4_Poesie

 

POESIE

 

 

P 1

 

 

J.M.J.T.

2 febbraio 1

La Rugiada1 Divina

ossia il Latte2 Verginale di Maria

 

 

        1  Mio dolce Gesù, sul seno di tua Madre

radioso d'Amore3 tu mi appari.

L'Amore è quell'ineffabile mistero

che dalla Dimora Celeste t'esiliò.4

Ah, lascia che mi metta sotto il velo5

che ti copre al mortale sguardo

e presso te, Mattutina Stella, Ap 22,16

il mio Cielo io pregusterò!

 

        2  Già al risveglio di una nuova aurora,

giungendo del sol le prime luci,

il fiore tenero a bocciare pronto

dall'alto attende un balsamo prezioso:

è la mattutina benefica rugiada

che, ben turgida di freschezza dolce

e generosa di sua linfa,

il bocciolo fresco schiude in fiore.

 

        3  Sei tu, Gesù, il Fiore appena schiuso!

Al primo tuo risveglio ti contemplo.

Sei tu, Gesù, la stupenda Rosa,

il bocciolo fresco, gentil, vermiglio.

Le braccia purissime della tua Madre cara

per te diventano culla e regale trono.

Tuo dolce sole è il seno di Maria,

tua Rugiada è il suo Latte Verginale.

 

        4  Mio divino Amato Fratellino,

nel tuo sguardo vedo tutto il tuo domani.

Presto per me lascerai tua Madre,

perché l'Amore a soffrir ti spinge;

ma sulla Croce, o Fiore ormai sbocciato,

riconosco la Rugiada di Maria:

il tuo sangue divino è il Latte Verginale!

 

        5  Nel tempio questa rugiada si nasconde:

la contempla rapito l'angelo dei Cieli,

offrendo a Dio la preghiera sua sublime.

Già San Giovanni esclamava: «Eccolo!». Gv 1,29

Sì, ecco il Verbo divenuto per noi Ostia,

Sacerdote eterno, sacrificale Agnello!

Il Figlio di Dio è il Figlio di Maria,

il pane angelico è il Latte Verginale.

 

        6  Di gloria eterna si pasce il serafino,

e perfetta in Paradiso la sua gioia:

io, fragile bimbo, nel ciborio vedo

solo il color del latte e la parvenza.

Ma s'addice il Latte all'infanzia appunto

e l'Amor di Gesù è senza eguali.

O tenero Amore, potenza insondabile,

l'Ostia mia candida è il Latte Verginale!...

(Aria: «Minuit, chrétiens»)

 

 

P 2

 

 

Alla Nostra Maestra e Madre amata

per i suoi 60 anni

 

        1  Oh, che gioioso compleanno

in questo bel giorno celebriamo!

Alla nostra dolce e buona Madre

noi cantiam, cantiamo il nostro amore!

 

        2  Da sessant'anni, quaggiù in terra,

Divin Gesù, voi contemplate

un fiore che, tanto caro a voi,

irrorate delle vostre grazie.

 

        3  Vi ha conquistati molti cuori,

Gesù, il vostro fiore profumato;

e nella valle esso ha colto

un mazzo splendido di fiori.

 

        4  Divin Gesù, su nella Patria

degno compenso le darete;

di quella messe da lei colta

noi vi vedremo incoronarla.

 

        5  Gesù, vostra Rosa è la Madre

che i cuor nostri filiali guida.

Udite la preghiera nostra:

un dì festeggi gli ottant'anni!

 

Le tre piccole novizie

Suor Teresa di Gesù Bambino

Suor Marta di Gesù

Suor Maria Maddalena

20 febbraio dell'anno di grazia 1894

 

 

P 3

 

 

Santa Cecilia

 

Al suono degli strumenti

Cecilia cantava in cuor suo.

(Ufficio della Chiesa)

        1  Diletta Santa, rapita io contemplo

il solco di luce1 che t'avvolge tutta.

Risentire credo la melodia tua dolce,

sì, il tuo celeste canto giunge a me.

        5  Or l'anima mia esule e orante ascolta:

dammi riposo sul tuo virgineo cuore

che, giglio immacolato, rifulse in terra

di splendor mirabile, quasi senza eguali.

 

Castissima Colomba, nella tua vita

      10  nessun altro Sposo che Gesù cercasti.

Egli stretta a sé aveva l'anima tua,

sentendola profumata di virtù.

Ma un mortale, raggiante giovinezza,

respirò il tuo profumo, celeste e bianco fiore!

      15  Per coglierti e conquistar la tua dolcezza,

tutto il suo cuore t'offriva Valeriano,

già pronto a preparare nozze splendide.

La sua casa d'armoniosi canti risuonava.

Ma il tuo cuor verginale elevava cantici

      20  che per un'eco divina fino al Ciel saliva.

Lungi dalla Patria, che cantar potevi, Sal 136,4

vedendo quel fragile mortale accanto a te?

Certo volevi abbandonar la vita

e unirti a Gesù per sempre su nel Cielo!...

      25  Ma no, la lira angelica vibrar sento,

la lira del tuo amore dai dolci accenti!

Al Dio cantavi questo sublime cantico: Sal 118,80

«Puro serbami il cuor, Gesù, Sposo tenero!».

Ineffabile abbandono! Divina Melodia!

      30  Col tuo celeste canto l'Amore sveli, 1Gv 4,18

l'Amor che nulla teme, che s'addormenta

e si oblia sul cuore del suo Dio, qual bimbo.2

 

Nella volta azzurra si accese la bianca stella:

veniva con timidi bagliori a rischiarare

      35  la notte di luce che ci mostrò ben chiaro

l'amore verginale degli sposi in Cielo.

 

Sognava Valeriano il godimento:

l'amore tuo, Cecilia, era l'unica sua brama.

Nella tua nobile alleanza la felicità trovò.

      40  Gli mostrasti la vita che mai dovrà finire:

  «Giovane amico, dicesti, al mio fianco vigila

del Signor un Angelo che il cuor serba puro.

Egli mai m'abbandona e mentre io dormo

lieto mi copre con le sue azzurre ali.

      45  Di notte, il suo viso amabile vedo splendere

d'un bagliore più dolce che mattutina luce.

Il suo volto mi par trasparente immagine,

puro irraggiamento del divino Volto.»

Ribatté Valeriano: «Mostrami quel bell'Angelo,

       50  perché alle tue parole io possa credere.

Se no, penso che il mio amore cambierò

in terribile furore e in odio contro te!».

 

Colomba nascosta nel foro della roccia,3 Ct 2,14

tu non temevi del cacciator le reti! Sal 90,3

      55  Ti mostrava il Volto di Gesù4 la propria luce

e il Vangelo santo stava sul tuo cuore.5

Pronta replicasti con un sorriso dolce:

«L'Angelo Custode il desiderio tuo accoglie:

lo vedrai presto e si degnerà di dirti

      60  che per volare in Ciel martire dovrai essere.

Ma prima è necessario che il battesimo

t'inondi l'anima di candore santo,

che la inabiti lo stesso Dio vero

e la vita del tuo cuore sia il Santo Spirito.

      65  Il Verbo, Figlio di Dio e Figlio di Maria, Gv 1,1

s'immola, nel suo immenso amore, sull'altare.

Al Banchetto della Vita dovrai sedere

per ricevere il Pan del Cielo, Gesù Cristo.6 Gv 6,32.48.59

Allora il Serafino ti chiamerà fratello suo

       70  e, il trono di Dio vedendo nel tuo cuore,

farà che le terrene spiagge tu abbandoni

e veda la dimora di quello spirito di fuoco».

«La Fiamma nuova sento che mi brucia il cuore»,

gioioso esclamò il patrizio ardente.

      75  «Voglio che il Dio vero l'anima mi inabiti:

Cecilia, sarà degno del tuo il mio amore allora!».

 

Portando la veste emblema d'innocenza,

vide Valeriano il bell'angelo del Cielo:

rapito, contemplò la sua potenza eccelsa,

      80  scorgendo il dolce bagliore della fronte.

Fresche rose aveva il Serafino fulgido

e poi dei gigli candidi e splendenti:

eran fiori sbocciati nei giardini eterni,

ai raggi d'Amore dell'Astro creatore.

 

      85  «Sposi cari al Cielo», disse l'Angelo di Dio,7

«le rose del Martirio vi orneran la fronte.

Non c'è voce, non c'è lira alcuna

atta a cantar questo favore immenso!

Io in Dio m'immergo e ne contemplo il fascino,

      90  ma immolarmi a soffrire per lui non posso;

non posso il sangue e le lacrime donargli:

pur con tutto il mio amore, non potrei morire.

Dell'Angelo la purezza è fulgido retaggio;

e la sua immensa gioia non finisce mai!

      95  Ma un vantaggio avete voi sul Serafino:

esser puri voi potete, e in più soffrire!

.............................................................................

Della verginità il simbolo vedete

nei gigli odorosi che v'invia l'Agnello:

con bianca aureola sarete incoronati,

     100  canterete senza fine il canto nuovo. Ap 14,3

Anime genererà la vostra casta unione8

e non vorranno altro sposo che Gesù.

Come pure fiamme brillare le vedrete

presso il trono divino, nella casa degli eletti».

 

     105  Prestami, Cecilia, la tua dolce melodia:

vorrei a Gesù convertire tanti cuori!

Come te vorrei sacrificar la vita,

vorrei donargli il mio sangue e il pianto mio.

Ottienimi d'assaporare su straniera riva9

     110  il pieno abbandono, d'amore dolce frutto.

Lontano dalla terra, presso te, amata Santa,

dammi di volar presto e non più tornare!...

28 aprile 1894

 

 

P 4

 

 

(Aria: «Pitié, mon Dieu»)

 

Cantico per ottenere la canonizzazione

della Venerabile Giovanna d'Arco

 

        1  Dio degli eserciti, la Chiesa tutta intera 1Re 19, 10.14

vorrebbe presto onorare sugli Altari

una Martire, una Vergine guerriera

dal nome soave che risuona in Cielo.

 

    Rit. 1                               Ritornello

Per la tua potenza,

da', o Re del Cielo,

a Giovanna di Francia (bis)

l'Aureola e l'Altare! (bis)

 

        2  Un conquistatore per la Francia peccatrice

non è quanto ella va desiderando:

solo Giovanna è capace di salvarla:

tutti gli eroi valgon meno di un solo martire!

 

        3  Signore, splendida tua opera è Giovanna.

Un cuore ardente e un animo guerriero

donasti alla timida tua Vergine

che d'alloro volevi coronare.

 

        4  Nell'umile suo prato udì Giovanna

voci di cielo chiamarla a combattere.

Ella partì per salvar la Patria:

dolce Fanciulla capeggiò un'armata.

 

        5  Dei soldati fieri conquistò gli animi:

l'Inviata celeste con lo splendor divino,

lo sguardo puro e le parole ardenti

seppe piegare quelle audaci fronti.

 

        6  Prodigio unico nella storia,

ecco un pavido re si vide allora

riconsegnar corona e gloria

dal braccio di una debole fanciulla.

 

        7  Non sono le vittorie di Giovanna

che oggi celebrare noi vogliamo:

la sua virtù e il suo amor - sappiamo -

son le sue vere glorie, o mio Dio.

 

        8  Combattendo Giovanna salvò la Francia,

ma bisognò che le sue virtù

dalla sofferenza fossero sigillate

divinamente da Gesù suo Sposo!

 

        9  Sul rogo sacrificando la sua vita,

udì Giovanna la voce dei Beati.

L'esilio lasciando per la Patria,

qual Angelo Salvatore al Ciel salì.

 

      10  Giovanna, sola speranza nostra or tu sei:

dall'alto dei Cieli le nostre voci ascolta:

scendi e vieni a convertir la Francia,

vieni a salvarla una seconda volta.

 

Rit. 2                       Ritornello

Per la potenza

del Dio vincitore

salva, salva la Francia, (bis)

Angelo Liberatore! (bis)

 

      11  Quant'eran belli i tuoi passi, di Dio Figlia, Ct 7,2

nel ricacciar gli Inglesi dall'intera Francia!

Ma ricorda che ai tempi dell'infanzia

tu custodivi solo miti agnelli!

 

Rit. 3                       Ritornello

Di tutti i deboli

prendi la difesa!

Nell'animo dei fanciulli (bis)

conserva l'innocenza. (bis)

 

      12  A te, dolce Martire, nei conventi nostri,

le vergini, lo sai, ti son sorelle:

veder che Dio regna in tutti i cuori

è quanto, come te, implorano pregando.

 

Rit. 4                       Ritornello

Salvare anime

è il loro desiderio.

Da' loro la tua fiamma (bis)

d'Apostolo e di Martire! (bis)

 

       13  La pena sarà bandita da ogni cuore,

quando vedremo la Chiesa coronare

di Giovanna, nostra Santa, la fronte pura.

E potremo allora cantare finalmente:

 

Rit. 5                       Ritornello

Riposa in te

la speranza nostra.

Giovanna, Santa di Francia, (bis)

prega per noi, oh, prega! (bis)

 

 

 

P 5

 

(Aria: «Dieu de paix et d'amour»)

 

Il mio Canto per Oggi

 

        1  La mia vita è un sol attimo,1 un'ora di passaggio.

La mia vita è solo un giorno che svanisce e fugge.

O mio Dio, tu sai che per amarti sulla terra

non ho che l'oggi!

 

        2  Oh, t'amo, Gesù! L'anima mia a te anela.

Resta per un sol giorno il dolce mio sostegno.

Vieni a regnare nel mio cuore, dammi il tuo sorriso,

 

        3  Che m'importa, Signore, se oscuro è l'avvenire?

Io pregarti per il domani, oh, no, non posso!

Puro conserva il cuor mio, con la tua ombra coprimi, Sal 118,80

solo per oggi. Sal 90,4

 

        4  Se penso a domani, io la mia incostanza2 temo,

e in cuore tristezza e affanno nascere mi sento.

Ma la prova e la sofferenza voglio, Dio mio,

solo per oggi.

 

        5  Io presto devo vederti sulla riva eterna,

o Pilota Divino che mi porgi la mano.

Sui flutti in tempesta guida la mia nave in pace,

solo per oggi.

 

        6  Lascia che nel tuo Volto, Signor, io mi nasconda.3 Sal 30,21

Là non udrò più del mondo ogni rumore.

Dammi il tuo Amore, la tua grazia serbami,

solo per oggi.

 

        7  Io tutto dimentico presso il tuo Divin Cuore,

e le paure della notte non temo affatto. Sal 90,5

Ah, Gesù, un posto nel tuo Cuore a me concedi,

solo per oggi.

 

        8  Pane vivo, pane del Ciel, divina Eucarestia, Gv 6,33.48.59

o Sacro Mistero che l'Amore ci ha donato!

Vieni, Gesù, Ostia Bianca, ad abitarmi il cuore,

solo per oggi.

 

        9  Degnati, Vite Santa e Sacra, che a te m'unisca Gv 15,5

ed il mio fragile tralcio ti darà il suo frutto:

un grappolo dorato4 potrò, Signore, offrirti

già da quest'oggi.

 

      10  Ho solo questo giorno fugace per formarti

il grappolo d'amore dove ogni chicco è un'anima.

Dammi, Gesù, il fuoco d'un Apostolo,

solo per oggi.

 

      11  O Immacolata Vergine, sei la Dolce Stella5

che mi dona Gesù e a Lui mi unisce sempre.

Che io riposi sotto il velo tuo, o Madre cara,

solo per oggi.

 

      12  Sant'Angelo Custode, tu con l'ala coprimi;

con la tua luce il cammino che seguo illumina.

Vieni a guidarmi e i passi aiutami, ti prego,

solo per oggi.

 

      13  Senza veli o nubi vederti voglio, Signore,

ma ancora esule languisco da te lontana.

Non mi sia nascosto il tuo viso amabile, Is 53,3

solo per oggi.

 

       14  A dire le tue lodi volerò io presto.

Quando il giorno senza fine per me scenderà,

allor sulla lira degli Angeli io canterò

l'Oggi Eterno!

 

 

P 6

 

 

Festa del Sacro Cuore

1° Giugno 1894

 

Ritratto di un'Anima che amo

Maria del Sacro Cuore

 

Mi ricordo un cuore, un'anima amorosa,

A cui donò il Cielo una sublime Fede.

Rapirla ad altro mai niente può quaggiù:

Il solo Re che conosce è il suo Gesù.

        5  Anima è davvero grande e generosa,

 

Dolce e viva, umile di cuore sempre.

Un lontano orizzonte e un brillio di stelle

Son sufficienti spesso per unirla a Dio.

Altre volte l'ho vista bramare indipendenza,

      10  Cercar gioia pura e vera libertà!

Rallegrarsi del bene era suo intento;

E sempre voleva dimenticar se stessa.

 

Fu il Cuore di Dio a catturar quest'anima,

Opera del Suo Amore, degna del Creatore.

      15  Un giorno io la vedrò qual pura fiamma

Risplendere, accanto al Sacro Cuore, in Cielo.

Un cuore di figlia riconoscente

 

 

P 7

 

 

Canto di Riconoscenza

alla Madonna del Monte Carmelo

 

        1  Tra le tue braccia tu m'hai presa

dai primi istanti della vita:

dopo quel giorno, Madre cara,

tu mi proteggi quaggiù sempre.

Per conservarmi l'innocenza,

in un dolce nido m'hai riposta

e l'infanzia m'hai custodita,

di un chiostro all'ombra benedetta.

 

        2  E ai tempi della giovinezza,

l'appello di Gesù ho sentito.

Con tenerezza ineffabile

il Carmelo tu m'hai mostrato.

«Vieni, al Salvatore immólati»,

tu con dolcezza mi dicevi,

«vicino a me sarai felice,

vieni, al Salvatore immólati».

................................................................

        3  Presso te trovato ho il riposo

per il mio cuore, o Madre tenera!

Or in terra null'altro voglio:

Gesù soltanto è la mia gioia.

Se a volte sento la tristezza

e temo assalti di paura

me tanto debole sostieni,

Madre, e degnati benedirmi.

 

        4  Dammi che sia fedele sempre

a Gesù mio divino Sposo.

Un dì la sua soave voce

mi chiami a volar tra gli eletti.

Esilio o sofferenza più allora

non avrò e ti dirò nel Cielo

della riconoscenza il canto,

Regina dolce del Carmelo!

16 luglio 1894

 

 

P 8

Agosto 1894

 

Preghiera della Figlia di un Santo

 

1          Ricordati che un tempo su questa terra

la sola gioia tua era l'amarci.

Delle tue figlie esaudisci la preghiera:

proteggici e ancora benedirci degnati.

5  Ricongiunto tu sei lassù alla cara Mamma,1

   che nella Patria Santa t'ha preceduto.

Ora tutt'e due2

nel Ciel regnate:

vegliate su noi!

 

2          Ricordati di Maria3 la tua diletta,

la primogenita ed al tuo cuor più cara;

ricordati che ella con il suo amore

di incanto e di gioia ti riempì la vita!

5  Per Dio tu rinunciasti a lei così dolce,

   baciando quella mano che ti appenava.

Oh, del tuo Diamante4

ognor più scintillante

ricordati!

 

3          Ricordati della bella perla fine5

che conoscesti agnello debole e timido:

vedila che, ripiena di vigor divino,

adesso il gregge del suo Carmelo guida!6

Dell'altre figlie tue or è lei la Madre!

5                  Vieni, Papà, guida lei che t'è sì cara!

Restando in Cielo

del tuo Carmelo

ricordati!

 

4          Ricorda quella preghiera appassionata

che fu per la terzogenita7 facevi.

T'ha esaudito Dio: come le sue sorelle,

splendido giglio essa è sulla terra.

5  La Visitazione la nasconde al mondo,

   ella ama Gesù ed è inondata di pace.

Dei suoi desideri ardenti

e di tutti i suoi sospiri

ricordati!

 

5           Ricordati della tua Celina cara!8

Lei un angelo del Cielo per te è stata

quando uno sguardo del Divino Volto9

a provarti venne con gloriosa10 scelta.

5  Tu regni in Cielo; lei la missione ha svolta.

   Ora11 la vita sua a Gesù consacra.

Proteggi la tua figlia

che spesso ti ripete:

Ricordati!

 

6          Ricordati della piccola regina,

quella tua orfanella della Beresina.12

Ricordati che nel suo cammino incerto

fu sempre la tua mano a sostenerla.

5  Papà, ricorda che al tempo dell'infanzia,

   la serbasti innocente per Dio solo.

Dei suoi capelli biondi,

incanto dei tuoi occhi,

ricordati!

 

7          Ricordati che lassù al Belvedere13

la sistemavi sempre sulle ginocchia

e, mormorando allora la preghiera,

con un dolce ritornello la cullavi.

5  Vedeva riflesso il Cielo sul tuo volto,

   quando spaziava profondo quel tuo sguardo.

E dell'Eternità

la bellezza cantavi:

ricordati!

 

8          Ricorda quella domenica radiosa

quando, stringendola al tuo paterno cuore,

e donandole un fiorellino bianco

di volare al Carmelo le permettesti.

5  Ricorda, Papà: nelle sue grandi prove

   tu le provasti l'amore più sincero.

A Roma e a Bayeux

il Cielo le indicasti,

ricordati!

 

9          Ricordati che, in Vaticano, la mano

il Pontefice posò sulla tua testa.

Del sigillo Divino che in te s'impresse

non potevi comprendere il gran mistero.

5  Ora una preghiera le figlie a te elevano,

   la tua croce e il tuo dolore amaro onorano!

Sulla tua radiosa fronte

risplendono nel Cielo

nove Gigli14 in fiore!!!...

L'Orfanella della Beresina

 

 

P 9

 

 

Preghiera di una figlia in esilio

 

Accanto a te, mio Dio, io ricordo un Padre,

L'apostolo diletto del tuo Sacro Cuore.

Ma in terra straniera è in esilio adesso.

Il mio Pastore è tempo ormai che torni!

Ridona alle tue figlie la luce e guida

E in Francia, o Dio, l'apostolo richiama.

11 Settembre 1894

 

 

P 10

 

 

(Aria: «Tombé du nid»)                                                             20 Novembre 1894

 

Storia di una Pastora

divenuta Regina

 

Alla mia Suor Maria Maddalena il giorno della sua

Professione, fatta nelle mani di Madre Agnese di Gesù.

 

        1  In questo bel giorno veniamo

da voi, Maddalena, a cantare

la catena dolce e stupenda

che allo Sposo vostro vi unisce.

              5  Udite la storia avvincente

d'una pastora che rispose

alla chiamata d'un gran Re

che un giorno la colmò di gloria.

 

Ritornello

Cantiamo la Pastora

che, povera qui in terra,

quest'oggi nel Carmelo

sposa il Re del Cielo.

 

        2  Filava una certa pastora

e custodiva i suoi agnelli.

Ella ammirava i fiorellini,

attenta al canto degli uccelli!

              5  Dei grandi boschi e del bel cielo

comprendeva il linguaggio dolce:

tutto per lei era un'immagine

che le rivelava il Buon Dio.

 

        3  Davvero col più grande ardore

ella amava Gesù e Maria,

che riamavano Melania

e a parlare al suo cuore vennero. Os 2,16

              5  Disse soave la Regina:

«Presso di me, sul mio Carmelo,

«vuoi diventare Maddalena

«e solo il Cielo procurarti?

 

        4  «Questa campagna, o figlia, lascia

«e non senza rimpiangere il tuo gregge.

«Lassù, sulla montagna sacra,

«sarà Gesù il tuo Agnello unico1».

            5  Gesù poi le diceva: «Oh, vieni!

«Il tuo cuore m'ha conquistato:

«per fidanzata io ti prendo Os 2,21

«e mia per sempre tu sarai!».

 

        5  Allor rispose al dolce invito

la pastora umile e felice.

Sorretta da Maria sua Madre

raggiunse del Carmel la vetta.

.......................................................................

             5  Or siete voi la Maddalena

che festeggiamo in questo giorno.

Accanto a Cristo, Re d'Amore,

da pastora passò Regina.

 

        6  Voi sapete, Sorella cara:

Dio servire è per noi regnare.2

Non cessava di insegnarcelo,

nella sua vita, il Salvatore:

5«Se voi primi volete essere

nella Celeste Patria mia,

ognor nascondervi dovrete

tutta la vita... e restar ultimi». Mc 9,34

 

        7  Siete felice, o Maddalena,

Gesù pregando nel Carmelo.

Per voi tanto vicina al Cielo

qualche pena potrebbe esserci?

              5  Marta e Maria3 voi imitate:

pregare e servire Gesù,

per voi è lo scopo della vita

e vi dona la vera gioia.

 

        8  Se poi l'amara sofferenza

visita a volte il vostro cuore,

fatene il vostro godimento:

soffrir per Dio, oh, che dolcezza!

              5  E le divine tenerezze

dimenticare vi faranno

che sulle spine camminate:

di volare già crederete!

 

        9  Vi porta invidia oggi l'angelo,4

gustar volendo quella gioia

che possedete voi, Maria,

or fatta sposa del Signore.

             5  Sì, a partire da questa vita

il Re dei santi è vostro Sposo.

Un giorno, nella Patria eterna,

presso Gesù voi regnerete!

 

Ultimo ritornello

Presto la Pastora,

povera qui in terra,

volando su nel Cielo

presso l'Eterno regnerà.

 

Alle nostre Venerate Madri

 

      10  A voi, buone e dolci Madri,

per le cure e preghiere vostre

Maddalena sorella nostra

deve pace e felicità.

              5  L'amor vostro materno e tenero

lei ben comprendere saprà;

e pregherà il Divin Maestro

di colmarvi d'eterni beni.

 

Ritornello

E nelle vostre corone,

o Madri tanto care,

brillerà quel fiore

che offrite a Dio Salvatore.

 

 

P 11

 

 

«E ormai passato

il tempo delle lacrime»

 

1

Vergine Maria, io, pur tanto incapace,

la sera di questo giorno bello

voglio levare riconoscente il canto

e la speranza d'essere di Dio per sempre.

             5  Ah, troppo tempo lungi dall'arca santa, Gn 8,8‑9

il povero mio cuor sospirò il Carmelo.

Ora l'ho trovato e nulla temo più!

Le primizie qui pregusto del mio Cielo.

Ritornello

È ormai passato il tempo delle lacrime:

il mantello del gregge ho rivestito,

per me si apre un orizzonte nuovo.

In questo giorno pieno di delizie

              5  l'agnellino nascondete, Divina Madre,

sotto il vostro manto.1

 

2

Giovane sono, ma già la sofferenza,

l'amara prova m'ha visitato il cuore.2

Vergine Maria, mia unica speranza,

la gioia ridate all'agnello vostro.

             5  Il Carmelo mi offrite per famiglia:

delle vostre figlie sono anch'io Sorella.

Figlia vostra divento, o Madre amata,

fidanzata di Gesù mio Salvatore.

 

3

Del vostro Figlio lo sguardo ineffabile

si degnò chinarsi sull'anima mia povera.

Io cercai l'adorabile suo Volto3 Sal 26,8

ed è in esso che voglio io nascondermi. Sal 30,21

              5  Bisognerà che io sempre resti piccola4

per meritar lo sguardo dei suoi occhi;

ma crescerò in virtù velocemente,

ai raggi ardenti dell'Astro dei Cieli.5

 

4

Dolce Maria, faticar non temo.

Sapete la mia buona volontà:

ho dei difetti, ma pur del coraggio;

e delle mie sorelle la carità è grande.

             5  In attesa del mio bel giorno nuziale,

le imiterò nelle loro virtù sublimi;

voi, io lo sento, m'infondete forza

per essere la sposa di Gesù.

 

Ultimo Ritornello

Benedite le Madri venerate,

la cui bontà ridato m'ha il Carmelo.

Su un trono eterno assise io le veda

presso di voi, Vergine Maria;

             5                     e in Cielo le incoroni

il materno vostro cuore!

 

 

P 12

 

 

J.M.J.T.

 

«Presso di voi, Vergine Maria...»

18 Dicembre 1894

 

        1  Presso di voi, Vergine Maria,

stasera a cantare noi veniamo,

pregando per la diletta figlia

di cui siete l'unica speranza.

 

        2  Nel giorno santo dell'attesa vostra

voi rendete lieto il suo cuore:

sul Carmelo la tenda essa eleva

nulla aspettando che i Santi Voti.

 

       3  Tenera Maria, un ricordo caro

le risveglia questo giorno bello:

venne il vostro manto a ricoprirla

già in altra ora della sua vita.

 

        4  Il saio alfine le vien ridato:

due volte ha presa la vostra veste:

essa dunque venga rivestita,

o Madre, del vostro doppio spirito. 2 Re 2,9

 

        5  Ella ha cantato: «Io ho coraggio!».

- È vero - abbiamo sussurrato.

Ella ha cantato: «Amo lavorare».

E qui non ci manca mai il lavoro!

 

        6  Ma per lavorare alacremente

la cosa migliore è la forza.

Sulle sue gote mettete, o Madre,

il vivo colore d'una rosa.

 

        7  Or l'attesa è per lei passata,

pace celeste il suo cuore gusta:

tutta vestita da Fidanzata

Gesù vuol vederla per Natale.

 

        8  Si degni nascondere nel suo Volto Sal 30,21

questo umile agnellino vostro:

non vuole altra culla, Madre tenera:

là un suo posto pur reclama!

 

        9  Maria, del povero agnello vostro,

vi prego, esaudite i desideri.

Lungo la notte di questa vita

sotto il manto vostro nascondetelo.

 

      10  Deh, ogni sua preghiera ascoltate

e il cuore vostro così materno

gli conservi a lungo queste Madri,

che il caro Carmelo gli ridanno.

 

 

P 13

 

 

J.M.J.T.

La Regina del Cielo alla sua diletta Figlia

Maria del Volto Santo

 

 

        1  Cerco una figlia che assomigli

a Gesù, unico mio agnello,1

perché li custodisca entrambi,

insieme nella stessa culla.

 

        2  L'Angelo della Patria Santa

di tal gioia sarà geloso;2

ma io a te, Maria, la dono:

il Dio Bimbo sarà tuo Sposo!

 

        3  Sei proprio tu che ho io scelta

come sorella di Gesù!

Vuoi tu allor fargli compagnia?

Riposerai sul cuore mio!

 

        4  Ti celerò sotto il mio velo3

ove dimora il Re del Cielo.

Sola stella sarà mio Figlio

a brillare ormai agli occhi tuoi.

 

        5  Ma perché sempre io ti accolga

presso Gesù sotto il mio velo,

tu dovrai rimaner piccina,

adorna di virtù infantili.4

 

        6  Io voglio che sulla fronte tua

dolcezza splenda con purezza;

ma la virtù che più di tutto

ti dono è la Semplicità.

 

        7  Il Dio Unico in tre persone

che adoran trepidi gli Angeli,

Lui, l'Eterno, vuol che tu gli dia

il nome semplice di Fior dei campi. Ct 2,1

 

        8  Come una bianca pratolina

che sempre al Cielo sta rivolta,

pure tu il fiorellino umile

sii del Bambino di Natale!

 

        9  Il mondo pur misconosce5 il fascino

del Re che è esule6 dai Cieli.

Spesso vedrai brillare lacrime

in quegli occhietti suoi dolcissimi.

 

      10  Tu, incurante dei tuoi affanni,

per rallegrar il Bambinello

baciar dovrai i tuoi dolci ceppi

e cantare con dolcezza.

 

      11  Il Dio la cui Onnipotenza

acquieta i flutti minacciosi, Mc 4,37‑39

per diventare inerme e piccolo

assume i tratti d'un bambino.

 

      12  A te, Maria, non parlerà

l'increato Verbo del Padre

che si esilia per te qui in terra,

mio dolce Agnello e tuo Fratello.

 

      13  Questo silenzio è il primo pegno

dell'ineffabile suo amore.

Quel muto linguaggio afferrando,

tu ogni giorno l'imiterai.

 

      14  Se Gesù si assopirà a volte, Mc 4,37‑39

accanto a Lui riposerai.

Quel Cuor divino vigilante Ct 5,2

sarà per te un dolce appoggio. Gv 13,23 (Volg.)

 

      15  Non affannarti, Maria cara,

per la fatica d'ogni giorno.

Il tuo impegno in questa vita

unicamente sia l'Amore.

 

      16  «Non si vedono le tue opere»,

certo qualcuno potrà dirti.

«Io amo molto», tu rispondi:

«è la ricchezza mia in terra».

 

      17  Gesù t'intreccia una corona7

se tu non cerchi che il suo amore;

se in Lui solo abbandoni il cuore,

farà che regni in eterno.

 

      18  Dopo la notte della vita,

dal suo dolce sguardo invitata,

volerà senza indugio al Cielo

la tua bell'anima estasiata!

La notte di Natale 1894

(Aria del cantico «Sur le grand mât d'une corvette»)

 

 

P 14

 

 

A San Giuseppe, nostro Padre

 

1

Trascorsa in povertà, o Giuseppe,

è l'ammirabile tua vita:

ma la bellezza di Gesù

e di Maria tu contemplavi.

Ritornello

Giuseppe, Padre tenero,

proteggi il tuo Carmelo

e ai figli tuoi in terra (bis)

la pace dà dal Cielo! (bis)

 

2

Nella sua infanzia molte volte

il Figlio di Dio, gioiosamente,

a te obbediente e remissivo Lc 2,51

sul cuore tuo ha riposato.

 

3

Or come te in solitudine

noi serviamo Maria e Gesù:

solo badiamo a compiacerli

e non bramiamo niente più.

 

4

Santa Teresa, nostra Madre,

ti supplicava con amore,

e ci assicura che pregandoti

da te fu sempre esaudita.

 

5

Dopo l'esilio in questa vita

soave la speranza abbiamo

che, con la nostra cara Madre,

a te verremo, o San Giuseppe.

Ultimo ritornello

Guarda, o Padre tenero,

l'amato tuo Carmelo.

Dopo il terreno esilio (bis)

radunaci nel Cielo. (bis)

(Aria: «Nous voulons Dieu»)

 

 

P 15

 

 

[L'atomo del Sacro Cuore]

 

Ritornello

Divin Cuore, quest'atomo

la sua vita ti dona.

E sua pace e gioia

deliziarti, Signore.

 

1

Me ne sto alla tua porta

sia la notte che il giorno.

La tua grazia mi porta,

in me vive il tuo Amore!

 

2

La tua gloria nascondi

e fammi un dolce nido

nel tuo Ciborio santo

e di giorno e di notte.

 

3

L'ala tua – meraviglia! –

diviene mio rifugio

e quando mi risveglio,

tu sorridi, Gesù!

 

4

Lo sguardo tuo m'infiamma,

o mio unico amore!

Allora senza posa

consuma la mia anima.

 

5

Di tenerezza piena,

la tua voce mi estasia.

Mi cattura il tuo cuore,

o dolce mio Amico!

 

6

Mi alza la tua mano

e ad essa io m'appoggio.

Tu infondi coraggio

al mio cuore che geme.

 

7

Ad ogni mia stanchezza

consolami nel cuore;

e per il figlio prodigo

renditi Buon Pastore.

 

8

Oh, soave spettacolo

e prodigio d'amore!

Ecco nel tabernacolo

sempre io voglio stare.

 

9

Distaccata dal mondo,

senza sostegno sono:

la tua grazia m'inonda,

o mio unico Amico!

 

10

Oh, che dolce martirio!

Tutta brucio d'amore:

io verso te sospiro

ogni giorno, Gesù!...

 

 

P 16

 

 

Canto di riconoscenza

della Fidanzata di Gesù

 

(Aria: «Oh! saint Autel»)

 

        1  Nascosta mi hai per sempre nel tuo Volto! Sal 30,21

La mia voce ascolta, Gesù Divino:

a cantar vengo la grazia ineffabile

d'aver sofferto, portando la Croce.

