8_Lettere

 

 

 

I. LETTERE ESISTENTI

 

 

 

1. A CATERINA DI GESÙ,[1] carmelitana scalza

Baeza, 6 luglio 1581

 

Gesù sia nella sua anima, figlia mia Caterina!

Pur non sapendo dove si trova, tengo a scriverle queste poche righe, fiducioso che nostra Madre[2] gliele farà recapitare, se non è con lei. In questo caso, si consoli pensando a me che mi trovo più esiliato e più solo da queste parti; dopo che quella balena mi ha inghiottito[3] e mi ha vomitato in questo strano porto, non ho più meritato di vedere né lei né gli altri santi del suo paese.[4] Dio ha fatto bene, perché, in fondo, l'abbandono è una lima e la sofferenza affrontata nelle tenebre prepara una grande luce. Dio voglia che camminiamo nelle tenebre!

Oh, quante cose vorrei dirle! Ma scrivo nell’incertezza, pensando che forse non riceverà questa lettera; per questo mi fermo senza aver finito. Mi raccomandi a Dio. Non voglio darle alcuna notizia di qui, perché non ne ho voglia.

Da Baeza, 6 luglio 1581.

Suo servo in Cristo,

Fra Giovanni della +

 

Indirizzo: è per suor Caterina di Gesù, carmelitana scalza, ovunque si trovi.

 

 

2. A MARIA DE SOTO,[5] religiosa a Baeza

Granada, fine marzo 1582

 

Gesù sia nella sua anima, figlia mia in Cristo!

Mi ha reso una grande carità con la sua lettera. Desidererei tanto compiere quanto in essa mi dice e fare molto contenta lei e le sue sorelle, ma poiché Dio dispone diversamente da quanto pensiamo noi, dobbiamo conformarci alla sua volontà. Mi hanno da poco fatto priore di questa casa di Granada,[6] luogo molto adatto per servire Dio. Sua Maestà dispone tutto nel modo migliore. Dio volesse che lei e le sue sorelle poteste abitarvi! In qualche modo io allora potrei accontentarvi. Spero che il Signore abbia molto a consolarla. Guardi di non lasciare le sue confessioni e alle sorelle dica lo stesso; raccomandatemi tutte a Dio, anch'io non dimenticherò mai di farlo.

Non tema di ricorrere a fra Giovanni,[7] anche se molto affaticato. Viva in Dio. Sua Maestà le dia il suo spirito. Amen.

Dai Santi Martiri di Granada, marzo 1582.

Suo servo in Cristo,

Fra Giovanni della +

 

 

3. AD ANNA DI SANT'ALBERTO, carmelitana scalza,

fondatrice e priora a Caravaca (Murcia)[8]

Granada, 1582

 

...Poiché lei non me ne parla, le dico io di non essere sciocca e di non lasciarsi prendere dai timori che deprimono l'anima. Renda a Dio ciò che le ha dato e continua a darle ogni giorno. Sembra, infatti, che ella misuri Dio secondo le sue capacità;[9] ma non deve fare così. Si prepari perché Dio le vuole accordare una grande grazia.

 

 

4. ALLA STESSA ANNA DI SANT'ALBERTO

Granada,1582

 

...Fino a quando, figlia, pensa di dover camminare sorretta dalle braccia altrui? Desidero vederla profondamente spoglia nello spirito e talmente priva del sostegno delle creature che tutto l'inferno non sia in grado di turbarla. Quanto inopportune sono le lacrime che versa in questi giorni! Non crede di aver perso del tempo prezioso con questi scrupoli?[10] Se desidera mettermi a parte delle sue pene, si rivolga a quello specchio senza macchia (Sap 7,26) dell'eterno Padre [cioè suo Figlio], dove ogni giorno io vedo la sua anima e certamente ne rimarrà consolata.[11] Così non avrà più bisogno di mendicare alle porte della povera gente.

 

 

5. ALLA STESSA ANNA DI SANT'ALBERTO

Siviglia, giugno 1586

 

Gesù sia nella sua anima!

Al momento della mia partenza da Granada per la fondazione di Cordova,[12] le scrissi in fretta. Dopo il mio arrivo a Cordova, ho ricevuto le lettere sue e di quei signori diretti a Madrid, che dovettero pensare di incontrarmi alla Giunta.[13] Ma sappia che questa riunione è stata fatta, perché si attende la fine di queste visite e fondazioni. Il Signore in questi giorni, infatti, ci mette tanta fretta che non abbiamo un momento libero. Abbiamo appena ultimato la fondazione dei frati a Cordova con gli elogi da parte di tutta la città e con cerimonie mai rese a qualsiasi altra famiglia religiosa. Vi assistettero il clero e le confraternite di Cordova. Dalla cattedrale venne solennemente portato in processione il santissimo Sacramento. Le strade erano molto ben addobbate e vi era una gran folla come nel giorno del Corpus Domini. Era la domenica dopo l’Ascensione.[14] Venne anche monsignor vescovo, che fece una predica, nella quale ci lodò molto. Il convento si trova nella zona migliore della città, cioè nelle vicinanze della cattedrale.

Ora mi trovo a Siviglia per il trasferimento delle nostre monache alloro nuovo monastero. Hanno comprato case molto belle, che son costate loro quasi quattordicimila ducati, anche se ne valgono più di ventimila. Vi si sono già stabilite e, il giorno di san Barnaba,[15] il cardinale vi porrà solennemente il santissimo Sacramento. Prima di andarmene, desidero fondare qui un altro convento di frati, in modo che, a Siviglia ve ne possano essere due. Prima di san Giovanni[16] partirò per Ecija, dove, con l'aiuto di Dio, faremo un'altra fondazione; subito dopo andrò a Malaga e di lì alla Giunta.

Oh, se avessi già il mandato per questa fondazione come per le altre! Allora non frapporrei tanti indugi. Spero in Dio che si faccia. Quando sarò alla Giunta, farò tutto il possibile per tale fondazione. Ciò è quanto riferisco anche a quei signori ai quali scrivo.

Mi dispiace che non sia stato fatto subito il contratto scritto con i padri della Compagnia, perché ritengo siano persone che non mantengono la parola. Così, sono convinto che non solo si metteranno da parte, ma, se si rimanda il contratto, si ritireranno completamente, se lo riterranno conveniente per loro. Pertanto le dico di trattare con il signor Gonzalo Muñoz, senza dir nulla a loro e a nessun altro, per comprare la casa che si trova dall’altro lato. Stipulate il relativo contratto, affinché i gesuiti, vedendosi preceduti, vengano a un compromesso; e poco importa se dopo si saprà che l'abbiamo comprata solo per toglierci una servitù. In questo modo essi verranno a più miti consigli senza tante preoccupazioni, anzi otterremo da loro tutto ciò che vorremo. Ne parli con pochi, ma intanto agisca. A volte, un'astuzia si vince solo con un'altra astuzia.

Vorrei che mi mandasse il libretto delle Strofe della Sposa.[17] Credo che ormai suor Madre di Dio abbia finito di copiarlo.

Questa Giunta tarda molto a riunirsi e mi dispiace, visto l'ingresso di donna Caterina,[18] perché desidero dare...

Da Siviglia, giugno dell'anno 1586.

Suo servo,

Fra Giovanni della +

 

Carissima figlia in Cristo: non si dimentichi di salutare molto il signor Gonzalo Muñoz, al quale non scrivo per non stancarlo e perché Vostra Reverenza gli riferirà quanto le ho scritto.

Indirizzo: Per la Madre Anna di Sant'Alberto, priora delle carmelitane scalze in Caravaca.

 

 

6. A UNA CARMELITANA SCALZA (MARIA DELLA NATIVITÀ?),

fondatrice a Madrid

agosto 1586, in viaggio da Granada a Madrid

 

...Figlia, n[el vu]oto e nell’aridità di tutte le cose, Dio deve mettere alla prova coloro che sono soldati [forti] per vincere la sua battaglia; deve valutare coloro che sanno bere l’acqua in piedi, senza chinarsi a terra, come i soldati di Gedeone, che vinsero con vasi d'argilla contenenti fiaccole accese (Gdc 7,5-7.16-23). Tali vasi rappresentano l'aridità del senso che contiene lo spirito buono e ardente.

Fra Giovanni della +

 

 

7. ALLE CARMELITANE SCALZE DI BEAS[19]

Málaga, 18 novembre 1586

 

Gesù sia nelle vostre anime, figlie mie!

Non pensiate che il mio silenzio nei vostri confronti significhi trascuratezza e che non voglia considerare con quale facilità potete diventare san te, gioiendo delle profonde delizie e della sicura protezione del vostro amato Sposo. Ebbene, verrò a trovarvi e saprete che non vi ho dimenticate. Considereremo insieme le ricchezze acquisite nell’amore puro e nel cammino della vita eterna, nonché i progressi notevoli che fate in Cristo, di cui voi sue spose siete diletto e corona. È una corona che non bisogna far rotolare a terra; essa è, infatti, degna di essere raccolta dalle mani dei serafini, per essere posta, con rispetto e amore, sul capo del Signore.

Quando il cuore si volge verso le cose vili, la corona rotola a terra e ogni oggetto vile la calpesta. Ma quando l'uomo si avvicina al cuore alto, come afferma Davide, allora Dio viene esaltato (Cfr. Sal 63,6-8 Volg.). È una corona che il cuore alto della sua sposa gli pone sul capo nel giorno della gioia del suo cuore (Ct 3,11), nel quale pone le sue delizie tra i figli degli uomini (Cfr. Pro 8,31). Queste acque dei piaceri interiori non sgorgano dalla terra; quindi la bocca del desiderio deve aprirsi fino al cielo, vuota di qualsiasi altra pienezza, perché la bocca dell'appetito, libera e non occupata da alcun boccone di altri gusti, sia completamente vuota e aperta verso colui che dice: Apri [e dilata] la tua bocca e io la riempirò (Sal 80[81],11).

Così, chi cerca gusto in qualcosa, non conserva libero il cuore, affinché Dio possa riempirlo del suo ineffabile piacere; quindi si allontana da Dio appena gli si avvicina; ha le mani ingombre e non può prendere ciò che Dio gli dà. Che Dio ci preservi da ingombri così dannosi da ostacolare libertà così piene di dolcezza e soavità!

Servite Dio, figlie mie amate in Cristo, percorrendo la via della mortificazione, con tutta pazienza, in perfetto silenzio e profondo desiderio di soffrire. Annientate le vostre gioie, mortificando in voi stesse quel poco che fosse rimasto da mortificare e che potesse impedire la risurrezione interiore dello spirito. Che tale spirito dimori nelle vostre anime! Amen.

Da Málaga, 18 novembre 1586.

Vostro servo,

Fra Giovanni della +

 

 

 

8. ALLE CARMELITANE SCALZE DI BEAS

Granada, 22 novembre 1587

 

Gesù e Maria siano nelle vostre anime, figlie mie in Cristo!

La vostra lettera mi ha consolato molto. Piaccia a nostro Signore ricompensarvi! Non vi ho scritto non per mancanza di volontà infatti desidero realmente il vostro maggior bene -, ma perché mi sembra che è gi stato scritto abbastanza per fare ciò che è importante. Non mancano, ammesso che manchi qualcosa, lo scrivere o il parlare, che di solito sovrabbondano, ma il tacere e l'agire. Oltre a questo motivo occorre aggiungere che le parole distraggono, mentre il silenzio e l'azione portano al raccoglimento e fortificano lo spirito. Perciò, quando una persona sa ciò che le è stato detto per il suo bene, non ha più bisogno di ascoltare o di parlare, ma, di metterlo in pratica per davvero, nel silenzio e con impegno, nell’umiltà, nella carità e nel disprezzo di se. Tale persona non deve andare alla ricerca di novità, che servono solo a soddisfare la sua curiosità, o forse nemmeno quella, ma lasciano il suo spirito debole, vuoto, senza virtù interiore Agire altrimenti non gioverebbe affatto. Sarebbe un po' come imitare chi mangia senza aver digerito il cibo precedente; il calore del corpo, infatti, si divide tra il primo e il secondo cibo, tanto da non avere la forza per trasformarlo tutto in sostanza; di qui insorgono le malattie.

