Il modo che ha avuto Maria

il modo che ha avuto Maria di vivere la sua identità personale sulla terra è stato totalmente libero. Maria è stata totalmente se stessa, senza paura, senza sfiducia, senza esercitare violenza, senza deficit di amore; ha assunto pienamente la sua responsabilità nella contingenza del mondo e nelle vicissitudini della sua traiettoria di vita, che non è stata precisamente facile. Maria non è stata violenta, ma la sua vita è stata investita in pieno dalla violenza del mondo: ha dovuto assistere alla tortura, alla derisione e all’esecuzione pubblica di suo figlio. Ma la violenza esterna, per estrema che fosse, non ha generato in lei violenza interiore. Come suo figlio Gesù, Maria, invece di odiare, ha perdonato e amato. Facendo uso delle espressioni paoline, possiamo affermare che il “corpo terreno” di Maria – come quello di Gesù – corrispondeva in tutto e per tutto al suo “corpo spirituale”. Parlare di una vita senza paura, senza sfiducia, senza esercizio della violenza e senza deficit di amore risulta estraneo all’esperienza umana abituale. Risulta difficile credere che l’umano sia capace di tanto. Ma questa è la “buona notizia” del vangelo. Questo è l’orizzonte che dà senso alla vita umana. Quando si vive la vita con paura, con sfiducia, esercitando la violenza, con deficit di amore, non si registra la corrispondenza tra il “corpo terreno” e il “corpo spirituale”, ma il “corpo terreno” deve essere trasformato prima di accedere alla pienezza. Nella sua lettera ai cristiani di Corinto, l’apostolo Paolo paragona la trasformazione del “corpo terreno” a un seme: «Ciò che tu semini non prende vita, se prima non muore; e quello che semini non è il corpo che nascerà, ma un semplice chicco, di grano per esempio o di altro genere. […] Così anche la risurrezione dei morti: si semina corruttibile e risorge incorruttibile; si semina ignobile e risorge glorioso, si semina debole e risorge pieno di forza; si semina un corpo animale, risorge un corpo spirituale» (1Cor 15, 36-38; 42-44). Il corpo spirituale riflette ciò che siamo autenticamente e quel che risulta decisivo affermare è che l’anima … non può raggiungere la sua pienezza senza il corpo. Ciò che risulta incompatibile con la pienezza umana è la paura, la sfiducia, l’esercizio della violenza e il deficit di amore.

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La vita eterna (zoé) è vita nuova che si può iniziare a sperimentare durante la vita terrena … in maniera eminentemente pratica. Quando ci amiamo gli uni con gli altri cercando il bene reciproco, la nostra vita si trasforma, palpabilmente, visibilmente. Soprattutto se siamo malati e dipendiamo dagli altri per sopravvivere.

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La nostra corporeità e la nostra necessità di prenderci cura gli uni degli altri sono una benedizione, tanto più quando, nel momento in cui l’invecchiamento o la malattia rendono la persona bisognosa di aiuto anche l’igiene personale intima, le limitazioni fisiche possono essere sperimentate come degradanti. La nostra cultura associa la dignità della persona alla sua autonomia personale; la tradizione cristiana, al contrario, associa la dignità della persona al suo essere stata creata “a immagine di Dio”.

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