6_Pie Ricreazioni

 

PIE RICREAZIONI

 

 

PR 1

[1r°]

 

J.M.J.T.

 

La Missione di Giovanna d'Arco

o

La Pastora1 di Domremy che ascolta

le sue Voci

 

Personaggi2

Giovanna d'Arco - L'Arcangelo S. Michele - S. Caterina -

S. Margherita - Caterina d'Arco, sorella di Giovanna - Germana, giovane pastorella di Domremy

 

[Scena 1]

 

            Giovanna, sola nella prateria, custodisce il suo gregge e canta intrecciando una ghirlanda di fiori. Accanto a lei, la sua conocchia e il suo vincastro.

            Aria: «C'est moi que l'on appelle la blonde Iétala», oppure: «Un jour une bergère appelée Isabeau».

 

1

Io, Giovanna pastora,

assai amo il mio gregge.

Per me leggero è il vincastro

e io amo il mio fuso.

 

[1v°]                                                                 2

Di questo bel boschetto

la solitudine amo

e venirci in segreto

è mia dolce abitudine.

 

3

Con bei fiori di campo3

intreccio una corona

e a Maria io la dono

col mio più dolce canto.

 

4

La natura, gli uccelli

e i fiori ammiro.

Del ruscello che mormora

le acque io contemplo.

 

5

Vallate e campagne

mi allietano gli occhi.

Dei monti le vette

mi slanciano in Cielo!

 

6

Mi visitano spesso

misteriose voci.

Così parlano, penso,

gli Angeli soltanto.

 

7

Lo spazio interrogo

e i cieli contemplo:

[2r°]                                                      ma non vedo la traccia

d'esseri misteriosi.

 

8

Non potrò io volare

alla riva Celeste,

al di là della nube

che me li deve celare?

 

[Scena 2]

 

            Quando Giovanna smette di cantare, Caterina le si avvicina piano piano. Giovanna sembra sorpresa di vederla.

Giovanna

 

            Caterina, sorellina mia, che vieni a fare qui? Perché non custodisci il tuo gregge?

 

Caterina

 

            Il mio gregge è rientrato all'ovile. Hai dunque scordato, Giovanna, che oggi è festa?... Le nostre compagne ci aspettano per andare a danzare attorno al grande albero.4

 

Giovanna

 

            La mia ghirlanda di fiori è finita e non ho dimenticato la festa, ma è ancora troppo presto per far rientrare i miei agnellini.5 Ti raggiungerò fra un'ora sotto il grande albero.

 

[2v°]                                               Caterina, timidamente.

 

            Giovanna, ho un favore da chiederti: ti supplico, non sgridarmi! Ti ho sentito cantare poco fa, ero nascosta dietro gli alberi... Dicevi che gli angeli vengono a parlarti...

 

Giovanna, molto emozionata.

 

            Mi hai sentita!... Oh, Caterina, non ripetere mai quelle parole e non farmi domande, perché non posso risponderti.

 

Caterina, accarezzando Giovanna

e sedendosi accanto a lei.

 

            Giovanna, sono la tua sorellina, non nascondermi il tuo segreto, ti prometto di non parlarne mai.

 

Giovanna

 

            Ebbene, solo a te, Caterina, confiderò il mio segreto. Tu mi vuoi bene, so che non ne parlerai con nessuno. È vero, dall'età di tredici anni sento spesso delle voci misteriose: sono belle e molto melodiose... Neppure il canto dell'usignolo, peraltro così dolce, si potrebbe paragonare ad esse.

 

Caterina

 

            Oh, Giovanna, sono certamente [3r°] gli angeli! Tu sei così buona e non mi sorprende che il buon Dio e la Madonna ti colmino delle loro grazie.

 

Giovanna

 

            Non so se le mie voci sono quelle degli angeli, non ne ho mai visto nessuno. Ma non sono buona come pensi. Le mie voci mi raccomandano di esserlo e mi promettono che Nostro Signore mi proteggerà sempre, se serbo il mio cuore per Lui solo.

 

Caterina

 

            Che cosa vuol dire, Giovanna, serbare il proprio cuore solo per Dio? Che bisogna amare solo Lui? È molto difficile!... Io ti amo al di là di quanto si possa mai dire. Credi che la tenerezza che provo per te6 dispiaccia al buon Dio?

 

Giovanna

 

            No, cara Caterina, non credo. Anch'io ti amo altrettanto teneramente e il nostro affetto è gradito a Dio. Ma custodire il cuore per Lui solo vuol dire prendere Gesù come Sposo... Già da tempo le mie voci mi hanno consigliato di consacrare la mia verginità7 a nostro Signore sotto la protezione [3v°] della Madonna. Oh, Caterina! Se tu sapessi le tenerezze che Gesù riserva alle anime che sceglie come spose!

 

Caterina, alzandosi.

 

            Voglio anch'io consacrarmi a Gesù!... Giovanna, conducimi presto all'altare della Madonna: voglio essere simile a te e diventare buona come te.

 

Giovanna, sorridendo.

 

            Sei ancora troppo giovane,8 sorellina; bisogna aspettare e pregare nostro Signore che ti faccia la grazia di essere un giorno sua sposa. Anch'io la chiederò per te. Sii sempre buona e obbediente: così si attirano gli sguardi del buon Dio.

 

[Scena 3]

 

Germana arriva, tutta adorna di fiori.

 

            Ma che fate? La festa inizia tra mezz'ora e Giovanna non s'è ancora ornata!... (Prendendo in mano la ghirlanda). La tua ghirlanda è proprio bella, ma sarà anche questa per la cappella della Madonna: non t'ho mai vista intrecciare una corona per te... A Caterina, invece, piace ornarsi!

 

Giovanna

 

            È vero che tutti i miei fiori sono per [4r°] Maria, ma non rifiuto di prender parte alla festa. La mia preparazione non richiede molto; non tarderò molto più di voi. Germana, porta Caterina con te; vi raggiungerò presto.

 

Germana

 

            E non mancare di venire, Giovanna! Senza di te non ci sarebbe festa!

 

Caterina, a Giovanna.

 

            Non voglio andarmene senza di te; ti aspetterò.

 

Giovanna

 

            Obbedisci, Caterina! Sai il nostro tacito accordo... Ho bisogno di restare qualche minuto da sola.

Germana

 

            Ma perché vuoi così spesso star sola?... Non ti pesa se ti mancano le notizie? Io ne conosco di molto interessanti. Sai che cosa succede a Orléans?

 

Giovanna

 

            No, non ne so nulla. I miei fratelli maggiori, Giacomo e Giovanni, sono partiti per l'esercito; prego tutti i giorni per loro, ma [4v°] non desidero sapere9 ciò che succede a Orléans, né altrove.

 

Germana, stupita.

 

            Non ami dunque la Francia, Giovanna?

 

Giovanna

 

            Sì, l'amo, ma non sono che una pastorella e so che, restando umile e nascosta, posso essere utile alla nostra povera Patria più che cercando di sapere cose che non mi riguardano.

 

Caterina, alzandosi.

 

            Ebbene, Giovanna, vado alla festa, poiché mi hai detto di andarci. Se Germana si mette a parlarti di tutto ciò che sa, noi saremo ancora qui a festa finita. Ed io non la voglio proprio perdere: deve essere così bella!

 

            Germana e Caterina abbracciano Giovanna e vanno alla festa.

 

[Scena 4]

 

Giovanna

 

            È già tardi e non ho ancora sentito le mie voci... Tuttavia bisogna che mi avvii alla festa (si mette in ginocchio).

            Madonna, proteggetemi, sono la vostra piccola serva. [5r°] Concedetemi la grazia di non fare nulla che non vi sia gradito.

 

San Michele, invisibile

canta sull'aria «Partez, hérauts».

 

Prossimo è il giorno della vittoria,

che il regno di Francia salverà,

ma a Dio solo spetta ogni gloria.

Per mostrarlo arma un braccio di bimba.

Non da ricco e valoroso re discende

questa fanciulla, giovane guerriera.

Ella è solo una povera pastora,

ma Dio si chiama «l'Onnipotente»:

alla timida vergine vuol donare

cuor di fuoco e un animo guerriero;

poi coronerà la sua fronte candida

di alloro e gigli.

 

Giovanna, spaventata.

 

            Mio Dio, non capisco!... La voce che sentivo di solito era così dolce... Non si rivolge a me quella di oggi. Chi è mai la fanciulla grazie alla quale si devono compiere così grandi cose? Sarò io forse incaricata di farle conoscere la volontà del buon Dio? Ma lei non mi crederà! O Santissima Vergine Maria e voi, mio buon Angelo custode, degnatevi di illuminarmi e dirmi ciò che devo fare!

 

[5v°]                                Santa Caterina e Santa Margherita,

invisibili. Cantano sull'aria: «L'ange et l'âme».

 

Amabile fanciulla, dolce compagna nostra,

al Cielo è salita la tua voce sì pura.

All'Eterno i tuoi voti ha presentato

l'Angelo custode che sempre t'accompagna.

 

Noi dal Celeste Impero scendiamo

dove regniamo in eterno.

Con le voci nostre degna Dio trasmetterti

la sua volontà!

Devi partire per salvar la Patria,

e prendere la spada che nell'onor la salvi.

Il Re dei Cieli e la Vergine Maria

vittoria daranno al tuo braccio sempre.

 

Giovanna, sempre più spaventata.

 

            Salvare la Patria! Prendere la spada!... Io, povera fanciulla dei campi!... Ma sto sognando! (Si alza e guarda attorno a sé). No, sono sveglia! Oh, mio Dio, venite a soccorrermi!... Sono turbata, ho paura!!! (Nasconde il viso tra le mani e piange).

 

Santa Caterina e Santa Margherita, invisibili.

 

Consolati, Giovanna, asciuga le tue lacrime!

Guarda i Cieli e presta ascolto!

[6r°]                                          Là vedrai che il soffrire ha un fascino

e canti armoniosi gusterai!

Per l'ormai prossima battaglia

forte ti faranno queste armonie.

Ti occorrerà un amore tutto fuoco,

ché soffrire dovrai!

 

Per l'anima pura, esule sulla terra,

unica gloria è portare la croce.

In Cielo più bello dello scettro dei re

sarà questo scettro severo.

 

San Michele, ancora invisibile.

 

Perché parlar di lacrime e sofferenza?

Cantate, invece, le fulgide battaglie.

Cantate, cantate la bellezza della Francia

e l'eroina dal braccio vittorioso.

Giovanna sarà, dal Dio delle battaglie,

ben presto condotta a nuove imprese.

Seguita dai più grandi generali,

tutti la vedranno attraversare il fuoco.

Neanche un istante la generosa vergine

della corte cercherà gli onori.

Puro serberà il cuore, grande la fede e sublime,

fino all'ultimo giorno.

 

            Durante i canti10 Giovanna solleva il capo, cerca di vedere gli esseri invisibili che le parlano, poi resta in atteggiamento estatico. [6v°] La voce di San Michele la spaventa e la fa piangere di nuovo. Quando l'Angelo ha finito di cantare, Giovanna dice quanto segue:

 

Giovanna

 

            Chi siete mai voi per parlarmi così? Oh, vi supplico, mostratevi a me! Se la vostra voce è così bella e così sconvolgente, come dev'esser bello il vostro volto!

 

[Scena 5]

 

            San Michele appare in alto in mezzo ad una nuvola di luce. Giovanna, vedendolo, sembra spaventarsi molto.

 

San Michele

 

Sono Michele, della Francia il custode,

gran generale nel Regno dei Cieli.

Estendo fino agli inferi il mio potere

e invidia grande nel demonio suscito.

Volle anche Satana, un tempo sfolgorante

di luce, regnar nel santo luogo. Is 14,12-15

Ma tra i tuoni io lanciai il mio motto:

«Chi può uguagliare Dio?». Ap 12,7-9

In quell'istante, aprendo un abisso, (Dn 10,13)

la Divina vendetta vi sprofondò Lucifero.

Per l'angelo superbo non c'è clemenza alcuna.

Merita l'inferno!

 

Sì, l'orgoglio, quell'angelo travolgendo,

ha fatto un reprobo di Lucifero.

Più tardi anche l'uomo cercò il fango,

ma Dio al suo orgoglio riparò.

Assumendo la misera umanità, Fil 2,7

[7r°]                                          l'Eterno, il Verbo uguale al Padre,

l'intera sua opera rigenerò

per la profonda sua umiltà.

 

Si degna questo Dio salvar la Francia,

ma non per l'opera d'un grande condottiero.

Respinge l'orgoglio e preferisce

un debole braccio di fanciulla!11

 

Giovanna, proprio te ha scelto il Cielo!

Partir devi, rispondere all'appello,

lasciar devi gli agnelli e i prati,

la fresca vallata, la campagna e i boschi.

Arma il tuo braccio! Vola a salvar la Francia!

Va' e non temer nulla, nessun pericolo!

Dio premierà il tuo ardimento

e tu lo straniero scaccerai!...

 

Giovanna, tutta tremante.

 

            È possibile che Dio mi destini a cose tanto grandi? Non sento in me il coraggio di cui mi parlate. Non sono che una debole, timida fanciulla!... Ahimé, bisognerà dunque che lasci questa campagna dove così dolcemente è trascorsa la mia infanzia?...

 

[7v°]                                                         San Michele

 

Timida fanciulla, abbandona la tua capanna:

prendi la spada che serbava Dio per te;

prendi una bandiera bianca per stendardo

e va' a cercare il Re!

 

            San Michele vuol mettere in mano a Giovanna la spada,12 ma ella spaventata indietreggia.

 

Giovanna, con voce tremante.

 

            Oh! no, non ancora!... Signor San Michele, tenete la vostra spada!... Non sono che una fanciulla: come potrei combattere?

 

            San Michele sparisce. Giovanna si siede su una roccia.

 

[Scena 6]

 

Giovanna, sola.

 

            Ah, se Dio mi ordinasse di ritirarmi lontano, in solitudine, non esiterei a lasciare i miei cari genitori per obbedirgli! Ma è alla guerra che devo andare! Devo combattere alla testa di un esercito! Oh, no! È impossibile!...

 

[Scena 7]

 

            Giovanna piange nascondendo il viso tra [8ro] le mani. Dopo qualche istante di silenzio, Santa Caterina viene a porsi accanto alla pastorella, la contempla con tenerezza e sfiorandola con la mano mormora dolcemente: «Giovanna». Giovanna solleva il capo, guarda il viso radioso della vergine e, cadendo in ginocchio, esclama:

            Oh, Signora, come siete bella!... La sola vostra vista mi consola. Chi siete? Non ho mai visto uno splendore così dolce, così luminoso!...

 

Santa Caterina

            Aria: «Tombé du nid... La blonde enfant de la colline».

 

Sono Caterina vergine,

dal Cielo vengo a consolarti,

con la Divina mia missione

di benedirti e custodirti.

Come te, sulla terra anch'io

fui fanciulla amata dal Signore.

Così cara m'era la tenerezza sua

che il mio cuor gli consacrai.

Affacciandomi alla vita,

rapita, a Dio offrii

la mia primavera.

Martire fui a diciott'anni!...13

 

[8v°]                                                       Giovanna

 

  Che trasformazione s'è operata in me! Vergine dolcissima, la vostra voce ha dissipato ogni mio timore: ora non ho più paura. Anche l'Arcangelo San Michele mi ha visitata e la sua voce mi ha terrorizzata; ma il vostro dolce canto mi arreca tale gioia che obbedirò senza esitare alla volontà del buon Dio!

 

[Scena 8]

Santa Margherita appare e saluta Santa Caterina.

Aria: «Seigneur, quand de ma froide couche...».

 

Illustre vergine Caterina,

invano vi ho cercata nei Cieli.

Varcata ho quindi la collina

che da questi luoghi mi separava.

Sulla santa Montagna14 io stavo Ap 14,1

supplicando il Signore

d'inviare alla nostra compagna

un bell'Angelo consolatore.

 

«Presso l'umile pastorella vola,

o celeste messaggera»,

m'ha detto il nostro grande Re.

«Io posso di te fidarmi.

[9r°]                                          Con la vergine Caterina,

amata sposa del mio cuore,

la divina15 missione adempi

di sostenere l'umile mio fiore».

 

Santa Caterina a Santa Margherita.

Aria: «Tombé du nid».

 

Vi saluto, Regina bella,

o amata dal gran Re!

Venite, amabile sovrana,

sedete accanto a me.

Svelate all'umile pastora

come per sempre regnerà.

Questa fanciulla, che ci è tanto cara,

le cure e l'amore nostro merita.

Venendo noi a sorriderle

durante il suo martirio,

le mostreremo il Cielo

dove la condurremo!

 

Le due Sante si siedono sulla roccia; Giovanna resta in ginocchio davanti a loro.

 

Santa Margherita a Giovanna.

Aria: «Seigneur, quand de ma froide couche...».

 

Prossimo alla terra è il Cielo:

il Signore i desideri tuoi conosce;

i santi la tua preghiera sentono

e tutti i tuoi sospiri accolgono.

Non cessano di proteggerti16

[9v°]                                         i Beati e i santi Angeli.

Tutte le celesti schiere

mi pregano d'assicurarti.

 

Giovanna

 

Troppa consolazione per un giorno! (Congiungendo le mani). Non so come esprimere gratitudine per tanti benefici, ma, poiché siete così buona, degnatevi rivelarmi il vostro nome.

 

Santa Margherita

Aria: «Seigneur, ecc.»

 

Margherita17 regina io sono,

l'azzurro bel cielo è il mio regno,

nel grande palazzo di Dio

eterno riparo io trovo.

Mai hanno avuto alcun fascino

le grandezze terrene ai miei occhi:

amara la gioia a me pareva

quando i Cieli guardavo.

Presto per te inizieranno,

Giovanna, l'onore e la gloria quaggiù.

Riporterai vittoria e regnerai come me.

[10r°]                                        Per te non volendo le lodi,

a Gesù le darai tutte quante.

Tu farai sorridere il tuo angelo

che raccoglie le tue virtù.

 

Pastorella mia dolce, ecco allora

che per sempre regnare saprai.

Sprezzando gli onori terreni,

il tuo amore a Gesù darai.

 

Giovanna

 

È vero, bella Regina, non desidero che l'onore e la gloria di nostro Signore; non voglio le grandezze della terra, ma la regalità del Cielo mi pare ben desiderabile. Sento che per raggiungerla nulla mi costerà troppo.

Quand'anche dovessi andare in capo al mondo18 e versare tutto il mio sangue, con la grazia di Nostro Signore non avrei, credo, un solo attimo di esitazione.

 

Santa Caterina

Aria: «Tombé du nid».

 

Tu martire sarai come me,

[10v°]                                       ma Gesù rafforzarti vorrà.

Sul cuor tuo riposerà egli sempre,

qual mazzetto profumato di mirra. Ct 1,13

Di questa vita concluso l'esilio,

saprà consolarti Egli allora.

Chinando il caro suo volto,

ti darà il suo bacio d'amore.

Fanciulla martire, Giovanna,

per sempre nel Cielo,

in un santo delirio,

tu canterai le sue opere tutte!

 

Giovanna

 

Capisco che dovrò soffrire perché Gesù chini verso di me il suo Volto divino, ma sono la sua piccola sposa e voglio provare a rendergli amore per amore.19 Ditemi, vi supplico, cosa devo fare per attirare gli sguardi di Nostro Signore.

 

Santa Margherita

Aria: «L'ange a fini sa mélodie».

 

Tu devi lasciare la campagna,

obbedendo al Divino tuo Re.

Egli stesso t'accompagna

e camminare vuole con te.

 

Giovanna

 

E i miei genitori? Il Buon Dio si prenderà forse cura anche di loro? Il dolore che la mia partenza causerà loro mi tocca più di tutti gli altri sacrifici.

 

[11r°]                                                   Santa Caterina

Aria della Glossa di S. Teresa.

 

Soffrirà il tuo cuore, povera fanciulla mia,

vedendo che piange tua madre;

e il pianto del vecchio tuo padre20

ti farà trasalire ancora.

Ma i sacrifici Dio li vede tutti

e certo sarà generoso:

le sue delizie farà gustare

ai genitori tuoi cari in Cielo.

 

Giovanna

 

Poiché Dio è così generoso con me, voglio anch'io esserlo con lui. (Con fermezza:) Sì, lascerò questi luoghi per andare a cacciare lo straniero dalla Francia! Una sola cosa mi occorre: la benedizione del mio Signore Gesù e la protezione della Madonna.

 

Santa Caterina

Fanciulla cara, guiderà i tuoi passi

Maria, la Stella mattutina, Ap 22,16

e la tenerezza sua verginale

a strepitose vittorie

porterà presto il tuo braccio.

 

[11v°]                                       La sua bellezza svelando,

l'Astro t'inonderà della sua gloria.

Della sua ineffabile luce

tu senza veli vedrai

brillare ai tuoi occhi

questa dolce stella

eternamente nei Cieli.

 

Giovanna, alzando gli occhi al Cielo.

 

Quando mi sarà dato vedere questa dolce, luminosa stella? O belle Sante del Paradiso! Voi che avete già contemplato il candore verginale di Maria, conducetemi presto da lei... (Dopo una pausa):

Oh, ditemi, vi prego, qual è il mistero che ha fatto scendere dal Cielo una Vergine e una bella Regina per consolare una povera pastorella e farle pregustare le gioie del Paradiso?

 

Santa Margherita

Aria: «Seigneur, quand de ma froide couche» sino alla fine.

 

Non ti stupir che a parlarti

una Regina quaggiù discenda.

La suprema grandezza di Dio

ha guardato all'anima tua.

[12r°]                                        Fu l'umiltà di Maria21 Lc 1,48

ad attirare il Re Divino;

e l'umiltà della tua vita

sino a te lo fa abbassare.22

 

Giovanna

 

La mia vita è povera e nascosta e credevo di non far nulla per il Buon Dio. Capisco ora perché Nostro Signore ha voluto nascere nell'indigenza: l'umiltà gli è tanto cara!

 

Santa Margherita

 

È nato in una stalla Gesù, Lc 2,7

il Figlio del Dio vivente, Gesù! Mt 16,16

Ha velato la sua gloria ineffabile

sotto i tratti d'un bimbo piccino.

Una greppia gli faceva da trono;

non stringeva uno scettro dorato,

non aveva alcuna corona

e niente gli brillava d'intorno.

 

I Serafini non potevano credere

che Iddio tanto giù discendesse.

Coronare di gloria volevano

il gran Re che avevan perduto.

[12v°]                                       Ma il Bambino in fasce ravvolto Lc 2,7

piuttosto che il grande fulgore

e più che l'ardore degli angeli,

la grande umiltà ha prescelto!

 

Giovanna

 

Anch'io voglio restare molto piccola23 e molto umile, per assomigliare a Gesù e meritare che Egli prenda dimora in me... O belle Sante, voi che vi siete degnate di chiamarmi sorella vostra, proteggetemi sempre! Con voi non temerò alcun pericolo, ma se voi mi abbandonate diventerò debole e timida come prima.

 

Santa Caterina s'avvicina a Giovanna,

posa un bacio sulla sua fronte e canta quanto segue:

 

Io ti sono sorella e amica

e sempre su te veglierò,

vicino a me un posto tu avrai.

Presto le celesti colline, Ap 7,17

dove a stuoli si pascon le vergini,

t'apriranno le divine sorgenti

trasparenti come il cristallo. Ap 4,6

E nelle campagne

con le tue compagne

seguirai l'Agnello Ap 14,3-4

cantando il cantico nuovo!

 

[13r°]                                               Santa Margherita

 

Già l'ora è avanzata

e al Cielo tornare dobbiamo;

ma non temere, fanciulla amata,

in questi luoghi noi torneremo

con Michele, l'arcangelo grande.

A benedirti noi torneremo

e tu il bell'angelo udrai

che ti dirà di partire.

 

Le Sante si allontanano. Giovanna le segue con lo sguardo e rimane in ginocchio.

 

[Scena 9]

 

Giovanna, sola.

 

O mio Dio, quanto siete potente! Ordinandomi di salvare la Patria, m'avete per essa infiammata d'amore. Ora il mio cuore è totalmente cambiato: mi sembra d'esser di fuoco!...

Conosco la vostra volontà, Signore, e voglio compierla, ma i dettagli della mia missione non li conosco... O San Michele, degnatevi di farmi nuovamente sentire la vostra voce: adesso non temo più né spada, né guerra e sono in grado di sostenere lo splendore del vostro volto infiammato.

Ditemi, vi prego, a chi devo rivolgermi per essere istruita nell'arte della guerra!

 

[Scena 10]

 

[13v°] San Michele appare in alto come la prima volta. Giovanna, vedendolo, sembra ricolma di gioia.

 

San Michele

Aria: «Partez, hérauts».

 

Devi, Giovanna, affidar la causa nostra

al valente signor De Baudricourt.

Sarà sordo dapprima al tuo appello,

pensando sia un sogno fallace;

ma l'Altissimo Dio onnipotente

abbatterà di quel sire l'orgoglio,

rendendolo a te obbediente

come umilissimo servo.

De Baudricourt, armandoti alla guerra,

ti sceglierà una scorta d'onore

che lieta e fiera della sua missione,

Vaucouleurs lascerà.

 

Giovanna

 

Ma dove troverò il Re? Non lo conosco e non so in che città abiti.

 

San Michele

 

È a Chinon che vedrai apparire

il grande Delfino e la corte.

Dio farà che tu lo riconosca

sotto vesti semplici e modeste.

[14r°]                                        Dirai: «Gentil principe, la mia fedeltà

davanti ai Grandi io vi dono.

Al vostro nome spetta il potere:

il vero re24 siete voi!

Certo San Luigi e Carlomagno

pregano genuflessi senza posa.

La Francia è la patria loro e sul santo monte Es 17,9-13

combattono per voi!».

 

Giovanna

 

Mi crederà il Re? Come affidare un esercito ad una povera pastorella?...

 

San Michele

Figlia di Dio, bimba dal cuore ardito,

sì, il tuo dire re Carlo accoglierà.

Più forte di quella dei gran re

sarà la tua armata in battaglia.

Dal nemico Orléans è assediata:

Urge, Giovanna, soccorrerla.

L'assedio toglierai col solo aspetto.

Gli Inglesi fuggire vedrai!

Poi a Reims entrerai vittoriosa

e al tuo fianco garrirà lo stendardo.

Una festa di gloria farai celebrare,

consacrando il tuo Re.

[14v°]                                       Quel giorno, valente guerriera,

la tua missione compirsi vedrai.

E vedrai ancora tuo padre

per benedirti fender la folla.

Sentirai nell'abbraccio rinascere

l'amor dei tuoi; e la casetta antica

ti parrà il solo luogo degno

per riposarti dopo tante imprese.

 

Giovanna

 

Sì, il villaggio di Domremy sarà sempre il luogo caro al mio cuore! Ci ritornerò dopo aver fatto la volontà di Dio. Compiuta la mia missione, non avrò che un desiderio, quello di nascondermi per lasciare a Dio solo la gloria del trionfo.

Ma temo che il Re non voglia permettermi di lasciare l'esercito... Ditemi, vi supplico, glorioso Arcangelo, che cosa dovrò fare allora?

 

San Michele

 

Se Carlo Settimo cedere non vuole

alla tua richiesta e all'umil desiderio,

Giovanna, il tenero Dio d'amore invoca;

affidagli il tuo futuro!

 

[Scena 11]

 

San Michele sparisce. Giovanna resta immobile in atteggiamento estatico. Presto le si avvicinano le pastorelle con un'aria molto inquieta.

 

[15r°]                                                         Germana

 

Giovanna, la festa è quasi finita. Continuavamo a sperare che tu venissi, ma alla fine abbiamo temuto che ti fosse successa una disgrazia... Perché causarci tanta apprensione? Non sai quanto ti amiamo?

 

Caterina

 

O Giovanna, perché non sei venuta? Sapessi quanta paura ho avuto! Mi avevi promesso di raggiungermi. È la prima volta che ti vedo mancar di parola!

 

Giovanna

 

Un grave impegno mi ha fatto dimenticare la promessa, ma non mi è capitata alcuna disgrazia; tornate senza paura alla festa e non siate più preoccupate.

 

Caterina, a bassa voce.

 

No, Giovanna, non posso ritornarci: capisco che hai sentito qualcosa di straordinario. Voglio restare con te. (Piange...).

Giovanna

 

Germana, ritorna alla festa. La tua assenza potrebbe esser notata. Terrò con me Caterina perché non è abbastanza giudiziosa per fare a meno di me.

 

[15v°]                                                         Germana

 

Vedo che hai un segreto... Spero che un giorno me lo confiderai. Addio, Giovanna. Tornerò domani.

 

Giovanna

 

A presto, Germana.

 

[Scena 12]

 

Germana se n'è andata e Giovanna si siede con la sorella sulla roccia e le dice:

 

Caterina, sorellina cara, gioisci: il buon Dio ha voluto scegliermi per salvare la Francia. Mi è apparso San Michele e mi ha ordinato di andare a soccorrere la città di Orléans e di far consacrare il Re a Reims.

 

Caterina, interdetta.

 

Giovanna, tu stai per partire! Stai per lasciarmi! Io non so cosa succede a Orléans e a Reims, ma capisco che tu stai per partire. E allora portami con te!

 

Giovanna

 

No, Caterina, tu non puoi seguirmi in guerra! Ma rasserenati: ritornerò dopo aver compiuto la volontà del Buon Dio.

 

[16r°]                                            Caterina, singhiozzando.

 

Dunque non mi ami più, dato che vuoi lasciarmi?... Morirò di dolore!... E i nostri poveri genitori! Non potranno mai sopportare una pena così grande.

 

Giovanna, con tristezza.

 

Mi pento di averti confidato il mio segreto, perché ti faccio piangere. Anch'io ho pianto quando l'Arcangelo mi ha ordinato di partire, ma Santa Caterina e Santa Margherita sono venute a consolarmi: mi hanno promesso di proteggermi e hanno aggiunto che il Buon Dio ricompenserà magnificamente i miei cari genitori se obbedirò fedelmente alla voce del Signore.

 

Caterina

 

Non voglio pianger più, poiché ti dò dispiacere. Il Buon Dio è venuto a visitarti: il tuo viso ha qualcosa che mi ispira rispetto.

 

Giovanna

 

Caterina, bisogna che tu ora ritorni dalla nostra buona mamma, ma non dirle nulla del mio segreto. Glielo confiderò io quando le mie voci mi ordineranno [16vo] di farlo.

 

Caterina

 

Ritorneranno le tue voci, Giovanna? Vorrei tanto sentirle e vedere i Santi che cantano così bene.

 

Giovanna

 

Davanti a te non canteranno. Non è poi affatto per me che si fanno sentire, è per la salvezza della Francia. Io non sono che un debole strumento scelto da Dio1Cor 1,26-29 che mi guiderà

con la sua potente mano per compiere la sua opera. Gv 4,34

 

Caterina

 

Bisogna dunque che ti lasci, Giovanna? Non posso abituarmi all'idea!... Ma, almeno, non partire senza dirmelo.

 

Giovanna

 

No, Caterina, te lo prometto e spero di tornare presto nel mio caro villaggio di Domremy.

 

Caterina

 

Oh, temo molto che il Re non ti lasci ritornare!...

 

[17r°]                                                         Giovanna

 

Sorellina cara, bisogna lasciare il futuro nelle mani del Buon Dio: se non ci rivedremo quaggiù, ci ritroveremo lassù, nella Patria celeste, per non separarci mai più. Allora ti rallegrerai con me per la bella missione che oggi il Signore mi affida: salvaguardare la Fede25 della nostra cara Francia e popolare il Cielo di un gran numero di eletti!...

 

Caterina abbraccia Giovanna e le dice:

 

Sei ben fortunata d'esser stata scelta da Dio ed io sono fiera di essere la tua sorellina. Ma non posso anch'io far qualcosa per il Buon Dio?

 

Giovanna

 

Resta sempre pura, sii sempre unita al Buon Dio e farai per lui grandi cose; in tale modo mi aiuterai a riportar vittoria sugli infedeli e in Cielo avrai una parte di gloria e di felicità simile alla mia. Strade diverse ci porteranno alla medesima meta!... [17v°] (Abbraccia la sorellina). Addio, Caterina, prega per me e per la Francia mentre combatterò per lei.

 

[Scena 13]

 

Caterina si allontana piangendo. Dopo che se n'è andata, Giovanna si inginocchia e canta sull'aria: «Pourquoi m'avoir livré l'autre jour, ô ma Mère?».

Per voi solo, mio Dio, lascio mio padre,

tutti i miei cari, il campanile bello;

per voi partirò e combatterò in guerra.

Per voi lascio la valle e il gregge mio.

Invece di agnelli, condurrò un'armata.

Vi do la mia gioia e i miei diciott'anni.

Per piacervi, Signore, brandirò la spada

e non m'allieterò con fiori di campagna. (bis)

La mia voce, che al soffio della brezza si fondeva,

presto echeggerà nel pieno della lotta.

Non campana tremula il sognante tocco,

ma il rombo udrò d'un popol che si batte.

[18r°]                                        Desidero la Croce! Amo il sacrificio!

Deh, chiamatemi: a soffrir io sono pronta!

Soffrire per vostro amor mi par delizia.

Gesù, Diletto, voglio morir per voi. (bis)

 

[Scena 14]

 

Appare San Michele con le due Sante. Egli porta la spada, Santa Caterina la palma e Santa Margherita la corona.

(Aria: «Les Rameaux»).

 

San Michele

 

È già ora! Devi partir, Giovanna:

il Signore ti arma per la guerra!26

Figlia di Dio, non temer la morte.

La vita che tu speri verrà presto.

 

Santa Margherita

 

Fanciulla amata, tu regnerai...

 

Santa Caterina

 

l'Agnello seguendo e la schiera verginale. Ap 14,4

 

LE DUE SANTE insieme

 

  Come noi tu canterai

  la divina regal magnificenza.

 

[18v°]                                            San Michele

 

  Scritto in Cielo è il nome tuo, Giovanna, Lc 10,20

  con quel dei salvatori della Francia.

  Ti serba Dio un glorioso trono

  per la grandezza e la potenza tua.

 

Le due Sante insieme.

 

Lo splendor divino, che già irradia

la tua fronte, con gioia contempliamo.

Noi dal Cielo ti portiamo...

 

Santa Caterina

 

...la palma del martirio... Ap 7,9

 

Santa Margherita

 

... e la corona.

 

Le Sante avanzano per dare a Giovanna la palma e la corona, ma San Michele impedisce loro di avvicinarsi, mostrando la spada e cantando quanto segue:

 

San Michele

 

Prima del trionfo combattere bisogna!

[19r°]                                        No, la palma e la corona ancora no!

Arma il tuo braccio, Giovanna,

fanciulla dal gran cuore:

prendi questa spada, è Dio che te la dà!

 

Giovanna riceve la spada in ginocchio, poi si alza e guardandola con gioia e amore se la stringe al cuore.27

 

Le due Sante insieme.

 

Giovanna, in battaglia ti seguiremo

vittoria sempre riporterai con noi.

E di gloria un diadema

porremo presto sul tuo capo.

 

Giovanna

Aria: «Mignon sur la rive étrangère».

 

Con voi, Dilette Sante,

non temerò pericoli.

Sì, le mie valli lascerò

per cacciare lo straniero.

Amo la Francia, patria mia,

e conservar voglio la sua Fede.

La mia vita spenderò per lei

combatterò per il mio re...

[19v°]

Di morire, no, non ho paura:

io sospiro all'eterna vita.

Adesso che partire devo,

mio Dio, consolate la mia mamma.

Vogliate benedirmi, san Michele! (bis)

 

Giovanna si mette in ginocchio per ricevere la benedizione di San Michele. Poi si allontana.

 

[Epilogo]

 

Partita Giovanna, San Michele guarda il Cielo e canta con tono ispirato (Aria: «Les Rameaux»).

 

Rallegrarsi già vedo i Beati del Cielo,

che ascoltan la lira inneggiare

di Leone immortale pontefice

a Giovanna, vergine e martire.

D'una bimba che fu umile e pia

sento il mondo acclamar le virtù.

E vedo che Dio conferma

il bel nome di Giovanna Beata!28

La Francia soffrirà in quei grandi giorni

perché gli empi l'invaderanno.

Ma brillerà la gloria di Giovanna;

ogni cuor puro invocherà la Santa;

[20r°]                                        voci saliranno verso il Cielo,

cantando in coro con fiducia e amore.

 

I Tre insieme.

 

I nostri voti ascolta, o Giovanna D'Arco:

la Francia salva una seconda volta!!!

21 gennaio 1894

 

 

 

 

PR 2

[1r°]                                                             J.M.J.T.

25 dicembre 1894

Gli Angeli al Presepe di Gesù

Personaggi

 

Gesù Bambino1- L'Angelo di Gesù Bambino

L'Angelo del Volto Santo - L'Angelo della Risurrezione -

L'Angelo dell'Eucaristia -

L'Angelo del giudizio universale

 

[Scena 1]2

 

L'Angelo di Gesù Bambino

 

porta un incensiere, dei fiori e canta

sull'aria di «La blonde Enfant de la colline».

O Verbo Dio, gloria del Padre,3 Gv 1,1

io nel Ciel ti contemplavo4!

Ma ora in terra pur ti vedo, Gv 1,14

fatto mortale, o Dio Altissimo.

O Bimbo, la cui luce inonda

gli angeli della dimora eterna,

Gesù, tu vieni a salvare il mondo!

Chi mai capirà il tuo amore?

 

(Ritornello)

O Dio avvolto in fasce, Lc 2,7

gli angeli tu incanti.

o Verbo fatto Bimbo, Gv 1,1

tremante a te m'inchino.

 

Chi capirà il mistero?

Un Dio si fa bambino!

Viene a esiliarsi in terra

 

l'Eterno, Onnipotente!

Beltà suprema, Gesù Divino,5

voglio rispondere al tuo amore:

e per mostrarti quanto t'amo

io veglierò su di te sempre.

Splendono le tue fasce

e attirano gli angeli.

Verbo fatto Bimbo, Gv 1,1

tremante a te m'inchino.

Or che la valle del pianto Sal 83,7

possiede il Re dei Santi,

[1v°]                                         non m'attirano più i Cieli.

Gesù, a te in volo corro:

con l'ali coprirti intendo, Sal 90,4

ovunque quaggiù seguendoti

e tutti i più bei fiori6

io spargerò ai tuoi piedi.

Con una stella fulgida

farò una culla, o Bimbo,

ed una graziosa tenda

con neve rilucente.

Ti abbasserò le alture

di quei lontani monti.

Voglio per te che i campi Is 40,4

diano celesti fiori.

 

Sorriso di Dio è il fiore,

del Cielo lontana eco,

rapida eco d'un'arpa

che Dio Eterno ha in mano.

Questa soave nota

dell'armonia divina

vuole la voce arcana

cantarti, o Salvatore.

Dolce melodia,

soave armonia,

silenzio dei fiori:

le grandezze d'un Dio voi cantate.

[2r°]                                         Io so che sono amici tuoi,

Gesù, i fiori incantevoli.

Tu vieni dai pascoli del Cielo

a cercar l'anime tue sorelle.

Un'anima è un fiore profumato7

che cogliere vorresti, o mio Bambino.

Gesù, bel Giglio della valle,Ct 2,1

per un fiore tu vuoi morire!

Mistero ineffabile!

Il Verbo Adorabile Gv 1,1

lacrime verserà

nel cogliere la sua messe di Fiori.

 

L'Angelo si ferma un istante, si china verso Gesù Bambino e gli dice:

O Divino Gesù, perché al mio canto rispondi con quell'incantevole sorriso, mentre io ti parlo di lacrime?... O dolce bambino, comprendo il tuo sguardo:8 già vorresti lasciare la culla per cominciare a cogliere i fiori che ti hanno affascinato... Ahimé, ben presto dovrai allontanarti da questa povera stalla, il solo asilo che la tua patria terrena ti offre! La lascerai per sfuggire ad un principe mortale Mt 2,13-15 che la tua divina sovranità farà tremare sul suo trono. Ma fuggendo in terra d'Egitto raccoglierai un'abbondante messe di fiori primaverili. Tutti i

bimbi felici della tua età riceveranno le bianche corone Mt 2,16-18 che il tuo rapido passaggio quaggiù avrà loro già meritato; questi agnelli innocenti sacrificheranno la loro vita appena sbocciata per te, Gesù, autore stesso della vita; ma in cambio tu porrai nelle loro mani infantili la palma dei vincitori Ap 7,9 e per tutta l'eternità questa deliziosa falange volteggerà ai piedi del tuo trono, o Divino Agnello!

Così la crudeltà d'Erode sarà ingannata: volendo annientare il tuo Impero, invierà nel tuo cielo tutta una legione di martiri destinati a formare la tua corte.

O Gesù, come mi sarà dolce contemplare i tuoi trionfi! Con che premura avvertirò il fedele Giuseppe, quando per te sarà giunto il tempo di rientrare nella tua patria. Sosterrò io la divina tua Madre nelle fatiche del viaggio. Mt 2,19-21

All'ombra delle palme, quando la sera ti cullerà per addormentarti, io sarò là a vegliare su di voi, ad allontanare i peri coli e le paure della notte! Sal 90,5 Canterò dolcemente i celesti cantici e non appena vedrò assopito il Verbo eterno Gv 1,1 e la sua augusta Madre, li avvolgerò con le mie ali per proteggerli dalla frescura del deserto!...

 

L'Angelo si ferma un istante, poi riprende:

 

[2v°] O dolce Gesù, perché parlare già dell'avvenire? Per ora non sei che un bimbo d'un giorno. Ah, lasciami cantare il tuo fascino e la tua dolcezza!

 

L'angelo canta sull'aria di «L'encens divin»:

 

Divin Gesù, qual melodia

narrerà la bellezza tua e la tua dolcezza?

Incantevole fiore sbocciato or ora, Ct 2,1

chi canterà il tuo profumo e candore?

Qual è la lira

dai dolci accenti

che dir potrà

il fascino che rapisce? (bis)

 

[Scena 2]

 

Un angelo avanza portando gli strumenti della Passione; egli mostra all'Angelo custode9 un velo sul quale è impresso il Volto Santo; questi contempla estatico l'immagine.

 

L'Angelo di Gesù Bambino

 

O fratello mio, cosa è mai questa affascinante immagine? Dopo aver contemplato l'ineffabile volto del Divin Bambino, credevo di non trovare più nulla di bello sulla terra, ma il misterioso splendore di questo velo mi mostra la medesima bellezza di Gesù con attrattive nuove!

 

L'Angelo del Volto Santo

canta sull'aria di «L'encens divin»:

 

Angelo dei Cieli, quest'immagine è la lira

che sa cantare il fascino di Gesù:

è la sola melodia che può ridire

del Fior degli Eletti il dolce splendore. Ct 2,1

Volto Divino,

la bellezza tua } (bis)

oscura per l'angelo} (bis)

 

L'angelo s'inginocchia davanti a Gesù Bambino e si china verso di Lui.

 

Nel mattino della tua vita

è bagnato il tuo bel viso, Gesù, di lacrime.

Lacrime d'amore, fino alla sera dei dolori

sul Volto benedetto voi scorrerete!

Volto Divino,

la bellezza tua

oscura per l'angelo} (bis)

la celeste luce!      } (bis)

 

[3r°]                                          Riconosco o Gesù, in quest'immagine

del tuo Viso di bimbo lo splendore puro;

riconosco su quest'insanguinato velo

ogni tratto del Volto tuo Divino.

Volto Divino,

la bellezza tua

oscura per l'angelo}

la celeste luce!      }

 

Ultima strofa

 

Divin Gesù, a te è cara la sofferenza!

Penetra l'avvenire10 il dolce tuo sguardo.

Bere l'amaro calice già vuoi Lc 22,42

e nel tuo amore sogni di morire.

Sogno ineffabile!

Bimbo d'un giorno!

Volto Adorabile!          }

D'amore m'infiammate!}

 

L'Angelo di Gesù Bambino

 

Sì, Divin Gesù, la luce del tuo venerabile Volto11 supera lo splendore dei Cieli!... Oh, non appena gli uomini avranno contemplata la tua bellezza, si affretteranno a donarti i loro cuori, non vivranno che per te!...

