8_Costituzioni

 

COSTITUZIONI

 

 

DELLA MADRE TERESA DI GESU’

PER LE CARMELITANE SCALZE

 

 

ordine che si deve tenere nelle cose spirituali

 

Il Mattutino si reciti dopo le nove di sera, non prima, né molto dopo, per dare alle religiose la possibilità, finito quell'atto, di esaminare per un quarto d'ora la propria coscienza intorno al modo con cui hanno passata la giornata.

Per questo esame si darà il segno con la campanella. E una religiosa a ciò designata dalla Madre Priora, leggerà qualche brano in lingua volgare sul mistero che dovrà dar materia di meditazione per il giorno seguente. Il tempo da impiegarsi sia regolato in tal modo che alle undici precise si dia un segno di campanella per ritirarsi a dormire. - Per l'esame e l'orazione si raccolgano in coro. Cominciati gli uffizi, nessuna esca senza permesso.

D'estate si alzino alle cinque e stiano in orazione fino alle sei; d'inverno si alzino alle sei e stiano in orazione fino alle sette. Subito dopo l'orazione, diranno le Ore fino a Nona, salvo il caso di una festa solenne o della ricorrenza di qualche Santo verso il quale abbiano particolare devozione: allora lasceranno Nona per cantarla prima della Messa.

Le domeniche e i giorni festivi canteranno i Vespri, la Messa e Mattutino. I primi giorni di Pasqua e altri giorni solenni potranno cantare le Laudi: ciò, specialmente, nel giorno del glorioso S. Giuseppe. Il canto sia sempre unisono e senza modulazioni. Negli altri giorni, invece, l’Ufficiatura sarà recitata, come pure la Messa, onde piaccia al Signore che rimanga loro un po' di tempo per guadagnarsi da vivere.

Si procuri che nessuna manchi al coro per motivi di poca importanza. - Finite le Ore, ognuna attenda ai propri uffici.

D'estate la Messa si dirà alle otto, e d'inverno alle nove. - Quelle che si saranno comunicate, si fermeranno in coro un po' di più.

 

 

in quali giorni si deve fare la comunione

 

Si comunicheranno tutte le domeniche e i giorni festivi, come pure nelle feste di nostro Signore, della Madonna, del nostro Padre S. Alberto, di S. Giuseppe, e quando il confessore lo crederà opportuno, secondo la devozione e lo spirito di ciascuna, col permesso della Madre Priora. Si comunicheranno anche nella festa del Titolare del monastero.

Un po' prima di pranzo si suonerà per l'esame di coscienza da farsi sulle mancanze commesse fino allora: proporranno di correggersi della più grave che scopriranno, e reciteranno un Pater noster per ottenere che il Signore dia loro di riuscirvi. Ognuna si porrà in ginocchio nello stesso luogo ove si troverà, e si esaminerà speditamente.

Diranno Vespro alle due suonate, eccetto in quaresima, durante la quale lo diranno alle undici.

Dopo Vespro, quando lo reciteranno alle due, faranno un'ora di lettura. Questa lettura comincerà, in quaresima, alle due, inteso che alle due si suoni sempre per il Vespro. - La vigilia delle feste, la lettura si farà dopo Compieta.

Nell'estate Compieta si dirà alle sei, e nell’inverno alle cinque.

Alle otto, sia d'inverno che d'estate, si darà il segno del silenzio che verrà osservato con la massima diligenza fino al termine di Prima del giorno dopo. Nel resto del tempo nessuna potrà parlare con un'altra senza permesso, eccetto quelle che hanno uffici, e per cose necessarie. La M. Priora accordi questo permesso quando una sorella vuole intrattenersi con un'altra per meglio accendersi nell'amore del loro Sposo o per consolarsi in qualche tentazione e necessità. - Questo, però, non deve intendersi per una domanda, una risposta o per alcune brevi parole, per le quali non vi sarà bisogno di permesso.

Per l'orazione si suonerà un'ora prima del Mattutino. Se all'ora stabilita per la lettura, che si deve tenere dopo Vespro, si sono trovate interiormente disposte all'orazione e si sono in essa impiegate, nell'ora stabilita per l'orazione potranno fare la lettura. - Scelgano insomma l'esercizio che parrà loro più atto a raccoglierle.

La Priora procuri dei buoni libri, specialmente quelli dei Certosini, il Flos Sanctorum, il Contemptus mundi, l’Oratorio dei religiosi, i libri del P. Luigi de Granada e del P. Pietro d'Alcantara,[1] perché questi, in parte, costituiscono, per l'anima, un nutrimento tanto necessario come il cibo materiale per il corpo.

Quando le monache non sono occupate negli atti comuni o negli uffici di casa, stiano nelle loro celle, ciascuna nella propria, o nel romitorio indicato dalla Priora. Stiano insomma ritirate, occupandosi nel frattempo, se non è giorno di festa, in qualche lavoro; e così, in questa solitudine, osserveranno la Regola, la quale comanda che ognuna stia da sola.

Nessuna potrà entrare nella cella di un'altra senza il permesso della Priora, sotto pena di colpa grave.

Non si abbia sala di lavoro.

 

 

delle cose temporali

 

Vivano sempre di elemosina, senza alcuna rendita. Finché potranno, non chiedano nulla a nessuno, né s'inducano a domandare elemosine se non costrette da grave bisogno. Si aiutino con il lavoro delle mani, come faceva S. Paolo,[2] e il Signore le provvederà del necessario. Se si contentano di un vitto frugale, non bramando delicatezze, il necessario per vivere non mancherà. Cerchino attentamente di contentare il Signore, ed Egli avrà cura di provvederle.

