Difensore della donna (Lc 13,10-17)

 

Stava insegnando in una sinagoga in giorno di sabato. C’era là una donna che uno spirito teneva inferma da diciotto anni; era curva e non riusciva in alcun modo a stare diritta. Gesù la vide, la chiamò a sé e le disse: «Donna, sei liberata dalla tua malattia», Impose le mani su di lei e subito quella si raddrizzò e glorificava Dio. Ma il capo della sinagoga, sdegnato perché Gesù aveva operato quella guarigione di sabato, prese la parola e disse alla folla: «Ci sono sei giorni in cui si deve lavorare; in quelli dunque venite a farvi guarire e non in giorno di sabato». Il Signore gli replicò: «Ipocriti, non è forse vero che, di sabato, ciascuno di voi slega bue o l’asino dalla mangiatoia, per condurlo ad abbeverarsi? E questa figlia di Abramo, che Satana ha tenuto prigioniera per ben diciotto anni, non doveva essere liberata da questo legame nel giorno di sabato?». Quando egli diceva queste cose, tutti i suoi avversari si vergognavano, mentre la folla intera esultava per tutte le meraviglie da lui compiute.

 

Guida di lettura

Sorprende vedere Gesù circondato da tante donne: amiche autentiche come Maria di Màgdala o le sorelle Marta e Maria di Betània; seguaci fedeli come Salome; sconosciute inferme che lo accudiscono con grande fede. Senza dubbio vedono in Gesù un comporta mento differente. Anzitutto, noi discepoli dobbiamo imparare a guardare la donna come la guardava Gesù. Con rispetto, amore e tenerezza speciale.

 

Accostamento al testo evangelico

La donna curva. Come viene descritta l’infermità della donna? È soltanto un’infermità fisica? Questa donna «curva», che vive guardando il suolo, può essere un riflesso della sua situazione sociale?

Atteggiamento di Gesù. Come reagisce davanti a questa donna? Che cosa fa esattamente? Ha importanza il suo sguardo? Perché la chiama a sé? Scorgi nelle sue parole qualcosa di più della sua volontà di guarirla?

Liberazione della donna. Che cambiamenti si producono nella donna? Immagina la donna in quella società maschilista, in piedi, eretta, dando gloria a Dio pubblicamente nel mezzo della sinagoga. Che cosa ti dice?

Reazione del capo della sinagoga. Che cosa pensi della sua indignazione? Perché non gioisce della guarigione della donna? Che immagine si fa di Dio?

La risposta di Gesù. Capisci l’esempio pratico che propone? Dov’è l’«ipocrisia» del capo della sinagoga e di coloro che la pensano come lui? Gesù, come chiama la donna? Cogli l’importanza di questo dettaglio?

Conclusione del racconto. Le parole di Gesù provocano rea-zioni differenti. Come si spiega la reazione dei suoi avversari? Perché la gente si rallegra? Anche tu provi gioia al vedere com’è Gesù con la donna?

 

Commento

La donna liberata da Gesù

 

Come sua abitudine, Gesù si trova a insegnare in una sinagoga in giorno di sabato. Tanto lo spazio sacro della sinagoga come il giorno di sabato, consacrato al Creatore e Liberatore d’Israele, invitano a pensare a Dio amico della vita.

Il centro della scena Io occupa la guarigione di una donna curva. L’episodio è narrato con grande forza evocativa. Luca ci presenta Gesù che libera la donna da lacci che le impediscono di vivere con la dignità di «figlia di Abramo» insieme agli uomini d’Israele.

Tra la folla che si è radunata nella sinagoga c’è una donna inferma. La descrizione della sua infermità va più in là di un male fisico. La donna è vittima di uno spirito che la tiene «curva», rivolta al suolo, senza potersi raddrizzare in alcun modo. Il male pare irrimediabile perché dura da diciotto anni.

