LA PERDITA DI OGNI CONFORTO

1. Non è difficile rinunciare alle gratificazioni umane quando godiamo di quelle divine. Ma è un compito difficile e assai meritorio vivere nell’assenza di conforto sia divino che umano, soffrendo con gaiezza questa ferita nel cuore, senza commiserarsi e senza badare ai propri meriti. Quale meraviglia vivere nella gioia e nella devozione quando ci si sente assistiti dalla grazia! Questo è il momento desiderato da tutti. È lieve camminare con l'aiuto della grazia di Dio. Che meraviglia non sentire la fatica quando si è sostenuti dall'Onnipotente e accompagnati dalla Guida suprema.

2. Ci teniamo ad avere qualche soddisfazione è per qualcuno è sempre difficile rinunciare a sé stesso. Il glorioso martire San Lorenzo ha vinto il mondo con l’orientamento del suo padre spirituale. Si è lasciato dietro tutte le seduzioni terrene e ha sofferto pazientemente, per amore di Cristo, la separazione dal Sommo Pontefice San Sisto, che lui tanto amava. Cosicché, grazie all’amore per Dio, superò le attrattive delle creature, preferendo alla consolazione umana il favore di Dio. Puoi trarne una lezione: per amore di Dio a volte dobbiamo rinunciare a una relazione con un familiare e all’amore di un amico caro. Non soffrire se qualche amico ti abbandona; sii consapevole che, alla fine, tutti noi dovremo separarci gli uni dagli altri.

3. Solo con un lungo e serrato combattimento interiore si apprende a dominare pienamente se stessi e a riporre in Dio tutto il proprio cuore. Quando uno confida solamente in sé, facilmente scivola verso i piaceri mondani. Ma il vero amico di Cristo, che segue con fervore i suoi passi e imita le sue vir-tù, non cede alla leggera ai piaceri né aspira ansiosamente alle dolcezze dei sensi; piuttosto, accetta privazioni e si dispone anche a soffrire per Cristo assumendo lavori faticosi.

4. Quando, allora, Dio ti inonderà di gioia spirituale, ricevila con gratitudine, non dimenticando mai che si tratta di un dono divino e non di un merito tuo. Quando questo avviene, non vantartene e non abbandonarti a una gioia eccessiva e alla vana presunzione; sii piuttosto, profondamente umile dinanzi al dono ricevuto e più prudente nelle tue azioni, poiché, passato quel momento, tornerà la tentazione. Quando questa gioia interiore ti verrà sottratta, non disperare; attendi, al contrario, con umiltà e pazienza la visita celeste, poiché Dio è abbastanza potente da restituirti la grazia e la gioia spirituale, e in quantità anche superiore. E questa non è una novità né una stranezza per coloro che hanno esperienza del cammino di Dio, perché nelle grandi figure di santi e di sante e negli antichi profeti vi sono stati spesso simili alti e bassi.

5. Per questo, uno di loro, avvertendo la presenza della grazia, esclama: «Nella mia prosperità ho detto: “Nulla mi farà vacillare!”» (Sal 29, 7). Ma, sentendo la grazia venire meno, aggiunge: «Quando hai nascosto il tuo volto, io sono stato turbato» (Sal 29, 8). Tuttavia, non dispera, ma prega con maggiore insistenza il Signore dicendo: «A te grido, Signore, chiedo aiuto al mio Dio» (Sal 29, 9). E infine raccoglie il frutto della sua preghiera, proclamando di essere stato esaudito: «Il Signore mi ha udito e ha avuto misericordia di me; il Signore si è fatto mio protettore» (Sai 29, 11). Ma in cosa? «Hai mutato il mio lamento in danza, la mia veste di sacco in abito di gioia» (Sal 29, 12). Se questo è successo ai grandi santi e sante, neppure noi, deboli e poveri come siamo, dobbiamo disperare per il fatto di sentirci, frequentemente, ora pieni di fervore e ora tiepidi, in quanto lo Spirito di Dio va e viene a suo piacimento. È per questo che Giobbe, il giusto, dice: «Lo scruti ogni mattina e ad ogni istante lo metti alla prova» (Gb 7, 18).

6. In cosa posso dunque sperare o in cosa devo confidare se non nella grande misericordia di Dio e nella speranza della grazia celeste? Persone giuste, fratelli e sorelle pieni di fervore, dotti trattati o cantici e inni melodiosi: nulla di tutto questo mi aiuta davvero, ne può rallegrarmi, quando mi sento abbandonato dalla grazia e in balia della mia miseria. Il miglior rimedio è Dio stesso.

7. Non ho mai incontrato nessuno che fosse a tal punto devoto e pieno di zelo religioso da non soffrire a volte il venir meno della grazia e da non avvertire il raffreddarsi dell’iniziale fervore. Non c’è santo o santa per quanto impetuosi e illuminati che, presto o tardi, non abbiano subito una tentazione. Perché non è degno dell’alta contemplazione di Dio chi per Dio non ha sofferto qualche pena. La tentazione viene solitamente per prima, come anticipazione della futura gioia spirituale; perché a quanti sono provati dalla tentazione viene promessa la consolazione celeste. Al vincitore, dice il Signore, darò da mangiare dell’albero della vita (Ap 2, 7).

8. Dio dona la forza interiore per rendere più saldo chi lotta contro le avversità. Ma poi si affaccia la tentazione, perché non ci si senta sicuri della felicità. Il demonio non dorme e la carne non è ancora morta; per questo, non smettere mai di predisporti alla battaglia, perché alla tua destra e alla tua sinistra ci sono i tuoi nemici, che non riposano mai.

 

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