6_Esclamazioni

 

Esclamazioni dell’anima a Dio

 

 

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Esclamazioni dell’anima a Dio

 

 

Esclamazioni dell'anima a Dio[1]

 

 

1 - O vita, vita mia, come puoi resistere lontano dalla tua Vita? Di che ti occupi in così profonda solitudine? - Le tue opere sono tutte imperfette e difettose che cosa fai?

Anima mia, chi ti può consolare in questo mare tempestoso? - Piango su me stessa, e piango soprattutto pensando al tempo che vissi senza piangere.

Signore, come sono dolci le vostre vie! Ma chi vi camminerà senza timore? Temo di non sapervi servire. Quando mi metto a servirvi, non trovo nulla che mi soddisfi per pagarvi almeno in qualche cosa il molto che vi devo. Mi sembra che vorrei consacrarmi tutta al vostro servizio, ma considerando attentamente la mia miseria, sento di non saper far nulla di buono se Voi non mi aiutate.

 

2 - Mio Dio e Misericordia mia, che devo fare per non distruggere le meraviglie che Voi compite in me?

Le vostre opere sono sante, sono giuste, sono di un valore inestimabile, rivelatrici di una sapienza profonda, perché Voi, Signore, siete la stessa Sapienza. Ma se il mio intelletto cerca di contemplarle, va incontro ai lamenti della volontà che non vuole avere ostacoli in amarvi. Perciò l'intelletto, pur in mezzo a così prodigiose meraviglie, non può comprendere il suo Dio, mentre la mia anima desidera di goderlo, ma non ne trova la via, perché stretta nella prigione penosa di questo corpo mortale e circondata da tanti ostacoli. Eppure, in principio, quando voleva contemplare le vostre grandezze, trovava un aiuto colà dove più chiare apparivano le mie innumerevoli miserie.

 

3 - Perché dico questo, mio Dio? Con chi mi lamento? Chi mi ascolta fuor di Voi, Padre e Creatore mio? Che bisogno ho io di parlare per farvi intendere la mia pena se Voi siete in me, come vedo chiaramente? Oh, come sono sciocca!...

O mio Dio, come posso dirmi sicura di non essere da Voi lontana? Ah, vita mia, che in una cosa così importante devi sempre vivere incerta! Chi ti dovrà amare quando così incerto e fra tanti pericoli è il sol vantaggio che da te si può avere o sperare, che è di contentare Dio in ogni cosa?

 

 

2

 

1 - Penso spesso, Signor mio, che se quaggiù vi può essere qualche cosa che aiuti a vivere lontano da Voi, questa non sia altro che la solitudine, avendo in essa l'anima la possibilità di riposarsi col suo Riposo. Ma siccome non ne può godere a suo agio, si sente spesso raddoppiare il tormento, benché non mai in tal modo da non tenerlo ancora per un diletto, di fronte a ciò che prova nel dover lasciare d'intrattenersi sola a solo col Creatore per trattare con le creature.

Cos'è questo, Signor mio? Possibile che il riposo stanchi quando l'anima non desidera che di contentarvi? Oh! possente amor di Dio! Come sono diversi i tuoi effetti da quelli dell'amor mondano! Questo, temendo che gli si rubi il bene che possiede, non vuole avere compagnia, mentre quello del mio Dio va tanto più aumentando quanto più numerosi ne sono gli amanti: se vi è qualcosa che diminuisca la sua gioia, è appunto nel constatare che non tutti sanno godere di un tal bene.

Questo il motivo, o mio Tesoro, per cui l'anima si abbandona alla tristezza pur in mezzo alle gioie e alle delizie che gusta in Voi. Pensando al gran numero di coloro che rifiutano tali ebbrezze, e a quelli che le perderanno eternamente, fa di tutto per procurarsi dei compagni, pronta a sacrificare ogni suo personale interesse appena crede di poter alquanto contribuire onde ottenere che anche altri ne godano.

 

2 - Ma non sarebbe meglio, o mio celeste Padre, rimettere queste brame a quando l'anima sarà meno inondata dei vostri doni, affinché ora s'impieghi tutta in godervi?

Gesù mio, come è grande l'amore che portate ai figli degli uomini, se il miglior servizio che vi si possa rendere è abbandonare Voi per attendere ad essi e al loro profitto! In tal modo vi si viene a possedere più interamente. Benché la volontà non ne goda tanto, felicissima è l'anima di contentarvi, anche perché vede che fino a quando si è quaggiù, le cose terrene, non escluse quelle che sembrano venire da Voi, non sono sicure se non accompagnate dall'amore del prossimo. Chi non ama il prossimo non ama Voi, avendo Voi, Signor mio, dimostrato il vostro amore per i figlioli di Adamo con tutta l'effusione del vostro sangue.

 

 

3

 

1 - Immensa è l'afflizione dell'anima mia, o Signore, quando considero la gloria che riservate a coloro che perseverano nel compimento della vostra volontà; quando medito i travagli e le sofferenze con cui vostro Figlio ce l'ha meritata, malgrado tanta nostra indegnità; quando penso allo stretto dovere che si ha di non rispondere con ingratitudine all'eccesso di un amore che tanto ha fatto per insegnarci ad amare. Com'è possibile, Signore, che tutto questo si scordi e che gli uomini vi dimentichino sino ad offendervi? O piuttosto, com'è possibile, Redentore mio, che così dimentichino se stessi? Oh, come è grande la vostra bontà, se ciò nonostante vi ricordate di noi! Dimenticando che siamo caduti perché abbiamo voluto ferirvi con un colpo mortale, Voi tornate a stenderci la mano e ci traete da sì incurabile frenesia onde vi cerchiamo e vi chiediamo salute. - Benedetto un tal Signore! Benedetta una sì immensa misericordia Lodi senza fine a una sì misericordiosa pietà!

Anima mia, benedici incessantemente un così grande Signore! Com'è possibile tornare ad essergli ribelli? Ah, di quanto danno agli ingrati sarà la grandezza del beneficio! Rimediatevi Voi, Signore!... Figlioli degli uomini, fino a quando sarete duri di cuore?[2] persistendo a combattere questo mitissimo Gesù? Cos'è questo? Forse che la nostra malizia può prevalere contro di Lui? No, certamente. La vita dell'uomo passa come il fiore del fieno, e il Figliolo della Vergine verrà a pronunciare la sua terribile sentenza.

