9_Modo di Visitare i Monasteri

 

MODO DI VISITARE I MONASTERI

delle Carmelitane Scalze

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1 - Anzitutto, confesso l'imperfezione della mia obbedienza nel dar principio a questo scritto. L'obbedienza è la virtù che io desidero più di tutto, eppure ho provato grandissima ripugnanza e non piccola mortificazione Piaccia a Dio che riesca a dire qualche cosa, poiché non conto che sulla sua misericordia e sull'umiltà di chi mi ha comandato di scrivere,[1] per la quale il Signore si degnerà di mostrare la sua potenza, senza guardare alla mia miseria.

 

2 - Benché non sembri conveniente cominciare dal temporale, tuttavia il temporale mi pare assai utile per dare impulso allo spirituale, malgrado che nei monasteri di povertà sembri che non se ne veda la ragione. - Del resto, per il governo e il buon andamento della casa, è necessario che il temporale si armonizzi sempre allo spirituale.

 

3 - Dico subito che conviene assai al Superiore comportarsi con le suddite in modo che, mentre da una parte si mostra affabile e pieno d'affetto, faccia vedere dall'altra che nei punti essenziali sarà inflessibile, e che mai s'indurrà a lasciar correre. Credo che nulla al mondo sia più dannoso a un Prelato quanto non essere temuto, e lasciar credere ai sudditi che possano trattarlo alla pari: ciò specialmente con le donne, le quali, se vedono che il Superiore è tanto buono da passare sopra alla loro mancanze, e da essere pronto a cambiare di parere per non disgustarle, non si lasceranno governare che assai difficilmente.

 

4 - È necessario che sappiano d'avere un Superiore energico che non perdonerà loro nessuna di quelle mancanze che sono di scapito alla Religione; un giudice così ligio alla giustizia da dover esse persuadersi che nelle cose riguardanti il maggior servizio di Dio e la maggior perfezione non devierà d'una linea, ne andasse pure tutto il mondo. - Sappiano insomma che in tanto si mostrerà affabile e buono, in quanto le vedrà fedeli al loro dovere.

Non meno necessario di quanto dico è mostrarsi buono e pieno d'affetto come un padre, perché ciò serve a consolare le suddite e a impedire che si allontanino dal Superiore. Se il Prelato deve mancare in una di queste due qualità, è meglio, senza dubbio, che manchi piuttosto nella seconda che nella prima.

 

5 - Le visite si fanno una volta l'anno allo scopo di emendare i difetti a poco a poco, e correggere le sorelle con amore. Ma se queste si persuadono che alla fine dell'anno le colpevoli non saranno riprese e punite, passerà un anno e l'altro, e la Regola verrà a rilassarsi in tal modo da non poter fare più nulla quando si vorrà correre ai ripari. Supposto pure che il male dipenda dalla Priora, se le monache si abituano al rilassamento, si sentirà sempre, anche cambiandosi la Priora, quanto sia terribile per la nostra natura la forza dell'abitudine. E così, a poco a poco, per via di piccole mancanze, si finirà col procurare all'Ordine un male irrimediabile. - Gravissimo sarà il conto che dovrà rendere a Dio quel Prelato che non curerà di porvi subito rimedio.

 

6 - Un tal modo di parlare mi pare che per. questi monasteri di nostra Signora sia alquanto offensivo, essendo essi ben lungi, per la misericordia di Dio, dal meritare d'esser trattati così. Ma se parlo in tal modo è per paura che col tempo, non badando a questi principi, si abbia a cadere nel rilassamento. Presentemente, grazie a Dio, non vedo passare giorno senza nuovi progressi. Eppure in qualche monastero il rilassamento sarebbe già entrato se i Superiori non avessero fatto come dico, punendo con rigore certe piccole mancanze e deponendo le Priore negligenti.

 

7 - In questi casi bisogna lasciar da parte ogni riguardo, perché molte potranno pur essere gran sante ma non fatte per priore, per cui è necessario mettervi subito riparo: ove si fa tanto esercizio di mortificazione e d'umiltà, una tal misura non sarà presa ad aggravio. Che se qualcuna si mostrerà offesa, darà a vedere chiaramente di non esser atta a tal ufficio, non essendo giusto che anime tendenti alla perfezione siano governate da chi ha così poca virtù da voler essere priora.

 

8 - Il Visitatore si ponga alla presenza di Dio, consideri la grazia che Egli fa a queste case, e curi che non se ne perda un briciolo per colpa sua. Metta da parte quella malintesa pietà suscitata quasi sempre dal demonio desideroso di fare il maggior danno possibile, perché sarebbe la più grande crudeltà che possa usare con le sue suddite.

 

9 - Siccome non è possibile che le elette a priore siano tutte abili a governare, quando il Visitatore ne scorge qualcuna, la deponga subito nel primo anno, perché se il male che può fare in un anno non sarà gran cosa, lasciandola tre anni potrebbe rovinare il monastero con abituare le monache a commettere imperfezioni. Questa misura è di somma importanza. Malgrado la compassione che il Visitatore ne abbia, sembrandogli che la Priora sia una santa e di ottime intenzioni, bisogna che si faccia coraggio e la deponga. Io non voglio che questo, e glielo domando per amor di Dio. Se poi vede che le monache (ciò che Dio non permetta) procedono all'elezione della Priora con passione e pretensioni, ne annulli l'elezione e faccia che si scelgano a priora una monaca di un altro monastero, perché elezioni di tal fatta non saranno mai di buon effetto.