Per guadagnarsi da vivere non si applichino a lavori curiosi, ma a filare, a cucire e ad altre simili occupazioni, purché non siano di tal natura da troppo occupare la mente e impedire d'attendere a Dio. Non lavorino in oro e argento. Non contendano sul prezzo del lavoro, ma accettino pacificamente quanto loro verrà dato. Se un lavoro non par loro conveniente, non se ne assumano l'incarico.

In nessun modo le sorelle avranno alcunché di proprio, né questo ad esse si permetta, sia per il cibo che per il vestito. Non avranno casse, cassette, arche o armadi, all'infuori di quelli necessari per gli uffici del monastero, né altra cosa in particolare, ma tutto in comune. Questo punto è importantissimo, perché il demonio può giungere, con le piccole cose, a distruggere la perfezione della povertà. Perciò la Priora, quando vedrà una sorella affezionata a un oggetto, libro, cella o a qualche altra cosa, procuri di levargliela.

 

 

dei digiuni

 

Digiuneranno dall’Esaltazione della S. Croce, che cade in settembre, fino a Pasqua di Risurrezione, eccettuate le domeniche. Non mangeranno mai carne se non per necessità, secondo il prescritto della Regola.

L'abito sia di sargia o arbasiotto nero, e se n'impieghi, confezionandolo, il meno possibile. Le maniche siano strette e non più larghe a un'estremità che dall'altra. Il tutto senza pieghe, tondo, non più lungo di dietro che davanti, e scenda fino ai piedi. Lo scapolare sia dello stesso panno, quattro dita meno lungo dell'abito. La cappa corale sia parimenti di sargia bianca, lunga quanto lo scapolare, confezionata con minor panno possibile, secondo il necessario, senza superfluità.

Lo scapolare si porti sempre sopra il soggolo, e questo sia di canapa, senza pieghe.

Le tonache e le lenzuola siano di scotto. Per calzature avranno le alpargatas,[3] e le calze che porteranno per decenza, saranno di sargia o di grossa tela. I guanciali di sargia, e, in caso di necessità, di tela. I letti non abbiano materassi, ma un saccone di paglia, avendo dimostrato la esperienza che possono stare così anche le deboli ed infermicce. Non vi si ponga nulla d'intorno, se non qualche stuoia di sparto richiesta dalla necessità, o un paravento di sargia o d'arbasiotto o altra cosa del genere, ma sempre povera.

Ognuna avrà un letto a parte. Non useranno tappeti, se non per la chiesa, né avranno cuscini per sedere. Ciò è richiesto dallo stato religioso, ed è bene che sia così. Si nominano queste cose perché è facile che con la rilassatezza si giunga, alle volte, a dimenticare quello che è di religione e di obbligo.

Nel vestito e nei letti non usino alcuna cosa di colore, sia pur piccola, come una fascia. Non usino pellicce. Se alcuna è ammalata, porti un giubbone di sargia.

Tengano i capelli corti per non perdere tempo in pettinarsi. Non abbiano specchio, né altro oggetto curioso, ma vivano in totale oblio di sé.

 

 

della clausura

 

Nessuna si faccia vedere senza velo se non dai propri genitori e fratelli, salvo il caso in cui ciò sembri tanto giusto come nelle circostanze anzidette, specialmente quando si tratti di persone che siano, non già di ricreazione, ma di edificazione, di consolazione spirituale e d'aiuto nell'orazione. Però abbiano sempre un'ascoltatrice, eccetto quando parlano di cose riguardanti la loro coscienza.

Le chiavi della grata e della porta siano custodite dalla Priora. Quando il medico, il chirurgo, il confessore o altre persone necessarie devono entrare in monastero, siano sempre accompagnati da due religiose; e quando un'inferma ha bisogno di confessarsi, vi stia sempre una sorella, alquanto lontana, ma in modo da poter vedere il confessore, con il quale non parlerà che l'ammalata, eccetto nel caso di qualche parola.

Nei monasteri che tengono il SS. Sacramento in coro, o hanno cappellani e comodità per ornare la chiesa, la porta non sia per la chiesa. E dove occorre averla, per non potersi fare altrimenti, la Priora ne tenga la chiave, e non si apra se non nei casi indispensabili, alla presenza di due sorelle. - Potendosi rimediare in altro modo, quella porta si chiuda, anche se è stata fatta da principio.

Sia permesso di aver visite anche alle novizie come alle professe onde si sappia che non si vuol altro che vi stiano volentieri, e siano libere, se non sono contente, di dire che non vogliono più stare.

Non si occupino di negozi secolari e nemmeno ne trattino, se non per dar consiglio a chi loro ne parla, metterli nella verità e consolarli in qualche loro travaglio. Se non v'è da sperare alcun frutto, taglino corto, com'è stato detto, importando molto che chi viene a visitarci, se ne parta con qualche guadagno, e qualche cosa resti anche a noi, e non solo una perdita di tempo. L'ascoltatrice abbia cura che questo punto sia osservato attentamente, e in caso d'infrazione si tenga obbligata ad avvisarne la Priora: qualora lasciasse di farlo, incorra nella stessa pena stabilita per la sorella che commette tale mancanza. Questa, dopo essere stata avvisata due volte dall'ascoltatrice, alla terza sia chiusa in carcere per nove giorni, e al terzo giorno le si dia la disciplina in refettorio: si tratta di una cosa che per la religione è di particolare importanza.

Si astengano più che possono dal trattare con i parenti, perché, pur prescindendo dal fatto che le loro cose ci impressionano molto, è ben difficile che, parlando con essi, non vi si mescoli qualche cosa di mondo.

Stiano molto attente alle conversazioni con le persone del di fuori, compresi i parenti più stretti. Se non sono persone che hanno piacere di parlare di Dio, le vedano di raro e se ne sbrighino presto.

 

 

dell'accettazione delle novizie

 

Si procuri attentamente che le postulanti da accettarsi siano anime di orazione, aspirino in tutto alla perfezione e abbiano il mondo in dispregio. Se non sono staccate dal mondo, difficilmente potranno reggere a ciò che si pratica fra noi: è meglio assicurarsene prima che rimandarle dopo.

