che ci opprime? Dov'è? Perché non viene a consolarci, dal momento che non abbiamo altro amico che lui? Oh, egli non è lontano, è lì accanto che ci guarda, che mendica da noi questa tristezza, questa agonia: ne ha bisogno per le anime, per la nostra anima. Vuol darci una ricompensa così bella, le sue ambizioni per noi sono così grandi! Ma come dirà: «È il mio turno5 se il nostro non è venuto, se non gli abbiamo dato nulla? Ahimé, gli costa abbeverarci di [2v°] tristezze, ma sa che è l'unico modo per prepararci a «conoscerlo come egli si conosce, e a diventare Dio noi stesse».(1Cor 13,12) Oh, che destino! Quant'è grande la nostra anima!...

  Eleviamoci al di sopra di ciò che passa, manteniamoci a distanza dalla terra: più in alto l'aria è pura! Gesù si nasconde, ma lo si percepisce. Versando lacrime, asciughiamo le sue, e la Madonna sorride. Povera Madre, ha tanto sofferto per causa nostra! È giusto che la consoliamo un po' piangendo e soffrendo con lei...

  Ho letto stamattina un passo del Vangelo dov'è detto:

«Non sono venuto a portare la pace, ma la spada».(Mt 10,34) Non ci resta che combattere. Quando non ne abbiamo la forza, è allora che Gesù combatte per noi... Mettiamo insieme la scure alla radice dell'albero...6

  Poveri scarabocchi di Teresa! Che lettera!... Che disordine!... Oh, se avessi potuto dire tutto ciò che penso, Celina [2v°tv] ne avrebbe da leggere per un pezzo...

  Gesù è buono per averci fatto incontrare una madre come quella che abbiamo!7 Che tesoro, sorellina, se tu l'avessi vista stamattina alle sei8 portarmi la tua lettera! Ne ero commossa.

  Gesù ti chiede tutto, tutto, tutto, tanto quanto può chiedere ai più grandi Santi.

La tua povera sorellina

Teresa di Gesù Bambino

post.carm.ind.

 

LT 58                                                     Al signor Martin

J.M.J.T.

31 luglio 88. Carmelo

Mio caro Re,

  Se tu sapessi come la tua carpa, quel tuo mostro ci ha fatto piacere! Si è ritardata la cena di una mezz'ora: Maria del Sacro Cuore ha fatto la salsa; il piatto era delizioso, sapeva di cucina internazionale. Era ancora più buono della sontuosa cucina italiana e non è dir poco, infatti che festini... e che compagnia, ti ricordi, piccolo [1v°] Padre mio?... Ma non è sempre questo che dà l'appetito, almeno per me, perché non ho mai mangiato tanto come da quando sono al Carmelo. Sento che sono proprio nel mio centro. Se ci fosse la signorina Paolina1 direbbe che «ho trovato la mia strada».

  Il tuo Diamante non ti può scrivere perché è occupato nel bucato grosso, ma ciò non le impedisce di pensare a te, mio amato papà. Ti abbraccia con tutto il cuore e tu sai che non è piccolo il cuore della tua maggiore.

 

  Penso a tutto quello che ci dicevi frequentemente: «Vanità delle vanità, tutto non è che vanità»2 (Qo 1,2), vanità della vita che passa, ecc. Più vado avanti, più trovo che è vero che tutto è vanità sulla terra.

  [2r°] Quando penso a te, amatissimo papà mio, mi è naturale pensare al buon Dio, perché mi sembra che sia impossibile vedere sulla terra qualcuno più santo di te.

  Quando penso che fra otto giorni saranno quattro mesi che sono al Carmelo, non mi ci raccapezzo più: mi sembra di essere stata sempre qui, e d’altro lato mi sembra di essere entrata ieri. Come tutto passa!...

  Più vado avanti, mio caro papà, più ti amo; non so come questo avvenga, ma è la verità; mi domando che cosa ne sarà alla fine della [2v°] mia vita...

  Sono molto fiera del mio titolo di Regina di Francia e di Navarra e spero proprio di meritarlo sempre. Gesù, il Re del Cielo, prendendomi per sé, non mi ha tolta al mio santo Re della terra. Oh, no, sempre, se il mio diletto piccolo papà lo vorrà e se non mi troverà troppo indegna, resterò: la Regina di Papà!

  La Perla fine ti abbraccia forte forte.

  Addio e a presto, mio amato Re.

La tua reginetta,

Teresa di Gesù Bambino

post.carm.ind.

 

LT 59                                                    Al signor Guérin

J.M.J.T.

Gesù †                                                                                                      Carmelo, 22 agosto 88

Mio caro zio,

  Abbiamo appena ricevuto una lettera della zia in cui ci riferiva tutti i vostri dispiaceri. Sebbene lontana da lei, la sua nipotina partecipa tanto alla sua pena, vorrebbe essere accanto al suo bravo zio per consolarlo, ma, ahimè, che potrebbe fare?... No, per lei è preferibile essere al Carmelo, almeno qui può pregare quanto vuole colui che solo può donare la consolazione, [1v°] perché la riversi abbondantemente nel cuore del suo caro zio.

  Lo stato del buon signor David1 ci rattrista molto. Comprendo, caro zio, quanto lei deve soffrire, perché non c'è niente di così penoso che veder soffrire coloro che si amano. Tuttavia ringrazio Dio con tutto il cuore per la grande grazia che ha voluto accordare a quest'anima così bella. Che disposizione per comparire davanti a Lui! È davvero mirabile! Tutto ciò che la nostra cara zia ci ha riferito mi ha profondamente colpita.

  Era impossibile, caro zio, che il buon Dio non le concedesse questa consolazione dopo tutto quello che lei fa [2r°] per la sua gloria. Ah, come mi sembra bella la corona che le è riservata! Non potrebbe essere diversamente, perché tutta la sua vita non è che una croce perpetua e Dio non agisce così che con i grandi santi.

  Che felicità pensare che in Cielo saremo riuniti per non lasciarci più. Senza questa speranza, veramente la vita non sarebbe sopportabile...

  Mio caro zio, non so che cosa penserà della sua povera nipotina che lascia correre la penna senza rendersi ben conto di ciò che dice. Se il suo cuore potesse scrivere, direbbe ben altro, ma è costretto ad affidarsi a questa fredda penna [2v°] che non sa rendere ciò che sente. Mi affido al mio buon Angelo, penso che un messaggero celeste adempirà bene la mia commissione: lo mando dal mio caro zio per versare nel suo cuore la consolazione, tanta quanta ne può contenere la nostra anima in questa valle d'esilio...

  Addio, mio buon zio.

  La prego di farmi presente alla signora Fournet; partecipo molto al suo dolore. E a lei, o zio, mando tutta quella tenerezza che il mio cuore racchiude e continuerò a pregare incessantemente per il buon signor David.

  La sua piccola nipote che vorrebbe poter diminuire un po' il suo dolore.

Teresa di Gesù Bambino

post.carm.ind.

 

LT 60                                                  Alla signora Guérin

J.M.J.T.

Gesù †                                                                    Carmelo, 23 agosto 1888, ore 6 del mattino

Mia cara zia,

  Abbiamo appreso ieri sera la morte del buon signor David. Sebbene ci aspettassimo di ricevere la triste notizia da un momento all'altro, venendo a conoscenza della realtà mi sono molto commossa. Prego perché Dio accolga nel suo paradiso quest'anima così santa; forse è già là, perché con disposizioni così perfette si può andare diritti in Cielo.

  [1v°] Chiedo al buon Dio di effondere nella sua anima la consolazione, mia cara zia. Egli è stato già tanto buono, esaudendo tutte le preghiere che avevate fatto per`consegnargli l'anima del vostro caro parente; se, dal fondo della sua solitudine, la sua figlioletta potesse sperare di avervi avuto una minima parte, sarebbe proprio felice.

  Mi sembra, cara zia, che nei momenti di grande tristezza si ha bisogno di guardare il Cielo: invece di piangere, là tutti sono nella gioia, perché nostro Signore possiede un eletto in più: un nuovo sole1 rischiara con i suoi splendori gli angeli del Cielo. Tutti sono nel rapimento dell'estasi divina e si meravigliano che noi possiamo [2r°] chiamare morte il principio della vita. Per loro, noi siamo in una tomba angusta, mentre la loro anima può spostarsi fino all'estremità di spiagge eteree, di orizzonti infiniti...2 Carissima zia, quando si guarda alla morte del giusto, non si può fare a meno d'invidiarne la sorte. Per lui il tempo dell'esilio non esiste più, non c'è che Dio, nient'altro che Dio.

  Oh, zia mia, quante cose avrebbe da dirle la sua figlioletta; il suo cuore ne pensa così tante! Stamattina è tutta perduta nell'immenso, nel melanconico pensiero della morte dei santi, ma non ho il tempo di ultimare il mio povero scarabocchio; è necessario che mi fermi, perché la campana mi ha appena avvertito che è ora che io finisca. Offro questo piccolo sacrificio a Gesù affinché si degni di consolare lei, cara zia, con la sua dolce piccola mano.

  La sua figlioletta che con il cuore è accanto a lei come alle sue care sorelline.3

Teresa di Gesù Bambino

post.carm.ind.

 

LT 61                                                    Al signor Martin

J.M.J.T.

Gesù †                                                                                                    Carmelo, 25 agosto 88

Papà mio diletto,

  Dunque è finalmente arrivato il giorno nel quale la tua Regina può inviarti gli auguri per la tua festa con tutti i gradi, perché è al Carmelo in compagnia dei tuoi gioielli: il Diamante e la perla fine... Povera Reginetta, dovrebbe proprio ritirarsi, per lasciare tutto il posto agli splendidi gioielli del suo Re, ma non vi si può davvero rassegnare: anche lei ha il suo titolo, e può mostrarlo [1v°] a chiunque lo voglia vedere, è firmato dalla mano stessa del suo Re: Regina di Francia e di Navarra. Non ha altro, ma mi sembra che questo sia sufficiente per farla ammettere al cospetto del suo Re. D'altronde, nessuno tenta di contestarle il suo diritto, è conosciuto perfino all'estero: in Italia, a Roma, si sapeva che la Regina era là...

  Mio diletto Re, la tua Reginetta vorrebbe avere magnifici doni da offrirti, ma non ha nulla, e d'altra parte sarebbe incontentabile. Per il suo Re, tutti i palazzi del Vaticano, colmi di doni, non sarebbero sufficientemente belli. Lei sogna qualcos'altro di [2r°] più regale, le occorrono tesori immensi, orizzonti infiniti...;1 quel che vorrebbe donare al suo Re non si trova sulla terra: è solo Gesù che lo possiede, e così lo pregherà di colmare il suo Re di celesti consolazioni. Per un padre che non è della terra, tutto ciò che è terrestre non sarebbe in grado di soddisfarlo.

  Vedi, mio piccolo diletto Papà, che mentre sembra che non ti offra nulla, ti faccio un regalo magnifico: se non incanta i tuoi occhi, almeno il tuo cuore lo sentirà, perché spero che il buon Dio esaudirà la mia preghiera.

  Tuttavia, Papà mio caro, pur dicendo che non desidero che incantare il tuo cuore, ti dono [2v°] un'immaginetta fatta dalla tua Regina: spero che, nonostante il mio poco talento, ti farà piacere. La Perla fine ha voluto aiutarmi con i suoi consigli d'artista e mi ha anche preparato l'incantevole disegno, ma ha voluto che lo dipingessi da sola. Il merito non è grande, ma la mia incapacità è così grande e il mio Re così indulgente che spero di fargli un po' di piacere donandogli questa piccola immagine.

  A presto, mio diletto papà, se la tua Regina oggi non si trova accanto a te, lo è però veramente con il pensiero e con il cuore e ti augura la migliore delle feste che tu abbia mai avuto in tutta la vita e ti abbraccia con tutto il cuore.

La tua Reginetta

Teresa di Gesù Bambino

post.carm.ind.

 

LT 62                                                      A Maria Guérin

[settembre 1888]

J.M.J.T.

Gesù †                                                                                                           Carmelo, giovedì.

Mia cara sorellina,

  Avevo già cominciato a scriverti martedì sera; un momento fa ho voluto riprendere la lettera, ma le cose che ti dicevo l'altro giorno non sono quelle che voglio dirti oggi, così ho fatto più presto a ricominciare.

  Grazie della tua lettera stupenda: se m'avesse scritto Madame de Sévigné, sicuramente [1v°] non m'avrebbe fatto altrettanto piacere...

  Se la mia cuginetta pensa spesso a me, anch'io sono molto spesso in spirito accanto a lei. Come te ho bisogno di sentir parlare sovente della mia piccola Maria e soprattutto di parlarne io stessa. Appago il mio desiderio parlando col buon Dio della mia sorellina diletta: non ho mai paura che Egli trovi i miei discorsi troppo lunghi, perché sono sicura che la mia piccola Maria è ben tra i primi del suo cuore.

  Piccolo amato folletto, quante cose da dirti [2r°], ma come passa presto il tempo! Vedo che mi sfugge con una rapidità spaventosa. È tardi e ti scrivo al chiarore della tua cara piccola lampada; vedi che la grafia risente della mia fretta; quel che mi consola nell'avere una scrittura così brutta è pensare che in Cielo non ci sarà più bisogno di questo mezzo per comunicare i nostri pensieri: una vera fortuna per me questa!

  Ieri ho ricevuto una visita, ti sfido a indovinarla... Una bella signora del mondo, il suo caro marito, una matura signorina di sedici anni, un signore di quattordici... Ci sei?... È la madrina [2v°] che piantava verbene...1 Era accompagnata dalla nipote T. Gilbert e dal nipote Pietro. È così il mondo! Se l'avessi vista in parlatorio! Vedendoci dietro la grata, quasi cantava: «Il mio cuore, quanta pena ha il mio cuore».

  È ormai tempo che la mia chiacchierata si concluda, eppure non ho ancora detto nulla d'interessante alla mia cara cuginetta; ma che cosa ci si può aspettare da una persona come me, che scrive senza fare attenzione se il suo foglio si riempie di banalità, mentre ha tante cose serie da dire?... Scusa!...

  [2r°tv] Termino, cara piccola Maria, chiedendoti un favore. Saresti tanto gentile se, passeggiando per il tuo bel parco,2 potessi trovare un po di muschio secco, delle scorze d'albero, ecc.? ecc. Servirebbero per fare dei lavoretti, come dei presepi, per esempio. Se questo ti disturba, non portarmene; è solo se ne trovi a passeggio.

  Sono molto dispiaciuta che la cara zia sia malata; la penso molto e prego continuamente per una sua pronta guarigione. Abbracciala molto forte da parte della sua piccola figlia, ma comunque non in modo da farle male!

  [2v°tv] Abbraccia per me anche la mia cara piccola Giovanna e Celina ed Elena.3 Per loro che non sono malate non ho alcuna pietà e pertanto ti prego di abbracciarle più forte che potrai!

  Vedo, mia cara piccola Maria, che tutti i miei baci non finiscono, eppure non sono alla fine, perché non ne ho ancora dati a te che sei incaricata di distribuire tutto; così prego tutte le care persone a cui ne darai di rendertene tanti quanti potranno: dubito che la mia richiesta sia esaudita, così t'abbraccio di cuore, ma fortissimo, così forte che se tu avessi una ghiandola, scoppierebbe come prima del viaggio a Roma.

La tua sorellina

Teresa di Gesù Bambino

post.carm.ind.

 

LT 63                                                    Al signor Martin

[30 settembre 1888]

J.M.J.T.

Carmelo, 30 settembre.

Mio diletto Re,

  La tua Reginetta è schiacciata sotto il peso e la magnificenza dei tuoi regali:1 si vede bene che è un Re che li offre alla sua Regina. In primo luogo è arrivato pizzo d'Alençon: è veramente proprio regale. Non so come ringraziarti [1v°] di doni così belli! Dov'è andato a finire il tempo nel quale la tua Reginetta sarebbe saltata di gioia davanti ad una cosina da un soldo che le donava2 il suo Re? Ora il suo cuore sarebbe ancora contento, ma quello del Re ha bisogno di donare di più e perciò offre alla sua Regina merletti degni della Regina di Francia e di Navarra.

  È vero, papà diletto, che se la tua Regina è indegna di tante ricchezze, esse non sono troppo belle per lo Sposo divino a cui l'hai donata è per questo che [2r°] sarò felice di portarle, altrimenti non oserei davvero, perché sono ancora soltanto l'Orfanella della Beresina; solo il giorno della mia vestizione meriterò di portare il mio titolo di Regina.

  Ho ancora una dolce missione da compiere: è quella di ringraziarti, nel mio nome di Regina, e a nome del Diamante e della Perla fine, d'una valanga di pere, di cipolle, di prugne, di mele, che è uscita dalla ruota come da un corno dell'abbondanza. Da dove veniva tutto ciò? Un vecchio buon uomo ha detto che si trattava di un signore che dimorava dalla parte del giardino dell'Étoile.3 [2v°] Non potevi essere che tu; così, mio amato Padre, la provvista è stata ben accetta, le abbiamo fatta un'ottima accoglienza senza farci pregare. Cosa strana: per entrare, essa ha avuto meno difficoltà della tua Regina, che è stata costretta ad andare a Roma per farsi aprire la porta...

  Le enormi cipolle mi hanno rallegrato il cuore, m'hanno fatto pensare a quelle d'Egitto; (Nm 11,5) noi non avremo da rimpiangerle come gli Israeliti. Ho pensato anche a quelle di Lione4 che costano mezzo franco e che sono così grosse. Infine, mio Re, credo che la tua Regina incominci ad annoiarti con il suo chiacchiericcio, ma è così contenta che non può fare a meno di dirtelo. Ti ringrazia di tutto e ti abbraccia con tutto il cuore.

Teresa di Gesù Bambino

post.carm.ind.

 

LT 64                                                    Al signor Martin

[8-15 ottobre (?) 1888]

Mio diletto Re,

  Vorrei scriverti una lunga lettera, ma sono in ritiro e mi è impossibile. Tu non sai quanto la tua Reginetta ti ama!... Avendo bisogno d'inviare una lettera alla figlia del Re, la principessa Leonia, ho pensato di non poterle far [v°] pervenire il mio messaggio se non per mezzo dello stesso Re, così è per questo che mi rivolgo a «Sua Eccellenza il Re di Francia e di Navarra». Se la sua dignità non è visibile agli occhi degli uomini, io so bene che in Cielo si mostrerà agli occhi di Dio: allora il più piccolo fra gli eletti sarà come il capo di un popolo numeroso,1 (Is 60,22) e il mio Re, oh, che posto!...

La tua piccola Regina

Teresa di Gesù Bambino

 

LT 65                                                             A Celina

J.M.J.T.

Gesù †                                                                                                   Carmelo, 20 ottobre 88

Mia Celina diletta,

  È dunque domani il giorno del tuo onomastico!1 Oh, come vorrei essere la prima a farti gli auguri! Se non è possibile, posso comunque farlo nel mio cuore. Che cosa vuoi che ti offra per la tua festa? Se dessi ascolto al mio cuore, chiederei a Gesù d'inviarmi tutti i dispiaceri, tutte le tristezze, le noie della vita della mia amatissima Celina, ma vedi, non mi do retta, perché avrei paura che [1v°] Gesù potesse dirmi che sono un'egoista: vorrei che mi desse tutto ciò che vi è di meglio, senza lasciarne nemmeno un po' per la sua piccola fidanzata che ama tanto. È per provarle il suo amore che le fa sentire la separazione,2 e dunque non posso domandare questo a Gesù. E poi Egli è ricchissimo, così ricco che ha davvero di che arricchirci tutte e due...

  Se riflettiamo un po', anche se il buon Dio ci desse l'universo intero con tutti i suoi tesori, tutto questo non sarebbe paragonabile alla più leggera sofferenza. Che grazia quando al mattino non ci sentiamo nessun coraggio, nessuna forza per praticare la virtù: è allora il momento di mettere la scure alla radice dell'albero.3 Invece di perdere il proprio tempo a raccogliere qualche pagliuzza di falso oro, s'attinge [2r°] nei diamanti. Che guadagno alla fine del giorno!... È vero che qualche volta trascuriamo per alcuni istanti di accumulare i nostri tesori, è quello il momento difficile; si è tentati di lasciar tutto là, ma con un atto d'amore, anche non sentito, tutto è riparato e di là Gesù sorride, ci aiuta senza averne l'aria, e le lacrime che gli fanno versare i cattivi sono asciugate dal nostro povero e debole piccolo amore. L'amore può fare tutto, le cose più impossibili non gli sembrano difficili.4 Gesù non guarda tanto alla grandezza delle azioni, e neppure alla loro difficoltà, ma all'amore che fa compiere questi atti...5

  Ho trovato tempo fa una parola che trovo molto bella. Eccola, credo che ti farà piacere: «La rassegnazione è ancora distinta dalla volontà [2v°] di Dio, c'è la stessa differenza che esiste fra l'unione e l'unità: nell'unione si è ancora due, nell'unità non si è più che uno».6 Oh, sì, non siamo più che una cosa sola con Gesù! Disprezziamo tutto ciò che passa, i nostri pensieri devono rivolgersi verso il Cielo, poiché là c'è la dimora di Gesù. L'altro giorno, ho pensato che non dovremmo attaccarci a ciò che ci circonda, perché potremmo essere in un altro posto da quello dove siamo e i nostri affetti e i nostri desideri non sarebbero gli stessi. Non riesco a spiegarti il mio pensiero, sono troppo sciocca per questo, ma quando ti vedrò te lo dirò.

  Perché dirti tutte queste cose che sai molto meglio di me? Perdonami, avevo bisogno d'avere ancora con te un colloquio come quelli di un tempo. Ma quel tempo non è passato, siamo sempre proprio la stessa anima e i nostri pensieri sono sempre gli stessi che avevamo alla finestra del belvedere...7

  Gioisco per il giorno in cui faremo festa nella città celeste.

La tua sorellina

Teresa di Gesù Bambino

  [2v°tv] Oh, sì, è molto triste pensare che il Padre8 se ne va in Canada, ma ci resta Gesù!...

 

LT 66                                                    Al signor Martin

J.M.J.T.

15 novembre 88

  Mio diletto Re,

  Com'è dunque buono il buon Dio ad averti guarito!1 Ti assicuro che la tua Reginetta è stata profondamente afflitta e ce n'era davvero motivo, poiché tu sei stato [1v°] molto malato. Tutto il Carmelo era in preghiera, così il buon Dio ha infine ascoltato i suoi sospiri e mi ha reso il mio Re; ma tu sai, papà mio amatissimo, ora che il buon Dio ha fatto ciò che noi desideravamo, tocca a te renderci completamente felici. L'Orfanella della Beresina [2r°] viene dunque a chiederti di curarti bene, per quanto sarà necessario. Sai che l'Intrepida n° 22 se ne intende e perciò ti prego di avere riguardo al suo titolo (dato dal Re stesso) per curarti come sarà necessario.

  La tua Reginetta è sempre accanto a te [2v°] col cuore. Come potrebbe dimenticare il suo Re così buono?... E poi mi sembra che l'affetto sia ancora più grande, ammesso che sia possibile, quando si è tanto sofferto!...

  Arrivederci, mio Re diletto, soprattutto curati bene per far piacere alla tua Regina.

Teresa di Gesù Bambino

post.carm.ind.

 

LT 67                                                  Alla signora Guérin

[18 novembre 1888]

J.M.J.T.

Mia cara zia,

  Permetta alla sua piccola figlia di venire anche lei a porgerle i suoi semplici auguri; le appariranno ben poca cosa paragonati a quelli che ha già ricevuto, ma non importa, il suo cuore non può fare a meno di dire alla sua cara zia quanto l'ama.

  [1v°] Stamattina nella mia Comunione ho pregato molto Gesù di ricolmarla delle sue gioie. Ahimè, questo non è ciò che ci manda da qualche tempo! È la croce, solo la croce che ci dà per riposarci... Oh, diletta zia, se fossi solo io a soffrire, non mi importerebbe nulla, ma so bene come condividete con noi la nostra prova.1 Per la sua festa vorrei liberarla da ogni dispiacere, prendere per me tutte le sue pene [2r°]. È quello che un momento fa domandavo a Colui il cui cuore batteva all'unisono col mio; ho sentito allora che tutto quello che poteva darci di meglio era la sofferenza; che Egli non la donava che ai suoi amici d'elezione. Questa risposta mi provava che non sarei stata esaudita perché vedevo che Gesù amava troppo la mia cara zia per toglierle la croce!...

  Sono molto commossa per la bella torta che ci ha mandata. Invece di essere noi che le [2v°] facciamo gli auguri per la sua festa, è lei che la fa a noi: è veramente troppo! Io non ho da offrire alla mia cara zia che una povera immaginetta, ma spero che vorrà guardare l'intenzione della sua figlioletta.

  Arrivederci, mia diletta zia, mi sembra che durante la prova lei sia ancora più vicina alla sua piccola figlia

Teresa di Gesù Bambino

post.carm.ind.

  La lettera di suor Maria del Sacro Cuore era già finita quando abbiamo ricevuto la torta; m'incarica di ringraziarla tanto.

 

LT 68                                                    Al signor Martin

J.M.J.T.

Carmelo, 25 novembre 88

Mio diletto Papà,

  La tua Regina ti pensa continuamente e prega tutta la giornata per il suo Re. Sono davvero felice nel dolce nido del Carmelo e non desidero più niente sulla terra, fuorché di vedere il mio diletto Re completamente guarito. Ma so bene perché il buon Dio ci manda questa prova: è per farci guadagnare il [1v°] bel Cielo; sa che il nostro amatissimo Padre è tutto quel che amiamo di più sulla terra, ma sa anche bene che occorre soffrire per guadagnare la vita eterna ed è per questo che ci prova in tutto quello che abbiamo di più caro.

  Sento pure che il buon Dio vuol dare al mio Re nel Regno dei Cieli un magnifico trono, così bello e così elevato al di sopra di tutti i pensieri umani, che si può dire con san Paolo: «L'occhio dell'uomo non ha [2r°] visto, il suo orecchio non ha udito e il suo cuore non saprebbe comprendere ciò che Dio riserva a coloro che ama». (1Cor 2,9) Vi è sulla terra qualcuno che Dio ama di più del mio diletto piccolo papà?... Veramente non posso crederlo!... Oggi, del resto, ci dà la prova che non m'inganno, perché Dio prova sempre quelli che ama. (Eb 12,6) Credo proprio che il buon Dio faccia soffrire in questo modo sulla terra affinché [2v°] il Cielo appaia migliore ai suoi eletti. Egli dice che nell'ultimo giorno asciugherà tutte le lacrime dai loro occhi (Ap 21,4) e, senza dubbio, più lacrime vi saranno da asciugare, più grande sarà la consolazione!...

  Addio, mio diletto Re, la tua Regina si rallegra pensando al giorno in cui regnerà con te nel bello e unico vero regno del Cielo.

Teresa di Gesù Bambino

 post.carm.ind.

 

LT 69                                                    A Maria Guérin

[Novembre (?) 1888]

J.M.J.T.

Mia bella Bambola,

  Non posso resistere alla voglia di ringraziarti della tua lettera, mi ha fatto grande piacere! Non puoi immaginare quanto penso a te. La mia piccola Maria mi ritorna sempre in mente; del resto se volessi dimenticare le mie amate cuginette, non potrei: la mia graziosa piccola lampada mi fa luce così bene!...

  [1v°] Teresa viene a chiederti un altro favore. Suor Agnese mi ha appena detto che mi occorrono un paio di scarpe foderate come quelle che ti ho visto tante volte d'inverno: sono una specie di piccoli stivaletti, bordati di astrakan. Se la zia avesse la bontà di comprarmeli, sarei molto contenta; potrebbe provarseli Giovanna che ha esattamente il piede come il mio.

  Ho tante cose da dire alla mia Bambola, ma aspettano il mio bigliettino, bisogna che ti lasci. Giovedì avrò tante cose da dire alla mia cara sorellina; nell'attesa, abbraccio forte forte la diletta zia, il mio buon zio e la mia cara piccola Giovanna.

  [2r°] Quanto al mio Louploup, non posso dirgli quanto l'amo, il mio cuore è troppo pieno d'affetto per lui.

  Sarei molto contenta se potessi avere le scarpe questo pomeriggio. Non puoi immaginarti quanto si è ben curati al Carmelo: occorre sempre che mangi e che mi riscaldi i piedi...1

  A giovedì, mia piccola diletta, mia bella bambola vivente. Sono tanto, tanto felice, al culmine dei miei desideri.

Teresa di Gesù Bambino

  Penso spesso alla mia cara Marcellina.

 

LT 70                                                  A Madre San Placido

[Inizio dicembre 1888]

J.M.J.T.

Gesù †                                           Dal Carmelo,  dicembre 88

Mia cara Maestra,

  Sono molto commossa dalla sua amabile attenzione. È con vero piacere che ho ricevuto la cara circolare delle figlie di Maria.1 Certamente non mancherò di assistere col cuore a questa bella festa, non è infatti in questa cappella benedetta che la santa Vergine ha voluto adottarmi come figlia sua nel bel giorno della mia prima Comunione e in quello della mia ammissione nella congregazione delle Figlie di Maria? Non potrei dimenticare, mia cara Maestra, quanto lei è stata buona con me in questi importanti momenti della mia vita e non posso dubitare che la grazia insigne della mia vocazione religiosa [1v°] abbia cominciato a germogliare in quel giorno2 felice in cui, circondata dalle mie buone Maestre, ho fatto a Maria la consacrazione di me stessa ai piedi del suo altare, scegliendola in modo speciale come Madre mia, mentre al mattino avevo ricevuto Gesù per la prima volta. Amo credere che allora non abbia guardato alla mia indegnità e che, nella sua grande bontà, abbia voluto considerare la virtù delle care Maestre che avevano preparato con tanta cura il mio cuore per ricevervi il suo divin Figlio; amo credere che è per questa ragione che ha voluto farmi diventare ancora più perfettamente figlia sua, facendomi la grande grazia di condurmi al Carmelo.

  Penso, mia cara Maestra, che lei sia stata al corrente della malattia del mio amatissimo Padre; ho temuto per alcuni giorni che il buon Dio lo strappasse alla mia tenerezza, ma Gesù si è degnato di farmi la grazia di ristabilirlo per il momento della [2r°] mia Vestizione. Ogni giorno contavo di scriverle per comunicarle la mia accettazione da parte del capitolo,3 ma non sapendo la data che Monsignore avrebbe fissato, aspettavo sempre. Spero, cara Maestra, che non abbia preso questo ritardo per indifferenza. Oh, no, il mio cuore è sempre lo stesso! Credo anzi che, dopo la mia entrata al Carmelo, sia diventato ancora più tenero e affettuoso. E così penso spesso a tutte le mie buone Maestre e mi piace nominarle una per una a Gesù, durante le ore benedette che passo ai suoi piedi. Oso pregarla, mia cara Maestra, di voler essere mia interprete presso di loro per richiamarmi al loro religioso ricordo, in particolare a quello della Rev.ma Madre Priora, per la quale conservo il più filiale e riconoscente affetto. Voglia pure non dimenticarmi presso le mie allegre compagne, delle quali resto sempre la piccola sorella in Maria.

  Addio, mia cara Maestra, spero che non dimenticherà nelle sue sante preghiere colei che è, e sarà sempre, la sua riconoscente figlia.

Suor Teresa di Gesù Bambino

post.carm.ind.

 

LT 71                                                   Alla signora Guérin

J.M.J.T.

Gesù †                                                                                                               28 dicembre 88

Mia diletta piccola zia,

  Sono molto addolorata perché ieri sera, non sapendo che le mie sorelle stavano per scriverle, ho dormito come una pigra.1 Stamattina non ho che pochissimo tempo e devo sottrarlo all'Ufficio.2

  Mia cara zia, vorrei essere io ad augurarle per prima un buon anno per il 1889!...

  [1v°] Quando penso, mia diletta zia, che tra poco saranno nove mesi che la sua figlioletta si trova al Carmelo, stento a crederci: mi sembra ieri che mi trovavo ancora presso di lei! Come passa presto la vita! Già da sedici anni sono sulla terra!... Oh, presto saremo tutti riuniti in Cielo! Mi piace molto questa parola dei salmi: «Mille anni sono agli occhi del Signore come il giorno di ieri che è già passato». (Sal 89,4) Che rapidità! Oh, voglio lavorare molto, mentre il giorno della vita risplende ancora, perché dopo verrà [2r°] la notte, quando non potrò fare nulla3 (Gv 9,4). Cara zia, preghi per la sua piccola figlia, affinché non abusi delle grazie che il buon Dio le prodiga nella fertile valle del Carmelo.

  Non posso trattenermi dal ridere vedendo la mia lettera: non è davvero una lettera di buon anno ma, zietta cara, sono con lei come una bambina che lascia andare il suo cuore senza preoccuparsi in alcun modo di ciò che sta per dire!...

  Se sapesse, mia diletta zia, tutto ciò che domanderò per lei e [2v°] per il caro zio, il giorno di Capodanno!... No, non lo sa e non tenterò di dirglielo; infatti l'annoierebbe, perché sarebbe troppo lungo.

  E le mie cuginette (le mie sorelline dilette)? Come pregherò per loro!...

  Arrivederci, cara zia, la prego di dire allo zio quanto gli voglio bene; avrei dovuto scrivergli mentre scrivevo a lei, amata zia, ma sono troppo stolta per parlare a due persone contemporaneamente... Lo prego di perdonarmi e invio a entrambi il miglior bacio del vostro più piccolo Beniamino.4

Teresa di Gesù Bambino

post.carm.ind.

  [2v°tv] Mi viene in mente solo ora che non ho nemmeno ringraziato la mia cara zia della corona che mi vuol regalare per la Vestizione.5 Oh, sapesse quanto le sono riconoscente ed inoltre quanto questo ricordo sarà caro al cuore della sua figliola!

 

LT 72                                                    Al signor Martin

J.M.J.T.

Gesù!...

30 dicembre 88

Mio diletto Re,

  Che felicità poterti mandare quest'anno dal Regno del Carmelo i miei auguri di buon anno! Mai la tua Reginetta ha potuto offrirti il suo affetto con più gioia: si sente così vicina al suo Re, così vicina che niente potrebbe allontanarla!...

  I re della terra sono tutti felici quando hanno potuto far contrarre alle loro [1v°] figlie nobili nozze, e che riconoscenza hanno queste figlie per i loro genitori! Quanto alla tua reginetta è una cosa del tutto diversa: tu, da Padre, e da vero Re, hai voluto affidarla solo al Re del Cielo, a Gesù stesso: da Orfanella della Beresina sono passata al titolo così nobile di Carmelitana.

  Come devo amare un Padre che ha voluto procurarmi una felicità così grande, e come l'amo! Se la guida di Roma fosse qui potrebbe dire: «Reverendi, vi farò vedere un [2r°] Padre come non ne avete visto mai, c'è di che farvi cadere in “meravigliamento”».1 Non è forse vero, Padre mio diletto, che non avresti potuto fare di più per la tua reginetta? Se non sarà una Santa sarà proprio colpa sua: infatti con un Padre come te i mezzi ce li ha certo!...

  Padre amato, diventa scuro, è tempo che ti lasci, ma per ritrovarti accanto a Gesù, nel tuo vero posto.

  Molto presto risplenderà per noi il giorno senza ombre, e allora non [2v°] concluderemo mai il nostro colloquio!...

  Buon anno, mio diletto Re, grazie di tutte le delicatezze che ci hai prodigato questa settimana... e durante tutto l'anno!...

  Che Gesù ti ricolmi delle sue benedizioni, che ti doni come ha promesso il centuplo in questa vita e il suo bel Cielo nell'altra: (Mt 19,29) ecco l'augurio della tua reginetta che ti ama più di quanto mai una Regina abbia amato il suo Re.

Suor Teresa di Gesù Bambino

post.carm.ind.

 

LT 73                                                  Alla signora Guérin

J.M.J.T.

Gesù!...

2 gennaio 1889

Mia diletta zia,

  La sua figlioletta è al colmo della gioia! Com'è buona con lei! È veramente troppo!...Come ringraziarla? Ma una Madre non sa forse leggere nel cuore della sua figliolina? E così non mi preoccuperò, sicura che lei indovinerà la mia riconoscenza.

  I gigli sono stupendi, si direbbe che sono appena colti! Come sono buone le mie piccole sorelle nel volermeli [1v°] offrire: sarà una grande gioia per me, il giorno della vestizione, pensare che sono state loro a farmi bella per andare incontro al mio divino fidanzato. Questi fiori parleranno per loro a Gesù che, ne sono sicura, le colmerà delle sue grazie, insieme a lei, diletta zia.

  Se sapesse come sono stata felice di poter offrire a Nostra Madre un'enormità di zucchero di mele: io vi ho riconosciuto la mia amata zia che cerca sempre quel che potrà far più piacere alla sua figlioletta. La mia gioia [2r°] non è stata meno grande nel vedere il bel pacchetto di pan di spezie: ero tutta fiera in refettorio, quando la nostra Madre ha detto alla Comunità che, in onore dei miei sedici anni, lei ci faceva quel regalo.

  Grazie, amata zia! Se sapesse quanto la trovo buona! Il giorno della mia vestizione pregherò molto per lei e anche per il mio caro zio, che ringrazio di tutto cuore, perché so bene che è anche lui che mi ha fatto tutti i bei regali che ho ricevuti [2v°] questa sera.

  La cara Nostra Madre trova la corona molto bella; e così tutta la Comunità. Non avevo mai visto dei fiori che mi piacessero tanto: sono così puri i gigli! Vorrei davvero che la mia anima ne fosse tutta ornata per andare incontro a Gesù; non basta infatti averne nei capelli, l'occhio di Gesù guarda sempre il cuore!

  Arrivederci e grazie, mia diletta zia, preghi perché la sua piccola figlia sia tutta bella interiormente come lo è esternamente.

Suor Teresa di Gesù Bambino

post.carm.ind.

 

LT 74                                               A suor Agnese di Gesù

[6 gennaio 1889]

J.M.J.T.

  Caro agnellino di Gesù, grazie!... Se sapesse quanto mi fa piacere il suo bigliettino!...

  Chieda a Gesù che io sia più generosa durante il ritiro: Egli mi crivella di punture di spillo: la povera pallina non ne può più: da tutte le parti ha buchi molto piccoli che la fanno soffrire più che se ne avesse uno grande!... Nulla accanto a Gesù: aridità!... sonno!... Ma almeno è silenzio!... Il silenzio fa bene all'anima... Ma le creature oh, le creature! La pallina ne è scossa!... Capisca il giocattolo di Gesù: quando è il dolce Amico che punge lui stesso la sua palla, la sofferenza non è che dolcezza, la sua mano è così dolce!... Ma le creature... Quelle che mi circondano sono proprio buone, ma [1v°] c'è qualcosa che mi suscita ripulsa!... Non posso darle spiegazioni, comprenda l'anima della sua figliola. Sono tuttavia molto felice, felice di soffrire quel che Gesù vuole che io soffra: se non è lui che punge direttamente la sua pallina è comunque lui che guida la mano che la punge!1 Giacché Gesù vuol dormire, perché dovrei impedirglielo? Sono troppo felice che Egli non faccia complimenti con me: trattandomi così, mi dimostra che non sono un'estranea [2r°], infatti le assicuro che non si dà molto da fare per conversare con me!

  Se sapesse come vorrei essere indifferente alle cose della terra! Che m'importa di tutte le cose create? Se le possedessi, sarei infelice: il mio cuore sarebbe così vuoto! È incredibile come il cuore mi sembra grande quando considero tutti i tesori della terra, poiché vedo che tutti riuniti non potrebbero appagarlo! Ma quando considero Gesù, allora come mi sembra piccolo! Vorrei tanto amarlo!... Amarlo più di quanto sia mai stato amato! Il mio solo desiderio è di fare sempre la volontà di Gesù! Di asciugare le lacrimucce che i [2v°] peccatori gli fanno versare... Oh, io non voglio che Gesù provi la più piccola pena il giorno del mio fidanzamento: vorrei convertire tutti i peccatori della terra e salvare tutte le anime del purgatorio!2

  L'Agnello di Gesù riderà nel vedere questo desiderio del piccolo granello di sabbia! So bene che è una follia, ma vorrei tuttavia che fosse così, perché Gesù non avesse da versare neppure una lacrima.

  Preghi perché il granello di sabbia divenga un atomo percepibile solo dagli occhi di Gesù!

Teresa di Gesù Bambino

post.carm.ind.

 

LT 75                                          A suor Maria del Sacro Cuore

Gesù †                                                                                                      [6 o 7 gennaio 1889]

.M.J.T.

  Diletto Leone1 di Gesù, l'agnellino ha proprio bisogno di prendere in prestito da lei un po' di forza e di coraggio, quel coraggio che fa superare tutto al Leone!... Il povero agnellino non può dire nulla a Gesù e soprattutto Gesù non gli dice assolutamente nulla: preghi per lui, affinché il suo ritiro sia comunque gradito al Cuore di Colui che solo legge nel più profondo dell'anima!...

  Perché cercare felicità sulla terra? Le confesso che il mio cuore ne ha una sete ardente, ma questo povero cuore vede bene che nessuna creatura è capace di estinguere la sua sete; al contrario, più beve a questa sorgente incantata, più la sua sete diviene ardente!...2 Conosco un'altra sorgente, è quella presso la quale dopo aver bevuto si ha ancora sete; ma si tratta di una sete che non tormenta, anzi al contrario è molto dolce perché ha di che appagare: questa sorgente è la sofferenza conosciuta da Gesù solo!...

  Leone diletto, ho molte cose da dirle, ma non ne ho il tempo: legga nel cuore della SUA piccola figlia, come lei sa fare così bene!...

Teresa di Gesù Bambino

post.carm.ind.

 

LT 76                                                 A suor Agnese di Gesù

Gesù †                                                                                                            [7 gennaio 1889]

J.M.J.T.

  Stamani ho provato molto dispiacere a causa di suor San Vincenzo de Paoli1 e me ne sono andata col cuore proprio grosso...

  Che cos'ha lei di così attraente per la mia anima? Non può immaginare quanto mi costi non poterle parlare...2

  Riesce a comprendere qualcosa della condotta di Gesù? Io le dicevo bene che i bambini non sanno quello che vogliono: Gesù agisce così con la sua pallina. Egli ha certamente giudicato che la data del 9 era troppo affascinante3 e non vuole nulla di affascinante per lei! E ne conosco bene il motivo: è che Lui solo è affascinante in tutta la forza del termine e vuole mostrare alla sua pallina che s'ingannerebbe cercando altrove un'ombra di bellezza che [1v°] scambierebbe per la bellezza stessa!...

  Com'è buono verso di me Colui che presto sarà il mio fidanzato e com'è divinamente amabile, non volendo permettermi che io mi attacchi ad alcuna cosa creata! Egli sa bene che se mi desse anche solo un'ombra di felicità mi ci attaccherei con tutta l'energia, con tutta la forza del mio cuore; quest'ombra me la rifiuta, preferisce lasciarmi nelle tenebre piuttosto che darmi un falso barlume che non sia Lui! Poiché non posso trovare alcuna creatura che mi appaghi, voglio donare tutto a Gesù, non voglio dare alla creatura neppure un atomo del mio amore. Possa Gesù concedermi sempre di capire che solo lui è la felicità perfetta anche quando egli stesso sembra assente!...

  Oggi più di ieri, ammesso che sia possibile, sono stata privata d'ogni consolazione; [2r°] ringrazio Gesù che trova che ciò sia un bene per la mia anima. E poi, forse se mi consolasse mi fermerei a queste dolcezze, ma Egli vuole che tutto sia per Lui! Ebbene, tutto sarà per Lui, tutto, anche quando sentirò di non aver nulla da potergli offrire: allora, come questa sera, Gli darò questo niente!...

  Se Gesù non mi dà consolazione, mi dà una pace così profonda che mi fa più bene ancora!...

  E la lettera del Padre?...4 La trovo celeste; il mio cuore vi trova delle cose davvero belle. Ma la felicità?... Oh, no, niente felicità... La felicità è solo nella [2v°] sofferenza e nella sofferenza senza nessuna consolazione!...

  Sorellina mia, Mamma mia,5 che penserà della sua figlioletta? Oh, se non fosse lei, non oserei mandarle questi pensieri, i più intimi della mia anima! la prego, strappi questi fogli dopo averli letti!...

  Preghi perché la sua piccola figlia non rifiuti a Gesù neppure un atomo del suo cuore.

Teresa di Gesù Bambino

 

LT 77                                                    Al signor Martin1

J.M.J.T.

Gesù †                                                                                                               8 gennaio 1889

Mio incomparabile Re,

  Se sapessi quanto sono commossa dalla tua bontà!... Un melone!...2 dello champagne!... Oh, tutto ciò mi farebbe venir proprio voglia di piangere se non mi trattenessi; ma ci riesco, e dunque mi rallegro molto della bella festa di giovedì.

  Ordinariamente le nozze di una regina si celebrano con grandi festeggiamenti; certamente è per questo che la Regina di Francia e di Navarra avrà i [1v°] fuochi d'artificio... È il Re che provvede alle spese per la Regina e di sorprese se ne intende davvero!... Il piccolo maggiolino biondo3 deve solo ringraziare!

  Se giovedì ci sarà una bella festa sulla terra, penso che sarà ancora più magnifica in Cielo: gli Angeli saranno tutti ammirati nel vedere un Padre così gradito a Dio, e Gesù preparerà una corona, che aggiungerà a tutte quelle che il mio Re ha già messo insieme.

  No, mai le feste sulla terra sono così incantevoli come quelle del [2r°] Cielo; tuttavia mi sembra che sia impossibile trovare una festa più celeste di quella che si sta preparando. Eppure io non ho fatto nulla per essere degna di una grazia così grande, ma il buon Dio ha voluto guardare ai meriti del mio diletto padre: è per questo che mi accorda questo insigne favore.

  Adesso sono in ritiro, e durante il ritiro non è permesso scrivere, ma Nostra Madre mi ha permesso di mandarti questo bigliettino per ringraziarti: sei così buono con la tua Regina! E inoltre, senza dubbio, se [2v°] è proibito scrivere lo è per non turbare il silenzio del ritiro; ma la propria pace può mai essere turbata scrivendo ad un Santo?

  A giovedì, mio diletto Re! La tua Reginetta ti abbraccia di cuore aspettando di poterlo fare veramente.4

La Regina di Francia e di tutte le Navarra

Teresa di Gesù Bambino

post.carm.ind.

 

LT 78                                                 A suor Agnese di Gesù

Gesù †                                                                                                             [8 gennaio 1889]

J.M.J.T.

  Non ho visto l'agnello della giornata, ma so che le fa molto male la testa: questo dispiace all'agnellino che ha molta paura che Gesù faccia spuntare le ali all'agnello!... Che scritto stupendo!... È etereo, ha il profumo della Patria!... L'agnello si sbaglia se crede che il giocattolo di Gesù non sia nelle tenebre: vi è immerso. Forse, e l'agnellino ne conviene, queste tenebre sono luminose ma, nonostante tutto, sono tenebre... La sua sola consolazione è una forza e una pace molto grandi, e poi spera di essere come vuole Gesù: ecco la sua gioia, poiché diversamente tutto è tristezza... Quando sono dalla Nostra Madre, sono continuamente disturbata,1 e poi quando ho un momento, non posso dirle quel che avviene nella mia anima; me ne vado senza gioia, dopo essere entrata senza gioia!

  Credo che il lavoro di Gesù durante questo ritiro sia stato di distaccarmi da tutto ciò che non è Lui...

  [v°] Se sapesse com'è grande la mia gioia di non averne alcuna per far piacere a Gesù! È una gioia raffinata (ma per nulla sentita).

  Agnello diletto, ancora un giorno solo per essere la Fidanzata di Gesù!...

  Non muoia troppo presto, aspetti che l'agnellino abbia le ali per seguirla...

Teresa di Gesù Bambino, piccolo giocattolo di Gesù!

post.carm.ind.

—————

  Per favore, voglia darmi: 1° il suo inchiostro di china e un po di porporina; 2° dirmi se per le immaginette della vestizione sono adatti i responsori di sant'Agnese; 3° socchiudere la nostra porta alle sei, se sta là, altrimenti mi sveglierò da me. Se tutte queste cose le procurassero fastidio, non mi dia nulla, posso ben farne a meno.

 

LT 79                                           A suor Maria del Sacro Cuore

Gesù †                                                                                                            [8 gennaio 1889]

_J.M.J.T.

  Leone diletto, il suo bigliettino ha fatto molto piacere al cuore della sua piccola figlia! Grazie!... Com'è buona! Come vorrei somigliarle! Ma il giocattolo di Gesù è la debolezza personificata! Se Gesù non lo porta o se non è egli stesso a lanciare la sua pallina, questa resterà lì inerte, sempre nello stesso angolo!...

  Ancora un giorno solo e sarò la Fidanzata di Gesù: che grazia!...Cosa fare per ringraziarlo, per rendermi meno indegna di un simile favore?

  [v°] Oh, la patria,... la patria!1 Come ho sete del Cielo, là dove si amerà Gesù senza riserve!

  Ma è necessario soffrire e piangere per giungervi... Ebbene! Io voglio soffrire tutto quello che piacerà a Gesù, lasciare che Egli faccia quel che vuole della sua pallina.

Teresa di Gesù Bambino

post.carm.ind.

 

LT 80                                              A suor Marta di Gesù1

[10 gennaio 1889]

  Ricordo della mia cara Vestizione, offerto alla mia sorellina diletta.

  Presto il divino Fidanzato di Teresa di Gesù Bambino sarà anche Quello di suor Marta di Gesù!2

  Chieda a Gesù che io diventi una grande santa; io chiederò la stessa grazia per la mia cara piccola compagna!

Suor Teresa di Gesù Bambino del Volto Santo3

nov.carm.ind.4

 

 

 

QUARTO PERIODO

NOVIZIATO

(gennaio 1889 – settembre 1890)

 

 

 

LT 81                                                          A Celina

Gesù e la sua croce!                                                                         [23-25 (?) gennaio 1889]

J.M.J.T.

Sorella diletta,

  Sì, diletta del mio cuore, Gesù è presente con la sua croce!1 Privilegiata del suo amore, egli vuole renderti simile a lui. Perché spaventarti di non poter portare questa croce senza sperimentare la debolezza? Gesù sulla via del Calvario è caduto ben tre volte, e tu, povera piccolina, tu non vorresti essere simile al tuo Sposo, tu non vorresti cadere 100 volte, se è necessario, per dargli prova del tuo amore, risollevandoti con maggiore forza di prima della tua caduta!...

  Celina... Gesù deve amarti con un amore particolare per provarti così. Sei cosciente che io ne sono quasi gelosa? A quelli che amano di più egli ne dona di più, a quelli che amano meno egli ne dona meno!2

  Ma tu non senti il tuo amore per il tuo sposo, vorresti che il tuo cuore fosse una fiamma che sale verso di lui senza il più leggero fumo;3 fai ben attenzione che il fumo che ti circonda è solo per te, per toglierti tutta la vista del tuo amore per Gesù: da lui solo è vista la fiamma, così almeno è tutta quanta per lui, infatti, non appena ce la mostra un poco, subito arriva l'amor proprio come un vento disastroso che spegne tutto!

  [v°] In questo momento mi fai l'effetto di una persona che è circondata da immense ricchezze... a perdita d'occhio fino all'orizzonte... Questa persona vuol voltare le spalle perché, afferma, troppe ricchezze potrebbero darle fastidio, non saprebbe che farsene; è meglio lasciarle perdere, o farle prendere da un altro! Quest'altro non verrà, perché tali ricchezze sono preparate per la fidanzata di Gesù... E solo per lei! Dio girerebbe il mondo per trovare la sofferenza e poterla donare a un'anima sulla quale il suo divino sguardo si è posato con un amore indicibile!4

  Ma che importano a noi le cose di questa terra?... La nostra patria sarebbe forse questo fango così poco degno di un'anima immortale?... E cosa c'importa se uomini miserabili ripuliscono le muffe che spuntano su questo fango? Più il nostro cuore è in Cielo, meno sentiamo queste punture di spillo...5

  Ma non credere che non sia una grazia e una grande grazia il sentirle, poiché allora la nostra vita è un martirio, e un giorno Gesù ci offrirà la palma. Soffrire ed essere disprezzati!6 Che amarezza, ma che gloria! Ecco la livrea del Giglio-semprevivo bis! Nessun'altra le sarebbe conveniente. Il mio cuore ti segue nel nobile compito che Gesù ti ha affidato. Non sei Soldato, ma Generale... Soffrire e ancora e sempre... Ma tutto passa.7

 

LT 82                                                          A Celina

J.M.J.T.

Gesù †                                                                                             Carmelo, 28 febbraio 1889

Mia diletta Celina,

  È possibile che io debba scriverti proprio a Caen?1 Mi chiedo se sogno o sono desta... Ma no, è proprio una realtà! Ti stupirò, sorellina amatissima, dicendoti che sono lontana dal compiangerti, ma vedi, trovo la tua sorte degna d'invidia. Gesù ha su di te dei progetti di un amore indicibile: egli vuole il suo piccolo Giglio-semprevivo 1bis tutto suo, ma è lui stesso che s'incarica di fargli fare il suo primo noviziato: è la sua mano divina che adorna la sua sposa per il giorno delle nozze, ma la sua mano amata non si sbaglia sull'abbigliamento. Gesù è uno sposo di sangue:2 egli vuole per Sé tutto il sangue del cuore...Es 4,25s.

  Oh, quanto costa donare a Gesù ciò che chiede! Quale felicità che ciò ci costi!... Quale ineffabile gioia è portare le nostre croci debolmente. Il Giglio-semprevivo ha compreso il povero granello di sabbia? Il tuo noviziato è quello (v°) del dolore: che inspiegabile privilegio!...

  Ah, sorellina diletta, lungi dal lamentarmi con Gesù per la croce che ci invia, non posso comprendere l'amore infinito che lo ha portato a trattarci così... Bisogna che il nostro diletto Padre sia amato tanto da Gesù per dover soffrire così. Ma non trovi che la disgrazia che lo colpisce è senz'altro il compimento della sua bella vita? Sento, piccolo Giglio-semprevivo, che ti dico delle vere follie, ma non importa; io penso ancora molte altre cose sull'amore di Gesù, che sono forse molto più forti di ciò che ti dico. Che felicità essere umiliata: è la sola via che fa i santi!...

  Possiamo ora dubitare della volontà di Gesù sulle nostre anime? La vita non è che un sogno.3 Presto ci risveglieremo, e che gioia!... Più grandi sono le nostre sofferenze, più la nostra gloria sarà infinita. 2Cor 4,17 Oh, non sprechiamo la prova che Gesù ci manda: è una miniera d'oro da sfruttare. Vogliamo perdere l'occasione? Il granello di sabbia vuole mettersi all'opera, senza gioia, senza coraggio, senza forza, e sono tutti questi titoli che gli faciliteranno l'impresa: egli vuole lavorare per Amore.

  È il Martirio che comincia: insieme scendiamo in lizza, se il Giglio-semprevivo vuole davvero non far sfigurare

il povero granello di Sabbia

 

LT 83                                                          A Celina

Gesù †                                                                                                              [5 marzo 1889]

J.M.J.T.

Mia diletta Celina,

  Non saprei dirti quanto mi han fatto bene le tue care brevi parole! Adesso tu sei veramente il Giglio-semprevivo1 di Gesù. Oh, com'è contento del suo giglio, come guarda con amore il suo fiore diletto che vuole lui solo, che non ha altro desiderio che consolarlo!...

  Ogni nuova sofferenza, ogni angoscia del cuore è come un leggero zefiro che porta a Gesù il profumo del suo giglio; allora egli sorride con amore e subito prepara una nuova amarezza, riempie il calice fino al bordo, pensando che più il suo giglio cresce nell'amore, più deve crescere anche nella sofferenza!

  Che privilegio ci fa Gesù mandandoci un così grande dolore! Ah, l'eternità non sarà troppo lunga per ringraziarlo! Egli ci colma dei suoi favori così come ne ricolmava i più [v°] grandi santi; perché una così grande predilezione? È un segreto che Gesù ci rivelerà nella nostra patria, il giorno in cui «Egli asciugherà tutte le lacrime dai nostri occhi». Ap 21,4 È necessario che proprio alla mia anima io parli così, giacché altrimenti non sarei compresa; ma è a lei che mi rivolgo, e tutti i miei pensieri sono stati da lei capiti in anticipo; tuttavia ciò che lei forse ignora è l'amore che Gesù le porta, amore che chiede tutto; non vi è nulla che possa essergli impossibile, non vuole metter limiti alla santità del suo Giglio: il suo limite è che non ne ha! Perché ne dovrebbe avere? Noi siamo più grandi dell'universo intero; un giorno avremo noi stesse un'esistenza Divina.

  Oh, come ringrazio Gesù per aver posto un giglio accanto al nostro diletto papà, un giglio che nulla può spaventare, un giglio che vuole morire piuttosto che abbandonare il campo glorioso dove l'ha posto l'amore di Gesù!

  Adesso non abbiamo più nulla da sperare sulla terra, più nulla oltre la sofferenza e ancora la sofferenza. Quando avremo finito, la sofferenza sarà ancora là a tenderci le braccia. Oh, che sorte degna d'invidia! I cherubini in Cielo invidiano la nostra fortuna.

  [v°tv] Non è per questo che scrivevo alla mia diletta Celina, ma era per dirle di comunicare alla signorina Paolina bis la disgrazia che ci ha colpite con la malattia di Papà. Ridi a tua volta della tua povera Teresa, che affronta l'argomento alla fine della sua lettera. Povera Leonia, anche a lei voglio molto bene: lei è più infelice di noi, Gesù le ha dato meno. Ma a quelle a cui egli ha molto dato, molto sarà domandato. Lc 12,48

  La tua sorellina

Teresa di Gesù Bambino

post.carm.ind.2

 

LT 84                                                  Alla signora Guérin

J.M.J.T.

Gesù †                                                                                                Carmelo, 12 marzo 1889

Mia cara zietta,

  Mi vedo nell'impossibilità di obbedirle, perché mi sarebbe troppo difficile non dirle grazie! Queste sei lettere sono davvero poca cosa per esprimerle la mia riconoscenza ma, zia mia diletta, comprenda, la prego, tutto quello che la sua figlioletta non riesce a dirle. O zia mia, com'è buona lei! Quanto pregherò per lei [1v°]! Ahimé, è vero che sono incapace di far qualcosa di buono: invece che guadagnare denaro non so fare altro che perderlo, ma una così delicata attenzione della mia cara zietta mi ha commosso profondamente.1 Io non mi capacitavo nel vedermi all'improvviso così ricca, senza aver fatto nulla per guadagnare tanto denaro! Non posso trattenermi dal sorridere pensando che, grazie ai miei generosi familiari, sono io che procurerò il pesce a tutta quanta la Comunità.

  Spero, diletta zia, che tu voglia ringraziare per me il caro zio e dirgli tutta la mia riconoscenza.

  Bisogna, zia cara, che il buon Dio l'ami in modo particolare per farla soffrire così; tuttavia, se mi esaudisse, lei non sarebbe mai più ammalata, poiché io sarei felice se Egli volesse mandare a me tutte le pene che le riserva.

  Ahimé, carissima zia, come la mia lettera le esprimerà poco i sentimenti del mio cuore!... Vorrei poterle mostrare tutta la mia riconoscenza!

  [2v°] Com'è buono Gesù nel lasciarci, nella crudele prova che ci manda, la consolazione di vedere il nostro dolore condiviso e compreso dai nostri buoni familiari!

  Abbraccio con tutto il cuore la mia piccola Giovanna ed anche la mia piccola padrona di casa.2

  Addio, mia diletta zietta! La ringrazio ancora, così come ringrazio il mio caro zio, e la abbraccio teneramente.

  La sua piccola figlia molto riconoscente

Suor Teresa di Gesù Bambino

nov.carm.ind.

 

LT 85                                                          A Celina

J.M.J.T.

Carmelo, 12 marzo 1889

  «Viva Gesù! Com’è bello consacrarsi a Lui, sacrificarsi per il suo amore!».1

  Celina! Questo nome amato risuona dolcemente nel fondo del mio cuore!... I nostri due cuori non si intendono forse perfettamente?

  Ho bisogno questa sera di venire a tuffarmi con la mia Celina nell'infinito. Ho bisogno di dimenticare la terra... Quaggiù tutto mi affatica, tutto mi è di peso. Trovo solo una gioia: quella di soffrire per Gesù e questa gioia non sentita è al di sopra di ogni gioia!...

  La vita passa, l'eternità avanza a grandi passi. Presto vivremo della vita stessa di Gesù. Dopo essere state abbeverate alla sorgente di tutte le amarezze, saremo deificate alla sorgente stessa di tutte le gioie, di tutte le delizie. Presto, sorellina, con un solo sguardo potremo comprendere ciò che avviene nell'intimo del nostro essere!...

  La scena di questo mondo passa... Presto vedremo nuovi cieli; 1Cor 7,31 un Sole più radioso con i suoi splendori illuminerà mari eterei, orizzonti infiniti!2 L'immensità sarà il nostro spazio. Non saremo più prigioniere in questa terra d'esilio... Tutto sarà passato! Con il nostro Sposo celeste navigheremo su laghi senza sponde... l'infinito non ha confini, né fondo, né riva!3 «Coraggio, Gesù ode perfino l'ultima eco del nostro dolore».4 Le nostre arpe in questo momento sono appese ai salici che fiancheggiano il fiume di Babilonia, Sal 136,1-2 ma [v°] nel giorno della nostra liberazione quali armonie faremo sentire, con quale gioia faremo vibrare tutte le corde dei nostri strumenti!

  L'amore di Gesù per Celina può essere compreso solo da Gesù!... Gesù ha fatto follie per Celina! Anche Celina faccia follie per Gesù. L'amore si paga solo con l'amore e le piaghe dell'amore si guariscono solo con l'amore.5

  Offriamo volentieri le nostre sofferenze a Gesù per salvare le anime. Povere anime! Esse hanno meno grazie di noi e tuttavia tutto il sangue di un Dio è stato versato per salvarle. E peraltro Gesù desidera far dipendere la loro salvezza da un sospiro del nostro cuore. Che mistero! Se un sospiro può salvare un'anima, cosa non potranno fare sofferenze come le nostre? Non rifiutiamo nulla a Gesù!

  La campana suona e non ho ancora scritto alla mia povera Leonia: falle le mie raccomandazioni, abbracciala e dille che le voglio bene! Che sia molto fedele alla grazia e Gesù la benedirà. Domandi a Gesù quel che io voglio dirle: lo incarico delle mie commissioni!

  A presto. Oh, il Cielo, il Cielo! Quando saremo là?

Il piccolo granello di Sabbia di Gesù

 

LT 86                                                          A Celina

J.M.J.T.

Gesù †                                                                                                               15 marzo 1889

  Grazie della tua carissima lettera, che ha fatto piacere al granellino di sabbia!...

  In una delle tue ultime lettere dicevi di essere la mia ombra. Ahimé, sarebbe ben triste se fosse così! Infatti cosè l'ombra di un piccolo granellino di Sabbia?

  Ho pensato qualcosa di meglio per la mia diletta Celina. Quest'idea dell'ombra mi è piaciuta e mi sono detta che, in effetti, la mia Celina doveva essere l'ombra di qualcosa, ma di cosa? Non posso trovare nulla nel creato che possa corrispondere pienamente all'idea che mi faccio di questa realtà di cui la mia diletta Celina deve essere l'ombra fedele... E Gesù stesso che deve essere questa divina realtà!

  Sì, Celina deve essere proprio la piccola ombra di Gesù!... Che titolo umile [v°] e tuttavia glorioso! Infatti, cos'è un'ombra? Ma l'ombra di Gesù, che gloria!...

  Quante cose avrei da dire a questo proposito alla piccola ombra di Gesù! Ma ho troppo poco tempo: mi è impossibile!

  Il sogno della mia Celina è davvero interessante, forse un giorno si realizzerà...1 ma, nell'attesa, cominciamo il nostro martirio, lasciamo che Gesù ci strappi tutto quello che ci è più caro e non rifiutiamogli nulla. Prima di morire di spada, moriamo a colpi di spillo... Celina capisce?

  Il piccolo granello di Sabbia si unisce nella sofferenza alla piccola ombra di Gesù.

Suor Teresa di Gesù Bambino del Volto Santo

nov.carm.ind.

 

LT 87                                                          A Celina

J.M.J.T.

Gesù! †                                                                                            Dal Carmelo, 4 aprile 1889

Mia diletta piccola Celina,

  La tua lettera mi ha messo una grande tristezza nell'anima! Povero caro Papà! No, i pensieri di Gesù non sono i nostri pensieri e le sue vie non sono le nostre vie... Is 55,8

  Egli ci presenta un calice amaro, Mt 20,20-23 tanto quanto la nostra debole natura può tollerare! Non ritiriamo le nostre labbra da questo calice preparato dalla mano di Gesù!...

