8_Dal soffio dello Spirito

“l Signore chiama beati non quelli che sanno qualcosa di Dio, ma quelli che l’hanno in sé stessi. Beati quindi i puri di cuore perché vedranno Dio” (San Gregorio di Nissa).

“Nessuno andava ieri

né va oggi,

né andrà domani

verso Dio

lungo questo stesso cammino

che sto facendo io ora.

Per ogni uomo salvo

c’è un nuovo raggio di luce, il sole ...

e una strada vergine:

Dio” (León Felipe).

“Allo stesso modo anche lo Spirito viene in aiuto alla nostra debolezza; non sappiamo infatti come pregare in modo conveniente, ma lo Spirito stesso intercede con gemiti inesprimibili; e colui che scruta i cuori sa che cosa desidera lo Spirito, perché egli intercede per i santi secondo i disegni di D” (Rom 8,26-27).

ESPERIENZA DI DIO

. Il fischio amorevole del buon pastore. Siamo “fuggiti fuori” da noi stessi e viviamo da anni con gente straniera, creature che, per essere tali, alla fine sono nemiche della pienezza di bene che si trova nascosta in noi, e pur ci viene incontro nel loro essere a immagine e somiglianza di Dio. Non ci decidiamo a rientrare “per la tirannia della cattiva abitudine contratta”. Tuttavia, giriamo attorno e non tradiamo più la ricerca del nostro vero bene. Di quelli come noi, dice Teresa, “Il gran Monarca che risiede nel castello, vedendo la loro buona volontà si lascia impietosire, e nella sua grande misericordia decide di chiamarli a sé. A guisa di buon pastore, emette un fischio tanto soave da non esser quasi percepito, ma con il quale fa loro conoscere la sua voce, acciocché lasciata la via della perdizione, rientrino nel castello. E ciò fanno immediatamente, perché quel fischio è di così grande efficacia da districarli da tutte le cose esteriori fra le quali vivevano” (4M 3, 2).

. Entrare nel Regno. Dio lo si cercava, e lo si trovava anche, prima, “nelle creature” ma, “quando il Signore accorda questa grazia, si ha un aiuto particolare per cercare Dio in noi stessi, dove “lo si trova meglio e con maggior profitto” (4M 3, 2) che in quest’ultime. Qui si deve ricordare che noi tutti cerchiamo invero Dio e non altro ma, soprattutto noi cristiani che sappiamo ci viene incontro nelle creature, dimentichiamo che la prima creatura nella quale si trova e lo incontriamo siamo noi. È più vicino a noi in noi stessi. Siamo nell’orazione di quiete, la porta verso lo spazio misterioso di Dio. L’iniziativa è di Dio, che infonde in noi la luce per capire tutto in modo nuovo e l’amore perché sia ​​Lui a ispirare i nostri passi. Sta a noi “Dobbiamo essere come un povero bisognoso che sta innanzi a un grande e ricco imperatore: chiedere, abbassare gli occhi e aspettare con umiltà. Quando Dio ci farà capire per certe sue vie segrete che ci sta ascoltando, allora, giacché ci ha permesso di stargli innanzi, sarà bene che ci mettiamo in silenzio, procurando - ciò che potendo non sarà male - di non porre in moto l’intelletto” (4M 3, 5).

. La gratuità dello Spirito. L’intervento di Dio è totalmente gratuito. Non è dovuto al nostro impegno. Avviene “quando Dio vuole farci questo favore” (4M 3, 3). È un altro che fa l’alba e il tramonto all’orizzonte della nostra anima. Lo Spirito, presente e attivo in ogni orazione cristiana, anticipa la nostra iniziativa. “Non so affatto persuadermi che le industrie umane possano avere qualche valore in cose che Dio ha riservate a sé” (4M 3, 5).

. La lode. Lo Spirito che prende l'iniziativa della nostra preghiera ci chiede di unire un molteplice gesto di umiltà, gratitudine e lode al Dio che si manifesta a noi. Ci chiama a far emergere dal profondo una preghiera di lode che fino ad ora era solo un tenero vagito: “Chi scopre in sé questi effetti ne ringrazi molto il Signore essendo doveroso che si mostri riconoscente, e in tal modo si disporrà ad altre grazie più grandi” (4M 3, 4). Lo Spirito ci insegna ad aprire le nostre mani vuote per ricevere sempre: “il nostro bene è tutto in questa perseveranza” (4M 3, 9). Ci spinge ad abbandonarci “nelle braccia dell’amore” (4M 3, 8).

 

UN NUOVO MODO DI GUARDARE A NOI STESSI

. Un nuovo modo di pensare e amare. Ogni nuova grazia di Dio origina in noi una nuova forma di relazione con Lui. Ogni contemplativo diventa un amante di Dio; Contempla tutto attraverso il prisma di un cuore amorevole. “Sta bene solo con il cuore” (Piccolo Principe).

