La decisione

«Non temeteli dunque, perché non vi è nulla di nascosto che non sarà rivelato e nulla di occulto che non sarà conosciuto. Quello che dico a voi nelle tenebre, ditelo nella luce e quello che udite all’orecchio, predicatelo sui tetti. Non temete coloro che uccidono il corpo, ma non possono uccidere l’anima; temete piuttosto colui che può fare perdere anima e corpo nella Geenna. Due passeri non si vendono forse per un asse? Eppure nemmeno uno di essi cadrà a terra senza il volere del Padre vostro. Persino i capelli del vostro capo sono stati tutti contati. Non temete dunque: voi siete ben più di molti passeri. Chiunque pertanto mi riconoscerà davanti agli uomini, anch’io lo riconoscerò davanti al Padre mio che è nei cieli. Chiunque invece mi avrà rinnegato davanti agli uomini, anch’io lo rinnegherò davanti al Padre mio che è nei cieli. Non crediate che io sia venuto a portare la pace sulla terra; non sono venuto a portare la pace ma la spada. Sono venuto infatti a dividere il figlio dal padre, la figlia dalla madre e la nuora dalla suocera; e nemici dell’uomo saranno i suoi familiari. Chi ama il padre o la madre più di me e chi ama il figlio o la figlia più di me non è degno di me. Chi avrà trovato la sua vita la perderà e chi avrà perduta la sua vita per causa mia la troverà» (Mt.10, 26-39).

Il messaggero rimane con la Parola e la Parola rimane con il messaggero, ora ed in eterno. Tre volte Gesù conferma i suoi messaggeri con il grido: «non temete». Ciò che loro ora accade in segreto, non rimarrà nascosto, ma sarà manifesto davanti a Dio e agli uomini. Al dolore nascosto che viene loro inferto è stata fatta la promessa che un giorno sarà manifesto, a giudizio e a glorificazione dei messaggeri. Ma anche la testimonianza dei messaggeri non resterà nascosta, ma diverrà testimonianza manifesta. L’Evangelo dovrà essere non azione settaria nascosta, ma predicazione aperta. Anche se oggi deve vivere ancora, qui e lì, al margine, negli ultimi tempi questa predicazione riempirà tutto l’orbe terrestre, per la salvezza e per la perdizione. Ma l’Apocalisse di Giovanni predice: «Poi vidi un altro angelo volare in mezzo al cielo, recante l’evangelo eterno per annunziarlo a quelli che abitano sulla terra, e ad ogni nazione e tribù e lingua e popolo» (Ap. 14,6). Perciò «non temete».

Non si devono temere gli uomini. Essi non possono fare molto male ai discepoli. Il loro potere cessa con la morte corporale. Ma i discepoli devono vincere la paura della morte con il timor di Dio. Non il giudizio degli uomini, ma il giudizio di Dio, non la distruzione del corpo, ma l’eterna perdizione del corpo e dell’anima costituiscono il pericolo per il discepolo. Chi teme ancora gli uomini non teme Dio. Chi teme Dio non teme più gli uomini. Questa affermazione è degna di essere ricordata ogni giorno dai predicatori dell’Evangelo.

Il potere dato per breve tempo agli uomini in terra non è dato senza che Dio lo sappia e lo voglia. Se cadiamo nelle mani degli uomini, se soffriamo o veniamo uccisi dalla violenza degli uomini, siamo tuttavia sicuri che tutto viene da Dio. Lui che non vede cadere un passero senza che lui lo voglia e lo sappia, non permette che accada nulla che non sia utile o bene per i suoi e per la causa loro affidata. Siamo nelle mani di Dio. Perciò «non temete».

Il tempo è breve. L’eternità è lunga. È tempo di decisione. Chi si attiene, in terra, alla Parola e alla confessione di fede, per costui Gesù Cristo testimonierà nell’ora del giudizio. Egli lo riconoscerà e starà dalla sua parte quando l’accusatore reclamerà il suo diritto. Tutto il mondo sarà testimone quando Gesù chiamerà i nostri nomi al cospetto del Padre suo nei cieli. Se uno durante la vita si è attenuto a Gesù, Gesù si metterà dalla sua in eterno. Ma se uno si vergogna di questo Signore e del suo Nome, se lo rinnega, anche Gesù si vergognerà di lui in eterno e lo rinnegherà.

Quest’ultima separazione deve già avere inizio in terra. La pace di Gesù Cristo è la croce. Ma la croce è la spada di Dio in terra. Essa divide: il figlio contro il padre, la figlia contro la madre, i familiari contro i familiari, e tutto questo per amore del regno di Dio e della sua pace; questa è l’opera di Cristo in terra. Ci si può meravigliare se il mondo accusa di odio per gli uomini colui che portò l’amore di Dio agli uomini? Chi parla così dell’amore paterno e materno, dell’amore per il figlio e per la figlia se non o il distruttore di ogni vita oppure il creatore di una vita ‘nuova’? Chi può arrogare a sé solo l’amore e il sacrificio degli uomini, se non il nemico degli uomini oppure invece il salvatore degli uomini? Chi porterà la spada nelle case se non il demonio o Cristo, il principe della pace! L’amore di Dio per gli uomini e l’amore degli uomini per i loro simili sono troppo diversi. L’amore di Dio per gli uomini si chiama croce e obbedienza, ma, proprio in queste, vita e resurrezione. Chi perderà la sua vita per amar mio la troverà. Questa è la promessa di colui che ha potere sulla morte, del Figlio di Dio, che va incontro alla croce e alla resurrezione e prende con sé i suoi seguaci.

 

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