 

L'Angelo del Volto Santo

 

Ahimé, fratello, non conosci l'ingratitudine dei mortali? Non sai ciò che ha predetto il profeta Isaia,12 il cui occhio ispirato contemplava già le grazie nascoste di Gesù?... «Egli non ha apparenza, né bellezza, l'abbiamo visto; Is 53,2-4 nulla aveva che attirasse gli sguardi e noi non l'abbiamo riconosciuto. C'è parso oggetto di disprezzo, l'ultimo degli uomini, uomo dei dolori che ben conosce il patire! Il suo volto era come nascosto! Sembrava spregevole, e non l'abbiamo riconosciuto... L'abbiamo giudicato un lebbroso, un uomo percosso da Dio e umiliato!».13

 

[3 bis r°]

«Chi è colui che viene da Edom e da Bozra con la veste tinta di rosso? Is 63,1-3.5 Chi è colui che splendido nella sua veste avanza con Forza Onnipotente?... Con la mia parola, che è parola di giustizia, vengo io per difendere e per salvare! Perché dunque rossa è la vostra veste e i vostri abiti sono come quelli di chi pigia l'uva nel tino?... Nel tino ho pigiato da solo; non un solo uomo, di tutti i popoli, era con me. Ho guardato attorno a me e non c'era nessuno ad aiutarmi! Ho cercato e non ho trovato soccorso!».

 

[3r° seguito]                            L'Angelo di Gesù Bambino

 

O Gesù, tanto amore dovrà essere misconosciuto?14

Si china verso Gesù Bambino. Dopo un prolungato momento di silenzio, guardando gli strumenti della Passione che l'Angelo del Santo Volto tiene in mano, riprende:

O Divin Bambino, perché il tuo dolce sguardo si fissa

su questa croce? Perché sorridi a questa crudele corona? Mt 27,29 Ah, lascia che ti porti in Cielo, poiché la terra non t'offre che dolori!

 

 

Ma no! Nel tuo sguardo di bimbo vedo che per te la croce ha più attrattive del trono eterno dei Cieli! O Gesù, non posso comprendere l'immenso amore che ti ha fatto discendere15 sulla terra!... (Piange).16

 

[3v°]                                          L'Angelo del Volto Santo

canta sull'aria della Passione.

 

Piangi, Serafino, in silenzio!

Tu vedi questo Bimbo d'un giorno:

la spina, la croce, la lancia Gv 19,34

lo fan trasalire d'amore.

Volgendosi verso Gesù Bambino:

Ahimé, perché son io un angelo

incapace di soffrire?...17

Gesù, in un dolce scambio

io vorrei per te morire!

 

L'Angelo di Gesù Bambino

O Gesù, dovrò dunque vederti morire? Dopo averti protetto durante la tua infanzia, sottraendoti al furore di Erode, Mt 2,14-16 non potrò io strapparti alla morte?... (Si china verso Gesù.)

Divin Bambino, saprò ben coprirti con le mie ali. Sal 90,4 Saprò coronarti di rose mentre gli ingrati vorranno cinger di spine la tua fronte divina! (L'Angelo bacia Gesù sulla fronte.)

 

L'Angelo del Volto Santo,

mostrando il velo della Veronica.

Fratello mio, guarda questa immagine che ti è sembrata così bella! Considera che non le rose hanno ornato Gesù di questo splendore! Non sai che il Re dei Cieli possiede più di mille legioni d'angeli Mt 26,53 che potrebbero difenderlo e coprirlo con le loro ali? Sal 90,4 Ma Gesù vuol soffrire, vuol piangere per riscattare i suoi fratelli della terra!

 

L'Angelo di Gesù Bambino, con tristezza.

 

Ahimé, Gesù, il bel Giglio delle valli, Ct 2,1 [4r°] dovrà essere

lacerato da crudeli spine? Mt 27,29 E il dolce profumo del mio incantevole Fiore dovrà esser versato per degli ingrati che non vorranno raccoglierlo?... (Piange).

 

L'Angelo del Volto Santo, dopo una pausa.

 

Consolati, bell'angelo! Il profumo del nostro Giglio non sarà sparso invano: un gran numero di anime pure si affretteranno a raccoglierlo. Con il loro Diletto saliranno la montagna della mirra, Ct 4,6 soffriranno con Lui, asciugheranno il suo Volto Divino e, contemplando le sue preziose lacrime, esclameranno: «O Gesù, come son deliziose le perle che fate luccicare sul vostro Volto!

Nei vostri occhi velati scintillano

d'un riflesso che incanta.

Scompare dinanzi a una lacrima

lo splendore dei Cieli stellati!».

 

L'Angelo di Gesù Bambino

 

Sì, le lacrime di Gesù sono più scintillanti dello splendore dei Cieli e più belle della rugiada del mattino. Ma ciò che porta al colmo il mio dolore è pensare che un giorno il delizioso viso di questo Bambino divino sarà nascosto in una tomba. Mt 27,60 Allora chi lo vedrà? Chi asciugherà le sue lacrime? Maria stessa non potrà più contemplare i cari tratti del suo Figlio adorato! (Piange di nuovo).

 

[Scena 3]

 

Un Angelo

avanza portando lo stendardo della Risurrezione.

Aria: «Je suis du Ciel le joyeux messager».

 

No, non pianger oltre, Angelo di Dio Salvatore:

io vengo dal Cielo a consolarti il cuore.

Un giorno sarà potente

questo fragile Bimbo.

Risusciterà18 Mt 28

e sempre regnerà! Lc 1,33

 

[4v°]                                                    A Gesù (Ritornello)

 

O Dio nascosto19 sotto i tratti d'un Bimbo, Is 45,15

ti vedo raggiante

e già trionfante!

Toglierò la pietra tombale

e, mirando il tuo bellissimo volto,

io canterò

e m'allieterò,

vedendoti con gli occhi miei

risuscitar glorioso!

 

Ritornello

O Dio nascosto sotto i tratti d'un Bimbo,

ti vedo raggiante

e già trionfante!

Vedo brillar di divini splendori

i tuoi occhi di bimbo bagnati di pianto.

Verbo di Dio, Gv 1,1

la tua parola di fuoco Lc 12,49

echeggerà in quel giorno

tutta ardente d'amore!

 

Ritornello

 

O Dio nascosto, coi miei occhi ti vedo

ascendere in Cielo Mc 16,19

e regnare glorioso!

 

 [Scena 4]

 

L'Angelo dell'Eucaristia avanza

reggendo un calice sormontato da un'Ostia raggiante

e canta sull'aria: «Sur terre tout n'est pas rose».

 

1

 

[5r°]                                         Angelo, Fratello, contemplate

Gesù che al Cielo ascende. Mc 16,19

Io su questa terra vengo

per adorarlo all'altare

nascosto nell'Eucaristia.20

Io vedo l'Onnipotente Dio

e l'Autore della vita vedo

più piccolo d'un Bimbo!

 

Ritornello

 

Nel santuario ormai

voglio prender dimora,

offrire a Dio preghiere

e l'inno del mio amore.

 

2

 

Cantar sulla mia lira voglio

le delizie del Dio nascosto. Is 45,15

Voglio in un delirio santo

stordirmi alla sua bellezza.

Ah, mai potrò nel Tabernacolo

nutrirmi del Dio d'amore

e - miracolo dolcissimo -

unirmi a Lui ogni dì 21!

 

Ritornello

All'anima santa almeno

voglio il mio ardor prestare:

s'accosti al Salvatore

senza nessun timore.

 

[5v°]  L'Angelo del Volto Santo

 

Divin Gesù, ecco come è esagerato il tuo amore: dopo aver reso visibile alle deboli creature il Volto adorabile di cui i serafini non possono sostenere lo splendore, tu vuoi nasconderlo sotto un velo ancora più fitto di quello della natura umana! Ma, Gesù, io vedo irraggiare nell'ostia lo splendore del tuo viso. (S'inginocchia davanti all'ostia). Per me non sono affatto nascoste le tue incantevoli grazie! Vedo il tuo ineffabile sguardo penetrare nelle anime pure, invitarle a riceverti. Come la colomba che si nasconde nelle fenditure della roccia, Ct 2,14 così le tue spose cercheranno il tuo Volto. Sal 26,8 Io vedo i loro cuori volgersi verso di te e venire a rifugiarsi presso il tabernacolo del tuo amore!

 

L'Angelo di Gesù Bambino

 

O Divin Bambino, vuoi dunque fissare quaggiù la tua dimora?... (Guarda l'angelo della Risurrezione). Un angelo cantava, poco fa, che presto saresti risalito alla destra del Padre tuo Mc 16,19 per regnare eternamente nei Cieli. Mt 25,31 Quando ti vedrò dunque sul trono della tua gloria? Mt 6,10 Gesù, vorrei che venisse il tuo Regno, che tutti gli eletti comparissero presto nel Cielo volando incontro a te, 1Ts 4,17  quando un angelo avrà annunciato: «Non resta più tempo». Ap 10,6

 

[Scena 5]

 

L'Angelo del Giudizio Finale

avanza tenendo una spada e una bilancia e canta

sull'aria di «Minuit, chrétiens».

 

1

 

Presto verrà della vendetta il giorno; Is 63,4

passerà tra il fuoco questo mondo impuro; 2Pt 3,7

[6r°                                           tutti i mortali udranno la sentenza

che uscirà dalla bocca di Dio.

Nel fulgore della gloria lo vedremo, Mt 25,31

non più nascosto sotto i tratti di un bimbo.

La sua vittoria saremo pronti a cantare,

proclamando che è Lui l'Onnipotente. (bis)

 

2

 

(Seconda strofa dell'Angelo del Giudizio)

 

L'angelo si volge verso l'immagine del Santo Volto per cantare.

Brilleranno di luce ineffabile

questi occhi di lacrime e sangue velati.

Noi vedremo questo Volto adorabile

raggiar nel suo pieno splendore.

E venir sulle nubi vedremo Mt 24,30

Gesù col suo scettro, la Croce.

E il Re, il Giudice allor potremo

riconoscere al tuonar della voce. (bis)

 

3

 

Tremerete, abitanti della terra,

tremerete nell'ultimo giorno.

E non potrete l'ira sostenere

di questo Bimbo, oggi Dio d'Amore.

Per voi mortali sceglie di soffrire,

sol chiedendo il vostro cuore fragile.

La sua potenza vedrete nel giudizio

e tremerete al Dio vendicatore. (bis)

 

Tutti gli Angeli si inginocchiano

(eccetto l'Angelo del Giudizio)

e cantano sull'aria del canto:

«O cœur de notre aimable Mère».

 

Degli angeli benigno ascolta

la preghiera, Gesù Divino.

Tu che vieni a riscattar la terra,

degli eletti la difesa prendi!

 

Ritornello

 

Spezza la spada con la tua stessa mano,

placa quest'angelo corrucciato.

Si levi, o Bimbo, la tua voce

e salvi il cuore umile e mite. Mt 11,29 Sal 75,10(bis)

 

[6v°]                                  La voce di Gesù Bambino si fa sentire;

in quel momento l'Angelo del Giudizio si inginocchia.

(Aria: «Rêve, parfum»).

1

 

Consolatevi, angeli fedeli!

A voi per primi sarà dato,

a voi che con l'ali mi coprite, Sal 90,4

di poter sentire la mia voce.

 

2

 

Riconoscendo me qual vostro re,

nascosto dai tratti d'un bambino,

cantato avete il mio Natale Lc 2,13-14

e fino a me siete giunti in volo.

 

3

 

Io amo voi, o pure fiamme,

angeli del mio soggiorno eterno;

ma al par di voi io amo l'anime,

sì, l'amo d'un amore grande.

 

4

 

Per me stesso io le ho fatte,

ho fatto infiniti22 i desideri loro.

La più piccola anima che m'ami

diviene per me il Paradiso!

 

L'Angelo di Gesù Bambino

 

Divin Gesù, com'è dolce e affascinante il suono della tua voce di bimbo! Tutta la melodia dei Cieli non potrebbe essere paragonata ad una sola delle tue parole! Bel Bambino, ascolta la mia preghiera!23 Sottrai alla terra d'esilio un gran numero d'anime innocenti che ti assomigliano. Coglile prima che sboccino in fiori che appassirebbero se restassero quaggiù. Non appena la rugiada del Battesimo avrà deposto nei loro cuori un germe di immortalità, la tua manina, Gesù, si affretti a trapiantarle nei giardini Celesti.

 

Gesù

 

5

 

O bell'angelo dell'infanzia mia,

i tuoi voti ardenti esaudirò:

nell'anima dei piccoli bambini

saprò serbare l'innocenza.

 

6

 

Io li coglierò fin dall'aurora:

boccioli deliziosi e assai freschi

schiudersi li vedrai su nel Cielo

sotto i raggi puri del mio Cuore.

 

[7r°] 7

 

Impregnati ancor di rugiada

e di mille luci brillanti,

via lattea saran questi Gigli

nell'azzurro stellato dei Cieli.

 

7 [bis]

 

Io Gesù, dei campi il Giglio bello, Ct 2,1

voglio gigli per la mia corona

e voglio per formare il mio Trono

un gran fascio di splendenti gigli.

 

L'Angelo del Volto Santo

[3bisr°] Divin Bambino, ascolta anche la mia preghiera! Io vedo nel futuro un gran numero di anime che ti saranno consacrate, che, con ineffabili vincoli, diventeranno tue dilette spose. Ma questi angeli della terra abiteranno un corpo mortale e talvolta i loro sublimi slanci verso di te si attenueranno; spesso il candore delle loro vesti sarà offuscato dalla polvere di quaggiù.

Gesù, io vedo inoltre anime ancor più numerose che si allontaneranno da te, come il figliol prodigo, Lc 15,13 andando a cercare la felicità molto lontano dal Padre loro! Invece di restare in pace sotto il tuo vincastro, Lc 15,4 o Divin pastore, queste povere pecore si perderanno tra le spine. Ma la prova le riavvicinerà a te, si ricorderanno che il Figlio di Dio non è venuto a chia mare i giusti, ma i peccatori Mt 9,13e che in cielo c'è più gioia per un solo peccatore che si pente che per novantanove giusti che non hanno bisogno di penitenza. Lc 15,7 Come la Maddalena, dopo averti molto offeso esse molto ti ameranno. Lc 7,47 Quando queste anime cercheranno il tuo viso, Sal 26,8 appena verranno a nascondersi nel segreto del tuo Volto divino Sal 30,21 invocando il tuo nome bene detto, degnati, o Gesù, di renderle con un solo tuo sguardo più fulgide delle stelle Ap 2,21 del Cielo.24

 

[7r° seguito]                                                  Gesù

 

8

O tu che il mio Viso contempli

e dall'amore resti rapito,

la celeste dimora hai lasciato

per salvare l'immagine mia!

 

9

 

Esaudire vorrò la tua supplica:

ogni anima sarà perdonata At 2,21

e da me riempita di luce

appena il mio nome dirà.

 

[10]

 

O tu che la croce e il dolore

hai voluto spartire qui in terra,

ascolta il mistero, o bell'Angelo:

t'è fratello il cuore che soffre.

 

[11]

 

In Cielo tu avrai sulla fronte

un riflesso del suo dolore;

e la luce della pura tua essenza

pur il martire illuminerà!

 

[7v°]                                          L'Angelo dell'Eucaristia

 

Pane vivo disceso dal Cielo, Gv 6,51 Grappolo dorato che farà germogliare i vergini! Zc 9,17 Degnati di far sentire anche a me il dolce suono della tua voce, a me che sino alla fine dei secoli ti adorerò nel santuario. O Verbo divino Gv 1,1 che l'amore deve ridurre al silenzio, i ministri dei tuoi altari dovrebbero toccarti con la stessa delicatezza25 di Maria che ti avvolge nelle fasce! Lc 2,7 Ma, ahimé, molto spesso il tuo amore sarà misconosciuto Is 45,15 e i tuoi sacerdoti non saranno degni del loro sublime carattere! O Dio nascosto, dimmi che cosa potrò fare io per consolarti?

 

Gesù

 

12

 

Angelo della mia Eucaristia,

sei tu che il mio cuor rapirai,

sarà la tua dolce melodia

che consolerà il mio dolore!

 

13

 

Di darmi all'anime ho sete,

ma i cuori languenti son molti!

Da' loro, Serafino, il tuo fuoco,

e attirali con canti soavi.

 

14

 

Io vorrei che l'anima del Prete26

somigliasse all'angelo del Cielo!

Vorrei che rinascere potesse

prima di salir l'altare!

 

15

 

Per compiere un simile miracolo

serve che ogni giorno cert'anime,

pregando presso il Tabernacolo,

per me s'offrano quali vittime.

 

L'Angelo della Risurrezione

 

Presto, Divin Bambino, io ti contemplerò mentre sali glorioso alla destra del Padre. Mc 16,19 Allora tutti gli Angeli, in tripudio, accorreranno ad aprire le porte eterne Sal 23,7 per accoglierti, o Re di gloria! Ma che ne sarà dei poveri esuli della terra? Saranno orfani per sempre? Gv 14,18

 

[8r°]                                                              Gesù

 

16

 

Al Padre mio salirò Gv 20,17

per condurvi anche i miei eletti. Gv 12,32

Dopo l'esilio di questa terra

nel mio cuor saranno accolti.

 

17

 

Allo scoccare dell'ultima ora,

il mio gregge radunerò intero Ez 34,13

e nella celeste mia dimora

una fiaccola sarò per lui. Ap 21,23

 

L'Angelo del Giudizio si alza.

(Aria: «Minuit, chrétiens»).

 

Dunque, Gesù, beltà suprema, scordi

che il peccatore infine va punito?

E dunque, nel tuo estremo amore, scordi

che infinito è il numero degli empi?

Nel giudizio la colpa punirò:

tutti gli ingrati voglio sterminare!

Pronta ho la spada!... Gesù, dolce vittima,

pronta ho la spada e saprò vendicarti! (bis)

 

Gesù Bambino

 

18

 

O bell'angelo, la spada abbassa!

Non sei tu che giudicare devi

quella natura che io risollevo

ed ho deciso di riscattare.

 

19

 

Solo io, Gesù chiamato,

il mondo intero giudicherò. Gv 5,22

Rugiada feconda, il sangue mio

tutti puri renderà gli eletti.

 

20

 

Sai tu che l'anime fedeli,

con l'amoroso e semplice sguardo,

mi daranno sempre conforto

per le bestemmie degli infedeli?

 

21

 

E nella Patria Santa in Cielo

gloriosi saran gli eletti miei.

Comunicando lor la vita mia

li renderò come altrettanti dei!...27

 

L'Angelo del Giudizio si inginocchia

e canta sull'aria di «Dieu de paix et d'amour».

 

[8v°]                             Dinanzi a te, dolce Bambino, s'inchina il Cherubino,

che smarrito ammira l'ineffabile tuo amore.

Quanto vorrebbe come te, sulla collina scura,

un giorno poter morire! (bis)

 

Tutti gli Angeli cantano il ritornello.

 

Che grande dono ha l'umile creatura!

Tutti ammirati, Gesù, i serafini

vorrebbero lasciare l'angelica natura

e diventar bambini! (bis)

 

Fine

 

 

 

PR 3

[1r°]                                                             J.M.J.T.

 

Giovanna d'Arco compie la sua Missione

ossia

Le Vittorie - La Prigionia - Il Martirio -

Il Trionfo in Cielo

della Venerabile Giovanna di Francia1

 

Personaggi2

 

Giovanna D'arco - San Gabriele - San Michele - Santa Caterina - Santa Margherita - Il Re Carlo VII - La Trémouille, barone di Sully, favorito del Re- Regnault de Chartres, arcivescovo di Reims e cancelliere di Francia - Robert Le Maçon, signore di Trèves e d'Angiò - Raoul de Gaucourt, balivo d'Orléans - Il Duca d'Alençon, cugino del Re - Jean d'Aulon, scudiero di Giovanna - Jean Massieu, prete al servizio del vescovo di Beauvais - Fratel Martino l'Advenu, confessore di Giovanna - La Francia.

 

[1v° bianco]

 

[2r°]                                                       Prima parte

 

LE VITTORIE3

 

[Scena 1]

 

La scena si svolge a Chinon nell'appartamento reale del Re Carlo VII. Egli è circondato dai suoi favoriti ed è vestito semplicemente, come uno di loro, senza corona regale. La Trémouille è alla destra del principe.

 

La Trémouille

Sire, i vostri ordini sono stati puntualmente eseguiti: la pastora di Domremy è stata sottoposta a numerosi interrogatori.

 

Il Delfino

 

Ebbene, La Trémouille, qual è il vostro parere? Devo ammetterla alla mia presenza?

 

La Trémouille

 

Dato che vostra Altezza me lo consente, oso dirle che Giovanna mi sembra una testa calda, una visionaria, capace di mettere in ridicolo il partito degli Armagnacchi. Se prestiamo fede alle sue parole, bisognerà affidarle l'esercito: bello spettacolo davvero! Una pastora che diventa Gran Maresciallo di Francia! Sarebbe meglio arrendersi oggi stesso piuttosto che essere vinti seguendo una ragazzina!

 

Carlo VII, voltandosi verso Regnault de Chartres.

 

Sono curioso di conoscere anche la vostra opinione. Nessun consiglio è da disdegnare quando si tratta di [2v°] salvare il regno; e i vostri pareri mi sono tanto più preziosi in quanto, come Arcivescovo, voi potete più facilmente risolvere la questione che ci impegna in questo momento. Credete voi francamente che Giovanna, che si fa chiamare la Pulzella, sia ispirata dal Cielo?4

 

Regnault de Chartres

 

Sire, si persuada vostra Altezza circa la verità delle parole che la Trémouille ha appena pronunciato. Quanto a me, io penso esattamente come lui e non ho paura di affermare che una ragazza che fa parlare così di sé non può che essere un'allucinata, meritevole della prigione o perlomeno di essere rinviata al suo villaggio con l'ordine di non uscirne mai.

 

Robert le Maçon

 

Vostra Altezza permette che io prenda a mia volta la parola?

 

Carlo VII

 

Parlate.

 

Robert le Maçon

 

Sire, mi sembra che i nostri Signori giudichino troppo severamente la pastora di Domremy. Robert de Baudricourt ha acconsentito, malgrado il suo carattere piuttosto scontroso, a lasciarla partire [3r°] da Vaucouleurs con una scorta scelta. Non si dovrebbe quindi accordare alla ragazza l'udienza che lei sollecita con tanta insistenza e tante lacrime? Questo non vincolerà in nulla vostra Altezza e, se Giovanna non è che un'avventuriera,5 sarà facile congedarla.

 

La Trémouille, freddamente.

 

A sentire Robert Le Maçon, chi riconoscerebbe il Signore di Trèves e d'Angiò? Non si direbbe che è pronto a mettersi sotto il comando di Giovanna, la guardiana di montoni?

 

Raoul de Gaucourt, a La Trémouille.

 

Il parere del Signore di Trèves non è da disdegnare. Non capisco la vostra resistenza, né quella di Monsignor Cancelliere di Francia. Lasciate entrare la pastora, ci farà divertire, se non è capace d'altro.

 

Il Duca d'Alençon6

avanza vestito magnificamente e viene a salutare il Delfino.

 

Sire, ho appena appreso una notizia sbalorditiva. Pare che una pastora della Lorena si trovi da qualche giorno a Chinon. Si dice inviata dal Cielo per salvare Orléans e ristabilire il Regno di Francia. Sarei curioso di vederla. Da tutto quello che sento dire, sono portato a credere che essa ha veramente [3v°] ricevuto l'incarico di salvarci. Appena ho sentito parlare di questa ragazza, ho lasciato la caccia alle quaglie che mi occupava piacevolmente e sono venuto da vostra Altezza, allo scopo di ottenere un'udienza per Giovanna la Pulzella.

 

Carlo VII

 

Caro cugino, posso soddisfare la vostra curiosità. Giovanna attende da questa mattina nelle anticamere del palazzo il favore di essere ammessa alla mia presenza. Darò l'ordine di introdurla, ma mi dispiace di essere vestito così semplicemente: il mio abito regale avrebbe probabilmente intimidito di più la povera pastora.

 

Il Duca d'Alençon

 

Sire, permettete che io vi faccia osservare che c'è un mezzo facile per vedere se Giovanna è veramente ispirata dal Cielo. Scendete dal trono e salirò io al posto vostro: se la ragazza mi rende gli onori dovuti al Re e non vi riconosce in mezzo ai cortigiani, non ha evidentemente lo Spirito di Dio ed è solo degna di disprezzo.

 

La Trémouille

 

Duca d'Alençon, la vostra idea è eccellente e io prego sua Altezza di autorizzare l'ingresso [4r°] della pastora.

 

Il Delfino

 

Sì, lo voglio: fatela entrare subito.

 

La Trémouille, a mezza voce,

volgendosi verso Regnault.

 

Saremo presto sbarazzati di questa Pulzella che ci infastidisce; sono stanco di sentirne parlare.

Esce e rientra quasi subito, dopo aver dato i suoi ordini. Il Re scende dal trono e il Duca d'Alençon sale al suo posto.

 

La Trémouille, al Duca d'Alençon.

 

Ho dato ordine di lasciarla entrare sola e di non indicarle nessuna delle cerimonie in uso alla corte del Re. Si sentirà in imbarazzo davanti alla vostra supposta Altezza.

Giovanna d'Arco si presenta sola con la sua spada e il suo stendardo che lascia sventolare; avanzando con disinvoltura, fa tutti i saluti di rito davanti al Re che riconosce senza averlo mai visto.

 

Carlo VII

 

Io non sono affatto il Re, perché mi salutate così?

 

Duca d'Alençon

 

Sono io il Re, a me dovete rendere gli onori; ma anzitutto, qual è il vostro nome?

 

Giovanna, con sicurezza.

 

Duca d'Alençon, voi non siete affatto il Re ed è a lui che io ho ricevuto l'incarico di parlare. (Voltandosi verso Carlo VII) [4v°] Nel nome di Dio,7 Principe gentile, siete voi e non un altro che io vengo ad aiutare. Mi chiamo Giovanna la Pulzella. Vi assicuro da parte del Re dei Cieli che voi sarete consacrato e incoronato a Reims e sarete il luogotenente del Re del Cielo che è Re di Francia!

 

Carlo VII

 

Non posso prestar fede alle vostre parole: se Dio avesse voluto salvare il regno, non l'avrebbe lasciato così a lungo nella situazione estrema in cui si trova.

 

Giovanna

 

Gentile Delfino, perché non mi credete? Io vi dico che Dio ha pietà di voi, del vostro regno, del vostro popolo, perché San Luigi e Carlo Magno sono in ginocchio davanti a Lui e pregano per voi.

 

Carlo VII

 

Ma voi come sapete queste cose? Chi ve le ha dette?

 

Giovanna

 

Le mie voci.

 

La Trémouille

 

Non vorreste dire, qui, in presenza del Re, come vi parlano le vostre voci?

 

Giovanna, a Carlo VII.

 

Gentile Principe, se lo desiderate, sono pronta a parlare.

 

[5r°]                                                         Carlo VII

 

Sì, lo desidero. Diteci dettagliatamente come le voci sono venute a istruirvi quando eravate a Domremy.

 

Giovanna, con aria ispirata

(Poesia di Alexandre Soumet,8 1846).

 

Gentil Delfino, ancora a tredici anni,

nei pressi della Chiesa, avevo spesso inteso

sante voci giungermi tra i rami.

Dicevan queste voci - ricordo adorabile! -

che per conservare la pace inalterata

dovevo restar pura; e grandi luci

intanto al tempo stesso venivan da quel lato.

Con gran gioia attendevo quel momento:

piace veder che arriva ciò che Dio invia!

Da quelle voci a volte restavo intimidita,

ma quei consigli mi han sempre ben guidata.

Un giorno, ancor ne tremo d'estasi e spavento,

un giorno in cui pregavo per la Francia e il re,

di freschi rami ornavo la chiesa del paese

ed ecco - crederete? - le fronde vidi splendere

e, varcando il vecchio muro, avanzar nell'aria

il grande San Michele sotto un manto azzurro.

Brandiva la sua mano una fiammante spada,

l'ala sua bianca, grande e a frange d'oro,

[5v°]si piegava ad arco; sulla sua fronte santa

scendeva il raggio d'un'infinita gioia.

Il volo suo radioso, che chiaro m'appariva,

passando, nascere faceva nugoli di stelle.

Agli occhi miei incantati lui brillava

quasi zaffiro dal firmamento sceso.

I gigli che Salomone mirava splendidi Mt 6,29

della sua marezzata veste brillan meno;

e men leggera è l'aria dei suoi capelli soffici.

La sua voce pareva brezza di primavera

che mattutina spira sotto i rami in fiore

dei mandorli novelli, che trionfano in pianura.

Io, muta di gioia, a lungo contemplavo

l'Arcangelo venire per conto del Signore

e, fuggir vedendolo verso le volte eterne,

dissi piangente: «Me prendete sotto l'ali vostre!».

 

Carlo VII

 

È la sola visita che avete ricevuta dal Cielo? Io, in questo, non vedo affatto la vostra missione di salvare il regno.

 

Giovanna

 

In nome di Dio, Principe gentile, io vi assicuro che dopo questa prima visita ne ho ricevute altre tutti i giorni. Mi sono apparse Santa Caterina e Santa Margherita e mi hanno consolata, perché io piangevo molto spesso [6r°] quando San Michele mi ordinava di partire e di guidare l'esercito.

 

Il Duca d'Alençon

 

La vostra voce, dite voi, vi ha rivelato che Dio vuole liberare il popolo di Francia dalla sventura nella quale è caduto; stando così le cose, Dio che è onnipotente non ha bisogno dell'aiuto dei soldati.

 

Giovanna

 

In nome di Dio, i soldati combatteranno e Dio darà la vittoria.

 

Il Duca d'Alençon

 

Ma chi vi dà questa sicurezza dopo tutti i rifiuti che avete già provato?

 

Giovanna

 

Se qualche cosa mi tormenta, ad esempio se non si vuole credere a ciò che dico, mi ritiro in disparte e prego. Quando ho pregato, sento una voce che mi dice: «Figlia di Dio, va', va'!... Sarò il tuo aiuto. Va'!...»; e quando mi giunge questa voce, mi sento così consolata e gioiosa che è meraviglioso!

Giovanna rimane con lo sguardo fisso al Cielo, come perduta in estasi.9

 

Il Duca D'Alençon, al Delfino.

 

Questa ragazza mi commuove fin nel profondo dell'anima. Io credo veramente alla sua missione! Che tono ispirato quando parla delle sue voci! Non si direbbe [6v°] che le sta ancora sentendo? E che profondità nel suo sguardo!... Lo sostengo appena!

 

Carlo VII

 

Io non sono tanto facile da convincere, dubito10 ancora... D'altronde c'è una cosa che nessuno conosce... E io tremo... (Dopo una pausa): No, questo dubbio non sparirà mai dal mio animo!

 

Giovanna, che la voce del Re ha fatto rientrare in sé.

 

Gentile Delfino, se io fossi sola con voi, vi direi il segreto che nessuno conosce e vi farei svanire tutti i dubbi.

 

Carlo VII, molto commosso.

 

Come, voi sapreste?... Ma no, è impossibile!... Tuttavia voglio che i miei cortigiani si allontanino un istante.

Egli fa un cenno con la mano: i cortigiani si ritirano in fondo all'appartamento, osservando da lontano la scena toccante che si svolge sotto i loro occhi.

 

Il Duca d'Alençon, ritirandosi, dice agli altri signori:

 

Che spettacolo! Un monarca che trema, minacciato di perdere la corona, e una pastora che viene ad offrirgli con tutta sicurezza di rinsaldargli la corona sul capo e di ridargli il potere!

 

Giovanna si avvicina al principe

e gli dice a mezza voce:

 

[7r°] In nome di Dio, Principe gentile, conosco la preghiera11 che voi avete fatta questa mattina dopo la comunione, nella vostra cappella privata, avendo solo Dio per testimone.

«Signore - dicevate - se io sono il vero erede del nobile casato di Francia e se questo regno deve legittimamente appartenermi, vogliate conservarmelo, io vi scongiuro, e vogliate difenderlo contro gli attacchi degli Inglesi. Nel caso contrario, io vi domando, come grande grazia, di sfuggire alla morte o alla prigionia e di potermi ritirare in Scozia o in Spagna, dove spero di trovare rifugio». Il Re sembra molto commosso; si asciuga le lacrime. Giovanna, con voce più forte:

Ed io vi dico da parte di Dio che voi siete il vero erede del Regno di Francia e figlio di Re. Sono inviata per condurvi a Reims affinché vi riceviate la consacrazione e la corona.

 

Il Re,

stringendo la mano di Giovanna nelle sue mani

 e parlando a mezza voce:

 

O Giovanna, voi siete realmente l'inviata del Cielo! D'ora in poi non avete che da parlare; io farò eseguire i vostri ordini. (Alzando la voce, dice ai suoi cortigiani): Potete avvicinarvi! (I cortigiani si avvicinano in silenzio e riprendono i loro posti).

 

Il Re

Io adesso nutro grande fiducia in questa ragazza, perché mi ha detto delle cose segrete che [7v°] Dio solo ha potuto rivelarle.

 

La Trémouille, contenendo il suo malcontento.

Sire, che cosa bisogna fare per ricompensarla? Desiderate che sia coperta di onori?...

 

Carlo VII

 

Io desidero che sia obbedita!... Giovanna, parlate: che cosa volete?

 

Giovanna

 

Gentile Delfino, io desidero...

 

Regnault de Chartres, interrompendola.

 

Perché, dunque, voi chiamate il Re «Delfino» e non «Re»?

 

Giovanna

 

Non lo chiamerò Re finché non sarà consacrato e coronato a Reims, dove ho il compito di condurlo. Bisogna innanzitutto che l'esercito si tenga pronto affinché io lo guidi al più presto verso Orléans, perché gli Inglesi devono essere da me cacciati fuori da tutta la Francia.

 

Il Duca d'Alençon

 

Giovanna, desiderate delle armi, dei cavalli? Io mi offro a fornirvi tutto quello che vi sarà necessario.

 

Giovanna

 

Duca gentile, io vi sono molto grata; accetto un cavallo bianco, ma per le armi, la spada12 di Santa Caterina mi basta. D'altronde io non conto di servirmene: è col mio stendardo che debbo riportare la vittoria.

 

Regnault de Chartres, ironico.

 

[8r°] Perché dunque non combattete da sola? Visto che siete sicura della vittoria, è inutile mobilitare tutto un esercito e la gloria che ve ne verrà sarà ben più grande!...

 

Giovanna

 

Io non cerco il mio onore, ma quello di Dio; d'altronde, mi si dia soltanto un pugno di soldati e riuscirò altrettanto bene che con un esercito numeroso; ma non bisogna iniziare l'attacco senza di me!

 

Carlo VII

 

Giovanna, io voglio che tutto l'esercito vi obbedisca e vi prometto che l'attacco non inizierà se non dietro vostro ordine. Adesso ritiriamoci e prendete le vostre disposizioni; voglio che scegliate le persone che formeranno il vostro seguito. Io vi do i diritti e il tenore di vita di un conte con tutto l'equipaggio di un generale d'armata.

 

Giovanna, inchinandosi davanti al Re.

 

Gentile Delfino, Dio stesso vi ricompenserà: presto vedrete il vostro regno glorioso e il vostro territorio liberato dalla tirannia dello straniero.

 

Tutti escono.

 

 

[Scena 2]

 

Giovanna13 e Jean d'Aulon, suo scudiero.

 

Jean d'Aulon

[8v°] Giovanna, la vittoria mi sembra assicurata; in pochi giorni avete saputo trasformare l'esercito. Nessuno, compreso il vecchio La Hire, ha rifiutato di confessarsi e di comunicarsi prima della battaglia.

 

Giovanna

 

Jean d'Aulon, non sono stata io a compiere queste meraviglie. Dio solo ha potuto cambiare così i cuori di questi bravi guerrieri e il mio venerabile cappellano, fratel Jean Pasquerel, ha ben contribuito a convertirli. Ora io non temo nulla, non ho che dei prodi a cui comandare, poiché Dio stesso abita in loro.

 

Jean d'Aulon

 

Tuttavia dovete avere molta pazienza perché, se tutti i grandi della corte vi temono e vi rispettano, ce n'è un gran numero animato da segreta gelosia; ne avete già avute spiacevoli dimostrazioni. A loro sembra così difficile obbedire ad una ragazza!

 

Giovanna

 

È vero, il conte Dunois mi ha ingannata passando con l'esercito per la Sologne e non andando direttamente, come io avevo ordinato, verso il luogo dove si trovano gli Inglesi... Ma io non ho paura: il consiglio del mio Dio è più sicuro di quello dei grandi della terra. Egli ha un libro in cui non legge nemmeno il chierico più competente [9r°] che si possa trovare nel clero; e la volontà del Re del Cielo si compirà, nonostante la gelosia degli uomini...14 Tutti saranno costretti a riconoscere che la vittoria appartiene al Dio degli eserciti. 1Re 19,10

 

Jean d'Aulon

 

Nobile guerriera, non andate a riposarvi questa notte, visto che l'attacco deve cominciare solo domani?

 

Giovanna

 

Sì, ma ci si deve riposare senza lasciare l'armatura, perché temo una sorpresa del nemico. Soprattutto non mancate d'avvertirmi al primo segnale d'allarme.

 

Jean d'Aulon

 

Potete contare su di me, ma sono convinto che niente verrà a turbare il nostro sonno.

 

Egli si allontana, giovanna si mette in ginocchio

e fa la seguente preghiera.

 

Signore, Dio degli eserciti,1Re 19,10.14 degnatevi benedire il riposo della vostra serva. Non permettete che gli Inglesi attacchino di sorpresa la città di Orléans durante il mio sonno. Sal 67,29 Continuate, Signore, le meraviglie che avete cominciate a favore del vostro popolo e, come un tempo avete distrutto i Filistei per mezzo del vostro servo, 1Sam 17,40-54 il pastorello Davide, che uccise il gigante Golia, così oggi fate risplendere la vostra potenza nella persona della vostra serva Giovanna, la timida pastora, [9v°] che nel vostro nome caccerà gli Inglesi dal regno di Francia e farà crollare la potenza di Satana, altro Golia che vorrebbe annientare la fede della figlia primogenita della Chiesa.

 

Giovanna depone la sua spada; poi, sedendosi a terra senza lasciare la sua armatura, si riposa appoggiando semplicemente le braccia e la testa sopra un sedile. Dopo qualche istante di silenzio, sente le sue voci e subito si alza.

 

Le Voci

(Aria: «Viens avec moi pour aimer le printemps»).

 

Figlia di Dio, Giovanna, svegliati!

Prendi spada, lancia e stendardo.

Laggiù si versa il sangue della Francia.

L'inglese ha già aperto il fuoco!

 

Giovanna, con forza.

 

Jean d'Aulon! Jean d'Aulon!...

 

Lo Scudiero arriva subito, stropicciandosi gli occhi.

 

Giovanna, con vivacità.

 

Ah, le mie voci mi avvertono che il sangue francese scorre e tu non mi hai detto nulla! Presto!... Le mie armi, il mio cavallo!... (Prende la spada).

 

Jean d'Aulon

 

Vado a prendere il vostro cavallo. (Si sente il galoppo di un cavallo).

 

Giovanna

 

No, è inutile, ci vorrebbe troppo tempo... Sento il rumore [10r°] di un cavaliere: lo farò scendere e monterò al suo posto. (Esce).

 

Jean d'Aulon, vuole fermarla dicendole:

 

Giovanna, state dimenticando il vostro stendardo!...

 

Giovanna, che è già partita, gli grida:

 

Passamelo dalla finestra!...

Jean d'Aulon esce.

 

[Scena 3]

 

In questa terza scena non si vede nulla.

Dopo qualche istante si sentono rumori di armi, spari e la voce di Giovanna che esclama:

 

Giovanna

 

Duca d'Alençon, quando il lembo del mio stendardo toccherà il bastione, ditemelo! All'assalto!... Amici, amici, Nostro Signore ha condannato gli Inglesi: ora sono nostri!...

 

Il Duca d'Alençon

 

Giovanna, lo stendardo tocca!

 

Giovanna

 

Gesù, Maria! Avanti! Tutto è vostro! Entrate dentro!... (Si sentono le grida degli Inglesi. Giovanna le copre con la sua voce gridando:) Vittoria! Vittoria!...

 

I Francesi ripetono:

 

Vittoria, vittoria! Viva Giovanna d'Arco!... Viva la liberatrice di Orléans!

 

Giovanna riprende:

 

Viva Cristo! Viva Carlo VII!

 

I Francesi gridano confondendo le loro voci:

 

Viva Cristo!... Viva la Pulzella Giovanna!... Viva il Re e il Regno dei Franchi!...

 

[10v°]                                                           [Scena 4]

 

Il Re, a Reims dopo la Consacrazione.

 

Il Re avanza, vestito magnificamente, con la corona reale sulla testa. Giovanna è alla sua destra: porta il suo stendardo che lascia sventolare e indossa l'armatura. Seguono i Signori della corte. Il Re sale sul trono. Giovanna si pone accanto a lui.15

 

Il Re

 

Giovanna, siete stata il degno strumento di cui Dio si è compiaciuto servirsi per salvare il Regno di Francia. Voglio riconoscere i vostri servizi. Parlate: che cosa desiderate? Sono pronto ad esaudire tutti i vostri desideri!

 

Giovanna, gettandosi ai piedi del Re.

 

Re gentile, ora s'è compiuto il desiderio di Dio che voleva che io togliessi l'assedio da Orléans e che conducessi voi nella città di Reims per esservi consacrato e incoronato così da mostrare che voi siete il vero Re, colui al quale deve appartenere il regno. Quindi, adesso che la mia missione è compiuta, io vi supplico con molta insistenza di lasciarmi ritornare a Domremy, presso i miei genitori.

 

Il Re, molto commosso.

 

Mai consentirò di vedervi lontana dalla mia presenza: il regno ormai non saprebbe fare a meno [11ro] della sua liberatrice. Bisogna completare l'espulsione degli Inglesi e voi sola siete capace di intimidirli.

 

Il Duca d'Alençon

 

Sì, Giovanna, noi possiamo veramente ripetervi parole simili a quelle che un tempo furono rivolte a Giuditta: Gdt 15,9-10 «Voi siete la gloria di Orléans, la gioia dei Francesi, l'onore del vostro popolo. Avete agito con coraggio virile e il vostro cuore si è rafforzato. Poiché avete amato la castità, la mano del Signore vi ha fortificata e sarete benedetta in eterno!».

 

La Trémouille, volendo cambiar discorso.

 

Giovanna, chi è quel vecchio, vestito come un semplice contadino, che questa mattina nella cattedrale di Reims ha costretto noi e tutti i signori della corte a lasciarlo passare per arrivare fino a voi? Mi sembra di averlo visto che vi stringeva al cuore.

 

Giovanna, con voce commossa.

 

Oh, quel vecchio è mio Padre!16 Mio Padre che non ha esitato, malgrado la sua età, a venire a contemplare il trionfo di sua figlia. Egli non ha potuto parlarmi,17 ma mi ha benedetta e io ho capito dal suo sguardo che veniva ad invitarmi a ritornare con lui al tranquillo casolare che mi ha vista nascere; ho capito che la mia missione è finita, che ora devo accontentarmi di pregare per il mio Re pascolando gli agnelli, dopo aver combattuto per lui [11v°] comandando l'esercito.

 

Il Re

 

No, Giovanna, non è affatto questa la volontà di Dio! Io voglio obbedire agli ordini del Signore, ma sento che la vostra missione non è ancora compiuta. Non volete offrire a Dio fino all'ultimo giorno della vostra vita? Ebbene, da parte di Dio, io, segnato in fronte questa mattina dal Sacro Crisma, vi dico che dovete restare a corte e non dovete pensare più di ritornare al vostro villaggio. Vi prometto che i vostri buoni genitori saranno coperti di onori: io darò loro dei titoli nobiliari, non mancheranno di nulla e si compiaceranno di voi che avete meritati loro tutti questi beni. Tb 13,17

 

Giovanna, asciugandosi gli occhi.

 

Re gentile, la vostra serva deve inchinarsi ed obbedire... Io vi ringrazio di tutte le dignità che vostra Altezza vuole donare ai miei genitori; ma oso dirvi che tutte le grandezze della terra non riuscirebbero a consolarli della separazione dalla loro figlia; tuttavia posso assicurarvi che saranno sempre sudditi devoti e sottomessi agli ordini del loro Re.

 

Il Re, voltandosi verso La Trémouille.

 

Mi si portino le pergamene e il blasone che ho fatto preparare.

La Trémouille fa un cenno a Jean d'Aulon che esce e ritorna portando gli oggetti designati e in più l'occorrente per scrivere. Egli s'inchina profondamente presentandoli al Re.

 

[12r°]                                       Il Re, prendendo le pergamene.

 

Nobile Pulzella, questi titoli serviranno a voi e ai vostri genitori. Per speciale privilegio, io voglio che si tramandino ai vostri discendenti sia in linea femminile che maschile.