Figlie mie, è estremamente necessario che sappiate sottrarvi al demonio e alla sensualità. Altrimenti, senza accorgercene, ci troveremo molto imperfetti e lontanissimi dalle virtù del Cristo. Ci sveglieremo con un lavoro fatto alla rovescia, pensando di avere la lampada accesa e invece si sarà spenta; soffiandovi sopra, come fate, vi sembra di accenderla mentre invece si spegne. Ma occorre che non avvenga così, ragion per cui, lo ripeto, per conservare lo spirito soprannaturale non c'è mezzo più efficace che soffrire, agire, tacere, chiudere la porta a tutti i sensi, praticando la solitudine e l'oblio di ogni creatura e di tutti gli avvenimenti, anche se il mondo dovesse sprofondare. Qualsiasi bene o male accada, conservate nella calma il vostro cuore e abbiate viscere d'amore, disposte a soffrire in tutte le circostanze che si presentano. La perfezione, infatti, è talmente importante e i beni dello spirito sono, di così alto valore, che Dio voglia che tutto questo basti per acquistarli. È impossibile fare dei progressi se non quando si agisce e si soffre virtuosamente e nel più completo silenzio.

Ecco cosa ho inteso dirvi, figlie mie: l’anima che facilmente si ferma a parlare o ad agitarsi è molto poco attenta a Dio. Quando, invece, è intenta ad ascoltarlo, allora si sente intimamente spinta a tacere e a evitare qualsiasi conversazione. Dio gradisce che l'anima si intrattenga con lui piuttosto che con qualsiasi altra creatura, per quanto perfetta sia e utile possa sembrare.

Mi raccomando alle preghiere delle Vostre Carità. Quanto alla mia carità, benché debole, essa è rivolta verso di voi al punto di non dimenticare coloro alle quali devo tanto nel Signore. Che egli sia con tutti noi! Amen.

Granada, 22 novembre 1587

Fra Giovanni della +

 

La cosa più necessaria per noi è di mettere a tacere dinanzi a questo gran de Dio il nostro spirito e la nostra lingua, perché l'unico linguaggio che egli ascolta è quello dell'amore silenzioso.

Indirizzo Ad Anna di Gesù e alle sorelle carmelitane scalze del convento di Beas.

 

 

9 A MADRE ELEONORA BATTISTA,[20] carmelitana scalza a Beas

Granada, 8 febbraio 1588.

 

Gesù sia con Vostra Reverenza!

Non pensi, figlia mia in Cristo, che abbia cessato di comparire le sue sofferenze e quelle delle consorelle che ne sono partecipi; ma mi consolo ricordando che Dio la sta conducendo per il cammino della vita apostolica, cioè una vita di disprezzo, alla quale l'ha chiamata. Dio vuole che il religioso sia veramente religioso, crocifisso alle cose terrene e le cose terrene siano crocifisse per lui Dio solo vuole essere la sua ricchezza, la sua gioia e la sua gloria piena di delizie Dio le ha accordato una grande grazia, perché ora che Vostra Reverenza vive nell’oblio di tutte le cose di quaggiù, può ben godere di Dio[21] nella solitudine, non preoccupandosi, per amore di Dio, che facciano di lei ciò che vogliono lei non s'appartiene più, perché è di Dio.

Mi faccia sapere se è certa la sua partenza per Madrid[22] e se viene la Madre Priora. Mi raccomandi molto alle preghiere delle mie figlie Maddalena, Anna e di tutte le altre, alle quali non ho tempo di scrivere.

Granada, 8 febbraio 1588.

Fra Giovanni della +

 

 

10. A PADRE AMBROGIO MARIANO,[23] carmelitano scalzo, priore a Madrid

Segovia, 9 novembre 1588

 

Gesù sia in Vostra Reverenza! li bisogno che c'è di religiosi, come Vostra Reverenza sa, date le numerose fondazioni già esistenti, è molto grande; per questo è necessario che Vostra Reverenza abbia pazienza e che il padre fra Michele vada da lì[24] ad aspettare in Pastrana il padre proVinciale, che ha appena finito di fondare il convento di Molina.

Inoltre, i padri[25] hanno ritenuto opportuno dare subito a Vostra Reverenza un Sottopriore; così le hanno assegnato il padre fra Angelo,[26] il quale, penso, andrà d'accordo con il suo Priore, che è la cosa più opportuna in un convento. Vostra Reverenza dia a ciascuno di essi le patenti. È altresì opportuno che Vostra Reverenza faccia sempre attenzione affinché nessuno, sacerdote o non sacerdote, s'intrattenga a conversare con i novizi. Come Vostra Reverenza sa, infatti, non c'è cosa peggiore che passare per molte mani e che altri interferiscano nella vita dei novizi; e poiché sono molti, è giusto aiutare, sollevare il padre fra Angelo e conferirgli anche l'autorità di Sottopriore, come gli è stata data ora, perché in casa goda di maggior rispetto.

Ora sembra che il padre fra Michele[27] non sia tanto necessario lì, mentre potrebbe essere più utile all’ordine altrove.

Quanto al padre Graziano,[28] non c’è nulla di nuovo; il padre fra Antonio[29] è già qui.

Da Segovia, 9 novembre 1588.

Fra Giovanni della +

 

 

11. A DONNA GIOVANNA DE PEDRAZA, a Granada[30]

Segovia, 28 gennaio 1589.

 

Gesù sia nella sua anima!

Pochi giorni fa le ho scritto, tramite il padre fra Giovanni,[31] rispondendo alla sua ultima che, com'era da aspettarsi, è stata ben accolta. Le dicevo che, a quanto sembra, ho ricevuto tutte le sue lettere; sono perciò informato di tutti i suoi dolori, delle sue lacrime e della sua solitudine, cose che, anche se le ha taciute, mi parlano più diffusamente che se mi scrivesse. Tutte queste cose sono come forti spinte e colpi dati all’anima perché ami di più. La conducono a una vita d'orazione più intensa e a slanci spirituali verso Dio, affinché compia ciò che l'anima chiede. Le avevo già detto che non era il caso di [preoccuparsi per quelle cosucce], ma che faccia ciò che le hanno comandato e se glielo proibissero, obbedisca e mi informi, perché Dio provvederà per il meglio. Coloro che amano veramente Dio non devono preoccuparsi delle loro cose, perché ci pensa lui.

Per quanto riguarda la sua anima, la cosa migliore per procedere in tutta sicurezza è non attaccarsi a nulla, non desiderare nulla. Occorre solo che lei si affidi, veramente e interamente, a chi la guida, perché altrimenti dimostrerebbe di non volere una guida. E quando ne ha una, ed è quella adatta, tutte le altre o non fanno al caso suo o disturbano. L’anima non si attacchi a nulla, e, se è fedele all’orazione, Dio penserà ad essa, perché non è e non deve essere di un altro padrone. Io infatti constato che quanto più le cose sono mie, tanto più ho il cuore, l'anima e la mente in esse, perché la cosa amata diventa un tutt'uno con l'amante; così si comporta Dio con chi lo ama. Pertanto non si può dimenticare l'oggetto amato senza dimenticare se stesso; anzi, per l'amata ci si dimentica di se, perché si vive più nell’amata che in sé.

Oh, gran Dio d'amore e Signore, quali ricchezze non riversi in colui che ama e gusta solo te, perché gli doni te stesso e diventi una cosa sola con lui per amore! Gli fai gustare ciò che ama di più in te e che più gli giova! Ma poiché è opportuno che non manchi la croce come al nostro Amato, fino alla morte per amore, egli dispone la nostra volontà ad amare ciò che desideriamo di più, perché i nostri sacrifici siano più grandi e noi acquistiamo maggior merito. Ma tutto è breve, tutto dura fino a quando si solleva il coltello, perché subito la nostra anima, come Isacco, rimane viva, con la promessa di una numerosa posterità (Gn 22,1-18).

Ci vuole pazienza, figlia mia, in questa povertà, se vogliamo lasciare questa nostra terra con profitto ed entrare nella vita futura, che è [privazione] di vita, per godere tutti i beni.

Ancora non so quando dovrò partire. Sto bene, anche se la mia anima è molto lontana dalla santità. Mi raccomandi a Dio e consegni le lettere a fra Giovanni o alle monache più spesso, quando e possibile; e sarebbe meglio che tali lettere non fossero troppo brevi.

Segovia, 28 gennaio 1589.

Fra Giovanni della +

 

 

12. A UNA RAGAZZA DI NARROS DEL CASTELLO (Ávila),[32] desiderosa di farsi carmelitana scalza

Segovia, febbraio 1589 (?)

 

Gesù sia nella sua anima!

Il messaggero, che era di passaggio, mi ha incontrato in un momento in cui non potevo rispondere, e ora mi sta aspettando. Dio le dia sempre, figlia mia, la sua santa grazia, affinché si adoperi santamente con tutta se stessa e in tutto ad amarlo e a servirlo, come è suo obbligo, poiché solo per [questo l'ha creata e redenta]. Sui tre punti dei quali mi chiede spiegazioni ci sarebbe da dire molto più di quanto la brevità del tempo e della lettera consentano; ma, in cambio, le darò altri tre consigli, che le potranno essere di qualche utilità.

Il primo riguarda i peccati. Dio li aborrisce tanto che accettò la morte per cancellarli. Per piangerli efficacemente e non cadervi più, occorre che s'intrattenga il meno possibile con il mondo, lo fugga e non parli mai più del necessario in ogni circostanza. Intrattenersi con il mondo più di quanto sia necessario e la ragione richiede, non ha mai giovato a nessuno, per quanto santo fosse. In questo modo osserverà la legge di Dio con grande precisione e amore.

Il secondo riguarda la passione del Signore. Si dia con discrezione alle penitenze corporali; pratichi il disprezzo di sé stessa e la mortificazione; non voglia seguire in nulla la sua volontà e i suoi gusti, che sono stati causa della passione e morte del Signore; segua in tutto il consiglio di sua madre.

Il terzo punto riguarda la gloria futura. Per pensare ad essa e amarla, ritenga tutte le ricchezze e i piaceri del mondo come fango, vanità, fatica, come di fatto sono; stimi un nulla qualsiasi cosa, per quanto grande e preziosa possa essere, eccetto l'amicizia di Dio. Tutto il bene di quaggiù, paragonato ai beni eterni per i quali siamo stati creati, è brutto e amaro. Anche se la sua amara bruttezza passa sulla terra, rimarrà per sempre nell’anima che vi si attacca.

[Quanto al suo desiderio, non mi sono dimenticato, ma per ora non si può] fare altrimenti; in ogni caso non mi manca la volontà. Raccomandi intensamente questa sua aspirazione a Dio e prenda per avvocata nostra Signora insieme a san Giuseppe.

Mi raccomandi molto a sua madre e faccia in modo che ella ritenga questa lettera come scritta a lei. Entrambe mi raccomandino a Dio e chiedano alle loro amiche di usarmi la stessa carità.

Dio le conceda il suo spirito.

Segovia, febbraio.

Fra Giovanni della +

 

 

13. A UN RELIGIOSO CARMELITANO SCALZO[33]

Segovia, 14 aprile 1589 (?)

 

La pace di Gesù Cristo, o figlio, sia sempre nella sua anima! Ho ricevuto la lettera di Vostra Reverenza, nella quale mi manifesta i grandi desIderi che nostro Signore le ispira: occupare la sua volontà solo in lui e amarlo sopra ogni cosa; nella stessa lettera mi chiede di darle alcuni consigli per raggiungere questo scopo.

Mi rallegro che Dio le abbia ispirato desideri tanto santi e la mia gioia sarà ancora più grande se li realizzerà. Per questo è bene che ricordi che tutti i gusti, i piaceri e gli affetti nascono sempre nell’anima attraverso la volontà e il desiderio di cose che le si presentano come buone, convenienti e piacevoli, perché le considera gustose e preziose. Per questo motivo, la volontà si rivolge ad esse attraverso le sue tendenze, spera in esse, ne gode quando le sente e ha paura di perderle e le dispiace quando le perde. L’anima così è impressionata e turbata secondo gli affetti e i piaceri delle cose.