 

        2  Molto ho bevuto al calice del pianto, Mt 20,22‑23

la coppa dei dolori tuoi saggiando:

ora so che ha un suo fascino il soffrire,

e che la Croce salva i peccatori.

 

        3  La mia anima cresciuta per la Croce

ha visto aprirsi un orizzonte nuovo.

Ai raggi del tuo Volto Benedetto

s'è levato in alto il mio cuore fragile.

 

        4  Amato mio, dolcemente mi chiami:

Vieni, mi dici, l'inverno è fuggito,1

inizia per te una stagione nuova, Ct 2,10‑11

la notte al giorno cede finalmente.

 

        5  Or leva lo sguardo alla Patria Santa Sal 120,1

e là tu vedrai, su gloriosi troni,

un Padre amato, una diletta Madre

a cui tu devi la tua immensa gioia.

 

        6  Scorrerà in un baleno la tua vita.

Si è già prossimi al Cielo sul Carmelo.

Amata mia , scelta dal mio Amore,

a te io riserbo un glorioso trono!

(5 febbraio 1895)

 

 

P 17

 

 

Viver d'Amore!...

 

(Aria del canto: «Il est à moi»)

 

 

        1  La sera dell'amore, senza parabole, Gv 16,29

Gesù diceva: «Se uno vuole amarmi, Gv 14,23.27

la mia Parola nella sua vita accolga.1

Io e il Padre verremo a visitarlo

              5  e, dimora prendendo nel suo cuore,

lo ameremo per sempre, stando da lui.

Vogliamo che, colmo di pace, resti Gv 15,9

nel nostro Amore!».

 

        2  Viver d'Amore è custodire Te,

Verbo Increato, Parola del mio Dio! Gv 1,1

Ah, tu sai che t'amo, Gesù divino! Gv 21,15

Lo Spirito d'Amor tutta m'infiamma.2

             5  È amando Te che io attiro il Padre:

il debole mio cuore per sempre lo trattiene.

O Trinità, tu ormai sei prigioniera3

del mio Amore!

        3  Viver d'Amore è di tua vita vivere, Gal 2,20

Re glorioso, delizia degli eletti.

Tu nascosto nell'ostia per me vivi:

e io voglio per te, Gesù, nascondermi!

              5  Pur occorre agli amanti4 solitudine,

un cuore a cuore che duri notte e giorno.

Il tuo sguardo è per me beatitudine:

vivo d'Amore!...

 

        4  Viver d'Amore non è mai qui in terra

un piantare la tenda in vetta al Tabor: Mc 9,5

è salire invece con Gesù il Calvario,

è nella Croce scorgere un tesoro!5

             5  A me gioire sarà dato in Cielo,

ove per sempre esclusa è la prova;

ma nell'esilio voglio col soffrire

viver d'Amore.

 

        5  Viver d'Amore è dare senza tregua,

senza pretesa di compensi umani.

Ah, senza misura6 io do, ben certa

che non si calcola quando pur si ama!

             5  Al Cuor Divino, colmo di dolcezza,

ho dato tutto ed or leggera corro7

ed io altro non ho che la mia ricchezza:

viver d'Amore.

 

        6  Viver d'Amore è delle antiche colpe

bandire ogni timore, ogni ricordo. 1Gv 4,18

Dei miei peccati nessun segno vedo:

in un lampo l'amore tutto ha bruciato!8

             5  Fiamma Divina, Fornace dolcissima,

io prendo dimora nel tuo braciere!

Nelle tue fiamme libera io canto: Dn 3,51

Vivo d'Amore».

 

        7  Viver d'Amore è custodire in sé

un gran tesoro in un vaso fragile. 2Cor 4,7

Mio Amato, estrema è la debolezza mia

e son ben altro che un angelo celeste!

             5  Ma se ogni momento cado e ricado,

tu mi vieni in soccorso e mi rialzi.9

Ad ogni istante mi doni la tua grazia:

vivo d'Amore!

 

        8  Viver d'Amore è navigare10 sempre,

gioia e pace nei cuori seminando.

Mossa da Carità, Pilota caro, 2Cor 5,14

ti vedo nell'anime mie sorelle.11

             5  La Carità è la mia sola stella:

su giusta rotta vogo alla sua luce.

Io sulla vela il mio motto ho scritto:

«Viver d'Amore».

 

        9  Viver d'Amore è, mentre Gesù dorme, Mc 4,37‑39

trovar riposo sui tempestosi flutti.

Non temere, Signor, che io ti svegli!

In pace12 attendo il celeste approdo.

              5  Presto la Fede squarcerà il suo velo;

la Speranza per me è vederti un giorno;

Carità è una vela gonfia che mi spinge:

Vivo d'Amore!

 

      10  Viver d'Amore, mio Divin Maestro,

è supplicarti che il tuo fuoco invada Lc 12,49

del tuo Sacerdote l'anima sacra:13

più puro sia dei Serafini in Cielo!

            5  Glorifica la Chiesa tua immortale;14

non esser sordo, Gesù, ai sospiri miei;

per lei io, Figlia sua, qui mi immolo:

Vivo d'Amore!

 

      11  Viver d'Amore è asciugarti il Volto15

e ottener perdono ai peccatori:16

la tua grazia li accolga, o Dio d'Amore,

e il tuo Nome in eterno benedicano!

             5  Mi rintrona nel cuore la bestemmia:17

per cancellarla voglio ricantare:

«Il tuo Santo Nome io adoro e amo».

Vivo d'Amore!

 

      12  Viver d'Amore è imitar Maria Lc 7,37‑38

che di pianto e preziosi aromi bagna

i tuoi piedi divini e, rapita,

coi lunghi suoi capelli li rasciuga;

              5  poi ella, rotto il vaso, si rialza Mc 14,3

per profumare il tuo dolce Volto.

Anch'io il tuo Volto posso profumare18

col mio Amore!

 

      13  «Viver d'Amore, oh, che follia strana!»,

mi dice il mondo: «Cessate il vostro canto,

e vita e profumi non sprecate più!

Sappiate farne un uso intelligente!».

              5  Amarti, Gesù, che perdita feconda!

Tutti i miei profumi son per te solo;

senza rimpianti lascio il mondo e canto:

«Muoio d'Amore!»

 

      14  Morir d'Amore19 è assai dolce martirio,

che vorrei appunto per te patire!

O Cherubini, accordate la lira:

del mio esilio io sento già la fine.

              5  Fiamma d'Amor, continua a consumarmi!20

Vita fugace, pesa il tuo fardello!

Gesù Divino, il mio sogno adempi:

morir d'Amore.

 

      15  Morir d'Amore, ecco la mia Speranza!

Quando spezzate vedrò le mie catene, Sal 115,16

sarà Dio la mia grande Ricompensa:21

altri beni io non voglio possedere. Gn 15,1

              5  Del suo Amore voglio infiammarmi tutta,

voglio vederlo,22 a Lui per sempre unirmi.

Ecco il mio Cielo, ecco il mio destino:

viver d'Amore!!!...

 

 

P 18

 

Il Cantico di Celina

 

        1  Quanto col pensiero amo riandare

ai giorni benedetti dell'infanzia!

Dell'innocenza il fiore conservandomi,

il Signore m'ha sempre circondata

d'amore!1

 

        2  Così, malgrado la piccolezza mia,

ero tutta piena di tenerezza;

e dal cuor mio usciva la promessa

di prendermi a sposo il Re degli eletti,

Gesù!

 

        3  Nel primo tempo della vita amavo,

con San Giuseppe, la Vergine Maria.

S'immergeva in estasi2 la mia anima

quando negli occhi miei si rifletteva

il Cielo!

 

        4  Amavo di grano i campi e la pianura,

amavo la collina là lontana,

e dalla gioia respiravo appena,

con le mie sorelle cogliendo mazzi

di fiori.

 

        5  Amavo scegliere l'erbette tenere,

i fiordalisi e tutti i fiorellini.

L'odore scoprivo delle viole

e quello soprattutto delle primule,

dolcissimo!

 

        6  Amavo la candida margherita,

le dolci passeggiate di domenica,

sui rami gli uccellini cinguettanti

e quell'azzurro sempre radioso

del Cielo.

 

        7  Amavo andar a porre tutti gli anni

la mia scarpina nel tiepido camino:

di corsa là, appena mi svegliavo,

la festa del Cielo a cantar correvo:

Natale!...

 

        8  Della Mamma amavo quel suo sorriso

e lo sguardo profondo che diceva:

«L'Eternità m'affascina e m'attrae.

Io presto andrò a veder nel Cielo azzurro

il mio Dio!

 

        9  Io me ne vado a trovar nella Patria

gli angioletti miei3... e Maria Vergine.

Dei miei figli che lascio sulla terra

le lacrime a Gesù io offrirò,

e i cuori».

 

      10  Oh, quanto ho io amato Gesù‑Ostia,

che venne nel mattino di mia vita4

a fidanzarsi con me tutt'estatica!

Oh, qual felicità per me offrirgli

il cuore!

 

      11  Poi più tardi io amai la creatura

che essere pareva tutta pura.

Cercando ovunque il Dio della natura,

io Lo trovai e per sempre così ebbi

la pace!

 

      12  Oh, quanto amavo su, nel belvedere

di luce e di gioia inondato tutto,

ricever le carezze di Papà

e contemplare i suoi capelli bianchi

di neve!

 

      13  Nella veglia della sera, io ricordo,

sui suoi ginocchi stando con Teresa,5

venivo cullata lungamente.

Risento ancora del suo dolce canto

l'incanto!

 

      14  Dolci ricordi, voi mi riposate

e infinite cose mi rammentate!

Le cene a sera, gli olezzi di rose,

i cespuglietti pieni di allegria,

l'estate!...

 

      15  Amavo, quando già scendeva il giorno,

poter trasfondere a mio piacere

l'anima mia in quella di Teresa.

Io ero con questa sorella cara

un cuor solo!

 

      16  Si fondevano allor le nostre voci,

le mani s'intrecciavano fra loro,

mentre le Sacre Nozze cantavamo.

Sognavamo insieme già il Carmelo...

e il Cielo!...

 

      17  Della Svizzera e dell'Italia6 vidi

il cielo azzurro e i dorati frutti,

ma soprattutto amai lo sguardo vivo

del Papa, re‑pontefice, posato

su di me...

 

       18 Con vero amore ti ho baciata allora,

del Colosseo terra benedetta!...

La sacra volta delle catacombe

ha rimandato indietro del mio canto

dolce un'eco.

 

      19  Dopo le gioie vennero le lacrime,7

e che gravi tormenti per me allora!...

Io mi vestii dell'armi del mio Sposo

e la Croce divenne mio sostegno,

mio bene!

 

      20  Quanto lungo fu il tempo dell'esilio!

Dell'amata famiglia fui privata;

a me, cerbiatta povera e ferita,

era rifugio la macchia già fiorita,

soltanto!...

 

      21  Ma una sera l'anima mia commossa

poté il sorriso di Maria8 vedere

e poi del sangue suo una goccia santa

si mutò per me, benefico dono,

in Latte!...

 

      22  Allora io bramai, fuggendo il mondo,

che lontana l'eco mi rispondesse:

nella feconda e solitaria valle9

io tra le lacrime cogliendo andavo

i fiori!...

 

      23  Io della chiesetta sperduta amavo

la tremula campana udir suonare;

i refoli ascoltando della brezza,

amavo sedere nei campi aperti,

a sera.

 

      24  Amavo delle rondinelle il volo

e il triste canto delle tortorelle.

Seguivo il fremer d'ali degli insetti:

di quel ronzio sordo io pur amavo

il canto.

 

      25  Amavo la rugiada del mattino

e la leggiadria della cicala;

amavo veder l'ape verginale

che pronta al suo risveglio preparava

il miele.

 

      26  L'erica verde cogliere io amavo

e, sul soffice muschio poi correndo,

sull'alte felci le farfalle inquiete

e ricche dei puri riflessi azzurri

prendevo.

 

      27  Amavo nell'oscurità la lucciola,

ed amavo le stelle senza numero;

e ancor più amavo, nell'azzurro cupo,

la luna10 con l'argenteo disco splendere

di luce.

 

      28  Amavo colmare di tenerezza

il caro mio Papà ormai vegliardo:

tutto egli era per me: gioia, ricchezza,

quasi figlio. Ah, spesso lo stringevo

al petto!

 

      29  Amavamo dell'onde il dolce murmure

e il temporale che violento scroscia.

Nel profondo silenzio della sera

l'usignolo, dal fitto del suo bosco,

cantava!...

 

      30  Ma, un mattino, il bel viso di Papà

l'immagine cercò del Crocifisso!

Il pegno del suo amore mi lasciò,

dandomi l'addio con uno sguardo:

«La parte...». Sal 15,6

 

      31  Con la sua mano divina Gesù

tolse a Celina l'unico tesoro,

e lungi lo portò dalla collina,

deponendolo nell'Eternità,

in Cielo!...

 

      32  Adesso sono come prigioniera:11

rifuggo ormai i boschetti della terra:

ho visto che in essa tutto è effimero,12

vi ho visto la felicità intristire,

morire!...

 

      33  Sotto i miei passi l'erba s'è sciupata,

s'è appassito nelle mie mani il fiore.

Nei tuoi prati,13 Gesù, io voglio correre,

non lasciandovi mai alcuna traccia

dei miei passi!

 

      34  Come cervo colto da sete ardente Sal 41,2

sospira presso la sorgente d'acqua,

vacillante a te accorro, mio Gesù.

Sol le tue lacrime mi placheranno

l'arsura.

 

      35  È solo l'amore tuo che m'attira:

perciò nella pianura lascio il gregge,14

senza curar di custodirlo ancora:

voglio piacere all'unico mio Agnello, Ap 14,3‑4

il nuovo!

 

      36  Gesù, sei tu l'Agnello che io amo:

a me tu basti, tu supremo bene!

In te ho tutto:15 terra e cielo ancora!

Il Fior che voglio cogliere, mio Re,

sei tu!...16

 

      37  O bel Giglio della valle, Gesù mio, Ct 2,1

m'ha inebriata il tuo dolce olezzo! Ct 1,4

Fascio di mirra, corolla odorosa, Ct 1,13

io voglio sul mio cuore custodirti,

amarti!...

 

      38  Il tuo fedele Amore m'accompagna:

in te possiedo i boschi e la campagna

ed i canneti, i prati e la montagna,

le scroscianti piogge e i fiocchi di neve

del cielo.

 

      39  Io in te, Gesù, possiedo ogni cosa:

ho le messi, ho i fiori appena schiusi,

i non‑ti‑scordar‑di‑me, i bottoni d'oro,

le rose, il candido mughetto17 fresco:

che profumo!...

 

       40  Possiedo ancora la lira18 melodiosa,

e inoltre la solitudine armoniosa,

con fiumi, rocce, splendidi cascate,

agili daini, gazzelle, scoiattoli,

caprioli.

 

      41  L'arcobaleno ho in te, la neve pura,

l'aperto orizzonte, dei prati il verde,

l'isole lontane, le bionde messi,

le farfalle, la lieta primavera,

i campi.

 

      42  Ancora nel tuo amore io trovo certo

i palmizi che il vivo sole indora,

la notte uguale al sorger dell'aurora,19

il dolce mormorare dei ruscelli,

e uccelli.

 

      43  In più ho i grappoli sì deliziosi,

le leggiadre libellule graziose,

l'intatto bosco e i fiori misteriosi,

ho tutti i biondi piccoli bambini

che cantano.

 

      44  Io in te ho le sorgenti e le colline,

con liane, pervinche, biancospini,

ninfee, caprifogli, rose canine

e quello stormire leggerissimo

dei pioppi.

 

      45  Ho pure il tremulo sonoro flauto,

la voce dei venti possente e grave,

la viva fiamma, il filo della Vergine,

lo zeffiro, i cespugli tutti in fiore,

i nidi.

 

      46  Ho il bel lago, la solitaria valle

con boschi ed ho dell'oceano vasto

l'onde che poi s'increspano argentate,

i pesci dorati, i tesori vari

dei mari.

 

      47  Ho la barca che dalla spiaggia fugge,

ho la sua scia dorata20 e ancor la riva,

il sol fulgente che le nubi oscurano

quando n'avvolgono nel cielo libero

i dardi.

 

      48  In te ho ancora la colomba pura,

in te, sotto il mio saio di bigello,

trovo anelli, collane, parure,

svariati gioielli, perle e diamanti

brillanti.

 

      49  In te trovo la stella luminosa.

Il tuo amore mi si svela molto spesso

e, quando il giorno volge al suo tramonto,

la tua mano, come traverso un velo,

io vedo.

 

      50  Tu che reggi con una mano il mondo Sal 94,4

e pianti le fittissime foreste

e con un solo sguardo le fecondi,21

pure me segui con sguardo22 d'amore,

sempre.

 

      51  Io ho il tuo cuore, il tuo Volto adorato,

il dolce tuo sguardo che m'ha trafitta;

ho delle sante tue labbra il bacio! Ct 1,2; 8,1

T'amo e non desidero nulla più,

Gesù.

 

      52  Verrò con gli Angeli un giorno a cantare

del sacro tuo amore le lodi pie.

Tre le tue schiere fa' che voli presto!

Gesù, concedi che un giorno io muoia

d'Amore!...23

 

      53  Sempre attirata dalla dolce fiamma,

la farfalla vi vola attorno e brucia.

Simile è l'anima mia: dal tuo amore

attirata, vuole in esso volare

e bruciare!...24

 

      54  Io sento ormai per me che s'avvicina,

Dio, la tua festa nell'eternità!

Tolta dai salici l'arpa mia muta, Sal 136,2

sulle tue ginocchia25 io siederò

e ti vedrò!...

 

      55  Presso di te, mio Dio, verrò a vedere

Maria, i Santi, la mia famiglia cara!

E, dopo l'esilio di questa vita,

il tuo paterno tetto26 troverò

in Cielo!...

 

 

P 18 bis

 

 

Molti pensieri sono presi

dal Cantico spirituale di

S. Giovanni della Croce

(Aria: «Combien j'ai douce souvenance»)

 

Chi ha Gesù ha Tutto

 

        1  Le gioie della terra disprezzando,

io sono divenuta prigioniera.

Ho visto che i piaceri son tutti effimeri:

mia unica felicità sei tu,

Signore!

 

        2  Sotto i miei passi l'erba s'è sciupata,

s'è appassito nelle mie mani il fiore.

Nei tuoi prati, Gesù, io voglio correre,

non lasciandovi mai alcuna traccia

dei miei passi!

 

        3  È solo l'amore tuo che m'attira:

perciò nella pianura lascio il gregge,

senza curar di custodirlo ancora:

voglio piacere all'unico mio Agnello, Ap 14,3‑4

il nuovo!

 

        4  Gesù, sei tu l'Agnello che io amo:

a me tu basti, tu supremo bene!

In te ho tutto: terra e cielo ancora!

Il Fior che voglio cogliere, mio Re,

sei tu!...

 

        5  In te possiedo la natura bella,

e l'arcobaleno e la neve pura,

l'isole lontane, le bionde messi,

le farfalle, la primavera lieta,

i campi.

 

        6  Ho la barca che dalla spiaggia fugge,

ho la sua scia dorata, e ancor la riva,

il sol fulgente che la nube avvolge

quando s'oscuran nel cielo infuocati

i dardi.

 

        7  Tu che reggi il mondo con una mano Sal 94,4

e pianti le fittissime foreste

e con un solo sguardo le fecondi,

pure me segui con sguardo d'amore,

sempre.

 

        8  Sempre attirata dalla dolce fiamma,

la farfalla vi vola attorno e brucia.

Simile è l'anima mia: dal tuo amore

attirata, vuole in esso volare

e bruciare!...

 

         9  Io sento ormai per me che s'avvicina,

Dio, la tua festa nell'eternità!

Tolta dai salici l'arpa mia muta, Sal 136,2

sulle tue ginocchia io siederò

e ti vedrò!...

 

       10  Presso di te, mio Dio, verrò a vedere

Maria, i Santi, la mia famiglia cara!

E, dopo l'esilio di questa vita,

il tuo paterno tetto troverò

in Cielo!...

 

 

P 19

 

 

L'atomo di Gesù-Ostia

 

(Pensieri di suor San Vincenzo dÈ Paoli messi in versi su sua richiesta)

 

        1  Sono solo un granello di polvere,

ma io voglio fissare la dimora

all'ombra del Santuario di Dio;

là con Gesù è Prigioniero d'Amore.1

             5  All'Ostia anela l'anima mia.

Io molto l'amo e nient'altro bramo:

ad attrarmi è solo il Dio nascosto. Is 45,15

Io sono l'atomo di Gesù.

 

        2  Ignara dell'intero creato2

desidero pur sempre restare

e col silenzio mio consolare

l'Ospite nel suo ciborio sacro.

             5  Oh, l'anime io vorrei salvare,

e i peccator cambiar in eletti!3

Gesù, a me tuo atomo dona

d'un apostolo il fuoco bruciante.

 

        3  Se dal mondo io son disprezzata

e come una nullità son vista,

di Dio la pace m'invade tutta

perché ho l'Ostia che mi sostiene.

             5  Compresi son tutti i miei sospiri

se io m'approssimo al ciborio.

Esser nulla, ecco la mia gloria!

Io sono l'atomo di Gesù.

 

        4  Se a volte si fa cupo il Cielo

non può l'atomo volare,

ama star nell'ombra nascosto,

fermo alla porticina d'oro.

             5  Viene allor la divina luce,

che letizia è degli eletti,

e scalda sulla fredda terra

di Gesù quest'atomo povero.

 

        5  Diviene splendente allor l'atomo

ai caldi raggi della grazia.

Si fa dolcemente cullare

al soffio lieve della brezza.

             5  Oh, che ineffabile delizia

ebbe mai e che benefici!

Slitta vicino assai all'Ostia

di Gesù quest'atomo povero.

 

        6  Consumandosi presso l'Ostia

del tabernacolo d'Amore,

silente scorrerà la vita mia,

nell'attesa del giorno eterno.

             5  Quando chiusa sarà la prova,

l'Atomo dell'Eucarestia

volerà alla casa dei santi

brillando accanto al suo Gesù!

(Aria: «Par le chants le plus magnifiques»)

 

 

P 20

 

 

J.M.J.T.

 

(Aria: «Mignon sur la rive étrangère»)

 

Il mio Cielo quaggiù!

 

        1  L'ineffabile tua immagine1

è l'astro che i miei passi guida.

Per me, Gesù, è il Cielo in terra

ben lo sai, quel tuo dolce Viso.

        5  Questo mio amore scopre il fascino2

del tuo Volto, bello di pianto.

Io sorrido in mezzo alle lacrime

quando contemplo i tuoi dolori.

 

        2  Oh, io per consolarti3 voglio

vivere ignota4 sulla terra.

La tua bellezza che mi celi

mi svela tutto il suo mistero

e io a te vorrei volare!

 

        3  Sola mia Patria è il tuo Volto:

è il mio bel regno5 dell'Amore,

la mia ridente Prateria;

è il dolce Sole d'ogni giorno,

              5  è il puro Giglio della valle, Ct 2,1

che col profumo misterioso6

mi quieta l'anima esiliata,

saziandola di pace eterna.

 

        4  Quel Volto è Dolcezza e Riposo

per me e Lira melodiosa,

mio dolcissimo Salvatore.

È il Divino mazzo di mirra Ct 2,13

che serbar voglio sul mio cuore!7

 

        5  Il tuo Volto è il tesoro unico

che possiedo, né altro chiedo.

Là nascosta senza sosta,8 Sal 30,21

ti somiglierò, o Gesù!9

             5  Lascia in me la Divina Impronta

di quei tuoi tratti delicati

e presto santa mi farò,

molti cuori attirando a te.

 

        6  Oh, che del tuo ardore io m'infiammi,

sì che una bella messe d'oro

per te raccogliere io possa;

e della tua adorata Bocca

donami presto il Bacio eterno! Ct 1,2

12 agosto 1895

 

 

P 21

 

 

J.M.J.T.

 

(Aria: «Connais-tu le pays»)

Cantico di un'anima che ha trovato

il suo porto di pace! Ct 1,7

 

        1  Gesù, oggi le catene tu mi spezzi!1 Sal 115,16

Nel santo Ordine di Maria Vergine

io trovare potrò i veraci beni.

Signor, colmerai di celesti grazie

5l'amata mia famiglia che ho lasciata;

e me peccatrice perdonerai.

 

       2  Gesù, al Carmelo vivere desidero:

in quest'oasi il tuo amore mi ha chiamata.

Io qui voglio seguirti, sempre,

e amarti, amarti e poi morire!2

             5  Qui seguirti voglio,

qui, sì qui, qui!

 

        3  Gesù, oggi adempi tutti i miei voti!

Io presso l'Eucarestia3 ormai potrò

silenziosa immolarmi e il Cielo attendere.

Io, dell'Ostia Divina ai raggi esposta,

              5  a quel fuoco d'amore consumandomi

come un serafino ti amerò, Signore.

 

        4  Presto sull'eterna riva4 dovrò seguirti.

Gesù, quando i miei giorni finiranno,

              5  sempre, sempre vivrò nel Cielo,

e t'amerò e non morrò mai!

Sempre, sempre vivrò nel Cielo,

sempre, sì, sempre! 5

 

 

P 22

 

 

J.M.J.T.

 

7 settembre 1895

All'amata mia Madre

Angelo Custode della mia infanzia

 

        1  Pur lungi dal Cielo,1 Patria mia,

io sola non sono mai quaggiù,

ché nell'esilio di questa vita

mi guida i miei un angelo2 bello.

 

        2  Accanto alla mia culla ha cantato

questo bell'angelo, o Madre amata,

ed io ognora come nuovo sento

l'accento della sua melodia.

 

        3  Cantava il fascino di Gesù,3

cantava la gioia d'un cuor puro;

e con l'ala il mio pianto asciugando,

cantava ancora il bel Cielo azzurro.

 

        4  Cantava inoltre l'Onnipotenza

che l'Astro d'oro ed il fiore fece;4

e il Dio dell'infanzia pur cantava,

che custodisce il candor dei gigli.

 

        5  Cantava la Vergine Maria

con l'azzurro del suo grande manto

e la collina e la prateria

ove i vergini l'Agnello seguono. Ap 14,4

 

        6  Grande mistero! L'angelo bello

mi chiamava sorella sua piccola!

I tratti d'una madre egli aveva,

ed io sul suo cuore riposavo!

 

        7  All'ombra delle sue ali candide

io ben crescevo rapidamente:

i lidi eterni avevano incantato

i miei occhi di fanciulla già.

 

        8  Avrei voluto lasciar la terra,

volando in cielo con il mio angelo

e vedere la divina luce

circonfonderci entrambi lassù.

 

        9  Ma, ahimé, il bell'angelo un giorno,

anziché nel bel Cielo portarmi

la verginale schiera a cercare,

verso il Carmelo spiccò il suo volo.

 

      10  Ah, come volevo io seguirlo

e veder le sue virtù da presso!

Bramavo spartire la sua vita

e come lui unirmi a Gesù.

 

      11  Felicità davvero purissima!

Tutti i desideri m'esaudì

Gesù: col mio angelo al Carmelo

io attendo adesso soltanto il Cielo.

 

      12  La sua melodia ormai io posso

udire ogni giorno: alla sua voce

tutta estasiata l'anima mia

d'un gran fuoco d'Amor tutta s'accende.

 

      13  O Madre, l'Amore dona l'ali

ed io presto prenderò il mio volo,

portandomi alle colline eterne,

dove si degna Gesù chiamarmi.

 

      14  Ma, non lasciando la corte di Dio,

io scenderò in terra d'esilio5:

al fianco mi porrò di mia Madre

e a mia volta sarò il suo angelo.

 

      15  Per me il Cielo non ha attrattiva

se non mi si dà di consolarti,

in riso le lacrime cambiarti

e a te i miei segreti rivelare.

 

      16  Quella gioia celeste e profonda

senza te non saprei mai godere;

e di lasciarti a lungo nel mondo

io non potrei affatto accettare!

 

      17  Entrambe insieme verso la Patria,

diletta Madre, noi voleremo

all'altra sponda del cielo azzurro

e sempre il Buon Dio contempleremo!!!

 

 

P 23

 

 

(Aria: «Quand viendra Noël»)

Al Sacro Cuore di Gesù

 

  1    Si sporse in pianto sul Sepolcro santo,

cercando il suo Gesù la Maddalena. Gv 20,1.11‑13

  Lenir volevan gli Angeli la sua pena

  nulla però alleviava il suo dolore.

  5  Non eravate voi, fulgenti arcangeli,

  che quell'ardente anima cercava.

  Ella il Signor degli angeli voleva

e in braccio prenderlo e portarlo via! Gv 20,15

 

  2  Presso la tomba era rimasta ultima,

  ed era poi giunta avanti l'alba.

  Venne il suo Dio, ma non luminoso.

  Maria non poteva in amore vincerlo!

  5  Egli mostrò prima il suo Viso santo;

  poi dal Cuor gli uscì una parola sola:

Gesù dolcemente sussurra «Maria»,1 Gv 20,16

  pace ridandole e letizia piena.

..................................................................................

  3  Qual Maddalena ho voluto un giorno

  vederti anch'io e avvicinarti, o Dio.

  Lo sguardo ho immerso nella piana immensa,

  di cui io cercavo il Padrone ed il Re:

  5  la volta stellata, l'acqua, i bei fiori

  e gli uccelli vedevo ed esclamavo:

  «Se non vedo Dio, splendida natura,

  per me tu non sei che una vasta tomba.

 

  4  «Un cuor caldo di tenerezza cerco,

  che sostegno mi sia senza ricambio,

  che tutto di me, debolezza inclusa,

  ami e giorno e notte non m'abbandoni».

  5  Ma io ho trovata creatura alcuna

  che sempre mi amasse e mai morisse.

Io voglio un Dio che con la mia natura

  mi sia fratello2 e soffrire possa!

 

  5  M'hai udita, Amico, il solo io che amo!

  Alto mistero! Per rapirmi il cuore,

  fatto mortale tu versasti il sangue!

  E tu vivi per me ancor sull'Altare.

  5  Se pur non vedo il tuo Volto splendido,

  né sentir posso la tua voce dolce,

  io ben posso della tua grazia vivere

  e riposare sul tuo Sacro Cuore.

 

 6  Cuor di Gesù, di tenerezza pieno,

  tu mia gioia e mia unica speranza,

  hai affascinata me tenera giovane!

Stammi accanto fin nell'ultima sera. Lc 24,29

  5  Gesù, a te solo la vita ho donata

e i desideri miei tu ben conosci. Sal 37,10

  Nella tua bontà sempiterna voglio,

  Cuor di Gesù, perdermi totalmente!

 

  7  Ben lo so, tutte le giustizie nostre Is 64,6

  non han valore alcuno agli occhi tuoi.

  Per dare ai sacrifici miei un peso

  nel tuo Cuore Divino or li verso.

  5  Perfetti neanche gli angeli hai trovati Gb 4,18

e la legge tra folgori hai donata. Es 19,16

  Gesù, io nel tuo Cuore mi nascondo

  e non temo più: mia forza sei tu!3

 

  8  Per poter contemplar la tua gloria,

so ch'in mezzo al fuoco passar si deve: 1Cor 3,13.15

  per purgatorio mio scelgo felice

  l'Amore tuo ardente,3 Cuore del mio Dio!

  5  L'anima mia l'esilio abbandonando,

  far vorrebbe un atto di puro amore

  e poi volare al Cielo Patria sua,

  per entrar nel tuo Cuore senza ambagi!

...................................................................................

 

 

P 24

(Aria: «Rappelle‑toi»)

Gesù mio Amato, ricorda!

 

«Figlia mia, fra le mie parole scegli quelle che più respirano amore, scrivile e custodiscile come preziose reliquie, abbi cura di rileggerle spesso. Quando un amico vuole risvegliare nel cuore d'un amico la vivacità primitiva del suo affetto, gli dice: Ricordi ciò che provavi quando un giorno mi dicesti quella frase? Oppure: Ricordi i tuoi sentimenti a tale epoca, nel tal giorno, nel tal luogo? Credilo, le più preziose reliquie mie sulla terra sono le parole del mio amore, le parole uscite dal mio dolcissimo Cuore».

 

(Parole di Nostro Signore a Santa Gertrude)1

 

        1  Ricorda la gloria del Padre, Eb 1,3

ricorda i divini splendoriSal 109,3

che hai smessi esiliandoti in terra

per salvare noi peccatori.

             5  Grandezza e gloria infinita hai velato

tu, Gesù, disceso su Maria Vergine.

Il seno di tua Madre,

tuo secondo Cielo,

ricorda.

 

        2  Ricorda che a Natale gli Angeli,

scendendo dal Cielo cantavano: Lc 2,13‑14

«A Dio gloria, potenza e onore;

e ai cuori sinceri la pace!»

              5  La promessa tu mantieni da secoli:

dei tuoi figli la ricchezza è la pace.

Per gustare in eterno

la pace tua ineffabile,

vengo a te.

 

        3  Vengo a te, nelle fasce2 celami: Lc 2,7

starò nella tua culla sempre,

ricorderò le prime gioie Lc 2,15‑18

e canterò con i tuoi angeli.

             5  Gesù, ricorda i magi ed i pastori Mt 2,11‑12

che lieti il cuore e gli omaggi t'offrirono.

La schiera innocente Mt 2,16‑18

che il suo sangue ti diede,

ricorda!

 

        4  Ricorda: di Maria le braccia

al regal trono hai preferito.

Il solo latte della Vergine

sostenne la tua vita fragile.

             5  O piccolo fratello Gesù, invitami

al banchetto d'amore di tua Madre.

Il cuor t'ha fatto battere

la tua sorella piccola,

ricorda!

 

        5  Ricorda che chiamasti padre

Giuseppe il mite: al cenno di Dio, Mt 2,13‑15

mentre dormivi in braccio a Maria,

ti scampò all'ira d'un mortale.

             5  O Dio Verbo, ricorda tal mistero! Gv 1,1

Tu tacevi e parlar facevi l'angelo.

Il tuo lontano esilio

sulle rive del Nilo

ricorda!

 

        6  Ricorda che in stranieri lidi

gli astri d'oro e l'argentea luna,

che io contemplo nel cielo limpido,

t'allietaron gli occhi di bimbo.

             5  Con la tua mano carezzando Maria,

tu reggevi il mondo e gli davi vita. Sal 94,4

E tu a me già pensavi,3

piccolo Re Gesù,

ricorda.

 

        7  Ricorda che in gran solitudine

con mani divine operavi;

stare ignoto era tua cura,

ché la fama umana scansavi.

              5  Sol un detto e potevi il mondo attrarre,

ma il tuo sapere ti piacque occultare.

Ignorante apparisti,

Signore Onnipotente,

ricorda!

 

        8  Ricorda che, esiliato qui in terra,

errante andavi, Verbo Eterno.

Neanche una pietra, nulla avevi, Mt 8,20

né un riparo, come gli uccelli!

              5  A me vieni, Gesù, poggia la testa!

Vieni, ad accoglierti l'anima ho pronta.

Mio amato Salvatore,

nel mio cuor riposa:

esso è tuo!

 

        9  Ricorda: le tue tenerezze Mc 10,13.16

sui più piccoli riversavi.

Pur io voglio le tue carezze.

Dammi i tuoi baci inebrianti!

              5  Per godere la tua presenza in Cielo,

le virtù dell'infanzia seguirò.

Spesso tu stesso hai detto:

«Il Cielo è per i piccoli», Mt 19,14

ricorda!

      10  Ricorda che presso quel pozzo Gv 4,6‑10.14

tu, viandante stanco del viaggio,

versasti4 alla Samaritana

del tuo cuore i fiotti amorosi.