 

2 - Come siete potente, o mio Dio!... Giacché ci dovrete giudicare, malgrado ogni nostra voglia in contrario, perché non consideriamo quanto importi avervi allora favorevole? Ma chi, chi non vorrà avere un Giudice così giusto? - Beati coloro che in quell'istante pauroso si rallegreranno con Voi, Signore e Dio mio!

Ecco un'anima che fu da Voi rialzata e che conoscendo la triste condizione in cui era caduta per procurarsi un fugacissimo diletto, è ora decisa a non più offendervi, aiutata da Voi, Tesoro dell'anima mia, che mai mancate a chi vi ama e mai lasciate di rispondere a chi vi chiama. Che farà, Signore? Come potrà vivere? Non sarà forse in una morte continua per il ricordo di aver perduto un sì gran bene, come quello dell'innocenza battesimale? Sì, la miglior vita che possa vivere sarà di morire continuamente per il grande dispiacere di quella perdita. Come può sopportare tanta angoscia chi vi ama veramente?

 

3 - Che domanda sciocca, Signore! Sembra che dimentichi le vostre grandezze e misericordie, e non pensi che siete venuto al mondo per i peccatori. A che prezzo ci avete riscattati, pagando i nostri falsi piaceri con tanti tormenti e flagelli! Non siete Voi che avete guarito la mia cecità con la benda che ha velato i vostri occhi divini, e la mia vanità con la vostra crudelissima corona di spine?

Ah, Signore, Signore! Tutto questo è un aumento di angoscia per chi vi ama. Se ho un sollievo, è solo nel pensiero che una volta conosciuta la mia malizia, si loderà senza fine la vostra infinita misericordia. Ciò nonostante, non so se questa mia pena mi potrà del tutto cessare prima del giorno in cui, vedendovi a faccia a faccia, spariranno per sempre le miserie della nostra mortalità.

 

 

4

 

1 - Signor mio, sembra che la mia anima trovi un po' di sollievo nella considerazione delle delizie che mi attendono se mi sarà concesso dalla vostra misericordia di venirvi a godere. Tuttavia ella vorrebbe prima servirvi, perché si tratta di delizie che Voi le avete meritato servendo lei. - Che farò dunque, Signor mio? Che farò mio Dio?

Come hanno tardato i mie desideri ad accendersi, mentre Voi tanto di buon'ora avete cominciato ad attirarmi e a chiamarmi affinché tutta mi occupassi di Voi! Ma forse che Voi avete scacciato i miserabili? Forse che avete allontanato il povero mendico quando voleva avvicinarvi? Hanno forse un limite le vostre grandezze e la magnificenza delle vostre opere, Signore? Come vi è facile mostrarle ora nella vostra serva, Dio mio e Misericordia mia! Voi siete potente, o gran Dio. E questo è il momento di far vedere se la mia anima s'inganna quando, pensando al tempo perduto, afferma che in un istante Voi potete farglielo riacquistare. - Vaneggio, mi pare, perché a quanto si dice, il tempo perduto non ritorna più.

 

2 - Sia benedetto il mio Dio! Riconosco, Signore, la vostra sovrana potenza. Siete potente: si, lo siete veramente. - E che vi è d'impossibile a chi tutto può? Vogliate, dunque, Signore, vogliate!

Benché tanto miserabile, credo fermamente che la vostra potenza si estenda a tutto ciò che volete: più sono grandi le meraviglie che sento dir di Voi, più si fortifica la mia fede nel pensiero che ne potete fare di maggiori e più mi confermo nella speranza che esaudirete la mia domanda. - Perché meravigliarsi di ciò che fa l'Onnipotente?

Sapete bene, mio Dio, che nonostante le mie grandi miserie, io non ho mai cessato di riconoscere la vostra sovrana potenza e misericordia. Almeno in questo non vi ho offeso; e Voi, Signore, tenetene conto. Ricuperatemi, o Dio, il tempo che ho perduto, versando in me la vostra grazia per il presente e per l'avvenire, affinché un giorno vi comparisca innanzi con la veste nuziale,[3] Se lo volete, lo potete.

 

 

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1 - Signor mio, come ardire di domandarvi nuove grazie dopo avervi servito così male e dopo aver custodito i vostri doni con tanta negligenza? Come fidarsi di un'anima che tante volte vi ha tradito? Che farò io dunque, o Consolazione dei desolati e Rimedio di chi vi chiama in suo aiuto? Dovrò forse nascondere i miei bisogni, aspettando in silenzio che Voi me ne apportiate il rimedio? No, davvero, Signore, perché Voi, o mia Delizia, sapendo che i nostri bisogni sono molti e che nel palesarveli proviamo sollievo, ci incoraggiate a domandare, promettendoci di non lasciare di esaudirci.[4]

 

2 - Penso talvolta ai lamenti di quella santa donna di nome Marta.[5] Non era solo di sua sorella che si lamentava. Anzi sono persuasa che il suo dispiacere più grande fosse nel sembrarle che Voi, Signor mio, non vi curaste delle sue fatiche e poco v'importasse di vedervela vicina. Può essere che si credesse meno benvoluta di sua sorella. E questo dovette angustiarla di più che non la fatica di servire a Colui che tanto amava, perché l'amore cambia in diletto anche la fatica. Ciò appare dal fatto che a sua sorella non disse nulla. Di Voi solo si lamentò, Signore. L'amore le dette l'ardire di domandarvi perché non vi curavate anche di lei. E che il suo lamento provenisse da questo, lo prova pure la risposta che Voi le deste: cioè, che solo l'amore dà valore alle opere, e che l'unica cosa necessaria è che l'amore sia così forte che niente venga a soffocarlo.

Ma in che modo il nostro amore potrà esser degno dell'Amato, se Voi, mio Dio, non lo rafforzate con quello che Voi avete per noi? Mi lamenterò anch'io come questa santa donna? Ah, che non ho alcun motivo di farlo, avendo io sempre avuto da Voi tali testimonianze di amore, superiori di molto a quanto ho saputo chiedere e desiderare. No, non ho alcun motivo di lamentarmi, a meno che non sia per l'eccesso della bontà con cui mi avete sopportata. Ma che ha da domandarvi una creatura così miserabile come me? - Vi dirò con S. Agostino: Datemi, o mio Dio, di che darvi, onde soddisfi almeno in parte al molto che vi devo.[6] Ricordatevi che sono vostra creatura, e datemi di conoscere il mio Creatore affinché sappia amarlo.

