5_Pensieri sull'Amore di Dio

 

PENSIERI SULL'AMORE DI DIO

SCRITTI

DALLA BEATA MADRE

TERESA DI GESÙ

SOPRA ALCUNE PAROLE

DEI CANTICI DI SALOMONE[1]

 

 

 

PROLOGO

 

 

1 - Constatando le misericordie di Dio verso le anime chiamate in questi monasteri, ove si osserva la Regola primitiva di Nostra Signora del Monte Carmelo, che il Signore si compiacque di veder fondati, ho rilevato che alcune religiose ricevono da Lui molte e grandi grazie. La pena che si soffre nel non conoscere ciò che passa fra l'anima e Dio può solo comprendersi da chi sente il bisogno di aver alcuno che gli dia un po' di luce. Quanto a me, sono già vari anni che ricevo da Dio una certa intensa consolazione tutte le volte che mi avviene di leggere o udire alcune parole dei Cantici di Salomone, al punto che la mia anima, anche senza bene intendere il latino come suona in volgare, si sente raccogliere e intenerire più che dalla lettura di quei libri molto devoti che io stessa comprendo. Ciò mi avviene quasi sempre, mentre prima non capivo quel volgare neppure quando cercavano di spiegarmelo![2]

 

2 - Sono quasi due anni che su queste parole il Signore sembra farmi intendere certe cose che mi sono di gran profitto, per cui credo che esse, oltre che a me, possano essere di consolazione anche a quelle fra le sorelle che Dio conduce per questa via.

 

3 - Alle volte il Signore mi faceva comprendere tante cose che io desideravo di non mai dimenticare. Tuttavia non osavo scrivere nulla, ma ora, seguendo il parere di coloro a cui devo obbedienza, penso di scriverne qualche cosa, basandomi sopra quello che il Signore mi ha svelato intorno ai segreti racchiusi in tali parole, che tanto piacciono all’anima mia: e ciò in vista dell'orazione per la quale Dio guida le monache mie sorelle di questi monasteri.

Se questo scritto sarà degno che vi sia dato a leggere, accettatelo in tenue omaggio da parte mia, mentre io auguro a voi, non meno che a me, tutti i doni dello Spirito Santo, nel cui nome incomincio. Se dirò qualche cosa di buono, non verrà certo da me. Piaccia a Sua Maestà che vi riesca![3]

 

 

CAPITOLO 1

 

Le Sacre Scritture si devono leggere con venerazione - Difficoltà che vi trovano le donne, specialmente in ciò che riguarda il «Cantico dei Cantici»

 

 

Mi baci il Signore col bacio di

 sua bocca, perché le tue mammelle

sono migliori del vino ecc.[4]

 

 

1 - Ecco quello che in questo testo ho attentamente considerato. Qui, a quanto pare, l'anima parla con una persona e domanda la pace a un'altra. Dice infatti: «Mi baci col bacio di sua bocca»; poi, volgendosi a uno con il quale sembra intrattenersi, soggiunge subito: «Le tue mammelle sono migliori, ecc.».

Non capisco come ciò sia, e godo immensamente di non capirlo.

Veramente, figliole. mie, qui l'anima deve ammirare più le cose che non si comprendono che quelle che i nostri piccoli intelletti possono comprendere, perché queste non ispirano tanta ammirazione e rispetto per Dio quanto quelle.

 

2 - Ecco una raccomandazione che mi preme di farvi. Quando leggete un libro, ascoltate una predica o pensate ai misteri di nostra santa fede, se v'incontrate in qualche cosa che non sapete comprendere, non affannatevi, né sforzate l'intelletto: non sono cose per donne. Anzi, molte neppure per uomini.

Quando Sua Maestà ce ne vuol dare l'intelligenza, lo fa senza alcuna nostra fatica. Questo dico per noi donne, come pure per quegli uomini che non hanno la missione di difendere la verità con la loro dottrina, diversamente da quelli che il Signore incarica d'istruirci, perché è chiaro che questi devono faticare per meglio approfondirsi, e in ciò guadagnano assai. Noi invece accettiamo con semplicità quanto il Signore ci dona, guardandoci dall'affannarci per cercare quello che ci rifiuta. Anzi dobbiamo rallegrarcene, pensando d'aver un Dio e un Maestro così grande, una cui sola parola contiene tanti e tanti misteri di cui noi non comprendiamo neppure il principio.

Non vi sarebbe meraviglia se si trattasse di un testo latino, ebraico o greco, ma altrettanto avviene per un testo volgare. Per non parlare che dei salmi del glorioso re Davide, quante cose contengono che, pur tradotte in volgare, ci sono oscure come in latino! Perciò guardatevi dal pretendere di comprenderle e dall'affaticarvi l'intelletto! Le donne non hanno bisogno che di quanto comporta la loro intelligenza. Dio le ricolmerà dei suoi doni anche solo con questo.

Quando Sua Maestà vorrà farcele capire, le comprenderemo senza troppo affannarci. Ma per il resto, umiliamoci, rallegrandoci, ripeto, d'aver un Dio così grande, le cui parole ci sono incomprensibili: anche se dette nella nostra lingua.

 

3 - Vi parrà che certe cose di questi Cantici si potevano dire in altro modo. Tanta è la nostra grossolanità che di ciò non mi stupisco. Ho sentito di alcuni che evitavano perfino di udirle! Oh, Dio! Quanto è grande la nostra miseria! Ci avviene come a certe bestie velenose che cambiano in veleno tutto quello che mangiano. Mentre il Signore ci concede tante grazie nel farci intendere quel che avviene in un'anima che Egli ama; mentre c'incoraggia a intrattenerci e a deliziarci con Lui, noi ne prendiamo paura e interpretiamo le sue parole secondo la debolezza del nostro amore.

 

4 - Oh, Signor mio, come ci serviamo male dei vostri benefici! Per farci conoscere l'amore che ci portate, ricorrete ad ogni sorta di mezzi e d'invenzioni; e noi, nella nostra scarsa esperienza del vostro amore, ne facciamo poco conto. Male abituati a quest'esercizio, lasciamo che i nostri pensieri vadano dove sono soliti andare, senza curarci di approfondire i grandi misteri che lo Spirito Santo ha racchiuso nelle sue parole. Non dovrebbe forse bastare ad accenderci d'amore il pensiero che di questo linguaggio si è servito Dio stesso, e che ciò non dev'essere senza una profonda ragione?

 

5 - Mi ricordo di aver udito una predica molto bella di un certo religioso intorno alle delizie che la sposa trova nel suo Dio. Parlava di amore, e non poteva altrimenti, perché era la predica del Mandatum.[5] Ma fu così male interpretato e si fece tanto di quel ridere, che io ne rimasi meravigliata.

Dipende tutto da quello che ho detto. Sì, lo vedo chiaramente: ci esercitiamo così male nell'amore di Dio da sembrarci impossibile che un'anima sappia trattare con Lui in questo modo.

Se quei tali non ricavarono alcun profitto dalla predica, fu perché non la capirono, immaginandosi, secondo me, che il predicatore dicesse cose di sua testa, mentre so di altre anime che ne ebbero così gran vantaggio, consolazioni così abbondanti e così stabile sicurezza nei loro dubbi, che spesso levano a Dio il loro grazie più sentito per aver Egli lasciato un rimedio tanto salutare a chi lo ama per davvero. Vedono e capiscono che Dio può appunto abbassarsi a quel modo; e se prima, quando Egli le favoriva di grandi grazie, non riuscivano a rassicurarsi, nonostante l'esperienza che avevano, ora invece con quelle parole si sentono più tranquille.

 

6 - So di una persona[6] che passò vari anni in mezzo a gravi timori, senza potersi mai rassicurare, finché non udì - così permettendo il Signore - alcune parole dei Cantici, dalle quali comprese che la sua anima era su buona strada. Comprese infatti, ripeto, come sia possibile che l'anima infiammata d'amore per il suo Sposo soffra nelle sue relazioni con Lui tutte queste ebbrezze, svenimenti, morti, desolazioni, delizie e contenti: sempre inteso che per amor suo abbia già lasciato tutti i piaceri del mondo e si sia totalmente rimessa nelle sue mani, non solo a parole come fanno alcuni, ma sinceramente, a prova di fatti.

Figliole mie, che eccellente retributore è il nostro Dio! Avete un Signore e uno Sposo che tutto vede ed intende, e a cui nulla sfugge. Non lasciate di fare per amor suo tutto quello che è in vostra mano. Ve ne ricompenserà da pari suo anche se non si tratta che di piccolissime cose, perché non bada che all'amore con cui le fate.

 

7 - Termino con questo consiglio. Quando nelle sacre Scritture o nei misteri di nostra fede v'imbattete in cose che non intendete, non fermatevi in esse più di quello che vi ho detto, guardandovi poi dal meravigliarvi se v'incontrate in parole di tenerezza circa i rapporti che passano fra Dio e l'anima. Io mi meraviglio assai di più, quasi ad uscire di me, nel considerare l'amore che Dio ci ha portato e ci porta, nonostante quel che siamo. Esso è tanto grande che le parole con cui Egli lo manifesta non mi sembrano affatto esagerate, avendocelo già dimostrato assai più ardente con le opere.

Arrivate a questo punto, vi prego per amor mio, di fermarvi un poco. Pensate all'amore che il Signore ci ha mostrato e a quanto ha fatto per noi, e comprenderete chiaramente che un amore così potente e forte com'è quello che l'ha spinto a soffrire tante pene, non poteva essere manifestato che con parole sorprendenti.

 

8 - In queste parole, dunque - tornando a quello che ho cominciato a dire - vi devono star racchiuse grandi cose e profondi misteri. Sì, cose assai preziose, perché avendo domandato ad alcuni teologi ciò che lo Spirito Santo intendeva dire e quale il vero significato di quelle parole, mi risposero che i dottori avevano scritto numerosi trattati e che ciò nonostante non finivano ancora di spiegarle.

Stando così le cose, parrà certo eccessiva la mia superbia nell'osare di darvene io qualche lume, benché, per priva di umiltà che possa essere, non sia mai tale da pretendere di darvene il senso esatto.

Il mio scopo non è che questo. Siccome io quando ascolto qualche passo dei Cantici provo piacere a comprendere quello che il Signore mi fa capire, così credo di procurare a voi la medesima gioia col manifestarvelo. Può darsi che le parole di cui parlo non abbiano il senso che io dico, ma io le spiego così. E purché non mi allontani da quanto insegnano i santi e la Chiesa (e per questo, uomini dotti ed esperti mi esamineranno attentamente prima che vi sia data a leggere) credo che il Signore me ne dia il permesso,[7] a quel modo che ce lo dà quando, pensando alla sua passione, c'immaginiamo maggiori pene e tormenti di quelli descritti dagli Evangelisti e che ben dovette soffrire. Se noi, come ho detto in principio, non lo facciamo per curiosità, ma accettiamo quel che il Signore ci fa intendere, Egli ne sono certa - vedendo che prendiamo diletto nella considerazione delle sue parole e delle sue opere, ne avrà piacere, a quel modo che piacere e ricreazione avrebbe un re, il quale, preso d'amore per un pastorello che gli andasse a genio, lo vedesse contemplare attonito il broccato delle sue vesti, domandandosi che cosa sia e come l'abbiano fatto. Forse perché siamo donne ci deve essere proibito di godere dei beni di Dio? Discutere, far da maestre, persuaderci d'indovinare e di non aver bisogno dei teologi: ecco quello che ci è proibito.

Non pretendo in questo scritto di dire alcunché di giusto: il Signore lo sa bene. Farò soltanto come il pastorello di cui ho parlato, e godrò di comunicarvi, come a mie figliole, le meditazioni che farò, sia pure con molte mie sciocchezze. Incomincio senz'altro col favore di questo divino mio Re e col permesso del mio confessore. E poiché il Signore ha voluto che riuscissi in altri scritti a voi diretti, nei quali può essere che per mezzo mio vi abbia parlato Lui stesso, unicamente perché erano per voi, così lo prego che si compiaccia pur ora di farmi scrivere a proposito. In ogni caso mi sarà sempre per bene impiegato il tempo che consumerò Scrivendo, perché in tal modo andrò occupando il mio spirito in un soggetto così divino che non sono neppur degna di sentir nominare.

 

9 - Nel testo citato in principio, mi sembra che la sposa parli a una terza persona, e questa è la medesima di cui parla. Con ciò dà a intendere che in Cristo vi sono due nature, una divina e l'altra umana. Ma in questo non mi fermo, perché mia intenzione è di parlare soltanto di quello che può essere utile a noi che pratichiamo l'orazione, benché un'anima che ama sinceramente il Signore possa trovare in tutto di che incoraggiarsi e ammirare.

Sua Maestà lo sa bene: sia che di qualcuna di queste parole io abbia intesa alle volte la spiegazione, o che questa mi sia stata data dietro mia domanda, fatto è che questo mi è avvenuto assai di rado, senza poi dire che presentemente con la mia poca memoria non ricordo più nulla. Così non potrò dire se non quello che il Signore si degnerà di insegnarmi, e vedrò convenire al mio argomento. - Delle parole con cui la Cantica incomincia, non mi ricordo di aver mai intesa la spiegazione.

 

10 - Mi baci col bacio di sua bocca. O mio Signore e mio Dio! Che parole queste per esser dette da un verme al suo Creatore! Siate Voi benedetto, Signore, che in tanti modi ci istruite! Ma chi mai, o mio Re, oserà dire una tal cosa se non gliene date Voi la licenza? Sono parole così sorprendenti che se io consigliassi di pronunciarle, se ne farebbero le meraviglie. Si direbbe che sono una ignorante, che tali parole non vogliono dire così, che hanno molti altri significati, che non dobbiamo rivolgerle a Dio, e che dai semplici non si dovrebbero neppur leggere.