             5  Conosco chi a lei chiedeva da bere5:

Egli è il Dono di Dio, sorgente della gloria.

E Lui l'acqua sorgiva,

è Lui che disse a noi:

«Venite a me!». Gv 7,37‑38

 

      11  «Venite, anime oppresse e povere! Mt 11,28‑30

Lievi saranno i vostri pesi

e, voi per sempre dissetate,

avrete in seno fonti vive». Gv 4,14

             5  Gesù, ho sete e imploro di quell'acqua;

deh, inonda a torrenti l'anima mia!

Per fissar la dimora

nell'Oceano d'Amore

io vengo a te!

 

      12  Ricorda: io, figlia della luce,6 Lc 16,8

servir il mio Re spesso scordo.

Pietà della mia gran miseria!

Gesù, nel tuo amore perdonami!

              5  Nei celesti affari sagace rendimi,

dammi i segreti ascosi nel Vangelo.

Ah, questo libro d'oro

è il mio più gran tesoro,

ricorda!

 

      13  Ricorda: tua Madre divina

sul tuo cuore ha un grande potere.

Ricorda che un dì ti pregava Gv 2,1‑10

e tu l'acqua in vino7 mutasti.

              5  L'opere mie imperfette tu cambia,

Signore, al cenno di Maria elevale.

Che sono figlia sua,

o Gesù, molto spesso

ricorda!

 

      14  Ricorda che spesso sul monte

tu salivi al calar del sole. Lc 6,12

Ricorda quelle tue preghiere

e a sera i canti tuoi d'amore!

             5  Offro gioiosa, o Dio, la tua preghiera

nell'orazioni e nell'Ufficio Santo.

Là, vicina al tuo Cuore,

con gioia canto:

ricorda!

 

      15  Ricorda che, i campi guardando, Gv 4,35

le messi il tuo Cuor presagiva.

Ai monti santi gli occhi alzando,8 Sal 120,1

dicevi i nomi degli eletti...

              5  Perché la tua messe presto venga colta

ogni giorno io m'immolo e prego.

Dio, le mie gioie e tristezze

son per i tuoi Mietitori:

ricorda!

 

      16  Ricorda la festa degli Angeli, Lc 15,10s.

ricorda la musica in Cielo

e dell'alte schiere la gioia

se un peccator alza a te gli occhi.

              5  Io voglio aumentare tale letizia!

Gesù, pregherò ognor pei peccatori.

Per riempire il tuo Cielo

son venuta al Carmelo,

ricorda!

 

      17  Ricorda la Fiamma ben dolce

che appiccare bramavi nei cuori. Lc 12,49

In me questo Fuoco hai tu messo9

e il calore espanderne voglio.

             5  Scintilla flebile - mistero di vita! -

basta ad accendere un immenso incendio.10

Io desidero, mio Dio,

diffondere il tuo Fuoco,11

ricorda!

      18  Ricorda quel banchetto splendido

che al figlio pentito prepari.12 Lc 15,23.20

Ricorda che l'anima innocente

che nutri tu stesso ogni istante.

             5  Gesù, tu il prodigo accogli amoroso;

con me i fiotti del tuo Cuor non s'arrestano.

Mio Re, mio dolce Amato,

i tuoi beni sono miei, Lc 15,31

ricorda!

 

      19  Ricorda che, esclusa ogni gloria,

spargendo i divini prodigi,

gridavi: «Potrete mai credere, Gv 5,44

voi che cercate umana stima?

             5  Quanto io compio vi sembra sorprendente? Gv 14,12

Cose maggiori i miei amici faranno». Gv 15,15

Umile e dolce tu eri, Mt 11,29

Gesù, mio tenero Sposo,

ricorda!

 

      20  Ricorda che in ebbrezza santa

sul Cuor ti s'appoggiò l'Apostolo: Gv 13,23(Volg.)

scoprì, calmo, la tua dolcezza

carpì, Signor, i tuoi segreti.

              5  L'amato Apostolo io non invidio:

i tuoi segreti so, ché son tua sposa.

Mio Divin Salvatore,

sul Cuor tuo m'assopisco:

esso è mio!13

 

      21  La notte dell'agonia, il sangue,

ricorda, mescolasti al pianto, Lc 22,44.43

che, Rugiada d'Amor preziosa,

virginei fiori germinò.

             5  Ti mostrò un Angelo l'eletta messe

e il santo Volto tuo tornò gioioso.

Gesù, in mezzo ai tuoi gigli

tu m'hai vista sempre:

ricorda!

 

      22  Verginizzò, ricorda, i fiori

quella tua feconda Rugiada

e fin da qui li preparò

a generarti molti cuori.

             5  Gesù, sono vergine, ma - mistero! -

io, unita a te, divengo madre d'anime!14

I fiori verginali,

che salvano i peccatori,

ricorda!

 

      23  Oppresso dal dolor - ricorda -

un Condannato al Ciel volgendosi

gridava: «Presto mi vedrete

apparir glorioso e potente». Mc 14,62

              5  Nessuno lo credeva di Dio figlio, Lc 22,67

ché la gloria ineffabile celava.

Principe della pace, Is 9,5

io ben ti riconosco

e credo in te!

 

      24  Ricorda che il divin tuo Volto

ai tuoi sconosciuto fu sempre; Is 53,3

ma a me la tua effigie lasciasti.

Sai che t'ho ben riconosciuto!

             5  Sì, in mezzo al pianto io pur ti vedo,

Viso dell'Eterno e ne scopro il fascino.

O Gesù, tutti i cuori

che il tuo pianto colgono

ricorda.

 

      25  Ricorda il gemito amoroso

che al tuo Cuor sfuggì sulla croce:

Gesù, nel mio s'è pure impresso!

Quella tua sete15 condivido: Gv 19,28

              5  più sento le tue divin fiamme avvolgermi,

più impaziente sono di darti anime.

Io notte e giorno brucio

di una sete d'Amore,

ricorda.

 

      26  Ricorda, mio Verbo di Vita: Gv 1,1

m'amasti tanto da morirne!

Anch'io voglio da pazza amarti16

e per te vivere e morire.

             5  Quel ch'io desidero lo sai, mio Dio:

farti amare e un giorno diventar martire.

Voglio morir d'amore:

Signor, il mio sospiro

ricorda.

 

      27  Ricorda che il dì che vincesti

ci dicesti: «Beato è davvero Gv 20,29

chi il Figlio non vide glorioso,

ma pur in Lui credette sempre!».

              5  Nell'ombra della fede ti amo e adoro:

Gesù, l'alba attendo in pace per scorgerti.

Non desidero già

incontrarti quaggiù,17

ricorda.

 

      28  Ricorda che, salendo al Padre,

dovevi non lasciarci orfani: Gv 14,18

imprigionandoti qui in terra,

celasti i raggi tuoi divini.

             5  Ma l'ombra del tuo velo è pura e chiara:

sei tu vivo Pane, celeste cibo. Gv 6,35

Oh, mistero d'amore!

Mio Pane quotidiano Mt 6,11

sei tu!

 

      29  Gesù, i nemici bestemmiano

il Sacramento tuo d'Amore,

ma mi vuoi mostrar quanto m'ami,

scegliendo il mio cuor come casa.

             5  Ostia Santa e Divina, Pane dell'esilio,

non io vivo, ma di tua vita vivo! Gal 2,20

Il tuo ciborio d'oro18

fra tutti eletto, Gesù,

son io!

 

      30  Gesù, son io il tuo tempio vivo

che profanar il mal non può.

Resta in cuor mio! Un'aiuola sono

e brama ogni fior a te volgersi.

              5 Se ten vai, delle valli bianco giglio, Ct 2,1

sai che presto presto i miei fiori.

Amato mio Gesù,

Giglio odoroso, sboccia

in me!

 

      31  Ricorda che amo consolarti

quaggiù dei peccatori ingrati.

Mio solo Amor, ti prego, ascolta:

con mille cuori voglio amarti.

             5  Gesù, Bellezza eccelsa, questo è poco:

dammi il tuo19 Divin Cuore per amarti!

Ardo di questa brama:

Signore, ad ogni istante

ricordala!

 

      32  Ricorda che il voler tuo santo

è mio riposo20 gioia unica.

Mi cedo e dormo fiducioso

in braccio a te, Salvatore mio.

             5  Se tu poi dormi ed infuria la tempesta, Mc 4,38

restar voglio in una profonda pace.

Ma durante il tuo sonno,

o Gesù, al risveglio

preparami!

 

      33  Ricorda che io sospiro spesso

il giorno del tuo grande avvento.

Manda l'angelo che ci annunci:

«Orsù, sveglia! Finito è il tempo!». Ap 10,6

             5  Veloce allora io solcherò lo spazio1Ts 4,16

e accanto a te, Signor, prenderò posto. Gv 14,2

Nel mio soggiorno eterno

devi essere il mio Cielo:

ricorda!

 

 

P 25

 

 

Composta su richiesta di suor San Vincenzo dÈ Paoli

(medesima aria della precedente oppure quella della Glossa di Santa Teresa)

 

I miei desideri presso Gesù nascosto

nella sua Prigione1 d'Amore

 

        1  Io invidio te, piccola Chiave,

perché ogni giorno aprir tu puoi

la prigione dell'Eucarestia

dove il mio Dio d'Amore abita.

             5  Ma posso anch'io - dolce miracolo! -

con un solo atto di mia fede

aprir perfino il Tabernacolo

e celarmi2 col Divin Re.

 

        2  Oh, io vorrei nel Santuario,

accanto a Dio consumarmi,

e splendere sempre nel mistero,

qual Lampada del Luogo Santo.

              5  Che gioia! In me ho delle fiamme

e a Gesù conquistare posso

ogni giorno falangi d'anime,

incendiandole del suo amore.

 

        3  Ad ogni aurora io t'invidio,

o Pietra Sacra dell'Altare!

Nella stalla l'Eterno è nato

e su di te rinasce ancora!

              5  Esaudisci la mia preghiera:

in me vieni, mio Salvatore!

Non fredda pietra è la mia anima,

ma è sospiro del tuo cuore!

 

        4  O Corporale orlato d'angeli,

invidiabile è la tua sorte!

E su te, quasi in fasce umili,

Gesù vedo, il mio bene unico.

             5  Il cuor cambiami, santa Vergine,

in corporale puro e bello

sì che accolga l'Ostia bianca

che nasconde l'Agnello mite.

 

        5  Io t'invidio, Patena santa!

Su te viene Gesù e riposa.

Fino a me d'abbassarsi accetti

la infinita sua grandezza!

             5  Gesù, compiendo quanto spero,

di mia vita la sera anticipa:

in me viene e la sua presenza

mi fa un vivente Ostensorio!

 

        6  Io t'invidio, felice Calice,

dove adoro il divino Sangue.

Ma io posso ciascun mattino

nel Sacrificio ben raccoglierlo.

              5  Più dei Vasi preziosi d'oro

Gesù ama l'anima mia.

Calvario Nuovo è l'Altare,

là il suo Sangue ancor mi bagna.

 

        7  Gesù, mia sacra e santa Vite, Gv 15,5

Tu sai bene, mio Re Divino,

che sono un grappolo dorato 3

e devo spremermi per te.

              5  Nel torchio della sofferenza

ti proverò il mio amore intero.

Nient'altro bene quaggiù voglio

che immolarmi ciascun giorno.

 

        8  Ah, che gioia! Io son prescelta

fra i grani di Frumento puro Gv 12,24s.

che perdono per Gesù la vita!

Da travolgente estasi son presa:

        5  La tua diletta sposa io sono.

Mio Amato, in me vieni a vivere!

La bellezza tua m'affascina:

ti prego, vieni e in te trasformami!

 

 

P 26

 

 

I Responsori di Sant'Agnese

 

(Aria: «Dieu de paix et d'amour»)

 

  1  Cristo è il mio Amore, è tutta la mia vita. Fil 1,21

  È il mio Amato, che mi rapisce gli occhi

  e già sento dell'armonia sua dolce

i melodiosi accenti.

 

  2  La mano m'ha ornato di gemme splendide

  e il collo di collane di gran pregio.

  Mostro agli orecchi fulgenti diamanti:

sono doni del Cristo.

 

  3  Di pietre preziose m'ha coperta tutta;

  al mio dito brilla il suo nuziale anello.

  S'è degnato coprir di lucenti perle

il mio manto di vergine.

 

  4  L'amata son di Colui che eternamente

  gli angeli trepidi staranno a servire.

  Le sue lodi ci narrano Luna e Sole,

di sua bellezza ammirati.

 

  5  Il Cielo per regno, ha natura divina:

  per Madre s'è scelta un'illibata Vergine

  e per Padre il Dio vero che non ha principio

ed è un puro Spirito.

 

  6  Quando io amo Cristo e quando lo tocco,

ho più puro il cuore e sono ancor più casta. Sal 118,80

Il bacio verginale della sua bocca Ct 1,2; 8,1

m'ha dato in dono.

 

  7  Ha già impresso sul mio viso il suo sigillo

  sì che accostarmi non osi alcun amante.

  Sostenuta mi sento dalla divina grazia

del mio Re amabile.

 

8  Del suo sangue prezioso ho le gote tinte.

  Le delizie del Cielo già provar credo,

  perché raccogliere il latte ed il miele posso

sulle sue sacre labbra.

 

  9  Così io nulla temo, né ferro né fuoco.

  Nulla turberà la mia pace ineffabile;

  la fiamma d'amore che mi consuma l'anima

mai più si spegnerà!

 

 

P 27

 

 

J.M.J.T.

 

Ricordo del 24 febbraio 1896

 

(Aria: «Sur terre tout n'est pas rose»)

 

1° C.

O ricordo ineffabile

d'un bel giorno tra i giorni!

Ne custodirò sempre

la grande dolcezza!

 

2° C.

A Gesù sono unita

da vincoli d'Amore

la Grandezza sua infinita

in me fissa la dimora.

 

1° Ritornello

O ebbrezza indicibile!

Io sento che in me pulsa

il cuore molto tenero

del mio Sposo e mio Re.

 

3° C.

L'esilio in pace soffro,

vivendo col mio Sposo.

Dolce è la mia catena

che lega al Dio Geloso!... Es 34,14

 

4° C.

O Gelosia divina,

tu m'hai ferito il cuore!

Per tutta la mia vita

quiete sarai e gaudio!

 

2° Ritornello

Bruciami tutto l'essere:

vivrò di Gesù solo.

Ormai non voglio essere

che il velo del mio Re!

 

(Teresa di Gesù Bambino del Volto Santo

alla piccola Sorella mille volte cara)

 

 

P 28

 

 

J.M.J.T.

1° marzo 1896

 

Il cantico eterno cantato fin dall'esilio

 

        1  Su riva straniera la tua sposa esule Sal 136,4

può cantare l'eterno cantico d'Amore,

poiché, Gesù Dolce, in terra le concedi

che del fuoco d'Amor come in Cielo bruci.

 

        2  Bellezza suprema, mio Diletto,

a me te stesso doni;

ed io in cambio,

t'amo, Gesù:

così che solo un atto d'amore è la mia vita.

 

        3  Dimenticando la mia miseria grande,

vieni ad abitare nel mio cuore povero.

Il debole mio amore — oh, qual mistero! — (bis)

mi basta ad incatenarti, mio Signore. (bis)

Bellezza suprema, mio Diletto,

a me te stesso doni;

ed io in cambio,

t'amo, Gesù:

così che solo un atto d'amore è la mia vita.

 

        4  Amore che m'infiammi,

l'anima mia pervadi.

Vieni, io ti reclamo,

deh, vieni a consumarmi!

 

        5  Il tuo ardore mi spinge

e voglio senza sosta

inabissarmi in te,

o Divina Fornace.

 

        6  Diventa godimento,

Signor, la sofferenza

quando si slancia l'anima

verso di te per sempre.

 

        7  O Patria mia Celeste,

o gioie di lassù,

l'anima mia estatica

vi gusta in eterno!

 

        8  O Patria mia celeste,

o gioie di lassù,

voi siete solo Amore!

 

 

P 29

 

 

J.M.J.T.

Ricordo del 30 Aprile 1896

 

Alla nostra cara Sorella

Maria della Trinità e del Volto Santo

 

        1  Quanto ci è dolce, Sorella cara,

cantare allegre in questo giorno,

che è il più bello di vita vostra

e vi unisce al Re del Cielo!

 

        2  Immolandosi al Signore,

oggi, l'anima vostra esule

di gran luce s'è vista adorna,

nell'abito immacolato.

 

        3  Ammirando l'anima vostra,

un dì la Trinità santissima

con il suo Fuoco vi marchiava

e svelava la sua bellezza.

 

        4  Contemplando il divin Volto

voi provaste il desiderio

di sprezzare ciò che passa

e che presto dovrà finire.

 

        5  Dal diluvio mondano uscendo,

voi il Cielo avete invocato

ed esso un riparo v'ha dato

del Carmelo nell'arca santa.1

 

        6  Ma voi povera fuggitiva

poi doveste lasciar quell'arca. Gn 8,8

Come colomba assai dolente,

molto a lungo doveste gemere.

 

        7  Il verde ramo dell'ulivo

brillò alfine agli occhi vostri: Gn 8,11

la cara ombra vi indicava

del Carmelo di Lisieux.

 

        8  Lo spazio rapida varcando,

voi veniste a reclamare

presso di noi l'ultimo un posto,2 Lc 14,10

soffrire ed amare voi volendo!

 

        9  Gesù, se stesso immolando,

ci ha detto l'ultimo suo giorno:

«Dare la vita per l'amato Gv 15,13

è il più grande amor possibile».

 

10S'è tutto acceso il vostro cuore

alle parole benedette.

Al buon Gesù, l'Amato vostro,

vita per vita avete dato.

 

      11  Voi siete felice vittima3

immolata all'Amor vero,

e Gioia e Pace voi gustate

consumandovi ogni giorno.

 

      12  Amore anela la vostra anima,

Amore astro luminoso

che sarà il martirio vostro,

l'Amor che il Ciel vi aprirà.

 

(Alla nostra Madre)

 

      13  Grazie a voi, o Madre cara,

vista abbiamo stamattina

una nuova e bianca Ostia

immolarsi al santo Agnello.

 

      14  Vostra gloria sia quest'ostia:

che Gesù farà risplendere

nel Ciborio4 misterioso

che il cuor vostro ha riempito.

 

 

P 30

 

 

Glossa sul Divino

 

Composta dal Nostro Padre San Giovanni della Croce

e messa in versi dalla più piccola delle sue figlie

per festeggiare la Professione della sua cara sorella

Suor Maria della Trinità e del Volto Santo

 

Senza sostegno e con sostegno,

senza luce ed allo scuro stando,

vado d'Amore consumandomi...

 

        1  Al mondo (che gioia immensa!)

io ho detto eterno addio!...

Più di me levata in alto,

solo Dio ho per Appoggio.

              5  E io adesso lo proclamo:

stimo presso Lui vedere

e sentire l'anima mia

senza Appoggio appoggiata!

 

        2  Benché soffra senza Luce

in una vita di un sol giorno,

io quaggiù posseggo almeno

dell'Amor la vita eterna!

              5  Sulla via che seguir devo

molti ostacoli riscontro,

ma d'Amore voglio vivere

nelle tenebre dell'esilio.

 

        3  L'Amore, n'ho l'esperienza,

ben profitta (che potenza!)

del bene e male che in me trova:

in sé cambia la mia anima.

             5  Questo fuoco che in me arde

senza sosta il cuor mi penetra.

Nella fiamma che m'attira

vo' d'Amore consumandomi.

 

30 aprile 1896. Teresa di Gesù Bambino del Volto Santo

rel. carm. ind.

 

 

P 31

 

J.M.J.T.

 

Cantico di Suor Maria della Trinità

e del Volto Santo

[Ho sete d'amore]

 

Composto dalla sua piccola Sr. Teresa di Gesù Bambino

 

        1  Nel tuo amore esiliandoti qui in terra,

Divin Gesù, per me tu t'immolasti.

Diletto, l'intera vita mia prenditi:

voglio soffrir, morir per te io voglio!

     R.1              Signore, Tu stesso a noi dicesti:

«Non può uno far di più Gv 15,13

che morire per l'amato».

Ma il supremo mio Amore

sei tu, Gesù!

 

        2  Ormai è tardi e già declina il giorno: Lc 24,29

Signore, vieni e guidami sulla via:

io con la croce salgo la collina; Mt 27,32s.

resta con me, Celeste Pellegrino.

     R.2              Mi risuona la tua voce nell'anima:

voglio somigliarti, mio Signore!

Soffrire, questo io pretendo!

L'infuocata tua parola

mi brucia il cuore! Lc 24,32

 

        3  L'Eterna Vittoria hai tu conseguita

e rapiti gli angeli la cantano.

Ma per entrar nella sublime gloria Lc 24,26

hai dovuto soffrire, mio Signore!

     R.3             Su rive straniere quanti oltraggi

hai tu dovuto per me subire!

In terra voglio vivere nascosta,

in tutto esser ultima, Lc 14,10

per te, Gesù!

 

        4  Mio Diletto, l'esempio tuo m'invita

ad abbassarmi e disprezzar gli onori.

Restar piccola voglio e conquistarti:

il cuor t'ammalierò dimenticandomi.

     R.4              Trovo pace nella solitudine

e nient'altro mai pretenderò.

Piacerti è l'unica mia cura,

la mia beatitudine

sei tu, Gesù!

 

        5  Tu, il Dio grande che tutto il Cielo adora,

notte e giorno in me vivi prigioniero.

Senza posa m'implora la tua voce,

e ripete: «Ho sete d'Amore, ho sete!». Gv 19,28

      R.5            Anch'io sono prigioniera tua

e ridire a mia volta voglio

la preghiera divina e tenera:

«Mio Amato, Fratello mio,

d'Amore ho sete!».

 

        6  D'Amore ho sete: adempi ciò che spero,

accresci in me il Fuoco tuo divino.

D'Amore ho sete e grande è il mio soffrire!

Ah, mio Dio, verso te vorrei volare!

      R.6 L'Amor tuo è il solo mio martirio:

più forte la mia anima

bruciar in me, più ti brama.

Fa' che io muoia, Gesù,

d'Amor per te!

31 maggio 1896

 

 

P 32

 

J.M.J.T.

 

Festa del SS.mo Sacramento, 7 giugno 1896

 

(Aria: «Dieu de paix et d'amour»)

 

Questo è il mio Cielo!

 

        1  Lo sguardo m'occorre del Salvator divino Sal 83,7

per sopportar l'esilio in questa valle in pianto.

Quel suo sguardo d'amor, svelandomi il suo fascino,

presentir m'ha fatto la felicità celeste.

             5  Mi sorride il mio Gesù, se verso lui sospiro;

e la prova della fede più non sento allora.

Del mio Dio lo Sguardo e il Sorriso che rapisce,

ecco il mio Cielo!

 

        2  Il mio Cielo è poter sull'anime attirare,

su la Chiesa mia Madre1 e su tutte le sorelle

le grazie di Gesù e quel suo Divino Fuoco, Lc 12,49

che possa poi bruciare ed allietare i cuori.

             5  Io posso ottenere tutto se nel mistero

colloquio cuore a cuore col mio Re divino.

Questa dolce Preghiera nel suo Luogo Santo,

ecco il mio Cielo!

 

        3  Il mio Cielo si nasconde nell'Ostia piccola

dove Gesù mio Sposo per amor si cela.

Attingo vita a questo Focolar di Dio;

là notte e giorno al dolce Salvatore dico:

             5  «Oh, che istante beato quando, mio Amato,

«vieni con tenerezza a trasformarmi in te!

«Tale unione d'Amore ed ebbrezza ineffabile,

«ecco il mio Cielo!»

 

        4  Il mio Cielo è sentir in me la somiglianza Gn 2,7

con Dio che mi creò col suo Potente Soffio.2

Il mio Cielo è restare sempre in sua presenza,

chiamarlo Padre mio ed essere sua figlia.

             5  Tra le sue divin braccia non temo tempesta.

Totale abbandono3 è la mia sola legge!

Assopirmi sul suo Cuore, vicina al Volto suo,

ecco il mio Cielo!

 

        5  Il Cielo trovo nella Trinità Beata,

che, prigioniera d'amor, nel mio cuore vive.

Lì contemplo il mio Dio e sicura gli ripeto

che servirlo voglio ed amarlo senza sosta.

              5  Il mio Cielo è sorridere al Dio che adoro

e, se vuol celarsi provando la mia fede,

è soffrire in attesa che mi guardi ancora:

ecco il mio Cielo!

(Pensieri di suor S. Vincenzo dÈ Paoli messi in versi

dalla sua piccola sorella Teresa di Gesù Bambino)

 

 

P 33

 

J.M.J.T.

 

Festa del Sacro Cuore di Gesù,

12 giugno 1896

Che cosa vedrò presto

per la Prima volta!

 

        1  Sulla straniera riva io sono ancora, Sal 136,4

ma del gaudio eterno ho il presentimento.

Oh, vorrei abbandonare già la terra

e contemplar del Cielo le meraviglie!

             5  Quando penso alle gioie dell'altra vita,

più non sento il peso del mio esilio,

perché presto verso la Patria vera

io per la prima volta volerò!

 

        2  Dammi ali così bianche, Gesù,

che verso di te io spicchi il balzo!

Volare io voglio agli eterni lidi: Sal 54,7

              5  voglio vederti, mio Divin Tesoro!

In braccio a Maria volare voglio

e riposare su quell'eletto trono,

ricevendo dalla Madre amata

il dolce Bacio per la prima volta!

 

        3  Amato mio, del primo tuo sorriso

fa' che io colga presto la dolcezza

e lasciami nel mio divin delirio!1

Lascia che mi nasconda nel tuo Cuore!

5               Oh, qual istante e che indicibil gioia

quando il suono udrò della tua voce,

quando vedrò del Volto tuo adorabile

lo splendor divino la prima volta!

 

        4  Lo sai,2 l'unico mio martirio,

Cuore Sacro di Gesù, è il tuo Amore.

Se l'anima mia al tuo bel Cielo anela

è per amarti, amarti sempre più!

              5  Senza misura o limiti nel Cielo,

ebbra di tenerezza, t'amerò

e la felicità mi parrà sempre

così nuova come la prima volta!

La sorellina di Gesù Bambino

 

 

P 34

(Aria: «Oui, je le crois»)

Gettar Fiori

 

        1  Gesù, mio solo Amore, alla tua Croce

oh, quanto amo a sera gettar fiori!

Rose di primavera1 a te sfogliando,

il pianto tergerti vorrei2!

 

    R.1              Gettar fiori è offrirti per primizie

i sospir più lievi e i più grandi affanni,

le pene e gioie, i sacrifici minimi!

Ecco i miei fiori!3

 

        2  Sono invaghita della tua bellezza4:

Signor, ti prodigherò olezzi e fiori;

sull'ala della brezza a te gettandoli,

i cuori accendere vorrei!

 

    R.2              Gettar fiori, Gesù, è l'arma mia

quando lotto5 a salvare i peccatori.

La vittoria è mia! Ti disarmo sempre

con i miei fiori!

 

        3  Sfiorandoti il Volto, i petali dicono

che tuo per sempre è il cuore mio, Gesù!

Della mia rosa sfogliata il linguaggio

tu intendi e al mio amor sorridi.

 

    R.3             Gettar fiori è ripeter le tue lodi:

quaggiù fra il pianto è l'unica mia gioia. Sal 83,7

In Cielo con gli angeli verrò presto

a gettar fiori!

 

 

P 35

 

 

16 luglio 1896

A Nostra Signora delle Vittorie1

Regina delle Vergini, degli Apostoli

e dei Martiri

 

        1  Tu che la mia speranza appaghi,

Madre, l'umile canto ascolta

di quell'amor riconoscente

che dal cuor mio di figlia viene!

 

        2  Alle opere d'un missionario2

tu per sempre mi hai unita

coi legami della preghiera,

del dolore e dell'amore.

 

        3  Lui nel mondo andare deve

e annunciare di Gesù il nome;

nell'ombra e nel mistero invece

le umili virtù vivrò.

 

        4  Soffrire, questo io reclamo!

Io amo e desidero la Croce!

Aiutando a salvar un'anima

mille volte morir vorrei! 3

 

        5  Per il Conquistatore d'anime

immolarmi voglio al Carmelo,

diffondendo con lui quel fuoco

che ci portò Gesù dal Cielo. Lc 12,49

 

        6  Con Lui - mirabile mistero! -

amar farò il virgineo nome

della mia Madre tenerissima

fino al Su‑tchuen orientale!

 

        7  Nella mia grande solitudine

voglio i cuori conquistar, Maria!

I peccatori, col tuo Apostolo,

convertirò in capo al mondo.

 

        8  E per lui l'acqua del Battesimo

farà del neonato d'un sol giorno

il tempio dove Dio medesimo

per amore abiterà.

 

        9  D'angioletti4 popolerò

il radioso soggiorno eterno.

Per suo mezzo a schiere i bambini

in volo andranno sù nel cielo.

 

      10  Con Lui la palma potrò cogliere

che amo con tutta la mia anima.

Oh, qual speranza, Madre cara!

Io Sorella sarò d'un Martire5!

......................................................................

      11  Non più in esilio in questa vita,

giunti a sera dell'alto scontro

godremo nella Patria eterna

i frutti dell'apostolato.

 

      12  A Lui l'onor della Vittoria

presso le schiere dei beati;

a me il riflesso6 di sua Gloria

eternamente là nel Cielo!

La piccola sorella d'un Missionario

 

 

P 36

 

 

(Aria: «Près d'un berceau»)

 

Solo Gesù!

 

        1  Il mio cuore ardente vuol darsi senza posa:

mostrar desidera la tenerezza sua.

Ah, il mio amore chi potrà capire?

Qual cuore ricambiarmi vorrà mai?

              5  Ma il contraccambio io pretendo invano.

Gesù, puoi tu solo l'anima appagarmi:

nulla quaggiù incantarmi mai potrebbe:

qui non si trova vera felicità.

Mia sola pace, mio solo gaudio,

mio solo Amore sei tu, Signore!

 

        2  In Te, che alle madri creasti il cuore,

il più tenero dei Padri io ritrovo.

Gesù, mio solo Amore, Eterno Verbo, Gv 1,1

più che materno è il cuor tuo per me.

             5  Mi segui ad ogni istante, di me ti curi;

e quando ti chiamo, oh, tu non tardi!

Se poi talvolta nasconderti tu sembri,

accorrendo m'aiuti a ricercarti.

 

        3  È solo a te, Gesù, che io m'afferro

e, correndo, fra le tue braccia affondo.

Voglio amarti come un piccolo bambino

e, guerriero prode, lottare voglio.

             5  Come un bambino pieno di attenzioni,

Signor, colmarti voglio di carezze;

e nel campo del mio apostolato

a combattere mi lancio da soldato.

 

        4  Il Cuor tuo che serba e ridà innocenza,

mai tradirebbe la fiducia mia.

Signore, riposa in te la mia speranza:

dopo l'esilio, in Cielo verrò a vederti.

             5  Quando in cuor mio si leva la tempesta,

verso te, Gesù, io alzo la mia testa.

Nel misericordioso sguardo tuo

leggo: «Figlia, per te io ho fatto i Cieli».

 

        5  Lo so, i miei sospiri e le mie lacrime

davanti a te splendono affascinanti.

Tua corte in Cielo sono i Serafini,

eppure il mio amore da me mendichi.

             5  Tu vuoi il mio cuore, Gesù, e te lo dono:

tutti i miei gusti a te io li abbandono

e color che amo, mio Sposo e Re,

non voglio ormai amarli che per te!

 

 

P 37

 

 

[Per G. e F. La Néele]

21 agosto 1896

J.M.J.T.

 

        1  Son triste mazzetto di festa

queste mie misere quartine!

Ahimé, i versi alessandrini

in fondo stanno alla mia testa!

 

        2  Ora ricordo: ci occorrevano

«per Francis versi alessandrini».

Io dovevo starmene in silenzio

dopo un ordine sì preciso!

 

        3  Ma, conoscendo l'indulgenza

di Gianna e del Dottore colto,

io senza alessandrini vengo

e l'amata sorella canto.

(Teresa di Gesù Bambino)

 

 

P 38

 

J.M.J.T.

21 agosto 1896

 

Confidenza di Gesù a Teresa

 

        1  Gesù, la mia preghiera ascolta

e l'ardente mio sospiro adempi!

Sceso in terra qual angioletto,

dona a Giovanna un bel bimbetto.

 

        2  Da troppo tempo ormai è atteso

questo del Ciel piccolo esule.

Ma, Signor, tu mi fai capire

il mistero del tuo silenzio.

 

        3  Sì, col silenzio tu mi dici:

«Al Cielo i tuoi sospiri salgono

«e devo a forza trattenermi

«per non esaudirti desideri.

 

        4  «Non è un angelo comune

«colui che a Gianna voglio dare.

«Amo preparar nel mistero

«l'anima sua ed il suo cuore».

 

        5  «Io stesso gli abbellisco l'anima,

«dei miei tesori la riempio.

«Ma in cambio da Giovanna aspetto

«il suo abbandono più completo.

 

        6  «Io con speciale tenerezza

«la predispongo di mia mano,

«poiché alla Chiesa deve dare

«un Pontefice, un grande Santo!».

 

 

P 39

 

 

J.M.J.T.

 

Un Dottore Santo e Celebre

(acrostico)

 

Francis ha scelto questo motto:

Rendere tutto a Dio, all'uomo niente.

A difesa della Chiesa, ecco,

Non ha egli un cuor di fuoco?

Combattendo l'empia scienza,

In modo chiaro ha proclamato:

Sua gloria è quella di Maria!

La figlia del Dottore serafico

Santa Teresa

21 agosto 96

 

 

P 40

 

 

Le Sacrestane del Carmelo

 

  1  Quaggiù è nostro dolce impegno

  preparare per l'altare

  pane e vino al Sacrificio

  che alla terra dona il Cielo!

 

  2  O mistero eccelso! Il Cielo

  si nasconde in poco pane,

  perché il Cielo è Gesù stesso

  che a noi viene la mattina.

 

  3  Non si dan regine in terra

  più felici di noi tutte.

  Nostro ufficio è la preghiera

  che ci unisce al nostro Sposo.

 

4  Or gli onori più mondani

  non si posson comparare

  alla pace pura ed intima

  che Gesù fa pregustare.

 

   5  Santa invidia noi portiamo

  alla cosa che facciamo,

  a quell'ostia bianca ed umile

  che l'Agnello velerà.

 

   6  Ma il suo Amore ha scelte noi,

  Lui è Sposo e Amico nostro

  e noi ostie siamo sue

  che in se stesso vuol cambiare.

 

   7  O del prete gran missione,

  tu quaggiù pur nostra sei!

  Dal Maestro trasformate,

  siam guidate da Lui solo.

 

   8  Con l'amore e la preghiera,

  aiutar dobbiam gli apostoli:

  nostri e loro son quei campi

  di battaglia e siam con essi.

 

   9  Dio nascosto nel ciborio

  e nascosto nel cuor nostro, Is 45,15

  se preghiamo — o meraviglia! —,

  i colpevoli perdona.

 

  10  Nostra gioia e nostra gloria

  è soffrire per Gesù.

  Nel ciborio - il suo bel Cielo! -

  molti eletti metteremo.

 

 

P 41

 

J.M.J.T.

 

(Aria: «Je crois au Dieu»)         (A Suor San Giovanni della Croce)

 

Come voglio amare

 

        1  Gesù Divino, ti prego, ascoltami!

Voglio allietarti con il mio amore;

a te solo, sai, piacere voglio.

Adempi la mia più ardente brama!

              5  Del triste esilio le prove accetto

per compiacerti e consolarti il cuore,

ma ogni prova cambiami in amore,

o mio Sposo, Amato Salvatore!

