COME FUNZIONA IL DENARO NELLE BANCHE COMMERCIALI

Toglietevi dalla testa che le banche commerciali siano ricche. Non è vero. Come già accennato in precedenza, se essere banche che prestano, erogano mutui, gestiscono prodotti finanziari di risparmio e tengono c/c fosse così remunerativo, non avremmo avuto la corsa folle di tutte le grandi banche a scommettere con la finanza speculativa internazionale (da cui la crisi attuale). Il motivo per cui lo hanno fatto era proprio che nel business locale non c’erano profitti miliardari, anzi. E poi, come si è visto, quelli che alcuni chiamano “i grassi banchieri padroni del mondo” sono oggi fra gli imprenditori più fallimentari del mondo, e sopravvivono solo grazie ai salvataggi dei governi. I dati non mentono: in Italia i debiti delle banche hanno raggiunto nel 2009 i 718 miliardi di euro, contro i 277 miliardi che è il loro valore complessivo, e si consideri che il nostro sistema bancario è fra i meno indebitati del mondo. L’economista americano Nouriel Roubini ha dichiarato l’anno scorso che “praticamente tutto il sistema bancario USA è già fallito”. Nella lista degli uomini più ricchi d’America stilata da Forbes, non compaiono banchieri nelle posizioni top, e il sempre menzionato David Rockefeller Sr. si trova laggiù al 147esimo posto e solo grazie all’attività petrolifera, non certo quella bancaria. Coloro che si sono arricchiti oltre ogni limite non sono i banchieri,

sono i loro managers, ma spesso i due gruppi vengono confusi.

Insomma, le banche commerciali manovrano denaro senza navigare nell’oro di altri settori (petrolio o finanza speculativa o IT), ed è bene capire meglio come gestiscono il denaro. Per comprenderlo bisogna ritornare con la mente a quel concetto quasi impossibile per noi da recepire, e che ci dice che il denaro commerciale è solo un codice, non un valore in sé. Come tale, esso viene inventato dal nulla per permettere all’economia di funzionare. Il lavoro di una banca è in essenza questo: crea degli attivi sempre bilanciati da passivi - il denaro che la banca presta è l’attivo della banca ma è il passivo del cliente, e i c/c dei clienti sono l’attivo di questi ultimi ma sono i passivi della banca che glieli deve. Si pareggiano sempre e infatti gli unici profitti per la banca sono le differenze nei tassi d’interesse che vengono applicati: cioè, i tassi che la banca offre al tuo c/c saranno sempre inferiori ai tassi che la banca richiede sul denaro che ti presta. Ma il denaro che la banca maneggia sono solo impulsi elettronici senza valore che come detto sempre si pareggiano.

 

Vediamo come funziona in pratica, e replico qui i due esempi citati nel capitolo 

 

COS’E’ LA MONETA:  

 

 

Voi andate in banca, e chiedete un prestito di 10.000 euro. La banca vi dice ok, e vi apre un c/c con 10.000 euro. Cosa ha fatto la banca? Ha premuto un tasto e ha creato un numero elettronico, 10.000, cioè nulla di valore, solo un numero – la banca si inventa letteralmente quel prestito. Voi a quel punto decidete di prendere quei 10.000 euro e di restituirli il giorno stesso alla banca. La banca cancellerà con un altro tasto il vostro debito. Nulla ha guadagnato, nulla avete perso, nulla è mai esistito, anche se c’erano ben 10.000 euro in un c/c a un certo punto, che a chiunque sembrano una notevole ricchezza. Era aria fritta, in sé, nulla di materiale e nulla di proprietà della banca, né del cittadino, come invece potrebbe essere una casa o un gioiello che non si annullano scambiandoseli.

