Il mondo interiore si dilata e germina una messe di beni (Castello Interiore, stanza IV; 2, 6)

 

Per avanzare molto su questa strada e salire alle dimore a cui aspiriamo, l'essenziale non sta nel pen­sare molto, bensì nell'amare molto. Fate quindi ciò che più vi sprona ad amare. Forse non sappiamo neppure cosa significhi amare; é non me ne stupisco eccessivamente, perché non consiste nel maggior gusto spirituale, ma nella maggior risolutezza nel cercare di accontentare Dio in tutto, nel fare ogni possibile sforzo per non offenderlo, nel pregarlo per l'incremento costante della gloria di suo Figlio (...): questi sono sintomi dell'amore; non mettetevi perciò in mente che mtto stia nel non pensare ad altro, e che se divagate un poco tutto vada perduto (...).

Non si rammenta più che in noi esiste un mondo interiore. Come non siamo in grado di fermare il moto dell’universo, che continua la sua corsa vertiginosa, così non riusciamo a fermare il pensiero (...). Ci conside­riamo perdute e diamo per sciupato il tempo che pas­siamo davanti a Dio; mentre invece l'anima è magari intensamente assorta in lui, e il pensiero si dibatte nella cerchia esterna del castello (...). Perciò non dobbiamo turbarci e meno che meno abbandonare l'orazione (...). In sostanza, per la maggior parte, tutte le inquietudini e le sofferenze ci provengono dalla mancata conoscenza della nostra situazione (...). È necessario perciò arrivare a conoscerci a fondo per non imputare all'anima ciò che è invece un semplice effetto di fantasia, della natura e del demonio (Castello Interiore, stanza IV; 1, 7.9.14).

 

Quelli che io chiamo "gusti" di Dio e a cui altrove ho dato il nome di "orazione di quiete", sono molto diversi (...). Per intendere meglio, facciamo conto di vedere due fontane le cui vasche stiano riempiendosi di acqua (...)

Mettiamo ora che le due vasche si riempiano di acqua in modo diverso; in una essa arriva molto da lontano, per mezzo di lunghi acquedotti e di tubazioni artificiali, mentre nell'altra, che è costruita sulla sor­gente stessa, arriva per via diretta. Questa seconda si va quindi riempiendo d'acqua senza alcun rumore, e se la vena dà un getto abbondante, come quella di cui stiamo parlando, una volta che abbia il bacino colmo lascia traboccare il liquido dando origine ad un generoso ruscello: non occorrono meccanismi, la strut­tura delle condotte non va soggetta ad usura e quindi non s'interrompe; il flusso d'acqua continua peren­nemente a sgorgare. La differenza sta tutta qui.

L'acqua proveniente dalla rete di condutture rap­presenta, secondo me, le "soddisfazioni" (...) che si ottengono con la meditazione spremendo la mente, avvalendosi della riflessione sulle creature e stancando così l'intelletto. Siccome in definitiva provengono dai nostri macchinosi sforzi, quando debbono giungere a riempire talvolta di vantaggi l'anima, lo fanno con rumore (...).

Nell'altra fontana, invece, l'acqua zampilla dalla sua stessa polla sorgiva che è Dio (...); fluisce dal profondo del nostro essere, io non so in che direzione e in che modo, producendovi una pace, una quiete e una soavità inesprimibile. Si tratta di gioie e di diletti che, sebbene da principio non si facciano sentire nel cuore, come quelli del mondo, in seguito inondano ogni cosa (...) e il cuore si dilata. Francamente mi sembra che questo piacere abbia la sua scaturigine non nel cuore, bensì in un punto ancora più interno, come in un nucleo profondo. Penso debba essere il centro dell'anima. Lo ammetto: vado scoprendo in noi stessi tanti segreti risvolti, da restarne sovente incantata. E quanti altri ancora ce ne devono essere! (...)

Appena l'acqua celeste comincia a sgorgare dalla sorgente, vale a dire dal profondo di noi stessi, sembra che tutto il nostro interno si vada dilatando e ampliando, facendo al contempo generare una messe di beni indicibili che l'anima stessa non riesce a com­prendere neanche mentre ne fruisce (...). È una cosa di cui non è nemmeno possibile farsi un'idea, poiché per quanti ingegnosi sforzi mettiamo in atto non riu­sciremo mai ad acquisirne un concetto; ed è appunto da questo fatto che si vede in maniera lampante come non sia un prodotto forgiato col metallo nostro, bensì con foro purissimo della sapienza divina.

Queste realtà di orazione si vengono a conoscere soprattutto dagli effetti e dalle opere che ne seguono, in quanto non esiste miglior crogiolo per provarle. Per chi le riceve, è già una grandissima grazia del Signore se arriva ad esserne consapevole, e comunque sempre assai grande se non torna indietro (...).

La soavità e la dilatazione interiore si manifestano nel fatto che l'anima invece di rimanere fiacca come prima in tutto quello che riguarda il servizio di Dio ne esce fortificata e libera (...). Ha messo da parte ogni timore servile, pur nutrendo un timore ancora più vivo di offendere Dio: gli resta anzi una grande fiducia di arrivare a goderlo (...). Ormai le sembra di potere tutto in Dio (...). Lo sgomento di cui si sen­tiva oppressa di fronte alle tribolazioni si è attenuato, perché la sua fede si è ravvivata ed ella capisce che se sarà capace di sostenerle per Dio, Egli le darà la grazia di sopportarle con pazienza; in quanto le è rimasto addosso un grande desiderio di fare qualcosa per il Signore.

Lo ringrazi sentitamente chi scopre questo in sé, perché è assai doveroso mostrarsi riconoscenti per i favori ricevuti (...). Tale atteggiamento dispone inoltre a sapere ascoltare, come viene consigliato in parecchi libri, dove si raccomanda di non forzare l'in­telletto a discorrere, bensì di stare attenti a cogliere ciò che il Signore va operando nell'anima (...).

L'unica cosa che dobbiamo fare è chiedere come poveri indigenti davanti ad un grande, ricco impera­tore, e poi subito abbassare gli occhi e attendere con umiltà (...).

Da parte nostra l'atteggiamento più fruttuoso e gradito a Dio è quello di tenere sempre presenti il suo onore e la sua gloria, dimenticando invece noi stessi, il nostro profitto, la nostra soddisfazione e il nostro gusto (Castello Interiore, stanza IV; 2, 2-6.8; 3, 4-6.9).

Orazione

Confronto

 

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