 

        2  Il tuo amore, o Gesù, io reclamo.

Deve trasformarmi l'amor tuo!

La consumante fiamma in cuor mettimi,

e io potrò amarti e benedirti.

             5  Sì, amarti potrò e benedirti

come si ama e benedice in Cielo.

Io ti amerò con lo stesso amore

con cui tu mi amasti, Eterno Verbo. Gv 1,1

 

        3  Mio Salvator, della vita al termine

vieni a prendermi e non tardare!

L'infinita tenerezza mostrami

e la dolcezza del tuo divino sguardo!

              5  La voce tua amorosa chiamandomi

dica: «Vieni, tutto è perdonato! Lc 7,47

Riposati, mia fedele sposa,

sul cuor mio vieni, mi hai molto amato».

 

 

P 42

 

 

«Bambino, conosci il nome mio»

 

  1  Tu bambino, conosci il mio nome

  e mi chiama il dolce tuo sguardo

  che mi dice: Abbandonati, orsù,

  io guiderò la tua navicella.

 

  2  Con la tua manina di bambino

- o meraviglia! -

  e la tua vocina di bambino

tu plachi il flutto che mugghia intorno Mc 4,39

e anche il vento!

 

  3  Se poi tu vuoi riposarti un poco

  quando forte la tempesta infuria,

  sul mio cuore degnati posare

  la tua cara testolina bionda!

 

  4  Oh, come incantevole sorridi

quando tu dormi!

  Io sempre col mio più dolce canto

  voglio cullarti teneramente,

o bel Bambino!

 

 

P 43

 

 

(Aria: «Au Rossignol»)

La Voliera di Gesù Bambino

 

        1  Per gli esiliati in terra

creò il buon Dio gli uccelli.

Or essi van per monti e valli,

a cinguettar la lor preghiera.

 

        2  I fanciulli lieti ed irrequieti

scelgono quelli preferiti

e in gabbie con dorate sbarre

se li tengono prigionieri.

 

        3  O Gesù, Fratello nostro,

tu per noi il bel Cielo lasci;

ma lo sai, Divin Bambino,

che il Carmelo è tua voliera.

 

        4  La gabbia nostra non è d'oro,

eppur per noi è la migliore.

Noi per boschi e pianure azzurre

più ormai non voleremo.

 

        5  Gesù, i boschetti della terra

non ci possono contentare.

In profonda solitudine

solo a te vogliam cantare.

 

         6 Ci attrai con la manina, o bimbo,

e son vezzose le tue grazie.

Gesù Divino, il tuo sorriso

come uccellini ci cattura.

 

        7  Pura e semplice qui l'anima

ha l'oggetto del suo amore

e, colomba molto timida,

più non teme l'avvoltoio.1

 

        8  E sull'ali della preghiera

salir si vede il cuore ardente

che come allodola leggera

s'alza altissimo cantando.

 

        9  Qui lo scricciolo ed il fringuello

lieti s'odon cinguettare.

Mio Gesù, gli uccellini in gabbia Mt 6,26

van gorgheggiando il nome tuo.

 

      10  L'uccellino canta sempre:

non l'inquieta mai la vita;

di poco miglio si contenta

e mai semina quaggiù. Sal 144,16

 

      11  Così noi nella voliera

tutto abbiam dalla tua mano:

sola cosa necessaria Lc 10,42

è amarti, Divin Bambino.

 

      12  Le tue lodi allor cantiamo

coi celesti puri Spiriti.

Essi,2 è noto, aman molto

gli uccellini del Carmelo.

 

      13  Gesù, per tergere le lacrime

che tu versi pei peccatori,

gli uccelli narrano il tuo fascino

e col canto t'acquistan cuori.

 

      14  La triste terra abbandonando,

nell'udire il tuo richiamo,

questi uccelli di voliera

s'alzeranno verso il Cielo.

 

      15  Con le schiere luminose

dei gioiosi Cherubini,

Divin Bimbo, le tue lodi

noi nel Cielo canteremo.

 

 

P 44

 

 

«Se qualcuno è molto piccolo

venga a me» (Proverbi)

 

(Aria: «La rose mousse» oppure «Le fil de la Vierge»)

 

Ai miei Fratellini del Cielo

 

        1  Con che tenerezza, o felici Bimbi, Mc 10, 13.16

il Re dei Cieli

benedicendovi vi carezzava

le gioiose fronti.

             5  Simbolo eravate degli Innocenti;

ed io intravedo

i beni che in Ciel vi dà senza limiti

il Re dei re.

 

        2  Voi contemplaste le ricchezze immense

del Paradiso,

d'ogni amara tristezza nostra ignari

piccoli Gigli.

         5  Bocci profumati, all'aurora colti

dal mio Signore,1

il dolce Sol d'Amore che vi schiuse2

era il suo Cuore!

 

        3  Estreme cure, tenerezza insolita

e grande amore

lieta vi prodiga la Madre Chiesa,

bimbi di un giorno!

             5  Nelle sue braccia foste offerti a Dio

come primizie.

Delizia del bel Cielo blu sarete

per tutti i secoli.

 

        4  Bimbi, voi formate del dolce Agnello Ap 14,3-4

il verginal corteo

e cantar potete - qual privilegio! -

un canto nuovo!

         5  La gloria dei conquistatori avete

senza lottare.

Il Salvator per voi vittoria colse,

gran vincitori!

 

        5  Non vediam brillare preziose pietre

nei vostri riccioli:

i capelli vostri d'oro e seta brillano

e i cieli incantano.

        5  V'appartiene tutto:3 palme, corone,

scrigni dei Santi.

Nella Patria le lor ginocchia,4 Piccoli,

son ricchi troni!

 

        6  Assieme agli angioletti voi giocate

presso l'Altare,

e coi canti infantili, o allegre schiere,

Dio deliziate.

             5  Il buon Dio v'insegna come crea le rose,

gli uccelli, i venti.5

Quaggiù nessun genio conosce tanto

quanto voi, Bimbi!

 

        7  Del firmamento sollevando i veli

misteriosi,

con le manine voi prendete gli astri

sì sfavillanti.6

         5  Lasciate, correndo, una traccia argentea

spesso la sera.

Se la bianca via lattea in ciel contemplo,

mi par vedervi.

 

        8  Finendo le feste, in braccio a Maria

vi rifugiate:

nel suo stellato velo voi appoggiate

le teste bionde.

         5  L'infantile audacia vostra piace a Dio,

Folletti amabili!

Carezzate il Volto suo adorabile:7

che favore!

 

        9  Santi Innocenti, il Signore a modelli Mc 10, 13.16

mi ha dato voi.

Qui sarò vostra immagine fedele,

o miei Bimbetti.

         5  Deh, le virtù dell'infanzia ottenetemi:

quel candore,

quell'abbandono e l'innocenza amabile

che il cuor m'incantano.

 

      10  Signor, tu sai dell'anima mia esule

i voti ardenti.

Bel Giglio della valle, vorrei cogliere Ct 2,1

i gigli splendidi.

         5  Boccioli amo e cerco primaverili

per compiacerti.

Tu di battesimal 8 rugiada irrorali

e dopo coglili.

 

      11  Accrescer l'innocente schiera candida

io pur voglio.

Le pene e gioie offro, in cambio d'anime

d'altri bambini.

          5 Fra gli Innocenti io reclamo 9 un posto,

o Re dei Santi;

con essi il dolce Volto in Ciel baciarti

vorrò, Gesù!

 

 

P 45

 

 

(Aria: «Rêve, parfum ou frais murmure»)

 

La mia Gioia!

 

        1  Quaggiù ci sono anime

che gioia invano cercano.

Invece per me è il contrario:

la gioia mi sta nel cuore

             5  e non è una gioia effimera:

per sempre la posseggo

e rose di primavera

m'arridono ogni giorno.

 

       2  Troppo son felice, è vero:

io sempre il voler mio faccio.

Potrei allor far la triste

e la letizia occultare?

             5  Mia gioia il dolor amare:

se pur piango, io sorrido

e accetto riconoscente

le spine e le rose insieme.1

 

       3  Quando s'oscura il Cielo

e par voglia abbandonarmi,2

mia gioia è star nell'ombra

e nascondermi ed abbassarmi.

             5  Mia gioia è il Volere Santo

di Gesù, mio amore unico.

Così fiduciosa vivo

e amo la notte come il giorno.3

 

        4  Restare piccola è mia gioia4

così, se cado sul cammino,

rialzarmi posso presto

e Gesù che mi dà la mano.

              5  Di carezze ricolmandolo,

io gli dico che è il mio tutto.

Si sottrae alla mia fede?

Io raddoppio in tenerezze.

 

        5  Quando a volte verso lacrime,

è mia gioia ben celarle.

Come affascina il soffrire

se di fiori lo si copre!

             5  Soffrir voglio e pur tacere,

consolando il mio Gesù.

Veder godo che sorride,

mentre ho il cuore nell'esilio.

 

        6  Gioia mia è lottare sempre

degli eletti generandogli.

Arde il cuor di tenerezza

e ripete al suo Gesù:

              5  «Io per te, Divin Fratello,

«son felice di soffrire.

«Sola gioia in questa terra

«è poterti rallegrare!

 

        7  «Ancor molto voglio vivere,

«Signore, se lo desideri.

«Lassù in Ciel vorrei seguirti,

«se piacere5 ti facesse.

              5  «L'amor, fuoco della Patria,

«mai cessa di consumarmi.

«Morire o vivere che conta?

«Gesù, è amarti è la mia gioia!».

 

 

P 46

 

 

J.M.J.T.

 

Al mio Angelo Custode

 

(Aria: «Par les chants les plus magnifiques»)

 

        1  Glorioso mio Custode dell'anima,

che rifulgi nel Cielo sì bello

quale dolce e purissima fiamma

presso il trono dell'Eterno Iddio,

              5  tu per me sulla terra discendi:

e di splendida luce avvolgendomi

sei tu, bell'Angelo, mio Fratello

e mio Amico e mio Consolatore!

 

        2  Di me tu sai che sono molto debole

e attento per mano1 mi conduci.

Vedo che teneramente scosti

il sasso che sta sulla mia strada.2

             5  Sempre la tua dolce voce m'indica

di guardar soltanto verso il Cielo.

Più mi vedi umile e piccina,3

più si fa radiosa la tua fronte.

 

       3  Tu che tutto lo spazio percorri

più rapido del baleno in cielo,

or vola, ti supplico, al posto mio

accanto a quanti mi son cari.

             5  Con l'ala asciuga le lor lacrime,

canta quanto Gesù è buono,

canta come il soffrire ha un fascino

e sottovoce il mio nome mormora!

 

        4  Salverò nella mia breve vita

i miei fratelli peccatori.4

O tu, bell'Angelo della Patria,

dona a me i tuoi fervori santi.

             5  Altro io non ho che i sacrifici

e la vita povera ed austera:

offri tu tutto alla Trinità

insieme alle gioie tue celesti.

 

        5  L'eterno Regno e la Gloria a te

con le Ricchezze del Re dei re;

l'umil Ostia del Ciborio a me,

ed a me il tesoro della Croce.

             5  Con questa Croce e con l'Ostia insieme

e col celeste tuo soccorso

attendo in pace dell'altra vita

le gioie che sempre dureranno.

Alla mia cara Suor Maria Filomena

come ricordo della sua piccola figlia.

Teresa di Gesù Bambino del Santo Volto

rel. carm. ind.

 

 

P 47

 

(Aria: «Les adieux du Martyr»)

 

A Teofano Vénard

 

Prete delle Missioni Estere,

martirizzato nel Tonchino a 31 anni d'età

 

  1  Tutti gli eletti cantan le tue lodi,

  o Angelico Martire Teofano!

  Io ben lo so: tra le falangi Sante

  aspira il serafino di servirti.

  5  Esiliata qui in terra, io non posso

  unir la voce a quella degli Eletti;

  voglio allora sulla straniera riva

  le tue virtù cantare sulla lira.

 

2  Il breve esilio tuo fu dolce canto

  che toccar molti cuori ben sapeva:

  e per Gesù il tuo animo poetico1

  spuntar faceva dei continui fiori.

  5  Verso il celeste mondo tu salendo

  pur cantasti un addio primaverile.

  Mormoravi: «Io, piccolo ed effimero

  per primo nel bel Cielo me ne vado».2

 

  3  Beato Martire, nel tuo supplizio

  la gioia di soffrire tu provasti:

  per Dio soffrire ti sembrò godere.

  Vissuto e morto sei con il sorriso.

  5  Ed al tuo boia t'affrettavi a dire,

  quando t'offriva d'abbreviar la pena:

  «Più perdura il mio martirio acerbo,

  per me più vale e io più lieto sono».3

 

  4  Il Re dei Cieli, o Giglio verginale,

  t'esaudì di tua vita a primavera.

  In te io vedo il Fiore già sbocciato

  che il Signore per suo piacere4 colse.

  5  Ed ora che non sei più esiliato

  ammirano i Beati il tuo splendore.

  La Rosa d'Amore, l'Immacolata,

  del tuo profumo la freschezza aspira.

 

  5  L'armi tue prestami, di Cristo milite!5

  Per i peccatori vorrei lottare

  e soffrire della tua palma all'ombra.

  Tu proteggimi, sostieni il braccio mio!

  5  Per loro voglio, combattendo sempre,

il Regno dei Cieli d'assalto prendere, Mt 11,12

perché il Signore non portò la pace Mt 10,34

su questa terra, ma la Spada e il Fuoco. Lc 12,49

 

  6  Pur io l'amo quell'infedele spiaggia

  che fu l'oggetto del tuo ardente amore.

  Io verso quella volerei con gioia

  il giorno che il buon Dio mi ci chiamasse.

5  Ma ai suoi occhi non ci son distanze,

  l'universo è per Lui soltanto un punto.

  Il mio fiacco amore e il dolor mio piccolo,

  cari a Dio, Lo fanno da lontano amare.

 

  7  Ah, s'io fossi un fior primaverile

  e il Signore presto volesse cogliermi!

  Io ti scongiuro, Martire Beato:

  dal Cielo scendi alla mia ora ultima.6

  5  Alle virginee fiamme del tuo amore

  avvampami in questo mortal soggiorno;

  e io potrò volare assieme all'anime

  che formeranno l'eterno tuo corteo!

 

 

P 48

 

 

Le mie Armi

 

(Cantico composto per il giorno d'una professione)

(Aria: «Partez, Hérauts de la bonne nouvelle»)

 

«Rivestitevi dell'armatura di Dio, per poter resistere alle insidie del diavolo» (S. Paolo) Ef 6,11

«La sposa del Re è terribile come un esercito schierato in battaglia, Ct 6,2 è simile a un coro di musica in un campo di armati» (Cant. dei cant.). Ct 7,1 (Volg.)

 

        1  Dell'Onnipotente ho vestito l'armi.1

La sua mano s'è degnata ornarmi

e ormai quaggiù nulla m'allarma più.

Dal suo amore chi mi separerà? Rm 8,35

              5  Lanciandomi al suo fianco nell'arena,

io né ferro né fuoco temerò.2

Sapranno i nemici che son regina

e che di un Dio la Sposa sono3!

Gesù, sino alla sera della vita

            10  porterò l'armatura che ho indossata Ef 6,11

sotto il tuo adorato sguardo; e livrea bella

saranno i miei sacri Voti.

 

        2  O Povertà, mio primo sacrificio,

ovunque mi seguirai finché io muoia,

perché, lo so, per vincere la gara1Cor 9

l'atleta deve in tutto distaccarsi. 24‑25

             5  O mondani, provate e pena e scrupolo,

amari frutti dell'orgoglio vostro!

Lieta nell'arena la palma colgo

di santa povertà.

Gesù ha detto: «È con la violenza Mt 11,12

10che il regno dei Cieli va conquistato».

Ecco: la Povertà sarà mia Lancia Ef 6,17

e mio glorioso Elmo.

 

        3  La Castità mi fa sorella agli Angeli,

che son puri Spiriti vittoriosi.

Volerò fra le loro schiere un giorno,

ma lottar con loro devo in esilio devo;

             5  devo lottare senza riposo e tregua

per il mio Sposo, Signor dei Signori.

La Castità è la mia celeste Spada4

che i cuori a lui può conquistare.

Con essa sono vinti i miei nemici;

10io con essa sono - gioia ineffabile!-

la Sposa di Gesù!

 

        4  In mezzo alla luce l'altero Angelo

ha gridato: «Io mai obbedirò!».5 Ger 2,20

Nella notte del mondo io grido invece:

«Sempre io voglio obbedir quaggiù».6

              5  In me un'audacia santa sento nascere:

dell'intero inferno il furore sfido:

l'Obbedienza è la mia Corazza forte Ef 6,14-16

e lo Scudo del mio cuore.

Quella gloria voglio, Dio degli Eserciti, 1Re 19,10.14

10che è la volontà in tutto sottomettere,

perché l'Obbediente vittoria canta Pro 21,28 (Volg.)

tutta l'eternità.

 

        5  Se ho l'armi potenti del Guerriero,

se l'imito gagliarda combattendo

come la Vergine di grazie adorna,

anch'io voglio combattere e cantare.

             5  Della tua lira fai vibrar le corde,

Gesù; e quella lira è il mio cuore.7

Io cantar potrò la dolcezza e forza

delle tue Misericordie. Sal 88,2

Io sfido sorridente la mitraglia

10e fra le braccia tue, Sposo divino,

cantando morire vorrò sul campo,8

con l'Armi in pugno.

 

 

P 49

 

 

J.M.J.T.

 

Alla Madonna del Perpetuo Soccorso

 

(1ª strofa)

Madre Amata, dai teneri miei anni

l'Immagine tua dolce il cuor m'ha preso:

negli occhi tuoi leggevo tenerezza

e presso te trovavo la bontà.

 

(Ritornello)

Sulla Celeste riva, Maria Vergine,

per sempre ti vedrò dopo l'esilio;

ma la tua mite Immagine qui intanto

di Perpetuo Soccorso è per me.

 

(2ª strofa)

Quand'ero saggia e obbediente assai

pensavo sempre che tu mi sorridessi;

e se alle volte ero un po' cattiva

credevo veder che per me piangevi.

 

(3ª strofa)

Esaudendo la mia preghiera ingenua,

mi dimostravi il tuo materno amore.

Nel contemplarti già gustavo in terra

le celesti delizie anticipate.

 

(4ª strofa)

Quando combatto, o mia Madre amata,

nella lotta il mio cuore tu rafforzi,

perché sai che, la sera della vita,

voglio al Signor offrire Sacerdoti.

 

(5ª strofa)

Sempre, sempre, o Effigie di mia Madre,

mia gioia tu sarai e mio tesoro!

Pur vorrei che nella mia ora estrema

su te il mio sguardo si posasse ancora.

 

(Ultimo ritornello)

E poi, volando alla celeste riva,

mi siederò sui tuoi ginocchi, Madre,

così potrò senza misura alcuna

ricevere i tuoi baci tanto dolci!

 

Ricordo d'un ritiro benedetto - Marzo 1897

(Teresa di Gesù Bambino alla sua piccola Sorella)

 

 

P 50

A Giovanna d'Arco

 

        1  Quando, dandoti vittoria il Dio Forte, 1Re 19,10.14

cacciasti lo straniero e il re consacrar facesti,

Giovanna, nella storia divenisti celebre

e impallidì davanti a te ogni altro capo.

 

        2  Ma gloria ancora effimera era quella:

a te mancava l'aureola dei Santi.

Così l'Amato t'offrì l'amara coppa Mt 20,22-23

e il mondo rigettò te come già Lui.

 

        3  In uno oscuro carcere incatenata,

l'aspro nemico t'abbeverò di pene.

Nessun amico spartì con te i dolori,

nessuno s'offrì per asciugarti il pianto.1

 

        4  Giovanna, nel cupo carcere splendevi,

bella più che se il re consacrar dovessi.

Quel celeste raggio della gloria eterna

chi dunque te lo portò? Il tradimento!

 

        5  Ah, se il Dio d'amore non fosse mai venuto

a cercar, nel pianto, morte e tradimento, Sal 83,7

ora per noi il dolore non avrebbe fascino;

ma ormai l'amiamo: il tesoro nostro è questo!

 

 

P 51

 

J.M.J.T.

 

(Aria: «Le fil de la Vierge» oppure «La rose mousse»)

19 maggio 1897

Una Rosa sfogliata

(“Le parole sottolineate si devono scrivere con caratteri corsivi”: Nota di Teresa).

 

       1  Vedendoti, Gesù, sorretto da tua madre

lasciar le braccia sue

e vacillante tentare i primi passi

sulla triste terra,

io davanti a te sfogliar vorrei una rosa

nella sua freschezza,

perché il tuo piede si posi dolcemente

sopra un tal fiore!

 

        2  Questa rosa sfogliata è immagine fedele,

Divin Bambino,

del cuore indiviso che a te vuoi s'immoli

in ogni istante.

Sui tuoi altari, Signor, più d'una fresca rosa

ama brillare:

e a te si dona, ma altra cosa io sogno:

voglio sfogliarmi!

 

        3  Nel suo fulgor la rosa fa bella la festa,

Bambino amabile;

ma la rosa sfogliata la si getta al vento

semplicemente;

una rosa sfogliata si dona incurante,

per non più esistere.

Come questa, con gioia a te io m'abbandono,

Gesù piccino.

 

        4  Andar non rincrescesu petali di rose,

            e tali resti

son umile decoro, disposti senz'arte,

            io ben lo vedo.

Gesù, per amor tuo la mia vita ho spesa

            e l'avvenire;

io son rosa appassita agli occhi dei mortali:

            devo morire!

 

        5  Io per te morrò, Bambino, Bellezza eccelsa 1

            - felice sorte! -.

Nello sfogliarmi voglio mostrar che t'amo,

            o mio Tesoro!

Sotto i passi tuoi di bimbo qui nel mistero

            voglio vivere;

e ti vorrei addolcire verso il tuo Calvario

            gli ultimi passi!

 

 

P 52

 

J.M.J.T.

31 maggio 1897

 

L'Abbandono è il frutto delizioso

dell'Amore

 

        1  Quaggiù in terra abbiamo

un Albero stupendo:

si radica - mistero! -

proprio lassù nel Cielo.1

 

        2  Alla sua ombra, niente Ct 2,3

potrebbe mai ferire:

uno vi si riposa

senza temer tempeste.

 

        3  Quest'Albero ineffabile

ha per nome «Amore»

e il suo gustoso frutto2

si chiama «Abbandono».

 

        4  Tal frutto già quaggiù

mi dà felicità.

S'allieta la mia anima

al suo divin profumo.

 

        5  Se tocco tale frutto

mi sembra un gran tesoro;

se in bocca poi lo porto

m'è più soave ancora. Ct 2,3

 

        6  Mi dona in questo mondo

un oceano di pace:

in sì profonda pace

riposo senza fine.

 

        7  Soltanto l'Abbandono

mi spinge a te, Gesù:

per esso posso vivere

la vita degli Eletti.

 

        8  A te io m'abbandono,

o mio Divino Sposo,

e io nient'altro ambisco

che il dolce sguardo tuo.

 

        9  Sorriderti io voglio,

dormendo sul tuo cuore;

e ancora voglio dirti

che t'amo, mio Signore!3

 

      10  Come la margherita

dal calice vermiglio,

piccolo fiore anch'io

al sole mi dischiudo.

 

      11  Soave Sol di vita

e Amabile mio Re,

è l'Ostia tua divina

piccina quanto me!

 

      12  Di sua Celeste Fiamma

il luminoso raggio

nel cuore mi fa nascere

perfetto l'Abbandono.

 

      13  Possono abbandonarmi

tutte le creature:

accanto a te, tranquilla,

saprò ben io che fare.

 

      14  Se anche tu mi lasci,

Tesoro mio divino,

senza le tue carezze

sorridere io voglio.

 

      15  In pace voglio attendere,

Gesù, il tuo ritorno,

senza ch'io mai sospenda

i canti miei d'amore.

 

      16  Oh, niente mai mi turba,

nulla mi può inquietare.

Più alto dell'allodola

volare sa il mio cuore.

 

      17  Di sopra delle nubi

il cielo è sempre azzurro:

le rive là si toccano

dove il Buon Dio governa.

 

      18  La gloria in pace attendo4

della Celeste Casa,

ché nel Ciborio trovo

d'Amore il dolce frutto.

 

 

P 53

 

 

Per Suor Maria della Trinità

 

        1  Signor, m'hai scelta dall'età mia più tenera,1

e opera posso dirmi del tuo amore.

Mio Dio, vorrei nella mia riconoscenza

oh, quanto vorrei poterti ricambiare!

             5  Gesù, mio Amato, qual privilegio è questo?

Piccolo nulla,2 che avevo per te fatto?

Or mi vedo messa nel corteo regale Sal 44,15‑16

delle tue vergini, Divin Re amabile.

 

        2  Ah, io son solo la debolezza stessa!

Mio Dio, tu sai che virtù io non posseggo,

ma sai che l'amico3 unico che amo

e che m'affascina sei tu, Gesù dolce!

             5  Quando nel mio cuore giovane s'accese

la fiamma dell'Amore, tu l'esigesti.

E tu solo contentar potevi un'anima

che d'amore abbisognava all'infinito.

 

        3  Come un agnello lontano dall'ovile,

io lieta scherzavo, ignara del pericolo.

Ma, Regina celeste, Pastora amata,

sapevi con segreta mano proteggermi.

              5  Io giocavo sull'orlo dei precipizi,

ma del Carmelo la cima m'indicavi.

Comprendevo allora le delizie austere

e che amar dovevo per volar in Cielo.

 

        4  Signor, tu hai cara la purezza angelica

d'un animo di fuoco che in cielo naviga,

e ami pure il giglio nato in mezzo al fango

che sempre ha conservato il tuo puro amore.

              5  Dio, se lieto è l'angelo vermiglio d'ali

che davanti a te risplende di purezza,

già quaggiù la gioia mia alla sua somiglia

perché ho il tesoro della verginità!4

 

 

P 54

 

J.M.J.T.

Maggio 1897

(Aria: «Pourquoi m'avoir livré l'autre jour, ô ma Mère»)

 

Perché t'amo, Maria

 

        1  Io vorrei, Maria, cantare perché t'amo

e al tuo dolce nome trasalisco1 in cuore;

e ancor perché la suprema tua grandezza

mai potrebbe il mio animo intimidire.

5               Se nella sublime gloria t'ammirassi

mentre i beati tutti in splendore superi,

mai credere potrei che ti sono figlia:

e gli occhi abbasserei innanzi a te, Maria.

 

        2  Perché un figlio possa amare la madre sua,

essa ha da spartir con lui le pene e piangere.

O Madre amata, sulla straniera riva

quanto tu piangesti per attrarmi a te!

5La vita tua nel Vangelo santo medito,

osando guardarti ed accostarmi a te.

Non m'è difficile credermi tua figlia:

mortale e dolente come me2 ti vedo.

 

        3  Del Ciel un angelo t'offre d'esser Madre Lc 1,31-33

del Dio che in eterno sempre regnerà;

ed ecco, Maria, tu scegli - che mistero! -

della verginità il tesoro ineffabile.

              5  Comprendo, Immacolata, che la tua anima

al Signore è più cara del Paradiso,

e che il tuo cuor, ch'è Valle Mite ed Umile Mt 11,29

può contener Gesù, d'Amore Oceano.3

 

        4  T'amo, Maria, quando ti chiami serva Lc 1,38

del Dio che tu conquisti con l'umiltà.

Per tal virtù nascosta sei onnipotente

e nel tuo cuore attiri la Trinità.

              5  Ecco, t'adombra lo Spirito d'Amore Lc 1,35

e il Figlio uguale al Padre s'incarna in te. Gv 1,14

Egli avrà molti fratelli peccatori;

ché Gesù si chiamerà tuo primogenito! Lc 2,7

 

        5  Madre amata, io nella mia piccolezza

come te4 possiedo in me l'Onnipotente.

Ma perché son debole io non mi turbo:

i tesori della madre vanno ai figli

             5  e io son figlia tua, diletta Madre.

Mie sono le tue virtù, mio è il tuo Amore!

E quando in cuore mi scende l'Ostia bianca,

di riposar in te crede Gesù Agnello!

 

       6  Tu mi fai capire che m'è ben possibile

l'orme tue seguir, Regina degli Eletti.

La via stretta al Cielo l'hai resa visibile, Mt 7,14

praticando sempre le virtù più umili.

              5  Vicino a te, Maria, amo restar piccola:

vedo le grandezze umane tanto vane.

Presso Elisabetta, che ti accoglie in visita, Lc 1,39-40

l'ardente carità imparo a praticare.

 

        7  Io rapita ascolto, o Regina degli Angeli,

il sacro cantico che dal cuor5 ti sgorga. Lc 1,46-55

A intonar m'insegni le divine lodi

ed a gloriarmi in Gesù, mio Salvatore.

              5  Le tue parole d'amore, rose mistiche,

profumare 6 dovranno i venturi secoli.

L'Onnipotente ha fatto in te grandi cose

e meditarle io voglio per benedirlo.

 

        8  Quando Giuseppe il giusto ignora il miracolo Mt 1,19

che tu vorresti nell'umiltà celare,7

piangere lo lasci presso il Tabernacolo

che vela del Signor la bellezza eterna.

             5  Amo, Maria, l'eloquente tuo silenzio!

Esso per me è dolce concerto armonioso!

Mi dice la grandezza e l'onnipotenza

di chi l'aiuto dal Cielo solo aspetta.

 

        9  Vedo voi, Giuseppe e Maria, più tardi

respinti dagli abitanti di Betlemme.

Nessuno accoglie voi poveri stranieri

nella sua locanda: il posto è per i grandi!

             5  Il posto è per i grandi; e là in una stalla

la Regina dei Cieli partorisce un Dio. Lc 2,7

O Madre cara, quanto m'appari amabile

e come sei grande in un luogo così umile!

 

      10  Quando io vedo l'Eterno avvolto in fasce Lc 2,7

e il vagito sento del Divino Verbo, Gv 1,1

o Madre amata, più non invidio gli Angeli:

m'è Fratello amato il forte lor Signore.

             5  Come t'amo, Maria, che il tuo Divin Fiore Ct 2,1

hai fatto dischiudere sulle nostre rive!

E amo te che magi e pastori ascolti Lc 2,19

e tutto con cura nel tuo cuore serbi!

 

      11  Amo te che confusa fra l'altre donne

i tuoi passi volgi verso il tempio santo. Lc 2,22-35

E amo te che il Salvator nostro presenti

al santo Vecchio che in braccio suo lo stringe.

              5  Dapprima sorrido ascoltando il suo canto,

ma poi i suoi accenti mi muovono al pianto.

Col profetico sguardo spinto in avanti,

egli t'annuncia di una spada i dolori.

 

      12  Regina dei martiri, l'ultima sera

spezza il tuo cuore questa spada crudele. Lc 2,35

Ma presto la patria lasciare devi Mt 2,13-15

e la furia fuggir d'un re ingelosito.

              5  Nel velo tuo avvolto, Gesù dorme in pace;

Giuseppe t'esorta a partire di fretta

e pronta e obbediente tu subito sei:

tu vai senz'indugio e senza obiettare.

 

      13  In terra d'Egitto, io credo, o Maria Mt 2,13‑15

rimane gioioso in povertà il tuo cuore.

Non è forse Gesù la Patria più bella?

Che t'importa l'esilio se il Ciel possiedi?

              5  Ma un dolor grande provi a Gerusalemme Lc 2,41-50

e il cuore t'inonda come vasto mare:

Gesù si sottrae 8 alla tua tenerezza

per tre giorni e questo è il vero duro esilio!

 

      14  Infine lo scorgi e la gioia ti porta! Lc 2,48-50

E dici al Fanciullo che i dottori incanta:

«O Figlio mio, perché tu m'hai fatto questo?

Tuo padre ed io ti cercavamo in pianto».

              5  Il Dio Fanciullo (che profondo mistero!)

risponde alla Madre che le braccia tende:

«Perché mi cercavate? Devo occuparmi

dell'opera del Padre: l'ignoravate?».

 

      15  M'insegna il Vangelo che cresce in sapienza

Gesù, sottomesso a Maria e Giuseppe;

e il cuore mi dice con qual tenerezza

è sempre obbediente ai genitori amati.

              5  Io ora comprendo il mistero del tempio

e le arcane parole del Re Amabile.

O Madre, tuo Figlio ti vuole modello

di chi nella notte Lo cerca con Fede.

 

      16  Poiché il Re celeste la Madre sua volle

in notte profonda con l'angoscia in cuore,9

è un bene, Maria, soffrire qui in terra?

Soffrire amando è la gioia più pura! 10

             5  Gesù può riprendersi quanto m'ha dato:

per me non si spiaccia, tu diglielo pure.

Se pur si nasconde, saprò io aspettarlo

finché non si spenga nel Ciel la mia fede.11

 

      17  So che a Nazaret, Madre piena di grazia, Lc 1,28

povera eri e nulla di più volevi:

non miracoli o estasi o rapimenti

t'adornan la vita, Regina dei Santi!

             5  In terra è grande il numero dei piccoli

che possono guardarti senza tremare.

La via comune, Madre incomparabile,

percorrere tu vuoi e guidarli al Cielo.

 

      18  Aspettando il Cielo, Madre mia diletta,

con te voglio vivere e seguirti sempre.

Madre, contemplandoti m'immergo estatica

negli abissi d'amore che in cuor ti scopro.

             5  Il materno tuo sguardo scaccia il timore

e a piangere e a gioire esso m'insegna.

Le gioie pure e sante non disprezzi,

le condividi, invece, e le benedici.

 

      19  A Cana gli sposi tu vedendo inquieti Gv 2,2-11

- non possono nasconderlo, manca il vino -

tu sollecita lo dici al Salvatore,

sperando aiuto dal suo divin potere.

             5  Gesù prima pare opporsi alla richiesta:

«Che importa a me e a te, donna?», egli dice,

ma in fondo al cuore ti sente Madre sua

e per te egli compie il primo miracolo!

 

      20  Quando i peccatori la dottrina ascoltano Mt 12,24-50

di Colui che nel Cielo vuole pur accoglierli,

con essi stai tu, Maria, sulla collina.12

Qualcuno annuncia a Gesù che vuoi vederlo;

              5  e il Figlio tuo Divino all'intera folla

mostra l'immenso amore che per noi prova:

«Chi m'è fratello, sorella e Madre», dice,

«se non chi compie la mia volontà?».

 

      21  Vergine Immacolata, Madre dolcissima,

all'udir Gesù non ti rattristi affatto,

anzi t'allieti ch'Egli ci faccia intendere

che sua famiglia è quaggiù l'anima nostra.13

              5  Sì, tu t'allieti che Egli la vita doni

e della divinità i tesori immensi.

Come non amarti, Madre mia diletta,

per tanto tuo amore e tanta umiltà?

 

      22  Maria, ami noi come Gesù ci ama Gv 13,34

e accetti di staccarti da Lui per noi.

Amare è dare tutto e donar se stessi.

Tu l'hai mostrato restando nostro aiuto.

              5  Sapeva il Salvatore la tua dolcezza

e i segreti ancor del cuore tuo materno.

Ci affida a te, Rifugio dei peccatori, Gv 19,27

la Croce sua lasciando ed in Cielo entrando.

 

      23  Maria, tu m'appari in vetta al Calvario, Gv 19,25

presso la Croce, come all'altare il prete:

offri l'Emmanuele mite, Gesù, Mt 1,23

e così plachi la giustizia del Padre!

             5  Madre addolorata, un profeta l'ha detto:

«Non c'è alcun dolore pari al tuo dolore!». Lam 1,12

Tu resti in esilio, Regina dei martiri,

e del tuo cuore per noi dai tutto il sangue!