 

 

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1 - Delizia mia, Signore del creato e Dio mio, fino a quando dovrò aspettare per vedervi di presenza? Che rimedio offrite a chi quaggiù ne ha così poco per avere un po' di sollievo fuor di Voi? Oh, vita lunga! vita amara! vita che non si vive! oh, desolata solitudine che non ha rimedio! Quando, dunque, Signore? Quando? quando?... Che farò io, mio Bene, che farò? Desidererò forse di non più desiderarvi? Ah, mio Dio e creatore mio! Voi ferite e non date il rimedio; piagate e le piaghe non si vedono; uccidete per lasciare più vivi! In una parola, Signore, fate quello che vi piace, dimostrandovi onnipotente. E insieme volete, o mio Dio, che un verme così spregevole provi in se stesso tanti contrari sentimenti!... Sia così, Signore, perché Voi lo volete. lo non voglio altro che amarvi.

 

2 - Ahi, ahi, Creatore mio! Il mio immenso dolore mi fa uscire in lamenti e mi obbliga a riconoscere che sarà senza rimedio fino a quando non piacerà a Voi di porvi fine. Dal suo stretto carcere l'anima mia desidera la. libertà ma sempre a patto di non allontanarsi in nulla da quello che Voi volete. - O fate, Gloria mia, che il suo spasimo aumenti, o apportatele un rimedio radicale.

O morte, morte, come ti si può temere se in te è la vita!

Eppure, chi non temerà dopo aver trascorso parte dei suoi giorni senza amare il suo Dio? E poiché questo è il caso mio, che cosa chiedo e desidero? Forse il castigo meritatomi con i miei peccati? - Non permettetelo, mio Bene, per il molto che vi è costato redimermi.

 

3 - Anima mia, lascia che si compia la volontà del tuo Dio, perché così ti conviene. Servilo e spera nella sua bontà, e quando avrai fatto penitenza dei tuoi peccati e ne avrai meritato un po' perdono, Egli darà rimedio al tuo dolore. - Non voler godere senza prima patire.

Ma neppur questo sono capace di fare se non mi sostenete Voi con la vostra mano potente e con la vostra grandezza, o mio vero Re e Signore. Col vostro aiuto mi sarà facile ogni cosa.

 

 

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1 - Speranza mia, Padre mio, mio Creatore, mio vero Signore e Fratello, quando penso a quello che Voi dite, cioè, che le vostre delizie sono nell'abitare con i figlioli degli uomini,[7] la mia anima s'inonda di gioia. Signore del cielo e della terra, dov’è il peccatore che dopo tali parole possa ancora disperare? Forse, Signore, che non avete altri con cui deliziarvi per venire da un verme così ributtante come sono io? Quando vostro Figlio fu battezzato, si udì che Voi vi compiacevate in Lui.[8] Gli siamo forse uguali Signore?

Oh, immensa misericordia! Oh, favore infinitamente superiore ai nostri meriti! E noi, mortali, ce ne scorderemo? - Signore, voi che conoscete ogni cosa, pensate alla nostra debolezza e non dimenticatevi della nostra immensa miseria!

 

2 - Considera, anima mia, con che gioia ed amore il Padre riconosce suo Figlio e il Figlio suo Padre; contempla l'ardore con cui lo Spirito Santo si unisce ad Essi, e come nessuno dei Tre possa separarsi da tanto amore e conoscenza, formando essi una cosa sola: si conoscono, si amano e si compiacciono a vicenda. Ora, che bisogno v'è del mio amore? Perché lo volete, o mio Dio? Che ci guadagnate con esso? - Oh, siate per sempre benedetto, mio Dio! Tutte le creature vi lodino, e con lodi senza fine, come senza fine siete Voi!

 

3 - Rallegrati, anima mia, per esserci chi ama il tuo Dio come si merita; rallegrati per esserci chi conosce la sua bontà e potenza, e ringrazialo per aver Egli inviato sulla terra il suo unico Figliolo che così bene lo conosce, con la protezione del Quale puoi avvicinarti al tuo Dio e pregarlo. Se Egli trova in te le sue delizie, non permettere che le cose della terra t'impediscono di trovare in Lui le tue e di rallegrarti delle sue grandezze. Giacché tanto merita di essere amato e lodato, pregalo che ti dia di contribuire almeno un poco nel far celebrare il suo nome, onde tu possa dire con verità: La mia anima loda ed esalta il Signore.[9]

 

 

8

 

1 - Signore e Dio mio, com'è vero che Voi avete parole di vita nelle quali gli uomini, se lo. vogliono, hanno tutto quello che desiderano! Ma che meraviglia, Signore, se le mettiamo in dimenticanza, intontiti come siamo dalla follia e dal languore prodottoci dalle nostre opere cattive?

Dio mio, Dio, Dio, Creatore dell'universo!... Che sarebbe il creato, Signore, se Voi voleste ancora creare? - Siete onnipotente, e incomprensibili sono le vostre opere.[10] Fate, Signore, che le vostre parole non si cancellino mai dalla mia mente!

 

2·- Voi dite: Venite a me voi tutti che siete affaticati e aggravati, e io vi ristorerò.[11] - Che altro vogliamo, Signore? Che domandiamo? Che cerchiamo?

Perché i mondani si perdono, se non per andare in traccia di felicità? Oh, Dio, Dio! Cos'è questo, Signore? Che pena mi fanno! Che profondo accecamento! Cerchiamo la felicità dove è impossibile trovarla. Creatore, abbiate pietà delle vostre creature! Non vedete che non intendiamo noi stessi, che non sappiamo quel che desideriamo, e non riusciamo a trovare quello che domandiamo? Dateci luce, Signore! Vedete, essa è più necessaria a noi che al cieco nato, perché il cieco, Signore, desiderava vedere e non poteva, mentre noi rifiutiamo di vedere. Vi è forse male più incurabile? P, qui, mio Dio, che deve manifestarsi il vostro potere, qui che deve risplendere la vostra misericordia.

 

3 - O mio vero Dio, com'è difficile la mia domanda quando vi prego di amare chi non vi ama, di aprire a chi non bussa, di dar la salute a chi va in cerca di malanni e gode di essere ammalato!... Voi dite, Signor mio, che siete venuto a cercare i peccatori.[12] Eccoli qui, Signore, i veri peccatori! Deh, non guardate alla nostra cecità, ma al sangue prezioso sparso per noi dal vostro Figliolo! Fate che fra tanta malizia risplenda la vostra misericordia, e considerando che siamo vostre creature, spandete su di noi la vostra misericordiosa clemenza.

