9_I cammini del cuore

«Quando mi abbandono a questo sentimento, mi invade una vita nuova che, poco a poco, comincia a colmarmi e che, senza alcuna pressione da parte della mia volontà, mi spinge a nuove realizzazioni. Questo afflusso vitale mi pare provenire da una attività e da una forza che non mi appartengono, e che tuttavia giungono a farsi attive in me. L’unica premessa necessaria per una tale rinascita spirituale, sembra essere questa capacità passiva di accoglienza che sta al fondo della struttura della persona» (Edith Stein).

«Mi scusi, disse un pesce ad un altro, lei è più vecchio e più sperimentato di me. È probabile che mi possa aiutare. Mi dica: dove posso incontrare quel che chiamano Oceano? Ho cercato dappertutto senza alcun risultato. ‘L’oceano, rispose il vecchio pesce, è dove sei adesso’.  ‘Questo? Ma se non è altro che acqua… quel che cerco io è l’Oceano’, replicò il giovane pesce, completamente deluso, mentre andava via nuotando a cercare in un’altra parte» (A. de Mello).

CHIAMATI A SCENDERE IN CANTINA

. verso il raccoglimento. Santa Teresa affronta un tema profondo: come raccogliere i pensieri, così da interiorizzare l’orazione e renderla più semplice, contemplativa. In un primo momento dirà che l’orazione consiste del fissare lo sguardo in Cristo. Raccogliersi è trarre beneficio da Lui, dalla sua presenza, dalla sua compagnia. L’orazione è anzitutto incontro interpersonale, dialogo segreto con l’amico, dal quale sappiamo di essere amati. Quanto rientriamo in noi stessi, ci rendiamo conto che la nostra interiorità è abitata. E perciò: «Più di ogni cosa degna di cura custodisci il tuo cuore, perché da esso sgorga la vita» (Prov 4, 23).

. Verso la dimora interiore. «Sei triste perché camminando ti allontani da tua madre e dalla tua patria. Ma a ogni passo, ogni giorno che passa, ti avvicini di più a tua madre. La tua patria non è qui né altrove. È in te o da nessuna parte» (Hermann Hesse). Il cammino interiore cerca la dimora interiore, quella che si fondamenta sul nostro terreno. I veri incontri si daranno a partire da lì, dalla discesa al cuore di noi stessi, dove nasce la sincerità del nostro operare. Lì incontriamo il Signore: «Non ardeva forse in noi il nostro cuore mentre egli conversava con noi lungo la via?» (Lc 24, 32).

. Educare il senso di Dio. Non è cosa di un giorno solo. «Abituatevi, vi prego, abituatevi! … Se questo non otteniamo alla fine di un anno, lavoriamo per averlo almeno dopo molti, né rimpiangiamo un tempo che così spendiamo assai bene» (C 26, 2).

 

 

CAMMINI VERSO L’ORAZIONE CONTEMPLATIVA
 

. Il cammino della presenza. Nell’orazione non si esercita l’ ”essere per”, ma lo “stare con” colui dal quale sappiamo di essere amati. L’incontro avviene nella gratuità e rende testimoni della gratuità, in una società fondata sul rendimento personale. Avviene tutto in un clima di confidenza e abbandono. «È mia parte pensare a Dio, pensare a me è cosa sua» (Simone Weil).

. Far presente Gesù a se stessi. L’orante cerca la presenza dell’Amico che occupa il centro della sua vita: «Il Signore non ci lascia mai così sole da non venire talvolta a tenerci compagnia» (C 26, 2). Sente la necessità di stare con Lui: «Credete forse che sia poca cosa aver sempre vicino un così buon amico?» (C 26, 1). Avverte dal di dentro l’invito a centrarsi su Colui del quale è innamorata: «che, errando innamorata, volli perdermi e venni conquistata» (Giovanni della Croce, Cantico B 29).


. Il cammino dello sguardo. Nel fare orazione esercitiamo lo sguardo. Gesù insegnando l’orazione invita a guardare: «guardate gli uccelli del cielo… guardate i gigli del campo» (Mt 6, 26.28). Si tratta di uno sguardo attento, semplice, proprio di chi non sta pensando ad altro, non all’uso che può fare delle cose. L’orante cerca di assumere lo sguardo di Dio che rende belle le cose: «Non disprezzarmi adesso, / ché, se colore bruno in me trovasti, / ormai ben puoi mirarmi / dopo che mi guardasti, /grazia e bellezza in me lasciasti» (San Giovanni della Croce, Cantico B, 33).

. Guardare a Gesù. «Non vi chiedo già di concentrarvi tutte su di Lui, formare alti e magnifici concetti ed applicare la mente a profonde e sublimi considerazioni. Vi chiedo solo che lo guardiate» (C 26, 3). Educare lo sguardo: oltre la superficie verso l’interiorità. Santa Teresa impiega molte volte il verbo guardare, guardarlo, porre gli occhi su di Lui, volgere gli occhi per guardare a Lui, fino a che «vi guarderà con quei suoi occhi tanto belli, compassionevoli e ripieni di lacrime; dimenticherà i suoi dolori per consolare i vostri, purché voi lo guardiate e lo preghiate di consolarvi» (C 26, 5). «Si tratta di volgere su di lui gli occhi della vostra anima» (C 26, 3). Questo richiederà esercizio, fino ad avere, in sua presenza, «gli stessi sentimenti» (Fil, 2, 5; Rom 15, 5). E poter dire, stando nella verità: «camminiamo insieme, Signore» (C 26, 6).