Per annientare, dunque, e mortificare la ricerca di questi gusti relativamente a tutto ciò che non è Dio, Vostra Reverenza deve ricordare che tutto ciò di cui la volontà può godere distintamente è ciò che è soave e piacevole, in quanto lo ritiene gradevole, Ora, nessuna cosa piacevole e soave in cui può godere e dilettarsi è Dio, poiché Dio non può essere oggetto delle percezioni delle potenze dell'anima, né tanto meno può esserlo degli appetiti e dei gusti della volontà. Come in questa vita, infatti, l'anima non può gustare Dio essenzialmente, così tutta la soavità e il piacere che può gustare, per quanto elevati possano essere, non possono essere Dio. In realtà, in tutto ciò che la volontà può gustare e desiderare distintamente, essa agisce solo in quanto lo conosce per un determinato oggetto. Ora, siccome la volontà non ha mai gustato Dio come è né lo ha conosciuto per mezzo di qualche potenza, ne segue che essa non conosce com’è Dio; il suo gusto non può sapere come egli sia; il suo essere, il suo appetito e il suo gusto non riescono a desiderare Dio, che è superiore a ogni loro capacità. È chiaro, quindi, che nessuna cosa distinta di quelle che la volontà può gustare è Dio. Per questo, per unirsi a lui, l'anima deve praticare il distacco e il rinnegamento di qualsiasi affetto disordinato degli appetiti e dei gusti e di tutto ciò che si può godere distintamente, sia celeste che terreno, temporale o spirituale. Occorre che sia purificata e liberata da qualsiasi gusto, piacere e appetito disordinato, perché possa dedicarsi con tutte le sue forze ad amare Dio. Difatti, se, in qualche modo, la volontà può comprendere Dio e unirsi a lui, non può certo farlo tramite le conoscenze delle sue potenze, ma per mezzo dell'amore. Ora, poiché il diletto, la soavità e qualsiasi altra gioia che la volontà prova non sono l’amore, ne segue che nessuno di questi sentimenti di felicità può essere un mezzo adeguato all’unione della volontà con Dio; ma può esserlo l'operazione della volontà, perché è ben diversa dal sentimento della volontà:[34] tramite l'operazione si unisce a Dio e termina in lui, che è amore, e non attraverso il sentimento e la conoscenza delle sue potenze, che si fissano nell’anima come se fossero il suo fine e la sua perfezione. I sentimenti dell'anima possono servire solo come motivi per amare, se la volontà vuole elevarsi maggiormente, ma nulla più. Così, i sentimenti gustosi di per sé non portano l'anima verso Dio, al contrario la portano a fissarsi su di essi. Essendo però l'operazione della volontà tesa unicamente ad amare Dio, l'anima ripone solo in lui il suo affetto, la sua gioia, il suo gusto, il suo piacere e il suo amore, lasciando da parte tutte le altre cose e amandolo al di sopra di tutto. Questo spiega come una persona che si porta ad amare Dio non per la soavità che prova, ha messo da parte questa soavità e riposto il suo amore in Dio, inaccessibile ai sensi. Se, invece, riponesse tale amore nella soavità e nel gusto che sente, attaccandosi ad essi, lo riporrebbe in una creatura o in qualcosa che le appartiene e farebbe del mezzo un fine e un termine; di conseguenza, l'opera della volontà sarebbe viziata. Siccome Dio è incomprensibile e inaccessibile, la volontà non deve applicare il suo atto d'amore, se vuole riporlo in Dio, in ciò che essa può toccare, percepire o raggiungere con le sue facoltà, ma senza mediazione alcuna dei sensi. In questo modo, la volontà ama certamente e davvero secondo ciò che vuole la fede, anche se nel vuoto e nell’oscurità dei suoi sentimenti, soprattutto di quelli che essa può sentire con l'intelletto, credendo e amando soprattutto ciò che essa può comprendere.

Sarebbe, dunque, molto sciocco colui che, non provando soavità e gusto spirituale, pensasse per questo di non possedere Dio, e se invece li provasse, si rallegrasse e godesse pensando per questo di possedere Dio. Più stolto ancora sarebbe se andasse in cerca di questa soavità in Dio e godesse e si rallegrasse di essa; in questo modo, infatti, non andrebbe in cerca di Dio con la volontà posta nel vuoto della fede e della carità, ma nel gusto e nella dolcezza spirituale, che sono creature, seguendo i suoi gusti e i suoi appetiti; così non amerebbe Dio con purezza al di sopra di tutte le cose, cioè non lo amerebbe con tutta la forza della sua volontà. In realtà si attaccherebbe alle cose create mediante i suoi affetti; la sua volontà non si eleverebbe al di sopra di esse per andare a Dio, che è inaccessibile. È impossibile, infatti, che la volontà possa arrivare alle soavità e ai piaceri dell'unione divina, o sentire i dolci e amorosi abbracci di Dio, se non nello spogliamento e nel vuoto degli appetiti relativamente a tutte le gioie particolari, sia spirituali che terrene. Ciò è quanto intendeva dire Davide quando scriveva: Dilata os tuum et implebo illud: Apri la bocca e io la riempirò (Sal 80[81],11).

Occorre, dunque, sapere che l'appetito è come la bocca della volontà, che si dilata quando non è ingombra od occupata da alcun boccone; infatti, quando l'appetito si porta su qualche oggetto creato, proprio per questo si restringe, perché fuori di Dio tutto è angusto. Pertanto, se l'anima vuole essere certa di andare a Dio e unirsi a lui, deve tenere la bocca della volontà aperta solo per Dio stesso, vuota e distaccata da ogni boccone di appetito perché Dio possa riempirla e colmarla del suo amore e della sua dolcezza; essa deve avere fame e sete solo di Dio, senza volersi saziare di altro, perché quaggiù non può gustare Dio com'egli è. Ciò che può gustare, se vi è qualche appetito che la porta a trovare soddisfazione in cose create, le impedirebbe anche di gustare Dio. Questo è quanto c'insegna Isaia quando afferma: O voi tutti assetai venite all’acqua, ecc. (Is 55,1). Con queste parole invita tutti quelli che hanno sete solo di Dio a saziarsi delle acque divine dell'unione di Dio, senza avere l'argento degli appetiti.

È opportuno, dunque, se Vostra Reverenza vuole godere di una pace profonda nell’anima e giungere alla perfezione, affidare completamente la sua volontà nelle mani di Dio. Così essa si unirà a lui e non sarà più occupata nelle cose vili e basse della terra.

Che sua Maestà la renda così spirituale e santo come desidero io!

Segovia, 14 aprile.

Fra Giovanni della +

 

 

14. A MADRE MARIA DI GESÙ,[35] carmelitana scalza,

priora a Cordova

Segovia,7 giugno 1589

 

Gesù sia con Vostra Reverenza! Che la faccia tanto santa e povera di spirito come lei desidera! Quanto a lei, implori la stessa grazia per me da sua Maestà.

Ecco il permesso per le quattro novizie; badi che siano adatte al servizio di Dio.

Ora intendo rispondere, brevemente, a tutti i suoi dubbi, perché ho poco tempo. Ne ho già trattato prima con i padri[36] di questo convento, visto che il nostro padre[37] non si trova qui, ma è in viaggio. Dio lo faccia ritornare presto.

1. Non si usa più la disciplina di verghette, neanche nei giorni in cui si recita l'ufficio della feria, perché quest'usanza è venuta meno con il rito carmelitano; tra l'altro, [il rito gerosolimitano] la prescriveva solo per alcuni periodi in cui si recitava l'ufficio della feria.

2. Non dia il permesso a tutte in generale e a nessuna in particolare di darsi la disciplina tre giorni alla settimana, in ricompensa delle grazie ricevute. Quanto ai casi particolari si comporti come d'abitudine, ma si osservi la legge comune.

3. Le monache non si alzino, abitualmente, più presto di quanto prescrive la costituzione, cioè la comunità.

4. I permessi scadono con la carica del superiore che li ha concessi. Ecco perché, con la presente, le mando di nuovo il permesso di far entrare in monastero, in caso di necessità, il confessore, il medico, il barbiere[38] e gli operai.

5. Poi che attualmente ci sono molti posti vuoti, se dovesse essere necessario ciò che lei dice, si potrà affrontare il dubbio di suor Aldonza. Raccomandi lei e me a Dio. Dio la conservi! Non posso dilungarmi oltre.

Segovia,7 giugno 1589.

Fra Giovanni della +

 

 

15. A MADRE ELEONORA DI SAN GABRIELE,[39]

carmelitana scalza a Cordova

Segovia, 8 luglio 1589

 

Gesù sia nella sua anima, figlia mia in Cristo!

La ringrazio per la sua lettera e ringrazio Dio per aver voluto servirsi di lei per questa fondazione: sua Maestà ha agito in questo per il suo maggior bene. Quanto più vuole dare, tanto più accende i nostri desideri, fino a lasciarci vuoti per riempirci di beni. Sarà ben ricompensata dall’amore delle sue con sorelle di Siviglia, che ha lasciato al momento presente, e poiché i beni immensi di Dio possono essere accolti solo da un cuore distaccato e solitario, il Signore che vuole il suo bene, la vuole completamente sola. Egli desidera essere l'unica sua compagnia. Sarà quindi necessario che Vostra Reverenza si preoccupi di contentarsi solo di essa, per trovare solo in essa ogni felicità. Infatti, anche se un'anima si trovasse in cielo, ma non si applicasse a volervi restare, non sarebbe felice. Lo stesso ci accade con Dio. Anche se egli è sempre con noi, se abbiamo il cuore attaccato a qualcos'altro e non a lui solo, non saremo felici.

Credo bene che le sorelle di Siviglia sentiranno fortemente il vuoto che lascerà la partenza di Vostra Reverenza. Per fortuna Vostra Reverenza aveva già reso a questo monastero tutti i servizi che poteva rendere e nostro Signore la renderà utile a questa nuova fondazione, che sarà molto importante. Perciò Vostra Reverenza cerchi di aiutare molto la Madre Priora,[40] manifestandole grande docilità e amore in tutte le cose, anche se so bene che non ho bisogno di raccomandarglielo. Essendo tanto anziana di vita religiosa e piena d'esperienza, sa già cosa suole accadere in queste fondazioni. Per questo abbiamo scelto Vostra Reverenza; se avessimo voluto servirci di una semplice religiosa, avremmo potuto prenderla da uno dei monasteri di qui, che sono pieni di monache, ma queste non hanno le qualità richieste.

Vostra Reverenza voglia porgere i miei saluti a suor Maria della Visitazione e dire a suor Giovanna di San Gabriele che la ringrazio per i suoi. Dio conceda a Vostra Reverenza il suo spirito.

Segovia, 8 luglio 1589.

Fra Giovanni della +

 

Indirizzo: A Madre Eleonora di San Gabriele, carmelitana scalza, a Cordova.

 

 

16. A MADRE MARIA DI GESÙ, carmelitana scalza,

priora a Cordova

Segovia, 18 luglio 1589

 

Gesù sia nella sua anima! Lei e la comunità sono obbligate a corrispondere alle grazie del Signore per meritare gli elogi con i quali sono state accolte costì. Le assicuro che la relazione[41] della fondazione, da lei inviatami, mi ha molto consolato. È stato volere di Dio che siate entrate in case talmente povere e in un periodo così caldo. Siate di buon esempio e dimostrate ciò che professate, cioè seguire Cristo nella sua povertà, così le postulanti che vi avvicineranno, sapranno quali disposizioni dovranno avere.[42]

Le invio tutti i permessi. Esamini con attenzione le postulanti che accetterà all’inizio, perché da ciò dipenderà il futuro del monastero. E badino di conservare lo spirito di povertà e il disprezzo di tutto, contentandosi di Dio solo, altrimenti sappiano che cadranno in mille bisogni spirituali e temporali. Ricordino che non avranno e non sentiranno altri bisogni se non quelli ai quali vorranno assoggettare il cuore; il povero di spirito, infatti, è più costante e allegro nelle ristrettezze perché ha posto il suo tutto nel poco o nel nulla e così in tutto trova la libertà del cuore. Beato nulla e beato nascondiglio del cuore, da avere tanto valore da assoggettare tutto, non volendo assoggettare nulla a sé e lasciando ogni cura per ardere di sempre maggior amore!

