8_Fare orazione. Cosa vuol dire?

“Beato l'uomo che ha trovato la sapienza e il mortale che ha acquistato la prudenza, perché il suo possesso è preferibile a quello dell’argento e il suo provento a quello dell’oro. Essa è più preziosa delle perle e neppure l'oggetto più caro la uguaglia. Lunghi giorni sono nella sua destra e nella sua sinistra ricchezza e onore; le sue vie sono vie deliziose e tutti i suoi sentieri conducono al benessere. E' un albero di vita per chi ad essa s'attiene e chi ad essa si stringe è beato” (Prov 3, 13-18).

“La preghiera cristiana non è l’impegno, lo sforzo dell’essere umano per conquistare la temibile divinità. È invece il modo normale di esprimersi di coloro che sentono di essere figli prediletti del Padre. Essi chiedono di essere ascoltati da Lui e celebrano l'amore del quale fanno esperienza” (Jesús Espeja).

“Quando vuoi raccoglierti nel profondo del tuo essere, non preoccuparti di quel che farai dopo. Lascia da parte tutti i pensieri, buoni o cattivi che siano; e cerca di non pregare con la bocca, a meno che ti senta portato a farlo. …  Fa’ in modo che non rimanga niente nella tua mente se non questa sola occupazione: un nudo anelito di raggiungere Dio. Nudo, perché non deve essere rivestito da alcun pensiero particolare su come Dio è in se stesso o nelle sue opere: importa solo il fatto che egli è quel che è” (La nube della Non Conoscenza).

 

ORAZIONE VOCALE E MEDITATIVA

. L’orazione è per tutti. La possibilità di fare orazione è offerta a tutti. Non è per pochi privilegiati che sappiano discorrere con l’intendimento. Essa si iscrive nella capacità che tutti abbiamo di amare. Ma non tutti scelgono di amare. E, come non esiste un solo modo di amare, non tutti seguono la via dell’orazione. Non tutti «vogliono passare attraverso la nudità dello spirito … spogliati dei beni di questo mondo» (Salita, Prologo, 8-9). Molti sono quelli che «preferiscono andare a Dio attraverso esperienze dolci e piacevoli» (Ibid. 8), senza giungere mai all’unione. Un conto è essere amici, altro è essere uniti in matrimonio.  

. Non solo parole. L’orazione vocale è l’orazione dei più. È indispensabile alla vita cristiana. Non c’è orazione fatta di sole parole perché senza interiorità “è come una musica stonata” (C 25, 3). Non ci si deve accontentare di una preghiera fatta di sole parole: “Che la si ascolti non dipende dalla quantità delle nostre parole ma dal fervore delle nostre anime” (San Giovanni Crisostomo). “Conosco una persona che non poté mai pregare altro che vocalmente. Eppure si trovava assai bene, tanto che quando non recitava, il suo spirito vagava così distratto da non poterlo raccogliere. Ma piacesse a Dio che la nostra orazione mentale fosse così perfetta com’era in lei la vocale! In certi Pater noster che recitava in onore dei misteri sanguinosi del Signore e in alcune altre preghiere, durava alle volte per ore intere. Venne un giorno da me tutta in angustia, perché non sapendo fare orazione mentale né applicarsi alla contemplazione, si sentiva ridotta a non pregare che vocalmente. Io le domandai che cosa recitasse e vidi che con la sola recita del Pater noster, arrivava alla pura contemplazione…” (C 30, 7).

L’orazione vocale: prima orazione contemplativa. Molto al di là dell’attenzione ai contenuti occorre tenere viva l’attenzione all’Altro, al destinatario della nostra orazione. “Quando io recito il Credo, mi pare ragionevole che mi renda conto e sappia ciò che credo; e quando dico il Pater noster, mi sembra che l'amore esiga che io intenda chi sia questo Padre e chi il Maestro che ci ha insegnata tal preghiera” (C 24, 2). “Dio non permetta che, recitandola, trascuriamo di ricordare spesso chi l’ha insegnata, benché qualche volta ce ne dimenticheremo ugualmente, a causa della nostra miseria” (C 24, 3). “E io vorrei che per ben recitare il Pater noster, foste intimamente persuase di non dovervi mai allontanare da Chi ve l’ha insegnato” (C 24, 5).

. “Solo Tu ed io”. Che non manchi mai nell’orazione la possibilità di coltivare quel legame personale con Dio: Sua Maestà ci insegna a pregare in solitudine. Così anch’Egli faceva, benché non ne avesse bisogno, ma solo a nostro insegnamento. È chiaro, del resto, che non si può parlare con Dio nel medesimo tempo che con il mondo, come fanno coloro che mentre recitano preghiere, ascoltano ciò che si dice d’intorno, o si fermano a quanto vien loro nella mente, senza alcuna cura di raccogliersi” (C 24, 4). È la compagnia dei fratelli e delle sorelle che permette “di mantenerci in solitudine; e piaccia a Dio che ciò basti per poter comprendere, come dico, con chi noi siamo e quali siano le risposte di Dio alle nostre domande” (C 24, 5).

. La meditazione. È, soprattutto, una ricerca. Molto valida per chi è capace di riflessione. Si tratta di portare alla mente le verità della fede o le parole della Scrittura (tramite il ricordo), per giungere a comprendere (tramite l’intelligenza), intavolando un dialogo con Dio (tramite la volontà). Gli si manifesta amore, gratitudine e fiducia, perché ci ispira il modo di incarnare la fede nel quotidiano. Così si tenta di far venire la verità alla luce: “Signore, che cosa vuoi che faccia?”. Tutto questo ha un gran valore ma l’orazione deve andare più lontano: verso la conoscenza dell’amore del Signore Gesù, l’unione con Lui.