 

 

9

 

 

1 - Avete pur detto, o pietoso e tenero Signore dell'anima mia: Venite a me voi che avete sete, e io vi darò da bere.[13]

Come non dovrà aver sete chi brucia fra le fiamme ardenti delle miserabili cupidigie terrene? Oh, come abbisogna di acqua per non perire del tutto!

So, mio Dio, che la vostra misericordia non gliela negherà. L'avete detto Voi stesso, e le vostre parole non possono mancare. Ma se l'infelice, cresciuto e abituato a vivere in quel fuoco, vi si trova talmente acclimatato da non sentirlo più e da nemmeno accorgersi nella sua follia della gran sete che lo divora, che sarà di lui, o mio Dio? - Signore, se veniste al mondo per portare rimedio a un sì gran male, date mano all'opera, perché la vostra misericordia deve appunto mostrarsi dove il male è più difficile.

Pensate, o mio Dio, che i vostri nemici vanno aumentando di giorno in giorno. Abbiate pietà di coloro che non ne hanno di se stessi! Se la sventura li accieca in tal modo da impedire che essi vengano a Voi, andate Voi da loro, o mio Dio: ve lo domando in nome loro. - Risorgerebbero di certo questi morti se, ravveduti e rientrati in se stessi, cominciassero a gustarvi!

 

2 - Vita che vivificate ogni essere, non vogliate negarmi quest'acqua dolcissima che promettete a chi la brama. Signore, io la bramo, io ve la chiedo, io vengo a Voi. Non nascondetevi a me, o Signore. Voi conoscete il mio bisogno, e sapete che quest'acqua è l'unico rimedio per l'anima da Voi ferita.

Quanti fuochi vi sono in questo mondo, Signore! Com'è doveroso star sempre sull'attenti! Mentre alcuni divorano l'anima, altri la purificano per darle da vivere senza fine nel godimento di Dio.

O sorgenti vive zampillanti dalle piaghe del mio Dio, con che abbondanza scaturite per essere di nostro sostentamento! E con che sicurezza camminerà fra i pericoli di questa vita chi saprà abbeverarsi a questo divino liquore!

 

 

10

 

1 - Come siamo pronti a offendervi, o Dio dell'anima mia! Ma come Voi lo siete di più a perdonarci! Signore, donde ci viene questo insensato ardire se non dal sapere che la vostra misericordia è grande e dal dimenticarci che equa è la vostra giustizia?

Dolori di morte mi circondarono.[14] - Ahi, Ahi, Ahi, che gran male è il peccato se fu sufficiente a uccidere un Dio fra dolori sì orribili! Come ne siete circondato, Signore! Qual è il luogo ove non ne abbiate? - Da ogni parte gli uomini vi coprono di ferite.

 

2 - Cristiani, è ora di difendere il vostro Re e di tenergli compagnia nella sua desolata solitudine. Come sono pochi i vassalli che gli sono rimasti fedeli! Come numerosi quelli che seguono Lucifero! E il peggio è che ne ha di quelli che, mentre in pubblico si mostrano suoi amici, in segreto lo vendono. - Non sa quasi più di chi fidarsi.

O Amico sincero, come vi paga male chi vi tradisce! O veri cristiani, venite a piangere col vostro Dio! Le lacrime di compassione da Lui versate non furono soltanto per Lazzaro[15] ma per tutti coloro che avrebbero rifiutato di risorgere nonostante il suo richiamo. Ah, mio Bene! Voi avevate innanzi anche i peccati che io avrei commesso contro di Voi. Ma cessino ormai, cessino con i miei anche quelli degli altri! Fate che questi morti risorgano. La vostra voce sia così potente da ridare loro la vita anche se non la chiedono, onde abbandonino l'abisso dei loro piaceri.

 

3 - Neppur Lazzaro vi chiese di essere risuscitato. Eppure Voi lo risuscitaste per le preghiere di una peccatrice. Eccone qui un'altra, mio Dio, e assai più colpevole. Fate dunque risplendere la vostra misericordia: ve lo domando per coloro che non ve lo vogliono domandare, nonostante la mia grande miseria. Sapete bene, o mio Re, quanto io mi affligga nel vedere i peccatori dimenticarsi di quei terribili supplizi che dovranno soffrire in eterno, se a Voi non ritornano.

O voi che siete abituati ai piaceri, ai divertimenti, alle feste e a fare in tutto la vostra volontà, abbiate pietà di voi stessi! Pensate alle furie infernali in balìa delle quali dovrete stare per sempre, sì per sempre, per tutta l'eternità. Pensate e pensate bene che non avete di sicuro neppur un istante, e che chi vi prega è il Giudice stesso che vi dovrà condannare. Perché non volete vivere eternamente? Oh, durezza dei cuori umani! - Li intenerisca la vostra infinita misericordia, o mio Dio!

 

 

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1 - O mio Dio, mio Dio, che supplizio per me considerare la disperazione di un'anima che, dopo essere stata sulla terra fra continui onori, ben voluta, servita, stimata e festeggiata, si vedrà dopo morte eternamente perduta, e comprenderà che il suo stato sarà irrimediabile! Non le servirà a nulla allora allontanare dalla mente le verità della fede, come faceva sulla terra. Sarà priva di quegli stessi beni che le sembrerà di aver appena gustato, giacché veramente non è che un soffio di vento ciò che finisce con la vita. Si vedrà circondata da una compagnia mostruosa e senza pietà, con la quale dovrà patire eternamente, sommersa in quel lago ributtante, zeppo di serpenti che andranno a gara a più crudelmente morsicarla, in una desolante tenebra ove non vedrà se non quello che le sarà di maggior pena e tormento, senz'altro lume che quella fiamma tenebrosa.

 

2 - Oh, com'è pallida questa immagine rispetto alla realtà! Ma chi fu, o Signore, a impiastricciare di fango gli occhi di quell'anima onde impedirle di considerare queste cose fino al momento che vi si vide sommersa? Chi le chiuse le orecchie, Signore, onde non intendesse i molti avvertimenti che le furono rivolti sull'inferno e sull'eternità dei suoi supplizi? Oh, vita che durerà in eterno! Oh, tormenti senza fine! Oh, tormenti senza fine!... Come non rabbrividisce chi per non affaticare il proprio corpo teme di dormire sopra un letto un po' duro?