 

10 - Non so se quel che dico riguardi il temporale o lo spirituale. Ciò che da principio volevo dire è che i libri delle spese siano esaminati, non già sorvolando, ma con cura ed attenzione. Importa molto che nei monasteri di rendite le spese siano regolate secondo le medesime, e che le sorelle si contentino di vivere alla meglio, benché tali case, grazie a Dio, ne abbiano abbastanza, se ben regolate, per passarsela assai bene. Senza questa attenzione, si comincerà col far debiti, terminando con andare in rovina. Ai Prelati potrà sembrare inumano non permettere, in caso di qualche grave bisogno, che le monache si tengano il frutto dei loro lavori, o siano provvedute dai loro parenti od altre cose del genere che oggi sono in uso nei monasteri.[2] Ma piuttosto che un monastero si riduca a questo punto, amo meglio vederlo distrutto. Ecco perché ho detto che dal temporale sogliono venire gravi danni allo spirituale. Vegliare, quindi, è di somma importanza.

 

11 - Nei monasteri di povertà il Visitatore guardi bene che non si facciano dei debiti. Se le monache hanno fede e servono Dio con amore, non mancheranno di nulla, purché non facciano spese eccessive.

S'informi attentamente, sia negli uni che negli altri, sulla razione che si dà a ciascuna, come le sorelle sono trattate, come si curano le inferme, e se tutte siano sufficientemente provvedute del necessario. Il Signore non lascerà di fornirlo, purché la Priora abbia fede e diligenza, come l'esperienza dimostra.

 

12 - Osservi pure, sia negli uni che negli altri, i vari lavori delle sorelle e tenga conto di quanto esse guadagnano. Ciò serve a due scopi: primieramente per incoraggiare e congratularsi con quelle che lavorano di più, e in secondo luogo per raccontare i loro guadagni in quei monasteri che, per essere meglio provvisti, non fanno tanto caso dei lavoro, mentre è assai vantaggioso che ne facciano, pur prescindendo dal guadagno temporale che se ne ha. Di gran conforto per le sorelle che faticano è il pensare che i loro lavori saranno veduti dal Prelato. E benché questo non importi molto, tuttavia, con donne di così stretta clausura, la cui unica consolazione è di far piacere al Superiore, è bene che questi alle volte accondiscenda alla loro debolezza.

 

13 - S'informi se si fanno troppi regali, specialmente nel monasteri di rendita che possono di più. Cose di questo genere sembrano di poca importanza, ma sogliono mandare in rovina i monasteri. Certe Priore amano far le grandi, e per le loro prodigalità lascerebbero mancare le monache del necessario, come si vede in qualche luogo. Perciò occorre che le spese e le elemosine da farsi siano proporzionate alle rendite, in tutto con limite e misura.

 

14 - Non acconsenta che i monasteri siano troppo vasti, né permetta che si facciano debiti per ornarli e ingrandirli, eccetto nel caso di una stretta necessità. Si dovrebbe anzi comandare che non si faccia mai nulla senza preavvisarne il Superiore, manifestandogli insieme quali risorse si abbiano, affinché egli acconsenta o rifiuti secondo che meglio crederà. Ma ciò non si deve intendere per cose di poca importanza, da cui non può venire un gran danno. Comunque, è sempre meglio soffrire il disagio di un monastero alquanto incomodo, che perdere la pace e scandalizzare i secolari col caricarsi di debiti e mancare del necessario.

 

15 - pure di somma importanza che il Visitatore percorra tutta la casa per vedere che isolamento vi sia. È bene allontanare ogni pericolo, né mai fidarsi della santità presente, per quanto grandi se ne scorgano i segni. Non si sa mai cosa può succedere nell'avvenire. Se ne preveda il maggior male possibile, onde toglierne le occasioni.

Il Visitatore esamini in particolare se i parlatori abbiano doppia grata, una di dentro e l'altra di fuori, combinate in tal modo da impedire che vi s'introduca la mano, essendo questo importantissimo. Curi che i confessionali abbiano i vetri inchiodati e che il finestrino della comunione sia piccolo.

La portineria deve avere due catenacci, e la porta della clausura dev'essere chiusa a due chiavi, una in possesso della rotara e l'altra della Priora, come prescrivono gli Atti.[3]. - So bene che tutto ciò si osserva, ma ne parlo per evitare che se ne perda la memoria, perché si tratta di cose a cui bisogna badare: per ottenere che siano osservate, occorre che le monache s'accorgano che vi si fa attenzione.

