NESSUNO IN SÉ HA QUALCOSA DI BUONO, PER QUESTO NON HA SENSO VANTARSI

1. Signore, che cosa è l'essere umano «perché te ne ricordi o te ne curi»? (Sal 8, 5) Cosa abbiamo fatto per meritare la tua grazia? Come posso lamentarmi se mi abbandoni, o come posso oppormi a buon diritto se non mi concedi quanto chiedo? A ragione posso pensare e dire: Signore, non sono nulla, non posso nulla, ben poco di buono esiste in me; quasi tutto è mancanza e mi volgo sempre verso il nulla dal quale provengo. E se tu non mi aiuti e non mi ammaestri interiormente, mi scoraggio del tutto e mi smarrisco.

2. Tu, però, Signore, sei sempre te stesso e permani eternamente (cfr Sal 101, 28.31) buono, giusto e santo; buone, giuste e sante sono tutte le tue opere, e Tu disponi tutto con saggezza. Ma io, che tendo più alla negligenza che alla fatica di progredire spiritualmente, non so conservarmi nello stesso stato, perché cambio sette volte al giorno (cfr Dan 4, 13.20.22). Non appena ti compiaci però di tendere verso di me la mano soccorritrice, subito divento migliore; perché, prescindendo dall’ausilio umano, solo tu puoi aiutarmi e donarmi fermezza, in modo tale che mai il mio volto abbia a trasformarsi in altra cosa, ma solo a te si converta il mio cuore e in te riposi.

3. Per questo, se io sapessi allontanarmi da ogni consolazione umana al fine di raggiungere la devozione e mi costringessi a sentire la necessità di cercarti, allora potrei a ragione attendere la tua grazia ed esultare con il favore di una consolazione nuova.

4. Ti siano rese grazie, Signore, perché da te procede tutto il bene che mi accade. Ma io sono vanità, sono nulla dinanzi a te (Sal 38, 6), ed è per me una grande umiliazione. Di cosa posso vantarmi, dunque, o per cosa dovrei desiderare di essere stimato? Forse per il nulla che sono? Sarebbe il massimo della vanità. Davvero la vanagloria è peste maligna e la peggiore delle vanità, perché ci allontana dalla vera gloria e ci priva della grazia celeste. Nel momento in cui uno è gradito a sé stesso, non è gradito a te, e quando aspira alle lodi umane perde le vere virtù.

5. Vera gloria, però, e gioia santa è glorificarsi in te e non in sé stessi, gioire nel tuo nome e non nella propria virtù, e non cercare soddisfazione in alcuna creatura, a meno che non sia per amor tuo. Sia lodato il tuo nome e non il mio, siano glorificate le tue opere e non le mie; sia esaltato il tuo santo nome e non si conceda a me alcuna lode umana. Tu sei la mia gloria e la gioia del mio cuore. In te mi glorifico e mi esalto ogni giorno, ma «di me stesso non mi vanterò fuorché delle mie debolezze» (2Cor 12,5).

6. Cerchino pure i giudei la gloria gli uni dagli altri; io cerco solo quella che viene da Dio. Poiché ogni gloria umana, ogni onore terreno, ogni grandezza mondana, in confronto alla tua eterna gloria, non sono altro che vanità e stoltezza. Mia verità e mia misericordia, mio Dio, Trinità beata! A te siano rese lodi, onori, virtù e gloria per i secoli dei secoli.

 

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