Voglia salutare da parte mia tutte le sorelle nel Signore. Dica loro, dal momento che il Signore ha voluto sceglierle per essere le prime pietre di questa fondazione, di ben comportarsi, perché le altre devono poggiare su di esse, essendo state ritenute le più forti. Che approfittino, dunque, di queste primizie di grazie che Dio concede agli inizi di una fondazione, per riprendere di nuovo il cammino della perfezione in tutta umiltà e grande distacco interiore ed esteriore. Che coltiVino una volontà robusta, non un coraggio puerile; pratichino la mortificazione e la penitenza, cercando di far in modo che questo Cristo costi loro qualcosa. Non siano come coloro che cercano i propri comodi e le proprie consolazioni in Dio o al di fuori di lui; vogliano piuttosto soffrire in Dio e fuori di lui, per amor suo, nel silenzio, nella speranza e nel ricordo affettuoso. Riferisca della presente a suor Gabriella e alle sue compagne di Malaga. Alle altre scriverò io. Che il buon Dio possa concederle doni spirituali! Amen.

Segovia, 18 luglio 1589.

Fra Giovanni della +

 

Il padre fra Antonio e gli altri padri si raccomandano alle sue preghiere. Vostra Reverenza porga i miei saluti al Padre Priore di Guadalcázar.

 

Indirizzo: Per Madre Maria di Gesù, Priora del convento di Sant'Anna di Cordova, delle carmelitane scalze.

 

 

17. A MADRE MADDALENA DELLO SPIRITO SANTO,[43] carmelitana scalza a Cordova.

Segovia,18 luglio 1589

 

Gesù sia nella sua anima, figlia mia in Cristo ! Mi sono rallegrato nel vedere le buone risoluzioni di cui mi parla nella lettera. Benedico Dio che provvede a tutto. È pur certo, infatti, che avrà molto bisogno del suo aiuto in questi inizi di fondazione,[44] per sopportare il caldo, le ristrettezze, la povertà e prove di ogni genere. Non faccia caso se soffre o non soffre. Ricordi che agli inizi Dio non vuole anime pigre, delicate e ancor meno amanti di se stesse. È per questo che sua Maestà aiuta di più proprio negli inizi, cosicché con un po' di diligenza si possono fare dei buoni progressi in ogni virtù. È stato, dunque, un grande dono di Dio e un segno speciale del suo amore essere stata scelta tra molte altre per questa fondazione. Per quanto le possa costare lasciare ciò che ama, tutto questo non è nulla, dal momento che avrebbe comunque dovuto lasciarlo con prontezza. Pertanto, per possedere Dio in tutto} occorre non possedere assolutamente nulla; come può, infatti, il cuore, se è di uno, essere tutto di un altro?

A suor Giovanna dico le stesse cose che a lei. Preghi per me e che Dio sia nella sua anima! Amen.

Segovia, 18 luglio 1589.

Fra Giovanni della +

 

 

18. A PADRE NICOLÒ DI GESÙ MARIA (DORIA),[45]

vicario generale dei carmelitani scalzi

Segovia, 21 settembre 1589

 

Gesù e Maria siano con Vostra Reverenza!

Ci ha fatto molto piacere che Vostra Reverenza sia arrivato bene e che lì tutti stiano bene, come pure monsignor Nunzio. Spero che Dio vigili sulla sua famiglia. Qui i poveri stanno bene e vanno d'accordo. Cercherò di spedire presto quanto Vostra Reverenza mi ha chiesto, sebbene finora non siano giunte le persone attese.

Quanto a ricevere a Genova[46] dei novizi che non conoscono ancora la grammatica, i padri dicono che importa poco: basta che conoscano il latino e possiedano a sufficienza la scienza che il Concilio di Trento richiede, in modo che sappiano esprimersi bene; se ciò basta perché vengano ordinati a Genova, pare che si possano accettare. Ma se i vescovi di questo paese non si contentano di questa scienza, vuol dire che tali novizi non posseggono a sufficienza la scienza richiesta dal concilio. Del resto, credo sia molto difficoltoso farli venire qua per ordinarli o istruirli. In verità, non si desidera che vengano qui molti italiani.

Le lettere saranno indirizzate al padre fra Nicola,[47] come dice Vostra Reverenza. Che nostro Signore ce lo conservi, come vede che è necessario.

Segovia, 21 settembre 1589.

Fra Giovanni della +

 

 

19. A DONNA GIOVANNA DE PEDRAZA, a Granata

Segovia, 12 ottobre 1589

 

Gesù sia nella sua anima! Sia ringraziato Dio perché ha dato a me la grazia, come lei dice, di non dimenticare i poveri, anzi al contrario! Mi dispiace veramente anche il solo pensare che lei possa crederlo. Da parte mia, mi comporterei assai male se facessi così, dopo tanta reciproca fiducia, ma soprattutto perché lei non lo merita. Non ci mancherebbe altro che il dimenticarla! Consideri ciò che può diventare la sua anima nello stato in cui si trova.

Ma poiché lei cammina nelle tenebre[48] e nello spogliamento della povertà spirituale, pensa che tutti l'abbandonino e tutti le manchino; questo non meraviglia, perché in tale stato le sembra che le manchi pure [Dio. Ma non le manca nulla, ne] ha necessità di consultare qualcuno, perché non ha né conosce né potrà trovare cose di cui preoccuparsi: si tratta solo di sospetti infondati. Chi non vuole nient’altro che Dio, non cammina nelle tenebre, per quanto possa essere nell’oscurità e nella povertà. Chi non ha nessuna presunzione, né ricerca affatto i suoi gusti personali né in Dio né nelle creature, e non segue la propria volontà in questo o in quello, non deve temere di fare dei passi falsi né ha bisogno di consultare qualcuno. Lei va bene così; non si preoccupi e stia allegra. Chi è lei per preoccuparsi di se? Se lo facesse, non andrebbe certo a finir bene!

Non è mai stata meglio di ora, perché non è mai stata tanto umile e sottomessa; mai ha nutrito una così bassa considerazione di sé e di tutte le cose del mondo; mai si è ritenuta tanto cattiva e ha considerato Dio tanto buono; mai ha servito Dio con tanta purezza e disinteresse come ora. Lei non segue più le imperfezioni della sua volontà e del suo interesse com'era solita fare.

Cosa vuole? Che genere di vita o di condotta si prefigge in questa vita? Cosa pensa che sia servire Dio, se non evitare il male, osservando i suoi comandamenti e seguendo le sue leggi, per quanto si possa? Quando c'è questo, che bisogno c’è di altre conoscenze, luci o consolazioni celesti o terrene, ove generalmente non mancano ostacoli e pericoli per l'anima? Volendo seguire la sua mentalità e le sue inclinazioni, non si ingannerà forse e potrà,cadere nell’illusione? [Le sue stesse potenze non la faranno sbagliare? È], dunque, una grande grazia che Dio le accorda quando tiene queste sue potenze nell’oscurità e impoverisce l'anima al punto che tali potenze non possano farla deviare. E se non si sbaglia, di cosa dobbiamo essere sicuri, se non di seguire il cammino semplice della legge di Dio e della Chiesa? Allora si vive solo nella fede oscura e vera, nella speranza certa e nella carità perfetta; si sperano i beni celesti, vivendo quaggiù come stranieri, poveri, esiliati, orfani, senza nulla, per una terra deserta e solitaria, perché tutta la speranza è riposta nei beni del cielo.

Stia allegra e abbia fiducia in Dio. Egli le ha dato dei segni onde riconoscere che può fidarsi e molto bene, anzi deve farlo; altrimenti non ci sarebbe da meravigliarsi se il Signore si allontanasse da lei vedendola comportarsi così scioccamente, mentre egli la guida dove più le conviene, avendola elevata a uno stato così pieno di sicurezza. Non voglia nient'altro che seguire quanto le consiglio; tranquillizzi la sua anima; lei sta su una buona strada; si comunichi come al solito; si confessi, invece, solo quando ce n'è bisogno. Lei non ha più bisogno di consultarmi. Se avrà qualche difficoltà, mi scriverà. Mi risponda presto e mi scriva spesso; potrà farlo tramite donna Anna,[49] se non potesse farlo tramite le monache.

Non sono stato molto bene, ma ora sto meglio. Fra Giovanni Evangelista[50] è malato. Raccomandi lui e me a Dio, figlia mia, nel Signore.

Segovia, 12 ottobre 1589.

Fra Giovanni della +

 

Indirizzo: A donna Anna de Pedraza, presso la casa dell'arcidiacono di Granada, di fronte al Collegio degli Abati.

 

 

20. A UNA CARMELITANA SCALZA SCRUPOLOSA[51]

senza luogo né data, prima di Pentecoste

 

Gesù Maria! In questi giorni occupi la sua anima nel desiderio della venuta dello Spirito Santo, nella sua continua presenza e nella Pasqua. Il suo pensiero sia sempre rivolto a questo avvenimento, in modo da non essere distratta o interessata ad altra cosa, sia che si tratti di qualche pena che di altri ricordi di molestie. Durante questi giorni, anche se dovessero esservi delle mancanze in casa, non ci faccia caso, per amore dello Spirito Santo e per conservare la pace e la quiete dell’anima in cui egli gradisce abitare.

Se potesse vincere i suoi scrupoli, senza confessarsi durante questi giorni, credo che sarebbe meglio per la sua tranquillità. Ma se andasse a confessarsi, lo faccia in questo modo: non confessi e non dia importanza alle distrazioni e ai pensieri, sia che si tratti di giudizi che di oggetti o immaginazioni disordinate o di altri moti che accadono, senza che l'anima li voglia o li accetti o voglia fermarvisi sopra; è meglio infatti dimenticarli, anche se procurano all’anima una pena più grande; tutt'al più potrà accusarsi in generale dell'omissione o debolezza che per caso avesse avuto per quanto riguarda la purezza e la perfezione necessaria nelle potenze interiori, cioè nella memoria, nell’intelletto e nella volontà. Per quanto riguarda le parole, confessi la troppa o la poca cura avuta nel parlare con verità e rettitudine, nonché la necessità e la purezza d'intenzione; circa le opere, l'eventuale mancanza del retto e unico fine, che è solo Dio, senza alcun rispetto umano.

Se si confessa così, può stare tranquilla, senza confessare nient’altro in particolare, per quanto si senta tormentata. Si comunicherà in questa festa, oltre ai giorni in cui è solita farlo.

Quando le si presentano dispiaceri o sofferenze, si ricordi di Cristo crocifisso e taccia.

Viva nella fede e nella speranza, anche se si trova nell’oscurità, perché in queste tenebre Dio sostiene l’anima. Getti le sue preoccupazioni in Dio, che le fa sue e non la dimenticherà. Non pensi che la lasci sola, perché sarebbe arrecargli offesa.

Legga, preghi, gioisca in Dio, suo bene e sua salute; gliela conceda e gliela conservi tutta, fino al giorno dell’eternità. Amen. Amen.

Fra Giovanni della +

 

 

21. A MADRE MARIA DI GESÙ, carmelitana scalza,

priora a Cordova[52]

Madrid, 20 giugno 1590

 

Gesù sia nella sua anima, figlia mia in Cristo!

Il motivo per cui non ho scritto per tanto tempo, come dice lei, è dovuto al fatto che mi sono trovato in una località fuori mano come Segovia, piuttosto che per mancanza di volontà, perché questa è sempre la stessa e spero in Dio che lo sia sempre. Ho provato compassione per le sue sofferenze.