 

3 - Ah, Signore, Dio mio! Piango il tempo in cui ciò non compresi! E poiché Voi, o mio Dio, vedete il dolore che sento per il gran numero di quelli che ciò non vogliono comprendere, illuminatene almeno uno, Signore, almeno uno che possa dar luce a molti altri. Non per me, Signore, che non lo merito ma per i meriti del vostro Figliolo! Osservate, Signore, le sue piaghe; e poiché Egli ha perdonato a quelli che gliele hanno fatte, perdonateci pur Voi!

 

 

12

 

1 - O mio Dio e mia vera Fortezza, donde viene che, codardi in tutto, siamo poi sì arditi in offendervi? Ecco a che servono le energie dei figlioli di Adamo! Se non fossero così ciechi nella loro ragione, comprenderebbero che nemmeno con tutte insieme le loro forze dovrebbero ardire di prendere le armi contro il loro Creatore e continuare la guerra contro di Lui che in un solo istante potrebbe precipitarli negli abissi. Ma sono così ciechi che vanno come pazzi incontro alla morte, immaginandosi di trovare la vita, né più né meno che come gente senza ragione.

Che fare, mio Dio, con chi è malato di questo genere di pazzia? Si dice che ai pazzi dà gran forza il loro stesso male. E altrettanto è di coloro che si separano dal mio Dio: poveri ammalati che s'infuriano contro Colui che fa loro il più gran bene.

 

2 - Oh, inaccessibile Sapienza! Occorre tutto l'affetto di cui amate le vostre creature per sopportare anta pazzia, aspettare la nostra guarigione e lavorare a procurarcela con

ogni sorta di mezzi e di rimedi.

Ecco un fatto che mi stupisce. Non si ha il coraggio di superare una leggera difficoltà; ci si crede incapaci, pur volendolo, di liberarci da un'occasione o di sottrarci a un pericolo in cui l'anima si perde; eppure si ha coraggio ed ardire di levarci contro una Maestà così grande come la Vostra. Cos'è questo, o mio Bene, cos'è? Chi ci infonde tanto ardire? Non è forse un vostro schiavo, dannato al fuoco eterno, il capitano che conduce contro di Voi questa guerra? Come, dunque, vi si leva contro? Come un vinto può infondere tanta audacia? Perché si segue un miserabile espulso dalle ricchezze eterne? Che può dare, se non un'estrema miseria, chi non ha nulla per sé? Cos'è questo, mio Dio? Cos'è questo, Creatore mio? Donde viene che si abbia tanto ardire con Voi, e tanta codardia di fronte al demonio? Se almeno Voi, o mio Principe, non amaste tanto i vostri sudditi, e noi avessimo degli obblighi con il principe delle tenebre! Ma anche allora sarebbe sempre incomprensibile, sapendo noi da una parte quello che Voi ci tenete preparato per l'eternità, e dall'altra quanto siano falsi 1, piaceri del nemico e traditrici le sue promesse. Del resto, che può mai fare per noi chi così vi combatte?

 

3 - Che profondo accecamento, o mio Dio! Che nera ingratitudine, o mio Re! Che incurabile follia, o mio Dio! Serviamo il demonio coi vostri stessi doni! Paghiamo il grande amore che ci portate amando chi vi odia e vi odierà senza fine! Per noi avete sparso il vostro sangue, per noi avete sofferto i flagelli, i tormenti più atroci e i più crudeli dolori; e noi, invece di vendicare vostro Padre degli orribili oltraggi inflitti a Voi, suo Figliolo poiché Voi non volete vendetta e perdonate a tutti prendiamo a nostri  compagni ed amici quegli stessi che vi hanno trattato così male. Chi non vede che seguendo il loro capo infernale, ne seguiremo pure la sorte, saremo loro compagni in eterno, a meno che la vostra clemenza, Signore, non ci venga ancora in aiuto facendoci rientrare in noi stessi, e perdonandoci il mal fatto?

 

4 - Mortali, rientrate, rientrate in voi stessi e considerate il vostro Re che ora vi si presenta con tanta mansuetudine. Cessi ormai tanta insania, e rivolgete il vostro furore e la vostra ira contro colui che vi fa guerra per rapirvi il vostro vero retaggio. Rientrate, rientrate in voi stessi, aprite gli occhi, spargete lacrime, date alte grida, domandando luce a Colui che l'ha portata al mondo. Comprendetelo, per amor di Dio: Quegli che fate di tutto per uccidere, è Quegli stesso che per dare a voi la vita ha sacrificato la sua, Quegli che vi difende da tutti i vostri nemici. Che se ciò non vi basta, vi basti almeno il riflesso che nulla potete contro il suo potere, e che presto o tardi dovrete pagare col fuoco eterno l'eccesso della vostra insolenza e audacia. È forse perché Egli vi si presenta legato e incatenato dall'amore che voi lo trattate così? Allora, che hanno fatto di più quelli che l'hanno ucciso? Non fu forse dopo averlo legato che l'hanno caricato di colpi e di ferite?

 

5 - O mio Dio, quanto soffrire per chi ha cos'4 poca compassione dei vostri dolori! Ma verrà tempo, Signore, in cui la vostra giustizia si manifesterà, palesandosi uguale alla vostra misericordia. Pensiamoci, cristiani, pensiamoci bene! Mai abbastanza si potranno conoscere i benefici di cui siamo debitori al nostro Dio e la magnificenza delle sue misericordie. Che se pari in grandezza dovrà pur essere la sua giustizia, ahi, ahi!... che sarà di coloro che avranno meritato di subirla e la vedranno risplendere in se stessi?

 

 

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1 - Avventurata la vostra sorte, o anime che godete in pace la vostra gioia e celebrate in continuo trasporto le lodi del mio Dio! Com'è giusto che vi occupiate sempre in queste lodi! Come v'invidia l'anima mia, per esser voi libere dal dolore che a me arrecano in questi tempi sventurati le gravi offese che si fanno al mio Dio e la vista della mostruosa ingratitudine e dell'accecamento profondo che fa rimanere insensibili innanzi alla moltitudine delle anime che Satana si porta via!