  Guardiamo la vita sotto la sua vera luce: è un istante tra due eternità...1 Soffriamo in pace...2

  Confesso che questa parola ‘pacÈ mi sembrava un po' forte, ma l'altro giorno, riflettendovi, ho scoperto il segreto del soffrire in pace. Chi dice pace non dice gioia, o almeno gioia sentita. Per soffrire in pace, basta volere davvero tutto quello che vuole Gesù. Per essere la sposa di Gesù, occorre somigliare a Gesù: Gesù è tutto sanguinante,3 è coronato di spine! Mt 27,29

  Mille anni, o Signore, sono ai vostri occhi come il giorno di ieri che è passato!... Sal 89,4

  Ci siamo seduti sulle rive del fiume di Babilonia e abbiamo pianto ricordandoci di Sion... Sal 136,1-4Abbiamo appeso le nostre arpe ai salici che sono nelle campagne. Quelli che ci hanno fatti prigionieri ci hanno detto: «Cantateci un piacevole cantico di quelli di Sion! Come potremmo cantare i cantici del Signore in una terra straniera?» (Salmo di Davide...).

  No, non cantiamo i cantici del Cielo alle creature ma, come Cecilia, cantiamo nel nostro cuore un cantico melodioso al nostro Diletto!4

  Il cantico della sofferenza unita alle sue sofferenze è quello che rapisce di più il suo cuore!...

  Gesù brucia d'amore per noi. Guarda il suo Volto adorabile! Guarda quegli occhi spenti e abbassati! Guarda quelle piaghe! Guarda Gesù nel suo Volto5 e lì vedrai come ci ama.

Suor Teresa di Gesù Bambino del Volto Santo

nov.carm.ind.

 

LT 88                                                     A Maria Guérin

[24 aprile 1889]

J.M.J.T.

Gesù †                                                                                                     Mercoledì aprile 1889

Mia diletta sorellina,

  Vengo a te per un servizio e proprio a te mi rivolgo, perché so che i Buissonnets, che ora, ahimé, sono deserti, un tempo erano il tuo regno.

  Ti ricordi di quel libro che la signora Tifenne mi aveva regalato il giorno della mia prima Comunione? Era intitolato: «Il bouquet della giovinetta». Questo libro deve trovarsi in uno dei cassetti del comò del nostro povero Papà. Sarei felicissima se potessi averlo il più presto possibile [1v°] insieme ad un altro più piccolo, che mi avevano regalato le signorine Primois.1 È un libro scuro, con una piccola cornice dorata; credo che siano delle meditazioni sull'Eucaristia. Questo libro si trova su uno dei ripiani dell'armadio a muro della camera di Celina (quello a lato della porta). Sorellina diletta, perdonami se ti chiedo questo favore; se fosse possibile, potresti forse spiegare ciò che ti serve alla domestica, senza dover andare tu stessa ai Buissonnets!...

  È incredibile come i nostri legami mi appaiano rafforzati: mi sembra che, dopo la nostra terribile prova, siamo ancora più Sorelle di prima!

  [2r°] Se tu sapessi come ti amo e come penso a tutti voi!... Oh, quando si soffre, dà tanta consolazione avere dei cuori amici la cui eco risponde al nostro dolore! Come ringrazio Gesù di averci donato genitori così buoni, sorelline così gentili! Le nostre care sorelline che sono laggiù,2 l'altro giorno non potevano smettere di ripeterci tutte le delicatezze che avete per loro. Ho visto che il cuore della mia piccola Maria aveva toccato il cuore della mia Celina, e questo ha procurato una grande gioia al mio povero cuore, giacché io amo tanto la mia Maria! Tutti gli elogi che le si potrebbero fare corrisponderebbero a stento a quel che io ne penso dentro di me.

  Mi affretto come una pazzerella, senza pensare che la mia povera penna non sa per nulla accordarsi al mio cuore, e che senza dubbio mi toccherà l'umiliazione di non poter essere letta.

  Sorellina tanto amata, abbraccia per me tutti coloro che amo molto, ringraziali proprio di averci viziate per Pasqua con il buon cioccolato e il buon pesce... Ah, non posso pensare al pesce!...3 Lo zio aveva qualcosa di così paterno quel giorno, qualcosa di poco ordinario! Mai dimenticherò quel parlatorio.

  La tua sorellina che ti ama.

Suor Teresa di Gesù Bambino

 

LT 89                                                          A Celina

J.M.J.T.

Gesù † !...

Carmelo, 26 aprile 1889

  È Gesù che si incarica di dire buon compleanno per i 20 anni della sua fidanzata!1

  Che ventesimo anno, fecondo di sofferenze, di grazie speciali! 20 anni! età piena d'illusione... dimmi, quale illusione lasci nel cuore della mia Celina?

  Quanti ricordi fra noi! È un mondo! Sì, Gesù ha le sue preferenze: ci sono nel suo giardino dei frutti che il Sole del suo amore fa maturare quasi in un batter d'occhio. Perché noi apparteniamo a questo numero? Domanda piena di mistero... Che ragione potrebbe darci Gesù? [1v°] Ahimé, la sua ragione è che non ha ragioni! Celina, serviamoci della predilezione di Gesù, che ci ha insegnato tante cose in pochi anni; non trascuriamo nulla di ciò che può fargli piacere! Ah, lasciamoci indorare dal Sole del suo amore. Questo sole è bruciante: consumiamoci d'amore! San Francesco di Sales dice: «Quando il fuoco dell'amore è in un cuore, tutti i mobili volano dalle finestre».2 Oh, non lasciamo nulla nel nostro cuore, nulla all'infuori di Gesù!

  Non crediamo di poter amare senza soffrire, senza soffrire molto. La nostra povera natura c'è e non è lì per nulla. È la nostra ricchezza, il nostro mezzo di sostentamento! È così preziosa che Gesù è venuto sulla terra proprio per possederla.

  [2r°] Soffriamo con amarezza, senza coraggio! «Gesù ha sofferto con tristezza. Senza tristezza, forse che l'anima soffrirebbe!»3 E noi vorremmo soffrire generosamente, nobilmente!... Celina, che illusione! Non vorremmo cadere mai! Che importa, mio Gesù, se cado ad ogni istante: in questo modo io vedo la mia debolezza, ed è per me un grande guadagno. Tu vedi quel che io posso fare e allora sarai più tentato di portarmi nelle tue braccia. Se non lo fai, vuol dire che ti piace vedermi per terra... Allora non mi inquieterò, ma tenderò verso di te le braccia supplichevoli e piene d'amore! Non posso credere che tu mi abbandoni!

  [2v°] «I Santi incontravano le loro croci proprio quando erano ai piedi di Nostro Signore».4

  Celina amata, dolce eco della mia anima! Se tu conoscessi la mia miseria! Oh, se sapessi!... La Santità non consiste nel dire cose belle, non consiste neppure nel pensarle o nel sentirle! La santità consiste nel soffrire e nel soffrire di tutto. «La Santità! bisogna conquistarla con la spada sguainata, bisogna soffrire, bisogna agonizzare5

Verrà un giorno in cui le ombre spariranno e allora non resterà che la gioia, l'ebbrezza... Ct 4,6

  Approfittiamo del nostro unico momento di sofferenza! Non guardiamo che l'istante presente: un istante è un tesoro!... Un solo atto d'amore ci farà meglio conoscere Gesù, ci avvicinerà a Lui per tutta l'eternità.

Suor Teresa di Gesù Bambino del Volto Santo

nov.carm.ind.

 

LT 90                                                         A Celina

27 (?) aprile 1889]

J.M.J.T.

Per il 28 aprile

  Voglio augurare ancora un buon compleanno alla mia diletta Celina e le invio un grazioso mazzolino di fiori da parte del piccolo Gesù,1 il quale la ringrazia di tutti i bei fiori che lei gli ha offerti. Ahimé, questi fiori non sono smaglianti: il piccolo Gesù del Carmelo è povero, ma in Cielo [1v°] ci mostrerà le sue ricchezze e so bene chi sono coloro che ne saranno ricolmati da lui.

  Domani riceverò il mio Gesù.2 Oh, come gli parlerò della mia Celina, di quest'altra me-stessa. Avrò molte cose da dirgli, ma non mi sarà difficile, un solo sospiro gli dirà tutto.

  Che piccolo caos! Ma scrivo così in fretta che è necessario scusarmi. Vorrei che il mio cuore e tutto quel che racchiude per te ti sia conosciuto, ma vi sono di quelle cose che non si possono scrivere e che solo il cuore comprende.

  [2r°] (Il mazzolino di fiori di Gesù ha passato diverse ore dinanzi a lui, in un vaso ancora più povero di lui!)

  Celina diletta, un giorno andremo in Cielo, per sempre: allora non vi sarà più né giorno né notte, Ap 21,25 come su questa terra. Oh, che gioia! Camminiamo nella pace guardando il Cielo, l'unico fine delle nostre fatiche! L'ora del riposo si avvicina.3

  Abbraccia molto forte per me la mia Leonia, che amo tanto. Non dimentico il giorno dei suoi 25 anni:4 [2v°] da quando sono al Carmelo ho molta memoria per le date.

  A presto mia Celina, immortale di Gesù. Ti amo più di quanto sappia dire.

  La tua sorellina

Teresa di Gesù Bambino

 

LT 91                                           A suor Maria del Sacro Cuore

Gesù †.                                                                                                        [Fine maggio 1889]

J.M.J.T.

  Leone caro, grazie, grazie! Cosa vuole che le dica il povero agnellino?1 Non è stato istruito da lei? Si ricorda del tempo in cui, seduta sulla sedia grande, tenendomi sulle sue ginocchia, lei mi parlava del cielo?...2 Io la sento ancora dirmi: «Guarda i commercianti come si danno pena per guadagnare denaro. E noi, noi possiamo accumulare in ogni istante tesori per il cielo senza darci tanta pena: non abbiamo che da raccogliere diamanti con un rastrello».

  [v°] E io me ne andavo col cuore colmo di gioia, pieno di buoni propositi... Forse, senza di lei, non sarei al Carmelo!...

  Il tempo è passato da quei felici momenti trascorsi nel nostro dolce nido!... Gesù è venuto a visitarci!... Egli ci ha trovate degne di passare per il crogiolo della sofferenza. Sap 3,5-6

  Prima della mia entrata al Carmelo, il nostro incomparabile Padre diceva, offrendomi al buon Dio: «Vorrei proprio avere qualcosa di meglio da offrire al buon Dio»! Gesù ha ascoltato la sua preghiera... Questo qualcosa di meglio era lui stesso! Quale gioia per un momento di sofferenza! È il Signore che ha fatto questo. Sal 117,23 E il Signore ama Papà incomparabilmente meglio di quanto l'amiamo noi. Papà è il piccolo bambino del buon Dio; [v°tv] il buon Dio, per risparmiargli grandi sofferenze, vuole che noi soffriamo per lui!

  Spetta a noi ringraziarlo.

  Leone caro, la vita passerà molto in fretta; in Cielo ci sarà molto indifferente vedere che tutte le reliquie dei Buissonnets saranno state trasportate qua e là...3 Che importa la terra?...

  La sua piccola figlia che lei ha cresciuta.

Suor Teresa di Gesù Bambino del Volto Santo

nov.carm.ind.

 

LT 92                                                      A Maria Guérin

J.M.J.T.

Gesù † ...

  Giovedì 30 maggio 89

Mia diletta sorellina,

  Hai fatto bene a scrivermi: ho tutto capito ... tutto tutto tutto!1

  Tu non hai commesso neppure l'ombra del male. So così bene cos'è questo genere di tentazioni che posso assicurartelo senza timore; d'altronde Gesù me lo dice nel profondo del cuore. È necessario disprezzare tutte queste tentazioni, non farvi alcuna attenzione.

  Devo confessarti una cosa che mi ha causato molto dispiacere?

  È che la mia piccola Maria ha tralasciato le sue comunioni il giorno dell'Ascensione2 e l'ultimo giorno del mese di Maria!... Oh, quanto è dispiaciuto a Gesù!...

  Occorre che il demonio sia molto astuto per ingannare così un'anima!3 Ma forse tu, mia diletta, non sai che è quello l'unico obiettivo dei suoi desideri. Sa bene, il perfido, che non può far peccare un'anima che vorrebbe essere tutta di Gesù, [1v°] e così non cerca altro che di farglielo credere. È già molto per lui portare il turbamento in quest'anima, ma per la sua rabbia ci vuol altro: vuol privare Gesù di un tabernacolo amato; non potendo entrare in quel santuario, egli vuole che almeno rimanga vuoto e senza padrone! Ahimé, che diverrà questo povero cuore? Quando il diavolo è riuscito ad allontanare un'anima dalla Santa Comunione ha ottenuto tutto!... E Gesù piange!...

  O mia cara, pensa dunque che Gesù è lì nel tabernacolo proprio per te, per te sola, e brucia dal desiderio di entrare nel tuo cuore! Non ascoltare il demonio, burlati di lui e va' senza paura a ricevere il Gesù della pace e dell'amore!

  Ma ti sento dire: «Teresa dice questo perché non sa... non sa che io lo faccio proprio apposta...questo mi piace... e poi non posso fare la comunione, poiché credo di fare un sacrilegio, ecc., ecc., ecc.» Sì, la tua povera piccola Teresa sa bene queste cose, [2r°] io ti dico che indovina tutto e ti assicura che puoi andare senza timore a ricevere il tuo solo vero amico. Anche lei è passata attraverso il martirio degli scrupoli,4 ma Gesù le ha fatto la grazia di comunicarsi lo stesso, perfino quando credeva di aver fatto grandi peccati. Ebbene, ti assicuro che ha riconosciuto che era il solo mezzo per liberarsi dal demonio, poiché quando questi vede che perde il suo tempo, ti lascia tranquilla!...

  No, è impossibile che un cuore «che trova pace soltanto alla vista del tabernacolo» offenda Gesù al punto da non poterlo ricevere. Quello che offende Gesù, ciò che lo ferisce nel profondo, è la mancanza di fiducia!...

  Sorellina, prima di ricevere la tua lettera, intuivo le tue angosce: il mio cuore era unito al tuo cuore. Questa notte, in sogno, cercavo di consolarti, ma, ahimé, non potevo riuscirvi... Non sarò più fortunata oggi, a meno che Gesù e la Madonna non mi vengano in aiuto: io spero che il mio [2v°] desiderio si realizzi e che, l'ultimo giorno del suo mese, la Vergine santa guarisca la mia amata sorellina; ma per questo occorre pregare, pregare molto. Potresti accendere un cero a Nostra Signora delle Vittorie? Ho tanta fiducia in lei!...

  Il tuo cuore è fatto per amare Gesù, per amarlo appassionatamente; prega molto, affinché gli anni più belli della tua vita non trascorrano in timori immaginari.

  Non abbiamo che i brevi istanti della nostra vita per amare Gesù; il diavolo lo sa bene e così cerca di consumarla in fatiche inutili.

  Sorellina diletta, comunicati spesso, molto spesso!. Ecco il solo rimedio, se vuoi guarire. Gesù non per nulla ha posto questa attrazione nella tua anima. (Credo che sarebbe contento se tu potessi riprendere le tue due Comunioni tralasciate, poiché in questo caso la vittoria del demonio sarebbe meno grande, poiché non sarebbe riuscito ad allontanare Gesù dal tuo cuore). Non temere di amare troppo la Madonna, non l'amerai mai abbastanza e Gesù sarà molto contento, poiché la Vergine Santa è sua Madre.

  Addio, sorellina, perdona il mio scritto disordinato che non posso neppure rileggere, poiché mi manca il tempo.

  Abbraccia per me tutti i miei.

[2v°tv] Suor Teresa di Gesù Bambino

nov.carm.ind.

 

LT 93                                                    A Maria Guérin

J.M.J.T.

Gesù †                                                                                                Domenica 14 luglio 1889

Mia diletta sorellina,

  Poiché hai l'umiltà di domandare consigli alla tua piccola Teresa, lei non te li può rifiutare,1 ma, da povera piccola novizia senza esperienza temerebbe di ingannarsi e anche tu potresti avere dei dubbi su quel che ti dice. Ma oggi non temere: è la risposta stessa di Gesù che ti porto. Oh, come sono felice di trasmettertela!...

  Stamattina ho domandato alla nostra cara Madre quel che dovevo risponderti a proposito di quanto hai detto a Celina. Facendo ciò che questa amata Madre mi ha detto per te, tu non devi più temere di ingannarti, poiché Dio ha messo nel suo cuore una profonda conoscenza delle anime e di tutte le loro miserie. Lei sa tutto, nulla le è nascosto, la tua piccola anima le è perfettamente nota. Ecco quel che mi ha suggerito di dirti da parte di Gesù: «Hai fatto benissimo a dire tutto a Celina, tuttavia è meglio non perdersi in queste cose, è meglio non farvi nessuna attenzione, poiché la Nostra Madre è sicura che tu non fai del male». Vediamo: ti sei rassicurata?... Mi sembra che al tuo posto, se me ne avessero dette in questa misura, sarei stata guarita perfettamente e mi sarei lasciata guidare ciecamente: è infatti il solo mezzo per avere la pace e soprattutto per far piacere a Gesù.

  Quand'anche tu fossi sicura di far del male, non vi è alcun pericolo, poiché Nostra Madre, che ha (io credo) più esperienza di te, ti dice che non ne fai...

  Oh, Maria, come sei fortunata d'avere un cuore che sa Amare così!... Ringrazia Gesù di averti fatto un dono così prezioso e donagli tutto intero il tuo cuore. Le creature sono troppo piccole per riempire il vuoto immenso che Gesù ha scavato in te: non dar loro alcun posto nella tua anima!

  Il buon Dio non ti prenderà nelle sue reti, poiché tu vi sei già ben imprigionata.

  Sì, è proprio vero che il nostro affetto non è della terra, è troppo forte per essere così; la morte stessa non sarà capace di infrangerlo.

  Non ti affliggere perché non senti nessuna consolazione nelle tue comunioni: è una prova che occorre sopportare con amore. Non perdere nessuna delle spine che incontri ogni giorno: con una di esse puoi salvare un'anima!

  Ah, se tu sapessi quanto viene offeso il buon Dio! La tua anima è fatta apposta per consolarlo. Amalo alla follia, per tutti coloro che non lo amano! Sorellina, dopo la sua pazza corsa, è necessario che la mia penna si fermi: ho cinque lettere da scrivere oggi, ma ho cominciato dalla mia piccola Maria, che amo tanto e così poco naturalmente!...

  Abbraccia per me lo zio, la zia e la mia cara Giovanna e dì loro che li amo. Tu, piccola privilegiata di Gesù, prega perché la tua indegna sorellina possa Amare quanto te, se è possibile!...

Suor Teresa di Gesù Bambino del Volto Santo

 nov.carm.ind.

 

LT 94                                                         A Celina

J.M.J.T.

Gesù †                                                                                                   Carmelo, 14 luglio 89

Mia diletta Celina,

  La mia anima non ti lascia; soffre l'esilio1 con te. Oh, quanto le costa vivere, restare su questa terra d'amarezza e d'angoscia! Ma domani... in un'ora, saremo nel porto: che felicità! Ah, come sarà bello contemplare Gesù faccia a faccia per tutta l'eternità!1Cor 13,12 Sempre, sempre più amore, sempre gioie più inebrianti, una felicità senza nubi!...

  Come dunque ha fatto Gesù per distaccare così le nostre anime da tutto il creato? Ah, ha vibrato un gran colpo, ma è un colpo d'amore! Dio è mirabile, ma soprattutto è amabile: amiamolo dunque, amiamolo tanto da soffrire per lui tutto quello che vorrà, perfino le pene interiori, le aridità, le angosce, le apparenti freddezze! Ah, è un amore grande amare Gesù senza sentire la dolcezza di quest'amore! C'è un martirio qui!... Ebbene, moriamo Martiri! Oh, mia Celina, dolce eco della mia anima, comprendi? Il martirio ignorato, conosciuto da Dio solo, che l'occhio della creatura non può scoprire, martirio senza onore, senza [v°] trionfo: ecco l'amore spinto fino all'eroismo... Ma un giorno Dio riconoscente griderà: «Ora è il mio turno».2 Oh, che vedremo allora?... Che cos'è questa vita che non avrà più fine? Dio sarà l'anima della nostra anima... mistero insondabile! L'occhio dell'uomo non ha mai visto la luce increata, il suo orecchio non ha mai udito le incomparabili armonie e il suo cuore non può presentire quel che Dio riserva a coloro che ama.Cor 2,9 E tutto questo accadrà presto, sì, presto: affrettiamoci a preparare la nostra corona, tendiamo la mano per afferrare la palma e, se amiamo molto, se amiamo Gesù con passione, Egli non sarà tanto crudele da lasciarci a lungo in questa terra d'esilio. Celina, durante i brevi istanti che ci restano, non perdiamo il nostro tempo: salviamo le anime, le anime!... Esse si perdono come fiocchi di neve3 e Gesù piange e noi... noi pensiamo al nostro dolore senza consolare il nostro fidanzato. Oh, mia Celina, viviamo per le anime, siamo apostoli, salviamo soprattutto le anime dei Sacerdoti:4 queste anime dovrebbero essere più trasparenti del cristallo. Ahimé, quanti cattivi sacerdoti, quanti sacerdoti che non sono santi abbastanza! Preghiamo, soffriamo per loro e, nell'ultimo giorno, Gesù sarà riconoscente. Noi gli doneremo anime!...

  Celina, comprendi il grido del mio cuore? Insieme, sempre insieme!...

  Celina e Teresa di Gesù Bambino del Volto Santo

nov.carm.ind.

  [v°tv] Suor Maria del Sacro Cuore non può scriverti perché la lettera peserebbe troppo.

 

LT 95                                               A suor Agnese di Gesù

Gesù .                                                                                                [Luglio-agosto (?) 1889]

J.M.J.T.

  Piccolo agnello diletto, lasci belare un po' il suo povero agnellino. L'agnello mi ha fatto del bene domenica!...

  C'è soprattutto una frase che per me è stata luminosa: «Teniamo a mente una parola che potrebbe innalzarci». È vero che occorre conservare tutto per Gesù con un'attenzione gelosa. Amato agnello, com'è bello lavorare per Gesù solo, per Lui solo! Oh, come il cuore allora è colmo, come ci si sente leggeri... Piccolo Belloni1 di Gesù, preghi per il povero granellino di Sabbia: che il granello di sabbia sia sempre al suo posto, cioè sotto i piedi di tutti, che nessuno pensi a lui, che la sua esistenza sia per così dire ignorata. Il granello di sabbia non desidera essere umiliato: sarebbe ancora [1v°] troppo importante, giacché si sarebbe obbligati ad occuparsi di lui; egli non desidera che una cosa: essere dimenticato, non contare nulla!2 Ma desidera essere visto da Gesù! Se gli sguardi delle creature non possono abbassarsi fino a lui, che almeno il volto insanguinato di Gesù3 si volga verso di lui: non desidera che uno sguardo, un solo sguardo!...

  Se fosse possibile a un granello di sabbia consolare Gesù, asciugare le sue lacrime,4 come ce ne sarebbe uno che vorrebbe farlo!...

  Gesù prenda il povero granello di sabbia Sal 30,21 e lo nasconda nel suo Volto adorabile: là il povero atomo non avrà più nulla da temere, sarà sicuro di non peccare più.

  [2r°] Il granello di sabbia vuole ad ogni costo salvare anime: bisogna che Gesù gli conceda questa grazia! Piccola Veronica, domandi questa grazia al Volto luminoso di Gesù! Sì, il Volto di Gesù è luminoso, ma se, in mezzo alle ferite e alle lacrime, è già così bello, che sarà dunque quando lo vedremo in Cielo? Oh, il Cielo, il Cielo!... Sì, per vedere un giorno il Volto di Gesù, per contemplare eternamente [2v°] la meravigliosa bellezza di Gesù, il granellino di sabbia desidera essere disprezzato sulla terra.

  Agnello diletto, domandi a Gesù che il suo granello di sabbia si sbrighi a salvare molte anime in poco tempo, per volare più sollecitamente verso il suo amatissimo Volto!...

  Io soffro, ma la speranza della Patria mi dà coraggio: presto noi saremo in Cielo. Là non ci sarà più né giorno né notte, ma il Volto di Gesù farà regnare una luce senza pari!... Ap 21,25

  Agnello diletto, comprenda il granello di sabbia: egli non sa quel che ha detto questa sera, ma sicuramente non aveva l'intenzione di scrivere una sola parola di quanto ha scarabocchiato...

 

LT 96                                                         A Celina

J.M.J.T.

Gesù †                                                                                                                  15 ottobre 89

Mia diletta Celina,

    Se tu sapessi come hai colpito il cuore della tua Teresa! I tuoi vasetti1 sono incantevoli. Tu non sai il piacere che mi hanno fatto! Celina, la tua lettera mi ha fatto molto molto piacere: ho sentito quanto le nostre anime siano fatte per comprendersi, per camminare per la stessa strada! La vita!... Ah, è vero che per noi non ha più fascino... ma mi sbaglio: è vero che [1v°] le attrattive del mondo per noi sono svanite, ma non è che fumo... e a noi resta la realtà! Sì, la vita è un tesoro, ogni istante è un'eternità, un'eternità di gioia per il Cielo,2 un'eternità per contemplare Dio faccia a faccia,3 (1Cor 13,12) per essere una cosa sola con lui!... Non c'è che Gesù che è; tutto il resto non è. Amiamolo dunque alla follia, salviamogli anime. Ah, Celina, sento che Gesù esige da noi due di estinguere la sua sete donandogli anime e anime di sacerdoti, soprattutto.[2r°]

  Sento che Gesù vuole che io ti dica questo: infatti la nostra missione è di dimenticarci, di annullarci... Siamo così poca cosa! E tuttavia Gesù vuole che la salvezza delle anime dipenda dai nostri sacrifici, dal nostro amore: viene da noi a mendicare anime!... Ah, comprendiamo il suo sguardo! Sono così pochi coloro che lo sanno comprendere; Gesù ci fa la grazia insigne di istruirci egli stesso, di mostrarci una luce nascosta. Celina, la vita sarà breve, l'eternità è senza fine!... Facciamo della nostra vita un continuo sacrificio, un martirio d'amore, per consolare [2v°] Gesù: egli vuole solo uno sguardo, un sospiro, ma uno sguardo e un sospiro che siano per lui solo! Tutti gli istanti della nostra vita siano per lui solo, le creature ci tocchino solo di sfuggita. Non v'è che una cosa sola da fare durante la notte, l'unica notte della vita che non verrà che una volta: è amare, Amare Gesù con tutta la forza del nostro cuore e salvargli delle anime perché sia amato...

  Oh, fare amare Gesù! Celina, come parlo bene con te; è come se parlassi alla mia anima! Celina, mi sembra che a te posso dire tutto!...

  (Grazie ancora dei tuoi graziosi vasetti: il piccolo Gesù ha l'aria radiosa per essere così ben adornato).

Suor Teresa di Gesù Bambino del Volto Santo

nov.carm.ind.

 

LT 97                                                   Alla signora Guérin

J.M.J.T.

Gesù †                                                                                                             15 ottobre 1889

Mia cara zia,

  Non saprei dirle quanto sono stata toccata per tutti i suoi piccoli doni! Prego davvero la mia santa Patrona di ringraziarla, colmando lei ed anche il mio caro zio delle sue grazie.

  La incarico di ringraziare per me le mie care sorelline Giovanna e Maria per i loro graziosi mazzi di fiori e per l'uva deliziosa.

  [1v°] La mia lettera è stata interrotta dall'arrivo di un nuovo regalo: due magnifiche piante per il piccolo Gesù. Sono veramente accontentata oltre misura; ne sarei confusa se questo non servisse per adornare l'altare di Gesù Bambino, Lui senza dubbio si incarica di pagare il mio debito nei confronti dei miei cari familiari. Ignoro il nome della persona che fa questo grazioso dono al Gesù di Teresa. Cara zia, se lei la conosce, la prego di manifestarle la mia riconoscenza.

  O zia, come prego oggi [2r°] Santa Teresa perché le renda al centuplo tutto quello che fa per noi! Celina, nella sua letterina per la festa, mi parlava dei suoi gesti di bontà per lei; mi sono molto commossa, ma non ne sono stata sorpresa, poiché conosco tutte le delicatezze materne che lei ha per noi.

  Mia cara zia, ho il cuore colmo di dolci cose che vorrei poterle ridire, ma sono costretta a lasciarla per andare ai Vespri.

  Le mando i miei migliori baci, come anche allo zio e alle mie 4 sorelline.1

  La sua riconoscentissima figlioletta.

Suor Teresa di Gesù Bambino

nov.carm.ind.

 

LT 98                                                          A Celina

J.M.J.T.

Gesù †                                                                                              Dal Carmelo, 22 ottobre 89

Mia diletta Celina,

  Se tu sapessi la pena che provo quando penso che ho lasciato passare il 21 senza fare gli auguri per la festa della mia Celina! Celina avrà forse dubitato del cuore della sua Teresa?

  Era da molto tempo che lei pensava a questa amata festa, ma la vita del Carmelo è così eremitica che la povera piccola solitaria non sa mai in che data si trovi... Celina, questa dimenticanza mi è rimasta nel cuore, ma, vedi, penso che quest'anno Gesù ha voluto che la nostra festa sia lo stesso giorno: non è forse oggi l'ottava di Santa Teresa? Sì, Celina, Santa Teresa è anche la tua Patrona, poiché tu sei già sua figlia diletta!

  Se tu sapessi come guardo alla sofferenza che provo oggi come voluta da Gesù; infatti Egli si compiace di disseminare così nella nostra vita piccole pene...

  Ti mando una bella immagine del Volto Santo che la nostra diletta Madre mi ha donato qualche tempo fa. Trovo che si adatta così bene a Maria del Volto Santo1 [v°] che non posso tenerla per me. Già da molto tempo pensavo di regalarla alla mia Celina, alla mia Celina tutta per me!...

  Maria del Volto Santo sia un'altra Veronica che asciuga tutto il sangue e le lacrime di Gesù, il suo unico Diletto; ella gli guadagni delle anime, soprattutto le anime che lei ama;2 si ostini a sfidare i soldati, ossia il mondo, per arrivare fino a Lui! Ah, come sarà felice quando un giorno potrà contemplare nella gloria la bevanda misteriosa con la quale avrà dissetato il suo celeste Fidanzato e quando vedrà le sue labbra, un tempo inaridite, aprirsi per dirle l'unica ed eterna parola dell'Amore: il Grazie che non avrà fine!...

  A presto, diletta piccola Veronica! Senza dubbio domani il nostro Diletto chiederà un nuovo sacrificio, un altro sollievo alla sua sete. Ma che ci importa? Moriamo con lui!... Gv 11,16

  Buona festa, Celina amata!

  La tua povera piccola Suor

Teresa di Gesù Bambino del Volto Santo

nov.carm.ind.

  [v°tv] Non dimenticare di cogliere un fiorellino Celina: è il mio cuore a offrirtelo.

 

LT 99                                                   Alla signora Guérin

J.M.J.T.

Gesù!...                                                                                                Dal Carmelo, 18 nov. 89

Mia cara zietta,

  Come passa il tempo! Sono già trascorsi due anni da quando le spedivo da Roma i miei auguri per l'onomastico, e tuttavia mi sembra ieri.

  Durante questi due anni molte cose sono accadute: il buon Dio mi ha accordato grandi grazie!... Ci ha anche visitato con la sua croce, [1v°] e nello stesso tempo Egli ci ha rivelato tutta la tenerezza che aveva messo nel cuore della nostra carissima zia.

  Quanti ricordi per me in questa data del 19 novembre! Quale gioia quando vedevo arrivare questo momento! È sempre con la stessa gioia che torno a dire alla mia cara zia tutti gli auguri che formulo per lei. Ma mi sbaglio: non perderò il mio tempo ad enumerarli, poiché credo che un intero volume [2r°] non mi basterebbe.

  Se sapesse, mia cara zietta, come la sua figliolina pregherà per lei il giorno della sua festa! Ahimé, sono così imperfetta che le mie povere preghiere senza dubbio non hanno molto valore, ma è proprio dei mendicanti di ottenere, a forza d'importunare, quello che desiderano: io farò come loro e il buon Dio non potrà rimandarmi a mani vuote... Lc 11,5-8

  Ecco che suonano le quattro: è necessario, mia [2v°] cara zietta, che la lasci, ma le assicuro che il mio cuore rimane accanto a lei.

  La prego, cara zia, di ricordarmi alla signora Fournet,1 infatti non mi dimentico che è la sua festa. Non c'è bisogno di dire che abbraccio con tutto il cuore il mio caro zio e le care sorelline.

  A lei, diletta zia, mando il miglior bacio del cuore della più piccola delle sue7 figlioline.

Suor Teresa di Gesù Bambino

nov.carm.ind.

 

LT 100                                           Al signor e alla signora Guérin

J.M.J.T.

Gesù †                                                   30 dicembre 89

Caro zio e cara zia,

  Il vostro Beniamino viene a sua volta ad augurarvi buon anno! Come ogni giorno ha la sua ultima ora, così ogni anno vede arrivare la sua ultima sera, ed è la sera di questo anno che mi [1v°] sento portata a gettare uno sguardo sul passato e sull'avvenire.

  Considerando il tempo da poco trascorso, mi sento spinta a ringraziare il buon Dio, perché se la sua mano ci ha presentato un calice d'amarezza, il suo cuore divino ha saputo sostenerci nella prova e ci ha dato la forza necessaria per bere il suo calice fino alla feccia. Mt 20,22-23 Cosa ci riserva per l'anno che sta per aprirsi? Non mi è dato di penetrare in questo mistero, ma supplico [2r°] il buon Dio di ricompensare al centuplo i miei cari familiari di tutte le gentilezze così commoventi che hanno per noi!

  Il primo giorno dell'anno è per me un mondo di ricordi... Vedo ancora Papà che ci colma delle sue carezze. Era così buono! Ma perché riandare a questi ricordi? Questo padre tanto amato ha ricevuto la ricompensa delle sue virtù: Dio gli ha mandato una prova degna di lui.

  Ecco, suonano le nove; [2v°] sono obbligata a concludere la lettera senza aver detto nulla di ciò di cui avrei dovuto parlare, ma spero che i miei cari Parenti scuseranno la loro piccola Teresa e soprattutto perdoneranno la scrittura che non è leggibile.

  Buon anno alle mie care Sorelline! Soprattutto che Maria guarisca al più presto: sarei in collera con lei se l'influenza le impedisse di venire a trovarci!

  Arrivederci, caro zio e diletta zia, la vostra figlioletta vi augura un buon, buon Anno e vi abbraccia con tutto il cuore.

Suor Teresa di Gesù Bambino

nov.carm.ind.

 

LT 101                                                        A Celina

J.M.J.T.

Gesù †                                                                                                                31 dicembre 89

Mia diletta Celina,

  Sei tu che hai il mio ultimo addio di quest'anno! Fra qualche ora sarà trascorso per sempre... sarà nell'eternità!...

  Poiché la mia Celina è nel suo lettino, tocca a me andare a trovarla per augurarle un buon anno!

  Ti ricordi, un tempo? [1v°]

  L'anno da poco trascorso è stato buono: sì, è stato prezioso per il cielo. Quello che seguirà possa rassomigliargli!...

  Celina, non sono meravigliata di vederti a letto dopo un anno simile, alla fine di un giorno come questo c'è di che riposarsi. Capisci?...

  L'anno che sta per cominciare sarà forse l'ultimo!!! Ah, approfittiamo, approfittiamo dei [2r°] più brevi istanti, facciamo come gli avari: siamo gelose delle cose più piccole per il Diletto!...

  Questo Capodanno per noi è molto triste: è con il cuore colmo di ricordi che veglierò, aspettando mezzanotte. Mi ricordo tutto: ora siamo orfane,1 ma possiamo dire con amore: «Padre nostro che sei nei cieli».2 (Mt 6,9) Sì, ci rimane ancora l'unico tutto delle nostre anime!...

  [2v°] Ancora un anno passato!... Celina, è passato, passato, non ritornerà mai. Com'è passato quest'anno così passerà la nostra vita e presto diremo: «È passata». Non perdiamo il nostro tempo; presto l'eternità splenderà per noi! Celina, se vuoi, convertiamo le anime. Occorre che quest'anno facciamo che molti sacerdoti sappiano amare Gesù, che lo tocchino con la stessa delicatezza con la quale Maria lo toccava nella culla!...3

La tua piccola sorella Teresa di Gesù Bambino

del Volto Santo

nov.carm.ind.

  [2v°tv] Auguro anche a Lolò4 un buon anno, ma credo che la vedrò! [1r°tv] Ringrazia molto lo zio e la zia, di' loro che sono molto commossa per tutti i loro regali; ringrazia molto anche Giovanna e Maria: sono davvero troppo gentili.

 

LT 102                                                        A Celina

Gesù †                                                                                                               [27 aprile 1890]

J.M.J.T.

Mia diletta Celina,

  Mi rallegravo all'idea di scriverti una lunga lettera per i tuoi 21 anni ed ecco che invece ho appena alcuni istanti! Celina, credevi che la tua T. avrebbe potuto dimenticare il 28 aprile? Celina, il mio cuore è colmo di ricordi... Mi sembrano secoli che ti amo e invece non sono che 21 anni; ma adesso ho l'eternità dinanzi a me.

  Celina, la lira del mio cuore il 28 canterà per te; il tuo nome risuonerà di continuo alle amate orecchie del mio Gesù!... Ah, poiché il nostro cuore è lo stesso, doniamolo tutto intero a Gesù. Occorre che andiamo insieme, poiché Gesù non può abitare in un mezzo cuore! Chiedi che la tua T. non resti indietro...

  [v°] Guardando l'immagine del Volto Santo,1 mi sono venute le lacrime agli occhi: non è forse l'immagine della nostra famiglia? Sì, la nostra famiglia è un ramo di gigli e il Giglio senza nome2 sta al centro, vi sta come un re e ci fa condividere gli onori della sua regalità: il suo sangue divino irrora le nostre corolle e le sue spine, straziandoci, lasciano esalare il profumo del nostro amore.

  Addio, Celina, hanno interrotto il mio colloquio: capisci tutto.

Teresa

 

LT 103                                               A suor Agnese di Gesù

Gesù †                                                                                                        [4 (?) maggio 1890]

J.M.J.T.

  Amato agnellino, il mio cuore la segue nella solitudine.1 Lei sa, «allodola leggera», di avere un filo alla zampa e, per quanto in alto s'innalzi, sarà necessario che trascini il suo fardello. Ma un granello di sabbia non è pesante, e poi sarà più leggero se lo chiederà a Gesù. Oh, come desidera essere ridotto a nulla, essere sconosciuto a tutte le creature, povero piccolo granellino! Non desidera più nulla, nient'altro che l'oblio!...2 Non i disprezzi, le ingiurie: sarebbe troppo onorevole per un granello di sabbia. Se lo si disprezzasse, occorrerebbe necessariamente vederlo. [v°] Ma l'oblio! Sì, desidero essere dimenticata e non soltanto dalle creature, ma anche da me stessa: vorrei essere ridotta al niente, così da non avere nessun desiderio. La gloria del mio Gesù, ecco tutto! Per quanto riguarda la mia, l'abbandono a lui e, se sembra che mi dimentichi, ebbene, è libero, giacché non appartengo più a me stessa, ma a lui. Si stancherà più presto Lui di farmi aspettare, che io di aspettarlo.3

  Carissimo Agnello, comprende? Comprenda tutto, anche ciò che il mio cuore non può esprimere. Lei che è una fiaccola luminosa che Gesù mi ha donato per rischiarare i miei passi nei tenebrosi sentieri dell'esilio, abbia pietà [v°tv]della mia debolezza, mi nasconda sotto il suo velo,4 affinché partecipi della sua luce. Dica a Gesù di guardarmi, che le belle di notte con i loro luminosi raggi penetrino nel cuore del granello di sabbia, e se non è troppo, domandi anche che il Fiore dei fiori dischiuda la sua corolla e che il suono melodioso che ne promana, faccia vibrare nel mio cuore i suoi misteriosi insegnamenti...

  Agnello caro, non dimentichi il granello di sabbia!...

 

LT 104                                              A suor Agnese di Gesù

(Frammenti)1

 [5-6 maggio 1890]

J.M.J.T.

  Grazie della sua lettera,2 oh, grazie!

  [r°] Non mi stupisce che lei non abbia consolazione, infatti Gesù è così poco consolato che è felice di trovare un'anima in cui possa riposarsi senza fare cerimonie...

  Come sono fiera di essere sua sorella! Ed anche la sua piccola figlia, poiché è lei che mi ha insegnato ad amare Gesù, a non cercare che Lui.

  [r°] (   ) e a disprezzare tutte le creature...

  Quanto a Celina, non ne so più di voi, e magari anche meno, perché non sapevo che soffre3 se non in (   ) [v°] fastidioso; dapprima Celina ci ha parlato di questo povero Papà; ha notato che è

  (   )

  ella ci (   ) di Giovanna. Ci ha anche detto di pregare molto per Leonia, poiché soffre del suo male4 e credo che lo zio trovi ciò pericoloso: è gonfio tutt'intorno.

  Celina ci ha parlato del nostro povero caro Papà; ha notato che è stato sabato, il giorno dell'Invenzione della Santa Croce, che anche noi abbiamo ritrovato la nostra croce. Leonia era là. Spera di essere guarita o al Volto Santo5 o a Lourdes; scenderà nella piscina. Povera Leonia, è molto buona e voleva privarsi dei suoi colloqui in parlatorio per far piacere a Celina. Essendo suonati i Vespri, sono andata via. Non so quando saranno a Tours, ma credo che la settimana prossima saranno a Lourdes. Bisogna scrivere lunedì o martedì prima di mezzogiorno, perché la lettera arrivi sabato.

  Oh, come è un esilio la terra! Non c'è nessun appoggio da cercare fuorché Gesù, poiché Lui solo è immutabile. Che felicità pensare che Egli non può cambiare! Che gioia per il nostro cuore poter pensare che la nostra famigliola ama Gesù così teneramente! È sempre la mia consolazione; la nostra famiglia non è una famiglia verginale, una famiglia di gigli?6 Chieda a Gesù che il più piccolo, che l'ultimo non sia l'ultimo nell'amarlo con tutta la sua capacità di amare!

 

LT 105                                                         A Celina

Gesù †                                                                                                            [10 maggio 1890]

J.M.J.T.

Mia diletta Celina,

  Sei contenta del tuo viaggio? Spero che la Madonna ti ricolmi delle sue grazie. Se non sono grazie di consolazione, sono senza dubbio grazie di luce!... E il Volto Santo!1... Celina, lo sai che è una grande grazia visitare tutti questi luoghi benedetti! Il mio cuore vorrebbe seguirti [1v°] dappertutto, ma, ahimé, non conosco l'itinerario del viaggio; credevo perfino che non sareste state a Lourdes prima della settimana prossima.

  Celina, devi essere davvero felice di poter contemplare l'incantevole natura, le montagne, i fiumi argentati!... Tutto questo è così grandioso, così ben fatto per innalzare le nostre anime!... Ah sorellina, stacchiamoci dalla terra, voliamo sulla montagna dell'amore dove si trova il bel Giglio delle nostre anime! Stacchiamoci [2r°] dalle consolazioni di Gesù, per unirci a Lui!...

  E la Santa Vergine! Ah, Celina, nasconditi bene sotto l'ombra del suo mantello verginale perché lei ti verginizzi!... Mt 5,8 La purezza è così bella, così bianca!... Beati i cuori puri perché vedranno Dio! Sì, lo vedranno anche sulla terra, dove niente è puro, ma dove tutte le creature diventano limpide quando sono guardate attraverso il Volto del più bello e del più bianco dei Gigli!...2

  [2v°] Celina, i cuori puri sono a volte circondati di spine, si trovano spesso nelle tenebre. Allora questi gigli credono di aver perduto il loro candore, pensano che le spine che li circondano siano riuscite a lacerare la loro corolla! Celina, comprendi? I gigli in mezzo alle spine sono i prediletti di Gesù: è in mezzo a loro che Egli gusta le sue delizie. Ct 2,16

  Beato colui che è stato trovato degno di patire la tentazione! Gc 1,12

Teresa di Gesù Bambino del Volto Santo

nov.carm.ind.

 

  [2v°tv] Avrei voluto scrivere alla mia cara Leonia, ma mi è impossibile per mancanza di tempo: dille quanto prego per lei e quanto penso alla mia amatissima madrina.3 Contavo pure di scrivere alla piccola Maria, ma non posso; prego molto perché la Madonna ne faccia un piccolo giglio che pensa molto a Gesù e si dimentica, con tutte le sue miserie, nelle mani dell'obbedienza!...4 Non dimentico la mia Giovanna.

  [1r°tv] Non abbiamo ricevuto niente dal Canada.5 Suor Agnese di Gesù non può scrivere a causa del suo ritiro.

  Se non avessi acquistato nulla per la Nostra Madre, potresti portare una madonnina di Lourdes non dipinta, da 4 o 5 franchi.

 

LT 106                                             A suor Agnese di Gesù

Gesù †                                                                                                           [10 maggio 1890]

J.M.J.T.

  Agnello amatissimo, ancora un giorno1 e lei ritornerà a combattere nella pianura! Es 17,9-13 Il povero agnellino ritroverà finalmente la sua Mamma. Come sono felice di essere per sempre prigioniera nel Carmelo.2 Non ho desiderio di andare a Lourdes per avere delle estasi: [v°] preferisco «la monotonia del sacrificio»! Quale beatitudine essere nascosta così bene che nessuno pensa a te; essere sconosciuta perfino alle persone che vivono con te!

  Agnello amatissimo, come ringrazio Gesù di avermi donata a lei, di farle conoscere così bene la mia anima! Non posso dirle tutto quello che penso... Ah, il cielo!!! Allora un solo [v°tv] sguardo e tutto sarà detto e compreso!...

  Il Silenzio, ecco il solo linguaggio che può dirle quello che avviene nella mia anima!...

 

LT 107                                                         A Celina

Gesù †                                                                                                    [19-20 maggio 1890]

J.M.J.T.

Mia diletta piccola Celina,

  Sono stata incaricata di scriverti due righe per dirti di non comunicarci notizie di Papà durante il ritiro di Pentecoste; se volessi scriverci un bigliettino saresti molto gentile, e poi verresti [1v°] lunedì1 per vederci.

  Celina diletta, sono felice di essere incaricata della commissione, perché ho bisogno di dirti quanto trovo che il buon Dio ti ama e ti tratta da privilegiata! Ah, tu puoi a buon diritto dire che la tua ricompensa è grande nei Cieli, poiché è detto: «Beati voi quando vi perseguiteranno e diranno falsamente ogni sorta di male contro [2r°] di voi». Mt 5,11-12 Allora, rallegrati ed esulta di gioia!...

  Celina, che privilegio essere incompresa sulla terra! Ah, i pensieri del buon Dio non sono i nostri pensieri; Is 55,8 se lo fossero, la nostra vita non sarebbe che un inno di riconoscenza!...

  Celina, pensi che Santa Teresa abbia ricevuto più grazie di te? Quanto a me, non ti dirò di aspirare alla sua santità serafica, ma di essere perfetta come è perfetto2 il tuo Padre celeste! Mt 5,48 Ah, Celina, i nostri desideri infiniti3 non sono dunque né sogni né chimere, poiché Gesù ci ha dato lui stesso questo comandamento!...4

  Celina, non sei convinta che sulla terra non ci resta nulla? Gesù vuol farci bere il suo calice fino alla feccia, Mt 20,20-23 lasciando il nostro caro piccolo Papà laggiù. Ah, non rifiutiamogli nulla: ha tanto bisogno d'amore ed è così assetato che aspetta da noi la goccia d'acqua che deve rinfrescarlo!... Ah, diamo senza calcolare! [2v°tv] Un giorno ci dirà: «Ora è il mio turno».5

  Ringrazia molto la mia cara piccola Maria del suo incantevole mazzolino di fiori; dille che lo offro a Gesù da parte sua e gli chiedo in cambio di adornare la sua anima di tante virtù quanti sono i boccioli di rosa!...

La tua sorellina Teresa di Gesù Bambino del Volto Santo

nov.carm.ind.

LT 108                                                        A Celina

J.M.J.T.

Gesù. † !...                                                                                        Dal Carmelo, 18 luglio 90

Celina diletta,

  Se tu sapessi quel che la tua lettera ha detto alla mia anima! Ah, la gioia inondava il mio cuore come un vasto oceano!... Celina, tutto ciò che ho da dirti tu lo sai, poiché tu sei me!... Ti mando un foglio1 che dice molto alla mia anima; mi pare che anche la tua vi si immergerà.

  Celina, era così tanto tempo! E già allora l'anima del profeta Isaia s'immergeva come la nostra nelle bellezze nascoste di Gesù! Ah, Celina, quando leggo queste cose mi chiedo che cosa sia il tempo. Il tempo non è che un miraggio, un sogno...Già Dio ci vede nella gloria, gioisce della nostra beatitudine eterna! Ah, quanto bene fa alla mia anima questo pensiero! Capisco allora perché non mercanteggia con noi. Sente che noi lo comprendiamo e ci tratta come suoi amici, come le sue spose più care...

  Celina, poiché Gesù è stato «solo a spremere il vino» che ci offre da bere, a nostra volta non ci rifiutiamo di portare vesti tinte [1v°] di sangue! Is 63,3 Spremiamo per Gesù un vino nuovo che lo disseti, che gli renda amore per amore. Ah, non conserviamo una sola goccia del vino che possiamo offrirgli... Allora, guardando intorno a sé, Is 63,5 vedrà che noi gli andiamo incontro per aiutarlo! Il suo viso era come velato!... Is 53,3 Celina, lo è ancora oggi: infatti chi comprende le lacrime di Gesù?

  Celina diletta, facciamo nel nostro cuore un piccolo tabernacolo, in cui Gesù possa rifugiarsi. Allora sarà consolato e dimenticherà ciò che noi non possiamo dimenticare: «L'ingratitudine delle anime che l'abbandonano in un tabernacolo deserto!...»2

  «Aprimi, mia sorella, mia sposa, perché il mio volto è pieno di rugiada e i miei capelli delle gocce della notte» Ct 5,2 (Cantico dei Cantici): ecco quello che Gesù dice alla nostra anima quando è abbandonato e umiliato! Celina, la dimenticanza, mi sembra che sia questo ciò che più lo fa soffrire!...

  Papà!... Ah, Celina non posso dirti tutto quanto penso: sarebbe troppo lungo e poi come dire delle cose che lo stesso pensiero può appena tradurre, delle profondità che sono negli abissi più intimi dell'anima!...

  Gesù ci ha inviato la croce scelta nel modo migliore che ha potuto inventare nel suo immenso amore. Come lamentarci quando Lui stesso è stato considerato un uomo colpito da Dio e umiliato? Is 53,4 Il fascino divino3 incanta la mia anima e la consola meravigliosamente, ad ogni istante del giorno. Ah, le lacrime di Gesù che sorrisi sono!

  [1v°tv] Abbraccia tutti per me e dì tutto quel che vorrai! Penso molto alla mia diletta Leonia, la mia cara piccola Visitandina.4 Dì a Maria del Santissimo Sacramento5 che Gesù le chiede molto amore, vuole da lei la riparazione delle freddezze che riceve, è necessario che il suo cuore sia un braciere in cui Gesù possa riscaldarsi; è necessario che si dimentichi completamente, per non pensare che a Lui solo!

  Celina, preghiamo per i sacerdoti, ah, preghiamo per loro! La nostra vita sia consacrata a loro: Gesù mi fa sentire tutti i giorni che vuole questo da noi due.

C.T.6

[2r°]

J.M.J.T.

Dal profeta Isaia (cap. 53)7 Is 53,1-5

 

  Chi ha creduto alla nostra parola, e a chi è stata rivelata la forza del braccio del Signore? Il Cristo s'innalzerà dinanzi al Signore come un virgulto, e come un germoglio che esce da una terra arida. Egli è senza bellezza e senza splendore; noi l'abbiamo visto. Egli non aveva nulla che attirasse gli sguardi e non l'abbiamo riconosciuto. Ci è sembrato come un oggetto di disprezzo, l'ultimo degli uomini, uomo dei dolori che sa che cosa sia il soffrire. Il suo viso era come nascosto!... Appariva spregevole e noi non l'abbiamo riconosciuto. Ha veramente preso su di Lui le nostre debolezze e si è caricato dei nostri dolori. L'abbiamo considerato come un lebbroso, come un uomo colpito da Dio e umiliato!... E tuttavia Egli è stato trafitto dalle ferite per le nostre iniquità, è stato schiacciato per i nostri delitti. Il castigo che doveva procurarci la pace è caduto su di Lui e noi siamo stati guariti dalle sue ferite.

 

Continuazione del cap. 538 Is 63,1-3.5

 

  Chi è colui che viene da Edom e da Bozra con la sua veste tinta di rosso? Chi è Colui che splende nella bellezza delle sue vesti e che cammina con una forza onnipotente?... Sono io, la cui parola è una parola di [2v°] giustizia, che viene per difendere e per salvare. Perché dunque la vostra veste è tutta rossa e perché i vostri abiti sono gli abiti di coloro che pigiano il vino nel torchio? Sono stato solo a pigiare il vino senza che nessun uomo fra tutti i popoli fosse con me. Ho guardato intorno a me e non c'era nessuno per aiutarmi; ho cercato e non ho trovato soccorso!...

  Chi sono quelli che sono rivestiti di bianche vesti, e donde vengono? Ap 7,13-15 Sono coloro che sono passati attraverso le grandi tribolazioni e che hanno lavato la loro veste nel sangue dell'Agnello. È per questo che sono dinanzi al trono di Dio e lo servono notte e giorno...9

 

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  Il mio diletto è un mazzetto di mirra, riposerà sul mio cuore! Ct 1,12 Il mio diletto brilla per la bianchezza e lo splendore del suo volto, Ct 5,10 i capelli del suo capo sono simili alla porpora regale. Ct 7,5 Il mio diletto è amabilissimo, il suo volto ispira l'amore e il suo volto reclinato mi spinge a rendergli amore per Amore.10

 

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  Con il viso rivolto al mio Diletto restai lì e mi dimenticai; tutto per me disparve e mi abbandonai, lasciando tutte le mie preoccupazioni perdute in mezzo ai Gigli!... (Frammento di un cantico del nostro Padre S. Giovanni della Croce11)

 

LT 109                                                      A Maria Guérin

[27-29 luglio 1890]

J.M.J.T.

Gesù †                                                                                                   Dal Carmelo, luglio 90

Mia cara piccola Maria,

  Ringrazia molto il buon Dio per tutte le grazie che ti fa e non essere così ingrata da non riconoscerle!

  Mi hai fatto l'effetto di una contadinella che un re potente va a chiedere in sposa e che non osa accettare, col pretesto di non essere abbastanza ricca e istruita nelle abitudini della corte, senza riflettere che il suo regale fidanzato conosce la sua povertà e la sua debolezza molto meglio di quanto non la conosca lei stessa... Maria, se tu sei nulla, non bisogna dimenticare che Gesù è tutto, perciò occorre perdere il tuo piccolo niente nel suo infinito tutto e non pensare che a questo tutto, il solo amabile!...1

  Bisogna non desiderare neppure di vedere il frutto raccolto dai tuoi sforzi: Gesù si compiace nel conservare per lui solo questi piccoli niente che lo consolano.

  Tu ti inganni, mia diletta, se credi che la tua piccola Teresa cammini sempre con ardore nella strada della virtù: lei è debole e molto debole; tutti i giorni ne fa una nuova esperienza. Ma Gesù si compiace d'insegnarle, come a san Paolo, la scienza di vantarsi nelle sue infermità: 2Cor 12,5 questa è una grande grazia e io prego Gesù di insegnartela, poiché solo in questo si trova la pace e il riposo del cuore. Quando ci si vede così miserabili, non ci si vuole più prendere in considerazione e non si guarda che l'unico Diletto!...

  [v°] Mia cara piccola Maria, quanto a me, non conosco altro mezzo per giungere alla perfezione che «l'Amore»... Amare! Come il nostro cuore è fatto proprio per questo! Talvolta cerco un'altra parola per esprimere l'amore, ma sulla terra d'esilio le parole sono impotenti a rendere tutte le vibrazioni dell'anima. E così occorre attenersi a quest'unica parola: «Amare!»...

  Ma a chi il nostro povero cuore affamato d'Amore lo prodigherà? Ah, chi sarà abbastanza grande per questo? Un essere umano potrà comprenderlo? E, soprattutto, saprà ricambiarlo? Maria, non vi è che un essere che possa comprendere la profondità di questa parola: Amare! Non c'è che il nostro Gesù che sappia renderci infinitamente più di quanto gli diamo...

  Maria del Santissimo Sacramento!... Il tuo nome ti dice la tua missione: consolare Gesù, farlo amare dalle anime. Gesù è malato2 e bisogna rilevare che la malattia dell'amore si guarisce solo con l'amore!...3 Maria, dona veramente tutto il tuo cuore a Gesù: Egli ne ha sete, ne è affamato. Il tuo cuore, ecco ciò a cui Egli aspira, al punto che, per averlo per Sé, acconsente d'alloggiare in un buco sporco e scuro...4 Ah, come non amare un amico che si riduce ad una così estrema indigenza? Come osare ancora portare come scusa la propria povertà, mentre Gesù si rende simile alla sua Fidanzata?... Egli era ricco e si è fatto povero 2Cor 8,9 per unire la sua povertà alla povertà di Maria del Santissimo Sacramento. Che mistero d'amore!...

  [v°tv] Tutti i miei saluti alla cara Colonie.

  Il mio cuore è sempre con Maria del Santissimo Sacramento. Il tabernacolo è la casa d'amore in cui le nostre due anime sono rinchiuse.

  La tua sorellina che ti chiede di non dimenticarla nelle tue preghiere.

Suor Teresa di Gesù Bambino del Volto Santo

nov.carm.ind.

 

LT 110                                             A suor Agnese di Gesù

Gesù †                                                                                                      [30-31 agosto 1890]

J.M.J.T.

  Mammina mia, grazie, oh, grazie!... Sapesse quel che la sua lettera dice alla mia anima!

  Ma occorre che la piccola solitaria le dica l'itinerario del suo viaggio. Eccolo. Prima di partire, le è sembrato che il suo Fidanzato le chiedesse in quale paese voleva viaggiare, quale strada desiderava seguire, ecc, ecc. La piccola Fidanzata ha risposto che aveva un solo desiderio: quello di raggiungere la cima della montagna dell'Amore.1 Per giungervi, molte strade le si presentavano: di perfette ve ne erano così tante da vedersi incapace di scegliere. Allora ha detto alla sua guida divina: «Tu sai dove desidero giungere, tu sai per chi voglio scalare la montagna, [1v°] per chi voglio arrivare alla meta; tu conosci colui che amo e colui che solo io voglio far contento. È solo per Lui che intraprendo questo viaggio: conducimi dunque attraverso i sentieri che Egli ama percorrere; purché Egli sia contento, io sarò al colmo della felicità». Allora Gesù mi ha preso per mano, e mi ha fatto entrare in un sotterraneo in cui non fa né freddo né caldo, in cui non splende il sole e che né la pioggia né il vento visitano; un sotterraneo dove non vedo niente se non una luce semivelata, luce che gli occhi abbassati del volto del mio Fidanzato diffondono intorno a loro...

  Il mio Fidanzato non mi dice nulla e neppure io gli dico nulla, se non che io l'amo più di me stessa, e sento in fondo al cuore che è vero, poiché appartengo più a Lui [2r°] che a me! Non vedo che avanziamo verso la cima della montagna, perché il nostro viaggio si compie sottoterra, ma tuttavia mi sembra che ci avviciniamo ad essa, senza sapere come. La strada che seguo non è per me di nessuna consolazione e tuttavia mi dona tutte le consolazioni, poiché è Gesù che l'ha scelta e io desidero consolare Lui solo, Lui solo!... Ah, è verissimo che se gli offro dell'uva del mio cuore è fra il B e l'A,2 poiché io stessa non ci capisco niente.

  [2v°] Bisogna scrivere al reverendo Lepelletier3 e a monsignor Révérony che faccio la professione?

—————

  Soprattutto non dimentichi di andare in cantina a prendere il suo vinello:4 prendendolo penserà alla sua figlioletta che, certo, non beve neppure lei del buon vino zuccherato d'Engaddi...Ct 1,13 Chieda che ella sappia offrirne al suo Sposo salvando le anime ed ella sarà consolata.

 

LT 111                                         A suor Maria del Sacro Cuore

 [30-31 agosto 1890]

  Madrina diletta, se sapesse come il suo canto del Cielo ha estasiato l'anima della sua figlioletta!...

  Le assicuro che essa non ode quasi per nulla le armonie celesti. Il suo viaggio di nozze è molto arido. È vero che il suo fidanzato le fa percorrere paesi fertili e magnifici, ma la notte le impedisce di ammirare qualsiasi cosa e soprattutto di gioire di tutte queste meraviglie.

  Forse crederà che ella se ne affligge [v°]; ma no, al contrario, è felice di seguire il suo fidanzato per amore di Lui solo e non per i suoi doni. Lui solo è così bello, così attraente, anche quando tace, perfino quando si nasconde!...

  Comprende la sua figlioletta?

  Ella è stanca delle consolazioni della terra, non vuole altro che il suo Diletto, Lui solo...

  Non dimentichi di pregare per la figlioletta che lei ha cresciuta1 e che è sua.

 

LT 112                                              A suor Agnese di Gesù

[1 settembre 1890]

J.M.J.T.

Gesù †                                                                                                                            Lunedì

  Le passo la lettera che ho scritto per Papà; se le sembra che non vada bene, voglia farmi una piccola traccia, ma credo proprio che egli non sarà in grado di comprendere... Ah, quale mistero è l'amore di Gesù sulla nostra famiglia! Che mistero le lacrime e l'amore di questo Sposo di sangue!...1 Es 4,25s.

  Domani vado a trovare don Youf:2 mi ha detto di fargli una piccola revisione3 solo a partire dalla mia entrata al Carmelo; preghi tanto affinché Gesù mi lasci la pace che mi ha donata.

  Sono stata felicissima di ricevere l'assoluzione sabato. Ma non capisco il ritiro [v°] che faccio, non penso a niente, in una parola sono in un sotterraneo ben oscuro!.. Oh, chieda a Gesù, lei che è la mia luce, di non permettere che le anime siano, per causa mia, private delle luci che sono loro necessarie, ma che le mie tenebre servano a illuminarle... Lo preghi anche perché io faccia un buon ritiro ed Egli sia contento quanto può esserlo; allora anch'io sarò contenta e acconsentirò, se è la sua volontà, a camminare tutta la vita nella strada oscura che percorro, purché un giorno giunga alla cima della montagna dell'Amore, ma credo che non sarà quaggiù.

  (Vado a prendere il mio vinello; questa mattina lo avrei gradito, ma non ho potuto trovare la Nostra Madre).4

  [v°tv] Bisogna scrivere alla signora Papinot? Mi sembra che non ne valga la pena, non capirebbe; sarebbe forse meglio aspettare alla velazione?...

 

LT 113                                       A suor Maria del Sacro Cuore

Gesù †                                                                                                      [2-3 settembre 1890]

J.M.J.T.

  Se sapesse come mi fanno bene le sue brevi parole!... Sono per me una musica del Cielo: mi sembra di ascoltare la voce di un angelo...

 

 

410

  NOVIZIATO

  Ma dopotutto, non è lei l'angelo che mi ha condotta e guidata nella strada dell'esilio fino alla mia entrata al Carmelo? Ancora adesso lei è sempre per me l'angelo che ha consolato la mia infanzia [v°] e vedo in lei ciò che gli altri non possono vedervi, poiché lei sa nascondere quello che è così bene che, nel giorno dell'eternità, molte persone saranno sorprese.

  Ma la sua figlioletta non sarà sorpresa di nulla e, per quanto belli siano il suo trono e il suo diadema, non potrà stupirsi di quello che l'amore divino donerà a colei che avrà formato nel suo cuore lo stesso amore per lo Sposo delle vergini. E la sua figlioletta spera anche di essere, nella sua corona, un piccolissimo fiore che presterà il suo umile splendore alla gloria del suo angelo visibile sulla terra.

 

LT 114                                             A suor Agnese di Gesù

Gesù †                                                                                                           [3 settembre 1890]

J.M.J.T.