Non vorrei che avesse troppe preoccupazioni per gli affari temporali del suo monastero, altrimenti Dio la dimenticherà poco alla volta e tutte voi avrete molte pene temporali e spirituali, perché è la nostra preoccupazione che crea i nostri bisogni. Figlia mia, getti sul Signore il suo affanno ed egli le darà sostegno (Sal 54,23); perché colui che dà e vuole il di più, non può aver bisogno del meno. Procuri di non perdere il desiderio di mancare del necessario e d'essere povera, perché diversamente perderà lo spirito soprannaturale e si indebolirà nella pratica delle virtù. Se prima d'essere priora desiderava la povertà, deve desiderarla e amarla molto di più ora che lo è. Lei deve governare e provvedere al monastero più con le virtù e gli ardenti desideri del cielo che con attenzioni e preoccupazioni temporali e terrene. Il Signore, infatti, ci dice: Non affannatevi di quello che mangerete o berrete (M t 6,25).

Ciò che deve fare è cercare di guidare la sua anima e quelle delle monache nel cammino della perfezione e della vita religiosa, ben unite a Dio, dimentiche di tutte le creature e di tutto ciò che le riguarda. Siate anime tutto perdute in Dio e felici di lui solo, e io vi garantisco che vi sarà dato tutto il resto. Pensare che le vostre case vi daranno qualcosa, dal momento che vi trovate in una posizione così buona come questa e che accogliete vocazioni così buone, lo ritengo aleatorio; ciò nonostante, se vedrò qualche spiraglio da qualche parte, non lascerò di fare quanto potrò.

Auguro tanta consolazione alla Madre Sottopriora.[53] Spero che il Signore gliela accorderà, visto che ha il coraggio di sopportare il suo pellegrinaggio e il suo esilio per amor suo. Le scrivo lì. Alle mie figlie Maddalena, San Gabriele e Maria di San Paolo, Maria della Visitazione, San Francesco e a tutte le altre invio i miei più cari saluti in colui che è il nostro Bene e che desidero sia sempre nel suo spirito, figlia mia. Amen.

Madrid, 20 giugno 1590.

Fra Giovanni della +

 

Presto tornerò a Segovia, credo.

 

 

22. A MADRE ELEONORA DI SAN GABRIELE,

carmelitana scalza a Cordova

Madrid, giugno 1590

 

Gesù sia nella sua anima, figlia mia in Cristo!

Leggendo la sua lettera ho provato compassione per la sua sofferenza e mi dispiace che l'abbia per il danno che può arrecarle allo spirito e anche alla salute. Sappia, però, che non mi sembra esservi motivo perché soffra così tanto. Non credo che Dio nostro Padre voglia provarla sino a questo punto; del resto, nemmeno ricordo sia mai accaduto qualcosa del genere a persona di mia conoscenza. Anche se nostro Signore avesse voluto purificarla con delle prove, lei con il suo pentimento avrà mitigato tale purificazione, e se rimanesse ancora qualcosa da purificare, avrò cura di raccomandarla a Dio. Non abbia alcuna pena e non si preoccupi di nulla, perché non c'è motivo. Così io sono convinto che è una tentazione del demonio farglielo ricordare, perché preoccupandosi di queste cose tralascia di pensare a Dio.

Si faccia coraggio, figlia mia, preghi molto, dimentichi tutto il resto, perché, in fondo, non abbiamo altro bene o sostegno o consolazione che questo: dopo aver abbandonato tutto per Dio, è giusto che non cerchiamo sostegno né consolazione in nient'altro se non in lui. E ancora è grande misericordia... ottenerlo, perché... con lui e non le conceda niente... dell'anima, tutto... terreno; e pensando che... sua Maestà sarà... essendo noi in... per quanto non... lo farò.

Madrid, giugno.[54]

 

 

Indirizzo: A Madre Eleonora di San Gabriele, Sottopriora delle carmelitane scalze di Cordova.

 

 

23. A UNA SUA DIRETTA

 

Ha visto, figlia, quanto sia bene non aver denaro che ci venga rubato e anche che siano tenuti riposti e nascosti i tesori dell'anima, cosicché nemmeno noi ne abbiamo conoscenza e vi fissiamo gli occhi; infatti non c'è ladro peggiore di quello di casa.

Dio ci liberi da noi stessi. Ci dia ciò che a lui piace e non ce lo mostri finché non vorrà. Infine, colui che accumula tesori per amore, li accumula per un altro; è giusto che egli se li riservi e li gusti, perché sono tutto per lui. Noi invece non li vediamo e non li gustiamo, per non togliere a Dio il gusto che prova nell’umiltà e nello spogliamento del nostro cuore, nonché nel disprezzo delle cose del mondo per amor suo.

È un tesoro a tutti manifesto e che dà grande gioia il vedere che l’ani ma continua a essere gradita a Dio apertamente, senza preoccuparsi degli stolti di questo mondo, che non sanno conservare nulla per il futuro.

Le messe saranno celebrate e vi parteciperò volentieri, se non mi diranno di fare diversamente. Dio la protegga!

 

Fra Giovanni della +

 

 

24. A PADRE LUIGI DI SANT'ANGELO, in Andalusia[55]

Segovia, data incerta: 1589-1590?

 

...Se a un certo momento qualcuno, superiore o qualsiasi altra persona, la convincesse ad agire con un certo lassismo su qualche punto della nostra fede, anche se confermasse ciò con miracoli, non vi creda né l'abbracci; ma faccia più penitenza, si distacchi di più da tutte le cose e non cerchi Cristo senza la croce.

Fra Giovanni della +

 

 

25. A MADRE ANNA DI GESÙ,[56]

carmelitana scalza a Segovia

Madrid, 6 luglio 1591

 

Gesù sia nella sua anima! La ringrazio molto per avermi scritto e questo mi fa sentire più obbligato verso di lei di quanto non lo fossi già. Se le cose non sono andate come desiderava, deve rallegrarsene e ringraziare molto Dio, perché, avendo sua Maestà disposto così, è quanto conviene di più a tutti; non rimane che uniformarvi la volontà, affinché, come è vero, ci appaia come di fatto è. Infatti le cose che non ci piacciono, per quanto siano buone e convenienti, ci appaiono cattive e contrarie ai nostri interessi. Ora, non è la stessa cosa dell’avvenimento di cui parlo né per me né per nessun altro; per me è molto vantaggioso, perché essendo libero dal governo delle anime posso, se voglio, con l'aiuto di Dio, godere la pace, la solitudine e il dolce frutto della dimenticanza di me e di tutte le cose. Anche per gli altri è bene che sia messo da parte, perché così saranno immuni dalle mancanze che commetterebbero a causa della mia miseria.

Le chiedo, figlia, di pregare il Signore perché continui a concedermi ad ogni costo questa grazia: ho ancora paura che mi facciano andare a Segovia e non mi lascino completamente libero da ogni occupazione, anche se farò quel che potrò per liberarmene. Ma se non sarà possibile, nemmeno la Madre Anna di Gesù si libererà dalle mie mani, come lei pensa, e così non morirà con la sfortuna di aver perduto, secondo lei, l’occasione di diventare molto santa. Per il momento, sia che vada a Segovia, sia che resti qui o vada altrove, qualsiasi cosa accada, non la dimenticherò e non la cancellerò dall’elenco, di cui lei parla, perché desidero veramente il suo bene per sempre.

Ora, finché Dio non ci darà questo bene in cielo, continui a praticare le virtù della mortificazione e della pazienza, desiderando diventare, con la sofferenza, in qualche modo simile al nostro grande Dio, umiliato e croci fisso; questa vita, infatti, se non è spesa per imitarlo, è senza alcun valore.

Sua Maestà la conservi e la faccia crescere nel suo amore, come sua santa prediletta. Amen!

Madrid, 6 luglio 1591.

 

Fra Giovanni della +

 

Indirizzo: A Madre Anna di Gesù, carmelitana scalza, a Segovia.

 

 

26. A MADRE MARIA DELL'INCARNAZIONE,[57]

carmelitana scalza a Segovia

Madrid, 6 luglio 1591

 

...Per ciò che mi riguarda, figlia, non si dia pena, perché io non me ne do nessuna. Mi dispiace molto, invece, che si dia la colpa a chi non ce l'ha; queste cose, infatti, non le fanno gli uomini, ma Dio, che sa cosa ci conviene e dispone tutto per il nostro bene. Non pensi ad altro se non che tutto è disposto da Dio; e dove non c'è amore, metta amore e raccoglierà amore...

 

 

27. ALLA STESSA MARIA DELL'INCARNAZIONE

Segovia, verso la metà di luglio 1591.[58]

 

Gesù sia nella sua anima, figlia mia in Cristo!

La ringrazio per avermi mandato a chiamare con determinazione e chiaramente, perché così non ci sarà motivo per rimandare la cosa a causa delle mie perplessità; lo farò certamente domani, sebbene il tempo non sia troppo bello e io non stia troppo bene. Per questo, mi dispiace per le inferme, ma altrettanto mi rallegra il buon animo di Vostra Reverenza. Che nostro Signore la faccia abitare nel suo cuore, perché non si lasci impressionare dalle piccolezze che sempre si presentano.

 

Fra Giovanni della +

 

Indirizzo: Alla m[adre] priora.

 

 

28. A DONNA ANNA DEL MERCADO Y PEÑALOSA

La Peñuela (Jaén), 19 agosto 1591

 

Gesù sia nella sua anima! Sebbene abbia scritto[59] degli esiti del mio viaggio, tramite Baeza, mi ha fatto piacere che in questi giorni siano passati i due servi del signor don Francesco e mi abbiano dato l'opportunità di scrivere queste righe; così sarò più sicuro che arriveranno.

In quella lettera dicevo che avrei voluto rimanere in questo deserto di La Peñuela, trentatre chilometri circa prima di Baeza, dove mi trovo da quasi nove giorni. E mi trovo molto bene, ringraziando il Signore. Sto bene: la vastità del deserto aiuta molto l'anima e il corpo, anche se l'anima è molto povera. Il Signore deve volere che anche l'anima abbia il suo deserto spirituale. Sono contento che avvenga come piace a lui. Sua Maestà, infatti, sa già come siamo. Non so quanto questo durerà, perché il padre fra Antonio di Gesù, da Baeza, mi minaccia dicendo che mi ci lascerà poco. Vada come vuole. Intanto mi trovo bene all’oscuro di tutto e l’esperienza del deserto è straordinaria.

Stamani siamo già tornati dalla raccolta dei ceci, e così tutte le mattine. Un giorno poi li batteremo. È bello maneggiare queste cose mute, meglio che maneggiare quelle vive. Dio me lo conceda ancora. Glielo chieda, figlia mia. Ma pur trovandovi tanto piacere, non lascerò di partire quando lo vorrà.

Si prenda cura della sua anima e non continui a confessare gli scrupoli né i moti istintivi né le avvertenze delle cose quando l'anima non ci si vuole soffermare; si prenda cura della salute corporale e non ometta l’orazione quando può praticarla.

Le ho già detto nell’altra lettera (anche se le arriverà prima la presente) che mi può scrivere tramite Baeza, perché c'è il corriere, indirizzando le lettere presso i Padri Scalzi di lì; li ho già avvisati, infatti, che me le mandino.

I miei saluti al signor don Luigi e a mia figlia donna Agnese. Dio le conceda il suo Spirito, come desidero io. Amen!

La Peñuela, 19 agosto 1591.

 

Fra Giovanni della +

 

 

29. AD ANNA O MARIA DE SOTO, a Baeza[60]

La Peñuela, 22 agosto 1591

 

Dio ci conceda di avere retta intenzione in tutte le cose e di non commettere alcun peccato volontariamente; in questo caso, infatti, anche se l’assalto è grande e viene da più parti, potrà stare sicura; tutto si trasformerà in premio. Porga i miei saluti a sua sorella e a Isabella de Soria[61] un affettuoso saluto nel Signore, dicendole che mi ha meravigliato che non sia a Jaén, dove c'è un monastero.

li Signore sia nella sua anima, figlia mia in Cristo!