O beate anime del cielo, venite in aiuto della nostra miseria e intercedete presso la divina misericordia affinché ci metta a parte del vostro gaudio e ci renda partecipi della chiara visione di cui ora godete.

 

2 - E Voi, o mio Dio, fateci comprendere quello che riservate a coloro che nel breve sogno di questa misera vita combattono da valorosi. Otteneteci, anime amanti, di comprendere la felicità che v'inonda al pensiero che la vostra gioia sarà eterna, e il gaudio di cui vi riempie la certezza che il vostro stato non avrà mai fine.

Oh, noi infelici, Signore! Benché verità che sappiamo e crediamo, tuttavia la lunga abitudine di non mai considerarle ce le ha rese così strane che quasi più non le conosciamo, né vogliamo conoscerle.

Mortali interessati, avidi di divertimenti e di piaceri! Per non volere attendere un po' di tempo, dopo il quale verreste inondati di delizie; per non volere attendere un anno, un giorno, un'ora, per non dire un solo istante; per non voler rinunciare al miserabile diletto che avete innanzi, perdete ogni cosa.

 

3 - Ahi, ahi, ahi, Signore! Come ci fidiamo poco di Voi! E dire che Voi ci avete affidato tante ricchezze e tesori quanti sono i travagli senza numero sofferti da vostro Figlio per trentatré anni, la sua morte orribile e penosa, e infine Lui stesso! E ciò tanti anni prima che nascessimo! Eppure sapevate che non vi saremmo stati riconoscenti di sì inestimabile tesoro! Ciò nonostante non avete lasciato di affidarcelo, onde non fosse per vostra colpa, o Padre di bontà, se noi, trascurando di approfittarne, non avessimo nulla guadagnato.

 

4 - Anime avventurate che così bene avete saputo approfittarne, servendovene per compararvi una così deliziosa e permanente eredità, diteci come ve ne siete servite per arrivare a quel gaudio senza fine. Soccorreteci voi che siete già vicine alla fonte, attingendo acqua per noi che qui moriamo di sete!

 

 

14

 

1 - Oh, Signore e mio vero Dio! Chi non vi conosce non vi ama. Oh, grande verità! Oh, sventura, sventura, Signore, per coloro che non vi vogliono conoscere! Come sarà terribile per essi l'ora della morte! Ahi, ahi, ahi, mio Creatore! Che spavento il giorno in cui si darà corso alla vostra giustizia Considero spesso, o mio Cristo, come siano dolci e pieni d'incanto gli occhi che mostrate all'anima che vi ama e che Voi, o mio Bene, riguardate con amore. Uno solo di quei dolcissimi sguardi, posato sull'anima che già tenete per vostra, basta, mi pare, per ripagarla di molti anni di servizio.

 

2 - Oh, Dio! Com'è difficile far comprendere questa cosa a chi ignora quanto sia soave il Signore![16]

Cristiani, cristiani, pensate che siete fratelli di questo gran Dio, cercate di conoscerlo e non disprezzatelo più perché se il suo sguardo è dolcissimo per chi lo ama, altrettanto terribile e spaventosamente furibondo è per chi lo perseguita. Ah! perché non comprendiamo che il peccato è una guerra aperta di tutti i nostri sensi e di tutte le nostre potenze contro il nostro Dio, una gara universale a chi più inventa tradimenti contro il proprio Re?

Sapete bene, o mio Dio, che il pensiero di dover vedere il vostro volto divino adirato contro di me nel giorno terribile del giudizio, mi dava spesso più paura che non i pensiero i tutte le pene e di tutte le furie infernali che sapessi immaginare. E vi supplicavo per la vostra misericordia di preservarmi da sì terribile sventura: preghiera che vi faccio pur ora. Signore, che mi può avvenire su questa terra di paragonabile a tanta disgrazia? Accetto tutto, Signore, purché mi preserviate da così insopportabile sventura. Oh, no, Signore! Che non sia privata, che non sia privata della gioia di godere in pace la vostra incantevole bellezza! Vostro Padre vi ha dato a noi. Non perda io, Signore, un così prezioso tesoro! - Confesso, Padre eterno, di averlo custodito assai male, ma vi è ancora rimedio, Signore: sì, finché viviamo in questo esilio, vi è ancora rimedio.

 

3 - O fratelli, fratelli, figli di questo Dio! Coraggio! Coraggio! Il Signore dice - e voi lo sapete - che appena ci pentiamo di averlo offeso, dimentica ogni nostro peccato e malizia. - O bontà veramente infinita! Che si può volere di più? Chi non arrossirebbe di domandargli tanto? Questo è il momento di approfittarne, accettando quanto ci offre un così pietoso Signore, Dio nostro. Egli non vuole che la nostra amicizia. E chi si rifiuterà di concedergliela, quando Egli non ha rifiutato di versare tutto il suo sangue per noi, sacrificando la sua vita? È un nulla quanto domanda, pensate! E ascoltarlo è di sommo nostro interesse.

 

4 - Ah, Signore, che durezza! Che follia! Che cecità! Si soffre se si perde un oggetto, un ago, uno sparviero da cui non ci viene che la breve soddisfazione di. vederlo librarsi per l'aria; e poi si resta insensibili innanzi alla perdita di quell'Aquila reale che è il Dio della gloria, di quel regno di felicità senza fine! Cos'è questo, dunque, cos'è? Non ci capisco nulla. - Guarite, mio Dio, tanta demenza e cecità!

 

 

15

 

1 - Ahimé, ahimé, Signore! Com'è lungo questo esilio! Come lo rende pesante il desiderio di vedervi! Signore, che può fare un'anima chiusa in questo carcere? Oh, Gesù, com'è lunga la vita dell'uomo, malgrado si dica che sia breve! Breve, mio Dio, per arrivare con essa a guadagnarsi la vita che non ha fine, ma lunghissima per l'anima che desidera di vedersi con Voi. E voi che rimedio apportate a un tal martirio? - Non vi è altro che sopportarlo per amor vostro.