Il Re vi appone la propria firma e passa poi la penna a La Trémouille che firma anche lui.

In più, io stesso ho fatto preparare questo blasone che ricorderà alle generazioni future quello che il regno vi deve. Poiché la vostra spada ha salvato la corona, ho voluto unirla al blasone stesso di Francia e farvene omaggio. D'ora in poi desidero che lo portiate in battaglia.

 

Giovanna, ricevendo i doni del Re.

 

Re Gentile, la mia riconoscenza per voi non finirà mai; vi obbedirò custodendo gelosamente questo blasone. Però permettetemi di non abbandonare mai il mio stendardo e di portarlo sempre in battaglia, perché è questo solo che mi fa ottenere la vittoria per i preziosi nomi che vi ho fatto scrivere.

Il Re

 

Farete come vi piace e io voglio che siate sempre obbedita... Adesso mi ritiro nei miei appartamenti; domani darete i vostri ordini.

 

[Scena 5]

 

Il Re scende dal suo trono; tutti i cortigiani lo seguono, come Giovanna; ma lei ritorna quasi subito e, mettendosi in ginocchio, canta la preghiera seguente sull'aria di «Mignon sur la rive étrangère».

 

[12v°]                                       A Voi ogni onore e gloria,

Dio, Signore Onnipotente!

Avete regalata la vittoria

a me, debole bimba timida!

E Voi, Madre mia Divina,

Maria, mio radioso astro,

siete stata mia luce e difesa

da lassù nei Cieli.

Del candore vostro luminoso,

o dolce stella fulgida,

lo splendor vedrò io mai?

E quando sotto il vostro velo

a riposare sarò sul vostro Cuore? (bis)

 

L'anima mia esiliata in terra

al gaudio eterno pur anela.

Nulla saprebbe soddisfarla

se non vedere Iddio in Cielo.

Ma prima di vederlo senza veli,

battermi io voglio per Gesù

e anime guadagnargli senza numero.

Amarlo voglio sempre più!

La vita come un giorno passerà:

presto, senza veli e senza nubi,

io vedrò Gesù, mio amore,

lassù sulla celeste riva;

ed Egli m'abbraccerà per sempre! (bis)

 

Dopo un prolungato momento di silenzio,

Le Voci si fanno sentire.

Aria: «Fil de la Vierge».

 

Son per te passati i giorni della vittoria

e dell'onore.

I nemici ti vogliono offuscar la gloria

con gran furore.

Presto sarai presa e condotta prigioniera:

un oscuro carcere

diverrà tua dimora: sarai senza luce,

ma ogni sera

[13ro]                                       verremo a te, dolce martire Giovanna,

noi che t'amiamo:

canteremo al suono della nostra lira

per rallegrarti.

Non temere, povera fanciulla, ti consoleremo

nella tua sventura!

Te lo promettiamo: verrai liberata18

dal tuo Signore!

 

Giovanna ascolta in ginocchio le voci. Un sentimento di terrore passa sul suo viso sentendo parlare della sua prigionia. Poi si copre il volto con le mani. Così la trova il Duca d'Alençon entrando poco dopo. Giovanna non sembra nemmeno accorgersi della sua presenza.

 

[Scena 6]

 

Il Duca d'Alençon, parlando da solo.

 

Che succede? Le sue voci le avranno annunciato qualche disfatta? Ma non è affatto così che ella suole ricevere le visite del Cielo. (Le si avvicina e, toccandola, le dice): Giovanna, che cosa avete? Sembrate non accorgervi della mia presenza!

 

Giovanna, alzandosi.

 

Non ho nulla!.... Erano le mie voci che mi parlavano...

 

Il Duca

 

Vi hanno annunciato qualcosa di spiacevole? Sembravate così abbattuta quando sono entrato!

 

Giovanna

 

No, Duca gentile, la notizia non è affatto spiacevole, perché è ciò che piace a Dio. Ma il tempo della mia gloria è passato e ben presto sarò presa dagli Inglesi.

 

Il Duca, con voce vibrante.

 

[13v°] Che dite, Giovanna? È impossibile! Il vostro consiglio non vi ha forse assicurata della liberazione completa del regno, che per mezzo vostro deve essere salvato dalla tirannia inglese?... Vi siete dunque ingannata?...19

 

Giovanna

 

No, le mie voci non mi hanno ingannata e la mia missione è divina; ma bisogna che io soffra per un periodo, dopo il quale sarò liberata con grande gloria e onore. Le mie voci l'hanno promesso ed esse hanno sempre mantenuto la parola.

 

Il Duca

 

Continuerete a combattere? Non sarebbe forse meglio nascondervi per un po' di tempo?

 

Giovanna

 

No, bisogna che il disegno del mio Dio si compia. Io guiderò le truppe su Parigi, perché è molto importante che questa città appartenga al Re.

 

Il Duca

 

È a Parigi che dovete essere presa?

 

Giovanna

 

Non lo so. Se sapessi in quale città verrei fatta prigioniera, non ci andrei; ma l'ignoro.

 

Il Duca

 

Se Parigi si rifiuta di arrendersi, dove condurrete l'esercito?

 

Giovanna

 

[14r°] Io spero che si arrenda. Ma se questa città rifiuta di arrendersi, guiderò l'esercito verso le mura di Compiègne. Conto su di voi, duca d'Alençon: mi siete sempre stato fedele e spero che mi accompagnerete anche nelle nuove battaglie che sto per intraprendere. (Dopo una pausa): A voi lo confido; temo una sola cosa, il tradimento!

 

Il Duca

 

Oh, Giovanna! Chi sarebbe così nemico della Patria da tradire voi, l'innocenza e l'ardimento in persona? Contate sul mio attaccamento: io vi terrò fedele compagnia a rischio dei miei giorni, se occorre.

 

Giovanna

 

La Trémouille sa quanto mi siete affezionato; per cui non sarei stupita di vederlo tentare in tutti i modi di separarci. Alla fine, non capiterà nulla che Dio non abbia previsto da tutta l'eternità. Questo pensiero mi dà un gran coraggio quando penso all'avvenire.

 

Il Duca

 

È tardi, sarete stanca: andate a riposarvi. Domani, come vi ha detto il Re, darete i vostri ordini.

Escono.

 

 

[14v°]                                                  Seconda parte

 

LA PRIGIONIA ‑ IL MARTIRIO

 

[Scena 1]

 

La scena rappresenta la prigione. Giovanna, carica di catene, è sola, seduta su di una pietra. Si vede a terra un po' di paglia, una brocca e un tozzo di pane nero.20

 

Giovanna canta sull'aria

«Pourquoi m'avoir livré l'autre jour, ô ma Mère».

 

Eccomi prigioniera, come le mie voci han detto.

Solo da Voi, mio Dio, attendo aiuto.

Solo per amor vostro lasciai il canuto Padre,

la mia campagna in fiore e il cielo sempre azzurro.

Per il solo amor vostro lasciai la valle mia,

ai soldati mostrando lo stendardo della Croce.

Signor, nel vostro nome un esercito ho guidato. (bis)

La mia voce han sentita i più grandi generali.

Ma ecco un buio carcere ho in compenso

qual prezzo di fatiche, sangue e lacrime.

I cari luoghi dell'infanzia mia più non vedrò,

né la ridente prateria fiorita;

né la montagna lontana rivedrò

con le nevose cime che in cielo salgono.

E della tremula campana più non udrò

ondeggiar dolce nell'aria il sognante suono. (bis)

 

Nella prigione tetra cerco la stella invano

che brilla a sera nel firmamento bello;

cerco il fogliame che m'era protezione

quando m'assopivo custodendo il gregge.

Quando, qui, fra il pianto m'addormento,

sogno i profumi21 e la mattinal rugiada.

Sogno la vallata e l'incantato bosco,

ma subito mi sveglia delle catene il suono. (bis)

 

[Scena 2]

 

Appare Santa Margherita. Giovanna vedendola esclama:

 

[15r°] O Santa Margherita, quanto avete tardato!... Mi aveva detto Santa Caterina che la mia prigionia non sarebbe durata che tre mesi e questi tre mesi sono già trascorsi. Finalmente venite a liberarmi! Spezzate le mie catene e permettetemi di ritornare nel mio caro villaggio di Domremy.

 

Santa Margherita, canta sull'aria di

«Masque de fer».

 

Le tue catene non posso, Giovanna, ancor spezzare,

né le tue valli ridarti, né i campi di fior smaltati;

ma scendo dal Cielo a lenir le pene tue

e vengo ad asciugarti gli occhi in pianto.

 

Si avvicina a Giovanna, l'accarezza e col velo trapuntato di stelle d'oro le asciuga gli occhi.

 

Giovanna

 

Voi quindi non venite a liberarmi? Dovrò morire senza aver visto il trionfo completo della Francia? Però mi avevate promesso che il regno di San Luigi avrebbe conservata la Fede; mi avevate assicurata che sarei stata liberata mentre, vedete, sono in catene... Non posso far più niente per la salvezza della mia Patria!

 

Santa Margherita, sulla medesima aria.

 

Sì, te l'ho promesso: sicura è la vittoria:

il Regno dei Franchi serberà la Fede!

Giovanna, in prigione, gravata delle tue catene

tu soffri per Iddio e salvi il tuo Re. (bis)

 

Giovanna

 

Come sono misteriose le vostre parole! Non riesco a penetrarne il senso. Santa Caterina me ne rivolse di simili dopo il mio errore, quando, essendomi gettata dall'alto delle torri [15v°] a Beaurevoir,22 io volevo andare in soccorso dei buoni abitanti di Compiègne. Il Vescovo di Beauvais nei suoi interrogatori mi ha molto rimproverato tale disobbedienza alle mie voci, ma me ne sono confessata e Santa Caterina mi ha detto che Dio mi aveva perdonata. Mi aveva anche promesso di ritornare, ma da quando son qui non l'ho più rivista; non ricordo tuttavia di averle disobbedito... Oh, vi prego: chiedetele di venirmi a liberare!

 

Santa Margherita

(Aria: «Dieu de paix et d'amour»).

 

Verrà la Martire, lieta di tua vittoria:

la palma porrà nelle tue mani;

la luminosa via d'eterna gloria

ti mostrerà. (bis)

 

[Scena 3]

Santa Margherita scompare.

 

Jean Massieu entra: tiene in mano dei rotoli di pergamena. Al vederli, Giovanna si alza e dice quasi a bassa voce.

Ah, ecco Jean Massieu.23

 

[Jean Massieu]

 

Giovanna, che facevate quando sono entrato?

 

Giovanna

Ascoltavo la voce di Santa Margherita.

 

Jean Massieu

 

Come vi chiamano le vostre voci? «Figlia di Dio, Figlia dal cuore grande, Figlia della Chiesa», vero?...24

 

Giovanna

 

Sì, tutti i giorni, quando mi parlano, mi chiamano Figlia di Dio, Figlia della Chiesa.

 

Jean Massieu

 

Siete Figlia della Chiesa: perché allora rifiutate di dire il Pater Noster? [16r°]

 

Giovanna

 

Io lo dirò volentieri. Se l'altro giorno mi sono rifiutata di dirlo, è stato perché Monsignor di Beauvais mi confessasse.

 

Jean Massieu

 

E perché, dopo la consacrazione del Re, ci tenevate tanto a essere madrina e perché vi lasciavate baciare le vesti e le mani da tutto il popolo?... Voi avete anche fatto intendere che per merito vostro era ritornato in vita un bambino morto.

 

Giovanna

 

Mi lasciavo baciare vesti e mani il meno possibile, ma è vero che mi piaceva molto far da madrina e chiamare i bambini «Carlo» e le bambine «Giovanna». Quanto alla resurrezione del bambino, io non sapevo che fosse attribuito a me il suo ritorno alla vita e sono convinta che è stato Dio a fare questo miracolo.

 

Jean Massieu

 

[16bisr°] Non riconoscete che Dio abbia fatto spesso dei prodigi in vostro favore?... Eppure Jean d'Aulon, il vostro scudiero, ha riferito che a Saint-Pierre-Le-Moutier voi avevate detto di avere in vostra compagnia cinquantamila dei vostri, mentre ne avevate solamente quattro o cinque... La vittoria da voi riportata quel giorno mi sembra prodigiosa.

 

Giovanna

 

È vero che Dio mi ha scelta molto spesso per essere strumento delle sue meraviglie, ma era per salvare la Francia che Egli operava questi prodigi... Per me, Egli ha voluto che soffrissi molto. Quante lacrime ho versato vedendo i contrasti che riscontravo tra i grandi della corte! Bisognava pure che il mio sangue si mescolasse alle mie lacrime!... All'assalto delle Tournelles, colpita da una freccia, sono caduta e, se non fossi stata soccorsa dalle mie Sante, sarei stata fatta prigioniera fin da quel momento, perché gli Inglesi già mi circondavano da ogni lato. Ma l'ora segnata da Dio non era ancora giunta. Io allora non conoscevo tutte le prove che mi attendevano. Nelle mie lettere agli Inglesi parlavo loro sempre di pace e sognavo una crociata in cui volessero allearsi con noi. Come risposta non ho ricevuto che minacce e ingiurie; così li ho trattati come meritavano. Ora sono in loro potere, ma spero nella liberazione [16bisv°] che le mie voci mi hanno promesso. Ho la testimonianza della mia coscienza pura e sono una buona cristiana sottomessa alla Chiesa,25 malgrado tutto ciò che dicono i miei nemici.

 

Jean Massieu

 

Il Vescovo di Beauvais è il rappresentante della Chiesa; voi gli avevate promesso di non portare più abiti maschili:26 perché li avete ripresi?

 

Giovanna

 

Io intendevo mantenere la promessa, ma ieri il carceriere, malgrado le mie insistenze e le mie lacrime, ha decisamente rifiutato di ridarmi gli abiti femminili che mi aveva tolto. Mi sono vista costretta a rivestire il mio abito da soldato. Non credo di aver violato il mio giuramento; d'altronde il Vescovo di Beauvais non è stato fedele al suo: non mi aveva promesso che ormai sarei stata sorvegliata da gente di Chiesa e non più dagli Inglesi? Solo questa promessa mi aveva fatto dire che non avrei più portato abiti maschili, perché io sono fermamente convinta che nella prigione in cui mi trovo non ne devo portare altri: me l'hanno detto le mie voci. E tutte le persone che credono alla mia missione approvano la mia condotta al riguardo.

 

[16r° seguito]                                        Jean Massieu

 

Chi crede che voi venite da parte di Dio si inganna?

 

Giovanna

 

No, non si inganna; e io ho offeso Dio27 dicendo davanti a tutto il popolo che le mie voci non vengono affatto dal Cielo. Il falso predicatore che mi esortava in nome della Chiesa è più colpevole di me, tuttavia sono pronta a riparare la mia colpa e confessare pubblicamente [16vo] che la mia missione è da Dio. Quand'anche ci fosse il rogo e provassi le fiamme, non direi mai il contrario.

 

Jean Massieu, con voce emozionata.

 

Ahimé! Forse presto dubiterete della verità della vostra missione. Se sapeste la notizia che vi porto!...

 

Giovanna

 

L'esercito del Re ha forse subíta qualche disfatta?... Anche se così fosse, non dubiterei, perché io sono sicura che prima che siano trascorsi sette anni gli Inglesi saranno cacciati dalla Francia.

 

Jean Massieu

 

Non si tratta dell'esercito francese, ma di voi! O Giovanna, come mi costa darvi questa terribile notizia, io che vi sono sempre stato così devoto!... Tuttavia bisogna che lo faccia, a rischio della mia vita; e d'altronde, se io vi nascondessi la verità, ve la direbbe un altro.

 

(Dopo una pausa, Jean Massieu, che sembra sempre più commosso, svolgendo il rotolo di pergamena dice):

Giovanna, la sentenza su voi è pronunciata: siete condannata ad essere bruciata pubblicamente oggi stesso.28

 

Giovanna

 

Essere bruciata!!!...O mio Dio, è possibile?... Io preferirei di più essere decapitata sette volte!... Ma che delitto ho mai commesso?

 

[17r°]                                        Jean Massieu, leggendo sulla pergamena.

 

Siete accusata di essere Eretica, Recidiva, Apostata, Idolatra, Strega.

 

Giovanna

 

Ahimé! Se fossi stata condotta a Roma,29 come ho chiesto tante volte, il Santo Padre avrebbe ben riconosciuto la mia innocenza!... Oh, mi affido a Dio, il Grande Giudice dell'Universo, per la morte ingiusta che i miei nemici stanno per infliggermi!... (Nasconde il viso tra le mani per piangere)

 

Jean Massieu

 

Non avete più coraggio, Giovanna? Non credete che sarete salvata?...

 

Giovanna, rialzando il capo con nobile fierezza.

 

Io credo fermamente, come mi hanno detto le mie voci, che sarò salvata; lo credo così fermamente come se già lo fossi.

 

Jean Massieu

 

Vi lascio sola perché siate più libera di prepararvi a comparire davanti a Dio... (Si alza; al momento di varcare la soglia si volta e dice con voce commossa): Giovanna, quando sarete in Cielo, pregate per me!

 

[Scena 4]

 

Giovanna, sola.

Ma è vero che sarò arsa viva? Oh, no! Spero ancora nella liberazione... Le mie voci me l'hanno promessa! San Michele, in voi ripongo [17v°] tutta la mia fiducia. Oh, venite a spezzare le mie catene!

 

[Scena 5]

 

L'Arcangelo Gabriele30 appare

e canta sull'aria: «Adieux du martyr».

 

Non sono l'Arcangelo glorioso

che già venne ad armarti per combattere;

ma la celeste falange ho lasciato

per poterti consolar quaggiù!

Io son Gabriele sceso sulla terra

a raccoglier del Salvatore il pianto.

Assistei alla sua tristezza amara Mt 26,38

dal Cielo venni a consolargli il cuore. (bis)

 

La sera dell'agonia io sostenni Lc 22,43-44

nel giardino il Signore onnipotente.

Io vidi lacrime su quel Volto santo!

Vidi il suo sangue scorrere adorabile!

Ma dei peccatori il ricordo allontanai,

mostrando gli eletti al Dio Salvatore.

Giovanna, dall'età lontane sorridesti

a Gesù e col nome tuo lo consolasti. (bis)

 

Giovanna

 

O bell'Angelo, com'è dolce la vostra voce! Sento rinascermi in cuore la speranza, quando mi parlate delle sofferenze di Gesù... Ahimé,... io mi sono quasi ribellata pensando al tradimento di cui sono vittima, perché non ignoro che sono venduta agli Inglesi. E ora i Francesi mi abbandonano tutti... Il mio stesso Re sembra non darsi pena per la mia morte!...

 

L'Arcangelo Gabriele riprende a cantare

sino alla fine sull'aria «Adieux du martyr».

 

[18r°]                                       Gesù vedeva che il suo stesso apostolo

lo consegnava a tutti i suoi nemici; Mt 26,47,50.56

si trovava, in quel momento estremo,

abbandonato dai più cari amici.

E tu, come il tuo Dio, non hai a difesa

neanche uno dei tuoi, neanche il tuo Re.

Ma il Cielo scende pietoso verso il tuo cuore:

Gesù è qui, Giovanna, accanto a te.

 

Giovanna

 

Gesù è accanto a me? Perché allora ha permesso che i preti mi condannassero?... Sì, se fossi stata giudicata dagli Inglesi, io non soffrirei così per la mia condanna. Ma è un Vescovo della mia Patria che mi dichiara degna di morte!

 

L'Arcangelo

 

Il Verbo di Dio, il Creatore del mondo, Gv 1,1

dal suo popolo eletto fu condannato. Mt 26,57-68

Solo disprezzo e Croce a lui donò

quest'universo che il suo amore inonda!...

Nel santo luogo, Caifa, sacerdote sommo,

decise del Redentor la morte.

E al nostro Divin Maestro allora

fu dato il più amaro, il più gran dolore! (bis)

 

Giovanna

 

Come mi consola che la mia agonia assomigli a quella del mio Salvatore!... Però non sento la sua presenza divina e la morte mi fa ancora paura!

 

L'Arcangelo

 

Dall'eterno si vide abbandonato Mt 27,46

il Redentore morente sul Calvario.

Esclamò nel suo dolore amaro:

«Mio Dio, perché m'avete abbandonato?».

[18v°]                                       Di Gesù la presenza tu non vedi:

è nascosto il suo fascino seducente.

Giovanna, rifiuta il tuo cuor la sofferenza:

tu hai vent'anni e già la morte vedi!

 

Figlia di Dio, per tutta la tua vita

a Gesù tuo sposo somigliasti sempre.

Ma la tua agonia egli vede adesso

e i tuoi sospiri da Lui son tutti uditi.

Vergine magnanima, ti vede nell'angoscia,

ti sostiene Gesù col braccio onnipotente.

Per te a questa vita di passaggio

un eterno Presente presto subentrerà! (bis)

 

[Scena 6]

 

L'Arcangelo sparisce; Giovanna, rimasta sola, sta con la testa fra le mani. Il suo atteggiamento traduce un profondo dolore misto a rassegnazione. Qualche istante dopo entra Jean Massieu.

 

Jean Massieu

 

Povera Giovanna! Tutto è pronto! Fra una mezz'ora uscirete di qui per andare alla morte o, piuttosto, alla fine dei vostri mali... Ma avete forse un ultimo desiderio?... Parlate senza timore: vi prometto di fare l'impossibile per soddisfarvi.

 

Giovanna

 

Oh, sì, ho un desiderio e, se voi poteste ottenermi la grazia che spero, ve ne sarei eternamente grata. Vorrei, prima di morire, ricevere per un'ultima volta la Santa Comunione... Soltanto Gesù nascosto sotto i veli della bianca Ostia mi potrà dare la forza di andare incontro alla morte... Quando sentirò il Suo Divin Cuore battere accanto al mio, credo che le fiamme del Suo Amore mi faranno sopportare con coraggio la vampa del rogo!...

 

[19r°]                                                     Jean Massieu

 

Quantunque io tema un rifiuto, vado immediatamente a chiedere questa grazia a Monsignor di Beauvais. Avendovi dichiarata scomunicata, io credo che non potrà permettervi la Comunione. Tuttavia, pregate: il buon Dio può fare questo miracolo in vostro favore!

 

Giovanna

 

Oh, grazie! Il Signore vi ricompenserà per la consolazione che mi date!

 

[Scena 7]

 

Jean Massieu esce; appena se n'è andato, Giovanna si mette in ginocchio.

 

Giovanna

 

O mio Dio! Capisco ora la liberazione che mi annunciavano le mie voci. Non era affatto quella che sognavo, ma era la morte! La morte a vent'anni!... Oh, la gloria umana è veramente poca cosa! È passata per me come il fumo che svanisce in un momento!... Sotto lusinghieri allori, i miei nemici hanno scavato la mia tomba. Sto per morire!... Tra un'ora, di me non resterà che un cumulo di cenere... Ma no, mi sbaglio, mio Dio! La mia anima sta per prendere il volo verso di Voi: vivrò per non morire mai più... Un giorno il mio corpo uscirà dalla polvere, verrà ad unirsi alla mia anima, Gb 19,25-26 vedrà e possederà voi stesso, Signore!... Sal 41,6 Perché dunque sono ancora triste?31 Perché il rogo mi fa paura?...

 

[Scena 8]

 

[19v°] Vestita di bianco, coronata di rose, appare32 Santa Caterina che regge la palma del martirio e va a sedersi vicino a Giovanna che, vedendola, sorride.

 

Santa Caterina prendendo le mani

incatenate di Giovanna e stringendosele al cuore.

 

Vengo a te, o sorella cara! Vengo a consolarti e a mostrarti la gloria che il Signore destina ai suoi eletti. Ascolta le parole della Sapienza Eterna33 e capirai perché il Dio d'amore ha voluto che il tuo passaggio quaggiù fosse rapido come il volo della colomba... Sap 5,11 Ascolta ed il tuo cuore esulti di gioia!

 

«Le anime dei giusti sono nelle mani di Dio e il tormento della morte non le toccherà. Sap 3,1-8 Agli occhi degli stolti parve che morissero, la loro dipartita dal mondo fu considerata somma sventura. Ma essi sono nella pace! Anche se essi hanno sofferto tormenti agli occhi degli uomini, la loro speranza è piena dell'immortalità che è loro promessa. La loro afflizione è stata lieve e la loro ricompensa sarà grande, perché il Signore li ha provati e li ha trovati degni di Sé. Li ha saggiati come l'oro nel crogiolo. Li ha accolti come un'Ostia d'olocausto.34 I giusti brilleranno, saranno come faville di fuoco che corrono tra le stoppie. Essi giudicheranno le nazioni e avranno potere sui popoli, e il loro Signore regnerà in eterno».

 

Giovanna

 

Oh, quanta pace effondono nell'anima mia le parole della Sapienza Eterna! E proprio vero che avrò la felicità di vedere Dio e di condividere le delizie dei Santi? Ma io sono ancora nella primavera della vita; che ricompensa posso attendermi dopo una così breve vita sulla terra?

 

Santa Caterina

 

Giovanna, ascolta ancora le parole della Sapienza Increata; Essa ti istruirà su ciò che [20r°] desideri sapere: Sap 4,7-17 «Il giusto anche se muore prematuramente si troverà nel riposo, perché ciò che rende veneranda la vecchiaia non è la longevità, né il numero degli anni; ma la prudenza del giusto sta al posto della canizie e la vita senza macchia è una felice vecchiaia. Il giusto è piaciuto a Dio, ne è stato amato e il Signore l'ha tolto dai peccatori fra i quali viveva, l'ha innalzato nel timore che il suo spirito fosse corrotto dalla malizia del mondo e che le apparenze ingannevoli seducessero la sua anima. Pur vivendo poco, ha compiuto la corsa di una lunga vita, perché la sua anima era gradita a Dio; per questo Egli l'ha tolto in fretta da un ambiente malvagio. La gente vede senza comprendere e non le viene in mente che la grazia e la misericordia di Dio sono per i Suoi Santi e che il Suo sguardo benevolo è sui Suoi eletti. Ma la giovinezza che finisce così presto è la condanna della lunga vita dei peccatori: essi vedranno la fine del saggio e non comprenderanno affatto il disegno di Dio su di lui, né perché il Signore l'abbia posto al sicuro».

 

Giovanna

 

Essi non lo comprenderanno sulla terra, ma l'ultimo giorno. Sap 5,2 Quanto grande sarà il loro dolore vedendo i giusti glorificati! Ahimé, che diranno quelli che oggi mi perseguitano quando vedranno realizzate in me queste magnifiche promesse?

 

Santa Caterina

continuando a citare le parole della Sapienza.

 

«L'ultimo giorno, i giusti staranno di fronte a quanti li hanno colmati di afflizioni. Sap 5,1-5 I malvagi, a questa vista, saranno presi da terrore e da terribile spavento; e diranno fra sé e sé: “Quelli sono coloro che sono stati un tempo oggetto delle nostre derisioni e che noi indicavamo come esempio di persone degne di ogni sorta di obbrobri. Insensati che eravamo! La loro vita ci pareva una pazzia e la loro morte disonorevole; e invece eccoli innalzati al rango dei figli di Dio per condividere la sorte dei Santi. Sap 5,8-10 A cosa ci è servita la nostra superbia? Che cosa abbiamo ricavato dalle nostre ricchezze? Tutto questo è passato come ombra e come nave che fende i flutti agitati, ma che non lascia dietro di sé traccia alcuna del suo passaggio; così noi non eravamo neppure nati e già avevamo cessato di essere, Sap 5,13-17 non abbiamo mostrato in noi alcuna traccia di virtù”. Ecco ciò che diranno i malvagi, perché la loro speranza è come il fumo che il vento disperde o come il ricordo di un ospite che passa e non sta che un giorno nello stesso posto. Ma i giusti vivranno eternamente. Il Signore tiene in serbo per loro la ricompensa. Per questo riceveranno dalla sua mano un mirabile regno e un diadema [20v°] splendente di gloria; li coprirà con la sua destra e li difenderà con il suo Santo braccio!».

 

Giovanna, con un'espressione di gioia indicibile.

 

Oh, come sono felice! Non mi spaventa più la morte, ora: la desidero come l'aurora della mia felicità eterna. Santa Martire, questa sera sarò sorella vostra, potrò seguire con voi l'Agnello Divino e cantare il cantico che solo ai vergini è concesso ripetere. Ap 14,3-4

 

Santa Caterina, alzandosi.

 

A presto, sorella mia cara; fra qualche istante tu lascerai questo luogo di esilio. Come la colomba uscita dall'Arca Gn 8,8-9 e che non trova dove posarsi, tu volerai verso l'Arca Santa e le porte del Cielo si apriranno per farti entrare!

 

Giovanna

 

O dolce Vergine, non scordate la vostra promessa! Venite accanto a me, sostenete il mio coraggio durante il martirio che sto per patire.

 

Santa Caterina

Sì, t'accompagnerò e canterò la bellezza del Cielo che sta per aprirsi ai tuoi occhi! Canterò la palma e le corone immortali che gli Angeli del Cielo s'apprestano a regalarti. (Bacia Giovanna sulla fronte e sparisce).

 

[Scena 9]

 

Giovanna, rimasta sola, canta questa strofa sull'aria

«Pourquoi m'avoir livré» ecc.

 

Signore, il martirio accetto per amor vostro.

Né la morte, né il fuoco io non temo più.

Gesù, l'anima mia anela a Voi.

Ho un desiderio solo ormai: vedervi, o Dio!

[21r°]Voglio portar la croce e seguirvi, o Salvatore. Mt 16,24

Morir per amor vostro io voglio e niente più.

Morir desidero per cominciare a vivere.

Morir desidero unendomi a Gesù. (bis)

 

[Scena 10]

 

Jean Massieu entra.

 

Giovanna, ecco l'ora del sacrificio! Ma prima di lasciare la prigione, avrete la consolazione di ricevere la divina Eucaristia: il Vescovo di Beauvais m'ha detto di non rifiutarvi nulla.

 

Giovanna

 

Vi ringrazio di avermi ottenuto questo favore che non ha prezzo: con Gesù nel cuore, andrò incontro alla morte senza timore. (Alzando gli occhi al Cielo): O mio Dio, io sto dunque per ricevervi nella mia prigione, nascosto sotto l'apparenza di un po' di pane; e la mia azione di grazie terminerà in Cielo, dove vi contemplerò in un eterno faccia a faccia! 1Cor 13,12

 

Jean Massieu

 

Non è in questa prigione che riceverete la santa Comunione, ma nella prigione vicina. Prima di patire, desiderate indossare la veste bianca che avete chiesto per andare alla morte?

Egli svolge un vestito che teneva arrotolato sotto il braccio.

 

Giovanna

 

Sì, certo! Mi sembra così di assomigliare di più al mio amato Salvatore, che fu anche lui rivestito di una bianca veste nel palazzo di Erode. Lc 23,11 Non desidero andare al martirio vestita da guerriera: giacché la pace mi è assicurata per l'eternità,

[21v°] voglio adornarmi con la veste di una vergine che va incontro al suo Sposo. Mt 25,6

Jean Massieu la libera dalle catene perché possa indossare l'abito; in quel momento si sentono in lontananza delle voci che cantano le litanie della Santa Vergine.

 

Jean Massieu

 

Sentite le voci dei fedeli che accompagnano il Santissimo Sacramento? Già la processione procede lungo le mura della prigione, ma abbiamo ancora tempo: le scale che conducono qui sono molte.

Si odono distintamente queste invocazioni: «Regina Martyrum, ora pro ea; Regina Virginum, ora pro ea», ecc. Poi le voci sembrano svanire negli oscuri meandri della prigione. Dopo che Giovanna si è vestita di bianco, Jean Massieu le rimette le catene ed escono.

 

[Scena 11]

 

Le Voci cantano.

 

Volate al martirio, volate!...

Ecco la vostra liberazione!

Volate, volate, Giovanna di Francia,

volate al martirio, volate!...

È il vostro Sposo e Re, è Dio

quello per cui combattete.

 

Non si vedono i giudici. Giovanna è sola sul rogo con il prete che l'accompagna. La parte inferiore della scena è dissimulata con paraventi dove sono disposti luci e fornelli per creare l'effetto d'un gran fuoco.

 

Il Vescovo di Beauvais fa sentire la sua voce.

 

Giovanna, voi conoscete le numerose imputazioni per cui siete condannata: voi siete Eretica, Recidiva, Apostata, Idolatra. Con le vostre stregonerie avete fatto incoronare un re eretico, agitando sopra il suo capo, durante la consacrazione, il vostro stendardo magico. Adesso potete andare in pace: la Chiesa alla quale avete rifiutato di sottomettervi non può più difendervi; i tralci secchi35 devono essere tagliati dalla vite e gettati nel fuoco. Gv 15,6

 

[22r°]                                                        Giovanna

 

Per colpa vostra, o vescovo, io muoio! Non sono un'eretica: sono figlia della Chiesa e il re per il quale ho combattuto è un re molto cristiano. In quanto al mio stendardo, non era forse giusto che, essendo stato con me nella tribolazione, lo fosse anche nella gloria?... Oh, se fossi stata condotta a Roma, il Santo Padre avrebbe senz'altro riconosciuta la mia innocenza! Ma sono felice di morire per la mia Patria e prego Dio di non punire i miei nemici. Io chiedo perdono a tutte le persone che ho offeso senza saperlo e io stessa perdono tutti quelli che sono causa della mia morte. Santissima Trinità, abbiate pietà di me! San Michele, San Gabriele, Santa Caterina e Santa Margherita, pregate per me.

 

Il Vescovo di Beauvais, in collera.

 

Avete finito?... Si accenda il fuoco!...

 

Giovanna

 

Oh, vi prego: non permettete che io muoia senza baciare un'ultima volta la Croce del mio Redentore. (Fratel Martino le presenta una piccola Croce di legno che Giovanna stringe forte al cuore, ma aggiunge):

Vorrei avere davanti a me una croce da chiesa!

 

Fratel Martino

 

Vado a cercarne una...

Un istante dopo ritorna portando una croce.

 

Giovanna

 

Oh, grazie!... Tenetela ben alta, fino a quando morirò. Adesso posso volare al Cielo... Sì, certamente ci sarò prima di questa sera!

 

Fratel Martino dice la poesia seguente,

composta da Avrigny.36

 

[22v°]                                       Per chi mai sarebbe il Cielo se non per te?

Il tuo Principe del giusto scettro era privo.

Tu al Dio che innalza i re t'offristi vittima

e fosti accolta; e Lui ti chiama oggi:

reclama ques'offerta di Lui degna!

Dei raggi del martirio brilla la tua fronte.

Scompare il rogo che in altar si cambia.

Angelo liberatore, vola verso il Cielo!

 

Si accende il fuoco;37 vedendolo salire, Giovanna grida:

 

Ah, il fuoco!... Fratel Martino, scendete presto!

 

Egli scende: ora si vede solo la sommità della croce; Giovanna tiene fissi gli occhi su di essa.

Si sentono le voci che cantano sull'aria

«Au sein de l'heureuse Patrie» ecc.

 

Noi scendiamo dalla riva eterna

per sorriderti e portarti in Cielo.

Nelle mani l'immortal corona abbiamo

che sulla tua fronte brillerà gloriosa.

 

Ritornello

 

Vieni con noi, amata Vergine!

Deh, vieni nel bel Cielo azzurro!

Lascia l'esilio per la Patria:

entra nel gaudio della vita,

Figlia di Dio!

 

Giovanna guarda il Cielo e dice:

 

Sento le mie voci: mi invitano a volare al Cielo... No, le mie voci non mi hanno mai ingannata e la mia missione era da Dio!... (Il fuoco e il fumo l'avvolgono sempre più; allora ella esclama): Oh, il fuoco sale!... Brucio!... Dell'acqua, dell'acqua benedetta!... Venite, Gesù, in mio soccorso!!!

 

Le Voci

 

[23r°]                                        Alta è la fiamma di questo rogo,

ma l'amor del tuo Dio è più ardente.

Per te presto la rugiada eterna

il tormento sostituirà del fuoco.

 

Ritornello

Ecco infine la liberazione!

Angelo liberatore, guarda:

la palma già stormisce.

Gesù avanza verso te,

figlia dal grande cuore.

 

Vergine e martire, un istante di dolore

ti condurrà al riposo eterno.

Figlia di Dio, morendo la Francia salvi:

ai Figli suoi tu devi aprire il Cielo.

 

Giovanna canta questo ritornello

 

Entro nell'eterna vita!38

Gli angeli e gli eletti vedo!

Muoio per salvar la Patria mia.

Venite, Vergine Maria!

Gesù! Gesù!39

 

Giovanna reclina il capo e sembra accasciarsi sul rogo. In quel momento lascia la veste bianca [23bisr°] 40 e ne indossa una tutta tempestata di stelle d'oro; nel frattempo si fa sentire la voce di Nostro Signore. – Aria di Mignon: «Votre Ciel est d'azur, votre terre est fleurie. Et vous les contemplez d'un regard plein d'amour».

 

Sorella amata, la dolce voce tua m'invoca

e io rompo il laccio che quaggiù ti lega. Sal 115,16

Oh, vola fino a me, colomba tutta bella! Ct 2,10-11.14

Vieni! Passato è l'inverno, vieni a regnar nei Cieli!

Giovanna, l'angelo ti chiama

e, giudice del tuo cuore,

io dichiaro che il fuoco dell'amore

l'ho visto sempre bruciare in te.

 

Oh, vieni, sarai incoronata!

Le tue lacrime asciugare io voglio. Ap 21,4

Vieni, mia sposa amata;

darti il mio bacio io bramo. Ct 1,1 (bis)

 

Si canta di nuovo la strofa precedente: «Giovanna, l'angelo ti chiama», ecc.

 

[23bisv°]                                   Con le tue compagne

vieni su le montagne

e nelle tue campagne

l'Agnello seguirai. Ap 14,4

 

O diletta mia,

nella valle canta

il ritornello nuovo

di quest'inno sacro.

 

Le fulgide falangi

di tutti i santi Angeli

intonano le lodi

presso l'Eterno Dio. (bis)

 

Timida pastorella,

guerriera valorosa,

eterno rimarrà

il nome tuo qui in terra.

Timida pastorella,

guerriera valorosa,

io ti dono il Cielo! (bis)

 

 

[Terza parte]

[IL TRIONFO IN CIELO]

 

[Scena 1]

 

[23r° seguito] Tolti i paraventi, si vede un magnifico trono. Santa Caterina e Santa Margherita sostengono Giovanna; anche San Michele le è vicino. Essi cantano sull'aria: «Oui, je le crois, elle est immaculée».

 

Santa Margherita,

incoronando di rose Giovanna.

 

Ora è tua (bis) l'immortal corona. (bis)

 

Santa Caterina, mettendole la palma nelle mani:

 

Martire del Signore, tua è questa palma. Ap 7,9

 

San Michele, facendola sedere sul trono.

 

E il Dio degli eserciti t'ha preparato un trono: 1 Re 19,10.14

esso è per te! (bis)

 

I Santi, insieme.

 

Resta nei Cieli, Giovanna, colomba pura,

Per sempre alla rete dei cacciator sfuggita! Sal 123,7

Il mormorante ruscello troverai

e spazi e campi di fiori pieni.

 

[23v°]                                                 Ritornello

 

Spicca il tuo volo (bis), spiega le bianche ali (bis)

e volar potrai su ogni stella d'oro.

Visitare potrai le volte eterne:

spicca il tuo volo (bis).

 

Nemici più non hai, Giovanna, né tetro carcere:

ti chiama sorella il Serafino fulgido.

O Sposa di Gesù, l'Amato t'assicura

riposo eterno sul suo Cuore!

 

Giovanna canta questo ritornello con i Santi.

                             È mio!41

   (I Santi)... È tuo! (bis)

Oh, gaudio sommo! (bis)

 

     Tutto il Cielo è mio!

(I Santi)... È tuo! (bis)

 

Gli Angeli e i Santi!... Maria!... Lo stesso Dio è mio!...

(I Santi)... È tuo!

   Son miei! (bis)

                                              (I Santi)... Son tuoi! (bis)

 

I Santi, soli.

 

Secoli son trascorsi sulla lontana terra42

dal momento lieto in cui volasti al Cielo.

Mill'anni sono un giorno nella Celeste Piana, Sal 89,4

ma questo giorno eterno resterà!

 

Giovanna e i Santi

 

Giorno eterno (bis) senza nubi od ombre,

nessuno mi torrà il tuo immortal splendore!

(I Santi) Non ti torrà il suo immortal splendore!

           Passata è del mondo la fugace immagine: 1Cor 7,31

mio è il Cielo! ((bis)

(I Santi) Tuo è il Cielo! (bis)

 

In lontananza si sente la voce della Francia che canta.

 

Ricorda, Giovanna, la Patria tua!

Le vallate in fiore ricorda!

Ricorda la ridente prateria

che lasciasti per tergere il mio pianto!

[24r°]                            Ricorda, Giovanna, che la Francia hai salvata:

il mio dolore hai guarito, tu angelo del Cielo.

Ascolta nella notte

la Francia che geme:

ricorda! (bis)

 

Ricorda, Giovanna, le tue vittorie;

ricorda Reims ed Orléans.

In nome di Dio, ricorda:

di gloria il regno dei Franchi hai ricoperto!

Da te lontana, ora soffro e sospiro.

Deh, ancora salvami, Giovanna, dolce martire!

Oh, vieni e le mie catene spezza!

I mali che ho sofferto

ricorda! (bis)

 

Giovanna canta sull'aria

«C'était dans un bois solitaire».

 

O Francia, mia Patria bella,

se vuoi ritrovar la vita

e il tuo nome glorioso,

al Cielo devi ascendere.

Il Dio dei Franchi nella sua clemenza

ha deciso di salvarti.

Ma per me, Giovanna di Francia,

Egli vuol riscattarti ancora.

Vieni a me, (bis)

Patria bella!

Per te prego

e ti chiamo:

torna a me! (bis)

 

[Scena 2]

 

La Francia avanza lentamente;

è carica di catene e tiene in mano la sua corona.

 

Carica di catene vengo a te,43

con fronte velata e occhi di pianto.

[24v°]                                       Tra le regine non son più considerata

e di dolore i figli miei mi colmano.

Dimenticato Iddio - la lor madre lasciano!

L'amara mia tristezza, Giovanna, compatisci!

Vieni e consola il mio cuore,

Angelo liberatore;

io spero in te! (bis)

Nelle mie mani vedi la regal corona:

è sul tuo capo che posarla voglio.

Sei tu, Giovanna, la dolce mia Sovrana.

Figlia di Dio, vieni e sui Franchi regna!

Vieni e libera la Francia incatenata!

Primogenita della Chiesa sia essa ancora!

Giovanna, ascolta la mia voce:

da me scendi

una seconda volta! (bis)

 

Le Voci cantano

sull'aria «Volez au Martyre».

 

Figlia di Dio, magnanima Figlia,

a soccorrer la Francia orsù volate:

la sola sua speranza siete voi!

Angelo liberatore, orsù, volate,

Figlia di Dio, magnanima Figlia,

volate in nome del Dio Vincitore!

 

Giovanna scende dal suo trono, avanza verso la Francia, le spezza le catene, le pone la corona regale sulla testa e la stringe al cuore.

 

Giovanna

 

Oh, Francia amata, felice obbedisco alle mie voci che mi invitano a volare ancora in tuo soccorso!... D'ora in poi tu non sarai più carica di catene, poiché il tuo cuore si è rivolto verso il Cielo. Se tu mi avessi invocata prima, io sarei venuta a te già da lungo tempo.

[25r°] La Francia, con le mani libere dalle catene, vuol posare il suo diadema sulla fronte di Giovanna, ma questa, prendendo la corona, le dice:

No, io non voglio cingermi la fronte del diadema della Francia. Lascia che lo ponga sulla tua, poiché ormai tu sarai degna di portarlo!

La corona delle vergini mi basta e non voglio altro scettro che la mia palma, perché se sono onorata in Cielo, non è per essere stata un'illustre guerriera, ma perché ho unito la verginità al martirio!

Adesso voglio che il mio stendardo sia il tuo. (San Michele lo presenta a Giovanna che lo dona alla Francia).

Non sono forse Gesù e Maria che ti hanno salvata? L'augusta Regina del Cielo non è forse scesa tre volte44 dal suo trono per invitarti a fare penitenza? E non è forse quello splendido45 monumento che si innalza su una delle tue colline a gloria del Sacro Cuore che ti ha meritata la grazia che tu ricevi in questo giorno?

 

La Francia si alza e canta

sull'aria «Les Rameaux».

 

Sì, Angelo Liberatore, per piacerti

terrò il dolce nome di Maria

sempre unito a quel del Salvatore:

essi infatti mi ridan la vita.