Secondo esempio: immaginate le banche come un sistema unico, che in effetti è ciò che le banche sono. Il Sig. A va in banca e ottiene un prestito di 10.000 euro. La banca si inventa dal nulla quella cifra, e apre un c/c per il Sig. A. Il c/c rappresenta il passivo della banca verso A (gli dovrà mettere a disposizione quei soldi). La banca riceve da A una carta con su scritto “devo restituirvi questi soldi”, che rappresenta l’attivo che la banca ha in mano in cambio del c/c di A. Situazione: la banca ha dato al Sig. A dei numeri elettronici creati dal nulla = zero valore, e lui le ha dato un pezzo di carta = zero valore. Poi A spende quel denaro per comprare un’auto, che invece è un valore concreto, che lui possiede non la banca. Il concessionario verserà i 10.000 euro del Sig. A creati dal nulla, cioè aria fritta, nella sua banca, ed essa è costretta ad accettare come validi quei soldi aria fritta inventati da un’altra banca. Situazione a livello di banche come sistema unico: c’è una banca, quella del Sig. A che è a credito di 10.000 euro (A glieli deve ridare), e ce n’è un’altra che è debito di 10.000 euro (li deve al concessionario che li ha versati). Esiste quindi a livello di sistema bancario un credito che è annullato da un debito. Pari, nessun profitto per le banche finora, infatti quei 10.000 euro per le banche non sono nulla, solo impulsi elettronici inventati da una banca e accettati come buoni da un’altra banca. A dovrà lavorare per restituire quei soldi, ma non lavorerà per pagare la banca, bensì per pagare la sua auto. Alla banca, attraverso le rate pagate da A, ritorneranno indietro gli impulsi elettronici aria fritta che si è inventata. Ovviamente, col meccanismo degli interessi si generano altri codici sia per la banca che per i c/c di A e del concessionario, ma questo di nuovo non è sempre una ricchezza reale, sono solo codici astratti che possono o non possono essere un bene al netto (se la banca è in passivo anche gli interessi scompaiono).

Possiamo di certo aprire un dibattito sugli interessi richiesti dalle banche, di certo in talune istanze essi sono scandalosi, e nulla ci impedisce di auspicare legislazioni che ne riducano gli eccessi. Ma da qui a immaginare un mondo retto da grassi emuli di Goldfinger che posseggono la Terra ce ne passa. Nel meccanismo sopra descritto vi è un ulteriore passaggio che ostacola l’arricchimento delle banche che s’inventano denaro dal nulla, ed è il pareggiamento/clearing. Spiego: si era visto che la banca del Sig. A gli aveva dato 10.000 euro di denaro aria fritta, che però A spese dandolo a un concessionario, e questi l’aveva versato nella sua banca. Ora, le banche sono tutte collegate e lavorano come sistema unico, sono cioè come banchetti di un mercato circolare tutti collegati gli uni agli altri. Cosa era accaduto? Un assegno della banca del Sig. A, o un suo bonifico, erano finiti nella banca del concessionario. Quest’ultima allora essa busserà alle porte della banca del Sig. A e dirà: dammi il denaro, pareggiamo. La banca di A dovrà quindi attingere dalle sue riserve presso la BC e dare moneta di Stato alla collega, poiché le riserve sono sempre obbligatoriamente moneta di Stato e il pareggiamento/clearing fra banche deve sempre avvenire tramite essa.  Ma per una banca questo attingere alle sue riserve è un passivo. Per cui alla fine le banche devono realmente onorare il denaro aria fritta che s’inventano, sia riconoscendolo come buono quando lo ricevono da una consorella, sia facendo poi il clearing quando necessario.

Un altro mito assai comune riguardo al funzionamento delle banche è che esse usino il denaro dei cittadini per lucrare con altri cittadini, quelli che vanno a prestito o che chiedono mutui. Non accade, non può accadere. Va compreso che la maggioranza dei depositi bancari da parte dei cittadini comportano spostamenti di quote delle riserve delle banche da una banca all’altra, come appena spiegato sopra; ma le riserve delle banche, detenute presso le BC, non possono mai essere usate come prestiti a ordinari cittadini, e possono solo essere prestate ad altre banche. Quindi non è col denaro depositato da noi che le banche ‘lucrano’, ma come già detto con denaro inventato dal nulla su richiesta dei clienti. Infine, togliamoci dalla testa che noi cittadini portiamo in banca il nostro denaro, come fosse qualcosa di nuovo che ci è cresciuto nell’orto e che noi depositiamo nelle banche. In realtà quasi tutto il denaro che normalmente movimentiamo (stipendi, rendite, vendite…) non è altro che denaro già esistente all’interno del sistema bancario e che semplicemente si sposta da un conto all’altro; quindi a livello bancario aggregato le banche non ricevono nulla di nuovo, non si arricchiscono con i nostri depositi; e poi quel denaro non è ‘nostro’, sono codici creati dalle banche che ci passano per le mani e che ci servono a svolgere le funzioni economiche ordinarie.

