AMARE DISINTERESSATAMENTE LA CROCE DI GESÙ

1. Sono molti coloro che amano il Regno di Dio predicato da Gesù, ma sono pochi quelli disposti a portare la croce di cui lui si è fatto carico. Sono molti ad accogliere le consola-zioni interiori, ma pochi ad accettare anche le tribolazioni; molti coloro che siedono alla mensa, ma pochi quelli disposti a digiunare. Molti aspirano a gioire con Lui, ma pochi a soffrire per Lui. Molti seguono Gesù fino allo spezzare il pane, ma pochi fino a bere il calice della passione. Molti ammirano i suoi miracoli, ma pochi abbracciano l'ignominia della croce. Molti amano Gesù finché non incontrano avversità. Molti lo lodano e lo benedicono, finché ne ricevono consolazione; se, però, Gesù scompare e per un po' li abbandona, subito si lamentano e si lasciano andare a un eccessivo sconforto.

2. Coloro, però, che amano Gesù disinteressatamente e non per qualche altro interesse, gli rendono lode tanto nelle tribolazioni e nelle angosce, quanto nella gioia e nella consolazione. Se, per qualunque ignota ragione, non venisse loro concessa la gioia interiore, gli renderebbero comunque lode e proverebbero ugualmente gratitudine.

3. Oh, quanto è potente l’amore puro per Gesù, non mescolato a interessi di sorta né all’amore di sé! Non sono forse dei mercenari quelli che vanno sempre in cerca di autosoddisfazioni? Non amano più se stessi che Cristo quelli che non fanno altro che perseguire il meglio per sé stessi e per i propri interessi? Dove si troverà chi voglia servire disinteressatamente Dio?

4. È raro trovare qualcuno con una spiritualità talmente pro-fonda da essersi realmente spogliato di tutto. Il vero povero di spirito, distaccato da tutte le cose, chi lo scoprirà? «Un prezioso tesoro che occorre cercare ai confini del mondo» (Prov 31, 10). Se uno si spogliasse di tutti i suoi beni, non sarebbe ancora nulla (Ct 8, 7). E se pure facesse grandi penitenze, sarebbe ancora poco. Anche qualora possedesse tutte le scienze, si troverebbe ancora lontano. E se potesse vantare grandi virtù e un’ardente devozione, molto ancora dovrebbe fare: qualcosa di estremamente necessario. Cosa? Che, lasciando tutto, rinunci a sé stesso uscendo totalmente da sé, senza alcun interesse personale, e, dopo aver fatto tutto ciò che ha potuto, riconosca di non aver fatto niente. Non bisogna tenere in gran conto il poco che possa venir definito grande: piuttosto, confessare sinceramente di essere servi inutili, come ci insegna la Verità. «Quando avrete fatto tutto quello che vi è stato ordinato, dite: Siamo servi inutili. Abbiamo fatto quanto dovevamo fare» (Lc 17, 10). Allora, sì, uno potrà veramente definirsi povero di spirito e dire con il profeta: «Sono povero e solo in questo mondo» (Sal 24, 16). Nessuno è più potente, nessuno più libero di chi sa rinunciare a sé stesso e a tutte le cose e scegliere l'ultimo posto.

 

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