1_L’ orazione un dono per l’umanità (Cammino 1)

 

«Le gioie e le speranze, le tristezze e le angosce degli uomini d’oggi, dei poveri soprattutto e di tutti coloro che soffrono, sono pure le gioie e le speranze, le tristezze e le angosce dei discepoli di Cristo, e nulla Vi è di genuinamente umano che non trovi eco nel loro cuore» (Gaudium et Spes, 1).

«La rottura tra Vangelo e cultura è senza dubbio il dramma della nostra epoca, come lo fu anche di altre» (Paolo VI, Evangeli Nunziandi, 20).  

«Io sento di portare nel più segreto del mio essere lo sforzo totale dell’Universo» (Teilhard de Chardin, il Sacerdote). 

«Una cosa diventa sempre più evidente in me, e cioè che Tu non puoi aiutare noi, ma che siamo noi a dover aiutare Te, e in questo modo aiutiamo noi stessi» (Etty Hillesum, Diario). 

 

 

APERTI ALL’UMANITA’

Dio è in esodo permanente verso l’umanità. L’Incarnazione è un fatto incredibile: Dio in Gesù di Nazareth ha voluto farsi carne della nostra carne e entrare nella vicenda di ognuno di noi. Per questo, niente di umano risulta alieno alla relazione con Dio. Tutto ha ricevuto il tocco della mano dell’Amato e ogni cosa è rivestita della Sua bellezza.

Per chi prega non è indifferente il modo di vivere e di porsi nei confronti degli altri. Non è la stessa cosa. Ci sono forme di vivere e, pertanto di pregare che non hanno uscita. «Quando stendete le mani, io distolgo gli occhi da voi. Anche se moltiplicaste le preghiere, io non ascolterei: le vostre mani grondano sangue (Is 1, 15).

Santa Teresa non visse al margine del suo tempo: guerre di religione, persecuzioni religiose, milioni di persone che non avevano modo di conoscere Gesù, uomini e donne che cercavano a tentoni il volto di Dio … (C 1,2). Appassionata dell’umanità, e di quella cha appartiene al Signore, si mette dentro la storia, col cuore che è accanto alla miseria degli uomini, perché il Padre è misericordioso (cf. Lc 6, 36).

Ha qualcosa a che vedere quel che sta accadendo nel mondo, specie ai più poveri, con la tua vita di orazione?

 

L’ORAZIONE NON E’ EVASIONE

L’orazione non è un rifugio, tanto meno un modo di evadere. È sempre aperta alla vita e conduce alla vita e a dare vita, con abbondanza. Nell’orazione non importano solo le parole e i sentimenti, parte costitutiva dell’umano (guai se non vi fossero), ma i fatti anzitutto: «Non chiunque mi dice: “Signore, Signore”, entrerà nel regno dei cieli, ma colui che fa la volontà del Padre mio che è nei cieli» (Mt 7, 21).

Ci si chieda non solo com’è la nostra preghiera ma anche com’è il nostro agire, il nostro vivere. Perché le due cose vanno assieme.

Santa Teresa reagisce di fronte al vissuto attorno a lei e prega, chiedendosi cosa possa fare. Si sente parte, responsabile, chiamata a dare una risposta. Anzitutto si angoscia davanti alla propria impotenza (C 1, 2). Poi «fiduciosa nella gran bontà di Dio che non manca mai di aiutare a chi si decide a lasciare ogni cosa per Lui» (C 1, 2), si dispone ad agire: «Mi determinai a fare quel poco che dipendeva da me» (C 1, 1). Per Teresa fare è essere: «essendo tali le mie compagne quali me le ero raffigurate nei miei desideri» (C 1, 2).

Si convertono in azioni le parole e i sentimenti che avverti nell’orazione? Ti conduce l’orazione alla vita?

 

APRIRE SPAZI PER DIO

Molte persone si sentono impossibilitate a vivere un’amicizia con Dio. Hanno bisogno che qualcuno le aiuti ad aprire brecce al Suo mistero. Perché Dio non è un problema da risolvere ma un mistero da scoprire in un’avventura senza fine. Lo stile di vita imposto dalla società in cui viviamo, e che contribuiamo a forgiare, tenta di costringere l’uomo ad agire chiuso alla trascendenza. È sua «la religione (perché tale è) dell’uomo che si fa Dio». Questo tuttavia non ci impedisce di pervenire a noi stessi, nella libertà, di rientrare nella dinamica della Creazione intera che «geme e soffre le doglie del parto fino ad oggi» (Rom 8, 22).

L’antica storia del Samaritano è stata il paradigma della spiritualità dell’ultimo Concilio, come diceva Paolo VI: «Una simpatia immensa lo ha tutto pervaso. La scoperta dei bisogni umani (e tanto maggiori sono, quanto più grande si fa il figlio della terra) ha assorbito l’attenzione del nostro Sinodo. Dategli merito di questo almeno, voi umanisti moderni, rinunciatari alla trascendenza delle cose supreme, e riconoscerete il nostro nuovo umanesimo: anche noi, noi più di tutti, siamo i cultori dell’uomo» (Paolo VI, Discorsi, 8 dicembre 1965).