 

16 - Importa molto che prenda informazioni sul cappellano e il confessore, e che veda se s'intrattengono con le monache più del bisogno. Su questo, interroghi accuratamente le singole religiose, come pure sul raccoglimento della casa. Se una sorella va soggetta a qualche tentazione, l'ascolti con carità, anche se quello che s'immagina non sia vero od esageri. Per meglio conoscere la verità interroghi le altre, imponendo loro di parlare sotto precetto. Poi riprenda la mancanza con rigore, affinché le sorelle, intimorite, non vi abbiano a ricadere.

 

17 - Se una monaca va osservando ogni minuzia senza che la Priora ne abbia colpa, o depone le cose con esagerazione, sia trattata severamente; e per impedire che ne perda la pace, le si faccia intendere che essa è cieca. Allora, vedendo che le sue deposizioni non servono a nulla e che si sa giudicarle come si meritano, si calmerà. Quando non si tratta di cose gravi, bisogna dar sempre ragione alla Priora, pur badando di non lasciar correre i difetti.

Gran pace godrebbero le suddite se si comportassero sempre con la semplicità di una perfetta obbedienza. Ma il demonio può tentare qualcuna con farle credere di veder meglio della Priora, per cui andrà osservando ogni più piccola cosa con suo grande pregiudizio. In questi casi il buon senso del Visitatore saprà trovare il rimedio opportuno. Incontrerà maggiori difficoltà con anime soggette a melanconia.[4] Con queste occorre mostrarsi risoluti, perché, se pensano di ottenere qualche cosa, non cesseranno d'inquietare, né si daranno più pace. Si deve far loro comprendere che saranno punite, e che il Visitatore starà sempre con la Priora.

 

18 - Se qualcuna mostra desiderio di cambiar monastero, occorre risponderle in modo da lasciarle comprendere che questo non sarà mai possibile, né a lei né a qualunque altra. Solo chi le ha vedute, può immaginare le funeste conseguenze che ne derivano e le tentazioni che il demonio sa suscitare quando entra in capo alle monache di poter cambiare monastero al presentarsi di qualche grave occasione. Posto il caso che si debba mandare altrove qualcuna, ella non ne sappia nulla, né le si lasci credere che così si faccia per accondiscendere ai suoi desideri.. Anzi, sarà bene addurre altri motivi, perché altrimenti non starà ferma in nessuna casa, con grave danno per le altre. Devono persuadersi che quando una monaca vuol cambiar monastero, il Prelato non terrà più conto di lei per nessuna cosa, e che quand'anche possa aver deciso di farla uscire per mandarla a una fondazione o per qualunque altro bisogno, per ciò stesso che lo desidera se ne asterrà assolutamente. È bene che si faccia così, perché queste tentazioni non sogliono venire che alle melanconiche e a quelle che non saranno mai di grande utilità. Non sarebbe male che il Visitatore, prima che alcuna gliene facesse parola, mostrasse in qualche discorso quanto quella tentazione sia brutta e quanto egli ne sarebbe male impressionato se qualcuna si lasciasse vincere da essa. Dopo averne detto i motivi, soggiunga che più nessuna ormai può cambiar monastero, perché cessate le ragioni che finora vi erano.

 

19 - S'informi se la Priora abbia amicizia particolare con qualcuna e la tratti meglio delle altre. Però, se non vi sono eccessi, non ne faccia caso. È chiaro che la Priora ha bisogno di trattare più spesso con chi è dotata di maggior senno e prudenza; e siccome la nostra natura non ci lascia conoscere chi siamo, ognuna pensa di non esser da meno delle altre, per cui il demonio può tentare qualcuna con farle credere che non sia la Priora che governi, ma la tale o la tal altra. Giacché dal di fuori non si hanno gravi motivi di disturbo, il maligno fa nascere dentro tante piccole difficoltà per dar sempre da combattere. - Se non altro si avrà il merito della resistenza.

Però, se nei rapporti della Priora si notasse qualche eccesso, si dovrà moderarlo, per evitare che le deboli vi abbiano motivi di tentazione. Tuttavia, come dico, non si deve proibire di trattare con le più sagge, essendole ciò necessario. Ma s'insista molto perché non abbia parzialità con alcuna. - Del resto, se v'è del male, si scorge a prima vista.

 

20 - Vi sono alcune così perfette - a loro modo di pensare - che vedono ovunque imperfezioni, e sono appunto quelle che hanno più difetti delle altre. Ma esse non lo vedono, e ne gettano la colpa sulla povera Priora e sulle proprie compagne. Costoro potrebbero ingannare il Prelato e indurlo a correggere delle cose ben fatte. Perciò, prima di dare un'ordinazione, bisogna interrogare le altre e non fermarsi ai rapporti di una sola. In monasteri di tanto rigore sarebbe insopportabile se ad ogni visita i Prelati volessero imporre nuove leggi. Ciò importa moltissimo. Non si devono dar ordini se non richiesti da gravi necessità, e sempre dopo essersi bene informati dalla Priora e dalle altre in quello che si vuol correggere, sul come e il perché. Senza questa attenzione, si caricherebbero le monache di tante leggi da esporle al pericolo, per non poterle osservare, di trascurare i punti essenziali della Regola.

