La conclusione

«Chiunque pertanto ascolta questi miei discorsi e li mette in pratica, è simile ad un uomo saggio che edificò la sua casa sulla roccia. Cadde la pioggia, vennero i torrenti, soffiarono i venti e si abbatterono su quella casa, ma non cadde, perché era fondata sulla roccia. E chiunque ascolta questi miei discorsi e non li mette in pratica è simile all’uomo stolto che edificò la sua casa sulla rena. Cadde la pioggia, vennero i torrenti, soffiarono i venti, s’abbatterono su quella casa ed essa crollò e fu grande la sua rovina». Quando Gesù ebbe finiti questi discorsi, le folle rimasero stupite per il suo insegnamento; egli infatti insegnava loro come uno che ha autorità e non come i loro scribi.

Abbiamo sentito il sermone sulla montagna, forse lo abbiamo anche capito. Ma chi lo ha ascoltato veramente? A questa domanda Gesù risponde alla fine. Gesù non lascia semplicemente che i suoi uditori si allontanino, facciano del suo discorso ciò che a loro piace; che cerchino in esso ciò che a loro sembra utile per la loro vita, che esaminino in quale rapporto con la ‘realtà’ stia questo insegnamento. Gesù non dà libero corso alla sua Parola, non la concede ai suoi uditori perché ne usino come vogliono, perché con le loro mani di trafficanti ne abusino, ma la dà loro in modo tale che solo lui mantiene ogni suo potere su loro. Dal punto di vista umano ci sono infinite possibilità di intendere e di interpretare il sermone sulla montagna. Gesù conosce una sola possibilità: andare ed obbedire. Non interpretarlo, usarne, ma agire, obbedire. Solo così si ascolta la Parola di Gesù. Ma nemmeno parlare delle azioni come di una possibilità ideale, bensì incominciare veramente con il fare.

Questa Parola, alla quale concedo il potere su di me, che proviene dal «ti ho conosciuto», che mi pone subito nell’azione, nell’obbedienza, è la roccia sulla quale posso costruire una casa. A questa Parola di Gesù che viene dall’eternità corrisponde solo la semplice azione. Gesù ha parlato: a lui la parola, a noi l’obbedienza. Solo nell’azione la Parola di Gesù mantiene il suo onore in mezzo a noi, la sua forza, la sua potenza. La tempesta può ora soffiare sulla nostra casa, l’unità con Gesù, creata dalla sua Parola, non può più essere spezzata.

Accanto all’agire c’è solo il non-agire. Non esiste un voler fare ma non fare. Chi usa la Parola di Gesù diversamente che. agendo, dà torto a Gesù, nega il sermone sulla montagna, non mette in atto la sua Parola. Ogni questionare, ogni problematizzare, ogni voler interpretare è un non-agire. Compaiono qui il giovane ricco e lo scriba di Luca 10.

Per quanto io affermi la mia fede, la mia fondamentale accettazione di questa parola, Gesù lo chiama un non-agire. Ma la Parola che io non voglio mettere in atto non è, per me, una roccia, su cui possa costruire la mia casa. Qui non c’è unità con Gesù. Egli non mi ha ancora conosciuto. Perciò, se ora viene la tempesta, la Parola per me è subito persa, io mi accorgo che in realtà non ho mai creduto. lo non possedevo la Parola di Gesù, ma una parola che gli avevo strappata e fatta mia riflettendovi, ma non agendo. Ora la mia casa crolla, perché non poggia sulla Parola di Gesù.

«E le folle rimasero stupite...». Che era accaduto? Il Figlio di Dio aveva parlato. Egli aveva preso su di sé il giudizio sul mondo. Ed i suoi discepoli erano accanto a lui.

 

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