Non abbiano meno di diciassette anni, siano sane, intelligenti, atte a recitare I' Ufficio divino e a servire in coro.

Non si ammettano alla professione se non quelle che durante l'anno di noviziato abbiano dato prova di avere le condizioni e le qualità necessarie per quello che qui si pratica. Se alcuna ne manca, non si accetti, salvo il caso che sia una così gran serva di Dio e di tanta utilità per il monastero, da far sperare che non sia di disturbo alle altre, e che, accondiscendendo ai suoi santi desideri, si renda gloria al Signore. Ma se questi desideri non sono così grandi da far vedere che Dio la chiama a questo stato, in nessun modo si riceva.

Quando una postulante non ha elemosine da portare in monastero, non si lasci per questo di riceverla se soddisfa quanto al resto, come si è fatto finora.

Se una novizia vuol dare alla casa quel che ha, e poi, per un motivo qualunque, ne viene impedita, non si lasci per questo di ammetterla alla professione, né si istituiscano processi per reclamare quello che ha promesso.

Si guardino attentamente dal lasciarsi guidare dall'interesse, perché a poco a poco potrebbe insinuarsi la cupidigia, sino a badare più all'elemosina che alla bontà e alle qualità delle persone. - Ciò non si faccia in nessun modo, perché sarebbe un gran male.

Abbiano sempre innanzi la povertà di cui fanno professione per effonderne dovunque il buon odore. Pensino che non sono le elemosine che devono sostenerle, ma la fede, la perfezione, la confidenza in Dio solo. - Questo punto di Costituzione si consideri e si osservi attentamente, perché così si conviene, e lo si legga alle sorelle.

Quando si riceve una novizia, si faccia col consenso della maggior parte della comunità, come pure per ammetterla alla professione.

Le converse che si accetteranno siano robuste e diano a vedere che vogliono servire il Signore. Prima di prendere l'abito facciano un anno di prova, onde si veda se siano atte allo scopo per cui si prendono, ed esse conoscano se ne siano capaci. Non portino velo sul viso, né si dia loro il velo nero. Faranno professione due anni dopo la vestizione, a meno che non meritino di farla prima per la loro grande virtù. Siano trattate con ogni carità e fratellanza, e provvedute di vitto e di vestito come le altre.

 

degli uffici umili

 

La tabella per la scopa comune cominci con la M. Priora, affinché sia in tutto di buon esempio.

Si abbia gran cura che le incaricate all'ufficio di guardarobiera ed economa provvedano le sorelle con carità, sia nel vitto che in tutto il resto. Non si faccia di più per la Priora e le anziane che per le altre, ma, come la Regola prescrive, si guardi ai bisogni e all'età: anzi, più ai bisogni che all'età, perché alle volte si possono avere più anni e meno bisogni. Procurino attentamente che questo punto sia osservato per tutte, essendo conveniente per molte ragioni.

Nessuna parli di ciò che si dà in refettorio, se è poco o molto, se è bene o mal preparato. La Priora e l'economa curino che si prepari bene quello che il Signore invierà, in modo che le sorelle, non dovendo aver altro, se la passino con quanto si darà.

Si obbligano le sorelle a dire alla M. Priora - e le Novizie alla loro Maestra - quello di cui avranno di bisogno, sia per il vitto che per il vestito, come pure se avranno qualche necessità superiore alle ordinarie, anche se piccola. Prima, però, si raccomandino a Dio, perché spesso la nostra natura richiede più del necessario, e alle volte il demonio ingenera timore per ritrarre dal digiuno e dalla penitenza.

 

 

delle inferme

 

Le inferme siano curate con grande carità, pietà e ogni sorta di buoni uffici, conformemente alla nostra povertà; ed esse, se sono ben provvedute, ne ringrazino il Signore Dio nostro. Se non hanno quei sollievi che si procurano i ricchi nelle loro sofferenze, non se n'affliggano, poiché a questo devono essere disposte col venire fra noi: del resto, la povertà sta appunto qui, nel mancare di qualche cosa quando più pressante è il bisogno.

Sia cura speciale della Priora che piuttosto manchino del necessario le sane che di certi sollievi le ammalate.

Queste siano visitate e consolate dalle sorelle. E si designi a infermiera una che abbia l'abilità e la carità che tale ufficio richiede.

Le inferme procurino di dar prova di quella perfezione che devono aver acquistata quando stavano bene. Siano pazienti; e, se il male non è grave, si mostrino meno importune che possono. Obbediscano all'infermiera, onde trar profitto dalla malattia, uscirne con guadagno e dar buon esempio alle sorelle. Abbiano lenzuola e buoni letti - voglio dire con materassi - e siano trattate con grande pulizia e carità.

Non si dia mai alle sorelle un lavoro a tempo assegnato, ma ciascuna procuri di lavorare in tal modo da guadagnare il vitto anche per le altre. Si tenga in gran conto quel che ordina la Regola: Chi vuol mangiare deve lavorare, come faceva S. Paolo.[4] Se alle volte qualcuna vorrà assumersi di sua spontanea volontà un qualche lavoro determinato da compiersi giornalmente, faccia pure, ma non le s'impongano penitenze se non arriva a finirlo.

Ogni giorno, dopo cena o colazione, quando le sorelle saranno insieme, la rotara dirà quanto in quel giorno avrà ricevuto in elemosina, col nome dei benefattori, affinché tutte procurino di pregare Dio a ricompensarli.

Per l'ora del pranzo non si può dare alcuna regola, perché dipende da quando il Signore lo manderà. Tuttavia, quando avranno di che mangiare, il pranzo, d'inverno, nei giorni di digiuno di Chiesa, sarà alle undici e mezza, e nei digiuni dell'Ordine, alle undici. - D'estate si darà il segno alle dieci.