LA CONTEMPLAZIONE
 

. L’orazione di poveri. In molti casi è l’unica forma di orazione possibile: “Sì, bisogna ammetterlo: al momento della preghiera noi saremo, per lo più, incapaci di meditare, di pensare. E tutto il problema è di sapere se abbiamo un’altra via per raggiungere Dio nella preghiera. […] Poiché, vi è un’altra strada. Ancor più: la meditazione può talvolta diventare un ostacolo alla preghiera, come uno schermo fra Dio e noi, una strada troppo facile che invita al girovagare. Dio non può venirci incontro che nella misura delle realtà del nostro amore e questa non si trova che sul sentiero della fede pura. Questo sentiero passa per l’oscurità della spogliazione della ragione e del sensibile. Ora, […] non si crede abbastanza che Dio possa venire veramente in noi, per fare la nostra preghiera; oppure, se ci si crede, si ha tendenza a riserva me la riuscita a un piccolo numero di privilegiati, a coloro a cui il chiostro procura una cornice di silenzio favorevole alla meditazione. Perché dovrebbe essere così? Coloro la cui condizione di vita impedisce di meditare sarebbero, perciò, impossibilitati a pregare? La preghiera non è forse al di là della riflessione? I poveri non possono meditare; non hanno testa per fare ciò; non hanno la cultura richiesta, non conoscono il meccanismo della meditazione, oppure sono troppo stanchi. … noi dobbiamo condividere anche il loro modo di pregare” (R. Voillaume).


. “Tratto amicale”. Santa Teresa ci comunica la sua personale scoperta: “l’orazione mentale non è altro, per me, che un intimo rapporto di amicizia, un frequente intrattenersi in solitudine con Colui dal quale sappiamo d’essere amati.” (V 8, 5). Come si impara l’amicizia? Come si insegna? Non ci sono formule, non c’è metodo. Teresa osa e in libertà ci dice quel che ha compreso: “Vorrei soltanto far comprendere che l'anima non è il pensiero e che la volontà non è governata dall'immaginazione. Sarebbe una grave sventura se lo fosse. - Ne viene quindi che il profitto dell'anima non consiste nel molto pensare ma nel molto amare” (F 5, 2). “Per cui le vostre preferenze devono essere soltanto in quelle cose che più eccitano all’amore.” (IVM 1, 7).


. Dunque, fare orazione. Di che si tratta? Molto più importante delle parole, più dei riti e del protocollo, oltre le tecniche di raccoglimento e interiorizzazione. Piuttosto che le varianti dell’orazione (vocale, mentale, contemplativa) sono gli amici che contano. Chi sono io? Chi è Lui? Valutare bene Colui al quale “state per parlare, chi siete voi che parlate” (C 22, 3). L’ “orazione vocale si unisce alla mentale” se si fa bene questo. Importa “parlare con Dio” e attendere “più a Lui che alle parole che pronuncio” (C 22, 1). Perché “dovendo parlargli con l’attenzione che un tal Signore si merita, è giusto che consideriate chi è Colui con cui parlate e chi siete voi” (C 22, 1).

. Stare con Dio. Si tratta di risvegliare la coscienza dell’Altro, di entrare nella sua orbita con se stessi, dopo che ci si è scrollati di dosso maschere, pesi, presunti legami, egocentrismo ... L’uomo sta davanti a Dio, sta con Lui. Teresa chiarisce: “per meglio conoscere come comportarvi” (C 22, 3). Fare orazione è apprendere come comportarsi con Dio. E chissà non lo sappia fare meglio il pastorello con la sua “mancanza di educazione” del saggio con le sue teologie ed i suoi eleganti ragionamenti (C 22,4).

                                                                                                                                Momento di orazione

 

 * Palpa il silenzio. Oltre ciò che ti travolge o ti preoccupa. Oltre il pianificare il proprio futuro. Cerca il silenzio. Lascia la tua attività frenetica, la tua ossessione per il lavoro, la ricerca di successi e risultati immediati. Quando il silenzio parla, la vita si trasforma.

Nulla ti turbi, nulla ti spaventi, tutto passa, Dio non cambia. La pazienza ottiene tutto; chi ha Dio non manca di nulla. Solo Dio basta.

* Allerta il cuore. Impara a vivere con il cuore, che è il centro della tua persona, dove sta la tua parte migliore. Il cuore è il luogo del tuo incontro con Dio. Non ti identifichi con quello che fai, o con quello che pensi, ma con quello che sei. Ripeti questa lode più volte.

“Signore, Dio nostro, quanto è mirabile il tuo nome su tutta la terra” (Sal 8).

* Taci e contempla. Contempla l’amore di Dio che ti è appresso. L’amore di Dio per te passa attraverso tutto quel che ti succede. Senti la sua tenerezza nei tuoi confronti mentre la luce del sole ti tocca, come l'aria che respiri. Dio ti guarda sempre con amore.

Esprimi ciò che senti, Padre, mi metto nelle tue mani. Ti affido la mia anima, la do a te, con tutto l’amore di cui sono capace, perché ti amo e ho bisogno di darmi, di pormi nelle tue mani senza misura. Con una fiducia infinita, perché tu sei mio padre.

* Entra in un rapporto di comunione con chi ti è prossimo. Il Dio che ti ama, ti invita ad amare. L’amore è ciò che ti è più proprio. Ricorda come amano Gesù e sua Madre. Se taci, taci con amore. Se alzi la voce, fallo per amore. Correggi con amore. Perdona amando. Che l’amore sia la radice interiore delle tue azioni.

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