Ne convengo: tali parole hanno molti significati. Ma l'anima, arsa da un amore che la trae fuor di sé, non ne riconosce alcun altro e non fa che pronunciarle, contenta solo che il Signore non glielo proibisca. Del resto, perché meravigliarcene? Non è forse più ammirabile la realtà? Non ci accostiamo noi al SS. Sacramento? Mi sono infatti domandata se qui la sposa chieda appunto questa grazia, che Cristo ci ha fatto soltanto più tardi. Ho anche pensato che ella domandasse quella strettissima unione che Dio ha attuato col farsi uomo: cioè l'amicizia da Lui contratta col genere umano, dato che il bacio è un chiaro segno di pace e di grande amicizia fra due persone. Ma ci aiuti il Signore, a ben comprendere le molte e varie qualità di paci che vi sono!

 

11 - Prima di andare innanzi voglio dire una cosa che credo importante. Verrebbe meglio in altro luogo, ma temo di dimenticarmi.

Sono persuasa - e Dio voglia che m'inganni! - che molte persone si accostino al SS. Sacramento con la coscienza carica di grossi peccati mortali. Costoro, se sentono un'anima arsa d'amor di Dio servirsi di queste espressioni, la ritengono per temeraria e inorridiscono. So che esse non le useranno mai. Queste ed altre simili espressioni non sono dette che dall'amore; e siccome esse ne sono prive, potranno leggere i Cantici anche ogni giorno, ma non se ne serviranno mai, né mai verranno loro alle labbra. - Veramente sono espressioni di così grande maestà da sentirci prendere da rispetto soltanto ad udirle.

Pur grande, Signore, è la maestà che Voi avete nel SS. Sacramento. Per cui, se quelle persone ardiscono fare quel che fanno è perché la loro fede non è viva ma morta, causa il vedervi tanto umile sotto le apparenze del pane, da cui Voi non dite loro una parola, perché indegne di ascoltarvi.[8]

 

12 - Sì, sono parole che, prese alla lettera e pronunciate a mente serena, spaventerebbero chiunque, ma non colui, Signore, che il vostro amore avesse tratto fuor dai sensi, perché allora gli permettereste non solo queste, ma varie altre più ardenti, benché sempre temerarie. Del resto, Signore, se il bacio è segno di pace e di amicizia, perché le anime non vi dovrebbero chiedere questa grazia? Che altro vi potremmo domandare se non la pace di cui io vi prego in questo istante, chiedendovi, Signor mio, il bacio della vostra bocca? - Ecco, figliole mie, una domanda sublime, di cui ora vi voglio parlare.

 

 

CAPITOLO 2

 

Nove specie di false paci che il mondo, la carne e il demonio offrono alle anime - Santità dello stato religioso che conduce alla vera pace desiderata dalla Sposa dei «Cantici»

 

1 - Dio vi liberi dalle varie qualità di paci che godono i mondani! Il Signore non ci permetta mai di gustarle perché ci sarebbero di guerra senza fine.

Ecco un mondano che ingolfato nei più enormi peccati vive tranquillamente, contento nei suoi vizi, senza alcun rimorso di coscienza. - Questa pace, come certo avrete letto, indica che egli e il demonio sono amici. E, finché vive, il maligno non gli vorrà certo muovere guerra.

Vi sono anime così perverse che per evitare questa guerra - e non già per amore di Dio - tornerebbero alquanto al suo servizio. Ma pur tornandovi, non vi durano a lungo, perché, appena il demonio se ne accorge, offre loro nuove ebbrezze di loro gusto, con le quali le ritorna alla sua amicizia, trattenendovele poi fino a quando non le abbia condotte in quel luogo, ove farà loro intendere quanto una tal pace sia stata falsa. Ma di queste anime non vi è proprio di che occuparci: se la vedano loro! Spero nel Signore che tanto male fra voi non venga mai ad allignare. Tuttavia il demonio potrebbe incominciare con un'altra pace: quella con i difetti leggeri. - Finché si vive, figliole, si deve star sempre con timore.

 

2 - Quando una religiosa comincia a rilassarsi in certe cose che sembrano poco gravi, e dura a lungo in questo stato senza che la coscienza le rimorda di nulla, la sua pace è cattiva, e il demonio potrebbe servirsene per trascinarla ad ogni sorta di mali. Forse non si tratterà che di una mancanza contro le Costituzioni, in sé non peccato, o di una negligenza nell'obbedire agli ordini del Superiore, e forse senza malizia; ma siccome il Superiore tiene le veci di Dio, si deve far di tutto per seguire il suo volere, non essendo venute qui che per questo. Quante di queste cosette che in sé non sembrano peccato e che tuttavia costituiscono una mancanza! Eppure quante ne commettiamo nella nostra grande miseria! Comunque, io non dico che questo: cioè, che quando si commettono, bisogna pentircene e riconoscere di aver sbagliato. Altrimenti, ripeto, il demonio potrebbe goderne, e a poco a poco rendere l'anima insensibile. Ottenuto questo, vi dico, figliole, che non avrà fatto poco, e temo che andrà ancora più innanzi. Perciò vi prego, per amor di Dio, di star sempre in guardia. Finché viviamo, non dobbiamo mai lasciare di combattere: in mezzo a tanti nemici non è possibile starcene con le mani in mano. Dobbiamo vegliare continuamente e vedere come ci comportiamo sia nell'interno che nell'esterno.

 

3 - Posto pure che nell'orazione il Signore v'inondi di tante. grazie e vi conceda i favori di cui parlerò più avanti, vi dico che, uscite da essa, v'incontrerete in una moltitudine di piccoli inciampi ed occasioni. Ora per negligenza si trasgredirà una cosa, ora non si farà bene un'altra, ora turbamenti interiori ed ora tentazioni. Non dico che sarà sempre così, e nemmeno che così sarà spesso. Però, a è una grande grazia di Dio, perché così si va innanzi. - Non è possibile essere angeli quaggiù: la nostra natura non lo consente.

Mentre non mi turba vedere un'anima in mezzo a gravi tentazioni, sapendo io che, se è ben fondata nel timore di Dio, ne uscirà con gran guadagno, non così se ne vedo un'altra continuamente in pace e senza alcuna lotta, come ne ho trovate alcune: allora non faccio che temere, né mai finisco di assicurarmene, benché non la veda offendere il Signore. Giacché non la tenta il demonio, cerco, potendolo, di provarla e di tentarla io stessa, affinché si conosca.

Questo stato, di cui io, a dir vero, ho trovato solo pochi esempi, si riscontra talvolta anche in anime che il Signore ha elevato a un’alta contemplazione. - Del resto, le via di dio sono molte.

 

4 - Tali anime sono in una pace interiore quasi continua. Ma io credo che non si debbano intendere. Sottoposte ad esame, si vede che anch'esse hanno le loro piccole lotte, benché rare. Non porto invidia a queste anime, perché in fatto di perfezione - a quanto si può capire dopo aver tutto esaminato - avanzano assai di più quelle che hanno da combattere, nonostante che la loro orazione possa esser meno elevata.

Non parlo qui di quelle che, avendo, lottato per lunghi anni, sono ormai molto innanzi e molto mortificate. Essendo già morte al mondo, il Signore le adagia in una pace quasi continua, benché non mai in tal modo da non sentire i difetti in cui cadono e ad averne gran pena.

 

5 - Vero è, figliole, che il Signore conduce le anime per diverse vie, ma temete sempre, ripeto, quando non sentite dispiacere per un difetto che vi succeda di commettere, essendo giusto che il peccato, sia pure veniale, vi debba compenetrare di dolore fino al profondo dell'anima, come, grazie a Dio, credo ed ho constatato che così vi avviene.

Ma notate questa cosa e ricordatevene per amor mio. Forse che una persona viva non sente la più piccola puntura, anche se di uno spillo o di una spina? Non è allora una grande grazia quella che Dio fa all'anima, se questa, non morta ma viva nell'amore di Lui, sente la più leggera mancanza contro la propria professione e i propri doveri? Ah, quando Dio dà a un'anima quest'attenzione, prepara in lei come un letto di rose e di fiori, ed è impossibile che presto o tardi non vi scenda a deliziarsi. Ah, Signore, che facciamo noi in convento? Perché abbiamo abbandonato il mondo? In che altro possiamo meglio occuparci se non in preparare nelle anime nostre una dimora per il nostro Sposo ed affrettare il tempo di chiedergli il bacio di sua bocca? Felice l'anima che gli rivolgerà questa domanda e che all'arrivo del Signore si farà trovare con la lampada accesa, senza essersene mai allontanata, stanca di averlo invano chiamato! Oh, com'è bello il nostro stato, figliole mie! No, nessuno ci può impedire di rivolgere questa domanda al nostro Sposo, poiché tale l'abbiamo scelto nella nostra professione. L'impedimento non può venire che da noi.

 

6 - Le anime scrupolose m'intendano bene! Non parlo qui di una mancanza commessa solo qualche volta, e neppure di ogni sorta di difetti, essendo impossibile avvertirli tutti e sentirne sempre dispiacere. Parlo di coloro che vi cadono frequentemente senza farne caso, né sentirne rimorso, né procurare di emendarsi, giudicandoli da nulla. Questa pace è assai pericolosa e dovete guardarvene.

Che sarà poi di coloro che vivono tranquille , nonostante le grandi inosservanze della loro Regola? Piaccia a Dio che non ve ne sia alcuna! Il demonio deve certamente far di tutto per procurar loro questa pace, e Dio in castigo dei nostri peccati permette alle volte che vi riesca. - Ma non ho alcun motivo per parlarvi di ciò: vi bastino queste poche parole.

Passiamo ora alla pace e all'amicizia che Dio comincia a mostrarci nell'orazione. Dirò quello che il Signore mi vorrà far comprendere.

 

7 - Riflettendoci, però, mi par prima conveniente parlarvi alquanto della pace offerta dal mondo e dalla nostra sensualità. R vero che molti libri ne trattano, e meglio che non ne sappia far io; ma essendo voi tanto povere, può darsi che non possiate comperarli e che nessuno ve li dia in elemosina, mentre questo scritto rimarrà in monastero e vi troverete tutto riunito.

Intorno alla pace del mondo potreste cadere in vari inganni. Ve ne dirò alcuni da cui vi sarà facile dedurre gli altri.[9]

 

8 - Oh, le ricchezze!... Certe persone che hanno in abbondanza quanto loro abbisogna e molti denari nello scrigno sono persuase di soddisfare a ogni loro dovere solo con astenersi dai peccati gravi. Godono di quel che hanno, elargiscono di tanto in tanto qualche elemosina, non pensando neppure che di quei beni non sono proprietari, ma semplicemente amministratori. Il Signore li ha loro affidati perché li distribuissero ai poveri, e gli dovranno rendere ragione anche del tempo che li terranno nello scrigno senza soccorrere i bisognosi nelle loro necessità. - Ma questo non ci riguarda, se non per indurci a supplicare il Signore ad illuminare quelle persone affinché si tolgano da tanto inganno per non incorrere nella sventura toccata al ricco avaro.[10] Ringraziate Sua Maestà che vi ha volute povere, riconoscendo in ciò una sua grazia particolare.

 

9 - Che gioia, figliole mie, sentirsi libere da tante cure! Sì, questo nostro stato ci fa star bene anche quaggiù, senza poi dire della gioia che ci procurerà nell'ultimo giorno, superiore a ogni vostra immaginazione. Sono i ricchi gli schiavi, voi le padrone: ed ecco un esempio che, ve lo dimostra.

Chi è più tranquillo, il gentiluomo che si vede mettere sulla tavola quanto serve a suo cibo e presentarsi quanto gli occorre in vestimento, o il suo amministratore che è obbligato a rendergli conto di tutto, fino all'ultimo maravedì?[11] Il gentiluomo spende senza misura perché i denari sono suoi, mentre il povero amministratore non ne ha che la pena, e tanto più forte quanto più grandi sono i beni, per la maggiore preoccupazione che ne deve avere al momento di presentare i conti. Che se poi questi dovessero risalire di molti anni, ed egli fosse stato alquanto negligente, il deficit potrebbe essere considerevole... No, io non so proprio come possa vivere in pace.

Figliole mie, non vogliate passare oltre senza prima ringraziare molto il Signore e radicarvi nella decisione di non possedere mai nulla in particolare, come fate attualmente. Qui noi mangiamo senza alcuna preoccupazione quanto il Signore ci invia, ma non ne abbiamo mai in tale abbondanza da doverne rendere conto. Sua Maestà si è assunta la cura di non lasciarci mancare nulla, e veglia pure perché non ce ne venga tanto in superfluo da essere obbligate a distribuirlo.

 

10 - L'importante, figliole, è di contentarci di poco. Non sia mai che cerchiamo di aver le cure di coloro che devono rendere così stretto conto. In questa condizione è appunto ogni ricco, sia pure non in questo mondo dove una tal cura spetta tutta ai suoi intendenti. Ma quanto essa gli sarà gravosa! Se ne fosse persuaso, non banchetterebbe con tanta gioia, né scialerebbe i suoi beni in tante frivolezza e vanità. Dal canto vostro, figliole, procurate di contentarvi di quanto vi è di più povero, sia nel cibo che nel vestito, sotto pena di trovarvi assai deluse, perché Dio non vi darebbe più nulla e perdereste la sua pace. Vostra cura incessante sia di servire Dio così fedelmente da non mangiare il pane dei poveri senza averlo guadagnato, benché questo in fondo non sia mai di tal valore da meritarvi la pace e la tranquillità di cui il Signore vi favorisce con l'esentarvi dalle cure di dover dar conto delle ricchezze. So bene che ne siete persuase, ma è necessario che di tanto in tanto ne ringraziate molto il Signore.

 

11 - Della pace che il mondo dà negli onori non ho motivo di parlarvi, perché dal mondo i poveri non sono molto onorati. Tuttavia dovete stare attente alle lodi per il gran danno che ne può venire. Se il mondo comincia, non la finisce più, per poi umiliarvi maggiormente, com'è suo costume. Vi diranno che siete sante, servendosi di espressioni così esagerate da far pensare che siano suggerite dal demonio, il quale alle volte vi entrerà realmente. Passi, se vi lodano quando siete assenti, ma in presenza, che bene ve ne può venire? Se in ciò non state molto attente, ne avrete del danno.