Se l’umanità è stanca di cercare Dio, i nostri oranti le sono vicini, come tanti samaritani, che aprono strade che portano a Lui. Sono come la pioggia che permette di germogliare ai semi nascosti nella terra. «Mi metto sulla strada per cercarti un tetto. Ci sono molte case disabitate nelle quali io ti introdurrò come invitato di onore» (Hillesum). «Nel dialogo silenzioso del cuore con Dio si preparano le pietre vive con le quali continua a crescere il Regno di Dio» (Edith Stein).

Santa Teresa apre la realtà a Dio. E chiede aiuto per realizzare assieme ad altri quel che non può fare da sola. Si trova implicata ed implica quelli che la vogliono seguire «Tutti occupate in orazione» (C 1, 2). «Oh, sorelle mie in Cristo, aiutatemi! … No, sorelle mie, non è questo il tempo da sciupare in domande di così poca importanza!» (C 1, 5).

Come comunichi a una società che si allontana da Dio la notizia incoraggiante del Vangelo?

 

UNA ORAZIONE INCARNATA

È quella che germoglia dal quotidiano rispettato e assunto per se stesso. Al quale si pone la domanda credente, teologale: «Signore, che mi vuoi dire?» (cf Gv 6,28-29).

È quella che sorge da un quotidiano colto alla luce della Parola di Dio. «Il popolo di Dio, mosso dalla fede con cui crede di essere condotto dallo Spirito del Signore che riempie l’universo, cerca di discernere negli avvenimenti, nelle richieste e nelle aspirazioni, cui prende parte insieme con gli altri uomini del nostro tempo, quali siano i veri segni della presenza o del disegno di Dio. La fede infatti tutto rischiara di una luce nuova, e svela le intenzioni di Dio sulla vocazione integrale dell'uomo, orientando così lo spirito verso soluzioni pienamente umane» (Gaudium et Spes, 11).

È quella che nasce da una quotidianità trasfigurata. Le realtà del tempo non sono un mero intermediario per andare a Dio. Dio è intimo alla realtà: ne è al cuore. L’orazione ci educa alla visione nella realtà dell’Invisibile e a trattare con il Dio-con-noi.

Così è la prima orazione di santa Teresa nel Cammino: «Non posso fissarmi in questo spettacolo, o mio Redentore, senza sentirmi spezzare il cuore! Che è mai questo dei cristiani di oggi? Possibile che a perseguitarvi siano sempre coloro che vi sono più obbligati, perché scelti da Voi come vostri amici, a cui compartite le vostre grazie più belle, in mezzo a cui vivete, e a cui vi comunicate con i sacramenti» (C 1, 3).

Che orazione nasce dagli avvenimenti che più ti colpiscono? Esprimila.

 

 

 

 

    

                                     Momento di Orazione

 

•          Apriti all’azione dello Spirito. Lascia che preghi in te e ti insegni a pregare. Lo Spirito viene in aiuto alla tua debolezza e intercede per te con gemiti inesprimibili (cfr. Rom 8, 26).

 

•          Guarda all’umanità che ti circonda e confida anche per essa in Dio. 

 

«Che profondo accecamento! Cerchiamo la felicità dove è impossibile trovarla. Creatore, abbiate pietà delle vostre creature! Non vedete che non intendiamo noi stessi, che non sappiamo quel che desideriamo, e non riusciamo a trovare quello che domandiamo? […] Voi dite, Signor mio, che siete venuto a cercare i peccatori (Mt 9, 13). Eccoli qui, Signore, i veri peccatori! Deh, non guardate alla nostra cecità, ma al sangue prezioso sparso per noi dal vostro Figliolo! Fate che fra tanta malizia risplenda la vostra misericordia, e considerando che siamo vostre creature, spandete su di noi la vostra misericordiosa clemenza» (Teresa di Gesù, Esclamazioni 8, 2-3 ).

 

Rivolgi a Dio questa semplice supplica: Dammi un cuore semplice, Signore, perché sappia piangere con chi piange e gioire con chi gioisce.

Prega «dalla terra», con la parole che nascono da un cuore di carne. Offri le tue labbra e la tua voce all’iniziativa dello Spirito.

  • Intercedi: Chiedere per il prossimo riempirà il tuo cuore più di quello che potresti ottenere chiedendo per te stesso.
  • Loda: La lode è la preghiera dell’amore. La lode avvicina a Dio.
  • Adora: Due innamorati possono rimanere ore senza dirsi nulla, semplicemente standosene accanto l’un l’altro.
  • Ringrazia: il ringraziamento ti porta a rileggere la vita, cercandovi l’amore, come quel seme che va alimentato, procurando «di incominciare sempre, di bene in meglio» (F 29, 32) con l’aiuto della Grazia.

Chiediti e rispondi con sincerità: “cosa posso fare io”? E realizzalo, semplicemente.

Fai in modo che le tue mani si stringano ad altre per poterlo realizzare.

 

 

 

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