4_Imparare il linguaggio dell’amore

 

 “Fa che viviamo la nostra vita come una danza tra le braccia della tua grazia, sulla musica universale dell’amore” (Madeleine Delbrel).

  • “Spiritualità della comunione significa capacità di sentire il fratello di fede nell’unità profonda del Corpo mistico, dunque, come uno che mi appartiene” (Giovanni Paolo II).
  • “Io ho sempre creduto che il modo migliore per conoscere Dio è amare molto Dio” (Van Gogh).
  • “Abbiamo conosciuto l’amore, abbiamo posto il esso i nostri ideali e sappiamo che Dio sta nel nostro stare uniti nel nome del Signore, dandoci la forza di vivere” (Canto popolare).

 

 

“IN CERCA DEI MIEI AMORI”

. Il salmista domanda: “Signore, chi abiterà nella tua tenda? Chi dimorerà sulla tua santa montagna?” (Sal 14,1); anche santa Teresa, sulla soglia dell’orazione si chiede: “Come dovremo essere per fare orazione?” (C 4,1). La risposta in entrambi i casi ha a che fare con l’amore. La vera orazione è questione di amore. “Impara ad amare con tenerezza, impara ad amare con sapienza, impara ad amare con coraggio”, consigliava san Bernardo di Chiaravalle.

. L’orazione fiorisce là dove c’è amore. La vera orazione non cresce su un terreno segnato dall’egoismo di gente chiusa in se stessa. Perché lì non c’è spazio per Dio e per il prossimo. Teresa dunque propone l’esercizio dell’amore come apprendistato dell’orazione. Per non essere come gli altri uomini, si, ma non alla maniera del fariseo (cfr. Lc 18, 11).  

. Di che amore si tratta? Gli oranti si esercitano in un amore fatto di verità, ricusando la menzogna: “va molto bene se ci amiamo reciprocamente” (C 4,5). Cercano un amore che faccia crescere e dia libertà interiore: “non gode dell’ingiustizia ma si rallegra della verità” (1Cor 13,6). Escono per incontrare un amore che allarga più che restringere il cuore: “Miei sono i cieli e mia la terra, miei sono gli uomini, i giusti sono miei e miei i peccatori. Gli angeli sono miei e la Madre di Dio, tutte le cose sono mie. Lo stesso Dio è mio e per me, poiché Cristo è mio e tutto per me.” (San Giovanni della Croce). Coltivano un amore che dà un senso bello alla vita e apre nuovi orizzonti oltre la cultura della morte: “Quando si esclude o si nega Cristo allora non si apprezza né si ama la vita; per questo avanza una certa cultura di morte coi suoi frutti amari: l’aborto e l’eutanasia. Non si valorizza né si ama correttamente il corpo e la sessualità umana; e neppure la Creazione stessa. Il fantasma distruttore dell’egoismo si percepisce nell’abuso e nello sfruttamento dell’ambiente” (Giovanni Paolo II).

 

“FELICE IL CUORE INNAMORATO!”

. La tua storia d’amore. Ciascun orante porta nel cuore una storia d’amore; quanto più ricca sarà quella tanto più lo sarà l’orazione stessa. Questo amore, che conduce a una passione d’amore, nasce da un amore più profondo. Scaturisce dall’incontro con la verità delle cose, della vita, delle persone: «Quando Dio concede a una persona di conoscere chiaramente ciò che è e quanto vale il mondo, che vi è un altro mondo ben diverso dal primo, uno eterno e l'altro passeggero come un sogno; quando le concede di conoscere cosa vuol dire amare il Creatore o la creatura, … questa persona ama in una maniera molto differente” (C 6,3).

. Come un solco dove il seme viene seminato. L’amore è un dono. Gli oranti si aprono all’amore come la terra al seme. Si lasciano conoscere ed amare da Dio. Lo Spirito guida ciascuna tappa del cammino con la fiamma viva d’amore che accende il cuore. “Le grandi acque non possono spegnere l’amore, né i fiumi travolgerlo. Se uno desse tutte le ricchezze della sua casa in cambio dell’amore, non ne avrebbe che disprezzo” (Cant 8,7).

