Come in un nucleo profondo questa casa è Cristo (Castello Interiore, stanza IV; 2, 5; V; 2, 4)

 

Il Signore nostro non lascia nessuno nell'impos­sibilità di comprare le sue ricchezze, e si accontenta di ricevere da ciascuno quel tanto che costui può dargli. Badate, però, figliole: per acquistare i favori qui prospettati Egli vuole che non teniate nulla in riserva per voi: poco o molto che sia, lo esige tutto per sé (...). Non c'è prova migliore di questa per sco­prire se la nostra orazione arrivi all'unione o no (Castello Interiore, stanza V; 1,3).

Avrete già sentito parlare delle meraviglie che Dio opera nella produzione della seta: da semi che assomigliano a minuscoli granellini di pepe (...), appena viene il caldo e sui gelsi compaiono le foglie, comincia a sbocciare la vita. Prima che germogli il cibo di cui si dovranno nutrire, essi sono come morti; ma a poco a poco, col dischiudersi del fogliame di gelso, i bachi si sviluppano fino a diventare adulti. Allora si pon­gono sopra di essi dei ramoscelli, sui quali salgono e, dalle loro boccucce, secernono e filano la seta, fab­bricandosi dei bozzoli compatti in cui si rinchiudono. Là dentro ogni singolo bruco, che è grande e brutto, finisce il suo ciclo; ma poco dopo, sbuca dal bozzolo una farfallina bianca molto graziosa (...).

Da quali presupposti potremmo razionalmente dedurre che esseri così irrazionali come un baco 0 un'ape siano tanto diligenti e industriosi nel lavorare a nostro vantaggio, al punto che il povero bacolino finisce col perdere la vita nell'impresa? (...). Sorelle, basta questo ad offrirvi lo spunto per una prolungata meditazione (...).

Il bruco raffigurante l'anima si desta alla vita quando, sotto il caldo afflato dello Spirito Santo, comincia ad avvalersi dell'aiuto generico che Dio accorda a tutti noi, utilizzando i mezzi da lui lasciati in mano alla sua Chiesa, quali le confessioni frequenti, le buone letture e le prediche (...).

Non appena il baco ha raggiunto lo stadio maturo; come si diceva, comincia a secernere la seta e a costruirsi la casa nella quale dovrà morire. Questa casa, come suggerirei di interpretarla io nell'attuale contesto, è Cristo. Mi pare d'avere letto o udito da qualche parte che La nostra vita è nascosta in Cristo oppure in Dio che è lo stesso, o che la nostra vita è Cristo (...).

Osservate ora qui, figlie mie, cosa possiamo fare con l'aiuto di Dio: che Sua Maestà in persona diventi la nostra dimora costruita da noi stessi. Dicendo ciò potrei dare l'impressione di affermare che noi siamo in grado di aggiungere o togliere qualcosa a Dio. Pos­siamo farlo, eccome! Peraltro, non aggiungendo 0 togliendo a Dio, ma aggiungendo e togliendo a noi, come fanno quei minuscoli bachi. In effetti, non avremo ancora nemmeno terminato di fare tutto quanto possiamo in questo campo, che già interviene Dio a congiungere la sua grandezza al nostro lavo­retto da nulla, dandogli un valore talmente alto, da costituire lui stesso il premio della nostra fatica. E sic­come è stato lui a sostenere le spese maggiori, così vuole ora unire le nostre piccole tribolazioni a quelle grandi sofferte da lui, facendone una cosa sola (...).

Allora sbrighiamoci a tessere il bozzolo, scartando il nostro amor proprio e la nostra volontà, (...)  mettendo in pratica tutto quello che sappiamo e che ci hanno insegnato! Muoia, muoia pure questo bruco! E allora constaterete come vedremo Dio e come ci sentiremo immerse nella sua grandezza, al pari del

bacolino nel suo involucro. Badate che parlo di vedere Dio solo nel modo in cui Egli si fa sentire in questa forma di unione (...).

Quando il baco tuffato in questa orazione risulta ormai morto al mondo, ne sbuca una farfallina bianca (...). Vi dico sinceramente che neanche l'anima rico­nosce più sé stessa. Guardate infatti che differenza passa tra un repellente bruco e una farfallina bianca. Ebbene, la stessa diversità si rileva qui. I: anima ignora dove abbia potuto attingere per meritare tanto bene, perché perfettamente consapevole di non meritarlo (…)

È davvero uno spettacolo che invita a lodare Dio il vedere questa farfallina (...) che non sa più dove posarsi e sostare (...). Le sono spuntate le ali e quindi, essendo in grado di volare, come potrebbe acconten­tarsi di avanzare camminando a rilento? Tutto quanto riesce a fare per Dio le sembra poco, in confronto alle sue aspirazioni (...).

Dalla sensazione di mancato appagamento che danno le cose del mondo, nasce nell'anima il desiderio di piantarlo ed è un anelito così struggente che, se trova un po' di sollievo, è soltanto nel pensare che il suo continuare a vivere in questo esilio rientra nel volere di Dio (...).

Quest'anima, che ancora pochi anni e ancora pochi giorni prima pensava unicamente a sé stessa, chi l'ha tuffata in una sollecitudine così penosa? (...). La pena che si prova una volta giunti all'attuale tappa non è identica a quella derivante dalle nostre riflessioni. Quest'ultima infatti, con l'aiuto di Dio, la si può anche acquisire; ma essa non penetrerà mai sin nell'intimo delle viscere come nel caso nostro in cui dà l'impres­sione di stritolare e macinare l'anima senza che ella faccia una mossa per procurarsela, anzi a volte senza che nemmeno lo voglia (...).

In tale fase l'anima desidera una cosa sola: uscirne segnata, seppure inconsciamente col sigillo di Dio. Qui, infatti, si limita a comportarsi come la cera al momento in cui un altro vi stampa il marchio: la cera non se lo imprime da sé, ma si rende solo disponi­bile, vale a dire duttile. E anche per disporsi così non si ammorbidisce da sé, ma ciò che fa è soltanto star­sene immobile e senza opporre resistenza (...).

Vedete quindi, cosa arrivi a fare il nostro Dio affinché l'anima impegnata si riconosca per sua: le dà quello che possiede, ossia la stessa disponibilità pre­sentata da suo Figlio in questa vita, ed è tanto ovvio che grazia maggiore non potrebbe accordarci (Castello Interiore, stanza V; 2, 2-8. 10-13).

Orazione

Confronto

 

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