6_Consigli a un religioso

 

 

QUATTRO CONSIGLI A UN RELIGIOSO

 

 

Il trattato è un testo di carattere ascetico, il cui contenuto è complementare a quello delle Cautele. Contiene in quattro punti o avvisi un insegnamento essenziale per raggiungere in breve la perfezione. n destinatario è un religioso, un fratello converso, cioè non sacerdote, come si può desumere dall'iniziale «Vostra carità», titolo adoperato per i fratelli carmelitani non sacerdoti. Ciò nonostante, questo e il seguente scritto per il loro contenuto si rivolgono più generalmente a tutti coloro che si trovano in difficili situazioni di vita interiore e religiosa. Nel ms. 6296 della Biblioteca Nazionale di Madrid esistono almeno cinque copie del testo, di cui tre provengono da un codice che si conservava a Baeza.

 

 

 

Jesus Mariae Filius

 

 

1. Vostra carità mi ha chiesto molte cose in poche parole, ragion per cui mi occorrerebbero molto tempo e molta carta per rispondere adeguatamente. Non avendo ne l'uno ne l'altra, cercherò di riassumere e di riportare solo alcuni punti o consigli, che sinteticamente contengono molte cose. Chi li osserverà accuratamente raggiungerà un'alta perfezione. Chi vuole essere vero religioso, osservare lo stato di vita che ha promesso a Dio, progredire nelle virtù e godere delle soavi consolazioni dello Spirito Santo, non potrà certamente farlo se non cerca di seguire con estrema cura i quattro consigli seguenti che sono: la rassegnazione, la mortificazione, l'esercizio delle virtù, la solitudine materiale e spirituale.

 

2. Per osservare il primo consiglio, quello riguardante la rassegnazione, deve vivere in convento come se non vi fosse nessun'altra persona. Non interferisca mai, quindi, ne con parole ne con il pensiero, nelle cose che accadono in comunità o ai singoli; non stia a osservare il bene o il male che li riguarda o la loro situazione. Anche se il mondo sprofondasse, non vi faccia caso e non ci pensi, se vuole mantenere la quiete dell’anima; ricordi la moglie di Lot, che diventò duro sasso per essersi voltata alle grida disperate di coloro che stavano morendo (Cfr. Gn 19,26).

Osservi tutto questo con molta decisione, perché solo così potrà evitare molti peccati e imperfezioni e conservare la pace e la quiete dell'anima, con molto profitto di fronte a Dio e agli uomini.

Questo consiglio sia osservato fedelmente, perché è molto importante; molti religiosi che non l’hanno osservato non solo non eccelsero per altre opere di virtù e di religione, ma andarono sempre di male in peggio.

 

3. Per osservare il secondo consiglio, che consiste nel praticare la mortificazione, e trame profitto, occorre che realmente accolga nel suo cuore questa verità: è venuto in convento solo per essere provato ed esercitato nella virtù, come si fa con la pietra che viene squadrata e lavorata prima di essere impiegata nella costruzione.

Deve quindi pensare che tutti coloro che sono in convento, sono strumenti messi lì da Dio unicamente per lavorare questa pietra e raffinarla nella mortificazione. Alcuni la lavoreranno attraverso parole che non vorrebbe udire; altri con azioni che non vorrebbe sopportare; altri ancora con il loro comportamento, dimostrandosi molesti e duri in sé e nel loro modo di fare; altri, infine, con i pensieri, poiché si accorgerà e immaginerà che non la stimano ne l'amano.

Deve sopportare tutte queste mortificazioni e molestie conservando la pazienza nell'intimo, tacendo per amor di Dio, convinto che è venuto in religione per essere messo alla prova e diventare così degno del cielo. Se non è venuto per tale scopo, non avrebbe dovuto abbracciare la vita religiosa, ma rimanere nel mondo cercando la propria consolazione, l'onore, la stima e i propri comodi.