  Agnello diletto, sì, per noi le gioie saranno sempre mescolate alla sofferenza: la grazia di ieri1 esigeva un coronamento, ed è a lei che Gesù l'ha donato, e poi a me nello stesso tempo, poiché tutto quel che la fa soffrire mi ferisce profondamente!.. Vorrei proprio sapere se la Nostra Madre l'ha consolata e se è ancora amareggiata.

  Mi sembra che bisognerebbe ringraziare il «santo vecchio Simeone»2 Lc 2,25 e dirgli che la sua lettera è arrivata; che ne pensa? Le passo due righe della mia suor Teresa di Gesù3; me le ha scritte questa mattina. Si deve farle tutto questo? Non ho modelli e poi credo che la biancheria e la Madonna4 siano più urgenti, ma farò quello che lei mi dirà.

  Crede che Celina stia davvero per morire5?... Le ho promesso ieri di fare la professione per noi due, ma non avrò il coraggio di chiedere a Gesù che la lasci sulla [v°] terra se questa non è la sua volontà. Mi sembra che l'amore possa supplire ad una lunga vita... Gesù non guarda al tempo, infatti in Cielo non ce n’è più. Egli deve guardare solo all'Amore. Chiedetegli di darne molto anche a me. Non chiedo l'amore sensibile, ma solo quello sentito da Gesù. Oh, amarlo e farlo amare, com'è dolce!... Ditegli anche di prendermi il giorno della mia professione se dovessi ancora offenderlo dopo, poiché vorrei portare in Cielo la veste bianca del mio secondo battesimo senza alcuna macchia,6 ma mi sembra che Gesù possa ben fare la grazia di non offenderlo più oppure di commettere solo sbagli che non l'offendono,7 ma soltanto umiliano e rendono l'amore più forte.

  Sapesse quanto andrei per le lunghe se avessi parole per esprimere ciò che penso o piuttosto che non penso, ma che provo!... La vita è davvero misteriosa! È un deserto e un esilio; in fondo all'anima si sente che vi saranno un giorno degli orizzonti infiniti, orizzonti che faranno dimenticare per sempre le tristezze del deserto e dell'esilio...

il granellino di sabbia

  [r°tv] Il reverendo Domin8 non sa che faccio la Professione: bisogna dirglielo? Mi sembra che se la Nostra Madre non ha ancora scritto all'Abbazia, ella potrebbe dire a quelle Religiose di avvertirlo?

 

LT 115                                             A Suor Agnese di Gesù

[4 settembre 1890]

J.M.J.T.

 

  Le do la lettera di Roma1 perché, se vuole, la dia a Celina. Forse Papà non capirà, intanto ciò non è difficile da portare e semmai capisse, egli sarebbe così felice! Bisogna anche inviargli la formula dei miei voti perché la benedica? Se pensa di sì, me lo dica domani mattina, in modo che io la scriva subito subito. La si potrebbe mettere al centro della corona, o forse è meglio non fare nulla?...

  Grazie della sua letterina! Sapesse quanto piacere mi ha fatto!...2 La mia anima è sempre nel sotterraneo [v°], ma vi sta molto felice. Sì, felice di non avere nessuna consolazione, perché trovo che qui il suo amore non è come l'amore delle fidanzate della terra che guardano sempre le mani del loro Fidanzato per vedere se abbia portato loro qualche regalo, o anche il viso per sorprendervi un sorriso d'amore che possa incantarle...

  Ma la povera piccola fidanzata di Gesù sente di amare Gesù per Lui solo e non vuole guardare il viso del suo diletto, se non per sorprendervi le lacrime che scorrono dagli occhi che l'hanno rapita con il loro fascino nascosto!... Lei vuole asciugarle, queste lacrime, per farne il suo abito il giorno delle nozze, abito che sarà anch'esso nascosto, ma sarà apprezzato dal Diletto.

 

LT 116                                         A suor Maria del Sacro Cuore

[7 settembre 1890]

J.M.J.T.

  Desidererei tanto che le candele del piccolo Gesù fossero accese quando andrò al capitolo;1 vorrebbe pensarci lei? La prego, non se ne dimentichi!... Non ho messo le candele rosa nuove perché queste parlano di più alla mia anima sono quelle che hanno cominciato a bruciare il giorno della mia vestizione e che allora erano rosa e nuove. Papà (che me le aveva regalate) era là e tutto era gioia! Ma ora il colore rosa è svanito. Ci sono ancora per l'orfanella della Beresina gioie di color rosa quaggiù?... Oh, non ci sono più per lei che gioie celesti, gioie dove tutto il creato, che non è nulla, fa posto all'increato, che è la realtà...

  Lei capisce la sua figlioletta?... Domani sarà la sposa di Gesù, domani sarà la sposa di colui il cui volto era nascosto e che nessuno ha riconosciuto! Is 53,3Che patto e che avvenire!... Sì, lo sento, le mie nozze saranno circondate dagli angeli: ci sarà solo il Cielo che si rallegrerà insieme alla piccola sposa e alla sue amate sorelle.2

 

LT 117                                    A suor Maria del Sacro Cuore

Ricordo dell'8 settembre 1890

  Giorno di eterna memoria, in cui la sua piccola figlia è diventata, come lei, la sposa di colui che ha detto: «Il mio regno non è di questo mondo», Gv 18,36 e più avanti: «Presto poi vedrete il Figlio dell'uomo che verrà sulle nubi del Cielo alla destra di Dio». Mc 14,62 Per noi è il giorno che aspettiamo... Giorno delle nozze eterne, Ap 21,4 quando il nostro Gesù asciugherà ogni lacrima dai nostri occhi, quando ci farà sedere con Lui sul suo trono... Ap 3,21

  Ora il suo volto è come nascosto agli occhi dei mortali Is 53,3 ma, per noi che comprendiamo le sue lacrime in questa valle d'esilio, presto il suo volto risplendente ci sarà manifestato nella Patria e allora sarà l'estasi, l'eterna unione di gloria con il nostro sposo...

  Preghi affinché colei che ha istruito nelle vie della virtù le sia un giorno vicinissima nella Patria!

La sua piccola figlia

 

LT 118                                           «Lettera d'Invito alle Nozze

di suor Teresa

di Gesù Bambino e del Volto Santo»1

[8-20 settembre (?) 1890]

J.M.J.T.

  Dio Onnipotente, creatore del Cielo e della terra, supremo dominatore del mondo, e la gloriosissima Vergine Maria, Regina e principessa della corte celeste, si degnano di annunciare il matrimonio del loro figlio Gesù, Re dei re e Signore dei signori, Ap 19,16 con la Signorina Teresa Martin, al momento dama e principessa dei regni portati in dote dal suo sposo, ossia l'Infanzia di Gesù e la sua Passione, essendo i suoi titoli di nobiltà quelli di Gesù Bambino e del Volto Santo.

  Il Signor Luigi Martin, proprietario e sire delle Signorie della sofferenza e dell'umiliazione, e la Signora Martin, principessa e dama d'onore della corte celeste, desiderano annunciare il matrimonio della loro figlia Teresa con Gesù, il Verbo di Dio, Gv 1,1 seconda persona della Santissima Trinità che, per opera dello Spirito Santo, facendosi uomo, è nato dalla vergine Maria.

  Non avendo potuto invitarla ad assistere alla benedizione nuziale che è stata loro impartita sulla montagna del Carmelo (essendovi ammessa solo la corte celeste), lei è tuttavia invitata a recarsi al Ritorno dalle nozze, che avrà luogo domani, giorno dell'Eternità, nel quale Gesù, Figlio di Dio, verrà sulle nubi del Cielo per giudicare i vivi e i morti Mt 25,31 (l'ora essendo ancora incerta, lei è invitata a tenersi pronta e a vegliare) Mt 24,42.

 

LT 119                                       A suor Marta di Gesù1

[23 settembre 1890]

  Alla mia cara piccola Compagna, in ricordo del più bel giorno della sua vita,2 giorno unico nel quale è stata consacrata a Gesù.

  Insieme consoliamo Gesù per tutte le ingratitudini delle anime e, con il nostro amore, facciamogli dimenticare i suoi dolori.

La sua indegna sorellina

Teresa di Gesù Bambino e del Volto Santo

rel.carm.ind.3

 

LT 120                                                        A Celina

Gesù †                                                                                                         [23 settembre 1890]

J.M.J.T.

  Oh, Celina, come dirti quello che avviene nella mia anima?.. È lacerata, ma sento che questa ferita è fatta da una mano amica, da una mano divinamente gelosa!...

  Tutto era pronto per le mie nozze, ma non trovi che mancava qualcosa alla mia festa? È vero che Gesù aveva già messo tanti gioielli nel mio corredo, ma senza dubbio ne mancava uno di bellezza incomparabile, e questo prezioso diamante Gesù me lo ha regalato oggi... Celina, ricevendolo, le lacrime sono sgorgate, sgorgano ancora e quasi me le rimprovererei se non sapessi «che esiste un amore di cui le lacrime sono il solo pegno».1 È solo Gesù che ha guidato questa faccenda, è Lui, e ho riconosciuto il suo tocco d'amore!...

  Tu sai fino a che punto desideravo questa mattina rivedere il nostro amatissimo padre!2 Ebbene, ora comprendo chiaramente che la volontà di Dio è che non vi sia. Egli ha permesso ciò semplicemente per provare il nostro amore. Gesù mi vuole orfana, vuole che io sia sola con Lui solo, per unirsi a me più intimamente e vuole anche restituirmi nella Patria le gioie così legittime che mi ha rifiutato nell'esilio! Celina, consolati, il nostro sposo è uno sposo di lacrime e non di sorrisi; doniamogli le nostre lacrime per consolarlo, e un giorno queste lacrime si cambieranno in sorrisi di ineffabile dolcezza!...

  Celina, non so se capirai la mia lettera, riesco appena a tenere la penna... [v°], e poi un'altra ti darebbe tante spiegazioni sul colloquio in parlatorio con lo zio, ma la tua Teresa sa parlarti solo il linguaggio del Cielo. Celina, capisci la tua Teresa!...

  La prova di oggi è un dolore difficile da comprendere: si vede una gioia che ci è offerta, è possibile, naturale, tendiamo la mano... e non possiamo afferrare questa consolazione tanto desiderata... ma, Celina, come tutto questo è misterioso! Non abbiamo asilo quaggiù o, almeno, tu puoi dire come la santa Vergine: «Che asilo!». Sì, che asilo... Ma non è una mano umana che ha fatto questo, è Gesù... il suo «sguardo velato» si è posato su di noi!...

  Ho ricevuto una lettera del Padre esiliato3 ed eccone un passo: «Oh, il mio alleluia è intriso di lacrime. Né l'uno né l'altro dei suoi genitori sarà lì per offrirla a Gesù. Ma bisogna poi compiangerla tanto quaggiù, se lassù gli angeli si congratulano con lei e i santi la invidiano? È la sua corona di spine che li rende gelosi. Ami dunque le sue trafitture come altrettanti pegni d'amore dello sposo divino».

  Celina, accettiamo di buon cuore la spina che Gesù ci presenta. La festa di domani sarà una festa di lacrime per noi,4 ma sento che Gesù sarà così consolato! Vorrei parlartene a lungo, ma le parole mi mancano! Sono incaricata di scriverti per consolarti, ma senza dubbio ho svolto molto male il mio compito. Ah, potessi comunicarti la pace che Gesù mi ha messo nell'anima proprio nel momento in cui le lacrime erano più copiose: è quello che gli chiedo per te, che sei me!...

  Celina, le ombre scendono e la scena di questo mondo passa!... Ct 4,6 Presto, sì, molto presto 1Cor 7,31 vedremo il volto sconosciuto5 e amato che ci affascina con le sue lacrime. Gb 4,16

Suor Teresa di Gesù Bambino, del Volto Santo

 

 

 

QUINTO PERIODO

NEL NOVIZIATO

ANNI OSCURI

(settembre 1890 – febbraio 1893)

 

 

LT 121                                      A suor Marie-Joseph della Croce1

J.M.J.T.

Gesù †                                                                         Monastero del Carmelo, 28 settembre 90

Mia cara sorella,

  Sono stata molto colpita dalla sua lettera e la ringrazio delle preghiere che ha fatto per me. Da parte mia non l'ho dimenticata e ho raccomandato al buon Dio tutte le sue intenzioni.

  Eccomi infine tutta di Gesù: malgrado la mia indegnità Egli ha voluto prendermi come sua piccola sposa. Adesso è necessario che gli dia delle prove del mio amore e conto su di lei, cara sorella, perché m'aiuti a ringraziare Nostro Signore.

  Tutt'e due abbiamo ricevuto grandi [v°] grazie e presto, lo spero, lo stesso vincolo ci unirà per sempre a Gesù.

  Il giorno della mia professione ho avuto la felicità di ricevere la benedizione del Santo Padre. Il religioso che me l'ha ottenuta mi scriveva quanto numerosi siano i nemici della Chiesa: a Roma la lotta nei confronti del nostro Santo Padre, il Papa, non cessa un istante. È desolante...

  Com'è bello essere religiose per poter pregare e placare la giustizia del buon Dio. Sì, la missione che ci è affidata è davvero bella, e l'eternità non sarà abbastanza lunga per ringraziare nostro Signore della parte che ci ha donata.

  Cara sorella mia, raccomando alle sue preghiere il mio amatissimo padre, così provato dalla croce e così ammirevole nella sua rassegnazione. Oso anche raccomandarmi alle preghiere della sua santa comunità.

  Voglia credere, mia cara Suora, a tutto il religioso affetto di colei che è così felice di dirsi la sua piccola sorella

Teresa di Gesù Bambino

rel.carm.ind.

 

LT 122                                                        A Celina

J.M.J.T.

Gesù †                                                                                                                  14 ottobre 90

Mia diletta Celina,

  Non voglio lasciar partire la lettera di Maria senza aggiungervi due parole per te. La nostra amata Madre mi permette di venir a fare la mia preghiera con te!... Celina, ma non è forse quello che noi facciamo sempre insieme?...

  Celina diletta, è sempre la stessa cosa che ho da dirti. Ah, preghiamo per i sacerdoti!1 Ogni giorno mostra quanto siano rari gli amici di Gesù... Mi sembra che ciò che gli deve costare di più sia l'ingratitudine [1v°], soprattutto vedendo le anime che gli sono consacrate dare ad altri quel cuore che gli appartiene in modo così assoluto... Celina, facciamo del nostro cuore una piccola aiuola di delizie in cui Gesù venga a riposarsi... Non piantiamo che Gigli nel nostro giardino, sì dei Gigli e non accettiamo altri fiori, poiché gli altri possono essere coltivate da altre persone, ma i Gigli sono solo le vergini che possono offrirli a Gesù.

  «La verginità è un silenzio profondo di tutte le preoccupazioni della terra», non solo delle preoccupazioni inutili, ma di tutte le preoccupazioni... Per essere vergine bisogna pensare solo allo sposo, che non tollera nulla intorno a sè che non sia vergine, «poiché ha voluto nascere da una madre vergine, avere un precursore vergine, un tutore vergine, un discepolo prediletto vergine [2r°], e infine anche un sepolcro vergine». E vuole anche una piccola sposa vergine, la sua Celina!...

  Inoltre viene detto che «ciascuno ama naturalmente la sua terra natale e, siccome la terra natale di Gesù è la Vergine delle vergini, e Gesù è nato, per sua volontà, da un Giglio, egli ama trovarsi in cuori vergini».

  E il tuo viaggio?...2 Sembro dimenticarlo!... No, il mio cuore ti segue laggiù. Capisco ciò che provi,... capisco tutto!... Tutto passa, il viaggio a Roma con le sue lacerazioni è passato, la nostra vita di un tempo è passata... Anche la morte passerà, e allora gioiremo della vita; non solo per secoli, perché milioni di anni passeranno [2v°] per noi come un giorno e altri milioni di anni seguiranno ai precedenti, pieni di riposo e di felicità...3 Celina!...

  Prega molto il Sacro Cuore. Tu lo sai: io non guardo al Sacro Cuore come tutti;4 penso che il cuore del mio sposo è solo mio, così come il mio appartiene solo a lui, Ct 2,16 e allora nella solitudine gli parlo di questo delizioso cuore a cuore, aspettando di contemplarlo un giorno a faccia a faccia! 1Cor 13,12

  Laggiù non dimenticare la tua Teresa: sussurra appena il suo nome e Gesù capirà. Tante grazie sono legate a quel luogo, soprattutto per un cuore che soffre.

  Vorrei tanto scrivere a Leonia, ma è impossibile, non ho neppure il tempo di rileggermi: dille quanto penso a lei, ecc., ecc.. Sono sicura [2v°tv] che il Sacro Cuore le accorderà molte grazie, ecc., ecc.. Dille tutto, tu capisci!...

La tua Teresa di Gesù Bambino del Volto Santo

rel.carm.ind.

 

LT 123                                               Alla signora Guérin

J.M.J.T.

Gesù †                                                                                                               15 ottobre 1890

Mia cara zia,

  Sono stata molto commossa per tutto quello che mi ha mandato per la mia festa; non so come ringraziarla, né da dove cominciare.

  In primo luogo, zietta cara, mi ha mandato la sua deliziosa Maria che, in nome di tutti coloro che amo, mi ha porto gli auguri per la mia festa.

  [1v°] I due graziosi vasi di fiori offerti dalle mie due dilette sorelline Giovanna e Maria mi hanno procurato un grande piacere. Adesso si trovano accanto al piccolo Gesù e, ad ogni ora del giorno, reclamano per le mie due sorelline tante grazie e benedizioni quanti sono i fiorellini che ciascuna pianta d'erica contiene...

  Infine, mia amatissima zietta, i suoi dolci squisiti sono venuti a coronare la festa e a riempire il cuore della sua piccola Teresa di riconoscenza per lei che mi regala tutte queste squisitezze.

  Sono ancora più commossa poiché so, mia cara zietta, quanto lei è sofferente e, malgrado [2r°] ciò, pensa ancora alla sua piccola Teresa. Ma se lei pensa a Teresa, Teresa pensa a lei altrettanto spesso e non smette di pregare il buon Dio affinché le restituisca, centuplicato, tutto quello che fa per noi. Prego anche molto per la mia cara piccola Giovanna: che il buon Dio la renda felice tanto quanto si può esserlo sulla terra. Io gli chiedo anche di consolarla del gran vuoto che deve causare la partenza di questa diletta sorella.1 [2v°] Non dimentico neppure il mio caro zio e la prego di abbracciarlo forte forte per me.

  La lascio, mia cara zietta, o piuttosto lascio la penna che sa compiere così male la missione affidatale dal mio cuore, che non si allontana un istante da lei.

La sua piccola figlia

Suor Teresa di Gesù Bambino

rel.carm.ind.

 

LT 124                                                        A Celina

J.M.J.T.

Gesù †                                                                                                                  20 ottobre 90

Mia diletta Celina,

  La tua Teresa viene a farti gli auguri per la tua festa!... Da molto tempo ci pensa, così anche quest'anno non sarà l'ultima. Celina, è forse l'ultima volta che la tua festa sarà celebrata sulla terra!...1 Forse!... Che dolce speranza! L'anno prossimo il piccolo [1v°] fiore Celina, ignorato sulla terra, sarà forse messo sul cuore dell'Agnello divino. Ma gli occhi estasiati degli angeli contempleranno allora, al posto di un povero fiorellino senza bellezza, un giglio di un biancore smagliante!... Celina, la vita è molto misteriosa, noi non sappiamo nulla... non vediamo nulla... e tuttavia Gesù ha già manifestato alle nostre anime quello che l'occhio umano non ha mai visto!... Sì, il nostro cuore intuisce ciò che non saprebbe comprendere, 1Cor 2,9 poiché talvolta siamo senza pensieri per riuscire ad esprimere quel qualcosa che avvertiamo nella nostra anima.

  [2r°] Celina, ti mando due Celine2 per il tuo onomastico: capirai il loro linguaggio!... Le sostiene uno stesso stelo, uno stesso sole le ha fatte crescere insieme, lo stesso raggio le ha fatte sbocciare e, senza dubbio, lo stesso giorno le vedrà morire!...

  Gli occhi delle creature non immaginano neppure di fermarsi su un piccolo fiore Celina e tuttavia la sua bianca corolla è piena di mistero, essa porta nel suo cuore un gran numero d'altri fiori, senza dubbio i figli della sua anima (le anime), e inoltre il suo bianco calice all'interno è vermiglio: lo si direbbe imporporato del suo sangue!...

  [2v°] Celina, il sole e la pioggia possono cadere su questo fiorellino ignorato senza sciuparlo! Nessuno pensa a raccoglierlo!... Ma così esso non è forse vergine?... Sì, poiché solo Gesù l'ha visto, poiché lui l'ha creato per sé solo!... Oh, allora è più fortunato della splendida rosa che non è solo per Gesù!...

  Celina, ti faccio gli auguri per la tua festa in un modo poco comune, si può ben dirlo, ma tu capirai le parole incoerenti della tua Teresa!

  Celina, mi sembra che il buon Dio non abbia bisogno di anni per compiere la sua opera d'amore in un'anima: un raggio del suo cuore, in un istante,3 può fare sbocciare il suo fiore per l'eternità!...

La tua Teresa di Gesù Bambino e del Volto Santo

rel.carm.ind.

 

LT 125                                                Alla signora Guérin

J.M.J.T.

Gesù †                                                                                                  Dal Carmelo, 17 nov. 90

Mia cara zia,

  Con quale gioia vengo a porgerle gli auguri per la sua festa! Da molto tempo penso a questo bel giorno e mi rallegro di raggiungere la mia amatissima zietta per dirle quanto la sua ultima, la sua figlia più piccola le vuol bene; in tutto lei vuol proprio essere l'ultima e la più piccola, ma in affetto e tenerezza non si [1v°] lascerà superare dalle più grandi. E poi, non è diritto di un Beniamino amare più degli altri?...

  Quanti ricordi per me in questa data del 19! Cominciavo a rallegrarmene molto tempo prima: innanzitutto perché questo giorno era la festa della mia diletta zia; e poi anche a causa di tutte le graziose attenzioni di cui venivo colmata. Ora il tempo è trascorso, gli uccellini sono cresciuti, poi hanno aperto le loro ali e sono volati via dal nido così dolce della loro infanzia. Ma, mia cara zietta, divenendo grande, il cuore della vostra figlioletta è cresciuto anche in tenerezza per voi, ed è soprattutto [2r°] ora che capisce tutto quel che vi deve. Per pagare il mio debito non ho che un mezzo: essendo molto povera, ma avendo per Sposo un Re potente e molto ricco, lo incarico di riversare a profusione i tesori del suo amore sulla mia amatissima zia e di contraccambiare così tutte le benevolenze materne con le quali lei ha saputo circondare la mia infanzia.

  Mia cara zia, non le dico Addio, poiché conto proprio di restare accanto a lei per tutta la giornata e spero che lei indovinerà il cuore della sua piccola figlia.

Teresa di Gesù Bambino

rel.carm.ind.

 

LT 126                                                        A Celina

J.M.J.T.

Gesù †                                                                                                                   3 aprile 1891

Mia cara piccola Celina,

  Abbiamo visto questo pomeriggio Margherita M.;1 non ho il tempo di parlarti di questa visita nei particolari, ma non posso dirti il bene che ha fatto alla mia anima! Ah, Celina, come siamo fortunate ad essere state scelte dallo sposo delle vergini!... Margh. ci ha confidato dei segreti intimi che non dice a nessuno. Bisogna pregare molto [1v°] per lei, poiché è molto esposta! Dice che nessun libro le fa del bene. Ho pensato che «I misteri della vita futura»2 le farebbe bene e confermerebbe la sua fede che, ahimé, è molto in pericolo!... Ci ha detto che può leggere libri senza che suo marito lo sappia.

  Occorrerebbe che tu le dessi quel libro dicendole che abbiamo pensato che potrebbe interessarla, ma di iniziarlo solo dal 3° capitolo, dove cè un'immaginetta: infatti i primi tre sarebbero senza interesse per lei. Credo che sarebbe meglio [2r°] che tu avessi l'aria di non conoscere questo libro e di eseguire semplicemente la commissione, perché sarebbe seccata se sapesse che abbiamo anche solo accennato alle sue confidenze. Preferiremmo che la signora Maudelonde e mia zia non sapessero che noi prestiamo questo libro a Margherita. Comunque, fai del tuo meglio e dille di tenerlo quanto vorrà. Se non puoi darglielo senza esser vista, forse sarebbe meglio non fare nulla; comunque cerca almeno di parlargliene. Quanto a me, ho il più [grande] desiderio [2v°] che legga questo libro, in cui troverà certamente la risposta a molti dubbi!... Credo che sarà un'opera buona, molto gradita al buon Dio; è a me che ha suggerito quest'idea, ma tu sai che Teresa non può nulla senza Celina: sono necessarie tutte e due per fare un'opera completa: così è Celina che deve completare quel che Teresa ha cominciato!... Celina, se tu sapessi come ti amo e com'è puro il mio amore per te!

  Celina diletta, la tua piccola Teresa rimane sempre con te, perché tu sei nel suo cuore e sei la metà del suo cuore...

Teresa di Gesù Bambino del Volto Santo

rel.carm.ind.

 

LT 127                                                        A Celina

J.M.J.T.

Gesù †                                                                                               Dal Carmelo, 26 aprile 91

Mia diletta Celina,

  Per la quarta volta, dalla solitudine del Carmelo la tua Teresa viene a farti gli auguri per il tuo compleanno. Oh, come questi auguri somigliano poco a quelli del mondo! Non è la salute, la felicità, la fortuna, la gloria, ecc. che Teresa desidera per la sua Celina: oh no, non è niente di tutto questo!... I nostri pensieri non si concentrano sulla terra d'esilio, il nostro cuore è là dov'è il nostro tesoro, Mt 6,21 e il nostro tesoro è lassù, nella patria dove Gesù ci prepara un posto accanto a Lui. Gv 14,2-3 Dico un posto e non dei posti poiché, senza dubbio, lo stesso trono è riservato a quelle che sulla terra non sono mai state che un'anima sola... Siamo cresciute insieme, Gesù ci ha istruite insieme circa i suoi segreti, segreti sublimi che nasconde ai potenti e che rivela ai piccoli. Lc 10,21 Ancora insieme abbiamo sofferto a Roma: i nostri cuori allora erano profondamente uniti e la vita sarebbe stata sulla terra l'ideale della felicità se Gesù non fosse venuto a rendere ancora più forti i nostri legami. Sì, separandoci ci ha unite in un modo fino ad allora sconosciuto alla mia anima: infatti da quel momento non posso desiderare niente solo per me, ma soltanto per noi due.

  Ah, Celina!... Tre anni fa le nostre anime non erano ancora state infrante, la felicità era ancora possibile per noi sulla terra, ma Gesù ci ha inviato uno sguardo [v°] d'amore, uno sguardo velato di lacrime e questo sguardo è diventato per noi un oceano di sofferenza, ma anche un oceano di grazie e d'amore. Ci ha preso colui che amavamo con tanta tenerezza, in modo ancora più doloroso di quello con cui ci aveva tolto la nostra amatissima madre, nella primavera della nostra vita. Ma non è stato forse perché potessimo veramente dire: «Padre Nostro che sei nei Cieli»? Mt 6,9 Oh, com'è consolante questa parola! Che orizzonte infinito apre ai nostri occhi!... Celina, la terra straniera non ha per noi che piante selvagge e spine; Gn 3,18 ma non è questa la parte che essa ha riservato al nostro Sposo divino? Oh, com'è bella anche per noi questa parte che è la nostra!... E chi ci dirà quel che l'eternità ci riserva?

  Celina diletta, mi chiedo come è possibile che tu, che mi ponevi tante domande quando eravamo piccole, non mi abbia mai fatta questa: «Ma perché il buon Dio non mi ha creata angelo?» Ah, Celina, ti dirò quel che penso: se Gesù non ti ha creata angelo nel Cielo è perché vuole che tu sia un angelo della terra. Sì, Gesù vuole avere quaggiù, come lassù, la sua corte celeste! Vuole degli angeli-martiri, vuole degli angeli-apostoli e ha creato un fiorellino ignorato da tutti, che si chiama Celina, con questa intenzione precisa. Vuole che il suo fiorellino gli salvi anime e per questo non richiede che una cosa: che il suo fiore lo guardi, mentre patisce il suo martirio. Ed è questo sguardo misterioso, scambiato fra Gesù e il suo fiorellino, che farà meraviglie e donerà a Gesù una moltitudine di altri fiori (soprattutto un certo Giglio sfiorito e sciupato1 che occorrerà trasformare in rosa d'amore e di pentimento!)...

  [r°tv] Celina diletta, non volermene se ti ho detto che lassù avremo lo stesso posto, infatti, vedi, io penso che una povera margheritina può spuntare nella stessa terra di un bel giglio splendente per il suo biancore, o ancora una perlina può essere incastonata accanto ad un diamante e prenderne in prestito lo splendore!

  Oh, Celina, amiamo Gesù all'infinito e dei nostri due cuori facciamone uno, affinché esso sia più grande nell'amore!...

  Celina, con te non finirei mai: capisci tutto quel che vorrei dirti per i tuoi 22 anni!...

  La tua sorellina che è una cosa sola con te...

  (Sai che in due adesso abbiamo 40 anni? Non è stupefacente che abbiamo già esperienza di tante cose? Che ne pensi?).

Teresa di Gesù Bambino, del Volto Santo

nov.carm.ind.2

 

LT 128                                      A suor Maria del Sacro Cuore

[5 luglio 1891]

  Ricordo offerto alla mia diletta sorella nel giorno della festa del Preziosissimo Sangue, per la sua uscita dal noviziato.

Suor Teresa di Gesù Bambino del Volto Santo

rel.carm.ind.

 

LT 129                                                        A Celina

J.M.J.T.

Gesù †                                                                                                                   8 luglio 1891

Mia diletta Celina,

  Il tuo breve scritto ha detto molte cose alla mia anima: è stata per me come un'eco fedele che ripete tutti i miei pensieri.

  La nostra diletta Madre è ancora molto sofferente: è davvero triste vedere soffrire così coloro che si amano. Tuttavia non affliggerti troppo; benché Gesù abbia un forte desiderio di gioire in Cielo per la presenza della nostra amatissima Madre, Egli non potrà rifiutare di lasciarci ancora sulla terra colei la cui mano materna sa guidarci così bene e consolarci nell'esilio della vita!... Oh, quale esilio è l'esilio della terra, soprattutto in quelle ore in cui tutto sembra abbandonarci!... Ma è allora che è prezioso, è allora che risplendono i giorni della salvezza! 2Cor 6,2 Sì, Celina diletta, non c'è che la sofferenza che possa generare anime a Gesù... È forse sorprendente che siamo servite così bene, noi il cui unico desiderio è di salvare un'anima che sembra perduta per sempre?...1 I particolari mi hanno molto interessato, mentre mi facevano battere il cuore forte forte. Ma io sto per dartene altri che non sono più consolanti. L'infelice prodigo è andato a Coutances, dove [v°] ha ricominciato le conferenze di Caen. Sembra che abbia l'intenzione di percorrere la Francia... Celina... a questo aggiungono che è facile vedere che il rimorso lo rode. Si reca di chiesa in chiesa con un grande crocifisso e sembra fare grandi adorazioni; la sua compagna lo segue dappertutto... Celina diletta, è davvero colpevole, forse più colpevole di quanto lo sia mai stato un peccatore che si sia convertito, ma Gesù non può fare una volta ciò che non ha ancora mai fatto? E se Egli non lo desiderasse, avrebbe messo nel cuore delle sue povere piccole spose un desiderio che non saprebbe realizzare?... No, è certo che Egli desidera più di noi di ricondurre all'ovile questa povera pecorella smarrita: Lc 15,4.7 verrà un giorno in cui gli aprirà gli occhi e allora chissà se la Francia non sarà da lui percorsa con uno scopo completamente diverso da quello che si propone adesso. Non smettiamo di pregare: la fiducia compie miracoli e Gesù ha detto alla beata Margherita Maria: «Un'anima giusta ha tanto potere sul mio cuore che può ottenere il perdono per mille criminali».2 Qo 9,1 Nessuno sa se è giusto o peccatore ma, Celina, Gesù ci ha fatto la grazia di sentire nel nostro cuore che noi preferiremmo morire piuttosto che offenderlo; d'altronde non sono i nostri meriti, ma quelli del nostro Sposo, che sono i nostri, che noi offriamo al Padre nostro che è nei Cieli, affinché nostro fratello, un figlio della santa Vergine, ritorni, vinto, a gettarsi sotto il mantello della più misericordiosa delle Madri...

  [v°tv] Celina diletta, sono costretta a concludere; immagina il resto: ci sarebbero volumi da immaginare!...

  Abbraccia tutti per me e tutto quel che vorrai dire da parte mia, io lo penso!

Teresa di Gesù Bambino del Volto Santo

rel.carm.ind.

 

LT 130                                                        A Celina

J.M.J.T.

Gesù †                                                                                                Dal Carmelo, 23 luglio 91

Mia diletta Celina,

  Sono ancora io l'incaricata di risponderti!... Madre Genoveffa è rimasta molto commossa dalla tua lettera ed ha molto pregato per la sua piccola Celina. Che grazia avere le preghiere di una tale santa e di essere amata da lei!... La festa di ieri1 è stata incantevole, era davvero come una pregustazione del Cielo... Tutti i regali ci hanno fatto grande piacere: il pesce, le ciliege, i dolci; ringrazia molto la zia e dille tutte le cose più gentili che vorrai...

  Celina diletta, le tue due lettere hanno parlato molto in profondità alla mia anima: mi hanno fatto scorrere le lacrime!

  La dichiarazione2 mi ha fatto molto ridere! Bisogna dichiarare che egli non è imbarazzato nel venire a cercare la fidanzata del Re del Cielo; ma il pover'uomo, senza dubbio, non ha visto «il segno che lo sposo ha posto sulla tua fronte»,3 segno misterioso che solo Gesù contempla, ed anche gli angeli, che formano la sua corte regale...

  Celina, perché questo straordinario privilegio, perché?... Ah, che grazia l'essere vergine, essere la sposa di Gesù! Bisogna che sia davvero bello, davvero sublime, giacché la più pura, la più intelligente di tutte le creature ha preferito restare vergine piuttosto che divenire Madre di un Dio!... Ed è questa grazia che Gesù ci accorda. [2r°] Egli vuole che siamo le sue spose e poi ci promette anche di essere per lui e sua Madre e sue Sorelle; lo dice infatti nel vangelo: «Colui che fa la volontà del Padre mio, quegli è mia Madre, i miei fratelli, le mie sorelle». Mt 12,50 Sì, colui che ama Gesù è tutta la sua famiglia. Egli trova in questo cuore unico, che non ha l'eguale, tutto quello che desidera. Vi trova il suo Cielo!...

  Celina diletta, restiamo sempre i gigli di Gesù. La grazia che gli chiedo è che Egli li tolga da questo mondo prima che il pernicioso vento della terra abbia fatto distaccare anche un solo granellino di polline dei loro stami, polvere che potrebbe ingiallire un po' lo splendore e la bianchezza del giglio. Bisogna che Gesù possa trovare nei suoi gigli tutto quel che Egli [2v°] desidera trovarvi: la purezza che non cerca che Lui, che non si riposa se non in Lui...

  Ahimé, non c'è nulla tanto facile da offuscare come il giglio. Ebbene, io dico che se Gesù ha detto a proposito di Maddalena che ama di più colui al quale si è perdonato di più, Lc 7,47 lo si può dire a maggior ragione quando Gesù ha rimesso i peccati in anticipo4!... Celina, capisci?... E poi, quando le lacrime di Gesù sono il sorriso di un'anima, che c'è da temere? Penso che queste perle misteriose hanno il potere di imbiancare i gigli, di conservare il loro splendore... Celina diletta, la scena di questo mondo passa, 1Cor 7,31 le ombre declinano. Presto saremo nella nostra terra natale, Ct 4,6 presto le gioie della nostra infanzia, le serate della domenica, le conversazioni intime... tutto questo ci sarà reso per sempre e con gli interessi. Gesù ci renderà le gioie di cui [2v°tv] ci ha private per un istante!... Allora dal capo raggiante del nostro amatissimo Padre vedremo uscire fiotti di luce e ogni suo capello bianco sarà come un sole che ci colmerà di gioia e di felicità!... La vita è dunque un sogno?...5 E dire che con questo sogno possiamo salvare le anime! Ah, Celina, non dimentichiamo le anime, ma dimentichiamoci per loro e un giorno Gesù dirà guardandoci: «Com'è bella la casta generazione delle anime vergini!».6 Sap 4,1

  [1r°tv] Abbraccio forte forte la mia piccola Maria, Leonia e tutti quanti. Quanto a te, Celina, sai dov'è il tuo posto nel mio cuore!

Teresa di Gesù Bambino del Volto Santo

rel.carm.ind.

 

LT 131                                              Alla signora La Néele

(Giovanna Guérin)

J.M.J.T.

Gesù †                                                                                             Dal Carmelo, 17 ottobre 91

Mia cara piccola Giovanna,

  Non so come ringraziarti per la tua delicata attenzione. Mi sono davvero commossa nel vedere che il nome di Francis accompagnava quello di Giovanna nel farmi gli auguri. Così è a tutt'e due che mando i miei ringraziamenti.

  È il mio sposo divino che incarico per pagare il mio debito: poiché [1v°] sono povera a causa sua, è proprio giusto che Egli non rifiuti quel che gli chiedo per coloro che amo.

  Ti assicuro, mia cara Giovanna, che se tu non dimentichi la più piccola delle tue sorelle, anche lei ti pensa assai spesso, e tu sai che per una carmelitana ricordarsi, e soprattutto amare, significa pregare. Senza dubbio, le mie povere preghiere non valgono molto, spero tuttavia che Gesù le esaudirà e che, invece di guardare colei che gliele rivolge, fermerà i suoi sguardi su coloro che ne sono l'oggetto e così [2r°] sarà obbligato ad accordarmi tutte le richieste.

  Spero che molto presto il buon Dio manderà un piccolo Isidoro perfetto come il papà o anche una Giovannina che rassomigli esattamente alla mamma... Chiedo pure che la farmacia sia infine venduta.1 Vorrei che non mancasse nulla alla felicità perfetta della mia cara sorellina e a quella del mio buon cugino. Ma sulla terra ci sarà sempre qualche piccola nube, poiché nella vita non possono non essercene e solo in Cielo la gioia sarà perfetta. Ma io desidero che il buon Dio, per quanto è possibile, risparmi [2v°] le inevitabili sofferenze della vita a coloro che amo, a costo di prendere su di me, se occorre, le prove che Egli riserva loro.

  Suor Maria del Sacro Cuore mi incarica di ringraziarti molto quanto hai mandato per il portaoggetti: è davvero troppo gentile da parte tua, tanto più che nostra Madre era felice di poterti offrire questo lavoretto. Non mi resta che lo spazio per dirti di nuovo grazie per me e le mie sorelle, e di mandare a te, come al nostro caro cugino, l'assicurazione dell'affetto dell'ultima delle tue sorelle, che non è la più piccola nella tenerezza che ha per te...

Suor Teresa di Gesù Bambino

rel.carm.ind.

 

LT 132                                                        A Celina

J.M.J.T.

Gesù †                                                                                          Dal Carmelo, 20 ottobre 1891

Mia diletta Celina,

  Ecco che per la quarta volta vengo ad augurarti buon onomastico da quando sono al Carmelo.

  Mi sembra che questi quattro anni abbiano ulteriormente rinsaldato i vincoli che ci univano così strettamente. Più procediamo nella vita e più amiamo Gesù e, siccome è in Lui che noi ci amiamo teneramente, ecco che il nostro affetto diviene così forte e, piuttosto che l'unione, è l'unità che esiste tra le nostre due anime!... Celina, che devo dirti? Non sai tutto?... Sì, ma voglio dirti perché le Celine sono fiorite più presto quest'anno. Gesù me l'ha fatto sentire questa mattina per la tua festa. Senza dubbio hai notato che l'inverno non era mai stato così rigido come l'anno scorso e, di conseguenza, tutti i fiori sono stati in ritardo nel loro sbocciare: era assolutamente naturale e nessuno si è sognato di stupirsene. Ma c'è un piccolo fiore misterioso che Gesù si è riservato per istruire le nostre anime. Questo fiore è il fiore Celina!... Contrariamente agli altri, è sbocciato un mese prima del tempo della sua fioritura. Celina, comprendi il linguaggio del mio fiorellino prediletto, il fiore della mia infanzia, il fiore dei ricordi ?!!! Le brinate, il rigore dell'inverno, invece di [v°] ritardarlo, l'hanno fatto crescere e fiorire... Nessuno vi ha fatto attenzione: questo fiore è così piccolo, così poco vistoso! Solo le api conoscono i tesori che racchiude il suo misterioso calice, composto da una moltitudine di piccoli calici tutti quanti molto ricchi... Teresa ha compreso questo mistero come le api. L'inverno è la sofferenza: la sofferenza incompresa, sconosciuta, vista come inutile dagli occhi profani, ma feconda e potente agli occhi di Gesù e degli Angeli che, come api vigilanti, sanno raccogliere il miele contenuto nei misteriosi e molteplici calici che rappresentano le anime o piuttosto i figli del virgineo fiorellino...

  Celina, mi occorrerebbero volumi interi per scrivere tutto quello che penso del mio fiorellino! Per me, esso è proprio l'immagine della tua anima. Sì, Gesù ha fatto passare su di lui le brinate invece del sole caldo delle sue consolazioni, ma l'effetto da Lui atteso si è prodotto: la pianticella è cresciuta ed è fiorita quasi tutto d'un tratto... Celina, quando un fiore è sbocciato non resta che coglierlo. Ma quando e come Gesù coglierà il suo fiorellino?... Forse il colore rosato della sua corolla indica che sarà col martirio!... Sì, sento rinascere1 i miei desideri; forse Gesù, dopo averci domandato, per così dire, Amore per amore, vorrà proprio domandarci ancora sangue per sangue e vita per vita!... Nell'attesa, bisogna lasciare che le api traggano tutto il miele dai piccoli calici. Non conservare nulla, dare tutto a Gesù e poi in seguito diremo, come il fiore, alla sera della nostra vita: «La sera, ecco la sera».2 Allora sarà finito. E alle brinate succederanno i dolci [v°tv] raggi del Sole, alle lacrime di Gesù i sorrisi eterni...

  Ah, non rifiutiamo di piangere con lui per un giorno, poiché gioiremo della sua gloria durante un'eternità!...

  Fiorellino diletto, comprendi la tua Teresa?...

 

LT 133                                                Alla signora Guérin

J.M.J.T.

Gesù †                                                                                        Dal Carmelo, 16 novembre 91

Mia cara zia,

  È molto dolce per la sua figlia più piccola venirle a fare gli auguri per l'onomastico insieme alle sue sorelle più grandi.

  Ogni anno vedo ritornare con felicità la data del 19 novembre e, se è per me carica di dolci ricordi, è insieme ricca di speranza per l'avvenire...

  Più procedo nella vita e più gusto quanto è dolce la festa di una Madre. Ahimé, fin dalla mia infanzia era sembrato che il buon Dio volesse rapirmi per sempre una gioia che non avevo mai sperimentato, [1v°] ma dall'alto del Cielo colei che non poteva prodigarmi le sue carezze ispirò ad un cuore materno, che le era molto caro, la tenerezza di una Madre per la sua povera bimba e da allora anche questa ha potuto sentire le dolci gioie che si gustano festeggiando una Madre amatissima!...

  Mia cara zietta, da quando la sua piccola Teresa si trova sulla montagna del Carmelo sente ancora meglio, ammesso che sia possibile, l'affetto che le porta! Più impara ad amare Gesù e più diviene grande anche la tenerezza per i suoi cari parenti.

  Il piccolo dono1 che la Nostra buona Madre è stata felice di far confezionare per la sua festa, le dirà meglio di me quel che io sono incapace di [2r°] dirle. Il mio cuore è colmo di emozione vedendo questi poveri capelli che, senza dubbio, non hanno altro valore che il delicato lavoro e l'armonia della disposizione, ma che tuttavia erano cari a colui che il buon Dio ci ha rapito.2 Cara zia carissima, comprende? Sono felice di vedere che a colei che dopo il mio diletto Padre è per me la più cara in questa vita sono offerti questi capelli, che egli avrebbe ricevuto con tanto piacere.

  Mia cara zia, questa lettera somiglia molto poco ad una lettera di auguri, in cui non si deve parlare che di gioia e di felicità. Ma io, io non so parlare che col cuore: è lui solo che guida la mia penna e sono sicurissima che il [2v°] cuore materno al quale mi rivolgo saprà comprendermi, e perfino indovinare quel che non so esprimere...

  Mia carissima zia, sono costretta a concludere la mia lettera, ma prima voglio inviarle tutti i miei baci e la prego di dire alle sue figliolette che io incarico proprio loro di dargliene per me: sono sicura che saranno entusiaste della missione che affido loro e che la compiranno brillantemente...

  La sua piccola figlia le porge di nuovo tutti i suoi auguri e la prega, cara zietta, di credere a tutta la tenerezza del suo cuore filiale.

Suor Teresa di Gesù Bambino

rel.carm.ind.

 

LT 134                                                        A Celina

J.M.J.T.

Gesù †                                                                                                                  26 aprile 1892

Mia diletta Celina,

  Il prato del Carmelo mi fornisce quest'anno un dono simbolico che sono felice di offrirti per i tuoi 23 anni! Un giorno, in mezzo all'erbetta resa tutta bianca dalle semplici margheritine, mi sembrò di vederne una dallo stelo slanciato che le superava tutte in bellezza. Essendomi avvicinata, vidi con sorpresa che invece di una margherita ce n'erano due ben distinte. Due steli così strettamente uniti mi fecero subito pensare ai misteri delle nostre anime... Ho capito che se, nell'ordine della natura, Gesù si compiace di seminare sotto i nostri passi delle meraviglie così affascinanti, è solo per aiutarci a indovinare misteri più nascosti e di un ordine superiore, che egli talvolta opera nelle anime... Celina, sento che tu hai già compreso la tua Teresa: il tuo cuore ha già indovinato cosa avviene in quest'altro cuore al quale il tuo è così strettamente unito che la linfa che li nutre è la stessa!... Tuttavia voglio parlarti di qualcuno dei misteri nascosti nel mio fiorellino. Gesù, per allietare la nostra vista e istruire le nostre anime, ha creato una moltitudine di piccole margheritine. Vedo con stupore che al mattino le loro corolle rosate sono rivolte dalla parte dell'aurora: aspettano il sorgere del sole e, non appena quest'astro radioso ha mandato su di loro uno dei suoi caldi raggi, i timidi fiorellini schiudono i loro calici e i loro minuscoli petali formano quasi una corona che, lasciando scoperti i loro gialli cuoricini, dà subito a questi fiori una grande somiglianza con colui che li ha colpiti con la sua luce. Durante tutta la giornata le margheritine non cessano di fissare il sole e girano come lui fino a sera; poi, quando [v°] il sole è scomparso, richiudono presto le loro corolle e da bianche ritornano rosate.

  Gesù è il Sole divino e le margheritine sono le sue spose, le vergini. Quando Gesù ha guardato un'anima, immediatamente le dona la sua divina somiglianza, ma è necessario che quest'anima non cessi di fissare su Lui solo lo sguardo. Per sviluppare i misteri delle margheritine, mi occorrerebbe scrivere un volume, ma la mia Celina capisce tutto e così io voglio parlarle ora delle fantasie di Gesù... Nel suo prato, Gesù ha molte margheritine, ma sono separate e ricevono i raggi del Sole ciascuna per conto suo. Un giorno, lo sposo delle vergini si è chinato verso la terra e ha unito strettamente due piccoli boccioli appena schiusi. I loro steli si sono allora fusi in uno solo, e un solo sguardo li ha fatti sviluppare. Insieme questi fiorellini, divenuti un unico fiore, si sono aperti ed ora la margheritina doppia, fissando il suo sguardo verso il suo Sole divino, compie la sua missione che è unica...

  Celina, solo tu puoi comprendere il mio linguaggio. Agli occhi delle creature la nostra vita sembra molto diversa, del tutto separata, ma io so che Gesù ha unito i nostri cuori in un modo così meraviglioso che quel che fa battere l'uno fa trasalire anche l'altro. «Dov'è il vostro tesoro, là è anche il vostro cuore». Mt 6,21 Il nostro tesoro è Gesù, e i nostri cuori, non sono che una cosa sola in Lui. Il medesimo sguardo ha rapito le nostre anime, sguardo velato di lacrime, che la margheritina doppia ha deciso di asciugare; la sua umile e bianca corolla sarà il calice in cui saranno raccolti i diamanti preziosi, per essere in seguito versati su altri fiori che, meno privilegiati, non avranno fissato su Gesù i primi sguardi dei loro cuori. Alla sera della sua vita la margheritina presenterà forse allo sposo divino la sua corolla divenuta rosata?...1

  Addio, diletta Celina, il fiorellino che ti mando è una reliquia, poiché ha riposato tra le mani della nostra santa Madre Genoveffa,2 ha benedetto Celina e Teresa.

Teresa di Gesù Bambino del Volto Santo

rel.carm.ind.

 

LT 135                                                        A Celina

J.M.J.T.

Gesù †                                                                                                                15 agosto 1892

Mia diletta Celina,

  Non posso far partire la lettera1 senza aggiungervi una parolina. Per questo sono costretta a rubare qualche istante a Gesù, ma lui non me ne vuole poiché è di Lui che noi parliamo insieme; senza di Lui, nessun discorso ha interesse per i nostri cuori...2 Celina, le vaste solitudini, gli orizzonti incantevoli che si aprono dinanzi a te3 devono parlare abbondantemente alla tua anima! Io non vedo tutto questo, ma dico con san Giovanni della Croce: «Io ho nel mio Amato le montagne, le valli solitarie e boscose,4 ecc.»... E questo Amato istruisce la mia anima, le parla nel silenzio, nelle tenebre...

  Ultimamente mi è venuto [1v°] un pensiero che ho bisogno di dire alla mia Celina. Un giorno, in cui pensavo a ciò che potevo fare per salvare le anime, una parola del Vangelo mi ha mostrato una luce viva. Un tempo Gesù diceva ai suoi discepoli, mostrando loro i campi di grano maturo: «Levate gli occhi e guardate come le campagne sono già abbastanza biondeggianti per essere mietute». Gv 4,35 E un po' più avanti: «In verità la messe è abbondante, ma il numero degli operai è scarso; Mt 9,37-38 domandate dunque al padrone della messe che mandi operai». Che mistero!... Gesù non è Onnipotente? Le creature non appartengono a Colui che le ha fatte? Perché dunque Gesù dice: «Chiedete al padrone della messe che mandi operai»? Perché?... Ah, il fatto è che Gesù ha per noi un amore così incomprensibile da volere che noi prendiamo [2r°] parte con lui alla salvezza delle anime. Egli non vuol far nulla senza di noi. Il creatore dell'universo aspetta la preghiera di una povera piccola anima per salvare le altre anime riscattate come lei al prezzo di tutto il suo sangue. La nostra specifica vocazione non è quella di andare a mietere nei campi di grano maturo. Gesù non ci dice: «Chinate gli occhi, guardate le campagne e andate a mieterle». La nostra missione è ancora più sublime. Ecco le parole del nostro Gesù: «Levate gli occhi e vedete». Vedete come nel mio Cielo vi sono posti vuoti, tocca a voi riempirli, voi siete i miei Mosè in preghiera sul monte, Es 17,8-13 domandatemi degli operai e io ne invierò; non aspetto che una preghiera, un sospiro del vostro cuore!...

  L'apostolato della preghiera non è [2v°], per così dire, più sublime di quello della parola? La nostra missione come Carmelitane è di formare operai evangelici che salveranno milioni di anime, di cui saremo le madri!... Celina, se queste non fossero le parole stesse di Gesù, chi oserebbe crederci? Trovo che la nostra parte è assai bella! Cosa abbiamo da invidiare ai sacerdoti?... Come vorrei dirti tutto quel che penso, ma mi manca il tempo, cerca di capire tutto quel che non posso scriverti!

—————

  Il giorno dell'onomastico di Giovanna,5 falle gli auguri da parte nostra con un piccolo mazzo di fiori: la regola non ci permette di farlo noi, ma dille che la penseremo ancora di più. Abbraccia tutti per me e di loro tutto quanto potrai trovare di più gentile. Se trovassi dell'erica, mi farebbe piacere!...

La tua piccola Teresa di Gesù Bambino

rel.carm.ind.

 

LT 136                                                   A Maria Guérin

J.M.J.T.

Gesù †                                                                                               Dal Carmelo, 16 ottobre 92

Mia cara piccola Maria,

  Poiché sei stata incaricata di porgermi gli auguri di buon onomastico da parte di tutta la famiglia, penso che è a te che devo affidare la missione di ringraziare, in primo luogo la mia cara zia. Ringraziarla innanzitutto per la sua piccola lettera e per il grosso pacchetto di cioccolato che ha davvero allietato la nostra cara dispensiera;1 poi [1v°] per la deliziosa crema al caffè e soprattutto per la cara ed amabile letterina della sua infermiera che, non ne dubito, presto ridarà la salute alla mia amatissima zia. Prego anche il piccolo Dottore2 della via dell'Oratorio di porgere i miei ringraziamenti al Grande Dottore e alla sua cara Giovannina che, malgrado la sua convalescenza, ha pensato alla mia festa, e ciò mi ha davvero commosso...

  La modesta ricaduta che, fortunatamente, non ha avuto conseguenze per la salute di Giovanna, mi ha suggerito un pensiero che sto per confidare al mio caro piccolo Dottore. Mi sembra che [2r°] la buona sant'Anna fosse convinta di essere adesso un po dimenticata,3 e così si è affrettata a farsi ricordare! Ti assicuro che ormai il suo ricordo mi è sempre presente. Quando col pensiero sono accanto alla mia cara sorellina di Caen, subito mi ritorna alla memoria la buona sant'Anna e le affido colei che amo.

  Vedo con piacere, mia cara piccola Maria, che l'aria della città di Caen non ti spinge alla malinconia. La tua vivacità, di cui non dubito (ancor meno che della tua scienza di Dottore) ristabilirà [2v°] molto presto le nostre due care ammalate.

  Le sfogliatine alla regina preparate da un pasticcere così esperto come te mi sembrano un piatto davvero delicato per delle carmelitane. Ma non potresti dimostrare il tuo talento preparando dei pâté così leggeri che Giovanna possa divorarli non soltanto con gli occhi, ma anche mangiarli senza risentirne alcun disturbo?

  Termino, mio caro Dottorino, pregandoti di scusare la mia brutta scrittura. Abbraccia forte forte tutta la famiglia al posto mio e ringraziala per tutte le ghiottonerie che mi sono state inviate con tale abbondanza che credo di averne dimenticata qualcuna.

  Dì alla cara zia che la prego di deporre un grosso bacio da parte mia sulle tue piccole gote e credi alla tenerezza della tua sorellina

Teresa di Gesù Bambino

rel.carm.ind.

 

LT 137                                                         A Celina

J.M.J.T.

Gesù †                                                                                         Dal Carmelo, 19 ottobre 1892

Mia diletta Celina,

  Un tempo, nei giorni della nostra infanzia, ci rallegravamo della nostra festa a motivo dei piccoli regali che ci scambiavamo tra noi. Il minimo oggetto aveva allora ai nostri occhi un valore senza pari... Presto la scena è cambiata: essendo spuntate le ali al più giovane degli uccellini, questi è volato lontano dal dolce nido della sua infanzia, e allora tutte le illusioni sono svanite! Alla primavera è seguita l'estate, ai sogni della giovinezza, la realtà della vita!...

  Celina, non è proprio in questo momento decisivo che i legami che incatenavano i nostri cuori si sono rafforzati? Sì, la separazione ci ha unite in un modo che il linguaggio umano non può esprimere. La nostra tenerezza infantile si è cambiata in unione di sentimenti, unità d'anime e di pensieri. Chi ha mai potuto compiere questa meraviglia?... Ah, è colui che aveva rapito i nostri cuori. «Quel Diletto scelto tra mille, Ct 5,10 che con il solo aroma dei suoi profumi è capace di trascinare al suo seguito. Ct 1,3-4 – Seguendo le sue tracce, le giovinette percorrono con passo leggero il cammino»1 (Cantico dei Cantici).

  [1v°] Gesù ci ha attirate insieme, anche se per strade differenti, insieme pure ci ha sollevate al di sopra di tutte le cose fragili di questo mondo, la cui scena passa. 1Cor 7,31 Egli ha messo, per così dire, tutte le cose sotto i nostri piedi. Come Zaccheo, siamo salite sopra un albero per vedere Gesù!... Lc 19,4 Allora possiamo dire con san Giovanni della Croce: «Tutto è mio, tutto è per me, la terra è mia, i cieli sono miei, Dio è mio e la Madre di Dio è mia».2

  A proposito della Madonna, bisogna che ti confidi una delle mie familiarità con lei. A volte mi trovo a dirle: «Ma mia buona Santa Vergine, trovo che sono più fortunata di te, perché ti ho per Madre, ma tu, tu non hai una santa Vergine da amare... È vero che tu sei la Madre di Gesù, ma questo Gesù ce lo hai donato tutto!... E Lui, sulla Croce, ti ha donato a noi come Madre. Così noi siamo più ricche di te, perché possediamo Gesù e anche tu ci appartieni. Un tempo, nella tua umiltà, desideravi essere un giorno la piccola serva della beata Vergine che avrebbe avuto l'onore di essere la Madre di Dio; ed ecco che io, povera piccola creatura, sono non la tua serva, ma la tua figlia, tu sei [2r°] la Madre di Gesù e sei mia Madre». Senza dubbio la santa Vergine deve ridere della mia ingenuità e tuttavia quel che le dico è proprio vero!...

  Celina, quale mistero la nostra grandezza in Gesù!... Ecco qui tutto quel che Gesù ci ha mostrato facendoci salire sull'albero simbolico di cui ti parlavo poco fa. E ora quale scienza ci insegnerà? Non ci ha già insegnato tutto? Ascoltiamo quello che Egli ci dice: «Affrettatevi a scendere, occorre che io oggi dimori a casa vostra». Lc 19,5 Ma come? Gesù ci dice di scendere!... Dove dunque bisogna scendere? Celina, tu lo sai meglio di me, tuttavia lascia che ti dica dove noi dobbiamo ora seguire Gesù. Un tempo, i Giudei domandavano al nostro divin Salvatore: «Maestro, dove abiti?» Gv 1,38 ed Egli rispondeva loro: «Le volpi hanno la loro tana, gli uccelli del Cielo i loro nidi, ma io non ho dove posare il capo».Mt 8,20 Ecco fin dove dobbiamo scendere, per poter servire da dimora a Gesù: essere così povere da non aver dove posare il capo.

  Vedi, mia diletta Celina, quel che Gesù ha fatto nella mia anima durante il ritiro. Tu capisci che si tratta di realtà interiori. D'altronde l'esteriore non è già [2v°] stato ridotto a nulla, per la tanto dolorosa prova di Caen?... Nel nostro amatissimo Padre, Gesù ci ha colpite nella parte esterna più sensibile del nostro cuore, adesso lasciamolo fare! Egli saprà concludere la sua opera nelle nostre anime. Quel che Gesù desidera è che noi lo accogliamo nei nostri cuori, senza dubbio sono già liberi dalle creature, ma ahimé, io sento che il mio non è ancora del tutto libero da me stessa ed è per questo che Gesù mi dice di scendere!... Lui, il Re dei re, si è talmente umiliato che il suo viso era nascosto e nessuno lo riconosceva!... Is 53,3 E anch'io voglio nascondere il mio viso, voglio che solo il mio Diletto possa vederLo, che sia solo Lui a contare le mie lacrime, che almeno nel mio cuore possa riposare il suo amatissimo capo ed Egli possa sentire che lì è conosciuto e compreso!...

  Celina, non posso dirti ciò che vorrei: la mia anima ne è incapace. Ah, se potessi!... Ma no, questo non è in mio potere: perché affliggermene? Tu non pensi sempre ciò che penso io?... Così, tutto quel che io non ti dico, tu lo indovini. Gesù lo fa sentire al tuo cuore. Non vi ha d'altronde stabilito la sua dimora per consolarsi dei crimini dei peccatori? Sì, è nel rifugio segreto dell'anima che Egli ci istruisce insieme, e un giorno ci mostrerà il [1r°tv] giorno che non avrà più tramonto!...

  Buona festa! Come sarà dolce un giorno per la tua Teresa farti festa in Cielo!...

 

LT 138                                           Alla signora Guérin

J.M.J.T.

Gesù †                                                                                     Dal Carmelo, 17 novembre 1892

Mia cara zia,

  La più piccola delle vostre figlie si sente incapace di esprimerle di nuovo la sua tenerezza e tutti gli auguri che formula per lei. Ma il cuore di una madre indovina facilmente quel che avviene nell'anima del proprio figlio, e così, cara zietta, non proverò neppure a tradurre i sentimenti che lei conosce da tanto tempo.

  [1v°] Quest'anno il buon Dio ha colmato il mio cuore di una dolcissima consolazione, richiamando dall'esilio il mio caro Papà.1 Ripercorrendo nel mio spirito gli anni dolorosi appena trascorsi, la mia anima trabocca di riconoscenza. Non posso rammaricarmi di pene passate, che hanno completato e abbellito la corona che Dio si accinge a porre presto sulla venerabile fronte di colui che lo ha tanto amato e servito così fedelmente!...

  E inoltre queste pene mi hanno insegnato a conoscere meglio i tesori di tenerezza nascosti nel cuore degli amatissimi parenti che il buon Dio mi ha donati... [2r°] «Il più bel capolavoro del cuore di Dio, è il cuore di una Madre».2 Io sento quant'è vera questa parola e ringrazio il Signore di avermene fatto fare la dolce esperienza.

  Cara dolce zia, l'assicuro che se lei ha per noi un cuore materno, la sua figlioletta ne ha uno che è davvero filiale; e perciò chiede a Gesù di colmarla di tutti i favori che un cuore di figlia può sognare per la sua diletta Madre. Spesso solo il silenzio è capace di esprimere la mia preghiera, ma l'ospite divino del tabernacolo capisce tutto, anche il silenzio di un'anima di figlia [2v°] che è piena di riconoscenza!... Se non sono presente il giorno della festa della mia diletta zia, il mio cuore le sarà vicinissimo e nessuno più di me la colmerà di tenerezza.

  La prego, cara zia, la prego di abbracciare per me il mio buon zio e le mie amate sorelline.

  La lascio, diletta zia, rimanendo unita a lei come una figlia lo è a sua Madre.

  La sua figlia che l'ama.

Suor Teresa di Gesù Bambino

rel.carm.ind.

 

LT 139                                       Al signore e alla signora Guérin

J.M.J.T.

Gesù †                                                                                          Dal Carmelo, 30 dicembre 92

Caro zio e cara zia,

  È molto dolce per il vostro piccolo Beniamino porgervi i suoi auguri per il nuovo anno che sta per cominciare.

  Non proverò a dirvi qui tutti i desideri che formulo per i miei amatissimi parenti; sarebbe troppo lungo e inoltre il cuore ha spesso delle aspirazioni che la parola è incapace di tradurre. Vi sono [1v°] desideri che il buon Dio solo può comprendere o piuttosto indovinare. È dunque a Lui che voglio affidare i voti che il mio cuore formula per coloro che mi sono tanto cari.

  Spesso, quando sono ai piedi di nostro Signore, sento la mia anima traboccare di riconoscenza nel pensare alla grazia che Egli mi ha fatta donandomi dei parenti come quelli che ho la fortuna di avere.

  Non dimentico che il 2 gennaio è l'anniversario della [2r°] nascita del mio caro zio. Sono fiera di essere nata il suo stesso giorno e spero che non dimenticherà di pregare per la sua piccola Teresa che presto sarà una vecchia ragazza di vent'anni. Come passa il tempo!... Mi sembra ieri che il mio bravo zio mi faceva saltare sulle sue ginocchia cantando la romanza di Barbablù con quegli occhi terribili che mi facevano quasi morire di paura...1 L'arietta di Mirlitir mi piaceva di più!... Il ricordo di quella canzone basta per farmi ridere ancora.

  [2v°] Cari zio e zia, vedete che il peso degli anni non toglie ancora la memoria alla vostra figlioletta: al contrario ella è in un'età in cui i ricordi della giovinezza hanno un fascino particolare!...

  Vi prego, miei cari zii, di presentare i miei auguri a quelli che amo: non nomino nessuno, poiché il resto del mio foglio non basterebbe, ma nel mio cuore tutti i nomi sono scritti e vi occupano un grande spazio.

  La vostra vecchia Nipote, che vi ama con tutto il cuore.

Suor Teresa di Gesù Bambino

rel.carm.ind.