Sempre nella mitologia del lucro bancario, vi è la convinzione che le banche prima ci strangolino coi mutui, e poi se questi non vengono onorati arrivino ad impossessarsi di beni immobili a costi bassissimi. Cioè, vien detto, le banche da una parte lucrano sugli interessi del mutuo, e nel caso in cui il poveretto non ce la faccia più a ripagarlo, si impossessano della casa a fronte di denaro prestato che si inventarono dal nulla. I complottisti sostengono che in questo modo le banche stanno acquisendo beni immobili a man bassa. Non è così, anzi. Prima di tutto abbiamo visto che il denaro inventato dalle banche finisce poi per essere una reale passività per esse, inoltre possiamo discutere del regime dei tassi d’interesse, forse sono troppo alti, non sempre (come nel periodo attuale), ma che vi sia un ulteriore lucro delle banche nel caso in cui si impossessino delle nostre case è del tutto falso. Prima di tutto esse per riscattare una casa di un proprietario moroso dovranno sostenere spese legali notevoli, poi spese amministrative, poi pagare le tasse, poi pagare la manutenzione o la ristrutturazione se è stata danneggiata, poi perder tempo e denaro a gestire il condominio, poi sostenere i costi per rivenderla… infine il valore ne soffre molto; insomma, per le banche avere a mano immobili così ottenuti sono solo spese e rogne. Dovete comprendere che le banche fanno denaro, se lo fanno, con la finanza speculativa, non gestendo mattoni e condomini, non gli interessa. Fra l’altro ogni cifra in perdita che una banca deve soffrire nell’impossessarsi di un immobile moroso, va a incidere sul valore al netto di quella banca, col rischio di grossi guai. Non per nulla, pensateci, le banche prima di dare mutui ci passano alla graticola per essere certe che potremo ripagarli. Se ci fosse questo facile lucro a impossessarsi degli immobili morosi, le banche darebbero mutui a cani e gatti tutto il giorno. *

* Questo è accaduto negli USA con la storia dei mutui sub-prime, ma in quel caso il piano delle banche non era di ingozzarsi di case, ma di speculare sulla bolla immobiliare e sul re-impacchettamento di quei mutui da vendere come prodotti finanziari a milioni di gonzi in tutto il mondo.

Ultimo appunto per chiarezza, cui ho già  accennato in precedenza. Le banche commerciali acquistano titoli di Stato solo se devono investire le loro riserve in qualcosa che gli renda un interesse discreto, altrimenti le riserve se ne starebbero lì a render nulla. Ma in tempi recenti ne hanno acquistati veramente pochi, poiché preferivano investire in quei famigerati prodotti finanziari fantasiosi che hanno poi causato la crisi 2008-2010.

Ovviamente questi chiarimenti su come funziona il denaro nelle banche commerciali non le assolve da critiche sui loro mille comportamenti truffaldini. Ci serve solo a capire che cosa sia il denaro veramente e come viene usato, senza fantasticare di mondi inesistenti.

 

 

 

UN DEBITO CHE NON E’ UN PROBLEMA, ANZI

 

 

La cosa migliore che uno Stato a moneta sovrana può fare per i propri cittadini è di spendere a deficit, cioè creare debito pubblico. Abbiamo già visto, e qui ne riparliamo, come la spesa a deficit produca ricchezza fra i cittadini, e come non sia affatto vero che il debito dello Stato a moneta sovrana sia anche il debito dei cittadini: questa è una menzogna. Nel capitolo IL PIU’ GRANDE CRIMINE dimostrerò che la sopraccitata menzogna fu creata ad arte dalle elites finanziarie per distruggere gli Stati, con essi noi persone e le democrazie partecipative. Ma ora parliamo di questo debito.

Innanzi tutto cosa significa. Uno Stato può avere diversi debiti, a seconda del settore economico che si prende in analisi. Ma i principali sono il Debito Pubblico, il Deficit di bilancio e il Debito Estero. Il Deficit è la differenza fra la spesa dello Stato e i suoi incassi: se alla fine dell’anno esso ha incassato meno di quanto abbia speso, allora si dice che c’è un deficit. Il cumulo dei deficit dei trascorsi 70 o100 anni (o più a seconda dei Paesi) forma il Debito Pubblico. Il Debito Estero è la parte del Debito Pubblico che uno Stato deve a Paesi stranieri per svariati motivi, cioè scambi commerciali, prestiti ecc. Non si confondano questi debiti statali con l’indebitamento privato di aziende e cittadini all’interno del Paese o con l’estero.