Se il Signore ispira a una sorella di fare una mortificazione, ne domandi la licenza. Non si lasci cadere questa santa pratica da cui derivano molti beni. Però, si faccia presto per non impedire la lettura.

Fuori del pranzo e della cena, nessuna mangi o beva senza permesso.

Terminato il pranzo, la M. Priora potrà permettere che le sorelle discorrano insieme di quello che vorranno, purché trattino di cose non disdicevoli alla conversazione di una buona religiosa, e tutte abbiano la rocca.[5]

Sia assolutamente proibito ogni gioco. Il Signore darà grazia a qualcuna di ricreare le altre, e bene impiegato sarà il tempo che si passerà in questo modo.

Procurino di non darsi noia a vicenda: le loro parole e facezie siano sempre con discrezione.

D'estate, dopo quest'ora di ricreazione comune, potranno dormire per un'ora; quelle che non vorranno dormire, staranno in silenzio.

Dopo Compieta e l'orazione, come si è detto più sopra, la M. Priora potrà permettere, d'estate e d'inverno, che le sorelle discorrano insieme, lavorando, com'è stato detto, per la durata che parrà bene alla medesima.

Nessuna sorella abbracci un'altra, né si tocchino al viso o alle mani, né fomentino amicizie particolari, ma si amino tutte indistintamente, secondo quello che Gesù Cristo disse spesso ai suoi Apostoli. E ciò sarà facile, essendo esse tanto poche. Procurino d'imitare il loro Sposo che dette la vita per noi. - Questo amore delle une alle altre, in generale, senza alcuna particolarità, è di grande importanza.

Nessuna riprenda un'altra dei difetti che le vedesse commettere. Se le mancanze sono gravi, l'avvisi in segreto con carità. Se dopo tre avvertimenti non vede alcuna emenda, lo dica alla M. Priora e a nessun'altra.

Siccome vi sono le zelatrici, a cui spetta osservare le mancanze, le altre non se ne curino, passino sopra a quelle che vedranno, pensando alle proprie. E nemmeno si occupino dei difetti che le sorelle possono commettere nei loro uffici, purché non si tratti di cose gravi, nel qual caso sono obbligate a darne avviso nel modo che si è detto.

Abbiano gran cura di non scusarsi, se non quando sia necessario, e ne avranno gran profitto.

Le zelatrici curino attentamente di osservare i difetti. Talvolta, per ordine della Priora, li riprenderanno pubblicamente, anche se esse siano giovani e le colpevoli anziane, affinché queste si esercitino nell'umiltà. Le sorelle riprese non diranno nulla, neppure se innocenti.

Niuna possa dare, chiedere e ricevere alcuna cosa, nemmeno dai propri genitori, senza il permesso della Priora, alla quale dovranno mostrare quanto avranno in elemosina.

Né la Priora, né qualunque altra sia chiamata col titolo di Donna.

Siccome è quasi tutto in conformità della nostra Regola, il castigo delle colpe e delle mancanze commesse in quello che è stato detto, consista nelle pene più o meno gravi, segnalate alla fine di queste Costituzioni, a seconda delle colpe.

È permesso alla M. Priora di dispensare le sorelle in tutte queste cose, con prudenza e carità, secondo le parrà giusto. Non obblighi mai ad osservarle sotto pena di peccato, ma a subire una pena corporale.

Il monastero sia senza ornamenti, eccetto la chiesa, e non vi sia nulla di curioso: grossolano il legname, la casa piccola, le stanze basse, in modo da provvedere al bisogno senza superfluità. Si costruisca più solidamente che si possa, alte le mura della clausura, con entro del terreno per erigervi dei romitori, in cui le monache possano ritirarsi, sull'esempio dei nostri santi Padri, per fare orazione.

 

 

delle defunte

 

I sacramenti si amministrino nel modo prescritto nel Cerimoniale. Si facciano per ogni defunta le esequie e la sepoltura con una vigilia ed una Messa cantata. Alla fine dell'anno un'altra vigilia e un'altra Messa cantata. Potendolo, facciano celebrare le Messe di San Gregorio:[6] in caso contrario, facciano come possono. La comunità reciti un Ufficio da morto. - Questo per le monache che muoiono nel loro monastero.

Per tutte quelle della Regola primitiva, recitino un Ufficio da morto, e, potendolo, una Messa cantata. Per quelle della Mitigazione, un Ufficio da morto.

 

 

come devono comportarsi nell'adempimento

dei loro uffici

 

Ufficio della M. Priora è di curare diligentemente che si osservino in tutto la Regola e le Costituzioni; di vegliare con cura al buon nome e al raccoglimento del monastero; di esaminare come le sorelle disimpegnino gli uffici e provvedere ai loro bisogni spirituali e temporali con amore materno. - Per essere ubbidita procuri di farsi amare.

La Priora darà gli uffici di portinaia e sacrestana a religiose di fiducia, e potrà cambiarle a suo piacere per impedire che alcuna vi si attacchi.

Nominerà pure tutte le altre ufficiali, eccetto la sottopriora e le clavarie, per le quali si dovrà andare ai voti. - Almeno due di queste ultime sappiano scrivere e far conti.

Ufficio della sottopriora è di sorvegliare il coro, affinché la recita e il canto riescano bene e con pausa, e in ciò si avrà gran cura.

Farà le veci della Priora quando questa sia assente, sarà sempre con la comunità e correggerà le mancanze che si faranno in coro e in refettorio quando la Priora non sia presente.

 

Le clavarie domanderanno ogni mese in presenza della Priora i conti alla ricevitrice. Negli affari importanti la Priora dovrà consultarsi con loro.

Si avrà una cassa a tre chiavi per riporvi le scritture e i depositi del monastero. Una delle tre chiavi sarà tenuta dalla Priora e le altre dalle due clavarie più anziane.