 

12 - Vi prego quindi, per amor di Dio, di non far mai pace con queste lodi, perché a poco a poco vi potrebbero nuocere, inducendovi a credere che siano vere, a pensare che avete già fatto ogni cosa, o almeno che avete molto lavorato. Non lasciate passare tali lodi senza ributtarle, almeno nel vostro interno, come vi sarà assai facile se ne avrete l'abitudine. Ricordate in che stato il mondo ha ridotto Cristo Signor Nostro dopo averlo tanto esaltato il giorno delle Palme. Ricordate la stima di cui ha circondato S. Giovanni Battista, fino a tenerlo per Messia, e come poi, e per qual motivo, ha voluto che fosse decapitato.

 

13 - Il mondo non esalta che per abbassare: sempre così quando si tratta dei figlioli di Dio, e io in questo ho grandissima esperienza, tanto che se prima mi affliggevo del grande accecamento di queste lodi, ora invece me ne rido, come ad udire un mentecatto. Ricordatevi dei vostri peccati e, supposto pure che in qualche cosa si dica il vero, pensate che, dopo tutto, si tratta di un bene non vostro, per il quale siete obbligate a servire Dio di più. Eccitatevi piuttosto al timore, onde impedire alla vostra anima di addormentarsi nel bacio di una pace così infida, com'è questa che il mondo vi offre. È la pace di Giuda: credetemi! D'accordo che non tutti vi loderanno a questo scopo, ma intanto il demonio vi starà osservando: se voi non vi difenderete, qualche bottino farà sempre. In questo occorre aver sempre in mano la spada della riflessione e non mai fidarsi, nonostante che le lodi non vi sembrino di alcun danno, Ricordatevi di coloro che salirono al sommo ed ora sono nell'abisso. No, non vi è sicurezza in questa vita. Per amor. di Dio, sorelle, non lasciate mai di opporvi nel vostro interno a queste lodi. Così avanzerete in umiltà, il demonio che vi sta spiando ne uscirà confuso, e col demonio anche il mondo.

 

14 - Molto ci sarebbe da dire intorno alla pace della nostra carne e ai danni che ne derivano. Ne toccherò solo qualcuno, da cui, come ho detto, vi sarà facile dedurre gli altri.

Già sapete che la nostra carne ama molto le comodità, per cui è assai pericoloso far pace con essa. Oh, se l'intendessimo! Penso spesso, senza mai finire di persuadermi, come le persone che vivono fra le delizie possano essere così tranquille ed in pace. Forse che il sacratissimo corpo di Gesù, nostra luce e modello, meritava d'esser trattato peggio di questo nostro? Che aveva fatto per sottostare a tanti strazi? E di quei santi che sappiamo già in cielo, abbiamo forse letto che siano vissuti fra le delizie? Donde viene che oggi si viva sì mollemente? Chi ci ha mai detto che questa via è buona? Come mai certuni passano spensieratamente i loro giorni a mangiar bene, a dormire e a procurarsi ogni divertimento e possibile comodità? Io ne sono tutta meravigliata. Sembra che non vi debba essere alcun altro mondo, e che questo modo di fare non presenti alcun pericolo. Ah, figliole mie, se sapeste il gran male che qui si cela! Il corpo ingrassa e l'anima dimagrisce: se ci fosse dato di vederla, diremmo che sia già per spirare. - In molti libri si parla del gran male di questa pace.

 

15 - Vi sarebbe una certa speranza di rimedio se almeno comprendessero di far male, ma temo che non vi pensino neppure; è una costumanza così generale che ormai non mi stupisco più. Goda pure la loro carne ma io vi dico che, se vogliono salvarsi, devono sottostare anch'essi a mille lotte, per cui sarebbe meglio che aprissero gli occhi per tempo e praticassero poco per volta quella penitenza che in caso contrario verrebbe loro imposta tutta insieme.

Ho detto questo, figliole mie, onde ringraziate assai il Signore per avervi chiamate in questo luogo, dove la vostra carne non può aver pace neppure volendolo. Tuttavia vi potrebbe nuocere di nascosto sotto pretesto di malattia: e in questo dovete star molto guardinghe. Un giorno vi farà male la disciplina, e dopo otto giorni non più. Un altro sarete obbligate a usare il lino; ma se il bisogno è per pochi giorni, non dovete usarlo di continuo. Qualche volta vi farà male il pesce; poi lo stomaco si abitua e non soffre più. Altre volte vi parrà di essere molto deboli...[12] Ho molta esperienza di queste ed altre simili miserie, e so che non si comprende mai abbastanza il danno che ne viene quando le dispense non siano molto necessarie. Quello che voglio dire è di non riposare sulle dispense, ma di provare di tanto in tanto le nostre forze, perché la carne è molto bugiarda, ed occorre conoscerla. Il Signore nella sua bontà ci dia luce in ogni cosa! - Importantissimo è agire con prudenza, fidandoci non di noi, ma dei nostri Superiori.

 

16 - Ritorno al mio argomento. La sposa dice: Mi baci col bacio di sua bocca. Con queste parole essa chiede una pace determinata. E ciò vuol dire che Dio, per dare la sua pace e testimoniare la sua amicizia, deve disporre di vari mezzi. Ve ne voglio segnalare alcuni affinché intendiate quanto sia sublime questa domanda, e quale la differenza fra una pace e l'altra.

Gran Dio, Signor nostro! Com'è profonda la vostra sapienza! La sposa poteva dire soltanto: Mi baci; formulando la domanda con meno parole. Perché aggiunge: Col bacio di sua bocca?

Il perché non lo so, ma è certo che non vi è parola superflua. Tuttavia ve ne dirò qualche cosa. Poco importa se l'applicazione non sarà esatta. Basta, ripeto, che ne caviamo profitto.

Il nostro Re, come vediamo ogni giorno, dà la pace alle anime e fa amicizia con loro in molte maniere, tanto nell'orazione che fuori, mentre noi, come suol dirsi, la facciamo con Lui soltanto per complimento. Considerate invece, figliole mie, quali devono essere le disposizioni per poter rivolgere a Dio la stessa domanda della sposa quando Egli vi attrarrà a sé. In caso che non vi attragga, non dovete perdervi di coraggio, perché se non è per colpa vostra, qualunque sia l'amicizia che possiate avere con Lui, sarete sempre assai ricche. - Ma è assai triste e desolante contentarci di poco e non arrivare per colpa nostra a così alta amicizia!...

 

17 - Oh, Signore! Perché non pensiamo che il premio è immenso e senza fine, e che ce lo date fin da quaggiù, una volta giunte a questa grande amicizia? Quanti potrebbero arrivare alla vetta, e invece rimangono alle falde!...

Ve l'ho già detto varie volte in alcuni avvisi che vi ho dato[13] e ora ve lo torno a ripetere e a raccomandare. I vostri pensieri siano sempre generosi, ed otterrete da Dio che tali si facciano pure le opere. Questo - persuadetevi - è assai importante.

Alcune persone riacquistano l'amicizia con Dio confessando i loro peccati e pentendosene; ma non passano due giorni che sono come prima. - Non è questa l'amicizia che la sposa domanda.

Figliole mie, procurate di non andar dal confessore sempre con la stessa mancanza!

 

18 - Vero è che di difetti ne avremo sempre, ma almeno vi sia cambiamento, onde evitare che prendano radici, perché allora è più difficile strapparli, e ne possono venire molti altri. Se piantiamo un'erba o un arboscello e andiamo ogni giorno a innaffiarli, divengono così forti che poi, per strapparli, occorrono vanghe e zappe. Così mi pare quando commettiamo ogni giorno la medesima mancanza, anche se piccola, senza alcuna cura di emendarci, mentre è più facile se la commettiamo un giorno o dieci e poi cerchiamo di strapparla. Però occorre che ne supplichiate il Signore nell'orazione, perché da noi non possiamo che assai poco: capaci piuttosto di aggiungere che di levare. Pensate che queste mancanze non appariranno piccole nel terribile giudizio che avverrà all'ora della morte: specialmente per noi che il Giudice ha scelto in questa vita in qualità di sue spose. Oh, che eccelsa dignità! Come dovrebbe stimolarci a far di tutto per contentare questo nostro Re e Signore!

 

19 - Ma come ricompensano male la sua amicizia quelli che così presto tornano ad esser suoi mortali nemici! Ah, che veramente grande è la misericordia di Dio! Vi è forse un amico più paziente di Lui? Se ciò avvenisse fra due amici, anche una volta sola, mai più lo dimenticherebbero, né più come prima rimarrebbe la loro amicizia. Invece, quante volte noi manchiamo a nostro Signore! Eppure da quanti anni Egli continua ad aspettarci! Siate Voi benedetto, o mio Signore e mio Dio, che ci sopportate con tanta compassione da far credere che dimentichiate la vostra grandezza per non castigare, come si merita, un così nero tradimento!

Lo stato di queste anime mi appare assai pericoloso, perché, nonostante che la misericordia di Dio sia appunto come la vediamo, vediamo pure molte volte che queste persone muoiono in quel loro stato senza confessarsi. Figliole mie, ci liberi Dio, per Quegli che è, dal vivere in uno stato così pericoloso!

 

20 - Un'altra specie di amicizia, superiore a questa che ho detto, è quella di coloro che evitano di offendere Dio mortalmente. E con ciò fanno assai, sapendo noi cosa sia il mondo. Però costoro, malgrado la loro cura di non commettere peccati mortali, credo che di quando in quando ne commettano ugualmente, per la ragione che non fanno caso dei peccati veniali: commettendone molti ogni giorno, si fanno vicinissimi ai mortali. Dicono - e ne ho sentito parecchi: - «Fate caso di questo? Ma per questo v'è l'acqua santa, senza dire dei molti altri rimedi che tiene in serbo la Chiesa nostra Madre!».

Fanno veramente compassione!... Per amor di Dio, figliole, vegliate attentamente onde non mai commettere un sol peccato veniale, ancorché piccolo, con il pensiero che vi sia il modo di cancellarlo, non essendo giusto che il bene ci divenga stimolo di male! Ricordarvi del rimedio dopo aver commesso il peccato e ricorrervi senza indugio, questo sì.

 

21 - Importantissimo è mantenervi sempre con la coscienza così pura da non aver mai nulla che vi impedisca di domandare a Dio la perfetta amicizia chiesta dalla sposa, ben diversa da quella di cui ho parlato, assai sospetta per molte ragioni. Essa non cerca che il proprio accontentamento, e mena a grande tiepidezza, nel quale stato si finisce col non sapere se quello che si fa sia peccato mortale o veniale. Dio vi liberi da quest'amicizia! Sembra a chi la pratica di non commettere i gravi peccati che vede farsi dagli altri, e giudica questi altri per assai perversi: cosa molto contraria alla perfetta umiltà. Essi invece ne possono essere assai migliori, perché piangono i loro peccati, se ne pentono sinceramente, e forse con più saldo proposito di lui, giungendo infine a non mai più offendere il Signore, né in poco né in molto; mentre lui, credendosi esente da quei peccati, si abbandona placidamente ai propri comodi e recita male in gran parte anche le sue preghiere vocali, come colui che in queste cose non guarda tanto per il sottile.

 

22 - Vi è un'altra specie di amicizia e di pace: quella che Dio comincia a dare a coloro che non vogliono più offenderlo in nessuna maniera. Questi, benché ancora non si allontanino del tutto dalle occasioni pericolose, tuttavia hanno i loro tempi per l'orazione, nella quale il Signore dà loro lacrime e tenerezze. Ma essi vorrebbero condurre vita virtuosa e regolata senza privarsi dei piaceri del mondo, sembrando loro che questo sia un buon mezzo per vivere tranquilli. Ma siccome la vita è soggetta a frequenti mutazioni, sarà già molto, se facendo così, potranno perseverare nella virtù, perché non volendo rinunciare ai piaceri e alle soddisfazioni del mondo, finiranno col rallentarsi nelle vie di Dio, essendo molti i nemici che ce ne contendono la perseveranza. - Questa, figliole mie, non è l'amicizia che la sposa domanda. Non domandatela neppur voi. Se volete che la vostra anima vada innanzi e viva in sicurezza, allontanatevi da ogni occasione cattiva, anche se piccola.

 

23 - Non so perché vi dico questo, se non, per mostrarvi quanto sia pericoloso non allontanarsi risolutamente da tutte le cose del mondo. - Quante colpe e travagli ci risparmieremmo allontanandocene!

Sono tanti i mezzi con i quali Dio comincia a fare amicizia con le anime, che non si finirebbe più anche solo a dir quelli che ho intesi io, che sono donna. Quanti ne potrebbero dire i confessori e quelli che trattano a fondo con le anime!...

Certe anime mi sconcertano profondamente, perché mi pare che non manchino di nulla per essere grandi amiche di Dio. - Vi parlerò particolarmente di una, con la quale ho avuto rapporti poco fa.

Amava comunicarsi assai spesso, non diceva male di alcuno, aveva tenerezze nell'orazione e viveva da sola in casa sua in continua solitudine. Di carattere assai dolce, nulla la muoveva ad ira di quanto le si dicesse - il che è grande perfezione - né mai si lasciava sfuggire alcuna parola cattiva. Non si era mai accasata, né allora poteva farlo per ragione dell'età. Aveva sofferto grandi prove senza mai perdere la pace: tutte cose che mi sembravano indizi di un'anima molto avanzata e di grande orazione, tanto che da principio la stimavo assai, anche perché, non vedendo in lei alcuna offesa di Dio, ero persuasa che cercasse di preservarsene.