. L’amore si fa risposta creativa. Dio sente il nostro amore, anche se silenzioso, e si lascia innamorare: “Tu mi hai rapito il cuore, sorella mia, mia sposa, tu mi hai rapito il cuore, con un solo tuo sguardo” (Cant. 4,9). Chi ama Dio non cerca di essere amato o ricambiato del proprio amore per gli altri: “È naturale bramare di essere ricambiati anche in un amore onesto. Ma appena avuto il ricambio, vediamo da noi stessi non essere altro che paglia, aria, atomo impercettibile che il vento si porta via. Che ci rimane, infatti, dopo che ci abbiano molto amati? Ben a ragione quelle persone poco o nulla si curano di essere o di non essere amate: se cercano l’affetto di chi può giovare alla loro anima, è solo perché riconoscono che, data la nostra miseria, senza aiuto si stancherebbero presto. Vi sembrerà che queste anime non amino e non sappiano amare che Dio. Ma esse amano anche il prossimo, e di un amore più grande, più vero, più utile e più ardente, perché sincero. Sono più portate a dare che a ricevere, e fanno così anche con Dio. Queste persone Sono più portate a dare che a ricevere, e fanno così anche con Dio” (C 6,7).

 

QUANDO L’AMORE E’ “IN CIRCOLO”

. Sentire l’amore. L’amore non è fatto per essere tenuto dentro. Il cuore ha bisogno di comunicare, di farsi sentire. Quando si rompe il vaso di profumo tutta la casa si riempie dell’aroma di quel profumo (cfr Gv 12,3). Lo stesso linguaggio che utilizza chi fa orazione traspira umano calore, sensibilità, realismo: è gente che prova dolore difronte alle pene altrui, che si rallegra quando gli altri sono nella gioia. L’orante prova simpatia nei confronti del prossimo, è disposto a dare il suo aiuto e ad essere solidale. Sa mostrare tenerezza. Tutto quello che fa è per “vedere un po’ più ricca l’anima dell’amico” (C 7, 1).

. Ombre all’orizzonte. Santa Teresa parla a chi desidera vivere un amore che sia fraterno, persone che giungeranno dopo un lungo cammino alla maturità affettiva. Non conviene loro confondere amore e sentimentalismo, giocare con la tenerezza, adulare. Teresa consiglia di stare attenti alle discordie che nascono dalle “fazioni, desideri di essere da più, punti d’onore … una parola detta di sfuggita” (C 7,10) Quando succede questo nel gruppo crolla l’amore a Cristo. Già non ci si trova più di fronte a una comunità ecclesiale, l’amore non è più in circolo.

. L’importanza dei santi. Gli oranti sanno dell’importanza della compagnia dei santi, di coloro che vivono con amore e offrono ciascuno la propria testimonianza nelle occupazioni di ogni giorno, lì dove si sono venuti a trovare. Hanno esplorato la terra promessa e sanno cos’è l’amore perché hanno avuto un incontro con Cristo. Santa Teresa li chiama amici: “L'infallibile risorsa di un’anima è trattare con gli amici di Dio” (V 23,4). Gli ultimi papi hanno messo in evidenza l’importanza che ha per i nostri contemporanei incontrare testimoni. La società postmoderna spinge perché diventiamo invisibili. Ma se sapremo riconoscere il valore e la bellezza della nostra vocazione all’amore, diverremo audaci, come sale e luce per essa.  

 

                                                                                                                 Momento di orazione

Inizia l’orazione avvolto(a) nella presenza di Dio. Fallo col segno dei cristiani. Segnati lentamente, ricreando quel che fai e dici.

Vieni Spirito Santo! Alimenta in me un amore che sia universale. Accendi dentro di me la fiamma del tuo amore.

Resta per un po’ in silenzio. FaGli spazio nel tuo cuore. Metti il tuo cuore infermo accanto al cuore di Gesù. Nell’intimità con Lui inizierà a battere di nuovo, apprenderà il linguaggio dell’amore.

Quando preghi si fa incontro a te un Mistero di amore. Apri oggi le tue mani e il tuo cuore per accogliere Dio.

Sto qui, Dio mio, davanti a te, pronto(a) a ricevere il dono immenso del Tuo amore. So che tu puoi riempire il mio cuore.

Ascolta il linguaggio sempre nuovo di Dio che comunica con te e tutta l’umanità: “Io sono amore e ti cerco per amarti”.

Rispondi a questo amore dal silenzio, “il solo linguaggio che Dio ascolta è l’amore silenzioso” (San Giovanni della Croce).

Esalasti il tuo profumo e respirai e sospiro per Te. Ti gustai, e sento fame e sete. Mi hai toccato e mi lascio abbracciare nella tua pace. Ti amo, mio Signore, di amo. Ti rendo grazie per il fatto che so di amare te.

Accogli questo consiglio da parte di un’amica di Dio, di una santa. Sorridere è una bella maniera di amare e di pregare: “Abbracciate col vostro sorriso gli infelici, quelli che sono soli, preoccupati, infermi, tristi” (Teresa de Calcuta).

 

footprints of Jesus

Carmelitani Scalzi,
Via A. Canova 4.
20145 Milano
MI
379 174 4166 duruelo63@gmail.com
Powered by Webnode