La Peñuela, 22 agosto 1591.

Fra Giovanni della +

 

 

30. A MADRE ANNA DI SANT'ALBERTO,

carmelitana scalza a Caravaca

La Peñuela, agosto-settembre 1591

 

...Già conosce, figlia, le pene che soffriamo ora. Dio lo permette come prova dei suoi eletti. Nel silenzio e nella speranza sarà la nostra forza (Is 30,15 Volg.). Dio la conservi e la faccia santa. Mi raccomandi a lui.[62]

 

 

31. A DONNA ANNA DEL MERCADO Y PEÑALOSA

La Peñuela, 21 settembre 1591

 

Gesù sia nella sua anima, figlia mia in Cristo!

Ho ricevuto qui a La Peñuela il plico di lettere che ha portato il servo. Apprezzo molto l’attenzione. Domani[63] vado a Ubeda a curarmi di febbriciattole che, [poiché sono otto giorni che insistono e non mi lasciano], penso necessitino dell'intervento della medicina; ma intendo ritornare subito qui, perché, certo, in questa solitudine mi trovo molto bene. E anche per quello che mi dice, cioè di guardarmi dall’andare con il padre fra Antonio, stia certa che mi guarderò il più possibile da questa e da qualsiasi altra cosa che richiede cautela. Mi ha fatto molto piacere che il signor don Luigi[64] sia già sacerdote del Signore. Lo sia per molti anni e sua Maestà esaudisca i desideri della sua anima. Oh, che bello stato è quello, per lasciare le preoccupazioni e arricchire rapidamente l'anima! Gli faccia le mie congratulazioni; non oso chiedergli che qualche giorno, durante il Sacrificio, si ricordi di me; da parte mia, come un debitore, lo farò sempre; poiché, anche se fossi di memoria corta, non potrei mai dimenticarmi di lui che è così unito a sua sorella, che ho sempre nel mio ricordo.

Porga molti saluti nel Signore, da parte mia, a mia figlia donna Agnese[65] ed entrambe pregatelo perché voglia prepararmi per condurmi con lui.

Non ricordo altre cose da scriverle per il momento e interrompo pure a causa della febbre, anche se mi dilungherei volentieri.

La Peñuela, 21 settembre 1591.

Fra Giovanni della +

 

[Non mi scrive nulla del processo, se va avanti oppure no].

 

 

32. A GIOVANNI DI SANT'ANNA, carmelitano scalzo a Málaga

Ubeda, ultimi mesi del 1591

 

...Figlio, non si addolori di ciò, poiché l'abito non me lo possono togliere se non perché incorreggibile o disobbediente. Ora, io sono dispostissimo ad emendarmi in tutto ciò in cui avessi sbagliato e a subire, per obbedienza, tutte le penitenze che vorranno infliggermi.

 

 

33. A UNA CARMELITANA SCALZA DI SEGOVIA

Ubeda, ultimi mesi del 1591

 

...Ami molto coloro che la contraddicono e non la amano, perché con questo si genera amore nel petto dove non c’è, come fa Dio con noi, che ci ama perché lo amiamo mediante l’amore che ha per noi.[66]

 

 

 

 

 

 

II. LETTERE PERDUTE

 

 

1. A Clemente de Espinosa, prebendato della santa Chiesa di Almeria, Avila, 1572-1577?

«Il detto servo di Dio (fra Giovanni) gli scrisse una lettera da Avila alla città di Almeria, dove all'epoca era testimone..., lettera piena di celestiale dottrina e di consigli salutari».[67]

 

 

2-3. A don Pedro Gonzalez de Mendoza e alle carmelitane scalze di Toledo, El Calvario (Jaén), fine ottobre 1578.

«Dopo essere rimasto lì [a Beas] un giorno, partì per il suo convento del Calvario; fin allora rimasero in sua compagnia, ed egli, molto riconoscente per quello che gli avevano fatto nel corso del suo lungo viaggio, diede loro delle lettere per il loro signore e per le monache, li salutò, supplicando che Dio li benedicesse, ed essi tornarono a Toledo».[68]

 

 

4. Alle carmelitane scalze di Beas, da EI calvario, 1578-1579.

«Scrisse alcune lettere a detto convento, indirizzate a tutta la comunità. In queste lettere, cominciando dalla priora fino all'ultima monaca, nominava ciascuna secondo il rispettivo posto, suggerendo loro in cosa dovevano esercitarsi. Le sue parole erano talmente vive, che sembrava proprio che dà dove si trovava egli vedesse le anime e i cuori di tutte».[69]

 

 

5. Al fratello Giovanni di Sant'Eufemia, carmelitano scalzo, da Baeza 1580-1581.

«In quel tempo questo testimone era molto addolorato, mentre si trovava in un podere chiamato Sant'Anna, a circa trentatre chilometri da questa città (Baeza), che è terra deserta. Avendolo saputo, il detto santo padre scrisse una lettera in cui parlava della sofferenza per Dio nostro Signore e sul come sopportare le pene; al leggerla, questo testimone sentì entrare nella sua anima tanto calore del fuoco dello spirito che contenevano le parole del detto santo padre, da restare molto consolato e incoraggiato nel sopportare quella sofferenza e molte altre che si fossero presentate per amore di Dio nostro Signore».[70]

 

 

6. A santa Teresa di Gesù, da Baeza, inizio 1581.

«Dimenticavo di supplicare da Vostra Reverenza una cosa importante; prego Dio che la faccia. Sappia che, consolando io fra Giovanni della Croce per la sofferenza che provava nel trovarsi in Andalusia (non sopportava quella gente), prima d'ora, gli dissi che, appena Dio avesse offerto l'opportunità, avrei fatto in modo che venisse qui. Ora chiede che ne parli; ha paura che lo eleggano priore in Baeza. Mi scrive che supplica Vostra Paternità che non lo confermi. Se lo si può accontentare, è giusto consolarlo, perché ha sofferto molto».[71]

 

 

7-8. Ad Anna de Soto, a Baeza, Beas, 8 ottobre 1581. A Isabella de Soria, a Baeza, Beas, Il ottobre 1581

«Nel mese di settembre di quest'anno il nostro santo padre, chiamato da padre fra Diego della Trinità, vicario provinciale di Andalusia, giunse a Beas, da dove sappiamo scrisse due lettere, rispondendo in quella dell'8 ottobre ad Anna de Soto, e nell'altra dell'Il dello stesso mese a Isabella de Soria, signore religiose (beate) in Baeza. In entrambe le lettere le esortava a proseguire nei loro esercizi di pietà religiosi e nella frequenza ai sacramenti; le consolava della sua assenza, dicendo che era per il momento più necessario a Beas che a Baeza».[72]

 

 

9. A una beata a Baeza, 3 luglio 1582, da Granada.

«Un'altra lettera la scrisse da Granada, il 3 luglio 1582, ad un'altra signora beata molto povera, anche se molto virtuosa, alla quale aveva chiesto di andare a far compagnia fuori di Baeza a una signora molto sola. Le consigliava di fare quell'opera di carità, dopo essere stata sollecitata dalla detta persona e da altri che gliel'avevano chiesto, perché fosse chiaro che andava a fare quell'opera per carità e non per leggerezza».[73]

 

 

10. Alle carmelitane scalze di Granada, Granada, 1582.

«In quel tempo, in un eccesso di grande amore, che per molti giorni lo rapì completamente in Dio, scrisse un foglio a questo convento delle sue scalze, invitandole al nascondimento e al ritiro della solitudine, dove Dio comunica il suo vero spirito e la sua luce».[74]

 

 

11-12. Ad Anna di Gesù (Lobera); a donna Anna de Peñalosa, Granada, 1584.

«In alcune sue lettere scritte a queste due persone, che gli avevano chiesto la spiegazione di queste strofe [rispettivamente del Cantico e della Fiamma], si scusa per il ritardo, dicendo che devono essere spiegate con lo stesso spirito con cui sono state composte e che aspetta che Dio glielo comunichi nuovamente».[75]

 

 

13. A padre Nicolò Doria, provinciale, 1586-1587.

«Molte delle colpe che imputano a Graziano sono di altri. Per quanto riguarda le chiacchiere sulla sua presenza nei monasteri di monache, nessuno dei vicari ha tenuto un comportamento di verso; in particolare un religioso scrisse al padre Niccolò (Doria) che, se per quello occorreva punire padre Graziano, cominciasse da lui».[76]

 

 

14. Alla priora delle scalze di Sabiote (Jaén), Granada, dalla metà del 1587 al giugno 1588.

«Mentre questa testimone era maestra delle novizie in un convento del suddetto suo ordine, di cui qui non fa il nome per non farlo sembrare importante, circa ventinove anni fa, più o meno, fu ricevuta nel detto convento come monaca di esso una novizia, il cui spirito, dopo averne parlato più volte, non sembrò alla testimone adatto per diventare religiosa. La testimone lo comunicò alla priora che c'era allora nel convento, ed essa, in base a quanto la testimone le diceva, era ugualmente propensa a non far professare la novizia. Ma per il fatto che la novizia era entrata su richiesta di un vescovo e di altre persone importanti, verso le quali il convento era obbligato per favori ricevuti, non si decidevano a mandarla via dal convento, in attesa di vedere la cosa più conveniente da fare. Nel frattempo, essendo fra Giovanni della Croce superiore nel convento dei Martiri della città di Granada, del suddetto ordine, scrisse una lettera alla priora del convento, senza che gli fosse stato scritto né fosse stato informato in alcun modo di quanto era accaduto e accadeva riguardo alla novizia; con essa mandò a dire che immediatamente, appena ricevuta la lettera, le togliessero l’abito e la mandassero via dal convento, senza aspettare altro».[77]

 

 

15. A donna Anna de Peñalosa, da Caravaca.

«Questa testimone dice che una volta il santo scrisse da qui (Caravaca) alcune lettere a donna Anna de Peñalosa, nelle quali le parlava di alcune faccende e di altre cose riguardanti la sua anima e la consolava. In seguito venne uno dei suoi da Granada, dove stava donna Anna, con alcune lettere per il santo: come se le avesse già lette, egli le aveva scritto nelle precedenti quasi rispondendo a tutto ciò che ella gli chiedeva. Questa testimone, infatti, afferma che lesse le une e le altre; e poiché la testimone rideva vedendo che le aveva risposto prima di ricevere le lettere, le disse: “Di cosa ridi, sciocchina? Non era meglio che scrivessi quelle lettere di notte invece di dormire, così che ora possiamo parlare delle cose di Dio?"».[78]

 

 

16. A Isabella dell'Incarnazione, carmelitana scalza a Granada, Segovia, 1588-1591.

«In un'altra occasione, per il grande desiderio che aveva della mia perfezione e del mio progresso spirituale, che il santo dimostrò finché visse, poiché non ero a Segovia, mi scrisse una lettera a Granada, nella quale mi annunciava una sofferenza molto grande, che mi colpì proprio nel tempo che il santo mi aveva indicato».[79]

 

 

17. A Maria della Natività, a Madrid, Segovia 1590-1591?

«A madre Maria della Natività, che fu priora a Madrid, scrisse un'altra lettera ed ella si stupì molto nel vedere come rispondeva al suo intimo pur trovandosi tanto lontano. Ricordo alcune parole con cui le insegnava a cercare il tesoro nascosto nel campo, anche se credeva di non trovarlo, perché, se l'avesse trovato, allora non sarebbe stato nascosto, quindi non sarebbe sta nemmeno un tesoro».[80]

 

 

18. A Brigida dell'Assunzione, carmelitana scalza a Segovia.

«A una nostra religiosa scalza del Carmelo, che si chiamava Brigida dell’Assunzione, scrisse una lettera con alcune affermazioni necessarie per il progresso della sua anima. La religiosa conservò per molti anni quella lettera e in certi giorni la leggeva per risvegliare il suo spirito all'amore e servizio di Dio. Era talmente lisa che con il tempo perse alcuni frammenti e parole, diventate illeggibili. Quando le chiesero se riusciva a leggervi qualcosa, rispose che gli argomenti fruttuosi, per la sua anima erano conservati intatti, mentre quelli meno importanti si erano logorati e cancellati ed erano diventati illeggibili».[81]

 

 

19. A padre Doria e definitori, a Madrid, Segovia, 1588-1591.

«Poiché, mentre era definitore, venne trattato il caso del padre Graziano, il santo ebbe tanta ripugnanza che venisse diffuso fuori dell'ordine, senza aver prima noi fatto l'indagine che avremmo dovuto condurre senza informare nessuno (sono parole sue queste), per questo si adoperò molto; così, quando il nostro padre Doria portò l'inchiesta su questa faccenda a Madrid, fece di tutto per non andarvi e ci riuscì. Rimase a Segovia, da dove scrisse molte lettere pressanti su tale faccenda, e ricordo che qualcuna di esse era tale che, avendomela letta e avendogli io chiesto di non spedirla, perché poteva essere motivo di malumore, non volle farlo, dicendomi che si trattava della gloria di Dio e che, in quanto definitore, aveva l'obbligo di farlo».[82]

 

 

20-21. A padre Antonio di Gesù (Heredia), provinciale di Andalusia, La Peñuela, verso la metà di agosto 1591.

