«Mi sorreggi con la tua mano» (Vita 6, 2)

«Possiamo considerare la nostra anima come un castello fatto di un sol diamante o di un tersissimo cristallo, nel quale vi siano molte mansioni, come molte ve ne sono in cielo. […]  Al centro, in mezzo a tutte, vi è la stanza principale, quella dove si svolgono le cose di grande segretezza tra Dio e l’anima […] se il castello è la stessa anima, non si ha certo bisogno di entrarvi, perché si è già dentro. Non è forse una sciocchezza dire a uno di entrare in una stanza quando già vi sia? Però dovete sapere che vi è una grande differenza tra un modo di essere e un altro, perché molte anime stanno soltanto nei dintorni, là dove sostano le guardie, senza curarsi di andare più innanzi, né sapere cosa si racchiuda in quella splendida dimora» (1M 1 1.3.5).

«Nessuno di quelli che hanno cominciato a praticare l’orazione si perda d’animo con il dire: “Se ritorno a essere un peccatore, andare avanti nell’esercizio dell’orazione è peggio” […] In questo subii molti assalti da parte del demonio; soffrii tanto da credere che fosse poca umiltà praticare l’orazione, essendo così peccatrice che, come ho già detto, tralasciai di praticarla per un anno e mezzo, o almeno un anno, perché del mezzo non mi ricordo bene. Continuare così non sarebbe stato altro – né altro era – se non mettermi io stessa nell’inferno, senza bisogno di demoni che mi ci facessero andare: Oh, Dio mio che enorme cecità! E come riesce bene il demonio nel suo intento col gravare in questo la mano! Il demonio sa bene che per lui è perduta l’anima perseverante nella pratica dell’orazione, e che tutte le cadute a cui la spinge le sono d’aiuto, per la bontà di Dio, a farle spiccare poi un balzo più alto nel suo servizio; si può ben capire quanto gli importi evitarlo.

Oh Gesù mio! Che spettacolo vedere come a un’anima caduta in peccato, tornate a dare la mano sollevandola! Come si rende conto essa allora delle infinite vostra grandezze e misericordie e della propria miseria! […] Che grande cecità la mia! Dove potevo credere di trovare rimedio se non in voi? Che follia fuggire dalla luce per andare sempre inciampando! Che umiltà piena di superbia creava in me il demonio nell’allontanarmi dalla colonna e dal bastone che dovevano sostenermi per evitare una così grave caduta! (Vita 19, 4-5-10).

Mio Creatore, sono già alcuni anni che, a quanto posso capire, mi sorreggi con la tua mano ( . . . ). Piaccia alla Maestà Tua di non abbandonarmi neanche adesso ( . . . ). Ma siccome ti ho piantato già tante volte, non posso cessar di temere, perché non appena ti scostavi anche solo un pochino da me, crollavo a terra con un solenne tonfo. Sii per sempre benedetto, perché anche quando io ti ho abbandonato, tu hai avuto la bontà di non mol­larmi mai così totalmente da non stendere subito la mano per offrirmi la possibilità di rialzarmi. E spesso, Signore, io non l'accettavo (Vita 6, 2.9).

Orazione

Confronto

 

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