Sapete cosa vuol dire essere davvero spirituali? (Castello Interiore, stanza VII; 4, 8)

 

Sarà bene che vi dica quale sia lo scopo per cui il Signore elargisce tante grazie in questo mondo (...), affinché qualcuna non pensi che lo faccia unicamente per deliziare le anime elette, il che sarebbe un grave errore. Siccome infatti Sua Maestà non può concederci un regalo maggiore di quello di darci una vita model­lata sull'esistenza vissuta dal suo amatissimo Figlio, io sono certa che tali grazie hanno lo scopo di forti­ficare la nostra debolezza in modo che possiamo imi­tarlo nel molto patire (...).

Come deve accantonare il proprio riposo, come deve preoccuparsi poco dell'onore, come deve aste­nersi dal desiderare di essere tenuta in qualche con­siderazione, l'anima in cui il Signore inabita con una presenza così particolare. Sé infatti si intrattiene frequentemente con lui, risulta ovvio che dovrà pensare ben poco a sé stessa. Ogni sua aspirazione si esaurisce nel cercare di accontentarlo maggiormente, nello sco­prire l'occasione e i mezzi di dimostrargli l'amore che nutre per lui. Questo è il fine dell'orazione, figlie mie, a questo tende il matrimonio spirituale: a far nascere opere ed opere.

Solo esse sono il segno sicuro che si tratta di un dono e di una grazia di Dio. Mi servirebbe poco, infatti, starmene profondamente raccolta in solitudine con nostro Signore decidendo e promettendo di fare meraviglie in suo servizio, qualora poi uscendo di lì, appena se ne presenta l'occasione, facessi tutto il con­trario (...).

Affermando che serve poco, intendevo dire in con­fronto al molto che si ricava facendo coincidere i pro­positi e le parole con le opere. Qualora non si riesca a realizzare tutto in una volta, si afFronti a poco a poco (…).

Se non vi decidete ad un passo del genere, non illu­detevi di fare molti progressi perché il fondamenta di tutto questo edificio è l'umiltà; se tale virtù con­creta non esiste il Signore non vorrà certo costruirlo spingendosi molto in alto, per evitare poi che tutto crolli a terra.

Di conseguenza, sorelle, perché il vostro edificio possieda buone fondamenta, ciascuna di voi procuri di essere l'ultima e la schiava di tutte, studiando in che modo o per quali vie possa compiacere e servire le altre (...).

Ripeto che a tal fine occorre che il vostro fonda­mento non consista soltanto nel pregare e nel con­templare, perché se non cercate di acquistare le virtù e di esercitarvi in esse resterete sempre delle nane. E Dio voglia che vi limitiate solo a non crescere, poiché sapete bene che chi non cresce cala. Ritengo infatti impossibile che l'amore, quando esiste, si con­tenti di rimanere stazionario (...).

Fissate lo sguardo sul crocifisso e tutto vi diverrà facile. Se il Signore ci ha dimostrato i1 suo amore con opere così grandi e subendo torture così atroci, come potete pretendere di contentarlo solo a parole? Sapete cosa significhi essere davvero spirituali? Vuol dire farsi schiavi di Dio, accettare di essere marchiati col ferro, cioè con la sua croce; disporsi ad essere da lui venduti come schiavi di tutto il mondo, come lo fu lui (...).

 

Ecco quanto desidero che cerchiamo di raggiun­gere, e non per godere, ma per attingervi la forza di servire il Signore: desideriamo e pratichiamo l'ora­zione, ma non pretendiamo di imboccare una strada non battuta, perché ci perderemmo sul più bello! (...)

Talvolta nascono in noi desideri grandiosi, ma al fine di distoglierci dall'adoperare gli strumenti che abbiamo tra mano per servire il Signore in cose pos­sibili, e attenere che ci riteniamo soddisfatti di avere aspirato a quelle impossibili. A prescindere dal fatto che con la vostra orazione darete sempre un valido contributo, non dovete pretendere di giovare al mondo intero, ma innanzitutto alle persone che convivono insieme a voi; in tal- modo la vostra opera risulterà più incisiva perché è verso di esse che avete i maggiori obblighi. Vi sembra che si sia poco guadagno se la vostra umiltà é mortificazione, la vostra compiacenza carità verso le sorelle, e il vostro amore per il Signore diventino un fuoco capace di infiammarle tutte, e che le vostre virtù servano a stimolarle di continuo? Rappresenterà invece un vantaggioso apporto un graditissimo servizio prestato al Signore. Da quello che, per quanto vi è possibile, tradurrete in pratica, Egli comprenderà che sareste disposte anche a fare molto di più e quindi vi ricompenserà come se realmente lo faceste (...).

Insomma, sorelle mie, non mettiamoci a costruire torri senza fondamento. Il Signore non guarda alla grandezza delle opere, quanto piuttosto all'amore con cui si eseguono. Se facciamo quanto dipende da noi, Egli farà sì che le nostre possibilità aumentino di giorno in giorno, sempre che non ci stanchiamo subito, ma gli offriamo invece interiormente ed esteriormente tutto il sacrificio di cui siamo capaci. Il timore l'unirà a quello che offrì per noi al Padre sulla croce, conferendogli così il valore meritato dalla nostra buona volontà, malgrado la piccolezza delle opere (Castello Interiore, stanza VII; 4, 4.6-9.12.14.15).

Pensando alla stretta clausura in cui vi trovate, sorelle mie, ai pochi diversivi che avete, alla carenza di sufficiente spazio che si riscontra in certi vostri monasteri, mi sembra possa esservi di conforto ricrearvi in questo castello interiore, dove siete libere di entrare e passeggiare a qualunque ora anche senza il permesso delle superiore.

D'accordo che non in tutte le stanze potete entrare con le sole vostre forze, per grandi che vi sembrino, se non pensa ad introdurvi lo stesso Signore del castello (...).

Quand'anche per obbedienza doveste stare fuori molto tempo, al ritorno vi farà sempre trovare la porta aperta. Una volta poi abituate a godervi il castello, troverete distensive tutte le cose anche più difficili, grazie alla speranza di tornarvi che nessuno vi può strappare.

Sebbene qui non si parli che di sette stanze, ognuna di esse si suddivide in molte altre, collocate in basso, in alto e ai lati, fornite di bei giardini, fontane, labi­rinti e di altri svaghi talmente deliziosi, da accendere in voi il desiderio di struggervi in lodi al grande Dio che li ha creati a sua immagine e somiglianza (Castello Interiore, Epilogo 1-3).

Orazione

Confronto

 

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