Lo stato della donna è umiliante. Cammina senza poter alzare i suoi occhi all’orizzonte. Però, proprio secondo la cultura popolare, il camminare eretto è l’elemento che differenzia chiaramente l’essere umano dagli animali. Senza dubbio, lo stato fisico di questa donna senza nome è il migliore riflesso della situazione nella quale si trovano le donne in quella società; private di autonomia, sottomesse all’autorità patriarcale dei loro mariti, senza presenza sociale significativa, discriminate religiosamente, vittime degli abusi dei maschi. In quella società, la donna può solo camminare «curva», senza poter guardare in faccia l’uomo.

L’inferma è sicuramente nella parte della sinagoga riservata alle donne. Secondo il racconto, Gesù «la vede», interrompe il suo insegnamento e «la chiama». Tutto incomincia con lo sguardo di Gesù alla donna curva. Non può restare indifferente di fronte alla sua sofferenza e umiliazione. Il suo modo di guardare la donna è il punto di partenza della sua azione liberatrice. La chiama a sé e le dice queste parole che noi discepoli non dobbiamo mai dimenticare: «Donna, sei liberata dalla tua malattia». Poi impone le mani su di lei e l’avvolge con la forza guaritrice e la tenerezza di Dio.

La donna si raddrizza. Può sollevare i suoi occhi al cielo. Può guardare in faccia Gesù. La scena è insolita. Luca lo afferma con gioia: la donna «glorificava Dio». Accanto a Gesù, nel centro della sinagoga, dove praticamente si dava la parola solo agli uomini, questa donna, in piedi, eretta, liberata da Gesù, glorifica Dio davanti a tutta la folla.

Il capo della sinagoga, responsabile del luogo di preghiera, s’indigna perché Gesù ha guarito la donna di sabato. «Ci sono sei giorni in cui si deve lavorare; in quelli dunque venite a farvi guarire e non in un giorno di sabato». Si sente obbligato a intervenire. Non si rallegra della guarigione dell’inferma. Non capisce che questa donna liberata dà più gloria a Dio dell’osservanza del sabato. Considera che ciò che ha fatto Gesù è una trasgressione della legge di Dio, non un gesto liberatore eseguito nel suo nome. Per il capo della sinagoga, l’osservanza del sabato proibisce di reagire davanti alla sofferenza guarendo la donna. Per Gesù il sabato, giorno consacrato a Dio, è il più adatto per mettere in pratica l’amore che libera.

Gesù agisce prima che la folla dica qualcosa. Per le strade della Galilea ha seminato il suo messaggio: la prima cosa per Dio è la vita delle persone, non la religione; il sabato deve essere a servizio dell’uomo e non viceversa; deve essere un giorno di liberazione; il modo migliore di celebrare Dio creatore della vita e liberatore del popolo è affrancare le persone, slegare i lacci, ridare la vita e riaffermare la sua dignità.

Gesù porta un esempio pratico per smascherare l’ipocrisia che si nasconde nel capo della sinagoga e in coloro che la pensano come lui. Come tutti sanno, chiunque di loro «slega» il bue e l’asino di sabato per condurli a bere al ruscello o al pozzo del villaggio. E non si doveva liberare dai lacci questa donna per ridarle la salute e la dignità? Questa donna non è un animale, anche se è vissuta curva, rivolta al suolo, «legata da Satana per diciotto anni». È «figlia di Abramo», membro del popolo eletto, proprio come il capo della sinagoga e quanti condannano Gesù.

Le parole di Gesù provocano una divisione tra coloro che lo ascoltano. I suoi «avversari» si vergognano e restano muti: si rendono conto che stanno rendendo Dio un idolo falso, che cerca solo il suo culto e il suo onore e non sente compassione per le sue figlie. La folla, al contrario, si riempie di gioia al vedere le meraviglie che compie Gesù: nella sua compassione liberatrice scoprano la salvezza che Dio offre alle donne.

 

Orazione

Confronto

 

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