 

Ufficio della sacrestana è di aver cura di tutte le cose della chiesa e di procurare che Dio vi sia servito con ogni decoro e mondezza. Curerà pure che le sorelle si portino al confessionale con ordine, né lascerà che alcuna vi si rechi senza permesso, sotto pena di colpa grave, eccetto che per confessarsi con uno a ciò designato.

 

Ufficio della ricevitrice o portinaia maggiore - incarico che dovrà essere affidato a una sola - è di provvedere in tempo a quanto la casa avrà bisogno, se il Signore ne manderà i mezzi necessari.

Alla ruota parlerà a bassa voce e in modo edificante. Procuri di attendere con carità ai bisogni delle sorelle, ponendo in iscritto quanto spende e riceve. Nel fare le spese si guardi dal contendere e litigare: dopo aver detto due volte quello che vuol dare, prenda o lasci.

Non permetta che una sorella si avvicini alla ruota senza licenza, e quando alcuna dovrà recarsi alla grata, chiami subito l'ascoltatrice.

Non dirà nulla a nessuno di ciò che ivi avverrà, fuorché alla Priora, né rimetterà lettere a chicchessia senza averle prima consegnate alla Priora perché le legga, né parimenti farà ambasciate, tanto dentro che fuori di monastero, sotto pena di colpa grave, senza averne prima avvertita la Prelata.

Le zelatrici - il cui ufficio è importante - curino attentamente di notare i difetti che vedessero per renderne conto alla Priora, come si è detto.

 

La Maestra delle novizie sia di grande prudenza, di orazione e di spirito. Curi attentamente di leggere alle novizie le Costituzioni e d'insegnar loro quello che devono fare, sia in fatto di cerimonie che di mortificazioni. Si applichi a formare in esse più l'interno che l'esterno, e domandi loro ogni giorno come si avvantaggiano nell'orazione, come si conducono in riguardo al mistero che hanno da meditare e qual frutto ne cavano. Insegni loro come devono regolarsi, come comportarsi in tempo di aridità e come contrariare la propria volontà anche nelle piccole cose.

La religiosa incaricata di questo ufficio stia attenta di non essere negligente, perché si tratta di formare anime nelle quali il Signore ha da prendere la sua dimora. Le tratti con pietà ed amore, né si meravigli delle loro mancanze: è a poco a poco che devono avanzare.

La Priora poi ordini a qualcuna di aiutare la Maestra nell'insegnare a leggere alle novizie.

 

Le sorelle rendano conto, una volta al mese, alla Priora del profitto che fanno nell'orazione, come pure del modo con cui il Signore le conduce; e Sua Maestà darà luce alla Priora per dirigerle nel caso che non camminino bene. V'è in ciò un atto di umiltà e di mortificazione che riesce di gran profitto.

Se la Priora non trova tra le sorelle chi sia capace di far da Maestra alle novizie, se n'incarichi lei e ne assuma la fatica, facendosi aiutare da qualche altra, perché è un ufficio di grande importanza.

Quando le sorelle che hanno uffici non possono far orazione nell'ora stabilita, la facciano in un'altra in cui siano più libere. - Ma ciò s'intende quando siano state occupate per tutta l'ora o per la maggior parte di essa.

 

 

del capitolo delle colpe gravi

 

Una volta la settimana si faccia il Capitolo delle colpe gravi, nel quale, secondo il prescritto della Regola, si correggeranno le colpe delle sorelle con carità. Questo Capitolo si farà sempre a digiuno.

Dato il segno con la campanella, e riunite tutte in Capitolo, al cenno della Priora o Presidente, la sorella che ha l'ufficio di lettora legga queste Costituzioni e la Regola.[7] Prima di leggere dica: iube, Domine, benedicere. La Presidente risponda: Regularibus disciplinis nos instruere dignetur Magister coelestis. E tutte soggiungano: Amen.

Allora la M. Priora, se crederà opportuno di dire qualche breve parola intorno a quello che si è letto o alla correzione delle sorelle, cominci dicendo: Benedicite. Le sorelle rispondano: Dominus, e subito si prostrino, aspettando, per rialzarsi, che la Priora ne dia loro il segnale.

Alzatesi, tornino a sedersi. Poi, cominciando dalle novizie, indi le converse, e infine le anziane, si portino a due a due in mezzo al Capitolo e accusino alla Presidente le loro colpe e mancanze manifeste. - Avanti la correzione delle anziane si facciano uscire le converse e le novizie e quelle che non hanno voce e luogo in Capitolo.

Le sorelle non parlino in Capitolo se non in due casi: per manifestare, semplicemente, le proprie colpe e quelle delle sorelle, e per rispondere alla Presidente quando ne siano interrogate.

Si guardi l'accusata dall'accusare un'altra per un semplice sospetto che ne abbia. Ove lo faccia, subisca la pena della mancanza di cui ha fatto l'accusa. Altrettanto si dica di chi denuncia una colpa che sia già stata soddisfatta.

Tuttavia, per evitare che i vizi e i difetti rimangano occulti, le sorelle potranno far sapere alla M. Priora o al Visitatore quello che hanno visto o sentito.

Sia parimenti punita con la medesima pena la sorella che accusa un'altra di una cosa non vera, e sia obbligata, in quanto potrà, a restituirle la fama. Però l'accusata non risponda se non in seguito a un comando, e dica allora umilmente: Benedicile. Se risponde con risentimento, sia castigata con maggior rigore, a giudizio della Presidente. - Però il castigo si rimetta a quando la passione sarà sedata.

Si guardino le sorelle dal pubblicare e divulgare in qualunque maniera le deliberazioni e i segreti di qualsiasi Capitolo. Una volta fuori di Capitolo, qualunque cosa la M. Priora vi abbia deciso o ripreso, nessuna ne parli per farne le critiche, perché così si dà luogo a discordie, si turba la pace del monastero, si fanno partiti e si usurpa l'ufficio dei Superiori.