«Mentre mi trovavo a Vélez Málaga, superiore di quella casa, ed era provinciale padre fra Antonio di Gesù, questi mi disse: "Non le ho detto come il padre Giovanni della Croce sia venuto in questa provincia e si trovi a La Peñuela e mi abbia scritto, dicendo: Padre, sono diventato suddito di Vostra Reverenza. Vostra Reverenza veda cosa vuole che io faccia e dove debba andare”. E io dissi al padre fra Antonio, provinciale: "Vostra Reverenza cosa gli mandò a dire?". Mi rispose: "Io gli mandai a dire che guardasse e scegliesse la casa della provincia che preferiva e vi si recasse. Mi rispose: Padre, non vengo a fa re la mia volontà né a scegliermi la casa. Vostra Reverenza veda dove debba andare e io vi andrò”».[83]

 

 

22. A Maria di San Giovanni, carmelitana scalza a Granada, La Peñuela, ultima quindicina d agosto 1591.

«...Fra le altre cose le manifestava la consolazione che provava in quella solitudine, senza in carichi».[84]

 

 

23. Ad una persona di Baeza, La Peñuela, 22 agosto 1591

«E in un’altra (lettera) scritta il 22 agosto a una persona di Baeza, in risposta a certi principi di vita spirituale, manifestava lo stesso gusto dicendo: era tale da non poterlo gustare da soli e non parlarne ai conoscenti».[85]

 

 

24. A Giovanni di Sant'Anna, a Granada, da La Peñuela, settembre 1591.

«Mentre era definitore maggiore del capitolo generale e superiore del convento di Segovia, nel tempo in cui veniva fondata la provincia di Catalogna, e io ero uno di quelli e arrivai a Madrid, dove egli allora si trovava, non volle che proseguissi senza andare con lui a Segovia, dove rimasi fino al Capitolo generale che si celebrò in Madrid, mentre era vicario generale il padre fra Nicolò di Gesù Maria. [Il padre Giovanni] venne al capitolo e mi portò come suo compagno. In quel capitolo lo elessero visitatore dei conventi delle Indie. In quel capitolo lo fecero soffrire molto, e tutto perché, come mi disse (eravamo nella stessa cella), difendeva padre fra Girolamo Graziano nelle cose che gli imputavano, ed era arrivato un Breve perché il padre fra Nicola di San Giovanni indagasse sul caso ed emettesse la sentenza. Mi disse che, per liberarsi di quei rumori, gli piaceva andare nelle Indie. Dopo quel capitolo mi mandarono come conventuale nel nostro convento dei Martiri, a Granada, su richiesta del padre fra Eliseo dei Martiri, che vi fu eletto priore.

Mi chiese molto insistentemente (il padre fra Giovanni della Croce) che cercassi nelle case dell’Andalusia una dozzina di religiosi sacerdoti amici disposti ad andare con lui; mi chiese, altresì, che raccogliessi le loro adesioni e gliele mandassi, perché egli potesse chiedere i dovuti permessi e preparare il viaggio di cui lo avevano incaricato. Appena arrivai a Granada e nei conventi per i quali passai, parlai a molti religiosi e raccolsi le loro adesioni e gliele mandai. Non mi rispose nulla per molti giorni, sebbene gli avessi scritto diverse altre lettere. Rispose a tutte, dopo molti giorni, dal nostro convento di La Peñuela, ringraziandomi per la cura che avevo messo in ciò che mi aveva chiesto e dicendomi che ormai il viaggio nelle Indie era andato a monte ed era venuto a La Peñuela per imbarcarsi per altre Indie migliori. Mi diceva che in quel convento pensava di finire i pochi giorni che gli restavano da vivere e stava preparando le provviste di bordo per l'imbarcazione, ammonendomi di fare altrettanto. Mi diceva molte cose su questo punto, che le vere Indie sono queste e sono tanto ricche di tesori eterni. Fu, per me, una lettera di grande consolazione per l’anima, perché le sue parole sono sempre dirette alle anime».[86]

 

 

25. A vari religiosi carmelitani scalzi di Granada, da La Peñuela, settembre 1591.

«Da qui (La Peñuela) il servo del Signore rispose ad alcune lettere di religiosi della provincia di Granada che aveva ricevuto a Madrid, nelle quali si offrivano di accompagnarlo nel viaggio alle Indie. Dice loro che ormai non parte più per le Indie e, dopo averli ringraziati della loro decisione e della carità che gli facevano, aggiunge di essere arrivato lì a La Peñuela per preparare le provviste di bordo per le Indie del cielo; e che lì pensa di passare i pochi giorni che gli rimangono da vivere».[87]

 

 

26. A Maria della Madre di Dio, carmelitana scalza a Granada, da La Peñuela, agosto-settembre 1591.

«Trovandosi (il santo) a La Peñuela, questa testimone gli scrisse alcune lettere e il detto fra Giovanni della Croce le rispondeva e scriveva alla testimone e ad altre religiose del convento... Erano talmente efficaci e ferventi che sembravano lettere di santi, per cui la testimone per fare contemplazione non aveva bisogno di altro che di leggere le lettere del detto servo di Dio fra Giovanni della Croce».[88]

 

 

27. A un suo figlio spirituale, da Ubeda, ottobre-novembre 1591.

«Molte furono le persone turbate dallo scandalo di questa croce e persecuzione che Dio permise contro il suo servo, e per questo si ritiravano. Il santo lo sapeva bene, perché - rispondendo alla lettera di un figlio che lo informava di tali cose e di ciò che si diceva, e insieme gli manifestava il proprio dispiacere perché lo abbandonavano anche quelli che egli amava particolarmente - scriveva di non rattristarsi per ciò che si diceva contro di lui, perché egli non ne soffriva niente, e chiudeva una frase dicendo che è così come dice, perché anche fra Giovanni mi ha lasciato. Era costui [Giovanni Evangelista?] un padre che era stato suo compagno per molti anni e per il quale aveva desiderato ogni bene».[89]

 

 

28. A vari carmelitani scalzi, ultimi mesi di vita, Ubeda, 1591.

«Ad altri religiosi che gli scrivevano dicendogli di ricorrere al vicario generale e al definitorio per tali informazioni e di discolparsi, a tutti rispondeva con grande serenità che era un uomo da nulla e che quindi nessuno lo offendeva e che ciò che il suo Creatore disponeva per lui, egli doveva abbracciarlo per amor suo e nient'altro».[90]

 

 

29. A padre Giovanni Evangelista, a Málaga, ultimi mesi di vita, Ubeda, 1591.

«La gioia che sentiva nella sua sofferenza la mostra bene in una sua lettera in risposta ad un'altra ricevuta da Malaga dal padre fra Giovanni Evangelista, che era stato suo compagno, con la quale lo informava di ciò che lì il visitatore aveva fatto contro il servo del Signore. Ed egli risponde: essere molto lungi dalla sua anima il ricevere dolore da quello che gli dicevano che veniva fatto contro di lui, anzi quelle notizie sapevano procurargli maggior amore per Dio e per il prossimo; al riguardo cita quelle parole: Filii matris meae pugnaverunt contra me: I figli di mia madre si sono adirati con me (Ct 1,6); aggiunge di raccomandarlo a Dio, perché la sua fine era vicina».[91]

Lo stesso destinatario, Giovanni Evangelista, afferma: «Scrisse una lettera a questo testimone, in cui gli chiedeva di raccomandarlo a Dio, e fra le altre cose gli diceva: Filii matris meae pugnaverunt contra me».[92]

 

 



[1] Caterina di Gesù, carmelitana di Valladolid, si trovava a Palencia per la fondazione di un monastero quando Giovanni della Croce le scrisse la lettera. Con santa Teresa partecipò alla fondazione a Burgos. Morì a Soria in fama di santità il 14.3.1599.

[2] Santa Teresa di Gesù, alla quale il santo aveva scritto una lettera, andata persa, allegando la presente per Caterina.

[3] Allusione al carcere di Toledo. Lo «strano porto» è l’Andalusia.

[4] Dal 1577 Giovanni de!la Croce non aveva più visto santa Teresa. la rivide nel marzo 1581, in occasione del Capitolo di Alcalá. Con «gli altri santi del suo paese» Giovanni intende, probabilmente, non i Frati ma le monache di Castiglia.

[5] Religiosa del beaterio (comunità di devote) di Baeza, città dove Giovanni della Croce fu rettore del collegio. Aveva una sorella, Anna, alla quale il santo scrisse l'8 ottobre 1581 (v. Lettere perdute, nn. 7-8).

[6] Era stato nominato priore di Granada già nell’estate 1581, ma iniziò l'ufficio soltanto nel gennaio del 1582, non potendosi liberare dal rettorato di Baeza.

[7] Forse si tratta di Giovanni di Gesù (Juan de Orihuela), chiamato il santo, oppure di padre Giovanni di Sant'Anna.

[8] La destinataria di questa e delle due lettere seguenti fu scelta da santa Teresa per accompagnarla nelle fondazioni a Beas e a Siviglia (1575). Nominata priora, fondò il monastero di Caravaca (1.1.1576). Fu ridetta il 28.6.1581, sotto la presidenza di Giovanni della Croce (Atto capitolare pubblicato da Simeón de la Sagrada Familia, Obras..., cit., pp. 1620-1622). Anna morì all’età di 81 anni nel 1624.

[9] Su questo atteggiamento cfr. 1N 7,3.

[10] Quando si trattava di scrupoli, Giovanni della Croce si mostrava duro con i suoi diretti. Cfr. la lettera n. 20, nella quale esorta la religiosa a mettersi alla presenza dello Spirito Santo: ivi avrebbe trovato il migliore rimedio per liberarsi dagli scrupoli.

[11] La sana pedagogia sangiovannea conduce a fondare in Cristo il rapporto spirituale tra direttore e diretto, per escludere il desiderio di trovare conforto e consolazione umana nella persona del direttore.

[12] Fine aprile o inizio maggio 1586.

[13] Si tratta della riunione dei definitori provinciali sotto la presidenza del provinciale, p. Niccolò Doria, prevista per metà agosto, fino a settembre 1586.

[14] 18 maggio. Il vescovo era don Maurizio de Pazos.

[15] 11 giugno.

[16] 24 giugno.

[17] Intende il Cantico spirituale, copiato da suor Francesca della Madre di Dio. Il titolo e la designazione «libretto» fanno pensare che si tratti soltanto delle ultime cinque strofe insieme al commento. Ricordiamo che il santo terminò nello stesso anno la prima redazione del Cantico.

[18] Caterina de Otálora, una delle «illustri signore fondatrici» del monastero di Caravaca (Cfr. Teresa di Gesù, Fondazioni, c. 27).

