Conoscere cosa vuol dire amare (Cammino Valladolid 6, 3)

 

Mi soffermerò a spiegare solo tre direttive perché è assai importante che com­prendiamo bene quale grande valore rivesta l'osser­varle, per avere la pace interna ed esterna che il Signore ci ha tanto raccomandato (...). La prima è l'a­more reciproco; la seconda il distacco da tutte le crea­ture; la terza la vera umiltà che, sebbene nomini per ultima, è la principale e le abbraccia tutte quante.

Quanto alla prima, cioè di amarvi intensamente a vicenda, voglio ricordarvi che è di grandissima impor­tanza perché non vi è nulla di così gravoso che non si sopporti facilmente quando ci si ama. (…) Non permettiamo che il nostro cuore diventi schiavo di alcuno, tranne di Colui che l’ha riscattato col suo sangue (Cammino Escorial 6, 1.5).

Quelli che afferrano quale diversità ci sia fra amare il Crea­tore o la creatura, (…) amano ciò che vedono e si affezionano a ciò che odono; ma puntano su cose che riscontrano stabili. Di conseguenza, se amano un amico, attraversano i corpi - perché, come ho detto, non possono insabbiarsi in essi -, passano alle anime e scrutano per vedere se v’è qualche componente da amare; se non ce n’è, ma scoprono qualche indizio o qualche disposizione da cui si può arguire che scavando si potrà trovare l’oro in questa miniera, qualora nutrano amore, non rimpiangono la fatica. Non c’è ostacolo che non siano pronti a superare volentieri per il bene di quell'anima, perché deside­rano amarla (...). È un amore che viene a costare molto caro, perché non lascia nulla d’intentato pur di agevolarne il profitto a proprie spese: sarebbe pronta a sacrificare mille vite per il minimo vantaggio conseguibile dalla persona amata. (…) Così gio­vano molto a quanti godono della loro amicizia, perché sebbene in pratica non lo facciano, lasciano trasparire che vorrebbero essere loro d’esempio più con le opere che con le parole (...). Non sopportano di trattarli con doppiezza, né di vederli in qualche difetto, se pensano di offrire loro un aiuto nel progredire (Cammino Escorial 9,3; 10, 2.3; 11, 4.9).

Veniamo ora al distacco da cui dobbiamo essere animati (…). Non avete mai sentito dire che il peggior ladro è quello annidato in casa? In effetti, vi restiamo noi. È il di più; per cui, se non si (…) bada bene - come l’affare più importante di ogni altro - a rinun­ciare alla propria volontà, molti ostacoli si frappor­ranno per toglierci la libertà di spirito che, sola, ci per­mette di volare verso il Creatore non più carichi di terra e di piombo. (…)  Un ottimo antidoto a questa anomalia è il ram­mentare continuamente che tutto è vanità e termina a brevissima scadenza. Tale pensiero serve a disto­gliere il nostro affetto da tutto e a polarizzarlo su ciò che è destinato a durare per sempre. Sebbene questo sembri un mezzo sussidiario debole, giunge a fortificare molto l'anima, portandola a prestare grande attenzione anche alle cose più piccole. Appena ci accor­giamo di affezionarci a qualcuna di esse, bisogna non pensarci più e indirizzare invece la mente a Dio: Sua Maestà ci aiuta di sicuro. Ci ha già fatto una grande grazia (...) ma ci resta ancora il compito di staccarci da noi stesse; ed è uno strappo duro da eseguire, perché siamo molto attaccate al nostro io e ci amiamo intensamente (Cammino Escorial 12, 1; 14.1.2).

State pur certe che, nel gioco degli scacchi, colui che non sa disporre bene i pezzi finirà per giocare male e se non sa fare scacco, non saprà neppure fare scacco matto. (...) In questo gioco, la regina è quella che può fare al re la guerra più accanita, seppure con l’aiuto di tutti gli altri pezzi. Ebbene, non c'’ regina che costringa il Re divino ad arrendersi come l’umiltà: essa lo attirò dal cielo nel grembo della Vergine e con essa pure noi lo attireremo (...) nelle anime nostre (Cammino Escorial 24, 1.2).

Guardatevi da certe forme di umiltà la cui nota dominante è una grande inquietudine per la gravità dei peccati passati (...). Se tale ondata di riflessione sopravviene suscitando sconcerto, inquietudine e apprensione nell'anima, convincetevi che si tratta di una tentazione, perché l'umiltà non viene da un simile marasma (...). Se vi trovate in questa situazione, fate il possibile per allontanare il pensiero dalla vostra miseria, fissandolo sulla misericordia di Dio, sull’amore che ci porta e su quello che ha patito per noi. Infatti, la vera umiltà non inquieta mai, non agita, non disturba, ma inonda l'anima di pace, di soavità e di riposo (...). Non solo non la inquieta e non la restringe, ma la dilata e la rende più abile al servizio di Dio (Cammino Escorial 67, 3; Cammino Valladolid 39, 2).

Chi ama veramente Dio, ama anche tutto ciò che è buono, vuole tutto ciò che è buono, favorisce tutto ciò che è buono, (...) non predilige che la verità e quanto è degno di essere amato. Pensate che per chi ama sinceramente Dio sia possibile amare le vanità; le ricchezze, le adulazioni, gli onori del mondo, pian­tare contese o provare invidie? Ovviamente no; e tutto perché non mira ad altro che a contentare F Amato. Muore dal desiderio di, venire da lui riamato e quindi gioca la vita nel cercare di scoprire il modo di riu­scirgli più gradito (Cammino Escorial 69, 3).

Orazione

Confronto

 

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