La Priora o Presidente corregga le colpe delle sorelle, legittimamente, senza riguardi, per solo zelo di carità e amore di giustizia, tanto le colpe che si saranno vedute apertamente come quelle di cui le sorelle si accuseranno, come si è detto.

Per le colpe commesse senza malizia, la M. Priora almeno per la prima, seconda e terza volta - può mitigarne e abbreviarne la pena. Ma se vede che una sorella manca per malizia o per abitudine viziosa, aumenti le pene prescritte, né lasci correre, né le diminuisca senza permesso del Visitatore.

A quelle abituate a commettere colpe leggere, imponga la pena delle colpe maggiori: sia trattata in questo modo, con l'aumento delle pene prescritte, chi manca per abitudine.

Ascoltate le colpe e fattane la correzione, recitino il salmo Miserere mei e il Deus misereatur, come prescrive l’Ordinario.

Finito il Capitolo, la Presidente dica: Sit nomen Domini benedictum. E tutte rispondano: Ex hoc nunc et usque in saeculum.

 

 

della colpa leggera[8]

 

È colpa leggera non prepararsi con la dovuta premura e diligenza per andare, quando occorre, in coro ben ordinate e composte, appena ne venga dato il segnale;

entrare in coro dopo l'inizio dell'Ufficio, leggere o cantar male, adirarsi e non umiliarsi subito innanzi a tutte;

non prepararsi alla lezione al tempo stabilito;

dimenticare per trascuraggine il libro di cui devono servirsi per la recita dell'Ufficio.

ridere in coro e far ridere le altre;

arrivare in ritardo agli Uffici divini o al lavoro;

far poco conto delle prostrazioni, inclinazioni ed altre cerimonie, e non osservarle a dovere;

fare strepito in coro, nei corridoi e in cella, ed essere di molestia alle altre;

non darsi premura d'andare, all'ora stabilita, in capitolo, in refettorio o al lavoro;

parlare di cose inutili, occuparsi oziosamente e compiacersene;

far grande fracasso;

trattare con negligenza libri, vestiti ed altre cose del monastero; rompere e perdere qualche oggetto in uso al servizio della casa;

mangiare e bere senza permesso.

 

A quelle che verranno accusate o si accuseranno di queste ed altre simili mancanze, s'imporrà e si darà per penitenza di recitare una o più orazioni, secondo la qualità della colpa; o qualche atto d'umiltà; o di starsene in silenzio per qualche tempo, specialmente quando non abbiano osservato quello prescritto dall'Ordine; o di privarsi di qualche vivanda a pranzo o a cena.

 

 

della colpa media

 

È colpa media entrare in coro dopo la recita del primo salmo: chi entra in coro tardi deve prostrarsi e attendere che la M. Priora dia il segno di alzarsi;

presumere di cantare o leggere in modo diverso da quello in uso fra noi;

non stare attente all'Ufficio divino, con gli occhi bassi, mostrando leggerezza d'animo;

trattare con poco rispetto i paramenti dell'altare;

non andare in capitolo, al lavoro o alla predica, o non intervenire alla mensa comune;

trasgredire avvertitamente un ordine imposto a tutta la comunità;

mostrarsi negligenti nell'adempimento del proprio ufficio;

parlare in capitolo senza permesso;

alzare la voce per discolparsi di un'accusa;

presumere per vendetta di accusare un'altra di una colpa di cui lei sia stata accusata in quello stesso giorno;

mostrarsi disordinate nelle vesti e nei gesti;

giurare o parlare smodatamente; oppure - il che è più grave - averne l'abitudine;

litigare con altre o dire cose offensive alle sorelle;

negare il perdono a una sorella che I' avesse offesa quando questa glielo chiedesse;

entrare nelle officine del monastero senza permesso.

 

Questi ed altri simili difetti saranno puniti in capitolo con una disciplina che verrà inflitta dalla Presidente o dalla sorella a cui essa l'ordinerà. Ma non mai l'accusatrice infliggerà il castigo all'accusata, né le giovani alle più anziane.

 

 

della colpa grave

 

Colpa grave è quando una sorella litiga immoderatamente con un'altra;

quando è sorpresa a lanciare ingiurie, imprecazioni, parole sconvenienti, indegne di una religiosa, o andare in collera con un'altra;

quando spergiura o rinfaccia a una sorella una colpa passata, per la quale ella abbia già fatto penitenza, o i suoi difetti naturali o quelli dei suoi genitori;

quando difende le proprie mancanze o quelle delle altre;

quando abitualmente non osserva il silenzio;

quando è abituata a raccontare, al lavoro,, o in altri luoghi, le novità dei secolo;

quando trasgredisce, senza alcuna causa e licenza ', i digiuni dell'Ordine e specialmente quelli della Chiesa;

quando prende qualche cosa che appartiene a un'altra o alla comunità;

quando cambia la cella o i vestiti di suo uso, o li muta con un'altra;

quando entra nella cella di un'altra in tempo di riposo o in ogni altro tempo senza licenza o senza una evidente necessità;

quando sia trovata alla ruota, in parlatorio o dove sono secolari, senza speciale permesso della M. Priora;

quando minaccia un'altra irosamente: se alza la mano o qualche altra cosa per percuoterla, le si raddoppi la pena di colpa grave.

 

Le colpevoli di queste ed altre simili mancanze che ne chiedono perdono prima d'esserne accusate, riceveranno due correzioni in capitolo e digiuneranno due giorni in pane ed acqua, mangiando in fondo al refettorio, in presenza della comunità, senza tavola, né coperto. Quelle che non si accuseranno spontaneamente, subiranno una correzione in più e un altro giorno in pane ed acqua.