 

Giovanna e i Santi cantano il ritornello.

 

I giorni del pianto son passati,

o Francia sempre cara alla Chiesa Santa.

[25v°]                   Nelle tue grandezze ormai

sarai figlia primogenita e sottomessa.

 

Giovanna risale sul suo trono, dopo aver abbracciato la Francia che si unisce alle Voci della sua liberatrice per cantare quanto segue:

 

Vibrante è salita fino al Cielo

la sacra voce del successor di Pietro.

L'immortale Pontefice ha parlato:

splende di luce il nome di Giovanna!

 

Ritornello

 

Presto sugli altari noi vedremo

Giovanna, Patrona nuova della Francia.

E la terra insieme con il Cielo

      l'inno dirà riconoscente.

 

21 gennaio dell'anno di grazia 1895.46

 

 

 

 

PR 4

 

[1r°]                                                       Gesù a Betania

 

Santa Maddalena sta seduta ai piedi1 di Nostro Signore e lo guarda con amore. In fondo alla sala si scorge Santa Marta occupata ad apparecchiare la tavola per il pranzo del divino Maestro.

Nostro Signore e Santa Maddalena cantano sull'aria: «L'Ange et l'aveugle».

 

 

1                   Maddalena

 

Mio Dio, Divin Maestro

Gesù, mio amore unico

ai piedi vostri stare Lc 10,39

voglio e fissar dimora.

Gioia invano ho cercata

quaggiù su questa terra.

L'amara tristezza solo

riempito ha il mio cuore.

 

2                        Gesù

 

Maddalena, ai miei piedi

tu sempre troverai

a lenir la tua pena

un dolce sguardo d'amore.

Viver per me, Maria,

tu desideri ormai;

e in tutta la mia vita

io soffrirò per te.2

 

3                   Maddalena

 

È troppo, buon Maestro:

mi sento venir meno.

Ma rinascere o morire

forse non posso oggi?

Gesù, mio Salvatore,

capite le mie ansie!

Io vi ho fatto piangere

e immenso è il mio dolore!

 

4                         Gesù

 

E vero, sulla tua anima

io lacrime ho versato.

Con solo una vampata3

posso cambiare i cuori.

Lo sguardo mio divino

giovane ti fa l'anima.

Mi loderai per sempre

là nell'eterna vita.

 

[1v°]                5                  Maddalena

 

Gesù, il vostro amore

mi fa balzare il cuore.

L'estrema bontà vostra

accresce il mio dolore.

Ahimé, il vostro fascino

non ho riconosciuto:

ora nel pentimento

sol lacrime, Signore,

posso offrirvi ormai.

 

6                      Gesù

 

Brillano ai miei occhi

queste preziose lacrime,

più delle vie radiose

che i bei cieli solcano.

Alla splendente stella

che nell'azzurro sfolgora,

l'amante 4 preferisco

dal cuore fatto puro.

 

7                    Maddalena

 

Mistero sorprendente,

Divino Salvatore!

In terra non c'è nulla

che incanti il Vostro Cuore?

Le lontane montagne,

il bianco dolce agnello,

i fiori di campagna:

c'è niente di più bello?

 

8                        Gesù

 

Tu vedi il fior che sboccia

nella stagione tiepida.

Ed io la rosa vedo

del tuo ardente amore.

La tua purpurea rosa5

m'ha catturato il cuore.

Certo io molto l'amo

più d'ogni altro fiore.

 

9                   Maddalena

 

Canta il potere vostro

l'uccel con voce pura.

Il ruscello che mormora

V'offre la sua frescura.

Il giglio della valle

Vi dona con piacere

la corolla odorosa

e il profumo e il candore.

 

10                     Gesù

 

[2r°]     Salomone glorioso Mt 6,28-29

riusciva meno adorno,

sul suo trono d'avorio,

d'un giglio profumato.

Le pratoline umili

quel grande re sorpassano.

E questi fiorellini

solo per te or brillano.

 

11                 Maddalena

 

Il bianco niveo manto6

del verginal corteo Ap 14,4

che v'offre il suo amore

per sempre brillerà.

Io d'una vita triste

solo la fine dono:

ahimé, pur l'ho sciupata

ancora dal mattino!

 

12                     Gesù

 

Se amo dell'aurora

le pure luci vivide,

amo, Maria, ancora

la sera chiara e bella.

La mia bontà ch'è unica

vorrebbe sul mio cuore7 Gv 13,23(Volg.)

che il peccator riposi

con l'anima innocente.

 

13                  Maddalena

 

Ma non avete gli angeli

sublimi negli ardori?

Su quelle bianche schiere

spargete i vostri doni.

Povera peccatrice,

io mai ho meritato

la tenerezza eccelsa

dell'intimità con voi.

 

14                     Gesù

 

Un giorno salirai

assai più su degli angeli:

essi ti loderanno,

l'amore tuo invidiando.

Ma per attrarmi i cuori

tu devi sulla terra

vivere solitaria8,

pei peccator pregando.

 

15               Maddalena

 

Di smisurato amore

sento bruciarmi il cuore;

[2v°]                                         la vostra voce amabile

l'ardore ne raddoppia!

Ma il cuore ho troppo debole

per essere un apostolo.

Il vostro chiedo in prestito,

Gesù, mio Salvatore!

 

A questo punto Santa Marta s'avvicina con aria affaccendata.9 Guarda la sorella con stupore e canta quanto segue sull'aria «Moine et Bandit».

 

16                    Marta

 

Maestro mio, guardate: in estasi è mia sorella, Lc 10,40

però il mio lavoro non l'interessa affatto.

Signore, io vi supplico: ingiungetele

che serva il pranzo dandomi un aiuto.

 

17                    Gesù

 

Marta ospitale e amabile,

dimenticar sembrate

che la sorella vostra

bada a Chi l'affascina.

 

18                  Marta

 

Ma, Salvator divino, io mi stupisco:

non dovrebbe distogliere lo sguardo

un momento da Chi sempre la benefica

e pur lei pensare a fargli un dono?10

 

19                      Gesù

Qui confidarvelo io devo:

generoso è il vostro amore,

[3r°]     ma quel di Maria, proclamo,

altrettanto m'è prezioso.

 

20                    Marta

 

Signor, che oscure le parole vostre!

Io non posso smettere di credere

che val più lavorare che pregare:

sento che l'amor mio vuol prodigarsi!

 

21                    Gesù

 

Il lavoro, è certo necessario

e a santificarlo son venuto;

ma deve sempre accompagnarsi

ad una fervida preghiera.

 

22                      Marta

 

Signore, io so che, inattiva stando,

piacer non posso agli occhi vostri.

Così, son sempre in moto per servirvi;

e cibi deliziosi voglio offrirvi.

 

23   Gesù, guardando Santa Marta con tenerezza.

 

Molto pura, Marta, avete l'anima

e il cuor vi spinge a donarvi tutta.

Ma sapete qual è il vero cibo

che trovar desidera il mio amore?

 

24  Santa Marta, mettendosi in ginocchio.

 

Gesù, Suprema bellezza, or capisco!

M'ha penetrato il cuore il vostro sguardo.

[3v°]    Poca cosa sono i doni miei: io devo

l'anima11 darvi, Salvatore amato.

 

25                  Gesù

 

Sì, voglio il vostro cuore

m'abbasso12 fino ad esso.

Il Cielo e gloria eterna

per voi ho abbandonato.

 

26   Santa Marta, guardando Maddalena.

 

Salvator mio, lodata avete13 assai

Maria Mc 14,3con Simone il lebbroso. Lc 7,44-47

Ma credo, o Dio, che molto di sua vita

avete visto che è stato tempestoso.

 

27                    Gesù

 

Il linguaggio io ben capisco

del dolor d'un cuor pentito. Sal 50,9

Chi più viene perdonato Lc 7,47

ama molto e molto più.

 

28                    Marta

 

Oh, s'è così, me ne stupisco ancora!

Se, Signor, di cadere m'impediste

curando la mia vita dall'aurora,

non dovrò per tal dono molto amare?

 

29                   Gesù

 

[4r°]     Un cuore puro veramente,

del mio amor capolavoro,

senza limite dovrebbe

sempre amarmi e benedirmi

 

30                   Marta

 

Ben sapete: dall'infanzia io ho scelto

della verginità il tesoro raro.

Signor, mi dà tal gioia14 questo fatto

che trasalisco e m'allieto in cuore.

 

31                    Gesù

 

Fin da bimba m'attraeste

per la gran purezza vostra.

Ma se avete l'innocenza,

Maddalena ha l'umiltà!

 

32                     Marta

 

O buon Maestro amato, vedo il vero:

sempre mite, istruirmi voi sapete.

Non voglio più aver stima di me stessa.

Vi piace l'umiltà e la voglio vivere.

 

33                      Gesù

 

Comprendete il gran mistero

che quaggiù dal Ciel m'ha spinto.

M'è più cara un'umil vita

che l'eterna gloria in cielo.

 

34                     Marta

 

Per voi, Gesù, voglio l'intera vita,

sprezzar gli onori e la gloria umana.

Lavorando per voi imiterò Maria,

il solo vostro sguardo ricercando.

 

35                       Gesù

Salverete così dell'anime,

e verso me l'attirerete,15

lungi portando il fuoco mio Lc 12,49

con la fiaccola della fede.

 

36                        Marta

 

Mite Gesù, è armonia la vostra voce

che incanta bruciandoci il cuor d'amore.

Restate allor con noi, deh, io vi prego, Lc 24,29

sempre restate, Salvatore amabile.

 

37                       Gesù

 

A Betania io son felice

spesso qui riposerò.

[4v°]    E il vostro Padre nella Patria

si mostrerà riconoscente.

 

38                         Marta

  Gn 15,1

Qual'è, mio Dio, la ricompensa grande16 Lc 24,29

che sperar posso in tante mie fatiche?

Nulla merito, tuttavia io penso

che di nuovi doni mi colmerete.

 

39                       Gesù

 

Nel Cielo la mia gloria sarà vostra

e tutti i beni miei v'apparterranno; Lc 15,31

e, onore a nessun altro comparabile,

vostro sposo voi mi chiamerete!

 

40                      Marta

 

Un dì lassù sarete mio retaggio

e corona gloriosa di me vergine!

Vorrei volare alla celeste riva

e nella maestà vostra già ammirarvi. Mt 25,31

 

41                     Gesù

 

Su quell'eterna riva presto,

il nuovo cantico intonando, Ap 14,3-4

vedrete l'immortal mia gloria,

seguendo ovunque me, l'Agnello!

 

 

 

 

PR 5

[1r°]                                                                                                               25 dicembre 1895

 

Il Piccolo Mendicante Divino

di Natale

che chiede l'elemosina alle Carmelitane

 

Per la ricreazione della sera1 un angelo2 appare alla comunità riunita. Porta fra le braccia il piccolo Gesù avvolto in fasce. Canta ciò che segue sull'aria di «Sancta Maria, J'ai vu les séraphins en songe», ecc.

 

In nome di Colui che io adoro

la mano a tendervi, Sorelle, vengo

e a cantar per il Divin Bambino

perché Egli ancora parlar non può.

 

Per Gesù, dal Ciel quaggiù esiliato,

nient'altro che indifferenza profonda

io sempre nel mondo ho riscontrato. Gv 1,11

Per questo appunto io vengo al Carmelo.

O d'Angeli sorelle,

le vostre tenerezze

e pure le carezze

insieme con le lodi

siano per il Bambino!

Anime rapite, d'amore ardete:

mortale per voi s'è fatto un Dio.

Mistero toccante!

È il Verbo eterno Gv 1,1

che si fa mendico!3

Avanti, sorelle, non temete,

su, venite una per una a turno.

Se offrirete a Gesù l'amore vostro,

saprete la sua santa volontà.

A voi il desiderio io svelerò

di quel Bimbo che giace in fasce avvolto, Lc 2,7

a voi che siete pure come gli Angeli

e pur tanto capaci di soffrire.

Oh, la vostra vita,

così ben riempita,

e le sofferenze

e le vostre gioie

siano per il Bambino!

Anime rapite, d'amor ardete:

mortale per voi s'è fatto un Dio!

Mistero toccante!

È il Verbo eterno Gv 1,1

che si fa mendico!

 

La Madre Priora si accosta per prima ad adorare Gesù Bambino che l'Angelo depone in un presepio preparato in anticipo. Quindi egli presenta alla Priora un cestino colmo di biglietti: ella ne prende uno a caso, poi senza aprirlo lo dà all'Angelo che canta l'elemosina che il Piccolo Gesù chiede. - La Priora si ritira dopo aver baciato ed accarezzato il Divin Bambino. Tutte le suore vengono a turno, secondo l'ordine di professione, e fanno la stessa cosa.

 

[1v°] Le strofe seguenti sono cantate sull'aria del Natale di Holmès: «Trois anges sont venus ce soir», ecc.

 

[1]                                                   Un Trono D'Oro

 

Ascoltate il desiderio amabile

di Gesù, il solo Tesoro vostro.

Vi chiede un dorato trono,

ché nella stalla non ce n'è nessuno.

La stalla è come il peccatore,

dove Gesù nessuna cosa vede

che rallegrar gli possa il cuore:

qui non può mai riposarsi un poco.

Sorella mia, salvate

del peccatore l'anima.

Gesù quel trono brama;

ma Egli ancor di più

come suo Trono d'oro

al vostro cuore aspira.

 

[2]                                                    Del Latte

 

Colui che gli eletti nutrisce

con la santa e divina Essenza4

per voi Bambin Gesù s'è fatto

e vuol che l'accendiate voi.

In Cielo gode perfetta gioia,

ma sulla terra povero è davvero.

Un po' di Latte, sorella, date

a Gesù, il fratellino vostro.

Dolcemente sorride

e sottovoce dice:

«La semplicità io amo.

Natale, Natale!

Io discendo dal Cielo,

perché sei tu il mio Latte d'amore!».

 

[3]                                                   Degli Uccellini

 

O sorella, volete sapere

cos'ama il Bambino Gesù?

Ebbene: vi dirò stasera

in che modo farlo sorridere.

Prendete stupendi uccelli5

e fateli volar nella stalla.

Immagine son essi dei Bimbi

prediletti dal Verbo Adorabile. Gv 1,1

Ai loro dolci canti

ai loro cinguettii

sfavilla il viso infantile.

Per loro pregate!

Un dì su nel Cielo

saran essi la vostra corona.

 

[4]                                                      Una Stella

 

Se a volte cupo è il Cielo,

coperto da nuvole scure,

ben triste è Gesù verso sera,

senza luce e al buio restando.

Per far lieto il Bimbo Gesù

dunque, qual fulgida stella, Mt 2,2

brillate per varie virtù:

e siate una fiamma bruciante.

Ah, i vostri raggi

rompano il velo,

e i peccatori guidino al Cielo! Mt 2,9

Il Bimbo divino,

astro mattutino, Ap 22,16

vi sceglie quale dolce sua Stella.

 

[5]                                                        Una Lira

 

Udite, sorella, udite bene

quello che brama il Bimbo Gesù.

Egli domanda che il cuore vostro

diventi sua lira armoniosa.

Egli aveva nel suo bel Cielo

le melodie degli Angeli santi;

ma or vuole che qui al Carmelo

inneggiate come essi anche voi.

Sorella, sorella,

è quella del cuore

la melodia che chiede Gesù.

La notte ed il giorno

fra canti d'amore

la vostra vita consumerete!6

 

[6]                                                       Delle Rose

 

L'anima vostra è odoroso giglio

che attira Gesù e sua Madre.

sommesso dice nel mistero:

[2r°]                                          «Ah, se io amo il candor dei gigli,

che d'innocenza sono simbolo,

amo ancora il ricco colore7

delle Rose di penitenza.

Quando il tuo pianto

i cuori monda,

grande è la gioia che tu mi dai, Lc 15,7

ché io potrò

cogliere rose,

a piene mani, quante vorrò».

 

[7]                                                         Una Vallata

 

Come al rifulgere del sole

la natura tutta si abbella

e la vallata8 ombrosa e fiorita

s'indora d'un fuoco vermiglio,

così Gesù, Sole Divino,

quanto avvicina tutto indora.9

Nel suo mattino egli risplende

più dell'aurora che chiara sorge.

Al suo risveglio

il Sol Divino

sull'esule anima vostra espande

i caldi raggi

ed i suoi doni.

Siate per Lui una ridente valle.

 

[8]                                                         Dei Mietitori

 

Sotto altri orizzonti, laggiù,10

malgrado le brine e le nevi,

le messi s'indorano già Gv 4,35

che il Bimbo Divino protegge.

Ma, ahimé, per la loro raccolta

occorrono anime ardenti,

mietitori pronti al soffrire, Mt 9,38

sprezzanti del ferro e del fuoco.

Natale, Natale!

Io vengo al Carmelo

dove i miei desideri son vostri.

Al dolce Salvatore,

sorella, generate

gran numero d'anime d'Apostoli.

 

[9]                                                         Un Grappolo d'Uva

 

Io vorrei un frutto succoso,11

un grappolo tutto dorato

che ristori del Re dei Re

la soave boccuccia adorata.

Sorella, che sorte la vostra:

il Grappolo scelto voi siete!

Vi spremerà forte Gesù

nella sua amabile mano.

L'Amato Bene

è troppo piccolo

per mangiar il Grappolo stesso;

il dolce succo,

per Lui maturo,

ecco, è tutto quello che brama.

 

[10]                                                        La piccola Ostia

 

Gesù, il bel Bimbo Divino,

per trasmetter a voi la sua vita,

ogni dì in Se stesso trasforma

una candida piccola Ostia.

Con amore ancora maggiore

vuole in Sé trasformare anche voi.

Suo tesoro e gioia suprema

è il cuor vostro, a Lui così caro.

Natale, Natale!

Dal Cielo io scendo

e all'estasiata anima dico:

L'Agnello dolcissimo

a voi si abbassa.

Sua candida piccola Ostia restate!

 

Le strofe seguenti si cantano sull'aria: «Au Rossignol - Quand ta voix céleste prélude», ecc.

 

[11]                                                        Un Sorriso

 

Il mondo ignora il gran fascino

di Gesù, vostro Sposo amabile;

e io vedo le piccole lacrime

brillar negli occhietti suoi dolci.

Consolate, cara sorella,

il Bimbo che tende le braccia.

Per attrarlo, a voi, vi prego,

sorridete ognora quaggiù.

[2v°]                                         Vedete, par dica il suo sguardo:

«Quando ad una sorella sorridi,

quel Sorriso, Sposa diletta,

mi basta ad asciugarmi il pianto».12

 

Il tuo Sorriso (bis) mi basta ad asciugarmi il pianto!

 

[12]                                                         Un Balocco

 

Essere qui in terra voi volete

il Balocco13 di Gesù Bambino?

E bramate, sorella, piacergli?

Restate allor nella sua manina.

 

Se vi carezza quel Bimbo amabile,

se Egli al suo Cuore vi stringe forte

e se poi talvolta vi trascura,

sempre rallegratevi di tutto.

 

Soddisfate sempre i suoi capricci:14

lo sguardo suo vi attirerete.

Tutti i piaceri che ormai avrete

saranno i suoi gusti di bambino.

 

I piaceri che ormai avrete (bis) saranno i suoi gusti di bambino.

 

[13]                                                         Un Cuscino

 

Nel presepe riposa Gesù;

ma io vedo che spesso si sveglia.

Voi volete sapere il perché?

Un Cuscino Egli non trova.

ConsolarLo la notte e il giorno

l'anima vostra vuole, lo so.

Ebbene: il Cuscino che cerca

è il cuor vostro, acceso d'amore.15

Siate dolce ed umile sempre

perché possa il Tesoro Divino

dire a voi: «O mia Sposa diletta,

io tranquillo in te m'addormento».

 

O mia Sposa diletta, (bis) io tranquillo in te m'addormento.

 

[14]                                                       Un Fiore

 

La terra è coperta di neve;

ovunque c'è il freddo e la brina.

L'inverno ed il suo triste corteo

han passiti i fiori quaggiù.

Ma adesso s'è schiuso per voi

l'incantevole Fiore dei campi: Ct 2,1

dalla Patria sua Santa è disceso

dove eterna si ha primavera.

Voi nascosta restate fra l'erba,

di Natale accanto alla Rosa;

e poi siate il piccolo Fiore

del Re, vostro Sposo celeste.

 

Fiore voi siate (bis) del Re, vostro Sposo celeste.

 

[15]                                                        Del Pane

 

Ogni dì nella vostra preghiera,

parlando all'Autor d'ogni bene,

ripetete: «Oh, Padre nostro,

il quotidiano pane a noi date!» Mt 6,11

Dio, fatto vostro Fratello,

come voi ora soffre la fame:16

ascoltate l'umile supplica

ché un tozzo di Pane vi chiede.

Sorella, Gesù certo desidera

l'Amor vostro e niente di più.

Si nutre di ogni anima pura

che è il quotidiano suo Pane.

 

L'anima pura (bis) è il quotidiano suo Pane.

 

[16]                                                  Uno Specchio

 

Ogni bimbo è felice di stare

davanti a uno specchio fedele.

Allora sorride con grazia:

crede un altro bimbo vedere.

 

Venite alla povera stalla

con l'anima puro cristallo17

riflettete il Verbo adorabile Gv 1,1

e la grazia del Dio Bambino.

 

[3r°]                                          Siate voi immagine viva,

specchio terso dello Sposo vostro.

Il divino splendor del suo Volto

Egli brama in voi contemplare!

 

Il suo Volto (bis) Egli brama in voi contemplare.

 

[17]                                                        Un Palazzo

 

Tutti i nobili e i grandi del mondo

possiedono ricchi palazzi.

I tuguri, al contrario, son sempre

rifugio dei più miserabili.

 

Nella stalla potete vedere Lc 2,7

di Natale il Piccolo Povero

che, lasciato il Palazzo celeste,

nasconde la sua gloria ineffabile! Fil 2,7

 

La povertà ama il cuor vostro,

perché in essa trovate la pace.

O mia cara sorella, voi stessa

Gesù vuole per proprio Palazzo.

 

Sorella, voi stessa (bis) Gesù vuole per proprio Palazzo.

 

[18]                                               Una Corona di Gigli

 

I peccator di spine coronano Mt 27,29

il diletto capo di Cristo.

Oh, mirate le grazie divine

che la terra più non conosce!

 

La verginale anima vostra

Gli faccia scordare i dolori!

Qual Corona offritegli in cambio

queste vergini vostre sorelle.

 

Su, venite vicino al suo trono

deliziate gli occhi suoi splendidi.

Intrecciate per Lui la Corona,

formata di Gigli splendenti.

La Corona (bis) formata di Gigli splendenti.

________________

 

Le strofe seguenti si cantano sull'aria del Passant: «Mignonne, voici l'Avril», ecc.

 

[19]                                                   Dei Dolciumi

 

O sorella, i piccoli bimbi

i Dolciumi amano molto.

Riempitene dunque alla svelta

la graziosa piccola mano

di Gesù, il Bambino Divino.

Il suo sguardo chiede di farlo!

 

I dolciumi del nostro Carmelo

che incantano il Sovrano del Cielo

sono tutte le vostre rinunce.

Sorella mia, la vita austera

e la grande vostra povertà

per Gesù son vere delizie.

 

[20]                                                 Una Carezza

 

A voi il Piccino Gesù

niente chiede di più

che una carezza assai dolce.

Tutto l'amore poi dategli

e in cambio bene saprete

che Carità lo spinge. 2Cor 5,14

 

Se una sorella vostra

viene a pianger da voi

presto, con tenerezza,

dite al Divin Bambino

che alzando la sua manina

l'accarezzi dolcemente!

 

[21]                                                      Una Culla

 

Sulla terra son pochi i cuori

che non aspirano ai favori

di Gesù, il Re di Gloria. Sal 23,7.9

Ma appena s'addormenta,

di servirlo presto smettono

e non accettan più di crederGli.

 

[3v°]                                         Se sapeste qual piacere

di dormire ha il Bambino!

Senza tema di svegliarlo,

voi da Culla servireste

a Gesù, Agnello mite,

sorridendo quando dorme.

 

[22]                                                    Delle Fasce

 

Guardate: il Bambino amabile

col soave suo ditino

la paglia secca v'indica.

Ah, capite il suo amore,

con Fasce in questo giorno Lc 2,7

guarnite la greppia povera.

 

Le sorelle ognor scusando

otterrete ogni favore

da Gesù, il Re degli Angeli.

Carità davvero ardente

e amabil semplicità

vi chiede come Fasce.

 

[23]                                                    Del Fuoco

 

Il piccolo Gesù, Sorella,

dolce Focolar degli eletti,

nella stalla di freddo trema.

Eppur nel suo bel Cielo azzurro

gli Angeli, fiamme di fuoco,18 Sal 103,4

servivano il Verbo Eterno. Gv 1,1

 

Ma siete voi sulla terra

il focolare dello Sposo vostro.

Egli vuole le fiamme vostre!

Sorella mia, dovete voi,

per riscaldare il Salvatore,

tutte l'anime infiammare.Lc 12,49

 

[24]                                                   Una Torta

 

Ben sapete che tutti i bimbi

preferiscono un bel dolce

alla gloria di un impero.

Offrite dunque al Re del Cielo

un buon Dolce delizioso

e sorrider lo vedrete.

 

Ma sapete qual è il dolce

che più piace al Re dei Re? Ap 19,16

È la pronta obbedienza!

Lo Sposo vostro affascinate

allorché voi obbedite

come Lui quand'era Bimbo. Lc 2,51

 

[25]                                                      Del Miele

 

Al chiarore del mattino,

mentre accumula il bottino

l'ape umile si vede

volteggiar di fiore in fiore,

visitando con piacere

le corolle che ridesta.

Voi l'amore accumulate

e ogni giorno ritornate

al presepe così santo,

per offrire al Salvatore

del fervore il dolce Miele,

o ape piccola e dorata!

 

[26]                                                    Un Agnello

 

Per sedurre il dolce Agnello

non curatevi del gregge19

e, lasciando ogni altra cosa,

sol pensate ad incantarlo

e a servirlo sempre bene

tutto il tempo che riposa.

 

O Sorella, fin da oggi

consegnatevi a Lui

e con Lui riposerete.20

Maria, là in quella culla,

vedrà presso il suo Agnello

un Agnello somigliante.

[4r°] Ritornate tutte le religiose al loro posto, l'Angelo prende di nuovo il Piccolo Gesù fra le braccia e canta le strofe seguenti sull'aria «Ainsi-soit-il. - Chaque matin dans sa prière», ecc.

 

L'Angelo

 

Vi ringrazia il Bambino Divino

che è colpito dai vostri bei doni.

Nel libro della vita, perciò, Ap ,12

Lui li scrive coi vostri nomi.

 

Gesù le sue gioie ha trovato

in questo Carmelo.

E ripagar vorrà i sacrifici

col suo bel Cielo!

 

Se voi sempre sarete fedeli

nel contentare l'Agnello sì mite,

l'Amor vi darà le sue ali

e ben alto potrete volare.

 

Nella Patria Santa un bel giorno,

passato l'esilio,

voi vedrete Gesù con Maria.

E così sia!

 

 

 

 

 

PR 6

[1r°]                                                               J.M.J.T.

21 gennaio dell'anno di grazia 1896

La Fuga in Egitto

 

[Primo atto]1

 

[Scena 1]

 

La scena rappresenta la piccola casa di Nazaret.2 Maria è sola nel laboratorio di S. Giuseppe: tiene Gesù Bambino sulle ginocchia; accanto a Lei si vede un cesto pieno di biancheria, la conocchia e il fuso.

 

La Santa Vergine

 

O Bambino Divino, come mi è dolce cullarti in questa cara casetta3 di Nazaret! Lc 2,7 Qui come a Betlemme la povertà è ben grande; tuttavia questo tetto è meno indegno di Te della stalla abbandonata. (La Santa Vergine guarda attorno a sé con aria commossa).

O luoghi benedetti, quanti ineffabili ricordi mi evocate! Qui l'Angelo del Signore visitò la più piccola, l'ultima di tutte le creature: Lc 1,26-38 quella che chiedeva come unica grazia di poter servire la fortunata Madre4 di Dio. Qui il verbo Divino, Gv 1,1 la seconda Persona dell'Adorabile Trinità, si è incarnatoGv 1,14 per opera dello Spirito Santo e per nove mesi ha dimorato nascosto agli occhi dei mortali. (Guardando il piccolo Gesù). Allora il mondo ignorava la tua presenza, o Divin Salvatore! Ora Ti porto nelle mie braccia come un leggero fardello e le tue creature non Ti riconoscono ancora. Is 53,3 Da quando i pastori e i Magi si sono allontanati, Lc 2,15-18 nessuno si preoccupa di venire ad adorarti. Mt 2,11-12 Presto la primavera5 si vestirà di mille fiori, Ct 2,1 ma nessuno potrà eguagliare la bellezza del Fiore che si schiude a Nazaret, lontano dagli sguardi degli uomini. O Fiore divinamente profumato, perché il tuo dolce profumo non rivela la tua presenza?

 

[Scena 2]

 

S. Giuseppe entra, carico di arnesi da lavoro.

 

La Santa Vergine, con tono di dolce rimprovero.

 

Giuseppe, avete tardato molto; perché prolungate così le vostre giornate di lavoro?

 

San Giuseppe

 

O Maria, lasciate che spenda le mie forze al servizio di Gesù. Per Lui e per Voi lavoro: questo pensiero mi dà animo, mi aiuta a sopportare la fatica e poi la sera, [1v°] al mio rientro, una carezza di Gesù, un solo vostro sguardo mi fanno dimenticare le fatiche della giornata.

Egli passa la mano sulla fronte per tergersi il sudore; poi, sedendo accanto a Maria, guarda Gesù Bambino. La Santa Vergine lo mette sulle ginocchia di San Giuseppe, il cui viso assume allora un'espressione di gioia celestiale. San Giuseppe stringe il Bambino Gesù al cuore, lo bacia con amore e Gli dice:

O Bimbo, com'è dolce il tuo sorriso! Ma è proprio vero che io, il povero falegname Giuseppe, ho la felicità di portare tra le mie braccia il Re del Cielo,6 il Salvatore degli uomini? È vero che ho ricevuto la missione sublime di essere il padre putativo e nutrizio di Colui che sazia con la sua presenza gli ardenti serafini e dà il nutrimento a tutte le creature? Sal 144,15-16 È vero che sono lo sposo della Madre di Dio, il custode della sua verginità?

O Maria, ditemi, che profondo mistero è mai questo? L'Atteso dei Colli Eterni, l'Emmanuele, Gn 49,26 oggetto dei sospiri di tutti i Patriarchi, Mt 1,23 è qui sulle mie ginocchia, guarda me, suo povero e indegno servitore.

 

La Santa Vergine

 

Come voi, Giuseppe, anch'io mi stupisco di potere stringere al cuore il Divin Bambino di cui sono Madre; mi sorprende che sia necessario un po' di latte all'esistenza di Colui che dona la vita al mondo. (Dopo un prolungato silenzio passato nella contemplazione, Maria riprende): Presto Gesù si farà grande, Lc 2,51-2 voi dovrete insegnare al creatore dell'Universo a lavorare... Con voi Egli si guadagnerà il pane col sudore del suo adorabile volto. Gn 3,19

 

San Giuseppe

 

Che dite, Maria? Dovrà diventare Gesù un povero artigiano come me? Ah, mai avrò il coraggio di vederlo sopportare i rimproveri che ricevo io!7 Anche oggi il ricco signore8 per il quale lavoravo non è stato contento della mia opera; mi ha allontanato dicendomi di andare a cercar fortuna altrove. Dopo molte ricerche e rifiuti ho finito per trovare lavoro sufficiente per un intero mese; lo potrò fare qui: è una fortuna che non osavo sperare. Non dovrò allontanarmi né da Gesù né da voi: che consolazione! (Accorgendosi che il piccolo Gesù dorme, Le dice abbassando la voce:) Il Divin Bambino s'è addormentato; prendete il Vostro Tesoro: è l'ora del riposo. (Posa un bacio sulla fronte di Gesù; poi lo presenta a Maria, che lo prende con rispetto).

 

[2r°]                                          La Santa Vergine, a mezza voce.

 

Giuseppe, che Dio benedica il vostro sonno! Riposate in pace sotto lo sguardo di Colui il cui cuore veglia sempre. Ct 5,2

 

[Scena 3]

 

Quando Maria s'è allontanata, Giuseppe s'addormenta; dopo qualche istante di silenzio l'Angelo del Signore gli appare in sogno, Mt 2,13 cantando sull'aria: «La folle de la plage - Flots bleus, vagues plaintives», ecc.

 

L'Angelo

 

Devi partire in fretta

per la terra d'Egitto.

Giuseppe, già stanotte

silenzioso parti!

 

Erode è furioso:

vuol rapirti il Tesoro.

Vuole toglier la vita

al Vincitor della morte.

Prendi la Madre e il Bimbo

dal tiranno fuggi lontano. (bis)

 

[Scena 4]

 

San Giuseppe si alza subito Mt 2,14 e bussa dolcemente alla porta della cameretta dove riposa la Santa Vergine.

 

San Giuseppe

 

Maria, svegliatevi, perché la vita di Gesù è in pericolo.

 

La Santa Vergine viene avanti col piccolo Gesù

 

Giuseppe, dormite in pace: nessun pericolo minaccia il Divin Bambino. Guardate come riposa tranquillo tra le mie braccia.

 

San Giuseppe

 

Sì, nel suo dolce sonno il Re dei Cieli sembra ignorare il messaggio di uno dei suoi angeli. Tuttavia Egli sa tutto. O Maria, perché Gesù non vi parla Lui stesso? Perché sono incaricato io di trasmettere gli ordini del Cielo alla Madre del mio Dio?

 

La Santa Vergine

 

Parlate, non temete: siete il rappresentante di Dio, il capo famiglia. Ditemi ciò che l'Angelo ci ordina da parte del Signore: sono pronta ad obbedirGli.

 

[2v°]                                                        San Giuseppe

 

Ci ordina di fuggire in Egitto, perché Erode ha deciso di far morire il Bambino. Mt 2,13 Bisogna partire immediatamente: domani potrebbe essere troppo tardi. (Guarda Maria con aria rattristata).

 

La Santa Vergine

 

Non vi affliggete, Giuseppe: dal giorno della presentazione9 Lc 2,22-35 di Gesù al tempio io sono costantemente preparata alla prova, perché le parole del Santo vegliardo Simeone mi trafiggono l'anima con una spada di dolore. Già la sua profezia comincia a realizzarsi: Gesù è perseguitato ancor prima di essere in età da potersi difendere. Io lo so: basterebbe una sua sola parola infantile, se Egli lo volesse, per sterminare tutti i suoi nemici; tuttavia preferisce darsi alla fuga dinanzi a un debole mortale, perché è il Principe della Pace. Is 9,5 Il Verbo fatto Bambino Gv 1,1 non spezzerà del tutto la canna già infranta a metà, non spegnerà lo stoppino fumigante. Mt 12,20 Se è rifiutato dai suoi nella sua stessa eredità, Mt 21,38-39 questo non Gli impedirà di dare la sua vita per i poveri peccatori Gv 10,18che non riconoscono il tempo della sua visita.10 Partiamo senza timore, Lc 19,44 andiamo a santificare una terra infedele con la presenza del Salvatore.

 

San Giuseppe

Ahimé, quanto mi costa esporvi alle fatiche e ai pericoli di un così lungo e penoso viaggio. Come sarei felice se mi fosse permesso di prender su di me tutta la pena!... Ma bisogna che mi rassegni a vedervi presto mancare di tutto. Qui avevamo il necessario; in Egitto saremo ridotti alla più estrema povertà.

 

La Santa Vergine

  La povertà che troveremo nell'esilio non mi spaventa, poiché possederemo sempre il Tesoro che è la ricchezza del Cielo. La Sua Divina Provvidenza, che nutre gli uccellini Mt 6,26 senza scordarne uno solo, ci procurerà il pane quotidiano. Mt 6,11

 

[Scena 5]

 

Dopo aver preso i suoi arnesi da lavoro, San Giuseppe si allontana con Gesù e Maria; allora gli angeli cantano quanto segue sull'aria di «Gondolières vénitiennes».

 

Mistero ineffabile!

Gesù, il Re del cielo

esiliato qui in terra,

fugge un re mortale. Mt 2,13-14

 

A questo Dio in fasce Lc 2,7

offriam l'amore pieno:

le nostre bianche schiere

formino la sua corte.

 

[3r°]                                          Copriamolo con l'ali

e con i fiori splendidi.

Culliamo il Re dei Cieli

coi nostri lieti canti.

 

Per consolar sua Madre

cantiamo adoranti

del Salvatore il fascino,

la grazia e la dolcezza.

 

Lasciamo questa sponda!

Lontan dalla tempesta

fuggiamo questa notte,

lontano dai rumori.

 

La nostra ardente Stella,

nascosta sotto un velo,

è gioia degli Eletti,

è Gesù Bambino!

 

Il Sovrano del Cielo Mt 2,13-14

fugge un re mortale! (bis)

 

 

[Secondo atto]

 

La Caverna dei Ladri

 

[Scena 1]11

 

Alle pareti della caverna si vedono sospese armi e pelli di animali selvatici. A terra è sparsa una strana varietà di gioielli, di ricchi candelabri che sono mischiati ad altri oggetti senza valore. Una giovane donna, Susanna, culla suo figlio Dimas, cantando sull'aria del «Trouvère».

 

Susanna

 

Ero serena un tempo,

lieta più che regina;

godevo la mia vita,

gioivo per mio figlio.

Egli alla luce venne

come sboccia una rosa,

ma, ahimé, è appassita!

Ed il mio fiore

ora già muore!

Ah, mai su questa terra

dolore di madre

fu uguale al mio dolore. Lam 1,12

 

[Scena 2]

 

Un fischio avverte Susanna che la banda dei briganti s'avvicina. Ella posa con precauzione in una piccola culla il suo bimbo addormentato; poi apre la porta. Abramin, il capo, avanza per primo, seguito dai suoi compagni: il vecchio Torcol e il giovane Izarn. Tutti e tre cantano sull'aria «Estudiantina».

 

[3v°]                                               Abramin, Torcol, Izarn

 

Della caverna noi siamo

famosi ricchi briganti.

Tremano i gentiluomini

pieni d'oro avito.

 

Sappiamo spada e lancia

maneggiar nel silenzio

con valore e maestria

quando arriva la notte.

 

(Si riprende:) Della caverna, ecc.

 

(Alla fine della strofa si aggiunge):

Oh, eccoci qua!

 

(Prima voce) Profittando della notte,

prodi amici, combattiamo.

 

(Seconda voce) Dormiremo tutto il giorno,

poi all'ombra riposando.

 

(Le due voci) Impieghiam la giovinezza

a raccogliere un tesoro

e poi, giunta la vecchiezza,

nuoteremo dentro l'oro.

(Oh là! Della caverna, ecc.)

 

Abramin getta ai piedi della sua sposa oggetti di valore, soprattutto abiti e giocattoli da bambini; poi, sedendosi vicino a lei, le dice:

 

Bene, Susanna, sei contenta? Dimas sarà vestito come un principe e tu non farai fatica a divertirlo. (Susanna guarda gli oggetti con aria triste).

Non hai l'aria soddisfatta. È il colmo! Se l'avessi saputo, non mi sarei certo caricato di tutte queste cianfrusaglie.

 

Susanna

 

Come vuoi che io possa gioire, con Dimas malato? Guarisci il mio bambino e mi vedrai sorridere.

 

Abramin

 

Io ho fatto ciò che ho potuto. Quante volte ho portato Dimas a Gerusalemme per farlo curare dai medici più bravi? Tutte le medicine sono inutili! Lasciami perciò tranquillo e non mi parlare più di una malattia che a me causa tanta di sperazione quanta a te!... (Si alza precipitosamente e si china verso la culla). Devo avere un figlio lebbroso!... Ah, io che riponevo tante speranze in lui!...

 

Torcol, ridacchiando.

 

Non c'è di che desolarsi; non hai dei buoni aiuti? Io e Izarn sappiamo darti una mano anche senza immischiar tuo figlio. Se non riconosci i servigi che ti rendiamo per fare il brigantaggio, è pura ingratitudine.

 

Izarn, dando una manata sulla spalla del suo compagno.

 

Compagno, non fare la testa matta: il capo non ci sta [4r°] ingiuriando. Anche a me dispiace che Dimas sia lebbroso. E di buona costituzione: sono certo che nessuno sarebbe stato pari a lui nello scalare i muri, nello scassinare le serrature e soprattutto nel maneggiare la spada per farsi obbedire dai ribelli.

 

Abramin

 

Tacete, zoticoni! Mio figlio non vi riguarda. Vi proibisco di parlare di lui: è un insulto al dolore di sua madre!

 

Susanna

 

Abramin, tu che comprendi il mio dolore, come hai potuto far piangere tante povere madri? Tutti questi oggetti tu non li hai rubati senza spargere sangue! Un tempo avrei sorriso ascoltando il racconto dei tuoi misfatti; ma da quando soffro non posso gioire della sofferenza altrui.

 

Abramin

 

Meno male che oggi non sei venuta nella città di Betlemme: il tuo cuore sarebbe stato scosso dalla compassione. Il mio cuore, pur così duro, ha avuto fremiti di indignazione vedendo una tale barbarie. Perché io spargo sangue solo per difendere la mia vita: quelli che vogliono dormire tranquillamente mentre io svuoto le loro casseforti, non hanno nulla da temere da me. Io sono il più pacifico degli uomini e la mia spada non ha mai ferito un innocente.

 

Torcol, prontamente.

 

Eccetto me, il giorno o, meglio, la notte in cui mi hai mollato un colpo sulla spalla, perché non me la svignavo abbastanza in fretta da una torretta dove trovavo una quantità di tesori! Va' là, tu che dici di essere il più pacifico degli uomini! Io mi pento d'aver messo i miei capelli bianchi al tuo servizio, perché tu non li rispetti molto.

 

Abramin, con ironia.

 

L'avevi meritato, il mio colpo di spada! Sono pronto a ricominciare se non mi obbedisci al primo cenno. Me ne infischio proprio del colore della tua parrucca. Ignoravo che l'avessi messa al mio servizio; te la puoi tenere per te, perché non so che farmene. La mia superba capigliatura nera, che mi fa assomigliare agli dei dell'Olimpo, mi basta. Quanto alla tua, che sembra stoppa, è buona solo da gettare nel fuoco.

 

Torcol, in collera.

 

Questo è troppo! Mi vendicherò di questo insulto.

 

Allunga una mano su di un cumulo di bottiglie vuote, ne prende una e vuole gettarla in testa al capo. Izarn accorre in difesa di questo.

 

Abramin, afferrando con forza il braccio di Torcol.

 

[4v°] Muoviti, se puoi!...

 

Torcol urla e si dibatte, mentre Izarn gli toglie di mano la bottiglia.

 

Susanna si slancia verso la culla.

 

Tacete, vi prego! Avete svegliato Dimas. (Lo prende in braccio).

 

Izarn, a Torcol.

 

Non hai motivo, Torcol, di rivoltarti contro il capo; è un prode che ci riempie di beni. Guarda: a lui dobbiamo queste ricche uniformi che ci farebbero passare per discendenti del Re Salomone; a lui dobbiamo tutte queste bottiglie che tante volte ci hanno fatto alzare il gomito; e tu, in un eccesso di ingratitudine, te ne servi per vendicarti dell'autore della nostra fortuna.

 

Torcol

 

Tieni per te le tue prediche, lasciami stare: so io quel che debbo fare. Accetto di non vendicarmi, ma è per mia magnanimità e non per costrizione.

Va a sedersi con Izarn in un angolo della grotta; tutti e due si mettono a fumare la pipa.

 

Abramin s'avvicina a Susanna.

 

Non sai addormentare mio figlio; dammelo: gli canterò un ritornello capace di fargli sognare la gloria e il coraggio.

Prende il bambino e, camminando a scatti, canta quanto segue:

 

Gloria immortale

dei nostri avi,

sii a noi fedele

e viviam come loro.

 

I nostri cuori infiamma! (bis, bis)

 

Abramin ridà Dimas alla madre e dice:

 

Guarda, già dorme; riconosco in lui un prode degno di me. Che disgrazia che Dimas sia lebbroso!... (Si dà un pugno in testa).

 

Susanna

 

[5r°] Non pensare più a questo: poco fa tu stesso mi hai proibito di parlartene. Dimmi piuttosto quello che è successo a Betlemme oggi.

