6_Umiltà

«L’umiliazione ti porta ad assomigliare a Gesù, è parte ineludibile dell’imitazione di Cristo: «Cristo patì per voi, lasciandovi un esempio, perché ne seguiate le orme» (1Pt 2, 21). Egli a sua volta manifesta l’umiltà del Padre, che si umilia per camminare con il suo popolo, che sopporta le sue infedeltà e mormorazioni (cfr. Es 34, 6-9; Sap 11, 23-12,2; Lc 6, 36). Per questa ragione gli Apostoli, dopo l’umiliazione, erano «lieti di essere stati giudicati degni di subire oltraggi per il nome di Gesù» (At 5, 41)» (Francesco GE 118).

Racconta Rilke che, a Parigi, incontrava sempre una donna sul marciapiede, e le gettava una moneta nel cappello. La mendicante restava del tutto impassibile, come senz’anima. Un bel giorno, rilke le regalò una rosa. E in quel momento il suo volto si fece sorridente. Lui vide per la prima volta che anch’essa non era priva di sentimenti. Poi la donna si alzò per andarsene e per otto lunghi giorni smise di mendicare: le avevano dato qualcosa di più prezioso del denaro.

DIO E’ UMILE

Imparare a dire “tu”. Vi sono uomini e donne che ci aiutano a lasciarci incontrare da parte di Dio. Nessuno tra essi manca di elogiare l’umiltà come virtù imprescindibile per l’orazione, “la principale, che abbraccia tutte le virtù” (C 4, 4). “Finalmente sembra che cominci a parlarvi dell’orazione... Ma ho da intrattenervi alquanto sopra una cosa assai importante: sull’umiltà, virtù indispensabile” (C 17, 1). Perché è così importante? Ciò che questi uomini e queste donne intendono dire è che, per dialogare con il Dio amico, dobbiamo imparare a dire “tu”, cantare la gloria e l’amore di un Dio che si china su di noi e tradurre il tutto in un canto di solidarietà nei riguardi degli ultimi. Che “umiltà è lo spazio dell’amore” (Paolo VI).

Un termine ambiguo. Umiltà è un termine ambiguo, si presta a molti equivoci. Non tutto ciò che sta dietro a quel nome è vera umiltà. È umiltà la timidezza, la vigliaccheria, o l’entusiasmo di chi confida ancora, nonostante i fallimenti? È umiltà l’orgoglio di chi si chiude nelle proprie ricchezze o quella di chi coltiva un fiducioso abbandono? È umiltà lo scoraggiamento di chi si sente “piccolo” o quella di chi è a proprio agio nella sua pelle? È umiltà quella di chi mette a tacere i propri sogni o quella di chi non perde la gioia del dono ricevuto?

L’umiltà e la dolcezza di Dio. Il primo ad essere umile è Dio. Il Suo amore è umile e volto a servire. Lo sguardo amorevole di Dio su di noi, il suo progetto di comunione con ciascuno di noi, è un umile atto di Dio. Dio “mai si stanca di umiliarsi per noi” (F 3, 13). Santa Teresa invita a porre il nostro sguardo su Gesù, amico dell’umiltà e degli umili. Volle imparare da Lui che durante la Passione taceva, in un profondo silenzio, e permise addirittura “che un ladro si levasse a difenderlo” (C 15, 7). “Non arriveremo mai a conoscerci, se insieme non procureremo di conoscere Dio. Contemplando la sua grandezza, scopriremo la nostra miseria; considerando la sua purezza riconosceremo la nostra sozzura; e innanzi alla sua umiltà vedremo quanto ne siamo lontani” (1M 2, 9).

Maria, la donna che si lasciò guardare dall’Amore. María, che si lasciò guardare nella propria umiltà, canta al Dio “innalza gli umili” (Lc 1,52). Maria, nell’Annunciazione, di fronte al volto dell’Onnipotente si presenta con semplicità, senza artifici o giri di parole, nella verità del proprio essere ricevuto da Dio, lasciandosi amare da Lui. Dio rende feconda la sua verginità, fa sì che il suo silenzio si riempia di Parola, che la sua povertà diventi ricchezza inaudita. “Assomigliamo in qualcosa alla grande umiltà della Vergine” (C 13, 3).

 

I LUOGHI DOVE FIORISCE L’UMILTA’

Il terreno della grazia. Umiltà viene da humus, terra. Ha a che fare col corpo, gli amori, il lavoro. Riguarda pene e preoccupazioni, piacere e conforto. Tutti gli aspetti più semplici e ordinari del vivere di ciascuno. E fiorisce dove c’è gratuità. È lo Spirito a lanciare il grido di sfida, esortandoci ad essere liberi interiormente, in un mondo in cui la competizione ossessiva vuole condurci tutti a un individualismo chiuso alle pene e alle gioie degli altri. Se raccogliamo la sua sfida faremo esperienza dell’amore gratuito di Dio, compiendo gesti di umiltà: “queste grazie vengono da Lui e che da noi non possiamo far nulla. In tal modo l'anima si va radicando in più profonda umiltà” (Vita 20, 7). L’umiltà consiste nel lasciar fare a Dio, riconoscendo in Lui l’origine di ogni nostra possibilità, è accettare la nostra povertà in questo. “Fare è proprio della bontà di Dio, essere fatto è proprio della natura dell’uomo” (Ireneo, CH 37, 2). Poiché l’umiltà ci insegna a ricevere, è proprio dell’umile dire “grazie”.