 

Fine delle lettere dal I° al V° periodo

(Dal 4 aprile 1877 al 30 dicembre 1892)

 

 

SESTO PERIODO

 

PRIORATO

DI MADRE AGNESE DI GESÙ

 

(Febbraio 1893 - Marzo 1896)

 

_______________________

 

LT 140                                            A Madre Agnese di Gesù

J.M.J.T.

Gesù †                                                                                                             20 febbraio 1893

Madre mia diletta,

  Come mi è dolce poterle dare questo nome!... Già da molto tempo lei era mia Madre, ma solo nel segreto del cuore davo questo dolce nome a colei che era insieme mio Angelo custode e mia sorella. Oggi il buon Dio l'ha consacrata!... Ora è veramente mia Madre e lo sarà per tutta l'eternità!... Oh, quant'è bello questo giorno per la sua figlia!... Il velo che Gesù ha gettato su questa giornata1 la rende ancora più luminosa ai miei occhi: è il sigillo del volto adorabile, il profumo del mazzetto misterioso2 che s'è diffuso su di lei. Senza dubbio

sarà sempre così: «Colui il cui volto era nascosto», Is 53,3 Colui che è ancora nascosto nella sua piccola ostia bianca e che non si comunica alle anime se non velato, saprà distendere sulla vita intera della diletta apostola del suo divin Volto un velo misterioso, che solo Lui potrà penetrare!...

  Sì, lo spirito di Madre Genoveffa risiede tutto quanto in lei3 e la sua parola profetica si è realizzata4. A trent'anni lei ha iniziato la sua vita pubblica: non è lei che ha procurato a tutti i Carmeli e a tante anime devote la consolazione di conoscere i particolari toccanti e poetici della vita della nostra Santa?... Ma già Gesù aveva gettato sulla mia diletta Madre il suo sguardo velato, e non ha [v°] permesso che lei fosse riconosciuta5, «poiché il suo volto era nascosto»!... Is 53,3

  Se questo giorno è già così bello sulla terra, come sarà in Cielo? Mi sembra di vedere la nostra santa e diletta Madre che guarda con felicità la sua Paolina (quella che lei amava, quella che l'affascinava6). La vede divenuta Madre a sua volta, Madre di molte vergini tra cui ci sono le sue sorelle. Che mistero!...

  Ora lei penetrerà nel santuario delle anime, riverserà su di loro i tesori di grazie di cui Gesù l'ha colmata. Senza dubbio soffrirà! I vasi saranno troppo piccoli per contenere il profumo prezioso che lei vorrà deporvi; ma anche Gesù ha solo ben piccoli strumenti musicali per suonare la sua melodia d'amore, tuttavia sa servirsi di tutti quelli che gli si presentano. Lei sarà come Gesù!... Sorellina, Madre diletta, cuore mio! Il cuore della sua figliola è una assai piccola lira; quando lei sarà stanca di far vibrare le arpe, verrà a prendere la sua piccola lira e appena l'avrà toccata, questa produrrà i suoni che desidera!... Al solo tocco delle sue dita consacrate comprenderà, e la sua debole melodia si mescolerà al canto del suo cuore!...

  O Madre mia, quante cose vorrei dirle! Ma no, lei sa tutto... Un giorno, quando le ombre saranno passate, Ct 4,6 riposerò sul suo cuore e ripeterò questo dolce nome: Madre mia.

 

LT 141                                                        A Celina                                                           

J.M.J.T.

Gesù †                                                                                            Dal Carmelo, 25 aprile 1893

Mia diletta Celina,

  Sto per comunicarti un pensiero che mi è venuto questa mattina, o meglio sto per farti partecipe dei desideri di Gesù sulla tua anima. Quando penso a te accanto all'unico amico delle nostre anime, è sempre la semplicità che mi si presenta come il carattere distintivo del tuo cuore. Celina, semplice fiorellino Celina, non invidiare i fiori dei giardini!... Gesù non ci ha detto: «Io sono il fiore dei giardini, la rosa coltivata», ma ci ha detto: «Io sono il Fiore dei campi e il Giglio delle valli»1. Ct 21 Ebbene, questa mattina, accanto al tabernacolo, ho pensato che la mia Celina, il piccolo fiore di Gesù, deve essere e restare sempre una goccia di rugiada nascosta nella divina corolla del bel Giglio delle valli. Una goccia di rugiada: cosa c'è di più semplice e di più puro? Non sono le nuvole che l'hanno formata, poiché quando l'azzurro del Cielo è stellato, la rugiada scende sui fiori. Essa non è paragonabile alla pioggia, perché la supera in freschezza e bellezza. La rugiada esiste solo la notte; appena il sole fa dardeggiare i suoi caldi raggi, fa svanire le incantevoli perle che scintillano all'estremità dei fili d'erba del prato e la rugiada si trasforma in un vapore leggero.

  Celina è una piccola goccia di rugiada che non è stata formata [1v°] dalle nuvole, ma che è discesa dal Cielo luminoso, la sua Patria. Durante la notte della vita, la sua missione specifica è di nascondersi nel cuore del fiore dei campi. Nessuno sguardo umano deve scoprirvela; solo il calice che possiede la gocciolina conoscerà la sua freschezza. Beata gocciolina di rugiada conosciuta solo da Gesù!... Non fermarti a considerare il corso dei fiumi fragorosi che suscitano l'ammirazione delle creature! Non invidiare neppure il ruscello limpido che serpeggia nel prato! Senza dubbio il suo mormorio è molto dolce, ma le creature possono sentirlo; e poi il calice del fiore dei campi non potrebbe contenerlo. Esso non può essere solo per Gesù. Per appartenere a Lui, occorre essere piccoli, piccoli come una goccia di rugiada!...

  Oh, quanto poche sono le anime che aspirano a rimanere così piccole!...2 Ma, esse dicono, il fiume e il ruscello non sono più utili della goccia di rugiada? Essa che fa? Non è buona a nulla, se non a rinfrescare per qualche istante un fiore dei campi che oggi esiste e che domani sarà sparito!...Mt 6,3 Senza dubbio queste persone hanno ragione: la goccia di rugiada non è buona che a questo, ma non conoscono il fiore campestre che ha voluto abitare sulla nostra terra d'esilio e restarvi durante la breve notte della vita. [2r°] Se lo conoscessero, comprenderebbero il rimprovero che Gesù fece una volta a Marta... Lc 10,41-42

  Il nostro diletto non ha bisogno dei nostri bei pensieri, delle nostre opere strepitose; se Egli volesse pensieri sublimi, non ha forse i suoi angeli, le sue legioni di spiriti celesti, la cui scienza supera infinitamente quella dei più grandi geni della nostra triste terra?... Non sono dunque l'ingegno e i talenti che Gesù è venuto a cercare quaggiù. Egli si è fatto il fiore dei campi solo per mostrarci quanto predilige la semplicità. Il Giglio della valle anela solo a una gocciolina di rugiada... Ed è per questo che ne ha creata una che si chiama Celina! Durante la notte della vita dovrà restare nascosta a ogni sguardo umano; Ct 4,6 ma quando le ombre cominceranno a scendere, quando il fiore dei campi sarà divenuto il Sole di giustizia, Ml 3,20 quando verrà per compiere la sua corsa da gigante, Sal 18,6 dimenticherà forse la sua gocciolina di rugiada? Oh, no! Appena apparirà nella gloria, Col 3,4 vi apparirà anche la compagna del suo esilio. Il Sole divino fisserà su di lei uno dei suoi raggi d'amore, e subito si rivelerà agli sguardi degli angeli e dei santi abbagliati la povera gocciolina di rugiada, che scintillerà come un diamante prezioso che, riflettendo il Sole di giustizia, sarà diventata simile a Lui. 1Gv 3,2 Ma questo non è tutto. L'astro divino, guardando la sua goccia di rugiada, l'attirerà verso di Sé: essa salirà come un [2v°] vapore3 leggero e andrà a fissarsi per l'eternità nel seno del fuoco ardente dell'amore increato e sarà unita a Lui per sempre. Come sulla terra fu la fedele compagna del suo esilio, delle sue umiliazioni, così in Cielo regnerà eternamente!...

  In quale stupore sprofonderanno allora coloro che in questo mondo avevano considerato come inutile la gocciolina di rugiada!... Senza dubbio avranno una scusa: il dono di Dio non era stato loro rivelato, non avevano accostato il loro cuore a quello del fiore dei campi e non avevano udito queste parole trascinatrici: «Dammi da bere». Gv 4,7 Gesù non chiama tutte le anime ad essere delle gocce di rugiada: Egli vuole che vi siano dei liquori preziosi che le creature apprezzano, che le soccorrano nei loro bisogni, ma quanto a Lui, si riserva una goccia di rugiada: ecco tutta la sua ambizione!...

  Quale privilegio essere chiamata ad una così alta missione!... Ma per rispondervi quant'è necessario restare semplici... Gesù sa bene che sulla terra è difficile conservarsi puri; pertanto vuole che le sue gocce di rugiada s'ignorino esse stesse; Egli si compiace di contemplarle, ma solo Lui le guarda e, per quanto le riguarda, non conoscendo il proprio valore, si stimano al di sotto delle altre creature.

  Ecco quel che desidera il Giglio delle valli. La gocciolina di rugiada, Celina, ha capito!... Ecco lo scopo per cui Gesù l'ha creata. Ma non deve dimenticare la sua povera sorellina: bisogna che le ottenga la grazia di realizzare quel che Gesù le fa comprendere, perché un giorno lo stesso raggio d'amore faccia svanire le due goccioline di rugiada [2v°tv] e insieme esse possano, dopo essere state una cosa sola sulla terra, restare unite per l'eternità in seno al Sole divino4.

 

Teresa di Gesù Bambino del Volto Santo

rel.carm.ind.

 

LT 142                                                        A Celina

J.M.J.T.

Gesù †                                                                                           Dal Carmelo, 6 luglio 1893

 

Mia diletta Celina,

  Le tue due lettere sono state come una dolce melodia per il mio cuore... Sono felice di vedere la predilezione di Gesù verso la mia Celina. Come Egli l'ama, come la guarda con tenerezza!... Adesso eccoci tutte e cinque sulla nostra strada1. Che felicità poter dire: «Sono sicura di fare la volontà del buon Dio». Questa santa volontà si è manifestata chiaramente nei confronti della mia Celina: è lei che Gesù ha scelta, fra tutte, per essere la corona, la ricompensa del santo patriarca che ha estasiato il Cielo per la sua fedeltà. Come osi dire che sei stata dimenticata, meno amata delle altre? Io dico che sei stata scelta per privilegio: la tua missione è tanto più bella in quanto, restando l'angelo visibile del nostro amatissimo Padre, tu sei contemporaneamente la sposa di Gesù. «È vero (pensa forse la mia Celina), ma alla fine io faccio per il buon Dio meno delle altre; ho molte più consolazioni e, di conseguenza, meno meriti». «I miei pensieri non sono i vostri pensieri», dice il Signore. Il merito non consiste nel fare né nel donare molto, ma piuttosto nel ricevere, nell'amare molto! E detto che è molto più dolce dare che ricevere, ed è vero. Ma allora, quando Gesù vuol prendere per Sè la dolcezza di donare, non sarebbe simpatico rifiutare. Lasciamogli prendere e dare tutto quel che vorrà: la perfezione consiste nel fare la sua volontà2 e l'anima che si [1v°] abbandona interamente a Lui è chiamata da Gesù stesso «sua madre, sua sorella» e tutta la sua famiglia. E altrove: «Se qualcuno mi ama, custodirà la mia parola (cioè farà la mia volontà) e il Padre mio l'amerà e noi verremo a lui e prenderemo dimora in lui». Oh Celina, com'è facile piacere a Gesù, conquistare il suo cuore! Non c'è che da amarlo senza guardare a se stessi, senza troppo esaminare i propri difetti...

La tua Teresa non si trova nelle altezze in questo momento, ma Gesù le insegna «a trarre profitto da tutto, dal bene e dal male che trova in sé»3. Egli le insegna a giocare alla banca dell'amore; ma no, piuttosto è Lui che gioca per lei, senza dirle come fa, poiché questo è affar suo e non di Teresa; ciò che riguarda lei è abbandonarsi, donarsi senza riservarsi nulla, neppure la soddisfazione di sapere quanto la banca le renda4. Ma dopo tutto, lei non è il figliol prodigo e non è perciò il caso che Gesù le faccia preparare un banchetto, «poiché lei è sempre con Lui».

Nostro Signore vuol lasciare «le pecore fedeli nel deserto». Come questo mi spiega tante cose!... Egli è sicuro di loro; esse non saprebbero più smarrirsi, poiché sono prigioniere dell'amore. Così Gesù le priva della sua presenza sensibile per dare le sue consolazioni ai peccatori, oppure, se le conduce sul Tabor, è per pochi istanti; la valle è il più delle volte il luogo del suo riposo: «È là che Egli si riposa a mezzogiorno».

Il mattino della nostra [2r°] vita è passato, noi abbiamo goduto delle brezze profumate dell'aurora. Allora tutto ci sorrideva: Gesù ci faceva sentire la sua dolce presenza, ma quando il Sole ha preso forza, il Diletto «ci ha condotte nel suo giardino, ci ha fatto raccogliere la mirra» della prova, separandoci da tutto e da Lui stesso; la collina della mirra ci ha fortificate con i suoi amari profumi, così Gesù ci ha fatto ridiscendere e ora siamo nella valle; Egli ci conduce dolcemente lungo le acque...

Celina diletta, non so bene cosa ti dico, ma mi sembra che riesci a capire, a indovinare quel che vorrei dire. Ah, siamo sempre la goccia di rugiada di Gesù! La felicità, la perfezione è lì!...

Fortunatamente è a te che parlo, poiché altre persone non saprebbero comprendere il mio linguaggio e confesso che esso è vero solo per ben poche anime. In effetti i direttori fanno camminare per la strada della perfezione facendo fare un gran numero di atti di virtù e hanno ragione; ma il mio direttore, che è Gesù5, non m'insegna a contare i miei atti: Egli m'insegna a fare tutto per amore, a non rifiutargli nulla, a essere contenta quando mi dona un'occasione di provargli che l'amo; ma questo avviene nella pace, nell'abbandono6. È Gesù [2v°] che fa tutto e io non faccio nulla.

Mi sento molto unita alla mia Celina, credo che il buon Dio non abbia fatto spesso due anime che si comprendono così bene: mai una nota discordante. La mano di Gesù, che tocca una delle lire, fa vibrare contemporaneamente l'altra... Oh, rimaniamo nascoste nel nostro divino Fiore dei campi finché declinino le ombre! Lasciamo che le gocce di liquore siano apprezzate dalle creature, mentre noi diamo piacere al nostro Giglio. Con gioia continuiamo ad essere la sua goccia, la sua unica goccia di rugiada!... E per questa goccia che l'avrà consolato  durante  l'esilio,  che  cosa  non ci darà mai nella patria?... Ce lo dice Lui stesso: «Chi ha sete venga a me e beva». Così Gesù è e sarà il nostro oceano!... Come il cervo assetato, noi bramiamo quest'acqua che ci è promessa, ma è grande la nostra consolazione d'essere anche noi l'oceano di Gesù, l'oceano del Giglio delle valli!

È solo il tuo cuore che saprà leggere questa lettera, giacché io stessa ho difficoltà a decifrarla. Non ho più inchiostro: sono stata obbligata a sputare nel nostro calamaio per farne un po'... Non c'è da ridere?...

Abbraccio tutta la famiglia, ma soprattutto il mio diletto re, che riceverà un bacio dalla sua Celina da parte della sua regina.

 

Suor Teresa di Gesù Bambino del Volto Santo

rel.carm.ind.

LT 143                                                        A Celina

J.M.J.T.

Gesù †                                                                                            Dal Carmelo, 18 luglio 1893

 

Mia diletta Celina,

Non contavo di rispondere alla tua lettera questa volta1, ma Nostra Madre vuole che io aggiunga due righe alla sua. Quante cose avrei da dirti! Ma poiché non ho che qualche istante, devo innanzitutto assicurare la piccola goccia di rugiada che la sua Teresa la capisce... Dopo aver letto la tua lettera, sono andata all'orazione: prendendo il vangelo ho chiesto a Gesù di suggerirmi un passo per te ed ecco quel che ho trovato: «Considerate il fico e gli altri alberi; quando cominciano ad avere delle foglie tenere, voi giudicate che l'estate è vicina; così pure quando vedrete avvenire queste cose, sappiate che il regno di Dio è vicino». Ho chiuso il libro; ne avevo già letto abbastanza. In effetti, «queste cose» che avvengono nell'anima della mia Celina provano che il regno di Gesù è stabilito nella sua anima...

Adesso io voglio dirti quel che succede nella mia anima; senza dubbio è la stessa cosa che avviene nella tua. Hai detto il vero, Celina: le fresche mattinate2 sono passate per noi; non ci sono più fiori da cogliere, Gesù li ha presi per Sé. Forse un giorno ne farà sbocciare di nuovi; ma in attesa cosa dobbiamo fare? Celina, il buon Dio non mi domanda più nulla... Agli inizi mi chiedeva un'infinità di cose. Per qualche tempo ho pensato che ormai, poiché Gesù non chiedeva niente, occorreva proseguire dolcemente nella pace e nell'amore, facendo soltanto quello che mi chiedeva3. Ma ho avuto una luce: Santa Teresa dice che [v°] occorre tener vivo l'amore4. La legna non è alla nostra portata quando siamo nelle tenebre, nelle aridità; ma non dobbiamo forse gettarvi almeno delle pagliuzze? Gesù è certamente abbastanza potente per tener vivo il fuoco da solo, tuttavia è contento di vederci mettere qualcosa che lo alimenti: è una delicatezza che gli fa piacere e allora Egli getta nel fuoco molta legna. Noi non lo vediamo, ma sentiamo la forza del calore dell'amore. Ne ho fatta l'esperienza quando non sento niente, quando sono incapace di pregare, di praticare la virtù: è allora il momento di cercare delle piccole occasioni, delle cose da niente che fanno piacere, più piacere a Gesù dell'impero del mondo o perfino del martirio sopportato generosamente: per esempio, un sorriso, una parola amabile quando avrei desiderio di non dire nulla o di avere l'aria scontrosa, ecc., ecc.

Mia Celina diletta, capisci? Non è per fare la mia corona5, per guadagnare dei meriti, è per fare piacere a Gesù!... Quando non ho occasioni, almeno voglio dirgli spesso che l'amo. Non è difficile e questo tiene vivo il fuoco, quand'anche potesse sembrarmi spento; in questo fuoco d'amore, vorrei gettare qualcosa e Gesù allora saprebbe ben ravvivarlo.

Celina, ho paura di non aver detto ciò che è più necessario; forse crederai che io faccio sempre quel che dico. Oh no! Non sono sempre fedele, ma non mi scoraggio mai6; mi abbandono nelle braccia di Gesù. La piccola goccia di rugiada sprofonda sempre più nel calice del Fiore dei campi e là ritrova tutto ciò che ha perduto e molto più ancora.

 

La tua sorellina Teresa di Gesù Bambino del Volto Santo

rel.carm.ind.

 

 

LT 144                                                        A Celina

J.M.J.T.

Gesù †                                                                                           Dal Carmelo, 23 luglio 1893

 

Mia cara piccola Celina,

Non sono sorpresa che tu non capisca nulla di ciò che avviene nella tua anima. Un piccolo bambino, solo, in mare, su una barca sperduta in mezzo alle onde tempestose, potrebbe sapere se è vicino o lontano dal porto? Quando il suo occhio contempla ancora la riva da cui è partito, sa quanto ha fatto di cammino; vedendo la terra allontanarsi, la sua gioia infantile non può contenersi. Oh, dice, eccomi presto al termine del mio viaggio! Ma più la spiaggia si allontana, più anche l'oceano sembra vasto. Allora la scienza del piccolo bimbo è ridotta a nulla: non sa più dove va la sua navicella; non conoscendo il modo di governare il timone, l'unica cosa che possa fare è abbandonarsi, lasciare la sua vela garrire secondo il vento...

Mia Celina, la piccola bambina di Gesù è completamente sola in una piccola barca: la terra è scomparsa ai suoi occhi, lei non sa dove va, se avanzi o se torni indietro. La piccola Teresa sa bene, è sicura che la sua Celina è in alto mare: la navicella che la porta naviga a vele spiegate verso il porto; il timone che Celina neppure può scorgere non è senza pilota: Gesù è là che dorme come un tempo nella barca dei pescatori della Galilea. Egli dorme... e Celina non lo vede, poiché la notte è discesa sulla navicella!... Celina non sente la voce di Gesù. Il vento soffia, lei lo sente; e vede le tenebre... e Gesù dorme sempre! Tuttavia [1v°] se Egli si svegliasse solo un istante, non avrebbe «che da comandare al vento e al mare e si farebbe una grande calma»; la notte diverrebbe più chiara del giorno, Celina vedrebbe il divino sguardo di Gesù e la sua anima sarebbe consolata! Ma così Gesù non dormirebbe più e Lui invece è così stanco!... I suoi piedi divini si sono spossati inseguendo i peccatori e, nella navicella di Celina, Gesù si riposa così dolcemente. Gli apostoli gli avevano dato un guanciale: il Vangelo ci riporta questo particolare. Ma nella barchetta della sua sposa diletta nostro Signore trova un altro guanciale molto più dolce: è il cuore di Celina, dove Egli dimentica tutto: è a casa sua!... Non è una pietra che sostiene il suo capo divino (quella pietra cui sospirava durante la sua vita mortale): è un cuore di bambina, è un cuore di sposa. Oh, quant'è felice Gesù! Ma come può essere felice mentre la sua sposa soffre e veglia, e invece Lui dorme così dolcemente? Non sa forse che Celina non vede che la notte, che il suo volto divino le rimane nascosto e talvolta perfino il peso che sente sul suo cuore le sembra gravoso?... Che mistero! Gesù, il piccolo bambino di Betlemme che Maria portava come «un leggero fardello», si rende pesante, così pesante che san Cristoforo se ne stupisce... La sposa dei Cantici, anche lei dice che «il suo Diletto è un mazzetto di mirra e che Egli riposa sul suo seno». La mirra è la sofferenza ed è così che Gesù riposa sul cuore di Celina! E tuttavia Gesù è felice di vederla nella sofferenza; è felice di ricevere tutto da lei durante la notte... Egli aspetta l'aurora e allora, oh, allora che risveglio quello di Gesù!!!

 

Rassicurati, mia diletta Celina, che la tua barca è in alto mare, già forse molto vicina al porto. Il vento del dolore che la spinge è un vento d'amore e questo vento è più rapido del lampo.

[r°tv] Come sono rimasta colpita nel vedere che Gesù ti aveva ispirata l'idea dei piccoli sacrifici! Io glielo avevo chiesto, non contando di scriverti così presto. Mai nostro Signore mi ha finora rifiutato di ispirarti quel che io l'avevo pregato di dirti1. Sempre Egli ci fa le stesse grazie insieme. Io sono perfino obbligata ad avere una coroncina per le pratiche2: l'ho fatta per carità verso una delle mie compagne3: te ne parlerò in modo dettagliato, perché è abbastanza divertente... Sono presa in certe reti che non mi piacciono, ma che mi sono molto utili nello stato d'animo in cui mi trovo4.

 

 

LT 145                                                        A Celina

J.M.J.T.

Gesù †.                                                                                              Dal Carmelo, 2 agosto 93

 

Mia cara piccola Celina,

La tua lettera mi ha colmata di consolazione: la strada per la quale cammini è una strada regale, non è un cammino battuto, ma un sentiero che è stato tracciato da Gesù stesso. La sposa dei Cantici dice che, non avendo trovato il suo Amato nel suo letto, si alzò per cercarlo in città, ma invano; dopo esser uscita dalla città trovò Colui che la sua anima amava! Gesù non vuole che sperimentiamo nel riposo la sua presenza adorabile: Egli si nasconde, si avvolge di tenebre. Non è così che agiva nei confronti della folla dei Giudei, poiché vediamo nel vangelo «che il popolo era rapito non appena Egli parlava». Gesù affascinava le anime deboli con le sue divine parole, cercava di renderle forti per il giorno della prova. Ma quanto fu piccolo il numero degli amici di nostro Signore quando taceva dinanzi ai giudici!... Oh, quale melodia per il mio cuore questo silenzio di Gesù... Egli si fa povero affinché noi possiamo fargli la carità, ci tende la mano come un mendicante affinché nel giorno radioso del giudizio, quando apparirà nella sua gloria, possa farci ascoltare quelle dolci parole: «Venite, benedetti dal Padre mio, poiché ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere, non sapevo dove alloggiare e mi avete dato un asilo, ero in prigione, malato e mi avete soccorso». È Gesù stesso che ha pronunziato queste parole, è Lui che vuole il nostro amore, che lo va mendicando. Si mette, per così dire, alla nostra mercé: non vuole prendere niente senza che glielo doniamo noi, e la più piccola cosa è preziosa ai suoi occhi divini...

[v°] Mia diletta Celina, rallegriamoci della nostra parte: è così bella! Doniamo, doniamo a Gesù! Siamo avare con gli altri, ma prodighe con Lui...

Gesù è un tesoro nascosto, un bene inestimabile che poche anime sanno trovare perché è nascosto e il mondo ama ciò che brilla. Ah, se Gesù avesse voluto mostrarsi a tutte le anime con i suoi doni ineffabili, senza dubbio non ce ne sarebbe una sola che l'avrebbe rifiutato; ma Egli non vuole che lo amiamo per i suoi doni, è Lui stesso che deve essere la nostra ricompensa1.

Per trovare una cosa nascosta, occorre nascondere se stessi2: la nostra vita deve dunque essere un mistero, occorre che

  Is 53,3

  noi rassomigliamo a Gesù, quel Gesù il cui volto era nascosto... «Vuoi imparare qualcosa che ti serve? - dice l'Imitazione -: Desidera essere ignorato e venir considerato un nulla...»3. E altrove: «Dopo aver lasciato tutto, è necessario soprattutto lasciare se stessi»4; «Che l'uno si glori di una cosa, l'altro di un'altra; quanto a te, poni la tua gioia solo nel disprezzo di te stesso»5. Celina mia, quanta pace danno all'anima queste parole!... Tu le conosci; non sai infatti già tutto quello che vorrei dirti? Gesù ti ama con un amore così grande che se tu lo vedessi saresti in un'estasi di felicità che ti darebbe la morte; ma tu non lo vedi e soffri!...

Molto presto Gesù «si alzerà per salvare tutti i miti e gli umili della terra»!...

 

 

LT 146                                                Alla signora Guérin

J.M.J.T.

Gesù †                                                                                               Dal Carmelo, 10 agosto 93

 

Mia cara zia,

Ho visto con piacere che sapeva leggere nel cuore della sua piccola figlia; non voglio tuttavia che la mia bella scrittura perda l'onore di essere ammirata al castello di La Musse! Così sono stata felicissima quando la nostra buona piccola Madre mi ha affidato la dolce missione di rispondere alla sua lettera.

Oh, cara zia, ciascuna delle righe che lei ha scritte mi rivela il suo cuore: è quello [1v°] della più tenera delle Madri, ma anche quello della sua piccola Teresa è un cuore di figlia colmo d'amore e di riconoscenza!...

Chiedo al buon Dio di guarire il mio caro zio1. Veramente mi sembra che questa preghiera non può non essere esaudita, poiché nostro Signore è Lui stesso interessato in questa guarigione. Non è per la sua gloria che il braccio del mio bravo zio non cessa di affaticarsi a scrivere delle pagine ammirevoli che devono salvare le anime e far tremare i demoni?2

Spero che già siamo esaudite e che possiate gustare in pace gli ultimi giorni che vi [2r°] restano da passare nel vostro bel castello3. Come Giovanna deve essere felice di poter gioire a suo piacimento della presenza di Francis, lei che ne avverte così tanto l'assenza a Caen!4 Ho molto pregato perché quella brutta storta scompaia completamente, poiché doveva essere una grossa nube nell'azzurro del cielo della mia Giovanna.

Penso anche alla mia sorellina Maria; mi sembra che da quando ha posto la sua dimora nelle altezze degli alberi5, devo apparirle molto piccola e molto spregevole; avvicinandosi ai Cieli si scoprono meraviglie che non si incontrano nell'[2v°] umile valle. Magari dice che sono cattiva, ma questo non m'impedirà di fare la santa Comunione per sua Altezza il giorno della sua festa!...

Non posso dirle, cara zia, la felicità che provo pensando che il mio caro Papà è in mezzo a voi, colmato di tenerezza e attenzioni. Il buon Dio ha fatto per lui la stessa cosa che per il suo servitore Giobbe: dopo averlo umiliato, lo colma dei suoi favori ed è per vostro mezzo che tutti questi beni e questo affetto gli vengono donati.

Cara zietta, ho ancora molte cose da dirle, ma non ho più spazio e non è rispettoso terminare così [2v°tv] di traverso sul foglio: mi perdoni, cara zia, e comprenda tutte le cose che vorrei scrivere a lei come a tutta la famiglia.

Madre Maria di Gonzaga e la Nostra Madre le dicono mille cose amabili; sono contente pensando che la signora di Virville6 farà conoscenza di voi tutti.

L'abbraccio con tutto il cuore, mia cara zia; e sono sempre la sua rispettosa figlioletta

Teresa di Gesù Bambino

rel.carm.ind.

 

LT 147                                                        A Celina

J.M.J.T.

Gesù †                                                                                               Dal Carmelo, 13 agosto 93

 

Mia cara piccola Celina,

Tutte le noie che hai con la tua domestica1 ci hanno addolorato. La Nostra Madre non contava di mandarti una lettera prima del tuo ritorno, ma è così buona, ama tanto il suo “piccolo Celino” che, sapendolo nella tristezza, vuole dargli una piccola consolazione, permettendo alla tua Teresa di scrivere due righe.

Non sappiamo quel che devi fare a proposito della casa2; bisogna che tu ti rivolga allo zio: prenderemo come buono ciò che egli deciderà. D'altronde te ne parleremo a viva voce. La tua povera domestica è davvero sfortunata ad avere un difetto così spiacevole, soprattutto di essere falsa, ma non potrai forse convertirla come suo marito?3 Per ogni peccato c'è misericordia; e il buon Dio è [1v°] abbastanza potente per donare una coscienza anche alla gente che non ne ha. Pregherò molto per lei: forse al posto suo io sarei ancora meno buona di lei e forse lei sarebbe una grande santa, se avesse ricevuto la metà delle grazie di cui il buon Dio mi ha colmata.

Trovo che Gesù è davvero buono nel permettere che le mie povere letterine ti facciano del bene, ma ti assicuro che non voglio ingannarmi pensando che io c'entri in qualcosa. «Se il Signore non costruisce Lui stesso una casa, lavorano invano coloro che la costruiscono». Tutti i più bei discorsi dei più grandi santi sarebbero incapaci a far scaturire un solo atto d'amore da un cuore di cui Gesù non abbia il possesso. È solo Lui che sa servirsi della sua lira, nessun altro può far vibrare le sue note armoniose, ma Gesù si serve di tutti i mezzi, le creature [2r°] sono tutte al suo servizio ed Egli ama servirsene durante la notte della vita, allo scopo di nascondere la sua presenza adorabile, ma non si nasconde tanto da non lasciarsi intravedere.

In effetti sento bene che spesso mi dà delle luci, non per me ma per la sua colombina esiliata, la sua sposa diletta. Questo è verissimo, ne trovo un esempio anche nella natura. – Ecco una bella pesca4, così rosea e zuccherina che tutti i pasticceri non riuscirebbero ad immaginare un sapore così dolce. Dimmi, mia Celina, è per la pesca che il buon Dio ha creato questo grazioso color rosa così vellutato e gradevole da vedere e da toccare? È sempre per lei che ha consumato tanto zucchero? Ma no: è per noi e non per lei. Ciò che le appartiene, ciò che fa l'essenza della sua vita è il nocciolo: noi possiamo portarle via tutta la sua bellezza senza [2v°] toglierle il suo essere.

Così Gesù si compiace di prodigare i suoi doni ad alcune delle sue creature, ma molto spesso è per attirare a Lui altri cuori e poi, quando il suo scopo è raggiunto, fa sparire questi doni esteriori, spoglia completamente le anime che gli sono più care. Vedendosi in una così grande povertà, queste povere piccole anime hanno paura: sembra loro di non essere buone a nulla, poiché ricevono tutto dagli altri e non possono dare nulla, ma non è così: l'essenza del loro essere lavora in segreto, Gesù forma in loro il germe che deve svilupparsi lassù, nei celesti giardini dei Cieli. Egli si compiace di mostrare loro il loro niente e la sua potenza; pur di raggiungerle si serve degli strumenti più vili per mostrare che è proprio Lui solo che lavora. Egli si affretta a perfezionare la sua opera per il giorno in cui, svanite le ombre, non si servirà più di intermediari, ma di un Faccia a Faccia eterno!

(La Nostra Madre ringrazia Maria della sua letterina, così come M. M. di Gon.: ne sono commosse).

Suor Teresa di Gesù Bambino del Volto Santo

rel.carm.ind.

 

LT 148                                                        A Leonia

J.M.J.T.

Gesù †                                                                                              Dal Carmelo, 13 agosto 93

 

Mia cara Leonia,

  Pensi forse che la tua piccola Teresa ti dimentichi? Oh, no! Conosci troppo bene il suo cuore per pensare questo! Avrei voluto scriverti insieme alla Nostra Madre e a suor Maria del Sacro Cuore, ma c'è stato un malinteso e la loro lettera è partita più presto di quanto credessi. Oggi mi prendo la rivincita e vengo a passare un momentino con te.

  Se tu sapessi, cara sorellina, i ringraziamenti che lancio verso il Cielo per il favore che il buon Dio ti ha accordato! [1v°] Finalmente i tuoi desideri sono soddisfatti: come la colomba uscita dall'arca, Gen 8,8-9 tu non potevi trovare sul terreno del mondo dove posare il piede; hai volato a lungo cercando di rientrare nella dimora benedetta dove il tuo cuore aveva fissato per sempre il suo soggiorno. Gesù si è fatto aspettare, ma alla fine i gemiti della sua colomba l'hanno commosso: ha steso la sua mano divina e, prendendo la sua fidanzata, l'ha posta sul suo cuore, nel tabernacolo del suo amore.

  Adesso è dunque realizzata la predizione della nostra santa zia1: la figlia della beata Margherita Maria2 è alla Visitazione e sarà per sempre la sposa di nostro Signore.

  Oh, senza dubbio, la mia gioia è tutta spirituale perché ormai non dovrò più rivedere quaggiù la mia cara Leonia, non dovrò più sentire la sua voce, né effondere il mio cuore nel suo. Ma so che la terra è il [2r°] luogo del nostro esilio: siamo delle viaggiatrici che camminiamo verso la nostra patria. Che importa se la strada che seguiamo non è la stessa, se poi l'unica meta sarà il Cielo? È là che saremo riunite per non lasciarci più; è là che gusteremo eternamente le gioie della famiglia, ritroveremo il nostro amato Padre che sarà circondato di gloria e d'onore per la sua perfetta fedeltà e soprattutto per le umiliazioni di cui è stato abbeverato; noi vedremo la nostra buona mamma che si rallegrerà delle prove che furono la nostra eredità durante l'esilio della vita; gioiremo della sua felicità contemplando le sue cinque figlie religiose e formeremo, con i quattro angioletti che ci aspettano lassù, una corona che cingerà per sempre la fronte dei nostri amatissimi genitori.

  Cara sorellina, vedi la parte che prendo alla tua gioia! Io so [2v°] che è davvero grande, ma so anche che i sacrifici non mancano di accompagnarla; senza di loro la vita religiosa sarebbe meritoria? No, certamente! Sono anzi le piccole croci ad essere tutta la nostra gioia; esse sono più ordinarie delle grandi e preparano il cuore a riceverle quando sarà la volontà del nostro buon Maestro.

  Ti prego, mia cara Leonia, di voler presentare il mio rispettoso saluto alla tua Reverenda Madre, per la quale ho conservato un affetto tutto filiale dal giorno in cui ho avuto l'onore di conoscerla.3 Io non sono forse un po' della sua famiglia, dato che tu sei sua figlia e io la tua indegna sorellina?

  Anche la Nostra Madre, Madre Maria di Gonzaga e suor Maria del Sacro Cuore salutano devotamente la Superiora e inviano alla loro cara Leonia i migliori auguri di felicità.

  Non dimenticare nelle tue preghiere, cara sorella, la più piccola delle Carmelitane che ti è tanto unita nel cuore della santa Vergine.

Suor Teresa di Gesù Bambino del Volto Santo

rel.carm.ind.

 

LT 149                                                         A Celina

Gesù †                                                                                                      [20 (?) ottobre 1893]

J.M.J.T.

Mia Celina diletta,

  È a Gesù che affido l'incarico di far festa per me alla mia piccola sorella Maria del Volto Santo!...1 È Gesù che deve essere il nostro divino intermediario. Lui solo ha il diritto di penetrare nel santuario del cuore della sua sposa. Oh, sì, Lui e solo Lui ascolta quando nulla ci risponde.2 Solo Lui dispone gli avvenimenti della nostra vita d'esilio, è Lui che talvolta ci presenta il calice amaro. Ma noi non lo vediamo: Egli si nasconde, cela la sua mano divina e non possiamo scorgere che le creature, per cui soffriamo dato che la voce del nostro Diletto non si fa udire e quella delle creature sembra incapace di comprenderci...

  Sì, la pena più amara è quella di non essere compresa... Ma questa pena non sarà mai quella di Celina né di Teresa, mai, poiché i loro sguardi vedono più in alto della terra: esse si innalzano al di sopra del creato; più Gesù si nasconde e più esse sentono che Gesù è accanto a loro. Nella sua delicatezza squisita, egli cammina davanti, scostando le pietre della strada, allontanando i rettili; e questo non è ancora nulla: fa risuonare nelle nostre orecchie voci amiche: queste voci ci avvertono di non camminare con troppa sicurezza!... E perché? Non è stato Gesù stesso a tracciare la nostra strada? Non è Lui che ci illumina e si rivela alle nostre anime?... Tutto ci porta verso di Lui e i fiori che crescono ai margini del cammino non seducono [1v°] i nostri cuori:3 noi li guardiamo, li amiamo poiché ci parlano di Gesù, della sua potenza, del suo amore, ma le nostre anime restano libere. Perché turbare così la nostra dolce pace? Perché temere la tempesta quando il cielo è sereno?...

  O Celina, mia diletta Celina, non sono i precipizi che dobbiamo evitare: siamo nelle braccia di Gesù e se delle voci amiche ci consigliano di aver timore è proprio il nostro Diletto che lo vuole. E perché?... Ah, nel suo amore, Egli sceglie per le sue spose lo stesso cammino che ha scelto per Sé... Vuole che le gioie più pure si cambino in sofferenze in modo che, non avendo per così dire neppure il tempo di respirare a proprio agio, il nostro cuore si rivolga verso di Lui che solo è il nostro Sole e la nostra gioia.

  I fiori della strada sono i piaceri puri della vita, non vi è alcun male a goderne. Ma Gesù è geloso Es 34,14 delle nostre anime: Egli desidera che per noi tutti i piaceri siano mescolati d'amarezza! E tuttavia i fiori della strada conducono al Diletto, ma non è la strada diritta; è la lastra o lo specchio che riflette il Sole, ma non è il Sole!... Io non dico alla mia Celina diletta quel che vorrei dirle, mi spiego così male!... Forse lei capirà già con mezze parole: Gesù è così abile a fare le commissioni della sua povera Teresa!...

  C'è nel Cantico dei Cantici un passo che si adatta perfettamente alla povera piccola Celina esiliata: «Che vedete nella sposa se non dei cori musicali in un campo di armati?». Ct 7,1 Oh, sì, la vita della mia Celina è proprio un campo di battaglia. Povera piccola Colomba, essa geme sui bordi dei fiumi di Babilonia e come potrebbe cantare i cantici del Signore [2r°] in una terra straniera?... Sal 136,1-4 E tuttavia bisogna che canti. Occorre che la sua vita sia una melodia (un coro di musica). È Gesù che la tiene prigioniera, ma Egli è al suo fianco!... Celina è la piccola lira di Gesù...4 Ma un concerto è completo quando nessuno canta? Poiché Gesù suona, non è dunque necessario che Celina canti? Quando la melodia sarà triste, ebbene, lei canterà il cantico dell'esilio, e quando la melodia sarà gioiosa, la sua voce farà risuonare gli accenti della Patria... Tutto quel che avverrà, tutti gli avvenimenti della vita non saranno che rumori lontani che non faranno vibrare la piccola lira; solo Gesù ha il diritto di posarvi le sua dita divine; le creature sono dei gradini, degli strumenti, ma è la mano di Gesù che conduce tutto. Non bisogna vedere altro che Lui, in tutto!

  Io non posso pensare senza emozione alla cara piccola santa Cecilia. Che modello per la piccola lira di Gesù!... In mezzo al mondo, immersa in pieno tra tutti i pericoli, nel momento di essere unita ad un giovane pagano avido solo di amore profano, mi sembra che Cecilia avrebbe dovuto tremare e piangere... Ma no: ascoltando il suono degli strumenti che celebravano le sue nozze Cecilia cantava nel suo cuore!...5 Che abbandono!... Lei sentiva senza dubbio melodie diverse da quelle della terra: il suo Sposo divino cantava anche Lui; gli angeli facevano risuonare nel cuore di Cecilia il suono dei loro celesti concerti... Essi cantavano come [2v°] in altri tempi accanto alla culla di Gesù: «Gloria a Dio nel Cielo e Pace sulla terra alle anime di buona volontà». Lc 2,14 La gloria di Dio! Oh, Cecilia comprendeva che il suo Sposo divino aveva sete di anime e lei bramava già quella del giovane romano, che sognava solo la gloria della terra: presto lei ne farà un martire e moltitudini cammineranno sulle sue tracce. Ella non teme, perché gli angeli hanno cantato: «Pace alle anime di buona volontà». Sa che Gesù è obbligato a custodirla, a proteggere la sua verginità: e così che ricompensa!...

  Sì, è bella la casta generazione delle anime vergini! Sap 4,1 La Chiesa lo canta spesso e questa parola è vera ancora oggi, come al tempo della vergine Cecilia!...

  O mia diletta Celina, che piacere ricava Gesù dalla sua piccola Lira! Ne trova così poco nel mondo! Lascia che si riposi accanto a te, non stancarti di cantare, perché Gesù non si stanca mai di suonare... Un giorno, lassù nella patria, vedrai i frutti delle tue fatiche. Dopo aver sorriso a Gesù in mezzo alle lacrime, godrai delle irradiazioni del suo Volto divino e Lui suonerà ancora sulla sua piccola Lira: suonerà per l'eternità nuove melodie che nessuno potrà cantare, eccetto Celina!

 

LT 150                                                Alla signora La Néele

J.M.J.T.

Gesù †                                                                                              Dal Carmelo, 22 ottobre 93

Mia cara Giovanna,

  Tocca a me farti le scuse, poiché sono davvero in ritardo nel ringraziarti di tutti i tuoi piccoli regali,1 ma avevo una certa speranza di dirti a voce la mia riconoscenza ed è per questa ragione che ho tardato a scriverti.

  Oh, no, non ho avuto il cattivo pensiero che la mia sorellina mi dimenticasse, ma trovavo del tutto naturale che si accontentasse di fare una preghiera per la sua piccola Teresa, [1v°]: e così mi sono commossa più di quanto non riuscirei a dire ricevendo la tua amabile lettera. Gli auguri del mio caro cugino mi sono stati molto graditi. Infine i vasi di marmellata hanno portato al colmo tutte le vostre delicatezze per me! La Nostra Madre santa Teresa era così riconoscente che diceva scherzosamente «che le si conquistava il cuore con una sardina».2 Che avrebbe detto se avesse conosciuto Francis e Giovanna?

  Ma il Cielo non è così lontano dalla terra perché ella non possa vederli e benedirli. Io ho perfino la convinzione che prediliga partico[2r°]larmente la mia cara Giovanna.

  La nostra santa Madre aveva anche lei una sorella di nome Giovanna e, leggendo la sua vita, sono stata molto colpita nel vedere con quale tenerezza vegliasse sui suoi nipotini. Così, senza lasciare da parte la buona sant'Anna,3 mi rivolgo a santa Teresa per ottenere, per sua intercessione, di essere anch'io4 zia. Non dubito che mi esaudisca mandando alla mia cara piccola Giovanna una famiglia benedetta che darà alla Chiesa grandi Santi e grandi Sante.5

  Il ritardo non mi scoraggia, poiché so che occorre [2v°] tempo alla corte di Roma per fare dei Santi e io non posso prendermela col buon Dio che mette tutte le sue attenzioni e il suo amore nella preparazione delle piccole anime che un giorno affiderà alla mia Giovanna.

  Te ne supplico, sorellina mia, rivolgi una preghiera a Santa Teresa: sono sicura che sant'Anna ne sarà felice; l'unione fa la forza e insieme ci otterranno la grazia che sollecitiamo.

  Ti prego, mia cara Giovanna, di essere mia interprete presso Francis per ringraziarlo dei suoi cari auguri e ti abbraccio di cuore con tutta la tenerezza di una sorellina.

Teresa di Gesù Bambino

rel.carm.ind.

 

  [2v°tv] La Nostra Madre e suor Maria del Sacro Cuore vi inviano mille tenerezze e non smettono di pregare affinché i desideri della loro cara piccola Giovanna siano pienamente esauditi.

 

LT 151                                                       A Leonia

J.M.J.T.

Gesù †                                                                                           Dal Carmelo, 5 novembre 93

Mia cara Leonia,

  Sono tutta contenta della tua felicità: le tue care letterine sono per me una vera gioia. Vedo in esse, senza possibilità di dubbio, che sei proprio là dove il buon Dio ti vuole.

  Davvero, come è stato buono il Signore con la nostra famiglia! Egli non ha permesso che nessun mortale divenisse lo sposo di una sola di noi.

  Abbiamo da poco finito di ascoltare un bel ritiro che ci ha preparate alla [1v°] festa della nostra Santa Madre Teresa. Il bravo Padre1 ci ha parlato soprattutto dell'unione con Gesù e della bellezza della nostra vocazione. Ci ha mostrato tutti i vantaggi della vita religiosa, in particolare della vita contemplativa. Ci ha offerto un paragone che mi ha colpita: «Vedete, — ci diceva — come si sviluppano di traverso le querce delle nostre campagne: fanno crescere rami a destra, a sinistra: nulla le ferma e così non arrivano mai ad una grande altezza. Al contrario, guardate le querce delle foreste, che sono pressate da ogni parte: esse non vedono la luce se non dall'alto, così il loro tronco è privo di tutti quei rami irregolari, [2r°] che gli sottraggono la linfa necessaria per crescere in altezza. Vede solo il Cielo, e così tutta la sua forza si volge in questa direzione, e presto raggiunge un'altezza prodigiosa. Nella vita religiosa, l'anima come la giovane quercia si trova stretta da tutti i lati dalla sua regola, tutti i suoi movimenti sono ostacolati, contrastati dagli alberi della foresta... Ma ha la luce quando guarda il cielo: là soltanto può riposare la sua vista e mai in questa direzione deve temere di salire troppo in alto».

  Cara sorellina, credo di farti piacere parlandoti di queste cose: la nostra felicità è di parlare degli affari dell'anima, d'immergere i nostri [2v°] cuori nell'infinito!...

  Ti chiedo perdono di inviarti delle lettere scritte così male, ma vedi, sorellina diletta, preferisco lasciar correre la penna seguendo il mio cuore piuttosto che abbellire le mie frasi e inviarti una pagina di calligrafia.

  Ti prego di porgere i miei rispettosi ossequi alla Reverenda Superiora.

  Non dimenticarmi nelle tue preghiere: pensami, accanto a Gesù, così come io ti penso.

  Ti lascio, mia cara Leonia, restandoti ben unita nel Cuore del nostro Sposo divino.

  La tua indegna sorellina,

Suor Teresa di Gesù Bambino del Volto Santo

rel.carm.ind.

 

LT 152                                               Alla signora Guérin

J.M.J.T.

Gesù †                                                                                         Dal Carmelo, 17 novembre 93

Mia cara zia,

  Com'è dolce per la sua piccola Teresa venire ogni anno a presentarle gli auguri per la sua festa!

  Non ho, però, nulla di nuovo da dirle: già da molto tempo lei sa quanto l'amo. Cara zietta, ridicendole ancora questo, non temo di annoiarla e le dico la ragione che mi fa pensare così. Quando sono vicina al tabernacolo non so dire che una cosa sola a Nostro Signore: «Mio Dio, tu [1v°] sai che ti amo». Gv 21,15 E sento che la mia preghiera non stanca Gesù, poiché egli conosce la debolezza della sua povera piccola sposa, Egli si accontenta della sua buona volontà. So bene che il buon Dio ha effuso qualcosa dell'amore di cui il suo Cuore trabocca nel cuore delle madri! E colei a cui mi rivolgo ha ricevuto in così grande misura l'amore materno che non posso temere di sentirmi incompresa!...

  D'altronde la mia incapacità non durerà eternamente: nella patria celeste potrò dire alla mia diletta zia molte cose che non si possono esprimere con parole umane.

  Nell'attesa, chiedo a nostro Signore di lasciare molto, molto a lungo sulla terra colei che [2r°] sa lavorare così bene per la sua gloria e desidero che veda «i figli dei suoi nipoti».1 Sal 127,6 Forse la mia sorellina Giovanna sorriderebbe se leggesse queste righe, ma io ho molta più fiducia di lei e aspetto «il grande Santo e il grande Pontefice»,2 seguito da un grande numero di altri angioletti.

  Mia cara zia, domani farò la Santa Comunione per lei ed anche per la signora Fournet: penso molto spesso a lei e prego Nostro Signore di conservagliela ancora per molto tempo.

  Carissima zia, la prego di abbracciare per me il mio buon zio che incarico, come anche le mie sorelline, di colmarla da parte mia delle più tenere carezze.

  Il suo piccolo Beniamino, che è fiero del proprio titolo.

Suor Teresa di Gesù Bambino

rel.carm.ind.

 

LT 153                                                  Al signor Guérin

[Dicembre (?) 1893]

J.M.J.T.

Mio caro zio,

  La Nostra Madre va molto meglio,1 ma è molto debole, nonostante ella dica il contrario.

  Grazie, grazie di tutte le cure opportune che le prodiga. Spero che sarà molto obbediente: sarebbe davvero un male non obbedire ad uno zio così paterno!...

  Madre Maria di Gonzaga è molto commossa dalle sue attenzioni: ringrazia, mentre prodiga tutte le sue materne premure alla cara piccola Priora.

  [v°] Mi perdoni, caro zio; vado tanto in fretta che non so cosa le dico, ma spero che lei indovinerà la nostra riconoscenza. Noi preghiamo molto per la signora Fournet.

  L'abbraccio insieme alla zia, a nome delle sue tre piccole carmelitane.

Suor Teresa di Gesù Bambino

rel.carm.

 

LT 154                                                       A Leonia

J.M.J.T.

Gesù                                                                                          Dal Carmelo, 27 dicembre 1893

Mia cara Leonia,

  Sono felice di porgerti i miei auguri per il '94. L'augurio che formulo accanto alla culla di Gesù è di vederti molto presto rivestita della santa livrea della Visitazione. Dico vederti, ma so che non avrò questa felicità che in Cielo. Che gioia allora ritrovarci, dopo l'esilio della vita!

  Quante cose da dirci! Quaggiù la parola è impotente, ma lassù un solo sguardo basterà per capirci e credo che la nostra felicità sarà ancora più grande che se non fossimo state separate.

  La tua cara letterina mi ha fatto molto piacere: vedo che sei veramente [v°] felice e non dubito che il buon Dio ti faccia la grazia di restare per sempre nell'arca santa. In refettorio leggiamo la vita della Santa de Chantal: per me è una vera consolazione ascoltarla: e mi avvicina ancora di più alla cara Visitazione che amo tanto, e inoltre vedo l'intima unione che è sempre esistita tra lei e il Carmelo. Questo mi fa benedire il Buon Dio di aver scelto questi due ordini per la nostra famiglia. La santa Vergine è veramente Madre nostra, infatti i nostri monasteri le sono dedicati in un modo del tutto speciale.

  Cara sorellina, non dimenticare di pregare per me durante il mese del caro piccolo Gesù; chiedigli che io resti sempre piccola, molto piccola! Io gli farò per te la stessa preghiera, poiché conosco i tuoi desideri e so che l'umiltà è la tua virtù preferita.

  Non dimenticare, mia cara Leonia, di porgere i miei rispettosi ossequi alla tua venerata Madre e credi all'affetto sincero dell'ultima e più piccola delle tue sorelle.

Teresa di Gesù Bambino del Volto Santo

rel.carm.ind.

 

LT 155                                  Al signor e alla signora Guérin

J.M.J.T.

Gesù †                                                                                        Dal Carmelo, 29 dicembre 1893

Mio caro zio e mia cara zia,

  Ho solo qualche minuto per farvi i miei auguri di buon anno. Nostra Madre mi ha appena detto che la sua lettera deve essere portata domani mattina. Ma non ho bisogno di molto tempo per ridire ai miei cari parenti gli auguri che il mio cuore formula per la loro felicità. Vorrei, se fosse possibile, che il nuovo anno riservasse loro solo consolazioni. Ma ahimé, il buon Dio che conosce [1v°] le ricompense che riserva ai suoi amici, 1Cor 2,9 ama spesso far loro guadagnare i suoi tesori per mezzo di sacrifici. La nostra santa Madre Teresa diceva sorridendo a nostro Signore queste parole così vere: «Mio Dio, non sono meravigliata che abbiate così pochi amici, li trattate così male!»1

  Tuttavia, nel mezzo stesso delle prove che manda, il Buon Dio è pieno di delicatezza. La malattia del mio caro Papà ne è una prova evidente. Questa croce era la più grande che potessi immaginare ma, dopo avercene fatto gustare l'amarezza, Nostro Signore è venuto ad addolcire, attraverso le mani dei nostri cari [2r°] parenti, il calice di dolore che ci aveva presentato e che mi aspettavo di bere fino alla feccia!...

  Caro zio e cara zietta, se sapeste quanto il cuore della vostra piccola Teresa è riconoscente e colmo d'affetto!... Non posso dirvi tutto quel che vorrei: è già l'ora del Mattutino... Perdonatemi il tono sconclusionato della lettera e la mia scrittura da gallina...2 Guardate soltanto il cuore della vostra figlia.

Teresa di Gesù Bambino

rel.carm.ind.

 

  Vi prego di presentare alla Signora Fournet gli auguri più sinceri da parte della sua figlioletta.

 

LT 156                                            A Madre Agnese di Gesù

[21 gennaio 1894]

J.M.J.T.

Il sogno di Gesù Bambino1

 

  Giocando con i fiori che la sua diletta sposa gli ha portato all presepe, Gesù pensa a quello che farà per ringraziarla. Lassù, nei giardini Celesti, gli angeli, servitori del Bambino Divino, intrecciano già le corone che il suo cuore ha riservate per la sua diletta.

  Intanto è arrivata la notte. La luna manda il suo raggio argentato e il dolce Bambino Gesù si addormenta... La sua piccola mano non lascia i fiori che l'hanno rallegrato durante la giornata e il suo cuore continua a sognare la felicità della sua diletta sposa.

  All'improvviso, Egli intravede in lontananza degli oggetti strani che non hanno alcuna somiglianza con i fiori primaverili. Una croce!... Una lancia!... Una corona di spine!... Mt 27,29 Ma tuttavia il Bambino Divino non trema. Ecco ciò che sceglie per mostrare alla sua sposa quanto l'ama!... Ma non è ancora abbastanza: il suo volto infantile e così bello, lo vede sfigurato, sanguinante!... irriconoscibile!... Is 53,3 Gesù sa bene che la sua sposa Lo riconoscerà sempre, che sarà al suo fianco, mentre tutti l'abbandoneranno; così il Bambino Divino sorride a questa immagine insanguinata, sorride inoltre al calice colmo del vino che fa germinare i vergini. Zc 9,17 Sa che nella sua Eucaristia gli ingrati lo abbandoneranno, ma Gesù pensa all'amore della sua sposa, alle sue delicatezze. Vede i fiori delle sue virtù che profumano il Santuario e Gesù Bambino continua a sonnecchiare dolcemente... Ct 4,6 Aspetta che le ombre declinino, che la notte della vita sia sostituita dal giorno radioso dell'eternità!

  Sarà allora che Gesù renderà alla sua diletta sposa i fiori che lei gli ha donati consolandolo sulla terra. Sarà allora che volgerà verso di lei il suo Volto Divino tutto raggiante di gloria e che farà gustare eternamente alla sua sposa la dolcezza ineffabile del suo bacio divino!!!...

 

  [v°] Madre mia amatissima,

 

  Ha appena letto il sogno che la sua figliola voleva rappresentare per la sua festa. Ma, ahimé, solo il suo pennello d'artista avrebbe potuto dipingere un così dolce mistero... Spero che guarderà solo alla buona volontà di colei che sarebbe tanto felice di farle piacere.

  È lei, Madre mia, sono le sue virtù che ho voluto rappresentare attraverso i fiorellini che Gesù stringe sul suo cuore. I fiori sono proprio per Gesù solo! Sì, le virtù della mia amatissima Madre resteranno sempre nascoste con il piccolo Bambino del presepe, tuttavia, nonostante l'umiltà che vorrebbe nasconderle, il profumo misterioso che si sprigiona da questi fiori mi fa già presentire le meraviglie che vedrò un giorno nella Patria eterna, quando mi sarà permesso di contemplare i tesori di tenerezza che lei adesso prodiga a Gesù.2

  O Madre mia, lei lo sa; mai potrò dirle tutta la mia riconoscenza per avermi guidata come un angelo dei Cieli3 in mezzo ai sentieri della vita! È lei che mi ha insegnato a conoscere Gesù, ad amarlo. Adesso che lei è mi è due volte Madre, oh, mi conduca sempre verso il Diletto, m'insegni a praticare la virtù, affinché in Cielo io non sia posta troppo lontano da lei ed ella possa riconoscermi per sua figlia e sua piccola sorella!.

Teresa di Gesù Bambino del Volto Santo

rel.carm.ind.

 

LT 157                                                           A Celina

 [Marzo o maggio 1894]

J.M.J.T.

 

  I codfiches1 hanno procurato molto piacere alla Nostra Madre. Ella vorrebbe scrivere due righe per ringraziare il suo diletto “Celino”, ma non può. È anche molto felice della lettera di Maria.2

  Che la piccola esiliata sia triste senza essere triste, poiché, se le tenerezze delle creature non sono concentrate su di lei, la tenerezza di Gesù è tutta quanta concentrata su di lei. Ora che Celina è senza asilo,3 Gesù, è ben alloggiato, Lui! Ed è contento di veder errare la sua diletta sposa: questo Gli piace! Perché? Io non ne so nulla! È il segreto di Gesù, ma credo che Egli prepari delle cose davvero belle nella sua piccola casa... Ha tanto da lavorare che sembra dimenticare la sua povera Celina! Ma no! Senza esser visto da lei, la guarda dalla finestra. Ct 2,9 Si compiace di vederla nel deserto, con nessun'altra funzione che amare4 soffrendo, senza neppure sentire che ama!...

  Gesù sa bene che la vita non è che un sogno: così si rallegra nel vedere la sua sposa piangere sulla riva del fiume di Babilonia! Sal 136,1 Molto presto verrà il giorno in cui Gesù prenderà la sua Celina per mano e la farà entrare nella sua piccola casa che sarà divenuta un [v°] palazzo eterno!... E allora dirà: «Ora è il mio turno». Tu mi hai donato sulla terra il solo asilo al quale ogni cuore umano non vuole rinunciare, ossia te stessa: ora io ti do per dimora la mia sostanza eterna,5 cioè «Me stesso»: ecco la tua casa per tutta l'eternità. Durante la notte della vita sei stata errante e solitaria; ora avrai un compagno, e sono Io, Gesù, tuo sposo, tuo amico, cui tu hai sacrificato tutto: sarò quel compagno che deve colmarti di gioia nei secoli dei secoli!...

 

LT 158                                                        A Leonia

Gesù †                                                                                                            [Marzo (?) 1894]

J.M.J.T.

Mia cara Leonia,

  Non posso dirti la mia felicità nell'apprendere che sei stata ammessa alla vestizione! Capisco quanto devi essere felice e partecipo profondamente alla tua gioia.

  Cara sorellina, come il Buon Dio ha ben ricompensato i tuoi sforzi! Mi ricordo quel che mi dicevi in parlatorio, prima del tuo ingresso nell'arca santa. Gn 7,13 Non ti importava nulla di restare sempre l'ultima, di prendere l'abito senza cerimonia... Era Gesù solo che cercavi e per Lui rinunciavi ad ogni consolazione. Ma come ci ripeteva spesso il nostro caro Padre: «Il buon Dio non si lascia mai vincere [1v°] in generosità». Così non ha voluto che tu fossi privata della felicità di diventare pubblicamente la sua Fidanzata, in attesa che tu fossi la sua Sposa. Mi sembra che gli anni d'esilio che hai trascorsi nel mondo siano serviti a rivestire la tua anima di una veste preziosa per il giorno del tuo fidanzamento. Alle tristi giornate d'inverno sono seguiti per te i giorni radiosi della primavera e Gesù ti dice, come alla sposa dei cantici: «Ormai l'inverno è passato, le piogge sono finite. Alzati, mia diletta, mia colomba e vieni... Ct 2,11.10 Ecco io sono alla porta, aprimi sorella mia, mia amica, poiché il mio Volto è pieno di rugiada e i miei capelli delle gocce della notte». Ct 5,2 Da molto tempo sospiravi la visita di Gesù e gli dicevi come la sposa: «Chi mi concederà, mio Diletto, di trovarti da solo fuori, Ct 8,1 affinché possa darti un bacio e, in avvenire [2r°], nessuno mi disprezzi?...»

  Eccolo finalmente questo giorno tanto desiderato!... Cara sorellina, tu non avevi ancora incontrato Gesù dinanzi al mondo, ma dopo averlo cercato con grande sollecitudine, eccolo venire Lui stesso a te. Contavi di trovarlo da solo fuori, ma lui desidera darti un bacio davanti a tutti, affinché nessuno ignori «che egli ha posato il suo sigillo sulla tua fronte e che tu mai accoglierai altro amante che Lui».1

  Mia cara Leonia, dimenticavo di ringraziarti della lettera: è da lì che avrei dovuto cominciare, ma tu capisci, ne sono certa, che è la gioia che provo per la tua grande felicità che, sola, mi ha fatto commettere questa dimenticanza.

  Spero che i tuoi desideri siano presto esauditi e che il vostro buon cappellano guarisca prontamente. [2v°] Ti prego, mia cara Sorellina, di porgere il mio rispettoso saluto alla tua buona e Venerata Madre.2 Sono come te molto felice che sia lei a darti il Santo Abito.

  Ti lascio, rimanendo molto unita a te nel divin Cuore di Gesù.

  La tua indegna sorellina

Suor Teresa di Gesù Bambino del Volto Santo

rel.carm.ind.

 

LT 159                                           A Celina Maudelonde

J.M.J.T.

Dal Carmelo, 26 marzo 1894

Mia cara piccola Celina,

  Avrei voluto poter rispondere più presto alla sua lettera che mi ha suscitato tanta gioia; la Quaresima me l'ha impedito, ma adesso ecco il tempo pasquale e io posso dire alla mia cara cuginetta1 che prendo parte alla sua felicità.2

  La grande pace che prova è per me un segno molto chiaro della volontà del buon Dio, poiché è solo Lui che può riversarla nella sua anima e la felicità che lei gusta sotto il suo sguardo divino non può venire che da Lui. [1v°] Cara piccola Celina, non posso testimoniarle il mio affetto come farei se fossi ancora nel mondo, tuttavia esso non è per questo meno vivo, al contrario sento che nella solitudine le sarò più utile che se avessi la consolazione di esserle vicino. Le grate del Carmelo non sono fatte per separare dei cuori che si amano in Gesù, ma servono piuttosto a rendere più forti i legami che li uniscono.

  Mentre lei seguirà il cammino che il buon Dio le ha tracciato, io pregherò per la mia Celina, la compagna della mia infanzia; domanderò per lei che tutte le sue gioie siano così pure che lei possa sempre gustarle sotto lo sguardo di Dio. [2r°] Chiederò soprattutto che gusti la gioia incomparabile di ricondurre un'anima a Nostro Signore e che quest'anima sia quella che molto presto dovrà essere una cosa sola con la sua.

  Non dubito che questa grazia le sarà presto accordata e sarei felice che le mie deboli preghiere vi contribuissero almeno un poco.