 

24 - Ma, fattane la conoscenza, cominciai a vedere che stava in pace fino a quando non la toccavano nell'interesse, in rapporto al quale la sua coscienza non era già delicata ma molto larga. Vidi pure che, nonostante la pazienza con cui sopportava ogni affronto, era attaccatissima alla propria stima, tanto che non avrebbe voluto perderne per colpa sua neppure una piccolissima parte. Era tanto imbevuta di questi miserabili sentimenti e così curiosa di tutto sapere, che io mi domandavo meravigliata come potesse stare in solitudine un'ora sola. Oltre a ciò, amava molto i suoi comodi. E tutto questo ella indorava così bene da non vedervi alcuna colpa. Anzi, stando alle ragioni su cui fondava certe cose, pareva che peccassi io a giudicarla, benché in certi atti il peccato fosse assai evidente, ma forse ella non se n'accorgeva. Quasi tutti la tenevano per santa, e io ne ero molto meravigliata. Finii poi per convincermi che nelle persecuzioni di cui si diceva vittima doveva avere qualche colpa, per cui cessai d'invidiarla nel suo modo di vivere e nella sua santità.

Come lei ne ho incontrate altre due di cui ora mi ricordo, conducenti il medesimo genere di vita, ma che quando giunsi a conoscerle, m'ispirarono più timore di tutti i peccatori da me veduti, nonostante si tenessero per sante.

 

25 - Perciò supplico il Signore di darci la sua luce. E voi, figliole, ringraziatelo molto per avervi condotte in monastero, dove il demonio, per quanto faccia, non potrà mai ingannarvi, come inganna coloro che vivono in casa propria. Vi sono anime a cui sembra non manchi nulla per volare in cielo, tanto cercano la perfezione. Ma la cercano a modo loro, senza alcuno che le conosca. Invece nei monasteri ho veduto che è ben difficile illuderci, perché le monache devono fare non quello che vogliono, ma quello che viene loro comandato. Anche quelle che vivono nel mondo bramano di contentare il Signore, ma nonostante il loro desiderio di ben comprendersi, non sempre vi riescono, perché quello che fanno lo fanno di loro testa. Magari di tanto in tanto s'imporranno delle rinunce, ma non mai delle mortificazioni come nei monasteri. - Lasciamo stare le persone a cui da vari anni il Signore ha già compartito la sua luce. Esse cercano un direttore che le conosca e a cui obbedire, perché l'umiltà, quando è profonda, porta le anime a poco fidarsi di sé, anche se molto dotte.

 

26 - Vi sono altri che hanno rinunciato a tutto per amore di Dio, non hanno casa né ricchezze, non amano i comodi, sono penitenti, non trovano piacere nelle cose del mondo, perché il Signore ha fatto loro comprendere quanto siano miserabili. Tuttavia hanno in gran cura l'onore, sino a noi) far cosa che non sia ben accetta, non solo a Dio, ma anche agli uomini. Grande discrezione e prudenza!... Ma si tratta di due cose che non van d'accordo. E il male è che spesso il partito del mondo si avvantaggia sopra quello di Dio, senza che esse ne vedano l'imperfezione. Costoro si rammaricano per ogni piccola parola che sentono dirsi in contrario. Invece d'abbracciare la croce, la trascinano, per cui la croce li stanca, li annoia, li fa in pezzi, mentre è fuor di dubbio che quando la croce è amata, la si porta con gioia.

No, neppur questa è l'amicizia che la sposa domanda.

 

27 - Figliole mie, giacché avete fatto i primi passi di cui ho parlato, badate attentamente di non tralasciare di fare gli altri. Non si tratta in fondo che di sgravarvi di un peso. Avete rinunciato al più, vale a dire al mondo, alle sue ricchezze, alle sue feste, ai suoi contenti, i quali, benché falsi, finiscono sempre per piacere: di che cosa ora temete?

Vedete un po' quale errore! Per sottrarvi alla pena che vi può venire da una paroletta, vi caricate di mille cure e obbligazioni. - Sono così numerose le obbligazioni che si assumono volendo contentare il mondo, che a dirle tutte andrei troppo per le lunghe, senza tuttavia riuscirvi.

 

28 - Ecco un altro genere di anime, e poi finisco.

Se voi le studiate attentamente, scoprite in base a quello che dico e ai molti segni che mostrano, che hanno cominciato a far progressi, ma poi si fermano per la strada, perché, pur non facendo conto di quanto dicono gli uomini e non curandosi del proprio onore, tuttavia non si esercitano nella mortificazione e nell'abnegazione della loro volontà. Pare che non sappiano liberarsi dal timore. Credono d'esser pronte a ogni sofferenza e di far poco conto di tutto. Ma innanzi a qualche affare importante concernente l'onore di Dio, si risveglia l'attacco al loro onore senza che esse se n'accorgano. Credono di non aver più paura del mondo ma soltanto di temere Dio. Eppure paventano gli avvenimenti sino a sospettare una sorgente di guai in ogni loro opera virtuosa, quasi che in questo abbiano per maestro il demonio, tanto che, se occorre, profetizzano mille anni prima il male che può loro avvenire.

 

29 - Non questi imiteranno certo S. Pietro nel buttarsi in mare, né i molti altri santi in quello che hanno fatto. Sì, vogliono condurre a Dio molte anime, ma a patto di non sacrificare i propri comodi ed esporsi ai pericoli. - Gli è che le loro determinazioni non s'ispirano molto alla fede.

Ho notato questo nel mondo - non parlo quindi dei religiosi: - pochi sono quelli che confidano in Dio in ciò che riguarda il loro vitto. Io non ne conosco che due.

Si sa che in religione il necessario non manca. Però chi entra in religione solo per amor di Dio, credo che a questo non pensi nemmeno. Eppure quanti, figliole mie, non lascerebbero i loro beni se non avessero questa sicurezza! Di tali anime piccine vi ho parlato a lungo in altri luoghi, dove, insieme ad alcuni avvisi, vi ho pur mostrato il male che esse si cagionano, e quanto sia vantaggioso che in mancanza di opere grandi, siano almeno grandi i desideri.[14] Perciò non aggiungo più nulla, benché sia pronta a parlarvene senza fine. Le anime che Dio eleva a tanta altezza devono non già rincantucciarsi, ma servire il Signore in conformità del loro stato. Se come religiosi - specialmente monache - non possono lavorare per la salute del prossimo, devono dar forza alle loro preghiere con volontà generosa ed ardenti desideri delle anime. E in tal modo potrà essere che il Signore dia loro di far del bene in vita o dopo morte, come avviene ora del santo fr. Diego.[15] Era un fratello converso, e altro non faceva che servire; ma ecco che dopo tanti anni dalla morte, il Signore ne fa rivivere la memoria perché ci torni ad esempio. - Benediciamone Dio!

 

30 - Figliole mie, se il Signore vi ha elevate a questo stato, non siete molto lontane dal giungere alla pace e all'amicizia che la sposa domanda. Pregatene Dio con continue lacrime e desideri e fate quello che dipende da voi per ottenere che vi esaudisca. Dovete sapere che se questa non è ancora la pace e l'amicizia che 'la sposa domanda, tuttavia è una grande grazia di Dio. Per ottenere quell'amicizia occorre esercitarsi a lungo nell'orazione, nella penitenza, nell'umiltà e in molte altre virtù. - Benedetto per sempre il Signore da cui viene ogni bene! Amen.

 

 

CAPITOLO 3

 

Tratta della vera pace che Dio accorda all'anima - Unione di Dio con l'anima - Esempi eroici di carità di alcuni servi di Dio

 

 

Mi baci col bacio di sua bocca

 

 

1 - Oh, santa sposa!... Veniamo ora all'oggetto della vostra domanda, alla pace santa che induce l'anima a mettersi in guerra con tutti i seguaci del mondo, pur rimanendo tranquilla e piena di sicurezza. Oh, l'incomparabile felicità di chi ottiene questa grazia, consistente nell'uniformarsi in tutto alla volontà di Dio, in modo che fra Dio e l'anima non vi sia alcuna divisione e non regni fra loro che una sola volontà, non a parole e a desideri, ma ad opere! Allora l'anima, quando sa che una cosa è di maggior servizio al suo Sposo, trascinata dall'amore che gli porta e dal desiderio che ha di piacergli, non ascolta più nulla, né le ragioni dell'intelletto, né i timori che esso le suggerisce, ma lascia fare alla fede, senza curarsi del proprio riposo e interesse, convinta che in questo sia ogni suo vantaggio.

 

2 - Vi sembrerà, figliole, che questo sistema non sia buono, essendo sempre encomiabile agire con discrezione. Ma badate a questa cosa. Se riconoscete - dico in quanto lo potete, perché in ciò la certezza non è possibile - che il Signore ha esaudita la vostra domanda di baciarvi col bacio di sua bocca, e lo riconoscete dagli effetti che ne sentite, non dovete fermarvi più in nulla, ma dimenticarvi di voi stesse per non contentare che il vostro dolcissimo Sposo, perché se l'azione divina nelle anime favorire di questa grazia si fa sentire in molti modi, uno di questi, è appunto la disposizione a disprezzare tutte le cose del mondo, a stimarle per il poco che sono, a non bramare alcun bene della terra nella convinzione che tutto è vanità, a non trovare la propria festa che con gli amici di Dio, ad avere a noia la vita, ad apprezzare le ricchezze per quello che valgono, ed altre simili disposizioni che sono insegnate all'anima da chi la porta a questo stato.[16]

 

3 - L'anima giunta a questo stato non ha più nulla da temere, se non di rendersi indegna che Dio si serva di lei, inviandole prove ed occasioni, anche penosissime, per lavorare alla sua gloria. Qui, come ho detto, non operano che l'amore e la fede. L'anima non vuol servirsi di ciò che le insegna l'intelletto. Anzi, tiene l'intelletto sotto i piedi, perché dall'unione dello Sposo con la sposa ha imparato tante verità a cui l'intelletto non può arrivare.

Prendiamo un paragone che spieghi meglio la cosa. Ecco uno schiavo nel paese dei mori, figlio di un padre povero. Però ha un amico sincero. Se questi non lo riscatta, per lui è finita. Ma i beni dell'amico non bastano a riscattarlo: occorre che lui stesso prenda il posto dello schiavo. Il grande amore che gli porta esige che preferisca alla propria la libertà dell'amico. Ma ecco che sopraggiunge la prudenza con una quantità di obiezioni. Gli dice che è più tenuto a se stesso, che può essere meno forte dell'altro, che non è bene esporsi al pericolo ed altre simili considerazioni.

 

4 - Oh, possente amor di Dio! Come è vero che l'amante non trova nulla d'impossibile! Felice l'anima che ha ottenuto la pace del suo Dio! Ella domina i pericoli e le sofferenze del mondo, e nulla l'impaurisce allorché si tratta di servire uno Sposo e un Signore così buono, mentre il congiunto e l'amico di cui parliamo temono, e a ragione.

Questo esempio, figliole, l'avete già letto nella vita di un santo. Non fu per un figlio, neppure per un amico che si fece schiavo. Egli però doveva aver avuta l'incomparabile ventura che Dio accorda con questa pace. E allora, volendo contentare il Signore e imitare in qualche cosa il molto che Egli fece per noi, andò al paese dei mori per sostituirsi al figlio di una vedova che nel suo dolore era ricorsa a lui. Già avete letto come la cosa gli sia riuscita,

e con quali vantaggi sia anche ritornato.[17]

 

5[18] - Il suo intelletto, credo, dovette presentargli molte altre obiezioni, oltre quelle che ho detto, perché era vescovo, avrebbe dovuto abbandonare il suo gregge, e molti altri inconvenienti.

Ecco un pensiero che mi viene ora alla mente a proposito di certe persone naturalmente pusillanimi e poco coraggiose, il cui numero maggiore è delle donne. Esse sono di natura così debole che continuano a temere anche se già pervenute a questo stato. Ma è necessario che stiano molto in guardia, perché questa debolezza naturale potrebbe far perdere una gran corona. Perciò, quando vi sentite con questi timori, ricorrete alla fede e all'umiltà, e poi date mano all'opera, animandovi con il pensiero dell'onnipotenza di Dio, che a molte sante fanciulle dette il coraggio d'affrontare tanti tormenti non appena risolvettero di sopportarli per Lui.

 

6 - È questa risoluzione che Egli vuole. Vuole che lo si renda padrone del nostro libero arbitrio. Non ha bisogno dei nostri sforzi. Anzi, è nelle creature più deboli che si compiace di far risplendere le sue meraviglie, perché in esse può meglio spiegare la sua potenza e soddisfare al desiderio di accordarci le sue grazie.

In questo vi devono servire le virtù che Dio vi ha dato, aiutandovi ad agire risolutamente senza dar ascolto alle rimostranze dell'intelletto e della vostra debolezza. Fermandovi a pensare se vi riuscirete o no, se i vostri peccati vi fanno indegne d'aver da Dio la forza che Egli ha concesso d altri, dareste occasione alla vostra debolezza di a andar maggiormente aumentando. No, non è questo il momento di pensare ai peccati. Lasciateli da parte. È un'umiltà fuor di luogo, affatto inopportuna.

 

7 - Dovete temere che i vostri peccati v'impediscano di comportarvi con rettitudine quando vi si dia qualche distinzione molto onorifica o si cerchi dal demonio d'indurvi a una vita più comoda, ed altre cose del genere. Ma non abbiate paura dei vostri peccati quando si tratta di soffrire qualche cosa per amore di Dio e del prossimo, potendo pur darsi che nel fare una di queste opere vi apportiate tanta carità da meritarvi un perdono generale. Ecco quel che teme il demonio. E per questo cerca di richiamarvi in mente i vostri peccati. Persuadetevi invece che il Signore non abbandona mai chi lo ama, quando questi si espone al sacrificio unicamente per Lui. Però, consideri se nell'esporsi al sacrificio si proponga qualche personale interesse, perché io parlo solo di coloro che vogliono contentare il Signore nel modo più perfetto.