 

Abramin

 

È accaduto qualcosa che farà detestare Erode, Mt 2,16-18 perché per suo ordine tutti i bambini dai due anni in giù sono stati massacrati senza pietà sotto gli occhi e fra le braccia delle loro madri.

 

Susanna, stringendo Dimas con terrore.

 

Ma è possibile? Ah, non posso credere ad una simile barbarie! Povere madri, moriranno di dolore!... Quanto a me, sarei già morta, se il mio tesoro mi fosse stato rapito.

 

Abramin

 

Quello che ti ho detto è vero: d'altronde tutti questi oggetti dovrebbero provartelo. Ho potuto impossessarmene senza fatica, perché nessuno faceva attenzione a me.

 

Susanna

 

Ma che motivo ha spinto il re a commettere un'azione così vile e criminale? Perché ha colpito a morte tutti gli innocenti?

 

Abramin

 

Non si sa di preciso la ragione di questa scelleratezza; ognuno la spiega alla sua maniera. Alcuni dicono che dei re stranieri ne sono la causa, Mt 2,1-4 essendo venuti a chiedere a Erode il luogo dove si trovava il nuovo Re dei Giudei. Essi avevano visto la sua stella e volevano adorarlo. Mt 2,16-18 Erode, ritrovandosi un rivale e volendo sbarazzarsene a tutti i costi, dopo molte ricerche inutili per scovarlo ha deciso di mandare a morte tutti i bambini, sicuro di eliminare con questo sistema il discendente di Davide.

 

Susanna, pensierosa.

 

Che storia sorprendente! Un bambino che riceve l'adorazione di re stranieri, Mt 2,1-4 che fa tremare Erode sul trono... Non sarà il Messia12 Gv 1,41 atteso dai Giudei?

 

Abramin

 

Non lo so. In tutti i casi il suo impero non esisterà mai, perché egli è stato massacrato. Il Dio che mi protegge è Mercurio13 e non ne riconosco altri; in suo nome ed in suo onore vado a compiere nuove imprese. (Alzandosi, prende le sue armi e dice ai suoi compagni): Andiamo, amici; partiamo!... (Escono).

 

[Scena 3]

 

[5v°]                             Susanna, esaminando gli oggetti buttati in terra.

 

Che ricchezza! Che profusione! Veramente sono la più fortunata delle donne! (Si mette un braccialetto di fini perle; poi di colpo, gettando gli occhi sul suo bambino, si strappa gli ornamenti e, sospingendo col piede il mucchio di tesori, esclama): No, non sono fortunata! La vista delle ricchezze mi abbaglia un istante, ma io li detesto questi tesori che non possono ridare la salute a mio figlio.

Che cosa ho mai fatto al Cielo per essere così immersa nel dolore? Forse i misfatti di Abramin hanno attirato su di noi la vendetta divina... Ah, se conoscessi il luogo dove Dio risiede! Anche se bisognasse attraversare i mari, andrei a gettarmi ai suoi piedi. Gli domanderei la vita di mio figlio, il perdono per i disordini di Abramin e Dio non respingerebbe la preghiera di un cuore di madre che a Lui si affida!14

Io sento15 che Egli deve essere infinitamente buono, l'Essere sconosciuto che mi ha creato, e io vorrei conoscerLo, vorrei donargli Dimas, perché ne faccia un valente guerriero nel suo regno poiché desidero la felicità di mio figlio più che la mia e, per vederlo felice, darei mille volte la vita.

Ma la mia mente si perde!... Mai lascerò la grotta del deserto, mai il Dio che cerco udrà la mia preghiera! Bisognerebbe che Lui stesso si abbassasse fino a me perché il mio desiderio non fosse una chimera... Solo una madre può formulare un simile sogno. Ahimé, perché non è realizzabile! (Piange).

 

[Scena 4]

 

Bussano leggermente alla porta; Susanna alza bruscamente la testa e dice con voce sicura.

 

Susanna

Chi c'è?

 

San Giuseppe

 

Siamo poveri viaggiatori affaticati che vi chiedono ospitalità per questa notte.

 

Susanna

 

Questa caverna non è un albergo! Andate oltre, noi non ospitiamo viandanti.

 

La Santa Vergine

 

In nome del vostro bambino, se siete madre, non rifiutateci il riparo che vi sollecitiamo.

 

Susanna socchiude la porta: scorgendo Maria

che tiene in braccio Gesù Bambino

dice con voce intenerita:

 

In nome di mio figlio non posso rifiutare nulla. Si vede che anche voi siete madre, perché conoscete troppo bene la debolezza di un cuore materno.

 

[6r°] La Santa Famiglia entra nella caverna.

 

Susanna

 

Siete fortunati che sia sola: se mio marito fosse qui con i suoi compari, avrebbe potuto ridurvi a mal partito; ma non rientreranno prima del sorgere dell'aurora: fino a quel momento nessuno vi darà noia.

 

San Giuseppe

 

Grazie, voi siete buona; Dio vi ricompenserà per la vostra carità.

 

Susanna

 

Qual è il Dio di cui mi parlate? Da molto tempo desidero conoscerlo.

 

San Giuseppe

 

O donna, se sapeste il nome Gv 4,10 di colui che è appena entrato nella vostra caverna! Se voi conosceste il Bambino che Maria stringe al cuore!...

 

Susanna si avvicina a Maria.

 

Com'è bello il vostro Bambino! Perché dunque lo esponete nel deserto alle intemperie della stagione?

 

La Santa Vergine

 

Un evento grave ci ha costretti ad abbandonare Nazaret per andare a vivere in Egitto. Capite quanto soffro nel vedere mio Figlio senza riparo e tremante di freddo, quando i venti gelidi della notte sollevano la sabbia del deserto, o quando non trovo neppure una palma che possa proteggerlo dall'ardore cocente del sole di mezzogiorno.

 

Susanna

 

Deve essere ben grave l'evento per il quale fate un viaggio così penoso. Se è per cercare fortuna in Egitto, vi consiglio di non continuare il cammino: sembra che i poveri in quel paese siano ancora più infelici che nel nostro. D'altronde voi saprete che la miseria segue dappertutto coloro che sono nati sotto la sua stella. Il solo mezzo per sottrarvisi è di rivoltarsi contro i ricchi e di prender loro con la forza le ricchezze che sono distribuite in modo ingiusto.16

 

San Giuseppe

 

Non è la povertà che noi fuggiamo. La felicità non consiste nel possedere la ricchezza, ma nel sottomettere umilmente la propria volontà a quella di Dio, il quale dà a ciascuno ciò che Egli sa essere necessario alla salvezza dell'anima.

 

La Santa Vergine

 

[6v°] Povera donna!... Come potete attaccare la vostra anima a tutte queste ricchezze ottenute ingiustamente? Lc 16,9 Perché, invece, non riponete tutta la vostra gioia nel formare il cuore di questo bel bambino che il Buon Dio vi ha affidato?

 

Susanna, tristemente.

 

Lungi dall'essere la mia gioia, questo bambino è il mio dolore: è lui che m'impedisce di gioire degli immensi beni che mi circondano... Con quale entusiasmo vi darei tutto ciò che posseggo se poteste salvare la vita di mio figlio!

 

San Giuseppe, avvicinandosi al bambino.

 

Che cos'ha mai il vostro bambino? È bello come un angelo e sembra dormire tranquillo.

 

Susanna

 

Sì, Dimas è bello, ma non vedete che il niveo biancore diffuso sulla sua fronte è lebbra? (Piange).

 

La Santa Vergine, scostando dolcemente la mano che Susanna porta al viso.

 

Non piangete, povera madre! Il Buon Dio è abbastanza potente per guarire vostro figlio. Egli ricompenserà l'ospitalità che ci date questa notte.

 

Susanna

 

Io non so dove abiti questo Dio che voi dite essere buono. Voi che lo conoscete, ah, ve ne scongiuro, supplicatelo di guarire il mio bimbo e io vi darò tutto quello che desiderate!

 

La Santa Vergine

 

Vi prometto di pregare per il vostro bambino e non vi chiedo in cambio che un po' d'acqua per lavare Gesù. Guardate, il suo visino è coperto di sudore e di polvere.

 

Susanna

 

Avrei dovuto pensare io ad offrirvi questo servizio. (Si dirige verso il fondo della caverna e mostra una specie di piccola vasca scavata nella roccia.) Ecco, questa è la piccola vasca da bagno che serve a Dimas: potete lavare qui il vostro bambino. Ma non temete che possa prendere la terribile malattia di mio figlio?

 

La Santa Vergine

 

No, non lo temo. Io so che Gesù è venuto sulla [7r°] terra per guarire vostro figlio, prendendo su di sé la sua debolezza e infermità Is 53,4. Adesso va fuggendo, simile al viandante che non ha nemmeno una pietra sua su cui posare il capo, Mt 8,20 perché i Giudei non lo riconoscono come loro Re! Is 53,3 Più tardi lo considereranno un lebbroso, e il suo volto resterà loro nascosto. Is 53,4 (Maria pronuncia queste parole con accento profetico. Il dolore e la gioia si mescolano nello sguardo che tiene fisso su Gesù; poi, guardando Susanna, aggiunge:) Ma così vostro figlio sarà rivestito delle attrattive che mio Figlio avrà perduto per lui... Egli prenderà posto con Lui nel suo Regno Eterno. Mt 8,11

 

Susanna, profondamente commossa.

 

Io non posso comprendere le vostre parole. Come potrebbe vostro Figlio ridare la salute a Dimas? Non è fragile quanto lui?

Certo vedo brillare, nel vostro sguardo e nel suo, uno splendore sconosciuto; ma che potete fare per me, voi poveri pellegrini, costretti a cercar rifugio in una caverna di ladri?... Oh, comincio a credere che voi siate dei personaggi misteriosi. La nobiltà del vostro contegno e la vostra aria di grandezza tradiscono un'origine illustre. Non siete i discendenti di qualche re, dato che mi avete parlato poco fa di un regno in cui mio figlio prenderebbe posto con il vostro?

 

La Santa Vergine

 

Il regno di Gesù non è di questo mondo. Gv 18,36 Se il suo regno fosse di questo mondo, avrebbe dei palazzi come i re della terra e prodi guerrieri combatterebbero per Lui. Voi ora non potete comprendere il senso delle mie parole, Gv 13,7 ma un giorno le capirete.

Maria, versata dell'acqua nella vasca, lava il piccolo Gesù.

 

San Giuseppe, a Susanna.

 

 Guardate bene ciò che fa Maria: imitatela, credendo fermamente che Dio può guarire vostro figlio, e quel Dio di Bontà ricompenserà la vostra fede.

 

Susanna

 

Sì, io credo che il vero Dio vi ha inviati a me per consolarmi, perché sento nella mia anima qualcosa che non posso definire.... Ma come potrebbe un po' d'acqua ridare la salute a mio figlio?

 

[7v°]                                                      San Giuseppe

 

Se aveste aperto le Sacre Scritture, vi avreste letto che Naaman il lebbroso fu guarito quando, obbedendo al profeta Eliseo, si lavò sette volte nell'acqua del Giordano. 2Re 5,1.10-14 Tuttavia quell'acqua non era stata ancora santificata dalla presenza del Verbo fatto carne. Gv 1,14

 

Susanna

 

Io non conosco ciò che voi chiamate Sacre Scritture, comunque il mio cuore di madre mi spinge ad obbedire alle vostre parole. (Susanna immerge suo figlio nella vasca di cui si è servito Gesù; poi, tirandolo fuori, lancia un grido di gioia e dice con voce tremante per l'emozione:) Ah, mio figlio, il mio Dimas è guarito!... È un sogno? No, è vero: la sua bocca vermiglia mi sorride! Il suo sguardo è brillante e pieno di vita!... Solo un Dio ha potuto fare questo prodigio!... (Volgendosi verso Maria:) Ah, ora lo credo: questo bambino che voi stringete al cuore è Dio stesso che si è abbassato fino a me!... Non comprendo questo mistero, ma credo, poiché sento la verità.

 

[Scena 5]

 

Si sente un fischio e i briganti entrano nel loro covo.

 

Abramin, trasportato dall'ira,

 alza la spada vedendo Maria e Giuseppe.

Chi sono questi audaci che hanno avuto il coraggio di entrare nella mia proprietà? La pagheranno più cara di quanto credono!

 

Susanna si butta verso di lui, presentando Dimas.

 

Abramin, non toccare i nostri benefattori: essi sono venuti a por fine al nostro dolore; guarda, Dimas è guarito dalla lebbra!

 

Abramin, lasciando cadere la spada.

 

Che dici? Dimas è guarito?!... (Guarda attentamente il bambino). È un dato di fatto, non si può dubitarne! (Asciugandosi rudemente gli occhi col dorso della mano...). Non credevo che mi restassero delle lacrime; tuttavia il mio cuore, indurito com'è, si sente commosso di fronte ad un prodigio che sconvolge tutti i calcoli umani. Chi sono dunque questi stranieri che possiedono la scienza meravigliosa di far sparire in così poco tempo la terribile malattia della lebbra?

 

Susanna

 

Ignoro il loro nome, ma sono certa che il Bambino che portano è il vero Dio, nascosto sotto questa debole apparenza.

 

[8r°]                                                          Abramin

 

Un Dio sotto forma di bambino?! Ma, Susanna, la gioia ti fa impazzire! (Volgendosi verso San Giuseppe). Ditemi il vostro nome, ve ne prego, e quale ricompensa volete in cambio della guarigione che avete appena operata.

 

San Giuseppe

 

Io sono il povero falegname Giuseppe. Non sono stato io a sanare vostro figlio, bensì il Bambino che Maria tiene fra le braccia.

 

Torcol

 

È vero, siamo in un altro mondo! Non so; ma mi sento tutto scombussolato, qui, qui dentro... (Indica il suo cuore). Da abbastanza tempo sono sulla faccia della terra per poter giudicare gli uomini: ebbene, io lo dico chiaramente: questi stranieri non sono gente comune.

 

Izarn

 

Così non ne ho mai visti e, adesso, la vita che facciamo non mi sembra più bella come prima.

 

Abramin, con gesto imperioso.

 

Sedetevi laggiù e... silenzio! (Rivolto a San Giuseppe). Io vi scongiuro, spiegatevi: come ha potuto il vostro bambino guarire mio figlio?

 

Susanna, con entusiasmo.

 

Ascolta come sono andate le cose. Questa donna, incomparabilmente più bella e più dolce di tutte quelle che io abbia mai viste, mi ha chiesto dell'acqua per lavare il suo bambino. Gliene ho data nella vasca di Dimas, pur manifestandole il mio timore che suo figlio potesse contrarre la malattia del mio. Invece di condividere il mio timore mi ha risposto con parole misteriose, delle quali non ho compreso il senso, ma ho sentito in me qualcosa di straordinario. Così quando ha tolto il bambino dall'acqua, io, seguendo il consiglio che mi aveva dato il suo sposo, vi ho immerso Dimas con la speranza che sarebbe guarito e... vedi quello che è successo!.... Come dubitare ora che il piccolo Gesù non sia Dio?... Del resto, sua madre mi ha parlato di un regno nel quale Dimas deve prender posto con Lui. Mt 8,11

 

Abramin

 

[8v°] Un regno? Mt 2,16 Ah, ci sono!... Questo meraviglioso bambino è quello che Erode crede d'avere eliminato!... Gv 19,22 È il Re dei Giudei, il Messia che attendono da così lungo tempo. Gv 1,41

 

La Santa Vergine

 

Ah, meraviglia della misericordia di Dio, Lc 10,21 che si nasconde ai sapienti e ai saggi per rivelarsi ai piccoli, Lc 15,4 alle pecore erranti e infedeli!...

 

Abramin

 

Ho detto la verità, vero? Non nascondetemi più la vostra origine! Non avete nulla da temere da me. Invece di tradirvi, io sono pronto a difendervi contro quelli che vorrebbero attaccarvi e i miei prodi, ad un solo cenno, si unirebbero a me.

 

I due Briganti, alzandosi insieme.

Sì, siamo pronti!

 

Torcol

 

Mai avremo servito una causa così nobile!

 

San Giuseppe

 

Vi ringrazio, amici miei, ma non è l'ora di combattere: Gesù è il Dio della Pace, Is 9,5 viene per difendere e per salvare. Is 63,1

 

Abramin

 

Dato che vostro figlio è Dio, perché non ha mostrato la sua potenza strappando alla morte tanti poveri bambini che sono stati massacrati a causa sua? Il prodigio che ha operato in favore di Dimas avrebbe potuto farlo ben più facilmente ancora per i bambini di Betlemme, perché bastava colpire con la morte il crudele Erode!

 

San Giuseppe

 

I pensieri di Dio non sono come quelli degli uomini,17 Is 55,8-9 altrimenti Gesù avrebbe agito come avete detto; ma le sue vie sono poste al di sopra delle vie umane, tanto quanto il Cielo è alto sopra la terra. Io non posso sondare la profondità dei pensieri divini e li adoro senza comprenderli... Rm 11,33 Maria, illuminata più di me dalla luce dello Spirito Santo, potrà certo spiegarvi perché il suo Divin Figlio ha lasciato mietere gli innocenti invece di far morire Erode.

 

La Santa Vergine

 

Il Figlio di Dio non è venuto sulla terra per togliere la vita, [9r°] ma per darla. Gv 5,21 Ve l'ho detto: il suo regno non è di questo mondo; Gv 18,36 se ha lasciato lo splendente palazzo dei Cieli, non è per conquistare un impero terreno. Ciò che desidera, ciò che viene a cercare sulla terra sono degli amici, dei fratelli, Gv 15,15 per condurli con sé nel suo regno celeste. Se Gesù ha lasciato mietere nella loro innocenza i bimbi felici della sua età, è per metterli al sicuro e per formarne la sua corte d'onore.

Anche la vita più lunga non è che un sogno Sap 4,7-14 durante il quale, molto spesso, ahimé, gli uomini, lasciandosi fuorviare dall'attaccamento alle vanità della terra, dimenticano che hanno un'anima creata ad immagine di Dio. Gn 1,26-27 Così Gesù ha usato una grande misericordia togliendo dal mondo la falange infantile che gode ora del riposo eterno.

 

Abramin, pensieroso.

 

Un'anima creata ad immagine di Dio!... Dei bimbi morti che godono di un riposo eterno!... Che profondità a me sconosciute! Non finisce dunque tutto quando finisce la vita? 18 Ah, sono sconvolto, credo di sognare!

 

San Giuseppe

 

No, voi non sognate, i sublimi misteri che Maria vi ha rivelato sono la verità stessa: se sapeste comprenderli, lungi dall'ammassare ingiustamente ricchezze che passano, apprezzereste la povertà come il più grande dei tesori e ricerchereste unicamente ciò che può rendere la vostra anima gradita a Dio.

 

Abramin

 

E perché volete che io cerchi di piacere a Dio? Come lo saprà Lui? Voi dite che la povertà è da stimare più dei tesori: spiegatemi questo strano mistero!

 

San Giuseppe

 

Se la vita presente dovesse durare per sempre, avreste qualche ragione per ammassare ricchezze; ma questa vita, che passa con la rapidità di un lampo, deve essere seguita da un'eternità di felicità per quelli che serviranno Dio fedelmente durante il loro esilio passeggero.

Allora questo Dio di bontà e di misericordia ricompenserà magnificamente non solo le azioni clamorose compiute per Lui, ma anche i semplici desideri di servirlo e di amarlo, poiché Egli vede tutto, il suo occhio penetra nel profondo dei cuori e i pensieri più segreti non gli sono nascosti. 1Cr 28,9 E come dice il profeta Isaia: «Il Signore non giudicherà secondo le apparenze, non condannerà [9v°] per sentito dire, Is 11,3-4 ma giudicherà con giustizia i poveri e si proclamerà giusto vendicatore degli umili oppressi sulla terra. Dio stesso verrà e li salverà».

 

Abramin, alzandosi.

 

Ah, è troppo! Sono fuori di me, non mi riconosco più!... Amici, usciamo di qui: non siamo degni di restare alla presenza di questi misteriosi ospiti!

 

Susanna

 

Abramin, poiché la verità brilla ai tuoi occhi, non fuggirne la luce. Te ne scongiuro per Dimas, che il Salvatore ha appena riportato alla vita: non ritornare più alla vita di disordini, in cui perderesti la tua anima! Mostra la riconoscenza che devi ai nostri benefattori guidandoli attraverso il deserto, quando riprenderanno domani la strada per l'Egitto.

 

Abramin

 

Se mi allontano, non è per ritornare al saccheggio, ma perché ho bisogno di respirare l'aria viva della notte. L'atmosfera che respiro qui è troppo pura per me; tuttavia sta' tranquilla, ai primi chiarori dell'aurora indicherò ai nostri ospiti una strada sicura perché continuino il viaggio senza nessuna preoccupazione.

 

Abramin si dirige verso la porta; gli altri due ladroni si alzano.

 

Torcol, avvicinandosi a Maria.

 

Parlate qualche volta di me al vostro Bambino, affinché un giorno, quando sarà nel suo regno, si ricordi del vecchio Torcol.

 

La Santa Vergine

 

Se desiderate entrare nel regno di mio Figlio, non scordate mai questa notte benedetta in cui il vostro Dio si è riposato presso di voi. Allora potrete sperare di vederlo dopo questa vita, non più come un bambino inerme, ma in tutto lo splendore della sua gloria. Mt 25,31

 

Izarn, gettandosi in ginocchio.

 

Ah, ci benedica, questo Bambino che deve renderci felici per l'eternità!

 

I tre briganti chinano insieme il capo; anche San Giuseppe e Susanna si mettono in ginocchio.

 

La Santa Vergine, benedicendoli col Piccolo Gesù.

 

[10 r°] Gesù vi benedice e vi ringrazia. In cambio dell'ospitalità che ha ricevuto nella vostra caverna, vi farà entrare nel suo Paradiso. Lc 23,43

 

Abramin, si rialza asciugandosi furtivamente gli occhi.

 

Chi avrebbe mai creduto che Abramin, il capo dei briganti, si sarebbe inginocchiato davanti ad un bambino? Deve essere proprio Dio costui se io faccio questo!...

 

I briganti si allontanano dopo avere gettato un ultimo sguardo su Gesù.

 

[Scena 6]

 

Susanna, sempre in ginocchio

dice con voce implorante, alzando verso Maria

gli occhi bagnati di lacrime:

 

O Maria, come siete buona ad aver promesso un regno immortale al mio sposo! Ma, ahimé, voi non sapete che la sua vita di brigantaggio è diventata per lui una seconda natura e io tremo all'idea di vederlo ancora abbandonarsi ai suoi disordini. Tremo che il mio Dimas segua gli esempi di suo padre. Allora che sarà di loro?

 

La Santa Vergine

 

Certo, coloro che voi amate offenderanno il Dio che li ha colmati di ogni bene. Tuttavia abbiate fede nella misericordia infinita del Buon Dio: è così grande da cancellare i più grandi misfatti, quando trova un cuore di madre che ripone in essa tutta la sua fiducia.

Gesù non desidera la morte del peccatore, ma che egli si converta e viva Ez 33,11 in eterno. Questo bambino, che senza sforzo ha guarito vostro figlio dalla lebbra, lo guarirà un giorno da una lebbra ben più pericolosa. Allora un semplice bagno non basterà più: occorrerà che Dimas sia lavato nel sangue del Redentore. Gesù morirà per dare la vita a Dimas ed egli entrerà nel Regno Celeste nello stesso giorno del Figlio di Dio. Lc 23,43

 

Susanna

 

Le vostre parole sono veramente consolanti: non ho mai sentito una pace così profonda invadere l'anima mia. Senza poter penetrare il senso di quello che mi dite, io comprendo la gloria che voi riservate al mio bambino. Così gli ricorderò spesso ciò che deve a vostro Figlio; gli insegnerò a conoscerlo e ad amarlo, gli dirò che deve un giorno prender posto nella milizia d'onore di questo grande Re.

Ahimé! Che sfortuna che il vostro Gesù sia così povero da non avere neanche un servitore che possa venire di tanto in tanto a darci sue notizie e che possa insegnare a Dimas quello che deve fare per essere degno di servire un giorno vostro Figlio!

 

[10v°]                                               La Santa Vergine

 

Non solo di tanto in tanto un servitore di Gesù verrà a guidare i passi del vostro bambino... Dalla sua nascita, Dimas è accompagnato sempre da un Messaggero Celeste, e questo Messaggero non lo abbandonerà mai. Sal 90,11 Come lui, anche voi avete un angelo incaricato di custodirvi notte e giorno: è lui che vi ispira i buoni pensieri e le azioni virtuose che voi compite.

 

Susanna

 

Vi assicuro che nessuno, eccetto voi, mi ha mai ispirato buoni pensieri; e che non ho ancora visto il Messaggero di cui mi parlate.

 

La Santa Vergine

 

Non l'avete visto, lo so, poiché l'angelo che sta al vostro fianco è invisibile; eppure è realmente presente, come me. È grazie alle sue celesti ispirazioni che avete sentito il desiderio di conoscere Dio e di vederlo avvicinarsi a voi. Per tutto il tempo del vostro esilio terreno queste cose saranno per voi dei misteri, ma quando il tempo finirà vedrete il Figlio di Dio nella Sua maestà venire sulle nubi del cielo, Mt 25,31 accompagnato da tutte le sue legioni di angeli.

 

Susanna

 

Ah, se non posso vedere un angelo, almeno vorrei sentirne la voce!

 

La Santa Vergine

sembra udire una melodia; dice a mezza voce:

 

Ascoltate!... Uno degli Angeli avrà sentito la vostra preghiera: un fruscio di ali mi avverte della sua presenza.

 

[Scena 7]

 

Un Angelo canta, restando invisibile,19 sull'aria del «Credo» di Herculanum.

 

Angelo

 

Della Sacra Famiglia a cantar io vengo

lo splendore divino che m'attrae quaggiù.

Nel deserto, questo dolce splendore fulgente

m'attrae più della gloria dei Cieli.

Ah, chi capire potrà tal mistero?

Dai suoi vien respinto Gesù: Gv 1,11

è errante e in terra ramingo;

la sua bellezza nessuno comprende.

 

[11r°]                                        Ma se i grandi l'impero vostro sprezzano,

o Re dei Cieli, Misterioso Astro,

da lungo tempo più di un cuor vi vuole.

Di tutti gl'infelici voi siete la speranza.

Astro Divino, Saggezza profonda,

voi spargete ineffabili doni

sui piccoli e poveri del mondo; Lc 10,21

i loro nomi in Cielo voi scrivete. Lc 10,20

 

Se spargete sapienza e la donate

all'ignorante e all'umile di cuore,

è che l'anima è immagine vostra Gn 1,26-28

e i peccatori venite a salvare. 1Tm 1,15

Giorno verrà che in uno stesso prato

il mite agnello si pasca col leone Is 11,6

e il deserto, sola vostra patria,

più di una volta oda il nome vostro.

 

O Dio nascosto! Is 45,15 anime verginali

tutte accese d'amorose fiamme

si lanceranno sulle orme vostre

e i deserti20 un giorno riempiranno.

Cuori ardenti, quest'anime sublimi

allieteranno gli Angeli del Cielo,

ma l'umile accento dei cantici divini

farà tremar l'abisso tenebroso.

 

Nel suo furor, con gelosia avvilente

spopolare i deserti Satana vorrà.

La potenza infinita non conosce

del Bimbo debole che il mondo ignora.

Neppur sa che la vergine fervente

la solitudine trova nel suo cuore,

non sa neanche quanto sia potente

quest'anima unita al Salvatore.

 

Forse un giorno le dilette spose

avran parte al vostro esilio, o Dio.

Ma i malvagi che le avran bandite

non spegneran del loro amore il fuoco.

[11v°]                                       Il sacrilego livor del mondo impuro

non potrà certo insudiciare mai

le nivee vesti delle vergini di Cristo,

né offuscarne il celestial candore!

 

O mondo ingrato, già il tuo regno spira!

Non vedi tu il tenero Bambino

tenere in mano la palma del martirio Ap 7,9

e già cogliere il giglio rifulgente

per donarlo alle vergini fedeli, Mt 25,4

in cui brilla la luce dell'Amore?

E non vedi già le porte eterne Sal 23,7

che un giorno ai Santi si dovranno aprire?

 

Oh, che momento di felicità perfetta

quando gli eletti appariran gloriosi

e, in cambio dell'amore, essi avranno

l'Eternità in Cielo per amare!

Dopo l'esilio, nessuna sofferenza,

ma il riposo21 del divin soggiorno. 1Cor 15,13.8

Dopo l'esilio, né fede né speranza:

nient'altro c'è che gioia, estasi d'Amore!22

 

 

 

 

PR 7

 

[1r°]

J.M.J.T.

21 giugno 1896

Il Trionfo dell'Umiltà

 

[Scena 1]1

 

La scena si svolge nella sala di ricreazione2 dove tre novizie3 sono riunite in un giorno di ‘licenza': Suor Teresa di Gesù Bambino, decana del noviziato, Suor Maria Maddalena, professa di velo bianco,4 Suor Maria dello Spirito Santo, postulante corista.

 

Sr. Teresa di Gesù Bambino

 

Che gioia trovarci insieme, trascorreremo una buona ricreazione... Vediamo! Suor Maria dello Spirito Santo, ditemi, che pensate della festa della Nostra Madre? Avete mai visto nel mondo qualcosa di tanto delizioso quanto questa unione di cuori, questa dolce allegria?

 

Sr. Maria dello Spirito Santo

 

No, non ho mai visto nulla che mi piaccia altrettanto! Le feste al Carmelo hanno un fascino speciale: lo spirito di famiglia ne costituisce soprattutto il carattere distintivo e questo è ciò che mi affascina... Oh, come sono felice qui! Mi sento vicina al Cielo e non ho che un desiderio: quello di unirmi intimamente a Gesù diventando la sua fidanzata.

 

Sr. Maria Maddalena

 

Che fortuna comunque per noi essere state scelte dal Buon Dio!... Quanto a voi, sorelle mie, lo capisco: siete così buone! Ma quanto a me, povera pastorella, come ha potuto abbassarsi fino a prendermi per sua sposa? Sapeva bene che io non avevo né scienza né virtù.

 

Sr. Teresa di Gesù Bambino

 

Nostro Signore venendo da voi non si è abbassato più di quanto non abbia fatto per noi; al contrario, ai suoi occhi la condizione più umile è la più grande. Ma sono emozionata come voi nel contemplare il suo amore. Mi piace meditare le parole che la nostra santa Madre Genoveffa5 udì durante una delle sue estasi: «Essere la sposa di un Dio: che titolo, che privilegio!...». Infatti, è Gesù stesso che diventa lo Sposo della nostra anima e non un arcangelo, un principe glorioso della sua corte. Ben lungi dall'agire come Lui, Satana («il senza amore»,6 come lo chiamava la nostra Madre Santa Teresa) si accontenta di fidanzare le anime che gli appartengono a [uno dei suoi] demoni. Questo pensiero mi ha [vivamente] colpita quando ho letto il racconto della straordinaria conversione di (     ) Diana Vaughan.7 Che bella8 (     ) Oh! che (     ) ora [1v°] che è diventata una nuova Giovanna d'Arco9 (     ) Il mio desiderio più grande sarebbe [di vederla], una volta compiuta la sua missione, unirsi a Gesù nel nostro caro Carmelo.

 

Sr. Maria Maddalena

 

È lei che avrebbe anche molte estasi e rivelazioni, poiché il Buon Dio (     ) [ora] meno privilegi del diavolo, che la chiamava sua figlia diletta. Comunque, c'è sempre chi ha fortuna!

 

Sr. Teresa di Gesù Bambino, sorridendo.

 

Ma Suor Maria Maddalena, invidiate le consolazioni e le grazie straordinarie?10 Vi credevo più perfetta di così...

 

Sr. Maria Maddalena

 

Le mie orazioni trascorrono in un'aridità peggiore di quella del giardino quando non vi cade un goccio d'acqua e, diamine, non mi dispiacerebbe vedere un po' quel che succede nell'altro mondo.

 

Sr. Teresa di Gesù Bambino

 

Non sapete che il nostro Santo Padre Giovanni della Croce ha detto che è peccato veniale chiedere le estasi e le rivelazioni?

 

Sr. Maria dello Spirito Santo, meravigliata.

 

È un peccato?... Non ne sapevo nulla!... E tuttavia le desidero anch'io!... Come fare?

 

Sr. Maria Maddalena

 

Come fare, sorella? Ebbene, come me: fatene a meno quando non ne avete!

 

Sr. Teresa di Gesù Bambino

 

Fareste ancora meglio, mi sembra, se ricordaste le parole di Nostro Signore: «Beati quelli che non hanno veduto ed hanno creduto»; questo vi farebbe più bene.

 

Sr. Maria Maddalena

 

Sentite, voi mi illuminate. Il buon Dio ha detto: «Beati quelli che non hanno veduto e hanno creduto»; Gv 20,29 ma non ha detto: «Beati quelli che non hanno udito». Io mi contenterei d'udire senza vedere. E voi, Sr. Maria dello Spirito Santo?

 

Sr. Maria dello Spirito Santo

 

[2r°] Io la penso come voi, ma non oso sperare di udire gli echi del Cielo.

 

Sr. Maria Maddalena

 

Si potrebbero udire ugualmente bene come quelli dell'inferno; questi ultimi sarebbero meno gradevoli, ma meglio di niente. E vorrei proprio ascoltare quello che si dice là dentro; credo che sarei migliore se sapessi ciò che il diavolo pensa di noi.

 

Sr. Teresa di Gesù Bambino

 

Lo so bene io: egli pensa che siamo le sue più mortali nemiche, soprattutto quando amiamo molto Gesù. Non è quindi il caso che lo spregevole demonio ci faccia sentire la sua voce paurosa.

 

Sr. Maria Maddalena

 

Non posso dirvi il contrario, suor Teresa di Gesù Bambino; io tuttavia vorrei accostare l'orecchio alla porta dell'inferno, soprattutto se fossimo parecchie. E voi, Suor Maria dello Spirito Santo?

 

Sr. Maria dello Spirito Santo

 

Anch'io!... Ma credo che avrei paura.

 

Sr. Teresa di Gesù Bambino

 

Aver paura, quanto a questo non sarebbe il caso, poiché la nostra Santa Madre ci assicura che i demoni non sono da temere più delle mosche.11

 

Sr. Maria Maddalena, battendo le mani.

 

Che bello! Vedo che cominciate a pensare come me.

 

Sr. Teresa di Gesù Bambino

 

Quand'anche pensassi come voi, questo non ci farebbe udire la conversazione del diavolo... (Ridendo): Ah, che strana ricreazione stiamo facendo!... Per fortuna non ci ascolta nessuno.

 

Sr. Maria dello Spirito Santo

 

Voi prendete la cosa sul ridere; che direste se il nostro sogno si realizzasse?

 

Sr. Teresa di Gesù Bambino

 

Direi che il Buon Dio si compiace di esaudire i desideri delle anime semplici e innocenti; e approfitterei della circostanza per fortificare la mia fede. Non mi sento il coraggio di fare come San Luigi che rifiutò di andare a vedere Nostro Signore che si mostrava nell'Ostia, ma non vorrei fare una richiesta [2v°] che mi pare indiscreta.12

 

Sr. Maria Maddalena

 

Il Buon Dio è più condiscendente di voi. Può darsi che dica a S. Michele di socchiudere un po' la porta dell'inferno e noi sentiremmo qualcosa.

 

Sr. Maria dello Spirito Santo

 

Ascoltate!... Sento cantare: siamo esaudite!

 

 

[Scena 2]

 

Si sente San Michele cantare sull'aria

di «Menaces maternelles».

 

Si leva della fede il velo.

Io nel nome del vostro Amato

ad attuare vengo il sogno,

che avete, Figlie, formulato.

 

Socchiuderò per voi la porta

del luogo dei dolori eterni.

Di Lucifero e la sua scorta

ascoltate i clamori cupi.

 

Sono Michele,

vengo dal Cielo. (bis)

 

Ridete, Sorelle care (bis),

del corrucciato inferno:

quel furioso non temete,

Gesù per voi combatte.

 

[Scena 3]

 

Dietro il paravento13 vengono fatti scoppiare petardi e si trascinano pesanti catene; i demoni urlano e mostrano le loro forche, ma le novizie non vedono niente, essendo sedute con la schiena appoggiata contro il paravento.

 

Lucifero, con voce tonante. Is 14,12

 

Suvvia, fate silenzio! Non vi ho radunati per il piacere di sentire le vostre grida e il chiasso delle vostre catene; ho delle cose gravi da comunicarvi.14

 

Beelzebul Mt 10,25

 

Parla, Lucifero, ma sbrigati: non mi trovo bene qui; preferisco soffrire il mio inferno sulla terra:15 almeno posso appagare la mia rabbia portando a perdizione le anime riscattate da Adonai.16

 

Lucifero

 

Beelzebul, sono irritato con te: compi male il tuo dovere. Perché hai lasciato che Mikael ci rapisse molti dei nostri più fedeli adepti? Perché impegnarti a vendicare i tuoi interessi personali, invece di pensare a stabilire il mio regno su ogni punto del globo?

 

[3r°]                                                 Beelzebul, con ironia.

 

«Non serviam»!17 Ger 2,20 Sei tu che mi hai dato questo motto e credi che ti obbedirò dopo aver rifiutato di abbassarmi davanti a Dio? No, mai, mai! Ognuno è padrone, qui; per questo l'unione è così grande, per questo le nostre legioni sono così mirabilmente governate; per questo i nostri adoratori non cessano di litigare sui nostri riti sacri. Lo sai meglio di chiunque, vecchio astuto serpente: Gn 3,1 la discordia è il marchio distintivo della tua regalità... Il nostro solo punto d'incontro è l'odio implacabile che abbiamo votato ai mortali. È vero che questo non ci impedisce di chiamarli i nostri più cari amici, pur odiandoli a morte. (Sogghigna). È colpa mia se qualcuno, più astuto degli altri, scappa dalle nostre reti? Dopotutto, ce ne restano ancora parecchi... Molto pochi apprezzano le massime di Cristo, soprattutto quando ha detto ai suoi discepoli: «Se qualcuno vuol venire dietro a me rinneghi se stesso e prenda la sua croce». Mt 16,24 Ahi!... Come mi fa male pronunciare questa parola!...

Ma ascolta, Lucifero: se vuoi scaricare la rabbia che ti divora considerando gli amici che ci sfuggono, prenditela con Asmodeo... È lui che ha perso, in maniera penosa per la nostra causa, la sua fidanzata Diana Vaughan.

 

Asmodeo

 

Ah, Beelzebul, come mi fai soffrire pronunciando il nome di questa18 (     ) Doveva proprio sfuggire a me, io che (     ) preservarla da (     ) superstizioni del cristianesimo... dovevo proprio io (     ) così i miei diritti (     ) rabbia. Mi vendicherò!... Se (     ) scoprire (     ) del suo ritiro, ne vedrà delle belle (     ) mai, ahimé, potrò (     ) nuovi supplizi per la (     ) massoni.

 

Beelzebul

 

Me l'aspettavo che (     ) sarebbe finita male, il suo carattere non mi ha mai (     ) mettere in pratica le nostre massime. Io la (     ) dal giorno in cui seppi il suo progetto di restare (     ) le vergini (     ) essere fiero di questa Diana (     ) d'un nome come quello di Giovanna. Giovanna (     ) nemica, il cui solo nome ci fa fremere!!!

 

Lucifero, in collera.

 

[3v°] Tu mi ingiuri, burlandoti di Asmodeo. Ignori che la sua fidanzata fu a lungo la mia diletta figlia? Le vergini non sono tutte nostre nemiche:19 ce ne sono molte che mi servono senza saperlo. Così vi raccomando di invadere le comunità: è soprattutto là che dovete piazzare le vostre batterie.

Non ignoro il danno che mi fa una perfetta figlia di Adonai, che trascina dietro di sé un gran numero di anime che sarebbero nostre. Fate quindi ogni sforzo per distrarle col rumore del mondo. Suggerite loro soprattutto di occuparsi di se stesse: l'amor proprio è il debole di tutti gli esseri umani e si trova anche nelle comunità di clausura; lo affido a voi, amici miei: è la mia arma più sicura per frenare l'amore di Dio nei cuori di tutte le sue monache... Ah, quanto mi fanno soffrire con il loro amore per Dio! Per impedire uno solo di questi atti d'amore, invio volentieri le mie più potenti legioni poiché, se non riesco a dannare le anime possedute da Adonai,20 sono almeno fiero di far perdere loro il più piccolo grado di gloria. (Con disperazione): Ah, per me niente amore, niente trono, niente gloria! Mai! Mai!!

 

Asmodeo

 

Se vuoi che prendiamo d'assalto i conventi, ti consiglio effettivamente di formare delle legioni speciali con i più coraggiosi dei nostri. Tu, Lucifero, sarai a capo; verremo poi io, Moloch, Astarot, Hermes, Ariel, Astarte, Beelzebul, ecc.

 

Beelzebul

 

No, io non andrò; mi hai nominato per ultimo e ciò mi offende; d'altronde, te l'ho detto, detesto la compagnia delle vergini... Non è che io abbia paura di loro individualmente, ma, unite al loro Dio, sono terribili come Lui.21 E poi hanno delle armi che mi fanno soffrire: bisogna ritirarsi, volenti o nolenti, vinti da una donna che abbia qualche goccia di acqua benedetta22 sulla punta delle dita (ahi, come brucia quell'acqua!) o che presenti la sua croce (questo oggetto il cui nome mi fa tanto male pronunciare e che penetra come una lancia di fuoco...). Che vergogna per noi, angeli di luce la cui scienza supera infinitamente tutte le conoscenze che gli uomini hanno acquisito dalla creazione del mondo! Andate pure in spedizione contro le vergini, ma io vi avviso che sarete vinti! Invece di annientare il regno di Adonai, voi l'accrescerete facendo dei martiri che i nostri nemici porranno in trionfo sui loro altari.

Andate, andate; per quel che mi riguarda non avrò il disonore di una disfatta: io resto coi miei buoni amici massoni.

 

[4r°]                                                          Lucifero

 

Se non prendi parte alla nostra gloriosa spedizione, non avrai parte alla nostra vittoria... Gv 14,30 Ti dico che sono il principe di questo mondo: bisogna che io regni dappertutto. 1Cor 15,25 Il Cristo ha dichiarato che le porte dell'inferno non avrebbero prevalso mai contro la sua Chiesa, Mt 16,18 ma già la mia potenza tiene prigioniero il successore di Pietro.23 Non è però abbastanza: mi occorre un trionfo completo; questo trionfo non l'otterrò che distruggendo i conventi... Avanti! Forza, amici! In guerra, in guerra!!!

 

Asmodeo

 

Da quali dobbiamo iniziare la spedizione?

 

Lucifero

 

Lilit,24 la madre di Adonai, è la mia più mortale nemica; Gn 3,15 vendichiamoci di lei attaccando il suo Ordine preferito, quello del Carmelo25 che i malahk26 chiamano il più perfetto della Chiesa.

 

Tutti i demoni, con grida e sogghigni.

 

Bravo, bravo!... Avanti, avanti: distruggiamo la Chiesa di Adonai!

 

Le Novizie, spaventate, mettendosi in ginocchio.

 

O San Michele! San Michele, difendeteci, incatenate i demoni che vogliono distruggere la Chiesa e cacciarci dal Carmelo!...

 

[Scena 4]

 

San Michele appare in alto al centro di una nuvola; alla sua vista i demoni lanciano grida di rabbia e di disperazione.

 

Lucifero

 

Ah, guai a noi, guai a noi!... Che vieni a fare qui, Mikael? Resta con i tuoi malahk. L'inferno non è regno tuo, è mio: ne sono io il principe, come lo sono del mondo, Gv 14,30 sul quale tu non hai alcun diritto.

 

San Michele affonda la sua lancia nell'abisso, Lucifero raddoppia le sue grida; allora l'Arcangelo canta quanto segue sull'aria del cantico al Sacro Cuore: «Quand l'étranger», ecc.

 

Arcangelo

 

Tu che del mondo principe ti vanti

tu che volesti farti uguale a Dio, Is 14,14-15

[4v°]                                         nella notte profonda resterai,

resterai nell'infuocato abisso. Ap 20,10

E non credere, nella crudele tua follia,

che i Santi innanzi a te indietreggino.

Serpente maledetto, Gn 3,14 la Chiesa è immortale.

La Chiesa (bis) trionfare tu vedrai! (bis).

