Non un amore immaginario, ma provato con i fatti (Castello Interiore, stanza III; 1, 7)

 

Ho conosciuto molte anime (... ) tra quelle perve­nute a questo stadio, che a quanto si poteva arguire erano costantemente vissute (...) per molti anni in questa rettitudine e regolarità. Nonostante ciò, quando sembrava dovessero ormai padroneggiare il mondo o quanto meno essersene decisamente disingannate, ba­stava che Sua Maestà le mettesse alla prova anche in cose di non grande rilievo, perché subito precipitassero in una inquietudine e in una oppressione di cuore tali, da farmi restare allibita e persino spaventata (...).

Non deve stupire il fatto che le prove si sentano in maniera dolorosa (...). Dio sovente, volendo che i suoi eletti prendano atto della loro miseria, li priva un po' del suo favore: non occorre altro, perché conoscano immediatamente chi sono (...). Essi divengono nettamente consapevoli delle loro carenze, e a volte li affligge più il dover constatare di essere ancora così incapaci di dominare la sensibilità per le cose terrene, anche di scarsa importanza, che non lo stesso soffrire la con­trarietà del momento. Tale consapevolezza, secondo me, è già un grande gesto della misericordia di Dio, perché (...) è molto utile per crescere nell'umiltà (...)

In tanti fatterelli (...) potete benissimo saggiare e comprendere se siete padrone delle vostre passioni. L'essenziale, credetemi, non sta nel portare l'abito reli­gioso, bensì nello sforzarsi di praticare le virtù e di sottomettere totalmente la nostra volontà a quella di Dio, in modo che l'impostazione della nostra vita rispecchi il disegno tracciato da Sua Maestà, e noi non pretendiamo che si faccia la nostra volontà ma la sua. Siccome a tanto non siamo ancora arrivate, ripeto quello che ho già detto: umiltà! Essa è l'unguento per le nostre ferite; se infatti ne avremo una buona dose, ammesso che ritardi un po' il suo intervento, verrà sì quel celeste chirurgo che è Dio a guarirci (...)

Accelerare il passo significa muoversi con grande umiltà (...). Da parte nostra, immaginiamoci sempre e crediamo fermamente di non aver fatto che pochi passi, considerando numerosi e svelti quelli fatti dalle nostre consorelle.

Badiamo ai nostri difetti e lasciamo stare quelli altrui. È tipico delle persone sicure di sé stupirsi di tutto, mentre forse sui punti essenziali potrebbero imparare molto da quelli stessi di cui si scandalizzano (...). Non c'è motivo di pretendere che tutti viaggino incolonnati per la nostra strada, e tanto meno di assu­mere atteggiamenti da maestri nella via dello spirito quando magari non sappiamo neppure che cosa sia (...). Ci penserà il Signore ad avere cura delle loro anime (Castello Interiore, stanza III; 2, 1.2.6.8.13).

Beato l'uomo che teme il Signore (Sal. 111, 1) (...). Abbiamo ragione di chiamare beato chi è giunto a questa soglia, perché, se non torna indietro, sta bat­tendo la strada sicura ai fini della salvezza. Da ciò potete arguire, sorelle, quale importanza rivesta il vin­cere le battaglie precedenti: sono infatti convinta che il Signore non manca mai di concedere in cambio sicu­rezza di coscienza, il che è un beneficio non da poco. Ho detto "sicurezza", ma mi sono espressa male, perché in questa vita sicurezza non ce n'è (...).

Voglio però darvi un avvertimento (...). Non con­sideratevi immuni da pericoli nemmeno perché vi occupate sempre di Dio, perché praticate così assi­duamente l'orazione (...). Tutto ciò è buono; ma non basta ancora a farci smettere di temere (...).

Non è piccola, anzi assai grande la grazia che il Signore ha accordata alle anime entrate nelle terze stanze (...). Esse sono vivamente desiderose di non offendere Sua Maestà (...); hanno le loro brave ore di raccoglimento e usano bene il tempo; attendono ad opere di carità verso il prossimo (...). Il loro stato è certo invidiabile e sembra che nulla vieti il loro ingresso fino all'ultima stanza (...), in quanto tale modo di agire rappresenta un'ottima disposizione per indurlo a concedere loro ogni grazia.

Oh, Gesù! Chi fra noi dirà di non volere un bene così prezioso, specialmente dopo aver attraversato i frangenti più dolorosi?. Nessuna, certo. Anzi, diciamo tutte di volerlo. Però, siccome occorre parecchio di più perché il Signore arrivi a possedere integralmente l'anima, non basta dirlo (...).

Entrate, entrate nel vostro intimo, figlie mie; sor­passate alla svelta le vostre piccole opere, poiché in quanto cristiane andate debitrici di questo e di ben altro ancora. Contentatevi di essere le vassalle di Dio e non pretendete di più, per non rischiare di restare con nulla in mano (...).

Il nostro amore non deve essere un mero prodotto della nostra immaginazione, bensì un dono compro­vato dalle opere. Per altro, non pensate che Dio abbia bisogno delle nostre opere, perché gli basta la deter­minazione della nostra volontà (...).

Cosa possiamo fare per un Dio così generoso che è morto per noi, che ci ha creati e ci conserva nell'es­sere, se non ritenerci fortunati di poter ripagare almeno in parte ciò che gli dobbiamo per i servizi a noi pre­stati? (...). Durante tutto il tempo da lui vissuto quaggiù nel mondo, non ha fatto altro che servirci. E noi avremo poi l'ardire di chiedergli ancora grazie e favori? (Castello Interiore, stanza III; 1, 1.4-8).

Orazione

Confronto

 

 

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