 

8 - Ho conosciuto ai nostri giorni un certo uomo che avete visto pur voi quando venne a trovarmi, religioso degli Scalzi di fr. Pietro d'Alcantara. Dio gli aveva infuso tanta carità che piangeva a calde lagrime perché gli impedivano di andare a sostituirsi a uno schiavo. E ne parlò anche con me. Finalmente, dopo molte insistenza, ottenne che il suo Generale gliene rilasciasse la licenza. Era già a quattro leghe da Algeri, dove intendeva recarsi per soddisfare al suo santo desiderio, quando il Signore lo chiamò a sé, sicuramente per dargli un gran premio.[19] Eppure quanti prudenti lo tacciavano da pazzo, giacché tale egli pareva a chi, come noi, non ama tanto il Signore! Ma vi è forse maggior pazzia che terminare con tanta discrezione il sogno di questa vita? Oh, piaccia a Dio che meritiamo, non solo di entrare in cielo, ma di esser nel numero di coloro che molto si sono avanzati nel suo amore!

 

9 - So benissimo che per compiere tali opere è necessario un grande aiuto di Dio, per cui vi consiglio, figliole mie, di domandare sempre come la sposa la dolcissima pace di cui parlo: dominereste tutte le paure del mondo, a cui fareste guerra in tutta calma e tranquillità. Se Dio concede a un'anima la grazia di unirsi a Lui in una così stretta amicizia, non è forse evidente che ella debba rimanere ricca dei suoi stessi beni? Si tratta di grazie che non sono in nostro potere. Quello che noi possiamo è di chiedere e desiderare che Dio ce le accordi, e anche questo con il suo aiuto. Quanto al resto, che può mai fare un verme come noi? Il peccato ci ha resi così miserabili e vili che, pensando alle virtù, le concepiamo alla stessa stregua della nostra bassa natura. Che fare, dunque,. figliole mie? - Chiedere quel che chiede la sposa.

Se una contadinella divenisse sposa di un re ed avesse figlioli, non sarebbero questi di sangue reale? Orbene, se nostro Signore fa a un'anima l'immensa grazia di unirsi a Lui strettamente, quali desideri, quali figli di opere eroiche non ne devono nascere se essa non vi pone ostacolo?

 

10[20] - Perciò torno a ripetervi che se il Signore vi fa la grazia di compiere per amor suo atti come quelli che ho detto, non dovete preoccuparvi d'aver commesso dei peccati. Occorre che la fede predomini sulla vostra miseria, e non abbiate a spaventarvi, se prima o dopo che vi siete determinate, vi accada di aver paura o debolezza. Non fatene conto se non per stimolarvi di più. Lasciate che la carne faccia il suo ufficio. Rammentatevi di quel che disse il buon Gesù nell'orazione dell'orto: La carne è inferma,[21] e ricordatevi di quel suo sorprendente e doloroso sudore. Se era pure inferma la sua carne divina che non aveva peccati, come vorremmo che la nostra sia così forte da non sentir paura per le persecuzioni e i travagli che la minacciano? Però, quando vi è in mezzo, si assoggetta allo spirito: quando la volontà è unita a Dio, la carne non si lagna più.

 

11 - Mi viene ora da pensare al nostro buon Gesù che accusa la fralezza della sua umanità prima dei tormenti, ma che svela gran forza quando vi è immerso. Infatti non solo non si lamenta, ma non mostra nel suo sembiante neppure un segno di debolezza. Andando al giardino degli olivi dice: La mia anima è triste sino alla morte,[22] ma sulla croce, dove sta soffrendo la morte, non esce in nessun lamento. Se pregando nel giardino andò a svegliare gli apostoli, non era forse più ovvio che si lamentasse con la Madre sua e Signora nostra, quando ella, ai piedi della croce, non stava già addormentata, ma soffrendo nella sua santissima anima e morendo di dura morte? - Eppure maggiore è il sollievo che si prova quando ci lamentiamo con chi ci ama e sappiamo essere sensibile ai nostri mali!

 

12 - Non preoccupiamoci quindi delle nostre paure, né perdiamoci di coraggio per la nostra debolezza. Piuttosto cerchiamo di fortificarci nell'umiltà, persuadendoci che ben poco possiamo da noi, e che nulla siamo senza l'aiuto di Dio. Confidiamo nella sua misericordia e diffidiamo delle nostre forze, convinti che la nostra debolezza deriva dall'appoggiarci su di noi. Non è senza gran ragione che nostro Signore ha voluto far mostra di debolezza. Non già che la sentisse veramente, perché è la stessa forza, ma solo a nostra consolazione, col farci vedere quanto convenga passare dai desideri alle opere, e mostrarci le difficoltà che l'anima incontra quando vuol darsi alla mortificazione. Vuol rinunciare ai propri comodi? Che pena! Trascurare l'onore? Che tormento! Soffrire un'ingiuria? Un supplizio intollerabile. Insomma, un assedio di tristezze mortali. Cesserà ogni angoscia quando risolverà di morire al mondo. Anzi, allora avverrà il contrario. Con la pace che la sposa domanda, non si lagnerà più di nulla.

 

13 - Accostandoci al santissimo Sacramento con grande spirito di fede e di amore, una sola comunione credo che basti per lasciarci ricche. E che dire di tante? Ma sembra che ci accostiamo al Signore unicamente per cerimonia: ecco perché ne caviamo poco frutto. - O mondo miserabile che acciechi chi vive in te, onde non veda i tesori che potrebbe acquistare con le eterne ricchezze!...

 

14 - Signore del cielo e della terra!... Possibile che così intimamente si possa godervi fin da questa vita mortale, e che così bene lo Spirito Santo ce lo dia a conoscere con queste parole dei Cantici che noi non vogliamo ancora capire? Oh, le delizie che Voi riservate alle anime secondo queste parole! Quali tenerezze! Quali soavità! Una sola di esse dovrebbe bastare per liquefarci in Voi. Siate benedetto, Signore! No, non sarà mai per Voi se subiremo delle perdite. Per quali vie, per quanti mezzi ci dimostrate il vostro amore! Con le sofferenze, con i tormenti, con la vostra morte sì dura, con la pazienza con cui ogni giorno sopportate e perdonate le ingiurie. E quasi ciò non bastasse, lo dimostrate ancora con le parole che in questi Cantici rivolgete all'anima che vi ama, insegnandole a ripeterle pure a Voi. Sono parole che feriscono così al vivo, che senza il vostro aiuto, non saprei proprio come, sentendole, si possano sopportare: - sentendole, dico, non già nel modo che si meritano, ma come lo comporta la nostra debole natura.

 

15 - In questa vita, Signor mio, non vi chiedo che una cosa: che mi baciate col bacio della vostra bocca. Ma fatelo in modo che la mia volontà, o Signore della vita mia, vi rimanga così unita da non più staccarsi dalla vostra, neppure se lo volesse, stanca di questa unione di amicizia. No, non vi sia nulla che mi possa impedire, o mio Dio e gloria mia, di dire in tutta verità: Migliori e più deliziose del vino sono le tue mammelle.[23]

 

 

CAPITOLO 4

 

Orazione di quiete e di unione - Gusti e soavità che lo spirito ne prova, paragonati ai quali sono un nulla tutti i piaceri della terra

 

 

Migliori del vino sono le tue mammelle,

spiranti fragranza di deliziosi profumi.[24]

 

 

1 - Che profondi segreti in queste parole, figliole mie! Il Signore ce li faccia sentire, perché parlarne è difficilissimo. Quando nella sua misericordia vuole esaudire la domanda della sposa, comincia a mostrare all'anima una amicizia così stretta che non può essere compresa se non da chi ne ha l'esperienza. Ne ho già scritto ampiamente in due libri che voi vedrete dopo la mia morte, se il Signore vorrà.[25] L'ho fatto in lungo e in largo perché so che ne avrete bisogno. Qui non farò che accennare, ma non so se allo stesso modo con cui là il Signore si è degnato spiegarsi.

 

2 - Si sente nell'interno dell'anima una così grande soavità che ben si comprende esser il Signore vicino. Non si tratta di semplici sentimenti di devozione, pieni di tenerezza, che fanno versare lacrime abbondanti sulla passione del Signore o sui nostri peccati, perché nell'orazione di cui parlo, e che io chiamo orazione di quiete per ragione della calma in cui adagia le potenze, sembra che l'anima si trovi in possesso di ciò che desidera. Vero è che talvolta la cosa può avvenire diversamente, specialmente quando la soavità non assorbe l'anima del tutto, ma nel caso anzidetto pare che quella pace fortifichi l'uomo interiormente ed esteriormente, come se gli venga immessa nelle midolla un'iniezione dolcissima, simile a una squisita fragranza; oppure come se une entri d'improvviso in una stanza tutta impregnata di profumi, non di una specie sola, ma di molte e diverse: non si sa quali siano, né donde provengano, ma se ne rimane completamente impregnati.

 

3 - Altrettanto mi sembra di quest'amore dolcissimo del nostro Dio. Penetra nell'anima, e con tanta soavità che ella ne rimane pienamente soddisfatta, senza tuttavia comprendere come, né da che parte le sia entrato un tal bene. Non vorrebbe più perderlo, non muoversi, non parlare e neppure guardare, per paura di vederselo sfuggire.

Ho già detto altrove, nei libri accennati, come si deve fare per cavarne profitto. Siccome qui non intendo che di richiamarvene qualche idea, non voglio indugiarmi di più, paga solo di aggiungere che qui il Salvatore vuol mostrare all'anima che Egli intende unirsi a lei in amicizia così stretta da non più avere fra loro alcuna cosa divisa. Grandi verità le vengono allora comunicate. E questo lume, mentre da una parte l'abbaglia sino a non farle comprendere ciò che in lei avviene, le fa vedere dall'altra la vanità di tutte le cose del mondo. Non vede il buon Maestro che così l'istruisce, ma comprende che sta con lei. E si ritrova così bene edotta, con effetti così grandi e con tanta energia per il bene da non riconoscersi più, sino a non voler dire né fare altra cosa che lodare il Signore. Quando si trova in questo gaudio, vi è talmente assorta e inabissata da sembrare che non sia più in sé, ma in preda a una ebbrezza divina. Non sa quel che vuole, né quel che dice, né quel che chiede: di sé, insomma, non sa più nulla, pur non essendone così fuori, da non comprendere almeno qualche cosa di ciò che le avviene.

 

4 - Quando questo ricchissimo Sposo vuol arricchire l'anima e inondarla di maggiori delizie, l'attira in tal modo da farla rimanere come persona svenuta per l'eccesso del gaudio e del contento, onde le pare d'esser sorretta dalle sue braccia divine, appoggiata al suo sacro costato e alle sue divine mammelle. In tal stato non sa far altro che godere, nutrita di quel latte celeste con il quale lo Sposo la va sostenendo e perfezionando per poi concederle altri favori più grandi e darle la possibilità di farsi ogni giorno dei meriti. Perciò mi pare che quando rinviene da quel sonno e da quell'ebbrezza celeste, possa veramente esclamare, attonita, stupita e tutta presa da santa follia: Le tue mammelle sono migliori del vino.

Quando era in quell'ebbrezza, non le pareva possibile andar più innanzi. Poi, vedendosi più in alto e sommersa nell'immensurabile grandezza di Dio, da cui si sente abbondantemente nutrita, ricorre al medesimo delicato paragone, e dice ancora: le tue mammelle sono migliori del vino.

Qui avviene come di un bambino che cresce e poppa senza intenderle il modo; anzi, molte volte senza nemmeno poppare, perché gli sprizzano il latte in bocca senza che egli si muova. L'anima non sa nulla di sé, non agisce, non comprende, e nemmeno può comprendere in che modo e da chi le venga un tanto bene. Sa soltanto che è il più gran bene che si possa godere in questa vita, superiore a tutti i beni e a tutte le soddisfazioni del mondo presi insieme. Si sente cresciuta e migliorata senza sapere quando abbia ciò meritato; edotta in grandi verità senza aver veduto il Maestro che l'ha istruita; riaffermata nella virtù e inondata di delizie da parte di Colui che può e sa farlo così bene. - Sono dolcezze che non si sanno meglio paragonare che alla tenerezza di una madre, la quale, ardendo di amore per un suo figliolo, s'indugia ad allattarlo e a coprirlo di carezze.

 

5[26] - Come viene bene questo paragone! Qui l'anima è così in alto e così impossibilitata a servirsi dell'intelletto da somigliare appunto a un bambino che, non avendo ancora l'uso della ragione, riceve il latte e lo gusta senza sapere donde gli venga. Tuttavia, in questo assopimento, prodotto dall'ebbrezza di cui ho parlato, l'anima non è poi così inattiva da non fare e da non comprendere nulla. Se non altro, sente d'esser vicina al Signore, per cui gli dice, e giustamente: «Le tue mammelle sono migliori del vino».

Com'è grande questa grazia, o mio Sposo! Com'è squisito il vostro convito! Com'è delizioso il vino che mi date! Una goccia sola mi fa scordare ogni cosa, uscire dalle creature e da me stessa, rigettare i piaceri e le soddisfazioni che finora la mia sensibilità ha reclamati. - Questa grazia è assai grande e io ne ero indegna.

Ma quando il Signore le dà quest'altra più grande, e l'unisce a sé in maggiore intimità, ella gli dice e a ragione: «Le tue mammelle sono migliori del vino». Se la grazia precedente era grande, questa, o mio Dio, la supera di molto, per essere minore la parte che io vi metto: migliore, insomma, sotto tutti gli aspetti. Immensa è la gioia e la delizia dell'anima quando arriva a questo punto.

 

6 - Piaccia a Dio, figliole mie, di farvi comprendere - o, a meglio dire, gustare, perché altrimenti non lo potreste comprendere - il godimento dell'anima che vi è arrivata! Se ne stiano pure i mondani con il loro domini, con le loro ricchezze, con i loro piaceri, onori e banchetti! Supposto pure, benché impossibile, che questi beni si possano godere senza le angustie che ne sono inseparabili, la felicità che procurano non arriva, neppure in mille anni, ad equiparare il contento che gusta l'anima in un solo istante, dopo che Dio l'ha elevata a questo stato. Dice S. Paolo che tutti i patimenti del mondo non hanno proporzione con la gloria che speriamo.[27] E io affermo che non hanno proporzione neppure con un'ora di queste ebbrezze, soddisfazioni e delizie che il Signore accorda alle anime: tali da non potersi affatto meritare. No, non è possibile, mi pare, mettere in confronto le bassezze della terra con queste delizie così soavi che nessuno può meritare, con questa strettissima unione con Dio, con questa direzione così ineffabilmente testimoniata e gustata. Ridicolo poi è volerle bilanciare con le sofferenze del mondo! Se queste si sopportano per amor di Dio, egli le proporziona alle nostre forze, per cui il temerle non è che effetto della nostra miseria e pusillanimità. Non sopportandole poi per amor suo non valgono nulla.