 

Lucifero

 

No, la Chiesa non trionferà!... E come potrebbe resistere alla mia potenza? Lo so, Adonai è più forte di me ed è la causa della mia eterna rabbia; ma guarda come Egli si preoccupa poco della sua gloria: lascia i suoi amici nell'umiliazione e nel dolore!... Perciò conta i suoi, vedrai come è esiguo il loro numero... Io dunque attaccherò con le mie potenti legioni questo miserabile drappello e in breve ne avrò ragione. Allora il crimine, che i miei fedeli servitori già adorano in ogni punto del globo, sarà la sola legge dell'universo. Io sarò quindi vincitore e tu, con i tuoi malahk, fuggirai vergognosamente.

 

San Michele

 

Se regnare i malvagi han fatto il crimine,

restano molti i cuori verginali

che l'Adorabile Vittima consolano

e formano il suo regal corteo.

È pervasa da nobile audacia

l'armata scelta che il Signore attornia.

Satana, fremi, e l'impotenza tua considera!

Indietro! (bis) Il vincitore è sempre Cristo! (bis)

 

Lucifero

 

Me ne infischio del tuo esercito verginale! Non sai che ho dei diritti pure su di esso? Io sono il principe dell'orgoglio; ora se le vergini sono caste e povere, che cosa hanno più di me? Anch'io sono vergine27 e, pur prodigando le ricchezze agli uomini, per me stesso le disprezzo come fumo... Tu mi replicherai: E l'obbedienza tu la pratichi?... Ah, Mikael, io sono astuto quanto te!... No, non obbedisco spontaneamente, ma mi sottometto agli ordini di Dio contro la mia volontà. Anche le vergini possono obbedire, pur conservando in fondo al cuore la propria volontà: possono obbedire e desiderar di comandare28 e allora che cosa fanno più di me?... L'orgoglio so insinuarlo dappertutto e, se non vuoi credermi, guarda [5r°] come pesa di più delle virtù delle tue vergini... (Con tono di trionfo): Guarda, guarda!...

 

All'estremità della sua forca, Lucifero presenta una bilancia: su uno dei piatti sono collocati tre piccoli rotoli bianchi sui quali è scritto: «Povertà, Castità, Obbedienza»; sull'altro, che pesa più del primo, si vedono tre grandi rotoli neri sui quali è scritto a lettere di fuoco: «Orgoglio, Indipendenza, Volontà propria».

 

San Michele, prendendo la bilancia.

 

Voglio ancora la tua follia provare. Gn 3,15.19

Scordi forse, serpe, mostro infernale,

l'umiltà della Vergine Maria, Lc 1,48

che ti schiacciò col piede verginale?

 

Questa virtù in terra brilla ancora:

l'umile splendore suo la tua regalità distrugge.

Mostro d'orgoglio, rotola nella polvere!

Vattene indietro, (bis) vinto dall'Umiltà!

 

Dicendo queste parole, San Michele mette sul piatto dei voti un piccolo rotolo sul quale è scritto: «Umiltà»; e subito l'altro piatto si alza.

 

Il Demonio, grida disperatamente.

 

Sono vinto, sono vinto!... Basta, basta, Mikael, non mi tormentare più! Sono vinto!...

 

Tutti gli altri Demoni gridano anch'essi.

 

Siamo vinti!...

 

Si sentono rimbombi di tuono: San Michele sparisce e tutto ritorna nel silenzio.

 

[Scena 5]

 

Sr. Teresa di Gesù Bambino

 

Quale grazia, sorelle, ci ha accordato il Buon Dio!... Bisogna andar subito a raccontare alla nostra Madre ciò che abbiamo sentito. Bisogna dirle che ora noi conosciamo il mezzo per vincere il demonio e che ormai non abbiamo che un desiderio: quello di praticare l'umiltà... Ecco le nostre armi, il nostro scudo; con questa forza onnipotente, come novelle Giovanna D'Arco, sapremo cacciare lo straniero dal regno, cioè impedire all'orgoglioso Satana di entrare nei nostri monasteri.

 

Sr. Maria Maddalena

 

Sì, andiamo svelte dalla Madre, ma parlerete voi, cara Sr. [5v°] Teresa di Gesù Bambino, perché io sono ancora tutta tremante. E poi temo che non ci creda e che dica che abbiamo sognato!...

 

Sr. Maria dello Spirito Santo

 

È vero! Ma come resteremmo deluse se la nostra Madre si burlasse di noi!...

 

Sr. Teresa di Gesù Bambino

 

Anzi, bisognerebbe rallegrarsi, poiché potremmo così praticare la virtù dell'umiltà... Ma ella ci crederà.

Dopo aver ricevuto un così gran favore, mi sento portata a pregare i Santi Angeli di venire con noi e di cantare alla nostra cara Madre una delle loro celesti melodie.

Care sorelle, poco fa siete state esaudite; ora tocca a me esserlo!

O Santi Angeli, vi supplico, non deludete la mia attesa, fateci sentire la vostra voce, ma non mostratevi: così ci lascerete il merito della fede.

 

Le novizie si alzano e si dirigono verso la Madre Priora.

 

[Scena 6]

 

Gli Angeli cantano sull'aria

«La Patrie des hirondelles.- Hirondelles Légères» ecc.

 

Ritornello

 

Voi siete (bis) sorelle degli angeli, (bis)

Vergini del Carmelo!

Le vostre lodi cantiamo

sulle nostre lire del Cielo.

Voi potete (bis) - quale gloria! (bis) -

con la vostra Umiltà

riportar vittoria

per l'eternità!

 

Strofa

 

Carmelitane ardenti, voi bramate

conquistar cuori a Gesù, vostro Sposo.

Piccole sempre allor

l'Umiltà l'inferno imbestia.

Si ripete il ritornello.29

 

 

 

 

PR 8

[1r°]                                                           J.M.J.T.

 

[Santo Stanislao Kostka]

 

Personaggi

 

La Santa Vergine e Gesù Bambino -

S. Stanislao Kostka - S. Francesco Borgia duca di Gandia,1

Signore della Corte di Carlo V, Generale dei Gesuiti -

Fratello Stefano Augusti, giovane novizio.

 

[Scena 1]

 

La scena si svolge a Roma nella stanza di San Francesco Borgia. Egli è solo e legge con attenzione una lettera. Qualcuno bussa timidamente alla porta.

 

San Francesco Borgia

 

Entrate. (Scorgendo un novizio): Bene, Fratel Augusti, vi attendevo. (Il novizio si inginocchia2 con rispetto davanti a San Francesco, che gli presenta una sedia). Sedete, figlio mio, oggi non vi voglio trattare da novizio, ma da confidente,3 da amico.

 

Fratel Augusti, restando in ginocchio.

 

Reverendo Padre, sono confuso dalla vostra bontà! Come potete trattarmi da amico, voi Generale della Compagnia di Gesù, voi che la Spagna e l'Italia già chiamano Santo? Oh, lasciatemi ai vostri piedi! Non posso parlarvi che in ginocchio; la vostra umiltà non può farmi dimenticare che, essendo Duca di Gandia, avete disprezzato gli sfarzi della Corte di Carlo V per venire...

 

San Francesco, interrompendolo con tono brusco.

 

Tacete, fratello mio, e che mai simili parole escano dalle vostre labbra! Se non conoscessi la vostra semplicità, vi imporrei una severa penitenza; ma so che giudicate e parlate come un bambino. D'ora in poi, non date più importanza a ciò che brilla agli occhi degli uomini: è Dio che deve giudicarci. Davanti a Lui il pastore è uguale al re. La vera grandezza sta nella virtù e non nella nobiltà delle origini. Sappiate che Francesco Borgia non è un santo, ma un grande peccatore, indegno di essere discepolo del Glorioso Ignazio. Pregate Dio, figlio mio, che si degni d'usarmi misericordia e di rendermi meno indegno della nuova missione che mi affida.

 

[1v°]                                             Fratel Augusti, ansioso.

 

Una nuova missione!... O Padre mio, vostra Reverenza4 lascerà dunque Roma?

 

San Francesco

 

Non si tratta di lasciare Roma, ma di ricevere un novizio che deve essere la gloria della Compagnia di Gesù. Per farvelo conoscere, vi leggerò qualche passo di una lettera del Provinciale5 dell'Alta Germania.

 

Fratel Augusti

 

Padre, comincio a credere che vogliate darmi una prova. Non posso comprendere come voi, Reverendo, vi degniate di scegliere per confidente me, povero piccolo...

 

San Francesco, sorridendo.

 

No, figlio mio, non è una prova. Vi conosco abbastanza per sapere che le mie confidenze non vi faranno sentire superiore agli altri discepoli. La ragione che mi porta a parlarvi in forma riservata è questa: voglio che siate l'Angelo di Fratel Stanislao, il novizio che Padre Canisio mi manda.

 

Prendendo la lettera,6 legge i seguenti passi:

 

«L'Angelico giovane che presento a vostra Reverenza è figlio di Giovanni Kostka, signore di Rostkow, nel regno di Polonia. La famiglia del giovane Stanislao è una delle più illustri della monarchia, ma è ancora più raccomandabile per la sua pietà. Tuttavia, malgrado gli esempi di virtù che Giovanni Kostka s'è impegnato di dare ai suoi figli, questo buon signore non comprende assolutamente la pratica dei consigli evangelici e [Stanislao] non otterrà mai il suo consenso per entrare nella Compagnia di Gesù. Io ho creduto bene, data la distanza, ammetterlo nel nostro noviziato di Dillingen. Alcune lettere di Padre Antonio, direttore del ragazzo, mi avevano già fatto conoscere la sua santità, ma quello che mi colpì più di tutto fu vedere l'angelica pietà che brillava sul viso del giovane Stanislao e che rivelava la maturità della sua anima. Ho potuto constatare che non la santità si riconosce dai capelli biondi o bianchi. Sap 4,8 Tuttavia, ho voluto nuovamente provare questa vocazione: le lunghe fatiche di un viaggio di duecento leghe fatto a piedi da un ragazzo di nobile condizione non mi bastavano. Ho quindi ordinato al giovane novizio di assolvere in casa agli uffici più umili: l'ho fatto servire a tavola con gli abiti rozzi che aveva usato durante il viaggio (per non essere riconosciuto, aveva lasciato le sue vesti da gentiluomo e s'era vestito come un povero pellegrino). Nessuna umiliazione turbò il fervente novizio; gli ordini più contraddittori non parvero mai imbarazzarlo; la sua sola risposta era eseguire subito ciò che gli veniva comandato e lo faceva con tale prontezza che i suoi condiscepoli con simpatica [2r°] battuta l'hanno soprannominato l'Onnipotente.

Non ho mai incontrato una semplicità così amabile. Se si parlava davanti a lui della sua nascita e delle sue mirabili virtù, non contraddiceva affatto e non negava, per falsa umiltà, quello che era evidente, ma, sorridendo come se si fosse trattato di un altro, non sembrava affatto badarci. Qualcuno dei nostri Padri si è meravigliato di quello che sembrava mancanza di umiltà: ma per quel che mi riguarda, devo confessare a vostra Reverenza che la semplicità del giovane Fratel Stanislao mi ha istruito più dei molteplici trattati che ho lungamente meditato e che parlavano tutti dell'umiltà. Poiché questa virtù non è altro che la verità,7 trovo che il nostro semplice novizio ne possiede la pienezza. D'altronde egli dimostra un grande disprezzo di se stesso: mi ha spesso ripetuto che tutti i suoi fratelli gli sembrano angeli e che è indegno di vivere in una tale comunità. Sarei stato ben felice di dare l'abito di Gesuita a questo santo ragazzo, ma mi è sembrato più prudente mandarlo a Roma perché riceva il nostro santo abito dalle mani di vostra Reverenza».

 

(San Francesco Borgia posa la lettera sul tavolo). Il resto di questa lettera tratta di affari del provincialato e non vi riguarda. Adesso, figlio mio, uscirete per andare a prendere il vostro nuovo fratello che deve arrivare oggi; penso che sia già nella nostra chiesa.

 

Fratel Augusti

 

O Padre, come oserò parlargli? Quale posto gli darete nella nostra casa? Non lo tratteremo mai con sufficiente onore!

 

San Francesco

 

Dio mi guardi dal trattarlo con onore! Potrei rovinare il bell'edificio della sua perfezione. Voglio al contrario provarlo ancora e constatare di persona le virtù che i suoi superiori hanno riscontrato in lui. Vi ordino, Fratel Augusti, di non lasciare capire che voi avete sentito parlare della sua nobiltà e delle sue virtù.

 

Fratel Augusti, alzandosi.

 

Padre mio, vi obbedirò; vado immediatamente a cercare Fratel Stanislao.

 

San Francesco

 

Introducetelo qui. Io mi nasconderò nella stanza vicina per osservare le sue parole e le sue maniere. Dopo qualche istante di conversazione con lui, trovate un pretesto per uscire e allora arriverò io.

 

[Scena 2]

 

San Francesco Borgia esce con fratel Augusti; dopo qualche minuto, questi ritorna. Dopo aver inutilmente bussato alla porta, entra [2v°] in compagnia di Santo Stanislao, vestito da povero pellegrino.

 

Fratel Augusti

 

Il nostro Reverendo Padre Generale non è qui, tuttavia mi aveva detto di condurvi da lui. Avete atteso a lungo in chiesa, fratello?

 

Santo Stanislao

 

No, fratello, non più di cinque o sei ore, credo. Se permettete, vorrei ritornarvi dato che il Padre Generale non c'è.

 

Fratel Augusti

 

È meglio attendere qui: penso che non tarderà. Ma voi forse non avete preso nulla dopo il vostro arrivo a Roma. Avreste dovuto far sapere tramite il portinaio che eravate qui.

 

Santo Stanislao

 

Il mio Superiore, Padre Canisio, mi aveva detto di attendere in chiesa che il Reverendo Padre Francesco Borgia mi mandasse a chiamare. Avrei creduto di mancare all'obbedienza rivolgendomi al fratello portinaio.

 

Fratel Augusti

 

Avete fatto bene ad obbedire, ma io vado subito a cercare il responsabile del refettorio perché vi dia qualcosa.

 

Esce senza ascoltare Santo Stanislao che gli dice:

 

Oh, vi prego, fratello, non andateci! Vi assicuro che non ho bisogno di nulla.

 

[Scena 3]8

 

San Francesco Borgia entra. Sembra sorpreso vedendo Santo Stanislao che si è messo in ginocchio dopo che Fratel Augusti è uscito. Fingendo di scambiarlo per un mendicante gli dice con tono severo:

 

San Francesco

 

Come avete osato entrare qui? Se avevate bisogno di un'elemosina, bastava chiederla al portinaio; ma alla vostra età dovreste aver vergogna di mendicare: il lavoro non manca nei laboratori di Roma.

 

Santo Stanislao

 

Perdonatemi, Reverendo Padre, e non mi rifiutate la carità che vi sollecito: quella dell'ultimo posto Lc 14,10 nella vostra santa Compagnia.

 

San Francesco

 

L'invenzione non è nuova: credete d'essere il primo avventuriero che incontro? (Mostrandogli con il dito la porta): Uscite subito! Non si ricevono novizi come voi nella Compagnia di Gesù.

 

[3r°]                                Santo Stanislao, con le lacrime agli occhi

 

O Padre, abbiate pietà di me! Vi prometto...

 

[Scena 4]

 

San Francesco a fratel Augusti che è appena entrato dopo aver bussato alla porta:

 

San Francesco

 

Non posso sbarazzarmi di questo mendicante: prendetelo e mettetelo fuori.

 

Fratel Augusti, molto sorpreso.

 

Reverendo Padre, questo giovane non è un mendicante: è il novizio che vi invia il Padre Canisio.

 

San Francesco, a Santo Stanislao.

 

È nel noviziato dunque che avete imparato a introdurvi nello studio del vostro superiore in sua assenza?

 

Fratel Augusti

 

Padre, sono io che l'ho introdotto qui: l'avevo lasciato per andare a fare una commissione e supplico Vostra Reverenza di non punirlo.

 

Santo Stanislao

 

Reverendo Padre, riconosco che merito di essere severamente punito e vi scongiuro di non risparmiarmi. (Congiungendo le mani): Ma, per favore, per quanto indegno io sia, tenetemi nella vostra santa casa!

 

San Francesco

 

Poiché è il Reverendo Padre Canisio che vi manda, vi ammetto al noviziato; ma vi avverto che sono informato sul vostro conto. I nostri Padri del collegio di Vienna mi hanno scritto che quando eravate loro allievo, vi vedevano studiare raramente. Invece di prestare seria attenzione alle lezioni dei vostri maestri, preferivate, col pretesto della devozione, leggere o meditare libri di pietà. Se sperate di continuare le vostre devozioni esagerate, è inutile che restiate a Roma. Qui bisognerà che lavoriate con serietà e che vi accontentiate delle preghiere comuni.

 

Santo Stanislao

 

O Padre, come siete buono a volermi tenere! Vi prometto di obbedirvi in tutto. Studierò quanto voi vorrete. È vero che, mentre ero allievo dai Gesuiti di Vienna, non avevo una grande assiduità al lavoro e soprattutto mancavo di disposizione. Tuttavia alla fine dei miei studi superavo i miei condiscepoli; però mai ho potuto attribuirmi quei piccoli successi, poiché la mia inferiorità m'era ben nota.

 

San Francesco

 

È inutile parlare dei vostri successi! Ditemi piuttosto quale ragione vi ha portato a chiedere un posto nella Compagnia di Gesù.

 

[3v°]                                                   Santo Stanislao

 

Reverendo Padre, è perché voglio diventare un santo.

 

San Francesco

 

Non sapete, figlio mio, che dappertutto si può diventare santi? Non è l'abito, né il nome di Gesuita che produce questa meraviglia.

 

Santo Stanislao

 

Padre mio, com'è dunque che tutti i Gesuiti sono santi?9

 

San Francesco

 

Non lo sono tutti: la prova è che io, che sono il loro superiore, non sono che un peccatore.

 

Santo Stanislao

 

Come potete dire questo senza mentire, Reverendo Padre? Tutti dicono che siete santo da far miracoli.

 

San Francesco

 

Il mondo si sbaglia, figlio mio! Non bisogna fare alcun caso al suo giudizio. Se mai questo mentitore venisse a mormorare alle vostre orecchie simili lusinghe, umiliatevi e guardate ciò che siete agli occhi di Dio.

 

Santo Stanislao

 

O Padre, anche se facessi miracoli, mi sembra che non potrei inorgoglirmi: il ricordo della mia vita passata non riuscirebbe a cancellarsi dalla mia memoria. Ah, sono un miserabile, indegno delle grazie del buon Dio! (Piange).

 

San Francesco

 

Il Signore perdona le più grandi colpe, ma non credevo che voi foste colpevole di delitti. Per umiliarvi dei vostri peccati, se acconsentite a confessarmeli, fratel Augusti si ritirerà.

 

Santo Stanislao, trattenendo Fratel Augusti.

 

No, fratello mio, restate: dal momento che devo vivere con voi, voglio che il motivo del mio pentimento vi sia noto, affinché mi trattiate come merito. (Si mette in ginocchio davanti a San Francesco). Padre, il buon Dio nella sua misericordia s'è degnato chiamarmi a Lui fin dall'aurora della mia vita. Invece di comunicare questa chiamata al mio direttore, ho resistito per diciotto anni alla grazia che mi sollecitava. (Posa la testa sulle ginocchia di San Francesco e piange amaramente).

 

San Francesco, molto commosso.

 

Povero figlio, consolatevi, il vostro errore è riparato dal pentimento sincero che manifestate. Il ricordo di questa infedeltà, lungi dal nuocere [4r°] alla vostra anima, la terrà nell'umiltà e voi lo sapete che non c'è sacrificio più gradito a Dio che quello di un cuore contrito e umiliato. Sal 50,19

 

Santo Stanislao

 

Padre, che ineffabile consolazione voi infondete nella mia anima! Oh, vi supplico d'insegnarmi fin d'ora come potrò diventare santo e recuperare il tempo perduto!

 

San Francesco

 

Penso che l'unico mezzo sarà di disprezzarvi sinceramente, di stimare molto gli altri e di provare loro con tutti i mezzi possibili l'amore che consumerà il vostro cuore. Se l'obbedienza è la regola e la custode della vostra carità, potrete in poco tempo fare molto bene.

Bussano alla porta. Fratel Augusti va a rispondere e ritorna portando una lettera che presenta in ginocchio a San Francesco al quale dice qualche parola a bassa voce.

 

San Francesco, strappando la busta.

 

Fratel Stanislao, ecco una lettera dalla Polonia: è vostro padre che vi scrive. (Gli presenta la lettera). Leggetela subito. (Santo Stanislao legge la lettera, poi si mette a piangere).

 

San Francesco

 

Che avete, figlio mio? Vi pentite di essere entrato nella Compagnia di Gesù?

 

Santo Stanislao

 

Oh, no, Padre! Piango vedendo che i miei genitori non comprendono il Dono di Dio. Gv 4,10 Dicono che sono indegno dei miei avi e che disonoro la loro famiglia. Tuttavia è più onorevole, più nobile e più glorioso per la nostra casa che io sia qui come il più piccolo fra questi grandi servi di Dio, che essere, nel mondo, più illustre di qualsiasi mio antenato.

 

San Francesco

 

Avete ragione, figlio mio. Spero che un giorno i vostri genitori accettino la vostra vocazione; ma d'altra parte Nostro Signore non ha detto: «Io non sono venuto a portare la pace ma la spada: Mt 10,34-37 colui che ama il padre e la madre più di me non è degno di me»?

 

Santo Stanislao, levando gli occhi al cielo.

 

Ora posso dire con il salmista: «Mio padre e mia madre mi hanno abbandonato, ma il Signore si è preso cura di me. Sal 26,10 Ho scelto d'essere disprezzato nella casa del mio Dio, Sal 83,11 piuttosto che abitare sotto le tende dei mondani».

 

[4v°]                                                      San Francesco

 

Mio caro figlio, riconosco che Dio stesso vi ha condotto e vi vuole qui. Fra qualche giorno vi darò il santo abito;10 preparatevi a questa grazia nel silenzio e nel raccoglimento. Ringraziate il Signore che vi accorda l'insigne favore di abitare nella sua casa. Sal 26,4 (Pone la mano sul capo di Fratel Augusti). Vi do fratel Augusti come «angelo»: sarà lui ad istruirvi sui vostri doveri esteriori. So che le vostre anime s'assomigliano; così vi permetto di comunicarvi i vostri pensieri e le grazie di cui il Signore si compiace di colmare i bambini. (Si alza). Vi lascio, i doveri della mia carica mi chiamano altrove.

 

Fratel Augusti,

mettendosi in ginocchio a fianco di Santo Stanislao.

 

Padre Reverendissimo, si degni di benedirci!

 

San Francesco

 

Cari figli, che la Santissima Trinità vi benedica come vi benedico io stesso di tutto cuore. (Esce).

 

[Scena 5]

 

Fratel Augusti,

si siede e presenta una sedia a Santo Stanislao.

 

Fratello, presto vi condurrò nella vostra cella e il maestro dei novizi vi assegnerà il lavoro che riterrà più adeguato; ma, se volete, approfittiamo del permesso del nostro Padre Generale e facciamo conoscenza. Mi presento subito: mi chiamo Stefano Augusti, non ho né talenti né virtù, ma tutti i nostri Padri mi amano molto: la loro carità li rende ciechi sui miei difetti. Bisognerà che facciate come loro, Fratello Stanislao, e mi amiate così; spero soltanto che voi mi segnaliate i miei difetti; è molto utile aver qualcuno che fa notare se si è fatto qualcosa di sbagliato.

 

Santo Stanislao

 

Spetta a voi, fratello, segnalarmi le mie mancanze e vi supplico di non trascurare di farlo. Sento proprio che siamo fatti l'uno per l'altro; così non avrò difficoltà ad amarvi, poiché vi amo già.

 

Fratel Augusti

 

Come mi fate piacere! Mi riempie di gioia avervi come fratello. Ma penso che siate afflitto: il ricordo dei vostri genitori turba certo la vostra gioia.

 

Santo Stanislao

 

No, fratello, la mia gioia non potrebbe essere offuscata dal ricordo di nessun affetto terreno. So che i miei genitori piangono la mia partenza più amaramente di quanto avrebbero pianto la mia morte; ma per consolarli ho delle armi che possono tutto: la preghiera e il [5r°] sacrificio.11 Sono molto giovane e tuttavia il Signore mi ha già fatto sperimentare più volte che egli non abbandona mai coloro che cercano Lui solo. Sal 9,11

 

Fratel Augusti

 

Fratel Stanislao, vorreste confidarmi queste dolci esperienze? Vi prometto di non parlarne a nessuno.

 

Santo Stanislao

 

Non potrei raccontarvele tutte, sarebbe troppo lungo; ma voglio confidarvene almeno una. Due anni fa ero in collegio dai Padri della Compagnia con mio fratello Paolo. Egli aveva scelto il nostro alloggio presso un eretico, perché voleva abitare la più bella casa della città, non essendo il povero Paolo illuminato dalla grazia dall'alto. Era il primogenito ed io dovevo sottomettermi alla sua volontà. Il nostro precettore Giovanni Bilinski condivideva i suoi gusti e le sue idee. Pensate, fratello, quel che soffrivo! Ben presto mi ammalai gravemente. Paolo non poté chiamare un sacerdote perché il proprietario, eretico, non avrebbe mai acconsentito di riceverlo nella sua casa. Non trovando aiuto12 sulla terra, mi rivolsi al Cielo. Fin dalla mia infanzia onoravo particolarmente la Vergine Santa Barbara;13 così, con il cuore pieno di fiducia, la supplicai di non lasciarmi morire senza aver ricevuto il Santo Viatico.14

 

Fratel Augusti

 

Oh, intuisco che vi ha esaudito! Certo quel malvagio eretico si è convertito?

 

Santo Stanislao

 

Disgraziatamente no, ma gli abitanti del Cielo non hanno bisogno del permesso degli eretici per penetrare dove vogliono. Vidi dunque entrare nella mia camera Santa Barbara, splendente di gloria, accompagnata da due begli angeli; teneva l'Ostia santa nelle sue mani verginali ed io ebbi l'ineffabile consolazione di ricevere da lei15 il Dio dell'Eucaristia, l'amato Signore Gesù.

 

Fratel Augusti

 

Una Santa che ha nelle mani la Divina Eucaristia? Che mistero!... Perché non sono stati piuttosto gli angeli a darvi la Santa Comunione?

 

Santo Stanislao

 

Durante il mio viaggio a Roma, un angelo mi ha dato la Santa Comunione, ma non c'era Santa Barbara! Nel regno di Dio, la sua gloria è maggiore di quella degli spiriti celesti; è per questo che, davanti a loro, questa dolce Vergine mi ha presentato il Pane degli Angeli. Può anche darsi che sulla terra essa avesse desiderato condividere le sublimi funzioni dei sacerdoti e che il Signore abbia voluto esaudire tale suo desiderio.

 

[5v]                                                     Fratel Augusti

 

Fratello, parlate come un angelo: non mi stancherei mai di ascoltarvi.

 

Santo Stanislao

 

Anch'io sto molto bene in vostra compagnia, ma mi rimprovero di parlare più di voi; imparerei molte cose se voleste istruirmi... Tuttavia credo che sia meglio separarci: il nostro colloquio si è prolungato abbastanza. Se lo ritenete opportuno, resterò da solo qualche istante per ringraziare Maria, la Regina del Cielo, del favore di essere entrato nella Santa Compagnia del suo Divin Figlio.

 

Fratel Augusti

 

Dunque amate molto Maria? Oh, ve ne prego, parlatemi di Lei!

 

Santo Stanislao,

con un accento di tenerezza indicibile.

 

La Santa Vergine!... Ah, che potrei dirvi di lei?... È la mia Madre!!!...16

 

Si inginocchia e sembra profondamente raccolto. Fratel Augusti lo contempla con rispetto e si allontana senza rumore.

 

[Scena 6]

 

Santo Stanislao,

congiungendo le mani e guardando il cielo.

 

O Maria, mia dolce, mia tenera Madre, abbiate pietà del vostro povero, piccolo figlio; sostenuto dalla grazia divina, ha vinto gli ostacoli che il mondo metteva sul suo cammino. Poiché egli ha lasciato tutto per amore del vostro divin Figlio Gesù, non lo lasciate a lungo sulla terra d'esilio.

O mio Santo Angelo Custode e voi Santa Barbara, mia amata protettrice, domandate alla mia diletta Madre, la Regina dei Cieli, di venirmi a prendere e di accogliermi nel corteo verginale che forma la sua corte. Ap 14,4

 

[Scena 7]

 

Si odono voci celesti che cantano sull'aria

di «L'Ange et l'ame».

 

L'Angelo

 

Regina dei Cieli, udite la preghiera mia.

Di Stanislao son l'angelo custode.

Presto seguir vorrebbe questo mite figlio,

lasciando la terra, Gesù il Divino Agnello. Ap 14,4

 

Santa Barbara

 

Dell'umil Fiore che in questi luoghi langue

io sono la santa prediletta.

La profumata sua corolla veder vorrei

brillare in cielo.

 

Insieme

 

Deh, scendete sulla straniera riva

presso il Bambino che gli eletti incanta.

[6r°]                                          Vergine Maria, non siete voi la Madre

di Stanislao, fratello di Gesù?

 

[Scena 8]

 

La Santa Vergine

appare portando il piccolo Gesù17 e canta sull'aria

«Le soir».

 

Sì, figlio mio, son la Madre tua

e io per te dal Cielo scendo.

Io ti porto l'Emmanuele, Mt 1,23

il dolce Gesù, fratello tuo.

 

Ella depone il Divin Bambino nelle braccia di Santo Stanislao che lo riceve pieno di gioia.

 

Santo Stanislao

 

O Gesù, mio unico Amore,18 ma è vero che vi degnate di riposare sul mio cuore?... O Maria, sostenete la mia debolezza, copritemi dei vostri meriti, affinché sia meno indegno di portare il vostro Tesoro fra le mie braccia!...

 

La Santa Vergine

copre col suo velo Santo Stanislao e canta.

 

Sotto il mio velo19 coprir ti voglio

con questo Tesoro degli eletti.

Come stella tu brillerai

nella Compagnia di Gesù.

 

Santo Stanislao

 

O Madre mia, speravo che voi mi portaste in Cielo ed ecco che mi dite che dovrò brillare nella Compagnia di Gesù...

 

La Santa Vergine

 

Verginale Fiore, Stanislao,

col tuo profumo inebri gli angeli.

Presto le celesti lor falangi

ti coglieranno (bis) per il Signore!

 

Santo Stanislao

 

Oh, come son felice!... Presto contemplerò Gesù, non sotto l'apparenza di un bimbo inerme, ma in tutto lo splendore della sua gloria. Mt 25,31 Madre mia diletta, presto vi vedrò sul vostro trono immortale!... (Dopo una pausa). Non rimpiango niente sulla terra e tuttavia ho un desiderio... un desiderio così grande 20 che non saprei essere felice in Cielo se non si realizzasse. Ah, mia cara Madre, ditemi che i Beati possono ancora lavorare per la salvezza delle anime!... Se non posso lavorare in Paradiso per la gloria di Gesù, preferisco restare nell'esilio e combattere ancora per Lui!...

 

[6 v°]                                                   La Santa Vergine

 

Di Gesù, tuo solo Amore,

le glorie accrescere vorresti.

Per Lui nella celeste corte

vittorie tu riporterai!

 

Sì,21 figlio mio, in Cielo i Santi

possono ancor salvare anime:

le dolci fiamme del loro amore

i cuori attirano verso il bel Cielo.

 

Santo Stanislao

 

Oh, come son felice!... Dolce Regina del Cielo, vi prego, quando sarò accanto a voi nella Patria permettetemi di ritornare sulla terra,22 per proteggere anime sante, anime il cui lungo lavoro quaggiù completerà il mio. Così, grazie a loro, potrò presentare al Signore un'abbondante messe di meriti.

 

La Santa Vergine

 

L'anime in lotta in questo mondo

tu proteggerai, o caro Figlio.

Più ricca sarà la loro messe

e più su nel Cielo (bis) brillerai!

 

 

 

 

NOTE DELLE PIE RICREAZIONI

 

 

PR 1 – LA MISSIONE DI GIOVANNA D'ARCO

 

Documento: autografo. - Data: dicembre 1893gennaio 1894. - Composizione: dialoghi in prosa e in versi (381); frammenti poetici cantati su dieci diverse melodie. – Pubblicazione: HA 98, frammento di 161 versi, di cui 37 corretti. Récréations 1985, testo integrale.

 

Giovanna d'Arco è all'ordine del giorno quando Teresa la adotta come soggetto della sua prima composizione drammatica. La Missione di Giovanna d'Arco viene recitata al Carmelo nella medesima settimana in cui Papa Leone XIII (27/01/1894) dichiara «Venerabile» la Liberatrice della Francia. Tutto il Paese parla allora di Giovanna d'Arco, e la festeggia, l'8 maggio, con grandi celebrazioni nazionali. Repubblicani e monarchici, cattolici e anticlericali, tutti rivendicano l'eroina nazionale. A Lisieux, Celina con la cugina Maria Guérin e le loro amiche confezionano dodici orifiamme bianche, destinate ad addobbare la cattedrale di S. Pietro che accoglierà cinquemila persone.

Per mettere a fuoco il personaggio che ella stessa dovrà interpretare, Teresa ha certamente fatto ricorso a documenti autorevoli (circa le fonti di PR 1 e 3, Cf Récréations, pp. 289 e 319s). Ma soprattutto si rifà ad una ispirazione latente in lei fin dall'infanzia, e che l'esperienza spirituale acquisita in seguito l'aiuta ora ad esprimere.

Risale all'età di 8 o 9 anni la scoperta che Teresa fa dell'eroina francese: «una delle più grandi grazie della mia vita» (Ms A, 32r° e LT 224). Ora sono trascorsi 12 anni. Alla fine del 1893 la sua «audace fiducia di diventare una grande Santa» permane in lei intatta (ibid.). Ma dopo cinque anni di vita al Carmelo le si impone la constatazione che «farsi diversa da quel che è, più grande, le è impossibile» (Ms C, 2v°). Tuttavia, Dio non domanda mai cose impossibili. Come conciliare l'inconciliabile?

La giovane carmelitana è a questo punto della sua ricerca, quando le circostanze la riportano all'ispirazione di un tempo. A sua insaputa - poiché nella stesura di PR 1 è di una semplicità e ingenuità assoluta - ella proietta la sua storia personale all'interno della storia di Giovanna d'Arco, così come l'hanno tramandata i racconti popolari. Per connaturalità molto più che per informazione, ella ritrova una Giovanna d'Arco d'una realtà ben più profonda di quella che la pura e semplice erudizione avrebbe potuto ricostruire.

Ad esempio, quando dà alla pastorella di Domremy l'apparenza di una «figliola... debole e timida» (a propria immagine), attirata dalla solitudine, dalla vita povera e nascosta, dalla preghiera assidua e dalla devozione alla Vergine Maria (tutti eminenti valori carmelitani), si dimostra fedele alla storia. I documenti confermano lo spirito di silenzio di Giovanna che, dai tredici ai diciassette anni, non si mostra per nulla avventuriera e bellicosa.

Ma ecco suonata per la giovane lorenese l'ora della rottura con la vita precedente, in vista di una missione inaudita: «prendere la spada per salvare la Patria». Scompiglio, spavento: Giovanna si rivela (sempre a immagine di Teresa) «di una natura tale che il timore la fa indietreggiare; con l'amore però non solo avanza, ma vola» (cf Ms A, 80v°). Il ruolo antitetico di san Michele Arcangelo, araldo di guerra e di gloria, e di S. Caterina «sorella ed amica» di Giovanna d'Arco per età e per vocazione, danno vita a questa lotta tra il timore e l'amore.

La parola «fiducia» non è menzionata in questa rappresentazione, ma il suo dinamismo sostiene l'azione, fa varcare la soglia decisiva dalla paura all'obbedienza, liberando la generosità. Giovanna ora non mira ad altro che a «rendere amore per amore» a Gesù, dovesse pur «andare in capo al mondo e versare tutto il suo sangue».

Si cristallizza così tutta una fioritura di temi teresiani espressi con tanta freschezza, anche se è palese l'inesperienza drammatica e l'esercizio poetico è solo ai primi passi.

Questo va-e-vieni tra Giovanna e Teresa, in una riflessione prolungata, diventa per la carmelitana richiamo ad un superamento. Se alla vigilia dei suoi ventun anni si sente ancora considerata dalla comunità «una bambina» e, al di là dei tempi canonici regolari, una «novizia», l'esempio di Giovanna le dimostra che non esistono ostacoli per «l'Onnipotente». Al contrario! Però ad una condizione: di mettersi risolutamente in cammino. Per Teresa «bisogna partire», «lasciare» l'universo familiare (e spirituale?) dell'infanzia. La sua «missione» è forse ancora avvolta nel buio: infatti, ella procede a tentoni, più o meno lungo tutto l'anno 1894, tempo in cui la figura di Giovanna d'Arco non l'abbandona mai, poiché compone ancora una poesia l'8 maggio (P 4) e matura PR 3 durante l'estate.

Al di là del merito oggettivo di questa prima «ricreazione», quello di offrirci personaggi veri, l'essenziale consiste nel fatto che essa inaugura una tappa decisiva per il futuro dell'autrice, che ne trae un supplemento di luce per la rilettura della sua vita nel primo quaderno autobiografico, il Manoscritto A.

 

Il tema di Giovanna d'Arco

 

A prescindere dai quaderni di scuola (Cf in questo volume SD, p. 1193-1194), questa ricreazione è il primo testo scritto da Teresa di sua mano, riguardante Giovanna d'Arco. Per misurare l'importanza di questo tema nella sua vita e nella sua opera, ecco, in ordine cronologico, i riferimenti agli scritti e alle parole su questo soggetto:

* 1894: PR 1 (21 gennaio); P 4 (8 maggio)

* 1895: PR 3 (21 gennaio); Ms A, 31v°/32r°

* 1896: LT 182; PR 7 (21 giugno); immagine per breviario; Ms B, 3r°; Pr 17

* 1897: LT 224; P 50; parole in QG 5.6.2; 20.7.6; 27.7.6; 10.8.4.

Si possiedono cinque fotografie di Teresa nel ruolo di Giovanna, fine gennaio 1895 (VTL n° 11-15).

 

NOTE

1. Sottotitolo: «La Pastora di Domremy»: per Teresa, come per tutta la tradizione popolare, Giovanna era una pastorella. In realtà era figlia di agricoltori.

2. Per la distribuzione delle parti, di due cose si è sicuri: Teresa interpretava Giovanna d'Arco e suor Maria del Sacro Cuore interpretava santa Caterina.

3. Usanza del tempo di Giovanna d'Arco. «Intrecciare una corona... a Maria» era «la più grande occupazione» di Teresa fanciulla, durante la sua malattia del 1883 (Ms A, 29v°), e sarà uno dei suoi primi gesti in infermeria (Cf QG 11.9.3). Alla sera della sua professione (8091890) ella depone la «(sua) corona ai piedi della Madonna» (Ms A, 77r°).

4. «Albero delle Dame» o «albero delle Fate», nella foresta delle querce o «bois Chesnu».

            5. Teresa ha vari motivi per utilizzare questo termine denotante piccolezza, forse in ricordo dell'agnello del 1888 (LT 42); ma soprattutto per le sue risonanze bibliche (Is 40,11) e perché indica le novizie (Cf Ms C) tra le quali ella vive ancora nel 1893‑1894.

            6. Conciliare tenerezza fraterna e dono esclusivo a Dio, in un certo momento ha potuto costituire per Teresa un problema. Nel gennaio 1894 la risposta è chiara: queste amicizie non «dispiacciono» al Signore.

            7. «Consacrare la mia verginità»: secondo i Processi, l'iniziativa è nata da Giovanna, fin dal primo intervento delle voci. In quanto a Teresa, la sua appartenenza a Gesù solo è da sempre: poiché si è degnato «domandarle il suo cuore fin dalla culla» (Cf LT 201).

            8. Ciò che Teresa si sentì dire nel 1882 quando volle seguire Paolina al Carmelo (Ms A, 26r°/v°) e nel 1887 quando incominciò ad attuare la sua vocazione.

            9. Teresa descrive la propria scelta carmelitana: un volontario prendere le distanze di fronte alle «notizie»; cf LT 135 sull'apostolato della preghiera» e LT 146, e così pure la sua osservazione a suor Genoveffa indignata per le leggi anticlericali: «Ciò che ci riguarda è unirci a Dio» (CRG, p. 86).

            10. In modo un po' maldestro, le indicazioni per le azioni sceniche sono date dopo il momento effettivo dell'azione. In sostanza, le voci di Caterina e Margherita fanno andare Giovanna in «estasi», la voce di Michele «la spaventa».

            11. Per lo sfondo e la forma, le due prime strofe di san Michele annunciano PR 7 e P 48. È il medesimo combattimento apocalittico in cui il campione di Dio non ha che un nemico: «l'orgoglio» (6v° 25 e 28; 7r°; 13v°) e non ha che un solo trionfo, quello della «umiltà» (12r°/v°): trionfo tanto meglio assicurato in quanto si realizza mediante «un debole braccio di fanciulla» (7r° 8), un «debole strumento» (16v° 10-11).

            12. Questa offerta della spada, dapprima rifiutata («non ancora»), poi accettata «in ginocchio... con amore», dopo una lunga lotta, rappresenta uno dei nodi drammatici della rappresentazione. Teresa porta questa spada nelle fotografie VTL no 11 e 12.

            13. Secondo il breviario romano conosciuto da Teresa, Caterina d'Alessandria (25 novembre) «all'età di diciotto anni... superava i più eruditi». E fu allora che fu messa a confronto con i filosofi pagani e venne martirizzata. In questo dramma Teresa dà ugualmente a Giovanna «diciott'anni» (17v°). L'eroe di PR 8, S. Stanislao, muore alla soglia dei suoi diciotto anni («Alla età più bella della vita, a 18 anni», sottolineerà Teresa scrivendo a don Bellière nella LT 247). Ancora una volta ella manifesta la sua preferenza per i Santi giovani.

            14. Quella dell'Apocalisse, in cui la preghiera è efficace come «sulla montagna» dove Mosé intercede per coloro che combattono (Cf sotto, sc. 10).

            15. I Santi sono dunque inviati in «missione» dopo la loro morte. In PR 8, Teresa, tramite Stanislao, solleciterà per se stessa il medesimo privilegio.

            16. La stessa affermazione in LT 263; Cf anche Ms B, 5v°. Questa strofa traccia già una teologia della comunione dei santi, così cara a Teresa.

            17. S. Margherita, Regina di Scozia († 1093), era ricordata, all'epoca di Teresa, il 10 giugno, secondo il breviario romano (oggi il 16 novembre). Ella permette a Teresa di sfruttare l'antitesi «pastora/regina», presto ripresa in P 10.

            18. Cf i grandi desideri del Ms B, 2v°.

            19. Cf il P. Pichon a Teresa in LC 82 e 87; CG pp. 374, 399; ma soprattutto il responsorio trascritto da lei nel 1890: «Il mio diletto è amabilissimo (...) il suo volto reclinato mi spinge a rendergli amore per Amore» (LT 108). Cf anche Ms B, n. 11.

            20. Si pensa naturalmente al Signor Martin.

            21. È uno dei temi centrali di PR 1.

            22. Nel 1895, Teresa scriverà della propria adolescenza: «si abbassava verso di me perché ero piccola e debole» (Ms A, 49r°).

            23. L'espressione è già apparsa sotto la penna di Teresa in LT 141 (25041893) e in LT 154 (27121893), in riferimento alla «umiltà», come qui.

            24. Risposta al grande dubbio di Carlo VII: Cf PR 3, sotto.

            25. Agli occhi di Teresa è questo l'oggetto specifico della missione di Giovanna (Cf ancora PR 3). Questa insistenza non si capisce se non in quanto, nel suo spirito, l'Inglese è un «eretico». Tale anacronismo ha potuto essere favorito dalla tesi, per lungo tempo diffusa, secondo la quale Dio, suscitando Giovanna d'Arco per «scacciare lo straniero», liberava preventivamente la Francia dal protestantesimo.

            26. In termini simili Teresa evocherà, nel 1895 e nel 1896, la sua «conversione» del Natale 1886. «Egli mi rivestì della sua armatura» (Ms A, 44v°); «se lui stesso non mi avesse armata per la guerra» (LT 201). La riflessione sull'epopea di Giovanna, lungo l'anno 1894, influisce sicuramente sulla rilettura della propria vita che Teresa proporrà nel Ms A; Cf la Presentazione di questa PR.

            27. Teresa conservava nel suo breviario un'immaginetta di Giovanna armata, che stringeva al cuore la spada. Ella la accarezzerà la vigilia della sua morte; Cf DE, p. 824. Era la festa di san Michele Arcangelo. Gesto eloquente da parte di colei che voleva morire «con l'armi in pugno» (P       48, 5).