 

       24  La casa di Giovanni è il tuo solo asilo: Gv 19,27

supplisce Gesù di Zebedeo il figlio.

Questa notizia il Vangelo dà per ultima, 14

poi più non parla della Regina nostra.

             5  Ma quel silenzio profondo, Madre amata,

non svela forse che il Verbo Eterno vuole Gv 1,1

cantar Lui stesso di tua vita i segreti

e stupire i tuoi figli, del Cielo eletti?

 

      25  Udrò io presto quella dolce armonia,

presto nel Cielo bello verrò a vederti.

Al mattino di mia vita m'hai sorriso:15

vieni e ancor sorridimi, Madre, è già sera!

             5  Non temo più la viva tua gloria eccelsa:16

ho sofferto con te e ti domando adesso

di cantar sui tuoi ginocchi perché t'amo

e sempre ridire che sono figlia tua!

La piccola Teresa...

 

(Le parole sottolineate devono essere scritte in corsivo) (Nota di Teresa).

 

 

 

APPENDICE

Poesie supplementari

 

Fedeli al proposito d'una edizione integrale, abbiamo voluto raccogliere perfino i minimi frammenti poetici di Teresa: pezzi incompiuti, strofette umoristiche scritte di suo pugno, anche se non composte tutte da lei. Di questo complesso disparato di otto «poesie supplementari» vanno considerate soprattutto le tre ultime «melodie d'amore» di Teresa ormai malata, ultime vibrazioni della sua arpa prima del grande silenzio della morte.

La raccolta delle Lettere si chiude con brevi biglietti tracciati a matita con mano tremante. Le parole degli Ultimi Colloqui si rarefanno via via che la stanchezza l'invade. A noi non resta che «guardarla soffrire, sorridere, soffocare, piangere» (DE, p. 510). Ugualmente, dopo il grande canto finale Perché t'amo, Maria, ella compone solo tre piccole e brevi poesie. Ma esse rendono il timbro dell'amore più puro, della tenerezza più squisita: per la sua priora (PS 6), per una compagna colpita dalla sua prossima morte (PS 7), per Gesù‑Ostia che non ha smesso di «abbassarsi» verso la sua «piccolezza» (PS 8).

Poi ella tace. Ma lei che ha così ben compreso e ostinatamente amato il silenzio di Dio, ci avvisa: il suo sarà «il primo pegno dell'ineffabile suo amore» (Cf P 13,13), «fino al giorno eterno che la mia fede si spegnerà» (cfr. P 54, 16).

 

 

PS 1

«O Dio velato»

 

        1  O Dio, velato dai tratti d'un bambino,

il sovrano dei Cieli in te io vedo.

La tua grandezza ritrovo e la potenza

nel mite bagliore dei vivi occhi tuoi.

             5  Se tu volessi, al tuo richiamo gli angeli

a mille schiere ti corteggerebbero;

trapuntando di stelle le tue fasce povere,

direbbero l'amore tuo ineffabile.

 

     R.1  Su una riva straniera io ti vedo,

o mio Dio, Fratello e Salvatore:

tu adesso non puoi parlare ancora,

né possiedi scettro né alcun tesoro.

             5  Adorando il profondo tuo mistero,

io t'offro, o Re Divino, il mio oro.

 

        2  Vieni a salvare in terra, Re del Cielo,

i tuoi fratelli dell'umano genere.

Oh, per tuo amore io vorrei soffrire!

Un giorno tu vorrai per me morire

ed io un segno dei tuoi dolori t'offro.

Brillar già vedo l'aureola di sangue

e bramo conquistarti tutti i cuori,

Gesù Divino, e asciugarti il pianto!

 

     R.2  Prendi la mirra, o Re del Cielo:

mortale vuoi essere anche tu!

(incompiuta)

 

 

PS 2

 

 

«In Oriente»

 

        1  In Oriente una stella è apparsa:

noi seguiamo il suo corso arcano.

Astro santo, la sua luce svela

che in terra è pur nato il Re dei Cieli.

 

        2  Il Cielo ci protegge,

il corteo nostro avanza,

sfidando pioggia e neve,

seguendo l'astro fulgido.

 

        3  Ecco, ciascun s'affretti:

la stella si è fermata.

Entriamo tutti in festa,

quel Bambino adoriamo.

 

 

PS 3

 

 

«Ormai da cinquant'anni»

 

        1  Sulla terra ormai da cinquant'anni,

profumate delle virtù vostre

il nostro umile monastero,

ch'è il palazzo del Re degli eletti.

Ritornello

 

Cantiam, l'ingresso lieto cantiamo

della decana del nostro Carmelo:

è amata da tutti i cuori nostri

qual dono dolcissimo del Cielo.

 

        2  Noi fummo accolte da voi

quando entrammo in questa dimora.

Conosciamo le vostre bontà

e anche il tenero vostro amore.

 

        3  Ci allieterà ben presto gli animi

una festa ancora più bella:

vi porremo allora sulla testa

dei nuovi fiori, liete cantando.

 

 

 

PS 4

 

 

Il Cielo ne è il premio

 

        1  Il Cielo ne è il premio.

La bàttola1 sonora

che anticipa l'aurora

mi fa balzar dal letto.

 

        2  Il Cielo ne è il premio.

Appena ci svegliamo,

vediamo meraviglie

maggiori che a Parigi.

 

        3  Il Cielo ne è il premio.

Nell'umile mia cella

né tende di seta o tulle,

né specchi, né tappeti.2

 

        4  Il Cielo ne è il premio.

Tavolo? Sedia? Nulla!

Non essere mai comode

è felicità per noi

 

        5  Il Cielo ne è il premio.

Non mi turbo vedendo

le mie armi lucenti:

amo il loro tintinnio.

 

        6  Il Cielo ne è il premio.

Mi tocca il sacrificio:

croci, ferri, cilicio3

ecco le armi mie.

 

        7  Il Cielo ne è il premio.

Dopo una breve supplica

si bacia il pavimento:

lo prescrive la regola.

 

        8  Il Cielo ne è il premio.

Nascondo l'armatura

sotto l'abito di panno

e il velo benedetto.

 

        9  Il Cielo ne è il premio.

Se Madonna Natura

si butta a mormorare

io le dico scherzando:

 

      10  Il Cielo ne è il premio.

Digiunare4 è poi facile,

perché rende agilissimi:

se hai fame, tanto peggio!

 

      11  Il Cielo ne è il premio.

Patate, rape e cavoli,

carote e ravanelli

rispettiamo assai poco.

 

      12  Il Cielo ne è il premio.

Noi mai ci sorprendiamo

che a sera si dia solo

del pane e della frutta.

 

      13  Il Cielo ne è il premio.

E passa misurato,

il pane; io lascio poi

la frutta nel mio piatto.

 

      14  Il Cielo ne è il premio.

Di coccio è il mio piatto,

di bosso il cucchiaio;

per forchetta ho la mano.

 

      15  Il Cielo ne è il premio.

Poi ci aduniamo tutte.

e insieme noi parliamo

delle celesti gioie.

 

      16  Il Cielo ne è il premio.

Parlando si lavora:

l'una taglia, l'altra cuce

i paramenti sacri.

 

      17  Il Cielo ne è il premio.

Sulle fronti radiose

è impressa chiaramente

la divina letizia.

 

            18  Il Cielo ne è il premio.

Un'ora passa in fretta:

senza crucciarmi affatto

ridivento eremita.

 

            19  Il Cielo ne è il premio.

Il silenzio s'interrompe

al rumor dei flagelli:5

davvero è assordante.

 

      20  Il Cielo ne è il premio.

Dei colpi che mi infliggo

sessantacinquemila6

è il numero d'un anno.

 

      21  Il Cielo ne è il premio.

Senza pietà né tregua

noi combattiam noi stesse

per tutti i missionari.

 

 

PS 5

 

 

[Per «Santa Marta»,

festa delle Suore Converse]

 

     Rit.

Nobili sorelle di velo bianco,

ci rallegra il cuore festeggiarvi.

 

        1  A Maria dell'Incarnazione

noi offriamo la navigazione;

e una barca assai carina

godrà Henriette, la signorina.

 

        2  Suor San Vincenzo da noi riceve

questo botolo assai vivace,

che abbaiando in giardino

farà la guardia benino.

 

        3  Al carissimo Marthon offriamo

un magnifico maialino.

Certamente lo cavalcherà

quando ai topi gran caccia darà.

 

        4  Or festeggiando Lebon Melania1

tocca a Battista2 dare l'avvio:

le dà un gattino, bell'animale,

un lecca-piatti non tanto male.

 

        5  E che dir mai nell'offrir una brocca?

Ah, noi davvero non sappiam molto.

...................................................................................

Padre mio, sta il Magister qui!

In salvo! Ha un'aria da non so chi!

 

 

PS 6

 

 

[A Madre Maria di Gonzaga]

J.M.J.T.

21 giugno 1897

Anch'io, diletta Madre mia,

voglio dire una parolina.

Ma ti vengono poche idee

quando bevi soltanto latte.

              5  In ogni caso, mia cara Madre,

io vi offro con gran piacere

un bel album per fotografie,

e il cuoricino mio e le cuffie mie!

Teresa di Gesù Bambino

rel.carm.ind.

 

 

PS 7

 

 

[«Il silenzio è il linguaggio dolce»

 

«Questo è il mio comandamento: che vi amiate gli uni gli altri come io vi ho amati» (Gv 16, 12)

 

        1  Il silenzio è il bel linguaggio

degli angeli e degli eletti.

E il segno diventerà

dell'anime che in Gesù s'amano.

 

        2  Sol pensando a sacrificarsi,

amarsi è dato nel Carmelo.

Domani, di delizie avvolte,

lassù nel Cielo ci ameremo.

 

 

PS 8

 

 

[«Tu l'estrema piccolezza mia conosci»]

 

Tu l'estrema piccolezza mia conosci,

ma non temi di abbassarti fino a me!

Ostia Bianca che amo, nel mio cuore vieni,

oh, nel mio cuore vieni che anela a te!

              5  Vorrei che la tua bontà, dopo tal dono,

mi concedesse di morir d'Amore!

Odi, Gesù, il grido che tenero ti invio:

vieni nel cuor mio!

 

 

 

 

NOTE DELLE POESIE

 

 

P 1 – LA RUGIADA DIVINA

 

Data: 2 febbraio 1893. – Composta per: suor Teresa di Sant'Agostino, dietro sua richiesta. – Pubblicazione: HA 98 (undici versi corretti). – Melodia: «Minuit, chrétiens».

 

Un bocciolo di rosa che si schiude al primo raggio di sole, sotto l'effetto della rugiada del mattino: non sorprenderà trovare un'immagine così teresiana al principio delle Poesie.

Con il tranquillo ardimento dei bambini, a suo agio con il mistero, Teresa segue il cammino di questa «rugiada divina». Ella ne riconosce il «profumo mattinale» nel Fiore sanguinante del Calvario; ne ritrova il sapore nel «Pane angelico», il Corpo Eucaristico del Signore, «Verbo fatto ostia» dopo essersi fatto carne mediante Maria. Col tono che le è proprio, Teresa canta, sia pure balbettando, il medesimo Ave Verum di san Tommaso d'Aquino.

Era un'impresa temeraria, per una persona che non aveva mai composto versi, debuttare affrontando un soggetto così difficile. Dietro l'inesperienza, specie nell'impiego delle immagini, si rivela la sua capacità di rendere accessibili, in maniera poetica, i «misteri più nascosti e di un ordine superiore» (LT 134).

Suor Teresa di Sant'Agostino ha raccontato come richiese a Teresa questa poesia (Ricordi di una santa amicizia, pubblicati in VT no 100, ottobre‑dicembre 1985, pp. 241‑255), prima di farle praticare una carità eroica alla fine della vita (cfr. Ms C, 14ro)...

L'allattamento del Figlio di Dio da parte di una Madre Vergine è un aspetto dell'Incarnazione cantato dalla Chiesa per secoli. Teresa ne ha accolto la tradizione dalla liturgia e da diversi autori spirituali (specialmente leggendo L'Anno liturgico di Dom Guéranger). È pure innegabile l'influsso della Vita di suor Maria di San Pietro (cfr. Pr 15, pres.), di cui Teresa di Sant'Agostino era fervente lettrice.

 

NOTE

1. La parola (fr. «rosée») si trova cinquanta volte negli scritti. Normanna, Teresa attinge le sue immagini innanzitutto dalle ricchezze della natura (cf LT 141). La rugiada sarà una metafora del Sangue di Gesù (P 24; PR 2, 8r°), del battesimo (P 44; PR 2, 6v°) o della Eucaristia (LT 240).

2. Termine (fr. «lait») usato molto raramente: quattordici volte (di cui sette in questa poesia); Teresa non ha mai digerito il latte!

3. «Gesù, chi ti ha fatto così piccino? L'amore» (san Bernardo, citato in LT 162).

4. Cfr. P 13, 9, 2+.

5. Cfr. P 13, 4+.

 

P 2 – ALLA NOSTRA MAESTRA

E MADRE AMATA

 

Data: 20 febbraio 1894 – Composta per: Madre Maria di Gonzaga «per festeggiare i suoi sessant'anni». – Pubblicazione: Poésies, 1979.

 

Madre Maria di Gonzaga è Maestra delle novizie da quando, giusto un anno addietro, Madre Agnese di Gesù le è succeduta come Priora. Teresa nel noviziato si occupa di suor Marta di Gesù e di Suor Maria Maddalena, da poco meno di un anno.

 

P 3 – SANTA CECILIA

 

Data: 8 aprile 1894. – Composta per: Celina, per il suo venticinquesimo compleanno, e unita alla LT 161. – Pubblicazione: HA 98 (diciassette versi corretti). – Melodia: Inno Eucaristico «Dieux de paix et d'amour» oppure «Prends mon coeur, le voilà, Vierge, ma bonne Mère».

 

Questa prima poesia scritta spontaneamente da Teresa è anche una «Prima Sinfonia» per la vasta composizione, l'intreccio dei temi, una certa nobiltà di stile e l'articolazione in grandi stanze. È un messaggio a Celina che rimane sola, accanto al padre anziano e solo parzialmente cosciente. Benché già consacrata a Dio con voti privati, è tentata dal matrimonio. Teresa accarezza il sogno di averla con sé al Carmelo (Ms A, 82ro). Per attirarla senza precipitazione ricorre al modo poetico: «la storia di Cecilia» non è forse la parabola profetica della «storia di Celina»? (cfr. LT 161).

            Teresa si industria a «balbettare» sulle relazioni che percepisce tra verginità, matrimonio e martirio. Pur non screditando la stima della sorella per il matrimonio, la orienta tuttavia verso una fecondità ancora maggiore: quella della verginità consacrata.

            Ma la poesia è anche un canto personale dove Teresa esprime la sua «tenerezza di amica» per Cecilia, la «santa da lei preferita» (Ms A, 61vo; cfr. LT 149), che è soprattutto «la santa dell'abbandono»; di questo abbandono Teresa farà presto una delle componenti fondamentali della sua «piccola via».

            Teresa riprende i fattori storici della sua composizione dall'Ufficio proprio del Breviario romano (22 novembre) e da Sainte Cécile et la société romaine aux deux premiers siècles [Santa Cecilia e la società romana nei due primi secoli] di Dom Guéranger, Firmin‑Didot, Paris 1875.

 

NOTE

            1. Cfr. Ms A, 22ro; P 18, 47; e VT no 61, gennaio 1976, p. 74.

            2. I vv. 29‑32 sono già un annuncio della «piccola via».

            3. Cfr. il commento di Giovanni della Croce nel Cantico spirituale, str. 35 (trad. it., str. 35, 3-5, pp. 692-693).

            4. Teresa, dal 1889, ha scoperto non solo il Volto doloroso, ma anche il Volto luminoso di Gesù; cfr. LT 95. Ventun menzioni (fr. «Face») nelle Poesie, cfr. P 20+.

            5. Cfr. Ms A, 61vo. Teresa seguirà l'esempio di Cecilia, portando costantemente il Vangelo sul cuore.

            6. In otto versi (61‑68), è concentrato l'essenziale dell'iniziazione cristiana.

            7. Il discorso dell'angelo sviluppa un'idea cara a Teresa, quella della superiorità degli esseri umani sugli angeli (P 10, 9, 1; P 13, 2, 2; LT 83; PR 2, fine, e nota 27; PR 5, 1ro; QG 16.8.4); da qui una certa «gelosia» da parte di questi ultimi.

            8. Questo tocco delicato e fortemente teresiano evidenzia la qualità specifica dell'apostolato di Cecilia e Valeriano: avendo scelto la castità perfetta, genereranno spiritualmente una posterità a loro immagine, innamorata della verginità (cfr. l'esclamazione di Teresa nella brutta copia di P 26; Poésies, II, p. 178).

            9. Gli ultimi quattro versi sono indubbiamente del maggio 1897.

 

P 4 – CANTICO

PER OTTENERE LA CANONIZZAZIONE DELLA VENERABILE GIOVANNA D'ARCO

 

            Data: 8 maggio 1894. – Composta per: se stessa e dedicata a Celina. – Pubblicazione: HA 98 (quindici versi corretti). – Melodia:

            «Pitié, mon Dieu».

            Una poesia patriottica e religiosa in cui l'espressione resta costantemente piuttosto vacua. Teresa mette naturalmente l'accento sulle virtù cristiane e profonde della sua eroina. In poche strofe, ella unisce i temi principali delle sue due «pie ricreazioni» dedicate a Giovanna d'Arco: la vocazione (str. 3 e 4), soggetto di PR 1 (21 gennaio 1894); la missione e la passione (str. 5‑6 e 8‑9), soggetto di PR 3 (21 gennaio 1895); infine, la missione postuma (str. 10-11). La strofa 3 riprende versi di PR 1, 5ro. Sulle circostanze di tale composizione, vedere le introduzioni delle due Ricreazioni.

            L'entusiasmo di Teresa si rivela nei titoli con cui firma la copia originale del cantico: «Un Soldato Francese difensore della Chiesa, ammiratore di Giovanna d'Arco», dedicandolo alla sorella, il «Valoroso cavaliere C. Martin».

 

P 5 – IL MIO CANTO PER OGGI

 

            Data: 1 giugno 1894. – Composta per: suor Maria del Sacro Cuore, dietro sua richiesta, per la sua festa. – Pubblicazione: HA 98 (ventun versi corretti). – Melodia: Inno Eucaristico, «Dieu de paix et d'amour»; oppure «Une religieuse à son crucifix».

 

Questa poesia è nata da un colloquio della primavera del 1894 con Maria del Sacro Cuore. Teresa esprime i loro comuni pensieri per la festa della sorella maggiore. L'immagine, l'atteggiamento dell'anima si snodano armoniosamente e senza forzature lungo tutta la poesia: è l'atteggiamento di un essere debole che non può promettere o domandare nulla per l'indomani, ma che è tutto abbandonato a Dio, e confida nella Sua grazia. Questa poesia, molto ricca, raccoglie in un solo fascio parecchi grandi temi cari a Teresa.

            L'espressione è semplice, con immagini familiari all'autrice, e l'entusiasmo sale in crescendo, pur nella modestia della composizione, grazie al ritornello: «Solo per oggi». La strofa finale è spiccatamente teresiana, con il suo slancio in alto, possente e definitivo.

            La tonalità lamartiniana, che riflette il gusto di Maria del Sacro Cuore, è innegabile. Ma alla constatazione negativa del poeta: «E non abbiamo per noi che il giorno d'oggi» (da L'Homme, L'Uomo), Teresa risponde positivamente: «Ciò che conta per noi è il giorno d'oggi», questo giorno di Dio che ci porta la sua grazia. Va sottolineata la coerenza di questa poesia con tutta la vita di Teresa (cfr. LT 89, 96, 169, 241 e QG 19.8.10).

            A parte Lamartine, si può notare il riferimento a un foglio, «Il mio

            oggi», che Teresa conservava in un libro di suo uso abituale (il testo in Poésies, II, p. 66). Ma la visuale di Teresa supera la prospettiva di pazienza nella sofferenza a cui quel testo si limitava.

 

NOTE

            1. L'“instant”, parola cara a Teresa, che si ritrova centodieci volte negli scritti.

            2. “Inconstance”; unica volta che Teresa usa questo termine.

            3. Questo versetto biblico (Sal 30, 21) riapparirà ancora quattro volte nelle Poesie (P 11, 3; 12, 8; 16, 1; 20, 5) e sarà scelto per l'immagine-ricordo del Sig. Martin.

            4. Cfr. P 25, 7+.

            5. Sulla Vergine Maria come Stella, cf PR 1, 11rovo; PR 3, 12v°; Ms A, 85v°+.

 

P 6 – RITRATTO DI UN'ANIMA CHE AMO

 

            Data: 1 giugno 1894. – Composta per: suor Maria del Sacro Cuore, in occasione della sua festa. – Pubblicazione: Poésies, 1979.

 

            Con la poesia precedente, questo acrostico completa il mazzo che Teresa offre alla sorella maggiore per la festa del Sacro Cuore. Dono strettamente personale, che non sarà diffuso come l'altro cantico. L'impressione di grandezza che se ne sprigiona traduce bene l'ascendente di Maria sulla sua sorellina, figlioccia ed anche «figliolina» dopo l'entrata di Paolina al Carmelo (cfr. LT 49, 75, 113 e 197). Nella traduzione italiana, l'acrostico si è potuto rispettare solo per «Maria» e non per l'intero nome religioso.

 

P 7 – CANTO DI RICONOSCENZA

ALLA MADONNA DEL MONTE CARMELO

 

            Data: 16 luglio 1894. – Composta per: suor Marta di Gesù, in occasione del suo ventinovesimo compleanno. – Pubblicazione: Poésies, 1979.

 

            Pochi versi facili, di interesse più storico che poetico. Ne emerge la delicatezza di Teresa verso la sua novizia (rimasta orfana ad otto anni); sono versi che ci informano più sulla personalità di questa religiosa che sulla vita mariana dell'autrice. Tuttavia va notato che Maria appare già «più Madre che Regina».

 

P 8 – PREGHIERA DELLA FIGLIA DI UN SANTO

 

            Data: agosto 1894. – Composta per: se stessa, in ricordo del papà (morto il 29 luglio). – Pubblicazione: HA 98 (venticinque versi corretti). – Melodia: «Rappelle‑toi».

 

            La prima poesia di Teresa scritta per sé sola. Nelle settimane che seguono la morte del papà, è tutto un flusso di ricordi che riemergono, in un'anima che è nella pace (cfr. LT 170). Teresa ritrova il papà nella preghiera e con lui sfoglia l'album di famiglia.

            «Ricordati» è un'espressione importante del suo vocabolario: espressione di un temperamento atto a registrare tutto in modo indelebile.

            Questa poesia storica, biografica, piccolo ex‑voto nel santuario domestico, dedica una strofa ai genitori Martin, una a ciascuna delle quattro figlie, tre a Teresa stessa, e si conclude con la passione e glorificazione del Sig. Martin. Non si tratta di un semplice richiamo dei fatti; il ricordo si accompagna già ad una interpretazione, come Teresa farà presto nel suo primo Manoscritto.

            Il malaugurato errore di sintassi francese (se souvenir de; in italiano, correttamente, ricordarsi di), che le sarà sempre abituale, sfigura alcuni versi. In compenso ci sono poche scorie in questa meditazione lirica che scorre agevolmente.

            L'anno dopo, Teresa riprenderà la medesima melodia, i medesimi ritmi per un grande poema contemplativo, ricordando a Gesù tutto quello che ha fatto per lei (P 24).

 

NOTE

            1. La Signora Martin è morta da diciassette anni, il 28 agosto 1877.

            2. Sulla certezza che ha Teresa della presenza di suo padre in Cielo, cfr. Ms A, 82vo.

            3. Ciascuna delle sorelle sa che la maggiore, Maria, è la prediletta del padre.

            4. Soprannome dato dal Sig. Martin a Maria, ripreso spesso da Teresa nelle sue lettere al padre.

            5. Soprannome dato dal Sig. Martin a Paolina.

            6. Agnese è stata eletta priora il 20 febbraio 1893.

            7. Leonia, allora alla Visitazione di Caen.

            8. Cfr. LT 142, 161, 165 e Ms A, 82ro.

            9. Per Teresa la sofferenza nasce da una «gloriosa scelta», da uno «sguardo» del Volto Santo, uno «sguardo velato» (LT 120, 127, 134, 140; Pr 12) che si posa su un essere e gli imprime la rassomiglianza con il Servo sofferente.

            10. Quattro volte, nel Ms A, l'attributo gloriosa è applicato alla malattia del Sig. Martin (20vo, 21r°, 49v°, 73ro; cfr. LT 83 e QG 27.5.6).

            11. La decisione è dunque presa: Celina entrerà al Carmelo tra un mese, il 14 settembre.

            12. Due soprannomi dati a Teresa dal Sig. Martin; cfr. LT 46.

            13. Il belvedere dei Buissonnets; cfr. Ms A, 18ro e P 18, str. 12 e 13.

            14. Poiché il capofamiglia è ora nella gloria, anche tutti i membri sono in potenza lassù (cfr. LT 173).

 

P 9 – PREGHIERA DI UNA FIGLIA IN ESILIO

 

            Data: 11 settembre 1894. – Composta per: il P. Almiro Pichon in occasione della sua festa, su richiesta di suor Maria del Sacro Cuore. – Pubblicazione: Poésies, 1979.

 

            P. Pichon è la guida spirituale di Maria del Sacro Cuore dal 1882. Ora ella si sente «in esilio» perché il Padre vive in Canada. I rapporti tra il Carmelo e il gesuita si sono fatti tesi nell'agosto 1894, a proposito della vocazione di Celina; e Teresa ne «ha il cuore straziato», ma «non gliene vuole» (LT 168). La composizione di questo acrostico (almire, il nome di P. Pichon) conferma effettivamente che non esiste alcun rancore.

 

P 10 – STORIA DI UNA PASTORA

DIVENUTA REGINA

 

            Data: 20 novembre 1894. – Composta per: suor Maria Maddalena del SS. Sacramento, in occasione della sua professione. Strofa finale dedicata a Madre Agnese e Madre Maria di Gonzaga. – Pubblicazione: HA 98 (dodici versi corretti); ultima strofa e ultimo ritornello nelle Poésies, 1979. – Melodia: «Tombé du nid».

 

            Già da novizia, Teresa aveva evocato la storia «di una contadinella che un Re potente va a chiedere in sposa» (LT 109). «La pastorella divenuta regina» è uno dei temi più classici del folklore universale, stile romanzo sentimentale. L'immagine, per sua natura, seduce Teresa, sensibile all'alleanza tra il più piccolo e il più grande, tra il‑meno‑che‑nulla e l'eterno; e poi, essa qui si impone da sé, perché Maria Maddalena (un tempo Melania) era effettivamente una pastorella (cfr. PR 7, scena 1).

            Ci voleva Teresa per scrivere una poesia così libera e brillante secondo l'intenzione di una novizia così ripiegata su di sé, e che si chiude di fronte alla perspicacia della Santa. Tuttavia, suor Maria Maddalena le vuol bene: la sua deposizione al Processo Ordinario è uno dei più bei ritratti di Teresa.

            Da parte sua, Teresa non ha mai perso la pazienza. Qui, in questa poesia, non c'è ombra di reticenza e nulla lascia indovinare irritazione o sforzo. È un mistero di amore: quello di un grande Re per una povera pastora; quello di Teresa per il suo prossimo, che ella ama come Gesù lo ha amato.

            Ma è anche se stessa che ella canta, le proprie nozze. Teresa assume già il tono di colei che sta per cantare «eternamente le misericordie del Signore» nel Manoscritto A.

 

NOTE

            1. Cfr. P 18, str. 35‑36; PR 5, 26; LT 183. Teresa si ricorda di Giovanni della Croce: «Non pasco più la greggia» (Cantico spirituale, str. 28; trad. it., p. 501), ma la consacrazione esclusiva all'«Agnello unico» è una particolare esplicitazione di Teresa, che richiama all'Apocalisse (14, 3‑4).

            2. Citazione di sant'Agostino.

            3. Marta e Maria: Teresa non si arresta alla distinzione delle «classi», tanto osservata in quell'epoca. «Pregare, servire» è la parte di ogni carmelitana (cfr. PR 4).

            4. Pensiero caro a Teresa (cfr. P 3, 86+).

 

P 11 – È ORMAI PASSATO

IL TEMPO DELLE LACRIME

 

            Data: 18 dicembre 1894. – Composta per: suor Maria della Trinità (allora Maria‑Agnese del Volto Santo) in occasione della sua vestizione. – Pubblicazione: Poésies, 1979. – Melodia: «Nina la glaneuse».

 

            Questa poesia e la seguente sono pensate per la medesima circostanza: una ricreazione la sera della vestizione della destinataria. Il canto della novizia (P 11) sarà seguito dalla risposta dell'intera comunità (P 12), che riprende i temi, e le espressioni, della prima.

            L'interesse storico di questi versi senza pretese compensa la loro scarsa consistenza poetica. Teresa si sottrae ai luoghi comuni evocando fatti concreti della vita della novizia, che ritrova l'abito carmelitano dopo averlo lasciato nel 1893 nel Carmelo parigino di via Messina, per motivi di salute.

            La complicità discreta di Teresa e della sua protetta, di cui è specialmente incaricata in noviziato, sboccerà più tardi in un'amicizia giovanile e profonda, documentata in altre sei poesie (P 20, 29, 30, 31, 49, 53).

 

NOTE

            1. Cfr. Ms A, 57ro; LT 105, 129; Pr 8.

            2. Sul ruolo involontariamente avuto da Teresa nella prova della carmelitana di via Messina, cfr. l'interessante testimonianza di quest'ultima (Poésies, II, p. 84).

            3. Il Volto Santo imprimerà il suo sigillo su tutta la vita di colei che sarà in seguito suor Maria della Trinità e del Volto Santo, come Teresa; cfr. la sua firma in Pr 12, e i suoi ricordi e testimonianze, presentati da Pierre Descouvemont in Une novice de sainte Thérèse [Una novizia di santa Teresa], Cerf, Paris 1985.

            4. «Restare piccola»: l'espressione appare successivamente in LT 141, 154; PR 1, 12vo; P 11, 3; 13, 5; 31, 4; PR 7, 5vo; P 45, 4; 54, 6; Ms          C, 3ro. Cfr. LT 141+.

            5. Il Volto di Gesù paragonato al sole: un tema che sarà sviluppato in P 20.

 

P 12 – PRESSO DI VOI, VERGINE MARIA

 

            Data: 18 dicembre 1894. – Composta per: suor Maria della Trinità (allora Maria‑Agnese del Volto Santo) per la sua vestizione; canto di risposta della comunità. – Pubblicazione: Poésies, 1979. – Melodia: non indicata.

 

            Vedere la presentazione di P 11. Le strofe 1, 2, 7, fanno eco a P 11, 1‑2. Le strofe 5‑6 riprendono P 11, 4. La strofa 8 riprende P 11, 3; la 9 il ritornello 1, e la 10 l'ultimo ritornello. Le strofe 3 e 4 sviluppano il tema della duplice vestizione, appena accennato in P 11, 2.

 

P 13 – LA REGINA DEL CIELO

ALLA SUA AMATA FIGLIA

 

            Data: 25 dicembre 1894. – Composta per: Celina, postulante con il nome di suor Maria del Volto Santo; composizione spontanea. – Pubblicazione: HA 98 (diciassette versi ritoccati). – Melodia: «Le petit mousse noir».

 

            Abbiamo la freschezza di un canto di Natale, ma insieme una poesia bene strutturata, minuziosa, con termini scelti: un piccolo trattato sull'infanzia e l'onnipotenza. Teresa compone questa poesia per consolare la sorella, i cui talenti non sembrano adeguatamente riconosciuti al Carmelo: il successo sarà completo (cfr. le sei relazioni di Celina, specialmente CRG, pp. 63 e 169).

            In realtà Teresa mira molto più in alto: dopo Maria della Trinità, ella trascina «Maria del Volto Santo» nella via dell'infanzia. Questo canto di Natale è anche un canto di Nazaret, della vita nascosta. La presenza di Maria è fondamentale per una iniziazione alla semplicità, al silenzio d'amore, alla rassomiglianza (1,1) con «l'unico agnello», con il Verbo incarnato.

 

NOTE

            1. Cfr. P 10, 4+.

            2. Cfr. P 3, 86 e n. 7+.

            3. Il velo della Santa Vergine dove ci si rifugia (4, 2; 5, 1), dove si sta nascosti (P 1, 1, 5; qui 4, 1; LT 161; PR 8, 6ro), dove ci si riposa (P 5, 11, 3), dove ci si addormenta in pace (P 44, 8; 54, 12, 5) è il simbolo della piena sicurezza del bambino, il luogo del perfetto abbandono. Ma dopo una grazia come quella ricevuta da Teresa l'estate 1889 (cfr. QG 11.7.2), questo velo assume un senso mistico. Come il manto, esso «virginizza» (LT 105), stabilisce tutto l'essere in un «silenzio profondo di tutte le preoccupazioni della terra» (LT 122). Sotto questo velo si trova Gesù solo, lo si guarda e ci si unisce a lui. Teresa è in piena armonia con la tradizione dell'Ordine: la vita nascosta del Carmelo è come un deserto mariano.

            4. La strofa 6 tratterà di grandi virtù, che sono poi quelle dell'infanzia. Non ci si deve far ingannare dai termini: queste «virtù infantili» esigono un abbandono totale di sé. Cfr. Pr 14, nota 4+.

            5. Le strofe 9‑14 presentano un intreccio di temi molto sottile ed un succedersi di idee polifoniche, che annunciano, dietro le immagini dell'infanzia, l'avvenire tragico di Gesù. Misconoscere (fr. méconnaître): cfr. PR 2, 3ro e 7vo; 4, 1vo; 5, 2ro; LT 108 (Is 53, 2).

            6. Tranne che in P 24, 5 (fuga in Egitto), esilio, riferito a Gesù Cristo, per Teresa designa l'Incarnazione (P 1, 1; 24, 1; 30, 1; LT 141; Ms B, 5v°; PR 2, 1r°; PR 5, 1r°; PR 6, 2v°). Teresa sembra non considerare mai che Gesù, incarnandosi, è venuto fra la sua gente.

            7. Cfr. LT 143, nota 5.

 

P 14 – A SAN GIUSEPPE NOSTRO PADRE

 

            Data: 1894. – Composta per: suor Maria dell'Incarnazione (Joséphine Lecouturier), su sua richiesta. – Pubblicazione: HA 98 (cinque versi corretti). – Melodia: «Nous voulons Dieu».

 

            Si ignorano del tutto le circostanze di questa composizione, ma va datata sicuramente al 1894. Contemplazione e servizio di Gesù e di Maria, nella povertà e nella solitudine: questa vita nascosta di san Giuseppe è un valido esempio per le carmelitane (cfr. Teresa d'Avila, Vita, cap. 6, trad. it., cap. 6, 6‑8, pp. 74‑76).

 

P 15 – L'ATOMO DEL SACRO CUORE

 

            Data: 1894. – Composta per: suor San Vincenzo dÈ Paoli, su sua richiesta. – Pubblicazione: Poésies, 1979.

 

            Poesia fatta ad immagine della devozione di colei cui è dedicata la composizione (cfr. P 19): è lei «l'atomo» che cerca nell'Eucaristia la presenza del Sacro Cuore, «alla porta» o all'interno del «tabernacolo», nel «nido» (!) del «ciborio»... Ma Teresa mostra nel Sacro Cuore la Persona stessa di Gesù (cfr. P 23), evidenziata dalle parole sorriso, sguardo, voce, cuore, mani.