 

7 - Per amor di Dio, cristiani e figliole mie, svegliamoci da questo sonno, e pensiamo che Dio non aspetta sempre l'altra vita per ricompensarci del nostro amore. Il premio comincia fin da ora.

Gesù mio!... Chi potrà far intendere quanto ci sia vantaggioso gettarci fra le braccia di Dio e stabilire con Sua Maestà questo patto: Io mi curerò del mio Diletto e il mio Diletto si curerà di me; Egli veglierà sui miei interessi e io sopra ai suoi? - Ma noi, come suol dirsi, ci amiamo sino a cavarci gli occhi...[28]

Torno a dirvi e a supplicarvi, mio Dio, di concedermi, per il sangue di vostro Figlio, che Egli mi baci col bacio di sua bocca. Che cosa sono senza di Voi, o Signore? Che cosa valgo se non sono unita a Voi? E dove vado a finire se anche per poco mi allontano da Voi?

 

8 - Signor mio, misericordia mia e mio tesoro, che altro bene è mai possibile desiderare fuor di starvi così vicini da non più temere separazione? Che vi può essere di difficile quando si è in vostra compagnia? Che cosa non si saprà fare per Voi avendovi così dappresso? E per che motivo gli altri mi dovranno essere riconoscenti? Non merito piuttosto che mi rimproverino acerbamente per il poco che vi servo? Vi supplico quindi con l'ardore di S. Agostino di darmi quello che mi comandate e di comandarmi quello che volete.[29] Con la vostra grazia e protezione non vi abbandonerò mai più.[30]

 

9 - Vedo, o mio Sposo, e non lo posso negare, che Voi siete tutto per me. Per me veniste sulla terra, per me vi sottometteste ai flagelli, per me rimaneste nel santissimo sacramento, ed ora m'inondate di così grandi favori! E io, sposa santa, ripeterò come voi: Che potrò mai fare per il mio Diletto?

 

10 - Ah, sorelle, non so proprio come andare innanzi... Sì, o mio Dio, in che cosa vi posso essere utile? Che può mai fare per Voi quest'anima che ebbe la triste abilità di offendervi, se non sciupare le grazie che Voi le avete dato? Che si può mai sperare dai suoi servizi? E supposto pure che con la vostra grazia sappia far qualche cosa, che sarà mai se non l'opera di un vermicciolo? Che interesse ne potrà avere un Dio così potente? - O amore, o parola che io vorrei ripetere ovunque, e che sola può dar ardire di ripetere con la sposa: Ho amato il mio Diletto! -1 Solo l'amore può permetterci di pensare che questo vero Amante, mio Sposo e Bene mio, abbia bisogno di noi...

 

11 - Figliole, poiché l'amore ce lo consente, torniamo pure a ripetere: Il mio Diletto a me e io al mio Diletto.

Voi a me, o Signore? Ma se Voi venite a me, perché temerò di non potervi molto servire? D'ora innanzi, Signore, voglio dimenticare me stessa per non pensare che a meglio compiacervi e a non avere altra volontà che la vostra. - Ma la mia volontà è inefficace: Voi solo potete tutto, mio Dio! Tuttavia, fin d'ora voglio fare quel che posso, che è di risolvermi ad agire.

 

 

CAPITOLO 5

 

Prosegue sull'orazione di unione, e parla delle ricchezze che si acquistano per la mediazione dello Spirito Santo - Qui l'anima è decisa a tutto soffrire per amore dell'amato

 

 

Mi sedetti all'ombra di Colui

che avevo desiderato

e dolce è il suo frutto al mio palato.

 

 

1 - Interroghiamo ora la sposa e impariamo da quest'anima santa, stretta a quella bocca divina e nutrita a quelle celesti mammelle, come dobbiamo comportarci, cosa dobbiamo fare e dire nel caso che il Signore ci elevi a questa altissima grazia. Ed ecco quello che ci dice: Mi sedetti all'ombra di Colui che avevo desiderato, e dolce è il suo frutto al mio palato. Il Re m'introdusse nella cella del vino e ordinò in me la carità.[31]

 

2 - Dice: Mi sedetti all'ombra di Colui che avevo desiderato.

O Dio! Quest'anima è immersa nello stesso sole e ne è tutta infuocato!...

Dice che si è seduta all'ombra di Colui che aveva desiderato. Poi lo paragona a un melo, e soggiunge: Dolce è il suo frutto al mio palato. - Anime di orazione, gustate queste parole!

Sotto quanti aspetti possiamo considerare il nostro Dio! Quanti cibi diversi ci è dato di trovare in Lui! una manna che ha tutti i gusti che vogliamo.

Che ombra celeste è mai questa! Come esprimere ciò che il Signore fa qui intendere all'anima? Mi vengono in mente le parole che l'angelo disse alla santissima Vergine Signora nostra: La virtù dell'Altissimo ti adombrerà.[32] Oh, come l'anima deve sentirsi protetta quando Dio l'innalza a quest'altezza! - Può giustamente sedersi e ritenersi sicura.

 

3 - Osservate ora questo fatto che avviene di frequente, per non dire quasi sempre. Eccetto il caso di una persona che Dio chiami per vie straordinarie, come un S. Paolo a cui apparve elevandolo d'un tratto alla più alta contemplazione e parlandogli in modo da lasciarlo assai perfezionato, ordinariamente il Signore accorda queste grazie è questi suoi eccelsi favori ad anime che hanno molto sofferto per Lui, desiderato molto il suo amore e procurato il suo gradimento in tutti i loro atti. Si sono stancate per lunghi anni nella meditazione e nella ricerca dello Sposo. Disgustatissime delle cose del mondo, si sono fermate nella verità, ed ora cercano la pace, la soddisfazione e il riposo soltanto là dove sanno di trovarne. Si mettono sotto la protezione di Dio, e non desiderano più nulla.

Come fan bene a mettere in Dio ogni loro fiducia! Con ciò vedono compirsi tutti i loro desideri. Felice chi merita di stare a quest'ombra anche per le cose che si possono vedere esteriormente, essendo ben diverso per quelle che soltanto l'anima può comprendere, come io stessa ho constatato più volte.

 

4 - Infatti, quando l'anima è nelle delizie di cui ho parlato, le pare di esser avvolta e protetta da una ombra o da una nube della Divinità, da cui le vengono tali influenze e una così deliziosa rugiada, da sentirsi giustamente sparire tutta la stanchezza lasciatale dalle cose del mondo. Gode allora di un tal riposo da esserle di pena la stessa necessità di respirare. Le potenze sono quiete e tranquille: la volontà non vorrebbe ammettere alcun pensiero, neppure buono, come difatti non ne ammette per via di ricerche e di studio. Non ha bisogno di muovere la mano o di levarsi - intendo dire: riflettere - perché Dio le dà il frutto di questo melo già ben affettato, preparato ed anche incorporato, per cui disse: Dolce è il suo frutto al mio palato. Qui infatti non c'è da far altro che da gustare, senza che le potenze vi abbiano per nulla a intervenire.

Ho parlato di ombra della Divinità. Si dice giustamente ombra, perché quaggiù la Divinità non può vedersi svelata. Essa è come un sole risplendentissimo che si sente attraverso le nubi e fa conoscere mediante l'amore che Sua Maestà ci sta vicino: così da vicino da non aver parole per esprimersi. Chi ha avuto questa grazia comprenderà facilmente, - ne sono certa, - quanto sia giusto attribuire questo senso alle parole che qui la sposa proferisce.

 

5 - Credo che lo Spirito Santo faccia da mediatore fra l'anima e Dio. Egli infatti muove l'anima con ardenti desideri, e fa che si accenda di quel fuoco sovrano a cui è tanto vicina.

Quali misericordie usate qui con l'anima, o Signore! Siate per sempre lodato e benedetto per il grande amore che ci portate! Dio mio e Creator mio, è mai possibile che vi sia alcuno che non vi ami? Oh, me infelice che per tanto tempo non vi ho amato! - Perché non ho meritato di conoscervi?...

Vedete come questo melo divino abbassa i suoi rami! Lo fa per dar modo all'anima di cogliere di tanto in tanto i suoi frutti con la considerazione delle grandezze di Dio delle molte misericordie di cui fu oggetto da parte sua, farle vedere e gustare il frutto che nostro Signore Gesù Cristo ricavò dalla sua passione, quando, spinto dal suo grande amore, innaffiò quest'albero del suo sangue prezioso.

Prima l'anima era felice di nutrirsi con il latte delle divine mammelle, così sostenendola lo Sposo perché ancora principiante in queste grazie. Ma ora è cresciuta. Egli l'ha preparata a poco a poco per ricevere altre grazie più eccelse, e ora la mantiene con le mele, volendo che comprenda quanto sia obbligata a fare e a patire per lui. - Ma non è ancora tutto.

Cosa ammirabile e degna di grande considerazione! Quando il Signore vede che un'anima è tutta sua e lo serve senz'alcun interesse o motivo personale, ma solo perché Egli è il suo Dio e lo ama si comunica a lei incessantemente in molte e diverse maniere, come si conviene a Colui che è la stessa sapienza.

 

6 - Dopo aver dato la sua prima pace, sembrava che lo Sposo non potesse dare più nulla. Eppure la grazia di cui ora ho parlato è molto più elevata. Ne ho parlato assai imperfettamente, quasi solo accennandola. Ma la troverete esposta con chiarezza nel libro che ho detto,[33] se piacerà al Signore di farlo uscire alla luce.

V'è forse qualche altra cosa da bramare, dopo quello che ho detto? Oh, Signore, come sono sproporzionati i nostri desideri alle vostre meraviglie! In che miseria finiremmo se proporzionaste i vostri doni alle nostre domande!...

Ma passiamo a considerare quello che la sposa soggiunge.

 

 

CAPITOLO 6

 

I vantaggi di questa unione di amore superano tutti i desideri della sposa - Parla della sospensione delle potenze, e dice che vi sono anime che arrivano a questa altissima orazione in poco tempo

 

 

Il Re m’introdusse

nella cella del vino

e ordinò in me la carità.

 

 

1 - La sposa sta riposando all'ombra che ha tanto e giustamente desiderato.

Un'anima giunta a questo stato, che può altro bramare se non di godere sempre un tal bene? Ma se a lei sembra che non vi sia più nulla da desiderare, al nostro divino Re resta da dare ancora molto. Egli anzi, trovando anime disposte, non vorrebbe far altro che donare.

Ve l'ho già detto molte volte, figliole, e vorrei che non ve ne dimenticaste mai. Il Signore non si contenta di proporzionare i suoi doni ai nostri modesti desideri: l'ho veduto io stessa in alcune cose che un'anima comincia a domandargli. Ella non intende chiedergli che quanto crede di poter sopportare. Ma il Signore le dà di meritare e di soffrire alquanto per Lui. Poi, volendola premiare del poco che ha deciso di fare, aumenta le sue forze, e le invia tante prove, persecuzioni e sofferenze che la poverina non sa più dove volgersi.

 

2 - Questo è accaduto a me, quando ero ancora molto giovane. Dicevo: «Signore, io non vi domanderei tanto!...». Ma poi Sua Maestà mi dava così gran forza e pazienza che anche oggi mi meraviglio di aver potuto tanto soffrire. Ora non vorrei cambiare quelle sofferenze con nessun tesoro del mondo.

Dice la sposa: Il Re m’introdusse. Come appaga questo nome: Re potente, non soggetto ad alcuno, e con un regno senza fine! - Quando l'anima è in questo stato, le manca poco per ben apprenderne l'eccellenza, benché sia impossibile in questa vita mortale conoscerlo come Egli è.

 

3 - Dice: M’introdusse nella cella del vino e ordinò in, me la carità.[34] Queste parole mi fan pensare che la sublimità di questa grazia sia molto grande.

Si può dare a bere del vino in maggior o minore quantità; poi, da un vino buono passare a un altro migliore, e inebriare, ubriacare una persona più o meno fortemente. Così delle grazie di Dio. A uno il Signore dà il vino della devozione in poca quantità, a un altro ne dà di più, e a un terzo in tal maniera da cominciare a trarlo fuori di sé, dalla sua sensualità e da tutte le cose del mondo. Ad alcuni dà gran fervore nel suo servizio; ad altri dà impeti, e ad altri amore del prossimo sì ardente da non far ad essi sentire - tanto ne sono accesi - le fatiche che ne devono sostenere. Tuttavia, le parole della sposa indicano una misura assai più grande.

Dice che è stata introdotta nella stessa cantina affinché vi si arricchisse senza alcuna misura. Sembra che il re non voglia nulla sottrarle, ma che beva quanto vuole e s’inebri pienamente, attingendo a tutte le diverse qualità di vino di cui abbonda quella celeste cantina. Ne goda tutte le delizie, ne ammiri tutte le grandezze, né mai tema di perdervi la vita bevendo in sì gran copia da superare la debolezza umana. Muoia pure in quel paradiso di delizie! Morte avventurata quella che così fa vivere!... Sì, può avvenire anche questo. Sono così grandi le meraviglie che allora l'anima comprende, sia pure non conoscendone il modo, che ne rimane come alienata: cosa che ci fa conoscere con le parole: Ordinò in me la carità.