  Spero che la mia cara piccola Elena adesso sia ormai guarita: il momento per essere malata sarebbe davvero scelto male!... La prego di abbracciarla forte forte per me ed è lei che incarico di dare alla mia amata Celina tutti i più teneri baci. Sono sicurissima che non potrei scegliere di meglio per adempiere questa dolce missione.

  Madre Maria di Gonzaga fa un tutt'uno con le sue tre cugine del Carmelo per rallegrarsi [2v°] della sua felicità; la pregano, mia cara piccola Celina, di presentare i loro rispettosi saluti al Signor e alla Signora Maudelonde.

  La lascio, mia amata Celina, restandole sempre fortemente unita col cuore.

  La sua cuginetta che l'amerà per tutta la vita e non smetterà di pregare per la sua felicità,

Suor Teresa di Gesù Bambino

rel.carm.ind.

 

(P.S.) Poiché la Madre Priora del Carmelo di Saigon3 ci ha mandato un gran numero di oggetti cinesi, e tra gli altri un delizioso mobiletto da salotto, la Nostra Madre ha pensato di utilizzarli per una lotteria a vantaggio della nostra comunità. I biglietti costano mezzo franco ciascuno e li offriamo a tutte le persone amiche del nostro Carmelo. Se ne desidera qualcuno saremo felici di inviargliene.

 

LT 160                                         A suor Maria-Aloysia Vallée

J.M.J.T.

Gesù †                                                                                                                   3 aprile 1894

Mia carissima Sorella,

  Sono incapace di dirle quanto mi ha commosso la sua amabile lettera. Era già una grande felicità per me sapere che il quadro del piccolo Gesù le aveva fatto piacere:1 ero ricompensata al di là di tutte le mie speranze. Cara zia,2 mi permetta di darle ancora questo nome, è proprio a lei che pensavo meditando il regalo che volevo offrire alla nostra reverenda Madre, per la sua prima festa da Priora.

  Sapevo bene che sarebbe stata felice di inviarle un ricordino, così io mettevo tutto il mio cuore nel comporre «Il [1v°] sogno di Gesù Bambino». Ma ahimé, giacché il mio inesperto pennello non ha saputo riprodurre quel che la mia anima aveva sognato, ho bagnato con le mie lacrime la candida veste del mio piccolo Gesù, il che non ha certo fatto discendere un raggio celeste sul suo piccolo volto!... Allora nel mio dispiacere, mi sono ripromessa di non dir nulla del pensiero che mi aveva fatto intraprendere quel lavoro. In effetti fu solo vedendo l'indulgenza della nostra buona Madre che le confidai il mio piccolo segreto. Lei ha proprio voluto considerare il cuore e l'intenzione, piuttosto che l'arte della sua figliola e, con mia grande gioia, il mio piccolo Gesù è andato, per me, a fare la conoscenza della mia buona zia di Le Mans. Ho dipinto questo Bambino divino in [2r°] modo da mostrare come si comporta nei miei confronti... In effetti Egli dorme quasi sempre... Il Gesù della povera Teresa non la carezza così come Egli carezzava la sua Santa Madre. Ciò è molto naturale, poiché la figlia è così indegna della Madre!... Tuttavia gli occhietti chiusi di Gesù parlano molto alla mia anima e, poiché Egli non mi accarezza, mi sforzo io di fargli piacere. So bene che il suo cuore veglia sempre Ct 5,2 e che, nella patria dei Cieli, si degnerà di aprire i suoi occhi divini. È allora che, vedendo Gesù, avrò anche la gioia di contemplare accanto a Lui le mie buone Madri della Visitazione; spero proprio che esse vorranno riconoscermi per loro figlia. In realtà, non mi sono forse Madri coloro che hanno formato i cuori dei due Angeli visibili che mi hanno fatto da [2v°] vere Madri?3

  Mi ricordo perfettamente del mio viaggio alla Visitazione di Le Mans all'età di tre anni;4 l'ho rifatto molte volte con il cuore e la grata del Carmelo non è un ostacolo che mi impedisce di visitare spesso la mia cara zia e tutte le venerate Madri che vogliono amare, anche senza conoscerla, la piccola Teresa di Gesù Bambino.

  La prego, mia buona zia, di pagare il debito di riconoscenza della sua piccola nipote, ringraziando per lei la sua reverenda Madre e tutte le sue care consorelle, in particolare suor Joseph de Sales5 il cui affettuoso ricordo mi ha molto commossa.

  Mia carissima zia, le vorrei parlare ancora a lungo, ma sono alla fine del foglio e mi trovo obbligata a lasciarla, chiedendole perdono!...

Suor Teresa di Gesù Bambino

sua indegna nipotina

 

LT 161                                                        A Celina

J.M.J.T.

Gesù                                                                                                                     26 aprile 1894

Cara piccola Lira di Gesù,

  Per cantare i tuoi 25 anni ti mando una piccola poesia1 che ho composta pensando a te...

  Celina, sono sicura che arrivi a capire tutto quello che il mio cantico vorrebbe dirti. Ahimé, occorrerebbe una lingua diversa da quella della terra per esprimere la bellezza dell'abbandono di un'anima tra le mani di Gesù: il mio cuore ha potuto appena balbettare quel che prova... Celina, la storia di Cecilia (la santa dell'abbandono) è anche la tua storia! Gesù ha posto accanto a te un angelo dei Cieli che ti custodisce ogni giorno, ti porta con le sue mani, per paura che il tuo piede urti contro la pietra. Sal 90,12 Tu non lo vedi e tuttavia è lui che da 25 anni ha preservato la tua anima, che le ha conservato il suo biancore verginale; è lui che allontana da te le occasioni di peccato... È Lui che ti si è mostrato in un sogno misterioso che ti ha mandato nella tua infanzia. Vedevi un angelo che portava una fiaccola e che camminava dinanzi al nostro amatissimo Padre. Senza dubbio voleva farti comprendere la missione che avresti avuto da compiere più tardi: ora sei tu l'angelo visibile di colui che molto presto andrà ad unirsi agli angeli della città celeste! Celina, non temere le tempeste della terra!... Il tuo Angelo custode ti copre con le sue ali e nel tuo cuore riposa Gesù, la purezza dei vergini. Tu non vedi i tuoi tesori: Gesù sonnecchia e l'angelo resta nel suo misterioso silenzio, tuttavia sono là con Maria, che ti nasconde anche lei sotto il suo velo!...

  Non temere, mia diletta Celina, fintanto che la tua lira non cesserà di cantare per Gesù, non si spezzerà mai! Senza dubbio è fragile, più fragile[v°] del cristallo; se tu la dessi a un musicista inesperto, si spezzerebbe presto, ma è Gesù che fa vibrare la lira del tuo cuore... Egli è felice che tu senta la tua debolezza; è Lui che imprime nella tua anima i sentimenti di sfiducia verso se stessa.

  Celina amata, ringrazia Gesù. Egli ti colma delle sue grazie più eccelse. Se ti mantieni sempre fedele a Lui nel fargli piacere nelle piccole cose, Lui si troverà obbligato ad aiutarti nelle grandi. Gli apostoli, senza Nostro Signore, lavorarono per tutta la notte e non presero pesce, ma il loro lavoro era gradito a Gesù, egli voleva provare loro che solo Lui può donarci qualche cosa, voleva che gli apostoli si umiliassero: «Figlioli, - disse loro - non avete nulla da mangiare?»Gv 21,3.5 «Signore, - rispose San Pietro - abbiamo pescato tutta la notte senza prendere nulla». Lc 5,5 Forse se avesse preso qualche pesciolino, Gesù non avrebbe fatto il miracolo; ma non aveva nulla, così Gesù riempì subito la sua rete, in modo da farla quasi rompere. Ecco dunque il carattere di Gesù:2 dona da Dio, ma vuole l'umiltà del cuore!...

  Tutta la terra è dinanzi a lui come questo piccolo granello di sabbia che dà alla bilancia una minima inclinazione o come una goccia di rugiada del mattino che cade sulla terra (Sap. cap. 11,22).

  (Celina diletta, se riesci a leggermi è davvero straordinario, ma non ho il tempo di rivedere ciò che ti scrivo...).

  Il tempo passa come un'ombra, molto presto saremo riunite lassù. Gesù non ha forse detto durante la sua passione:

«Anzi vi dico, voi vedrete presto il Figlio dell'uomo seduto alla destra di Dio e venire sulle nubi del Cielo»... Mc 14,62

  Noi ci saremo!...

Teresa di Gesù Bambino

 

LT 162                                                     A Celina1

[26 aprile 1894]

  (Testo dell'immagine)

  Gesù, chi ti ha fatto così piccolo? L'amore.2

  (Testo della busta)

  Piccola immagine

  dipinta dalla

  piccola Teresa

  per i 25 anni

  della piccola Celina

  col permesso della

  Piccola Madre Priora

 

LT 163                                       A suor Teresa-Dositea (Leonia)

J.M.J.T.

Gesù †                                                                                              Domenica 20 maggio 1894

Cara piccola suor Teresa,

  Quale gioia mi ha procurato la tua lettera!... Non posso ringraziare abbastanza il buon Dio per tutte le grazie di cui ti ricolma.

  Celina ci ha fatto conoscere i più piccoli dettagli della bella festa del 6 aprile.1 Come la nostra cara mammina dal Cielo deve essersi rallegrata quel giorno!... E la zia di Le Mans?2 Come il suo sguardo era fissato su di te con amore!

  Sono molto felice che la mia Santa Madre Teresa sia divenuta la tua: mi sembra che sia un legame che ci unisce insieme ancora più strettamente.

  Non posso, cara sorellina, dirti tutto quel che vorrei: il mio cuore non può tradurre i suoi sentimenti intimi con [v°] il freddo linguaggio della terra... Ma un giorno nel Cielo, nella nostra bella patria io ti guarderò e nel mio sguardo vedrai tutto quel che vorrei dirti, poiché il silenzio è la lingua dei beati abitanti del Cielo!...3

  Aspettando, la patria dei Cieli occorre guadagnarsela e bisogna combattere!.... Oh, te ne supplico, prega per la tua piccola Teresa affinché approfitti dell'esilio della terra e dei doni sovrabbondanti che ha per meritare il Cielo.

  Celina ci ha fatto sapere il risultato delle vostre elezioni: ho sofferto vedendoti lasciare una Madre che amavi, ma mi sono consolata pensando che Colei che le succede è veramente degna della sua Santa Superiora che l'ha preceduta4 e sono sicurissima che ora, per essere guidata verso Gesù, hai due Madri che meritano questo dolce nome.

  Ti lascio, cara sorellina, senza mai allontanarmi da te con il cuore e ti prego di porgere il mio rispettoso saluto alle tue buone Madri.

Suor Teresa di Gesù Bambino del Volto Santo

rel.carm.ind.

 

LT 164                                       A suor Teresa-Dositea (Leonia)

J.M.J.T.

Gesù †                                                                                                               22 maggio 1894

Mia cara sorellina,

  Il mio bigliettino di domenica ti giungerà insieme a questo e vedrai che gioivo già della tua felicità! Grazie della tua letterina che mi fa molto, molto piacere!...

  Sei ben contenta, cara sorellina [1v°], che Gesù sia così geloso del tuo cuore! Es 34,14 Come alla sposa dei Cantici, Egli ti dice: «Sorella mia, mia sposa, con uno solo dei tuoi sguardi e con uno solo dei capelli che ondeggiano sul tuo collo, tu hai ferito il mio cuore». Ct 4,9 Gesù è molto contento di te, lo sento; se ti lascia ancora vedere delle infedeltà nel tuo cuore, sono sicura che gli atti d'amore che raccoglie sono più numerosi.

  Quale Teresa sarà più fervente?... Quella che sarà più umile, più unita a Gesù, più fedele a compiere tutte le sue azioni per amore! [2r°] Ah, preghiamo l'una per l'altra per poter essere tutte e due ugualmente fedeli!... Feriamo Gesù con il nostro sguardo e con un solo capello, ossia con la cosa più grande e con la più piccola. Non rifiutiamogli il più piccolo sacrificio. Tutto è così grande nella vita religiosa: raccogliere uno spillo per amore può convertire un'anima. Che mistero!...

  Ah, è Gesù solo che può dare un tale valore alle nostre azioni: amiamolo dunque con tutte le nostre forze!...

  [2r°tv] La tua piccola sorella che ti ama.

Teresa di Gesù Bambino

rel.carm.ind.

 

LT 165                                                        A Celina

J.M.J.T.

Gesù †                                                                                                                    7 luglio 1894

Mia diletta Celina,

  La lettera di Leonia1 ci preoccupa molto.

  Ah, come sarà infelice se ritorna nel mondo! Ma ti confesso che spero che non sia altro che una tentazione. Bisogna pregare molto per lei. Il buon Dio può ben darle ciò che le manca...

  La Nostra Madre si trova in ritiro: per questo non ti scrive. Sta pensando certo a te e a Maria e sta pregando molto per le sue due piccole figlie.

  Non so se sei ancora nella stessa disposizione di spirito dell'altro giorno, ma ti citerò lo stesso un passo del Cantico dei Cantici, che esprime perfettamente cosa è un'anima immersa nell'aridità e che nulla riesce a rallegrare né consolare: «Sono scesa nel giardino dei noci, per vedere i frutti della valle, Ct 6,10-11 per osservare se la vigna fosse fiorita e se i melograni fossero cresciuti. Non ho più saputo dove fossi... La mia anima è stata tutta sconvolta a causa dei carri di Aminadab» (cap. VI, vv 10-11).

  È proprio questa l'immagine delle nostre anime: spesso noi scendiamo nelle fertili vallate in cui il nostro cuore ama nutrirsi, il vasto campo delle Scritture2 che tante volte si è aperto dinanzi a noi per prodigare a nostro favore i suoi ricchi tesori, e questo vasto campo ci sembra essere un deserto arido e senz'acqua... Sal 62,2 Non sappiamo più neppure dove siamo: nel luogo della pace, della luce non troviamo che il turbamento o, quanto meno, le tenebre. Ma, come la sposa, sappiamo la causa della nostra prova. La nostra anima è turbata a causa dei carri di Aminadab!... Non siamo ancora nella nostra Patria e la prova deve purificarci come l'oro [1v°] nel crogiuolo. Sap 3,6 Talvolta ci crediamo abbandonate; ahimé! i carri, i vani rumori che ci affliggono sono in noi o fuori di noi? Non lo sappiamo! Ma Gesù lo sa bene. Egli vede la nostra tristezza e all'improvviso la sua dolce voce si fa udire, voce più dolce del soffio della primavera:3 «Ritorna, ritorna, o mia Sulamita, ritorna, ritorna affinché possiamo ammirarti!» (Cant., cap. VI, 5-12) Ct 7,1a. Che richiamo quello del nostro Sposo! Ma come? Non osavamo più neppure guardarci tanto credevamo d'essere senza splendore e senza ornamenti e Gesù ci chiama, vuole osservarci a suo piacimento, ma non è solo: con lui le altre due persone della Santa Trinità vengono a prendere possesso della nostra anima!... Gesù l'aveva promesso un tempo, quando stava per risalire verso il Padre suo e Padre nostro. Gv 20,17 Diceva con ineffabile tenerezza: «Se qualcuno mi ama, custodirà la mia parola e il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui e porremo in lui la nostra dimora». Gv 14,23

  Custodire la parola di Gesù, ecco l'unica condizione della nostra felicità, la prova del nostro amore per lui. Ma che cos'è questa parola?... Mi sembra che la parola di Gesù sia Lui stesso... Lui, Gesù, il Verbo, la Parola di Dio!... Gv 1,1 Ce lo dice più avanti nello stesso vangelo di San Giovanni, pregando il Padre per i suoi discepoli. Si esprime così: «Santificali con la tua parola, la tua parola è la verità». Gv 17,17 E in un altro passo, Gesù ci insegna che Egli è la via, la verità, la vita. Noi sappiamo dunque qual è la Parola che dobbiamo custodire. Gv 14,6 Come Pilato, non chiederemo a Gesù: «Che cos’è la Verità?»Gv 18,38 La Verità, noi la possediamo. Noi custodiamo Gesù nei nostri cuori!... Spesso, come la Sposa, possiamo dire che «il nostro Diletto [2r°] è un mazzetto di mirra», Ct 1,12 è per noi uno Sposo di sangue... Es 4,25s.

  Ma come ci sarà dolce ascoltare un giorno questa parola così soave uscire dalla bocca del nostro Gesù: «Voi siete quelli rimasti costantemente con me in tutte le mie prove, Lc 22,28-29 e perciò vi ho preparato il mio regno, come il Padre mio l'ha preparato a me!» (Vangelo).

  Le prove di Gesù, che mistero! Ha dunque delle prove, anche Lui? Sì, ne ha e spesso è solo a pigiare il vino nel torchio, cerca dei consolatori e non può trovarne... Is 63,3.5 Molti servono Gesù quando Egli li consola, ma pochi acconsentono di tener compagnia a Gesù che dorme sui flutti Mc 4,38 o mentre soffre nell'orto dell'agonia!... Chi dunque vorrà servire Gesù per Lui stesso? Lc 22,39-46 Ah, saremo noi!... Celina e Teresa s'uniranno sempre di più; in loro si compirà questa preghiera di Gesù: «Padre mio, che siano uno, come noi siamo Uno». Gv 17,21 Sì, Gesù ci prepara già il suo regno, come il Padre suo gliel'ha preparato. Lc 22,29 Egli ce lo prepara lasciandoci nella prova, vuole che il nostro viso sia visto dalle creature, ma che sia come nascosto, Is 53,3 affinché nessuno ci riconosca, al di fuori di Lui! Ma insieme, che felicità pensare che il buon Dio, che la Trinità tutta intera ci guarda, che è in noi e si compiace nell'osservarci! Ma che cosa vuol vedere nel nostro cuore, se non «dei cori di musica in un campo di armati?» (Cantico dei Cantici VII, v. 1). Come dunque potremo cantare i cantici del Signore in una terra straniera? Sal 136,4.2 Da molto tempo le nostre arpe sono appese ai salici della riva: noi non sapremmo servircene! Il nostro Dio, l'ospite della nostra anima, lo sa bene; così viene in noi nell'intento di trovare una dimora, una tenda vuota in mezzo [2v°] al campo di battaglia della terra. Non chiede che questo, e lui stesso è il Musicista Divino che si incarica del concerto!... Ah, se potessimo sentire questa ineffabile armonia, se una sola vibrazione giungesse alle nostre orecchie!...

  «Noi non sappiamo chiedere nulla come conviene, Rm 8,26 ma è lo Spirito che chiede in noi con gemiti che non si possono esprimere» (S. Paolo). Dunque non dobbiamo far altro che consegnare la nostra anima, abbandonarla al nostro grande Dio. Che importa allora che sia senza doni che brillano all'esterno, se poi all'interno il Re dei re risplende con tutta la sua gloria! Com'è necessario che un'anima sia grande per contenere un Dio!... E tuttavia l'anima di un bambino di un giorno è per lui un paradiso di delizie;4 che sarà dunque delle nostre che hanno lottato e sofferto per conquistare il cuore del loro Diletto?...

—————

  Mia diletta Celina, ti assicuro che non so ciò che dico; e poi non posso continuare, però mi sembra che capirai lo stesso!... Vorrei dirti tante cose!...

  Non rispondermi con una lunga lettera per parlarmi della tua anima: una sola parolina mi basta. Preferisco che tu scriva una lettera molto divertente per tutte quante. Il buon Dio vuole che mi dimentichi per fargli piacere.

  Abbraccio il mio buon zio, la diletta zia e la mia Sorellina.5 Quanto al mio caro Papà, gli sorrido e lo assisto per mezzo del suo angelo visibile,6 al quale sono così intimamente unita da essere una cosa sola!...

Teresa di Gesù Bambino del Volto Santo

rel.carm.ind.

 

LT 166                                                Alla signora Pottier

(Celina Maudelonde)

J.M.J.T.

Gesù †                                                                                            Dal Carmelo, 16 luglio 1894

Mia cara piccola Celina,

  La sua lettera mi ha procurato una vera gioia e io ammiro come la Santa Vergine si sia compiaciuta nell'esaudire tutti i suoi desideri. Prima ancora del suo matrimonio, ha voluto che l'anima alla quale doveva essere unita divenisse una cosa sola con la sua per l'identità dei sentimenti. Che grazia per lei sentirsi così ben compresa e soprattutto sapere che la vostra unione sarà immortale, sapere che dopo la vita potrà ancora amare lo sposo che le è così caro!...

  Sono dunque passati, per noi due, i giorni benedetti della nostra infanzia! Siamo ora nel periodo serio della vita, il cammino che seguiamo è molto differente, tuttavia la meta è la stessa. Tutte [1v°] due non dobbiamo avere che uno stesso scopo: santificarci nella strada che il buon Dio ci ha tracciata.

  Sento, cara piccola Amica, che posso parlarle liberamente: lei comprende il linguaggio della fede meglio di quello del mondo; e il Gesù della sua prima Comunione è rimasto il Signore del suo cuore. È in Lui che lei ama la bella anima divenuta ormai una cosa sola con la sua; è grazie a Lui che il suo amore è così tenero e così forte.

  Oh, com'è bella la nostra religione! Invece di inaridire i cuori (come crede il mondo), li eleva e li rende capaci di amare, d'amare con un amore quasi infinito, poiché esso deve continuare dopo la vita mortale, che non ci è data che per conquistare la patria dei Cieli, in cui noi ritroveremo le persone care che avremo amato sulla terra!

  Avevo chiesto per lei, mia cara Celina, alla Madonna del Monte Carmelo la grazia che lei ha ottenuta a Lourdes. Come sono felice che lei sia rivestita del santo Scapolare! È un segno sicuro di predestinazione e, d'altra parte, lei non è [2r°] per questo motivo unita più intimamente alle sue piccole sorelle del Carmelo?...

  Lei mi raccomanda, cara piccola Cugina, di pregare per il suo caro sposo: pensa dunque che potrei non farlo?... No, non saprei separarvi nelle mie deboli preghiere. Chiedo a nostro Signore che sia così generoso verso di voi come lo fu un tempo per gli sposi delle nozze di Cana. Possa sempre cambiare l'acqua in vino, Gv 2,1-10 ossia continuare a renderla felice e inoltre addolcire, per quanto è possibile, le prove che si incontrano nella vita!

  Le prove!... Come ho potuto mettere questa parola nella mia lettera, mentre so che per lei tutto è felicità?...

  Mi perdoni, cara piccola amica, goda in pace della gioia che il buon Dio le dà, senza preoccuparsi dell'avvenire: Egli le riserva, ne sono sicura, nuove grazie e numerose consolazioni.

  La nostra buona Madre Maria di Gonzaga è molto sensibile al bel ricordo che conserva di lei; da parte sua, non dimentica [2v°] la sua cara piccola Celina. Nostra Madre e suor Maria del Sacro Cuore sono molto contente della sua felicità e mi incaricano di assicurarle il loro affetto.

  Mi permetto, mia cara piccola Cugina,1 di pregarla di porgere i miei rispettosi omaggi al signor Pottier, che non posso fare a meno di considerare anche lui come mio cugino.

  La lascio, mia amata Celina, restandole sempre unitissima con il cuore e sarò, per tutta la vita, felice di dirmi la sua piccola Sorella in Gesù

Teresa di Gesù Bambino

rel.carm.ind.

 

LT 167                                                        A Celina

J.M.J.T.

Gesù †                                                                                                                 18 luglio 1894

Mia diletta Celina,

  Non sono sorpresa delle tue prove; io ci sono passata l'anno scorso e so di che cosa si tratta!...1 Il buon Dio ha voluto che io facessi il mio sacrificio: l'ho fatto e poi, come te, ho sentito la calma in mezzo alla sofferenza.

  Ma ho sentito ancora un'altra cosa: spesso il buon Dio non vuole che la nostra volontà. Egli chiede tutto e se gli rifiutiamo la più piccola cosa ci ama troppo per cedere al nostro volere. Ma non appena la nostra volontà si conforma alla sua e vede che è solo lui che cerchiamo, allora si comporta verso di noi come si comportò un tempo verso Abramo. Gn 22,12 Ecco ciò che Gesù mi fa sentire nell'intimo: penso che tu sei nella prova e che è ora che si opera il taglio di cui senti il bisogno... (È ora che Gesù spezza la tua natura, che ti dà la croce e la tribolazione). Più vado avanti, più ho la certezza intima che un giorno tu verrai qui. Madre Maria di Gonzaga mi raccomanda di dirtelo;2 era tutta piena di bontà leggendo la tua lettera: se l'avessi vista, ti saresti commossa!...

  [1v°] Non temere nulla: qui tu troverai, più che altrove, la croce e il martirio!... Noi soffriremo insieme, come un tempo i cristiani che si univano per darsi più coraggio nell'ora della prova!...3

  E poi Gesù verrà, prenderà una di noi e le altre resteranno ancora per un po di tempo nell'esilio e nelle lacrime... Celina, dimmi, la sofferenza sarebbe così grande se noi fossimo una a Lisieux e l'altra a Gerusalemme?... La Santa Vergine avrebbe tanto sofferto se non fosse stata ai piedi della Croce del suo Gesù?... Gv 19,25

  Credi forse che io non ti capisca? E io ti assicuro che leggo nella tua anima, leggo che sei fedele a Gesù e poiché non vuoi che la sua volontà e non ricerchi che il suo amore, non temere nulla. Nella presente prova il buon Dio purifica quello che potrebbe esserci di troppo sensibile nel nostro affetto, ma il fondo stesso di questo affetto è troppo puro perché egli lo spezzi!... Ascolta bene quel che sto per dirti! Mai, mai Gesù ci separerà. Se muoio prima di te, non credere che mi allontanerò dalla tua anima; mai saremo state più unite!... È forse questo che Gesù vuol farti sentire parlandoti di separazione? Ma soprattutto non ti preoccupare: non [2r°] sono malata, al contrario4 ho una salute di ferro, solo che il buon Dio può spezzare il ferro come l'argilla. Tutto questo sa di puerile: non pensiamo all'avvenire (è di me che parlo, poiché non considero come una puerilità la prova che visita l'anima della mia diletta Celina).

  Le croci esteriori, che sono?... Noi potremmo allontanarci l'una dall'altra senza soffrire, se Gesù consolasse le nostre anime! La vera croce è il martirio del cuore, la sofferenza intima dell'anima: ora questa, che nessuno vede, noi potremo portarla senza mai separarci.

  So bene che tutto ciò che ti dico e niente sono assolutamente la stessa cosa: la tua prova interiore cesserà solo il giorno segnato da Gesù; ma poiché Egli vuole qualche volta servirsi di me per fare del bene alla tua anima, forse le mie parole sono l'espressione della sua volontà... È incredibile come noi viviamo sempre le stesse prove! O prima o dopo, è necessario che beviamo alla stessa coppa. Mt 20,23

  Quando la tempesta è molto violenta sulla terra, tutti dicono: «Non cè più niente da temere per i vascelli, poiché la tempesta ora non infuria più sul mare».5 Ebbene, io dico a Celina: la tempesta è passata sulla mia anima, adesso visita la tua, ma io non ho paura [2v°]; presto la calma rinascerà (una grande bonaccia seguirà alla tempesta). Mc 4,39

  Tu vuoi sapere notizie della mia figlia:6 ebbene, credo che resterà; non è stata educata come noi, ed è uno svantaggio per lei: l'educazione ricevuta è la causa dei suoi modi poco piacevoli, ma nel fondo è buona. Ora lei mi vuole molto bene, ma io cerco di trattarla solo con guanti di seta bianca... Inoltre ho un titolo che mi dà molti impicci:7 sono un «piccolo cane da caccia»; sono io quella che corre dietro alla selvaggina tutto il giorno. Tu sai, i cacciatori (le maestre delle novizie e le Priore) sono troppo grandi per infilarsi nei cespugli, ma un cagnolino... ha naso fino e inoltre si infila dappertutto! Così io vigilo la mia figlia da vicino e i cacciatori non sono scontenti del loro cagnolino... Non voglio far male al mio coniglietto, ma lo lecco dicendogli con compassione che il suo pelo non è abbastanza liscio, che il suo sguardo somiglia troppo a quello di un coniglio selvatico; infine cerco di renderlo così come lo desiderano i miei cacciatori: un coniglietto semplice semplice, che non si occupa che dell'erbetta che deve brucare. Mi diverto, ma nel fondo penso che il coniglietto vale più del cagnolino! Al suo posto già da molto tempo io mi sarei persa per sempre nella vasta foresta del mondo!...

  Ti ringrazio per le due piccole fotografie:8 sono incantevoli.

Teresa di Gesù Bambino

 

  [2r°tv] Ti prego di dire mille cose amabili da parte mia a tutti i cari viaggiatori9 che si fermano volentieri colà. Io capisco quel che tu provi per i ragazzi... Ma è solo un momento passeggero: un giorno non ne vedrai molti, consolati!...

  Ti mando due piccoli cantici che ho composto: mostrali alla mia cara piccola Maria, dille che le voglio bene, che prego per lei.... Oh, come la sofferenza dilata la sua anima e l'avvicina alla meta! Madre Maria di Gonzaga non le scrive perché la lettera è indirizzata a mia zia. Sarà per la prossima volta! Chiedi «Il mio canto per oggi»10 alla zia: è a lei che suor Maria del Sacro Cuore l'ha voluto inviare.

 

LT 167 bis                                       Alla signora Guérin1

 [19 luglio 1894]

  La Nostra Madre non ha il tempo di scrivere alla sua cara piccola Giovanna. La ringrazia molto della sua lettera e dei suoi graziosi modelli.2

  La piccola Teresa invia tutte le sue tenerezze ai suoi cari viaggiatori!...

 

LT 168                                                  A Celina

Gesù †                                                                                                          [5-10 agosto 1894]

J.M.J.T.

Mia diletta Celina,

  La tua lettera è incantevole,1 ci ha fatto versare lacrime assai dolci!...

  Non temere nulla, Gesù non ti ingannerà. Se tu sapessi come la tua docilità, il tuo candore di bambina lo incanta!... Io ho il cuore straziato! Ho tanto sofferto per te e spero di non essere un ostacolo alla tua vocazione. Il nostro affetto non è stato purificato come l'oro nel crogiuolo?... Sap 3,6 Tra le lacrime abbiamo sparso le sementi, e ora ritorneremo presto insieme portando i covoni nelle nostre mani. Sal 125,6 Non scriverò al Padre oggi: credo che sia meglio [1v°] aspettare la sua lettera per vedere quel che dirà...2 Se preferisci che io scriva per giustificarti dimmelo quando verrai e non sarò imbarazzata!... Ho un grosso peso sul cuore!

  Ma ringrazio il buon Dio di questa prova che Lui stesso ha voluta: ne sono sicura, poiché è impossibile che Gesù inganni una bimba come te.

  Tutte e tre ti vogliamo ancora più bene di prima, ammesso che sia possibile: il tuo sguardo ci ha detto tante cose. Se tu ascoltassi suor Maria del Sacro Cuore, ti assicuro che ti stupirebbe! Lei non esita a dire che il suo caro Padre si è sbagliato, ma egli altro non è stato che il docile strumento di Gesù e dunque la piccola Teresa non gliene vuole!...

  [2r°] Ringrazia tanto la zia della sua lettera. Se venisse a sapere che ti ho scritto, dille che siamo profondamente toccate.

  (Anche Madre Maria di Gonzaga ha pianto molto leggendo la tua lettera. Povera Madre, non sa assolutamente nulla!...3 Tu vedi come siamo discrete!).

 

LT 169                                                        A Celina

J.M.J.T.

Gesù                                                                                                                   19 agosto 1894

Mia cara sorellina,

  È dunque per l'ultima volta che sono costretta a scriverti nel mondo!... Non sapevo di dire così esattamente la verità nella lettera che ti ho mandata a La Musse, assicurandoti che saresti stata ben presto al Carmelo.

  Non sono meravigliata della bufera che infuria a Caen: Francis e Giovanna hanno scelto una strada così diversa dalla nostra che non possono comprendere la sublimità della nostra vocazione!...1 Ma rideranno bene coloro che rideranno per ultimi. Dopo questa vita di un giorno, capiranno chi fra noi o loro sia stato più privilegiato!...

  Come ci ha dolcemente commosse2 la tua pesca miracolosa... Come queste piccole delicatezze ci fanno sentire che il nostro amatissimo Padre è accanto a noi! Dopo una morte di cinque anni, che gioia ritrovarlo sempre lo stesso mentre cerca come [1v°] un tempo i mezzi per farci piacere. Oh, come compenserà la sua Celina per le cure che lei gli ha prodigate!... È lui che in poco tempo ha fatto maturare la tua vocazione.3 Ora che è un puro spirito, gli è facile andare a trovare i sacerdoti e i vescovi e così, per la sua amatissima Celina, non si è dovuto affaticare come per la sua povera piccola regina!...

  Sono molto contenta, mia cara sorellina, che tu non provi un'attrazione sensibile venendo al Carmelo: è una delicatezza di Gesù che vuole ricevere da te un dono. Sa che è molto più dolce dare che ricevere. At 20,35 Noi non abbiamo che il breve istante della vita per donare al buon Dio! Ed Egli già si prepara a dire: «Adesso è il mio turno». Che gioia soffrire per Colui che ci ama alla follia, e passare per pazze agli occhi del mondo! Si giudicano gli altri secondo se stessi e siccome il mondo è insensato, pensa naturalmente che le insensate siamo noi! Ma dopo tutto, noi non siamo le prime. [2r°] Il solo crimine che fu rimproverato a Gesù da Erode fu quello di essere pazzo4 Lc 23,11 e io penso come lui!... Sì, era pazzia cercare i poveri piccoli cuori dei mortali per farne i suoi troni: Sal 79,2 Lui, il Re della gloria che è assiso sopra i cherubini, 1Re 8,27 Lui, la cui presenza i Cieli non possono contenere... Era pazzo il nostro Diletto a venire sulla terra per cercare dei peccatori allo scopo di farne i suoi amici, i suoi intimi, i suoi simili; Lui che era perfettamente felice con le due adorabili persone della Trinità!... Non potremo mai fare per Lui le pazzie che Egli ha fatto per noi, e le nostre azioni non meriteranno questo nome perché non sono che atti troppo ragionevoli e molto al di sotto di quel che il nostro amore vorrebbe compiere. È dunque il mondo che è insensato, poiché ignora ciò che Gesù ha fatto per salvarlo: è lui l'accaparratore che seduce le anime e le conduce a fonti senz'acqua. Ger 2,13

  Noi non siamo neppure delle fannullone, delle prodighe. Gesù ci ha [2v°] difese nella persona della Maddalena. Era a tavola, Marta serviva, Mc 14,3-6 Lazzaro mangiava con Lui e i discepoli. Quanto a Maria, non pensava a prendere cibo, ma a far piacere a Colui che amava. Così prese un vaso colmo di un profumo di grande valore e spezzando il vaso lo sparse sul capo di Gesù... Gv 12,1-6 Allora tutta la casa fu invasa da quel profumo, ma gli apostoli mormorarono contro la Maddalena!... È proprio come per noi: i cristiani più fervorosi, i sacerdoti trovano che siamo esagerate, che dovremmo servire con Marta invece che consacrare a Gesù i vasi delle nostre vite, con i profumi che vi sono racchiusi... E tuttavia che importa che i nostri vasi siano spezzati se Gesù è consolato il mondo è obbligato, suo malgrado, a sentire i profumi che ne esalano e che servono a purificare l'aria avvelenata che non smette di respirare?

—————

 

  L'infermiera sarebbe contenta che tu trovassi a Caen un mezzo flacone di acqua antiemorragica di Tisserand (2 franchi e mezzo). Se ci sono solo flaconi interi non prenderli: ce ne sono qui a Lisieux.

  Suor Maria del Sacro Cuore vorrebbe sette o otto schiaccianoci.

 

LT 170                                         A suor Teresa-Dositea

(Leonia)

J.M.J.T.

Gesù †                                                                                                                 20 agosto 1894

Mia cara sorellina,

  Vorrei scriverti una lunga lettera, ma non ho che pochi minuti di cui disporre: aspettano il mio bigliettino per portarlo alla posta.

  Penso a te più che mai, da quando il nostro amatissimo Padre è salito al Cielo, e credo proprio che tu provi le nostre stesse impressioni: la morte di Papà non mi fa l'effetto di una morte, ma di una vera vita. [1v°] Lo ritrovo dopo sei anni di assenza, lo sento intorno a me che mi guarda e mi protegge!...

  Cara sorellina, non siamo ancora più unite adesso che guardiamo il Cielo per ritrovarvi un Padre e una Madre che ci hanno offerte a Gesù?... Tra poco i loro desideri saranno compiuti e tutti i gigli che il buon Dio ha loro donati saranno uniti per sempre...

  Capisco il vuoto che ti causerà la partenza di Celina, ma so bene quanto tu sia generosa con Nostro Signore e poi la vita passerà così presto!... Dopo saremo riunite per non separarci più e saremo felici [2r°] di aver sofferto per Gesù!

  Cara sorellina, perdonami questa brutta lettera, guarda soltanto il cuore della tua Teresa che vorrebbe dirti tante cose che non riesce ad esprimere!

  Porgi, ti prego, i miei rispetti alla Madre Superiora e alla tua cara Maestra.

  Desidererei che tu dessi la lettera a Celina,1 quando verrà a trovarti il più presto possibile.

  Addio, cara sorellina! Non dimenticare di pregare per la più piccola e la più indegna delle tue sorelle,

Teresa di Gesù Bambino del Volto Santo

rel.carm.ind.

 

LT 171                                              A suor Teresa-Dositea

(Leonia)

J.M.J.T.

Gesù †                                                                                                               11 ottobre 1894

Mia cara sorellina,

  Come sono contenta che la tua festa adesso capiti lo stesso giorno della mia! Sono sicura che santa Teresa ti colmerà delle sue grazie il giorno 15: la pregherò tanto per te, insieme alla beata Margherita Maria!

  Se sapessi, mia cara sorellina, come preghiamo per te! E soprattutto quanti sacrifici offriamo! Credo che ne saresti molto commossa. Da quando conosciamo le tue prove, il nostro fervore è grandissimo, ti assicuro, tutti i nostri pensieri e le nostre preghiere sono per te.

  Ho una grande fiducia che la mia cara piccola Visitandina uscirà vittoriosa da [v°] tutte le sue grandi prove e che, un giorno, sarà una religiosa modello. Il buon Dio le ha già accordato tante grazie; potrebbe forse abbandonarla ora che sembra arrivata al porto?... No, Gesù dorme Mc 4,38-39 mentre la sua povera sposa lotta contro le ondate della tentazione, ma noi lo chiameremo così teneramente che Egli si sveglierà presto, comandando al vento e alla tempesta, e la calma si ristabilirà.

  Sorellina diletta, vedrai che la gioia seguirà alla prova e che, dopo, sarai felice di aver sofferto; d'altra parte, il buon Dio ti sostiene visibilmente nella persona delle tue buone Madri, che non smettono di prodigarti le loro attenzioni e i loro consigli teneri e materni.

  Ti prego, mia diletta sorella, di raccomandarmi al loro religioso ricordo e tu, cara Teresa, credi alla tenerezza della tua piccola sorella

Teresa di Gesù Bambino

 

LT 172                                               Alla signora Guérin

J.M.J.T.

Gesù †                                                                                                           17 novembre 1894

Mia cara zia,

  Con l'anima ancora tutta profumata dalla bella lettera dello zio a suor Maria-Maddalena1 vengo a porgerle gli auguri per il suo onomastico.

  O zietta cara, sapesse quanto sono fiera di avere dei parenti come voi! Sono felice di vedere il buon Dio servito così fedelmente da coloro che amo e mi chiedo per quale ragione mi abbia fatto la grazia di appartenere ad una così bella famiglia!...

  Mi sembra che Gesù venga a riposarsi nella vostra casa deliziandosi, come un tempo faceva a Betania. Gv 12,1-2 È proprio [1v°] «Il Mendicante divino d'amore»2 che chiede l'ospitalità e che dice «Grazie», chiedendo sempre di più, in proporzione dei doni che riceve. Sente che i cuori ai quali si rivolge capiscono «che il più grande onore che Dio possa fare ad un'anima non è di darle molto, ma di chiederle molto».3

  Così, come le sarà dolce un giorno, amatissima zia, sentirsi dare il nome di Madre da Gesù stesso! Sì, lei gli è davvero Madre, Egli ce lo conferma nel Vangelo con queste parole: «Colui che fa la volontà del Padre mio, quegli è mia madre». Mt 12,50 E lei non solo ha fatto la sua volontà, ma gli offre sei delle sue figlie per essere le sue spose! Così lei è sei volte sua Madre e gli angeli del Cielo potrebbero rivolgerle queste belle parole: [2r°] «Quanto a te, ti rallegrerai nei tuoi figli, perché tutti saranno benedetti e saranno uniti al Signore». Tb 13,17 Sì, tutti sono benedetti e in Cielo, mia diletta zia, la sua corona sarà composta di rose e gigli.

  Le due rose4 che emergeranno al centro non saranno un ornamento secondario: sono loro che sulla terra hanno copiato le sue virtù per profumare questo triste mondo. Che Dio possa incontrare ancora quaggiù qualche fiore che lo incanti e trattenga il suo braccio che vorrebbe punire i cattivi!...

  Mia diletta zia, vorrei parlarle a lungo, ma vengono a cercare la mia lettera: ho solo il tempo di assicurarle ancora tutta la mia tenerezza. Penso anche alla festa della nostra cara nonnina,5 la prego di abbracciarla forte forte per me.

  La sua piccola figlia

Teresa di Gesù Bambino

rel.carm.ind.

 

LT 173                                        A suor Teresa-Dositea (Leonia)

Gesù †                                                                                                               [Gennaio 1895]

J.M.J.T.

Mia cara sorellina,

  Con grande gioia vengo a porgerti i miei auguri all'inizio di questo nuovo anno. Quello che è da poco trascorso è stato molto fruttuoso per il Cielo: il nostro amatissimo padre ha visto quel che «l'occhio dell'uomo non può contemplare». Ha udito l'armonia degli angeli e il suo cuore comprende, la sua anima gioisce delle ricompense che Dio ha preparate per coloro che lo amano!1Cor 2,9

  Anche il nostro turno verrà... e forse non vedremo finire l'anno che comincia! Forse una di noi sentirà presto la chiamata di Gesù!...

  Com'è dolce pensare che [1v°] voghiamo verso l'eterna riva!...

  Cara sorellina, non trovi anche tu come me che la dipartita del nostro amatissimo Padre ci abbia riavvicinate al Cielo? Più della metà della famiglia gioisce adesso della visione di Dio, e le cinque esiliate della terra non tarderanno a volarsene via verso la loro Patria. Questo pensiero della brevità della vita mi dà coraggio, mi aiuta a sopportare le fatiche del cammino. Che importa, (dice l'Imitazione1) un po' di lavoro sulla terra? Siamo di passaggio e qui non abbiamo una dimora stabile! Eb 13,14 Gesù è andato avanti a prepararci un posto nella casa di suo Padre e poi verrà e ci prenderà con Sé, Gv 14,2-3 affinché là dove è Lui possiamo essere anche noi... Aspettiamo, soffriamo in [2r°] pace, 2Cor 4,17 l'ora del riposo si avvicina, le lievi tribolazioni di questa vita d'un momento producono in noi un tesoro eterno di gloria!...

  Cara sorellina, quanto piacere mi hanno fatto le tue lettere e soprattutto quanto bene all'anima; mi rallegro vedendo quanto il buon Dio ti ama e ti ricolma delle sue grazie! Ti trova degna di soffrire per amore suo ed è la più grande prova di tenerezza che possa darti, poiché è la sofferenza che ci rende simili a Lui!

  O mia diletta sorellina, non dimenticare l'ultima, la più povera delle tue sorelle! Chiedi a Gesù che sia molto fedele, che sia, come te, felice di essere dappertutto la più piccola, l'ultima!...1

  Ti prego di porgere i miei auguri alle tue care Madri e di assicurarle che sono ben unita a loro nel Cuore di Gesù.

  La tua povera piccola sorella

Teresa di Gesù Bambino

rel.carm.ind.

 

LT 174                                             A suor Genoveffa (Celina)

[Fine gennaio 1895]

Suor Genoveffa di Santa Teresa:

  è la piccola Teresa che lo scrive per prima!...1

 

LT 175                                        A suor Teresa-Dositea (Leonia)

J.M.J.T.

Gesù †                                                                                                             24 febbraio 1895

Mia cara Leonia,

  Sono stata molto felice di ricevere tue notizie. Spero che tu continui a star bene e che le tue care sorelle siano in via di guarigione.1

  Ho solo pochissimo tempo da dedicarti, ma voglio raccomandarmi alle tue preghiere prima della Quaresima e prometterti che, da parte mia, penserò a te ancora di più, ammesso che sia possibile; e poi verrò a cantare a lungo [1v°] l'Alleluia con te, per rifarmi di non averlo potuto fare oggi. Voglio dire dopo Pasqua, ma mi spiego così male che potresti pensare che canterò l'Alleluia in Quaresima!... Oh, no, mi accontenterò di seguire Gesù nella sua via dolorosa: appenderò la mia arpa ai salici che si trovano sulle sponde dei fiumi di Babilonia... Sal 136,1-2 Ma, dopo la Risurrezione, riprenderò la mia arpa, dimenticando per un momento che sono esiliata; con te canterò la felicità di servire Gesù e di abitare nella sua casa, Sal 26,4 la felicità di essere la sua sposa per il [2r°] tempo e per l'Eternità!..

  Cara sorellina, presenta, ti prego, i miei religiosi ossequi alle tue buone Madri e credi alla mia grande tenerezza.

  La tua sorella piccola piccola

Teresa di Gesù Bambino

 

  P.S. Quando mi scriverai, vorresti dirmi l'anno della tua prima Comunione?2

 

LT 176                                    A suor Teresa-Dositea (Leonia)

Gesù †                                                                                                 Domenica 28 aprile 1895

Mia cara sorellina,

  Avrei voluto ringraziarti più sollecitamente per la tua lettera che mi ha fatto molto piacere ma, poiché la nostra Madre ti ha risposto subito, non ho potuto scriverti insieme a lei.

  Cara sorellina, sono intimamente persuasa che tu ti trovi nella tua vocazione, non soltanto come Visitandina, ma anche come Visitandina di Caen: il buon Dio ci ha dato tante prove che non è permesso dubitarne. Io considero questa idea (di andare a Le Mans) come una tentazione e prego Gesù di liberartene. Oh, come capisco che il ritardo nel fare la tua professione deve essere per te una prova, ma è una grazia così grande che, più [1v°] si ha tempo per prepararvisi, ancor più occorre rallegrarsi. Mi ricordo con piacere quel che è successo nell'anima mia qualche mese prima della mia professione. Vedevo ormai trascorso l'anno di noviziato e nessuno si occupava di me (a causa del nostro Padre Superiore che mi trovava troppo giovane). Ti assicuro che provavo molta pena,1 ma un giorno il buon Dio mi ha fatto capire che vi era in questo desiderio di pronunciare i Santi Voti una grande ricerca di me stessa. Allora mi sono detta: per la vestizione, mi hanno rivestito di una bella veste bianca guarnita di merletti e di fiori; ma chi ha pensato a darmene una per il giorno delle nozze?... Sono io che devo preparare questa veste, da sola. Gesù vuole che nessuno mi aiuti, eccetto Lui; dunque, con il suo soccorso, mi metterò all'opera, lavorerò con ardore!... Le creature non vedranno i miei sforzi che [2r°] saranno nascosti nel mio cuore. Cercando di farmi dimenticare, non vorrò altro sguardo se non quello di Gesù! Che importa se sembrerò povera e priva di spirito e di talenti?... Voglio mettere in pratica questo consiglio dell'Imitazione: «Che l'uno si glori di una cosa, l'altro di un'altra; quanto a te metti la tua gioia solo nel disprezzo di te stesso, nella mia volontà e nella mia gloria».2 O anche: «Vuoi imparare qualcosa che ti serve? Desidera di essere ignorato e stimato un nulla!...».3 Pensando a tutto questo, ho provato nella mia anima una grande pace: ho sentito che era la verità e la pace! Non mi sono più preoccupata della data della professione, pensando che, dal giorno in cui la mia veste di nozze fosse stata ultimata, Gesù sarebbe venuto a cercare la sua povera piccola sposa...

  Cara sorellina, non mi sono ingannata, e Gesù stesso si è accontentato dei miei desideri, del mio abbandono totale: si è degnato di unirmi a Sé molto più presto di quanto osassi sperare. Ora il buon Dio [2v°] continua a dirigermi nella stessa via; non ho che un desiderio: fare la sua volontà. Forse ti ricordi che un tempo mi piaceva chiamarmi «il giocattolino di Gesù»;4 anche adesso sono felice di esserlo, soltanto ho pensato che il Bambino divino aveva molte altre anime colme di virtù sublimi che si dicevano «i suoi giocattoli». Allora ho pensato che loro erano i suoi bei giocattoli e che la mia povera anima non era che un piccolo giocattolo senza valore! Per consolarmi, mi sono detta che spesso i bambini si divertono di più con giocattolini che possono lasciare o prendere, rompere o baciare secondo il loro capriccio, piuttosto che con altri di maggior valore, che non osano quasi toccare!... Allora mi sono rallegrata di essere povera: ho desiderato di diventarlo ogni giorno di più affinché Gesù provi un piacere sempre più grande a giocare con me.

  Cara sorellina, ora che ti ho fatta la mia direzione spirituale, prega molto per me affinché metta in pratica i lumi che Gesù mi dà.

  (Porgi, ti prego, il mio rispettoso saluto alle tue buone Madri).

  La tua sorella piccola piccola che ti ama teneramente

Teresa di Gesù Bambino

rel.carm.ind.

 

LT 177                                               A Maria Guérin

[7 luglio (?) 1895]

  Alla mia diletta sorellina,1 da parte della sua piccola Teresa che pensa molto a lei e che, soprattutto, spera (tremando) che la sua cara Maria mantenga le sue promesse, rimanendo tranquilla come un bimbo nelle braccia di sua Madre!...

  Prego tanto per te, mia diletta sorellina e per tutti i cari abitanti di La Musse, che in questo momento devono fare rapidi progressi nella perfezione, poiché accettano così generosa-mente il sacrificio della separazione!...

  [v°] Amo e prego per il mio caro zio e la mia diletta zia sempre più e non so fin dove arriverà la mia tenerezza!... Infatti cresce di giorno in giorno!...

 

LT 178                                                Alla signora Guérin

Gesù †                                                                                                          [20-21 luglio 1895]

J.M.J.T.

Mia cara zietta,

  Mi sono molto commossa nel vedere che lei pensava alla sua piccola Teresa, ma anch'essa la pensa molto e se non ha ancora scritto alla sua amata zia non è per indifferenza, ma perché il suo cuore è così pieno di tenerezza e di venerazione che non sa come esprimere i suoi pensieri...

  Eppure è necessario che io ci provi col rischio di dire alla mia cara zia delle cose che le dispiaceranno. La verità non esce forse dalla bocca dei bambini? Ebbene, bisogna perdonarmi se dico la verità io che sono e voglio restare sempre una bambina.

  Le farò la mia piccola direzione spirituale e le mostrerò come il Buon Dio è buono con me. Amo molto la lettura della vita dei santi: il racconto delle loro azioni eroiche infiamma il mio coraggio e mi spinge ad imitarli, ma confesso che talvolta mi è successo di invidiare la sorte felice dei loro parenti che hanno avuta la fortuna di vivere in loro compagnia, di gioire delle loro sante conversazioni. Ora io non ho nulla da invidiare, poiché anch'io sono in grado di contemplare da vicino le azioni dei santi, di vedere le loro lotte e la generosità con la quale si sottomettono alla volontà del Buon Dio.1

  Mia diletta zia, so bene che le dispiacerebbe se io dicessi che lei è una santa, tuttavia ne ho molto desiderio!... Ma se non glielo dico, posso dirle però una cosa che non bisogna dire allo zio, perché egli non mi vorrebbe più bene: questa cosa lei la conosce meglio di me, ed è [1v°] che egli è un santo come ce ne sono pochi sulla terra e che la sua fede può essere paragonata a quella di Abramo!... Ah, se lei sapesse di quale dolce emozione la mia anima è stata riempita ieri, vedendo lo zio con la sua angelica piccola Maria!...2 Eravamo immersi in un grandissimo dolore a causa della nostra povera Leonia: era come una vera agonia. Il buon Dio che voleva provare la nostra fede non ci mandava nessuna consolazione e, quanto a me, non potevo fare altra preghiera che quella di nostro Signore sulla croce: «Mio Dio, mio Dio, perché ci hai abbandonato?»; Mt 27,46 o anche, come nel giardino dell'agonia: «Mio Dio, sia fatta la tua volontà e non la nostra». Lc 22,42 Infine, per consolarci, il Nostro Divin Salvatore non ci ha mandato l'angelo che lo sostenne nel Getsemani, ma uno dei suoi Santi, ancora pellegrino sulla terra e pieno della sua Forza Divina. Vedendo la sua calma, la sua rassegnazione, le nostre angosce si sono dissipate, abbiamo sentito il sostegno di una mano paterna!... Oh, mia amata dolce zia! Come sono grandi le misericordie del buon Dio per i suoi poveri figli!... Se lei sapesse le dolci lacrime che ho versato ascoltando la conversazione celeste del mio santo zio!... Mi sembrava già trasfigurato: il suo linguaggio non era quello della fede che spera, ma dell'amore che possiede. Nel momento in cui la prova e l'umiliazione venivano a visitarlo, sembrava dimenticare ogni cosa per non pensare che a benedire la mano divina che gli rapiva il suo Tesoro e, per ricompensa, lo metteva alla prova come un santo. Santa Teresa aveva proprio ragione di dire a Nostro Signore, che la schiacciava con le croci quando intraprendeva per Lui opere grandi: «Ah, Signore, non sono sorpresa che voi abbiate così pochi amici! Li trattate così male!»3 [2r°]. E, in un'altra occasione, aveva detto che alle anime che il buon Dio ama con un amore ordinario dona solo qualche prova, ma a quelle che ama con un amore di predilezione prodiga le sue croci come il segno più sicuro della sua tenerezza.4

(21 luglio)

 

  Ieri avevo interrotto la lettera senza concluderla, perché Maria è arrivata con Leonia: nel vederla, la nostra emozione è stata fortissima; non potevamo farle dire una parola tanto piangeva; poi ha finito per guardarci ed è andato bene tutto. Non le do altri particolari, cara dolce zia, perché li saprete tutti da Maria che è stata una vera donna forte nella dolorosa circostanza appena capitata. Noi glielo abbiamo detto, ma ho visto che questo complimento non le piaceva; allora l'ho chiamata «Piccolo Angelo»; mi ha risposto ridendo che questo le piaceva più di «Donna forte». È di un'allegria da far ridere le pietre e questo distrae la sua povera compagna. Noi le abbiamo servite in piatti di terracotta come le Carmelitane, cosa che le ha molto divertite.5

  Ah, quante virtù ha la sua piccola Maria!... Il dominio che ha su se stessa è stupefacente! Non è certo l'energia che le manca per diventare una santa ed è questa la virtù più necessaria: con l'energia si può facilmente arrivare al vertice della perfezione. Se potesse darne un pò a Leonia, il suo piccolo angelo ne avrebbe ancora abbastanza e a Leonia non farebbe davvero male. Mia dolce zia, mi accorgo che le mie frasi non sono chiare; mi affretto per dare la mia lettera a Maria, che non voleva che io le scrivessi, dicendo che avrebbe fatto lei tutte le mie commissioni, oppure mi avrebbe dato [2v°] tre soldi per procurarmi il francobollo, ma io non ho voluto aspettare più a lungo, per mandare alla mia cara zia qualcosa di più che «uno sguardo»: per quanto possa essere espressivo, non potrebbe vederlo da così lontano.

  Volevo parlarle di Giovanna e di Francis, ma non ho il tempo; tutto quel che posso dire è che li annovero nel numero dei Santi che mi è permesso di contemplare da vicino sulla terra e che mi rallegro di vedere presto in Cielo, in compagnia dei loro figli,6 le cui splendide corone aumenteranno la loro gloria.

  Mia cara zietta, se non può leggermi, la colpa è di Maria. L'abbracci da parte mia come rimprovero e le dica di abbracciare lei forte forte per me.

  La sua piccolissima figlia

Teresa di Gesù Bambino

rel.carm.ind.

 

LT 179                                           A suor Genoveffa

[Dopo l'8 settembre 1895]

  La signorina1 è contenta?

  Il poveretto si è proprio dato da fare per accontentarla!2

 

LT 180                                              Alla signora La Néele

J.M.J.T.

Gesù †                                                                                                   14-15 e 17 ottobre 1895

Mia cara Giovanna,

  Mi sembra di vederti e di ascoltarti mentre leggo la tua lettera; e mi fa grandissimo piacere constatare l'amabile malattia che lo zio e la zia sono venuti a portarti da Lisieux. Spero che tu non sia ancora guarita dalla crisi di allegria!... È probabile perché il “celebre” membro della Facoltà,1 malgrado la sua scienza universale, non può trovare nessun rimedio per la sua cara piccola Giovanna. Se per caso facesse la scoperta, lo prego di non dimenticare il nostro Carmelo: tutto il noviziato è colpito dal contagio dopo l'entrata «della bricconcella che ha fatto venire le rughe e ha reso bianchi i capelli» della sua cara Fifine.2

  È una grande consolazione per me, la vecchia decana del noviziato,3 vedere tanta allegria circondare i miei ultimi giorni: ciò mi fa gioire e, nonostante i miei sette anni e mezzo di vita religiosa, in presenza dell'incantevole «Folletto» che rallegra tutta la comunità, l'aria austera viene spesso a mancarmi. Se l'avessi vista l'altro giorno con la tua fotografia e quella di Francis ti saresti molto divertita! La Nostra Madre le aveva portate a ricreazione e le passava ad ogni [1v°] suora. Quando venne il turno di suor Maria dell'Eucaristia, prese le fotografie una dopo l'altra facendo loro i suoi più graziosi sorrisi e dicendo di volta in volta: «Buongiorno, mia Fifine!... Buongiorno, mio Serafino». Queste esclamazioni di tenerezza han fatto ridere tutte le suore, che sono molto contente di avere una postulante così amabile. La sua bella voce ci rende felici ed è l'incanto delle nostre ricreazioni. Ma soprattutto ciò che rallegra il mio cuore molto più di tutti i talenti e le qualità esteriori del nostro caro angelo sono le sue disposizioni alla virtù.

  È molto grande, mia cara Giovanna, il sacrificio che il buon Dio ti ha appena chiesto; ma non ha forse promesso «a chi lascerà per lui o suo padre o sua madre o sua sorella, il centuplo in questa vita?» Mt 19,29 Ebbene, per Lui non hai esitato a separarti da una sorella da te amata più di tutto quanto si può dire! Ah, Gesù sarà davvero obbligato a mantenere la sua promessa!... So bene che ordinariamente queste parole sono applicate alle anime religiose, tuttavia sento in fondo al cuore che sono state pronunciate per i generosi genitori che offrono il sacrificio dei figli che sono a loro cari più di se stessi.

  Non l'hai già ricevuto il centuplo promesso? Sì, già la dolce pace e la felicità della tua piccola Maria hanno varcato le grate del monastero per riversarsi nella tua anima. Presto, ne ho l'intima convinzione, riceverai un centuplo più abbondante: un angioletto verrà a rallegrare il tuo focolare e a ricevere i tuoi baci materni...

  [2r°] Mia cara sorellina, avrei dovuto cominciare col ringraziarti del dono che vuoi offrirmi per la mia festa: ne sono molto commossa, ti assicuro, ma perdonami se ti dico con semplicità i miei gusti. Poiché desideri farmi piacere preferirei, al posto del pesce, un modello di fiori.4 Tu penserai che sono molto egoista ma, vedi, lo zio vizia le sue care carmelitane: esse sono ben sicure di non morire di fame! La piccola Teresa, che non ha mai amato quel che si mangia,5 ama molto tuttavia le cose utili alla sua comunità: sa che con i modelli si può guadagnare denaro per comprare del pesce. È un poco la storia di “Perrette”, non è vero? Ma alla fine se tu mi regali un ramo di rose selvatiche sarò contentissima. Se non ce ne fossero mi piacerebbero delle pervinche o dei botton d'oro, oppure qualsiasi altro fiore comune. Ho paura di essere poco delicata; se lo sono, non fare attenzione alla mia richiesta; sarò molto riconoscente del pesce che mi regalerai, soprattutto se vuoi aggiungervi le perle di cui mi hai parlato l'altro giorno... Vedi, mia cara Giovanna che mi sono convertita e che, ben lungi dal conservare il silenzio, parlo come una gazza e sono troppo audace nelle mie richieste. È così difficile conservare la giusta misura! Fortunatamente, una sorella perdona tutto, perfino le indiscrezioni di un piccolo «beniamino»...

  Ho interrotto così spesso la lettera che essa non ha alcun filo. Pensavo tante cose belle a proposito del centuplo di cui ti parlavo all'[2v°]inizio, ma sono obbligata a conservare le cose belle in fondo al cuore e pregare il buon Dio affinché le realizzi per te, poiché non ho il tempo di enumerartele. Bisogna che vada «al bucato», ad ascoltare, strofinando la biancheria, il caro piccolo Folletto che senza dubbio canterà: «Questo bucato  deve condurci alla Riva  senza pioggia turbativa...».6

  Le nostre due buone Madri e tutte le tue sorelline ti dicono mille cose amabili, come pure a Francis. Non dimentico che domani si celebra la festa di san Luca, uno dei suoi patroni:7 così farò la santa Comunione per lui e chiederò a Gesù di ricompensarlo della fatica che ha fatto per trovarmi le medicine...

  Ti abbraccio di cuore, mia cara piccola Giovanna, e ti assicuro dell'affetto e della riconoscenza della tua sorella piccola piccola

Teresa di Gesù Bambino

rel.carm.ind.

 

LT 181                                                 Alla signora Guérin

J.M.J.T.

Gesù †                                                                                                          16 novembre 1895

Mia cara dolce zia,

  La sua figlioletta viene ad unire la sua debole voce al meraviglioso concerto che le sue sorelle più grandi fanno risuonare in occasione della sua festa.

  Che mi resta da augurarle, mia diletta zia? Sento che dopo tutti gli auguri che le sono stati rivolti, non ho che da dire con tutto il cuore: «Così sia!...»

  Tutti gli anni glielo ripeto : sulla terra non trovo parole capaci di esprimere i sentimenti della mia anima, e così sono davvero felice di unirmi [v°] alle mie tre sorelle maggiori e soprattutto al nostro carissimo Beniamino,1 per porgerle gli auguri di questa festa.

  Non ho il tempo di scriverle più a lungo, mia amatissima zia, ma sono ben sicura che lei indovinerà tutti i sentimenti di tenerezza che traboccano dal mio cuore.

  Il giorno della sua festa offrirò la mia comunione per lei e per la nostra cara Nonnina.

  La prego, cara zia, di riempire di baci tutti quelli che amo, in particolare il caro zio, e incarico lui di darle altri mille baci da parte della sua piccola figlia

Teresa di Gesù Bambino

rel.carm.ind.

 

LT 182                                                 A suor Genoveffa1

J.M.J.T.

Gesù †                                                                                                             23 febbraio 1896

Mia amatissima sorellina,

  Mi ha chiesto di dirle cosa succederà in Cielo il giorno delle sue nozze. Provo a farlo, ma sento già che non sarò capace nemmeno di abbozzare dei festeggiamenti che non si possono descrivere, poiché «l'occhio dell'uomo non ha visto, il suo orecchio non ha sentito e il suo cuore non saprebbe neppure immaginare quel che Dio riserva a coloro che Egli ama!»... 1Cor 2,9

  Il 24 febbraio a mezzanotte, san Pietro aprirà le porte del Cielo; subito gli Angeli e i Santi usciranno con un'allegria senza pari, per formare la corte del Re e della Fidanzata.

  La Vergine Maria, precedendo immediatamente l'Adorabile Trinità, andrà avanti portando l'abito regale della Sposa, la sua figlia diletta. Con una delicatezza tutta materna, prima di scendere sulla terra, aprirà l'abisso del purgatorio. Subito moltitudini innumerevoli di anime si slanceranno verso la loro liberatrice, volendola ringraziare e sapere da lei il motivo della loro insperata liberazione. La dolce Regina risponderà loro: «Oggi è il giorno delle nozze di mio Figlio: laggiù, sulla terra d'esilio, Egli si è scelto da tutta l'eternità un'anima che Lo incanta e Lo rapisce tra milioni di altre, che Egli ha tuttavia create a sua immagine. Gn 1, 26s Quest'anima privilegiata mi ha fatta questa preghiera: “Il giorno delle mie nozze, vorrei che ogni sofferenza fosse bandita nel regno del mio Sposo”. Accogliendo la sua richiesta, vengo a liberarvi!... Prendete posto nel nostro corteo, cantate con i Beati le grazie di Gesù e di Celina».