 

P 16 – CANTO DI RICONOSCENZA

DELLA FIDANZATA DI GESÙ

 

            Data: 5 febbraio 1895. – Composta per: suor Genoveffa di Santa Teresa (Celina), in occasione della sua vestizione. – Pubblicazione: HA 98 (sette versi corretti). – Melodia: «Oh! Saint Autel».

 

            Un canto grave, all'ombra della croce (str. 1, 2, 3), trasfigurato dalla speranza (str. 4, 5, 6); il canto di un «orizzonte nuovo» per Celina, dopo le prove dei lunghi anni presso il Sig. Martin malato, e per Teresa che ha intrapreso la redazione dei suoi ricordi (cfr. Ms A, 3rovo): dopo i tentennamenti del 1894, «la notte al giorno cede finalmente».

 

NOTE

            1. Medesime immagini in PR 3, 23ro, messa in scena quindici giorni prima.

 

P 17 – VIVER D'AMORE

 

            Data: 26 febbraio 1895. – Composizione: spontanea. – Pubblicazione: HA 98 (ventun versi corretti). – Melodia: «Il est à moi».

 

            Non si può non rimanere colpiti dal timbro di gravità nel fervore di questa poesia d'amore, ricca, profonda e ampia. Una vera «dichiarazione» che ha ben presente tutta la portata di questo amore, come si considerano tutte le conseguenze di un atto prima di prendere una decisione grave. «Viver d'amore – Morir d'amore» (cfr. un biglietto di Madre Maria di Gonzaga a Teresa già del 1890, LC 44), tale è il cuore di questa grande meditazione, nel momento in cui Teresa acquista la certezza della sua morte prossima e in cui comincia la sua autobiografia, punto di vista privilegiato sul passato, il presente e l'avvenire. Il fatto che essa scriva spontaneamente questo testo è significativo.

            Teresa parla «senza parabole» almeno in una decina di strofe (su quindici). Non è che manchino le immagini simboliche, ma sono più rare che altrove. Le idee, le intuizioni prevalgono a volte sulla poesia; o almeno, il pensiero teologico è così denso che esso si incarna con maggior difficoltà nella forma poetica: la «forza», o ne fa persino a meno.

            Viver d'Amore è scaturita d'un solo getto, durante i lunghi momenti di adorazione del SS. Sacramento esposto nei tre giorni delle Quarantore (domenica, lunedì e martedì precedenti il mercoledì delle Ceneri), in riparazione degli eccessi del carnevale, prima di entrare nel tempo della Quaresima.

            Due alla volta, le monache si alternano ogni ora davanti all'ostensorio. Soltanto il presbiterio della cappella è rischiarato, mentre il coro delle carmelitane rimane nella penombra; è praticamente impossibile leggere. E in questo clima di fervente intimità che il canto Viver d'Amore sgorga dall'animo di Teresa: un fiume di pace immenso, calmo, che ogni strofa ingrossa come un affluente, senza turbarne il corso.

            Le copie B e C del componimento portano l'intestazione: «Se qualcuno mi Ama, osserverà la mia Parola e il Padre mio lo amerà e verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui!... Vi do la mia pace... Rimanete nel mio Amore!... (San Giovanni, cap. XIV, v. 23 e 27 ‑ cap. XV, v. 9)».

 

NOTE

            1. Cfr. LT 142 e soprattutto la lunga parafrasi delle LT 165.

            2. La prima delle immagini legate al fuoco che daranno vita alla poesia (str. 6, 10, 14, 15). Cfr. sotto, nota 8. La parola fuoco ritorna diciassette volte nelle Poesie.

            3. Probabile reminiscenza di Giovanni della Croce (Cantico spirituale, annotazione sulla strofa 32; trad. it., str. 32, 1, p. 678). Cfr. P 32, 5, 2.

            4. Possibile allusione al Cantico spirituale, annotazione sulla str. 36; trad. it., str. 36, 1, p. 694.

            5. Cfr. P 46, 5 e 50, 5.

            6. L'amore gratuito e prodigo è un tema che in Teresa riappare spesso: cfr. ad esempio LT 142; Pr 6; CRG, pp. 73‑74; QG 9.5.3; 6.8.4; 6.8.7, ecc.

            7. Cfr. il commento di Giovanni della Croce al Cantico spirituale, str. 25: «Le giovani percorrono agilmente il cammino» (trad. it., str. 25, 4, p. 639), che fra poco sarà ripreso da Teresa in Ms A, 47vo48ro. Si pensa anche al Salmo 118, 32 (cfr. Ms C, 16ro). Ricordiamo infine Imitazione III, 4: «Chi ama vola, corre lietamente, è libero... dà tutto», ecc., che annuncia direttamente il Ms A, 80vo.

            8. La strofa del fuoco; cfr. Ms A, 84vo. Altri testi completano e chiariscono questa strofa del «purgatorio»: Ms A, 84rovo; P 23, 8; LT 226; QG 8.7.15 e 30.7.3; DE, p. 683; VT no 99, pp. 185, 187.

            9. Cfr. P 45, 4, 3.

            10. Il vocabolario della navigazione in Teresa è analizzato in VT no 61, gennaio 1976, p. 80.

            11. Cfr. Ms C, 30ro.

            12. Sulla serena attesa del Cielo nel 1895, cfr. anche P 21, 3; 22, 11; 24, 32.

            13. Cfr. LT 94+.

            14. Cfr. l'Atto di offerta, Pr 6.

            15. L'immagine di Veronica che asciuga il volto di Gesù, simbolo dell'amore che «cancella» la bestemmia, dà un bel movimento alla strofa; cfr. PR 2, 4ro; Ms A, 66vo e Pr 12.

            16. Cfr. P 21, 1. Prima menzione dei peccatori nelle poesie.

            17. Cfr. PR 2, 8ro; Ms A, 52ro; P 24, 29. Ancora bambina, Teresa è stata iscritta, nel 1885, all'Arciconfraternita riparatrice delle bestemmie e della profanazione della domenica. Da carmelitana, ella può ritrovare nella Vita di suor Maria di San Pietro (cfr. Pr 15, pres.) l'invito costante alla riparazione della bestemmia. Ma nei suoi scritti se ne trova un cenno solo qui.

            18. Cfr. P 34, r.1+.

            19. È la prima manifestazione negli scritti di questo slancio verso la «morte d'amore». In seguito la si trova in P 18, 52; Pr 6; P 24, 26; 31, 6; LT 242; Ms C, 7vo e 8ro; LT 255, e poi negli Ultimi Colloqui. Maria dell'Eucaristia canterà questa strofa nell'infermeria il 16.7.1897 dopo la Comunione di Teresa; cfr. LT 255. Il martirio d'amore ritorna ancora in Pr 6; P 29, 12; 31, 6; 33, 4; LT 182 e 224.

            20. Riferimento evidente alla Fiamma viva d'amore, dove Giovanni della Croce ne canta l'azione consumante e trasformante (cfr. LT 197).

            21. Cfr. LT 182+, nota 15.

            22. Cfr. LT 56+, nota 2.

 

P 18 – IL CANTICO DI CELINA

 

            Data: 28 aprile 1895. – Composta per: suor Genoveffa, su sua richiesta, in occasione del suo ventiseiesimo compleanno. – Pubblicazione: HA 98, cinquantuno strofe, di cui due rimaneggiate, e trentaquattro versi corretti. – Melodia: «Combien j'ai douce souvenance».

 

            È il «Cantico delle creature» di Celina, ma ancor più di Teresa. Dopo la vetta di Viver d'Amore, in questa poesia ella cataloga con gioia le ricchezze della Creazione, che ritrova, trasposte, nel suo Diletto.

            Una sinfonia di fiori, di profumi, di verde e di uccelli orchestra due versi di Celina. Una domenica del marzo 1895, mentre suor Genoveffa si appresta a cogliere il primo bucaneve, la sorella la trattiene: «Bisogna averne il permesso!». Rientrata nella propria cella, la novizia cerca di consolarsi ricordando a Gesù, in una poesia, ciò che ha lasciato per Lui. Soltanto qualche parola riesce a sfuggire alla cappa di tristezza:

Il Fiore che colgo, o mio Re, / Sei Tu!

            Teresa viene in aiuto a Celina e, con il sicuro istinto di una maestra spirituale, ha cura che niente sia lasciato in ombra delle gioie del passato; il che la porta tuttavia a diluire all'eccesso la poesia, la più lunga del suo repertorio quanto al numero delle strofe (cinquantacinque).

            Sono i loro comuni ricordi dell'infanzia e della giovinezza (il Ms A è in corso di redazione) che ella richiama in questa poesia d'amore per la famiglia e soprattutto per la natura, divisa in due ampie parti: prima dell'entrata al Carmelo (str. 1-31) e l'«adesso» (str. 32-fine).

            L'influenza di Giovanni della Croce è indubbia (Cantico spirituale, str. 14-‑15) e Teresa stessa vi fa riferimento in una lettera del 1892 (LT 135). L'affinità dei due Santi sta in una comune intuizione, che va al di là del piano semplicemente estetico: in Cristo si ricapitola la profusione di tutte le bellezze create.

 

NOTE

            Strofe 1-9: Alençon

            1. Cfr. Ms A, 4vo.

            2. Nel testo di Teresa, «se plongeait»; il verbo se plonger (propriamente: immergersi), usato in modo errato, senza complemento (come in LT 54; Ms A, 31vo o P 54, 18, 3) è un'espressione in uso nella famiglia Martin; indica una profonda emozione, un raccoglimento pieno di stupore, di ammirazione (cfr. Ms A, n. 109).

            3. I quattro bambini morti in tenera età.

            Strofe 10‑18: i Buissonnets

            4. Prima Comunione di Celina, il 13 maggio 1880 (cfr. Ms A, 25rovo).

            5. Teresa mette in scena se stessa. Il luogo è il belvedere; cfr. P 8, 7.

            6. Il viaggio a Roma del novembre 1887.

            Strofe 19‑31: Celina e suo padre

            7. Sequenza legata alla vita di Celina: la malattia del Signor Martin (19‑20) e la sua morte (30‑31), con un intervallo dedicato ai lieti ricordi delle vacanze a La Musse (22‑27) soprattutto di quelle col padre (28‑29).

            8. Due favori di Maria all' “esiliata”; cfr. Poésies, II, pp. 126s.

            9. Luogo privilegiato della topografia teresiana; cfr. P 54, 3; PR 3, 14v°; PR 5, 7; LT 142, 146, 165; qui anche reminiscenza del Cantico di Giovanni della Croce, str. 14; trad. it., p. 497.

            10. Se accorda un largo spazio alle stelle, Teresa, figlia del sole, parla raramente della luna (Ms A, 48r°; Ms C, 26r°; P 24, 6 e 26, 4).

            Strofe 32-37: Celina al Carmelo

            11. Il Carmelo è una «prigione benedetta» (Ms A, 67r°); cfr. LT 106. Celina, come Teresa, si è costituita liberamente prigioniera (Ms A, 58ro, 81v°), non delle grate, ma dell'amore di Gesù (P 31, r.5; LT 201), come Gesù lo è del nostro; cfr. Pr 17.

            12. Cfr. Ms A, 69v°; LT 245 e 260; P 45, 1; 47, 2; 50, 2.

            13. Cfr. le praterie del Cielo di QG 24.9.4. E normale che Teresa, figlia della Normandia, conceda largo spazio al prato o alla prateria (fr. prairie, ventitré volte nei suoi scritti), che appartiene anche al suo patrimonio di immagini celesti. San Giovanni della Croce stesso paragona il cielo a «prati sempre verdeggianti e smaltati di fiori» (Cantico spirituale, str. 4; trad. it., p. 493).

            14. Cfr. P 10, 4+.

            15. Cfr. Orazione dell'anima innamorata di Giovanni della Croce: «Miei sono i cieli; mia è la terra (...) e tutte le cose create sono mie! Dio stesso è mio e per me, perché Gesù Cristo è mio e tutto per me» (trad. it., p. 1087); cfr. sotto il titolo di P 18bis.

            16. I due versi di Celina all'origine di questa poesia; cfr. sopra, Presentazione.

            Strofe 38-51: Chi ha Gesù ha Tutto

            17. Unica menzione in Teresa del mughetto, cui Celina attribuisce il senso di «amore nascosto».

            18. Un simbolo caro a Celina; cfr. LT 149+.

            19. Cfr. Cantico spirituale, str. 15 (trad. it., p. 497).

            20. Cfr. Ms A, n. 72+ e P 3, 2+.

            21. Cfr. Lamartine: «Tu che con uno sguardo rendi l'immensità feconda» (La Prière [La Preghiera]).

            22. Lo sguardo di Dio, posato con amore sulla creatura per darle vita e bellezza, è uno dei grandi temi di S. Giovanni della Croce; cfr. Pr 6, nota 11. Si è ben lontani dall'idea di un «sorvegliante» irritato dal peccato. Questo sguardo d'amore reciproco e continuo è al cuore della vita contemplativa di Teresa.

            Strofe 52-55: presto... in Cielo

            23. Cfr. P 17, 14+.

            24. Cfr. Ms A, 38v° che questa strofa sintetizza.

            25. Cfr. LT 211+.

            26. Il tetto è una parola rara negli scritti di Teresa (Ms A, 59v°, 65r°, 75r°, 82r°). Ma la concezione del Cielo come casa o focolare paterno è familiare alle due sorelle; cfr. Ms A, 41ro, molto vicino a questa strofa; e Ms A, 75°.

 

P 18bis – CHI HA GESÙ HA TUTTO

 

            Completando la trascrizione di diciassette delle sue poesie per soddisfare una richiesta di don Bellière, nel marzo 1897, Teresa dispone ancora di una mezza pagina bianca, che utilizza aggiungendo dieci strofe del Cantico di Celina. È una sintesi eccellente, molto concentrata, che conserva solo l'essenziale e spesso il meglio; questo frammento diventa un'altra poesia. La scelta delle strofe dimostra un senso delicato dei bisogni spirituali del seminarista in quel momento.

            Il titolo esprime la certezza personale di Teresa, che raggiunge l'esperienza mistica cantata da san Giovanni della Croce nel Cantico spirituale (str. 14‑15, cfr. sopra).

 

P 19 – L'ATOMO DI GESÙ‑OSTIA

 

            Data: estate 1895 (?). – Composta per: suor San Vincenzo dÈ Paoli, su sua richiesta. – Pubblicazione: Poésies, 1979. – Melodia: «Par les chants les plus magnifiques».

 

            In un angolo oscuro del coro del Carmelo, «l'atomo» già incontrato in P 15 ama «star nascosto nell'ombra». L'amore all'Eucaristia sarà uno dei grandi temi delle quattro poesie richieste da questa consorella di Teresa (P 15, 19, 25, 32). Non si può esser sicuri del fatto che quest'ultima si sia trovata pienamente a suo agio nelle «idee» della richiedente: l'atomo non è davvero un simbolo teresiano, contrariamente al granello di sabbia (cfr. LT 45).

 

NOTE

            1. Cfr. il titolo di P 25.

            2. Cfr. Ms A, 81vo.

            3. Cfr. P 40, 10 e Pr 5, nota 5.

 

P 20 – IL MIO CIELO QUAGGIÙ!

 

            Data: 12 agosto 1895. – Composta per: suor Maria della Trinità (allora Maria‑Agnese del Volto Santo), in occasione dei suoi ventun anni. – Pubblicazione: HA 98, cinque versi corretti. – Melodia: «Mignon sur la rive étrangère».

 

            L'indomani della Trasfigurazione, ecco, nella luminosità del Tabor, l'effusione di un essere sedotto dal Volto divino. Come sulla santa Montagna, sono evocati i «dolori» della Passione, ma per venire subito resi «belli», irrorati di «dolcezza». In piena estate 1895, questa poesia è come un'anticipazione del Faccia a faccia, invocato qualche settimana prima nell'Atto di offerta.

            Tuttavia, non si dovrebbe ricercare in questa composizione tutta la ricchezza che questo tema ha in Teresa. Altri scritti apportano o apporteranno elementi complementari; così le Pr 11, 12, 14, 16 o la PR 2, totalmente centrata nel carattere gaudioso, doloroso e glorioso del Volto di Cristo. Gli Ultimi Colloqui offrono a loro volta degli apporti di primario interesse (per esempio QG 5.8.9). Cfr. Poésies, II, p. 135.

 

NOTE

            1. La riproduzione del Volto Santo secondo il modello di Tours (cfr. DLT, pp. 136-141).

            2. Cfr. P 24, 24, 5-6.

            3. Consolare è la forma teresiana della riparazione (P 19, 2, 3; 24, 31, 2; 41, 1, 6; 45, 5, 6). Essa si esprime soprattutto con la «rassomiglianza».

            4. Cfr. Imitazione I, 2, 3: «Voler essere ignorata e non considerata un nulla», citato in Ms A, 71r° (scritto qualche settimana dopo P 20), in LT 145 e 176. Secondo Maria della Trinità, era l'aspirazione costante di Teresa: «Molte volte, in ricreazione o altrove, quando le chiedevo: A che cosa pensa? Mi dica qualche cosa: – Ciò che penso, rispondeva con un profondo sospiro, ah! è che vorrei essere ignorata e non contare nulla!...» (PO, 466).

            5. Cfr. Ms A, 77v°.

            6. I profumi caratterizzano la patria sognata da Teresa (Ms C, 6v°).

            7. Cfr. Pr 11, la riproduzione del Volto Santo (secondo il modello di Tours) che Teresa ben presto «serberà sul suo cuore» permanentemente.

            8. Cfr. P 11, 3 e 12, 8, composte per la medesima novizia.

            9. Sul desiderio e la necessità di assomigliare a Gesù, specie nella sua umiltà e nel suo annientamento, cfr. LT 87, 145, e 201; P 13, 1 e 31, r. 2.

 

P 21 – CANTICO DI UN'ANIMA

CHE HA TROVATO IL SUO PORTO DI PACE

 

            Data: 15 agosto 1895. – Composta per: Maria Guérin, alla sua entrata al Carmelo (suor Maria dell'Eucaristia). – Pubblicazione: HA 98, un verso corretto. – Melodia. «Connais‑tu le pays?» da Mignon.

 

            È uso che la postulante canti qualcosa alla Comunità la sera della sua entrata. Maria Guérin è dotata di una bella voce da soprano; Teresa la vuole valorizzare scegliendo una romanza appropriata. Cosa abbastanza rara, la poesia ricalca molto da vicino l'originale, almeno riguardo al ritornello. Teresa opera con destrezza la trasposizione dall'amore umano all'amore mistico. A dispetto del titolo, uno slancio ardito attraversa la poesia, che si presumerebbe sul «riposo». Questo vocabolo (fr. «repos» appare cinque volte nelle poesie del 1895‑1896 (P 17, 9; 20, 4; qui; 24, 20 e 32; 27, 4). Caratterizza bene questo periodo spirituale di Teresa che, all'inizio del 1896, si meraviglierà: «Non posso vivere sempre così nel riposo» (Ms C, 31ro).

            Teresa dedicherà alla cugina due altre poesie: Solo Gesù! (P 36, il 15 agosto 1896) e Le mie Armi (P 48, per la sua professione, il 25 marzo 1897).

 

NOTE

            1. Partendo da un verso del salmista, Teresa gioca su una anfibologia: tristezza per la separazione dalla famiglia, ma liberazione dal mondo e libertà per Gesù (cfr. Ms A, 67v°).

            2. Su questa aspirazione fondamentale di Maria Guérin, cfr. LC 114 (CG, p. 491), LT 92 e 190.

            3. Questa strofa, piccola teologia dell'adorazione davanti all'ostia, testimonia l'attrazione dominante di Maria per l'Eucaristia; cfr. LC 113 e 130 (CG, pp. 485 e 546), LT 109 e 234.

            4. La riva eterna, espressione così frequente in Teresa, è importante particolarmente in questa poesia, che è più una poesia del passaggio che una poesia del riposo.

            5. Cfr. Ms A, 69v°, la cui redazione è quasi contemporanea a questa poesia.

 

P 22 – ALL'AMATA MIA MADRE

ANGELO CUSTODE DELLA MIA INFANZIA

 

            Data: 7 settembre 1895. – Composta per: Madre Agnese di Gesù, nel suo trentaquattresimo compleanno. – Pubblicazione: nella Circolare necrologica di Madre Agnese (1952) e Poésies, 1979. – Melodia: non indicata.

            Un breve complimento per il compleanno della sorella Paolina; lo stile rassomiglia a quello delle poesie scritte poc'anzi da quest'ultima. Vi si può riconoscere come l'epilogo in versi di quello che numerose pagine del Manoscritto A ridicono in prosa: il ruolo provvidenziale che Paolina ha svolto e continua a svolgere per Teresa.

            Questa poesia, di ritmo infantile, può costituire l'avvio ad uno studio sul modo in cui Teresa considera la sua partenza per il Cielo attraverso gli anni. Nel presente stadio, «l'Amore dona l'ali» (str. 13; e PR 5, 4r°); mentre il Ms B (4vo5ro) nel 1896 e il Ms C (3r° e 7v°) nel 1897 rivelano che i meccanismi sono più complessi.

 

NOTE

            1. Il «bel Cielo [beau Ciel]», è un cliché dell'epoca, ma così denso di significati per Teresa (ventun menzioni alle quali se ne aggiungono dodici di «bel cielo azzurro») che ella lo usa con insistenza, come una attestazione di fede nel momento della prova, 1896-1897; cfr. per esempio Ms C, 5v°. Nelle poesie, sei volte su otto l'espressione «bel Cielo» è posteriore alla Pasqua del 1896 (P 33, 40, 43, 46, 47, 54). «Io canto ciò che voglio credere», esclamerà a questo proposito (Ms C, 7v°).

            2. Mentre nei Manoscritti non appare l'appellativo di angelo, applicato a Madre Agnese, esso si trova nelle LT 140, 160, 230 e soprattutto 229.

            3. Sul canto di Paolina vicino a Teresa, cfr. Ms A, 53r°/v°, LT 140 e QG 11.9.2.

            4. Sole e fiore, coppia cui Teresa rimane invariabilmente fedele. In lei non si trovano mai abbinati l'acqua e il fiore: nessuna traccia di narcisismo.

            5. Un primo annuncio di QG 13.7.3.

 

P 23 – AL SACRO CUORE DI GESÙ

 

            Data: 21 giugno o ottobre 1895. – Composta per: suor Maria del Sacro Cuore. – Pubblicazione: HA 98, nove versi corretti. – Melodia: «Le petit soulier de Noël».

 

            Per non scompigliare la nuova numerazione delle Poesie del 1975, è stata conservata, nella Edizione del Centenario, la data congetturale di ottobre comunemente attribuita a questo testo fin dal 1907 (HA 07, p. 388). La data del 21 giugno 1895 sembra tuttavia più probabile (cfr. Poésies, II, p. 147), il che riporterebbe questa poesia Al Sacro Cuore di Gesù subito dopo quella del Cantico di Celina.

            La cosa importante, in questo piccolo problema cronologico, è che la contemplazione del Sacro Cuore — nel modo con cui Teresa lo «vede» — avrebbe accompagnato e preparato l'illuminazione della domenica della Trinità. Comunque sia, la relazione con l'Atto di offerta è indubbia (Pr 6; P 23 e Ms A, 84r°/v°).

            Teresa non si attarda sul simbolo del Cuore ferito dalla lancia. Ella va dritto alla realtà: la Persona amante di Gesù, i suoi profondi sentimenti, il suo Cuore colmo di amore. La manifestazione privilegiata di questo amore, ella non la scopre nel Getsemani o nella ferita di lancia del Calvario, ma nella risposta del Risorto all'appassionata ricerca della Maddalena: nel sussurro del suo nome.

            Forte di questa risposta, che l'assicura che «il Cuore dello sposo è solo suo, così come il suo appartiene solo a lui» (cfr. LT 122), la confidenza della sposa non conosce più limiti. Ella si farà sempre più audace, fino ad entrare «senza ambagi» nel Cuore del suo Dio. È questo straordinario dinamismo che fa l'unità della poesia. Un quadro imponente dove si esprime un amore umano e insieme soprannaturale dei più intensi.

 

NOTE

            1. Cfr. P 24, 15, 4 e 46, 3, 8.

            2. Qui Gesù è il Fratello‑Amico, cioè Sposo al modo del Cantico dei Cantici (Ct 4, 9 o 5, 2); cfr. per esempio LT 158, 164; PR 3, 23ro bis; P 31, 5; Pr 12. Ma il senso della nostra fraternità con Gesù assume in Teresa molte sfumature.

            3. Cfr. Ms A, 32ro e LT 197.

            4. Allusione (compresa da lei sola) alla recentissima ferita d'amore (1461895, cfr. QG 7.7.2)? È nota l'insistenza di san Giovanni della Croce sull'azione purificatrice della Fiamma Viva d'Amore, paragonabile a un purgatorio (str. 2, spiegazione del verso 5, p. 184; trad. it., str. 2, 25, pp. 767‑768). Cfr. P 17, 6+.

 

P 24 – GESÙ MIO AMATO,

RICORDA!

 

            Data. 21 ottobre 1895. – Composta per: suor Genoveffa, in occasione dell'onomastico (Celina), su sua richiesta. – Pubblicazione: HA 98, quarantatré versi corretti. – Melodia: «Rappelle‑toi».

 

            Il noviziato di suor Genoveffa è cominciato il 5 febbraio 1895. È un tempo abbastanza generoso, perché Teresa proponga alla sorella, il 9 giugno, il dono totale all'Amore. Abbastanza faticoso, perché Celina provi il bisogno di darsi coraggio enumerando i suoi meriti passati. Fa appello perciò al talento poetico di Teresa per «ricordare a Gesù (...) gli immensi sacrifici fatti per lui». Teresa inverte però la prospettiva, enumerando «i sacrifici di Gesù» per Celina!

            Questo, non per spirito di contraddizione; al più per «impartire una piccola lezione» alla sua novizia (CRG, p. 85). Ma, soprattutto, è la sua ispirazione che la trascina in una direzione tanto diversa. La molla della sua vita sta in un senso molto forte dell'amore preveniente e gratuito di Gesù per la sua creatura. In trentatré strofe (numero scelto per ricordare i trentatré anni di Cristo?), essa sviluppa una vita di Gesù partendo dal Vangelo, dove scopre «sempre nuove luci, significati nascosti e misteriosi» (Ms A, 83vo). Con P 54, questa poesia offre un'occasione privilegiata per studiare l'uso della S. Scrittura in Teresa.

            In questa epoca Teresa è immersa nella luce: la sua fede è viva e chiara. Ella manifesta qui la sua intelligenza della fede attraverso il modo così personale con cui legge e rilegge i temi evangelici.

 

NOTE

            1. L'intestazione (aggiunta da Teresa nel giugno 1896) proviene da L'Année de Sainte Gertrude [L'anno di Santa Gertrude] del P. Cros, Toulouse 1871, pp. 237s. (cfr. Poésies, II, pp. 154‑155).

            2. Cfr. PR 1, 12ro; PR 2, 1ro e 7vo; PR 5, 3ro; PR 6, 2vo; Pr            8, dell'ottobre 1895; P 54, 10.

            3. Teresa non parla di Gesù in terza persona, ma alla seconda persona singolare, come fa nella preghiera (CRG, p. 95). Ad ogni strofa, salvo rare eccezioni, il Tu e l'io si intrecciano in una delicata reciprocità di tenerezza. Ci si può stupire che Teresa «accaparri» così il suo Signore. Però non fa altro che appropriarsi delle parole di san Paolo: «Egli mi ha amato e si è dato per me» (Gal 2, 20).

            4. Cfr. str. 18, 6 e Pr 6.

            5. Nel 1889‑1890 la sete di Gesù che Teresa desidera appagare è piuttosto quella del Crocifisso (Gv 19, 28; cfr. LC 145 in CG, p. 631). Nel 1893, Teresa ha presente soprattutto l'episodio della Samaritana (LT 141). Nel 1895, armonizza i due temi, nel Ms A (45vo e 46vo) e qui (str. 10 e 25). Infine, nel 1896, li inserisce tra altri testi evangelici, su un'immagine di Cristo in croce, con citazioni esplicite (cfr. sotto Imm. 1). Cfr. ancora LT 196 (= Ms B, 1vo).

            6. Espressione che si trova solo qui e nel Ms B, 4ro.

            7. Con una furtiva allusione alla tempesta sedata, questo è l'unico miracolo menzionato nella poesia. Teresa è sempre di una estrema discrezione nel riferirsi ai miracoli.

            8. Teresa riprende qui, applicandola a Gesù, la sua esegesi così personale dell'invito a «sollevare lo sguardo» del 1892: «Levate gli occhi e vedete. Vedete come nel mio Cielo vi sono dei posti vuoti, che tocca a voi riempire...» (LT 135).

            9. Possibile allusione alla ferita d'amore del giugno 1895 (QG 7.7.2).

            10. Fr. «incendie»; uso unico negli scritti, malgrado l'importanza del fuoco nel vocabolario di Teresa.

            11. I versi 7‑9 di questa strofa furono dapprima scelti da Madre Agnese per adornare la croce della tomba di Teresa e definire così la sua missione postuma, prettamente apostolica; cfr. CRG, p. 221. Cfr. anche PR 4, 4vo e P 47, 6.

            12. Il padre del figlio prodigo, per Teresa, è Gesù stesso in sei degli otto passi in cui lo menziona (PR 2, 3r°; LT 142; qui; Ms C, 34v° e 36v°; LT 261).

            13. Cfr. LT 122: «Il cuore del mio sposo è solo mio, così come il mio appartiene solo a lui».

            14. Gli scritti di Teresa ricordano spesso questo «mistero» della maternità spirituale della vergine consacrata che si unisce a Gesù; cfr. per esempio LT 124 (il fiore Celina); LT 129, 135, 182, 183, 185; Ms A, 81r° e Ms B, 2v°; P 45, 6, ecc.

            15. Delle sette parole di Gesù in croce, il lamento «Ho sete» è il più citato da Teresa (Ms A, 45v°, 46v°, 85v°; P 31, str. 5 e 6). Cfr. sopra, n. 5.

            16. «Anche» suggerisce che già la morte di Gesù è amore folle, il che giustifica il desiderio di Teresa: «amare alla follia». Questa aspirazione non è nuova; cfr. LT 85, 93, 96, 169; Ms A, 39r°, 82r° (fine 1895). Essa si fa più pressante nel 1896; cfr. Ms B (dove la parola «follia» – fr. folie – appare dieci volte) e LT 225.

            17. Nonostante la veemenza del suo amore, Teresa preferisce amare Gesù secono lo statuto che egli ha scelto per lei (cfr. PR 7, 1vo). Prossima alla morte, ella riaffermerà il proprio desiderio di «non vedere» Dio o i Santi qui in terra (cfr. QG 4.6.1; 5.8.4; 11.8.5; 11.9.7).

            18. Il medesimo pensiero si trova in Ms A, 48° e P 25, 6.

            19. Amare Dio non soltanto con «mille cuori», ma con il suo stesso Amore, con il suo «stesso Cuore divino», è un'aspirazione che in Teresa cresce sino alla fine (cfr. Ms B, 3v° e Ms C, 35r°; P 41, 2, 7-8).

            20. Il «riposo» gustato nella sola «volontà» di Gesù, il desiderio di compierla come unico desiderio, è un tema teresiano che si ritrova in tutti gli scritti, e molto presto (cfr. Poésies, II, p. 169). All'infermeria, Teresa ripeteva questa strofa 32 «con un'espressione e accento celestiali»; cfr. QG 14.7.3. Nel medesimo senso vedere anche QG 10.6; 10.7.13; 14.7.9; 30.8.2.

 

P 25 – I MIEI DESIDERI PRESSO GESÙ

NASCOSTO NELLA SUA PRIGIONE D'AMORE

 

            Data: autunno (?) 1895. – Composta per: suor San Vincenzo dÈ Paoli, su sua richiesta. – Pubblicazione: HA 98, sotto il titolo Mes désirs près du Tabernacle [I miei desideri accanto al Tabernacolo]; sette versi corretti. – Melodia: «Par les chants les plus magnifiques», oppure «Glose de sainte Thérèse “Je me meurs de ne point mourir”».

 

            In questa poesia eucaristica e liturgica, Teresa non concede voli alla sua ispirazione. È una meditazione di tono molto sobrio, imperniata sugli oggetti di culto trattati come parole o immagini della Sacra Scrittura. Soltanto nell'ultima strofa lascia esplodere amore ed entusiasmo.

            La fede di Teresa le fa scoprire il mezzo di realizzare i propri «desideri»: «Ma posso anch'io...». Non ha motivo di invidiare la chiave del tabernacolo, la lampada, la pietra sacra dell'altare, i vasi sacri. Ella ha, ella è incomparabilmente più di tali oggetti inanimati. Come vittima (benché la parola non venga pronunciata), la «sposa» si associa al sacrificio, presa da «travolgente estasi».

 

NOTE

            1. Cfr. Ms A, 31v°; P 19, 1; 24, 28; LT 189 e 201, 2v°; Pr 7.

            2. Gesù nascosto nell'ostia, dentro il tabernacolo, è un tema favorito della Santa del Dio nascosto; cfr. LT 140; numerosi riferimenti in P e PR.

            3. È il primo dei tre annunci della «passione» di Teresa sotto il simbolo del «grappolo», con PR 5, 2r° e Ms A, 85v° (simboli dello stemma). Cfr. anche QG 25.7.12.

 

P 26 –  I RESPONSORI DI SANT'AGNESE

 

            Data: 21 gennaio 1896. – Composta per: Madre Agnese di Gesù, priora, per la sua festa. – Pubblicazione: HA 98, sotto il titolo Cantique de Sainte Agnès [Cantico di santa Agnese]; 11 versi corretti. – Melodia: «Le Lac», oppure «Hymne à l'Eucharistie».

 

            Splendida come una sposa adorna per il suo Sposo! Così ci appare Teresa in questa poesia, che conclude un anno di pace, di amore e di luce. Proprio il 21 gennaio 1896 ella consegna a Madre Agnese il suo primo quaderno autobiografico. Il Manoscritto A e la presente poesia, sebbene diversi per stile, non cantano che uno stesso Magnificat.

            Poesia di fidanzamento. Leggendolo, viene subito alla mente la meravigliosa pagina del Ms A dove Teresa fa riferimento alla profezia di Ezechiele (testo che ella attinge d'altronde dal Cantico spirituale di Giovanni della Croce, spiegazione della strofa 23; trad. it., str. 23, 6, pp. 630-631): quando «era venuto per me il tempo d'esser amata - era il 1887 - egli (Gesù) ha fatto alleanza con me ed io sono diventata sua... Ha steso su di me il suo mantello... mi ha rivestito di vesti ricamate, mi ha dato collane ed ornamenti senza prezzo... Sì, Gesù ha fatto tutto questo per me» (Ms A, 47r°).

            Nel 1887 si era soltanto agli albori del fidanzamento. Ora, nel 1896, dopo l'anno di pienezza che si sta concludendo, il fidanzamento spirituale si compie nel segreto. Ben presto si farà sentire la «prima chiamata», certamente tragica in quanto si tratta di una emottisi, ma gioiosa «come un dolce e lontano mormorio che annunciava l'arrivo dello Sposo» (cfr. Ms C, 5r°).

            Teresa lo dice esplicitamente nel titolo, traducendo i Responsori dell'ufficio di sant'Agnese. La liturgia della giovane martire (morta verso il 305) è molto antica: VIIo‑VIIIo secolo. Teresa ha assimilato il testo al punto da rivivificarne il simbolismo dall'interno, come si constata stabilendo una sinossi lineare del testo con i suoi diversi modelli (cfr. Poésies, II, pp. 180ss). La trascrizione di Teresa è di un genere tutto particolare. Bisognerebbe osservare come le parole si trasformano, nel passaggio dai modelli alla poesia; come, per un'ammirevole organizzazione poetica, Teresa estrae il meglio da tutte le immagini sparse nel testo latino per dispiegare questa grande visione dal movimento armonioso.