 

 

della colpa più grave

 

È colpa più grave contendere con ira e dire avvertitamente delle cose scortesi alla M. Priora o alla Presidente;

percuotere maliziosamente un'altra, nel qual caso la colpevole incorre nella scomunica, e dev'essere evitata da tutte;

seminare discordie fra le sorelle e aver l'abitudine di sparlare e dir male delle altre in segreto;

presumere di parlare con quelli di fuori senza permesso della M. Priora o senza una compagna che intenda chiaramente e sia testimonio di tutto.

 

La sorella che viene accusata e convinta di alcuna di queste colpe, si prostri immediatamente, ne domandi perdono con umiltà e si scopra le spalle per ricevere il meritato castigo, consistente in una disciplina da ricevere quando la M. Priora lo crederà opportuno. Avuto l'ordine di alzarsi, si ritirerà nella cella che la M. Priora le designerà, e nessuna ardirà di andarle a far visita, parlare con lei o mandarle alcuna cosa, onde conosca d'essere stata segregata dalla comunità e bandita dal consorzio degli angeli. Per tutto il tempo che starà in penitenza, non potrà accostarsi alla comunione, non sarà proposta per alcun ufficio, non le sarà data alcuna obbedienza, né affidata alcuna carica. Anzi, verrà privata dell'ufficio che occupa, non avrà voce, né luogo in capitolo se non per dire le proprie colpe, e sarà l'ultima di tutte fino a quando non avrà dato piena e completa soddisfazione. Non si metterà a tavola con le altre, ma sulla nuda terra, in mezzo al refettorio, avvolta nella sua cappa, cibandosi di pane ed acqua, a meno che non le venga data, per misericordia, qualche altra cosa, d'ordine della M. Priora. Questa, però, la tratterà amorevolmente e le manderà qualche sorella a consolarla. Se la colpevole darà segni d'umiltà di cuore, si favoriranno i suoi buoni desideri; le sorelle le presteranno aiuto e assistenza, e la M. Priora cercherà di usarle misericordia, più o meno, presto o tardi, secondo la qualità della colpa.

Se alcuna si leverà apertamente contro la M. Priora e i Superiori, o inventerà contro di loro qualche cosa non lecita e non onesta, farà penitenza per quaranta giorni nel modo anzidetto, e sarà privata di voce e di luogo in capitolo e di ogni ufficio che abbia.

Se per una cospirazione o un malizioso complotto di questo genere avvenisse che in tali cose s'intromettessero, in qualsiasi maniera, persone secolari, con disonore ed infamia per le sorelle del monastero, le colpevoli saranno messe in carcere e ivi detenute per un tempo più o meno lungo, secondo la gravità dello scandalo avvenuto. Se poi, per questo stesso motivo, nasceranno in monastero divisioni o partiti, tanto quelle che ne saranno la causa, come quelle che presteranno il loro appoggio, incorreranno in sentenza di scomunica e verranno messe in prigione.

Se alcuna cercherà d'impedire il ritorno della pace o porrà ostacoli alla correzioni degli abusi, accusando i Superiori di agire per odio, per parzialità o per altri motivi, verrà punita con la medesima pena di chi cospira contro la M. Priora.

Se alcuna oserà ricevere, recapitare o leggere lettere senza licenza della M. Priora, o mandare fuori qualche cosa, o ritenere per sé quello che le venisse dato, e scandalizzerà con le sue mancanze qualche persona del secolo, oltre le pene stabilite da queste Costituzioni, si prostrerà innanzi alla porta del coro quando passeranno le sorelle per la recita delle Ore canoniche e per il ringraziamento dopo il pranzo.

 

 

della colpa gravissima

 

Colpa gravissima è l'incorreggibilità, che si ha quando una non teme di commettere difetti e rifiuta di farne la penitenza.

Se alcuna si rende colpevole di apostasia, o esce dai limiti della clausura, sappia che incorre in sentenza di scomunica.

Colpa gravissima è quando una sorella disobbedisce e rifiuta, con aperta ribellione, di sottomettersi a un comando che il Prelato o Superiore abbia dato a lei in particolare o a tutta la comunità.

Colpa gravissima è pure se alcuna (ciò che Dio, fortezza di chi spera in Lui, non permetta mai) cade in peccato di sensualità e ne sia convinta: voglio dire gravemente indiziata;

come pure se sia trovata proprietaria, o confessi di esserlo: se la cosa si scopre dopo morte, sarà privata della sepoltura ecclesiastica.

È pure colpa gravissima porre le mani violentemente sulla M. Priora o su qualche altra sorella;

svelare agli altri, in qualsiasi modo, qualche grave mancanza di una sorella o della comunità;

scoprire ai secolari o ad altre persone estranee i segreti del monastero con danno per la fama delle sorelle;

procurare, per sé o per altre, uffici o qualche altra cosa d'ambizione contro le Costituzioni dell'Ordine.

 

Le colpevoli di queste mancanze saranno messe in carcere e ivi castigate con digiuni e astinenze per un tempo più o meno lungo, secondo la natura e la gravità della colpa, come parrà bene alla M. Priora o al Visitatore del monastero.

Qualunque sia la colpevole, le altre sono tenute, sotto pena di ribellione, di portarla immediatamente in carcere appena la M. Priora ne dia l'ordine. Nessuna parli con l'incarcerata, eccetto quelle che avranno cura di lei, e nessuna le mandi alcuna cosa sotto pena d'incorrere nel medesimo castigo. Se quella che sta in prigione riesce a fuggire, la sorella che ne aveva la cura, o quella che le ha forniti i mezzi per evadere, una volta convinta di aver ciò fatto, sia chiusa nello stesso carcere e punita secondo i delitti della fuggitiva.

Vi sia una prigione destinata a questo genere di colpevoli, e quelle che vi saranno detenute per motivo di scandalo non potranno essere liberate che dal Visitatore.

