LE DUE LOGICHE: QUELLA DELLA NATURA E QUELLA DELLA GRAZIA

1. Figlio/figlia, osserva attentamente la logica e le dinamiche della natura e della grazia, poiché sono assai diverse tra loro, in maniera così sottile che solo con molta fatica posso-no essere distinte, anche agli occhi di una persona spirituale e interiormente illuminata. Tutti, effettivamente, vogliono il bene e si incontra sempre del bene nelle loro parole e nelle loro opere. Tuttavia, molti commettono errori sotto l'apparenza del bene.

2. La natura è astuta; trascina, irretisce e seduce molti e non guarda altro che sé stessa. Ma la grazia cammina con semplicità; allontana anche la più piccola apparenza del male; non usa artifici e fa tutto per puro amore di Dio, in cui riposa come suo fine ultimo.

3. La natura ha orrore del controllo; non vuole essere oppressa, né vinta, né assoggettarsi e sottomettersi volontariamente ad alcuno. La grazia, al contrarlo, cerca la giusta misura; resiste alla sensualità; preferisce assoggettarsi; rinuncia all'esercizio della propria libertà; apprezza la disciplina; non intende dominare nessuno; bensì vuole vivere, stare e rimanere sempre sotto la mano di Dio; continuamente pronta, per amore di Dio, a inchinarsi umilmente dinanzi a ogni umana creatura.

4. La natura opera in funzione del proprio interesse e calcola il vantaggio che può trarre dagli altri. La grazia, invece, si preoccupa non di ciò che possa essere utile o vantaggioso per sé stessa, ma di quello che possa essere di utilità a molti.

5. Alla natura piace ricevere onori e omaggi; la grazia, invece, attribuisce fedelmente a Dio ogni onore e gloria.

6. La natura teme la confusione e il disprezzo, la grazia si rallegra del fatto di «essere stati oltraggiati per amore del nome di Gesù» (At 5, 41).

7. La natura ama l'ozio e il benessere corporale; la grazia, invece, non vuole restare oziosa e abbraccia con piacere la fatica.

8. La natura apprezza il possesso di beni rari e preziosi e disprezza quelli semplici e rozzi; la grazia invece si compiace di cose semplici e modeste; non disprezza quelle elementari né rifiuta di vestirsi con abiti vecchi e usati.

9. La natura si preoccupa dei beni materiali; si rallegra del profitto, anche modesto, si deprime a causa di un danno e si irrita per qualunque parola offensiva; la grazia si preoccupa delle cose eterne; non si attacca ai beni terreni, non si lascia turbare da una loro eventuale perdita; né si offende per parole aspre, perché ha posto il suo tesoro e la sua gloria nel cielo dove nulla perisce.

10. La natura è avida, vuole ricevere più che dare; ama possedere cose proprie e personali. La grazia è devota e comunitaria; fugge dall'eccentricità, si accontenta di poco e considera che «vi è più gioia nel dare che nel ricevere» (At 20, 35).

11. La natura tende alle creature, al proprio status, alle cose futili e ai passatempi. La grazia ci conduce a Dio e alle virtù; supera l'attaccamento alle creature; fugge dalle malevoli sollecitazioni mondane; resiste al richiamo degli istinti carnali; limita il girovagare per il mondo e ha vergogna di apparire in pubblico.

12. La natura si rallegra di qualunque piacere esteriore che soddisfi la gioia dei sensi. La grazia cerca la sua consolazione soltanto in Dio e si dedica al sommo bene più che a tutte le cose visibili.

13. La natura mira in ogni cosa al proprio interesse e al proprio profitto; non fa nulla gratuitamente; per il bene che fa spera sempre di ricevere in cambio benefici uguali o maggiori o elogi e favori; si attende che venga data importanza alle sue imprese e ai suoi doni. La grazia non cerca alcun vantaggio terreno né ambisce ad altro premio che non sia Dio e basta; e delle cose terrene desidera appena quanto le possa servire per raggiungere la vita eterna.

14. La natura si vanta dei molti amici e parenti; è orgogliosa della sua elevata posizione e del suo illustre lignaggio; cerca di piacere ai potenti; lusinga i ricchi; applaude i pari grado. La grazia ama i propri nemici; non si esalta per la quantità di amici; non dà importanza alla posizione o al titolo nobiliare, a meno che non li veda accompagnati dalla virtù. Favorisce più il povero che il ricco; ha più compassione per l'innocente che per il potente; gioisce della verità e non della menzogna. Esorta sempre i buoni ad «aspirare ai carismi più grandi» (1Cor 12,31) e alle virtù che li rendano simili al Figlio di Dio.

15. La natura si lamenta subito dei difetti e delle malattie; la grazia sopporta con pazienza la miseria.

16. La natura attribuisce tutto a sé e lotta e disputa a proprio vantaggio. La grazia attribuisce tutto a Dio, da cui tutto trae origine; nessun bene attribuisce a sé con arrogante presunzione; non critica; non preferisce la propria opinione a quella degli altri, ma in ogni giudizio e in ogni parere si assoggetta alla saggezza eterna e all'esame divino.

17. La natura desidera conoscere i segreti e ascoltare le novità; vuole esibirsi in pubblico e sperimentare quante più cose possibili con i sensi; vuole la fama e ciò che suscita lode e ammirazione. La grazia non insegue le novità né si interessa alle curiosità, perché tutto nasce dalla corruzione originaria, non essendoci nulla di nuovo e definitivo sulla terra. Insegna allora a frenare gli impulsi dei sensi; a evitare il futile compiaci-mento e l'ostentazione; a occultare umilmente ciò che possa destare ammirazione e lode; cerca in tutte le cose e in tutta la scienza un profitto spirituale e l'onore e la gloria di Dio. Non vuole essere lodata né che lo siano le sue opere, ma che Dio sia benedetto nei doni che elargisce a tutti per puro amore.

18. La grazia è una luce soprannaturale e un dono speciale di Dio; è il segno distintivo degli eletti e il pegno della salvezza eterna; poiché eleva la persona dalle cose terrene all'amore per quelle celesti, rendendola, da carnale che era, spirituale. Quanto più dunque esercitiamo il controllo e il dominio della natura tanto maggiore è la grazia che ci viene infusa, cosicché si venga ogni giorno di più rinnovati spiritualmente, conformi all'immagine di Dio.

 

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