5_Sciogliere gli ormeggi

“L’Incarnazione è … la scelta di Dio - che per sua natura è oltre la morte, il dolore, il male - di penetrare e assumere in sé la sarx, cioè la «carne», il limite creaturale, così da condividerla e redimerla dall’interno. In Cristo, Dio e uomo … si ha … la condivisione per amore […] Proprio perché Cristo non cessa di essere Figlio di Dio, egli assumendo il male, il dolore e la morte lascia in essi un seme di divinità, di eternità, di luce, di salvezza. L'amore divino non ci protegge «da» ogni male ma ci sostiene «in» ogni male facendocelo superare. L'esperienza del male rimane angosciante come un carcere. L’ingresso del Figlio di Dio in quel carcere segna una svolta: esso non è sbarrato per sempre, in un'immanenza che si consuma in se stessa, ma viene aperto per un «oltre». […] Allora si compirà quello che l’Apocalisse delinea nel suo affresco della Gerusalemme nuova e perfetta: «Non ci sarà più la morte, né lutto, né lamento, né affanno perché le cose di prima sono passate» (21, 4). Mentre cammina nella storia, il cristiano non ignora il male e il dolore ma sa che in esso Dio - attraverso l’incarnazione del Figlio suo - ha deposto un seme di eternità e di salvezza che cresce silenzioso, per diventare «stelo, spiga e chicco pieno di spiga» (Marco, 4, 28)” (Gianfranco Ravasi, L'Osservatore Romano, 10.2.10). Il mistero della sofferenza non trova altra logica se non in quella di una vita donata per amore.

GRANDI VIRTU’

“Impostare bene il gioco”.  Non si possono chiamare amici due che seguono valori in contrasto tra loro. Sarebbe un’offesa continua e la cosa non risulterebbe indifferente. È uno sproposito affermare che uno possa insieme praticare l’orazione e non esercitarsi nelle virtù. L’approccio alla vita di orazione deve essere autentico. Teresa di Gesù dice di “impostare bene il gioco”, di collocare bene i pezzi sulla scacchiera: «Credetemi, colui che giocando a scacchi non sa disporre bene i pezzi, giuocherà molto male: se non sa fare scacco, non farà neppure scacco-matto … La tattica …, se l’usassimo spesso, non tarderemmo a fare scacco-matto al Re divino. Egli allora non ci sfuggirebbe più, come nemmeno lo vorrebbe» (C 16, 1).

Necessità delle virtù. Le virtù ci aiutano a vivere il momento presente dandogli un senso, sono una constatazione del fatto che il Regno di Dio è in mezzo a noi. Le virtù ci mettono in atteggiamento di apertura e di disponibilità permettendoci di scoprire e godere della presenza di Dio. L’anima necessita dell’esercizio delle virtù per innamorarsi di Dio. A un certo punto si infiamma d’amore per Lui, riconoscendone l’origine. Non si sta parlando qui delle piccole virtù ma di quelle grandi: “Non il risparmio ma la generosità e l’indifferenza per il denaro; non la prudenza ma il coraggio e il disprezzo del pericolo; non l’astuzia, ma la franchezza e l’amore per la verità; non la diplomazia, ma l’amore per il prossimo e l’abnegazione; non il desiderio di successo, ma il desiderio di essere e di sapere” (Natalia Ginzburg).

 

“SIETE STATI CHIAMATI A LIBERTA’ ” (Gal 5, 13)

Un tema forte per la preghiera. Teresa di Gesù propone di vivere la virtù della libertà per iniziarci alla pratica dell’orazione. Il motivo sta nel fatto che l’orante deve poter rendersi disponibile alla volontà di Dio. E per questo deve sentirsi libero. Restare legati a cose, persone o a se stessi, impedisce qualsiasi atteggiamento di resa. “Aderendo soltanto al Creatore e nulla importandoci delle creature, Dio ci infonde tanta virtù, che se noi, nella misura delle nostre forze, facciamo il possibile per acquistare la perfezione, non dobbiamo più combattere che assai leggermente, perché il Signore stende la sua mano in nostra difesa contro il demonio e contro il mondo” (C 8, 1). Senza libertà non è possibile consegnarsi all’amicizia nei confronti del “vero amico” (C 9, 4). Restano solo parole, desideri senza seguito alcuno. La libertà è la nostra vocazione: “E voi non avete ricevuto uno spirito da schiavi per ricadere nella paura, ma avete ricevuto lo Spirito che rende figli adottivi, per mezzo del quale gridiamo: ‘Abbà! Padre!’” (Rom 8, 15).

Verso Damasco. Non solo è necessaria la libertà esteriore, molto di più quella interiore. “Dio non si è preso cura di crearci per permettere poi che stiamo con Lui senza vigore” (Madeleine Delbrel). Perciò dovremo percorrere il cammino di Damasco, come Paolo di Tarso, e divenire coscienti della nostra cecità. Saremo condotti per mano di altri, fino a ritrovare presso il nostro Ananìa la piena capacità di vedere il Signore in modo nuovo (cfr. Atti 9, 1-25). Fino a poter dire con Teresa di Gesù: “Sono vostra, sono nata per voi. Che mi dite di fare? (Poesia seconda, Nelle mani di Dio). Al volere quel che Dio vuole, la nostra e la Sua sono una sola libertà.