L’orizzonte della verità. L’umiltà ha a che fare con la verità che è Dio e con la verità di noi stessi: “Mi chiedevo una volta perché Dio ami tanto l’umiltà, e mi venne in mente, d'improvviso, senza alcuna mia riflessione che ciò dev'essere perché Egli è somma Verità, e che l’umiltà è camminare nella verità” (6M 10, 7). “Quel che dobbiamo fare è chiedere come un povero bisognoso che sta innanzi a un grande e ricco imperatore: abbassare gli occhi e aspettare con umiltà.” (4M 3, 5). Ed essendo suoi, cioè cristiani “fuggire le mille miglia da espressioni come queste: ‘Avevo ragione; mi hanno fatto torto; non c’era motivo di trattarmi così’ … Vi pare forse ragionevole che il nostro buon Gesù soffrisse tanto, fosse ricolmo di tanti oltraggi e di così innumerevoli ingiustizie?”. Se siamo uniti a Lui abbiamo in comune “l’onore e il disonore … non è forse follia rifiutarci di prendere parte ai suoi oltraggi e alle sue sofferenze?” (C 13, 1.2).

In un clima di allegria. L’umiltà non ha niente a che vedere con un cuore e una faccia tristi. Gli oranti “come neonati”, gustano a un certo punto la vicinanza di Dio. Sanno che ci ama nella gratuità. E questo spontaneamente dà origine alla gioia del sentirsi amati e accompagnati da parte Sua. «Nel più intimo dell’anima – si prova – una gioia così grande, accompagnata da tanta pace da muoverla a dar lodi al Signore» (6M 6, 10). Di Lui ci si può sempre fidare. Per cui volentieri si sta sulla strada che ci è data da percorrere. “Da parte nostra dobbiamo prestarci a tutto” (C 17, 7). “Siccome Dio ci conosce a fondo e sa in che cosa lo possiamo servire, distribuisce gli uffici a seconda che li giudica convenienti al bene dei singoli, al vantaggio del prossimo e a quello della sua gloria” (C 18, 3). Maria ha gustato la vicinanza di Dio, attratto dall’umile povertà di questa donna, che giunse a esprimersi nell’esultanza del Magnificat.

La scienza del saper attendere. Perché non risponde Dio a chi pure lo ama e lo serve? L’amore è gratuito, senza imposizioni o ricatti. L’amicizia di Dio non si compra dal rivenditore. “Lasciamo fare al Signore, e non siamo di coloro che pare insistano a domandare conforti da Dio come se per giustizia Egli sia tenuto a esaudirli. Bel modo di praticare l’umiltà!” (C 18, 6). “Lasciate fare al Padrone di casa” (C 17, 7); è Lui libero. Il sopraggiungere dell’esperienza di Dio non è premio per i nostri meriti, né risultato di sforzi umani, o frutto di calcolo, effetto di particolari tecniche. Non giunge su commissione. È puro dono. “Si tratta di un puro dono di Dio, non comandato, non necessario alla salute” (C 17, 2). Qui l’umiltà di saper attendere con la lampada accesa. “Talvolta il Signore viene assai tardi, e dà allora in un istante quanto agli altri in molti anni” (C 17, 2).

 

                                                                                                                                           Momento di orazione

Realizza mentalmente e assumi nel cuore l’atteggiamento che il Signore chiese a Mosè con queste parole: “togliti i sandali perché sei in un luogo sacro”. L’Altro non è un paese da conquistare, ma una terra che si deve calpestare a piedi nudi. E così tutti gli altri, che sono nostri fratelli. Con loro ci vuole rispetto, delicatezza, attenzione, prudenza. Perché se Dio parla al cuore del mio fratello, il suo cuore è un luogo sacro.

Presentati al Padre così come sei. Mettiti sotto il Suo sguardo amorevole e lascia in mano Sua, fin nei piccoli dettagli, la tua vita.  

Padre mio, tu conosci i miei segreti. Tu mi guardi con amore. “Che grande sei Dio! Ti lodo e Ti benedico”.

Guarda ai poveri che conosci. Sono loro a metterti sulla strada dell’umiltà. Mettili tutti sotto lo sguardo amorevole del Padre.

Padre nostro, tu conosci gli umili della terra. Tu li innalzi perché conoscano la propria dignità. Tu li invii nel mondo perché siano fermento della vita che Ti appartiene. Ti ringraziamo e Ti benediciamo per il dono degli umili.

Contempla Gesù, sollecito nel prendersi cura di te come fosse il tuo servo e tu il suo signore. Resta ammirato della profonda umiltà e dolcezza di quest’uomo che è Dio.

Ti ringrazio. Tu risvegli in me la grazia. Ti ringrazio. Per come sai meravigliarti Tu. Ti ringrazio. Tutto offri con allegria. Ti ringrazio. Del mio fango fai un vaso nuovo. Ti ringrazio. Con i tuoi doni arricchisci la mia povertà. Ti ringrazio. Ogni giorno ricrei la gratuità.

Prega lentamente il Gloria, il Sanctus o il Magnificat. Lì si cantano la gloria e l’amore di Dio. Celebra le meraviglie che Dio opera nell’umiltà dei suoi amici. In persone semplici e amici della Verità.

Gloria al Padre, al Figlio e allo Spirito Santo. Come era nel principio, ora e sempre, nei secoli dei secoli. Amen.

Accetta l’invito a dello Spirito del Signore ad assumere il suo stile di vita. Coltiva ogni giorno l’intimità con Dio, in un clima di gratuità. Sentiti, come Lui, fratello di ogni uomo. Con Maria, nostra sorella nella peregrinazione della fede.

 

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