 

21 - Quello che deve più premere è l'osservanza delle Costituzioni. Se una Priora osa trasgredirle per futili motivi, o ne ha presa l'abitudine sotto pretesto che questo punto o quell'altro è di poca importanza, si tenga per fermo che sarà la rovina del monastero, come l'esperienza non tarderà molto a mostrare, benché al presente non si veda. Questo è il motivo per cui in certi luoghi vi sono monasteri e Ordini rilassati: non facendo conto dei piccoli difetti, si cade a poco a poco negli abusi più grandi.

Il Visitatore raccomandi caldamente alla comunità di manifestargli se v'è in ciò negligenza; e venendolo a sapere per altre vie, punisca severamente chi non glielo avrà palesato. Così le Priore avranno paura e staranno più in guardia.

 

22 - Non bisogna aver tanti riguardi con le Priore, se n'avranno dispiacere o no: ma dar loro a intendere che si farà sempre così, perché il fine principale per cui furono elette priore è di zelare l'osservanza della Regola e delle Costituzioni, non già di aggiungere o togliere quanto a loro piace. Sappiano d'aver sempre chi le osserva e che ne previene il Superiore. Se una Priora non vede di buon occhio che il Prelato venga a sapere quel che fa, è impossibile che compia bene il suo ufficio. - Se non vuol essere conosciuta da chi tiene il posto di Dio, è segno che nel servizio di Dio non cammina molto bene.

Il Prelato deve esaminare attentamente se le informazioni che riceve siano date con verità e schiettezza. In caso contrario, dia severe riprensioni, adoperandosi con tutti i mezzi e con ogni sorta di diligenza, presso la Priora e le altre ufficiali del monastero, perché si parli con semplicità. Benché non si dicano bugie, si possono tener nascoste certe cose che al capo, sotto cui si deve vivere, è bene siano note. Il corpo senza testa non può far nulla di buono: così una comunità quando non si palesi al Superiore il male da correggere.

 

23 - Termino questo punto aggiungendo che tutto andrà bene se bene si osserveranno le Costituzioni, mentre se in esse non vi sarà grande diligenza, come pure nell'osservanza della Regola, a nulla varranno le visite, il cui intento non è che questo. Nel caso che un tal vizio fosse passato in costume - ciò che Dio non permetta! - non vi sarebbe che da cambiare la Priora e le monache per chiamarvi altre più amanti dell'osservanza, come se la casa si fondasse di nuovo, e disperdere quelle per i vari monasteri: in case ben regolate, una o due di esse non saranno di gran male.

 

24 - Si deve pure tener presente che non è difficile trovare Priore che chiedono licenze per cose contrarie alle Costituzioni, adducendo ragioni che credono ottime per non veder esse più in là, e sforzandosi di persuadere il Prelato che così convenga. Talvolta invece chiederanno cose che, pur non essendo contrarie alle Costituzioni, potrebbero essere, se concesse, di grave pregiudizio. Noi monache siamo molto brave nell'ottenere quel che vogliamo. Il Superiore, non essendo sempre presente, ignora il danno che ne può venire. Il meglio quindi è di non aprir la porta ad alcuna novità, ma di conformarsi in tutto a quanto ora si pratica, dato che ora si va bene, come si vede ed è mostrato dall'esperienza. Val più il certo che l'incerto. In tali casi bisogna che il Prelato tenga duro e non si lasci rincrescere di dire di no con quella franchezza e santa energia che ho raccomandato in principio, senza punto badare se la Priora e le monache ne siano o non ne siano contente, quando si tratta di cose che con l'andar del tempo potrebbero essere di danno. - Basta che sia una novità per non darle accesso.

 

25 - Quanto al permesso di ricevere novizie, importa moltissimo che il Prelato non lo dia senza prima averne avute informazioni esaurienti. Anzi, potendolo, se ne informi lui stesso, perché vi sono delle Priore che per la smania di ricevere novizie si contentano di molto poco. E siccome esse le vogliono e si dichiarano ben informate, le suddite s'inchinano al loro parere, mentre può essere che le Priore agiscano per amicizia, per parentela o per altri umani riguardi: credono di far bene e invece sbagliano. - È prima dell'accettazione che si deve prevenire ogni abuso.

 

26 - Si richiede pure gran prudenza per ammetterle alla professione. Perciò, durante la visita, il Superiore domandi se vi siano novizie e come si comportino, per sapere a tempo opportuno se deve autorizzare o no la professione.

Può avvenire che la Priora prediliga una novizia, oppure che questa sia una sua parente. Allora le monache non osano parlare. Invece con il Visitatore si aprono più liberamente, per cui è bene, potendolo, protrarre la professione fino al tempo della visita, se questa è prossima. Il Visitatore può anche ordinare, se lo crede opportuno, che le monache rimettano a lui i loro voti in segreto, come per un'elezione. È tanto importante non lasciar nulla fra le monache che possa turbare e togliere loro la pace per il restante della vita, che ogni diligenza, in proposito, è sempre bene spesa.