[19] Tra le numerose lettere alle carmelitane scalze di Beas soltanto tre non sono andate perse. Sono lettere sulla vita consacrata delle claustrali, spose e corona di Cristo (Cfr. CB 30,2 e 7).

[20] Venne eletta priora di Beas il 6 marzo 1586. Fu destinata alla fondazione del monastero di Valencia, dove morì nel 1604.

[21] Allusione al termine del suo priorato.

[22] Non partì per Madrid, dove le monache avevano fondato un monastero nel 1586.

[23] P. Mariano di San Benedetto (Ambrogio Azzaro, Bitonto 1510 - Madrid 1594) si fece carmelitano scalzo a Pastrana (Guadalajara), nel 1569 o 1570. Santa Teresa ricorda la sua vocazione nelle Fondazioni, 17,6-15, e gli scrisse sedici lettere.

[24] Da Segovia, dove era priore.

[25] I padri consiglieri che formavano la Consulta, cioè il governo della riforma.

[26] Probabilmente si tratta di fra Angelo della Risurrezione, maestro dei novizi (Cfr. Jerónimo de San José, Historia..., pp. 616-617). Segue l'utile esortazione a lasciare esclusivamente al maestro dei novizi la formazione dei giovani alla vita religiosa.

[27] Fra Michele di Gesù, sottopriore di Madrid, verrà inviato a Pastrana, forse dietro consiglio di Giovanni della Croce che faceva parte della Consulta.

[28] Giovanni della Croce aveva difeso p. Graziano minacciato di essere espulso dall’ordine. Cfr. Lettere perdute. nn. 19 e 24.

[29] P. Antonio di Gesù (de Heredia; 1517-1601), iniziò con Giovanni della Croce la vita del Carmelo riformato a Duruelo, nel 1568 (Cfr. Fondazioni, 3,16). Come primo consigliere si era recato in Portogallo, dove si trovava p. Graziano.

[30] Ci sono rimaste soltanto due lettere indirizzate a donna Giovanna di Pedraza, figlia spirituale prediletta del santo a Granada. Secondo la testimonianza di fra Giovanni Evangelista ci fu un frequente scambio epistolare, purtroppo perduto.

[31] Fra Giovanni Evangelista de Molina López (1562-1638), fedele discepolo e amico di Giovanni della Croce, suo compagno durante i viaggi, fu economo del convento di Granada. Nel 1589 seguirà il santo a Segovia. A lui si deve la copia migliore della Salita del Monte Carmelo.

[32] Verrà accettata al Carmelo di Arenas, in seguito trasferita a Guadalajara. Fu chiamata Anna della Croce.

[33] Non è possibile individuare il nome del destinatario. La lettera contiene i principi e gli orientamenti dottrinali della Salita, esposti per esaudire la richiesta di alcuni «consigli» del santo, insieme a proposte di applicazioni pratiche delle norme di perfezione.

[34] La distinzione è importante: con l'operazione della volontà, che è amare Dio, l'uomo giunge all’unione con Dio, ma non con il sentimento della volontà, che può servire solo come motivo per amare Dio. La lunga lettera termina con il consiglio: «Per unirsi a Dio, bisogna donare tutta la volontà a Dio (entregar toda su voluntad a Dios), perché sia una con lui».

[35] Maria di Gesù (de Sandoval) si fece carmelitana a Beas, insieme a sua sorella Caterina, nell’anno della fondazione 1575. Partecipò alla fondazione a Málaga (1585) e a quella a Cordova (1589) come priora. Vi morì nel 1604.

[36] I membri della Consulta (Cfr. lettera 10, nota 25).

[37] Intende p. Niccolò Doria, provinciale, che si era recato in Andalusia per visitare i conventi.

[38] Il barbero, in passato nome del terapista che eseguiva lavori di piccola chirurgia, faceva salassi, medicazioni ecc.

[39] Eleonora di San Gabriele (de Mena), chiamata da santa Teresa «la mia Gabriella», partecipò come sottopriora alla fondazione a Cordova. Le era costato molto dover partire da Siviglia, dove si trovava, con santa Teresa, per la fondazione. Questa lettera, con la precedente e la seguente, tutte indirizzate alla madre Maria di Gesù, mostrano l'impegno di Giovanni della Croce a formare la vita spirituale-ascetica della giovane comunità di Cordova.

[40] Madre Maria di Gesù (Cfr.lettera 16).

[41] Dopo la fondazione le monache avevano inviato, o alla Consulta o a Giovanni della Croce, una relazione dell'inaugurazione del nuovo monastero, ecc., come è abituale tra le carmelitane. Il testo non esiste più.

[42] La lettera è un importante documento di spiritualità carmelitana. Tutto il seguito dipende dagli inizi. Sulle «prime pietre» devono «poggiare le altre».

[43] A madre Maddalena dello Spirito Santo, che da Beas, nel 1589, era venuta a Cordova, Giovanni della Croce aveva regalato il disegno del «Monte Carmelo».

[44] Come nelle precedenti lettere, così anche in questa, il santo dottore esorta le religiose fondatrici ad accettare generosamente i non pochi disagi derivanti dal caldo e dall’angustia della casa.

[45] È l'unica lettera rimastaci di Giovanni della Croce a p. Doria (1539-1594), che dal 1585 fu provinciale e dal 1588 vicario generale degli scalzi.

[46] Nel 1584 p. Doria aveva fondato a Genova il primo convento italiano dei carmelitani scalzi. Si trattava di qualche difficoltà per accogliere giovani italiani nell’ordine.

[47] Non p. Niccolò Doria, ma fra Nicola di San Giovanni (de Mena) del convento di Siviglia.

[48] Cfr. la lettera n. 11 del 28.1.1589; La presente lettera contiene tutta la dottrina sangiovannea sulla vita cristiana vissuta per servire Dio nell’amore e nella pratica della virtù. Un commento si trova in J. V. Rodríguez, San Juan de la Cruz: profeta, enamorado de Dios y maestro, Madrid 1987, pp. 187-189.

[49] Donna Anna de Peñalosa, alla quale Giovanni della Croce aveva dedicato il commento alla Fiamma d'amor viva.

[50] Cfr. lettera 11.

[51] Si suppone che sia una religiosa di Madrid, forse la stessa priora. Sembra datata nell’anno 1590.

[52] Cfr. le lettere 14, 15, 16, 17, indirizzate tutte a Cordova. Anche questa riprende le anteriori esortazioni, ma invita sopratutto a vivere nell’abbandono, nella fiducia in Dio e nello spirito di generosa povertà.

[53] Madre Eleonora di San Gabriele (v. lettera 15).

[54] Nell’originale: Madrid y ju. È probabile che la data sia 20 giugno 1590.

[55] Luigi di Sant'Angelo conobbe Giovanni della Croce a Baeza e si fece carmelitano nel 1583 a Granada. Ritenne importante far stampare i libri del santo, essendo essi «molto spirituali e di grande utilità per la Chiesa» (Madrid, BN, Ms. 12738, p. 769).

[56] Anna di Gesù (Jimena), nel 1566 vedova di Francesco Barros de Bracamonte, si fece carmelitana a Segovia nel 1574. Giovanni della Croce le scrisse da Madrid, dove, dopo il Capitolo, rimase senza carica alcuna nell’ordine. La lettera rivela lo spirito di umile accettazione della volontà dei superiori.

[57] Maria dell'Incarnazione (Barros Jimena), destinataria di questa e della lettera successiva, è la figlia di madre Anna di Gesù (v. lettera 25; Cfr. Teresa di Gesù, Fondazioni, c. 21). Nel 1591 era priora a Segovia. La comunità di Segovia soffriva molto perché era stata negata ogni carica nell’ordine a Giovanni della Croce.

[58] Data probabile, stando al contenuto della lettera.

[59] La lettera non esiste più.

[60] Nel 1582 il santo scrisse una lettera a Maria de Soto, la sorella di Anna de Soto, alla quale mandò saluti. Sembra che Anna sia stata nel beaterio di Baeza, insieme con la sorella.

[61] Isabella de Soria, un'amica delle sorelle de Soto, era sorella di don Fulano de Soria che fondò un monastero di francescane scalze a Jaén. Giovanni della Croce allude probabilmente a questo monastero.

[62] L’inizio della lettera, che non esiste più, si riferiva, come sembra, alle fatiche di Giovanni della Croce in favore di p. Graziano. Lo si desume dalle stesse parole della destinataria, anteposte al frammento della lettera (Madrid, BN, Ms. 12738, p. 1004; BMC 13, p. 402).

[63] Il santo partì solamente il 28 settembre 1591.

[64] Fratello di donna Anna (v. lettera 28 del 19.8.1591).

[65] Nipote di donna Anna e di don Luigi. Nel 1597 donna Anna aveva chiesto al Definitorio dell'ordine di poter stare con la nipote Agnese in un monastero carmelitano, col consenso del Sommo Pontefice. La risposta fu positiva. Ma donna Agnese, dopo qualche tempo, preferì sposarsi.

[66] È l'insegnamento esposto in CB 32,2-6 (CA 23,1-5).

[67] Processo apostolico di Málaga, Ms. Vat. 2863, fol. 74r.

[68] Alonso, Vita, Ms. 13460, fol. 85v.

[69] Dichiarazione di Francesca della Madre di Dio, Ms. 12738, p. 41. Cfr. anche Alonso, ms. cit., fol. 87v. Sebbene Alonso riporti queste lettere come scritte da El Calvario, tuttavia potevano esserlo anche da Baeza o da Granada.

[70] Dichiarazione del destinatario, Ms. 12738, p. 145, BMC 14, p. 26.

[71] Santa Teresa, lettera del 23-24 marzo 1581 a p. Girolamo Graziano.

[72] Alonso, ms. cit., fol. 11v.

[73] Alonso, ms. cit., fol. 112v.

[74] Alonso, ms. cit., fol. 114v.

[75] Alonso, ms. cit., fol. 126v.

[76] Juan Vásquez del Mármol a D. Garcia de Loaysa, Madrid, 27 novembre 1588, MHCT, III, pp. 370-371; più avanti nello stesso memoriale (p. 377) si elenca: «D. - Copia di una lettera di fra Giovanni della Croce al provinciale (Doria), senza data e con firma autografa».

[77] Eleonora di Gesù, maestra delle novizie, BMC 14, p. 156.

[78] Dichiarazione di Anna di Sant'Alberto, Ms. 12738, p. 567, BMC 13, pp. 398-399.

[79] Autografo della dichiarante, conservato nel monastero delle carmelitane scalze di Jaén, fol. 2v.

[80] Dichiarazione di un'altra carmelitana scalza, Ms. 12738, p. 1005.

[81] P. José de Velasco, Vida y virtudes del venerable varón Francisco de Yepes, Valladolid 1616, c. 3, p. 102; nuova ed. a cura di P. M. Garrido, San Juan dela Cruz y Francisco de Yepes, Salamanca 1989, pp. 178-179.

[82] Lettera autografa di Giovanni Evangelista a Girolamo di San Giuseppe, Granada 2 luglio 1630, Ms. 12738 pp.1427-1428.

[83] Dichiarazione autografa di Alonso di Sant'Alberto, Ms. 12378, p. 850. Cfr. anche Alonso, ms. cit., fol. 164v, che aggiunge al contenuto nella seconda lettera: «Egli comunicava solo di avere desiderio di solitudine e di ritiro».

[84] Alonso, ms. cit., fol. 165r.

[85] Alonso, ms. cit., fol. 165r.

[86] Dichiarazione autografa di Giovanni di Sant'Anna, Ms. 8568, fol. 404. Cfr. anche Alonso, ms. cit., fol. 165r, che riporta anche quanto detto nella lettera: «Gli manifestava la consolazione di trovarsi senza incarichi».

[87] Alonso, ms. cit., foll. 164-165r.

[88] Processo apostolico di Granada, Ms. Vat. 2864, fol. 18r.

[89] Alonso, ms cit., col. 174r.

[90] Alonso, ms. cit., fol, 176r.

[91] Alonso, ms. cit., fol, 176r.

[92] Ms. Vat. 2862, fol. 6.

 

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