3_Ricreare quel che siamo

“Amo la vita da quando so perché vivo” (Edith Stein).  

“Verrà un giorno un vento forte che mi porterà a casa” (León Felipe). 

“Lo studio è manifestazione dell’insaziabile desiderio di conoscere sempre più profondamente Dio, abisso di luce e fonte di ogni verità che riguarda l’uomo” (Giovanni Paolo II). 

“Se avessi molte vita Ve ne dedicherei una, perché Vi amo molto. Tuttavia, avendone una sola, dovrò impiegarla in ciò che per me è la cosa più importante” (Simone Weil).  

“La pace che provai in me stessa, la fluidità e semplicità con che si svilupparono tutti gli avvenimenti che accompagnarono la mia decisione, mi convinsero che questa non era stata mia, ma che era ciò a cui Dio mi chiamava e che accettai liberamente. Intesi, all’improvviso, perché e per cosa ero venuta al mondo: la mia vita aveva un senso” (Testimonianza di Mariluz Melis, albergatrice sul cammino di santiago, dopo aver preso una decisione radicale nella sua vita).

COME CHI TROVA UN TESORO

La gioia di scoprire la propria vocazione. “Quel che rende bello il deserto è che da qualche parte nasconde un pozzo”, dice il piccolo Principe; quel che illumina specialmente una vita è il momento chiave nel quale ciascuno scopre con chiarezza la propria vocazione. Un bel racconto indio esprime molto bene la cosa evocando il dialogo di un saggio con alcuni operai che faticano in una cava sotto il caldo del giorno ed il peso della giornata: un lavoro inumano, un lavoro... chiede ad ognuno che cosa stia facendo. Il primo gli si rivolge con aria diffidente e dichiara: “lo vedi da te, spacco le pietre”. Il secondo lo fissa con ira: “Lo vedi da te, mi guadagno da vivere”. Il terzo, con gli occhi pieni di luce, risponde: Non l’indovini? Non l’indovineresti mai! Costruisco un tempio al mio Dio”.

Quel che permette di vivere e pregare in maniera unica. Gesù, prendendo spunto dalla lettura di un testo di Isaia nella sinagoga di Nazaret, mostrò alla sua gente la perla preziosa che aveva trovato, disse di come lo spirito lo aveva unto nel profondo del cuore (cfr. Lc 4, 16-19). Quel dono lo accompagnerà tutta la vita e lo sosterrà nella preghiera a ogni tappa del cammino.  

Un bel compito per chi prega. Santa Teresa invita ciascun orante ad andare incontro alla propria vocazione, a domandarsi quale condizione permette a lui/lei di crescere nella santità. Lei stessa, che è donna, dialoga, cerca, lotta per orientarsi e situarsi nella Chiesa del suo tempo. Non accetta di essere rinchiusa ed emarginata. Esige che sia rispettato il suo diritto profetico ricevuto nel battesimo, quello di “dire la verità” in un mondo in cui “non c’è virtù di donna che non sia sospetta”, e dove quasi tutto è nelle mani degli uomini: “I giudici del mondo sono tutti uomini… Questo mondo degli uomini tiene le donne rinchiuse”. “Vedo sopraggiungere i tempi in cui non vi sarà più ragione di rifiutare animi virtuosi e forti, quantunque siano di donne” (CE 4, 1).

 

Le cose belle cominciano col nascere dal cuore. Nel fare orazione avverrà che “non saremo più fanciulli in balìa delle onde, trasportati qua e là da qualsiasi vento di dottrina, ingannati dagli uomini con quella astuzia che trascina all’errore” (Ef 4, 14). In essa coltiviamo quel fondo di amore gratuito che ci fu dato nel Battesimo. E dal cuore germoglia e cresce vero, forte, saldo. Dio ci ricreerà quali figli amati, eletti e accompagnati per una vita felice e bella.

La dignità di ogni essere umano. Dio non ama in serie; l’amore se non è personale non è amore. Ciascuno è un mistero che non finisce di sorprendere. Non siamo numeri, non siamo meri oggetti di consumo. Siamo unici e pieni di dignità, con una vocazione bella che chiede di essere vissuta appieno.  

Camminare lentamente verso la sorgente. Senza incontrare se stesso l’essere umano non può incontrare Dio né coltivare l’orazione. Nell’esilio della vita interiore, in terra straniera, non è possibile cantare i cantici del Signore e le cetre rimangono appese ai salici sulle rive dei fiumi (cfr. Sal 137). Bisogna perciò uscire da se stessi e coltivare l’amicizia dei buoni, per un lento cammino verso la sorgente.

In atteggiamento di ricerca, segno di una coscienza risvegliata; aprendo spazi a Dio perché continui a creare in noi.

Nel ricordo e nella fedeltà alla parola data. Questo può aiutarci a scoprire il valore e la bellezza della coerenza. Essere fedeli alla parola data può rivelarsi un prezioso strumento per la costruzione della personalità credente.