 

4 - Oh, parole che l'anima così favorita non dovrebbe mai dimenticare! Oh, grazia sovrana a cui non si può affatto pervenire se il Signore non ce ne renda capaci! Vero è che l'anima non si sente sveglia neppure per amare; ma benedetto il suo sonno e felice la sua ebbrezza che obbliga lo Sposo a supplire a quanto ella non può. Egli allora stabilisce in lei un ordine meraviglioso, per cui, nonostante che le potenze siano morte o addormentate, l'amore è vivo ed agisce, senza che l'anima ne sappia la maniera. Agisce anzi in tal modo che l'anima si fa un tutt'uno con lo stesso Re dell'amore, voglio dire con Dio che così dispone. E tutto in un'ineffabile purezza, perché non vi è nulla che possa mettervi ostacolo, non i sensi, non le potenze: intendo dire l'intelletto e la memoria. La volontà poi non intende se stessa.

 

5 - Vado ora pensando se fra l'amore e la volontà vi sia qualche differenza. Mi pare di sì, ma temo d'ingannarmi.[35] L'amore mi sembra una freccia lanciata dalla volontà. Se la volontà si è staccata da ogni cosa terrena per non attendere che a Dio, e lancia la freccia con tutta la forza di cui è capace, la freccia va a ferire Sua Maestà, s'infigge in Dio che è amore, e torna indietro con gli immensi vantaggi di cui parlerò più avanti. Me ne sono informata presso alcune persone che Dio nell'orazione ha favorire di questa grazia, voglio dire di questa santa ebbrezza, accompagnata da tale sospensione da far capire, anche dal loro esterno, che non erano in se stesse. Orbene, interrogate su quello che sentivano, erano incapaci di dirlo. No, di questa operazione di amore non potevano sapere, né intendere nulla.

 

6 - Quello che si comprende sono i grandi vantaggi che l'anima ne ricava, visibili dagli effetti, dalle virtù, dalla fede viva e dal disprezzo del mondo con cui rimane. Ma come ciò le sia venuto e che cosa vi abbia goduto, lo ignora completamente. Solo quando comincia, si rende conto che si tratta di una grandissima soavità.

Resta quindi evidente quello che qui la sposa vuol dire: cioè, che la sapienza di Dio supplisce all'impotenza dell'anima, e ordina in modo le cose da farle conseguire i più sublimi favori.

Ma se l'anima è talmente fuor di sé, e così assorta da non sapersi servire delle potenze per nessun atto, come può meritare? D'altra parte, è possibile che Dio le accordi un tal favore unicamente perché perda il tempo senza nulla guadagnare? Non è credibile.

 

7 - Oh, i segreti di Dio! Qui non vi è da far altro che di chinare la testa e persuaderci dell'incapacità dei nostri intelletti a comprendere le grandezze di Dio. Qui è bene ricordare come si comportò la Vergine Signora nostra, la quale, nonostante la sua sapienza, domandò all'angelo: Come avverrà questo? E le fu risposto: Lo Spirito Santo discenderà in te e la Virtù dell'Altissimo ti adombrerà.[36] Dopo questo troncò ogni domanda, comprendendo subito nella sua gran fede e sapienza che, innanzi a queste due potenze, non v'era da chiedere più nulla, né alcun motivo per dubitare.

Così non fanno quei sapienti che il Signore non conduce per questa orazione, privi della minima idea di ciò che sia vita spirituale. Essi vogliono sottomettere queste cose al loro giudizio e giudicarle a seconda delle loro vedute, sino quasi a far credere che vogliano con la loro scienza comprendere tutte le grandezze di Dio!... Oh, se imparassero un po' di umiltà dalla SS. Vergine!...

 

8 - Non è forse da Voi, Signora mia, che si può perfettamente comprendere ciò che passa fra Dio e la sposa secondo le parole dei Cantici?

Del resto, figliole mie, potete notare anche voi con quanta frequenza le parole dei Cantici ricorrano nelle antifone e nelle lezioni dell'Ufficio della Madonna che recitiamo ogni settimana. Le altre anime potranno intendere quel linguaggio a seconda dei lumi che Dio loro comparte, e riconoscere chiaramente se abbiano ricevuta qualcuna di queste grazie a cui allude la sposa quando dice: Ordinò in me la carità. Ma non sapranno dire né dove siano state, né che cosa abbiano fatto, né come abbiano potuto contentare il Signore in un godimento così alto quando in esso non lo ringraziavano neppure.

 

9 - Non ti affliggere, anima diletta! Se Dio ti eleva a tanta altezza e ti rivolge parole così tenere, come quelle che dice alla sposa nei Cantici, per esempio: Sei tutta bella, amica mia[37] ed altre ancora, con le quali dimostra il piacere che gli procuri, v'è da credere che non permetterà che in quel momento tu gli dispiaccia, supplendo Lui a quello che tu non puoi fare, onde trovare in te un suo contento maggiore.

Il Signore vedendo quest'anima talmente alienata e fuor di sé per l'amore che gli porta; vedendo che la violenza dell'amore le ha tolto l'uso dell'intelletto per darle la possibilità di maggiormente amare, come potrà più oltre trattenersi? No, non è suo costume rifiutarsi a chi del tutto gli si dà: anzi non lo può neppure.

 

10 - Qui sembra che Dio stenda lo smalto sull'oro. L'oro è l'anima. Egli l'ha preparata con i suoi doni e l'ha provata in mille diverse maniere per vedere di quanti carati fosse l'amore che gli portava. Ed in questo ci sa dire qualche cosa chi arriva a tanta altezza. L'anima ne se sta là senza moto e senza alcuna operazione, proprio come l'oro. E la Sapienza divina, contenta di vederla così ben disposta essendo pochi coloro che l'amano con tanto ardore incastona nell'oro un gran numero di pietre preziose e l'adorna di smalti finemente lavorati.

 

11 - Ma che fa l'anima intanto? Non si può capire. Nulla si può sapere più di quanto la sposa dice: Ordinò in me la carità. Se ama, non sa come, né chi. L'immenso amore che le porta il Re da cui fu tanto innalzata, dev'essersi unito allo stesso amore dell'anima, in modo che l'intelletto non possa nulla capire. D'altra parte, in che maniera potrebbe capire, quando questi due amori si confondono in uno solo, e l'amore dell'anima si unisce e s'immedesima con quello di Dio? L'intelletto lo perde di vista, tanto più che il fenomeno non è mai di lunga durata, ma piuttosto breve. Il Signore dispone le cose in tal maniera da dare all'anima la possibilità di contentarlo. L'anima stessa lo vede, sia allora che dopo, nonostante che l'intelletto non v'intenda nulla. Se ne accorge in seguito, quando vede l'anima magnificamente smaltata e adorna di perle e di pietre preziose di virtù. Allora esclama meravigliato: Chi è costei che è divenuta come il sole?[38]

O vero Re! Con quanta ragione la sposa vi chiamò con questo nome! In un attimo potete arricchire e inondare l'anima di tali beni, da goderne ella senza fine! - Come l'amore rimane in lei ben ordinato!

 

 

12 - Potrei darvi in ciò delle buone prove per averne veduto vari esempi. Mi ricordo di una persona a .cui in tre giorni il Signore accordò tali grazie che riterrei quasi impossibili se non mi muovessero a crederlo l'esperienza di vari anni e i progressi che essa va facendo ogni giorno. Un'altra ricevette le stesse grazie in tre mesi: ed erano ambedue di poca età.[39] Invece ne ho vedute altre a cui Dio non accordò tali grazie che dopo molti anni.

Ciò che ho detto di queste due, potrei dirlo di molte altre, perché se ho scritto che poche sono le anime a cui Dio concede tali grazie senza averle fatte prima passare per lunghi anni di prova, ci tengo pure a far sai3ere che per qualcuna non è così. - Non si devono mettere limiti a un Dio così grande che tanto desidera di donare.

Ecco una cosa che avviene quasi sempre quando il Signore dà a un’anima le sue grazie: intendo dire vere grazie di Dio, non illusioni, melanconie o contraffazioni prodotte dalla natura che poi il tempo svela. Del resto il tempo svela pure le vere grazie, perché le virtù rimangono così forti e l’amore così acceso da non poter fare a meno di mostrarsi, per cui quelle persone si rendono utili al prossimo anche senza volerlo.

 

13 - Dice dunque la sposa: Il Re ordinò in me la carità. In lei, infatti, la carità si fa così bene ordinata che l’amore del mondo le scopare; quello che aveva per se stessa  le si cambia in odio; quello che portava ai parenti si trasforma per non farglieli amare che in Dio; quello che nutriva per il prossimo e per i nemici le va aumentando in tal maniera da non poter farsene un’idea che vedendolo alla prova, mentre quello per Dio si fa addirittura senza limiti, eccedente in tal modo la debolezza della natura, che alle volte l’anima, sentendosi venir meno e già presso a morire, esclama: Sostenetemi con i fiori, fortificatemi con i pomi, perché io languisco di amore.

 

 

CAPITOLO 7

 

Vivi desideri della sposa di sopportare grandi prove per amore di Dio e del prossimo - Frutti ammirabili prodotti nella Chiesa dalle anime favorite di questa unione divina e staccate da ogni personale interesse - La samaritana, esempio di amore del prossimo - Termina ricordando lo scopo propostosi con questo scritto

 

 

Sostenetemi con i fiori,

fortificatemi con i pomi,

perché io languisco di amore.[40]'

 

 

1 - Che divino linguaggio per questo mi o argomento!

Ecché, santa donna, vi fa dunque morire la dolcezza? Alle volte infatti, come io stessa ho sentito dire, la soavità è così intensa che l'anima si liquefa, e sembra proprio che non possa più vivere. E voi allora chiedete dei fiori? Ma quali fiori chiedete? Per il vostro male non son essi un rimedio, a meno che non li chiediate per morire del tutto, come veramente si desidera quando l'anima è giunta a questo stato.

Eppure non è questo che la sposa intende, perché dice: Sostenetemi con i fiori. E domandare di essere sostenuta non mi sembra che sia chiedere di morire, ma piuttosto di vivere onde lavorare alquanto per Colui a cui si sente obbligata.

 

2 - Non pensate, figliuole, che sia esagerato affermare che l'anima sta morendo. Così è realmente, perché come vi ho già detto, l'amore opera alle volte con tale violenza da impadronirsi di tutte le forze naturali.

Conosco una persona che essendo una volta in questa orazione, udì cantare una bella voce. Assicura che per l'eccesso della gioia e della soavità di cui si sentì da Dio inondata, le sembrò che l'anima stesse per separarsi dal corpo, come realmente sarebbe avvenuto se quel canto non fosse cessato. Buon per lei che il Signore dispose che cessasse, perché ella da parte sua, trovandosi in quello stato, avrebbe ben potuto morire, ma non mai dire una parola per far sospendere il canto. Infatti il suo esteriore giaceva in completa impotenza e immobilità,[41] capiva il rischio in cui - era, ma pareva come uno profondamente addormentato che sogna di trovarsi in un pericolo: vuole allontanarsi, ma, nonostante i suoi sforzi, non riesce a parlare.

 

3 - Tuttavia l'anima non vorrebbe uscire da quello stato. La morte non le sarebbe penosa, anzi molto gradita, e non fa che bramarla.[42] Come sarebbe felice di morire per la forza di tanto amore! Ma di quando in quando il Signore le invia la sua luce per farle conoscere che le conviene vivere. Ed ella allora, vedendo che la sua naturale debolezza non può a lungo resistere sotto l'eccesso di quel gaudio, ne domanda un altro che la sottragga a quello, e dice: Sostenetemi con i fiori.

Questi fiori hanno un profumo ben diverso da quelli che odoriamo quaggiù. E con essi la sposa chiede di far grandi cose in servizio di Dio e del prossimo, rinunciando volentieri a quelle delizie e soavità pur di esserne esaudita. Vero è che con questo sembra che ne venga quasi a scapitare, per il fatto che la sua domanda risente più della vita attiva che della contemplativa; ma qui Marta e Maria vari quasi sempre d'accordo, perché l'interiore opera sull'esteriore e su quanto ad esso si riferisce. Le opere esteriori che procedono da questa radice sono fiori ammirabili e profumatissimi. Sbocciando sull'albero del divino amore, perché fatte unicamente per Dio, senza alcun interesse personale, effondono la loro fragranza in vantaggio di un gran numero di anime, fragranza duratura che si fa sentire per molto tempo e produce grandi effetti.

 

4 - Voglio spiegarmi di più per farmi meglio capire.

Un oratore tiene una predica. Suo scopo è di far del bene alle anime. Tuttavia non è così staccato da ogni umano interesse da non nutrire qualche desiderio di piacere, sia per guadagnarsi stima ed onore che per buscarsi qualche canonicato nel caso che predichi bene. E altrettanto si dica di molte altre cose che si fanno in utilità del prossimo. Con la buona intenzione si ha pure un'attentissima preoccupazione di piacere e di non perdervi nulla. Si temono le persecuzioni; si cercano le grazie dei re, dei grandi e del popolo: insomma, si procede con quella discrezione che il mondo tanto apprezza e che sotto il nome di discrezione nasconde una quantità di difetti. - Piacesse a Dio che fosse vera discrezione!...

 

5 - Si serve il Signore e si fa del bene anche così; ma non credo che siano questi i fiori, ossia le opere che la sposa domanda, perché ella nelle sue azioni non mira che all'onore e alla gloria di Dio, Le anime giunte a questo stato dimenticano sé stesse, come se più non esistessero. Così ho inteso di alcune, e ne sono sicura. Non pensano se avranno da perdere o da guadagnare: unico loro scopo è di servire e contentare il Signore. Conoscendo l'amore che Egli porta ai suoi servi, rinunciano volentieri a ogni personale soddisfazione per non contentare che Lui, servendo il prossimo e annunziando alle anime nel miglior modo possibile le verità che fan loro del bene. Delle perdite che esse potrebbero averne, no, non si preoccupano affatto. Hanno innanzi il solo interesse del prossimo e nient'altro. Per meglio piacere a Dio, dimenticano se stesse per gli altri, pronte pure a morire, se occorre, come fecero molti martiri. Le loro parole risentono di un grande amore di Dio. Nell'ebbrezza di questo vino celeste, non solo non vien loro il dubbio di esser di disgusto agli uomini, ma nemmeno se ne curano nel caso che loro venisse. Insomma, sono anime che fanno un gran bene.