Il debito di uno Stato a moneta sovrana – com’era l’Italia fino al 2002 - non è mai un vero debito, ovvero non lo è come invece lo sarebbe per chiunque di noi nel caso dovessimo restituire denaro ad altri. Questo per alcuni motivi, di cui affronto subito il più tecnico. Cosa accade quando uno Stato a moneta sovrana spende a debito? Esso può accreditare direttamente i c/c di coloro che gli vendono beni o servizi, e questo fa sì che le riserve delle banche che detengono quei c/c aumentino di pari valore. Le banche cosa faranno con quei nuovi soldi? Non li lasciano lì a far nulla, compreranno anche titoli di Stato che fruttano interessi. Ma se comprano titoli di Stato che accade? Accade che i soldi dello Stato rientrano dritti nelle casse dello Stato. E cosa accade se lo Stato deve poi onorare quei titoli? Accade che gli stessi soldi ritornano alle banche e lo Stato si riprende indietro i suoi Titoli. Rimangono fuori gli interessi pagati nel frattempo, ma anche questi sono solamente soldi che escono dallo Stato a costo zero, per poi rientrare in altro modo se necessario, ad es. con le tasse.

Se invece lo Stato spende emettendo da subito titoli di Stato, nulla cambia: il denaro originariamente emesso dallo Stato torna dalle banche allo Stato e le banche si prendono i titoli; quando lo Stato onora i titoli, il denaro torna alle banche e i titoli tornano allo Stato. Ricordatevi che lo Stato a moneta sovrana spende e onora titoli semplicemente inventandosi il denaro dal nulla, preme pulsanti su computer, e NON ha bisogno di cercare denaro da chicchessia. Infatti il motivo per cui esso emette titoli di Stato NON E’ MAI per poter spendere, bensì per arricchire i cittadini e aumentare la produttività, come già spiegato in precedenza.

Sappiamo infatti cosa accade quando un cittadino o una banca acquistano un titolo di Stato a moneta sovrana: semplicemente che il loro denaro passa da un c/c (del cittadino) o da una riserva (della banca) che fruttano praticamente zero, a una sorta di ‘libretto di risparmio’ (il titolo) che gli frutta assai di più. Dovete capire che l’emissione di titoli di debito dello Stato a moneta sovrana – com’era l’Italia fino al 2002 – è un’operazione volontaria del Tesoro, NON una manovra imposta da necessità.

Ma l’apporto di ricchezza che lo Stato a moneta sovrana contribuisce alla comunità va oltre a tutto questo, ed è necessario che qui mi ripeta per chiarezza. Infatti se la spesa a deficit dello Stato è ben diretta, essa produrrà una crescita economica nella collettività (diventerà più ricca e spenderà di più); questa crescita alzerà il Prodotto Interno Lordo (PIL), che a sua volta aumenterà le entrate fiscali senza aumentare le tasse, poiché è ovvio che un’aliquota dell’x% su un PIL di 2 trilioni di euro è una cifra, mentre su un PIL di 2,5 trilioni è ben altra cifra. Questo fin da subito arginerà automaticamente il deficit in un circolo virtuoso. Ancora più importante, l’indebitamento a deficit dello Stato conterrà anche l’inflazione perché stimolando la ricchezza nazionale stimola anche la produttività (inflazione è troppo denaro in giro e pochi prodotti, nda – altri dettagli sul pericolo inflazione nel capitolo COME SPENDONO GLI STATI A MONETA SOVRANA).