  Allora tutto il Cielo scenderà sulla terra; troverà la beata Fidanzata prostrata dinanzi al tabernacolo;2 sollevandosi all'avvicinarsi del corteo, saluterà graziosamente le falangi angeliche e la moltitudine dei Santi, poi, avvicinandosi a Maria, le presenterà la sua fronte perché il suo bacio Materno la prepari a ricevere subito il sigillo e il bacio dello Sposo... Ct 8,1 Gesù prenderà la mano della sua cara Celina e la condurrà nella povera piccola cella del corridoio di sant'Elia,3 perché si riposi per qualche ora. Tutta la corte celeste verrà a prender posto in questo spazio ristretto; gli angeli vorranno già iniziare i loro concerti, ma Gesù dirà loro sottovoce: «Non svegliate la mia Diletta, Ct 2,7 lasciatemi solo con lei, perché non saprei separarmene un solo istante».

  La dolce Regina del Cielo capirà il desiderio del suo divin Figlio; farà uscire il luminoso corteo e lo condurrà verso la sala delle Nozze.4

  Subito, cominciando i preparativi della festa, miriadi di angeli intrecceranno corone, come non se ne trovano sulla terra; i cherubini prepareranno blasoni più splendenti dei diamanti e i loro pennelli delicati tracceranno con tratti indelebili gli stemmi di Gesù e di Celina.5 Ne metteranno dappertutto: sui muri, nelle arcate dei chiostri, nel refettorio, nel coro, ecc. I pittori saranno così numerosi che molti capolavori non potranno essere sistemati; allora l'innocente schiera dei bambini si offrirà per tenerli tutta la giornata dinanzi allo Sposo e alla Sposa. Sorridendo, gli angeli [1v°] rifiuteranno di dare i loro blasoni: ne avranno bisogno per decorare tutti i santi e per ornarsi essi stessi, per mostrare che sono gli umili servitori di Gesù e di Celina. Per consolare i bambini, daranno a ciascuno di loro un delizioso piccolo stemma, così che si sentano anche loro partecipi della festa, poi, mandandoli a sfogliare rose e gigli, continueranno i loro splendidi preparativi...

  I Pontefici e i Dottori avranno una grande missione da compiere. Alla loro domanda, l'Agnello aprirà il Libro della Vita Ap 20,12 Essi trarranno da questo libro preziosi documenti sulla Vita di Celina e, per fare onore al suo Sposo, scriveranno tutte le grazie di elezione, tutti i sacrifici nascosti che vi troveranno segnati con lettere d'oro, per mano degli angeli. I Dottori si riserveranno la gloria di portare loro stessi, dinanzi al corteo regale, un gran numero di stendardi così composti.

  Gli Apostoli riuniranno tutte le anime che Celina aveva già generato per la vita eterna; riuniranno anche tutti i figli spirituali che lei dovrà generare in avvenire al suo Sposo Divino.

  I Santi Martiri si guarderanno bene dal rimanere oziosi: palme senza eguali e frecce fiammeggianti saranno disposte con commovente delicatezza lungo tutto il percorso della sfilata regale. In questo modo vorranno rendere omaggio al martirio d'amore,6 che deve in poco tempo consumare la vita della fortunata Sposa...

  Mi occorrerebbe troppo tempo per descrivere le molteplici occupazioni dei santi Confessori, Eremiti, ecc., e di tutte le Sante donne: per cui mi basta dire che ciascuno di loro manifesterà tutta la propria genialità, tutta la sua delicatezza per festeggiare degnamente un giorno così bello!... Io non posso tuttavia dimenticare i cantici delle Vergini, le palme e i gigli che presenteranno, con gioia inesprimibile, a Celina, loro sorella diletta. Io vedo già Cecilia, Genoveffa, Agnese con la loro compagna Giovanna la pastorella, rivestita del suo abito da guerra. Vedo Celina, la patrona della nostra Fidanzata, che le offre un mazzo dei fiori che portano il suo nome!...7

  Vedo soprattutto l'intero ordine del Carmelo che brilla di una nuova gloria: per primi appariranno santa Teresa, san Giovanni della Croce e Madre Genoveffa. Queste nozze splendide sono davvero la loro festa, poiché Celina è la loro figlia diletta!...

  E il delizioso popolo dei piccoli Innocenti8 sarà estraneo alla gloria di un giorno così bello? No, io li vedo che giocano con le loro corone che non hanno guadagnate: si preparano a porle sul capo di colei che vuole rassomigliare a loro e non guadagnare alcuna corona. Essi sono fieri come dei re e scuotono con grazia le loro teste bionde, poiché esultano nel vedere la loro sorella più grande prenderli per modelli. Tutto ad un tratto una Madre, di bellezza inesprimibile, viene in mezzo a loro, si ferma e, prendendo per la mano quattro fra gli incantevoli cherubini, li orna con [2r°] vesti più bianche dei gigli e con diamanti che scintillano come rugiada al sole... Anche un venerabile Vegliardo dai capelli argentati è là e li colma di carezze; tutti gli altri bambini, a questa vista, si meravigliano di una simile preferenza; uno di loro si avvicina timidamente alla piccola Teresa9 e le chiede perché questa bella Signora li vesta con una così grande ricchezza. «Il fatto è, risponde la piccola Teresa con la sua voce argentina, che noi siamo le sorelle e i fratelli della beata fidanzata del Re Gesù. Elena ed io saremo damigelle d'onore con i due piccoli Giuseppe che terremo per mano.10 Papà e Mamma, che voi vedete accanto a noi, ci condurranno con le nostre sorelline che sono ancora esiliate sulla terra; essendo tutta la famiglia riunita, gioiremo di una felicità senza pari». Al culmine della sua gioia, la piccola Teresa si metterà a battere le sue graziose manine più bianche dell'ala dei cigni; poi griderà, saltando al collo del suo Papà e della sua Mamma: «Oh, com'è bello!... Com'è bello!... Le nozze della nostra sorella diletta!... Già tre volte siamo venuti qui per feste simili: per Maria, Paolina e Teresa (la piccola ladra che mi ha carpito il nome), ma mai ho visto preparativi così solenni: si vede bene che Celina è l'ultima!».

  La piccola Elena e i piccoli Giuseppe faranno quindi delle riflessioni incantevoli sulla loro gioia di appartenere alla famiglia della Regina di una festa così bella. Allora alcuni bambini che li avranno ascoltati, tenendo la testa appoggiata gravemente sulla loro piccola mano, si alzeranno gentilmente e dichiareranno che anche loro sono i fratelli di Celina. Per provarlo, spiegheranno come e da che parte viene loro questa illustre parentela. Non si sentiranno più che grida di gioia e la Madonna sarà obbligata a venire a ristabilire la calma in mezzo alla frotta dei bambini. Anche tutti i Santi accorreranno e, conoscendo il motivo di questa straordinaria allegria, troveranno l'idea così affascinante che ciascuno di loro si affretterà a tracciare una genealogia che dimostrerà che egli è parente prossimo di Celina. Così tutti i Pontefici, i gloriosi Martiri, i guerrieri (san Sebastiano in testa),11 in una parola tutta la nobiltà del Cielo si glorierà di dare il nome di sorella alla Sposa di Gesù e i partecipanti alle Nozze costituiranno una sola grande, medesima famiglia.

  Ma ritorniamo al bel Vegliardo, alla bella Signora, ai quattro Cherubini. Avendo finito di prepararsi, entreranno nel capitolo; gli angeli s'inchineranno vedendoli passare e assegneranno ad essi i magnifici troni preparati per loro, ai due lati dell'umile sedia destinata alla cara piccola Madre. È tra le sue mani che, tra qualche ora, si formeranno i legami indissolubili che devono unire Gesù e Celina; quindi questa Madre, piccola agli occhi delle creature12 e grande agli occhi di Colui di cui tiene il posto, riceverà le più abbondanti benedizioni dai suoi diletti genitori, per riversarle sul capo di colei che è sua sorella e sua diletta figlia...

  Ogni Santo, ogni Angelo verrà a felicitarsi con il venerabile Patriarca e la sua beata Sposa: essi brilleranno di una gloria totalmente nuova e i loro [2v°] cari figlioletti grideranno nella loro ammirazione: «Oh, Papà, oh Mamma, come siete belli! Che sfortuna che Celina non vi veda!... Mostratele solo per oggi la vostra gloria». Es 33,18

  «Lasciatemi fare, figli miei, risponderà Papà, non sapete che se mi nascondo oggi è perché so quanto la mia coraggiosa13 riceverà come premio, per essere rimasta senza consolazione durante l'esilio. Un tempo ho molto sofferto; e Celina allora era il mio solo appoggio. Adesso voglio essere il suo, ma non credete che voglia toglierle il merito della sofferenza. Oh, no, ne conosco troppo il valore! Il buon Dio non si lascia vincere in generosità.14 Egli è già la mia grande ricompensa15 Gn 15,1 e sarà presto quella della mia fedele Celina». «È proprio vero, dirà a sua volta mamma, è meglio non mostrarci a lei sulla terra straniera, poiché Celina vi è esiliata per un solo istante, per combattere e morire.16 Presto verrà il giorno in cui Gesù sarà veramente il Padrone e la mia piccola figlia la Padrona: me lo diceva quando era piccola piccola17 e vedo che aveva proprio ragione!» Questa conversazione familiare sarà interrotta dagli angeli, che verranno solennemente ad annunciare che la fidanzata è pronta per presentarsi alla Messa di Nozze. Allora il corteo si allineerà in perfetto ordine e precederà Gesù e Celina circondata della sua famiglia del Cielo e da quella della terra. Io non posso descrivere i sentimenti d'amore di Gesù per Celina e la radiosa bellezza di lei (poiché sarà rivestita con l'abito che Maria stessa avrà portato). Non so se gli abitanti del Cielo abbiano mai visto una festa così bella, ma non credo; secondo me, lo dico alla mia piccola amata sorella, non ne avrò mai visto nessuna così dolce per il mio cuore!...

  Non parlerò del momento stesso dell'unione, perché le parole non possono esprimere questo mistero incomprensibile, che deve essere rivelato solo in Cielo! So soltanto che, in quel momento, la Trinità scenderà nell'anima della mia diletta Celina e la possederà tutta intera, donandole uno splendore e una innocenza superiore a quella del Battesimo! So che la Santa Vergine diventerà la Mamma della sua figlia prediletta, in un modo più intimo, ancora più materno che in passato.

  So che la povera piccola Teresa, al pensiero del bel giorno che presto sta per cominciare, già sente nel suo cuore una gioia così grande, che si domanda quel che sentirà quando sarà veramente arrivato!...

  Piccola amata sorella, l'anima mia ha espresso molto male i suoi sentimenti. Pensavo tante cose sulle feste del Cielo che mi è stato appena possibile abbozzare il tema...

  Non ho regali di nozze da dare alla mia Celina, ma domani prenderò nelle mie braccia gli incantevoli cherubini di cui le ho parlato e sono questi stessi che le offrirò. Dato che vogliamo restare bambini, bisogna unirci a loro, così sarò la damigella d'onore di signorina,18 e porterò un bel mazzo di gigli. Tutto è nostro, tutto è per noi poiché in Gesù noi abbiamo tutto!...19

La piccola sorella di Celina

Teresa di Gesù Bambino del Volto Santo

 

  [2v°tv] Ho dimenticato di dire che, al risveglio, Celina troverà accanto a sé Gesù, Maria e il buon san Giuseppe che ella ama tanto, con papà, mamma e i piccoli angeli: saranno loro che la prepareranno. Ho ancora dimenticato di dire la gioia di Gesù mentre ascolta Celina pronunciare per [2r°tv] la prima volta le parole del santo Ufficio, che saranno allora il suo ufficio, l'ufficio di lei, la sposa del suo cuore, incaricata di incantarlo in mezzo ai campi. Ct 7,1

 

LT 183                                                 A suor Genoveffa1

[24 febbraio 1896]

PATTO NUZIALE

DI GESÙ CON CELINA

 

  io gesù, il verbo eterno, Gv 1,1 il figlio unico di dio e della vergine maria, oggi sposo celina, principessa esiliata, povera e senza titoli. Mi dono a lei sotto il nome di cavaliere dell'amore, della sofferenza e del disprezzo.2

  La mia intenzione non è ancora di rendere alla mia Diletta la sua Patria, i suoi titoli e la sua ricchezza. Voglio che condivida la sorte che mi è piaciuto scegliere sulla terra. Quaggiù, il mio Volto è nascosto, Is 53,3 ma lei sa riconoscermi, mentre gli altri mi disprezzano; in cambio, oggi io pongo sul suo capo l'Elmo di salvezza3 Ef 6,17 e di grazia, affinché il suo Volto sia nascosto come il mio. Voglio che nasconda i doni che da me ha ricevuto, lasciando che glieli dia e li riprenda come mi piacerà, non attaccandosi a nessuno, dimenticando anche tutto quello che può renderla grande ai suoi occhi come a quelli delle creature.

  La mia Diletta ormai si chiamerà: Genoveffa di santa teresa (il suo titolo più glorioso, quello di maria del volto santo, resterà nascosto in terra,4 perché brilli in Cielo con incomparabile splendore). Sarà pastora dell'unico Agnello5 che diviene suo sposo. La nostra unione genererà anime più numerose delle stelle del firmamento, e la famiglia della serafica Teresa si rallegrerà del nuovo splendore che le sarà donato.

  Genoveffa sopporterà pazientemente l'assenza del suo Cavaliere, lasciandolo combattere da solo, perché Lui solo abbia l'onore della vittoria; lei si accontenterà di maneggiare la spada dell'Amore.6 Come una dolce melodia, la sua voce mi in canterà Ct 7,1 sui campi di battaglia; il più leggero dei suoi sospiri d'Amore infiammerà con un ardore del tutto nuovo le mie truppe scelte.

  Io, il Fiore dei Campi, il Giglio delle Valli, Ct 2,1 voglio dare come nutrimento alla mia Amata il Frumento degli Eletti, il Vino che germina i Vergini. Zc 9,17 Ella riceverà questo nutrimento dalle mani dell'umile e gloriosa Vergine Maria, Madre di entrambi.

  Voglio vivere nella mia Amata e, come pegno di questa vita, le dono il mio Nome:7 questo sigillo regale sarà il segno della sua onnipotenza sul mio Cuore.

  domani, giorno dell'eternità,8 toglierò il mio Elmo... La mia Amata vedrà lo splendore del mio Adorabile Volto, udrà il nome nuovo Ap 2,17 che le riservo, riceverà per sua Grande Ricompensa la beata trinità! Gn 15,1 Dopo aver condiviso la stessa Vita nascosta, gioiremo nel nostro Regno delle stesse glorie, dello stesso trono, della stessa palma e della stessa corona... Ap 3,21 I nostri due cuori, uniti per l'eternità si ameranno dello stesso eterno amore!!!

  Dato sul Monte Carmelo, con la nostra firma e il sigillo delle nostre armi, nella festa della mia agonia,9 il ventiquattresimo giorno di febbraio dell'anno mille ottocento novantasei.

  t. di Gesù Bambino editrice del cavaliere divino

 

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         (Formato originale: 21 x 14,2 cm)

  (Sul retro della busta, un grande sigillo di cera scura con le insegne del Carmelo e il timbro a inchiostro nero):

Montagna del Carmelo

24 febbraio 96

terra d'esilio

 

 

 

LT 184                                                  A suor Genoveffa

 [24 febbraio 1896]

J.M.J.T.

  A lei, mia figlia diletta, offro come regalo di nozze l'ultima lacrima1 che ho versato su questa terra d'esilio. La porti sul cuore e si ricordi che è per mezzo della sofferenza che una suor Genoveffa di Santa Teresa può giungere alla santità. Non troverà difficoltà a prediligere la Croce e le lacrime di Gesù, se penserà spesso a questa frase: «Egli mi ha amata e ha dato se stesso per me!». Gal 2,20

Madre Genoveffa

 

LT 185                                                A suor Genoveffa1

[24 febbraio - 17 marzo (?) 1896]

 (Sul recto, in scrittura gotica):

  Posuit Signum in Faciem meam!2

Sant'Agnese v.m.

 (Sul verso):

 

  Ricordo del giorno più bello, del giorno che racchiude e conferma tutte le grazie di cui Gesù e Maria hanno colmato la loro diletta Celina!...

  Per Amore, d'ora in poi Celina stringerà sul suo cuore le spine della Sofferenza e del Disprezzo, ma non ha paura, poiché sa per esperienza che Maria può cambiare in Latte il sangue che sprizza dalle ferite provocate dall'Amore.

  Con la mano sinistra Celina stringe le spine, ma con la destra abbraccia sempre Gesù, il Divino mazzetto di Mirra che riposa sul suo cuore. Ct 1,13

  È per Lui solo che Celina genererà anime, irrorerà con le sue lacrime la semente e Gesù sarà sempre gioioso, portando fasci di Gigli nelle sue mani... Sal 125,6

  I quattro piccoli cherubini, le cui ali hanno appena sfiorato la terra, accorrono e contemplano incantati la loro diletta sorella; sperano, accostandosi a lei, di partecipare ai meriti delle sue sofferenze; in cambio essi fanno riflettere su di lei lo splendore immacolato dell'innocenza e di tutti i doni che il Signore ha loro prodigato gratuitamente. Rm 3,24

  24 febbraio - 17 marzo 1896

Teresa di Gesù Bambino del Volto Santo

rel.carm.ind.

 

 

 

SETTIMO PERIODO

NUOVO PRIORATO

DI MADRE MARIA DI GONZAGA

(21 marzo 1896 – 30 settembre 1897)

 

 

 

 

 

LT 186                                                       A Leonia

[11 aprile 1896]

J.M.J.T.

Mia cara Leonia,

  La tua piccola sorellina non può fare a meno di venire ancora a dirti quanto ti vuol bene e ti pensa, soprattutto nel giorno della tua festa.

  Non ho nulla da offrirti, neppure un'immagine! Però mi sbaglio: domani ti offrirò la Realtà divina, Col 2,17 Gesù Ostia, il tuo Sposo e anche mio... Cara sorellina, come è dolce poter tutt'e cinque chiamare Gesù il nostro Diletto; ma che sarà quando lo vedremo in Cielo e lo seguiremo dappertutto, cantando lo stesso cantico che solo i vergini possono ripetere?... Ap 14,3-4

  [v°] Allora capiremo il valore della sofferenza e della prova e, come Gesù, ripeteremo: «Era davvero necessario che la sofferenza ci provasse e ci facesse raggiungere la gloria». Lc 24,26

  Mia sorellina diletta, non posso dirti tutto quello che il mio cuore racchiude di pensieri profondi che si riferiscono a te. La sola cosa che voglio ripeterti è questa: «Ti amo mille volte più teneramente di quanto si amino le sorelle comuni, poiché posso amarti con il Cuore del nostro Sposo celeste».

  È in Lui che viviamo della stessa vita ed è in Lui che resterò per l'eternità

la tua piccola sorellina

Teresa di Gesù Bambino

rel.carm.ind.

 

LT 187                                        A suor Maria della Trinità

[30 aprile 1896]

Mia sorellina diletta,

  In ricordo di questo bel giorno,1 vorrei poterle offrire fiori che non marciscono, ma è solo in Cielo che i fiori non appassiranno mai!...

  Questi non-ti-scordar-di-me almeno le diranno che nel cuore della sua piccola sorella rimarrà sempre impresso il ricordo del giorno in cui Gesù le ha dato il Bacio dell'unione Ct 8,1 che deve concludersi o piuttosto compiersi nei Cieli!

Teresa di Gesù Bambino del Volto Santo

rel.carm.

 

LT 188                                         A suor Maria della Trinità

 [7 maggio 1896]

 (Sul recto):

  Per Amore, soffrire ed essere disprezzata1

 (Sul verso):

  Pensieri del Nostro Padre San Giovanni della Croce.

  Quando l'amore che si porta ad una creatura è un affetto perfettamente spirituale e fondato solo su Dio, man mano che cresce, anche l'amore verso Dio cresce nella nostra anima; più il cuore si ricorda del prossimo, più si ricorda anche di Dio e lo desidera: questi due amori crescono facendo a gara l'un con l'altro.

  Colui che ama veramente Dio vede come un guadagno e una ricompensa perdere ogni cosa e perdere pure se stesso per Dio...

  Alla sera di questa vita, ti esamineranno sull'amore. Impara dunque ad amare Dio come egli vuol essere amato e abbandona te stesso.2

  Ricordo del 7 maggio dell'anno di grazia 1896.3 Offerto alla mia cara piccola suor Maria della Trinità e del Volto Santo.

Suor Teresa di Gesù Bambino del Volto Santo

rel.carm.ind.

 

LT 189                                           A Padre Adolfo Roulland

J.M.J.T.

Gesù †                                                                                                                 23 giugno 1896

Carmelo di Lisieux

Reverendo Padre,

  Ho pensato di riuscire gradita alla nostra buona Madre, offrendole il 21 giugno, per la sua festa, un corporale e un purificatoio con una palla, perché ella abbia il piacere di mandarglieli per il 29.1 È a questa Venerata Madre che devo l'intima gioia di essere unita a lei con i legami apostolici della preghiera e della mortificazione; perciò la supplico, reverendo Padre, di aiutarmi a pagarle, al Santo Altare, il mio debito di riconoscenza.

  Mi sento molto indegna di essere associata, in modo speciale, a uno dei Missionari del nostro Adorabile Gesù, ma poiché l'obbedienza mi assegna questo dolce compito,2 sono certa che il mio Sposo Celeste supplirà ai miei deboli meriti (sui quali non faccio alcun affidamento) e che esaudirà i desideri della mia anima rendendo fecondo il suo apostolato. Sarò veramente felice di lavorare con lei per la salvezza delle anime. È per questo scopo che mi sono fatta carmelitana: non potendo essere missionaria d'azione, ho voluto esserlo con l'amore e la penitenza, come santa Teresa, la mia serafica Madre!... La supplico, Reverendo Padre, chieda per me a Gesù, il giorno che per la prima volta si degnerà di scendere dal Cielo per opera della sua voce, di infiammarmi col fuoco del suo Amore, affinché possa in seguito aiutarla ad accenderlo nei cuori.3 Lc 12,49

  Da molto tempo desideravo conoscere un Apostolo che volesse pronunciare il mio nome al Santo Altare il giorno della sua prima Messa!... Desideravo preparargli io stessa i sacri lini e la bianca ostia destinata a celare il Re del Cielo! Questo Dio di Bontà ha voluto realizzare il mio sogno e mostrarmi ancora una volta quanto si compiace di compiere i desideri delle anime che amano Lui solo.

  Se non temessi d'essere indiscreta, le chiederei ancora, mio Reverendo Padre, di avere ogni giorno al Santo Altare un [v°] ricordo per me... Quando l'oceano la separerà dalla Francia, guardando la palla che ho dipinto con tanta gioia, si ricorderà che sulla montagna del Carmelo un'anima prega incessantemente Es 17,8-13 il divino Prigioniero d'Amore, per il successo della sua gloriosa conquista.

  Desidero, mio Reverendo Padre, che la nostra unione apostolica sia conosciuta solo4 da Gesù e reclamo una delle sue prime benedizioni per chi sarà felice di dirsi eternamente

  Sua indegna piccola sorella in Gesù-Ostia

Teresa di Gesù Bambino del Volto Santo

rel.carm.ind.

 

LT 190                                         A Madre Maria di Gonzaga

J.M.J.T.

29 giugno 1896

Leggenda di un Agnellino1 piccolo piccolo.

  In un ridente e fertile prato, viveva una felice Pastora. Amava il suo gregge con tutta la tenerezza del suo cuore e anche le pecore e gli agnelli amavano teneramente la loro Pastora!2 Sal 83,7 Ma la felicità perfetta non si trova nella valle di lacrime. Un giorno, il bel cielo blu del prato si coprì di nuvole e la Pastora divenne triste; non trovò più alcuna gioia nel custodire il suo gregge e – occorre dirlo? – il pensiero di allontanarsi per sempre da esso si presentò al suo animo.3 Fortunatamente amava ancora un piccolo agnellino, spesso lo prendeva tra le braccia, lo accarezzava e, come se l'agnello fosse stato un suo simile, la Pastora gli confidava le sue pene e talvolta piangeva con lui...

  Vedendo piangere la sua Pastora il poverino si affliggeva, cercava invano nel suo piccolo cuoricino il mezzo per consolare colei che amava più di se stesso.

  Una sera l'agnellino si addormentò ai piedi della sua Pastora. Allora il prato, le nuvole... tutto scomparve al suo sguardo. Si trovò in una campagna infinitamente più vasta e più bella. In mezzo ad un gregge più bianco della neve, scorse un Pastore risplendente di gloria e di dolce maestà. Il povero agnellino non osava farsi avanti, ma, avvicinandosi a lui, il Buono, il Divin Pastore lo prese sulle ginocchia, lo baciò come altre volte la sua dolce Pastora, poi disse: «Agnellino, perché ti brillano lacrime negli occhi, perché la tua pastora, che io amo, piange così spesso? Parla, voglio consolarvi entrambi».

  «Se piango, rispose l'agnello, è solo perché vedo piangere la mia diletta Pastora. Ascoltate, Divin Pastore, il motivo delle sue lacrime: un tempo ella si credeva amata dal suo caro gregge; avrebbe dato la sua vita per renderlo felice, ma per vostro ordine fu costretta ad assentarsi per qualche anno; al suo ritorno le parve di non ritrovare lo stesso spirito che lei aveva tanto amato nelle sue pecore. [1v°] Voi lo sapete, Signore, è al gregge che voi avete dato il potere e la libertà di scegliere la sua pastora. Ebbene, invece di vedersi come un tempo scelta da tutti di comune accordo, fu solo dopo aver deliberato sette volte che il vincastro fu posto nelle sue mani.4 Voi che avete un tempo pianto sulla nostra terra, non comprendete quanto deve soffrire il cuore della mia amata Pastora?».

 

  (Il Buon Pastore sorrise e chinandosi verso l'agnello): «Sì, disse, io comprendo! Ma che la tua Pastora si consoli: sono io che ho, non permesso, ma voluto, la grande prova che l'ha fatta tanto soffrire». – «È possibile, Gesù? – riprese l'agnellino. Io credevo che voi foste così buono, così dolce... Non avreste dunque potuto affidare ad un'altra il vincastro, come desiderava la mia diletta Madre,5 ovvero, se volevate assolutamente rimetterlo nelle sue mani, perché non l'avete fatto dopo la prima deliberazione?». – «Perché, agnellino? È perché amo la tua Pastora! Tutta la sua vita l'ho custodita con attenzione gelosa: aveva già sofferto molto per me, nella sua anima, nel suo cuore, tuttavia le mancava la prova decisiva, che io le ho appena inviata dopo averla preparata da tutta l'eternità».

  «Ah, Signore, adesso vedo bene che non conoscete il dispiacere più grande della mia Pastora, oppure non volete confidarmelo!... Anche voi pensate che lo spirito primitivo del nostro gregge si vada perdendo... Ahimé, come potrebbe non pensarlo anche la mia Pastora?... Ce ne sono molte che deplorano gli stessi disastri nei loro ovili...». «È vero, riprese Gesù, lo spirito del mondo s'insinua perfino in mezzo alle più lontane praterie, ma è facile ingannarsi nel discerni mento delle intenzioni; 1Cor 28,9 io che vedo tutto, che conosco i più segreti pensieri, te lo dico: il gregge della tua Pastora mi è caro fra tutti, mi è servito solo come strumento per compiere la mia opera di santificazione nell'anima della tua diletta Madre».

  – «Ah, Signore, vi assicuro che la mia Pastora non comprende tutto quel che mi dite... e come potrebbe comprenderlo, poiché nessuno giudica le cose [2r°] nel modo con cui voi me le mostrate? Io conosco delle pecore che fanno molto male alla mia Pastora, con i loro ragionamenti terra terra.6 Gesù, perché non rivelate voi a queste pecore i segreti che mi confidate; perché non parlate al cuore della mia Pastora?». – «Se le parlassi, la sua prova svanirebbe, il suo cuore sarebbe pieno di una gioia così grande che il suo vincastro non le sembrerebbe essere mai stato così leggero. Ma io non voglio toglierle la prova, voglio soltanto che comprenda la verità e che riconosca che la sua croce le viene dal Cielo e non dalla terra».

  – «Signore, allora parlate alla mia Pastora, come volete che capisca la verità, dal momento che non sente intorno a sé che la menzogna?».

  – «Agnellino, non sei tu il preferito della tua Pastora?... Ebbene, ripetile le parole che ho detto al tuo cuore».

  – «Gesù, lo farò, ma preferirei che deste la commissione a una delle pecore, il cui modo di ragionare è terra terra... io sono così piccolo... la mia voce è così debole, come mi crederà la mia Pastora?».

  – «La tua Pastora sa bene che mi piace nascondere i miei segreti ai saggi e ai prudenti; Lc 10,21 lei sa che li rivelo ai più piccoli, ai semplici agnelli, la cui bianca lana non si è sporcata di polvere della strada. Lei ti crederà, e se dai suoi occhi scorreranno ancora lacrime, queste lacrime non avranno più la stessa amarezza: esse abbelliranno la sua anima dello splendore austero della sofferenza amata e ricevuta con riconoscenza».

  – «Io vi capisco, Gesù, ma c'è ancora un mistero che vorrei approfondire: ditemi, vi supplico, perché avete scelto le pecore predilette della mia Pastora per metterla alla prova... Se ne aveste preso di forestiere, la prova sarebbe stata più dolce». Allora, mostrando all'agnello i suoi piedi, le sue mani e il suo cuore impreziositi da ferite luminose, il Buon Pastore Gv 20,27 rispose: «Guarda queste piaghe, sono [2v°] quelle che ho ricevute nella casa di coloro che mi amavano! Zc 13,6 È per questo che sono così belle, così gloriose che, durante tutta l'eternità, il loro splendore estasierà di gioia gli angeli e i santi...

  «La tua Pastora si chiede cosa mai ha fatto per allontanare le sue pecore, e io, che avevo fatto al mio popolo? In che cosa l'avevo contristato?7 Mi 6,3

  «Bisogna dunque che la tua diletta Madre si rallegri di partecipare ai miei dolori. Se le tolgo gli appoggi umani, è per essere io solo a colmare il suo cuore così capace d'amore!

  «Beato chi ripone in me il suo sostegno: dispone nel suo cuore dei gradini per elevarsi fino al Cielo.8 Sal 83,6 Nota bene, agnellino: io non dico di separarsi completamente dalle creature, di disprezzare il loro amore, le loro premure, ma al contrario di accettarle per farmi piacere, di servirsene come tanti gradini; infatti, allontanarsi dalle creature non servirebbe che a una cosa, camminare e smarrirsi nei sentieri della terra. Per innalzarsi, occorre posare il proprio piede sui gradini delle creature e attaccarsi a me solo... Capisci bene, agnellino?».

  – «Signore, lo credo, ma soprattutto sento che le vostre parole sono la verità, perché portano la pace, la gioia nel mio piccolo cuore. Ah, possano penetrare dolcemente il cuore così grande della mia Pastora!

  «Gesù, prima di ritornare accanto a lei, ho una preghiera da farvi. Non ci lasciate languire a lungo sulla terra d'esilio; chiamateci alle gioie della prateria celeste in cui condurrete eternamente il nostro caro piccolo gregge in mezzo ai sentieri fioriti».

  «Caro agnellino, rispose il Buon Pastore, esaudirò la tua domanda presto, sì, presto;9 prenderò la Pastora e il suo agnello. Allora, per tutta l'eternità, benedirete la beata sofferenza che vi avrà meritato tanta felicità e io stesso asciugherò tutte le lacrime dai vostri occhi!». Ap 21,4

 

 

LT 191                                                       A Leonia

J.M.J.T.

Gesù †                                                                                                                 12 luglio 1896

Mia cara piccola Leonia,

  Avrei risposto alla tua incantevole lettera domenica scorsa, se mi fosse stata data; ma siamo cinque, e tu sai che sono la più piccola...1 Così sono proprio io a correre il rischio di vedere le lettere molto tempo dopo le altre o a non vederle per niente. Ho visto la tua solo venerdì, e così, mia cara sorellina, non sono in ritardo per colpa mia.

  Se sapessi quanto sono felice di vederti in queste buone disposizioni...2

  Non sono stupita che il pensiero della morte ti sia dolce, poiché non sei più attaccata a nulla sulla terra. Ti assicuro che il buon Dio è assai migliore di quanto tu creda: si accontenta di uno sguardo, di un sospiro d'amore. Quanto a me, trovo molto facile praticare la perfezione, perché ho capito che [1v°] non c'è che da prendere Gesù per il cuore!... Guarda un bambino, che ha appena recato dispiacere a sua madre facendo i capricci, oppure disobbedendole: se si nasconderà in un angolo con aria imbronciata e strillerà per la paura di essere punito, la mamma non gli perdonerà certo il suo sbaglio. Ma se le tenderà le braccine sorridendo e dicendo: «Abbracciami, non ricomincerò più», potrà forse sua madre non stringerselo al cuore con tenerezza e dimenticare le sue mancanze infantili? Tuttavia ella sa bene che il suo caro piccino ricomincerà alla prossima occasione, ma questo non importa: se egli la prende ancora per il cuore, non sarà mai punito.3

  Al tempo della legge del timore, prima della venuta di nostro Signore, il profeta Isaia diceva già, parlando a nome del Re dei Cieli: «Può forse una madre dimenticare suo figlio? Ebbene, anche se una madre dimenticasse suo figlio, Io non vi dimenticherò mai». Is 49,15 Che promessa stupenda! Ah, noi che viviamo nella legge dell'amore, come non approfitteremo delle proposte d'amore che [2r°] ci fa il nostro Sposo?... Come temere Colui che si lascia incatenare da un capello che ondeggia sul nostro collo?... Ct 4,9

  Sappiamo dunque tenerlo prigioniero, questo Dio che diviene il mendicante del nostro amore. Dicendoci che basta un capello ad operare questo prodigio, Egli ci mostra che le più piccole azioni fatte per amore sono quelle che incantano il suo cuore...

  Ah, se fosse necessario fare grandi cose, quanto saremmo da compiangere! Ma quanto siamo felici dal momento che Gesù si lascia incatenare dalle più piccole!...

  Non sono i piccoli sacrifici che ti mancano, mia cara Leonia; la tua vita non ne è forse intessuta?... Gioisco nel vederti davanti ad un simile tesoro, soprattutto se penso che sai trarne vantaggio non soltanto per te, ma anche per le anime... È così dolce aiutare Gesù con i nostri lievi sacrifici, aiutarlo a salvare le anime che ha riscattato a prezzo del suo sangue e che aspettano solo il nostro soccorso per non cadere nell'abisso!...

  [2v°] Mi sembra che se i nostri sacrifici sono come dei capelli che catturano Gesù, lo sono anche le nostre gioie, e per questo basta non concentrarsi su una felicità egoistica, ma offrire al nostro Sposo le piccole gioie che Egli semina sul cammino della vita per affascinare le nostre anime ed innalzarle fino a Lui.

  Contavo di scrivere oggi alla zia, ma non ho il tempo: sarà per domenica prossima. Ti prego di dirle quanto le voglio bene, come anche al caro zio.

  Penso anche spesso a Giovanna e Francis. Mi chiedi notizie della mia salute.4 Ebbene, mia cara sorellina, non tossisco proprio più. Sei contenta?... Questo non impedirà certo al buon Dio di prendermi quando vorrà; poiché faccio ogni sforzo possibile per essere come un bambino piccolo piccolo, non ho preparativi da fare. Gesù stesso dovrà pagare tutte le spese del viaggio e il prezzo d'ingresso in Cielo.

  Addio, mia diletta sorellina; ti amo, credo, sempre di più...

  La tua sorellina

Teresa di Gesù Bambino

rel.carm.

 

  [2v°tv] Suor Genoveffa è felicissima della tua lettera, ti risponderà la prossima volta. Ti abbracciamo tutt'e cinque.

 

LT 192                                               Alla signora Guérin

J.M.J.T.

Gesù †                                                                                                                 16 luglio 1896

Mia cara zia,

  Avrei voluto scrivere io per prima; ma mi resta solo il dolce e amabile dovere di ringraziarla della bella lettera che ho ricevuto.

  Com'è buona, mia amata zia, a pensare alla sua piccola Teresa. Ah, l'assicuro che non è con un'ingrata che lei ha a che fare!

  Vorrei raccontarle qualcosa di nuovo, ma, per quanto mi sforzi di spremermi le meningi, non esce assolutamente altro che la tenerezza per i miei amatissimi parenti... E questa cosa è ben lungi dall'essere una novità, poiché è vecchia quanto me!...

  Mi chiede, cara zia, di darle notizie sulla mia salute come a [1v°] una mamma; è quel che farò, ma se le dirò che sto benissimo lei non mi crederà. Pertanto cederò la parola al celebre dottore de Cornière,1 al quale ho avuto l'insigne onore di essere presentata ieri in parlatorio. Questo illustre personaggio, dopo avermi onorata di uno sguardo, ha dichiarato che «avevo una buona cera!...». Questa dichiarazione non mi ha impedito di pensare che mi sarebbe stato presto consentito «di andare in Cielo con gli angioletti»2 non a causa della mia salute, ma a causa di un'altra dichiarazione fatta oggi, nella cappella del Carmelo, dal reverendo Lechêne... Dopo averci mostrato le origini illustri del nostro santo Ordine, dopo aver ci paragonate al profeta Elia che lotta contro i sacerdoti di Baal, 1Re 18,20-40 ha dichiarato «che stavano per ricominciare tempi simili a quelli della persecuzione di Acab». Ci sembrava già di volare verso il martirio...

  Che felicità, mia cara dolce zia, se tutta [2r°] la nostra famiglia entrasse in Cielo lo stesso giorno! Mi sembra di vederla sorridere... Forse lei pensa che quest'onore non ci è riservato. Quel che è certo è che, tutti insieme oppure uno dopo l'altro, lasceremo un giorno l'esilio per la Patria, e allora ci rallegreremo per tutte quelle cose di cui il Cielo sarà il premio.3 Ed anche per aver preso la pozione i giorni di ricevimento, o per essere stati al Mattutino nonostante il nostro triste aspetto, o per aver cacciato i conigli e raccolto avena...

  Con mio grande dispiacere vedo che questa sera mi è impossibile dire qualcosa che abbia un qualche senso comune: è certamente perché avevo desiderato scrivere tante cose alla mia zietta che amo tanto.

  Fortunatamente suor Maria dell'Eucaristia supplirà alla mia miseria: è la mia sola consolazione nella mia estrema indigenza. Al lavoro4 [2v°] siamo sempre insieme e ci intendiamo benissimo. Le assicuro che nessuna delle due fa venire la malinconia. È necessario fare molta attenzione a non dire parole inutili, infatti dopo ogni frase utile ci viene sempre alla mente un ritornello divertente che bisogna tenere in serbo per la ricreazione.

  Mia cara zia, la prego di porgere i miei affettuosi saluti a tutti i cari abitanti di La Musse, in particolare al caro zio a cui dò l'incarico di abbracciarla forte forte per me.

  La sua piccola figlia che l'ama

Teresa di Gesù Bambino

rel.carm.ind.

 

LT 193                                                  A padre Roulland

J.M.J.T.

Gesù †                                                                                                                   30 luglio 1896

Carmelo di Lisieux

Fratello mio,

  Lei mi permette – nevvero? – di non chiamarla più con un altro nome, giacché Gesù si è degnato di unirci con i legami dell'apostolato.

  È molto dolce pensare che, da tutta l'eternità, nostro Signore ha formato questa unione che deve salvare delle anime a Lui e che Egli mi ha creata per essere la sua sorella...

  Ieri abbiamo ricevuto le sue lettere: è con gioia che la Nostra buona Madre l'ha introdotta nella clausura. Mi permette infatti di tenere la fotografia del mio fratello,1 un privilegio tutto speciale: una carmelitana non ha neppure i ritratti dei suoi parenti più stretti, ma Nostra Madre sa bene che il suo, lungi dal ricordarmi il mondo e gli affetti terreni, innalzerà la mia anima in regioni più elevate, farà sì che si dimentichi per la gloria di Dio e la salvezza delle anime. Così, Fratello mio, mentre traverserò il mare in sua compagnia, lei resterà accanto a me, ben nascosto nella nostra povera cella...

  Tutto quello che mi circonda mi richiama il suo ricordo: ho appeso la carta del Su-tchuen sulla parete della stanza dove lavoro; e l'immagine che lei mi ha donata2 riposa sempre sul mio cuore nel libro dei Vangeli che non mi lascia mai. Inserendola a caso, ecco su quale passo è capitata: «Colui che avrà lasciato tutto per seguirmi, riceverà il centuplo in questo mondo e la vita eterna nel secolo futuro». Mt 19,29 Queste parole di Gesù si sono [1v°] già realizzate per lei, giacché mi dice: «Parto felice». Capisco che questa gioia deve essere tutta spirituale; è impossibile lasciare il padre, la madre e la propria patria senza provare tutti gli strazi della separazione. Oh, Fratello mio, soffro con lei, con lei offro il suo grande sacrificio e supplico Gesù di riversare le sue abbondanti consolazioni sui suoi cari genitori, nell'attesa dell'unione celeste, quando li vedremo gioire per la sua gloria che, asciugando per sempre ogni lacrima, li colmerà di gioia per tutta la beata eternità.

  Stasera, durante l'orazione, ho meditato alcuni passi di Isaia, che mi sono sembrati così adatti a lei che non posso trattenermi dal ricopiarglieli.

  «Scegli un luogo più spazioso per innalzare la tua tenda... Ti allargherai a destra e a sinistra, la tua discendenza avrà in eredità le nazioni, abiterà le città deserte... Is 54,2-3 Alza gli occhi e guarda intorno a te: tutti quelli che vedi riuniti vengono verso di te; Is 60,4-5 i tuoi figli verranno da lontano e le tue figlie verranno a trovarti da ogni parte. Allora vedrai questa straordinaria moltitudine: il tuo cuore stupito si dilaterà quando la moltitudine delle rive del mare e tutto quel che vi è di grande tra le nazioni sarà accorso verso di te».

  Non è forse questo il centuplo promesso? E non può anche lei gridare a sua volta: «Lo Spirito del Signore si è posato sopra di me, Is 61,1-2 mi ha colmato con la sua unzione. Mi ha inviato ad annunciare la sua parola, a guarire quelli che hanno il cuore spezzato, a ridare la libertà a coloro che sono in catene e a consolare quelli che piangono... Gioirò nel Signore, perché mi ha rivestito delle vesti della salvezza e adornato con gli ornamenti della giustizia. Come la terra fa germogliare la semente, così il Signore Dio, per mezzo mio, farà germogliare la sua giustizia e la sua gloria in mezzo alle nazioni... Il mio popolo sarà un popolo di giusti, Is 60,21 saranno i germogli che io ho piantato. Andrò nelle isole più lontane, Is 66,19-20 verso quelli che non hanno mai sentito parlare del Signore. Annuncerò la sua gloria alle nazioni e le offrirò in dono al mio Dio».

  Se volessi ricopiare tutti i passi che mi hanno particolarmente colpito, mi occorrerebbe troppo tempo. Concludo, ma prima ho ancora una richiesta da farle: appena avrà un momento libero, desidererei che mi scrivesse le date più significative della sua vita; potrei così unirmi a lei in modo speciale, per ringraziare il Buon Dio delle grazie che le ha fatte.

  A Dio, Fratello mio!... La distanza non potrà mai separare le nostre anime, perfino la morte renderà più intima la nostra unione. Se andrò presto in Cielo, chiederò a Gesù il permesso di venire a visitarla a Su-tchuen e continueremo insieme il nostro apostolato. Nell'attesa, le sarò sempre unita con la preghiera e chiedo a nostro Signore di non farmi mai gioire mentre lei soffrirà. Vorrei anzi che il mio Fratello avesse sempre le consolazioni e io le prove; è forse egoistico?... Ma no, poiché la mia sola arma è l'amore e la sofferenza, mentre la sua spada è quella della parola3 Ef 6,17 e delle opere apostoliche.

  Ancora una volta, a Dio, Fratello mio, si degni di benedire colei che Gesù le ha dato come sorella,

Teresa di Gesù Bambino e del Volto Santo

rel.carm.ind.

 

LT 194                                       A suor Maria di San-Giuseppe1

(Frammento)

[8-17 settembre (?) 1896]

 

  (...) Sono incantata dal piccolo Bambino2 e colui che lo porta tra le braccia è ancora più incantato di me... Ah, com'è bella la vocazione del piccolo Bambino! Non è una missione che deve evangelizzare, ma tutte le missioni.3 E questo come? Amando, dormendo, gettando fiori a Gesù quando sonnecchia. Allora Gesù prenderà questi fiori e comunicando loro un valore inestimabile, li lancerà a sua volta, li farà volare su tutte le rive e salverà le anime, con i fiori, con l'amore del piccolo bambino che non vedrà nulla, ma che sorriderà sempre anche attraverso le lacrime! (Un bambino missionario e guerriero, che meraviglia!).

 

LT 195                                         A suor Maria di San Giuseppe

(Frammenti)

[8-17 settembre (?) 1896]

J.M.J.T.

 

  Il piccolo fratello1 pensa come il piccolo Bambino...

  Il martirio più doloroso, più amoroso è il nostro, poiché solo Gesù lo vede.

  Non sarà mai rivelato alle creature sulla terra, ma quando l'Agnello aprirà il libro della vita, Ap 20,12 quale stupore per la Corte Celeste sentir proclamare, con quelli dei missionari e dei martiri, il nome di poveri piccoli bambini che non avranno mai fatto azioni clamorose...

  (...)

  [v°] Continuo a curare i soggoli2 molto malandati.

 

LT 196                                         A suor Maria del Sacro Cuore1

[13 (?) settembre 1896]

J.M.J.T.

Gesù .

[1r°]

  O Sorella mia diletta, mi chiede di darle un ricordo del mio ritiro, ritiro che forse sarà l'ultimo!... Poiché la nostra Madre lo permette, è una gioia per me venire ad intrattenermi con lei, che mi è due volte Sorella, con lei che mi ha prestato la sua voce, promettendo in nome mio che volevo servire soltanto Gesù, quando non mi era possibile parlare... Cara Madrina, è la bambina che lei ha offerta al Signore che le parla questa sera,2 è lei che la ama come una bambina ama la propria Madre!... Soltanto in Cielo conoscerà tutta la riconoscenza che trabocca dal mio cuore!... O Sorella mia diletta, lei vorrebbe ascoltare i segreti che Gesù confida alla sua figliolina: questi segreti Egli li confida anche a lei, lo so, perché è lei che mi ha insegnato a raccogliere gli insegnamenti Divini. Tuttavia cercherò di balbettare qualche parola, benché senta che è impossibile alla parola umana ripetere cose che il cuore umano può appena presentire... 1Cor 2,9 Non creda che io nuoti nelle consolazioni, oh no! La mia consolazione è di non averne sulla terra. Senza mostrarsi, senza far udire la sua voce, Gesù mi istruisce nel segreto. Non è per mezzo di libri, perché non capisco quello che leggo, ma talvolta una parola come questa che ho trovata alla fine dell'orazione (dopo essere rimasta nel silenzio e nell'aridità) viene a consolarmi: «Ecco il maestro che ti do, ti insegnerà tutto quello che devi fare. Voglio farti leggere nel libro della vita, dove è contenuta la scienza dell'Amore».3 La scienza dell'Amore, oh sì!, questa parola risuona dolcemente all'orecchio della mia anima. Io desidero solo quella scienza: per essa, avendo dato tutte le mie ricchezze, mi sembra, come la sposa dei sacri cantici, di non aver dato nulla!... Ct 8,7

  Capisco così bene che non c'è che l'amore che possa renderci graditi al Buon Dio, che questo amore è l'unico bene che bramo. Gesù si compiace di mostrarmi l'unico cammino che porta a questa fornace Divina. Questo cammino è l'abbandono del bambino che si addormenta senza timore tra le braccia di suo Padre... «Se qualcuno è molto piccolo venga a me» Pro 9,4 ha detto lo Spirito Santo per bocca di Salomone; e questo medesimo Spirito d'Amore ha detto anche che «ai piccoli è concessa la misericordia». Sap 6,7 In nome suo, il profeta Isaia ci rivela che nell'ultimo giorno «il Signore condurrà il suo gregge al pascolo, radunerà gli agnellini e se li stringerà al seno». Is 40,11 E come se tutte queste promesse non bastassero, lo stesso profeta, il cui sguardo ispirato si immergeva già nelle profondità eterne, esclama in nome del Signore: «Come una madre accarezza il figlio, così io vi consolerò, vi porterò in braccio e vi accarezzerò sulle mie ginocchia». Is 66,13-12 O Madrina diletta, dopo un simile linguaggio, non resta altro che tacere e piangere di riconoscenza (1v°) e di amore!... Ah, se tutte le anime deboli e imperfette sentissero ciò che sente la più piccola tra tutte le anime, l'anima della sua piccola Teresa, non una sola di esse dispererebbe di giungere in cima alla montagna dell'amore! Infatti Gesù non chiede grandi azioni, ma soltanto l'abbandono e la riconoscenza, poiché ha detto nel Salmo 49: «Non ho alcun bisogno dei capri dei vostri greggi, perché a me appartengono tutte le bestie delle foreste e le migliaia di animali che pascolano sulle colline, conosco tutti gli uccelli dei monti... Se avessi fame, non è a te che lo direi: mia è la terra e quanto contiene. Devo forse mangiare la carne dei tori e bere il sangue dei capri?».

  «Offri a Dio sacrifici di lode e di azioni di grazie». Sal 49,9-14 Ecco quindi tutto ciò che Gesù esige da noi. Egli non ha affatto bisogno delle nostre opere, ma solamente del nostro amore, perché questo stesso Dio che dichiara di non aver affatto bisogno di dirci se ha fame, non ha esitato a mendicare un po' d'acqua dalla Samaritana. Aveva sete... Ma dicendo: «dammi da bere» Gv 4,7 era l'amore della sua povera creatura che il Creatore dell'universo invocava. Aveva sete d'amore!... Ah, lo sento più che mai che Gesù è assetato: incontra solo degli ingrati e degli indifferenti tra i discepoli del mondo e tra i suoi propri discepoli; trova, ahimé, pochi cuori che si abbandonino a lui senza riserve, che comprendano tutta la tenerezza del suo Amore infinito.

  Sorella diletta, come siamo fortunate di capire gli intimi segreti del nostro Sposo! Ah, se lei volesse scriverne tutto ciò che sa, avremmo delle belle pagine da leggere; ma lo so, preferisce serbare in fondo al cuore «i segreti del Re», ma a me dice: «che è cosa onorifica manifestare le opere dell'Altissimo». Tb 12,7 Penso che abbia ragione a mantenere il silenzio ed è unicamente per farle piacere che scrivo queste righe, perché sento la mia impotenza a ripetere con parole terrene i segreti del Cielo e poi, dopo aver scritto pagine e pagine, scoprirei di non aver neanche incominciato... Ci sono tanti orizzonti diversi, tante sfumature variate all'infinito, che soltanto la tavolozza del Pittore celeste potrà, dopo la notte di questa vita, fornirmi i colori capaci di dipingere le meraviglie che rivela alla mia anima.

  Sorella mia diletta, mi ha chiesto di scriverle il mio sogno e la «mia piccola dottrina», come lei la chiama... L'ho fatto nelle pagine seguenti,4 ma così male che mi sembra impossibile che lei capisca. Forse troverà esagerate le mie espressioni... Ah, mi perdoni! Questo dipenderà dal mio stile poco piacevole: ma le assicuro che non c'è nessuna esagerazione nella mia piccola anima, che tutto in essa è calmo e riposato...

  (Scrivendo, è a Gesù che parlo: così mi è più facile esprimere i miei pensieri... Cosa che, ahimé, non toglie che essi siano espressi molto male!).

 

LT 197                                         A suor Maria del Sacro Cuore

J.M.J.T.

Gesù †                                                                                                           17 settembre 1896

  Mia diletta sorella, non sono imbarazzata a risponderle!1 Come può domandarmi se le è possibile amare il buon Dio come lo amo io?...

  Se avesse capito la storia del mio uccellino, non mi farebbe questa domanda. I miei desideri di martirio non sono nulla; non sono quei desideri che mi danno la fiducia illimitata che sento nel cuore. A dire il vero, sono le ricchezze spirituali che rendono ingiusti Lc 16,9 quando ci si riposa in esse con compiacenza e si crede che siano qualcosa di grande...2 Questi desideri sono una consolazione, che Gesù talvolta accorda alle anime deboli come la mia (e queste anime sono numerose); ma quando Egli non dona questa consolazione, si tratta di una grazia di elezione. Ricordi queste parole del Padre3: «I martiri hanno sofferto con gioia e il Re dei Martiri ha sofferto con tristezza». Sì, Gesù ha detto: «Padre mio, allontana da me questo calice». Lc 22,42 Carissima sorella, come può dire allora che i miei desideri sono il segno del mio amore?... Ah, sento bene che non è certo quello ciò che piace al buon Dio: ciò che gli piace è di vedermi amare la mia piccolezza e la mia povertà, è la cieca speranza che ho nella sua misericordia!... Ecco il mio solo tesoro, Madrina amatissima, e perché questo tesoro non potrebbe essere il suo?...

  Non è pronta a soffrire tutto quel che il buon Dio vorrà? Sì, certamente, lo so bene. Allora se lei desidera sentire gioia, essere attratta dalla sofferenza, lei cerca la sua consolazione, poiché quando si ama una cosa, la pena scompare.4 Le assicuro che se andassimo insieme al martirio nelle disposizioni in cui ci troviamo, lei avrebbe un gran merito e io non ne avrei nessuno, a meno che a Gesù non piacesse cambiare le mie disposizioni.

  O cara sorella, la prego, comprenda la sua piccola figlia; comprenda che, per amare Gesù, per essere sua vittima d'amore,5 più si è deboli, senza desideri né virtù, più si è adatti alle operazioni di questo Amore che consuma e trasforma!...6 Il solo desiderio di essere vittime basta, ma è necessario acconsentire a restare poveri e senza forza: ed ecco il difficile, poiché «il vero povero in spirito, dove trovarlo? Occorre cercarlo molto lontano», ha detto il salmista.7 Pro 31,10 Non dice che occorre cercarlo in mezzo alle anime grandi, ma «molto lontano», ossia nella bassezza, nel nulla!... Ah, rimaniamo dunque molto lontano da tutto ciò che brilla, amiamo la nostra piccolezza, preferiamo non sentire nulla! Allora saremo povere di spirito Mt 5,3 e Gesù verrà a cercarci [v°]; per quanto lontano possiamo essere, Egli ci trasformerà in fiamme d'amore! Oh, come vorrei poterle far capire quel che sento!... E la fiducia e null'altro che la fiducia che deve condurci all'Amore!... Il timore non conduce forse alla Giustizia («)?... Poiché vediamo la via, corriamo insieme. Sì, lo sento, Gesù vuol farci le stesse grazie, vuole donarci gratuitamente il suo Cielo. Rm 3,24

  O mia amata sorellina, se non mi capisce vuol dire che è un'anima troppo grande... o piuttosto che io mi spiego male, poiché sono sicura che il buon Dio non le darebbe il desiderio di essere posseduta da Lui, dal suo Amore Misericordioso, se non le riservasse questo favore... O meglio, Egli glielo ha già fatto questo dono, poiché lei si è consegnata a Lui, poiché desidera essere consumata da Lui, e il buon Dio non dà mai desideri che Egli non possa realizzare!

  Suonano le nove: sono obbligata a lasciarla.8 Ah, quante cose vorrei dirle! Ma Gesù le farà sentire tutto quello che io non posso scrivere...

  L'amo con tutta la tenerezza del mio piccolo cuore di figlia riconoscente

Teresa di Gesù Bambino

rel.carm.ind.

  (1) Alla giustizia severa così come la si presenta ai peccatori, ma non a quella Giustizia che Gesù avrà verso coloro che l'amano.9

 

LT 198                                        Al reverendo Maurizio Bellière

J.M.J.T.

Gesù †                                                                                   Carmelo di Lisieux, 21 ottobre 96

Reverendo Padre,

  Poiché la Nostra Madre è malata, mi ha affidato il compito di rispondere alla sua lettera. Mi spiace che sia privato delle sante parole che questa buona Madre le avrebbe rivolto, ma sono felice di essere la sua interprete e di ridirle la sua gioia nel conoscere il lavoro che nostro Signore già compiuto nella sua anima. La Madre continuerà a pregare perché il Signore completi in lei la sua opera divina.

  Reverendo Padre, è inutile dirle, penso, quanto grande è la mia partecipazione alla felicità della Nostra Madre. La sua lettera di luglio mi aveva molto addolorata; poiché attribuivo al mio scarso fervore le lotte che le erano imposte: non smettevo di implorare per lei la materna assistenza della dolce Regina degli Apostoli, e così la mia consolazione è stata davvero grande nel ricevere quasi come fiori che mi fossero offerti in occasione della mia festa l'assicurazione che le mie povere preghiere [v°] erano state esaudite.1

  Ora che la tempesta è passata, ringrazio il buon Dio che gliel'abbia fatta attraversare: infatti leggiamo nei nostri santi libri queste belle parole: «Beato l'uomo che ha sopportato la tentazione», Gc 1,2 e ancora: «Colui che non è stato tentato, cosa sa?...». Sir 34,10 In effetti, quando Gesù chiama un'anima a guidare, a salvare moltitudini di altre anime, è proprio necessario che le faccia sperimentare le tentazioni e le prove della vita. Poiché le ha accordata la grazia di uscire vittorioso dalla lotta, spero, Reverendo, che il nostro dolce Gesù realizzerà i suoi grandi desideri. Io Gli chiedo che lei sia non soltanto un buon missionario, ma un santo tutto infiammato dell'amore di Dio e delle anime. La supplico di ottenere anche a me quest'amore affinché possa aiutarla nella sua opera apostolica. Lei lo sa, una carmelitana che non fosse apostola si allontanerebbe dallo scopo della sua vocazione2 e cesserebbe di essere figlia della Serafica Santa Teresa, che desiderava dare mille volte la vita per salvare una sola anima.3

  Non dubito, Reverendo, che anche lei vorrà unire le sue preghiere alle mie affinché nostro Signore guarisca la Nostra venerata Madre.

  Nei Sacri Cuori di Gesù e di Maria, sarò sempre felice di dirmi la sua indegna piccola sorella

Teresa di Gesù Bambino del Volto Santo

rel.carm.ind.

 

LT 199                                         A suor Maria di San Giuseppe

[20-30 ottobre (?) 1896]

J.M.J.T.

  Vegliare,1 cattivo p. f.?...2 No, mille volte no! Non mi stupisco dei combattimenti del p. f., ma certo mi stupisco che perda la sua piccola forza abbandonando le armi al primo caporale che si trova sul suo cammino, e anche che lo insegua fino alle scale della caserma per obbligarlo a prendere fino all'ultimo pezzo dell'armatura.

  Che c'è di stupefacente, poi, se un forte raggio di sole (normalmente sopportato con coraggio), colpendo il piccolo soldato disarmato, lo ustiona e gli causa la febbre?

  [v°] Come penitenza, il suo p. f. lo condanna a rinchiudersi nella prigione dell'amore e a dormire come un p. beato, ma prima bisogna servirsi, stasera, dello strumento di penitenza musicale!...3

  Altrimenti, il p. f. sarà molto addolorato.

  (Soprattutto non vegliare! Domani ci sarà da sbracciarsi insieme!...4)

 

LT 200                                          A suor Maria di San Giuseppe

[Fine ottobre (?) 1896]

J.M.J.T.

  Va tutto bene: il piccolo bambino è un valoroso che merita le spalline d'oro. Ma che non si abbassi mai più a battersi con delle piccole pietre:1 è indegno di lui... La sua arma deve essere «la Carità».

  Il resto va ugualmente bene, poiché il bambino si burla di Messer Satana e sonnecchia sempre sul Cuore del Grande Generale!... Accanto a quel Cuore si impara il coraggio, e soprattutto la fiducia. La mitraglia, il rumore del cannone, che cos'è tutto ciò quando si è portati dal Generale?...

 

LT 201                                             A padre Adolfo Roulland

J.M.J.T.

Gesù †                                                                                                           1° novembre 1896

Carmelo di Lisieux

Fratello mio,

  La sua interessante missiva, arrivata sotto il patrocinio di tutti i Santi, mi procura una grande gioia. La ringrazio di trattarmi come una vera sorella; con la grazia di Gesù, spero di rendermi degna di questo titolo che mi è così caro. La ringrazio anche di averci inviato «L'anima di un Missionario».1 Questo libro mi ha vivamente interessato e mi ha permesso di seguirla durante il suo viaggio in terre lontane. La vita del padre Nempon ha un titolo molto appropriato: rivela davvero l'anima di un missionario o piuttosto l'anima di tutti gli apostoli veramente degni di questo nome.

  Lei mi chiede (nella lettera scritta a Marsiglia) di pregare Nostro Signore perché allontani da lei la croce di essere nominato direttore in un seminario o anche quella di ritornare in Francia. Capisco che questa prospettiva non le sia gradita; con tutto il cuore chiedo a Gesù che Egli si degni di lasciarle compiere quell'apostolato laborioso che la sua anima ha sempre sognato. Tuttavia aggiungo con lei: «Che sia fatta la volontà del buon Dio». Mt 6,10 È solo qui che si trova il riposo: al di fuori di questa amabile volontà non faremmo nulla, né per Gesù, né per le anime.

  Non posso dirle, Fratello mio, quanto sono felice di vederla così completamente abbandonato nelle mani dei suoi superiori! Mi sembra che questa sia una prova sicura che un giorno i miei desideri saranno realizzati, ossia che lei sarà un grande Santo.

  Mi permetta di confidarle un segreto, che mi è stato da poco rivelato dal foglio dove sono scritte le date memorabili della sua vita.

  – L'8 settembre 1890 la sua vocazione di missionario veniva salvata da Maria, la Regina degli Apostoli e dei Martiri;2 in quello stesso giorno, una piccola carmelitana diventava la sposa del Re del Cielo. Dicendo un eterno addio al mondo, il suo unico scopo era quello di salvare le anime, soprattutto le anime di apostoli. A Gesù, suo Sposo divino, chiese in modo particolare un'anima apostolica: non potendo essere sacerdote, voleva che, al suo posto, un sacerdote ricevesse le grazie del Signore, avesse le stesse aspirazioni e gli stessi desideri di lei!...

  Fratello mio, lei conosce l'indegna carmelitana che fece quella preghiera. Non pensa come me che la nostra unione, confermata il giorno della sua ordinazione sacerdotale, ebbe inizio l'8 settembre?... [1v°] Credevo che solo in Cielo avrei incontrato l'apostolo, il fratello che avevo chiesto a Gesù; ma questo Amato Salvatore, sollevando un po' il misterioso velo che nasconde i segreti dell'eternità, si è degnato donarmi, fin dall'esilio, la consolazione di conoscere il fratello della mia anima, di lavorare con lui per la salvezza dei poveri infedeli.

  Oh! com'è grande la mia riconoscenza quando considero le delicatezze di Gesù!... Cosa ci riserva in Cielo se, fin da quaggiù, il suo amore ci dispensa sorprese così deliziose?

  Più che mai capisco che i più piccoli avvenimenti della nostra vita sono condotti da Dio: è Lui che prima fa desiderare e poi appaga i nostri desideri... Quando la Nostra Madre mi propose di diventare sua ausiliaria, le confesso, fratello mio, che esitai.3 Considerando le virtù delle sante carmelitane che mi circondano, mi sembrava che la Nostra Madre avrebbe meglio provveduto ai suoi interessi spirituali scegliendo per lei un'altra sorella e non me; soltanto il pensiero che Gesù non avrebbe badato alle mie opere imperfette, ma alla mia buona volontà, mi fece accettare l'onore di condividere le sue opere apostoliche. Allora non sapevo che proprio Nostro Signore mi aveva scelta, Lui che si serve dei più deboli strumenti per operare meraviglie!... 1Cor 1,27 Non sapevo che da 6 anni avevo un fratello che si preparava a diventare Missionario. Adesso che questo fratello è realmente suo Apostolo, Gesù mi rivela questo mistero, senza dubbio per aumentare ancora nel mio cuore il desiderio di amarlo e di farlo amare.

  Fratello mio, sa forse che se il Signore continua ad esaudire la mia preghiera, lei otterrà un favore che la sua umiltà le impedisce di sollecitare? Questo favore incomparabile, lei lo indovina, è il martirio!...