 

4. Questo secondo avviso è assolutamente necessario perché il religioso possa osservare il suo stato di vita e trovare la vera umiltà, la pace dell'anima e la gioia nello Spirito Santo. Se non l'osserverà, non potrà essere buon religioso, ne sapere perché è entrato in religione; non cercherà Cristo ma solo se stesso; non troverà la pace dell'anima, ne cesserà di peccare e di turbarsi spesso. Nella vita religiosa non mancheranno mai le occasioni, ne Dio vuole che manchino. Infatti, com'è vero che egli vi attira le anime perché siano provate e purificate, come l'oro si prova con il fuoco e il martello, così è bene che non manchino prove e tentazioni di uomini e di demoni e il fuoco delle angustie e delle tribolazioni.

Il religioso deve esercitarsi in queste cose, cercando di sopportarle sempre con pazienza e in conformità alla volontà di Dio. Non le prenda in modo tale che Dio, anziché farle trarre profitto dalla prova, la rimproveri per non aver voluto portare la croce di Cristo con pazienza. Molti religiosi, non avendo compreso di essere entrati in convento per questo motivo, sopportano male gli altri e per questo, alla resa dei conti, rimarranno molto confusi e delusi.

 

5. Per osservare il terzo consiglio, che consiste nell'esercizio delle virtù, occorre che perseveri nel compiere gli obblighi della vita religiosa e dell'obbedienza, senza alcun rispetto umano, ma solo per amor di Dio. Per riuscire in questo intento, senza pericolo di sbagliare, non guardi mai al piacere o al dispiacere che le deriva dal compiere o non compiere una data azione, ma al fatto che deve compierla per Dio. In breve, deve fare tute le cose, piacevoli o sgradite che siano, con l'unico scopo di servire Dio m esse.

 

6. Per operare con forza e con costanza e arrivare presto all’eccellenza delle virtù, cerchi di preferire le cose difficili a quelle facili, le amare alle dolci, quelle più penose a quelle piacevoli e gustose; non cerchi ciò che ricorda meno la croce, perché questa è un peso leggero (Mt 11,30), tanto più leggero quanto più pesa, se portato per Dio.

Inoltre procuri sempre che i fratelli le siano preferiti in ogni comodità e molto volentieri si ponga sempre all'ultimo posto, perché questo è il modo di essere più grandi secondo lo spirito, come dice Dio nel vangelo: Qui se humiliat, exaltabitur: Chi si abbassa sarà innalzato (Lc 14,11).

 

7. Per osservare il quarto consiglio, che consiste nel conservare la solitudine, occorre ritenere tutte le cose di questo mondo come finite; quando, non potendone fare a meno, dovrà interessarsene, lo faccia come se non esistessero.

 

8. Non si curi minimamente delle cose del mondo, dal momento che Dio l'ha distolto e allontanato da esse. Non tratti personalmente un affare che può trattare per interposta persona, perché le è di molta utilità non desiderare di vedere né di essere visto da alcuno.

Ricordi bene che se Dio chiederà conto a chiunque per ogni parola oziosa, quanto più dovrà chiedere conto di tutto al religioso, che ha consacrato la vita e tutte le sue opere a Dio!

 

9. Con questo non voglio dire che non svolga più, con tutta la sollecitudine possibile e necessaria, l'ufficio che ha e qualsiasi altro che le viene chiesto per obbedienza, ma lo faccia in modo da non contrarre alcuna colpa, perché questa non è voluta ne da Dio ne dall'obbedienza.

A tale riguardo, cerchi di essere costantemente in preghiera e non l'abbandoni in mezzo alle attività materiali. Quindi, sia che mangi, che beva, che parli, che tratti con i laici, o qualunque altra cosa faccia, abbia sempre Dio nei suoi desideri e negli affetti del cuore. Tutto ciò è indispensabile per la solitudine interiore, onde evitare che l'anima si fermi su alcun pensiero che non sia rivolto a Dio e dimentichi tutte le cose che sono e passano in questa misera e breve vita.

Non voglia conoscere altro che il modo di servire maggiormente Dio e osservare meglio gli obblighi del suo istituto.

 

10. Se Vostra carità osserverà con cura queste quattro cose, sarà perfetto in pochissimo tempo. Tali cose, infatti, sono talmente connesse tra loro, che se lei mancasse in una di esse, perderebbe anche quello che potrebbe aver acquistato e guadagnato nelle altre.

 

 

 

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