 

Il secondo motivo per cui il debito dello Stato a moneta sovrana – com’era l’Italia fino al 2002 - non è mai un vero debito, sta nel fatto che esso non è mai ripagato in realtà. Nessun governo che sia sano di mente lo fa, perché quando è stato fatto ci si è accorti che i danni erano di gran lunga superiori ai vantaggi. Chiederete: ma com’è possibile ciò? Come fa lo Stato che ha i titoli in scadenza (qualcuno reclama i soldi) e non pagare mai? Semplice. Chiediamoci cosa significa onorare un titolo di Stato. Significa che il possessore si prende gli interessi e alla scadenza anche i soldi che ha investito in quel titolo. Oppure significa che decide di rinnovare il titolo per altri 10 anni. In quest’ultimo caso, il governo semplicemente scriverà su un pezzo di carta da nulla ‘Titolo di Stato per 10 anni’, e lo darà al cittadino. Nulla ha speso, il debito rimane. A livello cosiddetto aggregato, il debito dello Stato viene sempre rinnovato in questo modo, infatti il debito statale non si riduce mai, lo Stato non lo ripaga mai. Ma supponiamo che il cittadino invece voglia proprio incassare i suoi soldi. Lo Stato allora semplicemente scriverà su un altro pezzo di carta da nulla ‘Titolo di Stato per 10 anni’, troverà un altro acquirente, da esso prenderà il denaro e pagherà l’altro cittadino all’incasso. E così via ogni volta che qualcuno vuole incassare. Come si vede il debito non si ripaga veramente mai. Riassumendo, lo Stato in un caso lo rinnova scrivendo pezzi di carta da nulla, nell’altro caso semplicemente passa il denaro di un tizio/ente a un altro tizio. Nessuno deve pagare alcunché, meno che meno il cittadino per il quale si tratta, ripeto, di vedere i propri soldi transitare da un c/c a un ‘libretto di risparmio’ (il titolo di St.) che frutta, oppure ritornare nel proprio c/c dopo aver incassato degli interessi. E gli interessi non pesano alle casse dello Stato? No, neppure quelli. Lo Stato a moneta sovrana li onora pigiando i soliti tasti che inventano denaro dal nulla, creando un po’ più di debito che tuttavia crea ricchezza nei cittadini, la quale ricchezza aumenta il PIL, che aumenta le entrate, che riducono il deficit ecc. ecc. in un circolo virtuoso. Quando poi i titoli di Stato finiscono alle BC, esse certamente ne trarranno un certo profitto, ma sono tenute per legge a restituirne un’alta percentuale al Tesoro ogni anno.

Un breve accenno a cosa accade quando, al contrario, uno Stato si mette in testa malauguratamente di ridurre il debito o addirittura di eliminarlo.*

* Il risanamento del debito pubblico è un mantra ossessivamente ripetuto dai media che deriva, ripeto, da un piano ordito a tavolino per distruggere gli Stati e i cittadini a vantaggio delle elites del capitale internazionale, come proverò con fatti e nomi nel capitolo IL PIU’ GRANDE CRIMINE.

Accade ciò che fu visto negli USA del presidente Clinton, che tentò di pareggiare i conti pubblici. L’America di quegli anni riuscì a fermare l’espansione del debito pubblico, ma il risparmio dei cittadini crollò - secondo la sopraccitata equazione per cui più c’è debito di Stato e più c’è risparmio dei cittadini, dando origine a una crisi di indebitamento privato senza precedenti e che porterà poi al collasso dei mutui e delle carte di credito americani pochi anni dopo. Detta semplicemente, se un governo a moneta sovrana vuole bilanciare i conti o addirittura azzerare il debito, dovrà tassare i cittadini più di quanto li arricchisce spendendo; cioè dovrà sottrarre dai c/c dei cittadini più di quanto vi immette spendendo. Mai una buona idea.

Veniamo all’indebitamento esterno di uno Stato a moneta sovrana. Abbiamo detto che il Debito Estero è la parte del Debito Pubblico che uno Stato deve a Paesi stranieri per svariati motivi, cioè scambi commerciali, prestiti ecc. A patto che il debito estero sia denominato nella moneta sovrana (in dollari per gli USA, in lire per l’ex Italia, in sterline per la Gran Bretagna ecc.), non esiste problema neppure qui. Lo Stato lo ripagherà come al solito pigiando un bottone e creando moneta. E’ ciò che accade fra Stati Uniti e Cina, per esempio. La Cina compra molti titoli di Stato USA perché preferisce investire le sue riserve in dollari che tiene presso la FED in quei famosi ‘libretti di risparmio’ che fruttano interessi, piuttosto che averle stagnanti sempre alla FED. Il governo di Washington onora interessi e titoli di quel debito estero pigiando bottoni al Tesoro. Tutto qui.