 

2 - Oh, mio soave Riposo, mio Dio, Gioia dei vostri amanti! Deh, non mancate a chi vi ama, perché è per Voi che cresce e diminuisce il tormento prodotto dal Diletto all'anima che lo desidera. Signore, io desidero di contentarvi. So bene che nessuna creatura può contentare me. Perciò Voi non biasimerete le mie brame. Eccomi qui, Signore! Se per servirvi in qualche cosa mi è necessario vivere come diceva il vostro amante S. Martino, non rifiuto nessuna delle croci che incontrerò sulla terra.[17]

 

3 - Ahimé, Signore, ahimé! S. Martino aveva opere, mentre io non ho che parole; né d'altro sono capace. Fate, o mio Dio, che innanzi a Voi abbiano valore almeno i miei desideri, e non guardate alla pochezza dei miei meriti. Oh, meritassimo tutti di amarvi, Signore! Giacché si deve vivere, si viva tutti per Voi, dimentichi di ogni nostra cura e interesse. Che v'è di più grande che meritare di contentarvi? E che farò io per contentarvi, o mio Contento e mio Dio?

Ah, che miseri sarebbero sempre i miei servizi, o mio Dio, anche se ve ne rendessi in gran numero! E allora perché rimanere in questa vita così piena di miserie? Unicamente per far la volontà del mio Dio. Ed è forse possibile maggior guadagno di questo? Spera dunque, anima mia, spera! Sii vigilante perché non sai né il giorno, né l'ora. Tutto passa rapidamente, benché la tua impazienza ti renda dubbio il certo e lungo un tempo assai breve. Pensa che se più combatti, più dai prove d'amore al tuo Dio, e più godrai del tuo Diletto nel gaudio e nella felicità senza fine.

 

 

16

 

1 - Oh, mio vero Dio e Signore! In quale solitudine si sente l'anima a causa della vostra lontananza! Benché le sia di gran conforto considerare che Voi siete in ogni luogo, tuttavia, quando la violenza dell'amore e i trasporti impetuosi della sua pena aumentano d'intensità, a che serve un tal pensiero, mio Dio? L'intelletto s'intorbida, la ragione si offusca sino a essere incapace di richiamarselo e approfondirlo. Capisce soltanto d'esser lontana da Voi, e non vuol ammettere alcun sollievo. il cuore che molto ama non accetta consigli e consolazioni altro che da chi l'ha ferito, perché lui solo può dare il rimedio alla sua pena. E quando Voi lo volete, Signore, la ferita che avete fatto, guarisce immediatamente. Ma prima di ciò non vi è d'aspettarsi guarigione e conforto di sorta, eccetto quello che si prova nel soffrire per una causa così bella.

 

2 - Oh, vero amante, con che compassione, con che tenerezza ed ineffabili dimostrazioni di amore guarite queste piaghe fatte dalle saette del vostro amore! Oh, Dio mio, Sollievo di ogni dolore!...

Come sono insensata! Con che umani rimedi si potrebbe guarire chi è malato di questo fuoco divino? Come sapere fin dove arrivi la ferita, donde provenga, e quali i mezzi per lenire un sì crudele e delizioso martirio? Possibile che un male così prezioso abbia a guarire con mezzi tanto vili, come quelli di cui dispongono i mortali? Come ha ragione la Sposa dei Cantici di esclamare: Il mio Diletto a me, e io al mio Diletto![18] - Il mio Diletto a me! No, non è possibile che un tal amore abbia un'origine così bassa come il mio.

 

3 - Ma se il mio amore è tanto basso, o Sposo mio, come mai sorpassa ogni creatura sino a giungere al Creatore? Perché io al mio Diletto?

Oh, mio Dio e mio vero Amante! Siete Voi che cominciate questa guerra di amore. Si tratta appunto di un turbamento che s'impossessa di tutti i sensi e le potenze, per cui essi, sentendosi abbandonati, escono per i sobborghi e per le piazze, scongiurando le figlie di Gerusalemme a dar notizie del loro Dio.[19]

E quando questa guerra è incominciata, contro chi, Signore, andranno essi a combattere se non contro Colui che si è reso padrone della fortezza ove prima dimoravano, voglio dire dalla parte superiore dell'anima?

Se ne furono espulsi, fu unicamente perché riconquistassero il loro Conquistatore. Stanchi ora della sua assenza, si danno per vinti; e così, rinunciando a combattere, combattono con maggior frutto: col darsi vinti, vincono chi li ha vinti,

 

4 - Anima mia, che ammirabile battaglia hai tu sostenuta in questo tuo tormento! Appunto così, né più né meno. Sì, il mio Diletto a me, e io al mio Diletto. E chi ora oserà intromettersi per dividere e soffocare questi due fuochi così ardenti? - Fatica sprecata, perché ormai si sono fatti un fuoco solo.

 

 

17

 

1 - Oh, mio Dio, Sapienza infinita, senza misura e senza limiti, superiore a tutte le intelligenze angeliche ed umane! Oh, Amore che mi amate più di quanto io sappia intendere ed amare me stessa!

Perché, Signore, bramerò più di quello che mi vorrete dare? Perché stancarmi ad esporvi i miei desideri se Voi già sapete dove vanno a finire le ansie del mio spirito e le brame del mio cuore, mentre io ignoro se mi saranno di giovamento, potendo darsi che dove la mia anima crede di guadagnare trovi invece di che perdere? Se vi prego di liberarmi da una pena da Voi ordinata a mia mortificazione, che vi domando, mio Dio? E se vi prego d'inviarmela, non può essere che non si addica alla mia pazienza, ancora troppo debole per sopportare un colpo così duro? Supposto poi che la sopporti, può darsi se non sono ben fondata in umiltà, che mi veri a da pensare che faccio anch'io qualche cosa, mentre in realtà non sarebbe che vostra opera. Se vi chiedo nuove sofferenze, ecco che non le voglio in cose che mi siano di scapito nella fama, sembrandomi essa necessaria per esservi di maggior servizio. Non mi passa neppur per la mente d'esser in ciò guidata da un sentimento di amor proprio. Eppure può darsi che dove temo una perdita, la vostra gloria trovi molto d'avvantaggiarsi, che è appunto quello a cui miro.

 

2 - Potrei aggiungere molte altre riflessioni per persuadermi che non intendo me stessa. Ma perché parlarne quando so che Voi lo conoscete? - Unicamente, o mio Dio, per vedere se in questo scritto, vergato di mia mano, potrò ritrovare la mia ragione quando essa si oscurerà e io sentirò il peso della mia miseria. Spesso infatti, o mio Dio, mi sento così misera, debole e pusillanime, d'andar chiedendo cosa sia avvenuto della vostra serva, che già credeva di aver ricevuto grazie sufficienti per lottare contro tutte le tempeste del mondo. No, mio Dio, no, non più fiducia nei miei personali desideri. Vogliate per me tutto quello che vi piacerà di volere: questo vorrò pur io, giacché il mio bene è tutto nel contentarvi, mentre andrei perduta di sicuro se Voi voleste contentare me con darmi quello che io desidero.

