PONI I TUOI TORMENTI NELLE MANI DI DIO

1. Signore Dio, Padre santo! Benedetto sia tu ora e sempre; perché come hai voluto così è stato fatto ed è buono tutto ciò che fai. Gioisca in te il tuo servo, non in sé né in chiunque altro; poiché solamente tu sei la vera gioia; tu la mia speranza e il mio premio; solo tu, Signore, la mia felicità e la mia gloria. Che possiede il tuo servo, se non ciò che ha da te ricevuto senza meritarlo? Tuo è tutto ciò che hai dato e che hai fatto. «Sono infelice e morente dall'infanzia» (Sal 87,16); e il mio spiri-to talvolta si addolora fino alle lacrime e talaltra si turba per le sofferenze che verranno.

2. Desidero la gioia della pace, chiedo la pace dei tuoi figli e delle tue figlie, che tu alimenti con la luce della consolazione. Se tu mi concederai la pace, se tu mi infonderai la gioia santa, l'anima del tuo servo si riempirà di giubilo, intonando devotamente le tue lodi. Ma se ti allontanassi, come spesso fai, egli non potrà percorrere il cammino dei tuoi comandamenti, ma si prostrerà in ginocchio battendosi il petto, per il fatto di non procedere come prima, quando risplendeva la tua luce sul suo capo e trovava rifugio dalle tentazioni violente all'ombra delle tue ali.

3. Padre giusto e sempre degno di lode! È giunta l'ora in cui sarà messo alla prova il tuo servo. Padre amorevole! È giusto che in questa ora il tuo servo sopporti qualcosa per amor tuo. Padre sempre adorabile, è giunta l'ora che da tutta l'eternità prevedevi che dovesse arrivare, che il tuo servo soccomba per poco esteriormente, ma vivendo interiormente sempre unito a te. Per poco tempo sia offeso e umiliato e appaia debole dinanzi agli altri e oppresso da sofferenze e scoramenti, perché risusciti con te nell'aurora di una nuova luce e sia glorificato in cielo. Padre santo! È stato questo che hai ordinato e questo che hai voluto. E questo è stato fatto come da te stabilito.

4. Poiché è una grazia che concedi al tuo amico: soffrire e affliggersi in questo mondo per amor tuo, tante volte e da chiunque tu permetterai che sia fatto. Senza il tuo disegno, senza la tua provvidenza o senza causa, nulla avviene sulla terra. «Bene per me se sono stato umiliato, perché impari ad obbedirti» (Sal 118, 71) e deponga tutta la superbia del cuore e la presunzione. È vantaggioso per me ricoprirmi il volto di confusione per cercare consolazione in te e non in altri. Ho appreso anche così ad accogliere amorevolmente i tuoi insondabili disegni; poiché hai punito il giusto insieme con l'empio, ma non senza equità e giustizia.

5. Ti rendo grazie, Signore, perché non hai tenuto conto della mia malvagità, anche se mi hai punito duramente, inviandomi sofferenze e affliggendomi con tormenti esteriori e interiori. Di tutto ciò che esiste sotto il sole, nulla è capace di consolarmi se non tu, Signore mio Dio, medico celeste delle anime; ferisci e risani, «fai scendere negli abissi della terra e fai risalire» (Tb 13, 2); la tua disciplina è sopra di me; il tuo bastone mi ammaestrerà.

6. Padre amato, sono nelle tue mani e mi sottopongo alla verga della tua correzione. Colpiscimi il dorso e il collo, per-ché sottometta alla tua volontà il mio deplorevole modo di essere. Rendimi un discepolo devoto e umile, come sai fare, per-ché possa camminare obbedendo a ogni tuo minimo cenno. Affido me stesso con tutto ciò che è mio alla tua correzione, poiché è meglio essere punito in questo mondo che nell'altro. Tu sai tutto e conosci tutte le cose e nulla della coscienza umana ti rimane nascosto. Tu conosci il futuro prima che si realizzi; non hai bisogno di chi ti avvisi riguardo a ciò che avviene sulla terra. Tu sai ciò che serve per il mio progresso spirituale e quanto vale la sofferenza per togliere la ruggine dei vizi. Disponi di me secondo la tua volontà e non guardare alla mia vita di peccato, poiché nessuno meglio e più chiaramente di te la conosce.

7. Concedimi, Signore, di sapere ciò che devo sapere, di amare ciò che devo amare; fammi cantare le lodi di ciò che ti è più gradito, apprezzare ciò che ti piace ed evitare ciò che è abietto ai tuoi occhi. Non lasciare che io giudichi dalle ap-parenze esteriori, né che io critichi in base a ciò che sento da persone inesperte (cfr Is 11, 3), ma dammi la facoltà di discernere correttamente le cose visibili e quelle spirituali e, soprattutto, il desiderio di conoscere sempre la tua volontà.

8. Si ingannano spesso le persone nei loro giudizi e non meno si ingannano quanti sono legati alle cose del mondo, perché amano solo i beni visibili. Forse uno diventa migliore perché un altro lo loda? Con gli elogi il bugiardo inganna il bugiardo, il vanitoso inganna il vanitoso, il cieco inganna il cieco, il malato inganna il malato; in verità piuttosto lo confonde nel tessergli frivoli elogi. Perché quanto ciascuno è agli occhi di Dio tanto è e nulla più, dice l'umile San Francesco.

 

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