 

6 - Mi ricordo di quella santa Samaritana[43] a cui ho pensato varie volte. Ella doveva essere ferita dal dardo che si tempra al succo di quest'erba. Oh, come aveva ben compreso le parole del Signore, se l'abbandonò per dare ai suoi cittadini la possibilità di approfittare di Lui e averne giovamento. Come la sua condotta conferma quel che dico! E in ricompensa della sua grande carità, meritò di essere creduta e di vedere il gran bene che il Signore fece in quel paese.

Credo che una delle più grandi consolazioni di questa vita sia vedere le anime avvantaggiarsi per nostro mezzo. P, allora che si mangia il frutto deliziosissimo di quei fiori. - Felici le anime a cui il Signore concede queste grazie! Esse devono maggiormente servirlo.

Correva quella santa donna, in preda a un'ebbrezza divina, gettando grida per la strada...

Ciò che mi sorprende è vedere come quella gente abbia creduto a una donna, e a una donna che non doveva essere di nobile condizione, perché andava ad attingere acqua. Umile, sì, doveva essere, perché quando; il Signore le palesò i suoi peccati, non solo non se ne offese, come si farebbe oggi nel mondo dove la verità è difficilmente ascoltata, ma rispose che Egli doveva essere un profeta. - Fatto sta che fu creduta, e per la sua parola molti uscirono di città per andare incontro al Signore.

 

7 - Insomma, non è a dire di quanta utilità siano coloro che dopo essersi intrattenuti con Dio qualche anno nel godimento delle sue delizie e dei suoi favori, accettano di servirlo anche nelle cose penose, nonostante che per esse debbano sacrificare così dolci consolazioni. Quei loro fiori di opere, usciti e sbocciati sull'albero di un così intenso amore, hanno un profumo che dura a lungo. Giova di più un'anima sola di queste con le sue parole ed opere, che non un gran numero di altre, le cui opere siano frammiste alla polvere della loro sensibilità o di qualche loro interesse.

 

8 - Poi da quei fiori derivano i frutti, che sono i pomi di cui parla la sposa quando dice: «Fortificatemi con i pomi! - Signore, datemi travagli e persecuzioni!».

Lo desidera veramente e ne esce con grandi effetti. Dimentica di ogni suo personale interesse, non pensa che a contentare il Signore, godendo immensamente di imitare almeno in qualche cosa la vita penosissima di Cristo.

Per melo intendo l'albero della croce, secondo l'altro passo dei Cantici: Ti ho suscitato sotto un albero di melo.[44]

Gran sollievo per un'anima abitualmente immersa nelle delizie della contemplazione è vedersi circondata da croci, travagli e persecuzioni. La sofferenza le è di grandissima gioia, anche perché non prova in esse quell'indebolimento e consunzione di energie che deve produrre la contemplazione quando le potenze vi si sospendono di frequente. Perciò l'anima ha ragione di domandar patimenti. Non conviene star sempre nella gioia senza aver mai da soffrire. Questo ho io osservato attentamente in alcune persone, il cui numero, purtroppo, non è che assai esiguo, a causa dei nostri peccati. Più esse sono innanzi in quest'orazione e inondate di maggiori delizie, più si consacrano ai bisogni del prossimo, specialmente alle necessità delle anime, pronte, sembra, anche a sacrificare mille vite pur di trarne una sola dal peccato mortale, come ho già detto in principio.

 

9 - Ma chi potrà convincerne le anime che il Signore comincia a favorire delle sue delizie? Anzi, parrà loro che quelle conducono una vita dissipata, e che sia meglio rimanersene in un angolo a godere di quel bene. Ma credo che sia per una grazia della divina provvidenza se non comprendono il grado di perfezione a cui quelle sono giunte, perché altrimenti, nel fervore degli inizi, potrebbero pretendere di arrivare subito a quell'altezza, che per il momento non conviene a loro. Non si sono ancora fortificate, ed hanno bisogno di continuare per altri giorni a nutrirsi con il latte di cui ho parlato in principio. Stiano attaccate alle divine mammelle, sicure che quando si saranno fortificate, il Signore le porterà più in alto. Senza di questo, non solo non farebbero agli altri il bene che s'immaginano, ma sarebbero di danno a loro stesse. - Siccome nel libro di cui vi ho parlato[45] troverete esposto minutamente quando un'anima deve uscire dalla solitudine per rendersi utile al prossimo e il danno che le verrebbe uscendone troppo presto, qui non voglio ripetermi né estendermi di più.

 

10 - Mia intenzione nel cominciare questo scritto era d'insegnarvi a trovare le vostre consolazioni nelle parole dei Cantici che vi avvenisse di udire, e a meditare i grandi misteri che sono in esse racchiusi, nonostante l'oscurità che presentano. Temerario sarebbe voler dire di più. E Dio non voglia che ciò sia di me in quello che ho scritto, benché non abbia fatto che obbedire a chi me l'ha comandato. Si degni il Signore di ricavarne la sua gloria!

Siate intanto persuase che se in questo scritto vi è qualche cosa di buono, ciò non viene da me, anche per la fretta con cui l'ho composto, a causa delle mie molte occupazioni, come sanno le monache di qui. Piuttosto pregate il Signore che mi faccia intendere per esperienza quanto vi ho detto. Quella fra voi che crederà di goderne qualche cosa, ne ringrazi il Signore e gli domandi la medesima grazia per me, affinché il guadagno non sia soltanto per lei. - Si degni il Signore di sorreggerci con la sua mano e d'insegnarci il modo di far sempre la sua volontà. Amen.[46]

 

 



[1] Questo titolo fu apposto dal P. Gracián quando curò la stampa dell'opuscolo.

[2] Il codice di Alba de Tormes, unico che porti il «Prologo», reca a questo punto uno strappo che sopprime cinque righe.

[3] Incompleto per la ragione suddetta.

[4] «Osculetur me osculo oris sui, quia meliora sunt ubera tua vino». (Ct 1,1). Le mammelle sono simbolo dell'amore, perciò il testo significa: Il tuo amore è più inebriante del vino. (Cf P. Eusebio Tintori - La Sacra Bibbia).

[5] Mandatum, o lavanda dei piedi, cerimonia che si compie il giovedì santo in ricordo del medesimo atto compiuto da nostro Signore la vigilia della sua morte. Si chiama così per ragione dell'antifona che allora si canta e che comincia con le parole: Mandatum novum do vobis: Vi do un comandamento nuovo. Il discorso di circostanza si chiama appunto del Mandatum.

[6] Parla di se stessa.

[7] Per questo gli esegeti ammettono nella Sacra Scrittura il cosiddetto Senso accomodatizio che consiste appunto nell'attribuire a una frase scritturale un senso non proprio ma analogo a questo.

[8] Qui comincia la copia di Baeza che s'introduce con la seguente elevazione: «Quando considero, o mio Signore e mio Dio, l'altezza della vostra divina Maestà e la grandezza della vostra sovrana Bontà che vi porta a trattare così familiarmente con delle vili creature, mi domando come queste non escano fuor di dallo stupore e non cerchino con tutti i mezzi possibili d'acquistarsi la vostra grazia ed amicizia, vedendo soprattutto come, non contento di appagare l'anima che pone in Voi il suo cibo e il suo alimento, permettiate pure ch’ella vi tratti come suo dolce e caro Sposo e vi domandi il bacio della vostra dolce e divina bocca. Voi le parlate e la istruite con affetto per infiammarla del vostro amore e per comunicarle i vostri doni. Ma le parole interiori che indirizzate alle anime per richiamarle alle loro miserie e mancanze e distaccarle dalle cose terrene, sono di una maestà così grande che ci si sente comprendere di terrore soltanto ad udirle».

[9] Il lungo tratto che va dal numero 8 al 17 escluso, appare la prima volta nell'edizione de La Fuente del 1861. Nelle edizioni precedenti non si trova.

[10] Cf Lc 12,20.

[11] Antica moneta spagnola di scarso valore.

[12] ...e che non potete a meno di mangiar di grasso; ma per rimettervi, basterà sospendere il digiuno per qualche giorno. (Copia di Baeza).

[13] Cf Cammino di perfezione, c. 15,21,28.

[14] Cf Cammino di perfezione, cap. 2,4,34,38.

[15] S. Diego o Didaco nacque in Andalusia sul principio del XV secolo ed entrò nell'ordine di S. Francesco come fratello converso, distinguendosi in modo particolare per la sua umiltà, per lo spirito di orazione e l'ardente carità verso il prossimo. Morì il 12 novembre 1463 e la sua tomba divenne presto gloriosa per molti e strepitosi miracoli. Al tempo della Santa se ne parlava moltissimo, specialmente per la guarigione prodigiosa ottenuta per sua intercessione in favore dell'Infante don Carlo, figlio di Filippo II, già spedito dai medici (1562). - Fu canonizzato nel 1588.

[16] Nelle copie di Las Nieves e di Consuegra il brano tradotto si trova esposto in questo modo: «Ecco una cosa che dovete esaminare in voi stesse, almeno per quanto vi sarà possibile, in base agli effetti prodotti nell'anima. È chiaro che non se ne può avere una conoscenza sicura, perché si tratta di uno stato superiore a quello di grazia, dipendente da uno specialissimo aiuto di Dio. Però, in base ai suoi effetti si potrà alquanto conoscere se il Signore ci ha concesso questa grazia sublime che Egli accorda proporzionatamente alla grandezza delle virtù. Per un lume interiore l'anima riconosce che Dio le ha dato la pace chiesta dalla sposa, benché alle volte questa si lasci prendere dal timore, per ragione della propria miseria. Se vedete di aver ottenuto questa grazia, non fermatevi più in nulla, dimenticatevi di voi stesse per non contentare che questo dolcissimo Sposo. Mi direte di spiegarmi meglio e di dirvi quali siano le virtù di cui intendo parlare. Avete ragione, perché vi è grande differenza tra virtù e virtù. Ve ne dirò qualcuna: disprezzare tutte le cose del mondo...».

[17] Si tratta di S. Paolino, vescovo di Nola, nato nel 353 a Bordeaux, scrittore, oratore e poeta. L'atto eroico di cui si parla fu compiuto durante l'invasione dei Vandali, i quali, stupiti da tanta sua carità, lo rimandarono libero con tutti gli schiavi della sua diocesi e con alcuni vascelli carichi di grano.

[18] Questo e i due numeri seguenti sono tolti dai codici di Las Nieves e di Consuegra

[19] È il Ven. fr. Alfonso de Cordobilla. S'imbarcò a Cadice, e giunse in vista dell'Africa. Ma fu preso dalla febbre. Una tempesta obbligò i marinai a tornare a Gibilterra, ed ivi lo sbarcarono, Morì il 28 ottobre 1566.

[20] Questo e í due numeri seguenti sono tolti dai Codici di Consuegra e di Las Nieves.

[21] Mc 14,38.

[22] Mt 25,38.

[23] Ct 1,1.

[24] Quia meliora sunt ubera tua vino, fragrantia unguentis optimis. (Ct 1,1).

[25] Cf Vita, c. 14;15;18;19 - Cammino di perfezione, c. 3l.

[26] Questo e il paragrafo seguente sono tolti dai Codici di Consuegra e di Las Nieves.

[27] Non sunt condignae passionis huius temporis ad futuram gloriam quae revelabitur in nobis. (Rm 8,18).

[28] Cioè: ci amiamo troppo, di un amore cieco che ci fa perdere di vista il nostro vero bene.

[29] Da quod iubes el iube quod vis. (Conf., lib. V, cap. 29).

[30] Il rimanente del capitolo è tolto dai Codici di Consuegra e di Las Nieves.

[31] Sub umbra illius quem desideraveram sedi, et fructus eius dulcis gutturi meo - Introduxit me Rex in cellam vinariam, ordinavit in me caritatem. (Ct 2,3-4).

[32] Virtus Altissimi obumbrabit tibi. (Lc 1,35).

[33] Il libro della Vita.

[34] Introduxit me Rex in cellam vinariam, ordinavit in me caritatem. (Ct 2,4).

[35] L'amore si distingue dalla volontà come l'atto dalla potenza.

[36] Quomodo fiet istud? - Spiritus Sanctus superveniet in te et Virtus Altissimi obumbrabit tibi. (Lc 1,34-35).

[37] Tota pulchra es, amica mea. (Ct 4,7).

[38] Quae est ista quae progreditur... electa ut sol? (Ct 6,9).

[39] Cf Vita, c. 34.

[40] Fulcite me floribus, stipate me malis, quia amore langueo. (Ct 2,5).

[41] Cf Relaz., 15 - Castello interiore, Seste Mansioni, c. 11.

[42] «Sul punto di morire fu veramente una certa persona che io conosco incapace di bugia, cosa che le avvenne varie volte per il grande desiderio che aveva di vedere Dio e per l'eccessiva soavità di cui si sentiva ripiena, quando, così da Dio favorita, si liquefaceva d'amore. Non avrebbe voluto che tale gioia cessasse. La morte non le faceva paura: anzi le sarebbe stata dolcissima, e la desiderava ardentemente. - Le delizie che si provano in questa orazione e in .questo alto grado di amore non ammettono alcuna pena». (Copie di Baeza e di Consuegra).

[43] Cf Gv 4.

[44] Sub arbore malo suscitavi te. (Ct 8,5).

[45] Cf Vita, cap. 13.

[46] Il P. Bañez vi aggiunse questa sua approvazione: «Ho letto attentamente questi otto logli e mezzo, formanti in tutto quattro piccoli quaderni. Non Vi ho trovato nulla da riprovare: anzi, una dottrina buona ed utile. - Dal Collegio di S. Gregorio di Valladolìd, 10 giugno 1575. - Fr. Domenico Bañez».

 

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