 

3 - Come è misera la sapienza dei mortali e incerta la loro provvidenza![20] Somministratemi Voi, nella provvidenza vostra, i mezzi necessari per servirvi, non come voglio io, ma come volete Voi. Non castigatemi col darmi quanto voglio e desidero, a meno che le mie brame non siano informate dal vostro amore. Oh, esso regni sempre in me! Muoia ormai questo io, e viva in me Colui che è più grande di me, migliore per me di me stessa, onde possa servirlo. Egli viva e mi dia vita; Egli regni e mi tenga in sua schiava: la mia anima non vuole altra libertà.

Come può esser libero chi si è allontanato dall'Altissimo? Vi è forse maggiore e più miserabile schiavitù che quella di un'anima sottrattasi alla mano del suo Creatore? Felici coloro che, legati dai benefici della misericordia di Dio come da altrettanti ceppi e catene, si sentono così schiavi da essere incapaci di disciogliersi. L'amore è forte come la morte e duro come l’inferno.[21] Felice colui che riceverà dalle sue mani il colpo mortale e si vedrà precipitare in questo inferno divino, senza più speranza, o, a meglio dire, timore di vedersi trar fuori! - Ma, ohimé, Signore! finché dura questa vita mortale, si è sempre in pericolo di perdere l'eterna.

 

4 - O vita nemica del mio bene, perché non mi è permesso distruggerti? Ti sopporto, perché ti sopporta il mio Dio. Ti mantengo perché sei sua. Almeno non essermi ingrata e traditrice! Tuttavia, Signore, come mi è lungo l'esilio! Breve quando se ne impiega il tempo per la vostra eternità, ma quando non si sa o si teme di offendervi, un giorno, un'ora sola, ahi, com'è lunga! O libero arbitrio, come ti fai schiavo della tua libertà quando rifuggi dal voler essere inchiodato con l'amore e il timore di Colui che ti ha creato! A quando il bel giorno che t'immergerai nell'oceano infinito della somma Verità, ove non sarai né vorrai esser più libero di peccare, perché al sicuro da ogni miseria e naturalizzato con la stessa vita del tuo Dio?

 

5 - Egli è beato perché conosce se stesso, ama e gode di se stesso senza che gli sia possibile altra cosa, senza che gli sia possibile d'esser libero di dimenticare se stesso e cessare di amarsi: non lo è, non può, sarebbe imperfezione se lo potesse.

Anima mia, quando t'inabisserai in questo sommo Bene e conoscerai quello che Egli conosce, amerai quello che Egli ama e godrai quello che Egli gode, allora entrerai nel tuo riposo: la tua volontà si spoglierà della sua incostanza, né andrà più soggetta a mutamenti. La grazia di Dio sarà così efficace da renderti partecipe della natura divina. E ciò con tanta perfezione da non poterti più scordare del sommo Bene, e nemmeno d'averne il desiderio: godrai sempre di Lui e del suo amore.

 

6 - Beati coloro che sono scritti nel libro di questa vita! - Se tu lo sei, anima mia, perché ti rattristi e mi conturbi? Spera in Dio, a cui nuovamente confesserò i miei peccati e di cui proclamerò le misericordie.[22] Comporrò un cantico di lodi per innalzarlo con incessanti sospiri al mio Salvatore e mio Dio. E ben può essere che un giorno glielo canti pure la mia gloria, senza che la mia coscienza vi sperimenti l'amarezza della compunzione,[23] in quel soggiorno ove le lacrime e i timori saranno per sempre cessati. Intanto la mia fortezza sarà nella speranza e nel silenzio.[24] Amo meglio vivere e morire nella speranza e nello sforzo per l'acquisto della vita eterna, che possedere tutte le creature con i loro beni fugaci. - Non abbandonarmi, Signore! Io spero in Te, e la mia speranza non sarà confusa.[25] Dammi sempre di servirti, e fa di me quel che vuoi!

 

 



[1] Il titolo intero, posto da fra Luigi de Leòn, sarebbe il seguente: Esclamazioni o Meditazioni dell'anima a Dio, scritte in diversi giorni (nel 1569) dalla M. Teresa di Gesù, secondo lo spirito che il Signore le dava dopo la comunione

[2] Filii hominum, usquequo gravi corde? (Sal 4,3).

[3] Cf Mt 22,11-12.

[4] Petite et accipietis. (Gv 16,24).

[5] Cf Lc 10,40.

[6] Cf Lib. 11, c. 2.

[7] Deliciae meae esse cum filiis hominum. (Prov 8,31).

[8] Cf Mt 3,17.

[9] Magnificat anima mea Dominum. (Lc 1,46).

[10] Qui fecit magna et incomprehensibilia. (Gb 9,10).

[11] Venite ad me omnes qui laboratis et onerati  estis, et ego reficiam vos. (Mt 11,28).

[12] Non enim veni vocare iustos sed peccatores (Mt 9,13).

[13] Si quis sitit, veniat ad me et bibat. (Gv 7,37).

[14] Circumdederunt me dolores mortis. (Sal 114,3).

[15] Gv 11,35.

[16] Gustate et videte quoniam suavis est Dominus. (Sal 33,9).

[17] S. Martino diceva: Signore, se al tuo popolo sono ancora necessario, non ricuso la fatica. Sia fatta la tua volontà! (Ufficio del Santo).

[18] Dilectus meus mihi et ego illi. (Ct 2,16).

[19] Per vicos et plateas quaeram quem diligit anima mea. (Ct 3,2).

[20] Cogitationes mortalium timidae, et incertae providentiae nostrae (Sap 9,14).

[21] Fortis est ut mors dilectio et dura sicut infernus aemulatio (Ct 8,6).

[22] Quare tristis es, anima mea, et quare conturbas me? Spera in Deo, quoniam adhuc confitebor illi. Sal 41,12).

[23] Ut cantet tibi gloria mea et non compungar. (Sal 29,13).

[24] In silentio et in spe erit fortitudo vestra. (Is 30,15)

[25] In te, Domine, speravi, non confundar in aeternum. (Sal 30,1).

 

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