 

P 27 – RICORDO DEL 24 FEBBRAIO 1896

 

            Data: 24 febbraio 1896. – Composta per: la professione di suor Genoveffa, su sua richiesta. – Pubblicazione: HA 98 (sotto il titolo di Doux souvenir [Dolce ricordo]); cinque versi corretti. – Melodia: «Sur terre, tout n'est pas rose».

 

            Ci si aspetterebbe tutt'altra poesia per la professione di Celina, che per Teresa è una grandissima gioia; ma ella non è stata incaricata del cantico di comunità ed ha potuto comporre soltanto una «briciola» che dà di nascosto alla sorella. Tuttavia, questa è stata abbondantemente fornita da Teresa di composizioni in prosa, e di diversi ricordi: lunghe descrizioni delle «feste del Cielo» (LT 182), pergamena con lo stemma del «Contratto Nuziale di Gesù con Celina» (LT 183), reliquia della Madre Genoveffa (LT 184) e presto, per la sua velazione, l'immagine con la scritta in bei caratteri (LT 185). Tra tanta profusione, la poesia fa una figura un po' grama.

 

P 28 – IL CANTICO ETERNO

CANTATO FIN DALL'ESILIO

 

            Data: 1 marzo 1896. – Composta per: suor Maria di San Giuseppe (su sua richiesta?) per la sua festa. – Pubblicazione: HA 98; sette versi corretti. – Melodia: «Mignon regrettant sa patrie».

 

            Senza arrestarsi alle infermità psicologiche della sua consorella (come Gesù fa per lei, ella dimentica «la miseria grande» di questa monaca), Teresa non parla che di «amore» a questa discepola di buona volontà, di cui dovrà presto divenire la «seconda» per il guardaroba.

            La poesia si presenta povera, benché sia prezioso sapere che Teresa vive alla lettera ciò che canta a nome della destinataria.

 

P 29 – RICORDO DEL 30 APRILE 1896

 

            Data: 30 aprile 1896. – Composta per: suor Maria della Trinità in occasione della sua professione; le due ultime strofe: per Madre Maria di Gonzaga. – Pubblicazione: Poésies, 1979. – Melodia: «O Cœur de notre aimable Mère».

 

            Come nel caso di suor Genoveffa, se non di più, la riuscita di questa novizia è in larga misura opera di Teresa, secondo ciò che ella stessa testimonia (cfr. LT 187+; e Une novice de sainte Thérèse [Una novizia di santa Teresa], del P. Descouvemont, cit.).

            Nobiltà e fervore si ritrovano in questo canto che è quello del «più grande amore» — «vita per vita» — in risposta all'immolazione di Gesù. Alla nuova professa non rimane altro che «consumarsi ogni giorno». San Giovanni della Croce sarà il suo maestro.

            Bisogna leggere insieme questa poesia, la seguente, i biglietti LT 187 e 188, e la poesia del 31 maggio (P 31): espressioni diverse di un'unica passione di amore.

 

NOTE

            1. La colomba che entra nell'«arca» (il Carmelo), «ne esce» (str. 6) e vi rientra nuovamente (str. 7-8): altrettante immagini per evocare l'itinerario tormentato di Maria (cfr. P 11).

            2. Il grande slancio dei due primi versi di questa strofa, con la pressante richiesta (reclamare) di ottenere «l'ultimo posto», è fortemente teresiano; cfr. LT 243 e Ms C, 36v°.

            3. Dietro l'immolazione della professione religiosa si profila di sicuro, nello spirito di Teresa e di Maria della Trinità, l'Offerta di quest'ultima all'Amore misericordioso, prima ancora della fine del noviziato (1/12/1895).

            4. Il Carmelo di Lisieux, che Madre Maria di Gonzaga ha arricchito di tante «ostie» (cioè di religiose professe) durante i suoi anni di priorato.

 

P 30 – GLOSSA SUL DIVINO

 

            Data: 30 aprile 1896. – Composta per: suor Maria della Trinità, per la sua professione. – Pubblicazione: HA 98, sei versi corretti. – Melodia: non indicata.

 

            Nessuno ha parlato come Maria della Trinità dell'amore della sua maestra per il suo Padre Giovanni della Croce, di cui Teresa traspone qui, in alcuni passaggi testualmente, la Glossa sopra cose divine, dalla traduzione delle carmelitane di Parigi (nella traduz. it., Poesia no 8, pp. 1059‑1060).

            «Per Amore, lo voglio», è la sua risposta eroica di fronte alle più pesanti prove: ieri, quella della grande sofferenza di famiglia («volere davvero tutto ciò che vuole Gesù», LT 87); oggi, quando entra nella notte, «senza Luce ed allo scuro»; presto, alle prese con l'estrema agonia («Sì, mio Dio, tutto ciò che vorrai», QG 30.9). Tale è la potenza dell'Amore.

            Un simile contesto conferisce a questo piccolo poema, d'altronde molto vicino al suo modello, una autenticità ed un'intensità commoventi. Ma Teresa è intanto sola a conoscerne il significato, poiché sopporta la sua prova «nel silenzio e nella speranza».

            Consegnandolo alla destinataria nel giorno della sua professione, mette in evidenza soltanto «il pensiero che più le piaceva (...): l'Amore sa trarre profitto da tutto: dal bene, dal male che trova in noi» (cfr. str. 3, 1-4; le parole di suor Maria della Trinità da CSM 31, in VT 77, gennaio 1980, p. 50. Cfr. LT 142, 1vo e Ms A, 83ro). Questa certezza è il potente motore della loro corsa sulla «piccola via». Errori di una giovane carmelitana ancora fragile, prova purificatarice di una Santa in cammino verso la perfezione, tutto può essere assunto e superato in un'assoluta confidenza nell'«Amore che consuma e trasforma» (LT 197, eco di san Giovanni della Croce, CS, Cantico fra l'anima e lo Sposo, str. 39, v. 4; trad. it., p. 505).

 

P 31 – IL CANTICO

DI SUOR MARIA DELLA TRINITÀ

 

            Data: 31 maggio 1896. – Composta per: suor Maria della Trinità, in occasione della sua festa. – Pubblicazione: HA 98, sotto il titolo J'ai soif d'amour [Ho sete d'amore]; sei versi corretti. Melodia: non indicata.

 

            Questa poesia, dal timbro fortissimo, è una specie di dialogo mistico in cui si possono discernere in trasparenza la voce di Gesù e la risposta di Teresa; esso lascia un'impressione di notevole drammaticità, che è ben espressa dal titolo scelto per la pubblicazione nella Storia di un'Anima: «Ho sete d'amore».

            Teresa sa che la morte è prossima, e la notte scende sulla sua anima. Ma Gesù «resta con lei» in questo cammino oscuro, in questa salita verso «la collina» del Calvario. Come ai pellegrini di Emmaus, Egli le dice di nuovo: «Non doveva forse soffrire tutto questo il Cristo per entrare nella sua gloria?». E la sua «infuocata parola» «brucia il cuore» di Teresa. Non ci sarà altra via per lei, se non l'amore e la morte. Allora ella «pretende» la sofferenza: gli «oltraggi», il disprezzo principalmente, mediante il quale la «piccola via» garantirà la somiglianza con Cristo; la «sete» del Crocifisso, «sete d'amore» inestinguibile, che implora come in un rantolo, provocando in lei una sete simile; infine, il «martirio d'amore», come ripete instancabilmente l'ultima strofa, patetica come una prefigurazione della vicina agonia di Teresa. Vi si scopre insieme il più assoluto amore e l'angoscia, una appassionata speranza che rasenta la disperazione.

            Nella sua espressione fiammeggiante e drammatica, questa appassionata strofa ed il suo ritornello fanno pensare alla Fiamma Viva di Giovanni della Croce, spiegazione del v. 3 della str. 3 (trad. it., str. 3, 18, p. 787.

 

P 32 – QUESTO È IL MIO CIELO!

 

            Data: 7 giugno 1896. – Composta per: suor San Vincenzo dÈ Paoli, su sua richiesta. – Pubblicazione: HA 98, tre versi corretti. – Melodia: «Hymne à l'Eucharistie».

 

            Una poesia un po' malinconica, ma illuminata da un sorriso e piena di fiducia, certo con l'intento di essere fedele ai «pensieri» della destinataria. Lo «sguardo d'amore» di Gesù, il «cuore a cuore» con Lui nell'orazione che si fa intercessione per la Chiesa, «l'unione d'Amore» nell'Eucaristia trasformante, la «somiglianza» filiale, il «totale abbandono» sul Cuore del Padre, l'inabitazione della «della Trinità Beata» nel cuore amante sono via via cantati con versi alessandrini, spesso di buono stile incisivo.

            Teresa, tuttavia, all'inizio e alla fine, vi insinua discretamente (ma impiegando precisamente questa espressione) il richiamo alla propria «prova della fede» (unica menzione nei suoi scritti). Nonostante tutto, continuare a «sorridere» al Dio che si nasconde («di carezze ricolmarlo», P 45, 4; fargli «ogni genere di complimento», QG 6.7.3), questa sarà la sua risposta fino all'ultima sera.

 

NOTE

            1. Prima comparsa di questa espressione, resa celebre dal Ms B, 3v° e 4°.

            2. Si trova solo qui questa bella espressione; soffio (fr. souffle) per Teresa è sempre sinonimo di leggerezza e freschezza primaverile.

            3. Questa parola (fr. abandon) non era più apparsa nelle composizioni poetiche successive alla P 3 (aprile 1894); ritornerà poi ancora sette volte (P 38; 42; 44; 52).

 

P 33 – COSA VEDRÒ PRESTO

PER LA PRIMA VOLTA!

 

            Data: 12 giugno 1896. – Composta per: suor Maria del Sacro Cuore, su sua richiesta, in occasione della sua festa. – Pubblicazione: HA 98, sotto il titolo Mon espérance [La mia speranza]; sei versi corretti. – Melodia: non indicata.

 

            «Presto» volare, vedere, amare: è l'appassionato auspicio di Teresa nel giugno 1896, è l'esigenza del suo amore, è ciò che ella «vuole». Da un mese la Venerabile Madre Anna di Gesù l'ha visitata in sogno e le ha detto: «Sì, presto, presto; glielo prometto» (Ms B, 2r°).

            «Raggio di luce e di grazia nella tempesta più cupa», quel sogno trova eco in questa poesia piena di fervore, movimentata, protesa verso l'al di là, con una certa angoscia o malinconia in sottofondo. Il «presto, presto» ripetuto da Teresa con gioia accresce il desiderio di squarciare i veli. «Presto», ella non domanderà più le ali della colomba, come il salmista, per «volare e trovare riposo», ma «le ali stesse dell'Aquila Divina» (Ms B, 5vo). «Presto», ella vedrà.

            Il «sorriso», il «Cuore», il «Volto» dell'Amato (str. 3); è un amore umano e soprannaturale insieme che viene qui espresso. Un amore che è sorgente di «martirio», e bisogna sicuramente conservare tutta la sua forza a questa parola, sgorgata così spontaneamente (str. 4). Come una sposa impaziente, Teresa soffre il martirio a causa di questo amore per Gesù che non può ancora effondersi alla sua presenza. E sospira sempre più ardentemente verso il cielo, dove si potrà amare «senza misura né leggi» (notare la forza dell'espressione).

 

NOTE

            1. Fr. «délire»; parola rara in Teresa, che conferma il tono appassionato della strofa.

            2. È un affettuoso rimprovero a Gesù che la lascia così a lungo «sulla straniera riva»; è il suo «unico martirio», perché, in confronto a questo, le sofferenze di quaggiù non contano per Teresa: non è infatti il desiderio di venirne liberata che le fa «anelare» al Cielo.

 

P 34 – GETTAR FIORI

 

            Data. 28 giugno 1896. – Composta per: Madre Agnese di Gesù (Paolina), in occasione della sua festa. – Pubblicazione: HA 98; tre versi corretti. – Melodia: «Oui, je le crois, elle est immaculée».

 

            Tutte le sere del giugno 1896, Teresa e le cinque giovani suore del noviziato si ritrovano, dopo compieta, attorno alla croce di granito del chiostro. Qui raccolgono i petali ai piedi di una ventina di piante di rose e li lanciano verso il Crocifisso. È un gesto simbolico che piace a Madre Agnese di Gesù.

            Malgrado qualche spunto interessante, il testo non ha grandi pretese poetiche. La sua grazia virgiliana, la tenerezza espressiva, la bellezza delle immagini tolgono un po' di forza reale al simbolo, così ricco nel caso presente. Forse la sensibilità del lettore rimane anche urtata da stereotipi associati all'immagine di Teresa («gettar fiori», «rose sfogliate» — che richiamano irresistibilmente le statuine fatte in serie -, «piccoli angeli»), di cui questa poesia è uno dei luoghi privilegiati. Ma sarebbe un peccato se questo facesse trascurare una poesia che è essenziale nel repertorio teresiano; tanto più che il simbolo affonda le sue radici nell'infanzia di Teresa (Ms A, 17r°).

            L'ultima tappa di tutta la sua vita d'amore sarà cantata in Una Rosa sfogliata (P 51). L'immagine che annuncia la sua missione postuma, «una pioggia di rose» (QG 9.6.3), svela — o meglio, non dovrebbe velare — quella che è l'unica ambizione di Teresa, in cielo come sulla terra: amare Gesù e farLo amare.

 

NOTE

            1. Teresa cita i versi 3-4 in QG 14.9.1. La «rosa di primavera» sarà allora lei stessa, a quindici giorni dalla morte.

            2. Un desiderio di Teresa che risale a molto tempo prima (cfr. LT 74, 95, 115, 134), un gesto apparentato a quello della Veronica (cfr. LT 98).

            3. Cfr. Ms B, 4r°/v° e QG 6.8.8.

            4. Bel verso al modo di Racine, che ricorda Sal. 44, 12.

            5. La prima delle dodici volte in cui è usato «combattere» (fr. lutter) nelle Poesie e Pie Ricreazioni, da qui fino al marzo 1897 (cfr. Poésies, II, p. 260), quasi sempre nel senso dell'impegno apostolico. Questo linguaggio è una debole eco della ricreazione, dal tono fortemente guerresco, Il Trionfo dell'Umiltà (PR 7), recitata qualche giorno prima (2161896).

 

P 35 – A NOSTRA SIGNORA DELLE VITTORIE

 

            Data: 16 luglio 1896. – Composta per: se stessa e il P. Roulland. – Pubblicazione: HA 98, diciotto versi corretti. – Melodia: non indicata.

 

            Più che una poesia è una prosa rimata; ma questa pagina rappresenta un aspetto importante della vocazione di Teresa. La fraternità con P. Roulland, che si imbarca il 2 agosto per la Cina, riattiva fortemente la sua fiamma missionaria e placa temporaneamente i suoi grandi desideri di efficacia apostolica: ella sarà «apostolo» e – «che speranza!» – «martire» per procura; o meglio, per quella «comunione dei santi» che le si rivela sempre più chiaramente.

            Tutto ciò è olio sul fuoco. Presto i suoi desideri saranno causa di un «vero martirio» (Ms B, 3ro). Bisogna leggere l'una dopo l'altra questa poesia e l'incandescente lettera dell'8 settembre 1896 (Ms B) per valutare la crescita di questo incendio di amore. A lei non basta più essere associata «alle opere di un missionario». Per soddisfare dei «desideri più grandi dell'universo», bisogna appropriarsi «delle azioni di tutti i santi», «abbracciare tutti i tempi e tutti i luoghi». Non vi è che una soluzione: «essere l'Amore... nel Cuore della Chiesa», fino al totale olocausto.

            «Una corsa da gigante» davvero in questi tre mesi dell'estate 1896.

 

NOTE

            1. Teresa ha ricevuto grandi grazie da Nostra Signora delle Vittorie, di cui ha visitato il santuario a Parigi (cfr. Ms A, 29v°; 56v°; cfr. anche LT 244; QG 7.8.3); i grandi istituti di allora pongono il loro apostolato sotto il Suo patrocinio. Il P. Roulland ha celebrato una delle sue prime messe a Nostra Signora delle Vittorie. La sua congregazione (le Missioni Estere di Parigi) la invocava sotto il titolo di «Regina delle Vergini, Regina degli Apostoli, Regina dei Martiri», che Teresa riprende qui.

            2. Cfr. Ms C, 32r°, 33r°/v°; LT 189, 193, ecc.

            3. Pensiero di Teresa d'Avila, Cammino di Perfezione, cap. 1 (trad. it., cap. 1, 2, p. 541); cfr. LT 198.

            4. La sorte dei bambini morti senza il battesimo l'ha preoccupata fin da giovanissima; cfr. DE, p. 445. «Far battezzare i bambini» è uno dei suoi progetti postumi; cfr. QG 13.7.17; UCMSC 13.7.1; P 44, 10.

            5. Nell'originale la scrittura inclinata e a grossi caratteri di questo verso, i punti esclamativi, la linea di puntini di sospensione dicono tutto l'entusiasmo di Teresa a questa prospettiva.

            6. Illustrazione della «comunione dei santi», in cui ciascuno riflette la grazia dell'altro; cfr. già in LT 182 e 185, e presto in Ms B, 2vo e 4ro. Concetto ripreso con insistenza all'infermeria: QG 13.7.12; 15.7.5, ecc.

 

P 36 – SOLO GESÙ!

 

            Data: 15 agosto 1896. – Composta per: suor Maria dell'Eucaristia, dietro sua richiesta, in occasione del primo anniversario della sua entrata al Carmelo. – Pubblicazione: HA 98, due versi corretti. – Melodia: «Près d'un berceau».

 

            Teresa eccelle nel mettersi al posto altrui conservando tuttavia la sua capacità di esprimersi pienamente. In Solo Gesù!, è certo facile riconoscere la grande appassionata di Gesù dell'estate 1896; ma si può anche leggervi molto bene una biografia spirituale di Maria dell'Eucaristia.

            In quest'epoca Teresa vive settimane di straordinaria densità interiore. Senza essere così oscura come lo sarà nel 1897, la sua «notte» la rilancia più che mai verso la Persona di Gesù. Il 6 agosto si è consacrata al Volto Santo (con due novizie) in una amorosissima preghiera (Pr 12). Militante con P. Roulland, appena partito per la Cina, Teresa ritrova in Isaia, con armoniche rinnovate, i bei testi dell'infanzia spirituale (cfr. LT 196). Aspira sempre più ad «amare come un piccolo bambino». Sono desideri veementi e contrastanti che ella integra nella semplicità di un'unica vocazione (cfr. Ms B).

            La poesia parla il linguaggio dell'amore umano, al modo del Cantico dei Cantici. Attraverso una di quelle inversioni di cui Teresa ha il segreto, l'ultima strofa incita ad un'atteggiamento assai differente da quello dell'inizio. Nei primi versi, la creatura proponeva il suo amore quasi nel vuoto: «Chi potrà?», «Quale cuore vorrà?». Adesso scopre invece un Cuore più traboccante di tenerezza del suo: un amore che si fa povero e supplice, che «mendica» i sospiri e le lacrime della sua creatura. Non si può resistere a un pari amore; gli si «abbandona» tutto.

            L'amore per «Gesù solo» è il programma proposto da Teresa alla generosità di Maria dell'Eucaristia, a metà strada tra il «riposo» del primo cantico per la cugina (P 21) e il duro «combattimento» del cantico di professione (P 48). L'antitesi «bambino‑guerriero» è evidenziata dalla scrittura corsiva che Teresa riserva alle parole importanti. È il vocabolario del Ms B, 2vo e di LT 194.

 

P 37‑38‑39 – PER GIOVANNA

E FRANCIS LA NÉELE

 

            Data: 21 agosto 1896. – Composta per: i coniugi La Néele, in occasione della festa di Giovanna; P 37 per i due sposi; P 38 per Giovanna; P 39 per il dottor Francis La Néele, dietro sua richiesta. – Pubblicazione: Poésies, 1979. – Melodia: nessuna indicazione.

 

            A Teresa viene chiesto di poetare per la festa di Giovanna La Néele: un complimento malizioso (P 37), una preghiera di fiducia e conforto per la cugina che soffre tanto di non poter avere bambini (LT 131, 150, 152, 178, 255, ecc.), ed un acrostico ben coniato per Francis, il sapiente «Dottore», il medico cristiano dal carattere cavalleresco, consacrato «difensore della Chiesa».

 

P 40 – LE SACRESTANE DEL CARMELO

 

            Data: inizio novembre 1896. – Composta per: suor Maria Filomena di Gesù, su sua richiesta, e per le altre consorelle sacrestane. – Pubblicazione: HA 98 Cantique pour les sacristines du Carmel et pour les Sœurs chargées de l'office des Pains d'autel [Cantico per le Sacrestane del Carmelo e per le Suore incaricate dell'ufficio della confezione delle ostie]); cinque versi corretti. – Melodia: non indicata.

 

            Qui si evocherebbe volentieri qualcosa come la Scala di Giacobbe, per via di quel misterioso scambio tra cielo e terra di cui sono instancabili agenti le sacrestane, e che viene espresso in strofe piene di dolcezza.

            Dolcezza discreta della «donna di casa», se così si può dire: sposa «più felice» di una regina (str. 3), sposa che rivolge con attenzione il cuore allo Sposo, mentre le sue mani lavorano alacremente per lui. Dolcezza discreta della carmelitana, associata all'apostolo ma al proprio posto: quello di accompagnatrice nascosta. Nell'uno e nell'altro caso, aiutante fatta simile a colui che affianca.

            Corrisponde perfettamente a questi tratti la prima destinataria della poesia, suor Maria Filomena, la quale ha chiesto alla sua antica compagna di noviziato di comporle qualche strofa da cantare nella solitudine.

            In tono molto modesto, la seconda parte (str. 7‑10) offre una risposta a quella specie di sfida del Ms B: Teresa proclamava, tra altre infiammate aspirazioni, il suo desiderio del sacerdozio, che però nei fatti non è realizzabile. Qui ella canta il suo modo concreto di partecipare, subito, alla «missione grande del Prete». «Trasformata» in Gesù dalla Eucaristia, «cambiata» in Lui, non diviene forse un «altro Cristo», come si ama definire il sacerdote? Ed ella mostra qual è il suo ruolo in relazione alla Missione, alla Penitenza, all'Eucaristia.

            Nessun complesso di inferiorità, dunque, di fronte agli «uomini», ai sacerdoti. Neppure c'è presunzione: per Teresa, è Gesù che agisce con la collaborazione degli uomini e delle donne.

            Una bella immagine per concludere questa poesia calda di intimità: il «ciborio» si dilata alle dimensioni infinite del cielo, che non è più soltanto «popolato» di eletti (P 24, 16), ma ne è pieno, colmo. Non vi sono «posti vuoti» (LT 135). A tal fine Teresa «lotterà senza posa» (P 45, 6). Neanche in cielo si prenderà riposo fino a che «il numero degli eletti (sia) completo» (cfr. QG 17. 7).

 

P 41 – COME VOGLIO AMARE

 

            Data: fine 1896. – Composta per: suor San Giovanni della Croce, su sua richiesta. – Pubblicazione: HA 98, sotto il titolo Encore un chant d'amour [Ancora un canto d'amore]; quattordici versi corretti. – Melodia: Credo di Herculanum, «Je crois au Dieu».

 

            Una poesia che sembra scaturire d'un sol getto dalla ricchezza della sua vita interiore, per una consorella assai discreta, una «fedele sposa» (3, 7), indubbiamente troppo rigida ma che domanda volentieri consiglio a Teresa. Questa la trascina con sé, con quei verbi tipicamente teresiani (allietare, piacere, incantare, consolare), con la str. 2 che è come un braciere ardente e calmo, con la str. 3 più movimentata per il desiderio e l'approssimarsi della morte, dello Sposo veramente «Salvatore», nel mirabile finale: «Vieni, tutto è perdonato», e poi l'ineffabile riposo sul Cuore di Gesù: perché «mi hai molto amato».

 

P 42 – BAMBINO, CONOSCI IL NOME MIO

 

            Data: dicembre 1896. – Composta per: suor Maria di San Giuseppe, su sua richiesta. – Pubblicazione: HA 98, sotto il titolo A l'Enfant Jésus [Al Bambino Gesù]; tre versi corretti. – Melodia: «Où vas-tu quand tout est noir?».

 

            Ancora una poesia su richiesta, in cui Teresa gioca di equilibrio tra «il bambino» e «la tempesta», con il piccolo Gesù che doma la tempesta. Il bambino che dorme (o piuttosto che non dorme) durante il temporale fa parte degli archetipi dell'infanzia. Gesù vuole dormire, come più tardi nella barca... È un gioco sottile.

            Questa dolce visione si adatta particolarmente alla destinataria, una compagna dall'indole impetuosa, che Teresa si è provata ad ammansire; perché, nonostante sia di indole aggressiva, è anche una persona tenera e le semplici espressioni infantili la disarmano molto più dei ragionamenti. Strofe come queste potevano trasformare un mare burrascoso in un mare carezzevole, che culla teneramente la «testolina bionda» del Bambino, il quale si abbandona per indurre a sua volta ad abbandonarsi a lui.

 

P 43 – LA VOLIERA DI GESÙ BAMBINO

 

            Data: Natale 1896. – Composta spontaneamente, per la Comunità la sera di Natale. – Pubblicazione: HA 98, quattro versi corretti. – Melodia: «Au Rossignol».

 

            Una bella immagine dà l'avvio a questo «Natale degli uccelli», che si dilunga un po' nel paragonare la voliera al Carmelo; ma per la ricreazione di una festa straordinaria ci si può permettere qualche eccesso... Ogni uccello canta sul proprio registro: colomba, allodola, fiorrancino, fringuello. Come l'uccello del Vangelo, «che non semina e non miete», la carmelitana riceve «tutto dalla mano» di Gesù; da qui la sua letizia ed il suo abbandono, e la sua consacrazione a «la sola cosa necessaria, amare». Alla fine, «gli uccelli di voliera» lasciati liberi «s'alzeranno verso il cielo», dove canteranno ancora il loro canto di lode.

            Dieci anni prima, una voliera rallegrava la «povera mansarda» di Teresa (Ms A, 42v°; cfr. DLT, p. 39); al Carmelo, gli uccelli continuano a popolare i suoi sogni (Ms A, 79r°); durante l'estate 1896, con il Ms B, il valore simbolico dell'uccello assume una nuova dimensione, segno per eccellenza di un dinamismo continuo e, anche se «alzarsi in volo... non è nelle sue piccole possibilità» (Ms B, 5r°), siccome l'uccello è tanto canto quanto volo, anche in mezzo alla tempesta, alle prove del corpo e dell'anima, Teresa non rinuncerà a cantare (str. 10; cfr. P 52, 15 e Ms B, 5v°).

 

NOTE

            1. Cfr. Ms B, 5v° e P 3, v. 53‑54.

            2. Cfr. Ms B, 5r°/v°.

 

P 44 – AI MIEI FRATELLINI DEL CIELO

 

            Data: 28 dicembre 1896. – Composta: spontaneamente, per se stessa. – Pubblicazione: HA 98, sotto il titolo A mes petits frères du Ciel, les Saints Innocents [Ai miei fratellini del Cielo, i Santi Innocenti]; quattro versi corretti. – Melodia: «La rose mousse», oppure «Le fil de la Vierge».

 

            Dall'estate 1896, quando ha riscoperto i più bei testi sull'infanzia, Teresa pensa molto agli Innocenti. Durante il suo ritiro di settembre, dipinge in duplice esemplare un'immagine‑ricordo dei quattro fratellini e sorelline morti in tenera età. A tergo, scrive versetti della Sacra Scrittura molto significativi (cfr. Imm 5 e 6; DLT, p. 227). Alla luce di quei versetti, le strofe di questa poesia proclamano la misericordia gratuita, persino scandalosa, dimostrata in favore di bimbi che non hanno mai avuto l'uso della loro volontà e per i quali «il Salvatore» solo «vittoria colse». Dieci anni addietro i suoi «fratellini del Cielo» avevano liberato Teresa dal tormento degli scrupoli (Ms A, 44r°); oggi, il loro esempio le risparmia l'angoscia delle «mani vuote» (cfr. QG 23.6.1).

            In un «eccesso d'amore» Teresa arriva fino ad «augurare la morte» a tanti piccoli battezzati, come una volta alla mamma (Ms A, 4vo), non principalmente perché se ne vadano in Cielo, ma per offrire a Gesù questi fiori appena dischiusi, che Egli ama di un amore di predilezione (cfr. PR 2, 6v° e n. 23).

            Si noterà che Teresa non rimane irretita nel suo mondo di immagini, anche se le sviluppa forse un po' troppo a lungo (cfr. QG 21/26.5.9); è ad un universo spirituale radioso e fresco, di luce e di gioia, che ci rimandano i fiori, i bambini e gli sfondi stellati.

 

NOTE

            1. In questa poesia non si tratta di bambini‑martiri; è Gesù, non il persecutore, che coglie i suoi gigli. Il riferimento di HA 98 ai Santi Innocenti è quindi inesatto.

            2. Cfr. LT 124.

            3. Cfr. LT 182, che rimanda alla Orazione dell'anima innamorata di san Giovanni della Croce.

            4. Per Teresa e Celina, ancor meglio delle «ginocchia» degli Eletti, ci saranno quelle di Gesù stesso... Cfr. LT 221+, biglietto contemporaneo a P 44; e P 18, 54.

            5. Una incantevole trovata poetica: il regno di Dio è dato ai piccoli e non ai sapienti.

            6. Queste immagini cosmiche sono tanto più forti in quanto si tratta di bambini piccoli; cfr. PR 2, 7ro.

            7. Cfr. QG 5.7.3.

            8. Cfr. PR 2, 6v°.

            9. Teresa reclama frequentemente nelle sue poesie (P 12, 8; 17, 5; 24, 11; 28, 4; 29, 8; 31, 2; 35, 4; 36, 1; 41, 2 e qui).

 

P 45 – LA MIA GIOIA!

 

            Data: 21 gennaio 1897. – Composta per: Madre Agnese di Gesù, in occasione della sua festa. – Pubblicazione: HA 98, col titolo Ma Paix et ma Joie [La mia Pace e la mia Gioia]; quattordici versi corretti. - Melodia: «Où vas-tu, petit oiseau?».

 

            «Tutta la mia anima è là», dice con semplicità Teresa consegnando la poesia La mia Gioia! a Madre Agnese per la sua festa, nel momento in cui affronta le fasi più terribili della sua prova di fede e, presto, dell'agonia. Dietro espressioni ed immagini apparentemente ingenue, ci sono un atteggiamento di fede ed una lotta mistica che si intrecciano e si esprimono, senza ricerca d'arte, ma con un'intensità interiore e con una forza vitale sorprendenti. Ogni parola è carica del suo peso di esperienza e di maturità, e lo sviluppo delle strofe ci fa veramente penetrare «l'anima» di Teresa.

            Questa poesia è già preannuncio della celebre pagina del giugno 1897: «Signore, tu mi colmi di gioia con tutto ciò che fai» (Ms C, 7r°), anche se in gennaio tale gioia è ancora un atto di fede che è frutto della volontà sola.

            A Teresa non basta credere alla gioia, accettare la sofferenza, nascondere le lacrime, sorridere a Gesù che si occulta: la sua gioia è «lottare senza posa» per generare eletti. Questa notazione così breve colora però tutta la poesia: inconsapevolmente, Teresa lascia scoprire che tutti i suoi paradossi e le sue antitesi, ella li ha coperti di fiori, e che la sua gioia è una dura lotta incessante, alimentata dal fuoco dell'amore (str. 5, 4; 6, 1; 7, 5-6).

 

NOTE

            1. La seconda strofa continua il paesaggio apparentemente idillico della prima; ma l'interrogativo dei versi 3-4 dimostra ciò che questa gaiezza comporta, se non di forzato, almeno di voluto. Nei versi 5-8, il velo si squarcia (cfr. Ms C, 4v°            3. Un verso denotante grande coraggio, che Teresa sottoscriverà con tutta la sua condotta fino alla morte. Dopo la «notte della vita» (P 12, 9, 3; 13, 18, 1), ella è veramente nella notte oscura: «notte del mondo» (P 48, 4, 3), «notte della fede» (P 54, 15, 8 e anche 54, 16, 2).

            4. Cfr. LT 141+, e P 11, 3, 5; 13, 5; 31, 4; 54, 6; Ms C, 3r°.

            5. Cfr. Giovanni della Croce, Cantico spirituale, spiegazione delle str. 20 e 21: «Per ciò che riguarda la vita o la morte, la sua volontà è perfettamente sottomessa e abbandonata a quella di Dio... in un totale abbandono al divino beneplacito» (trad. it., str. 20/21, 11, p. 618); oppure la Fiamma Viva, str. 1 v. 5 (trad. it., p. 748). Numerose notazioni ci sono negli Ultimi Colloqui su questo abbandono di Teresa di fronte alla vita o alla morte, perché «è ciò che lui fa che amo» (QG 27.5.4).

 

P 46 – AL MIO ANGELO CUSTODE

 

            Data: gennaio 1897. – Composta: spontaneamente, e dedicata più tardi a suor Maria Filomena di Gesù. – Pubblicazione: HA 98, tre versi corretti. – Melodia: «Par les chants les plus magnifiques».

 

            Il tono di calmo fervore di questa poesia è caratteristico dell'ultima epoca, meno immaginativa e meno intrisa di consolazione sensibile. I temi toccati sono numerosi, con al centro la strofa 3 dove Teresa sembra considerarsi come passata in un altro mondo.

            Dopo le prime strofe contrassegnate dall'umiltà, esplode d'un tratto il tono glorioso in un finale quasi esultante, al modo dei salmi, con quegli: «A toi... A moi... A moi... Avec... Avec...» all'inizio del verso, e quelle sillabe così piene: «Royaume, Gloire, Richesse, Roi des rois, ciboire, Croix», spesso in rima. Il termine della piccola via può rimanere nascosto, è nella «pace» che Teresa si avvia verso di esso, ridicendo questa litania di gloria in cui, in pochi versi, si concentra una quantità di beni eterni, di «gioie che sempre dureranno».

 

NOTE

            1. L'angelo custode è il compagno di Teresa nella «piccola via». Questa scena familiare richiama l'infanzia di Teresa, quando suo padre la conduceva per mano (cfr. Ms A, 18r°; P 8, str. 6).

            2. Confrontare con Ms A, 38v°/39r°.

            3. L'umiltà prende in Teresa tonalità e sviluppi nuovi a partire dall'estate 1896, e soprattutto nel 1897 sotto il peso della «prova di fede».

            4. E la prima volta che Teresa indica i «peccatori» come suoi «fratelli»; preludio alla «tavola dei peccatori» del Ms C, 6r°. Vedere anche P 54,4,7 e strofa 20.

 

P 47 – A TEOFANO VÉNARD

 

            Data: 2 febbraio 1897. – Composizione: spontanea. – Pubblicazione: HA 98; dieci versi corretti. – Melodia: «Les adieux du martyr».

 

            «La mia anima rassomiglia alla sua», dirà Teresa alle sue sorelle (DE, p. 422) lasciando loro come ricordo d'addio (LT 245) una breve antologia dalle lettere di questo «piccolo santo» missionario martire nel Tonchino, di cui P. Roulland le aveva segnalato la biografia. Dal 21 novembre 1896 ella aveva copiato sul suo «quaderno scritturistico» tre pagine di stralci di queste lettere (cfr. sopra, Scritti diversi, pp. 1231-1233).