 

27 - Non minor attenzione si deve avere nell'accettazione delle converse. Quasi tutte le Priore desiderano di averne in gran numero, ne caricano i monasteri, e spesso sono soggetti che per il lavoro sono di scarsa utilità. Perciò occorre non mostrarsi subito accondiscendenti, eccetto nel caso di una notevole necessità, ma vedere quante già ve ne siano. Siccome il loro numero non è stabilito, se non si agisce con prudenza, si può andare incontro a gravi danni.[5]

 

28 - Si deve procurare che nei singoli monasteri il numero delle monache non sia mai completo, ma che rimanga libero qualche posto per il caso di qualche postulante la cui accettazione sia molto vantaggiosa. Non si deve mai permettere di oltrepassare il numero prescritto, perché sarebbe un aprire la porta agli abusi, anzi la stessa rovina della casa. È meglio sacrificare il bene di un monastero, che nuocere a tutti gli altri. In caso si potrebbe mandare qualcuna a un monastero non ancora completo e accettare al suo posto la postulante che si desidera; e poiché quella partirebbe per sempre, restituirle ciò che avesse portato, in dote o in elemosina, e così tutto si combinerebbe. Se così non si può fare, si perda tutto ma non s'introduca un abuso che può essere d'immenso danno. il Prelato, quando gli chiedono un tal permesso, deve informarsi del numero delle monache e vedere quel che meglio conviene, non essendo ragionevole, in cosa di tanta importanza, abbandonarsi all'arbitrio delle Priore.

 

29 - Inoltre il Visitatore deve informarsi se le Priore aumentano le preghiere e le penitenze prescritte, perché se ognuna vuole aggiungere le pratiche di suo gusto, si rende la vita così pesante che le monache, cariche oltre il dovere, finiscono col rovinarsi la salute e divenire incapaci di osservare quello che è di Regola. Escludo il caso di certe circostanze speciali che si presentino alle volte per qualche giorno. Tuttavia vi possono essere delle Priore così poco discrete che, come suole avvenire, lo facciano per abitudine, mentre le monache non osano dir nulla, temendo che il lamentarsi sia effetto di poca devozione.

Del resto, le monache è bene che non ne parlino che con il Prelato.

 

30 - Esamini come va il coro, sia nella recita che nel canto, se la recita si fa con pausa e il canto in tono basso, come conviene al nostro stato, onde sia di edificazione. Il canto eseguito in tono alto dà luogo a due inconvenienti: l'uno che, non essendo musicato, fa brutto sentire, e l'altro che pregiudica allo spirito di semplicità che è proprio del nostro modo di vivere.[6] Se non s'insiste molto su questo punto, si può cadere in gravi eccessi, e far perdere la devozione a coloro che sentono. È preferibile che le voci sappiano di mortificazione che della voglia d'incontrare il gusto di chi sente. È un difetto quasi comune, tanto inveterato da sembrare impossibile il rimedio. Perciò è necessario che vi s'insista molto.

 

31 - Quando il Visitatore vorrà dar ordini importanti, sarà bene che imponga a una sorella, sotto precetto di obbedienza, l'obbligo di avvisarlo quando le sue prescrizioni non verranno osservate. E ciò in presenza della Priora, affinché sappia che quella monaca non può dispensarsi dall'obbedire. In tal modo si avrebbe come una continua presenza del Superiore, per cui le sorelle sarebbero più vigilanti ed attente a non mancare in nulla.

 

32 - Gioverà pure che, prima di cominciare la visita, faccia ben capire il gran male che è per le Priore mostrarsi indispettite con le suddite che rivelano al Superiore i difetti di cui le credono colpevoli, anche se s'ingannano, perché ognuna, infine, è tenuta, in coscienza, a dire quel che crede. Se questo, che in monasteri di tanta mortificazione dovrebbe essere per la Priora un motivo di gioia per l'aiuto che ne ha a meglio adempiere il suo ufficio e a servire Dio con maggior fedeltà, diviene per essa un'occasione di guardar le monache di malocchio, vuol dire che non è atta a governare. Un'altra volta le suddite non diranno più nulla per paura che, partito il Visitatore, non siano lasciate in pace, e così entrerà il rilassamento. Per prevenire tanto male, bisogna diffidare delle Priore, anche se gran sante. La nostra natura è molto debole, e quando il nemico non riesce per altre vie, volge da questa parte i suoi assalti, e può essere che qui si rifaccia di ciò che perde altrove.

 

33 - Da parte sua il Prelato deve osservare il più gran segreto per impedire che la Priora venga a sapere chi gli abbia parlato. Siccome siamo ancora su questa terra, si dovrebbe far così anche per impedire una sola tentazione, se non vi fossero altri motivi: a più forte ragione per gli inconvenienti che ne possono venire.

 

34 - Se le cose che gli vengono dette a carico della Priora non sono gravi, il Visitatore può comportarsi con tal destrezza da dar gli avvisi opportuni senza far capire che le monache l'hanno informato, importando molto lasciar credere alla Priora che nessuna l'ha accusata. Tuttavia quando si tratta di mancanze gravi, più che ad evitare dispiaceri è necessario portare rimedi.