. Come sapere se siamo sulla strada giusta? Questo avviene perché le vie dello Spirito non sono soggette al nostro controllo. Spesso dovremo percorrere il sentiero del non sapere. In ogni caso, il criterio ultimo sarà l’evangelico “Dai loro frutti li riconoscerete” (Mt 7, 16). Teresa scrive: “queste cose di orazione si conoscono meglio esaminando gli effetti e le opere che ne seguono” (4M 2, 8).

- “A quanto si sperimenta, si tratta di una dilatazione o aumento di anima” la quale “nel servizio di Dio non si porta più grettamente come prima, ma con larghezza maggiore”. Sparisce “il timore servile” e con esso la paura nei confronti di Dio (4M 3, 9). Ci sentiamo più padroni di noi stessi (cf 4M 3, 9).

- Crescono le virtù, specie le teologali: grande fiducia, più viva la fede, grande la volontà di fare qualcosa per Dio, mette nuove e più profonde radici l’umiltà ... “Man mano che impari di più sulla grandezza di Dio, ti consideri più miserabile”. Abbiamo scoperto una nuova scala di valori, nello stile di San Paolo: “ritengo che tutto sia una perdita a motivo della sublimità della conoscenza di Cristo Gesù, mio Signore. Per lui ho lasciato perdere tutte queste cose e le considero spazzatura, per guadagnare Cristo” (Fil 3,8-9).

- Inizia in noi una nuova configurazione a Cristo, che ci porta ad accogliere le fatiche e la croce per la diffusione del Regno. “Non vi è nulla di più utile e di più gradevole a Dio che dimenticarci di noi stessi, dei nostri interessi, delle nostre soddisfazioni personali, per occuparci del suo onore e della sua gloria” (4M 3, 6). Entra in scena il linguaggio della tenerezza, che è un silenzioso desiderio di amare Cristo.

. Un simbolo accattivante. Il contemplativo rinasce. Debutta una nuova vita. Ma inizia da bambino. La sua è una fragile vita, in totale dipendenza dalla madre-Dio. Chiamato a crescere, ma con il rischio di atrofia e involuzione. “Qui l’anima non è ancora formata: è come un bambino che comincia a poppare, il quale se si discosta dal petto di sua madre non può aspettarsi che la morte” (4M 3, 10).

 

STORICO IMPEGNO DI TRASFORMAZIONE

. Il mistico contemplativo prende vita con un nuovo modo di trattare le persone e le cose. La luce e l’amore di Dio ne fanno "il volto umano di Dio" (San Gregorio di Nissa). Non vuole dominare gli altri, ma essere “il povero che ama gli uomini” (Simeone il Teologo).

. Ne esce con una esistenza più unificata, e quindi con una maggiore capacità di comunicare la musica che Dio fa nascere nel suo cuore, perché “un’anima in pace irradia luce a molti” (San Serafino di Sarov).

. Porta tra le mani la gratuità del profumo versato, che riempie tutta la casa che si concretizza in mille dettagli di servizio solidale e di comunione.

 

                                                                                                                                                   Momento di orazione 

 * Invoca lo Spirito Santo perché non sappiamo fare orazione né vivere come conviene: “Guardandomi, i tuoi occhi lor grazia m’infondean; per questo più m’amavi, per questo meritavan i miei occhi adorar quanto vedean” (San Giovanni della Croce, Cantico A, 23).

*Assumi un atteggiamento aperto. Dio è il grande protagonista della tua vita. Vivi più di quel che ottieni da Lui che di quel che fai. “Per favore, sii come l’uomo che è su una barca sul fiume e che non rema costantemente, ma a volte si lascia trascinare dalla corrente” (Charles Péguy).

* Prega con il Salmo 22, pieno di simboli presi dalla vita pastorale che possono ricordarci il nostro incontro sacramentale con Cristo (le tranquille fonti del battesimo, il rinfrancare le forze della cresima, la mensa e il calice dell’Eucaristia ...). Possa lo Spirito aprire il tuo cuore per accogliere il dono dell’amore di Gesù per te.

Il Signore è il mio pastore:
non manco di nulla;
su pascoli erbosi mi fa riposare,
ad acque tranquille mi conduce.
Mi rinfranca, mi guida per il giusto cammino,
per amore del suo nome.
Se dovessi camminare in una valle oscura,
non temerei alcun male, perché tu sei con me.
Il tuo bastone e il tuo vincastro
mi danno sicurezza.
Davanti a me tu prepari una mensa
sotto gli occhi dei miei nemici;
cospargi di olio il mio capo.
Il mio calice trabocca.
Felicità e grazia mi saranno compagne
tutti i giorni della mia vita,
e abiterò nella casa del Signore
per lunghissimi anni”

(Sal 22).

 

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