  Sì, ne ho la speranza: dopo lunghi anni dedicati alle opere apostoliche, dopo aver dato a Gesù amore per amore, vita per vita, lei gli darà anche sangue per sangue!...

  Scrivendo queste righe, mi viene in mente che le giungeranno nel mese di gennaio, mese durante il quale ci si scambiano auguri di felicità. Sono certa che quelli della sua piccola sorella saranno unici nel loro genere!... A dire il vero, il mondo considererebbe una follia auguri come questi, ma per noi il mondo non vive più e «il nostro conversare è già nel Cielo»;4 Fil 3,20 (Volg.) il nostro unico desiderio è somigliare al nostro Adorabile Maestro, che il mondo non ha voluto riconoscere Gv 1,10 perché si è annientato, prendendo la forma e la natura di schiavo. Fil 2,7 O Fratello mio, come è fortunato di seguire così da vicino l'esempio di Gesù!... Riflettendo che ha indossato l'abito cinese, penso spontaneamente al Salvatore che si rivestiva della nostra povera umanità e diveniva simile a ognuno di noi, Fil 2,7 al fine di riscattare le nostre anime per l'eternità.

  Forse sta trovandomi troppo infantile, ma non importa; le confesso che ho commesso un peccato di desiderio leggendo che i suoi capelli sarebbero stati tagliati e sostituiti da una treccia cinese. Non è quest'ultima che ho desiderato, ma soltanto una piccola ciocca dei capelli diventati inutili. Senza [2r°] dubbio lei mi chiederà ridendo che cosa ne farò. Ebbene, è semplicissimo, questi capelli saranno per me delle reliquie quando lei sarà in Cielo, con la palma del martirio in mano. Senza dubbio lei troverà che ci penso troppo in anticipo, ma so che è l'unico modo per arrivare al mio scopo, poiché la sua piccola sorella (che è riconosciuta come tale solo da Gesù)5 sarà certamente dimenticata nella distribuzione delle sue reliquie. Sono sicura che lei riderà di me, ma non conta; se consentirà a pagare la piccola ricreazione che le offro con: «I capelli d'un futuro Martire», sarò ben ricompensata.

  Il 25 dicembre non mancherò di inviare il mio angelo affinché deponga le mie intenzioni accanto all'ostia che sarà consacrata da lei.6 Dal più profondo del cuore la ringrazio di offrire per la Nostra Madre e per me la sua messa dell'aurora; mentre sarà all'altare, noi canteremo il Mattutino di Natale, che precede immediatamente la messa di mezzanotte.

  Fratello mio, non si è ingannato affermando che senza dubbio le mie intenzioni sarebbero state «di ringraziare Gesù del giorno, fra tutti, più colmo di grazie». Ma non è in quel giorno che ho ricevuto la grazia della vocazione religiosa: nostro Signore, volendo per Lui solo il mio primo sguardo, si degnò di domandarmi il mio cuore fin dalla culla, se così posso esprimermi.

  La notte del Natale 1886, è vero, fu decisiva per la mia vocazione, ma per chiamarla più esattamente devo definirla: la notte della mia conversione.7 In quella notte benedetta, di cui è scritto che illumina le delizie di Dio stesso, Sal 138,12 Gesù, che si faceva Bambino per amor mio, si degnò farmi uscire dalle fasce e dalle imperfezioni dell'infanzia. Mi trasformò in tal modo che io stessa non mi riconoscevo più. Senza tale cambiamento sarei dovuta restare ancora molti anni nel mondo. Santa Teresa, che diceva alle sue figlie: «Voglio che non siate in nulla come donnicciole, ma che in tutto eguagliate gli uomini forti»,8 Santa Teresa non avrebbe voluto riconoscermi come sua figlia, se il Signore non mi avesse rivestito della sua forza divina, se Lui stesso non mi avesse armata per la guerra.

  Le prometto, Fratello mio, di raccomandare a Gesù, in modo tutto particolare, la giovane di cui mi parla, che incontra ostacoli alla sua vocazione: partecipo sinceramente alla sua pena, sapendo per esperienza quanto è amaro non poter rispondere immediatamente alla chiamata di Dio. Le auguro di non essere, come me, obbligata ad andare fino a Roma!... Senza dubbio lei non sa che la sua sorella ha avuto l'audacia di parlare al Papa!...9 Eppure è proprio così e, se non avessi avuto tale audacia, forse sarei ancora nel mondo.

  Gesù ha detto che «il regno dei Cieli patisce violenza e che solo i violenti se ne impossessano»: Mt 11,12 è stato così per me riguardo al regno del Carmelo. Prima d'essere la prigioniera di Gesù, ho dovuto viaggiare a lungo per impossessarmi della prigione che preferivo a tutti i palazzi della terra, per quanto non avessi alcun desiderio di fare un viaggio per mio piacere personale; quando il mio incomparabile padre mi propose di condurmi a Gerusalemme, se volevo ritardare la mia entrata di [2v°] due o tre mesi, non esitai (nonostante la naturale attrazione che mi spingeva a visitare i luoghi santificati dalla vita del Salvatore) a scegliere il riposo all'ombra di Colui che avevo desiderato. Ct 2,3 Comprendevo che veramente un solo giorno trascorso nella casa del Signore vale più di mille in qualsiasi altro luogo. Sal 83,11

  Forse, Fratello mio, lei vuol sapere quale ostacolo incontravo per il compimento della mia vocazione: quest'ostacolo altro non era che la mia giovinezza. Il nostro buon Padre Superiore10 rifiutò formalmente di ricevermi prima dei 21 anni, dicendo che una bambina di 15 anni non era capace di capire a che cosa si impegnava. La sua condotta era prudente e non dubito che, provandomi, compisse la volontà del buon Dio che voleva farmi conquistare la fortezza del Carmelo con la spada in pugno. Forse anche Gesù permise al demonio di intralciare una vocazione che non doveva, credo, rispondere al gusto di quel perverso privo d'amore, come lo chiamava la nostra Santa Madre.11 Fortunatamente tutte le sue astuzie si ritorsero a sua vergogna: servirono solo a rendere più clamorosa la vittoria di una fanciulla. Se volessi scriverle tutti i dettagli del combattimento che ho dovuto sostenere, mi occorrerebbe molto in tempo, in inchiostro e in carta. Raccontati da un'abile penna, credo che questi dettagli sarebbero di qualche interesse, ma la mia penna non sa rendere affascinante un lungo racconto: perciò le chiedo perdono di averla forse già annoiata.

  Lei mi promette, Fratello mio, di continuare ogni mattina a dire al Santo Altare: «Dio mio, infiammate la mia sorella del vostro Amore». Gliene sono profondamente grata e non faccio fatica ad assicurarle che le sue richieste sono e saranno sempre accettate.12 Tutto quanto chiedo a Gesù per me, lo chiedo anche per lei: quando offro il mio debole amore all'Amato, mi permetto di offrire contemporaneamente anche il suo. Come Giosuè, lei combatte nella pianura. Es 17,8-13 Io sono il suo piccolo Mosè e incessantemente il mio cuore è rivolto verso il Cielo per ottenere la vittoria. O Fratello mio, come sarebbe da compiangere se Gesù stesso non sostenesse le braccia del suo Mosè!... Ma con il soccorso della preghiera che tutti i giorni lei rivolge per me al Divino Prigioniero d'amore, spero che non sarà mai da compiangere e che, dopo questa vita durante la quale avremo seminato insieme nelle lacrime, ci ritroveremo gioiosi portando dei covoni nelle nostre mani. Sal 125,5-6

  Mi è molto piaciuto il piccolo sermone che ha rivolto alla Nostra cara Madre per esortarla a rimanere ancora sulla terra; non è lungo, ma, come lei dice, non c'è nulla da replicare. Vedo che lei non avrà molta difficoltà a convincere i suoi ascoltatori quando predicherà, e spero che un'abbondante messe d'anime sarà da lei raccolta e offerta al Signore. – Mi accorgo che ho finito il foglio, e questo mi costringe a terminare il mio scarabocchio. Voglio comunque assicurarla che tutti i suoi anniversari saranno da me festeggiati fedelmente. Il 3 luglio mi sarà particolarmente caro, perché in quel giorno lei ha ricevuto Gesù per la prima volta e io in quella medesima data ho ricevuto Gesù dalla sua mano e ho assistito alla sua prima messa al Carmelo.

  Benedica, Fratello mio, la sua indegna sorella.

Teresa di Gesù Bambino

rel.carm.ind.

 

  [2v°tv] (Raccomando alle sue preghiere un giovane seminarista che vorrebbe essere missionario: la sua vocazione è messa a dura prova dal servizio militare).13

 

LT 202                                                Alla signora Guérin

J.M.J.T.

Gesù †                                                                                                          16 novembre 1896

Mia cara zia,

  È molto triste per la sua piccola figlia essere obbligata ad affidare ad una fredda penna la responsabilità di tradurle i sentimenti del cuore! Forse lei sta per dirmi sorridendo: «Ma, mia piccola Teresa, me li tradurresti forse più facilmente con le parole?». Mia amata zia, sono obbligata a confessarlo: no, è vero, non trovo espressioni che potrebbero soddisfare le aspirazioni del mio cuore.

  Il poeta che ha osato dire:

  «Ciò che si capisce bene si esprime chiaramente

  e le parole adatte a dirlo vengono agevolmente»1

non provava certamente quel che [1v°] provo io nel fondo della mia anima!!!

  Fortunatamente, per consolarmi ho il profondo Padre Faber: egli comprendeva bene che le parole e le frasi di quaggiù non sono in grado di esprimere i sentimenti del cuore e sapeva che i cuori pieni sono quelli che si raccolgono di più in se stessi.

  Cara zia, la annoierò con le mie citazioni, tanto più che le lettere delle mie quattro amabili sorelle 2 sono lì a dare una smentita alle mie parole. Ebbene, amatissima zia, sia sicura che malgrado tutta la loro eloquenza, non le vogliono più bene di me che non so dirglielo con parole ricercate! Se adesso non mi crede, un giorno, quando saremo tutti riuniti nel bel Cielo, sarà costretta a riconoscere che la più piccola delle sue figlie non lo era in tenerezza e riconoscenza: era la più piccola solo in età e in saggezza.

  La prego, cara zia, preghi il buon Dio perché cresca in saggezza, come [2r°] il Divin Bambino Gesù: Lc 2,52 non è quel che faccio, glielo assicuro: lo chieda alla nostra cara piccola Maria dell'Eucaristia, che le dirà che non mentisco. Divento ogni giorno più maliziosa, e, tuttavia, presto saranno nove anni che sono nella casa del Signore. Sal 26,4 Dovrei dunque essere già avanzata nelle vie della perfezione, ma sono ancora ai piedi della scala. Questo non mi scoraggia e sono lieta come la cicala, canto sempre come lei, sperando di partecipare, alla fine della mia vita, alle ricchezze delle mie sorelle che sono molto più generose della formica. Spero anche, cara zia, di avere un bel posto nel banchetto celeste, ed ecco perché: quando i Santi e gli Angeli sapranno che ho l'onore di essere la sua figlioletta, non vorranno darmi il dispiacere di sistemarmi lontano da lei... Così gioirò dei beni eterni grazie alle sue virtù. Ah, veramente sono nata sotto una felice stella e il mio cuore si strugge di riconoscenza verso il buon Dio, che mi ha donato dei parenti [2v°] come non se ne trovano più sulla terra.

  Poiché, mia cara dolce zia, sono una povera cicala che non ha altro che i suoi canti (per di più può cantare solo in fondo al cuore, poiché la sua voce è poco melodiosa),3 canterò la mia aria più bella il giorno della sua festa e cercherò di avere un tono così appassionante che tutti i Santi, avendo pietà della mia miseria, mi doneranno tesori di grazie che sarò felice di offrirle. Non dimenticherò neppure di festeggiare con le ricchezze dei Santi la mia cara Nonna; essi saranno così generosi che il mio cuore non avrà niente di più da desiderare e le assicuro, zia mia, che non è dir poco, poiché i miei desideri sono molto grandi.

  Prego il caro zio di abbracciarla molto teneramente al posto mio. Se Francis, Giovanna e Leonia vogliono fare altrettanto, canterò per loro un'arietta per ringraziarli (non c'è bisogno di dire che lo zio non sarà dimenticato nella mia allegra canzone).

  Mi perdoni, amata zia, di dirle tante cose che non hanno né capo né coda e creda che l'amo di tutto cuore.

Teresa di Gesù Bambino

rel.carm.ind.

 

LT 203                                        A Madre Agnese di Gesù1

 [4 dicembre 1896]

J.M.J.T.

  La mia piccola Madre è davvero troppo cara! ...Se lei non sa quel che è, io lo so bene e l'amo!... Oh, sì, e com'è puro il mio affetto! È quello di una figlia che ammira l'umiltà di sua Madre. Lei mi fa più bene di tutti i libri del mondo!...

 

LT 204                                            A Madre Agnese di Gesù

18 dicembre 96

  La Santa Vergine è così contenta di avere un asinello e una servetta, che li fa correre a destra e a manca a suo piacere,1 cosicché non c'è da stupirsi che la piccola Madre qualche volta cada....

  Sì, ma2 quando il piccolo Gesù sarà grande e non avrà più bisogno di apprendere il «piccolo mestiere della bottega»3 preparerà un piccolo posto alla piccola Madre nel suo regno Gv 14,2 che non è di questo mondo Gv 18,36 e poi a sua volta «Egli andrà e verrà per servirla». Lc 12,37 Più di un nasino tirato dalla piccola Madre sarà obbligato ad alzarsi, per guardare colei che non ebbe altra ambizione che quella di essere l'asino del piccolo Gesù.

 

LT 205                                     A suor Maria di San Giuseppe

[Dicembre (?) 1896]

  Quant'è brutto passare il proprio tempo nello sgomento e nella tristezza, invece di addormentarsi sul Cuore di Gesù!...

  Se la notte fa paura al bambino piccolo, se si lamenta di non vedere Colui che lo porta, chiuda gli occhi, faccia volontariamente il sacrificio che gli è richiesto e poi che aspetti il sonno... restando così tranquillo, la notte che non guarderà più non potrà più spaventarlo, e presto la calma, se non la gioia [v°], rinascerà nel suo piccolo cuore.

  È forse troppo chiedere al piccolo bambino di chiudere gli occhi?... di non lottare contro le chimere della notte?... No, non è troppo e il piccolo bambino si abbandonerà, crederà che Gesù lo sta portando, acconsentirà a non vederlo e lascerà perdere il timore sterile di essere infedele (timore che non si addice a un bambino).

(Un ambasciatore)

 

LT 206                                       A suor Maria di San Giuseppe

[Dicembre (?) 1896]

  Il piccolo A.1 non ha voglia di saltare dalla navicella, ma è là per mostrare il Cielo al piccolo bambino: vuole che tutti i suoi sguardi, tutte le sue delicatezze siano per Gesù. Così sarà molto contento di vedere il piccolo bambino privarsi di consolazioni troppo puerili e indegne di un missionario e di un guerriero... Io amo molto il mio piccolo bambino, e Gesù l'ama ancor più.

 

LT 207                                                  A suor Genoveffa

[Dicembre [?] 1896]

  Povera, povera,1 non bisogna avere il cuore gonfio per il fatto che il signor Totò2 è stato preso in trappola!... Quando avrà le ali,3 lei avrà un bel tendergli trabocchetti: egli non cadrà, e neppure lei, povera Signorina!4 È lui che le tenderà la mano, le attaccherà due piccole ali bianche e tutt'e due voleremo molto in alto, molto lontano, andremo anche ad agitare le nostre ali argentate fino a Saigon...5 È tutto quello che potremo [v°] fare di meglio per lui, poiché è Gesù che vuole che noi siamo due cherubini e non due fondatrici; in questo momento, è una cosa certa; se Egli cambiasse idea, la cambieremo anche noi, ecco tutto!...

 

LT 208                                                 A suor Genoveffa1

[Inverno 1896-1897 (?)]

J.M.J.T.

  La supplico molto umilmente, per domani,2 faccia grazia al povero signor [Totò] del suo scaldino... Ma la supplico ancora di vegliare perché sia svegliato per l'Ufficio delle Ore.3 Egli teme che la sua carta4 non serva a niente: infatti la suora incaricata della sveglia è abituata a vedere la signorina che viene, ogni mattina, a strigliare il sig. [Totò], per trarlo dolcemente fuori dai suoi sogni.5

  Non sia dispiaciuta, povera signorina, obbligata a portare vasi e vasetti a destra e sinistra: un giorno Gesù, a sua volta, «andrà e verrà per servirla», Lc 12,37 e quel giorno arriverà presto.

 

LT 209                                                A suor Genoveffa

[Inverno 1896-1897 (?)]

  Non dimentichi di svegliare il sig. T. domani, povera signorina L. umiliata da tutti,1 ma amata da Gesù e dal sig. T.

 

LT 210                                               A suor Genoveffa

[Inverno 1896-1897 (?)]

  Vuol guardare domani mattina se il sig. Totò ha sentito la raganella?...1

 

LT 211                                               A suor Genoveffa1

[24 dicembre 1896]

Natale 1896

Mia diletta figliolina,

  Se tu sapessi come rallegri il mio cuore e quello del mio piccolo Gesù, oh, come saresti felice!... Ma tu non sai, tu non vedi e la tua anima è nella tristezza. Io vorrei [1v°2r°] poterti consolare. Se non lo faccio è perché conosco il valore della sofferenza e dell'angoscia del cuore. O mia diletta figlia, se tu sapessi quanto la mia anima è stata immersa nell'amarezza quando vedevo il mio tenero sposo san Giuseppe ritornare tristemente verso di me senza aver trovato una locanda! Lc 2,7

  Se vuoi sopportare nella pace la prova di non piacere a te stessa,2 mi darai un dolce asilo. È vero che soffrirai, perché sarai come dinanzi alla soglia di casa tua, ma non aver paura: più sarai povera, più Gesù ti amerà. Egli andrà lontano, molto lontano per cercarti,3 se talvolta ti smarrissi un po'. Egli preferisce vederti inciampare durante la notte nelle pietre del cammino, piuttosto che vederti camminare in pieno giorno su una strada smaltata di fiori che potrebbero ritardare la tua marcia. Ti amo, o mia Celina, ti amo più di quanto potresti comprendere!...

  [2v°] Mi rallegro nel vederti desiderare cose grandi e te ne preparo di più grandi ancora... Un giorno verrai con la tua Teresa nel bel Cielo, prenderai posto sopra le ginocchia4 del mio diletto Gesù e anch'io ti stringerò fra le braccia e ti colmerò di carezze, poiché sono tua Madre, la Mamma tua diletta.

(Maria, la Regina dei piccoli angeli)5

 

LT 212                                      A suor Maria della Trinità1

[24 dicembre 1896]

Notte di Natale 1896

Mia piccola diletta Sposa,2

  Oh, come sono contento di te!... Tutto l'anno mi hai molto divertito giocando ai birilli!3 Ho provato tanto piacere che la corte degli Angeli era sorpresa e incantata. Più d'un piccolo cherubino mi ha chiesto perché non lo avessi creato bambino. Più d'uno mi ha anche domandato se la [1v°] melodia della sua arpa non mi fosse più gradevole del tuo riso gioioso quando fai cadere un birillo con la boccia del tuo amore. Io ho risposto ai miei piccoli cherubini che non dovevano essere dispiaciuti per il fatto di non essere dei bambini, poiché un giorno potranno giocare con te nei prati del Cielo. Ho detto loro che certamente il tuo sorriso era per me più dolce delle loro melodie, perché tu potevi giocare e sorridere solo [2r°] soffrendo, dimenticando te stessa.

  Mia piccola amata sposa, ho qualcosa da chiederti, me lo rifiuterai? Oh no, tu m'ami troppo per fare così. Ebbene, io sto per confessarti che vorrei cambiare gioco; i birilli, sì, mi piacciono, ma io vorrei giocare ora alla Trottola e, se tu vuoi, sarai tu la mia trottola. Te ne do una per modello, non è bella, chi non sa come servirsene la allontanerà con un piede, ma [2v°] un bambino al vederla salterà di gioia e dirà: «Che bello! può girare tutto il giorno senza fermarsi...».4 Io, che sono il piccolo Gesù, ti voglio bene anche se non hai attrattive e ti prego di girare sempre per farmi piacere... Ma per fare girare la trottola ci vogliono dei colpi di frusta... Ebbene! lascia che le tue sorelle ti rendano questo servizio e sii riconoscente verso quelle che saranno le più assidue a non farti rallentare nel tuo movimento. Quando mi sarò divertito con te, ti porterò in alto e là potremo gioire senza soffrire...

(Il tuo piccolo Fratello Gesù)

 

LT 213                                       Al reverendo Maurizio Bellière

J.M.J.T.

Gesù †                                                                                                            26 dicembre 1896

Carmelo di Lisieux

Reverendo,

  Avrei voluto risponderle più presto, ma la regola del Carmelo non permette di scrivere né di ricevere lettere durante il tempo dell'Avvento; tuttavia la Nostra Venerata Madre mi ha permesso eccezionalmente di leggere la sua, comprendendo che lei aveva bisogno di essere particolarmente sostenuto dalla preghiera.

  L'assicuro, Reverendo, che faccio tutto quanto dipende da me per ottenerle le grazie che le sono necessarie: queste grazie le saranno accordate certamente, poiché nostro Signore non ci chiede mai sacrifici al di sopra delle nostre forze.1 Talvolta, è vero, il divin Salvatore ci fa sentire tutta l'amarezza del calice che presenta alla nostra anima. Quando ci chiede ilsacrificio di tutto quello che vi è di più caro in questo mondo, è impossibile, a meno di una grazia del tutto particolare, non gridare come Lui nel giardino dell'agonia: «Padre mio, che si allontani da me questo calice!... Lc 22,42 Tuttavia [1v°] sia fatta la tua Volontà e non la mia».

  È molto consolante pensare che Gesù, il Dio Forte,2 Is 9,5 ha conosciuto le nostre debolezze, ha tremato alla vista del calice amaro, quel calice che, un tempo, aveva così ardentemente desiderato bere. Lc 22,15

  Reverendo, la sua parte è davvero bella, poiché nostro Signore l'ha scelta per Sé e, per primo, ha bagnato le sue labbra alla coppa che le presenta. Mt 20,23

  Un Santo ha detto che il più grande onore che Dio possa fare ad un'anima non è di darle molto, ma di chiederle molto!3 Gesù la tratta dunque da privilegiato: vuole che cominci già la sua missione e, con la sofferenza, salvi le anime. Non è forse soffrendo e morendo che Lui stesso ha riscattato il mondo?... So che lei aspira alla gioia immensa di poter sacrificare la sua vita per il Maestro divino, ma il martirio del cuore non è meno fecondo dell'effusione del sangue e, da adesso, questo è il suo martirio. Ho dunque proprio ragione nel dire che la sua parte è bella e che è degna di un apostolo di Cristo.

  Reverendo, lei viene a cercare consolazioni presso colei che Gesù le ha donato per sorella, e ne ha diritto. Poiché la nostra Reverenda Madre mi permette di scriverle, vorrei essere degna della dolce missione che mi è affidata, ma sento che il mezzo più sicuro per arrivare al mio scopo è di pregare e di soffrire...

  [2r°] Lavoriamo insieme alla salvezza delle anime! Non abbiamo che l'unico giorno di questa vita per salvarle e offrire così al Signore le prove del nostro amore. L'indomani di questo giorno sarà l'eternità; allora Gesù le renderà al centuplo Mt 19,29 le gioie così dolci e legittime che lei gli sacrifica. Egli conosce la portata del suo sacrificio, sa che la sofferenza di coloro che le sono cari accresce ancor di più la sua. Ma anche Lui ha sofferto questo martirio: per salvare le nostre anime ha lasciato sua Madre, ha visto la Vergine Immacolata in piedi presso la croce Gv 19,25 con il cuore trafitto da una spada di dolore Lc 2,35 e quindi spero che il nostro divin Salvatore consolerà la sua buona mamma, e io glielo chiedo insistentemente. Ah! se il Maestro divino lasciasse intravedere, a coloro che lei sta per lasciare per suo amore, la gloria che Egli le riserva, la moltitudine di anime che formeranno il suo corteo in Cielo, essi sarebbero già ricompensati del grande sacrificio che la sua lontananza causerà loro!

  La Nostra Madre è ancora sofferente, ma sta comunque un po' meglio da qualche giorno. Spero che il Divino Bambino Gesù le ridarà quelle forze che potrà spendere per la Sua gloria. La venerata Madre le manda l'immagine di san Francesco d'Assisi, il quale le insegnerà il modo di trovare la gioia in mezzo alle prove e ai combattimenti della vita.

  Spero, Reverendo, che vorrà [2v°] continuare a pregare per me che non sono un angelo, come lei sembra credere, ma una povera piccola carmelitana molto imperfetta e che tuttavia, malgrado la sua povertà ha, come lei, il desiderio di lavorare per la gloria del buon Dio.

  Restiamo uniti con la preghiera e la sofferenza accanto al presepio di Gesù.

  La sua indegna piccola sorella

Teresa di Gesù Bambino del Volto Santo

rel.carm.ind.

 

LT 214                                                A suor Genoveffa

[3 gennaio 1897 (?)]

Buona festa!!...

  Il sig. Totò augura una buona festa alla signorina Lilì.1

 

LT 215                                       A suor Maria del Sacro Cuore

[Inizio 1897 (?)]

J.M.J.T.

  Il Buon Gesù l'ama con tutto il suo Cuore; e anch'io, diletta Madrina!!!...

T. di Gesù Bambino

rel.carm.

 

LT 216                                            A Madre Agnese di Gesù

J.M.J.T.

Gesù †                                                                                                                9 gennaio 1897

  Mia diletta piccola Madre, se sapesse quanto sono commossa nel vedere fino a che punto lei mi ama!... Oh, mai quaggiù potrò testimoniarle la mia riconoscenza!... Spero di andare presto lassù.1 Dato che «se vi è un Cielo, è per me»,2 sarò ricca, avrò tutti i tesori del buon Dio e Lui stesso sarà il mio bene: così potrò renderle, al centuplo, tutto quello che le devo. Oh, come ne sono contenta!... Mi reca tanta pena ricevere sempre, senza dare mai.

  Avrei proprio voluto non vedere scorrere le lacrime della mia piccola Madre, ma ciò che sono stata felice di vedere è il buon effetto che hanno prodotto: è stato magico. Ah, non ce l'ho con nessuno quando la mia piccola Madre è guardata di traverso, poiché vedo troppo bene che le sorelle non sono che strumenti posti di traverso da Gesù stesso, affinché la via della piccola Madre (verso la piccola Teresa) somigli a quella che Egli ha scelto per sé, quando era pellegrino in terra d'esilio!... Allora il suo viso era come nascosto, [v°] nessuno lo riconosceva, Is 53,3 era un oggetto di disprezzo. La mia piccola Madre non è un oggetto di disprezzo, ma solo pochi la riconoscono dopo che Gesù ha nascosto il suo volto!3

  O Madre mia, com'è bella la sua parte!... È veramente degna di lei, la privilegiata della nostra famiglia, di lei che ci ha mostrato il cammino, come quella piccola rondine che si vede sempre in testa alle compagne e che traccia nell'aria la via che deve condurle alla loro nuova patria.

  Oh! comprenda l'affetto della SUA piccola figlia che vorrebbe dirle tante, tante cose!

 

LT 217                                     A suor Maria di san Giuseppe

[Gennaio 1897 (?)]

J.M.J.T.

  Deliziose le piccole strofe...1 Com'è brutto andare a mendicare presso gli altri2, quando si ha la borsa traboccante! Ma non è brutto dormire, essere gentili e allegri: è «il piccolo mestiere della bottega»,3 e questa non deve mai chiudere, neppure le domeniche e le feste, ossia nei giorni che Gesù si riserva per provare le nostre anime... Canti come un fringuello i suoi graziosi ritornelli;4 io, come un povero piccolo passero, Sal 101,8 gemo nel mio angolo, cantando come l'Ebreo errante: la morte non può farmi niente, me ne rendo ben conto!5

  [v°] Non sento più niente a proposito della famosa tovaglia:6 se ne parla ancora?

 

LT 218                                                  A fratel Simeone

J.M.J.T.

Gesù .                                                                                                           Carmelo di Lisieux

27 gennaio 97

Signor Direttore,

  Sono felice di unirmi a mia sorella Genoveffa per ringraziarla del prezioso favore che ha ottenuto al nostro Carmelo.1

  Non sapendo come esprimerle la mia riconoscenza, è ai piedi di Nostro Signore che, con le mie povere preghiere, voglio mostrarle quanto sono commossa dalla sua bontà per noi...

  Un sentimento di tristezza si è mescolato alla mia gioia apprendendo che la sua salute era compromessa e perciò chiedo con tutto il cuore a Gesù di prolungare il più a lungo possibile la sua vita così preziosa per la Chiesa. So bene che il divino Maestro deve aver fretta [1v°] di coronarla in Cielo, ma spero che la lascerà ancora nell'esilio affinché, lavorando per la sua gloria, come lei ha fatto fin dalla sua giovinezza, il peso immenso dei suoi meriti supplisca per altre anime che si presenteranno dinanzi a Dio con le mani vuote.

  Oso sperare, carissimo Fratello, d'essere del numero di queste anime felici che parteciperanno dei suoi meriti: credo che la mia corsa quaggiù non sarà lunga... Quando apparirò dinanzi al mio Sposo diletto, non avrò che i miei desideri da presentarGli, ma se lei mi avrà preceduto nella Patria, spero che mi verrà incontro e offrirà per me il merito delle sue opere così feconde. Vede che mai le sue piccole carmelitane potranno scriverle senza reclamare qualche favore e senza fare appello alla sua generosità!!!...

  Signor Direttore, lei è così potente per noi sulla terra – ci ha già ottenuto tante volte la benedizione [2r°] del nostro Santo Padre Leone XIII – che io non posso fare a meno di pensare che in Cielo il buon Dio le darà un potere molto grande sul suo Cuore. La supplico di non dimenticarmi presso di Lui, se avrà la felicità di vederlo prima di me... La sola cosa che la prego di chiedere per la mia anima è la grazia di amare Gesù e di farlo amare tanto quanto mi è possibile.

  Se sono io quella che nostro Signore verrà a cercare per prima, le prometto di pregare secondo le sue intenzioni e per tutte le persone che le sono care. D'altronde non aspetto il Cielo per fare questa preghiera, già da ora sono felice di poterle così provare la mia profonda gratitudine.

  Nel Sacro Cuore di Gesù, sarò sempre felice di dirmi, signor Direttore, la sua piccola carmelitana riconoscente

Suor Teresa di Gesù Bambino del Volto Santo

rel.carm.ind.

 

LT 219                                           A Madre Agnese di Gesù

[22 febbraio 1897]

  Grazie, piccola Madre! Il suo naso è stato rotto,1 sì, ma!!...E lungo!... Gliene resterà sempre abbastanza, mentre del mio, se lo facessi rompere, non me ne resterebbe più! 2 Ah, come siamo felici di saper ridere di tutto!... Oh, sì, non c'è un ma per questo!...

 

LT 220                                               Al reverendo Bellière

(Carmelo di Lisieux)                                   J.M.J.T.

 

Gesù †                                                                                     Mercoledì sera, 24 febbraio 1897

Reverendo,

  Prima di entrare nel silenzio della santa Quaresima,1 voglio aggiungere qualche parola alla lettera della Nostra Venerata Madre, per ringraziarla della lettera che lei mi ha inviata il mese scorso.2

  Se prova consolazione pensando che al Carmelo una sorella prega incessantemente per lei, la mia riconoscenza non è meno grande della sua verso Nostro Signore che mi ha dato un piccolo fratello, che Egli ha destinato a diventare suo Sacerdote e suo Apostolo... Veramente è solo in Cielo che lei saprà quanto mi è caro. Sento che le nostre anime sono fatte per comprendersi. La sua prosa, che lei dice «rude e concisa», mi rivela che Gesù ha messo nel suo cuore delle aspirazioni che Egli dona soltanto alle anime chiamate alla santità più elevata. Poiché Lui stesso mi ha scelta per essere sua sorella, spero che non guarderà alla mia debolezza, o meglio, che si servirà di questa stessa debolezza per compiere la sua opera; infatti il Dio Forte Is 9,5 ama mostrare la sua potenza servendosi del niente. 1Cor 1,27 Unite in Lui, le nostre anime ne potranno salvare [1v°] molte altre, poiché questo dolce Gesù ha detto: «Se due tra voi si accordano insieme, qualunque cosa chiedano al Padre sarà loro accordata». Mt 18,19 Ah, quel che gli chiediamo è di lavorare per la sua gloria, è di amarlo e di farlo amare!... Come potrebbero non essere benedette la nostra unione e la nostra preghiera?

  Reverendo, poiché il cantico sull'amore3 le ha fatto piacere, la Nostra buona Madre mi ha detto di ricopiargliene parecchi altri, ma li riceverà solo fra qualche settimana, poiché ho pochi momenti liberi, perfino la domenica, a causa del mio ufficio di sagrestana. Queste povere poesie le riveleranno non quello che sono, ma quello che vorrei e dovrei essere... Componendole, ho guardato più al contenuto che alla forma, e dunque le regole della versificazione non sono sempre rispettate. Il mio scopo era di tradurre i miei sentimenti (o meglio i sentimenti della carmelitana), per rispondere ai desideri delle mie consorelle. Questi versi si adattano meglio ad una religiosa che a un seminarista; spero tuttavia che le faranno piacere. La sua anima non è forse la fidanzata dell'Agnello divinoAp 21,9 e non diventerà presto sua sposa, il giorno benedetto della sua ordinazione al Suddiaconato?

  La ringrazio, Reverendo, di avermi scelta come madrina del primo bambino che avrà la gioia di battezzare.4 Tocca dunque a me scegliere i nomi del mio futuro figlioccio; desidero dargli per protettori la Santa Vergine, san Giuseppe e san Maurizio, patrono del mio caro piccolo fratello. Senza dubbio questo bimbo non esiste ancora che nel pensiero del buon Dio, ma prego già per [2r°] lui e compio in anticipo i miei doveri di madrina. Prego anche per tutte le anime che le saranno affidate e soprattutto supplico Gesù di arricchire la sua di tutte le virtù e, particolarmente, del suo amore. Lei mi dice che anch'ella prega molto spesso per la sua sorella. Poiché ha questa carità, sarei molto felice se, ogni giorno, consentisse di fare per lei questa preghiera, che racchiude tutti i suoi desideri: «Padre misericordioso, nel nome del nostro Dolce Gesù, della Vergine Maria e dei Santi, vi chiedo di infiammare questa mia sorella del vostro Spirito d'Amore e di accordarle la grazia di farvi amare molto».5 Mi ha promesso di pregare per me per tutta la sua vita: senza dubbio la sua sarà più lunga della mia e non le è permesso di cantare come me: «Vivo la speranza che il mio esilio sarà breve!»;6 ma non le è neppure permesso di dimenticare la sua promessa. Se il Signore mi prende presto con Lui, le chiedo di continuare ogni giorno la stessa breve preghiera, perché in Cielo desidererò la stessa cosa che in terra: amare Gesù e farlo amare.

  Reverendo, lei deve trovarmi molto strana; forse le spiace di avere una sorella che sembra voler andare a gioire del riposo eterno e lasciarla lavorare da solo... Ma si rassicuri: la sola cosa che desidero è la volontà del buon Dio e confesso che, se in Cielo non potessi più lavorare per la sua gloria, preferirei l'esilio alla patria.

  Non conosco l'avvenire; tuttavia se Gesù realizzerà [2v°] i miei presentimenti, le prometto di restare anche Lassù la sua piccola sorella. La nostra unione, invece di esser spezzata, diventerà allora più intima: non ci sarà più clausura, non ci saranno più grate e la mia anima potrà volare con lei nelle missioni lontane. I nostri ruoli resteranno gli stessi: a lei le armi apostoliche, a me la preghiera e l'amore...

  Reverendo, mi accorgo d'essermi persa: è tardi, fra qualche minuto suona l'ora7 dell'Ufficio divino e tuttavia ho ancora una richiesta da farle. Vorrei proprio che lei mi scrivesse le date significative della sua vita, perché possa unirmi a lei in modo tutto particolare per ringraziare il Nostro Dolce Salvatore delle grazie che le ha accordato.

  Nel Sacro Cuore di Gesù-Ostia, che sarà presto esposto alla nostra adorazione,8 sono felice di dirmi per sempre

  la sua piccolissima e indegnissima sorella

Teresa di Gesù Bambino del Volto Santo

rel.carm.ind.

 

LT 221                                        A padre Adolfo Roulland

Gesù †                                                                                                                19 marzo 1897

Fratello mio,

  La nostra buona Madre mi ha appena consegnato le sue lettere nonostante la Quaresima (tempo in cui al Carmelo non scriviamo). Ella è disposta a permettermi di risponderle oggi, perché temiamo che la nostra lettera di novembre sia andata a esplorare le profondità del Fiume Blu. Le sue, datate settembre, hanno fatto una traversata felice e sono giunte a rallegrare la Madre e la sua sorellina il giorno della festa di Tutti i Santi. Quella del 20 gennaio ci giunge sotto la protezione di san Giuseppe. Poiché lei prende esempio da me per scrivere su tutte le righe, non voglio perdere questa buona abitudine che tuttavia rende la mia brutta scrittura ancora più difficile da decifrare. Ah! quando dunque non avremo più bisogno d'inchiostro e di carta per comunicarci i nostri pensieri?... Lei ha perso l'occasione, fratello mio, di andare già a visitare quel paese incantato dove ci si può far comprendere senza scrivere e perfino senza parlare.1 Con tutto il cuore ringrazio il buon Dio che l'ha lasciata sul campo di battaglia perché riporti per Lui numerose vittorie. Già le sue sofferenze hanno salvate molte anime. San Giovanni della Croce ha detto: «Il più [1v°] piccolo movimento di puro amore è più utile alla Chiesa di tutte le opere messe insieme».2 Se è così, quanto le sue pene e le sue prove devono essere vantaggiose per la Chiesa, poiché è per il solo amore di Gesù che lei le sopporta con gioia! Fratello mio, non posso davvero compiangerla, poiché in lei si realizzano queste parole dell'Imitazione: «Quando troverai dolce la sofferenza e l'amerai per amore di Gesù Cristo, avrai trovato il Paradiso in terra».3 Questo Paradiso è proprio quello del missionario e della carmelitana; la gioia che la gente del mondo ricerca in mezzo ai piaceri non è che un'ombra fugace, ma la nostra gioia, cercata e gustata nel lavoro e nelle sofferenze, è una dolcissima realtà, un assaggio della felicità del Cielo.

  La sua lettera, tutta impregnata di santa allegria, mi ha interessata molto: ho seguito il suo esempio e ho riso di cuore alle spalle del suo cuoco che vedo mentre sfonda la sua pentola... Il suo biglietto da visita mi ha pure molto divertita: non so neanche da quale lato girarlo;4 sono come un bambino che vuol leggere un libro tenendolo al rovescio.

  Ma per tornare al suo cuoco, crederebbe lei che talvolta al Carmelo abbiamo anche noi delle avventure divertenti?

  Il Carmelo, come il Su-Tchuen, è un paese fuori del mondo, in cui si perdono anche le più elementari abitudini, ed eccone un piccolo esempio. Una persona generosa ultimamente ci ha fatto dono di un bell'astice, ben legato dentro una cesta. Senza dubbio da molto tempo una meraviglia così non si vedeva più in monastero; la nostra buona sorella cuoca si ricordò tuttavia che bisognava mettere la povera bestia nell'acqua per farla cuocere: lo fece gemendo, costretta ad esercitare una simile crudeltà su una creatura innocente. L'innocente creatura sembrava addormentata e [2r°] lasciava fare quanto si voleva; ma non appena sentì il calore, la sua condiscendenza si cambiò in furia e, consapevole della sua innocenza, non chiese a nessuno il permesso di saltare in mezzo alla cucina, dato che il suo caritatevole boia non aveva messo il coperchio alla pentola. Subito la povera suora si arma di un paio di molle e corre dietro all'astice che fa salti disperati. La lotta continua piuttosto a lungo; alla fine, stanca di combattere, la cuoca sempre armata delle sue molle, tutta in lacrime, viene a trovare la Nostra Madre per dichiararle che l'astice è indemoniato. Il suo aspetto parlava ancor più delle sue parole. (Povera creatura così dolce, così innocente fino a un momento prima: eccoti dunque indemoniata! Veramente non bisogna credere ai complimenti delle creature!). La Nostra Madre non può trattenersi dal ridere ascoltando le dichiarazioni del giudice severo che reclama giustizia. Si recò subito in cucina, prese l'astice che, non avendo fatto voto d'obbedienza, fece qualche resistenza, poi, avendolo messo nella sua prigione, se ne andò ma dopo aver chiuso bene la porta, ossia il coperchio. La sera, a ricreazione, tutta la comunità rise fino alle lacrime del povero astice indemoniato e l'indomani ogni suora poté gustarne un boccone. La persona che voleva offrirci qualcosa di gradito non aveva fallito il suo scopo: infatti il famoso astice, o meglio la sua storia, più d'una volta ci servirà per far festa, non in refettorio, ma in ricreazione. Forse la mia piccola storia non le sembra molto divertente, ma le posso assicurare che se avesse assistito allo spettacolo, non avrebbe conservato la sua serietà... Dopotutto, fratello mio, se l'annoio, la prego di perdonarmi: adesso parlerò più seriamente. Dopo la sua partenza, ho letto la vita di numerosi missionari (nella mia lettera, che lei forse non ha ricevuta, io la ringraziavo della Vita del padre Nempon). Ho letto, [2v°] tra l'altro, quella di Teofano Vénard,5 che mi ha interessata e commossa molto più di quanto sappia dire. Sotto l'impressione di questa lettura, ho composto alcune strofe del tutto personali, che tuttavia le mando6: La Nostra buona Madre mi ha detto che pensava che questi versi sarebbero stati graditi al mio fratello del Su-Tchuen. La penultima strofa richiede qualche spiegazione: io dico che partirei con gioia per il Tonchino, se il buon Dio si degnasse di chiamarmi là. Questo forse la sorprenderà, non è infatti un sogno che una carmelitana pensi di partire per il Tonchino? Ebbene, no! non è un sogno e io posso anche assicurarla che se Gesù non viene presto a cercarmi per il Carmelo del Cielo, partirò un giorno per quello di Hanoi, poiché ora vi è un Carmelo in quella città: è quello di Saigon che lo ha fondato di recente. Lei ha visitato quest'ultimo e sa che in Cocincina un Ordine come il nostro non può reggersi senza elementi francesi, ma, ahimé, le vocazioni sono molto rare e spesso le Superiore non vogliono lasciar partire suore che credono adatte a rendere servizio alla loro propria comunità. Così in gioventù la Nostra Madre fu ostacolata dalla volontà del suo superiore di andare a sostenere il Carmelo di Saigon. Non tocca certo a me dispiacermene: ringrazio il buon Dio di avere ispirato così bene il suo rappresentante, ma mi viene in mente che i desideri delle madri talvolta si realizzano nei figli7 e non sarei sorpresa di andare su sponde infedeli a pregare e soffrire come avrebbe voluto fare la Nostra Madre! Bisogna confessare che le notizie che ci inviano dal Tonchino non sono molto rassicuranti: alla fine dell'anno scorso, i ladri sono entrati nel povero monastero, sono penetrati nella cella della priora, che non si è svegliata, ma al mattino non ha trovato il suo crocifisso al suo fianco (la notte, il crocifisso di una carmelitana riposa sempre accanto al suo capo, attaccato al guanciale); un armadietto era stato forzato e il poco denaro che costituiva tutto il tesoro materiale della Comunità era scomparso. I Carmeli di Francia, [3r°] mossi a compassione dalla miseria di quello di Hanoi, si sono uniti per offrirgli i mezzi per far costruire un muro di clausura abbastanza alto, così da impedire ai ladri di penetrare nel monastero.

  Lei vuole forse sapere quel che la Nostra Madre pensa del mio desiderio di andare al Tonchino? Ella crede alla mia vocazione (poiché in verità ce ne vuole una speciale: infatti non ogni carmelitana si sente chiamata a lasciare la sua patria), ma non crede che la mia vocazione possa realizzarsi: occorrerebbe che il fodero fosse solido come la spada e forse (la Nostra Madre lo crede) il fodero sarebbe gettato in mare prima ancora di arrivare al Tonchino. Non è per niente comodo esser composti d'un corpo e d'un'anima! Questo miserabile fratello asino, come lo chiamava san Francesco d'Assisi, spesso ostacola la sua nobile Sorella e le impedisce di slanciarsi là dove vorrebbe!... Maio non voglio maledirlo: nonostante i suoi difetti, è pur sempre buono a qualcosa, poiché fa guadagnare il Cielo alla sua compagna, lo guadagna anche per sé e ne gode altrettanto.

  Non mi preoccupo per nulla dell'avvenire: sono certa che il buon Dio farà la sua volontà che è la sola grazia che desidero: non bisogna essere più realisti del Re! Gesù non ha bisogno di nessuno per compiere la sua opera e, se mi accettasse, sarebbe per pura bontà; ma a dirle il vero, fratello mio, credo piuttosto che Gesù mi tratterà come una pigrona; io non lo desidero perché sarei felicissima di lavorare e soffrire a lungo per Lui, per cui Gli chiedo di usarmi a piacere, ossia di non fare nessuna attenzione ai miei desideri, sia di amarLo soffrendo, sia di andare a goderlo in Cielo. Spero proprio, fratello mio, che se lasciassi l'esilio, lei non dimenticherebbe la sua promessa di pregare per me. Lei ha sempre accolto le mie richieste con una bontà così grande che oso fargliene ancora una: non desidero che chieda al buon Dio di liberarmi dalle fiamme del purgatorio. Santa Teresa diceva alle sue figlie quando volevano pregare per lei: «Ma che m'importa di restare fino alla fine del mondo in purgatorio, se con le mie preghiere salvo anche una sola anima?».8 Queste parole trovano un'eco nel mio cuore: io vorrei salvare anime e dimenticarmi per loro; ne vorrei salvare anche dopo la mia morte; pertanto sarei felice che lei faccia allora, al posto della preghiera che lei fa adesso e che sarà ormai per sempre realizzata, questa: «Mio Dio, permettete alla mia sorella di continuare a farvi amare». Se Gesù l'esaudirà, saprò davvero testimoniarle la mia riconoscenza... Lei mi chiede, fratello mio, di scegliere tra i due nomi, Maria o Teresa, per una delle bimbe che battezzerà9; poiché i Cinesi non vogliono due protettrici ma una sola, bisogna dar loro la più potente: è dunque la Santa Vergine che ha la meglio. In seguito, quando battezzerà molti bambini, farà molto piacere a mia sorella (carmelitana come me) se chiamasse due sorelline Celina e Teresa: sono i nomi che portavamo nel mondo. Celina, maggiore di me di quasi quattro anni, è venuta a raggiungermi dopo aver chiuso gli occhi del nostro buon Papà. Questa mia cara Sorella non sa nulla di questo profondo legame che c'è tra noi, ma siccome parliamo spesso in ricreazione del missionario della Nostra Madre10 (è questo il suo nome al Carmelo di Lisieux), ultimamente mi diceva di desiderare che, per mezzo suo, Celina e Teresa rivivessero in Cina.

  Voglia scusare, fratello mio, le mie richieste e la mia chiacchierata interminabile e si degni di benedire la sua indegna piccola sorella

Teresa di Gesù Bambino e del Volto Santo

 

LT 222                                            A Madre Agnese di Gesù

[19 marzo 1897]

J.M.J.T.

  Grazie, mia piccola Madre. Oh, sì, Gesù l'ama e anch'io!... Egli gliene dà tutti i giorni le prove, io no... Sì, ma quando sarò lassù, il mio piccolo braccio sarà come se fosse lungo e la mia piccola Madre ne saprà qualcosa.

 

LT 222 bis                                          Al Signor Guérin1

[3 aprile 1897]

  Teresa di Gesù Bambino, che è la più piccola, ma che non ha l'amore più piccolo!!!

  Non è vero, quello che ho è la febbre, tutti i giorni alle tre, ora dei militari.

La piccola Teresa

  Il nostro Padre2 desidera che Teresa Pougheol entri qui a titolo di prova.

 

LT 223                                          A Madre Agnese di Gesù

[4-5 aprile 1897]

  Temo di aver causato dispiacere alla mia piccola Madre,1 tuttavia io l'amo! Oh, sì, ma non posso dirle tutto ciò che penso: occorre che lei lo indovini.

 

LT 224                                        Al reverendo Maurizio Bellière

J.M.J.T.

Alleluia.

25 aprile 1897

Mio caro piccolo Fratello,1

  La mia penna o, meglio, il mio cuore si rifiuta ormai di chiamarla «Reverendo» e la Nostra buona Madre mi ha detto che, scrivendole, avrei potuto servirmi del nome che uso sempre quando parlo di lei a Gesù. Mi sembra che questo divin Salvatore si sia degnato di unire le nostre anime per lavorare per la salvezza dei peccatori, così come un tempo unì quelle del venerabile padre de la Colombière e della beata Margherita Maria. Ultimamente leggevo nella vita di questa santa:2 «Un giorno in cui mi avvicinavo a Nostro Signore per riceverlo nella santa Comunione, Egli mi mostrò il suo Sacro Cuore come una fornace ardente e altri due cuori (il suo e quello del padre de la Colombière) che vi si stavano unendo e inabissando; e mi disse Nostro Signore: È così che il mio puro amore unisce questi tre cuori per sempre. Mi fece inoltre capire che questa unione era tutta per la sua gloria e che perciò Egli voleva che fossimo come fratello e sorella, condividendo in ugual misura i beni spirituali. Dopo questo, facendo io presente a Nostro Signore la mia povertà e la disparità che c'era tra un sacerdote di così grande virtù e una povera peccatrice come me, Egli mi disse: [1v°] Le ricchezze infinite del mio Cuore suppliranno a tutto e pareggeranno tutto».

  Forse, Fratello mio, il paragone non le sembra giusto? È vero che lei non è ancora un padre de la Colombière, ma non dubito che un giorno sarà, come lui, un vero apostolo del Cristo. Quanto a me, non mi viene certo in mente di paragonarmi alla beata Margherita Maria; semplicemente constato che Gesù mi ha scelta per essere la sorella di uno dei suoi apostoli e le parole che la santa Amante del suo Cuore gli rivolgeva per umiltà, gliele ripeto io, in tutta verità; spero così che le sue infinite ricchezze suppliranno a tutto ciò che mi manca per compiere l'opera che Egli mi affida.

  Sono veramente felice che il buon Dio si sia servito dei miei poveri versi per farle un po' di bene; mi sarei vergognata a mandarglieli se non mi fossi ricordata che una sorella non deve aver nulla di nascosto per suo fratello. Ed è proprio con cuore fraterno che lei li ha accolti e giudicati... Sarà certo rimasto sorpreso nel ritrovare «Viver d'Amore»; la mia intenzione non era di mandarglielo due volte, ma avevo cominciato la copia quando ho pensato che lei l'aveva già ed era troppo tardi per fermarmi.

  Mio caro piccolo Fratello, devo confessare che nella sua lettera vi è una cosa che mi ha addolorato: è che lei non mi conosce così come sono realmente. È vero che per trovare anime grandi bisogna venire al Carmelo: così come nelle foreste vergini, vi crescono fiori dal profumo e dallo splendore sconosciuti al mondo. Gesù, nella sua misericordia, ha voluto che tra questi fiori ne crescano anche di più piccoli. Io non potrò mai ringraziarlo abbastanza, poiché [2r°] è grazie a questa condiscendenza che io, povero fiore senza bellezza, mi trovo nella stessa aiuola delle rose mie sorelle. O Fratello mio! La prego, mi creda, il buon Dio non le ha dato per sorella un'anima grande, ma un'anima molto piccola e assai imperfetta.

  Non creda che sia l'umiltà ad impedirmi di riconoscere idoni del buon Dio: so che Egli ha fatto in me grandi cose Lc 1,49 e lo canto ogni giorno con gioia.3 Mi ricordo che deve amare di più colui al quale più è stato perdonato, Lc 7,47 e così cerco di fare in modo che la mia vita sia un atto d'amore e non mi preoccupo più se sono una piccola anima, al contrario me ne rallegro. Ecco perché oso sperare che «il mio esilio sarà breve»,4 ma non già perché io sia pronta: sento che non lo sarò mai se il Signore non si degna di trasformarmi Lui stesso; Egli può farlo in un istante. Dopo tutte le grazie di cui mi ha colmata, aspetto ancora questa dalla sua misericordia infinita.

  Lei mi dice, fratello mio, di impetrarle la grazia del martirio. Questa grazia l'ho spesso sollecitata per me, ma non ne sono degna e veramente si può dire con san Paolo: «Non è l'opera né di chi vuole né di chi corre, ma di Dio che fa misericordia».5 Rm 9,16 Poiché sembra che il Signore non voglia accordarmi che il martirio dell'amore, spero che mi permetterà, per mezzo suo, di cogliere l'altra palma alla quale aspiriamo. Vedo con piacere che il buon Dio ci ha donate le stesse aspirazioni, i medesimi desideri. L'ho fatto sorridere, mio caro piccolo Fratello, cantando «Le mie Armi». Ebbene, la farò sorridere ancora dicendole che, [2v°] nella mia infanzia, ho sognato di combattere sui campi di battaglia!... Quando cominciavo ad imparare la storia di Francia, il racconto delle imprese di Giovanna d'Arco mi estasiava, mi sentivo nel cuore il desiderio e il coraggio di imitarla: mi sembrava che il Signore destinasse anche me a grandi cose. Non mi ingannavo, ma al posto di voci del Cielo che mi invitavano al combattimento, udii nel fondo dell'anima mia una voce ancor più dolce, quella dello Sposo delle Vergini che mi chiamava ad altre imprese, a conquiste più gloriose e, nella solitudine del Carmelo, ho capito che la mia missione non era quella di fare incoronare un re mortale, ma di far amare il Re del Cielo e di assoggettargli il regno dei cuori.

  È ora che mi fermi e tuttavia devo ancora ringraziarla delle date che mi manda; vorrei che vi aggiungesse anche gli anni, poiché non conosco la sua età. Affinché perdoni la mia semplicità, le mando le date significative della mia vita, sempre con l'intenzione di essere particolarmente uniti con la preghiera e la riconoscenza in questi giorni benedetti.

  Se il buon Dio mi darà una piccola figlioccia, sarò felicissima di aderire al suo desiderio donandole per protettori la Santa Vergine, san Giuseppe e la mia Santa Patrona.

  Infine, caro piccolo Fratello, concludo pregandola di scusare il mio lungo scarabocchio e il disordine della mia lettera.

  Nel Sacro Cuore di Gesù sono per l'eternità la sua indegna piccola sorella

Teresa di Gesù Bambino del Volto Santo

rel.carm.ind.

  [2r°tv] (È inteso, non è vero? che i nostri rapporti resteranno segreti. Nessuno, eccetto il suo Direttore, deve conoscere l'unione che Gesù ha creata tra le nostre anime).

 

LT 225                                        A suor Anna del Sacro Cuore

J.M.J.T.

Gesù †                                                                           2 maggio. Festa del Buon Pastore 1897

Mia carissima sorella,

  Sarà certo molto sorpresa di ricevere una mia lettera. Affinché mi perdoni se vengo a turbare il silenzio della sua solitudine, le dirò come sia avvenuto che io abbia il piacere di scriverle. L'ultima volta che sono andata per la direzione dalla Nostra buona Madre abbiamo parlato di lei e del caro Carmelo di Saigon. La Nostra Madre mi ha detto che mi permetteva di scriverle, se mi avesse fatto piacere. È con gioia che ho accettato la proposta e approfitto della licenza1 del Buon Pastore per venire a intrattenermi qualche istante con lei.

  Spero, cara Sorella, che non mi abbia dimenticata [1v°]; quanto a me, la penso spesso. Mi ricordo con gioia gli anni che ho trascorso in sua compagnia e, lei lo sa, per una carmelitana, pensare ad una persona che si ama significa pregare per lei. Chiedo al buon Dio di colmarla delle sue grazie e di accrescere ogni giorno di più nel suo cuore il suo santo amore, anche se non dubito che lei possieda quest'amore in un grado eminente. Il sole ardente di Saigon non è nulla in confronto al fuoco che brucia nella sua anima. O Sorella mia, la prego, chieda a Gesù che anch'io lo ami e lo faccia amare! Io vorrei amarlo non con un amore ordinario, ma come i Santi, che per Lui facevano pazzie. Ahimé, come sono lontana dal rassomigliare loro!...

  Chieda ancora a Gesù che io compia sempre la sua volontà: per questo sarei pronta ad attraversare tutto il mondo...2 e sono pronta anche a morire!

  Il silenzio3 sta per finire; è necessario che termini la lettera e vedo che [2r°] non le ho ancora detto nulla d'interessante. Fortunatamente ci sono le lettere delle nostre Madri per darle tutte le notizie riguardo al nostro Carmelo. Il permesso è stato assai breve, ma, se non l'annoio, verrò un'altra volta per intrattenermi con lei più a lungo.

  Carissima sorella, voglia porgere i miei rispettosi e filiali ossequi alla sua Reverenda Madre4 che non mi conosce; io invece ne sento spesso parlare dalla Nostra buona Madre, l'amo e prego Gesù di consolarla nelle sue prove.

  La lascio, Sorella cara, restando unitissima a lei nel Cuore di Gesù: là sono felice di dirmi per sempre

  Sua piccolissima sorella

Teresa di Gesù Bambino del Volto Santo

rel.carm.ind.

 

LT 226                                            A padre Adolfo Roulland

J.M.J.T.

9 maggio 1897

Carmelo di Lisieux

Fratello mio,

  Ho ricevuto con gioia, o meglio con emozione, le reliquie che ha voluto mandarmi.1 La sua lettera è quasi una lettera d'arrivederci per il Cielo: leggendola, mi sembrava di sentire il racconto delle prove dei suoi predecessori nell'apostolato.

  Su questa terra, dove tutto cambia, solo una cosa rimane stabile: è la condotta del Re dei Cieli nei confronti dei suoi amici. Da quando ha innalzato lo stendardo della Croce, è sotto la sua ombra che tutti devono combattere e riportare la vittoria: «Ogni vita di missionario è feconda nella Croce», diceva T. Vénard: E ancora: «La vera felicità è soffrire. E per vivere è necessario morire».

  Fratello mio, gli inizi del suo apostolato sono segnati dal sigillo della Croce: il Signore la tratta da privilegiato; è molto più con la persecuzione e la sofferenza che con predicazioni brillanti che Egli vuole affermare il suo regno nelle anime. Lei dice: «Sono ancora un bambinello piccolo che non sa parlare».2 Il padre Mazel, che fu ordinato sacerdote nel suo stesso giorno, non sapeva parlare neppure lui, tuttavia ha già colto la palma...3 Oh! come i pensieri divini sono al di sopra dei nostri!... Is 55,9 Apprendendo la morte di questo giovane missionario che udivo nominare per la prima volta, mi sono sentita spinta ad invocarlo; mi sembrava di vederlo in Cielo, nel glorioso coro dei Martiri. Lo so, agli occhi degli uomini il suo martirio non porta questo nome, ma agli occhi di Dio questo sacrificio senza gloria non è meno fecondo di quello dei primi cristiani che confessarono la loro fede dinanzi ai tribunali. La persecuzione ha mutato forma, gli apostoli del Cristo non hanno cambiato sentimenti, e così neppure il loro Divino Maestro saprebbe cambiare le sue ricompense, se non per aumentarle in proporzione della gloria che è loro negata quaggiù.

  Non comprendo, fratello mio, il fatto che lei sembra dubitare del suo ingresso immediato in Cielo, nel caso che gli infedeli le togliessero la vita. [1v°] So che è necessario essere completamente puri per comparire dinanzi al Dio di ogni Santità, ma so anche che il Signore è infinitamente Giusto, ed è questa giustizia, che spaventa tante anime, a costituire il motivo della mia gioia e della mia fiducia. Essere giusto non vuol dire soltanto esercitare la severità per punire i colpevoli, vuol dire anche riconoscere le intenzioni rette e ricompensare la virtù. Io spero tanto dalla giustizia di Dio quanto dalla sua misericordia. Appunto perché è giusto «Egli è compassionevole e pieno di dolcezza, lento nel punire e ricco di misericordia. Sal 102,8 Infatti conosce la nostra fragilità e si ricorda che noi siamo polvere. Sal 102,14 Come un padre prova tenerezza per i suoi figli, così il Signore prova compassione di noi»...4 Sal 103,13 O Fratello mio, ascoltando queste belle e consolanti parole del Profeta-Re, come dubitare che il Buon Dio possa non aprire le porte del Regno ai suoi figli che l'hanno amato fino a sacrificare tutto per Lui, i quali non soltanto hanno lasciato la loro famiglia e la loro patria per farlo conoscere e amare, ma desiderano inoltre donare la loro vita per Colui che amano!... Gesù aveva proprio ragione di dire che non c'è amore più grande di questo! Gv 15,13

  Come dunque si lascerebbe vincere in generosità? Come potrebbe purificare nelle fiamme del purgatorio anime consumate dal fuoco dell'amore divino? È vero che nessuna vita umana è esente da colpe: solo la Vergine Immacolata si presenta assolutamente pura dinanzi alla Maestà Divina. Che gioia pensare che questa Vergine è la nostra Madre! Giacché Lei ci ama e conosce la nostra debolezza, che cosa abbiamo da temere?

  Ecco molte frasi per esprimere il mio pensiero o, meglio, per non riuscire a farlo. Volevo semplicemente dire che mi sembra che tutti i missionari sono martiri nel desiderio e nella volontà e che, di conseguenza, neppure uno dovrebbe andare in purgatorio. Se, al momento di comparire dinanzi a Dio, nella loro anima restasse qualche traccia della debolezza umana, la Santa Vergine otterrà loro la grazia di fare un atto d'amore perfetto e poi darà loro la palma e la corona che hanno così ben meritate.

  Fratello mio, ecco quello che penso della giustizia del buon Dio. La mia via è una via tutta di fiducia e d'amore; io non capisco le anime che hanno paura di un così tenero Amico. Talvolta, quando [2r°] leggo certi trattati spirituali, nei quali la perfezione è presentata attraverso mille ostacoli, circondata da una folla di illusioni, il mio povero spirito si stanca molto presto; chiudo il dotto libro, che mi rompe la testa e mi inaridisce il cuore, e prendo la Sacra Scrittura. Allora tutto mi appare luminoso: una sola parola svela alla mia anima orizzonti infiniti; la perfezione mi appare facile; vedo che basta riconoscere il proprio niente e abbandonarsi come un bambino nelle braccia del buon Dio. Lasciando alle grandi anime, alle grandi intelligenze i bei libri che io non riesco a capire e ancor meno a mettere in pratica, mi rallegro di essere piccola, poiché solo i bambini e quelli che sono come loro saranno ammessi al banchetto celeste. Mc 10,14 Sono ben felice che vi siano parecchie dimore nel Regno di Dio Gv 14,2 perché se non ci fosse che quella la cui descrizione e il cui cammino mi appaiono incomprensibili, non potrei entrarvi. Certo vorrei tuttavia non essere troppo lontana dalla sua dimora: in considerazione dei suoi meriti, spero che il buon Dio mi farà la grazia di partecipare alla sua gloria; allo stesso modo che sulla terra la sorella di un conquistatore, per quanto sprovvista dei doni naturali, nonostante la sua povertà partecipa agli onori resi al fratello.

  Il primo atto del suo ministero in Cina mi è sembrato stupendo. La piccola anima, di cui ha benedette le spoglie mortali, doveva in effetti sorriderle e promettere la sua protezione a lei e ai suoi cari. Come la ringrazio di considerarmi fra questi! Sono anche profondamente commossa e riconoscente del ricordo che ha durante la santa Messa per i miei diletti genitori. Spero che essi adesso possiedano quel Cielo verso il quale tendevano tutte le loro azioni e i loro desideri; questo non m'impedisce di pregare per loro, infatti mi sembra che le anime beate ricevano una grande gloria dalle preghiere che sono fatte secondo le loro intenzioni e di cui possono disporre per altre anime sofferenti.

  Se, come credo, mio padre e mia madre sono in Cielo, devono guardare e benedire il fratello che Gesù mi ha donato. Avevano tanto desiderato un figlio missionario!... Mi hanno raccontato che, prima della mia nascita, i miei genitori speravano che il loro desiderio stesse infine per realizzarsi. Se avessero potuto squarciare il velo dell'avvenire, avrebbero visto che, in effetti, sarebbe stato con me che il loro desiderio si sarebbe compiuto: poiché un missionario mi è diventato fratello, egli è anche loro figlio e, nelle loro preghiere, non possono separare il fratello dalla sua indegna sorella.