 

EDUCARE LA LIBERTA’

Un canto difficile. Quello della libertà è un canto difficile da cantare. Molti sono i campi della nostra vita che necessitano di essere coltivati. Teresa ne considera tre, a modo di esemplificazione.

Educare la corporeità. Teresa di Gesù chiede di liberarci da una eccessiva cura per il proprio corpo: “Alcune sono così attaccate al loro benessere, che per correggersi avranno molto da fare. Si ama tanto la salute - parlo specialmente delle monache, ma non escludo le persone del secolo - che è veramente sbalorditivo veder la guerra che per questa ragione si deve sostenere.” (C 10, 5). Lei che è inferma cronica, sa che le infermità possono esserci di impedimento se mettiamo il corpo al centro delle nostre attenzioni: “Io ho quasi sempre avuto poca salute, ma fino a quando non mi sono decisa a non far più conto del corpo, mi sono sempre trovata impacciata e inutile a ogni cosa.” (V 13, 7). .

Liberarsi delle paure. La paura rivela due cose: siamo come legati e insicuri. Ci ritroviamo fermi, presi dalla paura di perdere la salute, ciò che ci appartiene – siano cose o persone -, temiamo per la nostra stessa vita. Non siamo sicuri, perché ci sentiamo incapaci di far fronte a ciò che minaccia i nostri interessi. La paura dorme al fondo di noi stessi e dirige la nostra vita dal di dentro. La paura ci nasconde la vita vera ed è per questo che è una forma di menzogna. L’abbandono fiducioso in Dio ci aiuta ad attraversare le paure ed a camminare nella speranza. “Non sia turbato il vostro cuore. Abbiate fede in Dio e abbiate fede anche in me” (Gv 14, 1). Teresa di Gesù invita a divorarsi d’un colpo la morte: “abbandonatevi interamente a Dio, e avvenga quel che vuole! Che c’importa di morire? Quante volte questo corpo si è burlato di noi! Non è forse giusto che qualche volta ci burliamo di lui? Questa risoluzione è più importante di quanto si creda, perché quando con l'aiuto di Dio ci si applica, un po' alla volta, a vincere il nostro corpo, si riesce spesso a soggiogarlo” (C 11, 5). “La paura chiamò alla porta; la fede le andò ad aprire e non c’era nessuno” (Martin Luther King).

Liberi da affronti e rimostranze. Come possono irretirci! Non possiamo piacere a tutti né è possibile che tutti ci trattino bene. Portare nel cuore il male che ci è stato fatto può farci dimenticare quel che Dio ha fatto di buono a noi. Farci cadere nel vittimismo. E “non vi è al mondo tossico che più distrugga la perfezione, quanto la preoccupazione del proprio onore” (C 12, 7). Solo dopo essercene liberati potremo dire al Signore: “Sono pronto” (Rom 1, 15), o con le parole di Teresa di Gesù: “Eccovi la mia vita, il mio onore, la mia volontà! Vi ho dato tutto, sono vostra, disponete di me come meglio vi piace” (Vida 21, 5).

                                                                                                                                             Momento di orazione

* Comincia aprendo la tua vita a Dio: Nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. Amen. Quando orienti la tua vita a Dio, già godi della sua Presenza.  

* Volgi lo sguardo a Cristo. Immagina quest’uomo, che è Dio, camminare nella libertà, consegnare la vita al Padre per il bene di tutti i perduti della terra.

* Chiediti con calma di cosa ti devi liberare così da poter giungere a offrire a Dio la vita. Chiedi con semplicità a Gesù che te ne liberi.  

Liberami, Gesù, della paura della malattia. Liberami, Gesù, della paura della morte. Liberami, Gesù, della paura di essere considerato da meno. Liberami, Gesù, delle inutili preoccupazioni. Liberami, Gesù, dell’invidia, della malizia, del rancore….

*Ascolta questa storia e falla tua:

Per sette anni non mi riuscì un passo. Quando fui dal gran medico, lui m’ha chiesto: “Perchè queste grucce?” E io: “sono storpio”, gli ho detto. E lui: “non c’è da stupirsi. Fa’ una prova, per cortesia! Son questi arnesi, a storpiarti. Va’, cadi, striscia a quattro zampe”. Ridendo come un mostro le mie belle grucce mi prese, sulla schiena me le spezzò, ridendo le scagliò nel fuoco. Come sia, son guarito: cammino. Una risata m’ha guarito. Solo, a volte, se vedo stampelle, per qualche ora cammino un po’ peggio (Bertol Brecht).

* Termina l’orazione con un’offerta a Dio, tenendo aperte la mani. Al Dio dell’amore. Che la tua libertà cammini assieme alla Sua per fare a tutti del bene.

Padre, mi metto nelle tue mani. Fa di me quel che vuoi. Avvenga quel che deve avvenire, ti ringrazio. Accetto tutto, solo che si compia in me la tua volontà.

 

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