RICONOSCERE LA PROPRIA DEBOLEZZA E LE LIMITAZIONI DI QUESTA VITA

1. «Confesserò al Signore le mie colpe» (Sai 31, 5); riconosco, Signore, la mia fragilità. Spesso la minima cosa basta ad abbattermi e a tediarmi. Mi propongo di agire con determinazione ma appena sopravviene una piccola tentazione mi trovo in grande difficoltà. A volte cose senza importanza generano in me grande afflizione. E se per un po’ di tempo mi sento sicuro, quando meno me lo aspetto mi vedo non di rado vinto da un semplice soffio.

2. «Guarda, Signore, la mia miseria» (Sal 24, 18) e la mia fragilità, che tu conosci alla perfezione. Abbi pietà di me e «salvami dal fango, che io non affondi» (Sal 68, 15) restando colpito per sempre. È questo che spesso mi tormenta e mi confonde dinanzi a te: che io sia così esposto alle cadute e così debole a resistere alle passioni. Per quanto esse non abbiano il mio pieno consenso, molto mi tormentano e mi affliggono i loro assalti e mi disturba grandemente vivere sempre in questa lotta senza gloria. Riconosco la mia debolezza nel fatto che queste spregevoli fantasie arrivano più rapidamente di quanto impieghino ad andarsene.

3. Voglia il cielo, potentissimo Dio di Israele, custode degli spiriti fedeli, che tu possa guardare alle fatiche e alle sofferenze del tuo servo e assisterlo in tutte le sue opere. Confortami con la forza divina, affinché non vinca e non mi domini il vecchio che c’è in me né la debolezza della carne, contro la quale, pur quando soggetta alle indicazioni dello spirito, sarà necessario combattere finché sarò in questa vita mortale. Ahimè, che vita è mai questa in cui non mancano mai afflizioni e miserie, in cui tutto è pieno di nemici e di trappole! Non fa in tempo a sparire una difficoltà o una tentazione che subito ne compare un’altra e, prima ancora di concludere una battaglia, subito se ne annunciano molte altre impreviste.

4. Come si può amare una vita tanto piena di amarezze, soggetta a così tante calamità e miserie? Come si può chiamare vita ciò che genera così tante morti e disgrazie? Eppure, malgrado ciò, molti la amano e ne gioiscono. Molti accusano il mondo di essere ingannevole e vano e ciononostante fanno fatica ad abbandonarlo perché si lasciano dominare dagli appetiti della carne, dalla concupiscenza degli occhi e dalla superbia della vita (cfr 1Gv 2, 16); ma le pene e le miserie che ne derivano finiscono per generare odio e disgusto del mondo.

5. Purtroppo, íl piacere fugace soggioga la mente terrena che ritiene una gioia stare in mezzo alle spine (cfr Gb 30, 7), perché non ha mai visto né sperimentato la dolcezza di Dio né l’intima soavità della virtù. Ma coloro che pongono in secondo piano le cose del mondo e cercano di vivere per Dio, con sincerità e fedeltà, fanno esperienza della dolcezza divina promessa a quanti hanno dato prova di reale abnegazione e conoscono più lucidamente i gravi errori del mondo e le sue molte mancanze.

 

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