  [2v°] Lei prega, Fratello mio, per i miei genitori che sono in Cielo e io prego spesso per i suoi che sono ancora sulla terra. Per me è un dolcissimo compito e le prometto di essere sempre fedele nell'adempirlo, anche se lasciassi l'esilio, e magari farò ancora di più, poiché conoscerò meglio le grazie che saranno loro necessarie. E poi, quando quaggiù la loro corsa sarà terminata, verrò a cercarli a nome suo e li introdurrò in Cielo. Come sarà dolce la vita di famiglia della quale gioiremo per tutta l'eternità!

  Aspettando questa beata eternità, che si aprirà per noi fra poco perché la vita non dura che un giorno, lavoriamo insieme per la salvezza delle anime. Io posso fare ben poco o, meglio, assolutamente niente se sono sola; quello che mi consola è pensare che al suo fianco posso servire a qualcosa. In effetti lo zero per se stesso non ha alcun valore, ma posto accanto all'uno diviene potente; purché però si metta dal lato giusto, dopo e non prima!... È proprio là che Gesù mi ha posto e spero di restarvi sempre, seguendo lei da lontano con la preghiera e il sacrificio.

  Se ascoltassi il cuore non concluderei la mia lettera oggi, ma sta per suonare la fine del silenzio:5 bisogna che porti la lettera alla Nostra buona Madre che l'aspetta.

  La prego, dunque, Fratello mio, di voler mandare la sua benedizione al piccolo zero che il buon Dio le ha posto accanto.

Suor Teresa di Gesù Bambino del Volto Santo

rel.carm.ind.

 

LT 227                                          A suor Genoveffa

[13 maggio 1897]

  Gesù è contento della piccola Celina alla quale si è donato per la prima volta 13 anni1 fa. Egli è fiero di ciò che fa nella sua anima, [v°] della sua piccolezza, della sua povertà, più di quanto non lo sia per aver creato i milioni di soli e la distesa dei Cieli!...

 

LT 228                                                 A suor Genoveffa

[Aprile-maggio 1897 (?)]

  Ho paura che la Nostra Madre non sia contenta: tiene molto alle frizioni,1 soprattutto sul dorso. Se il sig. Clodion2 verrà domenica ad agitare la sua lunga capigliatura sul mio dorso, si chiederà perché non è stato fatto quanto aveva detto!... Forse sarebbe meglio aspettare fino a lunedì. Alla fine, Povera, Povera,3 faccia come vuole: domani sarà tutto pronto. Soprattutto non parli a questo Povero sig.,4 agisca come le sembra opportuno e si ricordi che dobbiamo essere ricche, ricchissime tutt'e due!5

 

LT 229                                           A Madre Agnese di Gesù

[23 maggio 1897]

J.M.J.T.

  Ho molta paura di aver causato dispiacere alla mia piccola Madre...1 Ah, proprio io, che vorrei essere la sua piccola gioia, sento bene che, al contrario, sono la sua piccola pena...

  Sì, ma quando sarò lontana da questa triste terra nella quale i fiori appassiscono, in cui gli uccelli volano via, io sarò vicinissima alla mia diletta Madre, all'Angelo che Gesù ha mandato dinanzi a me per prepararmi il cammino, Es 23,20 la strada che conduce in Cielo, l'ascensore2 che doveva elevarmi senza fatica verso le regioni infinite dell'amore... Sì, io le sarò molto vicina e senza lasciare la Patria: infatti non io scenderò, ma la mia piccola Madre salirà là dove io sarò!... Oh, se sapessi esprimere come lei ciò che penso, se sapessi dirle quanto il mio cuore trabocca di riconoscenza e d'amore per lei, credo che sarei già la sua piccola gioia, anche prima d'esser lontana dalla triste terra.

  Piccola amata Madre, il bene che lei ha fatto alla mia anima, lei l'ha fatto a Gesù. Egli infatti ha detto: «Quel che farete al più piccolo fra i miei, è a me che l'avrete fatto...». Mt 25,40 E sono io ad essere il più piccolo!3...

 

LT 230                                            A Madre Agnese di Gesù

[28 maggio 1897]

J.M.J.T.

  Piccola Madre diletta, la sua piccola figlia ha versato di nuovo dolci lacrime poco fa, lacrime di pentimento, ma più ancora di riconoscenza e d'amore... Ah, questa sera le ho mostrato la mia virtù, i miei tesori di pazienza!... Proprio io, che predico così bene alle altre!!! Sono contenta che lei abbia visto la mia imperfezione.1 Ah, quanto mi fa bene l'essere stata cattiva!... Lei non ha rimproverato la sua piccola figlia, che pur lo meritava; ma la sua figlioletta è abituata a questo: la sua dolcezza le dice molto più delle parole severe. Lei è per me l'immagine della misericordia del buon Dio. Sì, ma... suor San Giovanni Battista, al contrario, è ordinariamente l'immagine della severità del buon Dio. Ebbene: l'ho appena incontrata: invece di passarmi freddamente accanto, mi ha abbracciata dicendo (proprio come se fossi stata la più gentile bimba del mondo): «Povera piccola sorella, mi ha fatto compassione! Non voglio affaticarla. Ho avuto torto, ecc., ecc.». Io. che nel cuore mi sentivo la contrizione perfetta, non riuscivo a capire come mai non mi facesse alcun rimprovero. So bene che in fondo deve trovarmi imperfetta; mi ha parlato così perché crede che io stia per morire. Ma non importa; non ho sentito uscire dalla sua bocca che parole dolci e tenere e allora ho giudicato lei molto buona e me molto cattiva... Rientrando in cella, mi chiedevo cosa pensasse Gesù di me. Subito mi sono ricordata di quelle parole che un giorno rivolse alla donna adultera: «Qualcuno ti ha condannata?...». Gv 8,10.11 E io, con le lacrime agli occhi, gli ho risposto: «Nessuno, Signore! Né la mia piccola Madre, immagine della vostra tenerezza, né la mia Suor San Giovanni B., immagine della vostra giustizia! E sento proprio che posso andare in pace, perché neppure voi mi condannerete!».

  Piccola Madre, perché dunque il buon Gesù è così dolce verso di me? Perché non mi rimprovera mai?... Ah, veramente c'è di che morire di riconoscenza e d'amore!...

  [v°] Sono ben più felice di essere stata imperfetta che se, sostenuta dalla grazia, fossi stata un modello di dolcezza! Mi fa tanto bene vedere che Gesù è sempre così dolce, così tenero verso di me!... Ah, già da ora lo riconosco: sì, tutte le mie speranze saranno compiute; sì, il Signore per noi farà meraviglie che supereranno infinitamente i nostri desideri immensi!...

  Piccola Madre, Gesù fa bene a nascondersi, a parlarmi solo di tanto in tanto e in più «attraverso le inferriate» (Cantico dei Cantici); Ct 2,9 infatti capisco bene che non potrei sopportare di più: il cuore mi si spezzerebbe, non potendo contenere tanta felicità. Ah, lei, la dolce eco della mia anima, lei comprenderà che questa sera il vaso della Misericordia divina è straripato per me!... Lei comprenderà che è stata e sarà sempre l'Angelo incaricato di condurmi e di annunciarmi le misericordie del Signore!

  La sua figlia piccola piccola

Teresa di Gesù Bambino del Volto Santo

rel.carm.ind.

 

LT 231                                            A Madre Agnese di Gesù

J.M.J.T.

30 maggio 97

  Non si affligga, mia piccola Madre diletta, se è sembrato che la sua piccola figlia le nascondesse qualcosa. Dico sembrato; infatti lei lo sa bene: se ha nascosto un angolino della busta,1 non le ha mai nascosto una sola riga della lettera; e chi dunque la conosce meglio di lei, questa piccola lettera che lei ama tanto? Alle altre si può ben mostrare la busta da tutti i lati, poiché non possono vedere che questo, ma a lei!... Oh, piccola Madre, lei sa ora che è stato il venerdì santo2 che Gesù ha cominciato a strappare un po' la busta della sua piccola lettera: non è contenta che Egli si appresti a leggerla, questa lettera che lei scrive da 24 anni?! Ah, se sapesse come saprà parlargli del suo amore per tutta l'Eternità!3

 

LT 232                                             A Madre Agnese di Gesù

(2° bigliettino)                                                                                                 [30 maggio 1897]

J.M.J.T.

  Ho messo il mio primo bigliettino nelle mani di suor Genoveffa,1 mentre mi dava il suo. Adesso mi spiace2 d'aver messo la mia missiva alla posta, ma pagherò una doppia spesa per dirle che capisco bene il suo dispiacere. Desideravo forse più di lei di non nasconderle nulla, ma mi sembrava che occorresse aspettare. Se ho fatto male, mi perdoni e stia certa che non ho mai mancato di fiducia in lei!... Ah, io l'amo troppo per fare una cosa così!... Sono contentissima che lei abbia indovinato con me — Non mi ricordo di aver nascosto nient'altro che la busta alla mia piccola Madre e la supplico di non credere a quello che le si potrà dire dopo la mia morte. Oh, piccola Madre mia, la lettera è sua: la prego, continui a scriverla fino al giorno in cui Gesù strapperà completamente la piccola busta che le ha causato tanto dispiacere da quando è fatta!...3

 

LT 233                                            A Madre Agnese di Gesù

[1° giugno 1897]

J.M.J.T.

  È troppo commovente, troppo melodioso!... Preferisco tacere piuttosto che cercare invano di cantare ciò che avviene nella mia piccola anima!... Grazie, piccola Madre!...1

 

LT 234                                           A suor Maria dell'Eucaristia

J.M.J.T.

2 giugno 1897

  Alla mia piccola Sorella diletta,1 in ricordo del bel giorno in cui lo Sposo della sua anima si degna di porre il suo sigillo sulla fronte2 che si prepara ad incoronare, un giorno, dinanzi a tutti gli Eletti...

  Già un'altra volta il Cielo intero si riunì, il 2 giugno, per contemplare questo mistero d'Amore: Gesù, il dolce Gesù dell'Eucaristia che si donava per la prima volta a Maria.3 Anche oggi è qui, questo bel Cielo composto dagli Angeli e dai Santi; è qui che contempla affascinato Maria che si dona a Gesù dinanzi al mondo stupito per un sacrificio che non comprende. Ah, se avesse compreso lo sguardo che Gesù rivolse a Maria il giorno della sua prima visita, avrebbe compreso anche il segno misterioso che ella vuole ricevere oggi da Colui che l'ha ferita con il suo amore... Non è più il grazioso velo dalle lunghe pieghe candide come la neve che deve avvolgere Maria dell'Eucaristia: è un velo scuro che ricorda alla Sposa di Gesù che è esiliata, che il suo Sposo non è uno Sposo che deve condurla alle feste, ma sulla montagna del Calvario. Ormai, Maria non deve guardare più niente quaggiù, niente altro che il Dio Misericordioso, il Gesù dell'Eucaristia!

La piccola suor Teresa di Gesù Bambino del Volto Santo

rel.carm.ind.

 

LT 235                                        A suor Maria dell'Eucaristia1

[2 giugno 1897]

  Ricordo del bel giorno della Velazione della mia piccola sorella diletta. 2 giugno 1897.

  Che il Piccolo Gesù di Teresa accarezzi sempre Maria dell'Eucaristia.

 

LT 236                                             A suor Maria della Trinità

[2 giugno 1897]

  Il buon Dio vuole che lei sopporti da sola la sua prova:1 Egli lo conferma in molti modi... Ma, mia cara piccola b.2, io soffro con lei!!!... E l'amo molto!...

  [v°] Non si affligga: troverò qualche minuto per lei domani mattina, e il giorno dopo il bucato verrò con lei alle ostie.3

 

LT 237                                              A Madre Agnese di Gesù

[2 giugno 1897]

  No, la piccola colomba non vuole lasciare la sua piccola Madre:1 vuole sempre volare e riposarsi nell'affascinante piccolo mondo Sal 54,7 [v°] del suo cuore. Domani dirò grazie alla mia piccola Madre, questa sera non dico nulla per non spezzarle il cuore e perché è troppo tardi. Bebé2 va a fare la nanna.

 

LT 238                                                      A Leonia1

3 giugno 1897

  Cara piccola Sorella, come mi è dolce pensare che un giorno seguiremo insieme l'Agnello Ap 14,4 per tutta l'eternità!...

Ricordo del 3 giugno 1897

Suor Teresa di Gesù Bambino del Volto Santo

rel.carm.ind.

 

LT 239                                           A Madre Agnese di Gesù1

[3 giugno (?) 1897]

  Bisogna che io cammini fino all'ultimo mio istante – È Lui che porrà fine al mio tormento – Come il povero Ebreo errante.2

 

LT 240                                             A suor Maria della Trinità

[3 giugno (?) 1897]

J.M.J.T.

  Piccolo fiore diletto di Gesù, ho capito tutto molto bene! Sappia che non è necessario che mi dica molte cose: il piccolo occhio che si trova nel suo calice mi indica ciò che devo pensare di tutto il piccolo fiore...1 Sono molto contenta, molto consolata, ma non bisogna avere più voglia di mangiare la terra; bisogna che il non-ti-scordar-di-me schiuda o piuttosto innalzi la sua corolla, affinché il Pane degli Angeli venga come una divina Rugiada per fortificarlo e donargli tutto ciò che gli manca.

  Buonasera, povero fiorellino, mi creda, l'amo più di quanto lei supponga!...

 

LT 241                                               A suor Marta di Gesù

[giugno 1897 (?)]

J.M.J.T.

  Piccola Sorella diletta, sì, ho capito tutto... Prego Gesù di far risplendere sulla sua anima il sole della sua grazia. Ah! non abbia paura di dirgli che l'ama, anche se non lo sente: è questo il modo di forzare Gesù a soccorrerla, a portarla come un bimbo troppo debole per camminare.

  È una grande prova vedere tutto nero, ma ciò non dipende completamente da lei. Faccia quel che può, stacchi il suo cuore dalle preoccupazioni della terra e soprattutto dalle creature. Poi sia sicura che Gesù farà il resto, non potrà permettere che lei cada nel temuto pantano... Si consoli, diletta sorellina: in Cielo non vedrà più tutto nero, ma tutto bianco... Sì, tutto sarà rivestito del divino candore del nostro Sposo, il Giglio delle valli. Ct 2,1Insieme, noi lo seguiremo dovunque Egli andrà... Ap 14,4 Ah! approfittiamo del breve istante della vita... insieme facciamo piacere a Gesù, salviamogli anime, con i nostri sacrifici... Soprattutto siamo piccole, così piccole che tutti possano calpestarci,1 senza neppure che noi mostriamo di sentirlo e soffrirne...

  A presto, Sorellina diletta, io mi rallegro di vederla....

 

LT 242                                           A suor Maria della Trinità

J.M.J.T.

Gesù †                                                                                                                  6 giugno 1897

  Mia cara Sorellina, la sua graziosa letterina mi rallegra l'anima. Vedo bene che non mi sono ingannata pensando che il buon Dio la chiama ad essere una grande santa, sempre restando piccola e divenendo tale ogni giorno di più. Capisco molto bene la sua sofferenza di non potermi più parlare, ma sia sicura che anch'io soffro di questa mia impotenza e mai ho sentito così profondamente che lei occupa un posto immenso nel mio cuore!...

  Una cosa che mi fa piacere è constatare che la tristezza non la rende malinconica: non ho potuto [v°] frenarmi dal ridere leggendo la conclusione della sua lettera. Ah, è così che si burla di me? E chi le ha parlato dei miei scritti,1 a quali volumi in folio allude? Vedo che lei insinua il falso per sapere il vero: ebbene, lo saprà un giorno, se non sarà sulla terra sarà in Cielo, ma certo allora tutto ciò non l'inquieterà per niente: avremo altro a cui pensare allora!...

  Vuol sapere se provo la gioia d'andare in Paradiso? Ne proverei molta se ci andassi, ma... non conto sulla malattia: è una conduttrice troppo lenta. Non conto più che sull'amore. Chieda al Buon Gesù che tutte le preghiere che sono fatte per me servano ad aumentare il Fuoco che deve consumarmi...

  [v°tv] Credo che non mi potrà leggere; mi spiace,2 ma avevo solo qualche minuto.

 

LT 243                                                 A suor Genoveffa1

J.M.J.T.

7 giugno 1897

  Piccola Sorella diletta, non ricerchiamo mai quello che appare grande agli occhi delle creature. Salomone, il re più saggio che mai ci fu sulla terra, Qo 2,11 avendo considerato le differenti opere che occupano gli uomini sotto il sole, la pittura, la scultura, tutte le arti, capì che tutte queste cose erano soggette all'invidia e proclamò che esse non sono che vanità e afflizione di spirito!... Qo 4,4

  La sola cosa che non sia affatto invidiata è l'ultimo posto: non c'è dunque che quest'ultimo posto Lc 14,10 che non sia affatto né vanità né afflizione di spirito...

  [v°] Tuttavia «il cammino dell'uomo non è in suo potere» Ger 10,23 e talvolta ci sorprendiamo a desiderare ciò che brilla. Allora poniamoci umilmente fra gli imperfetti, stimiamoci anime piccole, che il Buon Dio deve sostenere ad ogni istante. Appena Egli ci vede davvero convinte del nostro niente, ci tende la mano; se invece vogliamo ancora cercare di fare qualcosa di grande anche sotto il pretesto dello zelo, il Buon Gesù ci lascia sole. «Ma da quando ho detto: il mio piede ha vacillato, Sal 93,18 la vostra Misericordia, Signore, mi ha sorretto!... Salmo 93.» Sì, basta umiliarsi, sopportare con dolcezza le proprie imperfezioni. Ecco la vera santità!2 Prendiamoci per mano, sorellina diletta, e corriamo verso l'ultimo posto... Nessuno verrà a contendercelo!...

 

LT 244                                         Al reverendo Maurizio Bellière1

J.M.J.T.

9 giugno 1897

  Mio caro piccolo Fratello, ho ricevuto questa mattina 2 la sua lettera, e approfitto di un momento in cui la mia infermiera è assente per scriverle un'ultima parolina d'addio: quando la riceverà avrò già lasciato l'esilio... La sua piccola sorella sarà per sempre unita al suo Gesù e allora sì che potrà ottenerle le grazie e volare con lei nelle missioni lontane.

  O caro fratello mio, come sono felice di morire!... Sì, sono felice, non perché sarò liberata dalle sofferenze di quaggiù (la sofferenza, al contrario, è la sola cosa che mi sembra desiderabile in questa valle di lacrime),Sal 83,7 ma perché sento proprio che è questa la volontà del Buon Dio.

  La Nostra buona Madre vorrebbe trattenermi sulla terra; in questo periodo dicono per me una novena di messe alla Madonna delle Vittorie.3 Ella mi ha già guarito nella mia infanzia.4 Ma credo che il miracolo che farà non sarà altro che [v°] consolare la Madre che mi ama così teneramente.

  Caro piccolo Fratello, nel momento di apparire dinanzi al buon Dio, comprendo più che mai che c'è una sola cosa necessaria: lavorare unicamente per Lui e non fare niente né per sé, né per le creature.

  Gesù vuol possedere completamente il suo cuore, vuole che lei sia un grande santo. Per questo occorrerà che lei soffra molto, ma anche quale gioia inonderà la sua anima quando lei sarà arrivato al momento felice della sua entrata nella Vita Eterna!.. Lc 24,26 Fratello mio, fra poco andrò ad offrire il suo amore a tutti i suoi amici del Cielo e li pregherò di proteggerla. Vorrei dirle, mio caro piccolo Fratello, mille cose che comprendo ora che sono sulla porta dell'Eternità; ma io non muoio, io entro nella vita, e tutto quello che non posso dirle quaggiù, glielo farò capire dall'alto del Cielo!...

  A Dio, piccolo Fratello, preghi per la sua piccola sorella che le dice: A presto, arrivederci in Cielo!...

Teresa di Gesù Bambino del Volto Santo

rel.carm.ind.

 

LT 245                                           A Madre Agnese di Gesù,

suor Maria del Sacro Cuore

e suor Genoveffa1

[giugno (?) 1897]

Recto

in alto:             Non piangete su di me, poiché io sono in Cielo

            con l'Agnello e le Vergini Consacrate!2

 

in basso:          Vedo quel che ho creduto.

Possiedo quel che ho sperato.

Sono unita a Colui che ho amato

con tutta la mia forza d'amare.3

ai lati:             Il più piccolo movimento di puro Amore

è più utile alla Chiesa di tutte le altre opere

riunite!4 È dunque della massima importanza

che l'anima si eserciti molto nell'Amore affinché,

consumandosi rapidamente,

non si attardi

quaggiù e arrivi prontamente a vedere

Dio a Faccia a Faccia.5

(S. Giovanni della Croce)

Verso

  Non trovo niente sulla terra che mi renda felice: il mio cuore è troppo grande; niente di ciò che si chiama felicità in questo mondo lo può appagare. Il mio pensiero vola verso l'Eternità. Il tempo sta per finire!... Il mio cuore è calmo come un lago tranquillo o un cielo sereno. Non rimpiango la vita di questo mondo; il mio cuore ha sete delle acque della vita eterna!... Ancora un po' e la mia anima lascerà la terra, concluderà il suo esilio, terminerà il suo combattimento... Salgo al Cielo, raggiungo la patria, riporto la vittoria!... Fra poco entrerò in quel soggiorno degli eletti, vedrò bellezze che l'occhio dell'uomo non ha mai visto, ascolterò armonie che l'orecchio non ha mai inteso, 1Cor 2,9 gioirò di gioie che il cuore non ha mai gustato... Eccomi giunta a quell'ora che ciascuna di noi ha tanto desiderato!... È proprio vero che il Signore sceglie i piccoli per confondere i grandi 1Cor 1,27 di questo mondo... Io non faccio affidamento sulle mie forze, Col 2,14-15 ma sulla forza di Colui che sulla Croce ha vinto le potenze dell'inferno. Sono un fiore primaverile che il padrone del giardino coglie per il suo piacere... Siamo tutti fiori piantati su questa terra e che Dio coglie a suo tempo, un po' più presto, o un po' più tardi... Io, piccolo fiore effimero, me ne vado per prima! Un giorno ci ritroveremo nel Paradiso e gioiremo della vera felicità!...

  (Teresa di Gesù Bambino, ricalcando i pensieri dell'angelico Martire Teofano Vénard).6

 

LT 246                                       A suor Maria della Trinità

[13 giugno 1897]

  Che il divino piccolo Gesù trovi nella sua anima una dimora tutta profumata dalle rose dell'Amore; che vi trovi pure la lampada ardente della carità fraterna1 che riscalderà le sue piccole membra ghiacciate e rallegrerà il suo piccolo Cuore, facendoGli dimenticare l'ingratitudine delle anime che non l'amano abbastanza.

  Suor Teresa di Gesù Bambino e del Volto Santo

  (13 giugno 18972)

r.c.i.

 

LT 247                                       Al reverendo Maurizio Bellière

J.M.J.T.

Gesù †                                                                                                                21 giugno 1897

Carmelo di Lisieux

Mio caro piccolo Fratello,

  Con lei ho ringraziato nostro Signore della grande grazia che si è degnato di accordarle il giorno di Pentecoste1; è stato sempre nel giorno di questa bella festa (dieci anni fa) che io ho ottenuto, non dal mio direttore, ma da mio padre il permesso di farmi apostola al Carmelo.2 Questo è un ulteriore avvicinamento delle nostre anime.

  O mio piccolo caro Fratello, la prego, non pensi mai di «annoiarmi né di distrarmi» quando parla molto di sé. Sarebbe forse possibile che una sorella non s'interessasse di tutto quel che riguarda suo fratello? Per quanto concerne il distrarmi, non ha nulla da temere: le sue lettere, al contrario, mi uniscono di più al buon Dio, facendomi [1v°] contemplare da vicino le meraviglie della sua misericordia e del suo amore.

  Qualche volta Gesù si compiace «di rivelare i suoi segreti ai più piccoli»; Lc 10,21 la prova è che, dopo aver letto la sua prima lettera del 15 ottobre '95, ho pensato la stessa cosa del suo Direttore: lei non potrà essere un santo a metà, bisognerà che lo sia o del tutto o proprio niente. Ho percepito che deve avere un'anima energica; ed è per questo che sono stata felice di diventare sua sorella.

  Non creda di spaventarmi, parlandomi «dei suoi begli anni perduti». Ringrazio Gesù che l'ha guardata con uno sguardo d'amore come un tempo il giovane del Vangelo. Mc 10,21 Più fortunato di lui, ha risposto fedelmente alla chiamata del Maestro, ha lasciato tutto per seguirlo, e questo all'età più bella della vita, a 18 anni. Ah, fratello mio, come me lei può cantare le misericordie del Signore,3 Sal 88,2 che brillano in lei in tutto il loro splendore!... Lei ama sant'Agostino, santa Maddalena, quelle anime alle quali «molti peccati sono stati rimessi [2r°] perché hanno molto amato». Lc 7,47 Anch'io le amo, amo il loro pentimento e soprattutto... la loro amorosa audacia!4 Quando vedo Maddalena avanzarsi in mezzo ai numerosi convitati, bagnare con le sue lacrime i piedi del suo Maestro adorato, Lc 7,36-38 che lei tocca per la prima volta, sento che il suo cuore ha compreso gli abissi d'amore e di misericordia del Cuore di Gesù e che, per quanto peccatrice sia, questo Cuore d'amore non solo è disposto a perdonarla, Lc 10,39 ma anche a prodigarle i benefici della sua intimità divina, ad elevarla fino alle più alte cime della contemplazione.

  Ah, caro piccolo Fratello mio, da quando mi è stato dato di capire così l'amore del Cuore di Gesù, le confesso che esso ha scacciato dal mio cuore ogni timore.1Gv 4,18 Il ricordo delle mie colpe mi umilia, mi induce a non appoggiarmi mai sulla mia forza che non è che debolezza; ma ancor più questo ricordo mi parla di misericordia e d'amore.

  Quando con confidenza tutta filiale si gettano le proprie colpe nel braciere divorante dell'Amore, [2v°] come potrebbero non essere consumati definitivamente?5

  So che ci sono santi che hanno trascorso la loro vita a praticare impressionanti mortificazioni per espiare i loro peccati, ma che vuole? «ci sono molte dimore nella casa del Padre Celeste», Gv 14,2 Gesù l'ha detto ed è per questo che io seguo la via che Egli mi traccia. Cerco di non occuparmi più di me stessa in nulla, e quel che Gesù si degna di operare nella mia anima lo abbandono a Lui, poiché non ho scelto una vita austera per espiare le mie colpe, ma quelle degli altri.

  Ho appena riletto il mio breve scritto e mi chiedo se mi capirà, perché mi sono spiegata malissimo. Non creda che io biasimi il pentimento che lei ha delle sue colpe e il suo desiderio di espiarle. Oh, no! Sono lontana da ciò, ma vede, adesso che siamo due l'opera si farà più presto (e io, alla mia maniera, farò più lavoro di lei); così spero che un giorno Gesù la farà camminare per la mia stessa strada.6

  Mi scusi, Fratello caro, non so cos'ho oggi, infatti dico veramente quel che non vorrei dire. Non ho più spazio per rispondere alla sua [2v°tv] lettera; lo farò un'altra volta. Grazie per le sue date; ho già festeggiato i suoi 23 anni.7 Prego per i suoi cari genitori che Dio ha richiamato da questo mondo e non dimentico la mamma che lei ama.8

  La sua indegna piccola sorella

T. di Gesù Bambino del Volto Santo

rel.carm.ind.

 

LT 248                                                       A Leonia

[Fine giugno (?) 1897]

J.M.J.T.

Mia cara piccola Leonia,

  Sono così commossa che più non si potrebbe della tua sollecitudine nel farmi piacere. Ti ringrazio con tutto il cuore e sono ammirata della piccola coperta che mi hai fatta: è proprio come la desideravo.

  Domani farò per te la comunione...

  Ti amo e ti abbraccio

La tua piccola Sorella

Teresa di Gesù Bambino

rel.carm.ind.

 

LT 249                                           A suor Maria della Trinità1

(Frammenti)

[Metà luglio (?) 1897]

J.M.J.T.

Mia cara piccola sorella,

  Non voglio che lei sia triste. Lei sa quale perfezione sogno per la sua anima,

  (   )

  ho pietà della sua fragilità (   ) con lei bisogna dire subito quel che si pensa

  (   )

  infermeria dovrebbe farle comprendere che le sarebbe più difficile ottenere il permesso di venire dopo il Mattutino

  (   )

  il demonio si allontana

  Ora non mi

  (   )

  compreso la sua lotta e l'avrei consolata dolcemente, se lei non l'avesse già detto a voce alta, ma che lei

  (   )

  Addio, povera piccola b.2 che bisognerà che io porti al più presto in Cielo! Voglio averla tutta intera...

 

LT 250                                       A suor Maria di san Giuseppe

[luglio (?) 1897]

J.M.J.T.

  Spero che suor Genoveffa l'abbia consolata. Il pensiero che lei non prova più pena mi fa sparire la mia!... Ah, come saremo felici in Cielo! Allora parteciperemo alle perfezioni divine e potremo donare a tutti senza essere costretti a privare i nostri più cari amici!... Il Buon Dio ha [v°] fatto bene a non darci questo potere sulla terra: forse noi non la avremmo voluta abbandonare; e poi fa tanto bene riconoscere che solo Lui è perfetto, che Lui solo deve bastarci quando gli piace di togliere il ramo che sosteneva il piccolo uccello! L'uccello ha le ali ed è fatto per volare!1

 

LT 251                                               A suor Marta di Gesù

[giugno-luglio (?) 1897]

J.M.J.T.

  La piccola sposa di Gesù non deve essere triste, perché allora anche Gesù lo sarebbe: bisogna che canti sempre nel suo cuore il cantico dell'amore; occorre che dimentichi le sue piccole pene per consolare le grandi pene del suo Sposo.

  Piccola sorella diletta, non sia una figliolina triste vedendo che non è capita, che è giudicata male e dimenticata, ma sorprenda tutti cercando di fare come le altre [v°] o piuttosto facendo da sé ciò che la altre fanno per lei, cioè dimentichi tutto ciò che non è Gesù, dimentichi sé per amore suo!... Piccola sorella diletta, non dica che è difficile: se parlo così è colpa sua: lei mi ha detto di amare molto Gesù e niente appare impossibile all'anima che ama...1

  Sia certa che il suo bigliettino mi è stato molto gradito.2

 

LT 252                                              A Madre Agnese di Gesù

[13 luglio 1897]

  Io l'amo molto, mia piccola mamma! Lo vedrà presto!... Oh, sì!...

 

LT 253                                         Al reverendo Maurizio Bellière1

J.M.J.T.

Gesù †                                                                                                                 13 luglio 1897

Mio caro piccolo Fratello,

  Forse quando leggerà queste righe io non sarò più sulla terra, ma in seno alle delizie eterne! Non conosco l'avvenire, tuttavia posso dirle con sicurezza che lo Sposo è alle porte:Ap 3,20 occorrerebbe un miracolo per trattenermi nell'esilio e non penso che Gesù faccia questo miracolo inutile.

  O mio caro piccolo fratello, come sono felice di morire! Sì, sono felice, non d'essere liberata dalle sofferenze di quaggiù (la sofferenza unita all'amore è al contrario la sola cosa che mi sembra desiderabile nella valle di lacrime).Sal 83,7 [1v°] Sono felice di morire perché sento che questa è la volontà del Buon Dio e che ben più di quaggiù, io sarò utile alle anime che mi sono care, in modo tutto particolare alla sua. Nell'ultima lettera lei chiede alla nostra Madre che le scriva spesso durante le vacanze. Se il Signore vorrà ancora prolungare di qualche settimana il mio pellegrinaggio e la nostra cara Madre lo permetterà, potrò ancora scarabocchiare per lei qualche bigliettino come questo, ma la cosa più probabile è che farò di più che scrivere al mio caro piccolo fratello, ancor di più che parlargli il faticoso linguaggio della terra: gli sarò vicinissima, vedrò tutto ciò che gli è necessario, e non lascerò in pace il buon Dio finché non m'abbia dato tutto quello che vorrò!... Quando il mio caro piccolo fratello partirà per l'Africa, lo seguirò non più con il pensiero e la preghiera: la mia anima sarà sempre con lui e la sua fede saprà certamente scoprire la presenza di una piccola sorella che Gesù gli ha donato non per essere il suo sostegno durante due anni appena, ma fino all'ultimo giorno della sua vita.

  Tutte queste promesse, Fratello mio, le sembrano forse un po' chimeriche, tuttavia deve cominciare a sapere che il buon Dio mi ha sempre trattata da bambina viziata. È vero che la sua croce mi ha seguito fin dalla culla [2v°], ma questa croce Gesù me l'ha fatta amare con passione. Mi ha sempre fatto desiderare quello che voleva donarmi.2 Egli comincerà forse proprio in Cielo a non soddisfare più i miei desideri? Veramente non posso crederlo e le dico: «Molto presto, Fratello mio, sarò accanto a lei».

  Ah, io la scongiuro: preghi molto per me! Le preghiere mi sono così necessarie in questo momento! Ma soprattutto preghi per la nostra Madre: avrebbe voluto trattenermi quaggiù ancora per lungo tempo. Per ottenerlo, questa venerata Madre ha fatto dire una novena di messe alla Madonna delle Vittorie che mi aveva già guarita nella mia infanzia; ma io, sentendo che il miracolo non ci sarebbe stato, ho chiesto e ottenuto dalla Santa Vergine che consoli un poco il cuore della mia Madre o piuttosto che la convinca ad accettare che Gesù mi porti in Cielo.

  [2r°tv] A Dio, piccolo fratello! Arrivederci a presto nel bel Cielo.

T. di Gesù Bambino del Volto Santo

rel.carm.

 

LT 254                                           A padre Adolfo Roulland

J.M.J.T.

Gesù †                                                                                                                  14 luglio 1897

Carmelo di Lisieux

Fratello mio,

  Lei mi dice nella sua ultima lettera, che mi ha fatto tanto piacere: «Sono un bebé che impara a parlare».1 Ebbene, anch'io, da cinque o sei settimane sono un bebé, poiché vivo solo di latte.2 Ma fra poco andrò a sedere al banchetto celeste: Lc 22,30 sto per dissetarmi alle acque della vita eterna! Ap 7,17 Quando riceverà questa lettera, senza dubbio avrò già lasciato la terra. Il Signore, nella sua infinita misericordia, mi avrà aperto il suo regno e potrò attingere ai suoi tesori per prodigarli alle anime che mi sono care. Fratello mio, creda che la sua piccola sorella manterrà le sue promesse e che con gioia la sua anima, liberata dal peso del suo involucro mortale, volerà verso le regioni lontane che lei evangelizza. Ah, fratello mio, lo sento, le sarò molto più utile in Cielo che sulla terra ed è con gioia che vengo ad annunciarle il mio ingresso ormai prossimo in quella beata città: sono sicura che lei condividerà la mia gioia e ringrazierà il Signore che mi dà i mezzi per aiutarla più efficacemente nelle sue opere apostoliche.

  Conto proprio di non restare inattiva in Cielo: il mio desiderio è di lavorare ancora per la Chiesa e per le anime. Lo chiedo al Buon Dio e sono certa che mi esaudirà. Gli Angeli non si occupano forse continuamente di noi senza mai smettere di contemplare il Volto divino, Mt 18,10 di perdersi nell'Oceano senza sponde dell'Amore?3 Perché Gesù non mi dovrebbe permettere di imitarli?

  Fratello mio, vede che se lascio già il campo di battaglia, non è certo con il desiderio egoistico di riposarmi. Il pensiero della beatitudine eterna fa trasalire appena il mio cuore. Da molto tempo la sofferenza è divenuta il mio Cielo quaggiù e faccio davvero fatica a capire come potrò acclimatarmi in un Paese in cui la gioia regna senza alcuna mistura di tristezza. Occorrerà che Gesù trasformi la mia anima e le doni la capacità di gioire, altrimenti non potrò sopportare le delizie eterne.

  Quello che mi attira verso la patria dei Cieli è la chiamata del Signore, è la speranza di amarlo finalmente come l'ho tanto desiderato e il pensiero che potrò farlo amare da una moltitudine di anime che lo benediranno eternamente.

  Fratello mio, lei non avrà il tempo di mandarmi le sue commissioni per il Cielo, ma io le indovino e poi lei non dovrà fare altro che dirmele sottovoce; io la sentirò e porterò fedelmente i suoi messaggi al Signore, alla nostra Madre Immacolata, agli Angeli, ai Santi che lei ama. Chiederò per lei la palma del martirio e le sarò vicina, sostenendo la sua mano perché raccolga senza sforzo questa palma gloriosa e poi, con esultanza, voleremo insieme nella Patria celeste, circondati da tutte le anime che lei avrà conquistato!

  Arrivederci, Fratello mio, preghi molto per la sua sorella, preghi per la Nostra Madre, il cui cuore sensibile e materno fa molta fatica ad accettare la mia partenza. Conto su di lei per consolarla.

  Sono per l'eternità la sua piccola sorella

Teresa di Gesù Bambino e del Volto Santo

 

LT 255                                                Ai signori Guérin

J.M.J.T.

Gesù                                                                                                                     16 luglio 1897

Caro zio e cara zia,

  Sono felicissima di provarvi che la vostra piccola Teresa non ha ancora lasciato l'esilio, poiché so che ciò vi farà piacere. Tuttavia mi sembra, miei amatissimi Parenti, che la vostra gioia sarà ancora più grande quando invece di leggere qualche riga che traccio con mano tremante, sentirete la mia anima accanto alla vostra. Ah, ne sono certa, il buon Dio mi permetterà di riversare a piene mani le sue grazie su di voi, sulla mia sorellina Giovanna e il suo caro Francis. Sceglierò per loro il più bel cherubino del Cielo [1v°] e chiederò al buon Gesù di donarlo a Giovanna, perché divenga «un gran pontefice e un grande santo».1 Se non sarò esaudita, sarà davvero necessario che la mia cara sorellina non nutra più il desiderio di essere madre quaggiù; ma potrà rallegrarsi pensando che in Cielo «il Signore le darà la gioia di vedersi Madre di numerosi figli»,2 Sal 112,9 come lo Spirito Santo ha promesso, cantando per bocca del Re profeta, le parole che ho appena scritto. Questi figli sarebbero le anime che il suo sacrificio pienamente accettato farebbero [sic] nascere alla vita della grazia. Ma io spero bene di ottenere il mio cherubino, ossia una piccola anima che ne sia la copia, poiché, ahimé, non c'è nessun cherubino disposto ad esiliarsi, neppure per ricevere le dolci carezze di una madre!...

  Mi accorgo che nella lettera non avrò mai lo spazio per dire tutto quel che vorrei. [2r°] Volevo, miei cari, parlarvi in modo dettagliato della mia comunione di questa mattina, che avete reso così commovente, o meglio così trionfale con i vostri fasci di fiori. Lascio che sia la mia piccola sorella Maria dell'Eucaristia a raccontarvene i particolari. Voglio dirvi soltanto che ha cantato prima della comunione una piccola strofa che avevo scritto per questa mattina.3 Quando Gesù è entrato nel mio cuore ha cantato inoltre una strofa di «Viver d'Amore»: Morir d'amore è un assai dolce martirio. Non posso dirvi quanto la sua voce fosse alta e bella; mi aveva promesso di non piangere per farmi contenta: e le mie speranze sono state di gran lunga superate. Il buon Gesù avrà dovuto intendere perfettamente e capire quel che mi aspetto da Lui e questo era proprio ciò che volevo!...

  [2v°] Le mie sorelle, lo so, vi hanno parlato della mia allegria: è vero che sono come un fringuello, tranne quando ho la febbre; essa che per fortuna viene a visitarmi soltanto la sera, nell'ora in cui i fringuelli sonnecchiano, con il capino sotto l'ala. Non sarei così allegra come lo sono se il buon Dio non mi mostrasse che l'unica gioia sulla terra sta nel compiere la sua volontà. Un giorno mi credo sulla soglia del Cielo, a causa del volto costernato del signor de Cornière; e l'indomani lui se ne va tutto contento, dicendo: «Eccola in via di guarigione!» Quel che io giudico (io piccolo bebé da latte) è che non guarirò, ma che potrei tirare avanti ancora a lungo. A Dio, miei cari Parenti! È solo in Cielo che potrò dirvi il mio affetto; fintanto che io mi tirerò avanti, la mia matita non riuscirà a esprimerlo.

  La vostra piccola figlia

T. di Gesù Bambino

r.c.i.

 

LT 256                                              A suor Marta di Gesù

[16 (?) luglio 1897]

J.M.J.T.

  Mia cara sorellina, mi ricordo in quest'istante che non le ho fatto gli auguri per il suo compleanno.1 Ah, mi creda, è una dimenticanza che mi spezza il cuore! Il pensiero mi dava una così grande gioia: volevo offrirle la preghiera sull'umiltà,2 purtroppo non è ancora del tutto finita di ricopiare, ma l'avrà presto. La sua piccola gemella,3 che non avrebbe potuto dormire se [v°] non le avesse mandato questo piccolo messaggio.

Teresa di Gesù Bambino

rel.carm.ind.

 

LT 257                                                        A Leonia

J.M.J.T.

Gesù †                                                                                                                  17 luglio 1897

Mia cara Leonia,

  Sono davvero felice di potermi ancora intrattenere con te. Qualche giorno fa non pensavo di poter più avere questa consolazione sulla terra, ma il Buon Dio sembra voler prolungare un poco il mio esilio. Io non me ne dolgo, poiché non vorrei entrare in Cielo, per mia volontà, un minuto in anticipo. Sal 15,6 L'unica felicità sulla terra è di impegnarsi a trovare sempre deliziosa la parte che Gesù ci assegna. La tua è veramente bella, mia cara [v°] sorellina! Se vuoi essere una santa, ti sarà facile, poiché in fondo al tuo cuore, il mondo non è nulla per te. Tu puoi dunque, come noi, occuparti dell'«unica cosa necessaria», Lc 10,41 cioè che pur dedicandoti con abnegazione alle opere esteriori, il tuo scopo sia unico: far piacere a Gesù, unirti a Lui più intimamente.

  Tu vuoi che in Cielo io preghi per te il Sacro Cuore: sta' sicura che non dimenticherò di fargli le tue commissioni e di richiedere tutto quello che ti sarà necessario per diventare una grande Santa.

  A Dio, diletta mia Sorella! Vorrei che il pensiero del mio ingresso in Cielo ti riempisse di gioia, poiché potrò amarti ancora di più.

La tua piccola sorella T. di Gesù Bambino

  [v°tv] Ti scriverò più a lungo un'altra volta; ora non posso, perché il bebé ha bisogno di fare la nanna.1

 

LT 258                                        Al reverendo Maurizio Bellière

J.M.J.T.

Gesù †                                                                                                                  18 luglio 1897

Mio povero e caro piccolo Fratello,

  Il suo dolore mi colpisce profondamente;1 ma veda com'è buono Gesù: Egli permette che io possa ancora scriverle per tentare di consolarla e senza dubbio questa non è l'ultima volta. Questo dolce Salvatore ascolta i suoi gemiti e le sue preghiere: è per questo che mi lascia ancora sulla terra. Non creda che me ne dispiaccia! Oh, no, mio caro piccolo Fratello, al contrario! Infatti vedo in questa condotta di Gesù quanto Egli l'ami!...

  Mi sono senza dubbio espressa davvero male nel mio ultimo bigliettino poiché lei mi dice, carissimo piccolo fratello, «di non chiederle quella gioia che io provo all'avvicinarsi della felicità». Ah, se per qualche istante potesse leggere nella mia anima, come sarebbe sorpreso!2 Il pensiero della felicità celeste non solo non mi causa alcuna gioia, ma talvolta ancora mi chiedo pure come mi sarà possibile essere felice senza soffrire. Senza dubbio Gesù cambierà la mia natura, altrimenti rimpiangerei la sofferenza e la valle di lacrime.Sal 83,7 Non ho mai chiesto al buon Dio di morire giovane, [1v°] mi sarebbe sembrata una vigliaccheria, ma Lui, fin dalla mia infanzia, si è degnato donarmi l'intima convinzione che la mia corsa quaggiù sarebbe stata breve. È dunque solo il pensiero di compiere la volontà del Signore che costituisce tutta la mia gioia.

  O fratello mio, come vorrei poter versare nel suo cuore il balsamo della consolazione! Non posso che prendere in prestito le parole di Gesù durante l'ultima Cena; Egli non potrà dispiacersene poiché sono la sua piccola sposa e di conseguenza i suoi beni sono anche miei.3 Io le dico dunque, come Lui ai suoi amici: Gv 16,5-7 «Me ne vado al Padre mio ma, poiché vi ho parlato così, avete il cuore pieno di tristezza; però vi dico la verità: è bene per voi che me ne vada. Adesso voi siete nella tristezza, ma io vi rivedrò e il vostro cuore sarà nella gioia e nessuno vi toglierà la vostra gioia». Gv 16,22

  Sì, ne sono certa, dopo il mio ingresso nella vita, la tristezza del mio caro piccolo fratello si cambierà in una gioia serena che nessuna creatura potrà rapirgli. Lo sento, dobbiamo andare in Cielo per la stessa via, quella della sofferenza unita all'amore. Quando sarò in porto le insegnerò, caro piccolo fratello della mia anima, come dovrà navigare sul tempestoso mare del mondo con l'abbandono e l'amore di un bambino che sa che suo Padre lo ama teneramente [2r°] e non saprebbe lasciarlo solo nell'ora del pericolo. Ah, come vorrei farle comprendere la tenerezza del Cuore di Gesù, ciò che si aspetta da lei! Nella sua lettera del 14,4 lei ha fatto trasalire dolcemente il mio cuore: ho capito più che mai a che punto la sua anima è sorella della mia, poiché anch'essa è chiamata ad elevarsi verso Dio con l'ascensore dell'amore invece che salire la rude scala del timore!... Non mi stupisco in alcun modo che la pratica della familiarità con Gesù le sembri un po' difficile da realizzare. Non ci si può arrivare in un giorno, ma sono sicura che io l'aiuterò molto più a camminare per questa via deliziosa quando sarò liberata dal mio involucro mortale, e presto, come S. Agostino, lei dirà: «L'amore è il peso che mi trascina».5

  Vorrei provare a farle capire con un paragone semplicissimo6 quanto Gesù ami le anime anche imperfette che si affidano a Lui. Io immagino che un padre abbia due figli birichini e disobbedienti e che, giungendo per punirli, ne veda uno che trema e si allontana da lui con terrore, pur sapendo in fondo al cuore che merita d'essere punito, mentre invece il fratello si getta tra le braccia del padre, dicendo che gli spiace di averlo addolorato, che lo ama e che, per provarlo, d'ora in avanti sarà buono. Poi, se questo figlio domanderà al padre [2v°] di punirlo con un bacio, non credo che il cuore di quel padre felice possa resistere alla fiducia filiale del suo figlio di cui conosce la sincerità e l'amore. Tuttavia non ignora che più d'una volta suo figlio ricadrà negli stessi errori, ma è disposto a perdonarlo sempre, se suo figlio lo prenderà sempre dalla parte del cuore... Non le dico nulla del primo figlio, mio caro piccolo fratello: deve capire da solo se il padre possa amarlo quanto l'altro e trattarlo con la stessa indulgenza...

  Ma perché parlarle della vita di fiducia e d'amore? Mi spiego così male che mi occorre aspettare il Cielo per intrattenerla a proposito di questa vita felice. Quel che oggi volevo fare era consolarla. Ah, come sarei felice se accogliesse la mia morte come l'accoglie Madre Agnese di Gesù! Lei senza dubbio non sa che Madre Agnese mi è due volte sorella e che è lei che mi ha fatto da madre durante la mia infanzia. La Nostra Madre temeva molto che la sua natura sensibile e il suo grande affetto per me le rendessero davvero molto amara la mia dipartita. È successo il contrario: parla della mia morte come di una festa ed è per me una grande consolazione. La prego, mio caro fratello, cerchi come lei di persuadersi che invece di perdermi mi troverà e che io non la lascerò più. Chieda la stessa grazia per la Madre che lei ama e che io amo ancor più di lei poiché è il mio Gesù visibile. Le darei con gioia quanto mi chiede7 se non avessi fatto voto di povertà ma, a causa di questo, non posso disporre neppure di un'immagine. È solo la Nostra Madre che può accontentarla e so che [2v°tv] esaudirà i suoi desideri. A questo proposito, in vista della mia prossima morte, una sorella mi ha fatto una fotografia per la festa [1v°tv] della Nostra Madre. Le novizie si sono lamentate, vedendola, che avevo assunto la mia aria seria: sembra che di solito io sia più sorridente. Creda comunque, piccolo fratello mio, che se la mia fotografia non le sorride, la mia [2r°tv] anima non smetterà di sorriderle quando sarà accanto a lei. A Dio, mio caro e amatissimo fratello, mi creda che sarò, per tutta l'eternità, la sua vera piccola sorella.

T. di Gesù Bambino r.c.i.

 

LT 259                                                 A suor Genoveffa

J.M.J.T.

Gesù †                                                                                                                 22 luglio 1897

Festa di santa M. Maddalena

  «Il giusto mi spezzi per compassione verso i peccatori, l'olio di cui ci si profuma il capo non rammolisca il mio». Sal 140,5

—————

  Io non posso essere spezzata e provata se non da parte dei giusti, poiché tutte le mie sorelle sono gradite a Dio. È meno amaro essere spezzati da un peccatore che da un giusto, ma per compassione verso i peccatori, per ottenere la loro conversione [v°] vi chiedo, Dio mio, di essere spezzata dalle anime giuste che mi circondano. Io vi chiedo ancora che l'olio delle lodi, così dolce per la natura umana, non rammolisca il mio capo, ossia il mio spirito, facendomi credere che possiedo delle virtù che a fatica ho praticato varie volte. O Gesù, il vostro nome è come un olio versato: Ct 1,3 è in questo profumo divino che mi voglio immergere tutta quanta, lontana dallo sguardo delle creature...

 

LT 260                                          Al signor e alla signora Guérin

[24-25 (?) luglio 1897]

J.M.J.T.

  La piccola Teresa ringrazia molto la sua cara zia della graziosa lettera che le ha mandato; ringrazia pure il caro zio del desiderio che aveva di scriverle e la sua sorellina Leonia che la incanta con il suo abbandono e il suo affetto vero.

  La piccola Teresa manda regali a tutti i suoi (ahimé, sono fiori effimeri come lei!...).

  (Spiegazioni molto serie per la distribuzione dei fiori).

  Vi è una viola del pensiero per lo zio, una viola del pensiero per la zia (senza contare tutte quelle che sbocciano per loro nel piccolo giardino del mio cuore).

  I due boccioli di rose sono per Giovanna e Francis, il bocciolo da solo è per Leonia.

  Con i suoi Fiori, la piccola Teresa vorrebbe mandare tutti i Frutti dello Spirito Santo ai suoi cari parenti, in modo particolare quello della Gioia!

 

LT 261                                          Al reverendo Maurizio Bellière

J.M.J.T.

Gesù †                                                                                                                 26 luglio 1897

Caro piccolo Fratello,

  Quanto piacere mi ha fatto la sua lettera!1 Se Gesù ha ascoltato le sue preghiere e per esse ha prolungato il mio esilio, Egli, nel suo amore, ha esaudito anche le mie, poiché lei è adesso rassegnato a perdere «la mia presenza, la mia azione sensibile», come lei dice. Ah, Fratello mio, me lo lasci dire: il buon Dio riserva alla sua anima dolcissime sorprese! Essa è, lei me l'ha scritto, «poco abituata alle cose soprannaturali» ed io, che non per nulla sono la sua piccola sorella, le prometto di farle gustare, dopo la mia partenza per la vita eterna, quella felicità che si può provare nel sentirsi accanto un'anima amica. Non si tratterà più di una corrispondenza come questa, più o meno distanziata e sempre molto incompleta, che lei sembra rimpiangere, ma di un colloquio fraterno che incanterà gli angeli, un colloquio che le creature non potranno criticare poiché sarà loro nascosto. Ah, come mi sembrerà bello essere liberata da questa spoglia mortale che mi costringerebbe, se per un caso impossibile mi trovassi insieme a parecchie persone in presenza del mio fratello caro, a guardarlo come un estraneo, uno qualsiasi!... La prego, non imiti gli Ebrei che rimpiangevano «le cipolle d'Egitto!»; Nm 11,5 da qualche tempo gliene ho serviti anche troppi di questi ortaggi che fanno lacrimare quando si avvicinano agli occhi senza essere cotti.

  Adesso io sogno di condividere con lei «la manna nascosta» (Apocalisse) Ap 2,17 che l'Onnipotente ha promesso di dare «al vincitore». È solo perché è nascosta che questa manna celeste l'attira meno delle «cipolle d'Egitto»; ma, ne sono sicura, appena mi sarà permesso di presentarle un nutrimento tutto spirituale, non rimpiangerà più quello che le avrei dato se fossi rimasta ancora a lungo sulla terra. Ah, la sua anima è troppo grande per attaccarsi a qualsiasi consolazione di quaggiù! È nei Cieli che deve cominciare a vivere fin d'ora, poiché è detto: «Là dove è il vostro tesoro, là è anche il vostro cuore». Mt 6,21 Il suo unico Tesoro non è Gesù? Poiché Egli è in Cielo, è là che deve abitare il suo cuore; e glielo dico molto semplicemente, piccolo fratello caro: mi sembra che le sarà più facile vivere con Gesù quando io sarò vicino a Lui per sempre.

  Lei mi deve conoscere in modo molto imperfetto se teme che un racconto dettagliato delle sue colpe possa diminuire la tenerezza che ho per la sua anima! Fratello mio, stia sicuro, non avrò bisogno di «mettere la mano sulla bocca di Gesù»! Egli ha da molto tempo dimenticato le sue infedeltà; solo i suoi desideri di perfezione gli sono presenti per rallegrare il suo Cuore. La supplico, non si trascini più ai suoi piedi, segua quel «primo slancio che la spinge nelle sue braccia»: [2r°] è quello il suo posto ed ho constatato, ancor più che nelle altre lettere, che le è vietato andare in Cielo per una via diversa da quella della sua povera piccola sorella.

  Sono assolutamente della sua idea: «il Cuore divino è più rattristato dalle mille piccole indelicatezze dei suoi amici che dagli errori anche gravi che commettono le persone del mondo»; ma, caro piccolo Fratello, mi sembra che è solo quando i suoi, non accorgendosi delle loro continue indelicatezze, se ne fanno un'abitudine e non Gli chiedono perdono, che Gesù può pronunciare quelle parole toccanti che la Chiesa ci fa dire durante la Settimana santa: «Queste piaghe che vedete in mezzo alle mie mani sono quelle che ho ricevute nella casa di coloro che mi amavanoZc 13,6 Circa coloro che l'amano e che dopo ogni atto indelicato vengono a chiederGli perdono gettandosi nelle sue braccia, Gesù sussulta di gioia, e dice ai suoi angeli quel che il padre del figliol prodigo diceva ai suoi servi: «Rivestitelo dell'abito più bello, mettetegli un anello al dito, rallegriamoci». Lc 15,22 Ah, Fratello mio, quanto poco si conoscono la bontà e l'amore misericordioso di Gesù! È vero che per gioire di questi tesori è necessario umiliarsi, riconoscere il proprio niente ed è questo che molte anime non vogliono fare; ma non è certo così che lei, fratello mio, si comporta, e dunque la via della fiducia semplice e amorosa è fatta proprio per lei.

  Vorrei che lei fosse semplice con il buon Dio, ma anche... con me. Si stupisce della mia frase? Il fatto è, [2v°] fratello mio caro, che lei mi chiede perdono «della sua indiscrezione» che consiste nel voler sapere se nel mondo la sua sorella si chiamava Genoveffa. Io trovo la domanda assolutamente naturale e per dargliene la prova le fornirò alcuni particolari sulla mia famiglia, poiché lei non è stato ben informato.

  Il buon Dio mi ha dato un padre e una madre più degni del Cielo che della terra. Essi chiesero al Signore di dar loro molti figli e di prenderli per Sé. Questo desiderio fu esaudito: quattro angioletti volarono nei Cieli e le cinque figlie rimaste nell'arena presero Gesù come Sposo. Fu con un coraggio eroico che mio padre, come un nuovo Abramo, Gn 22,2.10 salì per tre volte la montagna del Carmelo per immolare a Dio quanto aveva di più caro. Furono dapprima le due più grandi, poi la terza delle sue figlie,2 su consiglio del suo direttore e condotta dal nostro incomparabile padre, fece una prova presso un convento della Visitazione (il Buon Dio si accontentò dell'accettazione; più tardi ritornò nel mondo, vivendovi come se fosse in convento). All'eletto di Dio non restavano che due figlie, una di 18 e l'altra di 14 anni. Quest'ultima, «la piccola Teresa», gli chiese di spiccare il volo verso il Carmelo, cosa che ottenne senza difficoltà dal suo buon Papà, che spinse la sua condiscendenza fino a condurla dapprima a Bayeux, in seguito a Roma, per togliere gli ostacoli che ritardavano l'immolazione di colei che chiamava la sua regina. Quando l'ebbe condotta al porto, disse all'unica figlia che gli restava:3 «Se vuoi seguire l'esempio delle tue sorelle, ti do il mio consenso: non preoccuparti per me». L'angelo che doveva sostenere la vecchiaia di un tal santo gli rispose che sarebbe corsa anche lei in convento dopo la sua partenza per il Cielo, e questo riempì di gioia colui che viveva per Dio solo.4 Ma una vita così bella doveva essere coronata da una prova adeguata. Poco dopo la mia partenza, il padre che a buon diritto amavamo teneramente fu preso da un attacco di paralisi alle gambe, che si ripeté parecchie volte. Ma la prova non poteva fermarsi lì, sarebbe stata troppo lieve, giacché l'eroico patriarca si era offerto a Dio come vittima.5 E così la paralisi, mutando il suo corso, si fissò nel capo venerabile della vittima che il Signore aveva accettato!... Mi manca lo spazio per raccontarle i commoventi particolari; voglio soltanto dirle che è stato necessario che noi bevessimo il calice fino alla feccia e che ci separassimo per tre anni dal nostro venerato padre, affidandolo a mani religiose, ma estranee. [2v°tv] Egli accettò questa prova di cui comprendeva tutta l'umiliazione e spinse l'eroismo fino a non volere che si chiedesse la sua guarigione.

  [2r°tv] A Dio, mio caro piccolo Fratello, spero di scriverle ancora se il tremito della mano non aumenta: infatti sono stata costretta a scrivere la lettera a più riprese. – La sua piccola sorella, non «Genoveffa», ma «Teresa» di Gesù Bambino del Volto Santo.

 

LT 262                                        A suor Genoveffa

[3 agosto 1897]

  O mio Dio come siete dolce per la piccola vittima del vostro Amore Misericordioso! Persino adesso che Voi unite la sofferenza esteriore alle prove dell'anima,1 non posso dire:

  «Le angosce della morte mi hanno circondato», Sal 17,5 ma grido nella mia riconoscenza: «Sono scesa nella valle dell'ombra [v°] della morte, ma non temo alcun male, perché voi siete con me, Signore!».2 Sal 22,4

  (Alla mia diletta piccola Sorella suor Genoveffa di S. Teresa)

  3 agosto 1897 - Salmo 22, 4

 

LT 263                                        Al reverendo Maurizio Bellière

J.M.J.T.

Gesù †                                                                                                                10 agosto 1897

Carmelo di Lisieux

Mio caro piccolo Fratello,

  Adesso sono proprio pronta a partire: ho ricevuto il mio passaporto per il Cielo ed è il mio diletto padre che mi ha ottenuto questa grazia: il 29 mi ha dato la garanzia che sarei andata presto a raggiungerlo1; l'indomani il medico stupito dei progressi che la malattia aveva fatto in due giorni, ha detto alla Nostra buona Madre che era tempo di esaudire i miei desideri facendomi ricevere l'Estrema-Unzione. Ho dunque avuto questa felicità il 30, e anche quella di vedere che Gesù-Ostia, che ho ricevuto come Viatico del mio lungo viaggio, lasciasse per me il tabernacolo!... Questo Pane del CieloGv 6,33 mi ha fortificata. Vede, il mio pellegrinaggio sembra non poter finire. Ben lungi dal dispiacermene, mi rallegro che il buon Dio mi permetta di soffrire ancora per amor suo. Ah, com'è dolce abbandonarsi fra le sue braccia, senza timori né desideri!

  Le confesso, mio caro fratello, che noi non comprendiamo il Cielo nella stessa maniera.2 A lei sembra che, quando parteciperò alla giustizia e alla santità di Dio, io non potrò, come sulla terra, scusare le sue colpe. Lei dimentica dunque che parteciperò anche alla misericordia infinita del Signore? Credo che i Beati abbiano una grande compassione delle nostre miserie; si ricordano che, essendo stati come noi fragili e mortali, hanno commessi gli stessi errori, sostenute le stesse lotte3 e la loro fraterna tenerezza diventa ancora più grande di quanto non lo fosse sulla terra: è per questo che non smettono di proteggerci e di pregare per noi.

  Ora, caro piccolo fratello, occorre che le parli dell'eredità che lei riceverà dopo la mia morte. Ecco la parte che la Nostra Madre le darà: – 1° Il reliquiario che ho ricevuto il giorno della vestizione e che da allora non mi ha più lasciata – 2° Un piccolo Crocifisso che mi è incomparabilmente più caro del grande, in quanto questo che porto non è più il primo che mi era stato dato. Al Carmelo talvolta si cambiano gli oggetti di pietà: è un buon mezzo per impedire che ci si attacchi. Torno a parlare di questo piccolo Crocifisso. Non è bello, i tratti del Cristo sono quasi scomparsi: non se ne meraviglierà quando saprà che dall'età di 13 anni questo ricordo di una delle mie sorelle4 mi ha seguito ovunque. È stato soprattutto durante il mio viaggio in Italia che questo Crocifisso mi è diventato prezioso: l'ho accostato a tutte le reliquie insigni che avevo la gioia di venerare (dirne il numero mi sarebbe impossibile): è stato inoltre benedetto dal Santo Padre. Da quando sono ammalata tengo quasi sempre tra le mani questo nostro caro piccolo Crocifisso. Guardandolo penso con gioia che, dopo aver ricevuto i miei baci, andrà a reclamare quelli del mio piccolo fratello. Ecco dunque in che cosa consiste la sua eredità. In più, la Nostra Madre le darà l'ultima immagine che ho dipinta5. Finisco qui, fratello caro, nel punto in cui avrei dovuto cominciare, ringraziandola del grande piacere che lei mi ha fatto mandandomi la sua fotografia.

  [v°tv] A Dio, caro piccolo fratello! Egli ci faccia la grazia di amarlo e di salvargli anime. È l'augurio che le formula

  la sua indegna piccola sorella

Teresa di Gesù Bambino del Volto Santo

r.c.i.

  È per scelta che io sono diventata sua sorella.

  [r°tv] Mi congratulo della sua nuova dignità; il 25, giorno in cui festeggio il mio Papà, avrò il piacere di festeggiare anche mio fratello Luigi di Francia6.

 

LT 264                                      A suor Maria della Trinità1

  Alla mia cara piccola Sorella: ricordo

  dei suoi 23 anni. - 12 agosto 1897

—————

Che la sua vita sia tutta d'umiltà e amore

affinché venga presto dove vado io:

nelle braccia di Gesù!

La sua piccola sorella,

Teresa di Gesù Bambino del Volto Santo

 

LT 265                                           A suor Maria dell'Eucaristia1

[22 agosto 1897]

  Alla mia cara piccola Suor Maria dell'Eucaristia: ricordo dei suoi 27 anni - T. di Gesù Bambino.

 

LT 266                                         Al reverendo Maurizio Bellière1

[25 agosto 1897]

Recto:

  Non posso temere un Dio che per me si è fatto così piccolo!... Io l'amo!... Infatti egli non è che amore e misericordia!

 

Verso:

  Ultimo ricordo di un'anima sorella della sua

T. di G. B.

 

Fine delle Lettere

(1893 - 1897)

 



[1] André Combes (1899-1969), dottore in teologia e in lettere, professore di teologia ascetica e mistica all'Institut catholique di Parigi, ricercatore del CNRS; nominato Prelato domestico nel 1960.

[2] Nella sua opera La petite Sainte Thérèse Paris 1947; trad. it. La piccola Santa Teresa, Garzanti, Milano 1956.

[3] Testo più completo di questa lettera in CG, pp. 46‑48.

[4] Per la storia complessa delle lettere di Teresa, fonti e pubblicazione, si veda l'Introduzione generale della CG, pp. 20‑88.

 

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