            28. Giovanna sarà beatificata solo il 18 aprile 1909, da Papa Pio X. Nel gennaio 1909 si apriva ufficialmente la Causa di Teresa.

 

PR 2 – GLI ANGELI AL PRESEPE DI GESU

 

            Documento: autografo. – Data: prima quindicina di ottobre 1894, per il 25 dicembre. – Composizione: dialogo in prosa e in versi (296), su nove melodie. – Pubblicazione: HA 98, frammenti poetici, 261 versi, dei quali 69 corretti. Récréations 1985, testo integrale.

 

            Primo testo scritto da Teresa sul Natale. Gli Angeli al Presepe di Gesù non sono né folklore né pura leziosaggine, ma contemplativo stupore davanti al mistero dell'Incarnazione: mistero di abbassamento per amore.

            Nessuna intelligenza umana lo può «comprendere», ed è agli angeli che Teresa delega la missione di esaltare quel «mistero ineffabile», con un fervore lirico che non sarà più raggiunto in nessun'altra «ricreazione». Essi si meravigliano a gara della «bellezza» del loro Signore, il «Verbo di Dio, gloria del Padre», «nascosta» sotto un velo che si fa sempre più fitto a misura che il disegno divino si attua. È il velo della natura umana: fattezze di un Fanciullo povero avvolto in fasce; presto sangue e lacrime sul suo Volto Santo (non è cosa ordinaria trovare Isaia 53 in un componimento di Natale); poi pietra tombale e infine «il limite estremo del suo amore», l'Eucaristia.

            Tuttavia c'è un'ombra nella contemplazione adorante dei quattro cantori del «Verbo fatto Uomo»: «l'ingratitudine dei mortali» che «ben presto» misconosceranno il suo amore per loro.

            Ingratitudine che sembra dar ragione al quinto intervenuto, l'Angelo del giudizio finale. Come uno strumento stonato in una sinfonia, questi introduce di botto una specie di minaccioso Dies Irae. Si stia in guardia! Oggi «le fattezze di un bambino» ci presentano un «Dio d'Amore». Ma l'«Ultimo Giorno» apparirà un «Dio Vendicatore!».

            Armonizzandosi con le intenzioni misericordiose di Gesù, venuto «per riscattare i suoi fratelli della terra», i quattro «angeli fedeli» si appellano al Bambino contro il loro collega «corrucciato». Sono proprio tali quali Teresa li presenterà più tardi: «si occupano continuamente di noi, senza mai smettere di contemplare il Volto divino» (LT 254).

            Allora il Bimbo Gesù esce dal suo silenzio. Rassicura tutti e conferma: a tutti, bambini innocenti, sacerdoti (anche tiepidi), giusti e peccatori, a tutti senza eccezione Egli offre il suo «grande amore». Ma simile prodigalità non fa altro che portare al colmo l'indignazione dell'angelo del Giudizio, venuto per «punire», «sterminare» e «vendicare». Alla sua spada già sguainata Gesù non oppone che un'arma, la rivelazione suprema del suo piano di Amore: non solo «riscattare» gli uomini, ma «comunicare loro la sua vita», farne «come altrettanti dei».

            Un tale eccesso di misericordia vince l'Angelo sterminatore; a sua volta questi «si inginocchia, travolto» dall'ammirazione. Non si limita ad unirsi ai compagni nel loro impossibile desiderio di «morire» per Gesù per amore, ma con loro si impegna nella via della piccolezza, quella via dell'infanzia aperta dal Dio Bambino. Al suo esempio, i «serafini» non aspirano ad altro che ad assumere lo stato più indifeso e più povero, più debole e dipendente dell'«umile creatura»: «diventar bambini!...».

            Così la misericordia ha reso bambino il Verbo del Padre nella realtà dell'Incarnazione redentrice, e rende bambini anche gli angeli nella finzione scenica.

 

Alle soglie della piccola via

 

            E la stessa cosa che l'Amore Misericordioso ha realizzato anche in Teresa, alla fine del 1894.

            Nel corso dell'estate due avvenimenti familiari le hanno rivelato «quale immensità d'amore» ha Dio per lei (Cf QG 16.7.2). Il suo amatissimo papà, deceduto il 29 luglio (1894), «se ne è andato dritto dritto in Cielo»: ella ne ha un sicuro «segno» (Ms A, 82v°). Colmando uno dei suoi più vivi desideri, la sorella Celina è entrata al Carmelo il 14 settembre. Il cuore di Teresa è intenerito dallo stupore, soverchiato dalla Misericordia.

            Vi sono fondate ragioni per supporre che la scoperta del versetto biblico (Pro 9, 4) nel taccuino “scritturistico” di Celina e la composizione di PR 2 siano contemporanee (autunno 1894). Il che significa l'importanza de Gli Angeli al Presepe di Gesù come testimonianza di una tappa fondamentale nell'itinerario spirituale di Teresa, alle soglie della via dell'infanzia (Ms C, 3r°).

            In questa specie di cantata a sei voci, Teresa intende condividere con la sua comunità le realtà di cui vive: contemplazione della bellezza nascosta di Gesù, desiderio dell'Eucaristia quotidiana, dignità del sacerdozio, immenso valore della «più piccola anima» che ama Dio. Certo, qui non si tratta esplicitamente di infanzia spirituale, né di amore misericordioso; ma si sentono affiorare l'una e l'altro in questa contemplazione mistica, più teologica che drammatica, in cui si sovrappongono e si fondono visioni apparentemente diversissime. Gli angeli al Presepe di Gesù documentano linee di forza inseparabili dalla «piccola via» nella sua prima scaturigine: misericordia, povertà, infanzia, da cui la vita carmelitana di Teresa si troverà rinnovata nel 1895.

 

NOTE

            1. Il Bambino Gesù è una statua in gesso policromo, di circa 60 cm., disteso in una mangiatoia ugualmente in gesso. L'espressione del Bambino è piuttosto grave. Secondo una nota di HA 1912, il ruolo di «Angelo di Gesù Bambino» è interpretato da Teresa.

            2. Il manoscritto non indica atti né scene. Si è creduto bene suddividere il testo in cinque scene.

            3. La familiarità di Teresa con Gesù non esclude mai il rispetto. L'appellativo di «Verbo» appare sei volte in PR 2, ma è il solo caso negli scritti in cui Gesù è detto: «gloria del Padre».

            4. «Contemplare», funzione angelica per eccellenza, è un termine importante in PR 2, la composizione più contemplativa del repertorio.

            5. Formula cara a Teresa. La bellezza è un altro tema importante di PR 2. È celando la sua «Bellezza» che Gesù vuol manifestare il suo amore agli uomini.

            6. Il fiore, simbolo teresiano così importante, in PR 2 è evocato quindici volte (Teresa trova già qui il gesto della Rosa sfogliata, P 51, 1).

            7. Dai fiori materiali si è passati con naturalezza ai fiori animati, «le anime»; Cf il prologo di Ms A, di cui Teresa sta per iniziare la stesura: «il mondo delle anime, che è il giardino di Gesù» (Ms A, 2v°).

            8. La comunicazione mediante il solo «sguardo», normale per il neonato, traduce un'aspirazione profonda dell'intuitiva Teresa; Cf LT 85, 96, 106, 154, 163, 235; Ms A, 56v°, 67r°; PR 3, 11r° 21 ecc...

            9. «L'Angelo custode»: correzione dimenticata; inizialmente Teresa aveva chiamato così l'Angelo di Gesù Bambino.

            10. È una costante della cristologia di Teresa che Gesù fin dalla culla «sa tutto» (PR 6, 2r°).

            11. È ancora tutta la maestà del Verbo che si riflette sul Volto del Bambino Gesù. La «meravigliosa bellezza» (LT 95) di Gesù non sarà mai eclissata, per Teresa, dalle più belle descrizioni dello «splendore dei Cieli».

            12. Su questo passo del profeta Isaia Cf LT 108 e QG 5.8.9.

            13. Questo passo di Isaia 63 si trova su un foglietto complementare (Cf sotto, nota 24); lo reinseriamo qui, pur non sapendo se fu effettivamente letto sulla scena.

            14. È lo strazio per questa ingratitudine (Cf Ms A, 84r°) che ispirerà, tra qualche mese, l'Offerta all'Amore Misericordioso.

            15. Ancora la «kenosi», sulla quale Teresa sembra meditare molto nel 1894 (cf PR 1, 7r° 1-4 e 12r°/v° e nota). Ma mentre PR 1 sottolinea «l'umiltà» di questa discesa, PR 2 mette l'accento sull'«immenso amore» che ne è la sorgente. Fra qualche settimana, Ms A proporrà la formula lapidaria: «essendo proprio dell'amore abbassarsi» (2v°). Cf PR 4, str. 25.

            16. Non è qualcosa di puramente «teatrale» (cf Récréations, p. 293, nota su 5v° 22), se l'angelo (= Teresa) «piange» di fronte all' «amore misconosciuto». Suor Maria Maddalena deporrà al Processo: «Un giorno in cui mi trovavo da lei nella sua cella, mi disse con un tono che non saprei esprimere: “Il Buon Dio non è abbastanza amato!... E tuttavia è talmente buono! Ah, vorrei morire!...” e scoppiò in singhiozzi. La guardai stupefatta e mi chiesi davanti a quale straordinaria creatura mi trovavo, non riuscendo a capire un amore per Dio così veemente» (PO, pp. 478s.).

            17. Sull'esempio di certi autori dell'epoca, Teresa, a diverse riprese, attribuisce questo tipo di rammarico agli angeli; cf PR 5, 1r° 30; P 3, 96; QG 16.8.4.

            18. Questa scena è uno dei rari passi in cui Teresa parla esplicitamente della Risurrezione del Signore. Vedere anche le sue Concordanze pasquali (cf BT, pp. 183ss e sotto, SD, pp. 1235-1237).

            19. Il mistero del «Dio nascosto» è una delle chiavi di lettura di questa PR 2.

            20. Che Gesù possa essere «nascosto nell'Eucaristia», dato che è «Onnipotente», fu l'oggetto di una delle prime discussioni «teologiche» di Teresa e Celina nel 1877 (Cf Ms A, 10r°). E sarà anche il soggetto dell'ultima immagine dipinta da lei nel 1897, L'Ostia di Natale (CG, p. 1281; Cf DLT, p. 274); Cf Poésies II, p. 174, § 1.

            21. Il dispiacere dell'angelo per non poter fare la comunione non è una invenzione di Teresa. Simile supposizione è abbastanza comune. Comunque sia, la nostra carmelitana, tramite l'angelo, svela il proprio desiderio della comunione quotidiana. Cf Ms A, 48v° e l'Atto di Offerta, Pr 6.

            22. Nell'Atto di Offerta, Teresa dirà presto: «Sento nel mio cuore desideri infiniti», che il censore farà correggere in «desideri immensi» (Cf Pr 6, nota 37).

            23. È proprio la preghiera di Teresa che questo angelo formula; Cf Pr 13: «Ti chiedo di chiamare alle gioie del Cielo innumerevoli falangi di piccoli bambini». Tutto questo passo, di delicata interpretazione, va completato con PR 6, 8v°/9r°. Esso diventa chiaro se è situato: a) anzitutto, in un iniziale contesto familiare: ricordo dei quattro fratelli e sorelle morti in tenera età, dei quali Celina ha recentemente regalato le foto a Teresa per la sua festa; poi anche b) un contesto sociale: nel secolo XIX la mortalità infantile è elevata, e Teresa desidera che nessun bambino muoia senza battesimo; soprattutto, c) in un contesto di fede: la salvezza dei bambini piccoli, graziati senza «opere», manifesta con piena evidenza la gratuità della Redenzione.

            24. Senza questa aggiunta di 3bis r° (che si trova su un foglietto complementare), dove dominano i testi evangelici sulla misericordia, gettati sulla bilancia della giustizia, la preghiera dell'angelo non riguarderebbe che le «anime consacrate». Teresa si corregge per introdurre in massa i «peccatori» tra gli «angeli della terra». Tutti, indistintamente, sono chiamati a diventare «più fulgidi delle stelle del Cielo», grazie «a un solo sguardo» di Gesù (Cf Atto di Offerta). Circa la data di questo foglietto complementare, Cf Récréations, pp. 302 e 314.

            25. Cf LT 101; Pr 8; Teresa prende qui ispirazione dalla preghiera di Th. Durnerin (1848-1905, fondatrice della Società degli Amici dei Poveri, 1848‑1905; per il testo della preghiera Cf CG, pp. 516s).

            26. La preghiera per i sacerdoti è una delle grandi intenzioni del Carmelo teresiano e in particolare di Suor Teresa di Gesù Bambino (Cf Ms A, 69v° e P 17,10).

            27. La divinizzazione dell'uomo è sicuramente la teologia più tradizionale che ci sia. Teresa conosceva i bei testi dei Padri della Chiesa attraverso il breviario o L'Année liturgique [L'Anno Liturgico] di dom Guéranger. Inoltre era impregnata delle fortissime pagine di S. Giovanni della Croce su tale soggetto, specialmente nel Cantico spirituale (Spiegazione della strofa 39, t. II, p. 100s. del suo esemplare personale; trad. it., str. 39, 1-6, pp. 712-715).

 

PR 3 - GIOVANNA D'ARCO

COMPIE LA SUA MISSIONE

 

            Documento: autografo. - Data: per il 21 gennaio 1895, festa della priora Madre Agnese di Gesù. - Composizione: dialoghi in prosa e in versi (301), su quattro melodie. - Pubblicazione: HA 98, frammento di 171 versi di cui 39 corretti; AL, maggio 1929, con numerose soppressioni e ritocchi; Récréations 1985, testo integrale.

 

            Teresa non ha mai dovuto impegnarsi tanto, nella preparazione di una ricreazione, come per questa seconda parte di Giovanna d'Arco, una composizione teatrale, la più lunga del suo repertorio, che esigeva una precisa informazione storica, costumi e scenari impegnativi e parecchie prove. Una tale realizzazione non si improvvisa in un giorno, soprattutto in un contesto di vita regolare come quello del Carmelo. Ma già in partenza l'autrice aveva concepito la sua Giovanna d'Arco come un dittico in cui il materiale era distribuito in due rappresentazioni. Teresa ha infatti tutto l'anno 1894 per maturare il suo soggetto e studiarne le fonti (essenzialmente l'opera di Henri Wallon, Jeanne d'Arc, Firmin‑Didot, Paris 1877; la stessa consultata da Péguy, contemporaneo della carmelitana; circa le fonti di PR 1 e 3 Cf Récréations, pp. 289s. e 319s.).

            Sotto l'apparente banalità, il titolo «Giovanna d'Arco compie la sua missione» suggerisce l'unità dinamica, attraverso il tempo e lo spazio, di una missione sempre attuale. Ieri Chinon, Orléans, Reims, Rouen. Oggi semplicemente la Francia. È un'unica epopea che si sviluppa a grandi linee sotto i nostri occhi: e nell'ottica della fede, che è quella di Teresa, è in Cielo che oggi come ieri si gioca il destino della Patria. In effetti, per lei l'apoteosi della IIIa parte — che a una prima lettura sembra molto debole — viene a rilanciare l'azione e non a concluderla. Come servendosi di una dissolvenza incrociata, Giovanna scavalca i secoli e ci porta all'attualità del 21 gennaio 1895. Le vittorie terrestri della Liberatrice della Francia, così reali oggi come ieri, anche se nascoste, non sono che l'ombra proiettata dai suoi trionfi celesti.

            «Divina» nelle sue origini - è un tema centrale di PR 3 -, la missione di Giovanna lo è anche nel suo compimento. Dall'inizio alla fine si tratta della grande lotta della fede. Nella logica della Redenzione cristiana, la salvezza della Patria come quella del mondo non si realizza se non a prezzo di una «passione». È soprattutto qui che il genio religioso di Teresa le fa raggiungere la più grande Storia, ben al di là dell'esattezza documentaria, che tuttavia ella sa rispettare.

            Per Teresa, il vertice dell'epopea di Giovanna non si trova né ad Orléans né a Reims, ma a Rouen, sul rogo. Dalla scienza storica l'autrice ha attinto i fatti; alla Parola di Dio chiede il senso di questo destino umanamente incomprensibile. Ed ecco allora il dialogo tra l'arcangelo Gabriele e la prigioniera. Colui che la tradizione ritiene l'angelo del Getsemani viene a innalzare l'eroina al livello del suo martirio, rivelandole la sua configurazione a Cristo nella Passione. Segue quindi la lunga meditazione del libro della Sapienza, che illumina la giovanetta sul mistero della sua prematura morte.

            Importante nell'elaborazione, questo testo lo è ancor più per la sua risonanza nell'esistenza di Teresa.

            Come effetto immediato, c'è la crescita di Teresa nella considerazione della comunità, che rimane ammirata: «l'entusiasmo era generale». La sera del 21 gennaio 1895, durante il tempo del silenzio rigoroso, la giovane carmelitana si sente «come all'apogeo della gloria». Allora riceve «una luce ineffabile sulla vanità di tutte le cose di quaggiù» e l'indomani la confida a suor Maria della Trinità (Cf BT, p. 99), e, alla fine dell'anno, al suo quaderno di ricordi (Ms A, 81v°).

            L'incidente evitato appena in tempo - poco mancò che il rogo si accendesse durante la rappresentazione - è stato per Teresa un segno. Le fiamme la orientano a sua insaputa verso un «olocausto» che ella consumerà offrendosi all'Amore Misericordioso il 9 giugno seguente. E il tema del fuoco prenderà una crescente importanza nei suoi Scritti. Ma è soprattutto nel periodo degli Ultimi Colloqui (maggio-luglio 1897) che il valore profetico di questa seconda Giovanna d'Arco per il destino dell'autrice viene riconosciuto in tutta la sua portata. L'ammalata ne prende coscienza: «Ho riletto la rappresentazione su Giovanna d'Arco che ho composto. Vi troverà i miei sentimenti sulla morte; sono tutti espressi» (QG 5.6.2; si troveranno altri riferimenti a Giovanna d'Arco in QG 20.7.6; QG 17.7; QG 27.7.6; QG 10.8.4.

            Nell'insieme, questa ricreazione è scritta meglio, è più sicura e meno «ingenua» delle prime due. Il linguaggio è semplice e conciso, i concatenamenti abbastanza armoniosi, almeno all'inizio. La concezione teatrale si è fatta più ambiziosa, e rivela in Teresa un autentico senso della messa in scena.

            Non bisogna infine dimenticare che il giorno successivo alla canonizzazione di Teresa di Gesù Bambino, Pio XI la presenterà ai pellegrini francesi come «una nuova Giovanna d'Arco» (18 maggio 1925) e che nei tristi giorni della Seconda Guerra mondiale Pio XII la dichiarerà «patrona secondaria di tutta la Francia» assieme a Giovanna d'Arco (3 maggio 1944).

 

NOTE

            1. Il titolo «Giovanna d'Arco compie la sua Missione», esplicitato da un sotto‑titolo «Le Vittorie - La Prigionia - Il Martirio e i Trionfi del Cielo», fa comprendere che un'azione unica si svolge in tre o quattro atti. Sul manoscritto Teresa indica solo due parti:

            - «Prima parte - Le Vittorie», che suddivide in 4 scene;

            - «Seconda parte - La Prigionia. Il Martirio», in cui Teresa non distingue più alcuna scena.

            Non nomina neppure la parte terza.

            In conformità alle convenzioni adottate per l'insieme delle Ricreazioni, distribuiamo il testo nel seguente modo:

            - la Prima Parte viene ripartita in sei scene, indicate da cifre arabe, tra parentesi quadre;

            - la Seconda Parte conta undici scene;

            - la Terza Parte, «Il Trionfo in Cielo», ne comporta due.

            2. Teresa enumera i quindici personaggi all'inizio del suo libretto, senza badare all'ordine dell'entrata in scena. È evidente il posto privilegiato di «S. Gabriele», menzionato subito dopo Giovanna. Dato il numero limitato di attrici disponibili, alcune suore hanno ricoperto due ruoli. Giovanna (Teresa) è in scena per tutto il corso della rappresentazione.

            3. Le «vittorie» di Giovanna (18 menzioni in PR 3) non sono soltanto vittorie di carattere militare, come ad Orléans (sc. 3) o a Reims (sc. 4). La prima vittoria è riportata a Chinon (sc. 1), non dalla diplomazia ma dalla fede di Giovanna che trionfa sulle esitazioni di Carlo VII e sui pregiudizi dei cortigiani.

            4. È proprio questo «il vero problema», come dice Henri Wallon: per Teresa si tratta di mettere in luce non solo il fatto, ma l'origine stessa della ispirazione che fa agire Giovanna.

            5. È quello che anche una «insegnante inglese» (laica) osò dire «ad alta voce in classe», in presenza di Celina Martin, che scattò, uscì dall'aula e andò dalla direttrice del Collegio a dichiarare: «Signora, se lei non mi promette di riprendere l'insegnante e di correggere lo sbaglio che ha commesso, vi avviso che dirò tutto a mio padre!» (Ricordi autobiografici inediti, p. 37s.).

            6. Come nella storia, questo duca è il cavaliere preferito di Giovanna, nella prima parte di PR 3. Ha dovuto far piacere a Teresa, nata ad Alençon, rendere celebre questo giovane signore di vent'anni (nato nel 1409).

            7. Propriamente, nel testo di Teresa «nel mio Dio» («en mon Dieu», anziché, appunto, «nel nome di Dio» («au nom de Dieu»). L'espressione, così «deformata», si ritrova quattro volte in questa scena; è un errore frequente in certi manuali scolastici dell'epoca.

            8. Teresa riprende i 35 versi «alessandrini» di questa poesia di Alessandro Soumet, dall'opera di Henri Wallon.

            9. È la terza ed ultima volta che si vede Giovanna «in estasi» (Cf PR 1, 6r° e 14v°). E sono le sole «estasi» da teatro di Teresa, che rifiutava per se stessa questo favore (LT 106), preferendo seguire il cammino di Maria di Nazaret (P 54, 17) e insegnando alle novizie, secondo S. Giovanni della Croce, che è uno sbaglio «chiedere le estasi» (PR 7, 1v°).

            10. Carlo VII «dubita» dell'origine soprannaturale della missione di Giovanna e anche della propria origine regale.

            11. Teresa inventa le circostanze di questa preghiera («questa mattina dopo la Comunione»), ma non il suo contenuto.

            12. Spada trovata per terra, secondo le indicazioni di Giovanna, nella Cappella di S. Caterina di Fierbois. I giudici vorranno vederci una prova di stregoneria.

            13. A partire da questa scena fino a quella del rogo, Teresa porta una gonna di lana blu scuro, ornata di fiori di giglio, e sopra una «armatura» in carta d'argento (cf VTL, no 11-15).

            14. All'infermeria, Teresa riprenderà queste parole in riferimento a se stessa, (QG 27.7.6), applicandole alla propria missione postuma, missione che sarà assicurata in larga misura dalla pubblicazione dei suoi manoscritti.

            15. Il 30 aprile 1896, giorno della professione di Suor Maria della Trinità, Teresa confiderà: «mi faccio l'effetto di Giovanna d'Arco quando assiste alla consacrazione di Carlo VII» (CG, p. 852).

            16. Fin dal febbraio 1890, le sorelle Martin usavano vedere un parallelismo tra il loro padre a quello di Giovanna (CG, p. 1145).

            17. Tutto questo passo è da leggere nel contesto della malattia del signor Martin (Cf per es. LT 115) e dell'ultimo incontro “muto” nel parlatorio del Carmelo, il 12 maggio 1892 (CG, p. 662). Dopo la sua morte (27/07/1894), Teresa «sente» suo padre che «la guarda» (LT 170).

            18. La promessa di questa liberazione, di cui le voci non svelano ancora la vera natura, permette il persistere di un patetico equivoco nello spirito di Giovanna, fino all'annuncio del supplizio.

            19. L'annuncio della prigionia inaugura per Giovanna la sua lotta di fede: fede nelle sue voci più che in se stessa. Ella reagisce immediatamente: «la mia missione è divina». È l'ultima «vittoria» della prima parte.

            20. Per la ricostruzione di questa scena 1, vedere la foto VTL no 13.

            21. Paragonare questo sogno di Giovanna con quelli di Teresa carmelitana (Ms A, 79r°), o con l'aspirazione espressa in Ms C, 6v°: «Tu sogni... una patria fragrante dei più soavi profumi». Vedere il «Sogno di Giovanna d'Arco» scritto da Teresa scolara (sotto, SD, p. 1193-1194).

            22. Tentativo di evasione dal castello di Beaurevoir, dove Giovanna era detenuta (agosto-novembre 1430).

            23. Teresa attribuisce un ruolo importante a Jean Massieu, «sacerdote al servizio del Vescovo di Beauvais», senza menzionare il suo titolo di usciere. Questi si fa eco (benevola) dei principali capi d'accusa del Tribunale: l'apparente insubordinazione di Giovanna alla «Chiesa», certi «prodigi» della sua carriera militare, il portare «abiti da uomo», l'origine e «la realtà della sua missione».

            24. Un testimone, Jean de La Fontaine, ricorda questo appellativo durante l'interrogatorio del 12/03/1431. E ovvio che Teresa tiene molto a questo titolo: è una delle ultime parole di Teresa d'Avila morente. Cf Ms C, 33v°.

            25. Siamo finalmente al cuore del Processo di Rouen. «La Chiesa» occupa un grande spazio in PR 3. L'essere condannata da «sacerdoti... da un Vescovo» sarà «il più grande dolore di Giovanna».

            26. E nota l'enorme importanza di questa questione al Processo di Giovanna.

            27. È «l'abiura» del Cimitero di Saint-Ouen.

            28. È quindi il 30 maggio 1431.

            29. Effettivamente Giovanna ha presentato parecchie volte questa richiesta ai suoi giudici.

            30. L'Arcangelo Gabriele figurava sullo stendardo di Giovanna. Si sa pure che venne a confortarla «alla festa della Santa Croce», il 3 maggio 1431. Con questi elementi Teresa crea una scena di «agonia» che è uno dei vertici del dramma. L'angelo che «consola» e infonde «speranza» mette in rilievo, passo per passo, il parallelismo tra la Passione di Gesù e quella della martire di Rouen; il Vangelo non dà il nome dell'angelo consolatore del Getsemani, ma una lunga tradizione lo chiama Gabriele.

            31. Teresa trascrive questo versetto del salmo, nel 1896, sotto la propria foto nelle vesti di Giovanna in prigione.

            32. Sappiamo che Suor Genoveffa (Celina) recita nel ruolo di S. Caterina. La scena è stata ricostruita poco dopo per la foto VTL n° 14; Cf Récréations, p. 334, § 8 e sotto (PR 7).

            33. Le citazioni della «Sapienza» riportate qui (tratte dai capp. 3-5) seguono, nel testo francese, la traduzione di Lemaistre de Saci, con tagli e varianti ben studiati da Teresa.

            34. Espressione mai apparsa finora negli scritti di Teresa, e che passerà nell'Atto di Offerta, nel giugno 1895.

            35. Tema dell'esortazione fatta a Giovanna al Cimitero di Saint-Ouen il 24 maggio 1431.

            36. La poesia non è di d'Avrigny, ma di Soumet.

            37. Suor Maria degli Angeli ha deposto sull'incidente che accadde in questo momento, o poco dopo. «Avvenne che in un giorno di festa della Madre Priora, mentre la Serva di Dio rappresentava Giovanna d'Arco sul rogo, andò effettivamente a rischio di essere bruciata viva, in seguito a un'imprudenza che originò un principio di incendio; ma, su ordine della Nostra Madre di non muoversi dal posto finché si cercava di spegnere il fuoco d'attorno, Teresa restò calma ed immobile in mezzo al pericolo, facendo a Dio il sacrificio della sua vita, come disse in seguito» (PA p. 299). L'«abito bianco» che indossava non porta traccia alcuna di fuoco. E la rappresentazione continuò normalmente sino alla fine. Cf anche CRG, p. 175.

            38. Pochi giorni dopo aver riletto questa sua rappresentazione, nel giugno 1897, Teresa scriverà per don Bellière la frase ormai celebre: «Entro nella vita» (LT 244).

            39. Questo nome fu effettivamente l'ultima parola udibile di Giovanna, quella che Teresa spera di «mormorare», come la sua «sorella diletta», morendo (Ms B, 3r°).

            40. Secondo le indicazioni di Teresa, un'aggiunta interrompe qui il testo originale. Il foglietto aggiunto è stato indubbiamente composto per esigenze tecniche: cambiamento di sceneggiatura (si passa dal rogo al trono) e di costume (per Giovanna).

            41. Citazione dell'Orazione dell'anima innamorata di S. Giovanni della Croce (trad. it., p. 1087; Cf LT 137).

            42. Lo spettatore si ritrova quindi al 21 gennaio 1895. Ora, in tale epoca, l'anticlericalismo è virulento (LT 192; PO, p. 401). Se non si tiene presente il contesto storico, è impossibile capire l'importanza della scena finale, per Teresa e la sua comunità: è il ritorno della Liberatrice della Francia. Quello che per il nostro gusto moderno può sembrare piuttosto artificioso, per le carmelitane del 1895 è di una attualità bruciante.

            43. Suor Maria del Sacro Cuore, che recitava nel ruolo della Francia, ha lasciato questo ricordo: «Dicendo: - Vengo a te con le braccia cariche di catene - avanzavo verso di lei (Teresa) perché le sciogliesse. Mi sembrava una vera Giovanna d'Arco. Che espressione nobile e guerriera! Ah! era al “suo posto” come Giovanna d'Arco!». (Ricordi autobiografici, a Madre Agnese di Gesù, 2961909).

            44. Teresa evoca qui le apparizioni della Rue du Bac di Parigi (1830), della Salette (1846) e di Lourdes (1858); a meno che non si riferisca alla Salette, Lourdes e Pontmain (1871).

            45. Il Sacro Cuore di Montmartre. Quando Teresa lo ha visitato, il 6 novembre 1887, soltanto la cripta era terminata.

            46. Non si riporta qui il Cantico per ottenere la Canonizzazione di Giovanna d'Arco (P 4), trascritto da Teresa alla fine di questa PR 3 (ma composto per l'8 maggio 1894).

 

 

PR 4 – GESÙ A BETANIA

 

            Documento: copia di Suor Maria della Trinità. - Data: per il 29 luglio 1895, festa delle Sorelle Converse (Santa Marta). - Composizione: 41 strofe (204 versi), su due melodie. – Pubblicazione: HA 98; 5 strofe omesse, 3 aggiunte, 58 versi ritoccati; Récréations 1985, testo integrale.

 

            Il 29 luglio, festa di S. Marta - colei che ospitò Gesù a Betania -, al tempo di Teresa è tradizione festeggiare le Sorelle Converse. In quel giorno devono lasciarsi servire dalle Sorelle Coriste, e in particolare non devono occuparsi della cucina, affidandola per la circostanza al noviziato. Alle converse, le sorelle «di velo bianco» si offre anche qualche regalo, una canzone e una breve recita teatrale, comica o edificante secondo l'ispirazione.

            Nel 1895 il compito di festeggiare le «Marte» viene assegnato a Suor Teresa di Gesù Bambino. Ella compone il testo, che interpreterà con due novizie: Suor Maria della Trinità e Suor Genoveffa (Celina). In quel periodo il Carmelo di Lisieux conta cinque Converse.

            Il soggetto è presto trovato: il Vangelo del giorno (Lc 10, 38‑42), Gesù a Betania accolto da Marta e da Maria. L'azione scenica è ridotta al minimo. Il Maestro dialoga successivamente con le due sorelle: dialogo interamente cantato, al modo di un cantico di 41 strofe.

            Secondo una esegesi antica, comune alla sua epoca, Teresa confonde le Marie del Vangelo: Maria di Magdala (Lc 8, 2), generalmente identificata con la peccatrice di Luca 7, 36-50, e Maria di Betania, sorella di Marta e di Lazzaro (Gv 11, 1-44), quella dell'unzione in casa di «Simone il lebbroso» (Mc 14, 3-9). Tale assimilazione dà a quest'unico personaggio una dimensione spirituale piena di contrasti. Teresa si avvale di questo fatto per spostare l'accento della scena di Betania. Senza trascurare la problematica tradizionale del rapporto contemplazioneazione, la mette però in sottordine, a vantaggio di un tema che le sta a cuore: l'emulazione di amore tra «l'anima pura» e «l'anima penitente» (Cf Ms A, 39r°). E intenzionalmente che il nome di «Maria» rimane eclissato da quello di «Maddalena».

            Gesù si intrattiene dunque con le due sorelle. A Maddalena, che ha ancora un atteggiamento timoroso a causa della sua vita passata, Egli dice che il suo perdono l'ha rinnovata completamente. A Marta, che si lamenta dell'inoperosità della sorella, ricorda il valore del puro amore anche nell'azione; ma soprattutto, quando ella si vanta della sua purezza, rivela il valore dell'umiltà nella stessa innocenza. Alle due sorelle, Egli manifesta il proprio Amore e l'importanza della loro missione apostolica.

            Qui va notato che il Gesù di Teresa passa sotto silenzio «la parte migliore» scelta da Maria (Lc 10, 42), certamente per non ferire le «Marte», che al Carmelo non ne sono peraltro escluse. Ancora una volta Teresa esprime sulla scena ciò che vive realmente in questo momento, sommersa dalla misericordia preveniente del suo «Salvatore». Bisogna leggere a questo punto il passo del Ms A (38v°39r°) che esplicita questa esperienza spirituale, vera sorgente di PR 4.

            Le diverse «categorie» di carmelitane e le loro occupazioni hanno poca importanza: «solo l'amore conta». Ella raccomanda continuamente alle novizie, tanto a Suor Genoveffa, corista, (P 13, 5; CRG p. 89) quanto a Suor Marta, conversa: «Occupatevi di più di Gesù, anche in mezzo alle vostre faccende» (PA, p. 13).

            L'argomento è tanto più delicato in quanto il 2 giugno precedente la priora, Madre Agnese di Gesù, ha improvvisamente proposto a Suor Genoveffa di rimanere conversa. Docile, Celina ha accettato. Se ne è parlato anche in ricreazione. Ma Madre Maria di Gonzaga si è fermamente opposta al progetto.

            Strumento di pace in seno alla comunità, Teresa ha quindi cura di accostare il passo evangelico evitando ogni polemica. Assumendo lei stessa la parte di Gesù, circondata da Suor Maria della Trinità (Maddalena) e da Suor Genoveffa (Marta), recita il suo ruolo di «maestra» con molto tatto e dolcezza. Questo atteggiamento conciliante, questa pedagogia piena di tenerezza trovano la loro fonte nella vita spirituale di Teresa, che nel 1895 sperimenta una pienezza mai fino allora raggiunta; siamo nel mese di luglio, poco dopo la sua Offerta all'Amore Misericordioso.

 

NOTE

            1. È la posizione che tengono le carmelitane durante l'orazione (sedute sui talloni); atteggiamento caro a Teresa (Cf LT 139). Ella descrive così Maddalena anche nel Ms C, 36r°.

            2. Da notare la fortissima personalizzazione della Redenzione (Cf Ms A, 3r°).

            3. Sarà forse una allusione alla «ferita di Amore» ricevuta da Teresa pochi giorni dopo la sua Offerta del 9 giugno? (Cf QG 7.7.2).

            4. Un termine audace: Cf LT 158, che rinvia all'Ufficio liturgico di Santa Agnese, e P 17, 3.

            5. Simbolo qui dell'amore penitente, come in PR 5, str. 6 (e la sua nota 7).

            6. Il «mantello bianco» (o «cappa» bianca) fa parte dell'abito carmelitano; Cf QG 26.5.

            7. Come Giovanni nell'ultima Cena; Gesù vuol dunque dare alla Maddalena quanto dà all'«Apostolo-Vergine» (P 24, 20). Questo «riposo», segno e fonte della più profonda «intimità» (str. 13, 8), è un simbolo della vita contemplativa.

            8. Allusione al ritiro di Maddalena a Sainte-Baume, pia tradizione che l'iconografia e l'agiografia conosciuta da Teresa illustrano. Cf anche il Cantico Spirituale di S. Giovanni della Croce, str. 29 (trad. it., str. 29, 2, p. 662). Al Carmelo di Lisieux, un piccolo locale attiguo alla sala di ricreazione porta il nome di Sainte-Baume.

            9. L'intervento di Marta impedisce la risposta di Gesù (Cf Lc 10, 40); sotto l'aspetto musicale, la melodia dell'Angelo e il Cieco rimane in sospeso su una strofa dispari.

            10. Si potrebbe vedere qui una certa spiritualità «del niente‑per niente» — a prima vista lodevole -, che Teresa ricusa nel suo Atto di Offerta: «Comparirò davanti a te a mani vuote». Gesù non disprezza la «generosità» di Marta, ma le richiama la preziosità del puro amore, valorizzato da S. Giovanni della Croce e da Teresa, sua discepola (cf LT 221).

            11. Non è proprio quello che Teresa ha «offerto» il 9-11 giugno (Atto di Offerta) e che il «piccolo Mendicante» non cessa di reclamare in PR 5, specie nella strofa 15?

            12. Teresa ha scritto all'inizio del 1895: «essendo proprio dell'amore abbassarsi» (Ms A, 2v°).

            13. La riduzione delle tre donne del Vangelo ad una sola consente l'allusione al passato «tempestoso».

            14. Una «gioia» in cui spira «il vento disastroso dell'amor-proprio» (cf LT 81)! Istantaneamente, il «tesoro» diventa una di quelle «ricchezze che rendono ingiusti quando ci si riposa in esse con compiacenza» (LT 197). Agli occhi di Teresa, questa è la grande «infedeltà» (QG 7.8.4). PR 7 richiamerà vigorosamente all'umiltà, senza la quale la verginità è fonte di pericolo.

            15. Questo «attirare» anime al Signore (Cf anche str. 14, 6) costituisce l'apostolato specifico della carmelitana, come Teresa ripeterà nel Ms C, 35v°/36r° (dove giustamente evoca Maddalena e Marta).

            16. Teresa ha molto amato Genesi 15, 1 (nella versione della Volgata), soprattutto in memoria di suo padre che ripeteva spesso questo versetto (Cf LT 182, n. 15).

 

PR 5 – IL PICCOLO MENDICANTE DIVINO

DI NATALE

 

            Documento: autografo. – Data: per la ricreazione comunitaria del Natale 1895. – Composizione: 384 versi e qualche spiegazione in prosa, su cinque melodie. – Pubblicazione: HA 98; 45 versi ritoccati; Récréations 1985, testo integrale.

 

            Questa quinta «Ricreazione» si colloca in un settore a parte delle composizioni teatrali di Suor Teresa di Gesù Bambino. Infatti si avvicina piuttosto al genere della «poesia», con le sue 26 strofe indipendenti, inquadrate da un preambolo e una conclusione.

            Oggi si potrebbe parlare di una specie di «paraliturgia», in cui il cerimoniale è stato predisposto da Teresa con precisione. Dopo il pasto della sera di Natale, la comunità si riunisce davanti al Presepe, già preparato. Ogni monaca si presenta «secondo l'ordine di professione religiosa» a cominciare dalla priora; inginocchiata dinanzi a Gesù, estrae a caso un biglietto da un canestro e lo consegna a un angelo, che canta la strofa che vi trova (Cf DLT, p. 162). Ogni carmelitana riceve così, alla presenza di tutte, una parola personale che potrà indirizzarla spiritualmente, influire sul suo comportamento, nutrire la sua preghiera. Teresa, da parte sua, non dimenticherà più che nella distribuzione ha ricevuto «il grappolo d'uva» (str. 9).

            Non si tratta dunque di un momento ricreativo, ma di una celebrazione intima e raccolta che, in questo 25 dicembre 1895, sostituisce la piccola recita degli anni precedenti e l'usanza di sorteggiare «gli uffici» davanti al Presepio. È anche possibile che a Teresa sia mancato il tempo di comporre una vera e propria composizione teatrale, tanto più che il 28 dicembre le novizie daranno una «grande rappresentazione» su S. Francesco d'Assisi e il lupo di Gubbio (testo composto da una Visitandina). Inoltre, stava preparando per la festa di Madre Agnese di Gesù La fuga in Egitto (PR 6) e la poesia I responsori di S. Agnese (P 26), e si avvicinava la data della consegna del suo primo manoscritto; è comprensibile che Teresa, un po' assillata da tutto questo, si sia limitata a una composizione modesta. Non mancherà tuttavia di darle la sua impronta personale.

In questa paraliturgia, che ha il profumo di una pastorale provenzale, non sono perciò i visitatori che portano al Presepe doni di loro scelta; è il «Re dei re» che si fa mendicante domandando l'elemosina alle carmelitane (titolo):

 

Mistero toccante!

È il Verbo Eterno

che si fa mendico!

 

            E ciò che Gesù chiede alle carmelitane non sono né «opere» né «meriti», ma il loro cuore e il loro amore: «loro stesse». Al posto del Dio Giustiziere che minaccia l'uomo con le sue folgori, Teresa ritrova l'abbassamento «del Verbo che si spoglia totalmente per scendere nella notte delle nostre anime, come ha vestito la forma di schiavo per scendere nelle tenebre della Storia» (Marcel Moré). Tale è veramente il senso autentico del Natale per Suor Teresa di Gesù Bambino e del Volto Santo.

            Peccato che lungo le 26 strofe (tante quante sono le carmelitane) l'ispirazione non si sia mantenuta all'altezza di una tale teologia dell'Incarnazione (str. 10 e 16). Per arrivare al numero richiesto, la vena poetica di Teresa si è impoverita.

            Ma si capisce come, sotto l'apparenza di una poesia povera che rischia di dispiacere al lettore non avvertito, le carmelitane abbiano potuto ricevere con fervente attenzione quel messaggio che era loro personalmente rivolto.

 

NOTE

            1. La ricreazione ha luogo alle 18h45 e normalmente nella sala di comunità. In questo 25 dicembre 1895 si è svolta forse nella sala del capitolo.

            2. La parte dell'angelo è di sicuro interpretata da Suor Maria dell'Eucaristia (Maria Guérin), postulante dal 15 agosto precedente. La sua bella voce di soprano fa sì che sia scelta per ogni parte cantata importante.

            3. Fin dalla sua entrata al Carmelo, Teresa era stata colpita da questo Dio «mendicante» (Cf LT 57, 96, 145, e anche 172, 191). Qualche mese dopo PR 5; Cf P 36, 5.

            4. Fr. «essence»: è una parola molto rara in Teresa; Cf PR 2, 7r° e LT 147. Qui si tratta della natura divina di Gesù; Teresa vede sempre in Gesù Bambino la sua Divinità.

            5. Nel 1896, come la sua ultima composizione natalizia, Teresa scriverà La voliera di Gesù Bambino (P 43).

            6. Uno dei più costanti desideri di Teresa; si veda ad esempio il Ms B, 4r°: «ecco come si consumerà la mia vita», programma che dà largo spazio al canto.

            7. Come in PR 4, str. 8, la rosa rossa («ricco colore») è qui simbolo della «penitenza», cioè di pentimento e di amore. I sei versi dedicati al «giglio, simbolo di innocenza» servono a far risaltare il valore di queste «rose». Cf LT 129 con la n. 1, a proposito dell'ex-carmelitano Giacinto Loyson, che aveva lasciato la Chiesa e si era sposato.

            8. Questo luogo privilegiato della topografia teresiana favorisce sempre le belle immagini poetiche; Cf P 18, 22 e P 32, 1. La vallata è il simbolo nuziale dell'abbandono.

            9. Cf la riflessione di Teresa a Maria del Sacro Cuore, all'infermeria (UCMSC, 25.7).

            10. Due mesi prima (17 ottobre 1895) Teresa ha ricevuto il suo «primo fratellino» don Bellière, aspirante missionario (Ms C, 32v°): il suo fervore per la missione lontana ne viene stimolato.

            11. Questa strofa assume un particolare rilievo in quanto toccata in sorte a Teresa in quella sera del Natale 1895. Il fatto la commuove tanto che nel gennaio 1896 ella stessa si rappresenta nel proprio stemma come «un grappolino d'uva» (Ms A, 85v°). All'infermeria, nel luglio 1897, riprende l'immagine: «Sono un grappoletto d'uva, e dicono che sono così matura!» (QG 25.7.12; 27.7.10).

            12. Teresa viveva eroicamente la carità fraterna del «sorriso» (Ms C, 14r°, 28r°, 29v°). Ai Processi di canonizzazione le monache testimonieranno quanto ne fossero rimaste colpite.