Siano tenute perpetuamente in carcere: l'apostata; chi cade in peccato di sensualità; chi commette un delitto per il quale nel secolo sia stabilita la pena di morte; chi non vuole umiliarsi, né riconoscere le proprie colpe, a meno che la sua emenda e pazienza non si facciano così evidenti, durante il castigo, da meritare, sul parere e l'intercessione della comunità e col consenso della M. Priora, che il Visitatore la tolga di prigione.

La sorella, messa in questo carcere, sappia di essere privata, per sempre, di luogo e di voce, sia attiva che passiva, e inabilitata a qualsiasi atto legittimo ed ufficio. Nel caso che ne sia liberata, non deve riguardarsi ristabilita nei sovracitati diritti se non le siano ridati esplicitamente. Se le viene restituito il luogo, non deve ritenersi restituita anche la voce in Capitolo; e se le danno la voce attiva, non deve supporre che le sia accordata anche la passiva, a meno che, come si è detto, non le venga ridata espressamente.

Tuttavia, chi ha commesso tali cose, non sia mai così riabilitata da potersi eleggere a un ufficio o dare per ascoltatrice alla ruota o in qualsiasi altro luogo.

Chi cade nel peccato di sensualità, anche se, pentendosi, ritorni spontaneamente e ne domandi perdono e misericordia, in nessun modo sia più ricevuta, eccetto per un motivo ragionevole, e con il consiglio del Visitatore.

Se alcuna sarà convinta innanzi alla Priora di aver testimoniato il falso, o ha l'abitudine di diffamare le sorelle, farà penitenza in questo modo: all'ora del pranzo si presenterà senza mantello, vestita di uno scapolare sul quale saranno cucite in diversa maniera, davanti e di dietro, due lingue di panno bianco e rosso, e mangerà per terra in mezzo al refettorio in pane ed acqua, affinché si sappia che è punita per il grave vizio della lingua. Dopo questo sarà messa in carcere, e se più avanti verrà liberata, rimarrà priva di voce e di luogo.

Se in una di queste colpe (ciò che Dio non permetta!) venisse a cadere la Priora, sarà subito deposta e gravissimamente punita.

 

 

_______________________

 

 

Ogni monastero abbia un esemplare di queste Costituzioni, custodito nell'arca delle tre chiavi, più altre copie, affinché siano lette una volta la settimana alle sorelle riunite, nel tempo che parrà bene alla Priora. Le sorelle cerchino d'imprimersele nella mente, per il gran bene che con la grazia di Dio ne avranno. Procurino di leggerle frequentemente. Perciò il monastero ne abbia varia copie, affinché le sorelle, volendolo, possano portarsele in cella.

I denari che il Signore manderà in elemosina si mettano sempre e immediatamente nell'arca delle tre chiavi, a meno che non raggiungano i nove o dieci ducati, perché allora si daranno alla clavaria che piacerà alla Priora di designare. La clavaria li terrà a disposizione della ricevitrice per le spese che la Priora stabilirà. E ogni sera, prima che si suoni il silenzio, la ricevitrice ne darà conto esatto alla Priora e alla suddetta clavaria. Fatti i conti, si scriveranno nel libro del monastero per farli vedere ogni anno al Visitatore.

 

 

Deo gratias

 

Circa le discipline da fare, alcune sono stabilite dall'Ordinario, e sono quelle prescritte per i giorni in cui l'Ufficio è di feria.

Quindi si faranno tutte le volte che I' Ufficio è di feria in quaresima e nell'avvento. Nel resto dell'anno, tutti i lunedì, i mercoledì, e i venerdì, quando siano di feria.

Oltre a ciò si farà la disciplina in tutti i venerdì dell'anno per la propagazione della Fede, per i benefattori, per le anime del purgatorio, per gli schiavi e per quelli che sono in peccato mortale, recitando un Miserere e le altre orazioni per la Chiesa e per le intenzioni suddette.

Queste discipline ognuna le farà da sé, in coro, dopo Mattutino. Le altre si faranno con le verghe, come comanda l'ordinario. Senza permesso, nessuna potrà farne di più, né praticare altre penitenze.

 

 



[1] Per Certosini s'intendono i Padri Ludolfo e Denis. Col nome di Flos Sanctorum correvano varie collezioni di Vite di Gesù Cristo, della Madonna e dei Santi. Il Contemptus mundi è. l’Imitazione di Cristo del Kempis. L'Oratorio de religiosos y exercicio de virtuosos è un’opera di don Antonio de Guevara vescovo di Mondoñedo.

[2] Cf At 20,34: «Ad ea, quae mihi opus erant et his qui mecum sunt, ministraverunt manus istae. - Al bisogno mio e di quelli che sono con me servirono queste mani».

[3] Le alpargatas erano le calzature dei poveri, fatte con cordicelle intessute insieme.

[4] La Regola riporta queste parole di S. Paolo (2Ts 3,10): «Nam, cum essemus apud vos, hoc denunciabamus vobis: quoniam si quis non vult operari, non manducet. - Poiché, quando eravamo con voi, questo vi annunciavamo: che chi non vuol lavorare neppure mangi».

[5] La rocca per filare.

[6] Per Messe di S. Gregorio s'intendono trenta Messe celebrate per trenta giorni di seguito, in suffragio di un determinato defunto.

[7] S'intende qualche tratto soltanto.

[8] Tutta la parte riguardante le colpe non si trovava nelle primitive Costituzioni redatte dalla Santa, né è dovuta alla sua penna; fu aggiunta in seguito (probabilmente dalla Santa stessa) ricopiando letteralmente il testo dalle precedenti costituzioni carmelitane.

 

footprints of Jesus

Carmelitani Scalzi,
Via A. Canova 4.
20145 Milano
MI
3200652863 duruelo63@gmail.com
Powered by Webnode