            Per «cantare» il suo amico beato, Teresa ritrova gli accenti che già le ispirava la sua «santa di predilezione», santa Cecilia. I canti e i fiori, ma anche la sofferenza e il martirio, e l'apostolato vigoroso, «la Spada e il Fuoco»: sono questi i temi che la ispirano.

            Il 19 marzo, spedendo la poesia a P. Roulland (cfr. LT 221), ella attira la sua attenzione sulla penultima strofa e svela così il suo progetto missionario: raggiungere, se la sua salute non glielo impedirà, quello di raggiungere la recente fondazione di Hanoi. Speranza irragionevole, ma il suo desiderio missionario non cessa di crescere nel suo cuore e in queste stesse settimane si rinfranca la sua fiducia di «ritornare sulla terra» per lavorarvi senza tregua «sino alla fine del mondo» (QG 17.7).

            Nell'infermeria il ritratto di Teofano Vénard non la lascerà più e la assisterà durante la prova (QG 10.8.1; 10.8.3; 19.8.5; 20.8.13; 6.9; cfr. DLT, p. 297).

 

NOTE

            1. Come Teresa, Teofano scriveva poesie.

            2. Citazione di una lettera del 2011861 (cfr. Scritti diversi, p. 1233); cfr. LT 245+.

            3. Risposta autentica al carnefice, un cinico gobbetto che domandò al giovane «che cosa gli avrebbe dato per essere giustiziato abilmente e in fretta». E il suo capo non cadde che al quinto colpo di spada.

            4. Altra citazione di Teofano (cfr. sopra, n. 2).

            5. Il linguaggio guerresco annuncia Le mie Armi, la prossima poesia.

            6. Cfr. QG 16.8.3.

 

P 48 – LE MIE ARMI

 

            Data: 25 marzo 1897. – Composta per: suor Maria dell'Eucaristia, in occasione della sua professione. – Pubblicazione: HA 98; tre versi corretti. ‑ Melodia: Canto per la partenza dei missionari: «Partez, hérauts de la bonne nouvelle».

 

            Una poesia nervosa, marziale, tesa, buttata giù come si attacca battaglia. Una Teresa sicura di sé come di Dio; nel crogiuolo della prova come Giovanna d'Arco sul rogo. Ella sa d'essere regina, ed è la Regina che combatte, che prepara le armi per vincere, con l'efficacia come sua prima preoccupazione.

            La citazione di san Paolo nell'intestazione (attinta dalla regola del Carmelo) introduce direttamente a questa «vestizione del cavaliere»; l'audace giustapposizione dei due versetti indipendenti del Cantico dei Cantici dà l'immagine di una Regina formidabile nella sua onnipotenza, «terribile come un esercito schierato in battaglia, simile a un coro musicale in un campo di armati». Ci vuole un autentico senso poetico per forgiare una citazione così squillante, ermetica e antitetica, come sorgente di ispirazione per celebrare una professione religiosa e per abbozzare una completa allegoria dei voti, soggetto ingrato per la poesia.

            La destinataria è Maria Guérin, volta a volta «piccolo angelo» e «donna forte» (LT 178), «piccolo bimbo» e «guerriero prode» (P 36); ma anche, tramite lei, suor Genoveffa, rimasta senza adeguata celebrazine poetica l'anno precedente (cfr. P 27, presentazione), e sempre «infiammata da idee cavalleresche».

            Per Teresa si tratta però di ben altra cosa che d'un semplice romanzo di cavalleria, benché il linguaggio allegorico rischi di trarre in inganno (cfr. LT 224); è nella «verità della vita» (cfr. Ms A, 31v°), e ben presto della morte, che ella ingaggia la lotta. «Sorridendo» (come il suo amico Teofano) «e cantando» (come una sposa innamorata), combatte sino all'estremo delle forze prima di cadere «con l'armi in pugno» (notare la potenza di questo finale).

 

NOTE

            1. Si riconoscerà il vocabolario fortemente paolino di questa poesia, ispirata dalla lettera agli Efesini, cap. 6, nonostante la differenza delle allegorie: in Paolo, «la Verità per cintura, la Giustizia per corazza, lo Zelo nel propagare il Vangelo come calzari, lo scudo della Fede, l'elmo della Salvezza, la spada dello Spirito»; per Teresa, «l'armatura» è costituita invece dai «sacri voti: la Povertà, lancia ed elmo; la spada della Castità; la corazza dell'Obbedienza, lo scudo del cuore».

            2. Cfr. P 26, 9.

            3. Cfr. PR 7, 1r°.

            4. La spada comporta per Teresa uno sfondo biblico, con un rinvio sia a Mt 10, 34, sia a Ef 6, 17; cfr. P 47, 5 e Pr 17.

            5. Cfr. PR 7, 3r°.

            6. Teresa ritrova per un momento (v. 1-4) il tono dei poeti romantici (Vigny, Lamartine, Hugo) che amano i dialoghi fantastici attraverso gli spazi infiniti... Con l'antitesi «luce/notte», la prova della fede appare in tutta la sua intensità; questo radicamento esistenziale della poesia le conferisce un carattere di coraggio autentico, che la riscatta dal sospetto di una semplice spavalderia letteraria.

            7. Dopo la violenza dello scontro, la distensione. La dolcezza della femminilità riprende i suoi diritti, all'insegna di santa Cecilia (la vergine, con menzione della lira; cfr. P 3, v. 25-26).

            8. Questa morte sul campo di battaglia sarebbe piaciuta a Teresa d'Avila: «i difensori della Chiesa (...) possono morire; essere vinti, mai» (Cammino di Perfezione, cap. 3; trad. it., cap. 3, 1, p. 549).

 

P 49 – ALLA MADONNA

DEL PERPETUO SOCCORSO

 

            Data: marzo 1897. – Composta per: suor Maria della Trinità, su sua richiesta. – Pubblicazione: inedito in HA; per la prima volta in una rivista dei Redentoristi, Le Perpétuel Secours [Il Perpetuo Soccorso], Haguenau, gennaio 1934. – Melodia: non indicata.

 

            Fin da piccola, Maria Luisa Castel si sente attirata dall'immagine bizantina della Madonna del Perpetuo Soccorso (cfr. DLT, p. 287). Nello sguardo misterioso della Vergine ella trova lo specchio della propria coscienza infantile: sorriso per la sua buona condotta, tristezza per le sue monellerie. Soccorsa dalla Vergine nel 1894 per la sua entrata nel Carmelo di Lisieux, nel 1897 invoca la forza di condurre una vita di immolazione per i sacerdoti presso Colei che, secondo l'interpretazione popolare corrente del quadro miracoloso, rassicura e incoraggia il Bambino Gesù, spaventato dalla visione degli strumenti della sua Passione. Teresa raccoglie in alcuni facili versi i pensieri di Maria della Trinità durante il ritiro.

 

P 50 – A GIOVANNA D'ARCO

 

            Data: maggio (?) 1897. – Composta spontaneamente. – Pubblicazione: Poésies, 1979. – Melodia: non indicata.

 

            Nell'anno della sua morte, Teresa ritorna a Giovanna d'Arco (che l'accompagna fin dall'infanzia) quasi per identificarsi con lei alla soglia della sua passione. All'infermeria, si riferirà spesso all'eroina.

            Non è infatti nella vittoria e nella gloria che Giovanna si realizza, ma nella «prigione» e nel «tradimento», in cui ella si identifica con Gesù. Ed è Lui che, con la sua morte, dà ad ogni sofferenza un suo «fascino». Teresa si trova anche lei «in un oscuro carcere incatenata» a causa della prova della fede; beve alla «amara coppa» dell'Amato a causa della malattia. Ella appare anche a noi «nel cupo carcere... splendente e bella». Il «tradimento» stesso non le è stato risparmiato. Giovanna d'Arco è stata vittima di una nuova fellonìa, ed è proprio lei, Teresa, che ha prestato il suo volto a Giovanna da Prigioniera, oggetto della beffa di Leo Taxil il 19 aprile (cfr. PR 7+).

            Ci sono sofferenze di natura tale che vanno vissute da soli: scritta a matita su un foglio azzurro, questa poesia eccellente e densa nella sua semplicità, con il suo grandioso movimento dalla gloria all'amarezza e alla morte, e che risale fino all'«amore» che trasfigura, è rimasta ignorata fino a questi ultimi anni.

 

NOTE

            1. Se è difficile applicare questi versi 3-4 a Teresa (così circondata di cure nella sua malattia), si noterà da un lato la sua attenzione a tener nascosto che si trova in un «carcere» (o tunnel), e dall'altro lato la velata confessione di QG 11.7.1 e 6.8.1: «non c'è nessuno che mi conosca» (Sal 141, 5).

 

P 51 – UNA ROSA SFOGLIATA

 

            Data: 19 maggio 1897. – Composta per: Madre Henriette, del Carmelo di Parigi, su sua richiesta. – Pubblicazione: HA 98, col titolo La rose effeuillée [La rosa sfogliata]; cinque versi corretti. – Melodia: «Le fil de la Vierge», oppure «La rose mousse».

 

            Sicuramente, pochi mistici si sono spinti tanto lontano quanto Teresa, minata dalla malattia e al limite delle forze, che offre il suo «niente» gettandosi sotto i passi di Gesù in un atto di amore puro e totale. Così la scopriamo qui: ella non domanda nulla, si abbandona, è già quasi oltre la morte, si direbbe quasi oltre l'amore.

            In maggio, Teresa non è più in grado di partecipare alla liturgia floreale delle novizie (cfr. P 34); rinuncia gradualmente a tutti gli atti di comunità. Le rimane ormai un supremo compito: «Devo morire». Morire dissolvendosi, un giorno dopo l'altro, come una «rosa» che «si sfoglia». Nell'oblatività più assoluta: con «cuore indiviso, incurante» senza rincrescimento, senza messa in scena («senz'arte»). La sua generosità è pari solo alla sua delicatezza e nient'altro: che la sua vita «spesa» sia soltanto dolcezza sotto i «piedini» di Gesù Bambino, sotto gli «ultimi passi» dell'Uomo dei dolori. Il simbolo della rosa sfogliata, oggi apparentemente logoro, assurge qui a una patetica bellezza, nella autenticità del vissuto.

            Teresa non sogna neppure più di donarsi a Gesù, ma di sfogliarsi sotto i suoi passi; di morire dissolvendosi. Questa idea è sviluppata nelle strofe 3 e 4 sino a un punto mai finora raggiunto: «Nel suo fulgor la rosa fa bella la festa,    ma la rosa sfogliata la si getta al vento (notare la forza di questa parola alla fine del verso) semplicemente» (vale a dire da nessuna parte, non importa dove). La rosa sfogliata si offre «perché più non sia», il che è la pienezza dell'abbandono; non le si presta neppure attenzione (4, 1), non è che un «resto». Teresa «ben lo vede»; ha «speso la sua vita, il suo avvenire», è «appassita per sempre». – «Devo morire». Così dà la prova suprema del suo amore, senza sapere quello che Gesù ne farà; non è altro che una rosa sfogliata, cioè niente.

            Componendo questa poesia, Teresa risponde alla richiesta di una carmelitana di Parigi, già priora, che, avendo sentito magnificare il suo talento poetico, la mette un po' alla prova: «Se è vero che questa piccola sorella è una perla (...) mi invii una delle sue poesie e lo vedrò da me stessa» e, secondo Maria della Trinità, è lei che propone anche il tema della rosa sfogliata.

            «Madre Henriette ne fu contentissima (...) osservando solo che mancava un'ultima strofa che spiegasse come, alla morte, il buon Dio avrebbe raccolto quei petali per ridar forma a una bella rosa, splendente per tutta l'eternità». Fraintendimento totale: per Teresa, «amare è donarsi» senza attesa di ricompense; e replicò: «Che la buona Madre componga lei stessa questa strofa secondo la sua idea, da parte mia non sono affatto ispirata a farlo. Il mio desiderio è di essere sfogliata per sempre, per rallegrare il buon Dio. Punto e basta» (cfr. UC            Altre parole – suor Maria della Trinità, maggio).

 

NOTE

            1. Il sentimento della Bellezza è vivissimo in Teresa (negli scritti la parola – fr. «beauté» – è usata cinquantasei volte; ventotto volte questa bellezza è quella di Gesù). Bellezza suprema (o eccelsa; fr. «suprême») in P 24, 31; 28, 2; PR 2, 1r° e 8r°; PR 4, 3r°.

 

P 52 – L'ABBANDONO

È IL FRUTTO DELIZIOSO DELL'AMORE

 

            Data: 31 maggio 1897. – Composta per: suor Teresa di Sant'Agostino, su sua richiesta. – Pubblicazione: HA 98, col titolo L'abandon [L'abbandono]; tre versi corretti. – Melodia: «Si j'étais grande dame».

 

            Una canzone, ma che va oltre se stessa, una canzone per superare «la tempesta» (str. 2) e farsi coraggio; però calma, sicura, «in pace» (la parola ritorna quattro volte). La sicurezza delle ultime quattro strofe non è finta: è il vero «abbandono» al di là delle consolazioni sensibili. Meno fremente e più avara di confidenze di quanto non lo fosse Una Rosa sfogliata, è tuttavia una poesia altrettanto personale.

            Tanto virtuosa quanto rigida, la destinataria aveva fatto «il voto d'abbandono al beneplacito di Dio», non senza aspettarsene «qualche superiorità nella perfezione». Per Teresa, l'abbandono non è «l'opera della volontà, né degli sforzi dell'uomo, ma di Dio che usa misericordia» (Rm 9, 15‑16, citato in Ms A, 2ro). Riconoscendo in sé questo abbandono totale di fronte alla morte, Teresa ne farà omaggio al suo unico autore: «Ora ci sono; il buon Dio mi ci ha messa, mi ha presa nelle sue braccia e m'ha posata qui...» (QG 7.7.3).

 

NOTE

            1. Bella immagine di un albero alla Chagall, la cui radice si trova nei cieli. Il simbolo dell'albero è raro in Teresa (qui, unico esempio nelle poesie, e in LT 137, l'albero di Zaccheo).

            2. Questo frutto è l'antitesi di quello della Genesi (3,6): lo si può toccare senza timore (Gn 3,3) e mangiarne: esso non apporta il disordine del peccato e della morte, ma «un oceano di pace» e la felicità fin da questa vita.

            3. Nelle strofe 7-9 si ritrovano il tono e i colori di P 3, Santa Cecilia (vv. 29-32), «la santa dell'abbandono».

            4. Teresa «attende in pace», però in un'attesa che non ha niente di pigro: la subitanea fuga dell'«allodola» (str. 16), in una ascensione verticale che fende «la fitta nebbia» (Ms C, 5v°), lo esprime a sufficienza. Fa pensare all'atto anagogico insegnato da Giovanni della Croce: per un'anima assalita dalla tentazione, la cosa migliore è lanciarsi subito in Dio... Teresa vola anche «più in alto dell'allodola»: lo sguardo riesce a seguire il volo dell'uccello nel cielo, ma non si può veder volare l'anima della carmelitana sino ai confini di quella Terra promessa, dove l'Albero della vita affonda le sue radici.

 

P 53 – PER SUOR MARIA DELLA TRINITA

 

            Data: maggio 1897. – Composta per: suor Maria della Trinità, su sua richiesta. – Pubblicazione: HA 98; tredici versi corretti. – Melodia: «L'envers du ciel».

 

            Nonostante il tono lamartiniano, questa poesia di una grande fermezza, confermata dalla grafia, e di un'energia sorprendente in una malata grave come Teresa, è spoglia, di stampo classico; vi si nota una notevole riduzione di aggettivi.

            E un «canto delle misericordie» che Teresa offre a Maria della Trinità. Ella è debole e priva di virtù; tale constatazione umilmente accettata (str. 2, 1-2) fa di lei una candidata di elezione per l'opera dell'«amore che consuma e trasforma» (LT 197). Soprattutto, per Teresa, più che mai, non c'è altro che l'amore (cfr. LT 242, fine).

            Un tocco di malizia colora la terza strofa, con l'allusione alla leggerezza dell'adolescente tra le attrattive di Parigi: vignetta graziosa e pittoresca, con «l'agnello lontano dall'ovile» che folleggia, «ignaro del pericolo», come la capra del Signor Seguin, e la Santa Vergine che fa da «pastora»; poi l'antitesi dei «precipizi» e della «cima del Carmelo»; il tutto che addolcisce in anticipo le «delizie austere» dei due ultimi versi.

 

NOTE

            1. La scelta divina: cfr. prologo del Ms A, 2r°; P 16, 6; 25, 8; 40, 6.

            2. La tonalità della Rosa sfogliata. La prova della fede e l'indebolimento dovuto alla malattia suscitano in Teresa una più acuta presa di coscienza del suo «piccolo nulla». Cfr. Ms B (quattro volte) e LT 197; e soprattutto, nella primavera del 1897: LT 226, 243, 261 e Ms C, 2°. Lo stesso all'infermeria: QG 6.8.8; 7.8.4; 8.8.1; 13.8.1.

            3. Cfr. P 23, 5. L'amicizia con Gesù, che implica reciprocità di confidenza e tenerezza, è fiorita prestissimo nell'animo di Teresa; cfr. Ms A, 40vo; LT      57 (due volte), 74, 92, 109, 141, 157, 158, 169; Ms B, 4v°; e in questo mese di maggio, il «tenero amico» di LT 226. Nelle poesie: P 15, 5 e 9; 23, 5; 40, 6.

            4. Alcune immagini di spicco (str. 4, vv. 2, 4, 5, 6, 8) concorrono ad esaltare la «verginità», ultima parola e coronamento della composizione.

 

P 54 – PERCHÉ T'AMO, MARIA!

 

            Data: maggio 1897. – Composizione spontanea richiesta anche da suor Maria del Sacro Cuore. – Pubblicazione: HA 98; trentanove versi corretti. – Melodia: «La plainte du mousse».

 

            «Ho ancora qualcosa da fare prima di morire», confida Teresa a Celina: «Ho sempre sognato di esprimere in un canto alla Santa Vergine tutto ciò che penso di lei» (PA, p. 268). In quel maggio 1897 ella incomincia a presentire la probabile diffusione dei suoi scritti. E considera i suoi «pensieri» sulla Vergine Maria come parte integrante dell'«opera tanto importante» che si prepara (cfr. QG 1.8.2).

            Ora più che mai, Teresa «non riesce a nutrirsi che della verità» (QG 5.8.4). Ha bisogno di «vedere le cose come sono» (QG 21.7.4). Riguardo alla Vergine Maria, l'unica cosa che la interessa è la «sua vita reale, non le supposizioni sulla sua vita» (QG 21.8.3«). D'istinto, ella si rivolge al Vangelo, ormai unica sua fonte di ispirazione: «Questo libro mi basta» (QG 15.5.3 e cfr. LT 226). E ci indica pure il suo «metodo»: «M'insegna il Vangelo... e il cuor mi dice...» (str. 15).

            Il suo cuore le fa «comprendere» per connaturalità il senso nascosto dei fatti, la loro portata per la sua vita di oggi e presto anche per la sua eternità. L'intelligenza del cuore le si è affinata durante gli ultimi mesi in mille modi, ma soprattutto in due campi: il mistero della sofferenza, sotto la lima della prova; l'ampiezza delle esigenze della carità, grazie a vive illuminazioni. Il tutto dentro il silenzio.

            È innanzitutto nella preghiera che va accolta questa lunga poesia: una specie di inno liturgico di duecento versi alessandrini regolarissimi, che esprimono bene «l'obiettività» cui si attiene l'autrice. Una contenuta emozione percorre tuttavia queste strofe che contengono grandi momenti ((str. 8, 16, 22...). Belle immagini arricchiscono la composizione (3, 7‑8; 7, 5‑6...); risaltano formule lapidarie (10, 4; 16, 4, che è come il Credo di Teresa; e il celebre verso 22, 3). Una strofa mirabile la conclude.

            La «piccola Teresa» firma queste righe con mano tremante e stanca: umile e commovente punto finale di tutta la sua opera poetica.

 

NOTE

            1. Fr. “tressaillir”: un verbo forte che merita tanta più attenzione in quanto, travagliata dalla prova, Teresa «non sa più cosa sono le gioie vive» (QG 13.7.17); «Il pensiero della beatitudine eterna fa trasalire appena il mio cuore» (LT      254). Il verbo è usato quattordici volte negli scritti (Ms A, 60v°; Ms B, 3r°; LT 74, 107, 134, 254, 258, 261, cinque volte nelle PR), e in QG 17.7 e 20.8.4.

            2. Una constatazione di somiglianza nella debolezza che ha il dono di toccare Teresa; cfr. per esempio P 52, 11. Sull'esperienza della sofferenza di Maria, cfr. QG 20.8.11.

            3. La bella immagine della «Valle Umile e Mite», letto de «l'Oceano d'Amore», suggerisce bene quella pienezza di riposo che Dio chiede ed offre alla creatura che Lo riceve in sé.

            4. Un mistero dell'Onnipotenza che si compie nella piccolezza della creatura: questo è il «tesoro» comune alla Madre e alla figlia. Esse hanno ricevuto entrambe «della verginità il tesoro ineffabile» (3,4), «terra natale di Gesù» (LT 122). Possiedono in se stesse «il Figlio uguale al Padre» (4,6), l'una per il mistero unico dell'Incarnazione (str. 4), l'altra per l'inabitazione trinitaria (5, 1-2 rimanda a P 17, 2) e specialmente per la Comunione eucaristica (5, 7-8). Madre e figlia accolgono in sé «Gesù l'Agnello» con identiche disposizioni.

            5. Come in P 24, il «cuore» ha una grande spazio in questa composizione: vi è nominato quattordici volte, di cui dieci riservate a Maria.

            6. Una immagine teresiana tipica, dove il Magnificat è paragonato ad un rosaio che «espande fragranza» (e ci sono tutta la ricchezza della rosa e quella del profumo).

            7. Un soggetto difficile trattato con sobrietà. Teresa traduce in belle immagini l'aspettativa dolorosa di Giuseppe e «l'eloquente silenzio» della Vergine.

            8. Sottrarsi, «nascondersi» (13, 7; 15, 6; 16, 7), e «cercare» (14, 4 e 7; 15, 8): è il gioco austero descritto dai ventiquattro versi dedicati al «mistero del Tempio». La meditazione si approfondisce fino all'ammirevole professione di pazienza di 16, 5-8, una vetta del testo, in cui si ritrova lo spogliamento patetico della Rosa sfogliata.

            9. Questi due versi (1-2) sviluppano l'intuizione annunciata in 15, 7-8: è Gesù che vuole (ripetuto due volte, 15, 7 e 16, 1) la prova per coloro che maggiormente ama. Questa costante certezza è affermata da Teresa più volte nella corrispondenza; cfr. tra le molte altre LT 190.

            10. Questa gioia nella sofferenza è ben attestata in questo periodo della vita di Teresa; cfr. Ms C, 7r°; LT 253; P 47, 3; e negli Ultimi Colloqui. Si può valutare il progresso compiuto dal gennaio rileggendo P 45, in cui la «gioia» è ancora un atto di fede volontario, e, si direbbe, non molto lieto... Ma dopo aver raggiunto il massimo dell'abbandono (Una Rosa sfogliata), Teresa, all'infermeria, sarà pienamente naturale nella sua schietta letizia.

            11. Non è soltanto «la fede» che «si spegnerà» per Teresa come per tutti, nell'ultimo giorno, ma «la notte, l'angoscia in cuore»; cfr. Ms C, 5v°. Teresa «consente» ad una pazienza illimitata. Abbandono eroico espresso nell'immagine mirabile della «fede» (questa «luminosa fiaccola» nel cuore della notte, Ms C, 6r°) che «si spegne» quando si leva il «giorno eterno» della visione a faccia a faccia.

            12. La collina dove sono riuniti «i peccatori»: una precisazione che nessuno dei sinottici presenta, ma che è in sintonia con lo spirito del Ms C.

            13. Maria non tiene gelosamente per sé la sua condizione unica di «Madre» di Gesù. Accetta una espropriazione del titolo attendendo la espropriazione effettiva del momento in cui Giovanni dovrà sostituire Gesù (24,2).

            14. Il velo ricade sull'esistenza di Maria. Teresa non menziona la deposizione dalla croce. Ella «vede... guarda... intende... ascolta...» quello che l'evangelista riporta, e non va oltre con l'immaginazione; omette quindi i «misteri gloriosi»: Gesù stesso si riserva di esserne il cantore in cielo (cfr. str. 24).

            15. Il sorriso della Vergine ai Buissonnets, il 13 maggio 1883, cfr. Ms A, 30r°. L'8 luglio, trasferendosi in infermeria, Teresa vi trova ad accoglierla la Vergine del Sorriso: «Mai mi sembrò così bella» (DE, pp. 455s.). Un'ora prima di morire ella la fisserà ancora a lungo (DE, p. 383).

            16. La poesia torna su di sé: l'anello si chiude con il v. 5 che dà risposta alla strofa 1.

 

 

 

POESIE SUPPLEMENTARI

 

PS 1 – O DIO VELATO

 

            Data: 6 gennaio 1895 o 1896. – Composta per: la Comunità. – Pubblicazione: Poésies, 1979. – Melodia: «Joseph inconnu sur la terre».

 

            Questo saggio incompiuto era indubbiamente destinato ad una ricreazione di comunità per la sera dell'Epifania. Migliorato e completato, avrebbe potuto stare alla pari con altre poesie. Qualche decasillabo ben riuscito, quella immagine evocatrice («l'aureola di sangue») mostrano già un certo mestiere. Per questo motivo si potrebbe invertire l'anno delle due composizioni: PS 1 e PS 2. Tuttavia i temi e soprattutto il movimento profondo assomigliano a quelli degli Angeli al presepe di Gesù (PR 2, Natale 1894).

 

PS 2 – IN ORIENTE

            Data: 6 gennaio 1896 o 1895. – Composta per: la Comunità. – Pubblicazione: Poésies, 1979.

 

            Un altro saggio incompiuto, per una festa dell'Epifania. Le strofe brevi richiamano la fine di P 28.

 

PS 3 – ORMAI DA CINQUANT'ANNI

 

            Data: 15 gennaio 1896 (?). – Composta per: suor San-Stanislao. – Pubblicazione: Poésies, 1979.

 

            Versi il cui livello non supera quello di P 2. Che si riferiscano all'anniversario di entrata della decana del Carmelo (6/04/1845) o, come sembra più probabile, a quello della sua vestizione (15/01/1846), segnano in ogni caso un regresso. Il loro solo pregio è di ricordare la bontà di Suor San-tanislao (cfr. CG, p. 1172: «una bontà inesauribile»), che le attira l'affetto unanime della comunità. Dopo pochi mesi, per il giubileo della sua professione (8/02/1897), Teresa si riscatterà componendo una rappresentazione: Santo Stanislao Kostka (PR 8).

 

PS 4 – IL CIELO NE È IL PREMIO

 

            Data: luglio 1896 (?). – Composta per: il noviziato. – Pubblicazione: Poésies, 1979. – Melodia: cantico «Le Ciel en est le prix».

 

            Copiate di sua mano, queste strofe umoristiche sono davvero una composizione di Teresa? La cosa è assai dubbia. Ella ha ben potuto parteciparvi gioiosamente durante una ricreazione di noviziato: ma l'impulso deve essere stato dato da Suor Maria dell'Eucaristia, che ne sarebbe la principale autrice. Infatti, non scriveva forse questa a sua madre il 6 o 7 luglio 1896: «se lo posso, aggiungerò alla mia lettera il mio famoso cantico sulla vita della carmelitana»?

            Comunque sia, Teresa non manca di canalizzare l'allegria del suo trio, Celina, Maria della Trinità, Maria Guérin, per portarle a una maggiore generosità.

            Si è cercato di stabilire un ordine logico, se non cronologico, in questi pezzi rimati che ci presentano la giornata della carmelitana nel 1896 in uno stile da rivista studentesca. Ecco presentate con umorismo: la levata mattutina (str. 1); la povertà della cella (2-4); il modo di vestire dove, visibilmente, «l'armatura» (gli strumenti di penitenza...) tiene un considerevole spazio (5-9); il pasto frugale (10-14); la ricreazione in comunità (15-18); l'esercizio della mortificazione (19-20) trasformato in esercizio di contabilità da questa allegra gioventù; il tutto finalizzato all'opera apostolica (21), come espressamente esigeva S. Teresa d'Avila dalle sue figlie.

            Ripetiamo il primo rigo ad ogni strofa; nel manoscritto lo si trova soltanto alla strofa 1.

 

NOTE

            1. Una specie di raganella (pezzo di metallo su un'assicella di legno) che veniva scossa nei chiostri e nei corridoi per la levata del mattino, che in estate era alle cinque meno un quarto.

            2. Oggetti proscritti dalle Costituzioni di santa Teresa d'Avila.

            3. Gli strumenti di penitenza («croce, catene, cilicio»; cfr. DLT, p. 246). Si sa che nel 1896, nonostante le emottisi, Teresa praticava generosamente queste mortificazioni supererogatorie, nella misura in cui la priora, Madre Maria di Gonzaga, gliele permetteva; cfr. DE, pp. 497‑499; CG, pp. 883, 1189. Tuttavia nelle sue poesie ella canta «armi» diverse, cfr. P 34 e P 48, Le mie armi, composta appunto per Maria dell'Eucaristia.

            4. Una parola totalmente assente dagli scritti di Teresa (ma non dalla sua vita religiosa); il sostantivo «digiuno» (fr. “jeûne”) vi si trova una sola volta (Ms C, 4vo). Allora si digiunava dal 14 settembre a Pasqua e in altre varie occasioni (le Quattro Tempora, le vigilie delle Solennità, ecc.). Cfr. sotto, Regime alimentare del Carmelo, p. 1520.

            5. Il lunedì, mercoledì e venerdì, alla fine del «silenzio» della sera (dalle ore 20 alle 21), le monache facevano la penitenza dei flagelli («disciplina») in coro, comunitariamente, al buio; e recitavano frattanto il Miserere (Salmo 50). E tutto questo in effetti faceva «rumore»!

            6. Particolare confermato con umorismo, alcuni anni dopo, alla sorella Leonia da suor Genoveffa: «Per divertirti aggiungerò che una volta, in noviziato, avevamo fatto il calcolo dei colpi di disciplina presi ogni anno, e te ne rendo conto. In ragione di 300 colpi per Miserere (Teresa arrivava a 370 e persino a 400, che credo sia il massimo); in ragione - dicevo - di 300 colpi per Miserere, se ne prendono ogni anno 66.000, senza contare le discipline straordinarie o di devozione. Vedi che vi siamo abituate; e dato che l'abitudine diventa una seconda natura, non abbiamo più grande merito. Se ci vuoi imitare, vedrai che ti dico la verità» (A suor Francesca Teresa, 1/10/1909). Sul medesimo soggetto, CRG, pp. 161-162 e 70: Teresa durante questo esercizio si impegnava a sorridere.

 

PS 5 – PER «SANTA MARTA»

FESTA DELLE SUORE CONVERSE

 

            Data: 29 luglio 1896. – Composta per: le sorelle converse. – Pubblicazione: Poésies, 1979. – Melodia: non indicata.

 

            Secondo un'antica tradizione dell'Ordine, la memoria di Santa Marta è rallegrata dai festeggiamenti in onore delle «consorelle di velo bianco» (converse). C'è in programma una canzone, e ci sono i doni: cose utili per il fabbisogno della cucina e degli altri uffici, e qualcosa di buono che le consorelle offrono in seguito alle loro famiglie.

            Nel 1895, Teresa ha composto e interpretato Gesù a Betania (PR 4). Quest'anno 1896, sono soprattutto i Guérin a coprire le spese per la festa: vari regali che meritano loro una lettera di ringraziamento. Probabilmente hanno offerto giocattoli: «barca», «botolo», «maialino», «gattino», che Teresa presenta alle destinatarie con strofe divertenti (che contano più d'un verso sbagliato).

 

NOTE

            Si può pensare che fossero Teresa e le tre novizie coriste ad offrire, ciascuna al suo turno, i doni destinati alle quattro sorelle di velo bianco.

            1. Nome civile di suor Maria Maddalena; cfr. P 10, 3, 3; e CG II, pp. 1178, 1208.

            2. «Battista»: è Maria dell'Eucaristia; nella rappresentazione del 20 giugno 1896, «travestita da giardiniere con camiciotto e parrucca, interpretava alla perfezione la parte del sempliciotto» (suor Maria del S. Cuore ai signori Guérin, 21/06/1896). Cfr. anche una lettera di Maria Guérin a sua madre: «Ti spedisco la scenetta comica rappresentata per la festa della nostra Madre, così ti distrarrai; io facevo quel balordo di Battista, Sr. Genoveffa faceva il Padre Gerolamo e Sr. Maria della Trinità il maestro di scuola. Tutte e tre interpretavamo bene la nostra parte: proprio una cosa comica» (alla Signora Guérin, 15/08/1896).

 

PS 6 – A MADRE MARIA DI GONZAGA

 

            Data: 21 giugno 1897. – Composta per: Madre Maria di Gonzaga, in occasione del suo onomastico. – Pubblicazione: Poésies, 1979.

 

            Poche righe scritte con mano ancora ferma, ma che lasciano tuttavia indovinare bene l'affaticamento di Teresa. A regime di latte da una dozzina di giorni, ella riserva le ultime forze alla redazione del Manoscritto C, il suo «piccolo compito» (QG 25.6.2).

            Assieme a questi versi pieni di tenerezza, Teresa offre alla Priora, per la sua festa, «un album di fotografie e qualche soggolo che aveva confezionato con Sr. Maria di S. Giuseppe» (Nota di Madre Agnese di Gesù; per l'album, cfr. Scritti diversi, pp. 1238-1241).

 

PS 7 – IL SILENZIO È IL LINGUAGGIO DOLCE

 

            Data: giugno (?) 1897. – Composta per: una carmelitana sconosciuta. – Pubblicazione: Poésies, 1979.

 

            Ci si è domandati se queste due quartine siano veramente di Teresa (cfr. Mss I, p. 17, nota). La risposta più probabile è quella affermativa: esse traboccano di quella carità fraterna che è uno dei maggiori temi del Manoscritto C. Si riscontrano anche espressioni somiglianti (2,1 = Ms C, 8v°).

            E ciò fa pensare ad un delicatissimo addio rivolto ad una monaca che verrebbe tenuta lontana da Teresa a motivo della sua malattia: forse suor Maria di S. Giuseppe? (cfr. LT 250).

            Di fatto, l'assenza di una destinataria ben identificata allarga la portata di questi versi. Al momento di chiudere la raccolta delle Poesie, ogni lettore può ricevere un messaggio personale di arrivederci «nel Cielo» da parte di Teresa; senza dimenticare l'ultimo testamento: «Come io vi ho amati»...

 

PS 8 – TU L'ESTREMA PICCOLEZZA MIA

CONOSCI

 

            Data: 16 luglio 1897. – Composizione spontanea, per se stessa. – Pubblicazione: HA 98 (due versi corretti). – Melodia: «Il est à moi».

 

            «Durante la notte aveva composto la strofa per la Comunione: Tu che conosci, ecc.

            A questo proposito mi disse: “L'ho composta con tanta facilità; è straordinario: credevo di non essere più capace di comporre versi”» (QG 13.7.4).

            La «notte» dev'essere stata quella dal 12 al 13 luglio (cfr. DE, p. 469).

            Con voce «alta e bella», suor Maria dell'Eucaristia canta questa strofa prima della Comunione di Teresa, nell'infermeria, il 16 luglio (cfr. LT 255). Dopo la comunione ella riprende la strofa 14 di Viver d'Amore:

            «Morir d'Amore, è assai dolce martirio»...

            Teresa non comporrà più versi. Il suo «martirio» si compirà undici settimane dopo (il 30 settembre) con una «morte d'amore», come quella di Gesù sulla croce (cfr. QG 4.7.2).

 

 

 

 

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