            13. Ultima evocazione di un simbolo d'abbandono che era stato caro a Teresa nella sua adolescenza (Cf LT 34 e CG pp. 287s) e sul quale si è spiegata due volte nel 1895 (LT 176 e Ms A, 64r°).

            14. Fr. «caprice»: parola riservata esclusivamente a Gesù Bambino (Ms A, 64r° e 85v°). In Pr 14 viene messa in relazione con l'abbandono: «Mi abbandono ai tuoi Divini Capricci».

            15. Cf LT 144, dove il guanciale di Gesù è «il cuore di Celina».

            16. Fr. «faim»; unica menzione del termine nelle PR (lo si ritrova soltanto in LT 145, 180, 196 e nel Ms C, 19v°). La terminologia della «sete» è molto più sviluppata in Teresa, Cf CG, p. 1351.

            17. Possibile reminiscenza del Castello interiore di S. Teresa d'Avila: «Consideravo l'anima come un castello, fatto di un solo diamante o di un cristallo purissimo» (Prime Mansioni, cap. 1, Bouix t. III, p. 364; trad. it., cap. 1, 1, p. 761).

            18. A partire dalla sua seconda Giovanna d'Arco e soprattutto dal suo Atto di Offerta del giugno 1895, Teresa utilizza frequentemente il simbolo del «fuoco» (Cf Ms A, 84r°).

            19. Cf il Cantico spirituale di S. Giovanni della Croce, str. 28 (trad. it., str. 28, 6, p. 660).

            20. Bisogna forse vedere qui un'allusione al sonno di Teresa durante l'orazione o durante il ringraziamento dopo la Comunione (Ms A, 75r°)? Cf anche sotto, Altre parole        sr. Genoveffa, luglio.

 

PR 6 – LA FUGA IN EGITTO

 

            Documento: autografo. - Data: per la festa della priora Madre Agnese di Gesù, il 21 gennaio 1896. - Composizione: dialogo in prosa e in versi (133), su sei melodie. - Pubblicazione: HA 98, frammenti poetici (100 versi di cui 26 ritoccati); Récréations 1985, testo integrale.

 

            Per la terza volta nel corso del triennio di Madre Agnese di Gesù, Teresa viene incaricata di organizzare una ricreazione per la sua festa. Anche quest'anno ella non si è risparmiata. Per lunghezza la composizione tiene il secondo posto dopo Giovanna d'Arco compie la sua missione. Purtroppo non ha la fortuna di piacere a Madre Agnese, come si vedrà. Ma la fortuna è che Teresa, in fondo, non ha mai lavorato che per Gesù solo: non sente bisogno di ricompensa umana. Si è appena concluso quello che è stato per lei «un anno di pace, di amore, di luce», indubbiamente il più bello dal 1887: «No, nulla turberà la mia pace ineffabile» (P 26, 9, poesia offerta in questo medesimo giorno a Madre Agnese di Gesù).

            La scelta del soggetto per questa ricreazione potrebbe sorprendere. L'episodio evangelico della fuga in Egitto è certo familiare a Teresa (Cf PR 2, 2r°; P 24 (21101895); P 54, str. 12-13), ma che significato può avere per la comunità? È il contesto politico del 1896 che rischia di rinnovarne l'attualità. Come la S. Famiglia ha fuggito la collera di Erode, le carmelitane dovranno forse prendere anch'esse la via dell'esilio, dopo altre Congregazioni già raggiunte dai decreti anticlericali della Repubblica? Il canto finale di PR 6 evoca questa minaccia. Anche se essa dovesse trasformarsi in realtà, le carmelitane non si spaventino: niente potrà impedire loro di amare Gesù e di farlo amare, poiché la potenza dell'Amore Misericordioso può cambiare l'esilio in missione e la persecuzione in Redenzione. Questo è il messaggio centrale (non il solo) della Fuga in Egitto, al di là di una strana sceneggiatura di cui è necessario ricordare la fonte.

            Un caso solo non fa testo. Questa volta Teresa si è ispirata direttamente ad un episodio dei vangeli apocrifi ripreso da P. Faber ne Le pied de la Croix ou les douleurs de Marie, cit., LT 104, n. 2. Riassumiamo il canovaccio: la S. Famiglia in cammino verso l'esilio si ferma in una caverna di ladri. Costoro sono assenti, ma la moglie del capo accoglie i viaggiatori. Maria chiede un po' d'acqua per lavare Gesù. La donna ha un bambino lebbroso, Dimas; lo bagna nell'acqua che ha lavato Gesù ed il bambino ne esce guarito. La leggenda aggiunge che un giorno diventerà il «buon ladrone».

            Teresa ha aggiunto di sua fantasia una scena a forti tinte sul rientro dei ladri nella caverna. Il contrasto tra questa scena umoristica e la serietà delle conversazioni di Susanna (la donna) con Maria e Giuseppe permette qualche colpo di scena.

            Dopo il «trionfo» delle due rappresentazioni su «Giovanna d'Arco», la Fuga in Egitto è un fiasco. Madre Agnese interruppe la recita. In seguito ne darà spiegazione con rammarico: «Una sera di festa, dopo che lei si era data tanto da fare per rallegrarci, la rattristai dicendole chiaramente che i suoi testi per le ‘pie ricreazioni' erano troppo lunghi e stancavano la comunità» (NPPAFortezza).

            Per una volta Teresa aveva concesso una larga parte all'allegria e al buon umore. Madre Agnese non apprezzò la battaglia dei briganti a colpi di bottiglia, il loro linguaggio familiare, così poco ordinario in sua sorella, la loro canzone «moderna» (Estudiantina), cose che li rendevano simpatici e vivaci. E cancellò anche qualche brano nel manoscritto (Cf Récréations, pp. 364, 370s).

            Non si sa a quale punto esattamente venne interrotta la rappresentazione. Secondo Suor Genoveffa, si trattò solo del taglio del canto finale dell'Angelo (CRG, p. 31). Ma anche in tal caso, il taglio sarebbe maldestro, perché quelle otto strofe attualizzavano il dramma e ne davano tutto il senso.

            L'autrice ne fu toccata. «Io la sorpresi dietro le quinte - continua Suor Genoveffa - mentre si asciugava qualche lacrima; poi, dopo essersi ripresa, apparve tranquilla e dolce sotto l'umiliazione». Ormai non comporrà più che due brevi ricreazioni.

            La composizione tocca alcuni temi che non appaiono in nessun'altra ricreazione. Un abbozzo di riflessione sulla ineguaglianza tra ricchi e poveri; la questione dei pagani in buona fede che «per agire bene ha come guida solo la legge naturale» (Ms A, 3r°); i dialoghi di due madri che si comprendono, mentre gli uomini sono rudi e brutali.

            La fuga in Egitto è una composizione mariana: Giuseppe il giusto cita spesso la S. Scrittura, ma scompare davanti alla sua sposa. Maria è in primo piano: è Lei che porta gli infedeli a Gesù. Ma è una Maria così diversa da quella di Perché ti amo, Maria, o degli Ultimi Colloqui! La mariologia di Teresa si sarebbe dunque evoluta in così breve tempo? Questa Maria che sa le cose anticipatamente somiglia ben poco a Colei che cammina per la «via comune» (P 54, 17) e cerca suo Figlio «nella notte della fede» (P 54, 15). La prova della fede in cui è entrata Teresa con la Pasqua del 1896 ha potuto modificare la sua mariologia; ma pensiamo soprattutto che ella ha semplicemente adottato le convenzioni dell'azione teatrale, riprendendo a sua volta lo schema degli apocrifi quale le era fornito da P. Faber.

            La fuga in Egitto è pure una composizione che celebra la misericordia: perseguitato, il Dio nascosto salva i piccoli, i poveri, ma anche i ladroni pentiti. «Gesù non vuole la morte del peccatore, ma che si converta e viva in eterno» (10r°). Maria sa bene che Abramin e il figlio Dimas offenderanno ancora «il Dio che li ha colmati di ogni bene» (10r°). Ma Maria, Madre di misericordia, conosce il cuore degli uomini. E può dire a Susanna: «Abbiate tuttavia fede nella misericordia infinita del Buon Dio: è così grande da cancellare i più grandi misfatti quando trova un cuore di madre che ripone in essa tutta la fiducia» (10r°, 18-21).

            Infine, La fuga in Egitto è una composizione biblica che conta circa settanta citazioni o reminiscenze scritturistiche. È chiaro che il soggetto vi si presta; ma anche qui cogliamo la capacità di Teresa di «intrecciare» parole attinte dai più diversi autori sacri.

            Per tutti questi motivi, questa «ricreazione» è assai più ricca di quanto possa apparire ad una prima lettura.

 

NOTE

            1. Teresa non indica nessuna divisione in scene o in atti. Vi si supplisce distinguendo, tra parentesi quadre: un Primo atto diviso in cinque scene; un Secondo atto diviso in sette scene.

            2. Seguendo P. Faber, Teresa fa partire la S. Famiglia da Nazaret (il censore romano del Processo di canonizzazione evidenzierà questo «errore»). Può darsi anche che abbia preso alla lettera S. Luca (2,39), che, tacendo sulla fuga in Egitto, fa di Nazaret la dimora di Gesù dall'indomani della Presentazione al Tempio. In questa ricreazione la geografia della Terra Santa è piuttosto incerta.

            3. Espressioni che evocano i ricordi consegnati da Teresa nel suo Ms A (59v°/60r°) a proposito della «casa benedetta» di Loreto, visitata il 13 novembre 1887. Si è appena festeggiato (1894-1895) il sesto centenario della traslazione della Santa Casa (10/12/1294).

            4. Il medesimo pensiero in LT 137.

            5. Teresa situa dunque la sua rappresentazione tra la fine di febbraio e il principio di marzo. Gesù Bambino ha poco più di due mesi.

            6. Il titolo di Re è tributato dieci volte a Gesù in PR 6, che tratta anche molto del «regno». Due episodi evangelici interagiscono: Gesù è «il nuovo Re dei Giudei» che Erode vuol far perire; ed è Lui che «aprirà il suo Regno» a Dimas, il futuro buon ladrone; ma un «Regno che non è di questo mondo».

            7. Giuseppe fa presente la dura condizione del lavoratore, la cui vita è esposta all'insicurezza e alle offese. Teresa ritornerà su questa condizione povera e umiliante in QG 20.8.14.

            8. È il primo dei numerosi anacronismi di PR 6.

            9. Teresa segue qui la sua fonte, il testo del P. Faber (op. cit. p. 88, dove Maria riceve «una visione chiara e dettagliata di tutti i dolori di Gesù»). Ma negli Ultimi Colloqui essa ritratterà tali affermazioni (QG 21.8.3). Su questo punto Cf sopra, la Presentazione di questa PR.

            10. Un buon esempio di Scrittura a testi «intrecciati», di cui si devono districare i fili.

            11. La trama delle scene che seguono è attinta da P. Faber, ma Teresa le costruisce sviluppandole in modo tutto personale. Inoltre, stimolata sicuramente dalle novizie, adotta uno stile popolare inconsueto e si permette parecchi anacronismi (zoticoni, torrette, ecc.).

            12. «Messia»: termine rarissimo in Teresa (qui e in 8v°). Lungo tutta la rappresentazine, è Susanna, la madre intuitiva ed amante, che avanzerà nella conoscenza della rivelazione fino all'atto di fede esplicito, e vi attirerà con sé il marito.

            13. Mercurio, dio dei mercanti e dei ladri. Abramin è un autentico pagano; a differenza di Susanna che crede in un solo Dio.

            14. Teresa, ottimista sulla sorte dei pagani («i poveri selvaggi» del Ms A, 2v°/3r°), mette sulle labbra di Susanna una preghiera che ne fa il tipo della credente monoteista. Si sente che simpatizza con questa madre sventurata.

            15. Susanna usa otto volte questo verbo (fr. «sentir»), che Teresa utilizza spessissimo in riferimento alla sua propria fede. Non si tratta di un «sentire» sentimentale, ma d'una intuizione del cuore (nel senso pascaliano) che sorpassa il pensiero razionale.

            16. Queste righe dimostrano che Teresa non ignora i problemi sociali della sua epoca.

            17. Cf PR 2, n. 23. In P 44, poesia scritta spontaneamente per la festa dei Santi Innocenti, Teresa - fra meno di un anno - approfondirà ancora la sua riflessione sulla sorte dei bambini massacrati da Erode.

            18. Giuseppe e Maria rispondono senza nessuna difficoltà alle domande fondamentali di Abramin: come Teresa che, in questo momento, gode di «una fede così viva, così chiara, che il pensiero del Cielo forma tutta la sua felicità» e non riesce a «credere che vi siano degli empi che non hanno la fede» (Ms C, 5r°). Ma non passeranno tre mesi, ed ella sentirà queste questioni in modo del tutto diverso, essendo entrata lei stessa nella «notte» (inizio dell'aprile 1896).

            19. Il canto dell'angelo esprime l'insegnamento della rappresentazione per la comunità, che «forse» corre il rischio di una «fuga in Egitto» se le circostanze politiche condurranno a nuove espulsioni di istituti religiosi. Tuttavia queste strofe appartengono ad un registro più interiore dell'insieme della sceneggiatura, e fanno sì che la ricreazione si apra sulla dimensione escatologica.

            20. Il Carmelo stesso è il vero «deserto» (Cf Ms A, 26r°), secondo la sua tradizione eremitica che risale al profeta Elia, e che la riformatrice S. Teresa d'Avila richiama con forza. Le carmelitane si slanciano dunque dietro «le orme regali» di Gesù.

            21. Teresa morente non vorrà «il riposo» in Cielo, ma l'intensa operosità apostolica (Cf LT 220 e 254; QG 17.7).

            22. Come i Manoscritti A, B e C, PR 6 si conclude con la parola «Amore».

 

PR 7 - IL TRIONFO DELL'UMILTÀ

 

            Documento: autografo (deteriorato), completato dalla prima copia del Processo per il foglio 3v°, e dalla copia autografa, inviata a don Bellière, per la strofa finale. - Data: per la festa della priora Madre Maria di Gonzaga, il 21 giugno 1896. - Composizione: dialoghi in prosa e in versi (50), su tre melodie. - Pubblicazione: HA 98, 16 versi; Le Triomphe de l'Humilité (TrH) (CerfDDB, 1975), testo integrale.

 

            Il 21 giugno 1896 le carmelitane festeggiano la loro «nuova» priora, Madre Maria di Gonzaga. Ella ha ricoperto questa carica a più riprese, per complessivi sedici anni. Ma questa volta l'onere le sembra più gravoso: ha sessantadue anni, una salute cagionevole e, soprattutto, il 21 marzo la sua elezione è avvenuta soltanto al settimo scrutinio delle votazioni. È stata una grande amarezza per lei, che «si credeva amata dal suo caro gregge» (LT 190); si è sentita come tradita. La festa di S. Luigi Gonzaga arriva quindi opportuna per dissipare il disagio che ancora persiste e restaurare «l'unione dei cuori» (PR 7, 1r°) nella comunità turbata.

            Tutto sarà messo in opera per la buona riuscita della festa, che durerà due giorni: una profusione di piccoli regali, pasti particolarmente curati, e due rappresentazioni teatrali: la prima, sabato 20 giugno, è una commedia comica di autore ignoto; l'altra, domenica 21, Il trionfo dell'Umiltà.

 

Una composizione d'attualità

 

            Quando compone questo pezzo, Suor Teresa ha letto da poco la storia di Miss Diana Vaughan - personaggio fittizio inventato da Leo Taxil -, presunta figlia di un americano e di una francese. Uno dei suoi antenati avrebbe fatto per l'innanzi un patto con Lucifero. Lei stessa a vent'anni sarebbe stata iniziata al «Palladismo», uno spiritismo luciferino massonico (1884). «Figlia diletta» di Lucifero, sarebbe stata fidanzata da lui al demonio Asmodeo (1889). A partire dal 1893, Parigi sarebbe divenuta la città preferita di Diana, che avrebbe stretto amicizia con il dottor Bataille e Leo Taxil, benché entrambi fossero transfughi notori della massoneria. I cattolici fanno voti per la conversione di Miss Vaughan. Il giornale La Croix invita a pregare la Venerabile Giovanna d'Arco secondo questa intenzione (8 maggio 1895). Successo insperato: dal 6 giugno Giovanna avrebbe liberato Diana dall'influsso diabolico. La sua «conversione straordinaria» viene confermata il 13 giugno. Diana Vaughan - sono queste le notizie che vengono divulgate - si dà allora alla lotta anti-massonica e scrive le Memorie di una ex- Palladista. Il giornale conservatore Le Normand, dello zio Guérin, ne informa i lettori fin dal luglio 1895. Ma il vero colpo è messo a segno solo nella primavera del 1896, quando un brillante articolo de L'Univers (27041896) arriva a convincere i lettori più reticenti.

            È sicuramente in questa epoca che il sig. Guérin comunica al Carmelo i primi numeri delle Memorie. Suor Maria dell'Eucaristia scrive alla signora Guérin il 1761896: «È Diana Vaughan che ci ha dato lo spunto per comporre questa rappresentazione». Teresa entra nel gioco non senza orientarlo a modo suo, andando al cuore di questo avvenimento d'attualità; ella subito percepisce l'alta posta che è in gioco: si tratta della grande battaglia tra la luce e le tenebre, che si combatte in continuazione dalla Genesi all'Apocalisse. La Chiesa del suo tempo ne sta vivendo un preciso episodio che concerne direttamente ogni carmelitana e per prima lei stessa, Teresa.

 

Il combattimento spirituale

 

            Al principio dell'aprile 1896, Teresa è bruscamente entrata nelle «tenebre». La sua fede cozza contro un «muro». Lei, che sta per scrivere Il trionfo dell'Umiltà, è in pieno combattimento spirituale. Neppure il contesto comunitario è dei più tranquilli; senza ricercarle, Teresa riceve le amare confidenze di Madre Maria di Gonzaga, sempre ferita per la mortificazione del 21 marzo. A tal proposito si legga la lettera del 29 giugno 1896 (LT 190), che Teresa le scrive per pacificarla.

            Confermata nel suo compito in noviziato — è maestra senza portarne il titolo —, Teresa si sente più che mai come «la sentinella» presso le giovani. Costi quello che costi, deve «notare le mancanze, le più leggere imperfezioni e scatenare contro di loro una guerra a morte» (Ms C, 23r°). Soltanto l'umiltà potrà trionfare su Satana che, attraverso le astuzie dell'amor proprio, indebolisce l'amore nei cuori. La soluzione: «restare sempre piccoli», o ridiventarlo.

            Usando un tono leggero, la composizione richiama grandi verità: ogni lotta spirituale rimane una lotta nella Chiesa e per la Chiesa. Il nemico è il Principe delle tenebre. Vincerlo sul modesto terreno di lotta del Carmelo di Lisieux significa contribuire alla sua disfatta nel mondo. Ed il Carmelo, Ordine Mariano, non riporterà la vittoria se non seguendo e imitando la sua Regina, «l'umile Vergine Maria» (ultima strofa).

            Distratte dalla trovata pittoresca dei diavoli che sghignazzando scuotono le catene dietro i paraventi, non è certo che le spettatrici abbiano percepito la forte lezione loro proposta da Teresa, che era tranquillamente seduta sul proscenio. Esse hanno apprezzato questo «divertimento», che ha fatto loro più piacere «di qualsiasi cosa si possa inventare al mondo per distrarsi» (Suor Maria del Sacro Cuore). L'«autrice», da parte sua, non prevedeva a qual punto Il Trionfo dell'Umiltà predicesse più ancora di quanto non dicesse.

 

Il combattimento continua

 

            La «missione» di Diana Vaughan non è finita. Madre Agnese di Gesù suggerisce a Teresa di «comporre qualche verso da inviare alla convertita». Ma, per la prima volta, Teresa sperimenta la più completa impotenza! Non le riesce neppure un verso. Deve limitarsi a scrivere a Diana in prosa, accludendo la sua foto nelle vesti di Giovanna d'Arco in prigione, confortata da S. Caterina (VTL no 14). Miss Vaughan ringrazia la carmelitana per questa scena simbolica.

            Nella stessa estate 1896, Teresa riceve comunicazione della Novena Eucaristica composta da Diana. Anche Papa Leone XIII l'ha letta «con grande piacere». La carmelitana ne copia alcuni brani; e il Ms B, in settembre, porta innegabili tracce della lettura delle Memorie (Cf Tr H, pp. 103ss).

            In dicembre Madre Agnese di Gesù interroga lo zio Guérin: «Avete qualcosa di nuovo su Diana Vaughan?». Perché nel mondo cattolico si affacciano dubbi sul conto della «convertita». Roma apre un'inchiesta. Diana attacca con virulenza il presidente della Commissione, Monsignor Lazzareschi. Questo atteggiamento di rivolta mette all'erta Teresa: «Non è possibile che ciò venga dal Buon Dio» (PO, p. 166). E prende le sue distanze di fronte a Diana Vaughan.

            Ma ecco che questa annuncia una conferenza-stampa decisiva, per il lunedì di Pasqua 19 aprile 1897, a Parigi. Finalmente si presenterà al pubblico. La sala è piena: più di quattrocento persone di ogni categoria. Sulla parete è proiettata un'immagine di Giovanna d'Arco in prigione (è la foto che Teresa ha spedita la precedente estate!). Al posto della conferenziera si presenta un uomo calvo, piuttosto grasso, con la barba bianca: Leo Taxil! Dichiara la fine di una mistificazione iniziata il 19 aprile 1885: Diana Vaughan non è mai esistita! Il Palladismo non è altro che un'invenzione, e così pure Le memorie e la Novena Eucaristica. Da dodici anni egli ha ingannato tutti. L'uditorio si scatena indignato. Taxil deve lasciare la sala tra i fischi della folla dei giornalisti: costoro non avranno parole abbastanza forti per esprimere il loro disgusto. Quello che Leo Taxil non poteva sapere è che aveva proiettato la foto della «più grande santa dei tempi moderni»: e che essa avrebbe sicuramente pregato per lui fino alla morte. Il mistificatore mistificato!

            Non è difficile immaginare la costernazione presso i Guérin e al Carmelo, alla lettura del lungo resoconto apparso su Le Normand il 24 aprile.

            Il colpo raggiunge in pieno Teresa. Ella si premura di buttare nel letamaio la risposta avuta di recente da Diana‑Taxil. Nei mesi di maggio e giugno, ammalata, rivedendo i suoi scritti, sopprime dal Trionfo dell'Umiltà e dal Manoscritto B tutti i passi che ricordano Diana Vaughan. Il 9 giugno scrive una delle pagine più patetiche della sua autobiografia, ricordando questi «empi» che hanno persa la fede «per l'abuso delle grazie» (Ms C, 5v°). Come avrebbe potuto non essere presente al suo spirito il mistificatore che aveva appena gettato la maschera? Teresa offre per lui la sua prova della fede.

            Si è detto che non c'è umiltà senza umiliazioni: per Teresa, il caso di Diana Vaughan fu un'umiliazione non piccola. Ma, sul punto di morire, si trattava davvero di una «vittoria per l'eternità», quando Teresa confidava alla sua priora: «Sì, mi sembra di non aver mai cercato che la verità; sì, ho capito l'umiltà del cuore... Mi sembra di essere umile» (QG 30.9). Estremo trionfo dell'umiltà.

 

NOTE

            1. Teresa non distingue né atti né scene. Proponiamo una suddivisione in sei scene, secondo le convenzioni adottate per le altre ricreazioni.

            2. La scena si svolge «nella sala di ricreazione», che è il luogo stesso della rappresentazione.

            3. Le «attrici», Teresa e le novizie, sono anche i «personaggi» della rappresentazione; esse interpretano se stesse, e conservano i propri veri nomi, eccetto la terza. Difatti, si attende una postulante nel periodo in cui Teresa compone questa ricreazione; ma poi le manca il coraggio e non mantiene l'impegno. La sostituirà Suor Marta di Gesù, che avrebbe dovuto fare la parte di Asmodeo.

            4. Suor Maria Maddalena, nella sua infanzia, era stata veramente pastorella; Cf P 10, Storia di una pastora divenuta regina.

            5. Questo 21 giugno 1896, ogni religiosa riceve un esemplare rilegato della nuova edizione della circolare di Madre Genoveffa, scritta da Madre Agnese di Gesù nel 1892. Madre Agnese insisteva allora sui fatti straordinari di quell'esistenza. Cf le Confidenze di Madre Genoveffa a Teresa novizia, negli Scritti diversi. Sulla santità di Madre Genoveffa secondo Teresa, Cf Ms A, 78r°.

            6. Questa espressione non è di Teresa d'Avila, sebbene Teresa lo dica qui e in LT 201; ma è di S. Francesco di Sales (Trattato dell'Amore di Dio, libro VI, cap. 14; trad. it. Paoline, Milano 1989, p. 485).

            7. Teresa ha letto questo racconto all'inizio del maggio 1896, sui numeri 2, 3, 4 delle Memorie (agosto, settembre, ottobre 1895), che assegnano alla «conversione» la data del 13 giugno 1895. Va notato che Teresa, nella scena, fa menzione di questa lettura in un modo molto naturale, senza dover presentare Diana Vaughan: una prova che la comunità è al corrente dei fatti.

            8. L'autografo di Teresa, sui fogli 1 e 3, presenta delle raschiature che rendono il testo illeggibile; qua e là, la carta ne è perforata. Abbiamo lasciato spazi bianchi chiusi tra parentesi tonde in corrispondenza dei buchi, e messo tra parentesi quadre le parole ricostruite. Per i dettagli della critica testuale, Cf Récréations, pp. 379‑382.

            9. Leo Taxil, «padre» di Diana, conosceva bene Giovanna d'Arco per aver tradotto il suo Processo nel 1890. Sarà una delle sue astuzie accreditare Miss Vaughan presso l'opinione pubblica cattolica tramite riferimenti frequenti all'eroina nazionale. La lotta anti‑massonica che intraprende — secondo le Memorie — la nuova convertita, appare come una trasposizione contemporanea della missione della Liberatrice di Orléans.

            10. Cf S. Giovanni della Croce: «L'anima che vuole avere delle rivelazioni pecca almeno venialmente» (Maximes, cit., no 34, p. 15; trad. it., Salita del Monte Carmelo, II, cap. 21, 4, p. 165). La dottrina di Teresa sulle «consolazioni e grazie straordinarie» non è meno esigente di quella di S. Giovanni della Croce (Cf anche Salita del Monte Carmelo III, 30; trad. it., cap. 303-305; e, quanto a Teresa, Ms B, 2r°, 6-8 e CRG, pp. 171-172).

            11. La «Santa Madre Teresa» scrive infatti nella sua Vita: «Per puro dono del sovrano Maestro, ho conservato su di essi un tale dominio, da non dar loro più importanza di quanta se ne dà alle mosche» (cap. 25; trad. it., cap. 25, 20, p. 249).

            12. È il pensiero, e talvolta anche la fraseologia, di S. Giovanni della Croce nella Salita, II, cap. 21 (pp. 267ss nella edizione usata da Teresa; trad. it., pp. 163-172).

            13. I diavoli resteranno sempre invisibili dietro il paravento. È da immaginare che il trio delle novizie si diverta qui a più non posso a fare un baccano indiavolato... Si ritroveranno «le attrici» al naturale, mentre esibiscono le medesime forche, con aria birichina, nella foto del fieno (VTL, no 35), una quindicina di giorni dopo.

            14. Bisogna prestare attenzione ai propositi di Lucifero: egli non scherza, e soprattutto, in PR 7, è uno dei portavoce di Teresa. È lui che, tra dieci menzogne, lancia le quattro verità destinate al pubblico, le carmelitane di Lisieux. Mentre i suoi subalterni evocano specialmente il folklore «palladico» (secondo le rivelazioni di Miss Vaughan), Lucifero prende spunto dalla Bibbia, che cita alterandone il significato autentico, come già sul monte delle tentazioni.

            15. Duplice capovolgimento della prospettiva dei giusti. Teresa vorrà «passare il suo cielo sulla terra... finché vi saranno anime da salvare» (QG 17.7).

            16. Il vocabolario arcaico di questa scena (Adonai -uno degli appellativi attribuiti a Dio nella Bibbia ebraica-, Asmodeo e così pure i demoni citati in seguito, Moloch, Astarot, ecc...) le conferiscono un'atmosfera esoterica che le spettatrici possono tuttavia comprendere senza un'alta iniziazione. E fa anche capire che Teresa ha letto bene le sue fonti, cioè alcuni scritti di Leo Taxil (Cf Presentazione).

            17. Vale a dire: «Non obbedirò», secondo l'Imitazione, III, 13, Riflessione di Lamennais. Cf P 48, 4.

            18. Passo molto deteriorato. Le parole che si riesce a leggere tra un foro e l'altro hanno dovuto essere decifrate sotto pesanti cancellature. Bastano però a ricostruire la trama del discorso: malgrado la sua vigilanza, Asmodeo non ha potuto preservare Diana dalle «superstizioni del cristianesimo». Se arriva a «scoprire il suo ritiro» si vendicherà ferocemente, inventando per lei «nuovi supplizi». Tutto questo viene direttamente dalle Memorie.

            19. Teresa, per bocca di Lucifero, mette in guardia le consorelle: «il rumore del mondo», ma soprattutto «l'amor proprio» mettono le carmelitane stesse alla mercé del demonio e rendono sterile il loro cuore, destinato al solo amore di Dio.

            20. «Anime possedute (da Dio)»: è il caso di Teresa: «voi siete posseduta dal buon Dio, ma posseduta in senso vero... assolutamente, come i malvagi lo sono dal maligno» (suor Maria del Sacro Cuore, LC 170, 17/9/1896, citata sopra, in LT 197, nota). È ciò che ella aveva domandato nell'Atto di Offerta venire a prendere possesso della mia anima»).

            21. Cf san Giovanni della Croce: «Un'anima unita a Dio è temibile al demonio come Dio stesso» (Maximes, cit., no 99, p. 30; trad. it., Spunti di amore, no 47, p. 1099).

            22. Un'«arma» di cui la Chiesa si serve abitualmente contro il demonio. Cf QG 11.9.5.

            23. La presa di Roma da parte delle truppe piemontesi (20/9/1870) ha spogliato Pio IX del potere temporale. Da allora sino al 1929, i Papi si sono considerati prigionieri in Vaticano.

            24. Nome attribuito da Leo Taxil alla Vergine Maria.

            25. Per quanto ne sappiamo, queste affermazioni («l'ordine preferito... il più perfetto della Chiesa») non figurano nelle pubblicazioni di Diana che Teresa ha potuto conoscere. Ella parlerebbe quindi in suo proprio nome. Che il Carmelo sia in modo particolare il bersaglio di Satana è quanto ripete il Sig. Guérin nell'aprile 1897: «È soprattutto contro le carmelitane che ce l'ha Satana. L'ha detto nelle sue manifestazioni palladiche; e leggevo qualche momento fa di una deliberazione delle Logge massoniche, che vogliono domandare al governo la chiusura dei conventi claustrali» (a suor Maria dell'Eucaristia, 4/4/1897).

            26. Il termine (dall'ebraico mal'ak) indica abitualmente gli angeli (secondo la Bibbia, quelli buoni). Teresa (che attinge il vocabolo dagli scritti di Diana) lo usa in questo senso.

            27. L'attacco è duro. Teresa ha già relativizzato la verginità come semplice stato fisico in PR 4, str. 26-31, il che non toglie nulla alla stima che ella ha della verginità come dono di Dio; cf P 3, tra gli altri numerosi esempi.

            28. Queste riflessioni sull'«obbedienza», che non danno adito ad alcuna scappatoia, hanno di mira la situazione attuale della comunità, ancora segnata dagli strascichi dell'elezione del 21 marzo.

            29. Nel marzo 1897, Teresa trascriverà per don Bellière, con altre poesie, le tre strofe di san Michele contro Satana (sc. 4) e il canto finale degli angeli al quale aggiungerà la seguente strofa:

 

Come un tempo l'umile Vergine Maria

Trionfò sull'orgoglioso Satana,

L'Umiltà della vostra breve vita

Schiaccerà la testa del serpente.

 

 

APPENDICE

 

            Collochiamo qui in appendice a PR 7 l'Appello alle Carmelitane: è scritto a matita, a tergo di una brutta copia contemporanea di PR 7. Si tratta di un frammento che avrebbe dovuto, in un primo momento, essere integrato nel Trionfo dell'Umiltà, forse come canto finale? E che poi l'autrice avrebbe lasciato da parte, dopo aver modificato il suo progetto? Semplice ipotesi. La composizione è sicuramente del 1896.

 

J.M.J.T.

 

Aria: «Estudiantina»

Appello alle Carmelitane

Per la nostra Madre Chiesa

Armiamoci subito, sorelle;

Il Cielo benedice l'impresa

Che salvar deve i peccatori (bis).

Certamente l'armi nostre

Un giorno trionferanno.

L'arma che l'inferno (bis) teme

E soprattutto (bis) il nostro amore (bis).

 

Per la nostra Madre... ecc.

alla fine

Preghiamo, sorelle!

o

Lottiamo, sorelle!

 

Fino al cuor della battaglia

Affrettiamoci, corriamo;

Non temiamo la mitraglia

E per Dio morir sappiamo!...

 

Noi dobbiam l'Eterna Patria

Popolar d'eletti santi

Per l'intera nostra vita

Combattiamo con Gesù.

 

PR 8 – SANTO STANISLAO KOSTKA

 

            Documento: autografo. - Data: per il giubileo di professione di suor San-Stanislao, l'8 febbraio 1897. - Composizione: dialogo in prosa e in versi (36), su due melodie. - Pubblicazione: HA 98, 36 versi di cui 5 ritoccati; Récréations 1985, testo integrale.

 

            Non era frequente, al Carmelo, festeggiare il giubileo d'oro di una religiosa: 50 anni di professione. Ma ci fu il caso di suor San-Stanislao dei Sacri Cuori, nata il 4 maggio 1824, entrata al Carmelo della sua città natale il 6 aprile 1845. Aveva fatto la sua professione l'8 febbraio 1847 (Cf DLT, p. 174).

            L'8 febbraio 1897 venne dunque giustamente festeggiata. «Alla sera, si legge nella cronaca del monastero, le novizie recitarono un episodio della vita di santo Stanislao Kostka, di cui è autrice la loro giovane Maestra Suor Teresa di Gesù Bambino».

            Si trattava proprio di festeggiare «una delle pietre della fondazione» del Carmelo. Di piccola statura, sempre attiva, generosa, suor San‑Stanislao ricoprì gli uffici di sacrestana, economa, infermiera, e fu più volte terza consigliera. Suor Teresa, dal 10 febbraio 1891 al 20 febbraio 1893, è stata sua compagna di ufficio in sacrestia come ausiliaria. L'affettuosa relazione tra le due suore, la decana (73 anni nel 1897) e la beniamina, fu senza nubi. Alla richiesta di Madre Maria di Gonzaga, priora, Teresa si mette all'opera componendo una ricreazione per la festa giubilare.

            Il nome della festeggiata le ispira la scelta del soggetto, un episodio della vita del giovane santo polacco, Stanislao Kostka: la sua entrata nella Compagnia di Gesù nel 1567.

            In questo 8 febbraio 1897 nessuno può sospettare che questa ricreazione, l'ottava, sarà l'ultima che suor Teresa scriverà, e che due mesi dopo la decana stessa presterà il suo servizio di infermiera alla compagna ventiquattrenne.

 

            La prima cella assegnata a Teresa, dove stette per cinque anni, era dedicata a santo Stanislao Kostka. Non si sa se ella avesse una particolare devozione per questo giovane Santo il quale, con Luigi Gonzaga e Giovanni Berchmans, formava il trio più celebre dei giovani gesuiti canonizzati.

            Per la sua rappresentazione si è ispirata a una Vie de Saint Stanislas Kotska (sic) [Vita di Santo Stanislao Kostka] di A. de Blanche.

            Nato nel 1550, a Rostkow, in una ricca e nobile famiglia polacca, Stanislao dovette lottare per poter seguire la sua vocazione. A Vienna, abitando presso un luterano con il fratello Paolo, ha da soffrire a tal punto per la sua fede da cadere ammalato. Privo dei sacramenti, riceve la comunione da un angelo, alla presenza di santa Barbara. La Vergine Maria gli appare e gli affida il Bambino Gesù. Salvato, fugge da Vienna travestito da contadino e si ritrova a Roma davanti al superiore Generale dei Gesuiti, Francesco Borgia. Sarà novizio per soli nove mesi; muore il 15 agosto 1568, ripetendo: «Gesù! Maria!». Non aveva ancora diciotto anni. Sarà canonizzato nel 1726.

 

            Felice coincidenza: la storia di Stanislao, la sua spiritualità concordano in vari punti con le preoccupazioni profonde di suor Teresa di Gesù Bambino all'inizio del suo venticinquesimo anno. Un Santo morto così giovane, ancora novizio, senza aver fatto nulla di considerevole... Un essere umile, guarito dalla Vergine che gli ha affidato il Bambino Gesù e che egli considera come sua Madre... che ha ricevuto l'Eucaristia dalle mani di una vergine (così pensava Teresa, sulla base delle sue fonti), un giovane gioioso, amabile, capace di stringere profonde amicizie... Basta accennare a questi pochi tratti per comprendere come Teresa abbia potuto vibrare scorrendo la sua vita.

            Una prima lettura non può che constatare la debolezza di questa rappresentazione basata tutta sulla parola. L'episodio, poco attraente per un lettore moderno, delle astuzie del Generale dei Gesuiti che mette alla prova il postulante, è forse inserito per animare un po' l'azione?

            Interessante, quest'ultima ricreazione, per un'altra ragione: ci rivela lo stato d'animo di Teresa quando sta per affrontare la sua malattia. Santo Stanislao Kostka dà il via a confidenze che saranno riprese nel Manoscritto C e negli Ultimi Colloqui: maturità della giovinezza, conversazioni tra novizie, carità fraterna; preghiera e sacrifici; armi apostoliche, amore alla Vergine Maria nostra Madre; e soprattutto, speranza di fare del bene dopo la morte. Su questo ultimo punto Teresa aveva confidato a suor Maria della Trinità: «Ciò che mi è piaciuto componendo questa rappresentazione, è di aver affermato la mia certezza che dopo la morte si può ancora lavorare sulla terra per la salvezza delle anime. Santo Stanislao, morto così giovane, mi è servito mirabilmente per esprimere i miei pensieri e le mie aspirazioni in proposito» (PO, p. 469 e CRM in VT n° 75, luglio 1979, pp. 229-230).

            Stanislao rientra tra quei giovani Santi morti prematuramente - parecchi dei quali sono martiri - che Teresa amava tanto: i Santi Innocenti, Cecilia, Agnese, Giovanna d'Arco, Teofano Vénard, e Stanislao.

            Ancora una volta, in una piccola composizione di circostanza Teresa manifesta i suoi sentimenti profondi. A distanza di tempo, noi abbiamo migliori possibilità di scoprirli rispetto ai suoi contemporanei.

 

NOTE

            1. Francesco Borgia (1510-1572), duca di Gandia e uno dei più potenti signori della Spagna, aveva lasciato tutto ed era entrato nella Compagnia di Gesù, divenendone poi il Preposito Generale.

            2. Al tempo di Teresa, alla priora si parla soltanto in ginocchio, in qualunque luogo. Le novizie fanno altrettanto con la loro maestra.

            3. Così agisce Madre Maria di Gonzaga nei confronti di Teresa, dopo l'elezione del 21 marzo 1896; cf Ms C, 1v° e LT 190.

            4. Teresa d'Avila voleva che si chiamassero così i superiori dell'Ordine da lei riformato (era l'appellativo più semplice nella Spagna del XVI secolo). Ma l'uso variava nei Carmeli francesi del secolo XIX; a Lisieux non lo si seguiva.

            5. Pietro Canisio (1521-1597), che fu uno degli uomini più celebri della Compagnia di Gesù, alle sue origini. Fu Provinciale dell'Alta Germania dal 1556 al 1569. Beatificato nel 1864, fu canonizzato qualche giorno dopo santa Teresa di Gesù Bambino, il 21 maggio 1925. È Dottore della Chiesa.

            6. Gli archivi della Compagnia conservano una lettera in latino del P. Canisio a Francesco Borgia, datata 25 settembre 1567; essa raccomanda al Padre Generale tre postulanti, tra i quali Stanislao, di cui espone il caso e le virtù in una quindicina di righe. Teresa ha potuto venirne a conoscenza, benché non sia menzionata da A. de Blanche. Ad ogni modo, ella ne ricostruisce qui il tenore con grande libertà.

            7. «L'umiltà è verità» Teresa d'Avila, Castello interiore, Seste mansioni, cap. 10; (trad. Bouix, t. III, p. 566; trad. it., cap. 10, 7, p. 927). Teresa di Lisieux riprende anche lei questa frase (CRG, p. 31), anche sul suo letto di morte (Cf QG 30.9).

            8. Nelle due scene seguenti Teresa si stacca dalla sua fonte principale. L'interrogatorio che ella immagina le consente di esprimere la propria «dottrina», specialmente sull'umiltà, la misericordia, la carità fraterna.

            9. Questo potrebbe sembrare lusinga o ingenuità. Ma non dimentichiamo che molti dei primi discepoli di sant'Ignazio di Loyola furono effettivamente canonizzati o beatificati (Stanislao profetizza bene, dunque): Francesco Saverio, Pietro Favre, Francesco Borgia, Pietro Canisio. Notiamo anche che la famiglia Martin e il Carmelo consideravano il gesuita P. Pichon un santo.

            10. Stanislao riceve l'abito da novizio il 28 ottobre 1567, giorno in cui compie diciassette anni.

            11. Le medesime armi di Teresa; Cf Ms C, 24v°, 32r°.

            12. Teresa riprende qui i termini del racconto della propria guarigione, il 13 maggio 1883 (Cf Ms A, 30r°).

            13. Al collegio di Vienna, Stanislao era prefetto della congregazione di Santa Barbara. Questa vergine e martire, della quale è molto difficile stabilire la storia perché contaminata da innumerevoli leggende, era onoratissima in Germania.

            14. Santa Barbara viene spesso rappresentata con un ciborio sormontato da un'ostia, perché per sua intercessione si chiede la grazia di ricevere gli ultimi sacramenti prima di morire; e in particolare, secondo un'orazione della sua festa (4 dicembre), «il sacramento del Corpo e del Sangue di Nostro Signore Gesù Cristo».

            15. Facendo comunicare Stanislao per mano di santa Barbara, Teresa segue la sua fonte (A. de Blanche). Ma la Bolla di canonizzazione di san Stanislao (1726) precisa che ha ricevuto la comunione «dalla mano di un angelo in presenza di santa Barbara». Rimane il fatto che l'affermazione di A. de Blanche, di cui Teresa ignora l'erroneità, suscitava in lei un'eco profondissima; Cf PO, pp. 305s. e Récréations, pp. 406s.

            16. Questo grido del cuore di Stanislao è quello di Teresa. Ella segue la sua fonte, ma la grafia dell'originale è significativa: le tre parole «esplodono» nella pagina originale, seguite da tre punti esclamativi e da una dozzina di puntini di sospensione.

            17. Teresa sposta e modifica questo episodio, che in realtà si colloca durante la malattia di Stanislao, verso la fine del suo soggiorno a Vienna (1567).

            18. Aggiungendo «unico» nella brutta copia, Teresa riprende deliberatamente l'esclamazione a lei cara (cf Ms B, 2v°; P 15, 4; 45, 3) e che ha inciso sullo stipite della porta della sua ultima cella: «Gesù è il mio unico Amore» (cf DLT, p. 261).

            19. Possibile eco dell'esperienza mistica dell'estate 1889; cf QG 11.7.2.

            20. Questo «desiderio» è quello di Teresa stessa. Ella lo andrà esprimendo sempre più chiaramente, a partire da questa composizione sino alla morte. Cf LT 220, LT 254 e QG 17.7. Il mese seguente farà una novena a san Francesco Saverio, gesuita, per ottenere questa grazia.

            21. La risposta affermativa della Vergine, che conferma Stanislao nelle sue aspirazioni, copre con la sua autorità un punto della «dottrina» di Teresa, di fronte a tutta la comunità.

            22. Cf UC/G, luglio (4). Cf anche DE, p. 722: «Teresa, negli ultimi mesi della sua vita, era come ossessionata dal desiderio di ritornare sulla terra»; cf pure QG 9.7.2 e 2.8.5; UC/G, 12.7.1; ecc.

 

 

 

 

footprints of Jesus

Carmelitani Scalzi,
Via A. Canova 4.
20145 Milano
MI
3200652863 duruelo63@gmail.com
Powered by Webnode