Il recupero dell’intimità e la cultura della comunicazione silenziosa. Dobbiamo apprendere quali esperienze condividere, quali gli interlocutori adatti. È importante selezionare i momenti e le persone per comunicare l’interiorità.

Il gusto del presente. Di fronte a modi di vivere il tempo minacciati dall’ansia e dalla dispersione, assaporare il presente, abitarlo, portare la realtà che ci resiste, superando tentazioni nostalgiche e fantasticherie. Accettare le possibilità racchiuse nel “qui e ora”.

“Il sapere è una gran cosa, e serve a dar luce in tutto” (C 5, 2). Santa Teresa lottò contro l’ignoranza e la mancanza di cultura di coloro che si dedicano all’orazione. Quel che si fa deve avere un fondamento: “Dio ci guardi da devozioni balorde!” (V 13, 16). Il sapere è cultura e la possibilità di un dialogo non superficiale. La formazione aiuta a capire meglio di doni di Dio. Consiglia perciò di “conferire con persone istruite” (C 5, 2).

Soffiare sulla brace. Che i venti cattivi non spengano la brace. Che il vento dello Spirito estenda il fuoco. Chi fa orazione deve poter camminare in libertà. Santa Teresa chiede al Signore che “nella sua infinita bontà” mai permetta alle sue amiche “il tormento … di sentirsi inceppata anima e corpo” (C 5, 1). Intende la libertà come libertà di coscienza. Ci sono molte strade. “Dio conserva un nuovo raggio di luce, una strada vergine per ciascuno” (León Felipe).

Nuovi operari per la messe. Santa Tesa ha scoperto che suo compito è lavorare per la comunione all’interno della Chiesa. Soffre per il fatto che i cristiani sono divisi tra loro. Desidera essere di aiuto a teologi e predicatori. È accompagnata da un gruppo di amiche in questa bella avventura. Esse si pongono tutte al cospetto di Cristo. Teresa ama ricordare come nel Vangelo molte donne erano al seguito di Gesù. Si emoziona ricordando le donne del Vangelo. Si duole del fatto che, con tanto lavoro, vi siano cristiani che non trovano un posto nell’evangelizzazione. E prega: “Non permettete più, o Signore, che fra i cristiani allignino tanti mali, e dissipate le tenebre che ci avvolgono” (C 3, 9)!

 

 

                                                                                                                        Momento di orazione

  • Inizia l’orazione con un momento di silenzio. È un bel modo di guardarti dentro e scoprire l’amore che Dio ha fondato nel tuo cuore.

Nel “servizio in favore dei santi” ciascuno è chiamato a dare “secondo quanto ha deciso nel suo cuore, non con tristezza né per forza, perché Dio ama chi dona con gioia” (cfr. 2Cor 9). Dio offre la sua grazia, il suo amore, se scegliamo noi. Ed è questo il nome con il quale ci chiama.

  • Lascia risuonare in te la domanda. Nel cuore porto un desiderio tra le mie possibilità, un compito che sono pronto ad assumermi, qualcosa da dire nella Chiesa di Dio. Qual è, dunque, la scelta che intendo compiere ‘in favore dei santi’?

“Un saggio disse che tutti abbiamo tre nomi, ma uno solo è davvero importante. Il primo è quello che ci danno alla nascita. Se prendiamo ad esempio la Madre di Gesù questo primo nome è Maria. Il secondo nome è quello che ci danno in società, per dire il nostro compito. Se proseguiamo col medesimo esempio Maria era conosciuta come “la madre di Gesù”. Il terzo nome, il più importante, è quello che ci da Dio. La nostra vita deve orientarsi alla scoperta di questo nome. E ancora: il vero nome di Maria è “piena di grazia”.

  • Ascolta e fai tue queste tre parole di Gesù:

- Effetá: Apriti. Non chiuderti in te stesso(a). Offri a Dio il tuo spazio perché trasformi la tua vita nella Sua.

- Talita Kumi: Alzati. Non ti chiudere dentro, esci e torna a vivere tra fuori, tra la gente. Senza paura: “Lo spirito del Signore è sopra di te” (Lc 4, 18).

- Abbá: Padre e Madre. Coltiva il dialogo. È quella forma di relazionaci che permette di apprezzare le meraviglie che compie Dio nel cuore di ciascuno di noi.

  • Cerca aiuto nella luce e in quelli che hanno luce per ricordare:

- la tua dimensione spirituale, che ti qualifica come persone e consente di aprirti a Dio. Prega a partire da qui.

- la tua vocazione ad essere libero, la quale ti permette di conoscerti e di accettarti. Prega a partire da qui.

- la tua individualità, quel che hai di originale e di nuovo; non lasciare che alcuno porti via il tuo tesoro. Prega a partire da qui.

- il tuo essere in relazione, la qual cosa ti dice che non c’è persona che non sappia accogliere e consegnarsi ai fratelli. Prega a partire da qui.

 

  • Sii un umile testimone dell’umanità tra la gente. In questo modo potrai essere di aiuto nell’orazione.

 

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