Purtroppo però accade che per molti Paesi il debito estero sarà denominato non nella loro moneta sovrana. Ad esempio la Tanzania avrà debiti esterni in dollari, di sicuro. Questo è un grave problema, poiché assoggetta quei Paesi al ricatto degli istituti finanziari occidentali, come il Fondo Monetario Internazionale (che è in pratica una costola del Tesoro USA), portatore di devastazioni indicibili che meritano approfondimenti seri. In questi casi, una nazione indebitata in moneta straniera ha sempre l’opzione di emergenza: dichiararsi insolvente e proporre ai creditori di riconvertire il proprio debito da dollari alla moneta locale. In tal modo potrà poi pigiare i soliti tasti e inventarsi il denaro necessario a ripagare il debito. Vero è che i creditori faranno di tutto per impedirglielo, e generalmente ci riescono con l’arma delle minacce diplomatiche e dello spettro della svalutazione, ma si tratta di bluff in cui i governi debitori cascano. Perché è solo un bluff? Ve lo spiego con detto molto popolare a Wall Street: “Se tu devi 100.000 dollari a qualcuno, costui ti possiede. Se devi un miliardo di dollari a qualcuno, sei tu che possiedi lui”. Capito?

 

Gli increduli che sono arrivati fin qui storcendo il naso nonostante le spiegazioni, osservino cosa accadde mezzo secolo fa negli USA e cosa è accaduto più di recente in Giappone. Durante e dopo la seconda guerra mondiale, i presidenti americani Roosevelt e Truman fecero esattamente quanto ho descritto qui sopra, cioè usarono il debito e il deficit per creare una ricchezza senza precedenti fra gli americani (beni finanziari al netto) e di conseguenza nel resto del mondo. L’America ha moneta sovrana. Fu il periodo più prospero che le economie moderne ricordino, e Washington viaggiava con un deficit di bilancio del… 25% del PIL (sic). Pensate che oggi la Grecia è svergognata per un ‘misero’ 13%. Il Giappone negli anni ’90 era messo male, in piena deflazione (pochi soldi in giro e troppi prodotti invenduti), interessi sul debito al rialzo, e stagnazione. Ha il Giappone mai mancato un pagamento dei suoi debiti? No. Neppure quando le agenzie di rating l’avevano declassato. Perché non ha fatto bancarotta? Perché ha moneta sovrana e i mercati sanno che può pagare sempre senza limiti di spesa pigiando i fatidici bottoni al Tesoro che inventano Yen. Oggi il Giappone ha un debito pubblico che è del… 200% del Pil, non sto scherzando, cioè il doppio di Grecia e Italia, ma nonostante questo nessuno sta strillando “oddio!” e nessuno sta strangolando Tokyo con tassi d’interesse alti sui prestiti, come invece oggi fanno con la Grecia che se vuole denaro deve pagare interessi folli.

 

 

 

UN DEBITO CHE E’ UN PROBLEMA, ECCOME

 

 

Fin qui, ho spiegato cosa sia il debito pubblico per uno Stato a moneta sovrana. Ma noi della Zona Euro? Noi 17 Paesi dell’eurozona non abbiamo moneta sovrana, come ho già scritto, e allora? Allora noi siamo nei guai fino al collo. Preciso che questi guai sono poi drammi finanziari per le vite di milioni di europei, per i loro figli, e di conseguenza per i relativi governi. Questi drammi, come spiegherò nel capitolo IL PIU’ GRANDE CRIMINE, furono pianificati a tavolino col proposito di distruggerci come Stati. Ma ora torniamo a noi.

I 17 Paesi dell’eurozona non possono più inventarsi la moneta come usavano fare prima con la lira, il marco, i franchi ecc. Abbiamo già detto che oggi per ogni centesimo che spendono devono andarselo a cercare dai privati (i mercati dei capitali), esattamente come il signor Bianchi che deve comprarsi l’auto nuova. Chi sono questi mercati dei capitali privati? Sono istituti finanziari, fondi pensione, assicurazioni, banche, fondi sovrani stranieri, governi stranieri, persino individui, i quali però decideranno i tassi d’interesse a loro vantaggio strangolandoci. Questo prima di tutto distrugge totalmente la virtuosa equazione della spesa dello Stato come ricchezza dei cittadini, essendo un deterrente fortissimo alla capacità dello Stato di spendere a deficit. Perché ricordate che si è detto che solo un bene finanziario al netto emesso dallo Stato che spende a deficit, cui cioè non corrisponde alcuna passività in alcun luogo della società, figura come arricchimento dei cittadini (si rilegga la spiegazione di bene finanziario al netto nel capitolo COME SPENDONO GLI STATI A MONETA SOVRANA). E’ ovvio che se oggi noi Stati dell’eurozona spendiamo sempre creando un corrispondente creditore nella società (i privati che ci prestano i soldi), nulla di netto finisce nelle tasche dei cittadini. In secondo luogo, se il Tesoro o la BC nazionale non possono più inventarsi il denaro, e se appunto lo devono prendere in prestito dai privati, allora il debito nazionale diventa veramente un debito, e va ripagato veramente coi soldi dei cittadini, con le tasse, coi tagli allo Stato sociale ecc. Capite il dramma? Se volete i dettagli tecnici, eccoli:

Primo, diversamente da una BC di uno Stato a moneta sovrana, la Banca Centrale Europea (BCE) non può ‘monetizzare’ la spesa degli Stati dell’eurozona (lo proibiscono i Trattati di Maastricht e di Lisbona), che devono appunto rivolgersi ai mercati di capitali privati. Neppure le singole BC nazionali (come la Banca d’Italia) possono ‘monetizzare’ adeguatamente la spesa degli Stati, non possono, in parole povere, creare denaro mentre gli Stati spendono per primi tutte le volte che sarebbe auspicabile. Infatti, se ricordate gli esempi citati nei capitoli precedenti, quando uno Stato a moneta sovrana spende, accredita c/c di cittadini privati, cioè mette denaro nelle riserve delle banche commerciali che detengono quei c/c. Ed è la BC che fornisce il denaro in quei casi, ogni volta che lo Stato desidera. Ma, ad esempio, la Banca d’Italia oggi non può più versare denaro nelle riserve delle banche italiane ogni volta che il governo lo richiede, cioè non può farlo illimitatamente come accade negli USA o in Giappone o in GB. Ha dei forti limiti, che stanno nel fatto che essa non sta in cima alla piramide della creazione del denaro in Italia; sopra di lei c’è la BCE, alle cui porte anche la Banca d’Italia deve bussare per avere riserve in euro, e quelle riserve possono esaurirsi.

Secondo, come già detto, oggi i 17 Stati dell’eurozona devono pagare gli interessi sul loro debito a dei privati, e non potendo più pigiare i fatidici bottoni al Tesoro e inventarsi il denaro necessario, dovranno anche tassare i cittadini. Questo significa che i creditori di fatto influenzano la politica fiscale di tutti i 17, e credo che vi rendiate conto di quale drammatica perdita di sovranità questo comporti. Inoltre, è notorio quanto volubili siano le entrate da prelievo fiscale, che non offrono garanzie di costanza e affidabilità tali da poter onorare debiti importanti.

I mercati finanziari sanno tutto questo e infatti hanno perduto ogni fiducia nel fatto che i 17 Paesi dell’euro possano sempre saldare i debiti nei tempi stabiliti. Di nuovo: hanno compreso che noi dell’eurozona non saldiamo il nostro dovuto con moneta propria, ma con moneta presa in prestito da altri, e se uno deve sempre contare su altri per pagare diviene inaffidabile. Ecco perché le agenzie di rating ci stanno declassando. E questo cosa significa? Significa che dicono ai mercati dei capitali che noi siamo debitori a rischio di bancarotta, per cui di conseguenza quei mercati che ci prestano i soldi ci chiederanno tassi d’interesse altissimi, o addirittura ci porranno come condizione il cosiddetto risanamento dei conti. Risanamento dei conti = la corsa degli Stati a tagliare tutto ciò che è assistenza pubblica, settore pubblico e previdenza sociale, con conseguenze catastrofiche per tutti noi, ma… anche e soprattutto col vantaggio per i medesimi capitalisti di poter poi comprare a prezzi stracciati ogni sorta di impresa pubblica, servizio pubblico, bene pubblico. Avete compreso bene: la privatizzazione selvaggia.