 

35 - Importa molto informarsi se la Priora riceva denari all'insaputa delle clavarie e li serbi senza che alcuna lo sappia: cosa che può avvenire benissimo, mentre non deve tenere nulla, ma conformarsi in tutto alle Costituzioni. - Si deve far così anche nei monasteri di povertà.

Di questa e di altre cose mi pare d'aver già parlato altrove. Altrettanto sarà di altre cose, perché, dopo alcuni giorni, dimentico quello che ho scritto e non voglio perdere tempo a rileggere.

 

36 - È una gran fatica per il Visitatore occuparsi di tante piccolezza come queste, ma sarebbe assai più grave doverne constatare i tristi effetti per non averci badato in tempo. Perciò, ripeto, si deve far così anche se le monache siano tutte gran sante.

Come ho detto in principio, quello che, più importa, per il governo delle donne, è di far loro capire che hanno un capo e che per nulla al mondo egli si lascerà smuovere, ma veglierà attentamente per l'osservanza di ciò che il nostro stato domanda, senza passare sopra ad alcun difetto. Devono persuadersi che agisce così, col medesimo zelo, in ogni casa, e che, non contento della visita annuale, vuol essere informato di quello che vi si fa ogni giorno. In tal modo la perfezione, non solo non si rallenterà, ma andrà maggiormente aumentando, perché in generale le donne sono timide e badano molto all'onore.

 

37 - Ciò che ho detto serve moltissimo per tenersi in guardia. Talvolta, quando se ne vedrà il bisogno, sarà bene non solo contentarsi di parole, ma passare ai fatti, affinché il castigo di una serva alle altre. Se in principio si trascura di correggere per compassione od altri umani riguardi, o con la scusa che si tratta di poca cosa, si dovrà più tardi mettere mano al rigore: tali pietà sono gravissime crudeltà, e il Visitatore ne dovrà rendere gran conto a Dio Signor nostro.

 

38 - Vi sono delle monache così semplici che credono di commettere una grave colpa nel manifestare i difetti delle Priore, anche in cose non tollerabili. Bisogna istruirle su quello che devono fare, malgrado il terrore che ne abbiano, come pure sull'obbligo che hanno di avvertire la Priora, con umiltà e modestia, quando la vedano trascurata in qualche punto di Costituzioni o in altre cose importanti, potendo darsi benissimo che ella neppure se n'accorga: cosa che dev'essere raccomandata anche dalle stesse Priore. Che se poi la Priora non le guarda di buon occhio per l'osservazione che le hanno fatto, ne informino il Visitatore. - Vi è molta ignoranza fra le monache su quello che devono fare nelle visite. Perciò il Prelato è tenuto ad istruirle e a dar loro con prudenza gli avvisi necessari.

 

39 - Deve informarsi accuratamente di ciò che riguarda il confessore, e non da una o due, ma da tutte, onde conoscere l'autorità che gli danno, perché egli non è, né dev'essere vicario,[7] appunto per impedire che s'intrometta nelle cose del monastero. Conviene che trattino con lui con grande moderazione: meno rapporti avranno con il confessore, meglio sarà. Bisogna star molto attenti anche ai complimenti e ai regali che gli si fanno, a meno che non si tratti di certe piccole cose da cui alle volte non ci si può dispensare. Val meglio pagarlo un po' più della semplice cappellania, che addossarsi questa cura, fonte di innumerevoli inconvenienti.

 

40 - Alle Priore conviene raccomandare che non siano troppo splendide e generose, e persuaderle che sono tenute a badare alle spese che fanno, non essendo esse che semplici amministratrici. Perciò non devono spendere come se ne fossero padrone, ma ragionevolmente, con precauzione e senza eccessi. Devono far così non solo per non scandalizzare i secolari, ma anche perché obbligate in coscienza a conservare i beni del monastero. Esse poi non devono aver nulla di particolare, ma tutto come le altre, tranne qualche chiave per le scritture o una scrivania per conservare carte e lettere: specialmente quelle che contengono gli avvisi dei Superiori o altre cose somiglianti che conviene tenere segrete.

 

41 - Osservi se l'abito e le cuffie siano conformi alle Costituzioni, e se gli avviene (ciò che Dio non voglia!) di scoprire qualche cosa che sappia di ricercatezza o di poca edificazione, la faccia bruciare in sua presenza. Così le monache ne prenderanno timore, si correggeranno e ne trasmetteranno il ricordo a quelle che verranno dopo.

 

42 - Osservi il loro modo di conversare, se schietto, semplice e religioso, più conforme a persone romite e ritirate, che al gergo forbito e ricercato - così mi pare che si chiami - di cui si fa uso nel mondo, dove vi sono sempre novità. Anzi, in questo si pregino d'esser piuttosto rozze che ricercate.

 

43 - Faccia il possibile per evitare che istituiscano processi, tranne il caso di non potersene sottrarre. Il Signore farà loro acquistare per altra via quello che perderanno per questa. Le stimoli a seguire il più perfetto, e ordini che non comincino né proseguano alcuna lite senza avvisarne il Prelato, e senza un suo speciale permesso.

