Orazione e Vocazione

Se «il fine dell’orazione» è «produrre opere ed opere» (7M 4, 6), «misericordiosi, come il Padre» (Lc 6, 36) – opere compiute con magnanimità, senza invidia, senza vantarsi, senza gonfiarsi di orgoglio, senza mancare di rispetto, senza cercare il proprio interesse, senza adirarsi, senza tenere conto del male ricevuto, senza godere dell’ingiustizia ma rallegrandosi della verità; da parte di chi tutto scusa, tutto crede, tutto spera, tutto sopporta (cfr. 1Cor 13, 4-7), insomma, e non ipocritamente (cfr. Rom 12, 9), secondo Carità – allora dobbiamo guardare al nostro agire (misericordiosi) e come agiamo (con Carità): «Come io vi ho amato, così amatevi anche voi gli uni gli altri» (Gv 13,34). Dio chiama ciascuno a stare dove cresce la libertà interiore di darsi a Dio e al prossimo secondo Carità. 

La carità dev’essere anzitutto verso sé stessi, che il prossimo che anzitutto incontriamo siamo noi medesimi. Rispondendo alla domanda rivoltagli sul primo dei comandamenti, Gesù disse: «Il primo è: “Ascolta, Israele. Il Signore Dio nostro è l’unico Signore; amerai dunque il Signore Dio tuo con tutto il tuo cuore, con tutta la tua mente e con tutta la tua forza”. E il secondo è questo: “Amerai il prossimo tuo come te stesso”. Non c'è altro comandamento più importante di questo» (Mc 12 29-31). L’Apostolo Paolo spiega: «Chi ama il suo simile ha adempiuto la Legge. Infatti, il precetto: Non commettere adulterio, non uccidere, non rubare, non desiderare e qualsiasi altro comandamento, si riassume in queste parole: Amerai il prossimo tuo come te stessoL’amore non fa nessun male al prossimo: pieno compimento della legge è l’amore» (Rm 13,8-10). In conclusione «amerai … il Signore Dio tuo … e … il prossimo tuo come te stesso». Amerai te stesso per amare il prossimo tuo, e siccome chi «non ama il proprio fratello che vede, non può amare Dio che non vede» (1Gv 4, 20), da che ami te stesso si vede che ami Dio.

«La vocazione si configura «come l’incontro e la relazione con il Dio dell’Amore e inscindibilmente con i fratelli». Sono le due dimensioni del darsi della croce, verticale e orizzontale, su cui si è lasciato inchiodare Gesù, per affermare «una originalità a cui non possiamo in alcun modo disattendere»[1]. Il darsi di ciascuno, come quello di Gesù, sia «secondo quanto ha deciso nel suo cuore, non con tristezza né per forza, perché Dio ama chi dona con gioia» (2Cor 9, 7); è allora che Colui «che dà il seme al seminatore e il pane per il nutrimento, darà e moltiplicherà anche la vostra semente e farà crescere i frutti della vostra giustizia» (2Cor 9, 10). Il cristiano decide nel proprio cuore per il «servizio in favore dei cristiani» (“i santi”); «con gioia». E Dio fa abbondare ogni grazia «perché, avendo sempre il necessario in tutto», possa «compiere generosamente tutte le opere di bene». 

Chi «non è sposato si preoccupa delle cose del Signore [della mancanza ndr] …, chi è sposato invece si preoccupa delle cose del mondo – [dei bisogni ndr]» (1Cor 7, 32-33). E tra gli uni e gli altri alcuni si pongono al servizio della presenza di Dio nel mondo.

 

 

 

 

 

 

 

 

«Chi è sposato»

 

 

 

 

Chi «non è sposato»

 

 

 

 

Al servizio della presenza di Dio

 

 

 

 

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