L’attuale crisi dell’euro è tutta qui, sta in ciò che avete appena letto, con alcuni addentellati che vale la pena conoscere per capire il cinismo di coloro che hanno manovrato per farci arrivare a codesto sfacelo, fonte di lucro immenso per i grandi capitali e di cui parlerò diffusamente nel capitolo IL PIU’ GRANDE CRIMINE. Prendiamo la povera Grecia. Cosa ci hanno raccontato di essa? Che è un Paese spendaccione, dove la mano statale dei clientelismi e delle prebende pubbliche è fuori controllo, e che ha talmente esagerato nella previdenza da trovarsi in bancarotta. I quotidiani e telegiornali hanno martellato questo mantra incessantemente, siamo tutti convinti che quell’esempio sia vergognoso, e gli Stati più sciuponi come Italia, Portogallo, Irlanda e Spagna (assieme a Grecia soprannominati PIIGS, e in inglese PIG è maiale…) sudano oggi ghiaccio per il timore di finire come Atene. Ma Atene era veramente questa pecora nera? No, per nulla. Uno studio degli economisti americani Dimitri B. Papadimitriou, L. Randall Wray e Yeva Nersisyan, pubblicato dal Levy Economics Institute of Bard College, ha dimostrato che: il debito greco è dovuto in maggioranza alla recessione economica mondiale, cioè calo PIL, calo tasse, e aumento conseguente di aiuti statali ai lavoratori in difficoltà di cui la Grecia non ha colpa– non è vero che il reddito pro capite greco è alto, ed è invece uno dei più bassi d’Europa – lo Stato Sociale greco spende pro capite in media 3.530 euro contro i 6.251 della media europea – i costi amministrativi greci sono inferiori a quelli tedeschi o francesi – la spesa dello Stato fino al 2005 era sotto la media OECD – la spesa pensionistica era in linea con quella tedesca e francese, nonostante si favoleggi di pensioni baby elargite come caramelle. Dunque? La realtà è che in Europa esiste una potenza economica, la Germania, che ha tutto l’interesse a scardinare gli altri Stati per crearvi poi sacche di povertà e di conseguenza manodopera a basso costo (i dettagli in IL PIU’ GRANDE CRIMINE). Ecco perché Berlino strilla contro la Grecia ‘spendacciona’ soffiando sul fuoco del suo debito/deficit. Ma in ciò la Germania è anche disgustosamente ipocrita, perché il motivo per cui essa oggi gode di un’eccedenza di conti correnti (è in attivo) sta proprio nel fatto che vi sono Paesi in Europa che le comprano le merci a tutto spiano spendendo troppo, fra cui la Grecia.

Questi sono solo alcuni accenni al disastro (creato di proposito) dell’invenzione dell’euro e conseguente riduzione in sostanziale schiavitù da debito e da mercati di capitali di 17 nazioni europee. Lo studio di Dimitri B. Papadimitriou, L. Randall Wray e Yeva Nersisyan si chiude come queste parole: “Nonostante gli sforzi disperati del governatore della BCE Jean-Claude Trichet per mantenere lo show a luci accese, la disintegrazione dell’euro è solo una questione di tempo. Non dobbiamo consolarci per nulla con il salvataggio della Grecia, poiché la tragedia generata dalla crisi attuale è solo all’inizio, e segnerà la morte non solo di una moneta, ma di una visione unitaria dell’Europa”.

In chiusura di questa parte, una precisazione che serve a chiarire un malinteso comune. Si è detto che uno Stato a moneta sovrana non ha limiti di spesa e non sarà mai strangolato dei mercati dei capitali privati. Alcuni a questo punto obiettano che “anche l’Argentina e la Russia avevano moneta sovrana, eppure sono fallite entrambe. Perché?”, e pensano così di aver smontato il costrutto enunciato finora. No, non smontano nulla e la spiegazione sta in un passaggio già scritto in precedenza che ricopio: “Vanno considerati come privi di sovranità monetaria anche quegli Stati che hanno agganciato la propria moneta a un’altra a un tasso di cambio fisso (es. una loro moneta viene sempre cambiata per un dollaro USA). Perché? Semplice: quei governi potranno emettere la propria moneta solo nella misura in cui hanno nelle proprie riserve altrettanti dollari. Se ne emettono di più, sono soggetti ad attacchi speculativi che li possono costringere ad abbandonare quel tasso di cambio fisso, e così falliscono (default). Questo ovviamente limita tantissimo la capacità di quei governi di spendere liberamente, come invece possono fare (anche a deficit) i Paesi a moneta sovrana. L’Argentina e la Russia delle drammatiche crisi finanziarie passate erano due casi tipici

 

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