 

44 - Per ciò che riguarda l'accettazione delle postulanti, raccomandi loro di guardare più alle qualità che alla dote, di non lasciarsi guidare da alcun umano interesse, di conformarsi alle Costituzioni, e di badare specialmente che non abbiano alcun difetto di carattere.

 

45 - I Visitatori che verranno dopo, è bene che si conformino a come fa quello che ora il Signore ci ha dato.[8] Molto di ciò che ho detto l'ho appreso da lui, osservando come fa le visite: specialmente quanto a non mostrare più affetto a una sorella che a un'altra, parlandole separatamente o scrivendole, ma a trattarle tutte ugualmente come vero padre. Se in un monastero si lasciasse prendere da qualche amicizia particolare, fosse pure come quella di S. Girolamo con S. Paola, non si libererebbe più dalle critiche, come non si sono più liberati quei santi, e sarebbe di danno, non solo a quella casa ma anche alle altre, perché il demonio lo farebbe sapere dovunque per cavarne vantaggio: tanto più che su questo punto il mondo è così maligno, che, in castigo dei nostri peccati, non ne possono venire che dei gravissimi inconvenienti, come appunto si vede.

 

46 - In causa di questo egli sarebbe meno stimato, e perderebbe quell'amore che ora tutte gli portano e gli porteranno continuamente se farà come deve. Guai se le monache possono dubitare che sia tutto per una! Gran vantaggio per lui è l'esser benvoluto da tutte. - Tuttavia. questo non deve intendersi di certi casi in cui sia necessario comportarsi diversamente, ma di cose notevoli ed eccessive.[9]

 

47 - Quando entra in casa, voglio dire in monastero, per visitarne la clausura - cosa che non deve mai tralasciare - osservi attentamente tutto il locale, sempre accompagnato dal suo segretario, dalla Priora e da alcune altre. In nessun modo si fermi a mangiare in monastero, neppure se compie la visita al mattino, e le monache lo scongiurino a fermarsi. Faccia quello che deve fare, ed esca immediatamente, ché per conferire con le sorelle è meglio la grata. Benché si possa agire con maggiore familiarità e confidenza, tuttavia sarebbe un dar principio a una usanza che con 1’andar del tempo potrebbe rendersi gravosa, per ragione di qualche Visitatore a cui non convenisse dar siffatta libertà o ne volesse di più. Piaccia a Dio che ciò non avvenga, e che questo punto, si osservi sempre come ora, con tutte le altre cose di edificazione! Amen. Amen.

 

48 - Non permetta che durante la visita gli imbandiscano pranzi troppo abbondanti, ma solo. convenienti, e riprenda qualunque eccesso. Questo non conviene né ai Prelati che fanno professione di povertà, né alla professione delle monache. Oltre a non servire a nulla, perché infine i Prelati non mangiano che quanto è sufficiente, non dà alle sorelle l'edificazione che conviene.

 

49 - Presentemente, anche se in ciò vi è qualche eccesso, non credo che sia il caso di opporsi, perché abbiamo un Prelato che non guarda se sia poco o molto, buono o cattivo: anzi, credo che neppure se n'accorga, a meno che non voglia badarvi appositamente. Quello a cui bada molto è di star solo, senza segretario, quando fa lo scrutinio, non volendo che egli venga a sapere se fra le monache vi è qualche difetto. È veramente ammirabile nell'evitare che le miseriole delle monache - se alcuna ve n'è - siano da altri conosciute, benché in fondo, per ora, non sarebbero di grave danno, grazie a Dio! Egli le guarda con occhio di padre e come tale le nasconde. Il Signore, di cui tiene il posto, gliele fa vedere nel loro giusto valore, mentre a chi non tiene quel posto, una cosa da nulla può sembrare un gran fallo, senza poi dire che questi, non avendo alcuna responsabilità, potrebbe anche parlarne, con danno del monastero che ne perderebbe di stima senza alcuna ragione. - Piaccia a Dio che tutti i Visitatori pensino a queste cose, e facciano anch'essi così.

 

50 - Non conviene che il Visitatore si mostri troppo tenero per la Priora, né che vada troppo d'accordo con lei, almeno in presenza della comunità, perché le monache potrebbero intimidirsi e non aver coraggio di palesargli i difetti della Madre. Anzi, è necessario far loro comprendere che, non solo non scuserà la Priora trovandola in colpa, ma la correggerà come si deve, non essendovi nulla di più desolante per un'anima che zeli la gloria di Dio e del proprio Ordine, quanto vedere il rilassarsi dell'osservanza, aspettare la venuta del Visitatore con la speranza che vi ponga rimedio, e accorgersi che tutto continua come prima. Allora l'anima si raccoglie col suo Dio, decisa di non dir più nulla, neppure se il monastero andasse in rovina, per aver visto il poco frutto ricavato dal parlarne.

