«Quando griderà verso di me, io l’ascolterò, perché io sono pietoso» (Es 22, 26b)

«Quasi cent’anni fa, Pio XI prevedeva l’affermarsi di una dittatura economica globale che chiamò «imperialismo internazionale del denaro» (Lett. enc. Quadragesimo anno, 15 maggio 1931, 109). Sto parlando dell’anno 1931! L’aula in cui ora ci troviamo si chiama “Paolo VI”, e fu Paolo VI che denunciò quasi cinquant’anni fa, la «nuova forma abusiva di dominio economico sul piano sociale, culturale e anche politico» (Lett. ap. Octogesima adveniens, 14 maggio 1971, 44). Anno 1971. Sono parole dure ma giuste dei miei predecessori che scrutarono il futuro» (Francesco, Discorsi, 5 novembre 2016).

È esigenza comune ad ogni spirito che «se vi sarà in mezzo a te qualche tuo fratello che sia bisognoso in una delle tue città nella terra che il Signore, tuo Dio, ti dà, non indurirai il tuo cuore e non chiuderai la mano davanti al tuo fratello bisognoso» (Dt 15, 7). Sappiamo che Dio ha un sogno sull’umanità, rivelato dalla sua volontà: che ogni uomo senza alcuna esclusione possa partecipare della sua stessa condizione divina attraverso la pratica di un amore simile a quello che Dio ha nei confronti dell'uomo (cf Mt 25,31-40; Lc 10,29-37). Per questo «si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi» (Gv 1, 14) e compì il Sacrificio vespertino, sospeso sulla croce. È una possibilità che Lui stesso ci offre: «Come io ho amato voi, così amatevi anche voi gli uni gli altri» (Gv 13, 34). Questo ci porterà a risorgere come Lui. Perciò «Dopo aver purificato le vostre anime con l'obbedienza alla verità – che è la possibilità che Lui stesso ci ha rivelato – per amarvi sinceramente come fratelli, amatevi intensamente, di vero cuore, gli uni gli altri, (1Pt 1, 22).

Ora: Dio chiama ciascuno a dare «secondo quanto ha deciso nel suo cuore, non con tristezza né per forza, perché Dio ama chi dona con gioia» (2Cor 9, 7). «Per questo il Padre mi ama: perché io do la mia vita, per poi riprenderla di nuovo Nessuno me la toglie: io la do da me stesso. Ho il potere di darla e il potere di riprenderla di nuovo. Questo è il comando che ho ricevuto dal Padre mio» (Gv 10, 17-18). Se si desidera essere amati da Dio, allora la decisione è nostra. Nessun uomo decida per noi quanto al nostro dare perché Dio non decide per noi. Obbedire a questa decisione, che è nostra, è obbedire a Dio. Questo fa sì che Dio continui a portarci il Suo amore, a sostegno del nostro dare. Perché Dio ha un sogno: che noi restiamo per sempre a uniti a Lui che «pur essendo nella condizione di Dio, non ritenne un privilegio l’essere come Dio» (Fil 2, 6). La condizione divina infatti non è per dominare ma per servire, non innalza sugli altri ma aiuta a innalzare.

L’atteggiamento conforme al messaggio di Gesù in realtà è la comunicazione libera e responsabile dei propri beni, senza necessità di amministratori o di controlli interni o di imposizioni (tasse e decime), senza preoccuparsi esclusivamente delle proprie necessità ma anche di quelle degli altri. La dipendenza economica mantiene le persone in uno stato infantile, la responsabile gestione dei propri beni è segno di maturità e dell’età adulta. Laddove c’è libertà c’è lo Spirito (cfr. 2 Cor 3,17) che spinge gli uomini a liberarsi dall’egoismo, dal pensare solo alle proprie necessità, per aprirsi anche ai bisogni e alle necessità degli altri, in sintonia con la generosità della creazione. I fedeli di Gerusalemme e quelli di Antiochia credono nello stesso Signore, ma sono riconosciuti come cristiani solo quelli di Antiochia, gli unici che, oltre a non pensare solo a se stessi, si preoccupano veramente degli altri. È giunto il tempo dunque che ciascuno di noi «decida nel suo cuore cosa dare». Che si pongano le condizioni perché ciò possa accadere. La prima è che gli animi si dispongano a ricevere il soccorso di Dio, riconoscendo come la ragione più alta della dignità dell’uomo consista «nella sua vocazione alla comunione con Dio. Fin dal suo nascere l’uomo è invitato al dialogo con Dio: non esiste, infatti, se non perché, creato per amore da Dio, da lui sempre per amore è conservato, né vive pienamente secondo verità se non lo riconosce liberamente e non si affida al suo Creatore» (Concilio Vaticano II, Cost. past. Gaudium et spes, 19).

Stare con Lui: è questo che desideriamo: «perché ci hai fatti per te, e il nostro cuore non ha posa finché non riposa in te» (Agostino, Le Confessioni, 1, 1.5). Altrimenti ci sentiamo come fuori dalla nostra stessa vita, spettatori di un film che scorre e non è il nostro.

 

 

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