. Il cammino dell’ascolto. Non c’è amicizia senza comunicazione. L’orazione si dispiega a questo livello di disponibilità e di ascolto che pone in sintonia con Gesù, col suo desiderio radicale di amare e di dare vita. L’ascolto apre le nostre vite all’azione dello Spirito: «Siamo predestinati all’estasi, chiamati a uscire dai nostri orizzonti limitati per entrare, ora dopo ora, nel progetto di Dio» (Madeleine Delbrel).

. Ascoltare Gesù. Maria di Betania si sedette con amore ai piedi di Gesù e «ascoltava la sua parola» (Lc 10, 39). «Se parlando ad altre persone le parole non vi mancano mai, perché vi devono esse mancare parlando con Dio? Non crediatelo: io, almeno, non vi crederò se solo ne vorrete prendere l’abitudine. Perché quando con una persona non si è tanto in relazione, succede che in sua presenza ci si senta alquanto imbarazzati: sembra che ci sia estranea, anche se della stessa famiglia, e non sappiamo cosa dirle. Infatti, quando non ci si mantiene in relazione, si perde anche quell'intimo rapporto che nasce dalla parentela e dall'amicizia» (C 26, 9). «Egli vi suggerirà quello che gli dovrete dire» (C 26, 9). Teresa Stessa si pone qui ad insegnare a chi sta leggendola cosa dire: «Oh Signore del mondo!..., gli potete dire…» (C 26, 6).

. El camino del realismo. L’humus (da cui umiltà: camminare nella verità) del quotidiano, con le sue opacità e suoi conflitti, con le sue minacce e le sue contraddizioni, con la sua apertura a una dimensione invisibile, anche, ma sensata. La realtà vissuta, riconosciuta consapevolmente non è d’ostacolo all’orazione. Fare orazione significa avvicinarsi a Dio, senza disinteressarsi del mondo. L’orazione non è alienante ma realista. Non si tratta di evadere dalla realtà, semmai proprio di percepirla in profondità. Nel silenzio del raccoglimento affiora senza maschera quel che siamo davvero; la persona si ritrova la propria famigliarità con Dio.


. Stare di fronte a Gesù come stiamo e siamo. «Se siete allegre, guardatelo risorto… Se invece siete afflitte o fra travagli, potete contemplarlo mentre si reca al giardino degli olivi» (C 26, 4-5). E da lì intraprendere l’Avventura, per rispondere all’Amore con amore, guardando agli altri con compassione, non con sete di dominio, sintonizzando il battito del nostro cuore al ritmo del cuore di Dio, rischiando la vita nel servizio degli altri, per amore di un Dio così.

                                                                                                                                                 Momento di orazione

* Fa silenzio. È importantissimo iniziare l’orazione nella chiara consapevolezza del fatto che non siamo capaci di fare orazione. Il silenzio non è tacere ma qualcosa che va fatto, imponendo a se stessi l’evidenza della propria incapacità.

Sei tu Signore che preghi in me. Non so da dove cominciare, mi sia di guida lo Spirito del Signore Gesù.

* Rendi presente Dio a te stesso e renditi presente a Lui. Prendi coscienza della tua vita. Ravviva la fede che ti dice che Dio vive in te. Continua a stare in sua presenza.  

Vengo qui, Padre, a stare con te. Accompagnami. Vegno qui, Gesù, a stare con te. Dammi pace. Vengo qui, Santo Spirito, a stare con te. Rendimi capace di gioire.  

* Ascolta la Parola. «Così è il regno di Dio: come un uomo che getta il seme sul terreno; dorma o vegli, di notte o di giorno, il seme germoglia e cresce. Come, egli stesso non lo sa. Il terreno produce spontaneamente prima lo stelo, poi la spiga, poi il chicco pieno nella spiga; e quando il frutto è maturo, subito egli manda la falce, perché è arrivata la mietitura» (Mc 4, 26-29).

Mi apro alla tua Parola, Signore. La accolgo in silenzio. Guardo il tuo volto, desideroso di comunicare vita. Rimango nel Tuo amore e nella Tua allegria.

* Guarda Gesù. Guarda che ti guarda. Abbraccia con un solo sguardo i due. Il semplice sguardo ti renderà sempre più simile a Gesù e al suo Vangelo.

* Condividi con semplicità quel che sorge dal cuore. Una sola parola pronunciata dal cuore sarà la miglior preghiera.  

Grazie. Così sia. Camminiamo insieme. Io per Te e Tu per me.  

* Intraprendi l’avventura che consiste nel guardare il mondo a partire dalla compassione e non dal desiderio di dominio. Consapevoli del Risorto noi non abbiamo più paura della morte. Coltiva il dialogo e l’ascolto che sono i nuovi nomi dell’amore. Impara a battere al ritmo del cuore di Dio in una vita di servizio agli altri, a partire da te stesso, gratuitamente.

 

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