 

51 - Le povere monache sono ascoltate una volta sola, quando sono chiamate per lo scrutinio,[10] mentre la Priora può parlare varie volte, e così scolparsi, far valere le proprie ragioni, diminuire il numero delle mancanze e forse anche far credere che la sorella che ha parlato l'abbia fatto per passione, giacché la Priora, anche se il Prelato non le dice nulla, capisce sempre, su per giù, chi sia stata ad accusarla. E siccome il Superiore non può vedere le cose con i propri occhi, vinto dalla Priora che gliene parla in tal modo da indurlo a credere alla sua parola, finisce col lasciare il tempo che trova. Se potesse rimanervi a testimonio, conoscerebbe la verità. Eppure le Priore sono sicure di non mentire!... Il nostro amor proprio è così scaltro che è quasi un miracolo se riusciamo a conoscerci e a chiamarci in colpa.

 

52 - L'ho constatato più volte presso Priore che erano in voce di gran serve di Dio. Le avevo io stessa in tanta stima da non potermi impedire di prestar fede alle loro parole; ma dopo alcuni giorni passati nel loro monastero, rimanevo molto meravigliata nel vedere come certe cose importanti fossero proprio all'opposto di come esse me le avevano dette. Vedevo infine che non si trattava d'altro che di passione, conformemente al giudizio di quasi mezza comunità. Era la Priora che non lo voleva capire. - Lei stessa poi ne conveniva.

Il demonio, non avendo occasioni per tentare le monache, penso che alle volte tenti le Priore con indurle a pensar male delle loro suddite. Viene veramente da lodare Dio nel vedere come queste le sopportano. Ma io ho preso la decisione di non credere a nessuna fino a quando non me ne sia bene informata, onde trarre d'inganno chi sia nell'illusione. A voler fare altrimenti non si ottiene nulla. Non già che si tratti di cose gravi, ma se non si procede con prudenza, le cose piccole possono condurre alle grandi.

 

53 - meravigliosa l'astuzia con cui il demonio fa credere a ciascuna che la sua deposizione risponda alla più pura verità. Perciò, ripeto, il Visitatore non deve mai credere ciecamente alla Priora né ad alcuna monaca in particolare, massime in cose di qualche importanza, ma informarsi presso tutte, per applicare il rimedio che meglio conviene.

Piaccia a Dio d'applicarlo Lui stesso con darci Superiori santi e prudenti. Quando i Prelati sono tali, il Signore li illumina, onde ci conoscano e riescano in ogni cosa. Allora le nostre case saranno ottimamente governate, e le anime andranno crescendo in perfezione a onore e a gloria di Dio.

 

54 - La supplico, Padre mio,[11] per la mortificazione subita nello stendere questo scritto, di subirne una anche lei e scrivere alcuni avvisi per i Padri Visitatori. Se in questo mio lavoro mi è venuto di dire alcunché di buono, Vostra Paternità può mettervi un po' di ordine e renderlo proficuo. Ora voglio finire il libro delle Fondazioni, al quale esso si potrebbe aggiungere, non senza qualche utilità, benché non credo che vi sia un Superiore così umile da volersene servire, come quegli che mi ha comandato di scriverlo. Eppure è così che si deve fare, a Dio piacendo. Una visita, compiuta come si usa ora nell'Ordine, non dà che pochissimo frutto, per non dire più danno che guadagno.

Oltre queste cose, se ne potrebbero dire molte altre, che ora io non rammento e neppure capisco. È solo da principio che occorre tanta cura. Poi, quando si è conosciuto come si deve fare, il governo dei monasteri diviene facilissimo.

 

55 - Cerchi dunque, Padre mio, di scrivere gli avvisi che ho detto, conformi al suo metodo di tenere le visite. Il resto lo farà il Signore nella sua misericordia, per i meriti di queste nostre sorelle, il cui unico desiderio è di servire Dio meglio che possono e d'essere in ciò illuminate.[12]

 

 



[1] P. Girolamo Gracián della Madre di Dio.

[2] Era un uso che vigeva in molti monasteri, ma che non si introdusse mai in quelli di S. Teresa.

[3] Intende le ordinazioni scritte dei Superiori.

[4] Vale a dire: nevrastenia o simili. (Cf Fondazioni c. 7).

[5] Nelle Costituzioni del 1581 il numero delle converse fu fissato a tre.

[6] Però, questo paragrafo, come osserva il P. Silverio, non si oppone in nulla ai desideri manifestati in proposito dai Sommi Pontefici, specialmente da Pio X di felice memoria.

[7] Vale a dire: superiore del monastero.

[8] P. Girolamo Gracián della Madre di Dio.

[9] Vuol dire che vi possono essere dei casi in cui sia necessario trattare qualcuna con maggior affetto. La sua disapprovazione riguarda solo le familiarità che non hanno alcun giusto motivo.

[10] Non s'intende lo scrutinio che ha luogo nelle elezioni delle cariche, ma quello che si fa durante la visita regolare, quando il Superiore interroga ogni monaca in segreto per sapere come vanno le cose del monastero.

[11] P. Girolamo Gracián della Madre di Dio.

[12] Non sembra che il P. Gracián abbia ascoltato la Santa, perché finora non si è trovato nulla fra i suoi molti scritti che possa prendersi come un corpo d'istruzione sul modo di visitare i monasteri.

 

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